Vergognosa campagna mediatica contro i ricercatori precari

Oggi Il Messaggero di Roma pubblica un articolo che tenta di bloccare qualsiasi iniziativa in favore dei ricercatori precari dell’Università e della ricerca.

Ecco il file dell’articolo controiprecari.pdf

Viene spiegato che si tenta una sanatoria occulta e viene chiamato in causa l’On. Tocci del PD che dichiara di aver preparato un emendamento che elimininerebbe del tutto la possibilità di stabilizzazione dei ricercatori parasubordinati negli enti e nella università.

Se passa l’articolo 146 del testo attuale della finanziaria 2008 sarà solo riconosciuto un “diritto” che ha principalmente un valore politico, verrà sancito per legge che il lavoro precario della Università ESISTE. L’articolo 146 non dice che il giorno dopo automaticamente i barbari entreranno nell’Università.

La CRUI nega l’esistenza del problema e non propone soluzioni!

I precari erano buoni solo come spauracchio contro Berlusconi e la Moratti ora c il precariato della ricerca è un problema per un sistema in cui è negato ogni diritto al ricambio generazionale e i concorsi si svolgono con il contagoccie e secondo principi cooptativi.

Cosa fare se non rispondere per email sia al Messaggero (dilatua@ilmessaggero.it) che all’Onorevole Tocci (tocci_w@camera.it) tranquillizzandoli del fatto che i ricercatori precari non sono BARBARI, inviandogli magari il nostro curriculum così si renderanno conto che prima di dare ascolto alle mozioni CRUI dovrebbero fare una analisi critica ed autocritica della realtà che intendono spiegarci.

Questo è invece un elenco di esponenti autorevoli (presidenti, vice presidenti e segretari della maggioranza) delle commissioni Bilancio (che dovrà approvare gli emendamenti), Cultura (che si occupa di ricerca e di università), Lavoro (che si occupa degli articoli sulle stabilizzazioni).

Potete inviare anche a loro una tranqullizzante email che attesti che non siete dei barbari e che meritate qualcosa di più dallo Stato italiano:

duilio_e@camera.it,pegolo_g@camera.it,

ossorio_g@camera.it,pagliarini_gnn@camera.it,

motta_c@camera.it,widmann_h@camera.it,

folena_p@camera.it,sasso_a@camera.it,

colasio_a@camera.it,desimone_c@camera.it,

ghizzoni_m@camera.it, tocci_w@camera.it,

bertinotti_f@camera.it

Domani o dopodomani approveranno gli emendamenti

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23 Responses to Vergognosa campagna mediatica contro i ricercatori precari

  1. Precario incazzato ha detto:

    Mai più voti a Tocci

    Mai più voti ai comunisti italiani

    Ci stanno solamente prendendo in giro.

    Esistono precari e precari. Il nostro lavoro anche se è di alto livello scientifico non conta nulla.

    Ci trattano come dei ladri.

    La Crui vuole solo farci fuori come generazione, la Crui ha bloccato qualsiasi riforma, ora tenta di bloccare qualsiasi riconoscimento.

    Perché non propongono un prepensionamento così si rinnovano le facoltà, in Italia i professori vanno in pensione a 75 anni e senza nessuna verifica!!!

    Sono solo dei baroni arroganti e Tocci e il Messaggero gli tengono bottone!

  2. Leonida ha detto:

    Io ho scritto al messaggero e a Tocci questa lettera (per Tocci leggermente modificata)

    Esprimo l’assoluto dissenso per l’articolo da voi pubblicato in data odierna a pag. 14.

    I precari operanti nella ricerca e nell’università non sono dei barbari! Vivono da anni in un perenne stato di disagio e l’articolo della finanziaria che stabilizza i precari della PA darebbe loro solo un riconoscimento politico e non la immediata stabilizzazione.

    Lo stesso articolo infatti recita che nella PA si entra solo per concorso quindi non è una SANATORIA.

    Il vostro giornale è poco serio dando voce solo ai RETTORI che sono solo preoccupati del loro incontrollato potere, che hanno affossato ogni riforma democratica del sistema universitario, che continuano – unici in Europa- ad andare in pensione a 75 anni, bloccando di fatto qualsiasi ricambio generazionale.

    Cordialmentte

    Dott. Leonida Montanari

  3. Anticocooniano ha detto:

    Adesso pure Tocci!

    Sanno chiedere solo a noi il pedegree!!!!

    Noi siamo gli unici oggi ad avere un cv che merita mentre vorrei che fossero valutati i membri della CRUI e quanti hanno vinto i concorsi negli ultimi 10-15 anni!

