Rientro dei Cervelli nel Bel Paese (Fatta la legge gabbato lo santo!)

In questi giorni i Cocooniani hanno votato per il rinnovo del programma nazionale sul rientro dei cervelli.

Cosa buona e giusta nella mente del legislatore e della ignara opinione pubblica…

però in Italia una legge etica si trasforma….

in una chiamata indiscrimiminata di personale più o meno bravo che per il sol fatto di aver avuto un contratto all’estero in Italia diventano …..udite, udite professori associati.

Intanto i ricercatori precari non riescono ad ottenere nessun riconoscimento del loro lavoro svolto in Italia (per quale motivo essere precario all’estero -magari in una piccola università della provincia americana o inglese- è meglio di essere ricercatore precari a Roma, Napoli o Genova o Firenze o Pisa?)

…..e d’altro canto i ricercatori italiani non riescono a diventare associati per il blocco dei concorsi…

Quindi riassumendo…. sulla base di una norma etica sul “rientro dei ricercatori italiani all’estero” si sta creando una ingiustizia per cui molti italiani con scarso curriculum solo per il fatto di essere “spinti” da potenti e ammanicati professori fanno una breve esperienza all’estero, poi tornano e sulla scorta della influenza dei loro capi vengono cooptati in Italia come professori Associati scavalcando sia i ricercatori precari che i ricercatori italiani che nel frattempo si sbattono nelle università e nei dipartimenti del nostro Bel Paese.

Il mondo gira, come al solito, alla rovescia!

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44 Responses to Rientro dei Cervelli nel Bel Paese (Fatta la legge gabbato lo santo!)

  1. Paola ha detto:

    Già, perché quelli che vengono richiamati in questo modo non sono certamente i veri cervelli in fuga. Questi ultimi di solito se ne sono andati dall’Università italiana con un calcio nel c… del proprio Dipartimento, che l’ultima cosa che pensa è proprio quella di farli rientrare!

  2. Ingiustizie ha detto:

    d’accordo col webmaster.. ma se parliamo di “ingiustizie” bisognerebbe fare cenno pure a quella che si potrebbe compiere in Italia con l’applicazione dell’emendamento 93 che premierebbe l’anzianità contrattuale “sedentaria” (almeno 3 anni in una stessa università).

    Chi scrive:

    – è precario della ricerca e della didattica da circa 10 anni (compreso il dottorato)
    – ha avuto insegnamenti a contratto in 3 università diverse più in altri corsi post-laurea ma mai tali da cumulare 3 anni consecutivi
    – ha avuto vari contratti di ricerca in Italia e all’estero (again, mai da cumulare i 3 anni)
    – attualmente è assegnista di ricerca di primo anno (in università diversa da quella di provenienza e molto lontana da casa);
    – ha al suo attivo circa 30 pubblicazioni, di cui 6 in riviste con impact factor in una disciplina in cui pochissimi riescono a pubblicare in queste riviste.

    E ciononostante non potrebbe essere stabilizzato. Che ingiustizia!

  3. anticocooniano ha detto:

    Io sono più o meno nella stessa situazione di pubblicazioni e di giri per l”italia del penultimo scrivente.

    Tuttavia sarei stabilizzando mediante larticolo 93.

    Nessuno lo scorso anno si è indignato per le stabilizzazioni negli enti di ricerca quest’anno molti invece si indignano…

    Senza rendersi conto che il riconoscimento di colleghi più fortunati è un riconoscimento in primo luogo politico anche perché con i tempi tecnici che ci si metterà ad attuare le stabilizzazioni si dovrebbero iniziare pure i concorsi straordinari del 2008. Quindi molti concorrenti al concorsone se fosero stabilizzati non parteciperebbero e farebbero spazio ad altri….

    Le statistiche parlano chiaro il corpo docente e poco rispett al numero degli iscritti se compariamo i docenti i taliani con quelli del resto del mondo e poi iniziano i pensionamenti anzi se Mussi tiene fede alle sue idee di prepensionamento….

  4. Homo publicans ha detto:

    nell’università si dovrebbe premiare l’esperienza di ricerca e d’insegnamento, non l’anzianità e sedentarietà contrattuale. Succede così in tutti i paesi avanzati. Ed e’ semplice e inoppugnabile come principio.

    Il problema dei concorsi straordinari: prevedono una sovranità ultima del livello locale (la seconda fase) che va bene in teoria (tutte le università dovrebbero avere la libertà di reclutare chi gli pare), ma non in pratica. Il livello locale oggi in Italia è sinonimo di conservazione, non di innovazione, almeno nell’università. Tra – chessò 10 anni – quando insieme alle nuove regole si sarà migliorato il processo istituzionale dell’unviersità incentivando le sedi locali a comportamenti innovativi allora le regole congegnate da Modica e co. potrebbero produrre miglioramenti e sanare un pò di ingiustizie. Ma ora è illusorio riporre le speranze in quei concorsi.

    Certo la speranza, come al solito, è l’ultima a morire, ma tu “stablizzando” non ci venire a dire: abbi fiducia nei concorsi straordinari, perché questa fiducia non ce l’ho e non la posso avere stante il funzionamento attuale dell’università (che è un problema istituzionale in primo luogo, non etico).

  5. anticocooniano ha detto:

    Scusa ma quale è l’alternativa alle stabilizzazioni, ai concorsi locali e al futuro concorso straordinario?

  6. l’alternativa è l’abolizione dei concorsi….

  7. kari ha detto:

    Avete riferimenti sulla legge, darci un’occhiata non sarebbe male

  8. Homo publicans ha detto:

    Allora ricapitoliamo:

    – le STABILIZZAZIONI PER ANZIANITA’ E SEDENTARIETA’ (anche modesta, 3 anni) sono inique perché lasciano fuori moltissimi di noi che hanno alle spalle numerosi anni di esperienza di ricerca e di didattica ma all’insegna della mobilità e della precarietà più spinta. Molti di noi potrebbero vedersi passare avanti gente che ha un modesto record di pubblciazioni, e magari non ha neppure il dottorato, e che però può vantare – per qualche motivo – tre anni di assegno o ricercatore T.D.

    – i CONCORSI STRAORDINARI rischiano di restare una prospettiva velleitaria perché la decisione finale in materia di reclutamento è lasciata dal nuovo regolamento alle sedi locali che com’è noto in Italia esprimono soprattutto tendenze all’autoconservazione delle logiche dominanti. Noi rischiamo di non avere posto in questo ciclo di reclutamento, al di là dei meriti individuali.

    – l’ALTERNATIVA qual’è? Ad esempio mettere in campo una campagna per STABILIZZARE IL MERITO. Se ne è parlato vagamente nel dibattito generale ma pochi hanno avanzato una proposta articolata. E’ ora di farlo!

  9. Antibocconiano ha detto:

    abolire i concorsi? Non si può fare perché è contrario alla Costituzione.

    Bocconiani incalliti non vi affannate in proposte eversive che non avranno (per fortuna) mai attuazione.

  10. Kari ha detto:

    io ripeto che secondo me si dovrebbero utilizzare gli stessi metodi di selezione che vengono applicati in industrie serie. Selezione del personale in base alle capacita’. e OCCHIO a cosa viene definito come MERITO…. ripeto ancora una volta.. se uno sta in un gruppo e fa 20 pubblicazioni fotocopia valgono di piu’ di qualcuno che fa meno pubblicazioni senzo lo stampino in campi diversi ? Concordo anche con quanto scritto in precedenza… MERITO non puo’ essere aver fatto vassallaggio per anni (magari senza dottorato) al servizio della stessa persona per piu’ di tre anni… una bella leggina di pensionamento per i professori con piu’ di 65 anni (riportando quindi ad una situazione di NORMALITA’ nei confronti di tutto il mondo CIVILE) potrebbe cmq dare risorse ad una situazione che sta raggiungendo il tracollo

  11. antibocconiano militante ha detto:

    vorrei aggiungere alle considerazioni del collega antibocconiano che più che eversiva la proposta di abolire i concorsi è demagogica e dannosa per l’università italiana perché aprirebbe la strada ai feudalismi più spinti.

  12. milly ha detto:

    E gira gira il problema è che manca una proposta articolata e credibile. A mio parere la proposta Mussi di concorso nazionale con qualche aggiustamento che renderebbe il piano nazionale effettivamenete uno sbarramento serio all’accesso ai livelli locali potrebbe andare:

    a. macrosettori seri e ben articolati
    b. non il primo quarto superiore ma un numero x, tipo i primi 5 (la logica del primo quarto superiore può essere inficiata dal far iscrivere tanti candidati di bassissimo profilo (fittizi) per permettere l’accesso ad una mezza calzetta
    c. composizione nazionale delle commissioni a sorteggio per macrosettore e parole chiave o aree di ricerca (non saprei bene come è su questo punto l’ultima proposta….
    d. valutazione ex post del candidato che deve ricadere sul dipartimento!!!!

    In europa e negli sono i dipartimenti che assumono, non le facoltà. Da noi dovrebbe essere la stessa cosa perché
    a. si valorizza la ricerca
    b. le resposabilità sono più chiare. La mia proposta, se chi hai assunto è una schifezza a pagarne è il dipartimento non il singolo ricercatore o tutto l’ateneo (come a dire che non paga nessuno, semmai gli studenti…)

  13. Qui e Adesso ha detto:

    visto dal mondo, l’Italia é il paese più bello in cui NON vivere….

  14. antibocconiano militante wrote:
    vorrei aggiungere alle considerazioni del collega antibocconiano che più che eversiva la proposta di abolire i concorsi è demagogica e dannosa per l’università italiana perché aprirebbe la strada ai feudalismi più spinti.

    nn è prorpio cosi….
    chiaro che l’abolizione dei concorsi và insieme all’autonomia economica degli atenei…

    in questo caso il barone deve avere dei familiari/parenti/amici veramente bravi
    altrimenti è a lavare i piatti alla mensa del campus…

    …e poi fino a prova contraria nei paesi occidentali il FEUDALESIMO
    spinto lo abbiamo solo noi.

  15. Antibocconiano Dice:
    abolire i concorsi? Non si può fare perché è contrario alla Costituzione.
    Bocconiani incalliti non vi affannate in proposte eversive che non avranno (per fortuna) mai attuazione.

    potresti avere anche ragione….
    ma con questo andazzo il rischio è di tornare a piantare cipolle per mangiarle la sera…
    Non so se ti sei accorto ma l’università italiana invece di creare valore
    aggiunto al paese, lo consuma….

    Un università che invece di dare crescita e sviluppo ce la toglie!!!

  16. Homo publicans ha detto:

    a proposito della “proposta” (?) di abolire i concorsi quale rimedio ai mali dell’università, insieme a una completa autonomia finanziaria degli atenei.

    Vorrei far notare che la “proposta” del bocconiano militante, non avendo lui e i suoi alleati la forza né la voglia di cambiare la Costituzione, avrebbe come unico effetto quello di portarci indietro a una situazione Morattiana (il ministro attuale sindaco, non il presidente dell’Inter, che è pure compagno). Ovvero per realizzarsi bisognerebbe eliminare le posizioni permanenti (in Italia il ruolo di ricercatore a tempo indeterminato) a favore di contratti rinnovabili, come voleva la ministra berlusconiana.

    Ma per fortuna la Moltitudine si è già opposta a tale disegno, almeno parzialmente affossandolo. Che facciamo, torniamo indietro di 4 anni, alle lotte dure del biennio 2003-05? E’ ora di cambiare l’università, non di vagheggiare con idee eversive/reazionarie finto-riformatrici!

  17. Homo publicans ha detto:

    completamente d’accordo con Milly a proposito delle possibili correzioni da apportare al sistema di reclutamento Mussi. Soprattutto sul fatto di dare maggiore potere ai dipartimenti, a scapito delle facoltà (ciò dovrebbe valere soprattutto per il reclutamento dei ricercatori che fino a prova contraria di didattica non dovrebbero farne!) e di sottoporli a una stringente valutazione ex-post, in luogo di quella individuale che Mussi e i suoi – sospinti da Diessini sedotti dalle demagogiche uscite ichiniane e tardo-bocconiane – hanno previsto nel regolamento e che per fortuna il Consiglio di Stato (ogni tanto la burocrazia ne dice una buona!) ha respinto.

    Il tutto però avrebbe bisogno di un difficile intervento di riorganizzazione dei dipartimenti: oggi in Italia ne esistono troppi “putridi” (come le vecchie circoscrizioni elettorali inglesi dell’Ottocento). Dubito che al MUR ne siano capaci al momento, cioè abbiano la forza per farlo.

    Nel frattempo, io avanzerei una proposta forse rivoluzionaria ma ragionevole a mio avviso:
    – giudizio dei referees su scala nazionale e produzione di una short-list di numeri assoluti (3 volte superiore al numero di posti banditi);
    – seminario pubblico dei candidati di fronte a una commissione nazionale di membri sorteggiati, ma i cui CV (dei membri) sono valutati dall’Anvur per l’assimibilità del giudicante (può un professore scientificamente inattivo valutare dei candidati nel pieno del loro fervore scientifico?);
    – possibilità di scelta del candidato della sede locale da lui preferita, su invito della sede stessa.

  18. Macedonio Melloni ha detto:

    Una domanda forse sciocca e banale: ma non sarebbe più corretto equiparare e l’attività di tanti assegnisti di ricerca al ruolo dei “tecnici laureati” e proporre questa come via di stabilizzazione piuttosto che quella di immissione nel ruolo di ricercatori? Se non erro sono previsti concorsi riservati per il passaggio di ruolo da tecnici laureati a ricercatori; nulla vieta inoltre la partecipazione a bandi di reclutamento ordinari. Temo che proporre il ruolo di ricercatore come unico esito del processo di stabilizzazione degli assegnisti fornisca argomenti ai soloni moralisti che si ergono contro le stabilizzazioni con la scusa della loro contrarietà ad ogni forma di sanatoria.

  19. Tecnico o Ricercatore ha detto:

    Gli assegnisti svolgono lavoro di ricerca autonomo sotto la supervisione del titolare del progetto.

    Addirittura alla Sapienza nel regolamento è scritto che l’assegnista non svolge un ruolo da tecnico.

    Saluti

  20. mah… ci meritiamo l’italia che siamo… altro che casta e caste…
    cmq… un pò di commenti:

    – dove sta scritto la storia su abolizione del concorso e anticostituzionalità?
    – Homo Publicans dice: “possibilità di scelta del candidato della sede locale da lui preferita, su invito della sede stessa.” ahahah questa è bella… io aggiungerei anche un taxi che ti aspetta tutti i giorni sotto casa e ti porta in ufficio.
    – Mi chiedo come sia possibile che le stesse persone che conoscono l’università italiana e magari anche quelle UK o USA (magari attraverso un periodo di “visiting …” o attraverso colleghi insomma…) si ostinino a favorire in fondo in fondo lo stato delle cose o a dare proposte iperburocratizzanti-paleocomuniste di sicuro fallimento.
    – Milly dice “In europa e negli sono i dipartimenti che assumono, non le facoltà. Da noi dovrebbe essere la stessa cosa…”
    Sono d’accordo… infatti tale responsabilizzazione si attuerebbe attraverso
    la loro indipendenza economica….

  21. il paleocomunista liberale ha detto:

    Per quanto ci riguarda l’articolo 97 della costituzione prevede che l’accesso ai ruoli della pubblica amministrazione avvenga sulla base di procedure selettive di natura concorsuale o previste da norme specifiche prodotte da norme di legge

    state così le cose un sistema di cooptazione aperta e trasparente non sarebbe del tutto incostituzionale, del resto le chiamate dirette in atto ne sono un esempio…. e ad essere sincero – anche se paleocomunista – il modello della chiamata diretta renderebbe trasparente un meccanismo cooptativo che oggi è mascherato da concorso!!! Personalmente non lo disdegno affatto, anzi.

    MA

    dovremmo individuare quali esternalità (positive o negative) di mercato e di controllo statale /scientifico renderebbero un simile modello efficace (il ranking e il finanziamento pubblico esistono anche nei liberalissimi USA).

    Al neoliberal cui sopra mi verrebbe da opporre l’obiezione che in Italia un mercato scientifico e culturale (stile USA, l’unico posto al mondo dove – peraltro solo in parte – le cose funzionano come dice lui) che sia capace di attivare meccanismi “virtuosi” di autocontrollo non esiste, e inventarselo in una realtà come la nostra nel giro di qualche anno mi pare azzardato…

    E neppure esiste un’attitudine culturale tale da immaginare un passaggio ad un sistema simile senza che si tiri dietro un totale tracollo delle università. L’italia è un paese fortemente corporativo, classista e familista nel quale se devo piazzare mio figlio lo faccio “muoia sansone con tutti i filistei…”.

    Insomma, ho il problema di pagare l’affitto e le bollette e non è che abbia molta intenzione di aspettare rivoluzioni marxiste o neo-liberali che siano. Ma un semplice ed efficace sistema di reclutamento con procedure concorsuali decenti e trasparenti non si può definire? Magari associato ad un buon sistema di valutazione ex post?

  22. ahaha… molto paleo poco liberale direi.

    cmq ecco qual’è il punto… perlopiù abbastanza sincero…:

    il paleocomunista liberale Dice:
    ” L’italia è un paese fortemente corporativo, classista e familista
    nel quale se devo piazzare mio figlio lo faccio “muoia sansone
    con tutti i filistei…” ”

    qual è il problema? Io direi ben venga…
    Si chiama RIVOLUZIONE… e dovrebbe essere un valore (tra l’altro
    molto in voga nel periodo anni 70 dove almeno il comunismo
    all’italiana si faceva sentire).
    Che direbbero i tuoi rappresentanti (o perlomeno coloro con cui
    condividi gli “efficaci” modelli proposti per università e ricerca)
    se fai capir loro che sei annoiato e nn hai voglia di soffrire un
    pochino far si che le cose cambino? Mahh…

    Ma poi soffrire… Quale sarebbe la sofferenza? Pagare le tasse !?!?!? AIUTOOO!!!

    PS: http://www.partigiano.net/gt/gramsci_indifferenti.asp

  23. Homo publicans ha detto:

    vorrei ringraziare il bocconiano in servizio permanente ed effettivo per aver richiamato l’attenzione sul terzo punto della mia proposta di reclutamento (“possibilità di scelta del candidato della sede locale…”), anche se temo abbia fatto autogol smascherando il suo mal dissimulato moderatismo e la sua mancanza di immaginazione istituzionale.

    Il principio che il candidato short-listed indichi una sede di lavoro in caso di assunzione è mutuato da esempi innovativi a livello internazionale, ad es. dalla recente procedura dell’European Research Council per ricercatori post-dottorato. In questo modo si spinge i candidati a operare pubblicamente scelte non opportunistiche, a motivarle, a riflettere sulla propria soggettività di ricercatore e soprattutto sulla qualità del dipartimento in cui si chiede di lavorare. Ma devo continuare? E’ una procedura adottata con successo a livello internazionale! Ha il merito soprattutto di imporre una vera riforma dal basso del sistema universitario italiano, facendo emergere dalle scelte dei candidati migliori i dipartimenti migliori che più incoraggiano la ricerca: una riforma che al momento è velleitario attendersi dalla classe di governo.

    – Smascheriamo gli intenti reazionari della propaganda neo-liberista!
    – Il neo-liberismo NON è progressista!
    – Denunciamo senza sosta la demagogia bocconiana!

  24. il paleocomunista liberale ha detto:

    la mia sofferenza non è pagare le tasse (anche) ma il padrone di casa…. indi per cui non posso aspettare nessuna rivoluzione. Indi per cui mi da paleocomunista liberale quale sono finisco per infilarmi nella folta schiera dei riformisti piuttosto che in quella molto molto meno folta (sicuramente più nobile) dei rivoluzionari (di destra o di sinistra… a questa affermazione una volta mi sarebbero venuti i brividi…).

    Sarò un pochino veltronia, tipo “siamo comunisti ma anche liberali” o chissà cosa… Scherzo 🙂 , resto dell’idea che la cooptazione aperta su base dipartimentale – con piena autonomia finanziaria dei dipartimenti – e con sistemi di valutazione “premiali” sia un ottima proposta ed anche giudicamente fattibile.

    Solo che per arrivarci c’è bisogno di una rivoluzione culturale, sociale, politica e finanziaria che non possiamo aspettare. Allora cominciamo ad elaborare proposte sensate per l’oggi (almeno per domani) che almeno io a dopodomani rischio di non arrivarci…. Ed allora al bocconiano chiedo: articola la tua proposta!!! a parte dire
    “aboliamo i concorsi” che di per se non significa nulla, come funzionarebbe il tutto? Ecco, proposta e riflessione sulla proposta….

  25. Kari ha detto:

    secondo me il nodo e’ che siamo alla frutta. La cooptazione in italia non e’ quella all’estero anche perche’ all’estero hanno fondi non per prendere UNA SOLA persona.. morale in un dipartimento non entre SOLO il figlio di sansone con tutti i filistei. Piuttosto degli attuali metodi di valutazione se non sei IL PRESCELTO conviene sperare un sorteggio ! preferirei che si sorteggiasse piuttosto di vedere le lodi sperticate che si vedono nei giudizi per i concorsi per favorire un candidato rispetto ad un altro (ma li avete mai letti).
    Ma ci rendiamo conto dell’eta’ media dei docenti in italia e non solo nell’universita’ . IN SPAGNA , cosa che accadeva anche in italia 20 anni fa’ o giu’ di li.. chi abbandona l’universita’ ha l’abilitazione per insegnare in un liceo e non ha problemi a farlo a 24 anni (e se volete vi mando la mail delle persone con cui ho parlato !) l’italia non HA SCELTO il modellop cultura questo e’ il problema i soldi girano solo nelle centovetrine ! che tristezza… cmq mi paicerebbe vedere un po’ di proposte anche da chi dice di abolire i concorsi.. perche’ non mettiamo tra i criteri di valutazione quello di essersi cercato un contratto con un istituto di ricerca straniero ? (e non mandato a fare una visitina dal prof ) cmq alla fine credo che alla fine possiamo dirci di pensarla allo stesso modo per il fatto che il paese ITALIA dovrebbe dare ai giovani la dignita’ che merita e quello che era un diritto 15 anni fa ora non debba essere visto come un assurdo privilegio o liquidato da quelli che si sono dimenticati di essere stati giovani anche loro come semplici “chiacchere” di giovani che invece di lavorare hanno voglia di starsene in una università…

  26. caro paleocomunista che dice :
    “resto dell’idea che la cooptazione aperta su base dipartimentale – con piena autonomia finanziaria dei dipartimenti – e con sistemi di valutazione “premiali” sia un ottima proposta ed anche giudicamente fattibile.

    Solo che per arrivarci c’è bisogno di una rivoluzione culturale, sociale, politica e finanziaria che non possiamo aspettare. Allora cominciamo ad elaborare proposte sensate per l’oggi (almeno per domani) che almeno io a dopodomani rischio di non arrivarci….”

    Se ti piace quell’idea….
    Ascolta il tuo cuore e non pensare all’egoisticamente al tempo che potrebbe
    toglierti i benefici che ne verranno… i tuoi figli ne beneficeranno comunque…
    V peace and love V 🙂

    paleocomunista che dice :
    “”Ed allora al bocconiano chiedo: articola la tua proposta!!! a parte dire
    “aboliamo i concorsi” che di per se non significa nulla, come funzionarebbe il tutto? Ecco, proposta e riflessione sulla proposta….””

    Guarda non è che me la sono inventata… dico abolizione dei concorsi
    per marcare la differenza più sostanziale fra le due “ricette”.
    Se vuoi sapere come funziona il tutto, questo è il modo migliore e + veloce:

    “Lo splendido isolamento dell’università italiana.”
    1) http://www.youtube.com/watch?v=rrM2RCms4PQ
    2) http://www.youtube.com/watch?v=1haiPU6LRDs
    3) http://www.youtube.com/watch?v=QHBHddUX-Tk

  27. Analista politico ha detto:

    Molto interessante la discussione in questo thread. Un commento.

    Credo che, al di là del suo interesse, la discussione rifletta i limiti del dibattito sull’università in Italia, troppo incentrato – in un senso o nell’altro – sulla questione dei concorsi e delle regole concorsuali. Vediamo qui che da una parte c’è il “bocconiano” e il suo alleato “paleocomunista liberale” che invocano un’abolizione dei concorsi, dall’altra c’è Homo publicans che congettura su possibili regole innovative. Queste ultime potrebbero sicuramente avere un beneficio per i ricercatori ancora non strutturati nel breve termine, ma hanno un corto respiro, rischiano cioè di non modificare l’assetto strutturale del sistema universitario. Dall’altra parte, l’abolizione dei concorsi è un’interessante provocazione, che però potrebbe risultare una scorciatoia dagli esiti imprevedibili in un paese ingolfato da interessi corporativi e localistici come l’Italia.

    In definitiva, nel dibattito corrente di cui questo è una significativa testimonianza è ancora assente una seria e approfondita riflessione sui meccanismi istituzionali di funzionamento dell’unviersità e sulle possibilità di riforma di questi meccanismi: la governance multi-livello dell’università, i rapporti tra le varie entità istituzionali che partecipano al governo dell’università, dal livello più alto (il Ministero) fino a quello puiù basso (i dipartimenti).

    La mancanza di tale sensibilità nel dibattito è anche la conseguenza della debolezza del quadro politico italiano, a destra come a sinistra, e delle limitate capacità di trasformare i comportamenti e le strutture degli attori coinvolti nella sfera della pubblica amministrazione più in generale.

  28. paleocomunista liberale ha detto:

    Allora,

    1. il fatto che ritenga l’ipotesi “bocconiana” utile e intelligente non significa che la sponsorizzi. Piuttosto, la ritengo NON proponibile come riforma a breve e medio termine. (caro bocconiano, non posso lavorare per qualcusa di cui forse beneficeranno i figli che non posso avere perché a malapena riesco a pagare l’affitto… comunque interessante la presentazione, molto interessante

    2. è vero quello che dice analista politico. Tuttavia da qualche parte per fare proposte bisogna pur cominciare. E il reclutamento – a me precario senza sponsor (abbastanza forti da farmi vincere un concorso) – sta molto molto a cuore.

    – io sono per cominciare chiedendo alcune modifiche sostanziali alle nuove procedure di reclutamento di Mussi (vedi quanto suggerito sopra da Milly e Homo Publicans)
    – sono per fare del dottorato un requisito necessario (con alcune equivalenze o procedure che permettano l’accesso a carriere non-standard)
    – sono per un unica forma contrattuale pre-ruolo a tempo determinato (subordinata quindi)
    – sono per un reclutamento programmato e per dottorati di ricerca programmati in proporzione alla programmazione del reclutamento
    – il tutto deve essere affiancato da procedure di valutazione dei processi, delle strutture e degli individui che siano sia ex ante, in itinere ed ex post

    Mi pare già molto per poter, in questo luogo, discutere anche di riforma dello stato giuridico, di ANVUR o altro. Ciò non toglie che in un altro thread potremmo farlo e comunque molte questioni stanno venendo fuori.

    Una domanda, come dare una struttura migliore al dialogo che viene fuori da questo thread? Se vogliamo continuare a riflettere nella massima libertà anche sui massimi sistemi perché non ci dotiamo di uno strumento ad hoc?

  29. Homo publicans ha detto:

    concordo col paleocomunista liberale.

    Serve un pensatoio attivo sull’università e sul reclutamento, libero da appartenenze precostituite e soprattutto affrancato da interessi lobbystici (al contrario di altri “pensatoi” oggi esistenti fortemente dipendenti da interessi partitico-accademici, di parte o trasversali agli schieramenti).

    peraltro l’anonimato, come nel referaggio delle riviste scientifiche (e domani chissà, nelle procedure di reclutamento dei ricercatori) garantisce una libertà e autonomia di giudizio, che va preservata.

    Insomma una sorta di carboneria sovversivo-democratica!

  30. i limiti raggiunti in questo thread purtroppo sono gli stessi
    che si manifestano in questo dibattito qui tra Mussi e il “bocconiano” Perotti:
    http://www.radioradicale.it/scheda/227059/privatizzare-luniversita
    che vede contrapposte le due forme di pensiero…

    aggiungo in risposta a:
    analista politico dice: “[…] Dall’altra parte, l’abolizione dei concorsi è un’interessante provocazione, che però potrebbe risultare una scorciatoia dagli esiti imprevedibili in un paese ingolfato da interessi corporativi e localistici come l’Italia. […]”

    Tu pensi veramente che il nostro paese dipenda in qualche modo
    dall’università?… ILLUSO… l’università e la ricerca in italia sono un
    modulo a se stante completamento distaccato da interessi pubblici e
    privati… al massimo è un bacino di di voti x interessi prettamente politici.

  31. Kari ha detto:

    che ne dite di mettere su’ un bel forum ?

  32. Serpica Naro ha detto:

    sì al forum, ma con la pregiudiziale anti-bocconiana. Sono troppo arroganti, con questa gente non si può discutere.

  33. c’è in giro una certa freschezza di spirito democratico!!! La sentite anche voi?

  34. Homo publicans ha detto:

    Serpica Naro, solit estremista!

    anche negli USA tanto amati da bocconiani e importatori vari di cervelli in fuga di casa nostra c’è una precarizzazione crescente della docenza universitaria che suscita preoccupazioni nell’opinione pubblica. Leggete l’articolo del New York Times:

    http://www.nytimes.com/2007/11/20/education/20adjunct.html?th&emc=th

  35. kari ha detto:

    ok vediamo quante persone rispondono per un forum poi basta un qualunque CMS e siamo a posto 🙂

  36. ok x il forum…
    ce ne sarebbe già uno: quello http://www.dottorato.it/forum/
    ma dio ce ne scampi e liberi…. oltre che essere illeggibile
    strutturalmente… possiede gli stessi difetti dell’università…
    sembra un partito con tanto di CDA… hihihihi

  37. il paleocomunista liberale ha detto:

    ovviamente non potrebbe macare nel forum il palecocomunista liberale!
    sia chiaro posso concordare su tutto, mediare su tutto, non dare nulla per scontato ma non mi toccate il mio nick!!!!

  38. Homo publicans ha detto:

    questo forum sta diventando una macchietta… Roma brucia e le anime belle discettano del futuro dell’università.

  39. si hai ragione…. “roma brucia” ma i soldi dei contribuenti.

    “discettano”???!?!
    Anche tu quindi credi che l’università sia marginale…
    è solo una questione di diritto al lavoro… giusto?
    tutti dentro e arrivederci e grazie… complimenti…

  40. Paola ha detto:

    Non è “solo” una questione di diritto del lavoro, ma sempre più negli ultimi anni, col ricorso al precariato selvaggio, è diventata anche una serissima e vergognosa questione di scempio del diritto del lavoro.

  41. qui confondiamo i sintomi, con le cause che le creano…

    Università e ricerca nel mondo globale hanno un valore
    pazzesco nel breve termine…. non beneficiarne vuol
    dire stravolgere il mercato del lavoro… come difatto
    sta avvenendo da noi…. e di conseguenza ci tocca anche un
    capitalismo di furbetti che massacrano definitivamente il tutto.
    e dulcis in fundo… siamo costretti a delle soluzioni suicide per far stare
    in piedi aziende mummia tipo Alitalia.

    Dubito che la nostra economia di scarpe e prosciutti
    possa in qualche modo sopravvivere con chi scambia
    idee e tecnologia…

    Ma come sempre concentriamoci sui sintomi che è più facile…
    ma sii… un pò come curare malattie gravi con “i rimedi della nonna”….

  42. Paola ha detto:

    Rivoluzioneitalia,
    non vorrei contaminare troppo l’atmosfera così velleitaria di questa serie di post con i “miasmi del luogo comune”, come diceve il buon vecchio Oscar Wilde di Dickens. Ma, vedi, con il fegato roso e con la pancia vuota e senza alcuna prospettiva di riempirla a breve (e anche a lungo) termine, si sa, si fa fatica a pensare. A pensare in grande e in astratto. A pensare ad altra cosa che a maledire quanti stanno da anni umiliando le tue capacità intellettuali, condizionando pesantemente la tua vita privata (vedi la possibilità di fare un figlio) e violando spudoratamente i tuoi diritti. Diritti del lavoro, sì, che intorno a te, nel posto dove lavori, vedi ogni giorno garantiti ai più fortunati e certo meglio nati tuoi colleghi “strutturati”.
    Vedi, Rivoluzioneitalia, a me hanno sempre dato fastidio quegli intellettuali radicalchic – e all’Università sono un’infinità – che a casa hanno la filippina in nero però, quando va bene, si indignano pubblicamente sui diritti dei lavoratori in qualche sito dall’altra parte del globo, e quando va male pure sullo spreco mondiale dell’acqua. Ecco, l’atteggiamento di dire “il problema è ben altro che un problema di diritto del lavoro” mi ricorda tanto tanto l’atteggiamento di chi ha la filippina in nero e si straccia le vesti per il riscaldamento globale che danneggia soprattutto i Paesi più poveri. Cominciamo da quello che è vicino a noi, per favore, e smettiamola con questa sorta di presbiopia benaltrista di chi ha la pancia ben piena.

  43. Cara Paola
    mi dispiace deluderti…
    Ma non ho nessuna filippina… a breve al massimo mi proporrò io come tale, vista la prospettiva di futuro nell’università italiana.

    E aggiungo: okkio ai radical-chic… perchè la radical-chic potresti essere tu stessa come leggo dal tuo post.
    Tirar fuori il discorso su “il riscaldamento globale che danneggia soprattutto i Paesi più poveri.” è il classico discorso da post 68-ini radical-chic… sicuramente parte in causa dell’immobilismo italiano. Anche la citazione e i termini ricercati (Oscar wilde, miasmi, presbiopia benaltrista… mah ) potrebbero essere sintomi… 🙂 … ma passino le citazioni dotte…

    cmq ogni problema ha una sua scala di dibattito se tu mi tiri fuori il pb dei pb mentre parliamo di riforme-paese x Univ & Ricerca allora fondamentalmente percepisco che non ti interessa risolvere il pb ma tifare per la tua parte politico-culturale… che tu lo faccia consciamente o inconsciamente…

    E’ come voler porre all’ordine del giorno in una riunione condominiale il pb del surriscaldamento del globo. Boh… Sicuramente ne verrebbero fuori dei bei discorsi interessanti…

    Cmq tutti sappiamo queste nano-riforme corporative non risolveranno mai nulla…
    Quindi svegliamoci.

  44. Kari ha detto:

    date un’occhiata cosa ne pensa l’ADI sull’entrare o no via CV ad un dottorato.. sono inoriddito. adesso l’anzinita’ di ricerca dovrebbe partire dalle elementari secondo quanto leggo
    che tristezza

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