Mozione dei Rettori CONTRARIA alla stabilizzazione e a favore del precariato nell’Università

I rettori della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) hanno appena votato una mozione che chiarisce molte cose.

Chiedono il cambiamento della Finanziaria 2008 proprio per quel che riguarda i precari operanti nel mondo universitario.

Leggete:

Disegno di Legge Finanziaria 2008
Mozione approvata dall’assemblea generale della CRUI
Roma, 22 novembre 2007

L’Assemblea della CRUI, nella seduta del 22 novembre 2007, presa visione del ddl Finanziaria 2008 approvato dal Senato il 15 novembre 2007 con riferimento al nuovo dettato degli art. 92 in materia di “contenimento degli incarichi, del lavoro flessibile e straordinario nelle Pubbliche Amministrazioni” e dell’art. 93 in materia di “assunzioni di personale, misure concernenti la riorganizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze”, ritiene che entrambi gli articoli presentino gravi profili di illegittimità nel momento in cui ledono l’autonomia universitaria costituzionalmente garantita e, in modo particolare, le modalità di organizzazione e gestione dei singoli Atenei, che devono tenere conto necessariamente delle specificità che connotano l’istituzione universitaria nel più generale contesto della Pubblica Amministrazione.

Nella fattispecie l’articolo 92 limita le modalità di attribuzione di contratto di lavoro flessibile di cui al novellato art. 36 del decreto legislativo 165/01 esclusivamente allo”svolgimento di progetti di ricerca e di innovazione tecnologica i cui oneri non risultino a carico dei bilanci di funzionamento degli Enti o del Fondo di Funzionamento degli Enti o del Fondo di Funzionamento delle Università”. Simili limitazioni vanno superate nel senso di consentire alle Università di avvalersi di contratti di lavoro flessibile a valere su fondi propri nel rispetto dell’autonomia gestionale e finanziaria degli Atenei.

Nel caso in cui ciò non avvenisse si configurerebbe una palese violazione di quanto previsto dall’articolo 6 della legge 168/89. Con riferimento all’articolo 93, e in modo particolare al comma 7, la CRUI rileva l’ulteriore violazione dell’autonomia nel momento in cui si inseriscono le Università, a differenza di quanto avvenuto in sede di precedente Legge finanziaria (legge 296/06 comma 519) tra le amministrazioni pubbliche tenute a predisporre “piani per la progressiva stabilizzazione del personale in servizio con contratto a tempo determinato e con personale già utilizzato con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, in essere alla data di entrata in vigore della presente legge e che alla stessa data abbia già espletato attività lavorativa per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio antecedente al 28 settembre 2007”.

Precisamente l’autonomia universitaria consente agli Atenei di utilizzare, in modo temporaneo e in connessione con singoli progetti di ricerca, personale in regime di co.co.co. Detto personale viene selezionato non per esigenze di carattere strutturale ma per esigenze che si esauriscono nell’ambito del singolo progetto di ricerca.

Non si può far a meno di notare che eventuali processi di stabilizzazione di tali categorie, reclutate mediante fondi di ricerca estranei all’FFO, comporterebbero un massiccio ricorso a risorse fisse e continuative nell’ambito dello stesso FFO con inevitabile peggioramento degli attuali rapporti AF/FFO nell’ambito delle singole Università e con conseguente superamento del limite del 90% di cui all’art. 51 della L. 449/97.

La CRUI fa appello al Governo e ai Gruppi parlamentari perché siano introdotte nel passaggio del ddl Finanziaria alla Camera, le indispensabili modifiche. Qualora le istanze qui presentate non dovessero trovare accoglimento, la CRUI prenderà in considerazione ogni eventuale passo formale volto a difendere l’autonomia del sistema universitario.

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27 Responses to Mozione dei Rettori CONTRARIA alla stabilizzazione e a favore del precariato nell’Università

  1. Una risata vi seppellirà ha detto:

    Siamo alla resa dei conti.

    I rettori hanno capito che stanno perdendo un po’ di potere e chiariscono a tutta l’opinione pubblica che i ricercatori precari giovani o vecchi sono da loro considerati come schiavi!

    SE IL GOVERNO ANDASSE INCONTRO ALLE RICHESTE DI QUESTO BARONATO FASCISTA E’ L’ULTIMA VOLTA CHE I PRECARI DELLA RICERCA UNIVERSITARIA DARANNO IL LORO VOTO AL CENTRO-SINISTRA!!!!

  2. il traduttore ha detto:

    Le università sono autonome, quindi siamo pubblica amministrazione quando ci conviene, e non siamo pubblica amministrazione quando ci conviene

    siamo pubblica amministrazione quando vogliamo stipulare i co.co.co
    ma non siamo pubblica amministrazione quando dobbiamo stabilizzare

    siamo pubblica amministrazione quando chiediamo allo stato di coprire i nostri buchi di bilancio e di pagare gli aumenti stipendiali del personale
    ma non siamo pubblica amministrazione quando possiamo spendere il 110% del budget per i fatti nostri

    siamo pubblica amministrazione quando stipuliamo i contratti con i docenti a contratto (anche gratuiti)
    ma non siamo pubblica amministrazione quando possiamo farci aumentare gli stipendi dai nostri rappresentanti parlamentari (tanti i prof. universitari) quando vogliamo senza contratto collettivo nazionale

    e poi “detto personale (NOI) viene selezionato non per esigenze di carattere stratturale ma per esigenze che si esauriscono nell’ambito delsingolo progetto di ricerca” significa né più né meno che LA DIDATTICA E LA RICERCA NON RAPPRESENTANO ESIGENZE DI CARATTERE STRUTTURALE MA SOLAMENTE UNA QUESTIONE ACCIDENTALE E MARGINALE POICHE’ – a ben guardare – DI STRUTTURALE C’E’ SOLO L’AUTORIPRODUZIONE DELL’ACCADEMIA

  3. Lotta dura ha detto:

    Un comunicato esilarante e drammatico da una parte si dice che hanno bisogno dei precari dall’altra che i precari non sono necessari alle strutture.

    Delle due l’una cari Rettori!!!!!!!!!!

    Se volete i precari significa che ne avete bisogno e quindi iniziate a stabilizzarli ne più e ne meno come faranno le altre pubbliche amministrazioni.

    E venututo il tempo di finirla con i privilegi di questa casta mafiosa, la peggiore fra le caste italiane.

  4. ertansin@hotmail.it ha detto:

    Esatto! Il problema sta nell’autonomia universitaria. Questi (i Baroni e anche molti ordinari “non-baroni”) possono fare con i soldi DELLO STATO quello che vogliono. Se deve essere autonomia QUESTA DEVE ESSERE SENZA I SOLDI DELLO STATO !!!
    (Così vedete come colate a picco se non fate le cose seriamente cari proffff!!!)

  5. ecchecemetto ha detto:

    ALLA CORTESE ATTENZIONE DELLA CRUI

    Cari Rettori Italiani, se volete difendere l’autonomia delle Università, dovete anche assumervi tutte le responsabilità derivanti da tale stato giuridico, perchè di questo si tratta in quanto tale. I progetti di ricerca riguardano finanziamenti PUBBLICI e pertanto l’impiego delle risorse destinate a tali progetti è cosa PUBBLICA. E deve essere PUBBLICA pertanto anche la loro gestione. PUBBLICAMENTE e democraticamente è stata votata una legge che tutela le figure lavorative da adottare in questi progetti.
    Insomma Voi volete aver la pretesa di decidere qualcosa di non PUBBLICO con i soldi PUBBLICI mediante una struttura che quando vi conviene è PUBBLICA e quando non vi conviene non è PUBBLICA?
    Nell’ambito del diritto, il termine PUBBLICO identifica un bene materiale o immateriale accessibile a tutte le persone senza condizioni, in opposizione a ciò che è di proprietà di un privato, e che è mantenuto e protetto a SERVIZIO e GODIMENTO della collettività senza l’ingerenza di interessi privati.
    DOMANDE:
    La ricerca da parte delle Università è PUBBLICA?
    L’istruzione da parte delle Università è PUBBLICA?
    I concorsi per l’accesso ai ruoli in Università sono PUBBLICI?

  6. Paola ha detto:

    Mamma mia, questa mozione mette i brividi. Ma è la CRUI o è la Confindustria che l’ha prodotta???

  7. ecchecemetto ha detto:

    LA CRUI PRENDERA’ IN CONSIDERAZIONE OGNI EVENTUALE PASSO FORMALE VOLTO A DIFENDERE L’AUTONOMIA DEL SISTEMA UNIVERSITARIO!
    Ehh cosa???
    La CRUI si elegge a rappresentante dell’intero sistema universitario???
    L’intero sistema universitario è composto da diverse rappresentanze fra cui quelle del mondo lavorativo, didattico, sindacale, studentesco, della ricerca, etc.
    Vi riporto qui alcuni passaggi salienti tratti da ATENEI – Bimestrale del Ministero dell’Università e della Ricerca
    UNIVERSITA’ E RICERCA: IL NUOVO RINASCIMENTO (NON FATELO DIVENTARE IL VECCHIO MEDIOEVO)
    FABIO MUSSI:
    Da «un’università per pochi» siamo passati a «un’università per molti».
    Tendenzialmente a «un’università per tutti».
    Da un’università dei valori assoluti, a un’università laica.
    Da un’università ancorata al «mondo epistemologico delle certezze» (la
    certezza matematica, il realismo fisico) a un’università ancorata «al mondo
    epistemologico della probabilità e degli scenari possibili».
    Da un’università che vive nello stato nazione, all’università che vive nel
    mondo dell’informazione globale e del mercato globale.
    Da un’università monade sociale e delocalizzata, a un’università cerniera
    glocale, dove il sapere globale si incontra coi bisogni locali. Da un’università-
    isola a un’università integrata a livello internazionale, europeo, nazionale,
    regionale e locale.
    Da un’università centrata sul «professore» a un’università centrata sullo
    studente. Da un’università superba a un’università competitiva (che compete
    con le altre per attrarre fondi e il «bene scarso» più importante, lo studente
    appunto).
    Da un’università per soli maschi – le prime, pochissime donne sono entrate
    nelle università di Parigi e Zurigo solo alla fine dell’Ottocento – a un’università
    che è stata attraversata dalla rivoluzione femminile e oggi le studentesse
    sono più numerose e spesso più brave degli studenti, mentre esiste
    ancora un «tetto di cristallo» che impedisce alle donne non tanto di entrare
    nei ruoli accademici, ma di raggiungere i vertici della carriera.
    Da un’università cui viene chiesto di formare ristrette classi dirigenti in un
    ciclo breve e definito di istruzione rigidamente disciplinare, a un’università
    cui viene richiesto di formare insiemi sempre più numerosi di persone in un
    ciclo di istruzione continuo e senza fine (long life learning), in un framework
    elastico che supera le barriere disciplinari.
    Da un’università superba, lontana dalla società, a un’università che assume
    su di sé una nuova missione, oltre quella della formazione e della ricerca:
    la dissemination, la comunicazione al grande pubblico, la creazione
    di un rapporto organico, solido, maturo, improntato al mutuo rispetto tra
    scienza e società.
    Dall’«università dei manuali» e dei saperi consolidati, a un’università evolutiva
    e dei saperi rapidamente cangianti.

    Credo che bisogna porre al centro di tutto la centralità dello studente ed il suo percorso formativo e cari Rettori non dimenticatevi di essere stati anche voi studenti.

  8. precario incazzato ha detto:

    Perché solo la finanziaria 2008 è contro l’autonomia….

    Anche la scorsa finanziaria stabilizzava i tecnici a TD eppure le università li hanno stabilizzati…lo scorso anno l’autonomia non c’era.

    Allora l’ANVUR è contro l’autonomia

    Allora le riforme più eque dei concorsi sono contro l’autonomia

    Autonomia di chi?

    Autonomia dei Baroni che fanno sempre il loro porco comodo. Usano i soldi per i loro affiliati e guai a togliere di mano il giocattolo.

    Andate tutti in pensione come gli altri lavoratori e gli altri professori nel mondo a 65 anni e non a 75.

    Sfruttate i giovani per il vostro porco comodo!!!

    Siete la rovina della ricerca italiana!

  9. […] rettori amano i co.co.co. Ne dà dettagliata notizia il blog della rete dei ricercatori precari. E’ uscito proprio ieri un comunicato (una mozione) della […]

  10. Luca ha detto:

    E bravi i magnifici ipocriti!

    “Detto personale viene selezionato non per esigenze di carattere strutturale ma per esigenze che si esauriscono nell’ambito del singolo progetto di ricerca.”
    singolo progetto, eh?
    Il progetto di aprire l’anno accademico?
    Un progetto collettivo, che coinvolge annualmente decine di migliaia di precari universitari.
    Bellissimo, magnifico, il male incarnato, la perfetta mistifcazione.
    Senza peli sullo stomaco, senza reticenze morali. Anzi con spocchia!
    Li ammiro. Vorrei essere perfido come loro.
    Bello: pretendono l’autonomia di fare quello che più aggrada loro, strafregandose di chi ci lavora e insegna. D’altronde lo fanno oramai da quindici anni…
    Ma perché, invece, non si rendono flessibili e a termine anche loro?

    Venendo a noi sottoposti, a noi biechi, striscianti mangiapane a tradimento, lamentosi schiavi che pretendono di lavorare pagati, magari assunti (in cielo?)… è dunque arrivato il momento di chiedere l’abolizione dell’autonomia?
    Un pezzetto magari, così per iniziare….
    “Abolizione immediata dell’articolo 6 della legge 168/89.”

    W la PANTERA!
    Abbaso la crui!

