Lettera sulla finanziaria dell’On. Tocci

FINANZIARIA: NON PIOVE, GRANDINA

Le finanziarie non portano bene alla ricerca. L’anno scorso pioveva. Quest’anno grandina. Si era sperato in
una schiarita con il patto di agosto tra ministero dell’Economia e della Ricerca che prevedeva cospicui
aumenti dei finanziamenti da allocare secondo rigorose valutazioni del merito scientifico. La promessa non è
stata mantenuta, anzi è accaduto esattamente il contrario. Veniamo ai fatti.

1. L’aumento inesistente

Avrete letto nei giornali di un aumento di 550 milioni per il fondo dell’università del 2008. Molti avranno
pensato che la differenza positiva fosse riferita al 2007, ma non è così.

Infatti la finanziaria precedente, oltre a fissare lo stanziamento per il 2007 in 7126 milioni di euro stabilì
anche al più basso livello di 6908 milioni la previsione per il 2008. L’aumento annunciato sulla stampa viene
calcolato rispetto a quest’ultima cifra, quindi una sua parte, 216 milioni di euro, deve essere spesa per
riportare lo stanziamento alla somma attuale e l’aumento si riduce a 334 milioni. Ma poi è arrivato il ciclone
dei camionisti, che hanno strappato nuovi contributi pubblici sottratti in parte, circa 90 milioni,
all’università. Si arriva così a 244. Per evitare di allocare anche tale somma secondo il merito si è
stabilito un vincolo inusuale di destinazione per 205 milioni all’aumento dei contratti del personale non
docente. Ma nel 2008 ci saranno anche lo scatto biennale e la rivalutazione Istat per il personale docente,
per almeno centinaia di milioni, e si arriva così ad azzerare l’aumento annunciato, anzi in realtà si va
indietro. In altre parole, se confrontato con il 2007 lo stanziamento della finanziaria 2008 non riesce
neppure a coprire l’aumento del costo del personale, senza contare comunque i costi generali di inflazione.

Tutto ciò viene attuato mediante l’istituzione di nuovi fondi e decreti interministeriali che richiederanno
nuove procedure di spesa e quindi allungheranno i tempi e produrranno contenziosi interpretativi. Pur non
aumentando i fondi il ministero dell’Economia ha ottenuto poteri di decretazione sulla ripartizione di una
quota di FFO e il Miur si è fatto commissariare. Non vi sto ad annoiare con i dettagli tecnici, la realtà è
che mentre mancano i soldi, abbondano in compenso le norme inutili e dannose. Ovviamente i ragionieri di via
Venti Settembre continueranno a sostenere a ragione che c’è stato un aumento rispetto alla previsione del
2008, ma per le persone normali l’aumento di solito si intende rispetto all’anno precedente e in questa
accezione purtroppo non esiste. L’unica fonte di finanziamento è determinata dai risparmi provenienti
dall’abolizione del triennio dei fuori ruolo. Poteva essere un provvedimento positivo per aiutare il
ringiovanimento dei ranghi, ma in queste condizioni rischia di andare a coprire i deficit dei bilanci.

E’ andata un po’ meglio per l’abolizione del ridicolo taglio alle spese intermedie delle università e per il
budget degli enti di ricerca, aumentato di 80 milioni, anche se aveva però subito una diminuzione di 40
milioni nel 2007, secondo l’incomprensibile politica di bilancio fatta di una schizofrenica successione di
tagli e integrazioni da un mese all’altro.

Anche i soldi già stanziati, però, sono a volte di fatto improduttivi. Era stato annunciata con squilli di
tromba la novità del fondo First per la ricerca, con un miliardo di euro in tre anni, e ad oggi si è vista
solo una quota di circa 100 milioni per il bando Prin, arrivato con quasi un anno di ritardo.

Questa ricostruzione dei fatti dimostra che è clamorosamente fallito il patto d’agosto, il quale prevedeva
risorse aggiuntive (rispetto a che cosa’ Qui è l’equivoco) da distribuire rigorosamente secondo il merito.
Doveva essere la legislatura della rivoluzione meritocratica nell’università italiana, e invece anche la
seconda finanziaria conferma stancamente la spesa storica con il suo carico di squilibri, di arbitrarietà e di
disprezzo del merito che si è accumulato nei decenni passati. L’istituzione dell’ANVUR, annunciata in pompa
magna e non ancora attuata, è servita finora come foglia di fico per coprire l’assenza di una vera politica di
valutazione. L’insuccesso non è in un dettaglio, ma nel cuore del programma presentato agli elettori

2. La grandine dei finanziamenti discrezionali

C’è poi un aggravante. Nel corso del dibattito parlamentare sono stati assegnati tanti finanziamenti riservati
a singoli enti, a volte anche meritevoli, senza che ci sia stata alcuna valutazione oggettiva, ma solo in
base a discrezionalità politica. E’ un elenco impressionante.

Alle scuole superiori e all’IMT di Lucca sono stati dati 11 milioni, all’università di Urbino 5 milioni, altri
stanziamenti sono finiti al consorzio di biotecnologie Cengie di Napoli e a quello romano di ricerca sul
cervello Ebri, altri ancora sono stati destinati alla creazione di una nuova facoltà di ingegneria nel polo di
Erzelli a Genova. Sono tutte iniziative meritevoli che avrebbero probabilmente ottenuto finanziamenti anche
maggiori se si fosse seguita la strada maestra dei bandi pubblici e della valutazione con metodi
trasparenti. Per quanto ne posso sapere l’istituto di Lucca si è sottratto all’influenza nefasta di Marcello
Pera ed è diventato una seria scuola di dottorato, così il consorzio napoletano è un ottima rete di ricerca di
livello internazionale e lo stesso vale per le iniziative dell’Ebri e di Erzelli. Ma dovrebbe contare zero sia
il mio parere sia quello di altri parlamentari. In un paese normale ci dovrebbe essere una rilevazione
oggettiva dei meriti e tramite bandi pubblici si dovrebbe dare la possibilità di essere messi alla prova anche
ad altri soggetti, che magari hanno meriti scientifici uguali o superiori, ma non hanno il privilegio di
essere sponsorizzati dai parlamentari.

Ci sono poi iniziative estemporanee come il finanziamento di ricerche sul principio di precauzione. Sarebbe
molto importante in Italia approfondire lo studio delle relazioni tra scienza e società, ma in assenza di una
chiara programmazione in materia tutto si ridurrà al finanziamento di questa o quella associazione miracolata
da qualche protezione politica.

Curioso è poi il finanziamento di 10 milioni alle fondazioni bancarie, le quali certamente non si possono
definire istituzioni povere. E’ motivato dall’esigenza di incentivarle ad investire in ricerca di base,
attività che già svolgono, anzi sono il secondo finanziatore della ricerca italiana dopo lo Stato, e quindi
semmai altri dovrebbero essere i soggetti da sollecitare in quella direzione. Poi è davvero insopportabile
questa triangolazione che si ripete ogni volta per dare soldi alla ricerca. L’unica cosa buona che abbiamo in
Italia sono i ricercatori, questo ci dicono gli osservatori internazionali, ma fatichiamo a finanziarli
direttamente con semplici metodi di peer review e cerchiamo sempre un metodo indiretto, una volta passando per
le imprese e adesso anche per le fondazioni.

Infine, ci sono i veri e propri clientelismi. Con dolore ho visto riapparire la mancia all’istituto Monnet di
Caserta che avevo contestato duramente ai tempi della Moratti. E’ frutto del ricatto perpetrato in sede di
voto di fiducia dal senatore Manzione, insieme alla squadretta di sedicenti liberaldemocratici guidata da
Lamberto Dini, il quale si è detto scandalizzato dell’aumento di spesa prodotto dalla Camera facendo finta al
tempo stesso di non vedere i favori distribuiti dai suoi adepti.

E poi non poteva mancare l’approvazione dell’emendamento del senatore Vegas, ex sottosegretario del governo
Berlusconi, il quale ha scritto le finanziarie degli anni passati e forse, memore dei tagli a suo tempo
operati all’università, ha pensato di farsi perdonare regalando tre milioni di euro agli atenei, purché siano
stranieri. Questa volta ha pensato bene anche di alleggerire le procedure burocratiche, per cui per accedere
al fondo basterà fare domanda, chi prima arriva prende i soldi, e non sarà necessario sottoporsi ad alcuna
procedura di accreditamento, né essere tenuti al rispetto dei requisiti minimi e tanto meno ai criteri
dell’offerta formativa recentemente approvati. Per fare un esempio a caso, l’università di Malta promossa da
Vincenzo Scotti, l’ex-ministro del pentapartito degli anni Ottanta, potrebbe fare domanda senza essere tenuta
al rispetto delle regole che pure valgono per le università italiane.

La debolezza politica del ministero dell’università ha lasciato campo libero a tutte le scorribande di gruppi
di pressione. L’assenza di una forte politica di valutazione ha suonato come un tana libera tutti per le
iniziative più discrezionali, sia le buone sia le cattive. Una volta presa questa strada sarà più difficile
fermarsi, e nei prossimi provvedimenti altri cercheranno di inserire nuove iniziative particolari e sarà
sempre più difficile impedirle.

Uno scienziato mio amico ha detto con un’amara battuta che siamo entrati davvero nella società della
conoscenza, dove appunto bisogna conoscere qualcuno per ottenere i finanziamenti.

Non c’è quindi solo la pioggia di tagli come l’anno passato, ma c’è dell’altro, c’è una grandinata di
iniziative discrezionali. E’ la sconfitta dell’ipotesi di riforma che tante speranze aveva suscitato
all’avvento del governo Prodi.

Non sono riusciti ad impedirla neppure quelli più convinti di quella riforma. Sono solo riusciti a frenare
alcuni eccessi, come la tentata ope legis per i ricercatori degli enti e dell’università.

3. Stabilizzazioni o concorsi

L’articolo della finanziaria che stabilizzava, come si dice con orribile neologismo normativo, i contratti
della pubblica amministrazione era scritto in modo ambiguo e poteva estendersi anche ad enti ed atenei. Siamo
riusciti ad impedirlo con un apposito emendamento, a firma Ghizzoni e il sottoscritto, e questo ci ha
procurato gli strali delle associazioni dei precari.

Devo premettere che considero il florilegio di contratti e assegni come il problema più grave della ricerca
italiana, una condizione quasi servile di tanti lavoratori della conoscenza, la causa principale della
debolezza delle strutture pubbliche scivolate in tal modo nella china di un pericoloso invecchiamento, uno
spreco gravissimo delle migliori energie intellettuali di un’intera generazione. Detto questo, penso che una
sanatoria, anche camuffata, darebbe il colpo finale ad una situazione già molto grave, aprirebbe un processo
ingovernabile e introdurrebbe nuovi squilibri. Abbiamo già pagato un prezzo terribile per la sanatoria del
1980, sarebbe crudele ripeterla oggi. Quando usciremo dalla coazione a ripetere i peggiori difetti nazionali’

La soluzione consiste in normali concorsi pubblici finalizzati a promuovere davvero i meritevoli, asciugando
gradualmente un’area di persone grande quanto quella dei professori di ruolo. Non si troverà mai nei miei
comunicati precedenti una cosa diversa da questa, non ho mai promesso una sanatoria, a differenza di tanti
miei colleghi, mi sono sempre impegnato per riaprire le porte ai giovani solo tramite concorsi pubblici.

Il paradosso della situazione è che sono già disponibili nella finanziaria in vigore quasi 200 milioni di euro
nel triennio 2007-9 per incentivare i concorsi negli enti e nelle università e di tale somma non è stato speso
fino ad oggi neppure un euro. Certo, capisco anche le proteste di assegnisti e contrattisti, i quali non
vedono avviarsi soluzioni attraverso la via maestra dei concorsi e si sentono di conseguenza offesi dal nostro
emendamento che impedisce anche la via della stabilizzazione. Infatti, mi vado convincendo della impossibilità
di emendare i provvedimenti del governo, poiché nel tentativo di correggerli si finisce per assumere
responsabilità che dipendono invece da inadempienze inaccettabili e incomprensibili. La quota dello
stanziamento del 2007 finalizzato alle assunzioni, 20 milioni di euro per i ricercatori universitari e 7,5
milioni per quelli degli enti, alla fine dell’anno non ha ancora prodotto bandi di concorso e una parte andrà
addirittura in residui passivi. L’errore è stato di condizionare in via di fatto quei finanziamenti alla
stesura di un nuovo regolamento, la cui approvazione ha impegnato un anno intero, ma ora finalmente tutto è
pronto per partire.

Anche in questo caso, però, i fondi per le assunzioni sono stati ripartiti tra i singoli atenei ricorrendo ad
algoritmi piuttosto complicati, ma comunque fortemente condizionati dalla spesa storica, a conferma che
nell’allocazione delle risorse la valutazione proprio non è di casa. E’ stato approvato il nostro emendamento
volto a garantire una seria valutazione dei risultati raggiunti dopo tre anni dall’assunzione, verifica svolta
oggi in modo poco serio, cancellando il finanziamento a quell’ateneo che avrà promosso una persona non
meritevole. E’ un criterio mirato a incentivare concorsi trasparenti e a dissuadere comportamenti negativi per
i quali finirebbe per pagare un prezzo il dipartimento responsabile. Non si capisce perché il ministero stia
facendo di tutto per cancellare tale norma.

In ogni caso ora si possono svolgere i concorsi per i ricercatori, non solo quelli finanziati dal ministero,
ma anche quelli ordinari. A tal proposito abbiamo tentato invano di convincere il governo a rimuovere gli
assurdi coefficienti di blocco parziale del turnover, ma non abbiamo avuto ascolto. Ci sono centri di ricerca
che ormai acquisiscono all’esterno gran parte delle risorse, fino a dieci volte il trasferimento statale,
eppure sono costretti al blocco pur avendo piena disponibilità di fondi propri. Non solo lo Stato paga sempre
di meno e costringe ad arrangiarsi con altri finanziamenti, ma nonostante la piccola quota di fondi erogati
pretende di fissare la complessiva politica delle assunzioni, riuscendo in tal modo a prendere il peggio sia
del modello aziendalistico sia di quello burocratico. Non siamo riusciti a cancellare queste assurde regole,
né a convincere il governo a fare presto per i concorsi.

Riconosco, quindi, nove ragioni su dieci ai miei giovani critici, a cominciare dalla mancanza di serie
opportunità per vedere riconosciuti i propri meriti. Con altrettanta sincerità devo rispondere ai molti
messaggi di protesta ricevuti: non sono d’accordo con chi dice ‘abbiamo vinto una procedura di evidenza
pubblica per l’assegno e quindi si è già fatto un concorso’, perché ci deve essere un momento di verifica dei
risultati raggiunti prima di diventare ricercatore. E non vale neppure l’argomento secondo cui la norma delle
stabilizzazioni avrebbe comunque attivato procedure di valutazione di merito, poiché anche ammesso che così
fosse stato, quelle si sarebbero applicate solo a chi si trovava in determinate condizioni, rapporti di lavoro
triennali e particolari figure contrattuali, mentre un concorso veramente pubblico deve consentire a tutti,
anche a chi è andato all’estero o non ha goduto di quella coincidenza temporale, di misurarsi in un confronto
comparativo.

Non si può sostenere, come mi è capitato di leggere in alcuni messaggi, che i concorsi sono viziati dai così
detti baroni e i contratti invece sono stati affidati tutti in base al merito. Sono gli stessi professori, nel
bene e nel male, a decidere sia per gli uni sia per gli altri.

Il concorso non è garanzia di trasparenza e su questo posso essere d’accordo, ma certo le cose non migliorano
se si assume senza concorso. O meglio, sarebbe forse utile cominciare a pensare ad accessi senza i concorsi,
però allora deve cambiare radicalmente la regola di finanziamento, senza assicurare fondi pubblici ai diversi
atenei secondo la spesa storica, ma soltanto su base realmente competitiva. In attesa di questo nuovo
approccio il concorso rimane un principio che conferisce credibilità delle istituzioni, anche al di la della
sua reale efficacia. E in questo momento per l’università italiana ciò che serve, perfino più dei soldi, è
proprio la credibilità. Auguro a tanti giovani meritevoli di diventare ricercatori in istituzioni
universitarie di indiscutibile credibilità, ne sentiranno il vantaggio per tutta la loro carriera scientifica.

4. Qualche buona notizia

Per finire alcune cose positive in modo da tirarci su l’umore. E’ stato approvato l’aumento dell’assegno per i
giovani ricercatori. Siamo contenti per loro e c’è da mangiarsi le mani per il solito autolesionismo del
centrosinistra. Abbiamo infatti aspettato un emendamento dell’opposizione per ricordarci di un impegno già
preso nel programma di governo.

E’ anche molto positiva la riserva introdotta nei bandi per i finanziamenti dei giovani ricercatori, i quali
potranno gestire in piena autonomia progetti di accertato valore scientifico. Purtroppo alcuni elementi
tecnici della norma sono difettosi e forse creeranno problemi in fase attuativa. Il nostro emendamento
correttivo non è stato neppure preso in considerazione.

Inoltre, anche se non c’entra con la finanziaria, siamo molto soddisfatti delle nomine per gli enti, forse la
pagina migliore del Miur: all’Inaf è stato nominato presidente Tommaso Maccacaro, uno dei migliori scienziati
italiani, e anche per il Cnr si profila una scelta positiva tra una terna di ottimi scienziati: Luciano
Maiani, Francesco Profumo e Riccardo Cortese.

Anche all’Enea Presidente e Consiglio di Amministrazione hanno deciso di sostituire il direttore dell’ancien
regime e spero proprio che non vi siano influenze politiche nella nomina del nuovo direttore, e anzi il
consiglio di amministrazione sia lasciato libero di scegliere una persona efficiente, uno che gira il mondo,
non le segreterie dei partiti, magari non vicino alla pensione, un esperto autorevole di sviluppo sostenibile
e di innovazione, non un passacarte. Servirebbe una persona così per restituire autorevolezza e prestigio ad
un Ente come l’Enea di cui l’Italia ha tanto bisogno.

Meno entusiasmanti le nomine del ministero della Sanità: all’Istituto Superiore di Sanità è stato confermato
Enrico Garaci che ricopre ruoli presidenziali da una ventina d’anni e non si è mai segnalato come un
appassionato sostenitore del sistema del peer review nella distribuzione dei finanziamenti.

Inoltre, se considerata in generale la finanziaria 2008 è certamente positiva per l’economia nazionale e porta
a segno svolte importanti nel recupero dell’evasione fiscale, nella salvaguardia dei ceti più deboli e in
alcune modernizzazioni come quella dei trasporti. Si è impressa una svolta rigorosa nella politica di
bilancio, arrestando la dinamica di spreco della spesa pubblica e rientrando negli obiettivi europei. Per la
prima volta dopo tanti anni la finanziaria non chiede ulteriori sacrifici, ma comincia a restituire qualcosa
ai cittadini. Si è impressa una svolta rigorosa nella politica di bilancio, arrestando la dinamica di spreco
della spesa pubblica e rientrando negli obiettivi europei. Per la prima volta dopo tanti anni la finanziaria
non chiede ulteriori sacrifici, ma comincia a restituire qualcosa ai cittadini. E poi il governo è animato da
brave persone e il presidente Prodi compie miracoli per tenere la rotta in mezzo a scogli quasi quotidiani.
Non dobbiamo mai dimenticare che l’instabilità è frutto di una legge elettorale voluta da Berlusconi per
rendere ingovernabile il Paese e quindi dobbiamo evitare di riconsegnarlo alle sue cure letali.

5. La forza delle minoranze

Avrei preferito raccontarvi misure altrettanto positive per l’università e la ricerca, ma francamente non ve
ne sono. Mi costa tanto riconoscerlo, ma penso che sia più utile dire la verità che infiorettarla con il
politichese. Sono convinto che in questi tempi difficili per il Paese è prezioso per ciascuno di noi dire le
cose che non vanno all’interno del proprio ambiente, evitando di chiudersi a riccio a difesa delle caste,
delle corporazioni e degli interessi costituiti.

Vi ho detto con franchezza tutti gli errori compiuti dal ceto politico, di cui sono membro, nei confronti
dell’università e della ricerca e spero siano in tanti fare altrettanto. Ad esempio, mi attendo che i
professori in gamba contrastino le malefatte dei colleghi poco virtuosi, senza farsi condizionare da una
malintesa solidarietà accademica. Sarebbe utile se all’interno dei sindacati si mettessero in discussione
scelte non sempre rigorose verso il riconoscimento dei meriti. Sarebbe una novità assoluta se dal mondo
imprenditoriale il riconoscimento delle proprie debolezze nella ricerca prevalesse sulla boria antiaccademica.
E così via.

L’ultimo mentore nazionale, Giuseppe De Rita, ha celebrato recentemente la forza delle minoranze come unica
forma di vitalità italiana. Forse ha ragione, ma con un chiarimento. Ci sono minoranze negative – come quelle
dei camionisti, del senatore Manzione e dei professori nepotisti – perché impongono i propri privilegi di
casta contro il bene comune. E poi ci sono le minoranze positive proprio perché al contrario mettono in
discussione la propria casta per favorire il bene comune.

Si facciano sentire allora queste minoranze all’interno di ciascun gruppo sociale, si rompano le solidarietà
di corporazione, si sgretolino le appartenenze degli apparati, si sottoponga alla critica corrosiva qualsiasi
retorica autoreferenziale. Si facciano sentire le minoranze positive ovunque siano collocate. Speriamo almeno
per questa via di far diventare maggioritaria la vera riforma dell’università e della ricerca.

Buone feste a tutti Walter Tocci

 

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38 Responses to Lettera sulla finanziaria dell’On. Tocci

  1. Francisco Ferrer ha detto:

    Sono due i proverbi che si adattano alle analisi dell’Onorevole Tocci (in particolare quando affronta lo scottante tema della stabilizzazione e dei concorsi per i ricercatori)

    1 Tagliarsi le p…e per far dispetto alla moglie

    2 Tagliarsi le p…e per far rispettare la moglie.

    Null’altro da dire

    se non che passerà molto tempo – e dovrete convincermi per bene – prima che almeno io vada di nuovo a votare.

    W l’Anarchia

    W la libertà

    Buon Natale anche a lei Onorevole

  2. Giacomo ha detto:

    qualcuno gli ha spiegato che l’IMT di Lucca era una cosa seria anche quando era sotto l’influenza di Pera, e che offendere chi magari ci ha lavorato (in quello come in altrei istituti) non è proprio buon segno?

    qualcuno gli ha spiegato, infine, che seguiremo attentamente la sua prossima campagna elettorale, facendo in modo che non venga rieletto, e che il suo partito non avrà più un voto dai precari universitari?

    Buon Natale anche a lei Onorevole, sperando che nella prossima legislatura sia a cercarsi un lavoro vero

  3. Vittorio ha detto:

    Caro Onorevole,

    Il suo sembra il discorso farneticante di una mente malata.
    Impieghi le sue onorevoli vacanze per riposarsi davvero. Stacchi la spina dalla politica. Faccia delle lunghe dormite, delle lunghe passeggiate all’aria aperta. Vedrà che ne trarrà giovamento.

    Non le faccio gli auguri, faccio gli auguri di un buon 2008 solamente a chi non ha i privilegi da lei goduti.

    Vittorio

  4. ario ha detto:

    io non ci credo al fatto che se avessimo lottato per l’incremento per i fondi le cose sarebbero cambiate. Rimando alla mail di claudio di qualche tempo fa e aggiungo che la questione camionisti spazza via qualsiasi obiezione. Tutte le volte che in questo periodo abbiamo incontrato il governo o suoi esponenti queste cose sono state dette SEMPRE E IN OGNI OCCASIONE perché sapevamo bene che la questione stabilizzazione era “complessa” e in molti punti “ambigua”. Forse le cose sarebbero andate diversamente se il governo non avesse detto solo no alle stabilizzazioni senza dire altro:

    Avrebbero potuto incrementare i fondi per il reclutamento straordinario dicendoci no, non vi stabilizziamo, ma vi triplichiamo i concorsi – non ci hanno neppure pensato e ci hanno lasciato nella stessa identica situazione della finanziaria scorsa.

    Avrebbero potuto finalizzare il budget che si libera con il turnover al reclutamento di ricercatori invece che a ripianare i bilanci, misura a costo zero – non ci hanno neppure pensato

    Avrebbero potuto finalizzare il budget che si liberava con la norma sui fuori ruolo,

    Avrebbero potuto fare migliaia di cose e non hanno fatto nulla.

    Ed allora la letterina ex post del signor Tocci che fa i distinguo tanto per tentare di recuperare il consenso perso (la solita vecchia e ipocrita storia dell’opposizione di governo) mi lascia freddo. Certo utili i dati, significative alcune riflessioni ma non voglio concedergli nulla. Sono ipocriti e se ne devono andare a casa il prima possibile.

    Detto questo, una riflessione più tranquilla sulle proposte politiche della RNRP, lo sforzo di articolare un progetto politico nuovo in un momento in cui mi pare evidente che la questione stabilizzazione è chiusa – mi auguro che a nessuno venga in mente di avviare inutili disamine di “costituzionalità” dell’esclusione o ricorsi senza alcuna base giuridica – apre ad una nuova fase. Ribadisco che un assemblea nazionale è assolutamente necessaria anche perché la Rete dovrebbe ora attivarsi per un lavoro di “monitoraggio” e di controllo coordinato a livello nazionale sulle procedure di reclutamento straordinario e sulle nuove modalità concorsuali per segnalare da subito abusi, storture…

    Peraltro, secondo me:

    si dovrebbe chiedere il rifinanziamento del reclutamento straordinario,

    si dovrebbe chiedere un’unica figura contrattuale a tempo determinato pre-ruolo per le attività connesse alla ricerca che sostituisca il ricorso a collaborazioni, prestazioni d’opera e assegni di ricerca

    si dovrebbe chiedere un percorso strutturato di accesso al reclutamento

    si dovrebbe intervenire sulle questioni legate alla nuova governance degli atenei (significa intervenire su come concretamente l’università funziona) e sulla valutazione

    dovremmo fare lo sforzo di coordinare le attività che mettiamo in piedi localmente e di dare nuovo slancio alla nostra presenza nel dibattito nazionale

  5. Horty ha detto:

    Ma va’ a morì ammazzato tu, Mussi e tutta la razza (politica) vostra.
    Buon Natale e che ti vada per traverso il cotechino e il panettone comprati con i nostri soldi da contribuenti, o magari regalati dal salumiere per avere un favore per il figlio.
    Se le buone notizie riguardano il cambio dei presidenti degli enti e l’evasione fiscale allora siamo a posto.
    A titolo di esempio, all’ENEA pure quando c’era Rubbia (e dico Rubbia!!!) non hanno combinato niente. Per l’evasione non saprei che dire. Nel mio paese quelli che evadevano, evadono ancora e sfrecciano con i macchinoni. Forse forse questi soldi in più li avranno recuperati dai poveri cristi o se li sono inventati. Tanto chi ci capisce più niente tra le magagne che combinano a Roma?
    Buon Natale a tutti i precari appassionati el loro lavoro. Cerchiamo di dimenticarci questi individui almeno durante le feste.

  6. France ha detto:

    No, suvvia, diamo a Tocci quel che è di Tocci: è vero, lui non ha mai parlato di stabilizzazioni. Ha sempre parlato di piani di asssunzione straordinari per migliaia di nuovi ricercatori. Lui stesso ci dice che con tutta la buona volontà il piano si è rivelato straordinariamente modesto, o fallimentare: 2000 l’anno, come la Moratti. E l’ANVUR, che è la chiave di volta della riforma dei concorsi, non esiste ancora.
    Quindi, lo possiamo dira dopo la seconda finanziaria, siete semplicemente degli incapaci, letteralmente parlando e in base a quello che voi stessi raccontate. Agli incapaci è concesso, in un sistema meritocratico, di togliersi di mezzo.
    Grazie mille e Buon Natale

  7. Lucas ha detto:

    Ma chi ha deciso che l’on. Tocci dovesse occuparsi di Università e Ricerca?
    Finche’ i partiti continueranno ad affidare questo settore strategico a gente che fino all’anno scorso si occupava di traffico, questo paese resterà la nazione sottosviluppata che ci troviamo attorno.

    Accetto le buone feste e spero che il sen. Fisichella mandi a casa lei, Mussi e la Ghizzoni. Cosi’ potremo levarvi il nostro voto gia’ il prossimo Aprile.

  8. Silvio e Letizia, scusateci per avervi votato contro! ha detto:

    Se questo fosse un paese civile, un deputato dopo aver rilasciato un’intervista del genere presenterebbe una mozione di sfiducia e passerebbe all’opposizione.
    Mi aspetto che questo sig. Tocci faccia una cosa del genere, altrimento dimostrerebbe solo che questa lettera e’ il patetico tentativo di uno che sa che per obbedire ai rettori l’ha fatta grossa e prova a recuperare i voti perduti. Mi dispiace onorevole, i nostri voti non li vedrete piu’ nemmeno con il canocchiale.

    Silvio e Letizia, scusateci per avervi votato contro!

  9. antonio dp. ha detto:

    Per favore finiamola queste inutili dichiarazioni di voto, come se a qualcuno interessassero. E non dimentichiamo neppure quello che il precedente governo ha fatto, oltre che quello che non ha fatto.

    Io non dimentico né le interviste della Moratti sul fatto che a) il precariato non esiste, b) che la flessibilità aumenta la produttività. Interviste, peraltro, volgari quanto la lettera di Palermo. E non dimentico il dito della Santanché fuori alla Camera… tra le altre cose. Non dimentico Pistella al CNR, né il “MIT” di Genova, né Marcello Pera, né la solidarietà Moratti-Schiavone, né la barca di soldi distribuita a università fittizie di amici e di amici degli amici. Non scherziamo proprio…

    Questo governo ha fatto male, malissimo, ma comunque meglio del precedente.

    Il fatto è che l’assoluto disprezzo nei confronti dell’università e della ricerca pubbliche sono trasversali e ampi. I baronati accademici non sono solo di sinistra, sono anche di destra (e di centro).

    La mia lotta da precario non è una lotta da destra contro sinistra, per favore non rompete le palle con questa storia. Io voglio un lavoro dignitoso, qualificato. Voglio che i miei figli possano studiare in una università vera e vivere in un paese dove la cultura e la ricerca contano. Questa è la mia lotta, in questo chiacchiericcio destra/sinistra non mi ci ritrovo proprio.

  10. Silvio e Letizia, scusateci per avervi votato contro! ha detto:

    Manco io. Per questo NON VOTERO’ PIU’.

    NE’ TOCCI, NE’ SANTANCHE’

  11. Ernesto ha detto:

    Delirante. Ha pure la faccia di farci una paternale!

    Mai piu’ voti a questa sinistra!

  12. Giulio ha detto:

    On. Tocci,

    il suo discorso è molto astuto ma fortunatamente noi ricercatori precari, tra studi e angherie varie, tanto stupidi non siamo. Lei dice che per l’assunzione dei giovani ricercatori non si è concluso niente e che “fortunatamente” è stata evitata un’ope legis. Insomma, lei vuol dire che ormai all’università non si entra ne’ per merito e ne’ per culo. Nel frattempo, i soldi destinati per l’assunzione dei giovani ricercatori finiscono nelle casse rettorali per pagare il riscaldamento/rafreddamento dgli studi dei professori ordinari, che non si schiodano dalle loro sedie nemmeno a calci nel culo, e la carta igienica per gli studenti.
    Personalmente, bacerei a terra per un’ope legis. Almeno ci entreremmo tutti, anche quelli come me che, con due figli e una moglie, devono tirare avanti a 1200 euro al mese senza diritti, ne’ tredicesima, con contributi ridotti e soprattutto con il peperoncino sotto al culo ogni volta che mi sta per scadere il contratto.
    Lei tira in ballo differenze tra destra e sinistra ma spero si sia reso conto che ormai esiste solo il partito politico del privilegio, di cui lei fa parte, con 12000 euro netti al mese e tutti i privilegi possibili e immaginabili.
    Sinceramente, non me ne sbatte più niente dei vostri discorsi chilometrici. Ho i requisiti a posto, sono appassionato del mio lavoro, sono stanco, voglio un posto, voglio uno stipendio e voglio vivere tranquillo. Inoltre, non prometto nessun voto di scambio dal momento che, comunque andranno le cose, prometto di non recarmi più alle urne per il resto della mia vita.
    Dal momento che lei è stato votato, spero sia anche un suo desiderio quello di dare un senso al suo lavoro. Si renda utile in qualche modo invece di dire scemenze, se no si tolga di mezzo e vada a mangiare il gelato con Buttiglione e quel rincoglionito di Dini.
    Come è stato chiaro lei, spero di essere stato chiaro io.
    Buon Natale

  13. Alberto ha detto:

    Roma, traffico in tilt.
    Università allo sfascio.

    Signori, questo è l’on. Tocci!

  14. Melania ha detto:

    Onorevole Tocci,
    ma lei non e’ lo stesso che lo scorso anno si dimise (poi come ando’, a proposito?) da responsabile ricerca dei DS perche’ non le piacque la Finanziaria?
    E lei e’ lo stesso che lo scorso anno scrisse quella lunga letterina piena di buoni propositi per la seconda Finanziaria?
    Adesso secondo lei bisognerebbe aspettare la terza? E noi non avremmo il diritto di aspettare invece uno come Sarkozy, che magari metta sul mercato qualcosa dell’EDF italiana per guadagnare 5 miliardi di euro da spendere per la ricerca? Si’, proprio 5 miliardi di euro! Da Sarkozy! In Francia! Si informi!
    Onorevole Tocci, lei e il suo partito non avranno piu’ il mio voto, almeno finche’ lei non si sara’ trovato un altra occupazione per sfamarsi, piuttosto che stare in Parlamento a non far nulla (a proposito, da quante legislature e’ in Parlamento?)!

    Il prossimo anno, se ancora dovesse essere li’, si astenga almeno dallo scrivere le sue letterine. Quattro gatti eravate e quattro gatti rimarrete!

  15. Riformatore ha detto:

    Gentile on. Tocci

    leggere la sua ormai consueta missiva pre-natalizia è stato rinfrancante, sono molto soddisfatto per l’incisiva azione di governo e per i grandi cambiamenti che si annunciano nell’università italiana. Anche il pdl sullo statuto giuridico dei prof universitari che Lei ha recentemente depositato in parlamento va nella direzione di una modernizzazione e di un adeguamento dell’università italiana agli standards internazionali.

    On Tocci, noi siamo stufi di queste parole che continuamente ci ripropone, da anima bella! Si assuma le sue responsabilità politiche, giustifichi le ragioni della sua subalternità ai diktat dei rettori, ci spieghi perché in questo maledetto paese nessuno se ne frega di valorizzare la ricerca e i suoi talenti migliori.

    Sig. on. Tocci se non invertirete la rotta, sarete finiti come classe politica. Noi siamo irriducibilmente di sinistra, ma non per questo saremo meno intransigenti nel nostro giudizio sull’operato del governo. Finora avete fatto (quasi) schifo, risalite la china prima che sia troppo tardi!

  16. Antonio ha detto:

    Vai Lamberto. Mandali tutti a casa.
    Ciao Mussi, da gennaio non sarai piu’ ministro.

    GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE DINI.

    Ah, e non aspettatevi il mio voto alle elezioni anticipate 🙂

  17. Elena ha detto:

    Ma non prova nemmeno un po’ di vergogna?

    Ogni anno la stessa commovente e straziante letterina!
    E al governo chi c’e’?

    On. Tocci, se lei non condivide la politica del SUO governo, ha una strada: dimissioni (da deputato, non da responsabile ricerca di qualche partito ex-qualcosa!)

    Rinunci al suo stipendio da deputato, se ne ha il coraggio.
    Ma ho qualche dubbio che lo fara’.

    Politicante.

  18. Massimo ha detto:

    Perche’ non chiede l’abolizione delle PROVINCE per finanziare la RICERCA?

    Ah, forse perche’ alla Provincia c’e’ il suo amico/sodale Gasbarra! Scusi!

  19. Simona M ha detto:

    per un pò ho sperato, dopo 10 anni di collaborazione a progetti di ricerca universitari di cui 6 di assegno di ricerca, almeno in una selezione per anzianità e meriti, ho sperato in un avvio di procedura di riorganizzazione del personale universitario. devo dire di più: c’avevo creduto, così come avevo creduto in questo governo.
    continuiamo a farci del male, con atenei che vivono nell’impossibilità di essere capofila o coordinatori di progetti europei, con concorsi cococo fasulli per assegnare due lire a un plirilaureato che sbobina le interviste.
    mi viene in mente Cetto Laqualunque.. lui direbbe: università, ciao ciao, o forse anche altro.

  20. Precario ha detto:

    Cretino!

  21. Forza Lamberto ha detto:

    forza Lamberto, un po’ di coraggio: affonda il porco con la cravatta e i suoi degni compari!

  22. encantado ha detto:

    l’ho trovato davvero carino questo blog… piacere
    encantado

  23. friend_of_ilvo ha detto:

    Quanto a Dini (non dimentichiamoci che la prima idea dell’emendamento escludi precari è il suo)…..

    LD leader della LdC

    Lamberto Dini, leader dei Liberaldemocratici, ha dichiarato che il suo partito ha levato la fiducia al governo. Che Prodi, quindi, non ha più la maggioranza. Al Senato.

    Liberaldemocratici. O forse Liberal Democratici: LD. Una sigla che non ricordiamo di aver visto alle elezioni del 2006. Anche se tante erano le liste, in quell’occasione, che qualcuna, sicuramente, ci è sfuggita. Peraltro, liberaldemocratico è un attributo cultural-politico diffuso. Forse solo gli esponenti della sinistra radicale lo rifiutano. Ma non tutti, probabilmente. Tuttavia, non crediamo che Lamberto Dini parli a nome loro. Dei liberaldemocratici di tutto il Paese. Anche perché dubitiamo che i liberaldemocratici si riconoscano – tutti quanti – nella sua figura. Con tutto rispetto: Ciampi è un’altra cosa. Riteniamo, invece, che si riferisca davvero a un partito. Che, riassunto in sigla, d’altronde, coincide con le sue iniziali. LD come Lamberto Dini.

    Già in passato aveva usato lo stesso acronimo. Ma allora si chiamava Lista Dini. O meglio: Rinnovamento Italiano. Presente alle elezioni europee del 1999. Dove ottenne l’1,1%. In cifre: 350mila voti. Immaginiamo che Lamberto Dini, leader di LD, parli a nome loro, quando sostiene che il governo non ha più la maggioranza dei consensi. Non ha più la fiducia del Paese. Ridotta al 25% degli elettori. Per la defezione dell’1,1% degli elettori che egli rappresenta. Forse, però, quando LD parla di un partito, non fa riferimento a “elettori”. Ma a singoli senatori. Dini, in primo luogo. Un partito senatoriale, dunque. Da non confondersi con gli altri “nanetti”, su cui ironizza, regolarmente, Giovanni Sartori. Perché l’Udeur di Mastella, i socialisti di diversa collocazione, perfino i pensionati si sono presentati alle elezioni. I loro voti – magari pochi – li hanno presi. LD, invece, dopo il 1999 si è embedded in altri contenitori.

    L’ultima traccia della sua base elettorale risale a quei 300mila voti o poco più ottenuti alle europee di otto anni fa. Chissà: nel frattempo potrebbero essere cresciuti. Per cui immaginiamo che LD vorrà presentarsi con la propria lista, da solo, alle prossime elezioni. Meglio se con una nuova legge elettorale, in cui la coalizione non sia “premiata” e non divenga, quindi, una soluzione obbligata. In cui ogni lista sia costretta a correre con le proprie gambe. Oggi, però, abbiamo il sospetto che LD indichi un PID: Partito individuale Dini. O, meglio, un PdI. Partito di individui, che si associano per esercitare il loro potere di “ricatto” in Senato. Per il bene del Paese. Ma soprattutto il proprio. Chiamiamolo, allora, più correttamente LdC: Lista della Casta.

  24. Massimo ha detto:

    Spostiamo l’attenzione da Tocci (che non conta un c…) a VELTRONI.

    Cosa dice Veltroni della ricerca e della necessita’ di investirvi? Boooh!
    Ha altre priorita’!

    VELTRONI e PD: vergognatevi!

    W DINI!

  25. Anna ha detto:

    Veltroni ha da pensare al cinema!

  26. Carlo ha detto:

    Nessuno ama Dini. Vogliamo solo che mandi a casa Mussi e all’opposizione Tocci, Ghizzoni, Territore…

  27. Rosi ha detto:

    E’ inutile polemizzare con il PD.
    Dimenticate che alla guida del PD c’e’ uno che si chiama WALTER VELTRONI. E pensate che uno che passa la sua vita a guardare/sponsorizzare/sovvenzionare il cinema sappia che la ricerca e’ importante per un paese?

    ps. Sapete a quanto ammontano gli stanziamenti in Finanziaria per il cinema e lo spettacolo? Informatevi, informatevi…

  28. bianca ha detto:

    ma allora esistono politici concreti e sinceri?!
    Caro Tocci, ma perchè queste cose non può andare mai a dirle in tv, o non la pubblicano i giornali?

  29. Gianni ha detto:

    Nessuno dice che Dini sia un santo. Il problema e’ che quando Dini dice che Prodi (e con lui Veltroni) non ha capito che l’Italia e’ in declino ha ragione.
    Prodi e Veltroni (e Tocci) non sono in grado di capire cosa significhi INVESTIRE IN RICERCA. Anche oggi Prodi ha continuato a parlare di 3000 ricercatori, come se la Moratti non ne assumesse tanti in un anno!

    Prodi e Veltroni non sono in grado di capire. Punto.

  30. Ari ha detto:

    Veltroni?
    Ah! Se avessimo fatto gli attori, o i registi, o gli sceneggiatori!

  31. Leo ha detto:

    Quanto c’è per il cinema?

  32. Mai più Prodi & Mussi ha detto:

    Questo 31 dicembre non aprirò la bottiglia di spumante…la terrò in fresco per quando Prodi e compagni si saranno levati dai coglioni. E dire che li avevo anche votati.

    Mai più voti a sinistra.

    Mai più.

  33. Main ha detto:

    Non crederete realmente che Berlusconi sia meglio, vero? Sono una precaria dell’università, o della Ricerca, come preferite, da cinque anni. Tradotto in linguaggio comune: stipendio da fame, riunito in due pagamenti annuali, e un sacco di tasse al momento di compilare il Modello Unico. Al precedente governo devo, in parte, la mia attuale situazione. A quello attuale il fatto che le cose non siano milgiorate, ma ragazzi, siamo in Italia! Quando le cose non peggiorano drasticamente, per me è un grande successo!!!

  34. Laura ha detto:

    Beh, non vorrai rassegnarti a vivere tutta la vita in questa condizione?
    E’ vero che Berlusconi e’ stato quello che e’ stato. Ma se UDC ed AN riescono ad affrancarsi…
    Sempre meglio che votare Veltroni che da’ i soldi al cinema o Giordano e Diliberto che manda in pensione a 59 anni!

  35. Meglio la Moratti di Mussi ha detto:

    I tentativi di impedire lo tsunamo elettorale a favore del centro-destra sono patetici. Questa sinistra ha clamorosamente fallito tutti i suoi obiettivi, primo fra tutti quello della riforma del sistema universitario. Ho sempre votato a sinistra, ma alle prossime tornate elettorali il mio voto al centrodestra non lo nego certo. Non credo proprio che andrò all’inferno: in un paese normale, quando uno schieramento politico fallisce i suoi obiettivi, deve essere duramente punito.

    Mai più voti a sinistra.
    Meglio la Moratti di Mussi.

  36. Il meritocratico ha detto:

    Bravo! Al centrodestra anche io. Addio Mussi!

  37. Marco ha detto:

    Via via via!
    Via Tocci e Gasbarra!

  38. marta ha detto:

    Nel ’92 emerge Clinton, l’uomo nuovo. Tocci e Veltroni erano li’ a festeggiare. Oggi Obama e’ il nuovo, i Clinton il vecchio e Tocci e Veltroni sono sempre li’ a festeggiare il nuovo: proprio loro che quando Clinton emerse erano gia’ in politica da un pezzo. Signori, questa è l’Italia!

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