Vieni anche tu ad insegnare all’universita’?

Ormai e’ ufficiale: chiunque puo’ insegnare all’universita’.

Non hai particolari titoli? Sei ricco sfondato e non sai come passare il tempo? Sei una ricercatrice precaria e non sai come sbarcare il lunario? Sei un libero professionista e vuoi aggiungere “prof.” al tuo biglietto da visita?

Il Miur (firmato dalla neo-ministra Gelmini) ha finalmente pubblicato il primo regolamento attuativo della sciagurata Legge Moratti nella parte concernete i docenti a contratto.

E’ il Decreto Ministeriale dell’8 luglio 2008, di attuazione dell’art. 1, comma 10, della legge 4 novembre 2005, n. 230, “recante i criteri e le modalità per il conferimento da parte degli atenei di incarichi di insegnamento gratuiti e retribuiti”. Le fantomatica legge era già vaga sui criteri di assegnazione dei contratti. Il comma 10 infatti recitava:

sulla base delle proprie esigenze didattiche e nell’ambito delle relative disponibilità di bilancio, previo espletamento di procedure, disciplinate con propri regolamenti, che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità degli atti, le università possono conferire incarichi di insegnamento gratuiti o retribuiti, [...] a soggetti italiani e stranieri, ad esclusione del personale tecnico amministrativo delle università, in possesso di adeguati requisiti scientifici e professionali e a soggetti incaricati all’interno di strutture universitarie che abbiano svolto adeguata attività di ricerca debitamente documentata, sulla base di criteri e modalità definiti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con proprio decreto, sentiti la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) e il CUN.

Non c’è da preoccuparsi. Già dall’inizio di questo comma si capiva che di paletti ce n’erano ben pochi. Ci sono alcune regole generali:

  • Fantomatiche “esigenze didattiche”; e certo:
  • le “disponibilità di bilancio”

Procedure molto vage:

  • il semplice espletamento “di procedure” per “la valutazione comparativa” (che in questo caso significa un bando qualsiasi, come quelli che gia’ si fanno).
  • “sulla base delle proprie esigenze didattiche” (cioè quanti e quando gli servono, senza alcuna programmazione).
  • gratuiti o se ci sono retribuiti, se ci sono le “compatibilità di bilancio” (cioè puoi fare alta formazione universiataria anche senza alcun compenso)

Ma chi può insegnare?

  • Dovrete avere “adeguati requisiti scientifici e professionali” o
  • essere soggetti “che abbiano svolto adeguata attività di ricerca debitamente documentata”.

Questa la legge, direte. Adesso il regolamento stabilita’ dei parametri più precisi e stringenti!? Non temete, vi sbagliate. Il “regolamento” sembra il compito in classe di Italiano di uno studente svogliato. Per la maggior parte ripete testualmente, con qualche avverbio in più, la traccia del tema. Per un normale concorso o posto pubblico servono più requisiti.

Titoli

  • Non è necessario alcun titolo di studio.
  • Eventuali titoli verranno semplicemente “certificati” dal dipartimenti e “strutture scientifiche”

Attenzione. Una persona senza uno specifico titolo di studio può certamente avere qualcosa di utile da trasmettere agli studenti universitari. Conoscenze ed esperienze non vengono solo dagli studi universitari. Nessuno l’obbietta.

Il punto è che non stiamo parlando di “libera docenza”, ma di entrare a far parte a pieno titolo nel meccanismo di formazione e selezione accademico. Come docenti dovrete fare esami e seguire tesi di laurea: sarete pubblici ufficiali che certificheranno il percorso universitario degli iscritti. Non dimenticatelo!

Selezione

Rallegratevi. Non è presente nessuna specifica istruzione sulla modalità di pubblicazione del bando. Non esisterà un luogo (portale) unico nazionale dove verranno affissi i bandi di tutte le facoltà o addirittura di tutti gli atenei. In questo modo si potrebbe formare un potenziale mercato della docenza, altri potenziali professori e professoresse potrebbero fare domanda per il vostro posto. Dove addirittura anche i futuri studenti e studentesse, aveebbero potuto confrontare offerte e requisiti richiesti. Era una vecchia proposta RNRP quindi non ci sarà, tranqulli non ci sarà neanche un luogo dove verranno pubblicati i curricula dei candidati selezionati e l’eventuale valutazione. In questo modo qualcuno potrebbe pure controllare la vostra preparazione. Figuriamoci!

Trattamento economico

Tranquillizzatevi. Il compenso non sarà legato in nessuna maniera al vostro reddito. Al contrario di come avviene per il dottorato di ricerca un miliardario e una ricercatrice precaria verranno pagati allo stessa maniera. Qui trionfa l’eguaglianza!

Se siete un miliardario però un vantaggio l’avrete. Nel caso in cui voleste proprio insegnare all’università il comma 5 dell’art. 4 conferma un altro articolo della Legge Moratti. Vi basterà stabilire una convenzione con l’Università, in pratica vi potreste finanziare da soli la cattedra!

Per ora vi può bastare, credo.  Per approfondire meglio vi rimando alle proposte della RNRP sulla docenza a contratto.

Ed ora correte pure a fare domanda.

Venite anche voi ad insegnare all’università!

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56 risposte a Vieni anche tu ad insegnare all’universita’?

  1. carlo (con la minuscola) scrive:

    Quoto: “Il compenso non sarà legato in nessuna maniera al vostro reddito.”

    Ario, questa osservazione proprio non la capisco. Vuoi dire che prima della riforma Moratti lo stipendio di un accademico era funzione del reddito?

    Quoto ancora: “Al contrario di come avviene per il dottorato di ricerca un miliardario e una ricercatrice precaria verranno pagati allo stessa maniera.”

    A me sembra che anche la borsa di dottorato sia uguale per tutti, indipendentemente dal reddito del proprio nucleo familiare.

    Sarebbe ragionevole riservare le borse a chi ha un reddito basso, se non fosse che in molti posti non esiste il dottorato senza borsa. Sarebbe come dire che se vieni da una famiglia agiata non hai il diritto di dottorarti. Per quanto riguarda il lavoro (non borse di studio, quindi), non vedo perché lo stipendio dovrebbe essere legato al reddito: si viene pagati in base a quello che si produce.

    • nic scrive:

      si può concorrere per incarichi di insegnamento a contratto con 2 università diverse? e se si, si possono accettare i due incarichi?

