L’Espresso: i ricercatori precari sono la causa della malauniversità!

Ecco un altro bell’articolo che alla fine da la colpa di tutti i mali dell’università italiana ai precari (non al precariato).

Alla luce di dati male interpretati, mal posti e di interpretazioni “sopra le righe” ne vien fuori che i fannulloni sono i ricercatori precari e che è ingiusta la loro stabilizzazione.

Nessuno ha dei dati differenziali su quanto pubblicano gli strutturati o i precari, nessuno dice che sono proprio i precari a rimanere precari forse perché più in gamba!

Solo amenità su google scholar, su come si contano le citazioni, sull’ISI e via dicendo…forse è il caso di creare un wiki sui temi della valutazione internazionale, sulle banche dati, su come sono operativizzati concetti quali indicizzazione, ranking, merito, eccellenza in modo differenziale per aree disciplinari, sulla commercializzazione delle banche dati e degli indici di merito. Cliccate e leggete, ad es., questo articolo sull’ISI/IMPACT FACTOR scritto da scienziato al di sopra di ogni sospetto.

Alla fine per l’Espresso i ricercatori precari sono identificati con i fannulloni dell’Università.

Non ci credete?

Leggere l’articolo al link:

piuchescienziatifannulloni.pdf

Annunci

35 Responses to L’Espresso: i ricercatori precari sono la causa della malauniversità!

  1. Minerva ha detto:

    L’informazione parziale si combatte con dati oggettivi; dove sono i dati OGGETTIVI sul precariato universitario? Quanti contratti, tipologie di contratti, compensi, età dei ricercatori, scelte di vita (quanti hanno potuto accedere a un mutuo, quale il tasso di natalità tra le precarie della ricerca…).
    Perché il post sul wiki dei ricercatori precari ha un solo commento?

  2. Francisco Ferrer ha detto:

    Esistono dati CRUI pubblicati lo scorso anno e conteggiati su circa 30 atenei.

    I precari sono 30000
    in tutto si prevedono circa 50000/60000 precari (se si conteggiassero anche le università che non hanno fornito i dati)

    L’informazione oggettiva è nel libro verde di Padoa Schioppa

    L’informazione oggettiva è nell’articolo fi Figà Talamanca

    L’informazione semi-oggettiva è nei dati CIVR

    Quelli che si oppongono all’informazione oggettiva sono quelli delle amministrazioni che non pubblicano i dati differenziali sui contratti in essere e sulle tipologie.

    Mi pare troppo chiederlo alla RNRP!

  3. Carlo ha detto:

    La frase finale e’ un po’ infelice. Il senso sembrerebbe quello di: tutti precari, dal vertice alla base della piramide (che è rovesciata, ma questo l’articolo non lo dice). E’ un discorso (condivisibile o meno). Opportunistico è invece usare questa argomentazione per lasciare solo i giovani non cooptati nel precariato e creare un sistema a piramide rovesciata con baroni nullafacenti a 5000 euro al mese e giovani che sono gli unici a lavorare davvero. L’università italiana premia il demerito. Questo è il cuore del problema.

  4. mela precaria ha detto:

    Francamente vedo poche cose in questo articolo che non siano condivisibili. Forse i numeri dei finanziamenti che francamente io non sono in grado di giudicare, ma non mi pare proprio che si dica che i ricercatori precari siano dei fannulloni. Sono citati esclusivamente esempi di persone che hanno vinto concorsi chiaramente truccati. Mi pare che si parli di ricercatori precari solo alla fine dell’articolo dove le autrici si dicono contrarie alle stabilizzazioni. Questo dovrebbe solo farci riflettere su dove sta andando la RNRP attualmente, ma direi che la discussione è già ampiamente avviata (come dimostrano molti interventi della mailing list).
    Credo che invece di criticare ogni singolo articolo che non parla a favore delle stabilizzazioni noi dovremmo interrogarci di più su come scardinare questo sistema cooptativo e baronale di cui siamo tutti vittime e che ha portato l’università e la ricerca italiana ad essere la melma che è oggi.

