I testi degli Emendamenti che ci terminano! Mobilitazione CGIL-CISL-UIL

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Ecco gli emendamenti presentati che ci riguardano, sotto trovate i nomi degli estensori dell’emedamento.

Paradossalmente alla Camera vogliono far passare un testo molto peggiore di quello del senato con minori diritti per tutti. Per i ricercatori precari dell’Università potrebbe non esserci più nessuna possibilità di stabilizzazione.

 

Questi i nomi di Onorevoli del Centro Sinistra che hanno presentato emendamenti che interdicono le stabilizzazioni (anche se previa valutazione selettiva!) dei ricercatori precari (Ghizzoni, Tocci, Rusconi, Froner, Benzoni, De Biasi, Tessitore, Colasio,Villari, Giulietti, Volpini, Chiaromonte, Aurisicchio, Sasso, Vannucci).

Lettera del segretario generale della FLC/CGIL al Ministro Mussi (clicca)

I sindacati hanno appena indetto una mobilitazione (clicca qui)

Sono quasi tutti del Centro-Sinistra e della Sinistra democratica.

L’ultimo emendamento di Vannucci (PD) taglia i ricercatori precari dell’università, non consentendo al personale non contrattualizzato di accedervi (Sarà quello voluto da Mussi?). Occorerebbe scrivere a Vannucci qualche considerazione sul suo emendamento (clicca).

Tocci, Volpini, Tessitore, Ghinazzi, Auricchio, Sasso, bontà loro, escludono dalle stabilizzazioni i precari sia degli enti che delle università.

Questi erano tutti nomi che cavalcarono l’ondata anti-morattiana e anti-berlusconiana, strumentalizzando studenti e precari della ricerca.

Non c’è nessun emendamento che invece specifichi che occorre stabilizzare il merito della ricerca universitaria.

Hanno pensato solo a tagliarci da ogni politica di welfare dei contratti di lavoro!

Questo è invece il sito della camera per scrivere al proprio deputato preferito clicca e scrivi ;-).

Pagliarini e il PdCI hanno prodotto un emendamento che favorisce la prosecuzione dei contratti parasubordinati per gli stabilizzandi (il problema è diventare uno stabilizzando!!!!)

ELENCO EMENDAMENTI(elenco completo in fondo)

 

 

1) Questo emendamento (di destra) favorisce la proliferazione dei contratti flessibili nelle università e negli enti:

 

Al comma 3, capoverso « Articolo 36 »,

comma 1, dopo le parole: « pubbliche Amministrazioni

» inserire le seguenti: « ad

eccezione delle Universita` e degli enti di

ricerca ».

Conseguentemente, all’articolo 150, capoverso,

comma 10, sopprimere il primo

periodo.

Conseguentemente, all’articolo 150,

comma 1, tabella A, ridurre gli accantonamenti

di 300 milioni di euro a decorrere

dall’anno 2008.

145. 65. Lamorte, Alberto Giorgetti.

_____________________________________________________________________________________

 

2) Questi sono emendamenti che intendono far salve gli effetti delle intese dell’anno scorso, le “intese” che per intenderci ci escludevano:

 

Al comma 7, lettera b), aggiungere infine

il seguente periodo:

Sono fatti salvi gli effetti delle intese

stipulate anteriormente alla entrata in vigore

della presente legge, ai sensi delle

disposizioni di cui ai commi 19, 558 e 565

della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

146. 83. Sgobio, Diliberto, Pagliarini,

Rocchi, Napoletano, Buffo, Aurisicchio.

Al comma 7, premettere le seguenti parole:
Fatte comunque salve le intese stipulate,
ai sensi dei commi 519, 558 e 565
dell’articolo 1 della legge 27 dicembre
2006, n. 296, prima della data di entrata
in vigore della presente legge.
146. 111. Pagliarini, Sgobio, Diliberto,
Napoletano, Bellillo, Cancrini, Cesini,
Crapolicchio, De Angelis, Galante, Licandro,
Longhi, Ferdinando Benito Pignataro,
Soffritti, Tranfaglia, Vacca, Venier.
Al comma 7, premettere le seguenti parole:
Fatte comunque salve le intese stipulate,
ai sensi dei commi 519, 558 e 565
dell’articolo 1 della legge 27 dicembre
2006, n. 296, prima della data di entrata
in vigore della presente legge.
146. 43. Cordoni, Bellanova, Motta,
Lenzi, Codurelli, Delbono, Cinzia Maria
Fontana, Farinone, Laratta, Lenzi, Merloni,
Migliori, Schirru, Viola.

__________________________________________________________________________________

 

 

3) Questo è un emendamento di SINISTRA DEMOCRATICA che esclude i precari parasubordinati della ricerca sia delle Università che degli enti:

 

Al comma 7, lettera b), aggiungere infine

le seguenti parole: nonche´ il personale a

contratto che svolge compiti di insegnamento,

di ricerca e di collaborazione alla

ricerca nelle universita` e negli enti pubblici

di ricerca.

146. 78. Aurisicchio, Sasso.

_______________________________________________________________________________

 

4) Questo è un altro emendamento identico però esteso dai DEMOCRATICI Tocci e suoi colleghi professori universitari come Tessitore e Volpini:

 

Al comma 7, lettera b), aggiungere infine

le seguenti parole: nonche´ il personale a

contratto che svolge compiti di insegnamento,

di ricerca e di collaborazione alla

ricerca nelle universita` e negli enti pubblici

di ricerca.

146. 251. Tocci, Ghizzoni, Rusconi, Froner,

Benzoni, De Biasi, Tessitore, Colasio,

Villari, Giulietti, Volpini, Chiaromonte

_______________________________________________________________________

 

5) E infine alla grande ecco quello che esclude solo i ricercatori precari universitari perché non sono contrattualizzati e include il personale tecnico amministrativo, l’estensore è Vannucci dei Democratici. Questo emendamento è il più pericoloso e il più infido perché non ha il coraggio della chiarezza:

 

Dopo il comma 8, aggiungere il seguente:

8-bis. Per le Universita` le disposizioni

di cui ai commi 7 e 8 si applicano soltanto

per il personale di cui all’articolo 2,

comma 2, del decreto legislativo 30 marzo

2001, n. 165.

146. 182. Vannucci.

________________________________________________________________________________

6) Questo è un emendamento del PdCI (Pagliarini, Diliberto ecc) che favorisce il prolungamento dei contratti fino a stabilizzazione avveuta (solo che i loro colleghi vogliono proprio eliminarci dalla categoria degli stabilizzandi!!!)

Al comma 6 sostituire le parole: di cui
al medesimo comma con le seguenti: di cui
al presente articolo.
146. 88. Sgobio, Diliberto, Pagliarini,
Rocchi, Napoletano, Buffo, Aurisicchio.

________________________________________________________________________

 

Qui infine potete scaricare tutti gli emendamenti presentati e studiarveli- clicca;-)

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53 Responses to I testi degli Emendamenti che ci terminano! Mobilitazione CGIL-CISL-UIL

  1. stonedresearcher ha detto:

    Questi erano tutti alle manifestazioni contro il governo di centro-destra.

    Eroi!

  2. Ieri amici domani nemici ha detto:

    Noi 65000 precari, loro 80 rettori.
    Oggi ascoltano loro, domani chiederanno voti a noi!

    Ridateci la Moratti, lei si che sapeva come trattarli. Li ha fatti dimettere e dopo 2 giorni erano di nuovo li’, umiliati e seduti sulla poltrona!

    Silvio: dove trovero’ il tuo simbolo?

  3. sandro ha detto:

    Mi pare assolutamente importante che finalmente ci sia una qualche iniziativa politica “di piazza” sull’università.

    STABILIZZARE IL MERITO deve essere la parola d’ordine. E questo è possibile solo chiedendo anche VALUTAZIONE e una riforma del sistema universitario.

    L’ipocrisia e l’arroganza dell’accademia ci consegna il dovere di lottare insieme per cacciarli dall’università.

    Pensate solo alla Koré di Enna, un ateneo con 5 corsi di laurea nel quale ci sono solo 25 strutturati, evidentemente mandato avanti da quei lavoratori precari che non sono impiegati in attività strutturali… tipo fare lezione, esami, pubblicare….

    vergogna!!!!

  4. Dante ha detto:

    Ho l’impressione che questo ministro abbia tanta paura dei rettori della CRUI.

    ———————————-
    Ed elli a me: “Questo misero modo
    tegnon l’anime triste di coloro
    che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.

    (………..)

    Fama di loro il mondo esser non lassa;
    misericordia e giustizia li sdegna:
    non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

  5. chiarap ha detto:

    Tutto mi sarei aspettata, tranne che vedere un ministro della sinistra prendere in giro così la cgil!!!
    Ma diciamo la verità, che i precari del mondo della ricerca fossero inclusi nelle stabilizzazioni della finanziaria 2008, non ce lo siamo mica sognati! Era il risultato di una iniziativa esplicitamente concepita a tal fine portata avanti dai sindacati confederali, interlocutori ufficiali!
    In quale Paese ci si comporta in questo modo con i rappresentanti delle parti sociali????
    Politici di questa risma non servono una repubblica ma un REGIME!

  6. Franc ha detto:

    Tutti i precari delle università italiane sicuramente dovremmo scendere in piazza ma non solo, anche scrivere e denunciare alle istituzioni della commissione europea, l’ILO-Rome, l’UNESCO, ecc. della iniziativa vergognosa da parte della CRUI e di come sono stati assecondati da alcuni ben stipendiati professori/parlamentari. Così ci troncano ancora l’amore per il nostro dignitoso lavoro, e ci lasciano senza scelte per poter portare avanti una vita dignitosa.

  7. Alex ha detto:

    Per Dante:

    magari! Celestino V almeno si era dimesso. Questo ministro a lasciare la poltrona non ci pensa proprio…

  8. Vannucci ha detto:

    Ma all’onorevole Vannucci

    VANNUCCI_M@camera.it

    Come gli è venuto un emendamento che esclude esattamente lo stesso personale della direttiva Nicolais appellandosi allo stesso articolo richiamato nella direttiva ovvero i ricercatori precari dell’Università.

    Dobbiamo scrivere una mail di ringraziamento per la puntigliosa attenzione verso il personale non contrattualizzato.

  9. ecchecemetto ha detto:

    Mi fa piacere che subito e di colpo si organizzi una forma di protesta contro questi emendamenti. Va benissimo una immediata mobilitazione.
    Ma allo stesso tempo mi fa venire la pelle d’oca il fatto che sindacalisti di alto livello quali Panini della FLC-CGIL ed altri della CISL e UIL del suo pari, si trovino, o almeno vogliono farci credere di trovarsi, spiazzati da queste modifiche agli emendamenti.
    NON CI CREDO. Per noi che non siamo all’interno e a testa bassa facciamo ricerca tali novità ci prendono di sorpresa, ma voi che siete ogni giorno lì, per VOI SINDACALISTI è inaccettabile.
    NON CI CREDO.Siete sempre lì a fare tavoli e tavolini di concertazione, trattazione e quant’altro. Eh insomma. SE PER NOI DELLA RICERCA I SINDACATI VALGONO QUALCOSA, MI SA CHE E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI DIMOSTRARLO.

  10. ecchecemetto ha detto:

    STOP.
    BASTA.
    DOMATTINA NON ANDIAMO PIU’ A LAVORARE, ANZI NON ANDIAMO PIU’ A PRECARIARE.
    CARI POLITICI, DI SINISTRA E DI DESTRA, VISTO CHE NON CI VOLETE RICONOSCERE IN QUANTO LAVORATORI DELLA RICERCA, NOI NON LAVORIAMO .
    VOGLIO VEDERLI I 75ENNI ANDARE IN LABORATORIO.
    VOGLIO VEDERLI I RETTORI PAVONEGGIARSI DELLE LORO RICERCHE E DELLE LORO PRESTIGIOSE FACOLTA’.
    VOGLIO VEDERLI I CATTEDRATICI COME LI PORTANO AVANTI I LORO PROGETTI.
    RAGAZZI PIUTTOSTO CHE FARE GUERRE VENTENNALI PER OTTENERE CIO’ CHE PER TUTTI GLI ALTRI LAVORATORI E’ UN DIRITTO DA ANNI, BASTA FERMARCI TUTTI PER UN ANNO.
    D’ACCORDO?
    UNO MA BUONO PIUTTOSTO CHE VENTI SCADENTI.
    CHE DITE?
    COSA ABBIAMO DA PERDERE?
    UN FUTURO CHE GIA’ CI HANNO RUBATO?
    UN LAVORO CHE GIA’ CI HANNO TOLTO?
    UNA VITA CHE ALTRI HANNO VISSUTO PER NOI?
    EH ALLORA?
    DAL 1 GENNAIO? ANNO NUOVO VITA NUOVA…

  11. ecchecemetto ha detto:

    AH DIMENTICAVO!
    NEL 2008 RICORRONO I 40 ANNI DELLA MANIFESTAZIONE DEL ’68.
    QUALE ANNO E OCCASIONE MIGLIORE PER RIPRENDERCI LE NOSTRE UNIVERSITA’ E MANDARE A CASA TUTTI QUESTI NONNETTI CHE IL FUTURO COME DICEVA UN CERTO TIPO LIGURE NON LO VEDRANNO NEANCHE!
    PERO’ ALLO STESSO TEMPO LO STANNO PREPARANDO SOLO PER I LORO FIGLI, I LORO NIPOTI, I LORO AMICI DEGLI AMICI.
    IL FIGLIO DEL CONTADINO FARA’ IL CONTADINO.
    IL FIGLIO DEL MEDICO FARA’ IL MEDICO.
    DOV’E’ IL PROGRESSO DA 40 ANNI A QUESTA PARTE?
    FORSE LA DIFFERENZA RISPETTO A 40 ANNI FA E’ CHE GLI STUDI AI FIGLI DEI RICCHI LI PAGHIAMO NOI POVERACCI. E IN CAMBIO COSA CI DANNO? DA FARE IL LAVORO AL POSTO LORO SENZA NEANCHE ESSERE STABILIZZATI E PAGATI COME SI DEVE.

  12. Lucas ha detto:

    Eccheccemetto, non ti credere. Questi della CRUI sono gli stessi che 40 anni fa manifestavano contro quelli che erano come sono loro ora.
    Pero’ per loro non c’era il precariato alle porte.

    Metà rettori e metà in forza italia questi sessantottini

  13. Leonardo Sciascia ha detto:

    Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…

  14. marcello ha detto:

    E poi guardiamoli questi post-sessantottini democratici, rifondaroli e comunistitalioti
    La lotta alla precarietà, la riforma delle università e degli enti di ricerca, i giovani, il rinnovamento delle università. Tutti temi buoni per farsi votare.

    Cosa hanno fatto fino ad ora se non appoggiare i potentati e i baronati di turno? Millantando riforme (Mussi docet) che esistono solo sulla carta e vestendosi dei panni belli della piazza quando si tratta di farsi vedere dalla tv ma senza assumersi sul serio il compito di governare anche contro gli interessi dei poteri forti!!!!

    Se l’università è uno schifo – come anche loro affermano – allora non dovrebbero ascoltare chi nell’università governa: la crui e il corpo accademico!

    Ipocriti, questo sono. Mai più il mio voto a questa classe di farabutti

  15. quando finiremo di spulciare questi documenti-presadic..o?

    Mentre noi “studiamo” questi emendamenti-rumore
    loro guadagnano tempo… e noi lo perdiamo 😕

  16. Marco ha detto:

    Tanto terrore di questi giovanotti no me lo aspettavo. Non sono nemmeno riusciti a far pubblicare un articolo su un quotidiano con una certa diffusione nazionale. Si sono dimessi contro la Moratti e cosa è successo? Nulla!
    Tanto in Italia chi le lascia le poltrone?

    Che tracollo rispetto ai tempi in cui i leader della sinistra marciavano assieme ai lavoratori e si pigliavano le schioppettate…

  17. stonedresearcher ha detto:

    C’è qualcuno che riesce a far passare queste notizie a quotidiani di larga diffusione?

  18. chiarap ha detto:

    ma perchè non fanno minimo accenno al nostro comunicato ansa però??? Una volta che si èdeciso di scrivere un articolo in tema di ricercatori nel precariato, questa omissione mi sembra colpevole…perchè non mandare un testo in commento?

  19. leo ha detto:

    Lettera inviata a Liberazione, il Manifesto e l’Unità

    Cari Compagni,

    In Italia da anni si parla del precariato nel mondo del lavoro ed uno dei settori in sofferenza è quello della ricerca, in particolare della ricerca universitaria.

    La finanziaria, lacrime e sangue dello scorso anno, prevedeva timide aperture per favorire il reclutamento di poche migliaia di ricercatori.

    La Finanziaria dello scorso anno non è stata attuata.

    Quest’anno invece è stato varato al Senato un testo che consente a tutti i precari storici, previa selezione concorsuale, l’accesso alle procedure di stabilizzazioni secondo un piano triennale che rispetta il fabbbisogno della PA (!). Non è quindi un testo rivoluzionario.

    Alla camera però sono stati presentati emendamenti al testo.

    Sorpresa!

    Molti emendamenti del centro Sinistra e della Sinistra democratica, su pressioni della Conferenza dei Rettori italiani (CRUI), sono conservatori e peggiorativi, vogliono far escludere le università dalle pubbliche amministrazioni in cui stabilizzare, cambiando così il testo del senato.

    La CGIL, la CISl e la UIL ieri sera si sono mobilitate!

    Vedi il loro comunicato

    http://www.flcgil.it/notizie/news/2007/dicembre/precari_universita_verso_una_protesta_nazionale

    Gli illuminati estensori degli emendamenti sono quelli che nel 2005 lottarono, fianco a fianco, con i precari per far cadere la Moratti e Berlusconi.

    Oggi sono invece attenti solo alle voci della preoccupata casta degli accademici.

    Tutte le informazioni sono disponibili al sito della rete nazionale dei ricercatori precari

    http://www.ricercatoriprecari.wordpress.com

    Ciò detto, i precari useranno come promemoria quello che avviene in questi giorni quando si dovrà prossimamente andare a votare.

    Cordialmente

  20. Alessandro Manzoni ha detto:

    Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro.

  21. R ha detto:

    Emendamenti news:

    Ti segnalo i verbali della seduta di ieri:

    http://www.camera.it/_dati/lavori/bollet/chiscobollt.asp?content=/_dati/leg15/lavori/bollet/framedin.asp?percboll=/_dati/leg15/lavori/bollet/200712/1203/html/05/

    e l’allegato

    http://www.camera.it/chiosco.asp?source=&position=Organi%20ParlamentariCommissioni%20Permanenti&content=/_dati/lavori/bollet/200712/1203/html/05/allegato.htm

    Nessuno degli emendamenti incriminati è stato dichiarato inammissibile.Mi
    sembra che governo e relatore abbiano presentato un solo emendamento agli
    art. 145 e 146 concernente i vigili del fuoco.
    Segnalo alcuni emendamenti vergognosi:

    Identici D’Elpidio 96.34 e Giuditta 96.35, che prevedono la possibilità per
    i dipendenti delle amministrazioni pubbliche che abbiano il titolo di
    dottore di ricerca di essere trasferiti nel ruolo dei ricercatori
    universitari, a domanda e con il consenso delle rispettive amministrazioni,
    previa verifica di idoneità mediante colloquio.

    Porfidia 96.023, che reca norme ordinamentali relative all’autorizzazione
    alle università di bandire concorsi riservati per posti di ricercatore, per
    il personale che riveste il ruolo di funzionario tecnico, in servizio e in
    possesso del diploma di laurea, che abbia svolto almeno tre anni di attività
    di ricerca.
    Aurisicchio 96.024, in quanto reca una delega legislativa laddove è volto a
    modificare un criterio di delega legislativa previsto dalla legge 27
    settembre 2007 n. 165, recante Delega al Governo in materia di riordino
    degli enti di ricerca.

    Giuditta 111.08, che estende anche ai ricercatori universitari la facoltà di
    posticipare il pensionamento al compimento del settantesimo anno d’età,
    applicando tale disposizione anche ai soggetti in pensione al 31 ottobre
    2007.

  22. LucaS ha detto:

    Siccome a pensar male si fa peccato, vorrei riuscire a capire il senso dell’emendamento dell’on Giuditta. In questa università di dinosauri, che bisogno c’e’ di mandare la gente in pensione 5 anni piu’ tardi? Perche’ non li pensioniamo direttamente a 95? Organizziamo anche un servizio cateteri, da affiancare alla Sapienza TV e alla tombola del rettore.

    Ma non si parlava di ringiovanimento?