  2. Gianni P. scrive:

    UN GOVERNO CONTRO I GIOVANI

    – Concorsi solo per avanzamenti di carriera, non solo nella ricerca ma ovunque nel pubblico impiego
    – Niente abolizione delle Province
    – Niente innalzamento dell’eta’ pensionabile

    Guardate che e’ l’unico argomento che possiamo usare con le altre caste di giornalisti e baroni:

    UN GOVERNO CONTRO I GIOVANI

  3. carlo (con la minuscola) scrive:

    Nel nostro caso, non so se è corretto dire “un governo contro i giovani”. Alcuni precari non sono più tanto giovani. Non per l’anagrafe almeno. Forse sono giovani nello spirito.

  4. Gianni P. scrive:

    Concordo, ma come slogan penso sia molto piu’ efficace UN GOVERNO CONTRO I GIOVANI

  5. cattivo.maestro scrive:

    “Il Giornale” pubblica un articolo a sostegno dei tagli al sistema universitario disposti da Tremonti. L’articolo, chiaramente commissionato dal Governo ad un giornale “amico”, è modesto e zeppo di gravi generalizzazioni. L’aspetto più vergognoso è la descrizione dell’impegno accademico, che viene così descritto: “chi è pronto a scendere in piazza ha stipendi e contratti signorili, si siede su una cattedra e insegna, ascolta gli studenti e sceglie se promuovere o bocciare. E poi va all’incasso: tanti soldi per una mole di lavoro sorprendentemente bassa”. La superficialità delle affermazioni è incommentabile, così come lo scarso spessore culturale dell’autore dell’articolo. Quello che emerge nella sua pericolosità, a mio avviso, però, è la misera considerazione dell’Università che evidentemente ispira l’azione del Governo Berlusconi.
    http://occhichesannoguardare.myblog.it/archive/2008/07/21/attacco-de-il-giornale-all-universita.html

    Secondo me è il caso che scriviamo un comunicato a “Il Giornale” per esprimere le nostre ragioni di protesta nei confronti dell’azione di Governo, per evitare gli effetti di questa stupida campagna di disinformazione di un Governo che è contro i giovani!

  6. Colombo da Priverno scrive:

    Sono in perfetta linea con Arioprecario.

    Bisogna essere ciechi e sordi per non capire che l’effetto del regolamento è quello di svuotare di contenuti sia scientifico-professionali sia lavorativi la figura della docenza universitaria, per farla diventare un hobby o un titolo nobiliare. Come Paul McCartney che è Sir, o Berlusconi che è Cavaliere, ora al’avv. Ghedini potrà essere prof., e i complessi d’inferiorità dell’ing. Castelli – che già scriveva nel proprio sito “professore di tecnica dei materiali” (o qualcosa del genere) “IN QUALITA’ DI CULTORE DELLA MATERIA” (boooom) potranno essere colmati da un generoso “prof. ing.”

    Del resto anche a Cristoforo Colombo non bastò esser nominato “Ammiraglio del Mare Oceano” (che è un titolo solo professionale…) . Ci voleva la nobiltà, il titolo di “Don”.

    carlo, mio bell’ingenuone neocon, ma come faremo mai a pensare una cosa del genere?

    SEMPLICE: se vieni pagato è un lavoro, se non vieni pagato è un hobby.

    Chiedi a mamma. In tempi passati, nell’Italia seria di un tempo, era chiaro e facile…Ti pagano è un lavoro, non ti pagano, NO.

    Quanto agli effetti sul sistema-università e sul sistema-ricerca, è un DISASTRO. Infatti, è anche facile capire che la cabilità professionale è cosa asai diversa dalla preparazione e dalla capacità scientifica, per lasciar perdere poi la didattica.

    Ad esempio: un grande avvocato può essere preparatissimo perchè LEGGE molto più di altri suoi colleghi saggi e studi che costituiscono il RISULTATO della ricerca. Sa molte più cose, e può proporre ai giudici tesi e soluzioni migliori di quel che riescono a fare i suoi colleghi.

    Ma altro è LEGGERE, altro è SCRIVERE, cioè farla la ricerca, averne il metodo, averne appreso le capacità in lunghi anni.

    Professionista e ricercatopre stanno uno in cima e l’altro in coda della catena del sapere teorico. l’uno produttore, l’altro fruitore.

    Arioprecario ha anche ragione sul tema specifico delle borse di dottorato. Sono calibrate al reddito, proprio perchè borse: il principio è sostenere i capaci e meritevoli a conseguire l’alta formazione. Io – classificato primo – non l’ho presa per il reddito eccedente i limiti (sono anche professionista, e non degli ultimi).

    E questo vi fa capire che non sono di quelli che parlano pro domo sua.

  7. rivoluzionario da salotto scrive:

    Chiunque puo’ insegnare all’universita’ ?!

    E’ il trionfo dei principi che ispirarono il ’68 francese: diciamo basta all’elitismo di cui è permeato il mondo accademico!Basta alla tecnocrazia! L’università è di tutti: anche i peracottari e venditori di caldarroste hanno diritto di insegnarvi!

  8. carlo (con la minuscola) scrive:

    Colombo, scusa ma non capisco a quale mio commento ti riferisci. “Ti pagano è un lavoro, non ti pagano, NO.” Chiaro, non mi pare di aver mai messo in dubbio una cosa del genere.

    Per evitare fraintendimenti, riassumo quello che ho detto:
    – è giusto che l’ammontare di una borsa di studio sia in base al reddito;
    – non ritengo giusto che uno stipendio sia calibrato al reddito (d’altronde, una cosa del genere non l’avevo mai sentita);
    – di fatto le borse di dottorato non sono calibrate al reddito (al massimo, si può pensare il limite di reddito come una norma che impedisce di avere un doppio lavoro).

    Mi spiego meglio sull’ultimo punto. Premetto che non mi sono dottorato in Italia, quindi correggimi se sbaglio. Quello che so io e’ che puoi avere delle entrate per lavori saltuari – dunque non contratti a tempo determinato – fissate entro certi limiti: se sei al di sopra non hai diritto alla borsa, al di sotto si. Inoltre, mentre per le tasse universitarie vale il reddito del nucleo familiare, per la borsa di dottorato si guarda al reddito personale (anche se si è ancora a carico dei genitori).

    Ma a parte questo non vedo una calibrazione in base al reddito. La borsa di dottorato e’ uguale per tutti gli aventi diritto!

  9. Colombo da Priverno scrive:

    Certo, sai l’esperienza di vita che ha un caldarrostaio? Altre che Rita Levi Montalcini.

    A questo non avevo pensato. Abbiamo un governo Pasoliniano.

  10. Colombo da Priverno scrive:

    OK carlo, siamo d’accordo.

  11. franco scrive:

    Anche con la legge attuale oggi gli Atenei conferiscono incarichi di insegnamentoa persone che non hanno titoli scientifici ma sono dei professionisti ( si tratta tuttavia di materie non fondamentali). La cosa nuova nuova del decreto Gelmini sembra essere che gli incarichi possono essere dati anche a titolo gratuito. Spero che i baroni non cedano alle lusinghe del potere.

  12. Colombo da Priverno scrive:

    Non solo, franco. Ma al di là di quanto il contenuto modifichi l’assetto attuale, è forte il messaggio politico, proprio in questo momento.
    ,

  13. cattivo.maestro scrive:

    @ franco
    anche negli anni passati era possibile conferire incarichi di insegnamento a titolo gratuito.
    L’unica novità di questo decreto è la possibilità di attribuirli per più anni (senza fissare alcun limite), ma non penso che saranno molti gli Atenei che vi daranno seguito…

  14. France scrive:

    (ATTENZIONE, IL SEGUENTE MESSAGGIO CONTIENE IRONIA. MANEGGIARE CON CURA)
    Quello che fa male e’ tutta questa ostinazione a non capire…
    E’ il primo passo per la liberalizzazione della docenza univestitaria. Finalmente le Universita’ potranno assumere chi vogliono e pagarlo quanto vogliono. Potranno fare campagna acquisti da Stanford ad Harvard, da Gottinga a Salamanca e ingaggiare premi nobel in quantita’. Si apre un’era di prosperita’ e voi non riuscite a capirlo, attraverso le lenti distorsive dello statalismo e della burocrazia para-meritocratica.

  15. Lilly scrive:

    Titoli conseguiti in anni di sacrifici ridotti a carta straccia, bandi di concorso pubblicati non si sa dove.
    Siamo alla stoccata finale nei confronti dei ricercatori precari o forse questo è solo l’inizio….perchè ogni giorno le notizie sono peggiori del precedente.
    Ad maiora allora cari colleghi (con ironia si intende)!

  16. raffrag scrive:

    Personalmente, avendo lavorato all’università, ritengo che non sia un gran danno, considerato il livello umano e scientifico della stragrande maggioranza degli attuali docenti e dei futuri papabili. Le colpe di questa situazione hanno radici profonde, che nessuno ha mai voluto seriamente eradicare. Non ultimo l’inviluppo di parentele, clientele e lobby varie che permea il mondo accademico. Mi fermo qui, perché tutto quello che ho detto è ormai un inutile déjà dit.

  17. [...] BlogdiAldoRossi: Ormai e’ ufficiale: chiunque puo’ insegnare all’universita’. Non hai particolari titoli? Sei ricco sfondato e non sai come passare il tempo? Sei una ricercatrice precaria e non sai come sbarcare il lunario? Sei un libero professionista … [...]

  18. Sankara scrive:

    @carlo (con la minuscola)

    C’e’ un franitendimento. Il modello che indicavo e’ proprio quello del dottorato: se hai oltre un certo reddito…

  19. Colombo da Priverno scrive:

    cavvi vagazzi,

    pecchè vi anguftiate, pecchè? Non dovete anguftiavvi, cavvi.

    pvima dovevate sudavve pev avevve la cattedva, Adeffo la potete compvavve, compvavve la potete, cavvi.

    Io domani mi pvesento dal pveside – quel misevvabile maggiovdomo a ftipendio, è vevvo – e gli stviscio l’Amevican Expveff in faccia, gli stviscio.

    E gli dico: in dieci anni di fangue e dolovve – fangue e dolovve, fottolineo – non me la hai data la cattedva, bastavdello. E adeffo me la compvo. Me la compvo, cavvo.

    Che è anche più chic. Fangue e dolovve fa opevvaio, è supevvato, è vevvo.

    D’alvonde, pvofessovvi fi nasce, ed io lo nacqui, modestamente.

  20. insorgere scrive:

    perdonatemi, a me proprio non sembra che cambi molto rispetto a prima.
    anzi, visto che qualche esperienza in materia la ho, non mi sembra si configuri
    nulla di diverso da quanto avveniva prima. Per lo meno per quanto avveniva all’Università di PIsa.

  21. Colombo da Priverno scrive:

    Si, d’accordo, insorgere, ma è un segnale politico forte. E questo di cui stiamo parlando, in realtà. Introdurre un regolamento sui contratti di diritto privato, anche gratuiti, mentre limiti le risorse per i concorsi, introduci le fondazioni, etc.

  22. Luca Neri scrive:

    Sono rigorose diverse premesse.

    1- Sono ricercatore all’estero, scappato dall’Italia per avere qualche opportunita’ di carriera che non avrei avuto in patria per ovvie ragioni di albero genealogico e perche’ non avevo intenzione di spendere 30 anni della mia vita al servaggio (ora, il mio capo in US ha solo 38 anni e io mi avvio felicemente a completare il mio 2 anno di post-doc)
    2- Sono assolutamente a favore del sistema univeristario misto (pubblico e privato possono coesistere, a patto che l’universita’ privata si sostenga senza oneri diretti per lo stato)
    3- Sono di sinistra ma penso che il sistema universitario pubblico italiano sia vomitevole, e penso anche che la maggior parte dei miei colleghi italici vivano in una pericolosa nebbia intellettuale che gli impedisce di ragionare onestamente. Chi ha accettato questo sistema ne e’ purtroppo complice. Si puo’ sempre emigrare o decidere di fare un’altra professione se il sistema di reclutamento non piace. E si perche’ chiunque abbia trascorso piu’ di 2 ore in universita’ sa come avvengono i concorsi. Tutti si lamentano della corruzione ma poi tutti allineati e coperti. Allora non ho alcuna commiserazione per chi ha inanellato anni di concorsi pubblici (=e’ rimasto avvinghiato alla cadrega del barone-padrone) e verrebbe “spiazzato” da una seria riforma universitaria.

    Fatte queste premesse, faccio fatica a capire quale sia il problema di questa norma di per se’.

    Mi sembra assolutamente legittimo che le universita’ assumano chi gli pare. E diro’ di piu': per essere finalmente seri in questo paese si dovrebbero eliminare i concorsi pubblici. Cosi’ avviene nei paesi seri. Ogni universita’, nella sua piena responsabilita’, deve poter assumere quelli che ritiene piu’ adatti per insegnare/ricercare o per sviluppare le proprie strategie di espansione. Ad esempio un grande professionista molto noto ma incapace a insegnare o ricercare potrebbe ripagarsi il suo stipendio o il suo nuovo titolo di professore perche’ attira studenti con la sua fama, o potrebbe sviluppare connessioni virtuose con il privato: ad esempio favorire la stipula di contratti per finanziare ricerche o consulenze. Cosa c’e’ di male in questo?

    Ma cosa manca in Italia perche’ questo meccanismo sia virtuoso e non sia invece infestato dalla corruzione e dalla distrazione di danaro pubblico per scopi privati?

    Lo potete leggere in questo mio articolo sulla riforma universitaria.
    http://innovatorieuropeistlouis.wordpress.com/2008/04/27/universita-e-ricerca-in-italia/

    Vorrei avviare un dibattito sulle forme di finaziamento dell’universita’ italiana e sul sistema perverso di incentivi che ha creato la situazione che tutti conosciamo. Spero che qualcuno in questo forum sia interessato a partecipare a questo dibattito.

  23. insorgere scrive:

    Caro Luca Neri,

    in linea di principio sono daccordo con te.
    anche io sarei per l’abolizione del sistema dei concorsi pubblici
    e trovo in particolare surreale che per assumere un docente a Trieste
    si debba nominare una commissione con docenti che magari vengono da Torino e da Palermo (il tutto a spese dello stato ovviamente).

    In un mondo normale sarebbe il dipartimento di Trieste a scegliere collegialmente chi gli serve di più. Ma la normalità è lontanta.
    Così come la logica.

    Allo stato alle università non interessa assumere uno studioso migliore, poiché non esiste alcuna competizione reale tra atenei. Se non si introduce quella, è chiaro che le uniche leggi che governeranno le assunzioni saranno il nepotismo ecc.

    vorrei tanto che le cose cambiassero, ma non vedo vie d’uscita.

  24. Carlo scrive:

    Nessuno che dice che un sistema che spende il 90% in stipendi e spesa corrente è roba da azienda iperfallita, in bancarotta fraudolenta ?

    Possibile che per la RNRP esista solo e sempre il diritto alla stabilizzazione, e non quello a una drastica e sana riforma finanziaria ? D’accordo, qualcuno cambierà lavoro, ma dov’è scritto che tutti debbano essere assunti in un baraccone che ormai è FINANZIARIAMENTE INSOSTENIBILE ?
    Nemmeno i Ministeri dei paesi del Patto di Varsavia erano così malandati.
    Eppure no: tutti a belare contro il governo cattivo che taglia e che fa uccide l’università. e bal, bla bla bla….
    Caro Colombo, sono tornato, eri te che prendevi in giro chi invocava la cacciata di Mussi e Modica ? Io sono uno di questi, ero solo a zonzo per l’Europa a procacciarmi qualche contratto d’insegnamento, e devo dire che è meglio, molto meglio la Gelmini che almeno prende il problema di punta e cerca di abbattere un bilancio mostruoso che il duo M-M che si è fatto ridere da mezza Europa.

    Carlo

  25. insorgere scrive:

    tutto in questo nostro sistema è assurdo.
    è assurdo che quasi tutti gli atenei siano intorno o anche oltre quota 90.
    è asurdo che le tasse universitaria debbano essere il 20% di quanto stanziato dal FFOO
    è assurdo il sistema dei concorso
    è assurdo che ci siano così tante università
    è assurdo che ci sia ancora chi vuole stabiliazzaioni e non selezioni meritocratiche
    è assurdo che ci possano essere scatti (biennali o triennali non importa) che si basano solo sull’anzianità e non sul merito
    è assurdo che chi non lavora non possa essere mandato via
    è assurdo che si sia considerato “giovani” anche a 40anni
    è assurdo che si fabbrichino corsi di laurea senza senso
    è assurdo che …..

    potrei andare avanti a lungo ma qui mi fermo.

    per favore, semttiamola di lamentarci e proviamo a fare proposte.
    che ne è del progetto dell’associazione?
    è assurdo che parliamo tanto ma al dunque….

  26. mino scrive:

    già… non si era detto che il prossimo post sarebbe stato dedicato all’associazione?

  27. antgri scrive:

    eccellente.. mancava solo questa… la frutta l’abbiamo passata da un pezzo..cosa rimane il dessert ora? :-(

  28. la capra scrive:

    La Sapienza, anno a rischio
    “Con i tagli impossibile lavorare”
    Il rettore Guarini:”Sarà inevitabile aumentare le tasse universitarie”

    ROMA – Il più grande ateneo italiano potrebbe non iniziare l’anno accademico 2008-2009. I tagli annunciati dal governo con il decreto legge del 25 giugno, che anticipa la manovra finanziaria, si scontrano con la ferma opposizione dei vertici dell’Università La Sapienza di Roma. Il rettore Renato Guarini ha convocato un’assemblea straordinaria aperta a tutti per discutere i provvedimenti da prendere sulla manovra del governo.

    L’assemblea. Durante l’assemblea è stata approvata una mozione, preparata dal rettore vicario Luigi Frati, che boccia senza appello la manovra e stabilisce che “in queste condizioni non si può predisporre il bilancio preventivo del 2009″. La mancata approvazione del bilancio viene motivata dal rettore secondo cui “il 90% del fondo di finanziamento ordinario statale è già destinato agli stipendi del personale accademico, se lo tagliano come dicono non ci saranno più i soldi neanche per quelli, figuriamoci per la ricerca e i progetti”. Secondo i dati illustrati da Guarini, i tagli promossi dal governo, che nei piani dovrebbero permettere un risparmio di 1,4 miliardi di euro, colpiranno La Sapienza per un importo di circa 160 milioni, divisi tra i 116 milioni del taglio al fondo di funzionamento ordinario, i 7,5 mln in meno per la riduzione del fondo di trattamento accessorio e i 36 milioni che derivano dalla riduzione della progressione economica dei docenti.

