Le ricercatrici e i ricercatori precari svolgono attività di ricerca, didattica e tutoraggio presso le università pubbliche. Questo personale – indispensabile per il funzionamento di facoltà, dipartimenti, centri e istituti di ricerca – svolge queste mansioni anche se non è inserito in un’unica figura né un unico inquadramento contrattuale. Anzi, ricercatrici e ricercatori precari possono avere, di volta in volta e per lungo tempo, forme contrattuali a tempo determinato e atipiche tutte caratterizzate dall’assenza delle più elementari garanzie e da una comune condizione di precarietà e incertezza.
In questa autentica giungla abbiamo quindi contratti a progetto coordinati e continuativi e contratti di “ricercatore a tempo determinato”, borse di studio e assegni di ricerca, borse di dottorato e contratti di docenza. Oppure, per qualche tempo, ricercatrici e ricercatori precari possono tornare ad essere “semplici” cultori della materia o “collaboratrici” e “collaboratori didattici” operando, per periodi anche prolungati, a titolo del tutto volontario.
Per questo motivo è arduo quantificarne la presenza nei vari atenei, soprattutto perché – nonostante contribuiscano in maniera sostanziale alle regolari attività svolte da queste istituzioni pubbliche – né le singole università né il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono in grado di quantificarli, come non sono in grado di fornire un qualsiasi elenco o registro unico di ricercatori e ricercatrici che spesso lavorano contemporaneamente per diverse istituzioni universitarie.
Secondo alcune stime ottenute intrecciando alcuni dati o elenchi ufficiali le ricercatrici e i ricercatori precari superano in tutta Italia le 50.000 unità .
Lavoratori reclutati a titolo precario, formati a spese dello stato (con dottorato di ricerca o analoghi percorsi post lauream), che forniscono almeno il 50% della ricerca e della didattica prodotte negli atenei e negli enti di ricerca. In quanto privi di tutele e sottopagati (salario medio per un corso a contratto: 900 euro annui), i ricercatori precari sono costretti al doppio o triplo lavoro, con ripercussioni sulla ricerca e sulla didattica (dunque sulla formazione offerta ai cittadini) quanto mai gravi.
Bene. Sei anche tu una precaria o un precario della ricerca e dell’università e vuoi fare qualcosa per modificare la tua situazione?
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8 Gennaio 2008 alle 3:06 pm |
record di precarietà : 24 anni (assistente volontario dal 1965 c/o Facoltà di Medicina della Sapienza, poi contrattista quadriennale dal 1974), poi ricercatore confermato [chirurgo vascolare] dal 1989 !!!
record di licenziamento : dispensa dal servizio per ’scarso rendimento’ ex art. 129 dpr 3/57 (D.R. 1.6.2000), primo caso in Italia, ad opera di Frati-D’Ascenzo in violazione della Costituzione (nessun dipendente pubblico può essere licenziato senza che si esprima un collegio di disciplina).
Da allora lotto ‘a tempo pieno’ contro le baronìe accademiche e non.
Vi ho trovato per caso, forse non v’interessa.
Ma ve lo dico lo stesso.
2 Ottobre 2008 alle 7:13 am |
[...] chi sono esattamente questi ricercatori precari? A cercare di capirlo, qui e lì, ti può capitare di inciampare in Nora Precisa, loro [...]