  23. Marco ha detto:

    Dichiarato inammissibile dalla commissione bilancio un emendamento per la durata dei periodi di fuori ruolo dei professori universitari prima della quiescenza!!!

    Professori a riposo a 75 anni e basta!!!

    A Mussi non ti preoccupare ti si fileranno solo quando tenterai di f…… i ricercatori precari dell’università.

    Sveglia Ministro!

    Alla faccia del ricambio generazionale.

    Continuiamo così…facciamoci del male

  24. LucaS ha detto:

    Ma che significa EMENDAMENTI INAMMISSIBILI PER CARENZA DI COMPENSAZIONE O COMPENSAZIONE INIDONEA?

    Era un emendamento sacrosanto!

  25. alessio ha detto:

    scusate, fatemi capire.
    Sarebbe ammissibile l’emendamento che vuole dare anche ai ricercatori la possibilità di andare n pensione fuoriruolo e non ammissibile quello che vuole cancellare i fuoriruolo?

    Ci sarebbe da fare ferro e fuoco

  26. stonedresearcher ha detto:

    Il bello è che l’emendamento per limitare i fuori ruolo era governativo!!!!

  27. Antonio ha detto:

    Sappiano questi deputati che stanno condannando tanti ricercatori precari (molti non + giovani) del sud Italia a fare le valigie per l’estero o qualche industria del nord, contribuendo a smantellare il tessuto sociale impoverendolo ulteriormente. Poi si parla di rilancio del mezzogiorno. Vergogna!!!

  28. fabio ha detto:

    Ho cercato di descrivere nel modo più chiaro possibile quanto sta avvenendo, aggiungendo alcune doverose osservazioni, e ho inviato il tutto al blog di Grillo, giusto perchè potrebbe dare molta visibilità.

    Vi allego a seguire il tutto, nel caso qualcun altro volesse unirsi all’iniziativa e fare altrettanto, o provvedere a diffondere la questione mediante altri canali.

    Caro Beppe, ti segnalo una questione, con gli ultimi aggiornamenti, che racchiude in sè una sconcertante sintesi di “distorsioni” dell’ormai famigerato “Sistema Italia”: incompetenza e superficialità della stampa, se non asservimento ai poteri forti (in questo caso rappresentati dalla “casta Università”); prepotenza di tali sistemi di potere gerontocratici ai danni della dignità delle giovani leve; sostegno e incentivazione irresponsabile e senza vergogna al precariato, e conseguente “negazione del futuro” a intere generazioni; inettitudine, se non contiguità, del potere politico (anche nell’ambito della Sinistra più radicale, sempre pronta a rivendicare con le parole una inattaccabile sensibilità nei confronti dei problemi dei lavoratori precari); assoluta inconsistenza delle politiche per la ricerca in Italia, e completa assenza di progettualità in tal senso, con le dirette conseguenze che ciò ha e avrà sulla competitività del paese, in un futuro prossimo che (parafrasando proprio te) non sarà vissuto dalle gerontocrazie al potere, ma da noi “giovani” che questi meccanismi di potere li subiamo.

    La questione riguarda il “precariato strutturale” nelle università italiane, con particolare riferimento al variegato mondo dei ricercatori precari. Cerco di riassumerti quanto di preoccupante sta accadendo in questi ultimi giorni ed è in pieno corso in queste ore.

    1) Premessa. L’università italiana allo stato attuale occupa oltre 65000 lavoratori precari che svolgono attività didattica e di ricerca (nello specifico si tratta di più di 17000 tra titolari di borse post-dottorato, titolari di assegni di ricerca, e varie forme di contratti di prestazione autonoma parasubordinata, e di più di 48000 tra professori a contratto titolari di insegnamenti e/o di attività didattiche integrative). A fronte di questo numero abnorme di precari, i lavoratori stabili, cioè strutturati e a tempo indeterminato, sono poco più di 60000 (tra ricercatori, professori associati, e professori ordinari). A tale proposito è interessante notare che la distribuzione di questi strutturati non è piramidale, come in tutto il resto del mondo, con una ampia base di ricercatori, un livello intermedio di professori associati, e un numero più limitato di professori ordinari al vertice. La struttura italiana oggi è sostanzialmente “cilindrica”, con 22010 ricercatori, 18966 associati, e 19275 ordinari (più degli associati). Va anche evidenziato che i professori universitari in Italia vanno in pensione a 75 anni (unici in Europa, da quanto so), e che non sono soggetti ad alcuna forma di verifica di produttività/efficienza.

    2) Nella precedente Finanziaria 2007 sono state avviate delle procedure di stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione. Da tali procedure sono stati esclusi tutti i precari della ricerca.

    3) Dallo scorso luglio 2007 è stata promossa una campagna da parte dei sindacati confederali, sostenuta dai precari di tutti gli atenei e gli enti di ricerca. Con questa campagna, chiamata “Perché noi no?”, i precari della ricerca hanno chiesto al governo di riparare all’ingiusta esclusione dal processo di stabilizzazione avviato con la Finanziaria 2007 (cioè hanno richiesto di essere trattati come gli altri lavoratori precari della pubblica amministrazione soggetti alla stabilizzazione, nè più nè meno).

    4) Nel testo della Finanziaria 2008 approvato al Senato il 15 novembre 2007, l’articolo 92 (poi 145) prevede il contenimento degli incarichi, del lavoro flessibile e straordinario nelle pubbliche amministrazioni (compresa l’università). All’articolo 93 (poi 146) inoltre si prefigura la stabilizzazione dei precari della ricerca che nell’arco dei 5 anni antecedenti l’entrata in vigore della legge abbiano accumulato almeno 3 anni (anche non continuativi) di attività lavorativa. Tale stabilizzazione è comunque previsto possa avvenire solo previa valutazione (“fermo restando che l’accesso ai ruoli della pubblica amministrazione è comunque subordinato all’espletamento di procedure selettive di natura concorsuale”). Non può trattarsi quindi di “sanatoria” di alcun genere.

    5) Il 22 novembre 2007 la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) ha approvato una mozione in cui si afferma che entrambi gli articoli prima citati presentino “gravi profili di illegittimità”, in quanto lesivi dell’autonomia universitaria. La mozione si conclude con un appello al governo e ai gruppi parlamentari perché siano introdotte nel passaggio della Finanziaria 2008 alla Camera, “indispensabili modifiche” in tal senso. Da notare che la CRUI sembra negare l’esistenza del problema “precari srutturali della ricerca”.

    6) L’1 dicembre il Messaggero ha pubblicato un articolo a firma Anna Maria Sersale che lancia con un sorprendente titolo (“I rettori: Per trentamila precari sanatoria occulta in finanziaria”) un allarme inesistente e dà voce alla CRUI, stroncando qualsiasi iniziativa di stabilizzazione in favore dei precari dell’università e della ricerca. Nell’articolo si farnetica a proposito di un tentativo di “sanatoria occulta”, e viene chiamato in causa l’on. Tocci del PD, che dichiara di aver preparato un emendamento che elimininerebbe del tutto la possibilità di stabilizzazione dei ricercatori precari negli enti e nell’università. La giornalista si è guardata bene dal raccogliere l’opinione dei sindacati e delle associazioni dei precari.

    7) In risposta al suddetto articolo, il ministro Mussi si è precipitato a inviare una lettera al direttore del Messaggero, pubblicata nel numero del 3 dicembre, in cui assicura che le disposizioni di stabilizzazione per la pubblica amministrazione previste nella nuova finanziara NON sono applicabili all’università, puntualizzando inoltre che al fine di evitare qualsiasi equivoco saranno presentati appositi mendamenti in sede di discussione del disegno di legge alla Camera.

    8) Come anticipato dal ministro, una nutrita schiera di deputati della maggioranza (Pagliarini, Tocci, Ghizzoni, Rusconi, Froner, Benzoni, De Biasi, Tessitore, Colasio, Villari, Giulietti, Volpini, Chiaromonte, Aurisicchio, Sasso, Vannucci, insieme ad altri), comprendente anche alcuni professori universitari, hanno presentato una articolata serie di emendamenti, tutti volti a cassare qualsiasi tipo di processo di stabilizzazione per i precari della ricerca.

    Questo è quanto sta accadendo. Adesso alcune considerazioni.

    La motivazione principale che viene sollevata per giustificare l’opposizione a questi processi di stabilizzazione è che per le università occorre garantire la qualità, non si possono certo aprire le porte a chiunque. Si “omette” però che per ovviare a questo problema basterebbe stabilizzare in base al MERITO, parola ancora di uso (e talvolta abuso) abbastanza comune, ma il cui significato sembra ormai dimenticato.
    Per una stabilizzazione di qualità basterebbero pochi accorgimenti (oltre ovviamente alla necessaria copertura finanziaria):
    – Valutare seriamente i titoli accademici (in primo luogo le pubblicazioni, da valutare in maniera inoppugnabile, secondo criteri internazionali, e non a discrezione di commissari-valutatori che il più delle volte basano la propria conoscenza su esperienze così datate da non consentirgli di valutare prodotti di ricerca d’avanguardia).
    – Dare punteggi aggiuntivi a chi ha conseguito il dottorato, che comporta altri 3 anni passati a fare ricerca, e che se “convalidato” da una adeguata produzione scientifica può attestare l’attitudine e l’interesse del candidato alla carriera accademica (ciò consentirebbe di sbarrare la strada a personale non motivato, che tenta l’ingresso nella struttura universitaria per mero opportunismo).

    Il preoccupante processo di “invecchiamento” dell’università italiana, i pericoli che da esso derivano, e la necessità di intervenire tempestivamente con un oculato ricambio generazionale è stato descritto con grande chiarezza in un articolo comparso sul numero di Le Scienze del febbraio 2006, una lucida analisi di due scienziati italiani (S. Zapperi e F. Sylos Labini). Il numero dei docenti universitari di età compresa tra i 55 e 60 anni è sproporzionato. Non solo. Esso rappresenta un picco che si sposta nel tempo man mano che il personale invecchia, ricordando la propagazione di un’onda. I due studiosi chiamano quest’onda “tsunami”, e ne evidenziano gli effetti devastanti che essa avrà tra 15 anni, quando quest’onda anomala raggiungerà l’età pensionabile, lasciando un vuoto che si dovrà improvvisamente colmare (magari con una “sanatoria” vera). Inoltre ne individuano l’origine: la Legge 382/1980 che ha promosso “ope legis” a ricercatore e professore associato una non meglio qualificabile classe di “figure orbitanti attorno al mondo universitario”. Questa sì fu una sanatoria indegna, il cui effetto di deriva della qualità del personale universitario è stato accentuato dalla Legge 210/1998, che di fatto ha favorito la promozione del personale già esistente nell’università, piuttosto che l’assunzione di nuovo personale, consentendo all’onda anomala della sanatoria del 1980 di propagarsi, e raggiungere i vertici della struttura universitaria. Quegli stessi vertici di cui la CRUI è espressione, e che si oppone alla stabilizzazione di giovani (si fa per dire) ricercatori precari, nella maggior parte dei casi ultra-qualificati, che l’università italiana di anno in anno si lascia sfuggire, dopo averli formati, a tutto beneficio di istituzioni di ricerca estere.

    Alla luce del recente sollevamento della CRUI, che sembra negare l’esistenza del problema “precariato strutturale della ricerca”, e delle incomprensibili prese di posizione di vari deputati dell’attuale maggioranza (comprendenti esponenti sia del nuovo Partito Democratico che di partiti della sinistra detta “radicale”), non mi sembra improprio concludere che l’università italiana è nelle mani di vertici (accademici e politici) che non pianificano il ricambio generazionale, frustrando le menti di maggiore potenzialità (potenzialmente più attive e prolifiche, perchè più giovani, vivaci, curiose, creative), e consolidano il declino del paese nell’ambito accademico (e non solo). A tale proposito è degno di nota che nella classifica “World University Rankings 2007”, stilata pochi giorni fa (The Times – QS Ltd), le uniche due università italiane che compaiono tra le prime 200 al mondo sono quella di Bologna (al 173esimo posto) e la Sapienza di Roma (al 183esimo posto). Prima di noi tutti i paesi anglofoni, tutti quelli nordeuropei, quasi tutti quelli dell’Europa occidentale (tranne Spagna e Portogallo), tutti i paesi asiatici industrializzati.

    Tralascio ulteriori ovvie considerazioni sulle ripercussioni che questa frustrante situazione della ricerca dei giovani in Italia ha sulle potenzialità di innovazione e competitività del paese in relazioni a questioni strategiche come l’energia, l’ambiente, le biotecnologie, solo per citarne alcune. Faccio solo notare che non abbiamo alcuna chance nei confronti dei paesi in via di sviluppo, di cui si teme tanto la dimensione demografica, unita al basso costo della manodopera, “trascurando” l’incidenza che la ricerca e l’innovazione hanno e avranno sempre più nello sviluppo di paesi come la Cina (per non parlare dell’India, che ha una cultura e un’impostazione della ricerca accademica di derivazione anglosassone, e quindi tra le altre cose sostanzialmente meritocratica… senza troppi giri di parole, ci spazzeranno via…).

    Al di là della sconcertante incoerenza delle prese di posizione di questi “politici” rispetto alla cultura e sensibilità che la loro connotazione politica dovrebbe garantire, la qual cosa è una piccolezza rispetto agli aspetti cruciali della questione, concludo osservando come tutto ciò faccia parte di un atteggiamento ormai ben consolidato, di totale e sorprendente irresponsabilità nei confronti del rischio cui si va pericolosamente incontro: quello di “bruciare” una intera generazione di persone che di ricerca non chiacchierano, pontificano, o peggio ancora gestiscono le risorse a scopo di potere, bensì di persone che la ricerca la FANNO, e che per contro convivono con scarsi mezzi (anche economici), meccanismi accademici che annichiliscono i meritevoli, e un orizzonte di vita a 1 anno (durata convenzionale di un assegno di ricerca).

    Ti segnalo il sito della Rete Nazionale Ricercatori Precari, dove è possibile trovare tutti i dettagli e la doumentazione relativa alla questione (https://ricercatoriprecari.wordpress.com/).

    Spero il tuo blog possa dare spazio alla voce delle migliaia di precari della ricerca italiana.

  29. leo ha detto:

    Questo è stato invece inviato agli onorevoli Duilio (presidente commissione bilancio) e Ventura (relatore alla finanziaria 2008)

    Caro Onorevole,

    Le scrivo in quanto Le è stato affidato un ruolo di responsabilità nell’analisi degli emendamenti della Finanziaria 2008.

    In Italia da anni si parla del precariato nel mondo del lavoro ed uno dei settori in sofferenza è quello della ricerca, in particolare della ricerca universitaria.

    La finanziaria, lacrime e sangue dello scorso anno, prevedeva timide aperture per favorire il reclutamento di poche migliaia di ricercatori.

    La Finanziaria dello scorso anno non è stata attuata.

    Quest’anno invece è stato varato al Senato un testo che consente a tutti i precari storici, previa selezione concorsuale, l’accesso alle procedure di stabilizzazioni secondo un piano triennale che rispetta il fabbisogno della PA (!). Non è quindi un testo rivoluzionario.

    Alla camera però sono stati presentati emendamenti al testo.

    Sorpresa!

    Molti emendamenti del centro Sinistra e della Sinistra democratica, su pressioni della Conferenza dei Rettori italiani (CRUI), sono conservativi e peggiorativi, vogliono far escludere le università dalle pubbliche amministrazioni in cui stabilizzare, cambiando così il testo del senato.

    Gli illuminati estensori degli emendamenti sono quelli che nel 2005 lottarono, fianco a fianco, con i precari per far cadere la Moratti e Berlusconi.

    Oggi sono invece attenti solo alle voci della preoccupata casta degli accademici.

    La CGIL, la CISl e la UIL ieri sera si sono mobilitate!

    Vedi il loro comunicato al seguente link

    http://www.flcgil.it/notizie/news/2007/dicembre/precari_universita_verso_una_protesta_nazionale

    Tutti i commenti sull’accaduto sono disponibili al sito della rete nazionale dei ricercatori precari che segue con attenzione il lavoro alla camera

    http://www.ricercatoriprecari.wordpress.com

    I ricercatori precari dell’Università hanno inoltre comunicato a molti organi della stampa e anche al blog di Beppe Grillo una dettagliata analisi di quanto avviene in queste ore.

    Ciò detto, i precari useranno come promemoria quello che accade lo serberanno nella mente e vi si ispireranno quando si dovrà, prossimamente, andare a votare (dalle elezioni provinciali alle governative).

    Cordialmente

  30. Il meritocratico ha detto:

    «La stabilizzazione dei precari – ha detto Mussi – non riguarda il corpo docente e i ricercatori per i quali valgono i concorsi».

    Tanta la voglia di farsi bello davanti ai rettori della CRUI, che non ha neppure letto bene l’intervista di Montezemolo.
    Cio’ che Montezemolo critica è proprio il fatto che si facciano i concorsi con le regole vecchie.

  31. G ha detto:

    Forza Fausto!
    Mandali tutti a casa che non ne sentiremo la mancanza.

    Bravi solo a parlare. Se la caveranno bene nei prossimi 20 anni di opposizione. Che la sinistra la rivoteremo solo quando questi saranno tutti in pensione.

  32. oronzo ha detto:

    La cosa più esilarante della dichiarazione di Mussi è che sostiene che il regolamento dei concorsi straordinari uscirà entra la fine dell’anno:

    “Entro quest’anno sarà in funzione il piano straordinario per i ricercatori con un nuovo regolamento”

    Sarò contento solo quando il piombinese si dimetterà.

  33. Ren ha detto:

    Mussi dice cose prive di fondamento anche quando parla di personale non contrattualizzato. Per il momento la sua posizione è opinabile poi se fanno passare emendamenti….

    Ecco un posto interessante dove bloggare risposte il Forum dei Democratici che contiene notizia del nostro caso

    http://www.partitodemocratico.it/forum/viewtopic.php?t=1474109

  34. Pao ha detto:

    Mussi è il tipico ministro messo dai partiti a capo ad un ministero che non conosce, ad una materia che non conosce e a delle strutture che non conosce.
    Come se noi fossimo stati messi al ministero della marina mercantile (quando c’era).

    L’Italia, che bel paese…

  35. Aloisio ha detto:

    E’ CERTO UN SIT-IN LUNEDI’ A ROMA INDETTO DA FLC-CISL-UIL, ALLA CAMERA OPPURE AL MINISTERO – non mi è chiaro.

    DA NAPOLI VERRA’ UNA CARRETTATA DI GENTE, ABBIAMO ORGANIZZATO UN PULLMAN. E’ UN OCCASIONE PER RIATTIVARCI. SPERO DI POSTARE PRESTO NOTIZIE PIU’ PRECISE

    NON POSSIAMO MANCARE, NONOSTANTE I SINDACATI

  36. tutelareilavori.it ha detto:

    > Newsletter – 20 Maggio,Tutelareilavori.it
    > Care/i amiche/i e care/i compagne/i,
    > mi sembra utile segnalarvi l’acceso dibattito che si sta svolgendo,
    > soprattutto in internet, dopo la presa di posizione della Conferenza dei
    > Rettori a proposito delle stabilizzazioni dei collaboratori, in primis i
    > ricercatori, nelle Università e Istituti di Ricerca e le, giuste, risposte
    > dei ricercatori precari e delle loro associazioni.
    > Sul sito http://www.tutelareilavori.it troverete gli aggiornamenti su questa
    > vicenda e sull’iter della finanziaria.
    > Mi scuso per la Lunghezza ma abbiamo scelto di non tagliare i testi
    > arrivati all’Associazione.
    > A presto.
    > Davide Imola
    >
    > Sommario:
    > Dibattito e polemiche sulla stabilizzazione dei Ricercatori
    > – La posizione dei Rettori
    > – La Lettera di un Ricercatore al Ministro Mussi
    > – Il botta e risposta tra Giovanni Ragone, consigliere
    > del Ministro Fabio Mussi, e Valeria Militello dell’ANDU
    >
    >
    >
    > ——————————————————————————–
    >
    > Disegno di Legge Finanziaria 2008
    > Mozione approvata dall’assemblea generale della CRUI
    > Roma, 22 novembre 2007
    > L’Assemblea della CRUI, nella seduta del 22 novembre 2007, presa visione
    > del ddl Finanziaria 2008 approvato dal Senato il 15 novembre 2007 con
    > riferimento al nuovo dettato degli art. 92 in materia di “contenimento
    > degli incarichi, del lavoro flessibile e straordinario nelle Pubbliche
    > Amministrazioni” e dell’art. 93 in materia di “assunzioni di personale,
    > misure concernenti la riorganizzazione del Ministero dell’Economia e delle
    > Finanze”, ritiene che entrambi gli articoli presentino gravi profili di
    > illegittimità nel momento in cui ledono l’autonomia universitaria
    > costituzionalmente garantita e, in modo particolare, le modalità di
    > organizzazione e gestione dei singoli Atenei, che devono tenere conto
    > necessariamente delle specificità che connotano l’istituzione
    > universitaria nel più generale contesto della Pubblica Amministrazione.
    > Nella fattispecie l’articolo 92 limita le modalità di attribuzione di
    > contratto di lavoro flessibile di cui al novellato art. 36 del decreto
    > legislativo 165/01 esclusivamente allo”svolgimento di progetti di ricerca
    > e di innovazione tecnologica i cui oneri non risultino a carico dei
    > bilanci di funzionamento degli Enti o del Fondo di Funzionamento degli
    > Enti o del Fondo di Funzionamento delle Università”. Simili limitazioni
    > vanno superate nel senso di consentire alle Università di avvalersi di
    > contratti di lavoro flessibile a valere su fondi propri nel rispetto
    > dell’autonomia gestionale e finanziaria degli Atenei.
    >
    > Nel caso in cui ciò non avvenisse si configurerebbe una palese violazione
    > di quanto previsto dall’articolo 6 della legge 168/89. Con riferimento
    > all’articolo 93, e in modo particolare al comma 7, la CRUI rileva
    > l’ulteriore violazione dell’autonomia nel momento in cui si inseriscono le
    > Università, a differenza di quanto avvenuto in sede di precedente Legge
    > finanziaria (legge 296/06 comma 519) tra le amministrazioni pubbliche
    > tenute a predisporre “piani per la progressiva stabilizzazione del
    > personale in servizio con contratto a tempo determinato e con personale
    > già utilizzato con contratti di collaborazione coordinata e continuativa,
    > in essere alla data di entrata in vigore della presente legge e che alla
    > stessa data abbia già espletato attività lavorativa per almeno tre anni,
    > anche non continuativi, nel quinquennio antecedente al 28 settembre 2007”.
    > Precisamente l’autonomia universitaria consente agli Atenei di utilizzare,
    > in modo temporaneo e in connessione con singoli progetti di ricerca,
    > personale in regime di co.co.co. Detto personale viene selezionato non per
    > esigenze di carattere strutturale ma per esigenze che si esauriscono
    > nell’ambito del singolo progetto di ricerca.
    > Non si può far a meno di notare che eventuali processi di stabilizzazione
    > di tali categorie, reclutate mediante fondi di ricerca estranei all’FFO,
    > comporterebbero un massiccio ricorso a risorse fisse e continuative
    > nell’ambito dello stesso FFO con inevitabile peggioramento degli attuali
    > rapporti AF/FFO nell’ambito delle singole Università e con conseguente
    > superamento del limite del 90% di cui all’art. 51 della L. 449/97.
    > La CRUI fa appello al Governo e ai Gruppi parlamentari perché siano
    > introdotte nel passaggio del ddl Finanziaria alla Camera, le
    > indispensabili modifiche. Qualora le istanze qui presentate non dovessero
    > trovare accoglimento, la CRUI prenderà in considerazione ogni eventuale
    > passo formale volto a difendere l’autonomia del sistema universitario.
    >
    >
    > ——————————————————————————–
    >
    > Lettera di Fabio Giudice
    > (dottore di ricerca, titolare di assegno di ricerca) al Ministro Mussi e
    > ad Alcuni Parlamentari.
    >
    > Gentile Ministro, gentili Onorevoli,
    > con riferimento alle vostre sorprendenti prese di posizione in relazione
    > alla questione della stabilizzazione del “precariato strutturale” nelle
    > università italiane, con chiaro riferimento all’abnorme anomalia
    > dell’incidenza del personale precario nell’ambito del “sistema ricerca” in
    > Italia, vi propongo quali spunti di riflessione alcune osservazioni, cui
    > mi permetto di anteporre per chiarezza le seguenti opportune premesse, nel
    > caso i loro contenuti non fossero noti a taluni di voi.
    > 1) L’università italiana allo stato attuale occupa oltre 65000 lavoratori
    > precari che svolgono attività didattica e di ricerca (nello specifico si
    > tratta di più di 17000 tra titolari di borse post-dottorato, titolari di
    > assegni di ricerca, e varie forme di contratti di prestazione autonoma
    > parasubordinata, e di più di 48000 tra professori a contratto titolari di
    > insegnamenti e/o di attività didattiche integrative). A fronte di questo
    > numero esorbitante di precari, che di fatto contribuiscono in maniera
    > incisiva a sostenere e mandare avanti il sistema universitario, i
    > lavoratori stabili, cioè strutturati e a tempo indeterminato, sono poco
    > più di 60000 (tra ricercatori, professori associati, e professori
    > ordinari). A tale proposito è opportuno ricordare che la distribuzione di
    > questi strutturati non è piramidale, come in tutto il resto del mondo, con
    > una ampia base di ricercatori, un livello intermedio di professori
    > associati, e un numero più limitato di professori ordinari al vertice. La
    > struttura italiana oggi è sostanzialmente “cilindrica”, con 22010
    > ricercatori, 18966 associati, e 19275 ordinari (più degli associati). Va
    > anche evidenziato che i professori universitari in Italia vanno in
    > pensione a 75 anni (unici in Europa, credo), e che non sono soggetti ad
    > alcuna forma di verifica di produttività/efficienza.
    >
    > 2) Dallo scorso luglio 2007 è stata promossa una campagna da parte dei
    > sindacati confederali, sostenuta dai precari di tutti gli atenei e gli
    > enti di ricerca. Con questa campagna, chiamata “Perché noi no?”, i precari
    > italiani della ricerca hanno chiesto al
    > governo di riparare all’ingiusta esclusione dal processo di
    > stabilizzazione avviato con la Finanziaria 2007 (cioè hanno richiesto di
    > essere trattati come gli altri lavoratori precari soggetti alla
    > stabilizzazione nella pubblica amministrazione, nè più nè meno).
    >
    > 3) Le disposizioni contenute nel testo della Finanziaria 2008 approvato al
    > Senato, tanto avversate dalla CRUI, che hanno fatto gridare a uno
    > “scandaloso tentativo di sanatoria occulta”, e che hanno meritato così
    > tanta attenzione da parte vostra da essere oggetto di una variegata
    > proliferazione di emendamenti da voi proposti, tutti volti a cassare
    > qualsiasi tipo di processo di stabilizzazione per i precari della ricerca
    > nell’università, tali disposizioni mirano a realizzare due doverose
    > condizioni, che dovrebbero essere imprescindibili in un paese civile: il
    > contenimento del precariato nelle pubbliche amministrazioni (compresa
    > l’Università); il riconoscimento ai precari della ricerca italiani della
    > stessa dignità e degli stessi diritti di tutti gli altri precari della
    > pubblica amministrazione.
    > Per quel che riguarda il processo di stabilizzazione che tali disposizioni
    > prefigurerebbero, va sottolineato come in tutti i casi esso non possa dare
    > luogo a “sanatorie” di alcun genere, poichè è esplicitamente previsto che
    > qualsiasi stabilizzazione possa avvenire solo per il personale che ha
    > maturato nel tempo un significativo rapporto di lavoro, e sopratutto
    > previa opportuna valutazione, “fermo restando che l’accesso ai ruoli della
    > pubblica amministrazione è comunque subordinato all’espletamento di
    > procedure selettive di natura concorsuale”.
    >
    > 4) L’intervento di reclutamento straordinario di ricercatori universitari,
    > di cui si apprende è stato appena emesso il primo decreto attuativo, con
    > il quale si assegnano alle università le risorse per bandi di concorso per
    > 1050 nuovi posti di ricercatore, è certamente un segnale positivo, ma non
    > risolve il problema, per l’esiguo numero delle potenziali nuove
    > assunzioni, e sopratutto perchè può essere gestito nella tristemente nota
    > solita maniera dalla casta universitaria, a danno ancora una volta dei
    > precari della ricerca “strutturati” e meritevoli.
    >
    > Ciò premesso, ecco le osservazioni.
    > La motivazione principale che viene sollevata per giustificare
    > l’opposizione a questi processi di stabilizzazione è che per le università
    > occorre garantire la qualità, non si possono certo aprire le porte a
    > chiunque. Si “omette” però che per ovviare a questo problema basterebbe
    > stabilizzare in base al MERITO, parola ancora di uso (e talvolta abuso)
    > abbastanza comune, ma il cui significato sembra ormai dimenticato. Per una
    > stabilizzazione di qualità basterebbero pochi accorgimenti (oltre
    > ovviamente alla necessaria copertura finanziaria):
    > – Valutare seriamente i titoli accademici (in primo luogo le
    > pubblicazioni, da valutare in maniera inoppugnabile, secondo criteri
    > internazionali, e non a discrezione di commissari-valutatori che il più
    > delle volte basano la propria conoscenza su esperienze così datate da non
    > consentirgli di valutare prodotti di ricerca d’avanguardia).
    > – Dare punteggi aggiuntivi a chi ha conseguito il dottorato, che comporta
    > altri 3 anni passati a fare ricerca, e che se “convalidato” da una
    > adeguata produzione scientifica può attestare l’attitudine e l’interesse
    > del candidato alla carriera accademica (ciò consentirebbe di sbarrare la
    > strada a personale non motivato, che tenta l’ingresso nella struttura
    > universitaria per mero opportunismo).
    >
    > Il preoccupante processo di “invecchiamneto” dell’università italiana, i
    > pericoli che da esso derivano, e la necessità di intervenire
    > tempestivamente con un oculato ricambio generazionale è stato descritto
    > con grande chiarezza in un articolo comparso sul numero di Le Scienze del
    > febbraio 2006, una lucida analisi di due scienziati italiani (S. Zapperi e
    > F. Sylos Labini). Il numero dei docenti universitari di età compresa tra i
    > 55 e 60 anni è sproporzionato. Non solo. Esso rappresenta un picco che si
    > sposta nel tempo man mano che il personale invecchia, ricordando la
    > propagazione di un’onda. I due studiosi chiamano quest’onda “tsunami”, e
    > ne evidenziano gli effetti devastanti che essa avrà tra 15 anni, quando
    > quest’onda anomala raggiungerà l’età pensionabile, lasciando un vuoto che
    > si dovrà improvvisamente colmare (magari con una “sanatoria” vera).
    > Inoltre ne individuano l’origine: la Legge 382/1980 che ha promosso “ope
    > legis” a ricercatore e professore associato una non meglio qualificabile
    > classe di “figure orbitanti attorno al mondo universitario”. Questa sì fu
    > una sanatoria indegna, il cui effetto di deriva della qualità del
    > personale universitario è stato accentuato dalla Legge 210/1998, che di
    > fatto ha favorito la promozione del personale già esistente
    > nell’università, piuttosto che l’assunzione di nuovo personale,
    > consentendo all’onda anomala della sanatoria del 1980 di propagarsi, e
    > raggiungere i vertici della struttura universitaria. Quegli stessi vertici
    > di cui la CRUI è espressione, e che si
    > oppone alla stabilizzazione di giovani (si fa per dire) ricercatori
    > precari, nella maggior parte dei casi ultra-qualificati, che l’università
    > italiana di anno in anno si lascia sfuggire, dopo averli formati, a tutto
    > beneficio di istituzioni di ricerca estere.
    >
    > Alla luce di queste osservazioni, del recente sollevamento della CRUI nei
    > confronti dei processi di stabilizzazione del precariato strutturale, e
    > delle vostre incomprensibili prese di posizione in tal senso, non mi
    > sembra improprio concludere che l’università italiana è nelle mani di
    > vertici (accademici e politici) che non pianificano il ricambio
    > generazionale, frustrando le menti di maggiore potenzialità
    > (potenzialmente più attive e prolifiche, perchè più giovani, vivaci,
    > curiose), e consolidano il declino del paese nell’ambito accademico. A
    > tale proposito vi segnalo, nel caso vi fosse sfuggito, che nella
    > classifica “World University Rankings 2007”, stilata pochi giorni fa (The
    > Times – Higher Education Supplement in collaborazione con QS Ltd), le
    > uniche due università italiane che compaiono tra le prime 200 al mondo
    > sono quella di Bologna (al 173esimo posto) e la Sapienza di Roma (al
    > 183esimo posto). Prima di noi tutti i paesi anglofoni, tutti quelli
    > nordeuropei, quasi tutti quelli dell’Europa occidentale (tranne Spagna e
    > Portogallo), tutti i paesi asiatici industrializzati.
    >
    > Tralascio ulteriori ovvie considerazioni sulle ripercussioni che questa
    > frustrante situazione della ricerca dei giovani in Italia ha sulle
    > potenzialità di innovazione e competitività del paese. Faccio solo notare
    > che non abbiamo alcuna chance nei confronti dei
    > paesi in via di sviluppo, di cui si teme tanto la dimensione demografica,
    > unita al basso costo della manodopera, “trascurando” l’incidenza che la
    > ricerca e l’innovazione hanno e avranno sempre più nello sviluppo di paesi
    > come la Cina (per non parlare dell’India, che ha una cultura e
    > un’impostazione della ricerca accademica di derivazione anglosassone, e
    > quindi
    > tra le altre cose sostanzialmente meritocratica… senza troppi giri di
    > parole, ci spazzeranno via…).
    > Al di là dell’effetto che può avere su quanti hanno creduto in voi in sede
    > elettorale la sconcertante incoerenza delle vostre prese di posizione
    > rispetto alla cultura e sensibilità che la vostra connotazione politica
    > dovrebbe garantire, la qual cosa è una “piccolezza” a fronte dell’aspetto
    > cruciale della questione, concludo osservando come con le vostre
    > iniziative di legislatori e uomini di governo sarete tenuti a rispondere
    > delle conseguenze delle vostre decisioni, e ad assumervi la vostra parte
    > di responsabilità nei confronti del rischio cui si va pericolosamente
    > incontro: quello di “bruciare” una intera generazione di persone che di
    > ricerca non chiacchierano, pontificano, o peggio ancora gestiscono le
    > risorse a scopo di potere, bensì di persone che la ricerca la FANNO, e che
    > per contro convivono con scarsi mezzi, meccanismi accademici che
    > annichiliscono i meritevoli, e un orizzonte di vita a 1 anno (durata
    > usuale di un assegno di ricerca).
    > Grazie per l’attenzione, cordiali saluti
    >
    > Fabio Giudice (dottore di ricerca, titolare di assegno di ricerca)
    >
    >
    > ——————————————————————————–
    >
    > Riportiamo una lettera inviata da Giovanni Ragone, consigliere del
    > ministro Fabio Mussi, in risposta all’intervento di Valeria Militello, che
    > l’ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari) ha diffuso con il
    > titolo “Il cantiere di Mussi” (nota) . In coda alla lettera di Ragone
    > riportiamo la risposta di Militello.
    >
    > Da Giovanni Ragone, consigliere del ministro Fabio Mussi:
    > “Mi sembra utile replicare, nel merito, all’intervento di Valeria
    > Militello. Una azione complessa e impegnativa di riforma e’ stata
    > intrapresa dal governo. Un conto e’ che una parte dei colleghi non ne
    > condivida l’ispirazione, un conto e’ sottovalutarne la portata, che a
    > medio termine sara’ molto forte. E’ evidente che in questa legislatura,
    > con una maggioranza cosi’ ristretta in Senato, non sono possibili
    > (ovviamente) gli interventi legislativi di tipo “organico”, vagheggiati
    > per esempio dall’ANDU. E invece c’e’ un drammatico bisogno di risorse e di
    > riforme. La costituzione formale e materiale dell’universita’ e le sue
    > pratiche non sono adeguate alle sfide di un paese in declino. La prima
    > fase dell’autonomia universitaria ha visibilmente esaurito la sua spinta
    > propulsiva. Evidenti tendenze degenerative si sono incrostate sulla
    > mancanza di risorse. Occorre ripartire con una fase due, dai connotati
    > almeno in parte diversi. E la responsabilita’ e’ della politica, per
    > innestare movimenti di autoriforma.
    > E’ quello che si sta facendo. Molti provvedimenti sono operativi, altri
    > sono stati varati e attendono solo la finale registrazione degli organi di
    > controllo (Consiglio di stato e Corte dei conti), altri ancora sono attesi
    > nel prossimo mese.
    > 1) E’ partita la revisione generale di tutti i corsi di laurea, di primo e
    > secondo livello, che dovra’ adeguare la qualita’ delle nostre lauree,
    > riducendo – con termine nel 2010-2011 – l’eccesso di frammentazione, in un
    > quadro di sempre più stretta integrazione dello spazio europeo della
    > formazione superiore. E’ in corso la riforma del dottorato di ricerca,
    > ugualmente mirata alla valorizzazione della qualita’ e alla rigorosa
    > selezione delle proposte istitutive delle nuove “scuole di dottorato”. Per
    > tutti e tre i livelli, e per la formazione permanente che per la prima
    > volta e’ esplicitamente affidata alle universita’ da un ddl approvato dal
    > Consiglio dei ministri – sulla base di un lavoro congiunto con il Lavoro,
    > la Pubblica istruzione e l’Innovazione – , la qualita’ dei percorsi e’
    > incentivata e valutata, anche ai fini delle necessarie dinamiche premiali
    > relativamente al finanziamento statale degli atenei. I testi sono tutti
    > pubblici, basta andare sul sito del ministero.
    > 2) Una strategia di rilancio e di maggior finanziamento delle universita’
    > richiede due novita’ essenziali: da un lato la definizione di nuovi
    > meccanismi di finanziamento, che spingano verso azioni virtuose di
    > miglioramento, anche nel quadro di obiettivi di sistema fissati
    > nell’interesse generale del paese, e che portino ove necessario a piani di
    > risanamento; dall’altro la costruzione di un efficiente sistema nazionale
    > di valutazione dei risultati, legittimato e autorevole. Entrambi i
    > passaggi sono definiti sul piano legislativo: il cosiddetto “patto per
    > l’universita’” nella legge finanziaria in discussione, che dara’ luogo al
    > decreto attuativo entro il 31 gennaio 2008, e l’ANVUR, l’Agenzia di
    > valutazione, che e’ al termine del percorso regolamentare e sta per essere
    > costituita.
    > 3) Il reclutamento di nuovi ricercatori, sostenuto attraverso un piano
    > straordinario appositamente finanziato, e nuove regole per i concorsi
    > costituiscono il terzo asse dell’iniziativa governativa. Le nuove regole
    > per i concorsi a ricercatore stanno per diventare operative (su parere
    > definitivo del Consiglio di stato), su quelle per i professori ordinari e
    > associati si sta lavorando alla Camera, anche in vista della necessita’ di
    > sbloccare i concorsi nel 2008 (la commissione ci lavorera’ in comitato
    > ristretto dalla prossima settimana). Nello stesso ambito legislativo
    > dovra’ trovare soluzione la definizione dell’organico docente in tre
    > fasce.
    > 4) E’ infine stata annunciata dal ministro Mussi una imminente iniziativa
    > di riforma della governance delle universita’, tema considerato urgente,
    > in coerenza con le necessita’ di una forte ripresa di slancio
    > dell’autonomia nel quadro delle riforme avviate. Sara’ presentato in
    > dicembre alla Crui, al CUN e alle associazioni di categoria e poi
    > approvato in consiglio dei ministri.
    >
    > Molte altre cose sono state fatte, forse di rilievo minore, ma di un certo
    > impatto. In diciotto mesi, del resto, si e’ varato un ciclo di riforme di
    > portata assai piu’ vasta rispetto alle scorse due legislature. Sono stati
    > inoltre compiuti innumerevoli atti di gestione improntati al rigore e al
    > contrasto di pratiche gegenerative, di cui molto si occupa la stampa,
    > necessari per valorizzare e rilanciare università e comunita’
    > scientifiche. Quelle che sono state in grado di resistere e rispondere con
    > i risultati a
    > troppi anni di definanziamento. Lamentarsi per il vero deficit di azione
    > del governo, infatti, e’ giusto. Dal 2001 le risorse disponibili sono
    > state dirottate verso altri interventi, con scarsi risultati in termini di
    > crescita del sistema ricerca del nostro paese. Si doveva cambiare subito
    > musica, ma la finanziaria 2007, a causa dello sforzo piu’ generale di
    > risanamento del bilancio statale, non e’ stata in grado di invertire la
    > tendenza, e solo con la finanziaria 2008 vengono dati i primi segnali di
    > un trend positivo, che richiede sostanziali accelerazioni.
    > L’Italia e’ agli ultimi posti tra i paesi Ocse, e lontanissima dagli
    > obiettivi europei. Ora che si sono riconquistati dei margini economici, la
    > ricerca e la formazione superiore pubblica devono essere considerati come
    > parte e come motore essenziale di un processo generale di riconversione
    > dell’economia e del lavoro verso le alte tecnologie e le alte
    > professionalità, e di riconversione generale dei servizi verso la
    > qualita’. E il diritto di studiare, il principio del merito, sono gli
    > unici strumenti per riavviare processi di mobilità sociale. Ma tutto
    > questo, per la parte maggioritaria dell’Unione al governo sembra argomento
    > da spendere nei convegni. Non c’e’ più neanche l’alibi di universita’
    > inefficienti: e’ che sembra piu’ popolare abbassare di qualche decimo di
    > punto la pressione fiscale, o regalare incentivi di nessuna efficacia alla
    > ricerca delle imprese. Intanto, il paese declina. Che fare allora?
    > Intensificare la pressione. Su questo tema strategico, dall’area del nuovo
    > Partito Democratico viene in questi mesi un assordante silenzio, salvo
    > qualche critica a Mussi per “dirigismo”. Ma anche l’area della Sinistra
    > deve impegnarsi in una vera assunzione di responsabilita’.
    >
    > Giovanni Ragone
    > consigliere del Ministro per l’Universita’”
    >
    > =====
    >
    > Risposta di Valeria Militello a Giovanni Ragone:
    >
    > “Caro Giovanni Ragone,
    > nel ringraziarla per la sua tempestiva risposta mi permetta di descriverle
    > la sensazione provata nel leggerla: ancora una volta molte condivisibili
    > parole e pochi fatti. Infatti, le argomentazioni che lei porta come
    > “azione complessa ed impegnativa” sono esattamente quelle che ci spingono
    > a lamentarci, ovvero sono quelle che da almeno un anno leggiamo sui
    > giornali e non sono seguite da fatti concreti.
    > Ma mi dica: era davvero cosi’ terribile il dottorato a cui avete dato
    > priorita’ rispetto allo stato giuridico o alla governance? Argomenti
    > questi ultimi che gridiamo oramai da anni e che sono stati anche
    > sbandierati in campagna elettorale come urgenti. E poi, la revisione dei
    > corsi di laurea non e’ un’invenzione, era gia’ prevista. Chiunque ci fosse
    > stato al ministero l’avrebbe dovuta attivare.
    > Mi consola il fatto che lei stesso sostenga il “bisogno drammatico di
    > risorse e riforme”. Ma piu’ si aspetta, piu’ quelle “tendenze degenerative
    > incrostate” di cui lei parla, prenderanno il sopravvento.
    > Per questo. In fondo il dottorato, cosi’ come quegli interventi che lei
    > chiama “di rilievo minore ma di un certo impatto” avrebbero potuto
    > aspettare. E mi potrebbe far ben sperare l’interessante ed accattivante
    > punto due da lei riportato se, ancora una volta, non fosse cosi’ vago.
    > Il fatto che siano state annunciate riforme o “cicli di riforme” rafforza
    > l’idea di proclama giornalistico. Mi rendo perfettamente conto che per far
    > fronte alla traballante situazione del governo sono necessari altri tipi
    > di interventi. Ma vede, e’ proprio questo il punto, e lei e’ d’accordo con
    > me come scrive alla fine della sua: in questo paese l’Universita’ e’ messa
    > in secondo piano, al contrario di altri paesi dove e’ considerata il
    > motore dello sviluppo culturale, economico e sociale del Paese ed e’ un
    > investimento necessario.
    > Solamente questa “ispirazione” puo’ rincuorarci ed il sapere che una
    > squadra lavora per giungere a questo risultato o almeno ad una parte di
    > questo risultato.
    > Io nel mio piccolo, stia pur certo che mi battero’ per portare questo come
    > punto essenziale all’interno del neonato Partito Democratico, che sta
    > costruendo le sue fondamenta. Ma, nel frattempo, che il governo si occupi
    > di legge elettorale e quant’altro, ma che il Ministero dell’Universita’ e
    > la sua squadra si occupino di UNIVERSITA’. E gente come lei, puo’
    > esercitare la giusta pressione.
    > La ringrazio per questo momento di confronto.
    >
    > Valeria Militello”
    >

  37. leo ha detto:

    Dare massima visibilità e diffondere sulle liste:

    Il 10 ci sarà una manifestazione nazionale per tentare di contrastare l’atteggiamento del governo che vuole far passare alla camera alcuni emendamenti della Finanziaria di cui un buon esempio è il seguente, tendente ad escludere
    dalle stabilizzazioni dei cococo il personale di diretta nomina politica (fin qui il testo al senato a cui si vorrebbe aggiungere alla camera )….

    nonche´ il personale a

    contratto che svolge compiti di insegnamento,

    di ricerca e di collaborazione alla

    ricerca nelle universita` e negli enti pubblici

    di ricerca.

    146. 251. Tocci, Ghizzoni, Rusconi, Froner,

    Benzoni, De Biasi, Tessitore, Colasio,

    Villari, Giulietti, Volpini, Chiaromonte

    Ci sono almeno 6 o 7 emendamenti del genere che tentano di impedire qualsiasi intervento teso a limitare la precarizzazione della ricerca universitaria.

    La manifestazone del 10 è stata chiamata da CGIL-CISL e UIL e vuol mettere in evidenza l’assenza di provvedimenti del governo a favore del precariato della ricerca.

    Se passassero gli articoli 145 e 146 così come sono usciti dalle aule del senato non ci sarebbe nessuna sanatoria perchè le stabilizzazioni si dovrebbero attuare previo regolamento e concorso infine sarebbe solo il riconoscimento politico-istituzionale di un problema da affrontare.

    La risposta della CRUI è stata: il problema non esiste. Poi il “soccorso rosso” alla CRUI di deputati di centro-sinistra e sinistra che propongono emendamenti che soffocano qualsiasi possibile riconoscimento.

    Per queste ragioni è importante la partecipazione e la mobilitazione del maggior numero di precari possibili.

    Presto informazioni più precise sulla manifestazione

    sul blog

    http://www.ricercatoriprecari.wordpress.com

  38. skeptical ha detto:

    ma le stabilizzazioni sono di sinistra? La DC che per l’università fece le stabilizzazioni dei contrattisti pluriennali negli anni ’80 era di sinistra?

    mi pare che le stabilizzazioni dei contrattisti pluriennali possano essere fatte indistantamente da Alleanza Nazionale, partiti postdemocristiani, sinistra etc.

    in fondo hanno come obiettivo principale quello di accrescere la base elettorale di un partito o una coalizione. Senza risolvere il problema alla radice, anzi creando numerosi effetti collaterali, ampiamente prevedibili.

  39. Precario stufo! ha detto:

    Caro Skeptical

    non si tratta affatto di ope legis anni 80 queslla di cui hanno usufruito i rettori attuali!!!

    Gli articoli sulle stabilizzazioni usciti dal senato sono equilibrati e demandano tale diritto ad una selezione concorsuale.

    Si tratta di interventi di razionalizzazione del lavoro flessibile che nelle università è deregolato.

    In questi anni c’è del vero e proprio lavoro nero per un tozzo di pane.

    La cosa che fa incazzare e che Tocci & Co questo non lo capiscono e fanno come te parlano di infornate senza merito di sanatorie ecc… senza essere mai stati ad un concorso universitario e senza capire come funzionano le regole cooptative attuate finora!

  40. skeptical ha detto:

    grazie della risposta. Ho una richiesta di chiarimento. Alla “selezione concorsuale” parteciperebbero tutti, indipendentemente dalla situazione contrattuale? Se fosse così sarebbe un’ottima cosa. Se fossero, invece, “concorsi riservati” allora rimarrei skeptical.

  41. Precario esaurito! ha detto:

    Carissimi Walter Veltroni e Dario Franceschini,

    (ho richiesto una email per scrivere direttamente anche a Walter Veltroni attraverso tutti i siti del PD, in attesa spedisco a lei (Franceschini) nella speranza che possiate condividere anche con lui questa mia)

    sono un precario dell’Università, assegnista di ricerca per quasi 4 anni, ricercatore a tempo determinato per tre anni, professore a contratto per 3 anni ed ora comincio il quarto, collaboratore coordinato e continuativo a più riprese, ecc. in due parole, un tipico Precario delle nostre Università…

    Ho collaborato con il PD durante la campagna per le primarie in una Tavola Rotonda tenuta a Milano al Circolo della Stampa, dove sono stato invitato ad esporre la nostra situazione. In quell’occasione si parlava di precariato e di scontro generazionale.

    Il mio intervento è stato da voi apprezzato, almeno per quanto mi avete poi detto e per quanto da voi detto a tutta l’assemblea.

    Le idee sul lavoro che in quella sede sono state discusse collimavano con buona parte delle nostre speranze, le speranze di forse l’ultima enclave di schiavi nel mondo del lavoro Italiano (siamo senza alcuna tutela, totalmente ricattabili e ricattati, pagati meno dei collaboratori domestici e obbligati al silenzio perché esposti al licenziamento occulto senza la possibilità di qualsiasi seppur minima reazione).

    La Finanziaria scorsa aveva aperto delle porte, poi chiuse grazie all’azione poderosa dei nostri sfruttatori: i Baroni universitari.

    Il testo della Finanziaria di quest’anno uscito dal Senato apre nuovi spiragli, poco, ma qualcosa. Ovviamente i Baroni hanno già reagito per bocca (penna) della CRUI che ha mandato lettere e comunicati farneticanti dove l’obiettivo è negare il problema e lasciare tutto come è e loro liberi di perpetrare le loro faccende che nel tempo hanno distrutto la nostra Università.

    Subito un certo numero di parlamentari di centro sinistra (PD, Comunisti Italiani e altri) hanno proposto emendamenti alla Finanziaria che ci escludono dalle stabilizzazioni del pubblico impiego.

    A voi vorrei passare alcune informazioni vere e chiedere un intervento politico forte a sostegno del nostro futuro.

    1) Il problema esiste, ci sono circa 60.000 strutturati nelle Università e circa 65.000 precari, se si pensa che Bombassei (Confindustria) ha detto (non smentito) che nel privato la precarietà riguarda il 5 o 6% dei lavoratori e già questo viene ritenuto eccessivo, si comprende come il problema nelle università sia assolutamente fuori controllo.

    2) L’età media dei Professori Ordinari supera i 60 anni e quella dei Prof. Associati è di 59 anni e mezzo. Un paio di anni fa circa si calcolò che entro il 2013 circa un terzo degli strutturati sarebbe andato in pensione.
    Se ogni Ordinario, che lascia, libera risorse bastanti per 3 ricercatori e ogni Associato per due e considerando i pensionandi al 50% (date le età medie) fra Ordinari e Associati, ne deriva che si libereranno risorse per circa 50.000 fra ricercatori e passaggi di carriera.
    Un calcolo attento mostra che il precariato storico di valore riguarda circa 30 o 35.000 persone, quindi ci sarebbero risorse per tutti e pure per non bloccare il sistema, oltretutto se se ne vanno in 20.000 circa e se ne assumono 30.000 si vede come si è solo marginalmente aumentato il numero di assunti. Un calcolo del ministero ha stabilito in 100.000 unità il fabbisogno delle Università per il loro funzionamento corrente.

    Quindi ci sono le risorse e c’è la necessità, ci sono le persone formate e produttive già da anni e si risolverebbe pure il problema precariato, il problema “piramide rovesciata”, il problema della gerontocrazia e in parte il problema del fabbisogno e il tutto a incremento zero dei costi…

    Peccato che la CRUI abbia già fatto sapere che quelle risorse andranno per gli incrementi di carriera e per il risanamento dei bilanci… come vedete si fa pagare ai precari e agli studenti la mala gestione di lorsignori che continuano a sguazzare del tutto immuni da conseguenze per le loro scellerate iniziative.

    3) Per i Precari della ricerca le stabilizzazioni non sono un provvedimento populistico tipo quanto fatto nel 1980, ma sono il giusto riconoscimento del loro MERITO. Per accedere a questo processo bisogna aver passato un concorso (del tutto simile a quelli per ricercatore a tempo indeterminato) e aver dimostrato il proprio MERITO in anni di lavoro riconosciuti positivi da coloro che poi sono i membri delle commissioni concorsuali (infatti se uno non rende il contratto non gli viene rinnovato). Quindi quegli stessi, che dovrebbero rigiudicarci in concorsi per Ricercatore a tempo indeterminato, ci hanno già giudicato meritevoli a più riprese e forti della valutazione di anni di lavoro, non di un esamino.
    I Baroni Universitari non vogliono che entriamo perché vogliono continuare a sfruttarci e usare quelle infime risorse per assunzioni che deliberano di usare, per loro amici, parenti o amici degli amici in concorsi dall’esito già noto prima di cominciare.

    4) I corsi universitari secondo il ministero stesso sono tenuti per più del 60% da esterni (prof a contratto).

    5) Un corso universitario intero può essere pagato da un minimo di 200 euro lordi complessivi (quando non è addirittura tenuto gratuitamente) fino a massimi di 2500-3000 euro lordi complessivi (anche in questo caso fatti i conti sul netto ci si accorge che ogni ora di lavoro, non considerando ricevimento studenti, esami ecc., vale meno di un’ora di lavoro di una collaboratrice domestica). Ci sarebbe da chiedersi come sia possibile tutto questo e la risposta è semplice: da una parte ci sono professionisti che usano le loro amicizie baronali per vedersi affidare corsi per poter mettere sul proprio biglietto da visita “Prof.”, dall’altra c’è un esercito di Precari sotto ricatto che si prestano per non essere lasciati a casa.

    6) Siccome ora va di moda ragionare in termini aziendali, ci si deve porre questo questito: dove va a finire un’azienda che esternalizza il proprio core business? Risposta: a gambe all’aria… L’università ha esternalizzato la ricerca e la didattica e cioè il suo core business… dove andrà a finire se non vi si pone rimedio?

    Questa dunque la situazione, ora la richiesta.

    Difendete la nostra Università, difendete noi, raddrizzate questo problema senza buttarci tutti nella spazzatura come vorrebbe fare la CRUI. Noi valiamo! Siamo quelli che hanno retto l’Università in questi anni impedendole di cadere nel baratro nonostante le azioni scellerate di certe Baronìe.

    Difendete gli articoli 145 e 146 del testo della Finanziaria uscito dal Senato!

    Se di modifiche si tratta, lottate perché in quelle stabilizzazioni siano inseriti in modo evidente e incontrovertibile anche i Precari della Ricerca delle Università.

    Lottate anche per noi e facendo questo lotterete per il fururo del Paese!

    Con speranza

  42. Per Skeptical! ha detto:

    Si prospettano varie possibilità suia per i precari storici che per quelli non storici tramite il concorso straordinario che il Ministro dice che varerà a breve!

    Il punto è che il sistema universitario è talmente incasinato che non basta solo un intervento!!!!

  43. G ha detto:

    Concorso straordinario??!!

    1050 posti in tutta Italia. Meno di quelli che venivano banditi sotto il ministero Moratti.

    Basta con le prese in giro. VERGOGNA!!!

  44. oronzo ha detto:

    Non sarei così certo che i concorsi straordinari vengano fatti (o, quantomeno, non ho alcuna fiducia nel fatto che un incapace come Mussi riesca a scrivere il regolamento senza commettere altri errori). Ricordiamoci dello spettacolo pietoso che è andato in scena con i PRIN.

  45. skeptical ha detto:

    con tutta la buona volontà non riesco a vincere il mio scetticismo!

    I concorsi straordinari sono un classico esempio di “politica debole”, sono una testimonianza della buona volontà dei ministri ma avranno limitate capacità di incidere, per i numeri assai ridotti in questione e per la prevalenza accordata alle sedi locali nella scelta finale dei vincitori in un contesto come quello universitario italiano dove locale è sinonimo di autoreferenzialità e “magna magna”.

  46. G ha detto:

    Esatto Skeptical.

    Questo reclutamento straordinario sbandierato da Mussi è una ridicola presa in giro per i due motivi che elenchi:

    1) 1000 posti sono un niente e sono pure meno di quelli che c’erano ogni anno con la Moratti

    2) regole vecchie con tutto cio’ che ne consegue.

    L’articolo 146 non è il meglio che si possa immaginare, ma almeno garantirebbe una possibilità (di essere giudicati e non sanati!!!) anche a quelli che non rientrano fra i 1000 protetti

  47. Precario incazzatissimo ha detto:

    Pare che ci sia un accordo per far passare questo emendamento che esclude i ricercatori precari

    Al comma 7, lettera b), aggiungere infine

    le seguenti parole: nonche´ il personale a

    contratto che svolge compiti di insegnamento,

    di ricerca e di collaborazione alla

    ricerca nelle universita` e negli enti pubblici

    di ricerca.

    146. 78. Aurisicchio, Sasso.

    Scrivere email di protesta

    aurisicchio_r@camera.it

    sasso_a@camera.it

  48. Precario incazzatissimo ha detto:

    Pare che ci sia un accordo in Commissione Bilancio per far passare questo emendamento che esclude i ricercatori precari dalle politiche del welfare per il lavoro contenute nella Finanziaria 2008

    Al comma 7, lettera b), aggiungere infine

    le seguenti parole: nonche´ il personale a

    contratto che svolge compiti di insegnamento,

    di ricerca e di collaborazione alla

    ricerca nelle universita` e negli enti pubblici

    di ricerca.

    146. 78. Aurisicchio, Sasso.

    I ricercatori precari Ringraziano il Soccorso Rosso dei deputati AURISICCHIO e SASSO alla conferenza dei Rettori (CRUI)

    Cari Onorevoli potete leggere la Nostra posizione in merito al Vostro operato al sito della Rete Nazionale Ricercatori Precari

    http://www.ricercatoriprecari.wordpress.com

    E’ indetta una mobilitazione nazionali dei sindacati CGIL-CISL-UIL settore della conoscenza.

  49. Precario ultraincazzato ha detto:

    Pare che ci sia un accordo in Commissione Bilancio per far passare questo emendamento che esclude i ricercatori precari dalle politiche del welfare per il lavoro contenute nella Finanziaria 2008

    Al comma 7, lettera b), aggiungere infine

    le seguenti parole: nonche´ il personale a

    contratto che svolge compiti di insegnamento,

    di ricerca e di collaborazione alla

    ricerca nelle universita` e negli enti pubblici

    di ricerca.

    146. 78. Aurisicchio, Sasso.

    I ricercatori precari Ringraziano il Soccorso Rosso dei deputati AURISICCHIO e SASSO alla conferenza dei Rettori (CRUI)

    Cari Onorevoli potete leggere la Nostra posizione in merito al Vostro operato al sito della Rete Nazionale Ricercatori Precari

    http://www.ricercatoriprecari.wordpress.com

    E’ indetta una mobilitazione nazionali dei sindacati CGIL-CISL-UIL settore della conoscenza.

  50. Precario vieppiù incazzato ha detto:

    Pare che ci sia un accordo in Commissione Bilancio per far passare questo emendamento che esclude i ricercatori precari dalle politiche del welfare per il lavoro contenute nella Finanziaria 2008

    Al comma 7, lettera b), aggiungere infine

    le seguenti parole: nonche´ il personale a

    contratto che svolge compiti di insegnamento,

    di ricerca e di collaborazione alla

    ricerca nelle universita` e negli enti pubblici

    di ricerca.

    146. 78. Aurisicchio, Sasso.

    I ricercatori precari Ringraziano il Soccorso Rosso dei deputati AURISICCHIO e SASSO alla conferenza dei Rettori (CRUI)

    Cari Onorevoli potete leggere la Nostra posizione in merito al Vostro operato al sito della Rete Nazionale Ricercatori Precari

    http://www.ricercatoriprecari.wordpress.com

    E’ indetta una mobilitazione nazionali dei sindacati CGIL-CISL-UIL settore della conoscenza.

    Scrivere email di protesta

    aurisicchio_r@camera.it

    sasso_a@camera.it

  51. Leo ha detto:

    IMPORTANTE

    Si occuperà degli emendamenti che ci riguardano l’On. Manuela GHIZZONI capogruppo alla camera del PD commissione cultura.

    L’onorevole Ghizzoni è un ricercatore (STORIA MEDIEVALE) dell’Università di Bologna sede di Rimini

    ha un sito internet http://www.manuelaghizzoni.it

    e una mail istituzionale

    ghizzoni_m@camera.it

    uno email universitaria

    manuela.ghizzoni@unibo.it

    Pare sia lei a sistemare gli emendamenti che ci riguardano io LE invierei delle mail

    Le invierei anche la lettera di Rita con le firme

    Mail che spieghino le nostre ragioni di protesta!!!!

    Forza ragazzi!!!!!!

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