La latitanza del Manifesto

 

Ecco una lettera inviata e giacente al Manifesto da 3 giorni

Tratta dell’articolo di Palermo e degli ultimi eventi sulla Finanziaria.

Scritta da un gruppo di ric prec di Roma, è stata più volte riadattata per soddisfare le richieste di editing del giornale….ma ancora non risulta pubblicata.

A proposito dell’attacco di G. Palermo ai ricercatori precari, osserviamo che l’apertura di un fronte a sinistra non giunge inattesa: la battaglia per l’abolizione del precariato nelle università è difficile proprio per le “ottime relazioni” fra l’accademia ed alcuni settori della sinistra. L’autore contesta perfino il nostro nome, sostenendo che non siamo ricercatori, perché non legalmente inquadrati come tali, e nemmeno precari. L’obiezione sul nome ricercatori è questione irrilevante e comunque forzata: con la stessa logica un lavoratore in nero non potrebbe definirsi lavoratore, non esistendo un contratto che lo definisca come tale. Riguardo lo status di precari, credevamo che lavorare con contratti che, se si è fortunati, durano 2 anni, ma spesso scadono dopo 3 o 6 mesi, non avere diritto alla maternità, alle ferie pagate, alla tredicesima, alla speranza di una pensione, rischiare da un mese all’altro di restare senza lavoro perché sono finiti i soldi o perché qualcuno ha deciso così, ci qualificasse come precari. Per fortuna il dott. Palermo ci viene in soccorso spiegandoci che apparteniamo ad una categoria che non riusciamo bene ad inquadrare, ma sembrerebbe piuttosto privilegiata. Attaccando il nostro agire unitario, l’autore rivisita la storia della sinistra introducendo la critica all’unità e alla coscienza di classe. Noi invece riteniamo che la diversità di forme di precariato universitario vada superata, lasciando solo contratti a tempo determinato, rispettosi dei più banali diritti del lavoro. Colpisce infine che l’autore, dall’interno del sistema accademico, si scagli contro i precari attivi della ricerca, facendo di tutta l’erba un fascio, definendo baroni in pectore una categoria di studiosi che non hanno diritto di cittadinanza nell’accademia italiana, non votano, non sono rappresentati, non dispongono di alcun potere corporativo.

Il dott. Palermo glissa invece sullo scontro fra i precari e la conferenza dei rettori (CRUI). Gli art. 145 e 146 della Finanziaria uscita dal Senato recepivano l’impegno a superare il precariato nelle P.A. assunto dalla maggioranza di centrosinistra (pag. 41 del programma dell’Unione). L’art. 145 limitava il ricorso a contratti precari e l’art. 146 prevedeva la stabilizzazione del personale precario con almeno 3 anni di servizio. La CRUI, impegnata nella difesa dei propri privilegi di casta, ha chiesto di escludere le università, pretendendo di arruolare lavoratori con contratti ai limiti del lavoro nero. Nonostante il capogabinetto di Mussi avesse garantito che l’art. 146 non sarebbe cambiato, il Governo si è rimangiato l’impegno inserendo nottetempo nel 3° maxiemendamento alcune parole che lo rendono non applicabile alle università. Queste, per l’applicazione dell’art. 145 alle altre P.A. e della legge Biagi alle aziende private, sono ora gli unici soggetti liberi di arruolare precari senza le tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori e privi dell’obbligo di assunzione dopo un certo numero di anni. Purtroppo, con una manovra disinvolta, stretto tra i diritti di 65000 lavoratori precari e le pretestuose richieste di 80 rettori, il ministro ha scelto questi ultimi e ora va sbandierando un reclutamento che è “straordinario” solo per l’esiguità dei numeri. Noi continueremo a chiedere una forma contrattuale rispettosa dei più elementari diritti del lavoro e l’inclusione nell’art. 146 (che prevedrebbe una prova selettiva e non sarebbe una ope legis). Anche se la CRUI nega l’esistenza dei precari ed afferma che ci sono solo un po’ di giovani assunti “per esigenze che si esauriscono nell’ambito del singolo progetto di ricerca”, la realtà dice che 65000 lavoratori dell’università (il 52%) sono precari, un numero in costante aumento. Secondo le stime del “Libro Verde” in Italia mancano 30000 ricercatori stabili per rientrare nelle medie OCSE, mentre il reclutamento straordinario prevede appena 1700 concorsi l’anno, meno di quanti ne venissero “ordinariamente” banditi sotto il ministero Moratti.

