Il merito degli altri

Il primo di agosto due quotidiani hanno pubblicato un articolo del Prof. Pombeni che doveva presentare la proposta unitaria dei tre sindacati confederali sul tema della precarietà. Tra le altre cose l’articolo si dedicata ad illustrare i motivi per cui si deve essere contro la stabilizzazione. Naturalmente l’onesto docente si richiama al merito denigrando i precari con frasi di questo tipo:

una posizione precaria si ottiene (sic!) non di rado perché un docente ha bisogno (sic!) di forza lavoro subordinata (sic!) o perché per ragioni di prestigio personale non sopporta (sic!) che gli altri (sic!) abbiano collaboratori alla ricerca e lui (sic!) no (sic!) […] In più […] ci si deve accontentare (sic!) di chi è già in loco, non potendosi certo far spostare persone qualificate per posizioni che durano qualche anno e non sono neppure ben remunerate (sic!)”.

 

Serviva una risposta che è arrivata prontamente anche se ne diamo qui tardiva presentazione.

E’ stato un ricercatore precario del Nodo di Napoli a rispondere con una lettera, forte ma pacata, in cui si chiarisce che

Per noi la stabilizzazione è né più né meno che la richiesta di riconoscimento del lavoro fino ad oggi svolto, e siamo convinti che proprio una procedura che permetta di concorrere alle stabilizzazioni sulla base dei curricula scientifici e didattici – indipendentemente dalle forme dei nostri contratti (come lei sa assolutamente arbitrarie e incoerenti) – potrà forse permettere di recuperare veramente la dimensione del merito. […] Il dato di fatto è che il reclutamento straordinario si è arenato a causa delle resistenze corporative dell’accademia – politicamente ben rappresentata. Il dato di fatto è che i finanziamenti all’Università si contano con il lumicino (tanto i tagli li paghiamo noi e gli studenti). Il dato di fatto è che almeno due generazioni stanno morendo per consunzione nella nostra Università.

Tanto per chiarire questo strano equivoco per cui

nessuno, dico nessuno, si pone mai il problema del merito quando si tratta di farci lavorare giorno dopo giorno sottopagati e senza diritti. La questione del merito emerge sempre, e sistematicamente, quando ci rivolgiamo agli Atenei, ai governi, ai nostri colleghi “strutturati” per venire riconosciuti come lavoratori.

PS. Aggiungo la segnalazione di un’altra risposta di un ricercatore precario: meno pacata ma altrettanto chiara. (14/8)

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One Response to Il merito degli altri

  1. Sankara ha detto:

    Aggiungo un commento personale alla questione della stabilizzazione: nella sua “semplicità e linearità” la posizione della RNRP non e’ stata mai (o solo) la richiesta di “diminuire” il precariato (in quantita’ o tempo) perche’ e’ una brutta cosa per il precario medesimo. Il punto e’ far diminuire il precariato per cambiare l’universita’.
    O meglio il precariato e’, sulle nostre carni, la dimostrazione di almeno due “storture” del sistema della ricerca/formazione:

    1) la vecchia struttura feudale (in cui il precariato e’ servitu’ della gleba)
    2) la recente aziendalizzazione (in cui il precariato e abbassamento dei costi frutto della concorrenza al ribasso)

    A parte il “riconoscimento del nostro lavoro” la “”””semplice”””” richiesta di maggiori assunzioni o risorse attraverso il merito rischierebbe infatti di essere tutta interna a questo sistema senza possibilita’ di uscirne. Infatti:
    1) riapriamo per un po’ i confini allargando la piramide (trasformando i servi in valvassini) senza togliere troppo potere.
    2) assecondiamo l’idea che il modo giusto di far carriera e (quindi) far ricerca sia la concorrenza spinta e non la condivisione delle conoscenze o la cooperazione.

    Per questo, alla posizione storica della rete sono sempre state aggiunte o dovrebbero esserlo proposte come quella sacrosante dello stato giuridico dei ricercatori, della fascia unica, della pubblicita (cc) dei risultati della ricerca pubblica,…
    Per questo trovo sempre accademico il confronto sui concorsi che significano ancora concorrenza individuale in cui la “gerarchia” accademica o ministeraiale sceglie e/o coopta. Su questo il vecchio nostro tarlo rimane la programmazione degli accessi e la necessita’ di un percorso definito (nei tempi-modi) e trasparente.

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