    “Dobbiamo ottenere la sospensione dell’applicazione del decreto 112 – ha tuonato Guarini – Avrà un impatto pericoloso, perchè prevede un taglio indiscriminato di fondi e costringerà gli atenei ad aumentare le tasse universitarie”.

    Gli studenti e i docenti. Una posizione quella del rettore, appoggiata anche da docenti e studenti che, dopo gli annunci degli scorsi giorni, si stanno già organizzando per manifestare contro il decreto legge. “Domani- spiega Marco Merafina, coordinatore nazionale dei ricercatori e senatore accademico della Sapienza- ci sarà in questo ateneo un’assemblea generale nazionale con rappresentanti da tutta italia in cui discuteremo anche della possibilità di non far partire il prossimo anno accademico.
    Ricercatori e docenti hanno annunciato le loro modalità di protesta: i primi non accetteranno affidamenti, mentre i secondi si limiteranno al lavoro ordinario, togliendo la propria disponibilità ai carichi aggiuntivi. A rischio ci sarebbero il 30% delle lezioni.
    La mozione della Sapienza arriverà giovedì alla riunione della Crui (conferenza dei rettori), da cui ci si attende una posizione unica sulla contestazione alla manovra.

  29. France scrive:

    Nuova frontiera della CRUI: gli scatti, bene o male, ce li siamo tenuti, adesso bisogna riappropriarsi del FFO, almeno per coprire gli stipendi. Ma non e’ assurdo questo discorso: “il 90% del fondo di finanziamento ordinario statale è già destinato agli stipendi del personale accademico, se lo tagliano come dicono non ci saranno più i soldi neanche per quelli, figuriamoci per la ricerca e i progetti”?. Come se l’Universita’ eistesse solo per pagare gli stipendi agli strutturati… Ci teniamo tutti (figli, mogli, nipoti, amanti, capre e ficus), poi se avanzano due soldi si fa ricerca.

  30. insorgere scrive:

    il ficus è importante!

  31. Luca Neri scrive:

    Carlo, hai ragione, e’ assurdo che il 90% del fondo per la ricerca vada in stipendi. E’ assurdo che uffici interi ricevano soldi indipendentemente dalla loro funzionalita’ alla realizzazione di progetti di ricerca/didattica.

    Ma i provvedimenti di questo governo sono ridicoli. Non e’ con i tagli che si riforma il sistema. Lo si rende solo piu’ piccolo, ma continueremo ad avere le stesse baronie perche’ il sistema di incentivi e di promozione sono gli stessi che hanno generato questo schifo.

    Finche’ non si riformenranno i meccanismi con cui i quattrini sono distribuiti avremo le solite mafie baronali. Ma questa riforma non la vogliono fare perche’ il governo e’ formato da baroni e compagnia bella (il nostro amico Brunetta, fustigatore del fannullonismo italiano, e’ uno di questi, professore ordinario di economia con la bellezza di una sola pubblicazione su riviste peer reviewed; chi l’ha raccomandata ministro? Ci illumini..)

    Allora ti rimando al mio articolo che non posso riprodurre qui per ragioni di spazio; credo che troverai molti punti di accordo (http://innovatorieuropeistlouis.wordpress.com/2008/04/27/universita-e-ricerca-in-italia/)

  32. Franco scrive:

    Ha ragione paolo. Il decreto non cambia nulla. In molti atenei ci sono diversi professori a contratto per materie non fondamentali. D´altra parte i baroni non cederanno mai lo scettro a quattro gatti senza meriti scientifici e pubblicazioni.
    Se si recuperassero i 100-200 miliardi di evasione fiscale forse i giovani potrebbero essere assunti o no?

  33. Carlo scrive:

    Caro Colmbo
    mi dissocio completamente dall’attacco terra terra del nuovo Carlo girovago per l’Europa.
    Il vero Carlo (con la maiuscola)

  34. grande Luca Neri….
    finalmente una voce nuova….

  35. Io sono molto interessato a discutere sui meccanismi di finanziamento per università e ricerca….

    Hai mai dato un occhiata a:
    “Lo Splendido Isolamento dell’Università Italiana” di
    Gagliarducci, Ichino, Peri, Perotti?

    Che ne pensi?

    (Sul mio blog trovi linkato sia il video del talk sia il paper pubblicato…)

  36. Carlo (quello che è soddisfatto della cacciata di Mussi e Modica) scrive:

    Arrivano gli attestati di solidarietà: attacco terra-terra ? Ma se io ho elencato cose concrete ! Ci rendiamo conto che la situazione è finanziariamente insostenibile ? Può un’università statale buttare il 90% delle sue risorse negli stipendi ?

    Beliaaam, beliam beliam !

  37. insorgere scrive:

    amici vicini al ministero e colleghi adi confermano che il ministro starebbe lavorando ad una prossima riforma dei concorsi.
    Si vocifera di un possibile limite di età (35 o 40 l’età limite in discussione).

    qualcuno ne sa qualcosa?

  38. insorgere scrive:

    il limite di età si riferiva ai concorsi da ricercatore

  39. Luca Neri scrive:

    Si conosco il paper di Gagliarducci et al. e l’ho citato nell’articolo che ho postato sul mio blog (http://innovatorieuropeistlouis.wordpress.com/2008/04/27/universita-e-ricerca-in-italia/).

    Penso sia un’ottimo lavoro. Purtroppo in Italia non abbiamo molte basi di dati su cui svolgere analisi scientifiche sul funzionamento delle nostre policy. Questo articolo, insieme ad un altro che ho linkato sul mio blog, e’ un raro esempio di come discutere razionalmente dei problemi del paese.

  40. @luca neri
    opss si scusa…. è vero….
    avevo visto questa notazione “[1]” ma non trovando il reference a fine articolo non mi ero accorto dell’hyperlink….

    quanti nell’accademica pensi condividano la soluzione descritta in quell’articolo?
    10%, 30%, >50% ?

  41. Luca Neri scrive:

    molto pochi e’ anche io ho delle perplessita’ su alcuni punti della proposta: sicuramente servono analisi ulteriori (ah, se le avessimo…).

    Sono convinto che quello indicato nell’articolo e’ il modo giusto di procedere nell’analisi dei problemi.