Assegnisti di Ricerca e Ricercatori Precari de “La Sapienza”

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27 Responses to La latitanza del Manifesto

  1. Votiamo AN ha detto:

    Ma secondo voi chi ha prodotto la CASTA dei professori universitari? Berlusconi o la sinistra italiana?

    Beh, forse la sinistra italiana! Ed e’ per questo che da ora in poi voto AN.

  2. carlopenco ha detto:

    Il problema è la assunzione indiscriminata di “precari con tre anni di servizio”. Se la proposta è assumere chiunque abbia avuto un assegno di ricerca per tre anni, la cosa è un po’ imbarazzante. Se invece la proposta è fare contratti a tempo determinato, la cosa si avvicina all’idea della “tenure” americana. Quando sei abbastanza “solido” da essere riconosciuto come una componente essenziale della tua Università hai un contratto a tempo indeterminato. Il problema dell’Italia è la relativa rilevanza della ricerca e la maggiore importanza della componente politica e di amicizia.
    E questo vale per i precari come per gli assunti. Il nodo da sciogliere è lì. Io ho fatto il precario per una diecina d’anni prima di essere assunto e mi è sembrato che mi andasse di lusso, perché un posto all’università non è come un posto comunale. E’ un impegno, ma anche un privilegio (non ci sono cartellini da timbrare). Assunzioni indiscriminate automatiche sono il terrore di ogni istitutione. La lettera però fornisce dati importanti (specie nelle ultime righe che mostrano come il governo attuale non ha fatto granché per l’università. Concorsi per ricercatori: devono aumentare, prima che i quarantenni precari diventino vecchi. La selezione? Mussi ciha provato a fare un nuovo tipo di concorso e non ci è riuscito. L’accademia vive di cooptazione (in tutto il mondo). Il problema sono i criteri di cooptazione. E finché non ci saranno criteri per penalizzare chi assume persone incapaci non ci sarà nulla da fare. Ma almeno si facciano concorsi per ricercatori. Stiamo affondando.

  3. roberto ha detto:

    Chi ha mai parlato di “assunzione indiscriminata di precari con tre anni di servizio”? Il 146 prevede prove selettive, ma supererebbe i numeri ridicoli del reclutamento straordinario di Mussi.

  4. Giulio Palermo ha detto:

    Io ho aspettato settimane, non giorni, e anch’io ho riadattato il testo più volte. Ma questo forse, più che frutto del solito complotto comunista, dipende dalle esigenze editoriali di un giornale.
    Non è certo mio compito difendere il manifesto, con il quale non ho alcun rapporto privilegiato e, anzi, ho diverse divergenze sulla questione universitaria. E mi sembra anche ingiusto da parte vostra prendervela con un giornale che ha dato sempre attenzione al vostro movimento. Ma soprattutto vittimismo e paranoia mi sembrano un po’ fuori luogo in questo contesto in cui la critica viene da un semplice coglione come me.
    Giulio Palermo

  5. DanteAlighieri ha detto:

    Non sembra che nel post ci sia una critica, si dice che giace,

    magari faranno anche un articolo di approfindimento;-)

    forse lo hanno inviato ai referee 😉 😉

  6. […] con l’appoggio esterno della sinistra antibaronale, ha risposto. Il Manifesto non ha nemmeno voluto pubblicare una lettera di risposta di un gruppo di ricercatori precari della Sapienza di Roma, […]

  7. SP ha detto:

    Palermo,

    lei continua a dire di non avere rapporti privilegiati con il Manifesto, ma il libro con la Manifestolibri come lo ha pubblicato?

    Ha fatto ricorso al TAR anche per quello?

  8. Giulio Palermo ha detto:

    No, nessun ricorso al Tar: ho chiesto al tuo referente di segnalarmi alla redazione.

    Sai, non devi credere a tutte le cazzate che ti racconta il tuo protettore. Si possono proporre i propri lavori alle riviste e alle case editrici anche senza sponsor. Provaci (ma attento a non farti beccare dal tuo padroncino). Sarebbe già un primo passo verso l’emancipazione.

    Quando scrivo, scelgo io dove pubblicare le mie cazzate e non ho bisogno di rapporti privilegiati con nessuno. Il mio libro è stato tradotto in varie lingue ed è in corso di pubblicazione in vari paesi del mondo.