    Ma cosa è stato fatto dalla CRUI (e da Tocci) a parte strumentalizzarci nel momento della protesta anti-moratti

  4. ecchecemetto ha detto:

    E’ bello essere precari.
    E’ bellissimo pagare le tasse.
    E’ stupendo prendere le multe.
    Precari di cosa? Precari di vita. Si perchè chi non ha un lavoro sicuro è precario anche nella vita. Come la compro una casa, come la faccio una famiglia, come lo metto al mondo un figlio con una borsa di studio, con un assegno di ricerca, con un contratto di collaborazione? Il tutto perchè deve rimanere confinato all’esigenza temporale del progetto di ricerca. Ma allora anche la ricerca è a tempo determinato. Anche la ricerca è precaria. E questo in uno Stato che è fanalino di coda per lo stanziamento di fondi per la ricerca. Ogni volta i nostri politici e ministri si sciacquano la bocca con frasi del tipo:
    – Dobbiamo investire di più in università e ricerca! RICERCA DI COSA? RICERCA DI POLLI DA FAR LAVORARE CON SALARI (DOPO UNA LAUREA, UN DOTTORATO E/O UNA SPECIALIZZAZIONE, DOPO DIECI ANNI DI RICERCA E PUBBLICAZIONI DI ALTO LIVELLO ANCORA LO CHIAMANO SALARIO) DI TRE EURO L’ORA QUANDO LI PAGATE;
    – Le stabilizzazioni sarebbero incostituzionali se relazionate all’autonomia di cui gode l’Università (CRUI)! EBBEH. L’INCOSTITUZIONALITA’. LA CRUI SA COS’E’ LA COSTITUZIONE? VIVETE NEL MEDIOEVO, AVETE BARONI, CASTELLI, FEUDI CHE OGNI GIORNO ARROCCATE SEMPRE DI PIU’. PERSINO, NEL GIOCO DEGLI SCACCHI L’ARROCCO E’ CONCESSO SOLO UNA VOLTA ED IN SITUAZIONI PARTICOLARI. A VOI LA VERA RIFORMA CHE PUO’ AVER DATO FASTIDIO E CHE AVETE RITENUTO INCOSTITUZIONALE E’ STATA QUELLA FATTA DALL’ENTE RIFORME QUANDO HA TOLTO LA TERRA AI PRINCIPI, AI MARCHESI, AI CONTI, AI BARONI PER RIDARLA AI CONTADINI. CERCHIAMO DI USARE I TERMINI GIUSTI ED APPROPRIATI AD OGNI EPOCA SE VOGLIAMO PARLARE DI DIRITTI CARI BARONI. E RICORDATEVI CHE IN QUANTO BARONI, CONTATE MENO DI MARCHESI, CONTI, VISCONTI, ETC..
    C’e’ ancora chi inveisce contro i comunisti italiani, o contro le destre.
    Vorrei che questa gente che ancora crede nella destra e nella sinistra finalmente realizzasse che su certe manovre ed (sott)accordi politico-istituzionali vi è un’altra regia più forte e coesa nel negare al popolo ogni diritto.
    I poteri forti italiani occultano con i media, i giornali, a volte anche i blogs purtoppo, le realtà quotidiane di sopravvivenza lavorativa e sociale.
    Non votiamo questo. Non votiamo più quello.
    Ma chi volete prendere in giro?…ma chi credete ancora di pilotare? Oggi, ogni tanto, qualche deputato o senatore in un dibattito politico cita la mitica frase:
    “Gli italiani, ormai, sono troppo intelligenti per non aver capito con quale manovra li state illudendo/disilludendo”.
    Andate a casa.
    Lasciateci gli spazi per rigenerare i nostri pensieri ed uscire dal tunnel mediatico.
    Lasciateci far passare la vostra sbronza di decreti e manovrine.
    Lasciateci liberi di pensare senza l’utilizzo di armi di distrazione di massa.
    Ci date ogni tanto dei contentini, le caramelline come faceva la nonna quando non voleva cedere ai nostri desideri da bambini.
    Ogni italiano è ormai deluso da quello che dite, promettete e no fate. Siete da quindici anni a questa parte peggio della vecchia e truffaldina DC. Nessuno crede alle vostre promesse da marinai, che marinai non siete neanche. Non vi siete neanche fatti le ossa come i vostri ex-DCiani.
    Avete solo approfittato (più che approfittato vi hanno piazzato lì, perchè non sareste neanche stati capaci di approfittarne) delle vostre conoscenze, dei vostri ammanicamenti. E quando qualcuno se ne accorge e vi smaschera e pretende da VOI qualcosa che è un suo SACROSANTO DIRITTO, l’unica risposta diplomatica che riuscite a tirar fuori è:
    NON FACCIAMOCI PRENDERE DA POLITICHE DI POPULISMO.
    Il populismo non è politica (per fortuna). Il populismo nasce da un insieme di ideali comuni. E’ l’espressione rinvigorita e nuova della democrazia ancor meglio di quella che rappresenta i partiti italiani. Allora anche i partiti italiani sono populisti? Di fondo dovrebbero ma oggi tali partiti non sono neanche degni di lustrar le scarpe al più piccolo e meno ambizioso pensiero populista.
    CARI (IM)PRENDITORI POLITICI. Gli italiani hanno capito ormai. Abbiamo tutti una luarea. E tale laurea non ci è servita solo per capire la fisica o scoprire la biologia e parlare di filosofia, ma ci ha allargato la mente. Non siamo più così ignoranti e bendati come i vostri cari ex-elettori dell’era democratico-cristiana.
    OGGI SE DAVVERO VOLESSIMO, TUTTI INSIEME, NOI DEL POPOLO, VENIAMO A ROMA E VI PRENDIAMO DI CRAVATTINO AD UNO AD UNO.
    ATTENTI.
    E’ INUTILE CHE VI NASCONDETE DIETRO LE VOSTRE FILOSOFIE DA BARACCONE. NON LA TIRATE PIU’ LA CORDA. GUARDATEVI ALLO SPECCHIO DOMATTINA E INIZIATE A PENSARE COSA POTETE FARE VOI PER IL POPOLO ITALIANO, ANZICHE’ PENSARE A COME SPREMERLO GIORNO DOPO GIORNO.
    ATTENTI.
    STIAMO VENENDO A PRENDERVI.
    E QUANDO VERREMO NON SI PARLERA’ PIU’ DI LAVORO O DI LEGGI.
    SI DISCUTERA’ DI COME REIMPIEGARE LE VOSTRE ESILI BRACCINE IN CAMPI DI POMODORI, O NELL’EDILIZIA, O A SPALARE LE STRADE ITALIANE DALLA VOSTRA IMMONDIZIA.
    E non girate la palla su discorsi o rivendicazioni di tipo terroristico. Chi vi sta scrivendo è solo uno dei meno incazzati che ci sono in giro. Ci avete portati all’esasperazione.
    Ma vi rendete conto che in Italia c’è stata gente che si è inpiccata perchè non riusciva più a pagare le rate del mutuo. E qualcun altro ha fatto prostituire la moglie per lo stesso motivo. E voi state ancora lì a dibattere sulla nuova destra, la vecchia sinistra, il nome o il simbolo del partito che meglio si intona con l’arredo. E a non presentarvi nelle aule per dare il vostro contributo. A farvi ripicche e ripicchette. A fare voi i BAMBOCCIONI. SI PERCHE’ SIETE VOI I VERI BAMBOCCIONI. MA ATTENTI PERCHE’ VI ABBIAMO GIA’ RICHIAMATI. VI LASCIAMO ANCORA GIOCARE UN PO’ MA POI BASTA!

  5. brigantedellaricerca ha detto:

    Ammo pusato chitarre e tamburo
    pecchè ‘sta musica s’adda cagnà.
    Simmo briganti e facimm’ paura,
    e cu ‘a scupetta vulimmo cantà.

    E mo cantammo ‘sta nova canzone,
    tutta la gente se l’adda ‘mpara.
    Nun ce ne fotte d’o re Burbone
    ma ‘a terra ‘a nostra e nun s’adda tucca.

    Tutte e paise d’a Basilicata
    se so scetati e vonno luttà,
    pure ‘a Calabria mo s’è arrevotata;
    e stu nemico ‘o facimmo tremmà.

    Chi a visto o lupo e s’è miso paura,
    nun sape buono qual’è verità.
    O vero lupo ca magna ‘e creature,
    e ‘o piemontese c’avimma caccià.

    Femmene belle ca date lu core,
    si lu brigante vulite salvà;
    nun ‘o cercate scurdateve ‘o nome;
    cai ce fà guerra nun tene pietà.

    Omo se nasce, brigante se more,
    ma fino all’ultimo avimma sparà.
    E se murimmo menate nu fiore
    e na bestemmia pe’ ‘sta libertà.

  6. paola ha detto:

    Vergogna Baroni!
    Vergogna Messaggero!
    Vergogna Tocci!

    Dopo un anno di governo tutte le riforme sono state affossate!

    Avevamo chiesto di stabilizzare i curricula

    Rispondete no!

    Adesso ci escludete pure dalle stabilizzazioni normali.

    Vergognatevi!

    Baroni in pensione a 65 anni come nel resto del Mondo!

    Così con i soldi entrano i giovani e i precari storici!

    Vergogna dell’Italia

  7. let it be - ROSSO FUORI BIANCO DENTRO ha detto:

    Rafaniello

    rosso fuori, bianco dentro! Yeaaa!

    Rafaniello, rafaniello,

    rafaniello, rafaniello,

    rafaniello, rafaniello, rafanie’ l’ l’ l’ l’!

    Sta gente fann’ e tuost’, e veri comunist’
    bannere, spilletelle, magliette antagoniste
    ma tutt’e capi vuost’ o 7 Aprile l’ato visto
    ca mannaveno in galera e frat’ antagonist’
    cumpagne aret’ e sbarre, dint’ e galere imperialiste
    pe mezz’ e gli interessi do Partito Comunista
    e se sparteno e denar’ cà Democrazia Cristiana
    o partit’ ca mettete e bombe a Piazza Fontana

    Rafaniello, rafaniello,
    rafaniello, rafaniello,
    rafaniello, rafaniello, rafanie’ l’ l’ l’ l’!

    Armando Cossutta rifonda il Comunismo,
    Sergio Garavini rifonda il Comunismo,
    Ersilia Salvato rifonda il Comunismo,
    Galante Garrone rifonda il Comunismo,
    Calogero e Ingrao se stanno ‘ncopp’ a Quercia
    ma nun te ‘ncaricà, sò sempe a stessa feccia
    ma mo facimme a mente ca nun ce ne fotte niente,
    chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato simme tutti comunist’ e scurdammece o passato
    ce sta a manifestazione, serve gente p’ò curdone addò sta Rifondazione?
    Veco una delegazione s’avvicina o dirigente e me dice stì parole:
    -Sono un comunista,
    sono di rifondazione
    voglio fà a Rivoluzione
    ma dico no al cordone
    perché il vero movimento
    é sempre quello non violento
    altrimenti come faccio a contrattare in Parlamento?
    – E allora sient’ a me ,
    si nu ddieci e Rafaniello
    tu vuò fà a rivoluzione
    assettato int’a poltrona
    a poltrona chiaramente
    ca sta dint’ o Parlament’
    e allora arape e recchie: E contraddizioni nun stann’ o Parlamente ma tra la
    popolazione!
    Tu si…

    Rafaniello, rafaniello,

    rafaniello, rafaniello,

    rafaniello, rafaniello, rafanie’ l’ l’ l’ l’!

    Migliar’ e tesserati chine e potenzialità
    dint’ e sedi abbandunat’ a fo’ blablabla
    ma pecché tutta sta gente nun vonno fa maje niete
    e nun stann’ miez a via a parla cull’ata gente
    ma risolveno i problemi dint’ o Parlament’
    accunciann quacche legge co dojie o tre emendament’
    evidentemente -dico- evidentemente
    dint’o mazzo a chesta gente nun c’abbrucia proprio nient’
    e nun c’abbrucia a polizia ogni metro miez’ a via
    e nun c’abbrucia o senzatett’ senza manco e sigarette
    e nun c’abbrucia o disoccupato miez a via semp ‘ncazzato
    e nun c’abbrucia o vecchio e nuovo proletariato
    sorridente e schiavizzato do’ lavoro salariato
    e nun c’abbruciano e criature a decine a decine
    ca se chiavano dint’ e vvene chil’ e chili d’eroina
    Rafaniello, rafaniello,

    rafaniello, rafaniello,

    rafaniello, rafaniello, rafanie’ l’ l’ l’ l’!

    E mo sinceramente-dico- sinceramente
    si nun t’abbrucia o mazz’ nun da retta, nun fàà nient’
    ma fà na cosa bona e fà cuntent’ a tutt’ quant’
    assiettat’ tranquillo dint’ o Parlament’
    cuntat’ e renare,
    magnate e tangent’
    e lassa o Comunismo a nuje ca ce lo sentimmo arint’
    ca ce sentimmo oppressi overo, e no pe finta!
    a nuje ca ce piace a
    pummarola,
    rossa dint’ e
    rossa fora
    POM POM POMMAROLA,
    POM POMPOMMAROLA,
    Tu si…

    Rafaniello, rafaniello,

    rafaniello, rafaniello,

    rafaniello, rafaniello, rafanie’ l’ l’ l’ l’!

  8. lealidellafarfalla ha detto:

    Ho paura che non sappiano leggere. 😦
    cmq è giusto tentare

  9. protestante ha detto:

    Io ho inviato questa mail ad un gruppo di deputati qualificati della sinistra delle commissioni lavoro, cultura e bilancio

    duilio_e@camera.it,pegolo_g@camera.it,ossorio_g@camera.it,pagliarini_gnn@camera.it,motta_c@camera.it,widmann_h@camera.it,folena_p@camera.it,sasso_a@camera.it,colasio_a@camera.it,desimone_c@camera.it,ghizzoni_m@camera.it, tocci_w@camera.it,bertinotti_f@camera.it

    I precari della Ricerca universitaria sono lavoratori come gli altri!
    Cari Onorevoli

    Sono più di 10 anni che nell’Università è presente un precariato diffuso e strutturale.
    Professori a contratto che lavorano un intero anno accademico e vengono pagati per un mese!!! Cocco e assegni di ricerca con contratti saltuari, senza diritti e con esigui versamenti previdenziali.
    Il testo della Finanziaria 2008, al contrario del testo della scorsa Finanziaria, tenta di limitare questo mercato nero del lavoro intellettuale di altro livello nelle Università.
    In particolare l’articolo 145 e 146. Il primo articolo tenta il limitare della proliferazione dei contratti flessibili, il secondo articolo chiede a tutte le amministrazioni di “programmare” piani per la stabilizzazione fermorestando che queste avverranno per procedura selettiva.
    Queste timide riforme fanno gridare allo scandalo la Conferenza dei Rettori (CRUI) che ha lanciato una campagna mediatica in cui si sostiene che il precariato universitario non è strutturale, che non esiste e che queste norme limiterebbero la loro “autonomia”. Si sostiene contro ogni evidenza che le stabilizzazioni avverrebbero senza merito e che le Istituzioni universitarie non sono PA come le altre.
    Il testo della finanziaria 2008 è addirittura timido, premette procedure selettive e piani triennali!
    Ma la CRUI vuole esludere le università dall’articolo 145 e 146.
    Si vuole escludere questa categoria facendo ricorso a emendamenti riguardanti le regole dello scorso anno (On. Pagliarini – Comunisti Italiani) o ad emendamenti che eliminerebbero tout court le università (On. Tocci- On. Ghizzoni).
    Le norme della finanziaria 2008 sancirebbero solamente un diritto e una esistenza che gli accademici si ostinano a non riconoscere.
    In Italia non c’è ricambio generazionale e i professori italiani, unici nel mondo, lavorano senza valutazione fino a 75 anni! Sono una casta.
    In oltre un anno di governo nulla è stato fatto per risolvere il problema, le riforme si affossano, i diritti sono calpestati.
    Cari Onorevoli vi chiedo di non subire le pressioni delle caste operanti nelle università italiane ma anzi di migliorare il testo in favore della stabilizzazione dei precari universitari, inserendo semmai ulteriori elementi di merito (numero minimo di pubblicazioni) al fine di accedere come gli altri lavoratori alle stabilizzazioni.
    Cordialmente

  10. Romani ha detto:

    Lettera invita al Messaggero dai Romani

    Spettabile Redazione, siamo rimasti particolarmente colpiti nel trovare sull’edizione del Messaggero del 1 dicembre 2007 un articolo dal titolo: I rettori: “Per trentamila precari sanatoria occulta in finanziaria”, nel quale la giornalista si è affrettata a riportare e, a quanto ci è dato capire, sostenere la posizione dei rettori sull’articolo 146 della finanziaria senza preoccuparsi di raccogliere l’opinione, chiaramente diversa, dei sindacati e delle associazioni dei precari.
    L’articolo appare inspiegabilmente appiattito sul punto di vista della conferenza dei rettori fin dal titolo, dove viene definito “occulto” un processo di stabilizzazione che è in realtà il risultato di una campagna condotta alla luce del sole, promossa dai sindacati confederali e sostenuta dai precari di tutti gli atenei e gli enti di ricerca d’Italia fin dallo scorso luglio. Sarebbe stato sufficiente fare un giro sui siti web dei sindacati universitari della CGIL, della CISL e della UIL per verificare che tra Luglio ed Ottobre si è svolta una campagna chiamata “Perché noi no?” con la quale i precari italiani hanno chiesto al governo di riparare all’ingiusta esclusione di migliaia di loro dal processo di stabilizzazione avviato con la Finanziaria 2007. Anche se questa richiesta non è stata accolta, nel testo della legge Finanziaria 2008 approvato dal Senato, i precari della ricerca saranno almeno trattati come gli altri lavoratori e saranno inoltre stabilizzati solo previa valutazione: non si tratta quindi di una sanatoria.
    Sarebbe invece necessario riconoscere che le uniche operazioni occulte sono quelle attualmente condotte dalla conferenza dei rettori per affossare in extremis alla Camera ogni tentativo di intervenire per regolarizzare il mercato nero del lavoro precario attivo fra i precari dell’Università e della Ricerca. Queste manovre appaiono tanto più riprovevoli se si pensa che nessun Rettore ha mai voluto dialogare, confrontarsi e discutere con i lavoratori precari del proprio ateneo.
    Passiamo ora al merito del provvedimento. Non avendo ascoltato le ragioni di chi ha proposto il provvedimento, la giornalista sembra ignorare che i contratti precari stipulati da università ed enti di ricerca non garantiscono molti dei diritti fondamentali riconosciuti agli altri lavoratori italiani, precari e non. Se l’autrice dell’articolo domani dovesse intraprendere una gravidanza, saprebbe di potere usufruire, in corrispondenza del parto, di un congedo di maternità di cinque mesi, regolarmente retribuiti. Ecco come il regolamento degli assegni di ricerca presso l’università La Sapienza di Roma regola la questione per una lavoratrice precaria dell’ateneo: “L’attività di ricerca e l’assegno possono essere sospesi per servizio militare, gravidanza e malattia, fermo restando che l’intera durata dell’assegno non può essere ridotta a causa delle suddette sospensioni” . In pratica questo significa che la neo-mamma deve sospendere l’assegno, stare cinque mesi in maternità senza essere pagata e recuperare questo periodo successivamente. Come si può leggere, la stessa procedura si applica anche ai periodi di malattia. Non è quindi tanto scandaloso che, per superare una realtà palesemente in contrasto con i diritti che la legge riconosce a tutti i lavoratori italiani rettori inclusi, sindacati e precari abbiano avanzato la richiesta di un intervento legislativo su queste forme contrattuali. Tale richiesta è stata accolta dall’attuale testo della legge finanziaria nell’articolo 145 in materia di “contenimento degli incarichi, del lavoro flessibile e straordinario nelle Pubbliche Amministrazioni” che limita le modalità di attribuzione di contratto di lavoro flessibile esclusivamente allo “svolgimento di progetti di ricerca e di innovazione tecnologica i cui oneri non risultino a carico dei bilanci di funzionamento degli Enti o del Fondo di Funzionamento degli Enti o del Fondo di Funzionamento delle Università”. In sostanza si fa divieto di stipulare contratti precari utilizzando il fondo di finanziamento ordinario degli atenei (FFO). Anche se l’articolo non lo riporta, il documento della conferenza dei rettori ampiamente citato chiede come prima cosa proprio la revoca di tale articolo, ritenendo in nome di una strana idea dell’autonomia universitaria che le università debbano continuare a far lavorare persone con contratti precari talmente irrispettosi dei diritti del lavoro da non essere consentiti neppure alle imprese private!
    Tale richiesta è inoltre in patente contraddizione con ciò che gli stessi rettori affermano poco più avanti, quando chiedono di escludere le università dal processo di stabilizzazione perché “tali categorie, reclutate mediante fondi di ricerca estranei all’FFO, comporterebbero un massiccio ricorso a risorse fisse e continuative nell’ambito dello stesso FFO”. Ora ci chiediamo: “ma questi precari vengono reclutati sul FFO o su fondi di ricerca estranei al FFO”?
    Quella appena citata non è l’unica contraddizione contenuta nel documento in questione: nella critica alle stabilizzazioni “la conferenza dei rettori rileva l’ulteriore violazione dell’autonomia nel momento in cui si inseriscono le Università (…) tra le amministrazioni pubbliche tenute a predisporre piani per la progressiva stabilizzazione del personale”, ma subito dopo, riprendendo il discorso sull’articolo 145 si sostiene il diritto per gli atenei di “di utilizzare, in modo temporaneo e in connessione con singoli progetti di ricerca, personale in regime di co.co.co. Detto personale viene selezionato non per esigenze di carattere strutturale ma per esigenze che si esauriscono nell’ambito del singolo progetto di ricerca”. Anche qui: o questo personale viene assunto per esigenze che si esauriscono nell’ambito di un singolo progetto di ricerca (che di norma ha carattere biennale, dal momento che il 99.99% dei contratti flessibili hanno durata pari o inferiore ai 2 anni) e allora non dovrebbe esserci problema con la stabilizzazione perché quasi nessuno dovrebbe aver maturato il requisito dei tre anni di servizio, oppure i rettori sanno di essere tenuti a stabilizzare un numero considerevole di precari perché l’esaurimento nel singolo progetto di ricerca è solo la foglia di fico dietro la quale viene nascosto un precariato perenne e strutturale.
    Ancora: nell’introduzione i rettori ritengono che “entrambi gli articoli presentino gravi profili di illegittimità nel momento in cui ledono l’autonomia universitaria costituzionalmente garantita”. In effetti l’articolo 33 della costituzione afferma che “Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”. Sembrerebbe che, per un refuso di stampa, nella versione letta dai rettori siano saltate le ultime 7 parole.
    In realtà il riconoscimento dell’autonomia non significa che le università siano come la Repubblica di San Marino. Anche nelle aziende private, che per definizione sono assai più autonome delle università pubbliche, i rapporti di lavoro sono regolamentati dalle leggi dello Stato. Se così non fosse, non sarebbe possibile l’esistenza di uno Statuto dei Lavoratori e le aziende potrebbero imporre qualsiasi tipo contratto di lavoro. Per fortuna il Parlamento italiano, nei decenni, ha mostrato di essere assai più illuminato dei nostri rettori! Ma anche restando nel campo dell’autonomia nel settore pubblico, la costituzione riconosce autonomia anche agli enti locali. Il che non significa che i comuni possono fare quello che gli pare e, tanto per fare un esempio, imporre le tasse che vogliono e fissare un’aliquota ICI del 100%.
    La sensazione è che la conferenza dei rettori interpreti l’autonomia universitaria in maniera quanto meno elastica, ritenendo che gli atenei siano sufficientemente non autonomi da poter stipulare contratti flessibili in forme non consentite nel settore privato, e al tempo stesso sufficientemente autonomi da pretendere di chiamarsi fuori dal processo di superamento del precariato nei rapporti di lavoro pubblici. Un po’ come quando si invoca l’autonomia gestionale, salvo poi battere cassa allo Stato per chiedere ulteriori finanziamenti.
    Infine, sarebbe opportuno precisare che le stabilizzazioni non sono una gigantesca ope legis, come sostenuto dall’onorevole Tocci, ma un inevitabile corollario dell’impegno a superare il lavoro precario nelle pubbliche amministrazioni contenuto nel programma dell’unione, che lui stesso ha assunto nel momento in cui ha accettato la propria candidatura a deputato della Repubblica.
    Come correttamente riportato dal Messaggero nelle tabelle che accompagnano l’articolo in questione, l’università italiana attualmente occupa oltre 65000 lavoratori precari (quindi ben 5000 in più dei 60251 lavoratori stabili), molti dei quali indispensabili per il suo funzionamento. Come pensa l’on. Tocci di conciliare l’abolizione degli obbrobri contrattuali discussi in precedenza e il superamento del lavoro precario con lo stato di cose attuale? E’ piuttosto ovvio che la riduzione o l’abolizione dei contratti precari non accompagnata dalla stabilizzazione si risolverebbe in un gigantesco licenziamento che paralizzerebbe l’università italiana e getterebbe migliaia di famiglie sul lastrico. L’on. Tocci denuncia “l’infornata senza merito”? Ma è mai stato dentro un dipartimento universitario? Ha mai assistito ad un concorso reale? Dove era quando pochi mesi fa il vostro stesso giornale denunciava come la casta accademica stesse sabotando il nuovo regolamento per i concorsi proposto dal ministro Mussi che avrebbe reso l’intera procedura più trasparente? E soprattutto ha letto che l’articolo della finanziaria che sta contestando prevede che vengano stabilizzati solo coloro che hanno superato una prova selettiva?
    E i rettori? Dove erano quando le università si sono saturate di 19000 professori ordinari e 19000 professori associati a fronte di soli 22000 ricercatori? Perché hanno riempito le università di precari favorendo le progressioni del personale di ruolo e dilapidando in tal modo risorse che avrebbero dovuto essere utilizzate per assumere ricercatori? E perché perseverano nell’errore chiedendo la riapertura dei bandi di concorso per ordinari e associati quando i numeri dicono che servirebbe esattamente il contrario? Si è mai vista una redazione di un giornale formata da 10 capiredattori, 10 redattori e 10 correttori di bozze? E cosa si penserebbe se qualcuno proponesse di assumere altri 5 capiredattore? Ciò che si dovrebbe considerare davvero incredibile è che le uniche proposte di cambiamento siano arrivate dai sindacati e dai precari, mentre all’interno delle università tutto tace.

    Assegnisti e Ricercatori Precari della Sapienza

  11. LucaS ha detto:

    Invio lettera spedita al presidente della Provincia di Roma.

    Gentile on. Gasbarra,

    leggo con grande di sappunto sull’edizione de Il Messaggero del 1 Dicembre che un importante rappresentante della Partito Democratico Romano ha presentato alla Camera un emendamento alla Finanziaria 2008 che raccoglie l’appello lanciato dalla conferenza dei rettori delle università contro la stabilizzazione dei ricercatori precari. L’emendamento presentato dall’on. Tocci intende cancellare i risultati di una campagna sindacale chiamata “Perche’ noi no?” promossa dalle Federazioni Universitarie dei tre Sindacati Confederali e sostenuta dalle organizzazioni dei precari della ricerca di Roma e del resto d’Italia. Purtroppo l’on. Tocci ha sposato la posizione dei rettori senza aver incontrato nessuna rappresentanza sindacale e senza aver mai ascoltato le ragioni dei lavoratori precari. Per ovvi motivi di spazio non posso riportare qui queste ragioni (peraltro ampiamente discusse in decine di siti web). Mi preme pero’ informarla che i ricercatori precari romani, pur privi di rappresentanti in Parlamento, seguono con molta attenzione sulle loro mailing list l’evoluzione delle vicende che li riguardano.
    Se le manovre in corso alla Camera dovessero andare in porto, quando alle elezioni provinciali della prossima primavera saremo chiamati a scegliere fra i due candidati alla Presidenza sarà per noi molto difficile scegliere quello sostenuto dall’on. Tocci.

  12. sandro ha detto:

    complimenti, splendide le lettere e le risposte….

  13. bologna33 ha detto:

    Anche io ho scritto ai deputati menzionati da “Protestante”.
    Sarebbbe molto efficace se si trovassero – lunedì e martedi -le caselle di posta inondate da messaggi e-mail! Rifletterebbero sulle conseguenze….

  14. bologna33 ha detto:

    CREATE PER FAVORE UN APPOSITO AVVISO SUL WEBSITE (CHE INVITI PER ESEMPIO : SCRIVETE AI DEPUTATI !!) COSI CHI VUOLE PUO FACILMENTE:
    – TROVARE INDIRIZZI MAIL DEI DEPUTATI
    – INVIARE UN MESSAGGIO
    PENSO CHE UNA CAMPAGNA MEDIATICA DI QUESTO TIPO POSSA DARE OTTIMI RISULTATI!!!!
    DEBBONO REALIZZARE CHE SIAMO MOLTI ED ATTENTI ALLE ATTIVITA DI OGNI PARLAMENTARE

  15. fabio70 ha detto:

    Mi chiedevo se, oltre alle doverose email da inviare ai vari indirizzi che avete già segnalato, non potesse essere utile dare maggiore visibilità alla questione, inviando magari una lettera puntuale e circostanziata come quella preparata dagli Assegnisti e Ricercatori Precari della Sapienza al blog di Beppe Grillo. Dovrebbe essere piuttosto sensibile a una questione come questa, che racchiude in sè una sconcertante sintesi di “distorsioni” del famigerato “Sistema Italia”: incompetenza, superficialità, se non asservimento, della stampa ai poteri forti (in questo caso rappresentati dalla CRUI e più in generale dalla casta Università); prepotenza di tali sistemi di potere gerontocratici ai danni della dignità delle giovani leve; sostegno fraudolento e senza vergogna al precariato; inettitudine, se non contiguità, del potere politico (anche nell’ambito della Sinistra più radicale); assoluta inconsistenza delle politiche per la ricerca in Italia, e completa assenza di progettualità in tal senso, con le dirette conseguenze che ciò ha e avrà sulla competitività del Paese, in un futuro prossimo che (parafrasando proprio una frase di Grillo) non sarà vissuto dalle gerontocrazie al potere, ma da noi “giovani” che questi meccanismi di potere li subiamo.

    Non sono un sostenitore sfegatato di Grillo, che seguo con interesse ma con la dovuta capacità critica. Credo però che una questione come questa meriti la visibilità che un blog come il suo può garantire (basta considerare che ormai tutti quelli che si occupano di informazione in Italia tengono d’occhio giornalmente i contenuti del suo blog, che peraltro come è noto è in continua ascesa nelle classifiche dei siti più cliccati, non solo in Italia).

    Nel caso l’idea raccogliesse il riscontro di un numero sufficiente tra noi, basterebbe coordinarci e mandare più email al blog, in maniera da evitare che una unica email si disperda nel marasma di comunicazioni che un blog del genere immagino riceva tutti i giorni…

    …ovviamente ben venga qualsiasi altro tipo di iniziativa che dia visibilità… come ha già detto qualcun’altro, il rischio è di “bruciare” una intera generazione di persone che a vario titolo si occupano di ricerca in un paese che ne avrebbe veramente bisogno…

  16. Spartacus ha detto:

    La lettera dei ricercatori precari dela Sapienza è on line http://www.ilmessaggero.it/home_page.php?sez=HOME_MAIL

    e quindi è pubblica. Penso che nessuno si arrabbi se qualcuno la segnala al blog di beppe grillo o fa un copia/incolla.

    Per Bologna33: non so se i responsabili del sito accetteranno la tua richiesta, comunque le email dei deputati sono tutte su http://www.camera.it. E’ possibile vedere anche la composizione delle commissioni.

  17. Spartacus ha detto:

    Ai precari romani:
    il cuore del sistema politico sono i voti e fra pochissimo tempo l’on. Tocci sosterrà la candidatura dell’on. Gasbarra alla presidenza della provincia.
    E’ importante far sapere in giro che, se affosserà le stabilizzazioni, non potrà chiederci alcun voto, perche’ nessun precario della ricerca voterà il candidato dell’Unione. E la rielezione e’ in bilico…

  18. stonedresearcher ha detto:

    Scusa ma qual è la mail di Gasbarra?

  19. oronzo ha detto:

    Vi segnalo la risposta di Mussi al Messaggero.

    Si rimane senza parole.

  20. […] soprattutto chi fa ricerca. Ore di lavoro estremamente specializzate e dannatamente mal pagate. Ora sono perfino maltrattati! ma poi da esponenti comunisti (ci sarebbe da ridere se non piangessi con […]

  21. ecchecemetto ha detto:

    STOP.
    BASTA.
    DOMATTINA NON ANDIAMO PIU’ A LAVORARE, ANZI NON ANDIAMO PIU’ A PRECARIARE.
    VISTO CHE NON CI VOLETE RICONOSCERE IN QUANTO LAVORATORI DELLA RICERCA, NOI NON LAVORIAMO.
    VOGLIO VEDERLI I 75ENNI ANDARE IN LABORATORIO.
    VOGLIO VEDERLI I RETTORI PAVONEGGIARSI DELLE LORO RICERCHE E DELLE LORO PRESTIGIOSE FACOLTA’.
    VOGLIO VEDERLI I CATTEDRATICI COME LI PORTANO AVANTI I LORO PROGETTI.
    RAGAZZI PIUTTOSTO CHE FARE GUERRE VENTENNALI PER OTTENERE CIO’ CHE PER TUTTI GLI ALTRI LAVORATORI E’ UN DIRITTO DA ANNI, BASTA FERMARCI TUTTI PER UN ANNO.
    D’ACCORDO?
    UNO MA BUONO PIUTTOSTO CHE VENTI SCADENTI.
    CHE DITE?
    COSA ABBIAMO DA PERDERE?
    UN FUTURO CHE GIA’ CI HANNO RUBATO?
    UN LAVORO CHE GIA’ CI HANNO TOLTO?
    UNA VITA CHE ALTRI HANNO VISSUTO PER NOI?
    EH ALLORA?
    DAL 1 GENNAIO? ANNO NUOVO VITA NUOVA…

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