    Alcune criticita':

    1- Non sono convinto che serva a qualcosa abolire il valore legale del titolo di studio: gia’ oggi i privati possono aprire le loro Universita’ liberamente in Italia. Non conosco quali adempimenti burocratici siano necessari (discutiamo pure di questo) ma ci sono Universita’ private di successo nel nostro paese accanto ad altre pessime, mediocri, elitarie…Non penso che il valore legale del titolo di studio sia un elemento che limiti l’offerta. Piuttosto dovrebbero essere aboliti alcuni ordini professionali, questo si. Oggi hanno solo il ruolo di siandacati spuntati e nessun ruolo regolatori/ispettivo. Ma se sono un sindacato devono essere ad iscrizione volontaria e non obbligatoria.

    2- Il finazianziamento della didattica e’ a mio avviso impropriamente mescolato al finaziamento della ricerca. E’ vero che il ruolo di docente e ricercatore sono spesso complementari (non sempre e necessariamente: ci sono college senza alcuna attivita’ di ricerca negli USA e istituti di ricerca senza alcuna attivita’ didattica) ma le due attivita’ possono essere finaziate separatamente. Non vedo quindi come la libralizzazione delle rette possa incidere sulla qualita’ della ricerca se non in modo indiretto (alcuni studenti interessati alla ricerca potrebbero trovare piu’ attraenti atenei in grado di produrre ricerca di qualita’ e pagare per questo ulteriore benefit…).

    3- La valutazione della ricerca ai fini del finanziamento e’ una parte non sviluppata ma fondamentale della proposta. Forse gli autori avrebbero voluto essere piu’ radicali e proporre la completa liberalizzazione dell’Universita secondo questo schema:
    a- Trasformazione delle universita’ in fondazioni
    b- Completa liberalizzazione delle rette
    c- Abolizione del valore legale del titolo di studio
    Credo si siano limitati ai punti b e c per timore di sollevare polveroni. In un sistema liberalizzato la valutazione viene generata dalle pressioni di mercato. Esistono pero’ alcune importanti limitazioni a questo modello che mi fanno propendere per un sistema universalistico dell’istruzione:
    – Esistono delle esternalita’ che il mercato non e’ in grado di cogliere (ad esempio la ricchezza in termini di capitale umano dovuta alla diffusa istruzione o il valore della ricerca di terapie per le malattie rare)
    – Esistono asimmetrie informative che possono distorcere i meccanismi di “assegnazione dei prezzi”: il pubblico difficilmente puo’ valutare la qualita’ della ricerca e i meccanismi di ranking non mi pare siano scevri da pressioni corporative.
    – L’istruzione e’ uno strumento ridistributivo: il fatto che in italia funzioni esattamente al contrario non significa che questo ruolo sia da dimenticare. Chi nasce da una famiglia povera deve aver diritto ad accedere alla miglior istruzione possibile perche’ la selezione deve essere ex-post, non ex-ante. Ora difficilmente il meccanismo dei voucher puo’ funzionare in questo senso nell’ambito di un sistema in cui le rette sono liberalizzate. Questo perche’ se i voucher sono solo per i redditi bassi ci sara’ suffciente pressione politica per ridurre con il tempo l’importo e la liberalita’ di questi assegni di studio. Se invece sono universali, il budget per lo studio sara’ omogeneamente aumentato sia per il ricco che per il povero….ovvero, addio intento ridistributivo…

  42. [...] Vieni anche tu ad insegnare all’universita’? [image] Ormai e’ ufficiale: chiunque puo’ insegnare all’universita’. Non hai particolari [...] [...]

  43. [...] Scalambra: E si perche’ chiunque abbia trascorso piu’ di 2 ore in universita’ sa come avvengono i concorsi. Tutti si lamentano della corruzione ma poi tutti allineati e coperti. Allora non ho alcuna commiserazione per chi ha inanellato anni di … [...]

  44. Sankara scrive:

    Debbo una risposta, flash, al primo commento di Luca Neri.

    A. Concorsi:
    Devo dire che mi/ci appassiona poco l’alchimia concorsuale. Ognuno ha la sua ricetta, ma la questione dei metodi di reclutamento perfetto, del metodo a prova di corruzione e’ lunga e complessa e spesso svia dalla questioni piu’ centrali e urgenti.

    B. Doc a contratto.
    A parte la quisquiglia che i concorsi pubblici sono previsti dalla costituzione, la questione dei contratti non e’ risolvibile con il semplice motto “le universita’ diano le cattedre a chi vogliono”. L’amara realta’ e’ che i contratti:

    1. hanno generato e perpetuano la forte precarieta’ di chi e’ “in carriera”
    2. Gli stipendi da fame come minimo degradano la qualita’ della docenza
    3. Il meccanismo di selezione e’ poco trasparente e accentra ancor di piu’ il potere dei/nei vertici (baronali) sia sui posti che sui contenuti
    4. Separa il fondamentale nesso ricerca-formazione
    5. Toglie continuita’ e prospettiva alla formazione

    L’argomento sulla “noll’esserci nulla di male” a che le Univ. si procaccino soldi regalando cattedre mi pare francamente risibile. Ci passa della qualita’ della formazione. Va bene avere il pelo sullo stomaco ma…

  45. Luca Neri scrive:

    Caro Sankara,

    Noto questo. Che da persona di sinistra quando parlo con italiani residenti in Italia, mi trovo immancabilemnte catapultato nella fazione dei liberisti. Il che mi fa pensare a brutte cose. A parte questa nota personale di nessun interesse, ti rispondo punto per punto.

    il punto e’ che qualsiasi sistema di reclutamento sara’ sempre distorto fino a quando non ci sara’ concorrenza tra le universita’. Nel mio articolo su (http://innovatorieuropeistlouis.wordpress.com/2008/04/27/universita-e-ricerca-in-italia/) cerco di spiegare questo punto. Distingure la libera assunzione di docenti a contratto dal problema del reclutamento ordinario per concorso e’ artificiale. Entrambi sono metodi di reclutamento e non si capisce (per lo meno non se ne ha evidenza scientifica) perche’ il concorso dovrebbe essere piu’ efficace nel selezionare i migliori. Ancora una volta ti rimando al mio post linkato e agli articoli citati.

