Bologna: Il senato accademico delude… perchè non il 100% di ordinari???

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Chi ha detto che la responsabilità della precarietà nell’università sia tutta nelle inadempienze del governo o nelle leggi? Si sbaglia. Ecco una decisione che conferma la regola. Professori di Bologna ci avete deluso: tutti ordinari fino agli ottanta…

Ecco il comunicato del nodo bolognese della RNRP:

Come rete ricercatori precari di Bologna siamo indignati delle decisioni<!–[if gte vml 1]&gt; &lt;![endif]–><!–[if !vml]–><!–[endif]–> prese dal senato accademico in merito alle assunzioni.

E’ davvero vergognoso che solo il 40% dei fondi sia devoluto alle assunzioni di ricercatori,mentre tutto il resto e’ riservato ai passaggi di carriera di associati e ordinari. E’ noto a tutt* il problema della gerontocrazia che attanaglia l’ateneo bolognese e più in generale l’universita’ italiana. Ed e’ altrettanto noto a chi lavora nelle universita’ che la gran parte del lavoro di didattica e di ricerca e’ svolto da precari, giovani e meno giovani. Il totale disinteresse dimostrato per il futuro dei ricercatori stupisce persino chi non sperava certo in grandi trasformazioni operate da questa classe accademica.

Questo ci fa capire chiaramente con chi abbiamo a che fare: con una classe accademica evidentemente interessata esclusivamente a riprodurre se stessa, senza prestare alcuna attenzione al destino di chi, questa universita’, la tiene in piedi.

Rete nazionale ricercatori precari, nodo di Bologna

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4 Responses to Bologna: Il senato accademico delude… perchè non il 100% di ordinari???

  1. arwenh ha detto:

    nn mi stupisco, a genova e’ uguale… l’organigramma del personale e’ a clessidra (tanti ordinari, tanti dottorandi e assegnisti, pochissimi ricercatori e associati) oppure direttamente a piramide rovesciata…

  2. dottorando ha detto:

    VI PREGO PUBBLICATELO!
    APPELLO!

    Alla Cortese Attenzione del
    Gent.mo Ministro dell’Università e della Ricerca
    Onorevole MUSSI FABIO

    Sono un dottorando di ricerca. Uno delle tante strane figure della Ricerca in Italia. Non so ancora cosa farò dopo!..vorrei tentare un concorso da ricercatore (se solo ne mettessero qualcuno in più e se fossero meno pilotati)…forse andrò a lavorare in fabbrica…farò l’informatore scientifico?…o sarò costretto ad andare all’estero???.
    Mi piace fare ricerca però. Ho 30 anni. Tra laurea e dottorato ho speso 10 anni per realizzare il sogno di fare ricerca. Lo Stato d’altro canto ha speso circa 500000 Euro/i per formarmi. La domanda allora nasce spontanea: cosa gli costa, allo Stato, fare felice un giovane ricercatore in erba e allo stesso tempo evitare di sprecare 500000 Euro/i???
    La grande contraddizione italiana??? Non lo so. Non capisco a questo punto che senso ha educare una persona alla ricerca ed allo stesso tempo non dargli la possibilità di farla. Non è forse più conveniente eliminare il problema alla radice eliminando illusioni ed impicci burocratici. Eliminiamo i corsi di dottorato. Se a tutti i costi davvero volessimo fare ricerca, andremo allora all’estero a fare il phd risparmiando almeno i soldi per l’istituzione ed il mantenimento dei dottorati e delle persone che hanno sogni da sprecare e ricerche da realizzare.
    Questo sfogo così triste, amaro ed insensato nasce dal meritevole elogio che, allo stesso tempo ed in egual maniera ma diversamente bilanciata, contraddistingue i ricercatori italiani. Dottorandi e dottori di ricerca, assegnisti e senza assegno, borsisti e senza borsa, collaboratori, ricercatori e professori a contratto, ogni giorno in Italia si svegliano e vanno in università, ospedali, centri eccellenti, laboratori a fare ricerca spinti, motivati soltanto dall’attrazione e dalla voglia di fare ricerca. Dall’ambizione di fare ricerca. Dall’orgoglio di fare ricerca. Dalla dignità di fare ricerca. Andiamo contro tutti i diritti che ci spetterebbero e tutte le tutele che meriteremmo. Andiamo contro tutti i Governi che si assecondano. Andiamo contro tutte le promesse che non si mantengono. Andiamo contro tutte le aspettative che desideriamo ma che non possiamo permetterci.
    Un dottorando/dottore di ricerca in Italia guadagna mediamente 800/900 Euro/i mensili (quando fruisce di borsa di studio), che raramente sono liquidati con cadenza mensile posticipata;
    Un dottorando/dottore di ricerca in Italia non è rappresentato sindacalmente in quanto ancora non è chiara la sua figura lavorativa. Di conseguenza non gli spettano diritti lavorativi che anche il più mero lavoratore possiede, ma allo stesso tempo è colmo di doveri;
    Un dottorando/dottore di ricerca in Italia non ha molto futuro a fronte dello scarso riconoscimento della sua figura portatrice di innovazione e di sviluppo. Nelle amministrazioni pubbliche, nell’impresa non ci sono ancora purtroppo i presupposti per adottare tale figura.
    Un dottorando/dottore di ricerca in Italia per diventare tale ha vinto un concorso, che credo debba essere equiparato almeno ad un normale concorso per assunzioni nel pubblico impiego. Di conseguenza da quando si vince tale concorso, l’attività di ricerca svolta da quel momento in poi, a patto che si lavori meritevolmente, dovrebbe diventare anzianità di servizio spendibile successivamente, anche in altri ambiti lavorativi.
    Con la presente vorrei porre dei quesiti di fondamentale importanza a chi di competenza:
    All’Onorevole Ministro Fabio Mussi che stimo/avo tanto come persona portatrice di innovazione e di sviluppo:
    “Caro Ministro non crede sia giunto il momento di alzare la voce e fare rispettare quello che lei dice e promette a noi giovani ricercatori in erba? Non ce la facciamo più! Soltanto la forza della disperazione ancora non ci è stata tolta. Si appresti a prendere in mano la situazione e con polso fermo attui le riforme necessarie a togliere noi ed il Paese da questa insostenibile situazione, non solo di ricerca ma di condizioni di vita. Ci renda liberi, ci dia la possibilità di costruirci un futuro come a VOI è stata data. Vogliamo la dignità del nostro lavoro. Vogliamo una famiglia, una moglie, dei figli, una casa. Vogliamo fare ricerca e innovazione per questo paese. Vogliamo dare il nostro contributo a questo BelPaese. Inizi a darci speranza.”
    La nascita dell’ANVUR va bene. Sono/ero felice della prossima istituzione di nuovi concorsi da ricercatore. Sono ottimista sulla possibilità di introduzione della figura del dottorando/ dottore di ricerca nella pubblica amministrazione, e nell’impresa.
    Creerei se fossi in Lei, un’Agenzia di Spionaggio Universitaria che accerti e verifichi la corretta regolarità dello svolgimento dei concorsi universitari (supportata da videofilmati magari!) ed allo stesso tempo proporrei o inasprirei le sanzioni penali derivanti da tali illeciti.
    I “baroni” o “lobbies di potere” che truccano ed hanno truccato i concorsi universitari sono le stesse persone che in tutti questi anni hanno rovinato la ricerca in Italia ed offeso la dignità di chi la fa. Sono pertanto non solo responsabili dei reati minimamente riconducibili a quel o quei dati concorsi di cui sono stati rei, bensì responsabili di tutto il lavoraccio che oggi Lei, Onorevole Ministro, si trova ad affrontare e combattere per ridare speranza alla Ricerca. In breve Signor Ministro, se queste persone fossero state più oneste e meno egoiste (ma sono Baroni, per nascita!) allo stato attuale non ci troveremmo in questa situazione.
    Il riconoscimento del merito dovrebbe essere l’unica soluzione ovvia al problema, l’unica via d’uscita da parentopoli, concorsopoli, esamopoli. Ma chi lo riconosce questo merito? Forse una piramide rovesciata di anziani burattinai ordinaria o associata che sia? Può andarci anche bene, ma a discapito della maggiore età europea dei prof ordinari bisognerebbe che queste persone fossero anche e soprattutto equilibrate nei giudizi. Non si può disconoscere il merito di un dottorando/dottore di ricerca solo dopo averlo sfruttato per bene. Allora la meritocrazia andrebbe valutata anche quando le persone vengono sottopagate e sfruttate e non solo di fronte ad un concorso maledetto e impossibile.
    Mi scusi Signor Ministro ma stavo dimenticando una domanda:
    “Possiamo essere considerati anche noi dei precari o non siamo neanche all’altezza di esserlo (viste le recenti stabilizzazioni universitarie riguardanti solo i tempi determinati)?”
    Le dice qualcosa la campagna “PERCHE’ NOI NO?”
    Inoltre, lei cita testualmente:
    “In Italia migliaia di ricercatori sono pagati 500-1200 Euro. E’ il più clamoroso oltraggio sociale al principio del merito!” Questa è la persona che tutti noi sogniamo di avere come Ministro. Non ci deluda!
    Dopo aver conseguito una Laurea e durante ed al termine di un Dottorato (circa 10 anni fra studio e ricerca!!!) veniamo economicamente sotto-equiparati, ad esempio, al personale ausiliario ospedaliero (nulla togliere) con il quale ogni giorno lavoriamo fianco a fianco. Non abbiamo buoni mensa, non abbiamo tredicesime, non maturiamo niente e soprattutto non abbiamo futuro ed in più le tasse d’iscrizione ai corsi di dottorato dal 2003 sono raddoppiate..
    Grazie Italia.

  3. VA BENE MA FACCIAMO QUALCOSA !
    SCIOPERIAMO, INTERROMPIAMO LA DIDATTICA TUTTI INSIEME !

    ORMAI E’ CHIARO CHE STARE QUI SOLO A PROTESTARE CON LE PAROLE NON SERVE A NIENTE.
    CARI COLLEGHI PRECARI DOVETE AVERE IL CORAGGIO DI SCIOPERARE – SIAMO L’UNICA CATEGORIA CHE NON LO FA MAI E FORSE QUELLA CHE NE AVREBBE PIU’ IL DIRITTO – NON ABBIATE PAURA DEI VOSTRI SUPERIORI !

  4. golem ha detto:

    purtroppo le chiacchiere stanno a zero, l’unica vera soluzione è paralizzare l’università con uno sciopero in qualsiasi forma (bianco rosso o verdone) di assistenti, cultori della materia e docenti a contratto. Ma paralizzarla bene e per almeno un mese.
    Vorrei proprio vedere come farebbero ad andare avanti.
    Quanto ai cocoon ho già scritto su queste pagine che a Firenze hanno cominciato a dare incarichi esterni a docenti ordinari già andati in pensione. Manca unicamente che riesumino le salme e le mettano in cattedra. Se poi tutto ciò garantisse una qualità dell’insegnamento! I grandi maestri se ne sono andati da tempo. Ormai restano unicamente baroni attaccati alle poltrone. L’università va avanti esclusivamente grazie al volontariato di una massa di “giovani” che tuttavia restano esclusi da qualsiasi diritto. Gli scempi si vedono ovunque e ad ogni livello.

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