    Forse potresti contemplare l’idea che anche gli interlocutori di cui non condividi gli argomenti possano avere una loro coerenza. Ma capisco che replicare agli argomenti è un’operazione difficile per chi è abituato all’obbedienza invece che alla critica.

    Giulio Palermo

  9. Ben Johnson ha detto:

    ma vogliamo smettere di dare corda a questo provocatore sedicente comunista di giulio palermo? per favore alla larga! obbediente al potere sarai tu, stacci lontano. sei peggio della digos.

  10. sofia ha detto:

    Bravo Ben.
    Giulio, apri un bel blog ricercatoristrutturati.wordpress.com e non fare piu’ il troll su questo.
    Ci mancava solo la lotta di classe dentro il blog, fra un po’ comincerà a scrivere pure Montezemolo…

  11. SP ha detto:

    Palermo,

    ho smesso di pensare che i suoi argomenti meritassero attenzione nel momento in cui ho letto (cito dal suo intervento sul Manifesto):

    “voi dunque non siete vittime della cooptazione. Ne siete i compiacenti artefici, anche se con responsabilità ben inferiori rispetto ai baroni che comandano: Le vere vittime sono invece quegli uomini e quelle donne che sono respinte dal sistema cooptativo, quelli che non accettano i compromessi intellettuali cui vi piegate voi…”.

    Io non mi sono piegato a nessun compromesso intellettuale e, come me, tanti altri. Cosa le dà il diritto di offendere migliaia di persone che lavorano nel sistema della ricerca e dell’università italiana, facendo sacrifici e tenendo duro nonostante tutto?

    Per chi – come me – ha fatto dello studio e della ricerca la propria ragione di vita questa è un’offesa intollerabile.

    Lei non ha alcun diritto di esprimersi in quel modo. Lei non è superiore a nessuno. Si racconti pure la storiella del “cane sciolto”, unico eroe nel sistema di merda. Si faccia bello con quella storiella nelle conventicole veteromarxiste che frequenta, ma non creda di essere meglio di me.

    Io non discuto con chi spara nel mucchio e giudica senza alcuna autorevolezza per farlo. Lei mi ricorda tanto i politici cattolici che vanno al family day e sono divorziati o hanno l’amante. Lei offende migliaia di persone che faticano per ottenere i propri scopi, ma con quale titolo? Cosa la rende migliore? Il ricorso al TAR?

    Non mi interessano i suoi argomenti, perché lei non dimostra alcun rispetto per il suo interlocutore.

    Mi permetta di non averne alcuno per lei.

  12. sofia ha detto:

    La vogliamo fare finita con il signor Palermo.
    Gli strutturati con gli strutturati, i precari con i precari.
    Questa è la lotta di classe, come direbbe lui.

  13. Carl Lewis ha detto:

    un tempo i compagni avevano il servizio d’ordine e proteggevano le assemblee dai provocatori. Palermo, che dobbiamo rispolverare queste spiacevoli pratiche? Non abbiamo tempo da perdere noi, il tempo è contro di noi. Noi vogliamo solo fare ricerca e lottare per i nostri diritti e interessi, non stare a menarcela con provocatori come te.

    Via i provocatori dal blog!

  14. giorgio ha detto:

    Il problema non e’ Palermo, che e’ un quaquaraqua senza futuro (se non quello di scrittore o giornalista su qualche giornale ex-comunista); il problema e’ la sinistra italiana, ormai in mano anch’essa a ‘baroni politicanti intellettualoidi’.

  15. Pietro Mennea ha detto:

    hai ragione giorgio. Io il Manifesto lo leggo tutti i giorni da quando avevo 14 anni (tra poco fanno 20 anni mizzica!). Negli ultimi tempi una certa carica di pensiero sovversivo, che aveva portato il giornale tra l’altro a schierarsi dalla parte dei ricercatori precari, è venuta meno e sul giornale restano a dibattere vecchi (in tutti sensi, culturale prima che anagrafico, non sono mica affetto da ‘ageism’ io, come molti sinistrorsi e liberuncoli di casa nostra) mandarini rossi, che non hanno idee innovative. Forse è meglio che chiude veramente a questo punto.

    Liberazione non merita neppure attenzione per la sua scarsa qualità e influenza.

    Più verso il centro, Repubbblica invece ha dato sempre spazio a tromboni anti-ricercatori come Schiavone, Settis etc., gente che sa fare solo prediche e al tempo stesso guadagnarsi il favore di politici e benpensanti ottenendo prebende e finanziamenti ad hoc per i propri istituti (v. il caso SUM).

  16. giorgio ha detto:

    Completamente d’accordo. Come se ne esce? Secondo me questi partiti (da Rifondazione al PD) sono irriformabili.

  17. Franco ha detto:

    Non sottovalutiamoci.
    Credo che, senza nemmeno accorgersene, i partiti della sinistra stiano compiendo un errore madornale. Pensano di condizionare il pensiero del paese compiacendo i baroni, senza considerare che in diverse facoltà (senz’altro quelle scientifiche, ma non solo) siamo noi la cinghia di trasmissione del pensiero verso le nuove generazioni. I baroni li vedono, se li vedono, a lezione, ma durante la preparazione delle tesi vivono al nostro fianco, parlano con noi, siamo noi che li seguiamo e tramandiamo le nostre conoscenze quotidianamente. E ascoltano la nostra versione dei fatti molto piu’ di quanto non ascoltino quella dei baroni chiusi negli studi, con i quali peraltro non c’e’ nemmeno un rapporto di confidenza.
    Risultato: nel mio dipartimento gli studenti sanno cosa sta accadendo e l’opinione che si stanno facendo coincide con la nostra, che gli siamo piu’ vicini anche anagraficamentente.
    La sinistra sta gettando nel gabinetto un bel po’ di consenso futuro…

  18. Giulio Palermo ha detto:

    Caro Carl Lewis.

    metti da parte le tue minacce. Le sedi in cui esprimermi le scelgo senza bisogno di inviti e le abbandono quando ne ho abbastanza. Questo vale per il manifesto e per la vostra lista (che non leggo certo per i tuoi interventi).

    La tua intolleranza è indice della tua capacità critica. E il tuo pseudonimo è indice del tuo atteggiamento quando veramente il servizio d’ordine è chiamato ad intervenire.

    Comunque, non ti preoccupare, gli interventi tuoi e degli altri qualunquisti-opportunisti, senza nessuna cultura politica, che fanno parte del vostro eterogeneo gruppo, sono la miglior strategia per porre fine al nostro scambio.

    Giulio Palermo

  19. Franco ha detto:

    Bene. Mantieni la parola. Da uomo.

  20. Roma che Resiste ha detto:

    Il Manifesto:
    La voce del Barone

  21. Ricercatore ha detto:

    Gentile prof. Penco

    ho letto con interesse il suo post. Sono d’accordo col senso generale del suo intervento, in particolare quando dice “L’accademia vive di cooptazione (in tutto il mondo). Il problema sono i criteri di cooptazione. E finché non ci saranno criteri per penalizzare chi assume persone incapaci non ci sarà nulla da fare. Ma almeno si facciano concorsi per ricercatori.” Sì, serve un sistema che premi la qualità e il merito, oggi l’università in Italia sceglie ancora in base alla disponibilità al precariato (favorendo di fatto solo quelli economicamente agiati) o, per i privilegiati, in base alle appartenenze familiari. E’ inaccettabile in un paese avanzato!

    Non concordo invece col tono del suo intervento quando dice: “Io ho fatto il precario per una diecina d’anni prima di essere assunto e mi è sembrato che mi andasse di lusso, perché un posto all’università non è come un posto comunale. E’ un impegno, ma anche un privilegio (non ci sono cartellini da timbrare).” Perché dovrebbe essere un lusso fare il precario “solo” per dieci anni?

    Io sono appunto al decimo anno (sic!) di precariato e sono francamente stufo. I miei colleghi e amici inglesi, francesi, olandesi etc., anche con records di pubblicazioni internazionali inferiore al mio, dopo poco tempo dalla fine del dottorato hanno trovato un posto da lecturers, assistant professors o maitre de conf. Perchè in Italia dobbiamo penare tutto questo, e poi dire che ci va pure di lusso perché non dobbiamo timbrare il cartellino? Io lavoro di più di tutti quelli che conosco che timbrano il cartellino!

    Prof. Penco, ridiamo dignità alla ricerca e ai ricercatori! Alziamo la testa! Risolleviamo le sorti di questo moribondo paese!

  22. Ferrer ha detto:

    Per il prof. Penco

    Grazie per essere intervenuto nel blog. Ho letto il suo cv ed ho notato che Lei è del 1948.

    Anch’io collaboro con un ordinario del 1948 e parlando con lui abbiamo fatto un po’ i conti.

    Caro prof. ci sono delle differenze fra il vostro precariato ed il nostro. Negli anni 70-80 si era borsisti o assistenti ma il rinnovo del contratto era molto più semplice e quasi automatico.

    Oggi il guaio è serio.

    Gli assegni di ricerca sono rinnovati in rari casi…poi dopo un certo numero di anni non sono più rinnovati. I contratti di insegnamento sono pagati pochi euro e sono pagati dopo oltre un anno.

    I contratti di insegnamento sono una sorta di avallo del lavoro nero….sono pagati per un mese e si deve lavorare per un anno….

    Guardi noi non siamo stati stabilizzati perché non ci sono i soldi e non abbiamo contratti TD se no avrebbero trasformato il TD in TI e non c’era CRUI che teneva…come del resto hanno fatto negli Enti di Ricerca.

    Purtroppo siamo fuori perché abbiamo contratti che rasentano la schiavitù e non contiamo niente finché non saremo ritenuti parte del sistema almeno come ricercatori….

    Poi voteremo e conteremo poco lo stesso ma almeno voteremo.

    Dal di dentro certe battaglie credo siano più facili…

    Inoltre non contiamo niente perché nel palazzo non siamo rappresentati…io ci sono andato in parlamento e ho visto i deputati crui…..quelli che avranno brigato per farci fuori….la rimanente parte dei deputati nulla sa di contrattisti o assegni….c’è una ignoranza abissale nell’opinione pubblica e anche fra i ricercatori precari e non.

    Speriamo di vedere una università italiana diversa.

    Cordialità

  23. Ricercatore ha detto:

    Caro Ferrer

    non è vero che in passato il precariato universitario in Italia fosse più garantito. La differenza è che negli anni ’70 c’erano molte più possibilità di entrare e, paradossalmente, c’era minor familismo e clientelismo, le corporazioni avevano maggior dignità nel loro funzionamento, non erano famelicamente avide come oggi.

    comunque l’università italiana è sempre stata un laboratorio di precarietà, che ha svilito il lavoro dei più valenti ricercatori.

    Si legga:
    # Titolo: Diario di uno scienziato, 1950-2000
    # Autore: Schiffer Davide
    # Editore: Edizioni del Capricorno
    # Data di Pubblicazione: 2005

    E’ ora di cambiare!

  24. Bimbo ha detto:

    Ho cercato di ricostruire un po’ della storia del testo del maxi-emendamento.

    Vi invio uno stralcio dell’intervento di Manuela Ghizzoni, capogruppo del Partito Democratico nella commissione Cultura della Camera, in merito alla legge finanziaria 2008. In particolare rivendica la presentazione della proposta emendativa per escludere i ricercatori precari di università ed enti con contratti diversi dal tempo determinato dalle stabilizzazioni. Questa proposta, concorde con l’opinione della CRUI è quella accolta nel maxiemendamento. In neretto la parte oggetto del nostro interesse. Con riferimento ai numeri dei concorsi (4000 nei prossimi tre anni) essi sono riferiti alla sola università. Nel solo CNR i precari sono oltre 5000. In tutti gli altri EPR direi altrettanti e con l’università non mi meraviglierei che si tocchi quota 50.000. Mi risulta, ma non riesco a trovarne prova certa, che l’emendamento originario avesse anche la firma di Walter Tocci.

    Vi allego anche il dibattito relativo ad una recentissima interrogazione a firma Manuela Ghizzoni, Walter Tocci (e non solo loro, essi sono coloro che hanno preso la parola in sede di dibattito) in cui i due si dichiaravano soddisfatti per il procedere delle stabilizzazioni dei ricercatori a tempo determinato (quelle che nel CNR dovrebbero esservi tra pochissimo per pochi fortunati).

    Personalmente ho trovato queste due letture molto istruttive… Per evitare equivoci vorrei sottolineare che il mio scopo non è quello di esporre i due “coraggiosi” deputati al pubblico linciaggio.

    Al momento tengo per me molte mie riflessioni. In vero, non è così singolare vedere uno studioso non lontano dal pensiero di Tony Negri (così in breve inquadro il pensiero di Giulio Palermo), un esponente della sinistra del Partito Democratico (così frettolosamente classifico il ricercatore del CNR e deputato Walter Tocci), una professoressa universitaria espressione del “centro” del Partito Democratico (altro giudizio frettoloso) e la Conferenza dei Rettori (frettolosamente li chiamerei baroni) convergere nel nome del primato dei concorsi contro le baronie contro la stabilizzazione di coloro che non sono tempi determinati. In fondo la “casta” di coloro che sono contro le “caste” non ha mai prodotto molti avanzamenti per coloro che né alla “casta” né alle “caste” appartengono (perdonate il “castese”). Del resto è improponibile che i paria divengano brahmini (…che per ironia della sorte sarebbe stata la casta dei custodi della scienza).