    Come si fa a creare concorrenza? Questa e’ una bella domanda cui non ho una risposta certa.

    Mi piacerebbe fosse possibile creare un mercato simulato in cui lo stato decide di applicare determinate pressioni selettive piuttosto che altre. Ad esempio ritengo che l’Universita’ debba assolvere a due scopi che il mercato non puo’ efficaciemente perseguire: funzionare come uno strumento ridistributivo (di risorse e opportunita’) e sviluppare e testare su se stessa meccanismi gestionali per la pubblica amministrazione, sviluppare ricerca in topics/discipline che non portano un vantaggio economico tangibile ma che sono di importanza strategica per il paese o servono gruppi minoritari (ad esempio, malattie rare). . Altri propongono di liberalizzare completamente senza se e senza ma il sistema universitario: io non credo a questa alternativa e penso che in breve si trasformerebbe in un sistema elitario cosi’ come avviene negli USA (sia chiaro pero’ che in Italia si ha meno mobilita’ sociale che negli USA per cui persino questa riforma migliorerebbe comunque la situazione italiana)

    Nel punto B della tua risposta l’argomento d’autorita’ (lo dice la costituzione) e’ infatti irrilevante se si vuole scientificamente analizzare il problema.

    “I contratti perpetuano la precarieta’ di chi e’ in carriera”: questo tipo di argomenti tradisce solo il desiderio di difendere il fortino salariale di quelli “in carriera”. Non sono argomenti neanche da prendere in considerazione, mi spiace. Fare il ricercatore non e’ una missione divina. Soprattutto farlo in Italia. Se le condizioni di lavoro sono inaccettabili si cambia mestiere o si emigra o si accettano contratti di docenza mentre si fanno altre professioni. Io sono uno dei tantissimi emigrati, solo nella citta’ di St Louis ci sono un centinaio di ricercatori italiani e ti assicuro si lavora bene, bene.

    “Gli stipendi da fame degradano la docenza”: se leggi il mio post e gli articoli citati ti accorgerai che gli stipendi in Italia sono molto maggiori che all’estero (persino in confronto agli USA!!) e che la nostra spesa per studente e per ricercatore e’ maggiore/uguale che in UK.

    Solo gli stipendi in entrata sono decisamente piu’ bassi che altrove. E sai perche’? Perche’ la loro variabilita’ e’ infinitesima, ovvero non esiste alcun legame con la produttivita’ scientifica. Questo e’ il punto. La maggior parte dei dottorandi italiani sono di livello decisamente scadente rispetto ai loro colleghi stranieri. Qui per completare il PhD devi pubblicare 3 articoli su riviste internazionali peer reviewed. La maggior parte dei nostri professori non hanno questo record.

    Sul tuo punto 3 ho gia’ discusso all’inizio della risposta.

    Veniamo al punto 4. Il fondamentale nesso ricerca-docenza e’ miitologico. In genere continuare a fare ricerca costringe il professore ad essere aggiornato. Ma esistono ricercatori geniali che non hanno alcun talento per la ricerca e didatti preparatissimi che non hanno alcun genio per la ricerca. Tant’e’ che eisostono istituti di rcierca senza attivita’ didattica e viceversa. Ora dobbiamo chiederci cosa debba fare l’universita’ della sua attivita’ didattica. Deve formare tutti ricercatori (ovviamente in questo caso il nesso ricerca-docenza e’ d’obbligo) o deve insegnare a un medico a fare l’intubazione tracheale e a somministrare la giusta dose di farmaci? O all’avvocato ad interpretare le leggi. Insomma esiste una chiara distinzione tra i fruitori della ricerca e i ricercatori. Ora credo che se formassimo 10 ricercatori ogni cento studenti potremmo dirci soddisfatti. E credo anche che dovrebbero essere disegnati percorsi ad un certo punto separati per questi 2 differenti carriere. Per i 90 sutdenti che faranno “solo” gli avvocati, avere un docente che sta in arena, beh non sarebbe niente male, non trovi?

    5. Il quinto punto mi e’ oscuro. Mica siamo al liceo. I corsi durano al piu’ un anno. Prospettiva alla formazione di chi?

    Sul fatto che professori che vengano dal mondo non accademico possano garantire contratti di consulenza, beh, questo aumenterebbe certamente l’offerta formativa. Lavorare forma. E gli studenti coinvolti nei progetti imparerebbero molto. Quando sono arrivato qui in USA non sapevo nulla. Un post-doc che laovorava con me era anche un dipendente della Novartis. Abbiamo sviluppato un’idea di ricerca e l’abbiamo finanziata con la Novartis. Ho imparato a far ricerca piu’ in quei 10 mesi che in 10 anni di universita’ (laurea in medicina + specializzazione)

    E ti diro’ di piu’ la maggior parte dei professori italiani fa anche attivita’ professionale. Ora mi spieghi perche’ il percorso inverso dovrebbe essere qualcosa di cosi’ scandaloso?

    Tutto il tuo argomentare sembra una difesa di posizioni acquisite. Rispettabile: ognuno ha diritto di lottare per non perdere cio’ che ha. Anche io l’ho fatto quando volevano tagliare le borse di studio per le scuole di specializzazione. Ho organizzato pulmini e e siamo scesi a Roma, abbiamo manifestato davanti al parlamento e ce la siamo scampata per quell’anno. Ma non contrabbandiamo questo interesse particolare per l’interesse dell’Universita’.

  46. Rob scrive:

    Il GOVERNO CONTRO I GIOVANI ha colpito. Amen.

  47. Sankara scrive:

    Caro Luca,
    mi spiace molto ma non credo di aver tempo per rispondere in modo appropriato. Ne’ di leggere “i tuoi post”. Mi scuso per entrambe le cose.

    Mi diverte molto che tu interpreti la voce di un ricercatore (precario) come difesa di qualche posizione. Chissa’ quali poi. :-)
    La mia unica necessita’ e’ semplice: quella di trasformare l’universita’ esistente senza entrare (per forza) nell’era delle turbo-universita’ private e (quindi) del sapere veloce e precario.
    Quindi,
    A. ritengo il precariato il male in se’ della ns. situazione. Per chi lo fa, per l’istituzione, per la qualita’ & autonomia della ricerca, per gli studenti. Il punto e': sei d’accordo o no?
    B. Non sarai della “fazione liberista”. E ne prendo atto: ma dimmi, sei davvero convinto che la concorrenza sia l’unica modalilta’ valida per gestire organizzazioni complesse?
    C. Hai ragione non tutti sono bravi sia a ricercare che a fare docenza: tuttavia, sei certo che sia possibile, o auspicabile, dividere strutturalmente queste due fasi? Universita’ senza ricerca o ricercatori senza disseminazione o confronto pubblico?

    Spero continueremo di persona…

  48. Luca Neri scrive:

    Mah, non saprei cosa risponderti. Se non hai voglia di leggerti i miei post (quello che ho linkato e’ un riassunto di due studi recenti), leggiti almento la letteratura disponibile che ho linkato ai post stessi. Altrimenti di che vogliamo parlare? Senza numeri come si fa a fare un ragionamento minimamente sensato? Le tue affermazioni sono buttate senza uno straccio di argomentazione. Come faccio a risponderti? Perche’ il precariato e’ un male in se’? Dico per l’universita’ e per gli studenti, non per te. Per te e’ chiaro che e’ un male assoluto. Se veramente la “tua unica necessita’ e’ di trasformare l’universita’ esistente”, come puoi trasurare qualsiasi ragionamento quantitativo? Ma soprattutto, in cosa la vuoi trasformare?

    Per me non e’ un male entro certi limiti e per una certa durata di tempo. Ma queste non sono cose che possono essere regolate dall’alto…Il mio capo ha 38 anni. Il vice 39. Poi c’e’ una ricercatrice di 35 con un grant NIH e io (33 anni). Tutti devono fare affidamento sui fondi che riescono ad ottenere, ogni anno. Grazie a questo sistema la produttivita’ scientifica USA e’ varie volte quella Italiana. Quando si riesce ad ottenere la tenureship (=illicenziabilita’) lo si fa per meriti scientifici: si e’ pubblicato cosi’ tanto che all’univerisita’ conviene tenerti a vita, anche se da li in poi non fai nulla. Arriveranno fondi e studenti grazie alla tua reputazione. Il mio capo l’ha ottenuta a 38 anni. Il precariato a vita e’ il prezzo che devi pagare in Italia per reggere il carrozzone di baroni e ricercatori incapaci.

    Ora io penso che il sistema americano sia estremo e non serva adeguatamente gli scopi che ho elencato prima. Penso ad un sistema publico, ma fondato sulla competizione in un mercato simulato che introduca anche incentivi per interessi pubblici.

    Sul punto C: non ho mai detto che ci “deve” essere una divisione tra didattica e ricerca. Ho detto che ci “puo'” essere. Dove puo’ intendo dire che ci deve essere una scelta autonoma dei singoli istituti e che dipende dalla “domanda” di servizi a cui rispondono. Ci saranno centri di ricerca puri, centri di insegnamento puri e centri misti.

    Ora, fatico invece a riconoscere la tua proposta di riforma….

  49. Sankara scrive:

    Solo una nota: la mia, le nostre, proposte si basano su anni di raccolta di voci e dati.
    Basta leggersi un po’ dei documenti che stiamo ripubblicando qui o sul wiki e presenti sul numero di Inchiesta che abbiamo curato.

    Semplicemente non credo sia possibile, nei commenti di un blog reintavolare tutta la discussione…

    Ci risentiamo quando ci siamo letti a vicenda ? ;-)

  50. Mario scrive:

    Ragazzi è un’estate di passione…io come tanti, assegnista, e senza santi in paradiso, ora mi trovo allo sbando…spero che la Gelmini riveda il DL 112 almeno per noi giovani aspiranti ricercatori,,,,sembra ci siano spiragli di luce….

  51. [...] sconosciuto: Ragazzi è un’estate di passione…io come tanti, assegnista, e senza santi in paradiso, ora mi trovo allo sbando…spero che la Gelmini riveda il DL 112 almeno per noi giovani aspiranti ricercatori,,,,sembra ci siano spiragli di luce…. [...]

  52. [...] sconosciuto: sconosciuto: Ragazzi è un’estate di passione…io come tanti, assegnista, e senza santi in paradiso, ora mi trovo allo sbando…spero che la Gelmini riveda il DL 112 almeno per noi giovani aspiranti ricercatori,,,,sembra ci siano spiragli … [...]

  53. Barbara scrive:

    senza niente voler togliere alle varie figure professionali anche, e soprattutto, precarie, qualcuno si è chiesto se sia ANTICOSTITUZIONALE o meno oltre che discriminativa,questa dizione della legge ??

    “può conferire incarichi [...] a soggetti italiani e stranieri, AD ESCLUSIONE DEL PERSONALE TECNICO-AMMINISTRATIVO DELLE UNIVERSITA’…”

    Oltre il 60% del personale suddetto è composto da persone con tanto di Laurea, Dottorato e/o Specializzazione o addirittura entrambi i titoli, spesso anche con Master… nonchè adeguati requisiti scientifici e professionali.. etc. etc.
    Personalmente non ho interesse a far didattica, tutt’altro, ma molti colleghi l’hanno fatta per anni e continuano a farla (sotto altre dizioni) e non ritengo nè giusto e chiaramente anticostituzionale escludere a priori questa categoria in una legge.
    Barbara

  54. raffrag scrive:

    @Barbara

    Questa norma risponde a criteri di tutela degli eletti. Sarebbe a dire, di quelli che sono in carriera: i ricercatori o comunque quelli che sono designati dal baronetto di turno. Ho fatto parte del personale tecnico-amministrativo (il famoso personale ‘non-docente’, classificato in negativo). Sai cosa diceva una ricercatrice della mia università, ora ordinario, alludendo a me, davanti alla constatazione che la sua produzione scientifica non era al livello della mia? E grazie, ho un sacco di oneri didattici. Poi, anni dopo, un incarico riuscii ad averlo. Non ho mai capito se sia accaduto in virtù del decreto Di Lorenzo per le facoltà mediche o perché vinsi un concorso riservato a ricercatore (poi rinunciai) o solo perché non c’era più nessuno a volerlo fare. Risultato: il 95% degli studenti ha considerato le mie lezioni chiare, nonostante insegnassi chimica, la loro tradizionale bestia nera. Ah, poi mi hanno dato l’idoneità ad associato, ma nemmeno si sono sforzati di chiamarmi.

  55. I dont disagree with this blog

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