  5. Ferrer ha detto:

    Questo articolo dice i ricercatori sono fannulloni

    e

    i precari e gli strutturati sono ricercatori

    quindi

    i precari sono fannulloni come gli strutturati

    ecco i dati “oggettivi” che lo dimostrano

    ergo niente interventi nel settore

    a meno che non

    si premi l’ “eccellenza”

    E’ un articolo pericolosissimo, schematico e grossolano.

    Ma il punto è che anche i precari hanno scarse categorie critiche per valutare il mondo in cui annegano!

  6. Radical researcher ha detto:

    L’articolo offre una diagnosi, qualunquistica nei toni e approssimativa nella qualità delle argomentazioni (ma l’Espresso è ormai il “Libero” del centro-sin), su un fenomeno reale: nella palude dell’università italiana affondano i più, anche quelli (potenzialmente) bravi. C’è una combinazione perversa di fattori che determinano questa situazione. L’articolo, qualunquisticamente, non offre una spiegazione a riguardo e finisce col veicolare il messaggio che l’università italiana sia irriformabile e che è inutile dare ulteriori fondi perché essi andrebbero sprecati.

    L’articolo è firmato da due giornalisti ma in realtà ha come ghost writers uno o più economisti bocconiani: sono loro che sostengono questa linea disfattista e distruttrice dell’università pubblica. Leggete i resoconti dell’intervento di Alberto Alesina al Ministero del Tesoro di 2-3 giorni fa, il loro caposcuola attualmente head of department ad Harvard, per capire la cultura politico-economica di questi economisti così ascoltati dall’Espresso e altri potenti mezzi d’informazione: privatizzare e affidare alle forze di mercato la gestione delle istituzioni pubbliche è l’unica ricetta contro le tendenze marxiste/feudali in agguato perenne sulle società europee.

    A questo pensiero liberista-reazionario dobbiamo opporre un pensiero progressista-sovversivo che proponga una prospettiva di traformazione dell’università italiana in cui il lavoro dei ricercatori è premiato e la loro autonomia dai poteri costituiti è finalmente garantita.

  7. Kary Mullis ha detto:

    Progressista-sovversivo yeah!

  8. Antonio ha detto:

    Perche’ ce lo fanno sapere solo ora che siamo fannulloni, cioe’ quando c’e’ da sborsare i quattrini per le stabilizzazioni e non prima? Come al solito quando c’e’ da lavorare grandi lavoratori, ma quando si deve passare alla cassa escono fuori le scuse.

  9. France ha detto:

    Radical researcher ragiona e parla un po’ come Giulio Palermo…
    Da sinistra, pure io mi ero accorto che se dividiamo grossolanamente i fondi destinati a R&S per il numero di ricercatori (dati OCSE 2004), soprpesa sorpresa i ricercatori italiani “costano” esattamente quanto quelli tedeschi, giapponesi, spagnoli, inglesi…
    A volte un po’ di più, persino? Ma come si spiega allora che strutture, stipendi, attrezzature siano, al contrario, enormemente peggiori?
    A mio avviso
    1)La “piramide rovesciata” (o “il cilindro invece che la piramide”) succhia molti più soldi a parità di persone impiegate: se sono todos caballeros, tutti ordinari, costano una fracca (e attenzione che gli stipendi degli ordinari italiani sono allineatissimi con quelli dei colleghi europei, mentre un dottorando italiano prende LA META’ di quello che prende un inglese, olandese, tedesco).
    2) Gli apparati amministrativi sono sproporzionati, sia perchè ci sono troppi amministrativi, sia perchè ci sono troppe amministrazioni. Quante scuole di dottorato, scuole di specializzazione (specie non mediche) esistono solo per far ben figurare l’ordinario che ne è il direttore?
    3) La gestione dei fondi ne assorbe, in molti casi, quasi la metà: troppe intermediazioni, overhead, troppe regole, pochi controlli. Tanto per dirne una, quanti soldi costano i concorsi (che negli altri paesi non si fanno)?
    Ora, prima di darmi del bocconiano premetto che sarei (???) un collione di sinistra (Evaristo), come (retrospetticamente devo dire che aveva ragione) Berlusca amò definirmi… Ma dopo aver visto come le cose possano funzionare senza concorsi, politica e baronie, credo che la soluzione migliore per l’Università, almeno, sarebbe la PRIVATIZZAZIONE (brrrrr….). Se volete si discute sul come.

  10. Radical researcher ha detto:

    france, grazie per associarmi al nostro precar-negazionista. Provo a rispondere punto su punto:

    “1)La “piramide rovesciata” (o “il cilindro invece che la piramide”) succhia molti più soldi a parità di persone impiegate: se sono todos caballeros, tutti ordinari, costano una fracca (e attenzione che gli stipendi degli ordinari italiani sono allineatissimi con quelli dei colleghi europei, mentre un dottorando italiano prende LA META’ di quello che prende un inglese, olandese, tedesco).”

    – questa della piramide rovesciata sta diventando un’altra storia italiana da far resuscitare all’occorrenza. E’ vero che alla fine degli anni ’90 c’è stata una promozione di massa, una vera sanatoria in salsa berlingueriana (i concorsi con le idoneità multiple), ma è anche vero che una struttura piramidale della docenza potrebbe significare… un padrone molti servi. Invece, dobbiamo dare prospettive di carriera agli attuali servi, come del resto accade nei paesi avanzati dove abbondano le piramidi rovesciate.

    2) Gli apparati amministrativi sono sproporzionati, sia perchè ci sono troppi amministrativi, sia perchè ci sono troppe amministrazioni. Quante scuole di dottorato, scuole di specializzazione (specie non mediche) esistono solo per far ben figurare l’ordinario che ne è il direttore?

    – gli apparati amministrativi sono sotto-dimensionati invece, se li confronti con quelli dei paesi avanzati (che gioia l’abbondanza di secretarial staff nelle università inglesi, olandesi, scandinave etc.!). Si tratta di organizzarli meglio sì, ma non venire a raccontare pure tu la menata dei fannulloni, quella è demagogia, lo sanno pure all’Espresso e a Corsera in cuor loro. Altra cosa è dire, invece, che bisogna razionalizzare i dipartimenti: quelli sì, sono covi di baroni, strutture personalistiche o coacervi informi senza progetto scientifico. Nessuna valutazione senza una riorganizzazione dei dipartimenti!

    3) La gestione dei fondi ne assorbe, in molti casi, quasi la metà: troppe intermediazioni, overhead, troppe regole, pochi controlli. Tanto per dirne una, quanti soldi costano i concorsi (che negli altri paesi non si fanno)?

    – con i concorsi possiamo far ricorso. Se ci affidiamo ai colloqui tipo assegno di ric, i baroni affamati ne fanno di cotte e di crude e noi non possiamo appellarci nemmeno alla legge. France, ti prometto una cosa: tra 15 anni (non prima), quando l’università-malata sarà sana e virtuosa elimineremo i concorsi.

  11. Riformatore ha detto:

    Sono d’accordo col secondo punto segnalato da Radical Rsearcher. Occorre una riforma organizzativa e gestionale dei dipartimenti. Il ministro Mussi propone invece una governance tutta incentrata sull’accresciuto potere del rettore, evitando di intervenire direttamente nei livelli più bassi (più vicini a ricercatori e studenti) del sistema di governo: i dipartimenti. Se non limitandosi all’indicazione di una loro fusione con le facoltà.

    E’ vero che quello di dare maggiore poteri ai rettori è un indirizzo europeo del Bologna Process, la transizione alla cosiddetta entrepreneurial university: le università non sono più entità autogovernantesi ma sono amministrate come imprese. Tuttavia dobbiamo essere consapevoli di come queste indicazioni di governance “migrano” nei diversi contesti nazionali. In Italia l’effetto localistico sarebbe molto pericoloso, un pericolo che di fatto non sussiste in altri paesi, dove l’annientamento degli interessi localistici è già avvenuto con precedenti riforme nazionali.

  12. Sankara ha detto:

    Detto fatto ecco la pagina wiki sulle comparazioni internazionali dove far chiarezza. Iniziamo con il merito?

    http://ricercatoriprecari.wetpaint.com/page/Comparazioni+internazionali

  13. Giulio Palermo ha detto:

    Vittimismo, corporativismo e egocentrismo, uniti alla capacità di leggere “sopra le righe”, sono una miscela veramente esplosiva. Soprattutto in una categoria che dice di portare su di sé il peso del progresso scientifico, ma non riesce a capire un articolo dell’Espresso.
    Dopo esservi autodefiniti ricercatori, anche se non lo siete, vi sentite attaccati quando qualcuno critica i ricercatori. Ma i ricercatori di cui si parla nell’articolo dell’Espresso non siete voi, siamo noi: il personale strutturato. L’articolo non critica voi, ma noi. E lo fa dicendo quello che dite anche voi e cioè che siamo delle emerite schiappe sul piano scientifico. Alla vostra categoria, l’Espresso non dedica una riga. L’unico richiamo alla precarietà in tutto l’articolo, non è affatto una difesa della vostra precarietà, ma una critica della nostra stabilità.
    Chiedetemi se avete bisogno di altri chiarimenti.
    Giulio Palermo

  14. Valentina ha detto:

    Che piacere trovare ancora un intervento dell’unico che fra noi può fregiarsi (?) del titolo di ricercatore…e devo dire che questa volta condivido i contenuti!!!
    L’articolo non parla di noi, ma del livello scandaloso dei nostri atenei e del cnr…che non possiamo non ammettere di avere conosciuto nei nostri anni di precariato.

    Ho un’idea un po’ diversa dalle autrici dell’articolo in merito a dove si possa individuare la trincea della ricerca…non sarei andata a cercare ad antropologia o a biologia animale, e tantomeno nella storia della medicina…ma insomma a parte questo ho diretta esperienza del fancazzismo di molti, troppi, strutturati, della loro incompetenza e mediocrità.

    Però non posso non notare che guarda caso nelle ultime righe si infila dentro la questione dei precari in termini che solo una platea consapevole e attenta può correttamente interpretare come una critica alla stabilità degli strutturati.

    Tanto più, trovo gratuito il cenno ai precari abbinato al concetto della valutazione periodica dal momento che,
    1. a volere fare i fiscali, i precari sono gli unici che vengono periodicamente valutati: ogni volta che lo strutturato di turno bandisce il co.co.co o l’assegno con il quale si rinnova la precarietà…anche se non c’è una valutazione nei termini rigorosi che ama il Palermo, quantomeno c’è una valutazione della utilità del lavoro che si continua a chiedere al precario di svolgere;
    2. se gli unici ad esser sottoposti a questo regime di valutazione sono le ultime ruote del carro…si impedisce il circolo virtuoso e questa valutazione è completamente inutile! Se il valutatore a sua volta sarà valutato, viene spinto a scegliere il merito…ma se non è valutato, il valutatore sceglie secondo i più disparati criteri di comodo: chi lo fa sentire un grand’uomo, chi non lo minaccia da un punto di vista del prestigio, chi gli lecca meglio…etc. i figli, gli amici fino all’amante per esibizionismo e dimostrazione di potere.

  15. Radical (chic) researcher scrive:
    “questa della piramide rovesciata sta diventando un’altra storia italiana da far resuscitare all’occorrenza. E’ vero che alla fine degli anni ‘90 c’è stata una promozione di massa, una vera sanatoria in salsa berlingueriana (i concorsi con le idoneità multiple), ma è anche vero che una struttura piramidale della docenza potrebbe significare… un padrone molti servi. Invece, dobbiamo dare prospettive di carriera agli attuali servi, come del resto accade nei paesi avanzati dove abbondano le piramidi rovesciate.”

    ma quale padrone e molti servi…!?!?!? 😕
    in un mondo organizzato ci sarà pure una persona
    che si assume le responsabilità di un gruppo!!! o no?
    Lo scandalo delle nostre università è che nessuno (strutturato) è
    responsabile di niente…

    La riforma deve per forza colpire gli strutturati e non
    i precari, attraverso una loro responsabilizzazione…

    la soluzione è autonomia economica degli atenei e chiamata diretta…
    Che facciano quello che vogliono ma mettendoci il
    proprio c..o e non quello dei precari.
    Vedrai che prima che l’ateneo muoia, ai consigli di facoltà,
    invece parlare di come spartirsi i metri quadri di
    ufficio, si comincierà a dare responsabilità a chi
    veramente se le merita.

    PS: ma poi quali sarebbero queste piramidi rovesciate dei paesi avanzati?

  16. Radical Researcher ha detto:

    In Italia si deve sosstenere la formazione di comunità accademiche organizzate che si riconoscano in un certo progetto istituzionale-scientifico, ad es. quello di un dipartimento. La responsabilità può essere assunta da comunità, da collettività invece che da singoli come accade in molti dipartimenti angloamericani progressisti. Che forse sono molto diversi da quelli frequentati dai boccononiani di casa nostra.

    D’altro canto nelle esperienze di maggior successo (ad es il RAE) la valutazione è svolta sull’operato del dipartimento nel suo complesso, non su quello del singolo professore.

  17. France ha detto:

    Na cosa che mi ero dimenticato: abolizione del valore legale del titolo. Sennò addio concorrenza fra atenei…

  18. Riformatore ha detto:

    questo dell’abolizione del valore legale è un’altro tormentone impostoci da confindustriali e turbo-liberisti vari. Ma siamo sicuri che sia una questione rilevante? Che non contribuisca solo a disegnare un’università di classe? Non è di questo che abbiamo bisogno!

    Guardiamo la luna, non il dito.

  19. France ha detto:

    Mi sapepte spiegare perchè una Università, anche con 200 milioni di debito, non può fallire? Perchè i dipendenti beccano lo stipendio lo stesso anche se la nave affonda? E perchè ci sono 80 università in un paese con 60 milioni di abitanti, di cui solo 2 rientrano nelle prime 200 del mondo?

  20. Riformatore ha detto:

    perché l’università in Italia è un magna magna per mandarini e politicanti vari, questo è chiaro purtroppo, al di là di ogni demagogia. Si tratta di capire come trasformare l’università, quali politiche mettere in campo. E’ questo il difficile, caro france!

    Ci rifuggiamo nelle ricette facili dei turbo-liberisti tardo-maccartisti nostrani, e dei loro lacché giornalistici, oppure ci sforziamo di indicare politiche innovative, creative, progressiste? Io opto per la seconda strada. E’ il momento di schierarsi apertamente, senza ambiguità, individuando amici e nemici, compagni di ventura e avversari da combattere.

  21. Precario ex di sinistra ha detto:

    Sono veramente patetiche le ricette di modifica del sistema universitario in salsa progressista; l’unico tsunami che può cambiare alla base il sistema è l’abolizione del valore legale del titolo di studio, la privatizzazione pressoché totale (con conseguente totale autonomia di bilancio dei singoli atenei) delle università, che nel caso di scadente qualità di docenti e ricercatori chiudono i battenti. Non ne possimao veramente più delle ricettucole progressiste, il cui unico effetto è quello che hanno approvato al Senato da un’oretta: il killeraggio esplicito di una categoria di lavoratori.

    A coloro che si sono schierati con il PD, con RC e compagni vari propongo la seguente, incontrovertibile verità: mai, nella storia degli ultimi decenni, si è vista una categoria di lavoratori GIUSTIZIATI in Finanziaria, ESCLUSI di fatto da un processo occupazionale. MAI SI E’ VISTO UNO SCEMPIO DEL GENERE.

    Mi auguro che tutti quelli che nei passati anni hanno sbeffeggiato la Moratti ne traggano le doverose conseguenze, prendendosi a martellati nei c…

    Basta con la finzione: l’unico rimedio è privatizzare e mettere sul mercato tutto, altrimenti restiamo nel solito, stomachevole sistema FEUDALE, oltretutto senza nemmeno ricoprire la figura dei VALVASSINI, perché i questa volta, cari compagni dei miei coglioni, I VALVASSINI LI AVETE FATTI FUORI VOI

    OIBO’

  22. Carlo ha detto:

    Sante parole…francamente, poi, non capisco perché tanti belati da parte della RNRP: il potere, nelle università, è sempre stato tradizionalmente nelle mani della sinistra. Perché mai la sinistra al governo avrebbe dovuto darsi la zappa sui piedi agendo contro i propri interessi ? Quello che è successo in Finanziaria è la logica conseguenza dell’attuale assetto di potere. Di sinistra, appunto. E, paradosso della vicenda, è che la maggioranza di chi è stato fatto fuori dalla sinistra governativa costituisce un tradizionale serbatoio di voti per i parrucconi al governo.

    Se non ci sarebbe da piangere mi verrebbe da ridere.
    fortunatamente non li ho mai votati.