  11. LucaS ha detto:

    Si potrebbero fare molte considerazioni sulle pretese dei rettori di costruire sul territorio nazionale tante piccole repubbliche indipendenti che al momento sono libere di assumere personale con contratti precari che sospendono quasi tutti i diritti riconosciuti dallo Statuto dei Lavoratori (per esempio, come sappiamo, in tema di maternità, malattia, infortuni) e domani probabilmente pretenderanno di non essere soggette alle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e magari di dotarsi di una propria magistratura e di un proprio codice penale. Comunque, limitandosi al comunicato, dopo averlo riletto un po’ piu’ attentamente ho trovato che i punti quantomeno discutibili siano molti:

    1) All’inizio si parla di “autonomia universitaria costituzionalmente garantita”. Non sono esperto di diritto costituzionale, quindi sono pronto ad ascoltare le obiezioni di qualcuno piu’ preparato di me, ma credo ci si riferisca all’articolo 33 della costituzione che nell’ultimo comma afferma “Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”. Sembrerebbe che per un refuso di stampa nella versione letta dai rettori siano saltate le ultime 7 parole! In ogni caso mi sembra ridicolo che la CRUI ritenga “che entrambi gli articoli presentino gravi profili di illegittimità nel momento in cui ledono l’autonomia universitaria costituzionalmente garantita”.

    2) Il riconoscimento dell’autonomia non significa che gli atenei sono come la Repubblica di San Marino. Anche i rapporti di lavoro in un’azienda privata, che per definizione è assai piu’ autonoma di una università pubblica, sono regolamentati dalle leggi dello stato. Se cosi’ non fosse le aziende potrebbero imporre i contratti di lavoro che vogliono ignorando, per esempio, quanto stabilito dallo Statuto dei Lavoratori.

    3) Restando nel campo dell’autonomia nel settore pubblico, la costituzione riconosce anche l’autonomia degli enti locali. Ma questo non significa che i comuni possono fare quello che gli pare e, tanto per dirne una, imporre le tasse che vogliono e fissare un’aliquota ICI del 100%.

    4) Come sottolineato da molti sul blog, la CRUI interpreta l’autonomia universitaria nel modo sempre per lei piu’ conveniente, ritenendo che gli atenei siano sufficientemente non autonomi da poter stipulare contratti flessibili in forme non consentite nel settore privato, e al tempo stesso sufficientemente autonomi da pretendere di chiamarsi fuori dal processo di superamento del precariato nei rapporti di lavoro pubblici.

    5) C’e’ un’altra evidente contraddizione fra la prima e la seconda parte del comunicato: parlando dell’articolo 93 (che peraltro nel testo finale è diventato il 146) “la CRUI rileva l’ulteriore violazione dell’autonomia nel momento in cui si inseriscono le Università, a differenza di quanto avvenuto in sede di precedente Legge finanziaria (legge 296/06 comma 519) tra le amministrazioni pubbliche tenute a predisporre “piani per la progressiva stabilizzazione del personale” subito dopo, riprendendo il discorso sull’articolo 92 si sostiene il diritto per gli atenei di “di utilizzare, in modo temporaneo e in connessione con singoli progetti di ricerca, personale in regime di co.co.co. Detto personale viene selezionato non per esigenze di carattere strutturale ma per esigenze che si esauriscono nell’ambito del singolo progetto di ricerca”. Delle due l’una: o questo personale viene assunto per esigenze che si esauriscono nell’ambito di un singolo progetto di ricerca (che di norma ha carattere biennale, dal momento che il 99.99% dei contratti flessibili hanno durata pari o inferiore ai 2 anni) e allora non dovrebbe esserci problema con l’articolo 93 perche’ quasi nessuno dovrebbe aver maturato il requisito dei tre anni di servizio, oppure i rettori sanno di essere tenuti a stabilizzare un numero considerevole di precari e allora sarebbe falso affermare che il personale precario viene assunto per esigenze che si esauriscono nell’ambito di un singolo progetto di ricerca.

    Infine, mi sembra quasi ovvio che, se le richieste della CRUI trovassero ascolto nel Centro-Sinistra, nessun precario della ricerca potrebbe più dare il voto a questi partiti, non solo per delusione, ma anche perche’ sarebbe assai lontano dalla cultura del Centro-Sinistra mettersi a difendere contratti che non garantiscono nemmeno i diritti affermati dall Statuto dei Lavoratori.

  12. ario ha detto:

    Ottima analisi LucaS,

    c’è anche un altra contraddizione palese:

    da un lato si chiede di poter stipulare contratti anche sugli FFOO, quindi su fondi ordinari e non straordinari, esterni o a progetto,

    dall’altro lato si sostiene che i precari sono tutti impegnati in prestazioni straordinarie e a progetto… Certo è che se vogliono poter stipulare prestazioni a progetto su fondi ordinari è perché il lavoro che si chiede di fare non è legato ad un progetto ma alle attività ordinarie delle università

    e per inciso, mandare avanti progetti di ricerca nel nostro caso resta un’attività ordinaria e non straordinaria

  13. Antonio ha detto:

    Rimango veramente sconcertato dal contenuto di questa mozione. La stragrande maggioranza dei ricercatori precari lavora nelle Universita’ da 5-10 anni con contratti co.co.co, e pochissime garanzie, con pubblicazioni, convegni e docenze, come tutti i ricercatori. Un accoglimento di questa mozione, vorrebbe dire non rispettare quanto scritto nel programma dell’Unione sul precariato.

  14. Peppe ha detto:

    IL GOVERNO DOVREBBE PUNTUALIZZARE ANCORA MEGLIO LA PROPRIA POSIZIONE SUL PRECARIATO DELLA RICERCA.

    SE PASSA QUESTA MOZIONE MAI PIU’ VOTI A QUESTO CENTRO-SINISTRA CHE DIFENDE CASTE E BARONI!

  15. Gennaro ha detto:

    I rettori fanno il loro mestiere, era ampiamente prevedibile questa reazione.

    Nel programma dell’Unione, per la cronaca, non si dice di stabilizzare gli assegnisti di ricerca ma di impegnarsi in politiche meritocratiche di reclutamento di ricercatori e docenti. Che mi pare un pò diverso!

  16. Peppe ha detto:

    Nel programma dell’uninione è scritto mai più precari!

    Invece la CRUI chiede al Governo di avere mani libere con i precari. Neanche alle aziende private è consentita una tale arrogante presa di posizione.

    Inoltre la parte dei concorsi universitari più meritocratica è stata e continua ad essere affondata dalla Crui stessa la quale non vuole neppure i concorsi meritocratici.

    Infatti i concorsi meritocratici per la CRUI non sarebbero altro che una limitazione della propria autonomia ovvero facciamo quello che c…o ci pare.

  17. Armando ha detto:

    Scusate non capisco… a me sembra che i rettori abbiano ragione! Perché deve essere stabilizzato qualcuno che, magari perché aveva un prof potente, ha avuto un assegno indipendentemente dalla produttività scientifica?

  18. Peppe ha detto:

    I rettori non dicono affatto questo!!!!

    Dicono che vogliono avere libertà di contratti sulle persone.

    I rettori non hanno fatto nulla per migliorare i concorsi

    Se i rettori dicessero questo avrebbero chiesto si stabilizzare i curricula con una selezione e nessuo avrebbe avuto nulla da ridire.

    Invece loro dicono che vogliono decidere come gli pare sulla pelle delle persone e non sono come le altre PA o anche le altre aziende.

    Si nascondono dietro i loro privilegi di casta.

    Ciò detto il comunicato è molto ingenuo.

    Sembra scritto dall’ultimo Re di Napoli.

    Riflettete Rettori…Riflettete!

  19. ecchecemetto ha detto:

    Te lo spiego io Armando, o almeno ci provo.
    Indipendentemente dalla produttività scientifica, le stabilizzazioni fino ad oggi hanno riguardato soprattutto coloro che erano bene ammanicati. Anche per avere un assegno bisogna essere ammanicati.
    La produttività scientifica può essere gestita come si vuole. Ponendo ad esempio dei tetti massimi di pubblicazioni da presentare in determinate selezioni o concorsi, oppure figurando in un diverso ordine in una pubblicazione. E’ risaputo che persone predestinate alla vittoria di un concorso da ricercatore, e soprattutto chi per loro “tifava” si sono mosse in anticipo per scoraggiare chiunque volesse mettere i bastoni fra le ruote e soprattutto sfornando pubblicazioni ad hoc in tempi brevissimi.
    Paradossalmente, arrivati a questo punto, limitare l’autonomia delle università è più che mai necessario quale condizione di tutela dell’eguaglianza delle persone. L’unico criterio valido per generare differenze è il merito, ma il merito chi lo valuta? Eppoi chi da l’ok a chi ha valutato? E’ questo il vero punto!
    Al pesce bisogna tagliare la testa!

  20. Kari ha detto:

    ecchecemetto scrive cose sacrosante. Credo anche leggendo le altre risposte che TUTTI siamo all’esasperazione. Tutti sbandieriamo il merito e credo che sia piuì che giusto rispetto ad una stabilizzazione indiscriminata anche se non me la sento di condannare chi dopo aver fatto il factotum vorrebbe qualcosa di piu’ certo nella vita. Rimane verissimo che visto il sistema feudatario in italia .. sei legato al prof con cui sei e alla sua cordata .. morale pubblicare di piu’ puo’ anche voler dire essere ammanicato meglio non essere piu’ valido di qualcun altro ed e’ verissimo anche, provato sulla mia pelle che essere ammanicati inizia sicuramente dall’assegno di ricerca e lo sta diventanto anche per il dottorato ! (ma lo sapete che in certi atenei HANNO TOLTO IL CONCORSO DI ACCESSO AI DOTTOTATI E PRENDONO VIA CURRICULUM ??? ADI ma ce sei ?????ma che cavolo di CV ha un neolaureato ?? allora partiamo direttamente dalla casta di nascita e facciamo prima)
    e gente che insegue veramente la ricerca viene penalizzata per aver cambiato gruppo di lavoro… non ho altre parole con cui commentare

  21. Anticocooniano ha detto:

    I Rettori hanno pure usato un documento vecchio per il commento!!!!

