Se questo è un ricercatore

Il viaggio non durò che una ventina di minuti. Poi l’autocarro si è fermato, e si è vista una grande porta, e sopra una scritta vivamente illuminata (il suo ricordo ancora mi percuote nei sogni): ARBEIT MACHT FREI, il lavoro rende liberi.

Primo Levi, Se questo è un uomo

Il paragone è certamente azzardato, ma non irriguardoso verso ben altre tragedie. E’ solo che l’idea che il nostro lavoro – quello scientifico e didattico – potesse renderci più liberi, ha spinto molti di noi ad intraprendere quella strada dissestata, faticosa e precaria che ci ha condotto verso l’Università e la Ricerca. E mai avremmo immaginato che invece questo lavoro ci avrebbe reso schiavi.

Un nostro collega ci scrive e si racconta. Fosse un caso unico potremmo sdegnarci, denunciare e tornare a dormire sogni tranquilli. Invece troviamo in questa autobiografia la radice vera, profonda dell’Università Italiana: la dominazione. Sia chiaro questo NON E’ MOBBING, è qualcosa di più profondo e lacerante. E’ la logica stessa del baronato universitario che mostra il suo volto demoniaco.

Molti di quelli che si vantano di essere custodi dell’UNIVERSITAS e si fregiano del titolo di maestri si svelano despoti e tiranni. Quasi una trama da poema epico, se non fosse che questo poema lo scriviamo noi, giorno per giorno, nelle nostre Università, nei nostri enti di ricerca. Coi nostri salari inesistenti, i nostri diritti negati e la passione che muore ogni giorno di più.

Prima che per noi sia troppo tardi, non possiamo che fare come Spartacus, meglio di Spartacus.

In allegato la storia….. se_questo_e_un_ricercatore.pdf

Annunci

15 Responses to Se questo è un ricercatore

  1. France ha detto:

    Questo è mobbing, non vedo altra definizione. Mobbing che trovi in università, in Enti pubblici, nel privato. L’aggravante è che il dr mengele di cui sopra lo paghiamo tutti, e non è uffcilamente responsabile di nulla. Ma in fondo, mi sembra, di stronzi e pazzi il mondo è pieno, non stupisce che ce ne siano nell’Università (magari di più che in altri posti? Magari…). Una provocazione: siamo sicuri che se non ci fossero i concorsi un caso del genere non potrebbe verificarsi? Siamo sicuri che in sistemi cooptativi lo stronzone tiranno non si senta maggiormente legittimato a farti sudare sangue? E, sempre per inciso, avete presente quanto mazzo ci si faccia in quei posti fighissimi tipo Harvard, Stanford, Oxford…? E quanto pretendano i democraticissimi capi di laggiù (fai seminari, fai esperimenti, scrivi articoli, scrivi grant, scrivi brevetti….)

  2. hynes ha detto:

    Anche a me pare una cosa diversa dal mobbing tipico di un azienda. Qui non è solo un capo che esercita potere su un sottoposto, questo è un sistema che è gerarchico per sua propria natura e che fà di queste pratiche un modello di inclusione. Anche quando non si arriva a livelli così esasperati e magari il barone di turno si comporta in modo garbato e socievole. Ecco perché non è mobbing. La logica del rapporto è la stessa anche quando tutto va bene.

    Poi sono daccordo con te: senza concorsi e con chiamata diretta sarebbe la stessa cosa. E’ il rapporto diretto tra “maestro” e “allievo” che produce questi disastri. Perché questo rapporto – che dovrebbe essere basato solo sull’autorevolezza scientifica – finisce per confondersi con una gerarchia di ruolo accademica che la svuota e la deforma. Se non si spezza questa gerarchia – l’importanza allora di una riforma della “governance” universitaria in senso più orizzontale e inclusivo – il rapporto non cambia, con o senza concorsi.