    MANUELA GHIZZONI. Signor Presidente, …..nella manovra per il 2008 su scuola, università e cultura è chiara la volontà di investire, di recuperare efficienza e di gratificare il merito, come ad esempio dimostra la sperimentazione di una nuova organizzazione scolastica, finalizzata ad innalzare il servizio istruzione, a migliorare la qualità dell’apprendimento e ad accrescere l’efficacia della spesa. Infatti, la scuola italiana non soffre soltanto di carenza di risorse, ma anche di gestione inefficiente delle medesime, come dimostra il fatto che negli anni passati, ad eccezione delle ultime immissioni estive, il personale docente sia aumentato nelle regioni dove si è registrato un decremento degli alunni.
    La norma introduce, inoltre, un meccanismo premiante, che prevede la restituzione alle sedi locali delle risorse risparmiate da investire per il personale e per l’edilizia. Ma il disegno di legge finanziaria per la scuola include altre norme, come per esempio l’assunzione di mille ATA aggiuntivi, rispetto al contingente previsto, che riteniamo possa comunque essere incrementato in considerazione dei prossimi e massicci pensionamenti. A proposito di ATTP crediamo che non sia più differibile una soluzione al problema salariale di inquadramento, oggi oggetto di sperequazione, del personale trasferito per legge dagli enti locali alle istituzioni scolastiche.
    La prevista stabilizzazione dei docenti di sostegno, che va a vantaggio della continuità didattica e degli alunni, definisce l’organico secondo parametri quantitativi. Auspichiamo, pertanto, affinché l’integrazione degli alunni disabili sia efficace, che l’organico sia elevato di almeno l’80 per cento e che, in presenza di indifferibili e accertate esigenze, si possa procedere a nomine in deroga.
    Analogamente, alla luce del costante incremento degli alunni stranieri, chiediamo siano destinate risorse per la dotazione di docenti di italiano per gli alunni alloglotti, così che la padronanza della lingua sia veicolo di comunicazione e di conoscenza, oltre che di integrazione. Sono auspici per una scuola più inclusiva, in grado di fornire ai giovani, in particolare più svantaggiati, le competenze indispensabili per affrontare le sfide poste dalla contemporanea società della conoscenza.
    In merito all’università e alla ricerca, ricordo l’apprezzabile inversione di tendenza sui finanziamenti, dato l’incremento consistente del fondo di funzionamento ordinario e del fondo in favore degli enti di ricerca, ma l’apprezzamento riguarda anche le modalità di assegnazione delle risorse sottopostePag. 24all’adozione di un piano programmatico, nel quale MIUR ed atenei sanciscono una reciproca assunzione di responsabilità, per la quale il primo si impegna a trasferire adeguate risorse tenendo conto dell’inflazione e delle retribuzioni, mentre gli atenei sottoposti a valutazione si vincolano alla razionalizzazione della spesa e all’adozione di una programmazione degli interventi, al miglioramento della qualità dei servizi dell’offerta didattica. Con l’adozione di tale piano, i criteri del finanziamento incentivante, della programmazione connessa alla valutazione, trovano finalmente concreta applicazione nel nostro sistema universitario, seppure limitati alla distribuzione di una percentuale del fondo di funzionamento ordinario.
    Non posso soffermarmi – come invece vorrei – su alcuni provvedimenti importanti, tesi a valorizzare i giovani ricercatori. Tuttavia, a tale proposito desidero invece richiamare la norma che prevede la stabilizzazione del personale delle amministrazioni pubbliche titolari di contratti a tempo determinato e di Cococo. Abbiamo ricevuto aspre critiche per la presentazione di una proposta emendativa, che escludeva dalla stabilizzazione il personale con compiti di insegnamento e di ricerca nell’università. La nostra decisione è coerente con quanto abbiamo sostenuto nella legge finanziaria per il 2007, cioè un piano di assunzione straordinario dei ricercatori, con nuove modalità procedurali snelle, meritocratiche e allineate agli standard internazionali.

    L’università italiana non ha bisogno di ope legis, ha bisogno di qualità, di concorsi trasparenti che valutino rigorosamente i titoli e le esperienze scientifiche e didattiche maturate, che gratifichi quindi i giovani migliori molti dei quali, ma non tutti, sono precari che oggi ci contestano. Comprendiamo la loro amarezza, soprattutto coloro che non hanno avuto l’occasione di dimostrare fino ad oggi con procedure comparative limpide il proprio valore scientifico.
    Su questo punto è chiara la responsabilità di molti atenei che hanno basato un’ampia offerta didattica e i programmi di ricerca sulla disponibilità dei precari, senza prevedere un conseguente piano di reclutamento. Ma ora questo piano c’è e prevede 1050 posti cofinanziati a valere sulle risorse messe a disposizione nel 2007 a cui si aggiungeranno ben 4200 nel biennio 2009-2010. Da ieri è realtà anche il regolamento delle nuove modalità di reclutamento dei ricercatori. Abbiamo, quindi, posti e nuovi strumenti di selezione: così si aprono realmente le porte dell’università ai giovani talenti meritevoli, in adesione al dettato costituzionale.
    Infine, richiamo solo per titoli alcuni provvedimenti di rilievo a favore dei beni culturali che meriterebbero ben maggiore spazio, sia per il profilo dell’impegno finanziario, sia per la qualità delle misure adottate. Oltre all’incremento del FUS, penso all’impegno inedito e forte per rilanciare l’industria cinematografica nazionale, attraverso meccanismi di incentivazione fiscale a favore delle imprese che investono in tutta la filiera del cinema e alle modifiche al testo unico della televisione introdotte per assicurare promozione e diffusione alla produzione audio-televisiva.
    Concludo, signor Presidente, esprimendo apprezzamento per una manovra che restituisce serenità ai settori che ho richiamato non solo per le risorse messe a disposizione, ma per le scelte assunte tese a gratificare il merito e il senso di responsabilità, a sostenere la creatività, a disporre pratiche di programmazione, innovazione e valutazione.
    Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative del mio intervento.

    Ecco invece la posizione della deputata Manuela Ghizzoni e del deupato Walter Tocci sulla stabilizzaizone del personale a tempo determinato.

    Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

    (Tempi di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dal comma 520 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2007 in tema di stabilizzazione del personale impiegato in attività di ricerca presso gli enti pubblici di ricerca – n. 3-01420)

    PRESIDENTE. La deputata Ghizzoni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01420, concernente i tempi di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dal comma 520 dell’articolo 1 della legge finanziariaPag. 59del 2007 in tema di stabilizzazione del personale impiegato in attività di ricerca presso gli enti pubblici di ricerca (Vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata sezione 11).

    MANUELA GHIZZONI. Signor Presidente, signor Ministro, la ricerca si nutre di libertà, ma nel nostro Paese sono molti i ricercatori che non conoscono tale situazione di autonomia e di indipendenza. Ci riferiamo ai ricercatori precari che contribuiscono allo sviluppo scientifico e culturale del nostro Paese, ma la loro azione è svolta senza le certezze che derivano da un lavoro stabile, certezze non solo economiche, ma anche di autonomia per le proprie ricerche e di riconoscimento dei propri meriti.
    Per contrastare tale fenomeno il gruppo del Partito Democratico-L’Ulivo ha sostenuto convintamente nella legge finanziaria per il 2007 – attualmente in vigore – la norma che consente, per gli enti pubblici di ricerca, la stabilizzazione di ricercatori precari titolari di contratti a tempo determinato attivati a seguito di procedure selettive. A tal fine, è stato costituito un apposito Fondo per il 2007, di 20 milioni di euro, per il cui utilizzo è prevista l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Pertanto, chiediamo quando sarà approvato tale decreto, che non può esser ulteriormente procrastinato in quanto rappresenta un primo significativo passo verso la giusta valorizzazione dei talenti italiani nel campo della ricerca e del sapere.

    PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, Vannino Chiti, ha facoltà di rispondere.

    VANNINO CHITI, Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Signor Presidente, il tema sollevato è di grandissimo rilievo e riguarda sia l’impegno complessivo del Governo per superare il precariato nel lavoro sia la centralità della ricerca e di coloro che vi operano per il progresso del nostro Paese. Come lei ricordava, onorevole Ghizzoni, la legge finanziaria ha previsto un fondo di 20 milioni di euro per il 2007 e di 30 milioni per il 2008. I criteri generali in materia di stabilizzazione sono stati poi definiti con la direttiva n. 7 del 30 aprile 2007, dal Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, che ha provveduto, con successive circolari, a fornire le necessarie istruzioni agli enti di ricerca per la presentazione delle richieste di stabilizzazione e di assunzione. Sulla base delle richieste pervenute dagli enti interessati è stata elaborata una ripartizione del Fondo che ha tenuto conto di alcuni parametri quali il numero degli enti vigilati, le vacanze di organico, il fabbisogno rappresentato e le assunzioni che erano state autorizzate nell’ultimo triennio.
    Come lei ricordava, onorevole Ghizzoni, per l’utilizzazione del Fondo, si provvede con decreto del Presente del Consiglio dei ministri da adottare sulla base di una deliberazione del Consiglio dei ministri stesso, sentite le amministrazioni vigilanti sugli enti di ricerca. Tale provvedimento, che prevede di assumere a tempo indeterminato un numero complessivo di circa 804 unità tra vincitori di concorso e lavoratori precari, è attualmente all’esame finale del Ministero dell’economia e delle finanze per la valutazione della compatibilità e coerenza di bilancio. Credo e auspico che possa essere già approvato nel corso del prossimo Consiglio dei ministri, previsto per venerdì 16 novembre ed, in ogni caso, se ciò non fosse possibile, per quello successivo.

    PRESIDENTE. Il deputato Tocci, cofirmatario dell’interrogazione, ha facoltà di replicare.

    WALTER TOCCI. Signor Ministro, è una bella notizia per la ricerca scientifica italiana! Con l’impegno preso in questa sede si possono, quindi, trasformare tanti contratti a termine in assunzioni stabili. I giovani ricercatori italiani attendevano da tanto tempo questa bella notizia. Il precedente Governo, infatti, aveva bloccato per cinque anni i concorsi negli enti di ricerca, chiudendo le porte ai giovani talenti del nostro Paese. Tutto ciò ha soffocato la ricerca scientifica e ha costretto molti a cercare fortuna all’estero. Ricordo che il precedente Ministro, dopo avere chiuso le porte, versava anche lacrime di coccodrillo per la «fuga dei cervelli». Ora si inverte la rotta, con la notizia che lei ci ha riferito: si riaprono le porte e si dice, soprattutto, ai giovani scienziati italiani che questo è il loro Paese e che esso ha bisogno di loro. Quindi, la ringrazio, signor Ministro. Sappiamo che il suo impegno personale è stato decisivo per sbloccare in questi ultimi giorni il decreto che impegna i fondi per le assunzioni già stanziati dalla finanziaria per il 2007.
    Le chiediamo anche di prestare attenzione alle procedure successive: sono infatti stanziati nella finanziaria di quest’anno e nel bilancio triennale altri fondi per riaprire i concorsi pubblici. Ci sono finanziamenti per mettere a concorso almeno duemila posti di ricercatore e, soprattutto, dobbiamo ricorrere alle procedure normali, ai normali concorsi pubblici. Un giovane astrofisico, che ho incontrato in questi giorni e che, insieme ad altri, attendeva questa buona notizia, mi diceva che i concorsi pubblici nella ricerca dovrebbero avere la stessa regolarità dell’orbita dei pianeti intorno al sole. Penso che questa sia, davvero, una regola che ci dovremmo dare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-L’Ulivo).

  25. Ricercatore ha detto:

    Caro Bimbo

    il problema non sta tanto nelle posizioni di questi singoli accademici o deputati. Il problema sta nell’incapacità del governo italiano di pensare a una trasformazione incisiva del sistema universitario italiano, che valorizzi – anzi metta al centro – la qualità, la dignità e l’autonomia del lavoro dei ricercatori.

    La stabilizzazione è soltanto una “pezza” alle falle del sistema.

  26. Enrico ha detto:

    I vari Palermo, Tocci, Ghizzoni non contano nulla, sono dei burattini. Quelli che contano sono altri.

  27. Romani ha detto:

    Da Roma abbiamo inviato per iniziativa una mail per sottoporre all’attenzione del direttore Paolo Mieli

    la situazione dei ricercatori precari dell’università

    Sappiamo che la lettera non è stata cestinata…potete magari inviare brevi mail di sostegno dell’iniziativa

    Magari ricordategli l’indirizzo web di questo blog che noi non lo abbiamo fatto!

    mieli@corriere.it,PMieli@rcs.it

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