    Lo avranno prso dal nostro Blog!

    Ora gli articoli in dicussione hanno un numero diverso non più 92 , 93.

    Rettori invece di lamentarvi proponete delle stabilizzazioni sulla base dei cv e non negate l’evidenza

    le università sono fatte da precari

    iniziate ad occuparvene !!!!!!!!!

    NEGAZIONISTI!

  22. Kari ha detto:

    allego link sul forum … dico che sono abbastanza colpito dalle risposte
    http://www.dottorato.it/forum/viewtopic.php?t=7370

  23. PrecarioRomano ha detto:

    Ecco un comunicato dei Precari Romani in risposta ad un articolo del Messaggero elogiativo della posizione Crui scaricabile al link

    https://ricercatoriprecari.files.wordpress.com/2007/12/controiprecari.pdf

    DI SEGUITO LA RISPOSTA

    Spettabile Redazione, siamo rimasti particolarmente colpiti nel trovare sull’edizione del Messaggero del 1 dicembre 2007 un articolo dal titolo: I rettori: “Per trentamila precari sanatoria occulta in finanziaria”, nel quale la giornalista si è affrettata a riportare e, a quanto ci è dato capire, sostenere la posizione dei rettori sull’articolo 146 della finanziaria senza preoccuparsi di raccogliere l’opinione, chiaramente diversa, dei sindacati e delle associazioni dei precari.
    L’articolo appare inspiegabilmente appiattito sul punto di vista della conferenza dei rettori fin dal titolo, dove viene definito “occulto” un processo di stabilizzazione che è in realtà il risultato di una campagna condotta alla luce del sole, promossa dai sindacati confederali e sostenuta dai precari di tutti gli atenei e gli enti di ricerca d’Italia fin dallo scorso luglio. Sarebbe stato sufficiente fare un giro sui siti web dei sindacati universitari della CGIL, della CISL e della UIL per verificare che tra Luglio ed Ottobre si è svolta una campagna chiamata “Perché noi no?” con la quale i precari italiani hanno chiesto al governo di riparare all’ingiusta esclusione di migliaia di loro dal processo di stabilizzazione avviato con la Finanziaria 2007. Anche se questa richiesta non è stata accolta, nel testo della legge Finanziaria 2008 approvato dal Senato, i precari della ricerca saranno almeno trattati come gli altri lavoratori e saranno inoltre stabilizzati solo previa valutazione: non si tratta quindi di una sanatoria.
    Sarebbe invece necessario riconoscere che le uniche operazioni occulte sono quelle attualmente condotte dalla conferenza dei rettori per affossare in extremis alla Camera ogni tentativo di intervenire per regolarizzare il mercato nero del lavoro precario attivo fra i precari dell’Università e della Ricerca. Queste manovre appaiono tanto più riprovevoli se si pensa che nessun Rettore ha mai voluto dialogare, confrontarsi e discutere con i lavoratori precari del proprio ateneo.
    Passiamo ora al merito del provvedimento. Non avendo ascoltato le ragioni di chi ha proposto il provvedimento, la giornalista sembra ignorare che i contratti precari stipulati da università ed enti di ricerca non garantiscono molti dei diritti fondamentali riconosciuti agli altri lavoratori italiani, precari e non. Se l’autrice dell’articolo domani dovesse intraprendere una gravidanza, saprebbe di potere usufruire, in corrispondenza del parto, di un congedo di maternità di cinque mesi, regolarmente retribuiti. Ecco come il regolamento degli assegni di ricerca presso l’università La Sapienza di Roma regola la questione per una lavoratrice precaria dell’ateneo: “L’attività di ricerca e l’assegno possono essere sospesi per servizio militare, gravidanza e malattia, fermo restando che l’intera durata dell’assegno non può essere ridotta a causa delle suddette sospensioni” . In pratica questo significa che la neo-mamma deve sospendere l’assegno, stare cinque mesi in maternità senza essere pagata e recuperare questo periodo successivamente. Come si può leggere, la stessa procedura si applica anche ai periodi di malattia. Non è quindi tanto scandaloso che, per superare una realtà palesemente in contrasto con i diritti che la legge riconosce a tutti i lavoratori italiani rettori inclusi, sindacati e precari abbiano avanzato la richiesta di un intervento legislativo su queste forme contrattuali. Tale richiesta è stata accolta dall’attuale testo della legge finanziaria nell’articolo 145 in materia di “contenimento degli incarichi, del lavoro flessibile e straordinario nelle Pubbliche Amministrazioni” che limita le modalità di attribuzione di contratto di lavoro flessibile esclusivamente allo “svolgimento di progetti di ricerca e di innovazione tecnologica i cui oneri non risultino a carico dei bilanci di funzionamento degli Enti o del Fondo di Funzionamento degli Enti o del Fondo di Funzionamento delle Università”. In sostanza si fa divieto di stipulare contratti precari utilizzando il fondo di finanziamento ordinario degli atenei (FFO). Anche se l’articolo non lo riporta, il documento della conferenza dei rettori ampiamente citato chiede come prima cosa proprio la revoca di tale articolo, ritenendo in nome di una strana idea dell’autonomia universitaria che le università debbano continuare a far lavorare persone con contratti precari talmente irrispettosi dei diritti del lavoro da non essere consentiti neppure alle imprese private!
    Tale richiesta è inoltre in patente contraddizione con ciò che gli stessi rettori affermano poco più avanti, quando chiedono di escludere le università dal processo di stabilizzazione perché “tali categorie, reclutate mediante fondi di ricerca estranei all’FFO, comporterebbero un massiccio ricorso a risorse fisse e continuative nell’ambito dello stesso FFO”. Ora ci chiediamo: “ma questi precari vengono reclutati sul FFO o su fondi di ricerca estranei al FFO”?
    Quella appena citata non è l’unica contraddizione contenuta nel documento in questione: nella critica alle stabilizzazioni “la conferenza dei rettori rileva l’ulteriore violazione dell’autonomia nel momento in cui si inseriscono le Università (…) tra le amministrazioni pubbliche tenute a predisporre piani per la progressiva stabilizzazione del personale”, ma subito dopo, riprendendo il discorso sull’articolo 145 si sostiene il diritto per gli atenei di “di utilizzare, in modo temporaneo e in connessione con singoli progetti di ricerca, personale in regime di co.co.co. Detto personale viene selezionato non per esigenze di carattere strutturale ma per esigenze che si esauriscono nell’ambito del singolo progetto di ricerca”. Anche qui: o questo personale viene assunto per esigenze che si esauriscono nell’ambito di un singolo progetto di ricerca (che di norma ha carattere biennale, dal momento che il 99.99% dei contratti flessibili hanno durata pari o inferiore ai 2 anni) e allora non dovrebbe esserci problema con la stabilizzazione perché quasi nessuno dovrebbe aver maturato il requisito dei tre anni di servizio, oppure i rettori sanno di essere tenuti a stabilizzare un numero considerevole di precari perché l’esaurimento nel singolo progetto di ricerca è solo la foglia di fico dietro la quale viene nascosto un precariato perenne e strutturale.
    Ancora: nell’introduzione i rettori ritengono che “entrambi gli articoli presentino gravi profili di illegittimità nel momento in cui ledono l’autonomia universitaria costituzionalmente garantita”. In effetti l’articolo 33 della costituzione afferma che “Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”. Sembrerebbe che, per un refuso di stampa, nella versione letta dai rettori siano saltate le ultime 7 parole.
    In realtà il riconoscimento dell’autonomia non significa che le università siano come la Repubblica di San Marino. Anche nelle aziende private, che per definizione sono assai più autonome delle università pubbliche, i rapporti di lavoro sono regolamentati dalle leggi dello Stato. Se così non fosse, non sarebbe possibile l’esistenza di uno Statuto dei Lavoratori e le aziende potrebbero imporre qualsiasi tipo contratto di lavoro. Per fortuna il Parlamento italiano, nei decenni, ha mostrato di essere assai più illuminato dei nostri rettori! Ma anche restando nel campo dell’autonomia nel settore pubblico, la costituzione riconosce autonomia anche agli enti locali. Il che non significa che i comuni possono fare quello che gli pare e, tanto per fare un esempio, imporre le tasse che vogliono e fissare un’aliquota ICI del 100%.
    La sensazione è che la conferenza dei rettori interpreti l’autonomia universitaria in maniera quanto meno elastica, ritenendo che gli atenei siano sufficientemente non autonomi da poter stipulare contratti flessibili in forme non consentite nel settore privato, e al tempo stesso sufficientemente autonomi da pretendere di chiamarsi fuori dal processo di superamento del precariato nei rapporti di lavoro pubblici. Un po’ come quando si invoca l’autonomia gestionale, salvo poi battere cassa allo Stato per chiedere ulteriori finanziamenti.
    Infine, sarebbe opportuno precisare che le stabilizzazioni non sono una gigantesca ope legis, come sostenuto dall’onorevole Tocci, ma un inevitabile corollario dell’impegno a superare il lavoro precario nelle pubbliche amministrazioni contenuto nel programma dell’unione, che lui stesso ha assunto nel momento in cui ha accettato la propria candidatura a deputato della Repubblica.
    Come correttamente riportato dal Messaggero nelle tabelle che accompagnano l’articolo in questione, l’università italiana attualmente occupa oltre 65000 lavoratori precari (quindi ben 5000 in più dei 60251 lavoratori stabili), molti dei quali indispensabili per il suo funzionamento. Come pensa l’on. Tocci di conciliare l’abolizione degli obbrobri contrattuali discussi in precedenza e il superamento del lavoro precario con lo stato di cose attuale? E’ piuttosto ovvio che la riduzione o l’abolizione dei contratti precari non accompagnata dalla stabilizzazione si risolverebbe in un gigantesco licenziamento che paralizzerebbe l’università italiana e getterebbe migliaia di famiglie sul lastrico. L’on. Tocci denuncia “l’infornata senza merito”? Ma è mai stato dentro un dipartimento universitario? Ha mai assistito ad un concorso reale? Dove era quando pochi mesi fa il vostro stesso giornale denunciava come la casta accademica stesse sabotando il nuovo regolamento per i concorsi proposto dal ministro Mussi che avrebbe reso l’intera procedura più trasparente? E soprattutto ha letto che l’articolo della finanziaria che sta contestando prevede che vengano stabilizzati solo coloro che hanno superato una prova selettiva?
    E i rettori? Dove erano quando le università si sono saturate di 19000 professori ordinari e 19000 professori associati a fronte di soli 22000 ricercatori? Perché hanno riempito le università di precari favorendo le progressioni del personale di ruolo e dilapidando in tal modo risorse che avrebbero dovuto essere utilizzate per assumere ricercatori? E perché perseverano nell’errore chiedendo la riapertura dei bandi di concorso per ordinari e associati quando i numeri dicono che servirebbe esattamente il contrario? Si è mai vista una redazione di un giornale formata da 10 capiredattori, 10 redattori e 10 correttori di bozze? E cosa si penserebbe se qualcuno proponesse di assumere altri 5 capiredattore? Ciò che si dovrebbe considerare davvero incredibile è che le uniche proposte di cambiamento siano arrivate dai sindacati e dai precari, mentre all’interno delle università tutto tace.

    Assegnisti e Ricercatori Precari della Sapienza

  24. bologna33 ha detto:

    Se non avremo ascolto – dopo quello che è stato espresso così chiaramente sopra – non rimane che votare in futuro ricordandoci bene nomi dei partiti e cognomi dei deputati

  25. foggia67 ha detto:

    Questi signori Rettori, tronfi del loro sussiegoso atteggiamento da “casta”, frutto dei loro agganci politici, spudorati nel considerare gli Atenei “cosa loro”, sanguisughe pronte a spremere le competenze di chi purtroppo si trova di fronte ad una situazione ricattatoria verso la quale è costretto a soccombere per conservare un barlume di speranza in un avvenire meno avvilente… questi signori dovrebbero capire che giocare con la dignità altrui, non solo è amorale ma anche indegno di un paese pseudo civile come il nostro, il quale, l’unica grande colpa che detiene è quella di avere una classe dirigente di scarsissimo livello, la quale vede gliindividui in difficoltà come merce deperibile da usare e gettare a seconda delle convenienze clientelari.

  26. Italo ha detto:

    Una proposta seria: chiudiamole ste Università…. le tutto da rifare!!!

  27. giorgio manzoni ha detto:

    Da vecchio “barone”, affermo che la Gelmini , i rettori e il Corriere della Sera fanno una campagna intollerabile con il sistema Università attuale e la distruggono, continuando la schiavizzazione dei precari, che io stesso ho praticato e grazie alla quale ho potuto condurre ricerche.
    Ho costretto i miei precari a zampettare nella neve portando strumenti pesanti o farsi entrare l’umidità nelle ossa, in cavità dove svolgevamo esperimenti. Ho visto precari nel caldo polveroso di scavi archeologici, che poi vengono sfruttati per il turismo, ho visto precari entusiati tanto del loro lavoro da accettare, per un piatto di minestra e una branda, lavori che nessuna Azienda Sanitaria avrebbe consentito e tante altre cose, in 45 anni di servizio. Io ho condiviso questi disagi ed è l’unica mia scusante.
    PRECARI, siete la spina dorsale e la muscolatura ed anche la materia grigia di questo Paese.
    A 69 anni compiuti poca forza mi rimane, ma è a vostra disposizione.

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