    Sulla questione USA. Hai ancora una volta ragione (ma solo in parte 😉
    Il carico che un ricercatore subisce in quel paese in termine di lavoro didattico e scientifico è incomparabile con quello nostro ed anche lì il Mobbing – chiamiamolo pure così – raggiunge livelli altissimi. Ma la differenza è che il “datore” di lavoro è il dipartimento che, in genere, applica le stesse regole per tutti (meglio, quasi tutti, solitamente i “big names” sono esentati da molte fatiche). Non c’è un terzo del dipartimento che non fa un c*, un terzo che lavora e un terzo che stramazza cui aggiungere un esercito di paria addirittura ridotto in schiavitù.

    Io ho molti amici e colleghi che lavorano negli USA in università pubbliche di buon livello. Nulla di paragonabile con Yale o Harvard o Princeton. Tutte persone piene di debiti fino al collo che con quello che guadagnano riescono a stento a pagare a se stessi e alla loro famiglia da vivere. Una situazione non molto diversa da quella che vive un ricercatore da noi, e in un sistema sociale molto molto più cinico. Io diffido sempre da quelli che indicano gli USA come modello perché il loro modello rappresenta meno di un decimo del sistema universitario di quel paese.

  3. France ha detto:

    Lungi da me elogiare il modello USA, nel suo complesso. Quanto sopra si applica anche alla gran parte dei paesi europei e, forse anche di più, al Giappone, alla Corea etc… Ovviamente parlo per esperienza nel campo scientifico (biomedico), del resto ne so ben poco, ma il “clima pesante” è parte del sistema in genere, a prescindere da Italia, UK, USA… La situazione italiana è aggravata da mancanza di soldi, valutazione, reponsabilità individuale del barone, debolezza degli istituti/dipartimenti, clessidra (scusami Colombo, non mi sparà!!), familismo, infiltrazione politica e mafiosa… E un soggetto alla Mengele ci si trova benissimo. Ma sono convinto altresì che il Mengele (e il mobbing in genere) siano un po’ ovunque, nel pubblico e nel privato, in Italia e all’estero. E che siano una parte del problema, magari la più odiosa, ma non il problema in toto…

  4. ecchecemetto ha detto:

    PIU’ TI FAI PECORA, PIU’ IL LUPO TE SE MAGNA.
    A ME SEMBRA CHE LEI CARO RICERCATORE MANCHI DI SPINA DORSALE. COSA DOVEVA FARE ANCORA IL PROF. MENGELE PER SODOMIZZARTI?
    NON CAPISCO COME TU ABBIA POTUTO PERMETTERE A QUESTA PERSONA UN ATTEGGIAMENTO DEL GENERE.
    MA CE L’HAI UNA DIGNITA’?
    MA TI RENDI CONTO CHE UNO ZERBINO E’ PIU’ IN ALTO DI TE?
    MI SPIACE DIRLO, MA E’ ANCHE GRAZIE A TE CHE QUESTA GENTE GIORNO DOPO GIORNO E’ DIVENTATA PIU’ FORTE E POTENTE E STRAFOTTENTE.
    SE OGNUNO DI NOI AVESSE FATTO LA SUA PARTE E NON AVREBBE TIRATO FUORI ETTOMETRI DI LINGUA PER LECCARE FORSE OGGI NON CI TROVEREMMO IN QUESTA SITUAZIONE.
    HAI MAI PENSATO CHE ORMAI NON AVEVI PIU’ NIENTE DA PERDERE E FORSE AVRESTI POTUTO MANDARLO A CAGARE O SPACCARGLI UNA SEDIE SULLE SPALLE.
    SICURAMENTE IL PROSSIMO LO AVREBBE TRATTATO MEGLIO PERCHE’ AVREBBE CAPITO FINO A CHE PUNTO POTEVA TIRARE LA CORDA.
    MA PER FARE CIO’ CI VOGLIONO GLI ATTRIBUTI E SOPRATTUTTO BISOGNA TENERE PRESENTE CHE IN ALCUNE SITUAZIONI ESTREME COME MI SEMBRA QUESTA CI VOGLIONO ESTREMI RIMEDI.
    LORO SONO BARONI PER NASCITA. MA NOI NON SIAMO SERVI PER NASCITA.
    I NOSTRI AVI SI SONO FATTI BRUCIARE, FUCILARE, ESILIARE PER AVERE QUALCHE PICCOLO MA GRANDE DIRITTO E TU INVECE MI SEMBRI UNA FEMMINUCCIA CHE PIAGNUCOLA.
    AD OGNI AZIONE CORRISPONDE SEMPRE UNA REAZIONE.
    E SOPRATTUTTO RICORDA:
    NESSUNA PERSONA HA IL DIRITTO DI OFFENDERE LA DIGNITA’ DI UN’ALTRA PERSONA.
    SCUSA SE SONO STATO UN PO’ DURO MA E’ ANCHE GRAZIE ALL’OMERTA’ CONSOLIDATA DI TANTI ALTRI FANTASMI CHE QUESTE PERSONE HANNO LA FORZA DI COMPORTARSI IN QUESTO MODO.
    E SE OGNUNO FACESSE LA SUA PARTE…E SE FOSSE UN PO’ MENO EGOISTA E FIGHETTINO E SAPIENTINO BEH FORSE LE COSE NON ANDREBBERO COSI’ MALE.
    QUANDO SI E’ IN FACOLTA’ FRA VARIE FIGURE DOTTORANDI, ASSEGNISTI, SPECIALIZZANDI, RICERCATORI, PROFESSORINI INIZIANO A CREARSI DELLE SCALE GERARCHICHE E SI ENTRA IN COMPETIZIONE PERCHE’ OGNUNO HA PAURA DI SFIGURARE CULTURALMENTE.
    MA QUESTA NON E’ RICERCA!
    QUESTO NON E’ PROGRESSO.
    IL SAPERE, LA CULTURA, L’ESPERIENZA DELLE VARIE FIGURE SI DEVONO FONDERE PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO PRIMARIO RAPPRESENTATO DALLA DIDATTICA, DALLA RICERCA, DALLE SCOPERTE SENZA ALCUNA SUBORDINAZIONE E SENZA ALCUN ECCESSO DI SAPIENTISMO.
    LE CRITICHE SE CI SONO DVONO ESSERE COSTRUTTIVE.
    E SOLO QUANDO TUTTI DA GIOVANI A VECCHI, DA DOTTORANDI A PROFESSORONI AVRANNO LA POSSIBILITA’ DI POTER ACCEDERE LIBERAMENTE A TALE CULTURA DANDO CIASCUNO IL PROPRIO CONTRIBUTO, METTENDO CIASCUNO LE PROPRIE IDEE ALLORA SI CHE LA SCIENZA SARA’ PROGRESSO.
    IL RESTO E’ SOLO IGNORANZA E MECCANISMI PER ESERCITARE IL POTERE.

  5. France ha detto:

    ecchecemetto
    TOGLI IL CAPS LOCK!!!!!
    Però, in effetti, aspettare il Megele una sera al buio, un sacco in testa e tante pedate nei maroni… Sai che soddisfazione!

  6. Pisacane ha detto:

    Effettivamente il ricercatore è stato poco scaltro e troppo legato a logiche liberali anglosassoni che in Italia non contano.

    Cosa avrebbe potuto fare effettivamente Menghele dopo averti fatto vincere il concorso?

    Per cui occorreva difendersi di più da Menghele senza dare troppe spiegazioni, senza parlare troppo con lui, usare tecniche di guerriglia comunicativa, poche email, poche spiegazioni, raccontare ca…te, e quindi Menghele se la può pure andare a prendere nel c…o. Che può effettivamente fare?

    Comunque da un punto di vista più generale questa lettera è la prova di quanto sono deleteri i settori disciplinari! Occorre battersi per accorpamenti interdisciplinari molto grandi come quelli anglosassoni così si evita il dividi è comanda che è sotto alle logiche baronali del nostro Menghele (che in ultima analisi è un pusillanime senza spinadorsale, espressione di una piccolezza umana e mediocrità tipica della maggior parte dei cosiddetti scienziati e filosofi che non sono né originali né geniali, gente buona a nulla).

    Se voi andate a leggere i racconti dei contadini, dei braccianti e dei mezzadri meridionali vi accorgerete che il comportamento dei nostri baroni è del tutto simile al comportamento dei Baroni borbonici.

    Ma alla fine i borboni sono decaduti anche se ancora c’è chi li rimpiange.

  7. Valerio ha detto:

    Che cosa avrebbe potuto fare ? Beh, lavorare innanzitutto contro la conferma del nostro amico. Seppur generalizzata, infatti, la conferma del ruolo non è scontata, e se quel merdoso si fosse messo in testa di distruggerlo lo avrebbe fatto. E poi, in questo sistema di merda, se quel Mengele fosse un big della disciplina ciò significherebbe restare ricercatore a vita. Che so, magari a 35 anni o più è già un bel risultato, ma a 6o anni ancora ricercatore non so…

    Sono considerazioni del cazzo, lo so, inserite nella logica di un sistema agghiacciante.

  8. lupo ha detto:

    Non Valerio.

    Va bene rimane in silenzio e subire per avere la conferma. Io avrei fatto lo stesso.
    Ma poi a Menghele lo mandi a fare in culo senza troppi problemi.

    C’è tanta gente tra noi che si difende autonomia e indipendenza coi denti pur non avendo un contratto e la sicurezza del posto fisso. Se lo fanno loro lo può fare anche lui che è molto più fortunato degli altri.

    Che ti può succedere. Si resta ricercatori a vita?! Non mi sembra una grande tragedia se guardo a come tanta gente oggi tira a campare. Lo so, è dura, ma si resta ricercatori a testa alta, con dignità. E poi Menghele passa, si può cambiare SSD, ci si può spostare altrove. Se si è veramente bravi qualcuno di un settore affine lo trovi e se non lo trovi poco importa…

    Insomma, a tutto c’è un limite. E’ giusto il silenzio e l’acquiescenza per gantirsi la sopravvivenza, ma poi basta. Insieme con il piatto di pasta e il tetto sulla testa ci deve stare la dignità degli uomini e dei lavoratori.

    Il mio rispetto e la mia solidarietà al collega, che in qualche modo si è deciso a denunciare e che sono sicuro ha deciso di cambiare l’andazzo. Ma in fin dei conti fin qui ha sbagliato. Mi viene da dirgli: ora basta, mandalo a quel paese. Rifiutagli ogni aiuto. Lascialo con in suoi corsi e con i suoi esami, andrà nel panico.

    Ora, tu sei più forte di lui. Non potrà farti nulla.

  9. Elena ha detto:

    Renato Brunetta: metteremo in atto una terapia shock: la spesa pubblica deve scendere di due punti percentuali sul PIL entro il 2008.
    Assunto che (vedrete) i soldi non si prenderanno facendo andare in pensione la gente (protetta dai sindacati) un po’ piu’ tardi, secondo voi chi ne fara’ le spese?

    Risposta: i ricercatori precari.

  10. Adriano ha detto:

    Un consiglio al ricercatore: mandalo a quel paese davanti a tutti e vai a farti una bella passeggiata. Si stancherà… Hai preso la situazione troppo sul serio e ne hai fatto un caso personale. Non dirgli più niente.

  11. ecchecemetto ha detto:

    Caro Adriano.
    La tua freddezza mi stupisce.
    Più personale di un caso così cosa vorresti vedere? Il film del padrino e la lotta fra Don Vito e il mafiosetto napoletano?
    Beh quando la gente come te parla per frasi fatte mi infastidisce. Più personale dell’invio di mail per esasperare un rapporto di lavoro, per controllare il territorio di lavoro, per governare ed esercitare il potere lavorativo sulle persone senza mai nenache parlare di lavoro, non ti sembra personale?
    Cosa aspettiamo per ribellarci che queste cose accadano ad ognuno di noi contemporaneamente oppure la tua tattica è quella di minimizzare e lasciar correre che tanto non me ne frega?

  12. non-tenure-track researcher ha detto:

    questa lettera spiega perché nelle manifestazioni e nelle assemblee dei ricercatori precari ci troviamo sempre in 10 o poco più, ahinoi.

    La gente si chiede: perché non si ribellano a questo sistema? Perché sono servi…

    in Italia c’è stato il Sessantotto e poi gli anni Settanta e le lotte per la democrazia, ma il funzionamento generale del sistema universitario è rimasto sostanzialmente immutato nella sua forma tradizionale di tipo medievale-mafiosa.

    Storie come queste invitano la classe politica a una radicale riforma del sistema. Mostrano, inoltre, come una semplice stabilizzazione dei “servi” non aiuti a cambiare nulla, anzi aumenta la platea di servitori della gleba e dunque il potere degli ordinari baroni, paradossalmente.

    Serve piuttosto una coraggiosa politica di riforma basata su:
    – valutazione nazionale della produzione scientifica di dipartimenti e gruppi di ricerca;
    – internazionalizzazione delle carriere;
    – competizione nella ricerca tra i dipartimenti e i gruppi;
    – riduzione del potere delle facoltà;
    – reclutamento dei ricercatori con maggiore propensione internazionale.

    Se non ora quando?

  13. Alessandro O. ha detto:

    A me questa citazione di Primo Levi pare fuori luogo.

  14. France ha detto:

    “Se questo è un uomo” o “se non ora quando”?

  15. Ennio ha detto:

    Credo che troppi commenti si siano concentrati sulla persona e sul caso personale,
    invece di discutere sul merito delle questioni sollevate dal testo del nostro (nostra?)
    amico o amica. In particolare, mi sono sembrati ingiusti gli insulti: ma come,
    uno passo un guaio del genere e lo dobbiamo pure insultare?

    Comunque volevo commentare sulla questione USA, ecc. E’ vero – perche’ l’ho vissuta sulla mia pelle – che
    anche nei paesi anglosassoni il mobbing (o bullying at work) esiste anche all’universita’. Ma c’e’
    una grande differenza col nostro paese e con altre realta’ simili (es. Latinoamerica): il lavoro,
    per quanto schiavizzato, se ha valore fornisce una minima garanzia a chi lo fa e a chi ti impiega. A un barone statunitense o britannico conviene fino a un certo punto massacrare un suo sottoposto, perche’ il circuito delle responsabilita’ e’ molto piu’ stretto e vincolante; ovvero, se il lavoro e’ mal fatto ricade (almeno in parte) anche sui tuoi superiori che hanno sbagliato a sceglierti.
    Non solo, ma se hai successo, al barone converra’ sfruttarti e incensarti, anche se in cuor suo ti odiera’. L’idolotria per il successo, certamente non un aspetto culturale
    da invidiare, e’ la migliore assicurazione contro il mobbing. Se lavori bene possono tentare di fregarti, ma non possono fare finta di nulla. Da noi per niente. Da noi la qualita’ del lavoro non e’ proprio un criterio. Non esiste proprio
    e se la menzioni si mettono a ridere. E una variabile curiosa, da commento nei corridoi (“hai visto? ha vinto il concorso tizio, ed e’ pure bravo…” ecc.).
    In conclusione, nessun sistema e’ immune da distorsioni e suprusi, ma il nostro e’ l’unico, a causa delle sue deboli radici culturali, dove la qualita’ del lavoro non e’ in grado di proteggere chi lo fa. E questo e’ vero a qualsiasi livello, anzi fuori dell’universita’ dobbiamo ammettere che e’ anche peggio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: