Il Manifesto contro la “Casta” dei Ricercatori Precari

Ecco un interessante articolo sui ricercatori precari pubblicato dal quotidiano il Manifesto.

ilmanifestosuiricercatoriprecari.pdf

Si scrive che i ricecatori precari non sono né ricercatori né precari, che sono servi dei baroni e che le loro campagne sono solo finalizzate ad ottenere la cooptazione.

Il tutto a firma di un ricercatore strutturato (che forse si autodefinirebbe comunista).

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50 Responses to Il Manifesto contro la “Casta” dei Ricercatori Precari

  1. Leo ha detto:

    W l’Anarchia

  2. Andrea ha detto:

    Ma perche’ non si puo’, serenamente e per UNA volta, votare dall’altra parte?
    Se PD e Sinistra sono cosi’ vicini alle caste, perche’ non votare UNA volta il centro-destra?
    Poi torneremo all’ovile (sperando che abbian capito)

  3. Neoberlusconiano romano ha detto:

    Io lo faro’. Da subito, dalle provinciali.

    VOTERO’ PER IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA

    Gasbarra, perdonaci!

  4. Giovi ha detto:

    Anch’io!
    Turandomi il naso, ma lo faro’

  5. Ottavio ha detto:

    Anch’io.
    Questi amici dei baroni rossi neanche capiscono che nessuna campagna elettorale fara’ mai dimenticare ad un precario di essere precario.
    Dopo un po’ ci si puo’ scordare, o perdere attenzione, per la legge 40, per la mancata legge sul conflitto di interessi, per i flirt con berlusconi o per i dico. Ma non per il proprio status di precario.

  6. Ottavio ha detto:

    Come si potrebbe dimenticare una cosa del genere?

  7. Serena ha detto:

    Ma chi è l’autore dell’articolo?

    Link al suo sito:
    http://www.eco.unibs.it/~palermo/

    Copia/incolla:
    Ricercatore confermato di Economia politica presso l’università di Brescia, facoltà di Economia, dipartimento di Scienze Economiche (fieramente nominato in seguito ad un ricorso al Tar).
    Precedente impiego: Esperto Economico-finanziario (a tempo indeterminato) presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro, Divisione Rapporti Internazionali

  8. Antonio ha detto:

    Bene, i veri nemici dei ricercatori precari iniziano a venire allo scoperto. Il grave errore di questi improbabili giornalisti e’ che non ci vogliono considerare (a noi precari)lavoratori come tutti gli altri. O meglio lavoratori quando c’e’ da lavorare 10-12 ore al giorno, gente di cui sbarazzarsi quando c’e’ da acquisire diritti.

  9. carlo ha detto:

    Ragazzi il linguaggio di questo tizio sembra uscito da un manuale leninista di sociologia marxista…ma si può ancora vedere in giro gente del genere ?
    Comunque ora è tutto chiaro: voterò il male minore: Pierferdinando arrivoooooooooooooooooooooooooo

  10. Gabriele ha detto:

    Ho letto con interesse l’articolo del dott. Palermo, e devo dire che contiene spunti di riflessione interessanti. Non voglio commentare chi è, perché ha scritto quell’articolo e perché è stato pubblicato dal Manifesto, ma solo enucleare un concetto dell’articolo che mi sembra interessante, quello del servilismo spontaneo.
    A mio avviso tra noi ci sono coloro che fanno ricerca senza un referente-ordinario-barone e che per questo non hanno alcun motivo di considerare la “cooptazione”, e quelli che invece sono mantenuti con bastone e carota da un referente-ordinario-barone che alimenta le loro speranze. E’ su questa seconda categoria che mi soffermerei. Possono costoro, una volta e se diventati ricercatori, continuare a contribuire ad un reclutamento giusto e serio, per quanto possibile obiettivo, come noi vogliamo?
    Il problema del reclutamento dei ricercatori non è nuovo, lo sappiamo, e allora quelli che in questi anni sono diventati ricercatori che cosa hanno fatto, una volta dentro il sistema, per migliorare, o almeno tentare di migliorare, questa situazione?

  11. Ele ha detto:

    Non si può chiedere al manifesto di pubblicare un ns articolo di risposta a questo Palermo?

  12. Marco ha detto:

    Io invierei qualche mail di protesta al manifesto.

    Poi se la vedono loro…

    Ma sanno cosa significa essere precario a quarant’anni con contratti cococo e senza nessuna possibilità né di stabilizzazione né di concorso

    Nelle università c’è il lavoro nero e questi pontificano…..

    Io ho già scritto al manifesto

    Manifestiamo il nostro dissenso sul blog e per mail!

  13. Colombo da Priverno ha detto:

    Io penso che l’articolo del dott. Palermo sia la diretta conseguenza dell’impostazione spasmodicamente sindacale data da molti alla questione dell’ingresso in ruolo nell’università, finalizzata al solo risultato egoistico di finire in ruolo ad ogni costo, anche senza verifiche (è più comodo, no?) e anche, dunque, a costo di far finire in ruolo, attraverso qualsisi forma di stabilizzazione, anche chi stia a passare lì per caso. E da lì – poichè non è bravo – non si schioderà più, bloccando l’ingresso in carriera ai giovani preparati per i prossimi 20 anni.
    Palermo in sostanza punta il dito contro chi critica l’assetto delle Scuole solo perchè sente di essere scivolato fuori dai suoi meccanismi, ma poi di fronte ad un concorso fatto dal sarto per lui (cosa che vale in effetti anche per i contratti precari: l’assegno di ricerca spesso è disegnato su misura, e il dottorato non saranno molti ad averlo conseguito senza l’ombra protettiva di qualcuno, vero santerellini?) non si tirerebbe certo indietro, ma sarebbe pronto a sputtanare i principi sbandierati, l’amore per la scienza e per la ricerca, per goderne subito i risultati, possibilmente sgozzando chi si trovi, con meno protezioni, sul suo cammino. In poche parnole, dice palermo, molti degli assegnisti e dottorandi che ora fanni i masaniello perchè si sentono dimenticati hanno già dimostrato ampia fedeltà al sistema quando gli andava bene: nel momento in cui hanno partecipato sapendo già di vincerlo (dai, tanto lo sapete che è così, basta cazzate) ad un assegno di ricerca bandito su requisiti che solo loro avevano. E palermo, giustamente, afferma che i veri sfortunati dell’università sono quelli che sono stati rigettati dall’inizio dal sistema, perchè il dottorato – per quanto bravi – non l’hanno vinto; perchè l’assegno – per quanto bravi – non era disegnato per loro.
    Chi è in accadania da vent’anni e ora strepita per l’ope legis non ha mai sentito la frase “al concorso non si va per partecipare ma per vincere”? ma allora non è vero che è in accademia da vent’anni…o è sordo…E se è un precario, lui il suo assegno come l’ha avuto? A lui la cattedra a contratto chi l’ha data? La purezza della sua scienza? I baroni sono dei porci quando fanno i trucchi per i concorsi di ricercatore ma in consioglio di facoltà erano tutti degli angeli quando hanno dato la cattedra a contratto a te e non a un altro?
    Il meccanismo è la cooptazione, è ver, e forse di per sè non è un crimine, ma invece è fisiologico, in un sistema naturalmente basato sul rapporto maestro-allievo. Alcuni “precari” sono davvero aspiranti ricercatori in corso di cooptazione, perchè hanno una carriera in corso di costruzione, fatta di pubblicazioni costanti e di partecipazione alla vita della comunità scientifica. Chi ha tenacia, e fortuna (quella serve per tutto), ce la fa. Altri scivolano ai margini a volte per colpa loro, a volte davvero senza colpa: ad esempio perchè l’ordinario che li aveva cooptati si trasferisce altrove e li dimentica, o si scopa una (non sempre, peraltro) bella allieva che antepone a chi sa solo fare ricerca ma non prostituirsi, o perchè va in pensione e tu eri l’ultimo allievo e non riesce a spingerti su fino in fondo.
    . E questo genera un assegnista disperato. Nessuno si sogna di toglergli il pane, e l’assegno glielo rinnovano, magari poi trobvano altri sistemi. Ma nessuno, venuta meno la spinta del maestro, vuole in genere sforzarsi così tanto da sponsorizzarlo attivamente. Ma, a suo tempo, l’assegno come l’ha avuto, il dottorato come l’ha vinto? Intendiamoci, forse era davvero il migliore. Ma non ha certo rifiutato quella sicurezza in più che derivava dall’avere un sostegno alle spalle, dall’avere quel sistema alle spalle.
    Perciò basta cazzate e martirismi, quel che dice Palermo è vero, le altre storie possiamno raccontarle solo a chi di accademia non sa niente.
    E se si sono create le condizioni perchè uscisse un articolo come quello di Palermo è perchè l’ondata di rivendicazione dei precari ha assunto negli ultimi tempi, tra tante giuste richieste, anche una venatura squallida di egoismo, di chi non punta più alla qualità del sistema o al miglioramento della ricerca, di chi fa trasparire chiaramente che non crede più in nulla se non nello stipendio fisso, di chi dopo quel posto fottuto di riceractore da ottenere a suon di rivendicazioni e pianti non pone nemmeno l’ambizione di una prosecuzione in carriera.
    Una stabilizzazione nel senso di mega-concorso con verifica dei titoli sarebbe stata ottima. Non l’hanno fatto, preferendo varare un’altra forma concorsuale che ho già criticato, nei meccanismi, in precedenti post. Il punto è che i posti dovrebbero essere di più di quelli che bandiranno, ne servirebbero davvero di più.
    Ma passare dalle giuste critiche al regolamento Mussi e all’insufficienza dei posti a coprire il buco in organico, fino a proporre, come moltio scrivono, di votare chi voleva far rifare l’università alla Moratti (tra l’altro all’insegna della megaprecarizzazione, e senza stabilizzazione alcuna) è inaccettabile, e dimostra solo che molti, ormai per4so ogni valore e calati nella mentalità dell’elemosina, sono disposti a sperarla proprio da tutti, anche da chi è già chiaro che non gliela farà.

  14. Jacopone da Todi ha detto:

    A me certe anali mi sembrano fuori di testa.

    Si sopravvive in un sistema baronale.

    I precari organizzati sono invisibili sono gli unici che combattono perché il sistema sia democratizzato e reso aperto aleno ad altri 30000 strutturati.

    Sono gli unici che tentano di dare un contributo ai vari regolamenti che passano sulle loro teste, sono gli unici che si danno da fare e gli si dice che sono dservi dei baroni perché accetterebbero un posto fatto per loro in un sistema per cui questo è l’unico modo per sopravvivere.

    Allora che facciamo tutti gli eremiti….

  15. fabio ha detto:

    …come spunto di riflessione e di sana e costruttiva autocritica, l’articolo di Palermo può anche avere un senso, e in quest’ottica condivito molte cose dette da Colombo…

    …ma ci sono un paio di cose che a mio giudizio sono veramente inaccettabili… una riguarda la forma, la seccenza di chi vuole far credere di essere diventato un “vero ricercatore” senza macchia e senza paura, senza scendere ad alcun compromesso, e quindi di potersi ergere a unico difensore dei più alti principi di libertà di pensiero e di azione… l’altra è una questione di sostanza, iniziare un quansiasi dialogo (seppur in questo caso si tratti di monologo, senza alcun contraddittorio) partendo dal preventivo annichilimento dei destinatari, privandoli di qualsiasi status in cui potersi identificare… “nè ricercatori, nè precari” per molti di noi, che si dedicano prevalentemente o esclusivamente all’attività universitaria significa essere nulla, non avere alcuna connotazione ad alcun livello sociale… è un vecchio, odioso trucco, quello di iniziare un confronto (benchè unidirezionale) delegittimando i potenziali interlocutoi-destinatari… un comportamento stigmatizzabile come assolutamente “a-sociale”, sterile, profondamente “inumano” (nel senso più alto)… scusate lo sfogo, ma che gente del genere abbia spazio nella stampa nazionale è una cosa veramente fastidiosa… sono tentato di scrivere a questo tale Palermo, ma credo che non sia persona in grado di recepire un qualsiasi tentativo di dialogo-confronto…

  16. fabio ha detto:

    …eppure non bisognerebbe fargliela passare così… una lettera al Manifesto, da parte di un “nè ricercatore, nè precario”, se la pubblicassero in risposta… ma la pubblicherebbero?

  17. Colombo da Priverno ha detto:

    Si Fabio hai ragione, sulla forma il dott. Palermo ha proprio sbagliato, e non riesco a giustificarlo, su questo punto, tanto più che è comodo fare i maestrini con le spalle al calduccio d’un posto a tempo indeterminato. Avrebbe dovuto avere non solo più tatto, ma proprio più rispetto per noi.
    Tanto più che in una comunità scientifica seria le gerarchie quasi non esistono; tanto più che anche nella nostra università semi-seria e un po borbonica è un fatto conclamato, ed attuato anche nei rapporti quotidiani, quello della sostanziale parità di dignità scientifica tra il ricercatore e l’assegnista di ricerca.
    Palermo ha fatto un’exploit a muso duro. Ma resta il fatto che non possiamo limitarci ad inquadrarlo come il “nemico”, o trarne spunto per diventare fascisti…
    Dobbiamo, invece, chiederci in che modo il nostro atteggiamento ha prestato il fianco a una simile cruda reazione, che, ripeto, E’ BASATA SU FATTI VERI, c’è poco da fare.
    C’è dell’ipocrisia profonda in alcune posizioni assunte dal gruppo di testa della contestazione precaria, ed ho detto a chiare lettere nel mio precedente post quale è.
    Ragazzi, non siamo operai. SIAMO STUDIOSIIII. Smettamola di imitare il modo di fare irrazionale da contestazione sindacale, e mostriamo il nostro cervello, sapendo utilizzare l’articolo di Palermo per riflettere e migliorare.

  18. Marco ha detto:

    Caro Colombo,
    giocare sulle mele Marce all’interno di un movimento per screditarne componenti e proposte è un vecchio trucco che si conosce fin troppo bene.
    Vogliamo parlare delle bombe sui treni e sulle BR che toglievano consenso ai movimenti di piazza degli anni 70?
    Vogliamo parlare del “un romeno stupra, allora tutti i romeni sono stupratori”?
    Fra i precari ce ne sono alcuni ben introdotti nel sistema, asserviti ai baroni, ecc.. ecc..
    E con questo? Cosa c’entriamo noi? In che modo questo screditerebbe le nostre rivendicazioni? E cosa vuol dire che non siamo ufficialmente ricercatori perche’ non abbiamo vinto un concorso da ricercatore? Forse che uno che lavora in nero in un cantiere edile non è un operaio edile perche’ non c’e’ un contratto che lo dichiara esplicitamente?
    Questo è solo un miserabile tentativo di aprire il fuoco anche da sinistra. Guarda caso da parte di un esponente della categoria dei ricercatori gia’ strutturati.

  19. fabio ha detto:

    …e ti dirò di più, Colombo, la sostanziale parità di dignità scientifica tra assegnista e altri strutturati va anche oltre… se io ho più pubblicazioni internazionali di un giovane prof. associato (o di pari numero), c’è ben poco da discriminare… l’essere “ricercatore” non lo stabiliamo nè io, nè tu, nè il “ricercatore cuor di leone” Palermo, nè tanto meno le targhette sulla porta conferite mediante procedure concorsuali le cui dinamiche ci sono ben note… se siamo ricercatori o meno può dirlo solo la comunità scientifica internazionale, valutando e avallando la nostra produzione scientifica, scrivendoci per confrontarsi e scambiare opinioni sui contenuti delle nostre pubblicazioni che hanno letto con qualche interesse, chiedendoci di instaurare rapporti di lavoro, invitandoci a prendere parte a loro progetti editoriali con nostri contributi, in quanto riconosciuti come esperti del settore, o a partecipare a convegni da loro organizzati, magari con relazioni invitate… il resto sono solo chiacchiere da “teorici pseudorivoluzionari” …è da fascisti la privazione preventiva di qualsiasi dignità al tuo interlocutore, e la negazione di una identità in cui lavoratori socialmente deboli (questo siamo allo stato attuale) possano riconoscersi insieme, e questo rende le voci come Palermo profondamente e pericolosamente a-sociali, e come tali da stigmatizzare con fermezza…

    …per il resto sono d’accordo con te, Colombo, una cieca deriva da “contestazione sindacale” è da evitare… il “cuore” ci vuole, ma anche il “cervello”… però non dimentichiamo il problema di fondo: dobbiamo ancora ottenere il riconoscimento della nostra dignità di lavoratori, tutti sembrano negarla…

  20. precarioemigrante ha detto:

    IL solito “testa d’uovo” di sinistra, arrogante nel linguaggio, infarcito di teorie marxiste-leniniste ecc.. che prima ti dicono che sei una m****a e poi ti chiedono perchè non continui la conversazione in modo amichevole (per sto tipo di persone, che parlano di lotta, compagni e cazzate varie, SENZA PERò MAI FARE UNA MINIMA PROPOSTA D’AZIONE, un paio di anni fa ho strappato la tessera di Rifondazione ed ho smesso di fare politica!).
    Comunque alle prossime amministrative, anch’io mi turerò il naso e voterò dall’altra parte (e solo Dio sa quanto mi costa!).
    Hanno proprio rotto!

  21. France ha detto:

    OK, via, allora tutti ladri, nessun ladro. Come Craxi, paro paro. Siccome per essere precario devi aver avuto comunque un calcio in culo, allora sei marcio come tutto il resto del sistema (del quale anche il dott Plermo fa parte, ben inteso). Quindi non pretendere moralita’, onesta’, trasparenza, perche’ sei anche tu immorale, disonesto, corrotto. Sai cosa, Colombo? Di questo sillogismo ipocrita mi sono rotto, e’ la chiave di volta di tutto il sistema Italia, i compromesso al ribasso che squalifica qualunque discussione e tentativo di metter le cose a posto. Capisco molto di piu’ chi grida “aridatece er puzzone”, ma davvero, tornasse la Moratta e privatizzasse tutto! La ricerca a don Verze’ e a scuola un po’ di sano Creazionismo. E via cantando verso il vero medioevo dal quale non sono capaci di salvrci ne’ Prodi ne’ Berlusca.

  22. Marco ha detto:

    E’ off-topic, comunque…

    Dimissioni:
    PRESIDENTE. Comunico che nella seduta odierna la XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) ha proceduto alla rielezione del deputato Gianni Pagliarini a presidente, già dimissionario in data 29 novembre 2007.

  23. Samuele ha detto:

    Non distraiamoci!!!
    Con il maxiemendamento vogliono farci fuori!!!!!!!!!

  24. Homo publicans ha detto:

    Al di là dei toni inutilmente aggressivi del pezzo, penso che le questioni sollevate dall’autore – il problema dell’acquiscienza ideologica e pratica ai poteri costituiti e della mancanza di autonomia – riguardino i ricercatori precari così come riguardano i ricercatori di ruolo e i professori associati. Riguardano il funzionamento dell’università italiana nel suo insieme, un’istituzione profondamente gerarchica e autoritaria, che nega autonomia e capacità di iniziativa indipendente (scientifica e politica) a chiunque si trovi al di sotto del livello di prof ordinario. A meno che non voglia rinunciare alla carriera o sia ‘dipendente’ da un prof particolarmente progressista/sovversivo.

    Il problema non è la cooptazione, che esiste di fatto dappertutto nel mondo, ma la negazione di autonomia e di una soggettività indipendente ai ricercatori, precari o di ruolo che siano.

  25. Gwinplaine ha detto:

    Presto presto date tutti un’ occhiata al sito del Colombo! Non so se ridere o se piangere…..ennesima caduta di stile del Manifesto. Questo mescola comunismo, anarchia, ricerca ed università e intanto succhia da mamma stato con consulenze ed attività per il ministero dell’economia. Poi quando parla di concorso (truccato) bella faccia di bronzo……si riferisce forse al suo?
    Siamo alla frutta.
    A dir poco ridicolo!!

    VOTA ANTONIO!!!

  26. Fabrizio ha detto:

    A me pare un azzeccagarbugli rosso, entrato al Ministero si sa come e passato all’università chissà con quale artifizio giuridico. Ma le avete viste le pubblicazioni ? Roba da Topolino nella Steppa o Diabolik all’assalto del Palazzo d’Inverno…puah!
    E questo viene a farci la lezioncina a noi? Ma se ne vada a lavorare veramente, buffone intellettualoide degli anni Settanta.

  27. Samuele ha detto:

    Purtoppo Mussi e i suoi colleghi intellettualoidi di sinistra Tiocci e Ghizzoni sono ancora piu’ supponenti!

  28. Colombo da Priverno ha detto:

    No aspetta Gwinplaine…. forse sei arrivato tardi nella conversazione, ma io non sono affatto il dott. Palermo…e, devo dir la verità, il fatto che tu mi identifichi con lui mi turba non poco!
    Io dicevo solo che quella reazione sul Manifesto aveva seri spunti sui quali farci ragionare, perchè secondo me avevamo prestato il fianco, con un approccio di tipo sindacale che non si adatta al nostro più complicato problema, a queste critiche. OOOOOOOO!!!! Io non sono Palermo nè avrei scritto quelle cose nè, soprattutto, in quel modo squallidamente sprezzante verso COLLEGHI, sia chiaro! (non sono Palermo anche perchè se no vorrebbe dire che sono strutturato, sigh…).
    A parte l’autocommiserazione, che come avrete capito non mi piace, riassumo quel che voglio dire in due cose:
    1) Non c’è ragione plausibile per diventare fascisti (nemmeno se mi regalassero un’ordinariato: non so voi, ma la coscienza civica si vede anche da questo); e nemmeno per diventare Morattiani. Quanto all’attuale governo, non lo difendo, dico solo che sta scontentando tutti in pari modo, e non c’è, perciò, una congiura contro di noi, ma solo un grave problema d’insufficienza di risorse economiche su tutta la linea. Tutti i giovani stanno male ed hanno serie difficoltà a realizzare le loro ambizioni in tutti i campi; e più l’ambizione è qualificata peggio è. Se urliamo alla congiura facciamo solo ridere, e legittimiamo che qualcuno trovi il coraggio di insultarci sul Manifesto;
    2) Non ho fatto il discorso delle mele marce nel senso in cui alcuni lo hanno inteso, cioè per buttare in faccia ai precari – ai quali appartengo – il fatto di dover soggiacere a meccanismi che, se non hai maestri dotati di una forte coscienza personale, diventano stritolanti. Il giochetto del cattivo che si fa aiutare dal buono ad occultare il cadavere e poi dice al buono “ora ci siamo sporcati tutti e due” è in troppi film perchè io ci caschi. Io, invece, intendevo proprio dire che se vogliamo evitare che ci siano reati ad opera di baroni mafiosi è giusto creare un sistema di ingresso più garantito, e non, all’opposto, sperare che arrivi dal cielo uguale per tutti il posto fisso, perchè è proprio se chiediamo questo che diventiamo incoerenti, e diamo adito a far credere che un meccanismo che fa entrare pecore e capre ci va anche egoisticamente bene, purchè con loro entriamo noi.
    Tutto qua….
    MA NON E’ CHE GIRA UN PO’ DI AGGRESSIVITA’ DI TROPPO DA QUESTE PARTI? Le battaglie si vincono a tavolino e studiando il nemico, ragazzi, i gladiatori di successo ci sono solo nei polpettoni americani (e non vincono nemmeno lì…)

  29. Antonio ha detto:

    Per favore Colombo, qui c’e’ gente che ha il problema di mandare avanti la famiglia, di pagare l’affitto a fine mese, di costruirsi un futuro e che cerca da anni le condizioni migliori per poter finalmente fare ricerca in maniera dignitosa, per poter competere a livello internazionale. Non giochiamo troppo con le parole, che ci allontanano dai problemi reali.

  30. Gwinplaine ha detto:

    Sorry Colombo….era Palermo

    http://www.eco.unibs.it/~palermo/

  31. Colombo da Priverno ha detto:

    Gwinplane sono sollevato, grazie.
    Antonio, lo so, se sono sembrato insensibile mi scuso. Ma penso di essere in linea con le tue preoccupazioni quando appunto dico: concorsi seri e rigidi (e molti, è questo il punto: MOLTI) per selezionare quelli come te che fanno ricerca a livello internazionale e consentirgli di continuare tranquilli a coltivare la loro passione – che è e deve essere anche un precipuo interesse della collettività – senza essere assillato da urgenze materiali, o rattristato dal dover dire troppi no, perchè non ci sono soldi, alle richieste dei bambini, o ai progetti, magari d’un bel viaggio o d’una casa meno angusta, del/la compagnio/a.
    Dico solo che invece, se uno fa ricerca a livello comunale, non compete manco con le ricercatrici Pampers e sta li perchè ce lo ha messo l’amico perchè glielo ha chiesto il cognato, non mi interessa troppo se quello nel mentre ha fatto i figli: proprio perchè la ricerca è un interesse pubblico rilevante non posso, non possiamo volere che si stabilizzi anche quello. Non dico che non ci devono essere ammortizzatori sociali. Ad esempio, se il punto è il posto fisso, perchè non consentire, come un tempo, la stabilizzazione nella scuola secondaria, dove non ci vuole capacità di ricerca ma solo quella di esporre in modo superficiale teorie tanto consolidate da esser appunto dette “scolastiche”?
    Il problema dei bambini non c’entra con quello della ricerca, Antonio. Però voglio dirti una cosa. Per il tipo di ricercatore che tu descrivi, e come certo tu stesso sei, ci vuole l’ingresso in ruolo col tappeto rosso e le scuse di un sistema che ci ha dato meno di quel che meritavamo (mi ci metto anch’io, và, un pizzico di presunzione non guasta). Ma, ne converrai, un modo (rigoroso e garantito) di accertare la sussistenza dei requisiti che tu hai ci vuole, non puoi non volerlo chiedere

  32. France ha detto:

    Colombo
    Che vuol dire “soggiacere a meccanismi che, se non hai maestri dotati di una forte coscienza personale, diventano stritolanti.”???Scusami ma non afferro…
    Anyway, un sistema di ingresso piu’ garantito, lo dici tu stesso, NON e’ il nuovo regolamento di Mussi. Perche’ abbiamo gia’ capito quali escamotage verranno messi in atto per fregare le garanzie e far passare, come sempre, chi deve passare. Dai tuoi post si capisce che saresti anche tu dell’idea che i concorsi andrebbero aboliti, e che le responsbilita’ oggettive dell’operato dei ricercatori “chiamati” dovrebbero gravare su chi li ha assunti, leggasi direttori di istituto (o di dipartimento). E sai anche, credo, che questo e’ impossibile senza, alternativamente 1) “rivedere” l’articolo 97 comma 3 della Costituzione 2) definire Universita’ ed Enti di Ricerca come non appartenenti alla Pubblica Amministrazione (quindi, di fatto, privatizzarli).
    Tutto questo, mi spiace, dista anni luce dal problema reale che riguarda la ricerca, l’Universita’ e i ricercatori-precari-in-attesa-del-calcio-in-culo, ovvero la mancanza di soldi, stringi stringi, per fare la ricerca e per fare i ricercatori. Nessuno ci vuole investire una lira bucata perche’ non serviamo a nulla, anzi rompiamo un po’ le palle sempre a lamentrci e magari a scoprire che la terra gira intorno al sole e che alla calvizie di Arcore o all’ipertricosi del labbro superiore dell’uomo di sinistra non c’e’ rimedio. Stabilizzazioni, riforme e universita’ competitive necessitano quattrini. Quelli che ci sono servono per altre cose (fate voi la lista).
    Io la domanda per essere stabilizzato in quel sottoscala della ricerca che e’ il CNR non l’ho voluta fare, e ho fatto le valige.

  33. Flavio ha detto:

    Voi ci scherzate, ma la Moratti era molto, molto, MOLTO meglio di chi siede ora alla testa dell’Università.
    E privatizzare l’università è l’unica soluzione per salvare un baraccone che di fatto è privatizzato dalle solite camarille di baroni, altro che la solita retorica dei precari rossi.

    A proposito: qualcuno si è accorto che quelli di Mussi saranno di fatto gli ultimi concorsi da ricercatore, visto che la norma che prevede l’abolizione del ruolo è ancora in piedi?

  34. Leo ha detto:

    Dovrebbe passare una legge che trasforma i ricercatori in professori di terza fascia.

    Comunque basta con la retorica di centro destra.

    La politica berluconiana e di AN era lasciare i baroni liberi di fare ciò che volevano e loro hanno fatto i concorsi come gli pareva.

    La logica del centro destra erano solo tagli e i baroni tagliavano dove pareva loro e precarizzavano noi!

    Quindi NO VOTI ALLA DESTRA MEGLIO NON VOTARE!

  35. Leo ha detto:

    Comunque poi parleremo di chi ci ha sostenuto e chi no alla fine della saga finanziaresca.

    Certo né la destra né certe componenti del centro sinmistra.

    Forse la Federazione Anarchica 😉

  36. Qualcuno ha paura ? ha detto:

    Qualcuno ha paura che finalmente il mondo dei precari universitari inizi a volgere lo sguardo a destra ? Mi sa proprio di sì…visto che l’unica cosa concreta per i precari universitari in DUE ANNI l’ha fatta la DESTRA, con l’emendamento passato al Senato CHE AUMENTA LE BORSE DI DOTTORATO.

    Questi sono i fatti, con scorno dei precarietti rossi

  37. Leo ha detto:

    Allora perché negli emendamenti presentati dalla Destra alla Camera neppure uno è a favore dei precari anzi uno dell’on. La Morte all’articolo 145 favorisce la precarizzazione nell’università?

    Saluti e Baci

  38. Colombo da Priverno ha detto:

    La destra non è solo che se ne sbatta di noi, ma ci considera tradizionalmente pericolosi. Tutte le destre, storicamente, cercano di svuotare e soggiogare il ruolo dell’università per il solo fatto che è fatta di teste libere e pensanti, come dimostriamo anche noi giorno per giorno che troviamo anche il tempo di copnfrontarci aspramente (e quindi credendoci con passione) sulle nostre idee per migliorare le cose. Mussolini chiese il giuramento di fedeltà ai professori, mentre la scienza non è fedele a nessuno, ma è libera. La Moratti ci chiedeva un giuramento di fedeltà al mercato e alle sue esigenze, che non coincidono necessariamente (neanche mai), ma solo occasionalmente con quelle della ricerca.
    Ecco perchè il mio MAI A DESTRA.
    E l’emendamento sulle borse di dottorato, caro Qualcuno, era solo per far vedere che il governo non aveva i numeri al senato. Che fosse sui dottorandi o sul prezzo della bresaola non gliene fregava nulla alla destra, che non ha un programma per noi (vedi Leo sull’art. 145).
    France, tu fai tutto un bel discorso per poi dire che hai scelto di andartene e che la stabilizzazione qui ti farebbe anche schifo. Non sarai tu ad essere ormai distante dalla nostra trincea? Il mio discorso è chiaro: ci vogliono concorsi selettivi e numerosi. Punto. Difendevo solo un’idea, un tipo di soluzione. Quanto a Mussi, l’idea di cercare la qualità è giusta, la tecnica usata invece ha molti difetti, che ho elencato in altri post.
    Forse, France, hai ragione nell’intuire che il mio ideale assoluto sarebbe la filiazione intellettuale senza nemmeno concorsi. ma ci vorrebbe un livello della nostra civiltà che semplicemente non c’è, E allora meglio i controlli di qualità.

  39. Qualcuno ha paura ? ha detto:

    Veramente chi STORICAMENTE ha cercato di svuotare e soggiogare l’università appartiene al mondo comunista (qualcuno ricorda la Cina di qualche annetto fa’?).
    E poi è inutile fare processi alle intenzioni sull’emendamento Valditara: è un ottimo emendamento e basta, l’unico L’UNICO !!!! passo concreto fatto da qualche tempo a questa parte dalla politica.
    Per il resto, da Modica, Mussi ecc. ecc. solo tagli e bla bla

    Capisco che a qualcuno che naviga nel Piddì o nei comunisticosi possa dare fastidio, ma gli atti parlamentari parlano chiaro.

  40. ahahaha…. ve lo devo proprio dire: VI STA’ BENE….

    mi dispiace arrivare a dire una cosa del genere ma davanti all’indifferenza
    nn vi è altro modo…

    Anche il manifesto vi invita a ragionare e nn a pesare ai vostri ridicoli interessi
    nostalgico-personali…

    Cominciamo a parlare di:
    1) ABOLIZIONE DEI CONCORSI
    2) AUTONOMIA ECONOMICA DEGLI ATENEI

    maledetta italia…

  41. Coenagrion ha detto:

    Un articolo sicuramente notevole. non discuto sulla forma (opinabile) e sui richiami ideologici che, francamente, non capisco.

    La sostanza e’ molto interessante. Sono constatazioni che fanno male a molti di noi ma sono la verita’ nella stragrande maggioranza dei casi.

    Da sempre sorrido quando sento l’equazione precario = cervello (nel senso di scienziato eccellente). E’ un etichetta comoda per i giornalisti ma, quasi sempre, falsa. La maggior parte di noi (me incluso) sono solo onesti mesterianti di questa o quella materia. Ovviamente anche noi abbiamo tutto il diritto di poter avere un lavoro stabile. Ma da qui’ a essere tutti potenziali premi nobel ce ne passa (esagero volutamente). Chi era un vero ‘cervello’ tra noi ha gia’ ricevuto offerte dall’estero che probabilmente non ha rifiutato.

    Ope legis et similia hanno fatto gia’ danni in passato; perche’ lottare per ripetere l’errore? Non venitemi a raccontare la cazzata del concorso come strumento di selezione equo, almeno non nel nostro paese.
    L’universita’ rigenera se stessa, perche’ noi,una volta dentro, dovremmo essere diversi dal barone di turno contro il quale ora lanciamo strali di fuoco? Chi di noi cavaliere senza macchia, piccola cellula sana e virtuosa, riuscira’ a non farsi attaccare dal cancro che corrode l’intero organismo universitario?

    Io credo che se c’e’ una possibilita’ di avere un reale cambiamento, questo passi attraverso l’uscita e non attraverso l’entrata. Che si facciano ponti d’oro (in gergo scivolo pensioninistico) e si mandi a casa la classe dirigente universitaria e quanti vivacchiano ai margini del sistema senza piu’ motivazioni. Perche’ di questo non si parla mai? Forse perche’ chi fa le “riforme” non vuole autopensionarsi?? O perche’ ci fa comodo anche a noi, mantenere il sistema cosi’ com’e’, perche’ speriamo un giorno di gorderne i privilegi?

    Una volta che il sistema e’ ripulito, si riformino le regole di entrata e mantenimento del ruolo (controllo sulla produzione). Allora vedo realmente una speranza dove noi, gli onesti mesterianti, senza piu’ le costrizioni di un sistema marcio possano magari evolvere verso la dimensione di scienziato.

  42. Marco ha detto:

    Vogliamo finirla di parlare di ope legis? L’unica ope legis è quella della quale hanno usufruito gli attuali baroni e che non NON vogliamo ripetere.
    L’articolo 146 impone stabilizzazioni previa PROVA SELETTIVA. Semplicemente i numeri sarebbero un po’ superiori ai ridicoli 1050 concorsi ottenuti da Mussi che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono circa la metà di quelli che sotto la Moratti si svolgevano ogni anno. Quanto al voto a destra o a sinistra, aspettiamo il testo definitivo della finanziaria e poi vediamo.

  43. France ha detto:

    Colombo, hai ragione, ho abbandonato la trincea, e se vuoi anche senza aver pagato troppo dazio (un dottorato senza borsa e tre assegni di ricerca). E, mi spiace per Coenagrion, chi va all’estero non e’ migliore di chi rimane, e’ solo un mestierante (per usare parole tue) che ha deciso di cambiare aria, come nel mio caso. Il punto e’ che la mia prospettiva, come quella di tenti altri, era di fare il precario fino a 40 o piu’ anni, aspettando che l’Italia cambiasse, e invece non cambia MAI. Ecco, io voglio, noi vogliamo il cambiamento vero e lo meritiamo adesso, dobbiamo fare il nostro lavoro al meglio delle nostre possibilita’, dobbiamo farci una vita indipendente dai genitori, fare figli, specie se abbiamo superato i 30 anni. In germania, Francia, UK, irlanda, danimarca svezia, olanda, spagna lo possono fare, noi che siamo, gli scemi d’Europa? MI spiace ma non possiamo permetterci di appassire sul ramo in attesa di un cambiamento che non arriva mai.
    Io la soluzione l’ho trovata all’estero. L’Europa e’ unita, l’Italia e’ in Europa e questi bischeri di tedeschi, francesi, inglesi ci tengono ancora dentro, e ci fanno girare liberamente e ci pagano pure!!!

  44. Ele ha detto:

    Scusate…tornando a bomba……..A me non va proprio giù che questo Palermo parli di noi scaricandoci addosso la realtà di tutta l’università italiana.I lettori del manifesto dovrebbero sapere che quello che scrive Palermo, seppur giusto x certi versi, riguarda anche lui e tutti gli strutturati, ricercatori o professori. Certo le cose andrebbero dette con altro stile sicuramente lontano dal suo….. Non si può cmq far passare una cosa del genere senza replicare!!!

  45. Lucas ha detto:

    I precari della Sapienza hanno inviato un articolo, dopo aver sentito il reponsabile delle pagine culturali. Hanno detto che lo avrebbero pubblicato, ma oggi mi sembra non ci sia traccia. Stiamo provando a ricontattarlo.

  46. leo ha detto:

    Associazione 20 maggio tutelarei lavori.it
    Care/i amiche/i e care/i compagne/i,
    In questo numero vi segnalo l’importante iniziativa del Forum del Lavoro di Roma, il percorso della Fiananziaria approvata in commissione Bilancio alla Camera ed ora al vaglio dell’Aula e, infine, la conferenza stampa sul lavoro di Valter Vertroni e di altri esponenti dell’esecutivo del PD dal titolo GUADAGNARE DI PIU’, LAVORARE MEGLIO.

    Sul sito http://www.tutelareilavori.it troverete gli aggiornamenti sui testi della finanziaria e il video della conferenza stampa sul lavoro del PD.
    Vi invito a spedirci commenti, approfondimenti, lettere che avremo il piacere di pubblicare sul sito, sulla news letter e sui forum dell’Associazione.
    A presto.
    Davide Imola

    Sommario:
    – Sicurezza e redditi. Gli impegni del Partito Democratico per il lavoro;
    – Finanziaria all’esame della Camera dei Deputati;
    – Guadagnare di più, lavorare meglio. Conferenza stampa del PD sui temi del lavoro.

    Forum del Lavoro di Roma

    “Sicurezza e Redditi. Gli impegni
    del Partito Democratico per il Lavoro”
    Intervengono: Marco Miccoli, Paola Martini, Achille Passoni, Pier Paolo Baretta, Paolo Pirani, Agostino Megale, Alessia Mosca

    Partecipano: Riccardo Milana, Cesare Damiano, Goffredo Bettini

    Lunedì 17 Dicembre – ore 17,30 ROMA – Teatro delle Muse – via Forlì, 43
    Sul sito http://www.tutelareilavori.it trovate il testo integrale della Finanziaria non ancora definitivo e approvato dalla Commissione Bilancio e, inoltre, il testo degli articoli 145 e 146 per ciò che riguarda la stabilizzazione dei lavoratori precari nella Pubblica Amministrazione con il testo della Finanziaria 2007 per poter verificare i numerosi rimandi presenti nel testo per il 2008.

    Le parti in neretto riguardano le modifiche fatte sino ad ora alla Camera rispetto al Senato che, per ciò che riguarda i processi di stabilizzazione nel pubblico impiego, non sono particolarmente rilevanti. On. Teresa Bellanova ci segnala che tendenzialmente il Governo dovrebbe presentare in aula un maxi emendamento, su cui chiedere la fiducia, che riassume le modifiche approvate in Commissione Bilancio ma che, tuttavia, è ancora in corso una discussione in seno alla maggioranza per cui occorre attendere il testo del maxi emendamento per valutare eventuali modifiche.

    Al momento la nota più positiva riguarda i ricercatori che non vedono modificato il testo approvato al Senato come avrebbe voluto la CRUI per escluderli dai processi di stabilizzazione.
    Rimangono, inoltre, le positive soluzioni trovate già al Senato sul proseguo del percorso di stabilizzazione per i lavoratori a tempo determinato. Rimane la possibilità di programmare nel prossimo triennio le assunzioni per stabilizzazione anche dei collaboratori coordinati e continuativi.

    C’è una novità positiva che da “tassativamente tre mesi” per l’emanazione di un Decreto del Presidente del Consiglio per individuare i criteri per inserire nei processi di stabilizzazione anche coloro che non hanno rapporti di lavoro a tempo determinato o a collaborazione (interinali, partite iva individuali, professionisti …)
    Ed anche la modifica voluta da “Dini” in sostituzione della riserva del 10% ai co.co.co. nei futuri concorsi è, paradossalmente, più favorevole perché consente ai collaboratori, pur senza avere posti riservati, di partecipare per tutti i posti a concorso potendo far valere i titoli di servizio maturati.
    In tema di tutele sociali e fiscali per i lavoratori flessibili si può considerare positiva anche la norma sugli incapienti (Art. 4).

    Rimangono anche i due problemi, oltre alla mancanza assoluta di provvedimenti che non riguardino il pubblico impiego.
    Il primo è che per ciò che riguarda i collaboratori si richiede, oltre all’anzianità di 3 anni negli ultimi 5, anche che i contratti siano in essere al momento dell’entrata in vigore della legge. Purtroppo migliaia di persone verrebbero escluse perché spesso in questo periodo a cavallo tra i due anni non hanno contratti attivi ed altri rischiano l’esclusione perché sono stati tramutati a tempo determinato, per effetto della finanziaria 2007, solo da pochi mesi e, stando così la norma, non possiedono i requisiti per la stabilizzazione ne come collaboratori ne come tempi determinati.
    Su questo punto, grazie all’impegno del Gruppo del PD ed in particolare dell’On. Bellanova sembra che il governo provveda a porvi rimedio all’interno del Maxi emendamento che presenterà nelle prossime ore in aula alla Camera. Come sempre vi terremo aggiornati sugli sviluppi.
    Il secondo è che la norma di salvaguardia per la continuità dei rapporti di lavoro nelle more dei processi di stabilizzazione è solo per i tempi determinati e non per le collaborazioni. Anche questa incongruenza, visto il termine perentorio per le assunzioni che rimane all’articolo 92, rischia di mettere in pericolo decine di migliaia di posti di lavoro consolidati oltre che essere in contraddizione con la programmazione delle stabilizzazioni per chi possiede i requisiti.

    GUADAGNARE DI PIU’, LAVORARE MEGLIO

    11 Dicembre 2007

    Documento presentato nel corso della conferenza stampa del Partito Democratico sul lavoro.
    Sul sito http://www.tutelareilavori.it trovate il documento completo con i dati presentati e la registrazione video della conferenza stampa. Il 2007 è stato un anno in cui il tema del lavoro è stato centrale al dibattito politico, tra le parti sociali e nell’azione di governo.Dopo la conclusione dell’iter di approvazione del Protocollo Welfare, passato ora al vaglio del Senato, nel 2008 la questione salariale sarà uno dei principali campi di azione su cui governo e parti sociali si troveranno a confrontarsi.
    La questione salariale è stata recentemente riconosciuta come urgente, anche grazie alla pubblicazione di alcuni dettagliati studi, che hanno confermato la drammatica perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni e conseguentemente la necessità di intervenire. Dal 2002 al 2006 si è infatti registrata una forte perdita di potere d’acquisto dei salari – con picchi di riduzione per i giovani, le donne e i dipendenti di piccole imprese – fra le più gravi dei paesi europei.
    La situazione ha raggiunto tali dimensioni anche a causa dell’imperfetto e ormai parzialmente superato funzionamento della politica dei redditi e di un mancato intervento del precedente governo nel controllare gli effetti del passaggio all’euro su prezzi e tariffe.

    La perdita di potere d’acquisto si accompagna alla bassa produttività del nostro sistema e alla crescita economica ancora inferiore alla media europea, per quanto tornata con segno positivo. E’ indispensabile pertanto prevedere interventi che tengano in considerazione tutti gli aspetti che concorrono alla definizione di questa situazione. E’ necessaria, in altri termini, una “nuova politica dei redditi”, che garantisca crescita della produttività insieme alla tutela del potere d’acquisto dei salari.
    La questione salari, infatti, deve essere affrontata non solo direttamente con interventi del governo di riduzione della pressione fiscale, ma anche sul piano di una efficace contrattazione sindacale, del controllo dei prezzi e degli incentivi all’aumento di produttività. In questo senso, molte politiche già intraprese devono essere ulteriormente rafforzate:
    · continuare con decisione sulla strada delle liberalizzazioni, che portino concorrenza attraverso l’apertura dei mercati, come modalità tra le più efficaci per ridurre i prezzi;
    · attuare un attento monitoraggio dell’aumento dei prezzi e delle addizionali imposte anche a livello locale, che consideri tutti gli oneri che pesano sui redditi;
    · rendere ancora più rigorosa la lotta all’evasione, come strumento per recuperare risorse da spendere per competitività e per alleggerire la pressione fiscale sul lavoro e a carico dei lavoratori dipendenti;
    · favorire la fase di rinnovo dei contratti, nella quale sono impegnate le parti sociali, che costituirà il quadro entro cui il governo potrà proseguire nella concertazione con le parti sociali;
    · proseguire nella lotta alla precarietà, soprattutto giovanile, concentrandosi in modo particolare sulla valorizzazione del capitale umano, con interventi che favoriscano l’occupazione coerente con il percorso formativo e un riconoscimento retributivo per l’investimento in formazione.

    Nello specifico sui salari, l’azione del Governo dovrà perlopiù essere di natura fiscale. I provvedimenti prioritari da attuare con urgenza sono:

    1. riduzione della pressione fiscale sui salari, con il rafforzamento specifico delle misure di defiscalizzazione dei salari di produttività, già contenute nel Protocollo Welfare;
    2. applicazione più efficace delle norme in materia di parità salariale tra donne e uomini, che prevedono anche sanzioni, finora mai esercitate. Proposte queste che ricalcano recenti misure attuate in Spagna e Francia;
    3. recupero del fiscal drag;
    4. azioni che facilitino il rinnovo dei contratti tra le parti sociali e che favoriscano la contrattazione decentrata;
    5. interventi che introducano meccanismi meritocratici nella Pubblica amministrazione sia in termini di sviluppo delle carriere che di aumenti salariali di produttività.

    Queste sono solo alcune delle proposte di intervento. Altre azioni potranno essere messe in atto, una volta appurata la sostenibilità in base alle risorse disponibili. Per questo già a gennaio, a Finanziaria 2008 e Protocollo Welfare approvati, il Partito democratico organizzerà un momento di approfondimento sul tema che preparerà un pacchetto di proposte dettagliate.

  47. Ele ha detto:

    Carissimi precari romani, possiamo leggere anche noi l’articolo inviato al manifesto?Teneteci aggiornati sulla pubblicazione! Grazie….

  48. ricercatoredemocratico ha detto:

    Abbiamo dovuto accorciarlo e tagliuzzarlo speriamo che così lo pubblicano

    appena possibile lo postiamo

  49. Giulio Palermo ha detto:

    Cari Ricercatori precari,
    eccomi qua, sono io l’autore dell’articolo che suscita tanta indignazione in alcuni di voi e un po’ di autocritica (come categoria) in altri. Ho letto un po’ delle vostre reazioni e provo ad intervenire di nuovo nel dibattito.
    Trovo sempre sgradevole impostare i problemi sociali e politici sul personale. Per questo, il mio pezzo si apre con la premessa di voler criticare una categoria e non i suoi singoli membri, con le loro vicissitudini personali, che non conosco e che non mi permetto di giudicare. Per lo stesso motivo trovo sgradevole il tentativo di alcuni di replicare alla mia critica politica andando a toccare la mia storia personale. È come se, nell’incapacità di rimettersi in discussione, costoro sperassero di trovare anche in me una macchia, per poter rigettare la critica che muovo senza considerarla veramente.
    Credo che sia un atteggiamento che non porta a niente. Il dibattito può avanzare anche tra persone con macchie. E il fatto che io mi rivolga a voi, come categoria, dimostra che io questa apertura ce l’ho. Però siccome la tentazione di alcuni di liquidarmi senza esaminare le mie argomentazioni è troppo forte, sento il dovere di rispondere anche sul piano personale.
    Ebbene, cari ricercatori precari, se io scrivo queste cose, col veleno nel sangue (e coi codici in mano per difendermi dal mobbing) è perchè le carte ce le ho fottutamente in regola! Troppo in regola: perchè alla fine mi sono trovato da solo a combattere. Perché tutti quelli che la pensavano veramente come me sui mali della cooptazione e sullo schifo di un’università al servizio del capitale, tramite la mediazione del barone, hanno finito per rinunciare all’università. E tutti quelli che mi ritrovo oggi come colleghi (o, meglio, come superiori) sono solo quaquaraquà che si sono trovati il loro barone di turno. E questo lo sanno bene anche i 3-400 commissari di concorso che ho incontrato nella mia fallimentare carriera universitaria. Perché io di concorsi ne ho fatti 50 (cinquanta) e non mi sono mai ritirato per questioni di bon ton accademico, semplicemente perché nessuno è mai stato in posizione di potermi chiedere queste cose. Ho preso il mio culo, per cinquanta maledette volte, perdendo tempo e soldi e l’ho portato lì, sul campo di battaglia, a giocarmi le mie carte, sapendo di non avere chance. Ma non per questo ho rinunciato, né ho cercato l’imbroglio.
    Se volete farmi un discorso classista per cui solo i figli di papà vanno avanti nella vita, è chiaro che io, come estrazione sociale, sono un Pierino, nel senso della scuola di Barbiana. Ma allora andiamo al nocciolo del problema e critichiamo questo sistema di istruzione classista, di cui le baronie universitarie sono un importante tassello. Li vi seguo volentieri e sono pronto a battermi contro questo sistema di classe di produzione di idee di classe.
    Ma le reazioni scomposte di è stato colpito nel segno dalla mia critica antibaronale e di chi ha lottato solo nella ricerca di qualche vantaggio corporativo personale non mi toccano nemmeno. Io ho corso sempre da solo e in salita e, con buona pace di chi pensa di rigirare su di me il proprio servilismo, macchie non ne ho. E se i miei critici provassero a documentarsi, invece di supporre o dedurre (con logica non proprio cartesiana), scoprirebbero anche che il corpo baronale mi riserva da tempo attenzioni tutte speciali, così come, dopo il mio primo ricorso al Tar, il legislatore stesso si è scomodato ha modificare la normativa del reclutamento per blindare meglio i concorsi: non più voti (grazie ai quali ho vinto il mio ricorso), ma giudizi (ben più difficili da impugnare); e poi l’introduzione di un il limite massimo al numero di concorsi che si possono fare in un anno. Tutto questo solo per impedire che altri seguissero la mia stessa strada, quella del conflitto, invece che della cooperazione-cooptazione. Ma evidentemente sbagliava perché molti di quelli che oggi sbraitano contro di me e cercano di dipingermi come un membro della corporazione baronale non costituiscono nessuna minaccia seria per il sistema di cooptazione e non si sono mai neanche accorti delle norme anti-cane-sciolto, perché loro i concorsi li fanno solo su segnalazione.
    Ma mi fermo qui per quanto riguarda le questioni personali, rimanendo ovviamente a disposizione di chiunque voglia proseguire su questo tono, per ricambiare gli insulti. Il discorso che mi interessa è invece politico.
    Il mio scopo è di aprire una riflessione sulla cooptazione universitaria, sui rapporti di potere che essa genera, sui problemi di autonomia scientifica, sulla mercificazione dell’università. Ed è a chi è interessato a partecipare a questo confronto che mi rivolgo. Se la mia critica dell’università parte da uno dei soggetti più deboli (dopo gli studenti) è perché credo sia importante dare un impulso dal basso, visto che dall’alto gli interessi materiali vanno tutti in direzione opposta.
    Ma per costruire un fronte di lotta che critichi veramente il modello di università esistente, si deve innanzi tutto avere un’ideale, una concezione condivisa, un progetto, non semplicemente interessi corporativi. Per questo trovo sbagliato arroccarsi sulla difesa di se stessi e avrei gradito di più un contrattacco alle categorie dei già cooptati, alla quale appartengo. Perché, per fortuna, in alcuni (sempre più rari) casi, la posizione materiale non determina automaticamente gli obiettivi e i comportamenti, almeno negli esseri pensanti. Una critica ai baroni di ogni ordine e grado sarebbe stata una risposta più efficace se veramente il rapporto col potere baronale è un rapporto di sfruttamento e oppressione. Ma appunto tutto sta a capire qual è veramente il rapporto tra ricercatore precario e barone-protettore.
    Per questo, come categoria vi critico, ma come individui pensanti vi cerco, per costruire un percorso di lotta assieme. Ma appunto io cerco individui pensanti, non persone che dicono quello che la loro categoria d’appartenenza prevede che dicano. Perché all’interno della vostra categoria (e all’interno della mia ancora di più) c’è bisogno di una bella scrematura se vogliamo intraprendere una lotta contro questa concezione baronale e mercato-centrica di università. Altrimenti, tutto si riduce alla difesa di interessi corporativi. E là, non vi seguo più, così come non seguo la difesa degli interessi della mia di corporazione.
    Il mio articolo intende spronare i soggetti più deboli del contesto universitario a compiere un passo decisivo di allontanamento dal soggetto che vedono come referente per avvicinarsi agli altri soggetti con i quali qualche affinità sovversiva in più potrebbe ancora esserci, anche se va perdendosi tristemente, per via degli impegni a monte, che sono quelli da cui dipende poi la carriera. Io credo che oggi una lotta antibaronale è possibile. E mi piacerebbe se, messi da parte i nervosismi e le accuse (infondate e) di basso livello, provassimo ad interagire da alleati, invece che da nemici. E allora il discorso diventerebbe finalmente politico e non solo infantilmente personale. Ma, appunto, un chiarimento politico all’interno della vostra categoria mi sembra necessario, vista anche la troppo pacifica convivenza al vostro interno di posizioni di sinistra, di destra e di semplice qualunquismo-opportunismo.
    Comunque ora che il dibattito è aperto, sarà certamente più facile per voi pubblicare una replica al mio pezzo di quanto non lo sia stato per me pubblicare la mia critica.
    Saluti antibaronali
    Giulio Palermo

  50. Io condivido tutto quello che dici… però fondamentalemnte non è che riporti
    nulla di nuovo… sono i sintomi che tutti conosciamo…

    tu dici “la lotta antibaronale è possibile” […]
    “Ma per costruire un fronte di lotta che critichi veramente il modello di università esistente, si deve innanzi tutto avere un’ideale, una concezione condivisa, un progetto, non semplicemente interessi corporativi”

    mah!!!… capisco la suggestione ti tali discorsi… ma concretizzando, quale
    sarebbe questa concezione condivisa?

    non credo ci si possa inventare un nuovo modo di fare università…
    vi sono dei modelli chiari… non se ne possono inventare di nuovi…
    vanno al massimo adottati… magari anche in parte.

    L’unica cosa che si può fare è quella di accelerare la formazione
    di una volontà comune che scelga l’uno o l’altro modello…

    quali sono questi modelli? bhè uno lo sappiamo e ci fa tanto paura…. huhuh…
    l’altro consiste nel martirio alla Giulio Palermo… 50 concorsi un numero
    imprecisato di ricorsi al Tar… e un fegato di eternit 😮

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