Rassegna stampa su università, ricerca e blocco dei concorsi

Attenzione…la gallina ha fatto l’uovo, la vacca non dà il latte, il seboso non parla…Ecco una breve rassegna stampa.

In un articolo la Repubblica continua ad informarci sul neportismo e prende atto che esistono i blog dei ricercatori universitari che contrasterebbero i baroni ormai al crepuscolo.

Beati loro che credono ancora ai crepuscoli…. sarebbe stato meglio scrivere che in fondo al crepuscolo e “sotto botta” sono e continuano ad essere i ricercatori flessibili.

Quanto più sei flessibile tanto più crepuscolare.

Poi due articoli del Tempo uno che mette in tutta mostra la foto dei chimici romani appollaiati e protestanti sui tetti, l’altro è un trafiletto, sempre del Tempo, che conferma il blocco del concorso straordinario ad opera della CdC.

repubblica23108.pdf

tempo23108.pdf

tempobloccoricercatori.pdf

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19 Responses to Rassegna stampa su università, ricerca e blocco dei concorsi

  1. ertansin@hotmail.it ha detto:

    Suggerisco al ministro due cose da fare per finirla con questa situazione vergognosa:

    1) il 100% dei fondi pubblici alle università (compresi gli stipendi di tutti gli strutturati) va dato esclusivamente per merito (scientifico e didattico). Dire che le università sono autonome e poi fanno quello che vogliono con i soldi dei cittadini è una contraddizione in termini (troppo comodo – ma questo al consiglio di stato o alla corte dei conti sta bene…)

    2) porre dei limiti al numero di posti di fascia più alta (ordinario / associato). Per esempio così: per ogni posto da ordinario è obbligatorio bandire 5 posti da ricercatore; per ogni posto da associato è obbligatorio bandire 3 posti da ricercatore.

  2. contingent staff ha detto:

    in comemnto all’art di repubblica (gli articoli dei giornali fascisti non si commentano, si ignorano)

    altro che codice etico contro parentopoli: l’unica ricetta sono le lotte e le mobilitazioni dei ricercatori, precari e non, e dei precari in formazione, studenti e dottorandi.

    Solo così si potrà cambiare il sistema e annientare i poteri costituiti.

  3. ertansin@hotmail.it ha detto:

    Ragazzi facciamo un gioco?
    Scriviamo su questo blog i nomi dei candidati che sappiamo devono vincere un concorso prima ancora che questo venga bandito?
    Nome, cognome, settore scientifico disciplinare, università e fascia (ric/ass/ord). Se volete inizio io…

  4. alessandro ha detto:

    dài sì!!!

  5. contingent staff ha detto:

    ertasin
    sono d’accordo con te. Basta con questa storia dell’autonomia per giustificare l’arbitrio finanziario delle università: e quindi il nepotismo, il peggiorismo (l’opposto della meritocrazia, ovvero assumere sempre l’allievo peggiore), il panepescismo (accontentare un pò tutti indipendentemente dagli obiettivi scientifici). I soldi che le università amministrano sono soldi pubblici!

    chiediamo di vincolare una quota fissa del budget per il reclutamento di ricercatori (almeno il 50%), o qua viene veramente lo tsunami demografico.

    Unico dubbio: ma a chi lo chiediamo? tra poco il governo cade… mussi e padoa schioppa saranno un ricordo forse già da domani.

  6. w le ovvietà…
    tutti sono d’accordo con quello che dice ertasin nel merito….
    se parli con qualsiasi politico ti dirà che addirittura già è cosi…

    ma è una questione di metodo… il punto è sul come implementare tale approccio.

    La discussione è se rimanere col metodo all’italiana o seguire l’europa.
    Quindi se pensi che l’italia sia l’avanguardia democratica mondiale fra le nazioni
    dovresti preferire il metodo all’italiana, altrimenti no. Facile no? 😮

  7. (N)EURO ha detto:

    Rivoluzione italia, ma di che Europa parli?

    Ma lo sai come funziona in Spagna? o in Francia, o in Germania o ancora in Gran Bretagna?

    Tutti sistemi diversi, molto diversi tra loro. La Spagna è molto simile all’Italia, la situazione tedesca è quasi più feudale della nostra anche se più efficiente.

    L’inghilterra può apparire simile a quella statunitense ma è in realtà molto molto più statalista. Per non parlare della Francia che è caso a se.

    Per favore, smettila con gli slogan.

  8. contingent staff ha detto:

    dice Europa, perché ha vergogna di dire USA.

  9. vittorio ha detto:

    Vi invito a leggere. Io non so cosa pensare. Mi sembra un copione buono per Totò…

    Vittorio

    http://www.uniroma1.it/amm-personale/concorsi/commissioni/attivita17/finaleICAR-22ValleGiuliaRU.htm

  10. precariaromana ha detto:

    l’articolo del tempo, a parte la nostra fotografia, di noi ha ben poco, anzi! Direi quasi che usa la nostra immagine per poi difendere i nostri avversari…crui e ordinari e associati!

    la nuova norma che elimina i tre anni del fuori ruolo non è affatto “inutile, demagogica e discriminante” ma è l’unica speranza rimasta a quei precari traditi di cui ostentano la foto! Speranza che la piramide rovesciata posssa riequilibrarsi al più presto. E che finalmente con i soldi recuperati con l’abolizione del fuori ruolo si possa bandire un numero congruo di posti da ricercatore.

    Vogliamo ancora veicolare il messaggio che se l’università è alla canna del gas il motivo è nel blocco dei concorsi da associato e ordinario????
    E’ ESATTAMENTE IL CONTRARIO: L’UNIVERSITA’ E’ ALLA CANNA DEL GAS PERCHE’ CI SONO STATI TROPPI CONCORSI DA ORDINARIO E ASSOCIATO!!!
    E SE C’E’ CARENZA DI PERSONALE COME SOLUZIONE NON SI DEVE CERTO GUARDARE AL TRATTENIMENTO IN RUOLO DI ULTRASETTANTENNI, MA A RIMPIAZZARLI VELOCEMENTE CON I GIOVANI!

  11. Colombo da Priverno ha detto:

    L’articolo di Repubblica mi pare del tutto irrilevante. Periodocamente la stampa – come fa più o meno con tutto – tira fuori il penoso cadavere della nostra università e lo espone al ludibrio delle masse parlando di concorsopoli, parentopoli, e altre sintesi sloganistiche improntate alla matrice di tangentopoli.

    Da anni leggo delle vicende del migliore escluso da un concorso, del peggiore che vince perchè è nipote d’un ordinario o si cura con particolare impegno di risvegliarne il membro avvizzito.

    Questa volta l’hanno fatto di nuovo; il giornalista di turno ha avuto l’idea di passare una mattinata su internet per trovare materiali per il pezzo da consegnare in redazione.

    E materiale penoso cercando per gli armadi dell’universitgà se ne trova sempre. Come andare in Africa a fare un servizio indignato sulla fame nel mondo, o in Sud America sulla mancanza di democrazia…materiale assicurato.

    Ciò detto, la gente leggerà, dirà “siamo in Italia”, e continuerà a sognare quanto sarebbe stato bello avere un fratello o cognato rettore che si occupasse di suo figlio.

    Anche le denunce – va detto con chiarezza – non hanno effetti che vanno oltre il caso singolo. Il diritto penale, per sua natura, non può assumere su di sè la funzione di regolamentare un accidente, perchè è costruito col meccanismo del sanzionare fatti singoli, e non di orientare comportamenti generali. La triste fine della “II Repubblica” mostra come in realtà il mito di Tangentopoli, il mito della supplenza giudiziaria ai mali della politica, non abbiano inciso nel sistema di potere italiano così profondamente come si riteneva. Tangentopoli ha lavato nel sangue casi singoli: Craxi è morto all’estero, Forlani ha sbavato in aula di tribunale come un cane inseguito, nel tripudio del volgo assetato di immagini forti.

    Ma dall’abbattimento di queste persone fisiche non è derivato l’abbattimento del sistema, perchè il diritto penale (gli studiosi della materia lo sanno bene) non ha per sua natura, proprio per come le norme penali sono strutturate, funzioni di orientamento generale.

    Non aspettiamoci nulla, perciò, in materia di buon funzionamento dei concorsi, nè dalla spada (poco affilata, peraltro) della giustizia penale, nè dai suoi surrogati “fai da te” come quelli che qualcuno pochi interventi sopra ha proposto: FARE I NOMI DI CHI VINCERA’ è, a pensarci bene, un surrogato superficiale della giustizia penale (in particolare è un surrogato della gogna che dovrebbe derivare dall’effetto mediatico della sentenza di condanna) fondato sul nulla, nemmeno sugli accertamenti approfonditi che in un processo penale si farebbero. Esempio: si può prevedere chi vincerà sia nel caso che in commissione ci sia il cognato del rettore e tra i candidati il nipote del preside, sia nel caso (altrettanto reale del primo, perchè non tutto è sempre guasto in università, se no qui siamo alle caricature, non ai discorsi seri) che la commissione sia priva di queste ingerenze ed un solo candidato sia effettivamente l’unico ad avere requisiti scientifici tanto evidenti da essere vincitore.

    Perciò, dimentichiamo le speranze che possano venire soluzioni dalla stampa, e nemmeno dalla giustizia penale e dalla giustizia fai da te. Il numero di procedimenti penali saranno solo la testimonianza che il sistema non funziona, non il segnale (come ingenuamente qualcuno pensa) che qualcosa si sta muovendo…

    Il punto non è che i concorsi sono truccati. Il punto è che possono essere truccati con serenità perchè ad assumere un somaro non cambia niente.

    Battiamoci per la responsabilizzazione degli atenei attraverso norme giuridiche che vincolino seriamente i finanziamenti ai risultati, rendendo pesanti come un macigno per tutta la collettività accademica locale la scelta dell’assunzione di un ricercatore che non produce.
    Battiamoci perchè la assunzione sia direttamente a tempo indeterminato dopo una prova di precariato breve, e che sia anche senza concorso, ma in via di cooptazione pura (purchè la norma sia introdotta unitamente a quella che ho detto prima, del “macigno”).
    Battiamoci perchè sia introdotto un sistema di controllo disciplinare serio, A VITA, su tutti gli strutturati, creando una gerarchia di sanzioni per l’improduttività che culminino nel licenziamento disciplinare.
    Battiamoci, infine, per il numero, perchè c’è bisogno di molti posti. Posti da bandire, o da assegnare in virtù d’un controllo generale d’idoneità scientifica degli attuali ricercatori precari. Qui subentra un problema di tempistiche, cioè: finche il disegno di responsabilizzazione degli atenei non venga attuato, v’è giocoforza bisogno d’un concorso o d’un giudizio d’idoneità (perchè se assumi il somaro non succede niente, quindi il controllo deve essere a monte); e questo dovrà essere fatto subito, con molti posti.

    Dopo potrà abbandonarsi il modello concorsuale.

    Battiamoci per gli strumenti seri, lasciamo perdere le sirene…La vendetta dà soddisfazione solo sul momento, e consente ai più mascalzoni di cavarsela gettando in pasto alle folle il collega di malaffare meno accorto (pensate a Berlusconi e Craxi…)

    P.S. Il piano che ho esposto era, a lungo termine, il progetto Mussi. Quindi critichiamlo perchè non ce l’ha fatta, non perchè l’idea fosse incondivisibile…

  12. Colombo da Priverno ha detto:

    Scusate, preciso: era in parte il progetto a lungo termine di Mussi: l’idea del controllo disciplinare no…quella è mia.
    Anche l’idea di elimnare i concorsi era il suo principio di fondo, semplicemente non poteva attuarlo con facilità perchè vi è sul punto un vincolo costituzionale che questa maggioranza non poteva rimuovere, perchè numericamente troppo esigua.

  13. […] bibliostoria: Attenzione…la gallina ha fatto l’uovo, la vacca non dà il latte, il seboso non parla…Ecco una breve rassegna stampa. In un articolo la Repubblica continua ad informarci sul neportismo e prende atto che esistono i blog dei ricercatori … […]

  14. contingent staff ha detto:

    colombo
    vedo finalmente che aderisci alle tesi sostenute in questo blog dal sottoscritto e altri colleghi (homo publicans, riformatore etc.). I concorsi dovranno restare finché non ci sarà una effettiva responsabilizzazione degli atenei e, aggiungo io, dei dipartimenti e delle facoltà. Fino ad allora (e ce ne vorrà di tempo, conoscendo questo paese di governanti inetti e collusi con le corporazioni) viva i concorsi, i giudici penali e i ricorsi al tar!

  15. Cari (n)euro… e contingent staff:

    Gran Bretagna, Irlanda, Belgio, Olanda, paesi scandinavi e Finlandia si viene assunti direttamente anche alle superiori…. in spagna si diventa associati per chiamata
    diretta… forse c’è il concorso per gli ordinari.

    Cmq è una questione di tendenza… non di micro-distinguo… se vuoi fare i soliti
    micro-distinguo si può dire tutto e il contrario di tutto… e l’unico
    risultato che si ottiene è il trascorrere del tempo…

    Capiamoci (spero) per l’ultima volta… è chiaro che eliminare i concorsi
    non è una soluzione solo giuridica… ci vuole tutto un contesto che i
    turbo-liberisti-bocconiani (ndr: definizione ufficiale
    cosi siete contenti) da sempre affermano.

    La vera questione comunque NON è quella giuridica dei commi, ma
    quella culturale… ovvero accetare il cambiamento.

  16. contingent staff Dice:
    “I concorsi dovranno restare finché non ci sarà una
    effettiva responsabilizzazione degli atenei e, aggiungo
    io, dei dipartimenti e delle facoltà.”

    Si certo… bel PROGETTO il tuo….:
    “Ho la casa senza il tetto, solo con le mura… quando
    smettera per sempre di piovere ci andrò ad abitare.”

  17. Colombo da Priverno ha detto:

    Contingent Staff,

    non mi pare ci siano alternative a quello che sosteniamo.

    Lungo e breve periodo devono essere affrontati entrambi, e con soluzioni differenziate, ciascuna delle quali adeguata al contesto. Basta che i contrappesi siano ben calibrati rispetto a ciascuna soluzione.

    Comunque il fatto che io, nel contesto di oggi, sia favorevole ai concorsi (o anche, nell’immediato, ad un giudizio nazionale di idoneità serio, per affrontare l’esigenza di molti posti insieme) non è un mistero.

    Rivoluzioneitalia, ma quale è il problema? Esci sempre fuori con questa storia che non ti vanno bene i distinguo, ti viene l’orticaria ogni volta che si parla di norme. Guarda che le norme sono quelle che dettano i limiti di applicazione di qualsiasi disciplina! Sono quelle che ci garantiscono o ci uccidono, e tutto cambia a seconda di una virgola messa bene o male, anche se non intenzionalmente, dal legislatore. E’ fondamentale parlare di norme! L’esperienza della finanziaria non ti ha insegnato, anche se magari non sei proprio un tecnico di queste cose, che le idee poi diventano concrete in un senso o nell’altro a seconda di come vengono riportate nelle nprme?

    E anche i distinguo sono fondamentali. Ti provoco: quali figure rientrano, per te, nella categoria dei ricercatori precari, e quali no? Anche un Cultore, nominato ad libitum e senza requisiti? Anche un Tutor? e un dottorando è un ricercatore precario (cioè un lavoratore) o uno studente d’un corso avanzatissimo? Tutti? Ma..anche uno studente che fa una tesi sperimentale è un ricercatore precario? Parliamo di norme, scriverle bene è l’unica garanzia, credimi

  18. ma che provocazione è?
    Mi stai chiedendo di norme e classificazioni… guardi il dito e non vedi la luna….

    Ma poi norme… quali norme…
    il 99% dei concorsi universitari è un imbroglio.
    lo sai che qui noi tutti abbiamo in pratica aggirato la legge?
    Vuoi continuare cosi?

    PS: modelli universitari europei:
    http://cnu.cineca.it/nazionale03/provincialismo.htm

    @nora_precisa:
    con la possibiltà di fare il quoting dei
    commenti, il blog migliorerebbe di sicuro. 🙂

  19. […] lary1984: ma che provocazione è? Mi stai chiedendo di norme e classificazioni… guardi il dito e non vedi la luna…. Ma poi norme… quali norme… il 99% dei concorsi universitari è un imbroglio. lo sai che qui noi tutti abbiamo in pratica aggirato la … […]

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