Intervista al Ministro Mussi (l’Espresso)

Sono Mussi e faccio la prima mossa

di Stefania Rossini

Sta rimpiangendo l’operaismo?
“Per carità! Quella era roba per gente che guardava la classe operaia come gli antropologi guardano le tribù amazzoniche. Io voglio ridare centralità al lavoro, continuando a difendere i negri e gli zingari”.

Fabio Mussi e Walter Veltroni
Dimentica gli omosessuali.
“Figuriamoci. Tra i comunisti sono stato il primo a occuparmi dei loro diritti. Nel 1988 andai a un convegno dell’Arcigay organizzato da un giovanissimo Grillini…”.

Insomma, è stato il primo in tutto?
“Io leggo, mi informo, sono curioso. E precedo gli altri. Nelle cose migliori che ho fatto sono sempre stato guardato come un tipo bizzarro. Ma questo mi ha aiutato, perché un tempo venivano cooptati i giovani migliori, che coincidevano con quelli che rompevano le scatole. Ora bisogna essere dei cortigiani e si aprono carriere solo ai conformisti”.

Questa società non le piace proprio, eh?
“C’è un’evaporazione culturale e morale impressionante. E tutto un mondo di seconda mano: un po’ di tecnologia, un po’ di apologia di mercato, un po’ di magia, un po’ di pregiudizio, un po’ di religioni. È un bricolage. Lo diceva già Adorno, uno dei miei autori. Sa che ho fatto la tesi su di lui?”.

Lo dice spesso. Non tiene nascosti i suoi successi scolastici.
“Tutti nove e dieci al liceo, terza pagella d’Italia alla maturità. Non ho mai capito chi fossero gli altri due. Poi concorso alla Normale: sesto posto nel 1967”.

E qui si sa il nome di chi l’ha preceduta…
“Già, D’Alema. Comunque in quelle scuole per figli di professionisti, per me farcela è sempre stato un punto d’onore. La mia era una famiglia di operai convinti di essere un’aristocrazia, portatrice di un principio morale”.

Anche la povertà era un valore?
“No, ma eravamo poverissimi. Mio padre divenne improvvisamente cieco e vivemmo per anni con il sussidio di disoccupazione. Per intenderci, si progettava di comprare un paio di scarpe due anni prima”.

Quindi fu uno sgobbone per riscattarsi?
“Neanche per sogno. Io apprendo facilmente. Al liceo facevo pallavolo, calcio, mezzofondo, atletica, vela, e studiavo la mattina all’alba. Poi all’università, tra amori e politica, non ho più dormito”.

È lì che ha conosciuto sua moglie?
“No, mi misero quella bellezza seduta accanto in quarto ginnasio. Stiamo insieme da quarant’anni ed è ancora una bellezza”.

Lei è capace di non temere il tempo che passa?
“Sì perché ho un eccellente rapporto con la morte. Salvo in sogno, per la verità”.

Che succede in sogno?
“Catastrofici incidenti aerei, ma molto spettacolari, da film americano. Qualche volta ci rimango secco, altre volte no. Ma sospetto di farli per gustarmi lo spettacolo”.

Ha due figlie che lavorano all’università. Non teme un conflitto di interessi?
“Io sono stato cooptato. Loro c’erano già. Erano precarie e precarie sono rimaste. Ma nel frattempo mi hanno dato due stupende nipotine”.

Invece lei che ha fatto in questo anno e mezzo da ministro?
“Una rivoluzione. Ho fermato la proliferazione delle sedi, ho bloccato i concorsi per ordinari e ho aperto quelli per ricercatori. Ho mandato in pensione i vecchi professori all’età giusta e dal prossimo anno farò partire l’Agenzia di valutazione. Risultati buoni, premiati. Risultati cattivi, puniti”.

Posso chiederle perché tiene da sempre quei baffi e quei capelli che la fanno somigliare un po’ a Hitler, un po’ a Günter Grass?
“La fisiognomica è una scienza medioevale. Ma lei almeno è benevola, Berlusconi sostiene che sembro un salumiere”.

Glielo ha detto in faccia?
“No, ha fatto circolare la voce. L’unica volta che l’ho visto in privato era il 1996 ed era occupato a compiacermi”.

Racconti tutto.
“Lo faccio per la prima volta e solo perché si è riaperta la compravendita. Dunque Berlusconi, che considero importante nel senso che basta guardare lui per sapere come non deve essere l’Italia, mi invita a cena. I suoi consiglieri sono tutti lì a dire quanto sono bravo colto e intelligente. A un certo punto lui mi sussurra: ‘Ah, con le sue qualità, se lei solo volesse..'”.

Che cosa gli ha risposto?
“Così: ‘Lei pensa che tutti abbiano un prezzo e invece sarà fregato da quelli che non ce l’hanno'”.

E sicuro che andrà a finire così?
“Ci conto”.
(19 dicembre 2007)

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7 Responses to Intervista al Ministro Mussi (l’Espresso)

  1. Giulio ha detto:

    Patetico e borioso.

    Non ha mai lavorato in vita sua e viene a farci le lezioncine.

  2. San Teobaldo ha detto:

    MUSSI!!!

    La tua non è altro che conservazione dell’esistente.

    Nessuna delle tue riforme è attualmente applicata, solo menzogne.

    Prima fra tutte la riforma dei concorsi

    senza soldi

    burocratica

    ancora non attuata

    Senza riforma reale dei settori disciplinari (il vero cancro dell’accademia italiana).

    (le macroaree decise dal cun sono dei pannicelli caldi).

    La Tua politica ha prodotto nei fatti lo stallo anche dei concorsi con il vecchio sistema.

    Quando si governa si governa!!!

    Mussi lei è un riformista tiepido di serie B!

  3. Antonio ha detto:

    Non vedo l’ora che a gennaio cada il governo e quest’uomo finisca di combinare danni!

  4. Fabio ha detto:

    Mussi avrebbe certamente potuto fare di più, meglio e prima, …. ma comunque ha superato di gran lunga i suoi predecessori.
    Non dobbiamo credere, che chi verrà dopo di lui, di destra o di sinistra che sarà, saprà e potra fare meglio.
    Io onestamente spero che possa raggiungere nuovi traguardi per l’università.

  5. Massimo ha detto:

    Senza soldi non si va da nessuna parte.

    Senza coglioni non si va da nessuna parte.

    La sinistra italiana per la ricerca non mette/mettera’ ne’ soldi ne’ coglioni.

  6. Carlo ha detto:

    Dini, mandalo a casa.

    Mai piu’ un voto a questa sinistra!

  7. marcoM ha detto:

    non sono d’accordo con massimo, la sinistra di coglioni ce ne mette, altroché se ce ne mette…anche troppi

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