  23. ecchecemetto ha detto:

    POSTO SPLENDIDO.
    LA CUCINA E’ OTTIMA.
    I PRIMI SONO ECCELLENTI.
    PER NON PARLARE DEI SECONDI.
    ED ORA CHE E’ ARRIVATO IL CONTO, SPUNTANO LE MOSCHE NEI PIATTI.
    E DACCAPO SI RICOMINCIA CON LE SOLITE SCUSE.
    VENITE CON ME IN CUCINA CHE VI FO’ VEDERE COME SI LAVANO I PIATTI E SI SCOPA A TERRA CARI SIGNOROTTI DI PROVINCIA.
    E TUTTO DEVE SPLENDERE ED ODORARE DI PULITO ALTRIMENTI A CALCI IN QUEL POSTO LI’.
    CI VUOLE OLIO DI GOMITO E NON LAMENTELE E PIAGNISTEI. COSI’ SI STA ANCHE BELLI IN FORMA O’ RAMMOLLITI.
    E LA PROSSIMA VOLTA SCEGLIETE MEGLIO SE NON VOLETE FARE LA STESSA FINE.

    ATTENTI! TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LA POLTRONA!

  24. Leo ha detto:

    😦

    Nell’intervista all’Espresso al ministro Fabio Mussi tra l’altro si legge:

    D. “Invece lei che ha fatto in questo anno e mezzo da ministro?
    R. “Una rivoluzione. Ho fermato la proliferazione delle sedi, ho bloccato i
    concorsi per ordinari e ho aperto quelli per ricercatori. Ho mandato in
    pensione i vecchi professori all’eta’ giusta e dal prossimo anno faro’
    partire l’Agenzia di valutazione. Risultati buoni, premiati. Risultati
    cattivi, puniti”.

  25. Mirko ha detto:

    ma da chi la compra la roba Mussi???

  26. Cult ha detto:

    Le due emerite giornaliste non conoscono la legislazione vigente (tipo quella del Regio Decreto per CULTORI DELLA MATERIA).
    Visto che siamo fannulloni, provate voi ad esaminare 2000 studenti (prova orale: face-to-face).
    Oltre, vediamo se riuscite ad organizzarvi un corso di altre 64 ore con altri 2000 studenti, poi fate ricerca, visto che si è così freschi e pimpanti, preparate articoli, poster per i convegni, libri da pubblicare, bozze da corregere al posto delle case editrici, ricevimento studenti, tesi da seguire, sedute di laurea.

    Roba da denunciare l’Espresso e loro due.

  27. Cult ha detto:

    …Dimenticavo – tutto per 2500 euro l’ANNO. Sì avete capito bene, l’anno.

    Grazie per trattarci peggio di bestie.

  28. VAFFANCULO alla SINISTRA ha detto:

    Non c’è che una parola: VAFFANCULO alla SINISTRA.

    VAFFANCULO perchè è la prima volta che uno schieramento politico elimina dal mercato del lavoro una categoria di lavoratori;
    VAFFANCULO perchè una faccia da porco con la cravatta, che al ministero ci va una volta sì e 20 no, ti piglia per i fondelli dicendo che ha fatto una rivoluzione (beh, forse forse ha ragione, ma in negativo);
    VAFFANCULO perché per accontentare i camionisti il porco con la cravatta si fa amabilmente soffiare decine di milioni di euro;
    VAFFANCULO perché quei pochi fortunati che hanno una borsa, un assegno o un progetto, da gennaio si vedranno taglieggiato lo stipendio grazie alla riforma del welfare, e tale taglio non andrà certo nella loro pensione, ma servirà a coprire il culo ai pensionati di 59 anni;
    e mettiamoci anche un VAFFANCULO alle organizzazioni e reti dei precari, perché hanno sempre rappresentato un mondo di sinistra, e da questa si sono fatti usare e infinocchiare.

    BUON NATALE

  29. France ha detto:

    Si, buon natale, va’…
    Riformatore, io la mia cazzata turbo-liberista-maccartista l’ho detta:responsabilizziamo i singoli attraverso i soldi, chi fa schifo non becca un euro (conseguenza naturale di privatizzazione, abolizone del valore legale, possibilità di fallimento delle univ e enti).
    La tua proposta? Concorsi puliti? E come? Autonomia alle Università ma concorsi nazionali? E buchi in bilancio che comunque i pensa il ministero? Quello che ha proposto (e nemmeno realizzato) Mussi (no, dico, Mussi, uno dei capi della Sinistra prossima ventura) è, per non essere volgari, una scoreggina nello spazio.

  30. Riformatore dice:
    “oppure ci sforziamo di indicare politiche innovative, creative, progressiste?”

    Quel “creative” mi fa paura…
    Ce le vuoi indicare per favore? Questa tua innocua frasetta tradotta vuol dire
    cazzeggiamo un’altro pò filosofeggiando… mentre un paese va a ramengo.

    Capisci che la politica è IMPLEMENTAZIONE e NON RICERCA di creatività
    o di novità. Dentro ad un parlamenteo NON si pensa si AGISCE…

  31. Massimiliano Bottaro ha detto:

    Buongiorno, ho letto l’articolo.
    Dal testo non si evince da nessuna parte che esso si riferisca esplicitamente a noi precari.
    Bensì mi sembra che la critica sia (giustamente) rivolta al personale strutturato, vecchio, demotivato e poco produttivo.
    C’è solo un commento di un docente universitario (o dirigente di un Ente di Ricerca) che afferma che una stabilizzazione dei precari potrebbe essere un grave errore.
    Idea opinabile ma solo fino ad un certo punto.
    Infatti se la stabilizzazione si basasse solo sull'”anzianità di servizio” (o peggio ancora su clientelismi vari) e non sulla meritocrazia potrebbe essere il colpo finale alla ricerca italiana, ormai moribonda.
    Grazie.

  32. valutazioni ha detto:

    Nel wiki sulle valutazioni e in quello sui confronti internazionali ci sono un bel po’ di link per capire come sono fatti i confronti fra ricerche e ricercatori.

    Se si va in fondo c’è da perdere la testa!

  33. la soluzione di un governo serio sarebbe un processo progressivo di stabilizzazioni in un paio di anni che culmina con una riforma totale delle univ: abolizione del titolo di studio, del concorso e autonomia economica degli atenei…

    Di pari passo bisogherebbe rifrmare anche la rappresentanza di confindustria…
    altro vero scandalo italiano.
    Sono tutti (Montezemolo compreso) una casta familistica dove le aziende sono a gestione familiare. Figli e parenti gestiscono la roba di famiglia. Impossibile per
    giovani manager o tecnici bucare questi muri omertosi… l’unico modo è sposarsi una delle figlie del proprietario.
    Immagine di ciò, ne è un Report in cui si parlava di derivati…:
    Imprenditori ignoranti si lamentano poichè findandosi delle banche si sono indebitati.
    Bene dico io… usare uno strumento finanziario del genere quando l’imprenditore ha max la terza media?!?!? Io direi che è bene il fallimento… se nn ha capito che magari un giovane manager avrebbe potuto prezzagli il derivato risolvendo i pb…. il
    fallimento te lo meriti. E’ simbolica quella puntata di report poichè chi prezzava i derivati era un gruppo di giovani usando chiaramente simulazioni numeriche al computer.

  34. bianca ha detto:

    Sono in pieno accordo con Radical Researcher. Sono inorridita dal fatto che l’Espresso pubblichi questo articolo confuso, disorganico e pieno di informazioni poco oggettive. Mi sembra si voglia screditare proprio chi lavora con passione, poco retribuito, a scadenza limitata e senza essere “figlio di” nel mondo della ricerca italiana. Si fa di tutta l’erba un fascio perchè passi nell’opinione pubblica l’idea che all’università ci sono solo raccomandati e fannulloni, così almeno si giustifica la mancata distribuzione di fondi per la ricerca.

    Desolante.

  35. Ari ha detto:

    E basta con ‘sti concorsi!
    Ma perche’, all’estero son piu’ ‘seri’? Che c… vuol dire serieta’? All’estero ciascuno ‘si prende’ chi gli pare (come si fa nelle aziende in Italia, del resto!). Solo che poi se prendi un cretino paghi (di persona).
    Una bella rivoluzione di verita’, no, eh?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: