Berlusconi propone il blocco del turnover per finanziare il taglio delle tasse (Porta a Porta)

Interessante notizia odierna:

Berlusconi ha proposto oggi (Porta a Porta) il blocco del turnover nella pubblica amministrazione per salvare l’Italia dalla recessione, per consentire il taglio delle tasse e per migliorare il funzionamento della stessa P.A.

Insomma tutti gli Italiani, nati fra il 1965 e il 1980, formati e sfruttati per dare un contributo costruttivo al funzionamento delle Istituzioni del nostro paese… hanno il benservito… non sono utili…forse dannosi, per migliorare il funzionmento basta tagliare il personale…i ricercatori precari possono pure cambiare paese.

Immaginate voi cosa possa voler dire applicare questo blocco all’Università e agli enti di ricerca…

Se non credete alle parole dello scrivente leggete le dichiarazioni del Cavaliere rilasciate oggi a Porta a Porta:

Berlusconi avverte però gli italiani: «Io dico a tutti i miei concittadini che dobbiamo essere consapevoli che siamo già in una profonda crisi. Una crisi mondiale, non italiana. E nessuno può fingere di non essere a conoscenza di questa situazione». «La cura – dice – deve essere rivolta a tutto l’apparato amministrativo dello Stato che oggi ci costa troppo. Questa cura imporrà evidentemente dei sacrifici in diverse direzioni anche se non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani. Dovremo ridurre spese, riorganizzare l’amministrazione», afferma l’ex premier. Per esempio? Il blocco parziale del turnover nella pubblica amministrazione: «Per ogni otto impiegati pubblici che se ne vanno, se ne assume solo uno» propone Berlusconi.

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73 Responses to Berlusconi propone il blocco del turnover per finanziare il taglio delle tasse (Porta a Porta)

  1. stonedresearcher ha detto:

    Riassumendo:

    L’università italiana funziona con 60.000 insegnanti strutturati… per essere in media OCSE occorrerebbero almeno 90.000/100.000 strutturati (libro verde di Padoa Schioppa).

    il 50% nei prossimi anni andranno in pensione.

    Secondo la ricetta della “Milano da bere”, taglio tasse finanziato con meno spesa pubblica, il nostro forse (speriamo di no) prossimo caudillo ci spiega che

    per l’università basterebbero

    30.000 + 3750 (il turnover di 30.000- che poi sono più o meno quelli che entreranno con il reclutamento straordinario del governo uscente).
    =
    33750 strutturati .

    Ma a questi politicanti non hanno insegnato a contare almeno fino a dieci prima di parlare.

    L’unica speranza è che gli italiani non siano cosi scemi e che il popolo dei blog determini le prossime elezioni.

  2. la capra ha detto:

    magari anche per lui le università non sono amministrazione pubblica così come gli enti di ricerca 😉

    del resto se le vogliono trasformare in quel qualchecosa-che-non-sicapisce-bene_comedaprogramma evidentemente non saranno più amministrazioni pubbliche. Magari solo amministrazioni private

  3. stonedresearcher ha detto:

    le università sono amministrazioni pubbliche quando si taglia sono enti non definiti quando si concede.

    Sicuramente per il blocco del turnover valgono sia università che enti.

    Il governo berlusconi ha già bloccato i concorsi da ricercatore tra il 2001 e il 2003 se non ricordo male.

  4. Carlo ha detto:

    Beh, ragazzi…ora non diciamo bufale. Che la pubblica amministrazione IN GENERALE abbia bisogno di una bella sforbiciata nessuno sano di mente può negarlo. Che poi tale taglio vada a picchiare proprio sull’università questo Berlusconi non l’ha detto.

    Ovvia, su, siamo seri e non facciamoci prendere dal panico, almeno per ora.

    Oppure c’è qualcuno che vuole mantenere in piedi le province ?

  5. Carlo ha detto:

    Caro Carlo,
    in questo blog stiamo diventando troppi con lo stesso nick; fin’ora io ero “Carlo” o anche “Carlo (con la maiuscola)”; poi c’è un “carlo” o anche “carlo (con la minuscola)”; ora ci sei anche tu… Mi sa che dobbiamo trovare un modo per differenziarci, altrimenti rischiamo di prenderci gli improperi destinati agli altri!

    Ad ogni modo, stavo per scrivere un commento simile al tuo, ma mi hai preceduto. Se ho capito bene – dalla rassegna stampa di questa mattina – sembra che Berlosconi si riferisse alla necessità di modernizzazione e non alla necessita di arretramento del paese, come sarebbe la soluzione di tagli all’università, paventata da alcuni. Ma magari mi sbaglio.
    Benvenuto.

    Caro “Dieci anni di precariato”,
    che fine hai fatto? forse hai cambiato nick? ci ho visto giusto?

  6. Ricercatore aggregato ha detto:

    Cari Leo e la capra,
    ma non si era detto che ieri sarebbe uscita un’ulteriore nota esplicativa (da fonte attendibilissima)?
    Il bello è che c’è ancora qualcuno che difende quel pusillanime di Mussi!
    Tra l’altro, si legge nella lettera di Modica ai sindacati (almeno questo ha il buon gusto di dire qc.) che Mussi ha poi risposto alla Corte dei Conti. Questa notizia conferma quanto già si sapeva dalla lettera ufficiosa della segreteria di Modica indirizzata alla RNRP.
    Ma nessuno di questi politici che si sogni di divulgare il contenuto di quella comunicazione: ma è democrazia questa!
    Si parla o non si parla di noi, in quel documento, del nostro futuro, delle nostre speranze? Oppure si parla dei cazzi di Mussi, Modica e della Sinistra – L’Arcobaleno? (Perdonate lo sfogo, ma questa mattina sono veramente incazzato).
    E’ mai possibile che non si riesca a rendere pubblico il contenuto di quella risposta?
    Propongo di intasare gli indirizzi del ministero con la nostra richiesta fin tanto che non ci venga data una risposta. Non possiamo più tollerare di essere presi per i fondelli da tutte le parti (i.e. Mussi, Modice e Berlusconi).

  7. Scure ha detto:

    Valditara all’incontro ha detto che le università sono al fallimento amministrativo.

    Occorre riorganizzarle.

    Secondo voi come le riorganizzeranno? Dove taglieranno?

    Cari miei sveglia non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca

    Se si tagliano le tasse i soldi occorre prenderli dalla PA

    e l’università è PA

    quindi torniamo al blocco delle assunzioni buone, al proliferare dei contrattini e roba del genere

    tutto perché i “ricchi” non vogliono pagare le tasse.

    Il taglio delle tasse per tutti è sbagliato e produce differenze in campo sociale. I primi a rimetterci sono coloro che vogliono entrare nel mondo del lavoro: nella sanità, nella scuola, nel welfare e nella ricerca settori PA in cui in questi anni si è solo risparmiato.

    Il governo di centro destra propone una politica reganiana solo che Regan è morto e le politiche vincenti sono quelle di Zapatero e forse di Obama.

    Sveglia!

  8. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Cari Carli, se a voi va bene io continuo a usare il nick “carlo (con la minuscola)”.

    x stonedresearcher: memoria corta? Mussi (ma non attribuisco a lui la colpa) ha bloccato i concorsi da ricercatore appena due mesi fa. Per inciso, io sostengo la Sinistra Arcobaleno (forse l’avevo gia’ detto).

    I tagli nell’amministrazione pubblica sono necessari. Ora, se lo dicono autorevoli giornalisti del Corriere siamo d’accordo ma se le stesse cose le ripete, a mo’ di pappagallo, Berlusconi subito cambiamo idea? Non e’ molto coerente.

    Nelle universita’ in genere si distingue fra personale amministrativi e personale docente (gli sfigati precari come noi li metterei sotto la voce “personale docente”, anche se poco appropriato). Io spero che i tagli li facciano al personale amministrativo, che notoriamente perde le giornate a fumare sigarette e chiacchierare piuttosto che a lavorare. Esempio: pare che a Roma in media gli impiegati comunali prendano 6 settimane di congedo per malattia l’anno ( fonte, non so quanto affidabile: http://www.corriereromano.it/news/1348/notizia/Gli-assenteisti-del-Comune.html )

    Per quanto riguarda il numero di professori, secondo me all’universita’ ce ne sono anche troppi. Io li divido in due classi: quelli che insegnano i corsi fondamentali, che in genere sono oberati di lavoro, e quelli che insegnano corsi seguiti da un paio di persone e che insegnano poche settimane l’anno. Se il lavoro fosse distribuito equamente, il numero di professori che abbiamo bastarebbe.

    Io sono di parte, ma credo bisognerebbe assumere ricercatori, non professori. La scala gerarchia nelle universita’ italiane e’ a piramide capovolta. E’ giunto il momento di ribaltare questa cavolo di piramide.

    Per quanto riguarda “il 50% [dei docenti che] nei prossimi anni andranno in pensione”. Per mia esperienza ti dico nelle universita’ italiane si insegna vita natural durante. Semplicemente, quando un docente va in pensione continua ad insegnare come “professore visitatore” o “professore straordinario” (credo la dicitura dipenda dall’ente), e parte del suo stipendio viene pagato non piu’ dall’universita’ ma dallo stato. Quindi capirai che alle universita’ conviene tenere professori in pensione piuttosto che assumerne di nuovi: gli costa di meno.

    x Scure: quello che dici e’ giusto. Il problema e’ che la nozione di ricco e’ andata gradualmente degenerando. Ad esempio, si pensa che uno con famiglia a carico che guadagna 3000 euro al mese sia ricco, e bisogna tassarlo al 43%. Se invece con “ricchi” intendi personaggi dello spettacolo, grandi imprenditori (non il fruttivendolo sotto casa per intenderci), o in generale quelli con conto segreto all’estero. Sono d’accordo con te. Giusto per fare chiarezza: io guadagno 900 euro al mese scarsi.

    Poi secondo me in Italia non c’e’ nessuno del calibro di Zapatero. La nostra sinistra (PD per essere piu’ precisi) si mette a pi-greco mezzi ogni volta che passa un cardinale.

  9. Carlo_precario ha detto:

    Caro Carlo,

    per non confondermi ho cambiato il mio “nick” in “Carlo_precario”.
    Vorrei invitare nuovamente gli amici/colleghi precari a un po’ di calma. La questione è una sola: dipende il blocco quali comparti della PA riguarderebbe. Ieri sera Berlusconi è stato tanto generico quanto fumoso, a parte il famoso “escono 8 – prendi 1” non sono uscite strade concrete dal suo intervento. La questione – continuo a dire – è una sola: se si aboliscono le province, se si eliminano gli enti inutili, se si sfoltiscono ALCUNI reparti della PA non posso che essere d’accordo. Altrimenti, che senso avrebbe continuare a fare tanti discorsi di merito, ecc. ecc. ? Parliamoci chiaro: ulteriori risorse per l’Università non possono che venire dai tagli di altre amministrazioni, scordiamoci che questi trovino i fondi con nuove tasse.
    E che certi reparti della PA vadano drasticamente sfoltiti non è un assunto di una politica reaganiana assassina, ma puro buon senso.

  10. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Scusate rettifico: i giorni di congedo in media sono 32, non 42 come avevo erroneamente letto (e scritto). Poi bisogna sempre stabilire l’attendibilita’ della fonte. Ma il concetto rimane.

  11. Colombo da Priverno ha detto:

    Carli maiuscoli minuscoli e precari, capre, aggregati ed altri amici e compagni,

    non mi eserciterei troppo sull’interpretazione talmudica delle parole dell’Unto del Signore, che erano, come molte delle sue (e come i suoi gesti di mano, ed altre note peculiarità stilistiche dello psiconano, mancano solo i peti in diretta TV) buttate lì sull’estro del momento.

    Il punto non è se i ricercatori e docenti rientravano nel concetto di ammanistrazione espresso nella parabola dell’Unto. IL PUNTO – se non l’avete capito – E’ CHE L’UNTO NON CI PENSA PROPRIO.

    Anzi, oltre a non pensarci proprio in particolare, esprime concetti in linea generale compatibili con l’IDEA DI FONDO DELLA SUA DISPONIBILITA’ A SACRIFICARE UN’INTERA GENERAZIONE COME STRUMENTO PER AFFRONTARE LA CRISI.

    Immagini che strumenti ce ne sarebbero altri; si potrebbe anche CHIEDERE UN MAGGIOR SACRIFICIO AI PATRIMONI PRIVATI.

    LUI DICE “NO: I PATRIMONI PRIOVATI MEIEI E DEI MIE AMICI NON SI TASSANO; MEGLIO SACRIFICARE TUTTI QUESTI RAGAZZI CHE NON CONTANO UN CAZZO”

    Non so se Berlusca avesse in mente l’Università nella sua sparata televisiva sul sacrificio dei giovani nella P.A. (secondo me in fin dei conti no: lui non ci pensa proprio, se non per demolirci e smantellarci come venivano smantellati i monasteri cattolici nell’Inghilterra anglicana di Enrico VIII).

    Quel che sappiamo è una cosa: CHE LUI I DIRITTI D’UNA GENERAZIONE (che aveva studiato diritto, economia, scienze politiche con l’obbiettivo di entrare a lavorare in Regioni, Provincie, Ministeri, Enti, Avvocature dello Stato, Magistrature, etc.) E’ DISPOSTO A BRCIARLI, PIUTTOSTO CHE TOCCARE ALTRO.

    In ogni caso, quindi, NON METTERE IL MIO DESTINO NELLE SUE MANI.

    “VOTO UTILE”? IL VOTO A QUESTO SIGNORE E’ UTILE A LUI, NON A ME. NE’ A NOI, RAGAZZI.

    Votate chi vi pare, a destra o a sinistra, ogniuno ha la sua idea (io La Sinistra L’Arcobaleno, l’ho già detto). Ma attenzione prima di dare il potere a quest’uomo, che potrebbe diventare il Menghele della nostra generazione.

  12. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Io lascerei Berlusconi fuori dal discorso, e mi concentrerei su tasse e tagli.

    Qualche taglio ci vuole, e non perche’ a dirlo e’ Berlusconi.

    Per quanto riguarda le tasse, la lotta agli evasori va bene. Aumentare le tasse a chi naviga nell’oro posso accettarlo. Anche far pagare ICI e IRPEF alla chiesa cattolica mi va bene. Poi si potrebbe far pagare le tasse ai venditori ambulanti, che guadagnano quanto e a volte anche piu’ dei negozianti. Basta che non si continui a spremere come al solito il ceto medio. Altrimenti, se devo lavorare solo per pagare le tasse, piuttosto mi do’ all’accattonaggio.

    Per fare un esempio: e’ possibile pagare quasi 200 euro di bollo per un auto che, usata, mi e’ costata meno di 1000 euro? E’ possibile pagare tasse sulle tasse? Ad esempio l’IVA sulla tassa di smaltimento di lampadine al NEON, oppure tassare le bollette (luce, gas, acqua, telefono) e imporre l’iva anche sulla parte di tasse. Anche il bollo sulle tasse di iscrizione scolastiche e’ una tassa sulla tassa. Se poi andate sul sito della camera ( http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed440/pdfbt31.pdf ) potete leggere in cosa consistono parte delle tasse sulla benzina (il documento e’ del 2004, le tasse sono su un litro di benzina, il totale delle tasse costituisce il 70% del costo):
    – 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
    – 14 lire per la crisi di Suez del 1956;
    – 10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
    – 10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966;
    – 10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
    – 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
    – 75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
    – 205 lire per la missione in Libano del 1983;
    – 22 lire per la missione in Bosnia del 1996;

    Ancora esempi. Ormai, quando un comune deve far cassa si inventa incentivi per i vigili che fanno piu’ multe (le multe non sono piu’ deterrenti ma semplici tasse), quando la RAI deve far cassa si inventa che il canone deve pagarlo anche chi possiede solo un PC (anche il canone RAI ormai e’ una tassa), etc.

    Viviamo in un paese in cui si pensa che la soluzione a tutti i problemi sia aumentare le tasse. Iniziamo a diminuire gli stipendi dei politici invece, o privilegi assurdi come quello di entrare gratis al cinema (?) e simili.

  13. Colombo da Priverno ha detto:

    Si, carlo, il senso era quello che quando c’è crisi si risparmia tutti, come in famiglia; e, se a qualcuno deve chiedersi un sacrificio in più, è normale che debba chiedersi a chi ha di più.

    Invece il PDL pare voler chiedere un sacrificio di VITA a noi, e agli altri giovani, che non abbiamo niente, sulla base della meritocrazia del denaro: chi ha investito in miliardi è un santo e non gli si può toccare nulla; chi ha investito in cultura, come noi, gli si può togliere tutto, costringendoci, per vivere, a fare un altro lavoro.

    Non è solo abnorme. E’ il frutto d’un’idea ben precisa su come trasformare l’Italia. Un’idea che non ci tutelerebbe.

  14. Liste del partito democratico ha detto:

    Ho dato uno sguardo alle liste del PD

    non ci sono né Volpini, né Tessitore, né Ranieri

    ci sono i più giovani Modica (senato), Tocci, Ghizzoni.

    Date una mano a capire chi altri interessato all’università ci può essere

    vedi liste senato

    http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/Liste_Senato45979.pdf

    vedi liste camera

    http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/Liste_Camera45979.pdf

    Considerate che a mio parere furono Volpini e Tessitore la lunga mano della CRUI quelli che andavano a riscrivere i commi nottetempo.

    Questo scenario è un pasticcio all’italiana

    né realmente riformista né realmente conservativo….

    comunque alla finew meglio del Berlusca e del Seboso.

  15. anti-tessitoriano militante ha detto:

    finalmente ci siamo liberati di Tessitore!

    Grazie Uolter

  16. Ciucoprecario ha detto:

    Grazie Uolter una mazza: quando il PD, i vari Mussi, Modica e company saranno tutti col culo per terra allora si che potremo brindare.

    I processi alle intenzioni al centro-destra, poi, sono veramente patetici, come patetica è tutta la fuffa retorica dei soliti precari di regime (leggi: lecchini di Modica e Mussi) che rialzano la bandiera dell’antiberlusconismo per non guardare i disastri di cui essi stessi sono vittima.
    Ma cambiate lavoro, va…

  17. France ha detto:

    Spegnete la TV, non leggete i giornali e votate chi vi sta piu’ simpatico (magari in base alla squadra che tifa, un criterio come un altro). Il 14 Aprile, chiunque abbia vinto, avremo di che lottare, non preoccupatevi!

  18. Colombo da Priverno ha detto:

    Bravo France.

    Io come obbiettivo principale ho quello di diventare ricercatore, non quello di vedere col culo per terra qualche politico che, peraltro, non mi rappresenta comunque un gran che, perchè sono abituato ad avere a fianco personaggi di spessore scientifico, che è tutta un’altra cosa.

    La mia contentezza (perchè paicere me ne farebbe, confesso) di vedere “Uolter” e la sua illogica baraccopoli umiliati svanirebbe subito di fronte al ritorno nella stanza dei bottoni dello Psiconano e delle sue proposte letali per noi.

    Che per qualcuno lo scopo di una vita si riduca – pur di tagliarsi gli attributi – a vedere Veltroni, Modica e Mussi non più deputati è veramente triste, per questo qualcuno, e mi preoccupa sulle sue condizioni di serenità.

  19. Miriam ha detto:

    Cari ragazzi/e,

    manco da un po’ di tempo ma noto con piacere che il dibattito si è vivacizzato ed aperto a diversi simpatizzanti del centrodestra. Questo è un fatto molto positivo per i recercatori precari, poiché agevolerà il salto di qualità politico che si rende più che mai necessario: trasformarsi da movimento in lobby. Non associazione, non rete, non movimento, non sindacato o costola di partito, ma lobby trasversale. Questa è la forma politica che garantisce potere in una moderna democrazia occidentale.
    Spero che questa proposta riceva vasti consensi e consenta di avviare la fase di costruzione lobbistica…

  20. Giulio ha detto:

    Mi stavo leggendo i programmi elettorali, tanto per ridere un pò.

    Intanto Berlusconi parte con le “7 missioni” (come i vizi capitali).
    Veltroni con i “4 problemi”, i “10 pilastri” e le “12 azioni” (nient’altro!?).

    Poi Berlusconi ripropone a scuola le tre “i”, e Veltroni ribatte con
    “più matematica per tutti” (questo a noi potrebbe anche star bene).

    Quindi Berlusconi tira fuori “l’equazione del benessere”! E Veltroni
    replica a raffica con:

    * Applicare la nuova tecnologia (anche la banda larga) per chiedere e ottenere aiuto – in casa o PER STRADA – in tempi rapidissimi.
    * I manager in tribunale.
    * I processi via internet.
    * Gli immigrati con lo sponsor (come nei centri recupero per tossicodipendenti!).
    * Il diritto di voto ai 16enni.

    Seriamente ragazzi. Come si fa a votare per questa gente?

    x Miriam: spero tu non pensi che predico l’astensione con il subdolo intento di far vincere la destra. In ogni caso, i precari non devono diventare un movimento politico, ma una istituzione religiosa. Così ci becchiamo l’8 per mille e lo usiamo per fare ricerca.

  21. Giulio ha detto:

    Per par condicio, ecco qualche punto in più dal programma del PDL.

    * Trasformare le università in fondazioni?
    * Liquidare le società pubbliche non essenziali. (tipo l’università?)
    * Razionalizzare delle leggi esistenti. (indovinate a favore di chi)

  22. Miriam ha detto:

    Una lobby, caro Giulio, non un movimento politico.

  23. Carlo ha detto:

    Mi piace sempre quello che dice Miriam.

  24. France ha detto:

    Guardate che se chiedete a W el Trony che tipo di universita’ vorrebbe, lui vi rispondera’ “Un po’ La Sapienza, un po’ Cattolica, un po’ Luiss”
    Berlusconi vi rispondera’ “Un po’ Vita-Salute-SanRaffaele, un po’ Bocconi”
    Casini: “Legionari di Cristo”
    Bertinotti e Storace…. Beh, qui fatico anche a trovare un esempio in linea coi precedenti, non credo che abbiano una idea chiara della funzione sociale dell’Universita’….
    Quindi, e’ vero Miriam, dobbiamo agire da lobby, fregarcene di chi e’ al momento al governo e rompere le palle “a prescindere”, tanto loro stanno li’ a difenedere lo statu quo o a combinare casini.
    C’e un solo problema: le lobby per potere esercitare pressione devono possedere un qualche del potere “ricattatorio”. Noi che potere abbiamo? Se scioperiamo, chi se ne accorge? Sessantamila voti cosa spostano a livello politico? OKKUPARE tutto, e con l’aria che tira ritrovarsi con la testa rotta dal manganello bipartisan?

  25. ciucoprecario ha detto:

    Che balle…tutti a sparare sullo “psiconano” come ai vecchi tempi…

    che dire: la solita, cara, vecchia sinistra, che non cresce mai, che si stupisce se addirittura tra i “ricercatori precari” ce n’è qualcuno di destra (“sarà intelligente come noi o servirà gli interessi dell’uomo nero ?”), che dimentica che chi ha mandato nell’abisso la ricerca questa volta è la sinistra con la “S” maiuscola…

    insomma: gli anni passano, le sconfitte aumentano, ma le parole non cambiano

    intanto, io che sono di destra, vi do una bella anticipazione: la cdc sta per rimandare indietro il regolamento con le solite osservazioni distruttive, e qui finisce il discorso per i finanziamenti straordinari 2008 e 2009

  26. Colombo da Priverno ha detto:

    Caro Ciucoprecario,

    per una volta parliamo di fatti d’interesse comune e non becchiamoci come al solito. Dove hai trovato quest’informazione sulla Corte dei Conti? E’ già pubblicata o è un’indiscrezione? Facci sapere.

    Passando ad altro: ATTENZIONE ATTENZIONE!!!!!

    Approfitto per condividere io una sensazione che trapela (potrei dire “trasuda”, “cola” perchè è una sensazione piuttosto unta e schifosa) dai corridoi rettorali.

    Facciamo un’ipotesi: secondo voi sarebbe un problema davvero, per le persone “giuste”, la nota ministeriale che vieta i concorsi cofinanziati non “emanati” (?) entro le ore 24 del 1° marzo 2008?

    Traccio un’ipotesi (ma sarà un’ipotesi e basta?). Non basterebbe, forse, retrodatare di qualche giorno un provvedimento? Poi, chi se ne frega se il 1 marzo 2008 non erano nemmeno stati PENSATI i criteri in base ai quali bandire i posti…Tra amici non ci si denuncia, non è così?

    Capito ragazzi?

    Ma noi non siamo amici loro, noi siamo VITTIME loro, di questo sistema squallido, trasversalmente squallido.

    SE QUALCUNO RIESCE A METTERE LE MANI SU QUALCHE DOCUMENTO (tipo: un verbale di senato accademico, o una convocazione di consiglio di facoltà dalle quali si evince chiaramente che, ad es., alla sera dei 3 MARZO il bando non c’era ancora) FACCIA UNA DENUNCIA PENALE!!!!!!

    Io, purtroppo, sento solo voci (ma devo essere io vittima di allucinazioni…quella è tutta brava gente), e non dispongo di alcun documento che possa dar corpo alla mia…sensazione. SE NO LI SCHIACCEREI.

    CHI PUO’ LO FACCIA

  27. francesco paolo ha detto:

    Caro Colombo,

    anch’io raccolgo desolanti voci di corridoio: non su fantomatici decreti retrodatati, non sui senati (alcuni convocati con urgenza, vedi un po’, poco prima prima del 29…: sempre ammesso che valga la delibera di un senato prima della mezzanotte del 1 marzo intesa come ‘emanazione’…); ma sui traffici tra direttori amministrativi e gazzette ufficiali: per accelerare la pubblicazione dei bandi (la ‘emanazione’?) prima della mezzanotte del 1 marzo, come tante cenerentole postmoderne…

    ebbene, pensiamo ad un rettore per bene, senza pressioni e motivazioni che non siano quelle personali, deontologiche, di non voler perdere posti di ricercatore magari regolarmente richiesti (certo, secondo il criterio sempiterno della cooptazione, ma che rispettino criteri e, magari, meriti e aspettative legittime). ecco, la domanda va a te e a qualche filosofo della morale: chi è in fallo: chi ha obbligato a questa disennata corsa contro il tempo (letteralmente senza una logica che sia una), o chi tenta di trovare rimedi per non perdere posti che, fino all’inizio di febbraio, erano previsti nei tempi e nei modi previsti?

  28. Carlo ha detto:

    L’ho detto e ripetuto tante volte in questo blog, ma è mai possibile che non si possa sapere cosa diavolo ha scritto il Ministero nella famigerata risposta del 12 febbraio alla CdC? Ma cosa c’è il segreto di stato? Vi pare questa una democrazia? In quel documento, si parla di noi o dei cazzi di Mussi, Modica e compagnia bella?

    Ora, ciucoprecario (che bel nick, gareggia con la capra!) ci dà l’anticipazione delle osservazioni distruttive della CdC al NR, intonando il suo definitivo de profundis.

    Chi sa qualcosa di più preciso lo dica: questa situazione è insostenibile. Chiedo che si pubblicizzino subito i documenti.

  29. anti-berlusconiano militante ha detto:

    amici colleghi compagni, ma quale lobby trasversale!

    ora è importante concentrarsi sulla vittoria elettorale del PD, la prospettiva di essere governati dal PDL sarebbe catastrofica, come insegnano i cinque anni di governo berlusconiano.

    Il vero problema di questo affaire all’italiana del blocco dei concorsi sta nella caduta non solo anticipata ma del tutto imprevista del governo Prodi. Certo ci sono stati pochi soldi investiti nell’università, ma d’altro canto se si continuano a buttare i soldi in concorsi come quelli svolti con le vecchie regole che premiano solo i predestinati non è che la situazione cambi.

    In tutta onestà avete mai provato a confrontare il numero di posti banditi in Italia e in paesi meritocratici come Regno Unito, Olanda, etc. Vi assicuro che in Italia non ci sono meno posti che altrove! Il problema è che questi posti vengono attribuiti in maniera non meritocratica.

  30. carlo_p ha detto:

    lo sapevo, io, questo è il blog del PD
    vattela a prendere con modica, vai, invece di scaricare fallimenti su ipotetici governi futuri
    io resto a casa anche se alle elezioni si presenta mussolini, il pd o la sinistra non li rivoto di certo

    meglio nella polvere ma con un po’ di dignità

  31. Carlo ha detto:

    Anti-berlusconiano militante (che brutto nick! se non hai fantasia, rinuncia come ho fatto io),
    non ci sono meno posti (banditi) che altrove – dici; allora, è solo un’illusione ottica, un gioco di prestigio o, forse, peggio, un incantesimo della Destra, brutta e cattiva, che ci fa stare per anni sospesi, da precari.

    Ed è sempre per un gioco di prestigio che – nonostante i posti banditi siano gli stessi che in Olanda o in UK – l’università italiana poi si ritrova sempre in Europa all’ultimo posto per rapporto ricercatori/numero di abitanti.

    P.S. Senza offesa, ma eri veramente l’unico a non aver previsto la caduta di Prodi.

  32. Colombo da Priverno ha detto:

    Caro Francesco Paolo,

    nulla che sia ottenuto attraverso la violazione di norme mi va bene, perchè il tuo ragionamento – anche se, magari, calzante ed umano in vari casi concreti – apre la possibilità ai più soggettivi tipi di giustificazione, e tutto torna opinabile.

    Ma non essendo un filosofo, preferisco stare in riva a simili problemi, e sottoporre alla vostra attenzione il vero dato di fondo che emergerebbe da questa situazione (se fosse vera, naturalmente): che, al di là delle “buone” motivazioni che di volta in volta possano darsi (al solito: dar lo stipendio a un poveretto. Ma che buoni), si registrerebbe un’estrema disinvoltura delle corti baronali ad aggirare non solo, in sede concorsuale, criteri di giudizio opinabili, ma anche norme rigide e formali (come quelle che impongono decadenze), attraverso comportamenti che, se veri, integrerebbero gravi delitti (retrodatare un bando o un verbale d’un organo collegiale pubblico è FALSO IN ATTO PUBBLICO).

    E quando un’Istituzione fa questo con serenità, e con la sicurezza dell’impunità, rende la misura del suo POTERE ed insieme del suo MARCIUME.

    Poi, altro è chiedersi se denunciare significa togliere il concorso ad un poveraccio.

    Lì ciascuno si faccia i suoi conti. Io so solo che, per me, di falsi, non è disposto a farne nessuno. Nè lo vorrei. E questo mette in cattiva luce – ai miei occhi – la qualità d’un aspirante ricercatore per il quale si sia stati disposti a farne.

  33. Carlo ha detto:

    Caro Colombo,
    nonostante sia precario da tanti anni amo il mio maestro come un padre (e come sarebbe bello che ogni allievo amasse il suo ), ricambiato.
    Se ancora non è arrivato il mio momento non è colpa di nessuno o almeno non più sua che mia. Così la penso io.
    E se si facesse pressione per “salvare” qualcuno di noi, all’ultimo momento, non mi scandalizzerei troppo.
    Ammiro il tuo rigore, ma in questo – lo vedi – siamo diversi.
    Con simpatia.

  34. Untenured academic ha detto:

    Carlo, l’Italia si trova agli ultimi posti perché la carriera universitaria è fondata sul precariato anziché sul merito scientifico!

    Si tratta solo di capire se si vuole combattere questo sistema oppure riprodurlo. Per riprodurlo ci sono due strategie:
    – lottare per le stabilizzazioni contrattuali;
    – affossare i tentativi di riforma, accodandosi nelle critiche a corte dei conti, valditara, professori di diritto amministrativo, Cun, e tutta la bella fauna che popola il nostro mondo universitario.

    Per combattere il sistema attuale, bisogna avere il coraggio di fare le riforme, che sono cosa difficile da farsi, per la presenza dei suddetti e per la debolezza della classe politica.

  35. francesco paolo ha detto:

    Caro Colombo, non fa una piega. infatti non parlavo di prassi patentemente illegittime, come può essere un falso in atto pubblico, seppure per ragioni, dici tu, ‘umanitarie’… parlo della difficile, difficilissima prova a cui potrebbe essere chiamato un ricercatore precario che si veda soffiare sotto il naso un bando non per i soliti e noti danni di sistema, ma per il carnevale impazzito di note, tempistiche in itinere, correzioni e vincoli tutti calati dall’alto, per (im)perscrutabili ragioni politiche. e, in questo, un precario per bene si trova insieme, per una volta, ad un rettore per bene, mi pare. spero non rimanga ad entrambi la desolazione e l’impotenza.

    detto questo, come dice carlo, nessuno è in grado di far trapelare nulla riguardo alle risposte del ministero alla CDC, così come nessuno, qui e altrove, è capace di dire una parola sicura sul significato da assegnare alla magica parola ‘emanazione’: vale la delibera, il verbale di un senato? vale la corsa alla pubblicazione sulla gazzetta? ciò mi sembra, nel vuoto del potere e di chiarezza dei ‘vertici’, un imperdonabile vuoto di chiarezza e di competenza della base (e qui i sindacati o i responsabili della ricerca dei partiti sono chiamati irrevocabilmente in causa).

    per il tema elettorale: miriam è davvero controcorrente, questo va a suo merito. il concetto di lobby è, come è noto, made in usa. qui si tenta, da wonder veltroni al cavaliere passando per modica-tremonti, di importare schegge di americanismo imperfetto, provinciale. ma è giusto non pensare ai ‘vertici’, quanto alla base. quindi il concetto di lobby trasversale, gruppo di pressione, pensatoio o, se si vuole, think tank, è una interessante prospettiva. il coraggio di andare a votare anche stavolta, poi, e ovviamente per il PD, o (addirittura) per la SA, richiama, alla fine, la solita solfa montanelliana: turarsi il naso per votare CONTRO, non PER qualcuno o qualcosa. anche se stavolta la misura è colma.

  36. Carlo ha detto:

    Untenured academic, le riforme, dici.
    Nessun precario in Italia in generale e in questo blog in particolare è contrario alla riforma del sistema universitario. Su questo, possiamo dirlo, siamo TUTTI d’accordo (non fosse altro per il fatto che le storture le stiamo pagando sulla nostra pelle). Il punto è: quali riforme fare?
    Premetto che non sono un ‘esperto. Da quello che ho visto capitare al NR di Mussi e compagni, però, mi è chiaro che qualsiasi riforma in questo settore così delicato non può farsi d’autorità, a forza di maggioranza (ammesso che ce ne sia una).
    Certamente, al di là del nostro interesse personale ad uscire da questa situazione psicologicamente deprimente, il problema esiste ed è molto grave per il Paese.
    Quello che dobbiamo fare – ha ragione Miriam – è acquistare forza, cercare delle alleanze e fare pressione sulla politica perché prenda consapevolezza dei disastri di questo comportamento irresponsabile. E’ assurdo che un processo così importante per il paese e per la nostra generazione di ricercatori sia lasciato alle sole autorità politica e accademica, senza nessuna pretesa da parte nostra di sedere al tavolo della contrattazione, tra le parti coinvolte.

  37. RicercDem ha detto:

    chi ha dimostrato di voler fare le riforme? La Moratti (ministro governo Berlusconi) che pensava di risolvere tutto con la bacchetta magica sopprimendo il ruolo di ricercatore?

    Oppure Modica & co che con tutti i limiti derivanti dal contesto politico del governo Prodi hanno cercato di far passare una riforma del sistema di reclutamento che allinea l’Italia agli standards internazionali?

    Secondo me i secondi.

    Il fallimento di questa riforma è il prodotto del fallimento del governo Prodi e dell’Unione.

  38. pp ha detto:

    Ma perchè parlate sempre di politica??
    chi di voi è w o l t e r?

  39. France ha detto:

    Preferirei chi ci fosse un Voltaire, invece di un wolter, ma vabbe’… a parte pochi facinorosi etremisti che vogliono continuare a vedere tutto nero o tutto rosso, credo che ormai la maggior parte di noi converga su questo punto: la classe dirigente (namely, la politica) non e’ in grado DA SOLA di mettere mano ai problemi di univ e ricerca. Per incapacita’, collusione, inerzia, ignoranza etc… Le associazioni dei ricercatori precari devono dire chiaramente alla politica che noi non appoggiamo nessuno (nel senso in cui la parola endorsement viene usata nelle campagne lettorali in america, per restare all’attualita’), e riteniamo che la riforma del sistema debba coinvolgere chi da anni si fa un mazzo tanto e tira avanti la baracca. Prevedo gia’ che la controparte se ne sbattera’, ed e’ qui che dobbiamo far capire che con il 50% della forza lavoro (che fa l’80% del lavoro, nb) non si scherza: blocchiamo tutto. Blocchiamo l’attivita’ didattica, che i genitori paganti si icazzino come iene a vedere che i figli all’Universita’ non hanno cane che gli faccia lezione.
    Facciamo fuggire gli studenti dai laboratori, dai dipartimenti, mettiamo in chiaro che senza di noi l’Universita’ e la ricerca non hanno piu’ futuro.

  40. Carlo ha detto:

    Ci sono un paio di cose che non mi tornano nella nota della FLG ai lavori del CUN (vd. il link di Paolo qui sopra).
    1. il termine del 30 giugno per i bandi cofinanziati;
    2. la differenziazione tra i due concorsi.

    Da dove salta fuori questo nuovo termine?
    Che cosa giustifica questa diversità di regolamentazione? Nel milleproroghe non mi risulta che ci sia nulla che giustifichi questa differenziazione. La Legge è una sola: per entrambi i bandi devono valere le stesse regole.

    Ma non la vede così Oberdan Forlenza, Capo di Gabinetto del MUR.

  41. pp ha detto:

    Che follia

  42. Ricercatore aggregato ha detto:

    A proposito di CUN, l’Art. 4 del del suo Regolamento regola la composizione della Giunta di presidenza: “2. La Giunta è costituita dal Presidente e da cinque membri eletti dall’assemblea fra tutti i componenti elettivi del CUN, con il vincolo che risulta eletto il più votato di ciascuna delle seguenti categorie: professori ordinari, professori associati, ricercatori, personale tecnico amministrativo, studenti”.

    Neanche a farla apposta, non c’è neanche un rappresentante della nostra categoria. Questo perché, semplicemente, non esistiamo.

  43. Barone rosso ha detto:

    Ragazzotti, basta con queste fesserie. L’università è nostra e voi dovete obbedirci!

  44. Barone nero ha detto:

    Basta con queste fregnacce. L’università è nostra, voi obbiedite

  45. carlo (con la minuscola) ha detto:

    x anti-berlusconiano militante: il governo Prodi è caduto il 24 gennaio, i concorsi sono stati bloccati il 22 gennaio (fonte: questo blog). Comunque non credo sia questo il punto.

    Sulla violazione delle norme, concordo con Colombo da Priverno. Sarebbe il primo passo per giustificare condoni, evasioni fiscali (“se denunciassi tutto quello che guadagno non arriverei a fine mese…”) e tutto quello che rende marcio il nostro paese. Ci vuole rigore, a costo di sacrifici.

    Concordo con Carlo (a proposito, c’è un nuovo arrivato, “carlo_p”, o è il Carlo bis di qualche giorno fa?) nella sua risposta ad anti-berlusconiano. La caduta del governo Prodi la temevamo sin da quando ha vinto le elezioni.
    Come si fa a dire che era inaspettata?!

    Per quanto riguarda il confronto con l’estero.
    Prendiamo fisica teorica, per fare un esempio. A Roma, prima del blocco, erano stati banditi dei posti da ricercatore (1 a Tor Vergata e 1 a Roma Tre mi pare) dopo credo una decina di anni di nulla. Alla KUL (Belgio) solo quest’anno sono stati banditi venti posti. Direi che in Italia ci sono meno posti che altrove. Se poi guardiamo il rapporto ricercatori/ordinari, la differenza con l’estero è ancora più evidente.

    x France: blocchiamo la ricerca, non la didattica. A rimetterci sarebbero solo gli studenti.

    Domanda per chiunque mi sa rispondere: con tutte queste note ministeriali non ci capisco più nulla. In sintesi, i concorsi su fondi ordinari banditi dopo il 7 dicembre sono nulli, o la deadline è stata spostata al 1 marzo?
    Ci vorrebbe un bel post riassuntivo.

  46. la capra ha detto:

    La deadline è spostata al primo marzo per tutti i concorsi, siano essi su fondi ordinari o cofinanziati. Il 1 marzo sarebbe la data di entrata in vigore del milleproroghe

    Per inciso, la tanto attesa rettifica sui cofinanziati non è arrivata…

  47. Ricercatore aggregato ha detto:

    In assenza di sviluppi, provo una sitntesi schematica.

    A) Il 1 marzo è entrato in vigore il DL cosiddetto Milleproroghe, da questo momento e fino all’approvazione del Nuovo Regolamento con cui espletare i concorsi (o altra disposizione di legge di un nuovo governo eletto), non si posson più bandire concorsi da ricercatore.

    B) I concorsi “emanati” dalle università entro il 1 marzo (e pubblicati in GU entro il 30 marzo) sono validi e si fanno con il Vecchio Regolamento.

    Ne consegue che se il Nuovo Regolamento non dovesse terminare il suo iter, oltre al blocco dei concorsi si avrebbe la perdita dei cofinaziamenti per il 2008 e il 2009 (collegati al NR).

    Riporto i dati relativi al Reclutamento straordinario (fonte ADI):
    2007 (20 milioni + 20 cofinanziati): 1050 ricercatori (circa)
    2008 (40 milioni + 40 cofinanziati): 1050 ricercatori (circa)*
    2009 (80 milioni + 80 cofinanziati): 2100 ricercatori (circa)
    TOTALE: 4200 nuovi ricercatori.

    —–
    * Con il budget 2008 del reclutamento straordinario ci saranno 1050 nuovi concorsi (e non 3000). Questo perché i soldi per il reclutamento sono solo 20 milioni, gli altri 20 milioni servono per pagare lo stipendio del 2 anno dei vincitori dei concorsi del 2007.
    Lo stesso discorso vale per il 2009 (stavolta però ci sarebbero 40 milioni a disposizione). Per gli anni successivi al 2009 si conta di reperire i fondi sul pensionamento dei professori.

  48. Coenagrion ha detto:

    da Darwin n 69 gennaio/febbraio

    Top snob e pari nobili
    Il successo della scienza si fonda su un principio liberale che l’Italia
    nonostante l’esterofilia dilagante non riesce a importare né a imitare

    Paolo Bianco, Elena Cattaneo e Ranieri Cancedda

    Una parte della comunità scientifica italiana
    non dice più interessante, ma intrigante (intriguing).
    Non più evidente, ma apparente
    (apparent). Non più ingegnoso, ma ingenuo (ingenuous).
    E pazienza se così facendo si violenta il significato
    sia delle parole italiane, sia dei loro false
    friends inglesi. Dopo «tre anni di militare a Cuneo»
    (avrebbe detto Totò per certificare la nostra esposizione
    agli stimoli del mondo), non diciamo più spartizione
    clientelare di fondi pubblici per la ricerca.
    Diciamo top-down, e intendiamo l’attribuzione diretta
    di fondi dalla pubblica amministrazione ai ricercatori,
    per negoziato e senza bando pubblico, senza
    competizione, senza valutazione scientifica. E persi
    come siamo nella contemplazione della meritocrazia
    (altro mostro linguistico che evoca un inquietante
    potere per i bravi), siamo convinti che peer review
    sia solo il bollo di garanzia del nostro ultimo lavoro
    su Nature, attestato del nostro merito e status symbol
    della nostra consuetudine col salotto buono. Meritocraticamente,
    poi, annettiamo a quel certificato
    anche un claim to power, per esempio distribuire
    fondi pubblici. E se i soldi li diamo, top-down, ai
    «nomi noti», o meglio ancora, se ai «nomi noti
    nel campo» facciamo decidere di dare soldi
    ai «nomi noti nel campo»
    (cioè a se stessi), possiamo
    ben dirci meritocratici,
    ma meritevoli no davvero.
    Né come scienziati, né
    come amministratori.
    La nostra comunità politica
    mastica poco, giustamente,
    l’esperanto della scienza. Che
    western non sia il film, e che il
    film non sia un western, occorre
    spiegarglielo, o forse no. Ma che
    cosa sia la peer review, politici e
    scienziati avrebbero entrambi l’obbligo
    di sapere. Deve saperlo lo scienziato,
    per ricordarsi che per peer review
    pubblica il proprio lavoro su Cell,
    non la propria foto su Repubblica. E che i fondi per
    farlo, prima, si devono ottenere per peer review, non
    per via delle foto sui giornali. Se diversamente destinati,
    infatti, gli stessi fondi potrebbero produrre alttrettali
    e altrettanti paper, ma di autori diversi, con un
    maggior beneficio pubblico e un minor beneficio privato.
    Dovrebbe sapere, il politico, che peer review è sì
    una prassi della scienza che egli amministra, amministrandone
    i fondi. Ma è soprattutto un principio di
    pubblica amministrazione, dunque politico. Cosa invece
    ignota a qualche scienziato e a qualche politico.
    Peer review (letteralmente, esame affidato ai pari)
    è il metodo con cui si prendono decisioni amministrative
    in tema di scienza, nei paesi in cui la scienza
    è considerata un bene e un interesse pubblico. La
    decisione di una rivista di pubblicare o no un articolo,
    di un’agenzia di finanziare o no un progetto, di
    un’università di attribuire o no una cattedra, e perfino
    la decisione di un governo di nominare una persona
    o un’altra a una funzione istituzionale
    in materia di scienza, si può prendere
    top-down, in base a considerazioni
    non scientifiche. Oppure,
    si può prendere con la peer review.
    Vincolando la decisione amministrativa
    a una valutazione scientifica
    competitiva e nel merito,
    demandata a una parte terza e
    indipendente, secondo regole e
    procedure precisamente definite,
    intese a escludere che entrino in
    gioco surrettiziamente altre considerazioni
    di qualunque tipo, ivi
    compresi contiguità, conflitti di interesse,
    pregiudizi ideologici, affiliazioni
    ideali, pressioni personali e
    autoreferenzialità. Peer review non è
    un principio della scienza. È un principio
    liberale di separazione e bilanciamento
    dei poteri:
    peer, originariamente, sono i pari della corona, consiglieri
    nobili del re e membri del parlamento che ne limita
    il potere. Non è un principio meritocratico, ma un
    principio egualitario nella regolazione dell’accesso
    alle risorse pubbliche. Serve a evitare confusione tra
    gli interessi della pubblica amministrazione e quelli
    (personali, politici, economici, ideologici, o perfino
    scientifici) dei pubblici amministratori (che da
    noi sono spesso nello stesso tempo pubblici amministratori
    e scienziati, professori nominati politicamente
    a posizioni di potere
    amministrativo). By default,
    questo sistema promuove e
    tutela la migliore scienza,
    solo in quanto la migliore
    scienza è interesse pubblico,
    e non interesse privato
    del meritevole. E lo fa non
    già riservando ai nomi noti
    nel campo un trattamento
    privilegiato, ma proprio restringendo
    la valutazione al
    merito specifico della specifica
    richiesta, senza riguardi,
    senza preclusioni, e senza
    pre-giudizi (bias) e anzi
    mantenendo riservata
    l’identità dei valutatori.
    Per questo, il metodo fu
    inventato, rafforzato nel
    tempo, e infine tradotto in
    veri e propri organi della pubblica amministrazione,
    gli Nih in America. Con regole e procedure scritte,
    senza le quali peer review non c’è. Non è peer review,
    ad esempio, valutare come membri di una commissione
    i progetti propri o dei propri stretti collaboratori.
    Non lo è nemmeno valutare da revisori i progetti
    dei propri competitori presentati in risposta allo stesso
    bando a cui si partecipa da ricercatori. E non lo è
    negoziare con la pubblica amministrazione l’attribuzione
    di finanziamenti a singoli ricercatori, o a gruppi
    di ricercatori, cordate o istituzioni. Non è peer review.
    È anzi ciò che quest’ultima fu inventata per
    evitare. Perché evitando queste cose si assicura il
    buon funzionamento della pubblica amministrazione
    e il finanziamento della migliore scienza. E perché in
    questo modo si raggiungono gli obiettivi applicativi
    che la politica legittimamente propone alla scienza.
    Che sia così, è storicamente dimostrato. Così si debellò
    la febbre gialla in Louisiana (1879), così si svilupparono
    antidoti ai gas tossici e tecniche chirurgiche
    per i feriti della I guerra mondiale, così si arrivò a
    produrre la penicillina su scala industriale. Per peer
    review si sviluppò la scienza che sta sotto ai nuovi
    farmaci e al bando del fumo, che a loro volta sottendono
    alla prima caduta delle morti coronariche di
    recente registrata dalle proiezioni epidemiologiche
    Nih. Noi che farmaci importiamo, e di fumare abbiamo
    smesso per imitazione, il principio politico e
    scientifico della peer review non riusciamo né a importarlo
    né a imitarlo. Ma invece di comprare e rivendere
    pesci, dovremmo imparare di nuovo a pescare.
    Come la democrazia, il sistema di peer review
    non è buono in sé. Ma tutti
    gli altri sistemi sono peggiori.
    Fu la sua adozione
    rigorosa e sistematica, non
    il volume di risorse impiegate,
    a trasformare in pochi
    decenni un paese senza medici
    capaci, e con un sistema
    di alta istruzione inesistente,
    nel paese leader del mondo
    nella scienza e nella medicina
    e nell’innovazione.
    Ciò che distingue l’Italia e
    anzi l’Europa dal sistema
    americano non è infatti,
    come si dice, il volume dei
    finanziamenti scientifici.
    Con una quota di Pil investita
    in ricerca pari a un terzo
    di quella americana,
    l’Italia (che ha una popolazione
    5 volte inferiore) finanzia
    una comunità scientifica 16 volte più piccola. Se
    non è una potenza scientifica mondiale, è primariamente
    perché il suo sistema di finanziamento della
    ricerca non è quello che libera il potenziale della
    scienza. È quello che libera il potenziale della sottopolitica.
    Che sia così perché siamo un paese di
    gruppi e di affiliati, membri e sodali, clientes e padrini,
    referenti e deferenti, protettori e protetti, e non
    di liberi individui? Non è certo la scienza e le sue
    regole, quel che non capiamo. La scienza e le sue
    regole potremmo illustrarle al mondo, e in parte anzi
    le creammo. Ma fu solo nel tempo in cui restare in
    potestate domini non era incompatibile con la sua
    sopravvivenza, che la scienza in Italia fiorì. Nel tempo
    in cui divenne prodotto e moltiplicatore della
    libertà nel mondo che diventava libero, in Italia sfiorì
    in un sistema di élite corrotte ai margini delle corti
    di domini e dominicchi. Top-down.

  49. Riserve Naturali Senesi ha detto:

    Coenagrion mercuriale
    CLASSE Insetti
    ORDINE Odonati
    FAMIGLIA Coenagrionidi
    Descrizione E’ un’elegante libellula colorata in blu e nero. Come in tutti i membri della famiglia Coenagrionidi, le ali, a reticolatura quadrangolare, durante il riposo vengono tenute piegate sopra l’addome.
    Distribuzione Oltre che nell’Europa meridionale e in parte di quella centrale, questa specie vive anche nella regione magrebina. In Italia è presente la sottospecie endemica castellani, con popolazioni molto frammentate e distribuite in Toscana, Liguria, Emilia Romagna, Lazio e gran parte delle regioni meridionali, ma è ovunque rara.
    Habitat E’ una specie legata a torrenti e fiumi e alla vegetazione circostante.
    Biologia Gli adulti, a partire da aprile, volano in prossimità dell’acqua in cerca di prede. In primavera ha luogo la deposizione delle uova, dalle quali usciranno le larve, che completeranno il loro sviluppo in acqua, predando attivamente altri invertebrati.
    Minacce In Europa questa specie è in forte diminuzione, a causa principalmente del degrado dei corsi d’acqua causato da inquinamento di tipo agricolo e industriale, dalla scomparsa della vegetazione ripariale e dagli interventi idraulici in alveo. L’Unione Europea richiede perciò per la tutela di questa specie la designazione di zone speciali di conservazione.
    Presenza nelle Riserve Naturali Il torrente Rosia (Riserva Naturale Alto Merse), il Padule di Fucecchio e un affluente del fiume Cecina sono le uniche località toscane nelle quali questa specie è stata segnalata.

  50. Carlo ha detto:

    Ho letto con una certa perplessità l’articolo, per altro brillante, dei ricercatori di Darwin. Per mia forma mentis, sono in genere restio ad entusiasmarmi facilmente per le ricette miracolose. Devo ammettere, tuttavia, che il paragone con la democrazia (com’è la citazione? il sistema meno peggio, o qc. del genere) mi è piaciuto moltissimo.

    Nel mio gruppo parteciapiamo a bandi PRIN e FIRB, qualche volta ottenendo i finanziamenti, qualche volta no. Ma – che io sappia – almeno per quei finanziamenti vale già il criterio della peer review e non del top-down.

  51. carlo (con la minuscola) ha detto:

    x Coenagrion. Bastava linkare il pdf con l’articolo. Eccolo:
    http://users.unimi.it/cattaneolab/pagineITIN/press/pressALLEGATI/BiancoCattaneoDarwin2008.pdf

  52. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Comunque anche il peer review a volte fallisce. Basti pensare al caso Sokal o più recentemente allo scandalo dei plagi di massa su riviste con referee
    ( http://www.math.columbia.edu/~woit/wordpress/?p=590 ).

    Poi quando si lavora in un campo che conta poche decine di esperti in tutto il mondo, è quasi certo che il ruolo di referee capiti a qualcuno che si conosce. Questo a volte facilita, a volte no (se ci sono rivalità in corso). Ma certamente in questi casi non è “un principio liberale di separazione e bilanciamento dei poteri” ma l’esatto contrario.

    “Ciò che distingue l’Italia dal sistema americano non è infatti, come si dice, il volume dei finanziamenti scientifici.” Beh, questa scusate ma è una grossa balla. Molti centri di ricerca stranieri vanno avanti grazie al lavoro degli italiani fuggiti all’estero. Gente che se ne è andata perché in Italia era disoccupata, mentre all’estero ha trovato fondi per la ricerca.

  53. Ricercatore aggregato ha detto:

    Ve lo ricordate Rivoluzioneitalia? (http://rivoluzioneitalia.blogspot.com/)
    Un gran rompiscatole, non è vero?
    Però, lo ammetto, un po’ mi mancano i suoi interventi.

  54. steppen wolf ha detto:

    Saro’ io, ma in questo blog si continua alottare fra “destra e sinistra”, con pochi interventi veramente costruttivi. E’ tempo di iniziare a lavorare per creare proposte concrete, invece di continuare a tifare PD o Pdl.

    Italiani siamo: tutti fascisti o comunisti prima delle elezioni – tutti democristiani dopo. Alla fine, voteremo come abbiamo sempre votato.

    Ma questo dovrebbe essere un forum per proposte pratiche.

    Io sono d’accordo con Untenured academic – bisogna riformare il sistema completamente. ma chi deve scrivere una prima proposta di riforma, possibilmente bipartisan.

    Noi e Nora Precisa. Qualcuno si deve prendere la responsabilita’. Guardiamo sempre ai politici, ma il cambiamento vero deve venire da noi – dal basso. E la Rete deve esistere pure fuori dalla rete (no pun intended). L’idea della lobby e’ buona, ma le lobby di solito hanno parecchio potere economico. Percio’ noi dovremmo essere piu’ come una non-profit che propone soluzioni innovative, e che abbia il potere di rappresentare gli interessi dei ricercatori precari su tutto il territorio italiano.

    Sono a favore del sistema canadese e statunitense. non e’ perfetto, ma e’ sicuramente migliore di quello italiano, dove siamo tutti alla merce’ del governo. Non so voi che cosa ne pensate.

  55. France ha detto:

    @steppen wolf: sottoscrivo in pieno, e credo quasi tutti in questo blog
    @carlo (con la minuscola): il blocco della ricerca danneggia noi (che non pubblichiamo) e non tocca chi comunque ha il suo stipendio assicurato a fine mese fino alla pensione. E al di fuori dei laboratori nessuno se ne accorge. Il blocco della didattica, è vero, danneggia gli studenti, fa incazzare i professori e i genitori che pagano le tasse. E fa sparare i titoloni “Scioperano i precari: Università nel caos”. Mi spiace per gli studenti, ma tanto che studiano a fà se devono fare la fine nostra?

  56. Coenagrion ha detto:

    Scusate il post lungo da Darwin; non sapevo che era accessibile online. L’ho trovato interessante (ancorche’ un po’ snob). Il mio intento era solo alimentare la discussione.

    Il mio punto di vista, gia’ espresso in questo forum, e’ che non ha senso immettere nuovi ricercatori in un sistema universita’ malato terminale. il sistema deve essere prima ripulito dall’alto. Come fare lo lascio ai politici di professione ed ai grandi esperti accademici. A me -nel mio piccolo- sembra che un passo utile sia mandar via gli improduttivi e gli over 65.

    Alle grandi menti tra loro -e sicuramente ce ne sono- gli si dia un corso a contratto (quei 2000 euri che sono una delle poche entrate per tanti precari….), ad integrare la pensione o vadano a fare i consulenti. Che siano di esempio e guida per gli studenti e non intralcino le scelte dei trentenni-quarantenni (i ‘giovani’; sic), che devono riformare in senso etico la governance dell’universita’.

    Concorsi equi e puliti e valutazione della produttivita’- una ricetta perfetta non c’e’ e se ne puo’ discutere fino allo sfinimento. Tuttavia, contratti a tempo determinato per i dirigenti di alto profilo e vincolare i fondi ai risultati in base ad indicatori di performance, sono incentivi a selezionare i migliori.

    I prof. siedono in parlamento. nessuno di loro votera’ mai contro i loro stessi interessi.
    Pero’ negli anni 90 l’universo sanita’ e’ stato riformato e segnali di cambiamento in meglio per i cittadini sono evidenti. L’universita’ sara’ la prossima riforma?

    per Riserve senesi- ho raccolto il C.Puella; il mercuriale non l’ho mai trovato.

  57. Ricercatore aggregato ha detto:

    Perdonate il pessimismo. Dico una cosa che forse in un blog come questo non si potrebbe dire. Ma ho l’impressione che il degrado dell’università sia un fenomeno inarrestabile. (Dico una banalità) esso è legato al degrado dell’intera società. Fa parte del processo democratico: è l’altro lato della medaglia.
    Forse – qualcuno si chiederà – allora era meglio prima, quando sul serio c’erano i baroni, quelli veri. Credo proprio di sì (è questa la cosa che non si poteva dire). Ma, visto che non si può più tornare indietro, prendiamo atto della situazione. Approfittiamo della situazione (per moltissimi giovani si sono create possibilità prima impensabili), senza farci illusioni di una Riforma che non potrà avvenire.
    Detto questo, che cosa fare?
    1. Smettiamo di lamentarci che fa tutto schifo;
    2. concentriamo tutti i nostri sforzi per piegare a nostro vantaggio la situazione: il sistema è debole e, dunque, vulnerabile;
    3. non abbiamo posti di potere: occupiamoli (nel CUN, in Parlamento, nelle segreterie di partito).

    Noi siamo forti, loro sono deboli. Noi siamo tanti, loro son pochi. Noi siamo giovani, loro sono vecchi. Credetemi, non è difficile: basta solo convincersene.

  58. la capra ha detto:

    France riprende l’idea dello sciopero e dice che non può essere solo uno sciopero della ricerca. Io concordo.

    Bloccare la ricerca nelle facoltà scientifiche implica bloccare il funzionamento dei laboratori ed ha, quindi, una presa immediata.

    Nelle facoltà umanistiche bloccare la ricerca è impossibile. E poi gran parte del nostro precariato è basato sulla delega della funzione didattica. Non è un caso che la RNRP abbia indicato la docenza a contratto come una delle linee principali di lotta

    … se solo ci ricordassimo ogni tanto di guardarci i documenti della rete, se solo ricordassimo in questo blog che non si discute nel vuoto ma nel quadro di una linea politica definita – che si può discutere o rigettare ma non ignorare…

    Allora: lanciamo uno sciopero della didattica e della ricerca per settembre o ottobre, dandoci il tempo di costruirlo tra i nostri colleghi ma anche nell’opinione pubblica. E che sia il primo, chiaro, passo nel rapporto – sicuramente conflittuale – col nuovo governo (qualunque esso sia),

    Gli studenti? abbiamo mille motivi per costruire con loro questo percorso di lotta. La richiesta di servizi, strutture, diritto allo studio, la lotta al 3+2: sono tutti temi che ci trovano concordi. Viviamo le stesse difficoltà. E in fin dei conti siamo noi il volto dell’università per loro più prossimo.

    E poi potremmo tentare di coinvolgere anche i precari degli enti di ricerca. Due, tre giorni di sciopero. Più gestibili sul piano individuale, ma comunque significativi sul piano della visione pubblica.

    Ovviamente sono convinto che anche questa proposta cadrà nel vuoto, nel piacevole e arguto chiacchiericcio dei blog e delle mailing list che ci fa tutti “impegnati”, solidali, attivi. Che pulisce le coscenze e non ci sporca le mani.

  59. carlo (con la minuscola) ha detto:

    quoto Ricercatore aggregato: “Noi siamo giovani, loro sono vecchi”

    Bisogna sbrigarsi allora. Tra un pò non saremo più tanto giovani neanche noi. Io spero in un posto fisso prima di aver perso tutti i capelli 😉

    Sull’occupare i posti in parlamento io sono sempre un pò scettico (o forse cinico). Secondo me, visto come funziona la politica italiana, se un precario va in parlamento ci sono buone probabilità che smetta di fare gli interessi dei precari per occuparsi dei propri.

    Un rappresentante nel CUN invece sarebbe un’ottima cosa.

  60. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Sullo sciopero mi avete convinto. Concordo con France e la capra.

  61. Francesco ha detto:

    Ma arriva o non arriva questa nota di rettifica che consente di bandire fino al 31 Marzo i cofinanziati 2007? Si sa qualche dettaglio in più sulla riunione del CUN dei giorni scorsi?

  62. Lamberto ha detto:

    Sembra che nella risposta alla CdC il ministero abbia rinunciato all’anonimato dei referees.

  63. Colombo da Priverno ha detto:

    Cari ragazzi,

    mi fa piacere che il tarlo dello sciopero che lanciai tempo fa (quando mi resi conto che il sistema non ha rispetto per noi perchè non esistiamo come soggetto collettivo) si stia facendo strada.

    La cosa difficile collettivamente è lanciarlo in modo che faccia clamore. Gli studenti saranno d’accordo, basta spiegare con rispetto.

    La cosa difficile individualmente è spiegarlo ai maestri e dirgli un “NO” ad un’attività che ti propongono (tipo: esami).

    Anche io (come diceva giustamente poco più sù un C/carlo, non ricordo quale) amo il mio maestro più di un padre – o forse di un fratello maggiore – non saprei bene quale dei due, perchè incontrarlo ha trasformato non solo i miei orizzonti culturali, ma proprio di comprensione del mondo.

    Beh, proprio in questi casi – soprattutto quando c’è un maestro che lotta a finaco a noi LEALMENTE e LEGALMENTE giorno per giorno per il nostro meritato riconoscimento scientifico – non dovrebbe essere difficile spiegare le ragioni d’una iniziativa utile che sarebbe, se riuscissimo a farla, la prima affermazione corale d’un bisogno di serietà delle istituzioni nei nostri confronti, la prima testimonianza della nostra esistenza “politica” (in senso ampio e trasversale, non partitico, ci siamo capiti: la nostra esistenza nella “poleis”) e del nostro peso.

    Pensiamoci, ragioniamoci sopra. Penso che il problema stia dentro di noi, passi per l’accettazione da parte nostra d’una coscienza collettiva.

    Penso che questo sia un tema più determinante, ora, di quello delle norme sui concorsi: tra poco ci sarà un nuovo governo, e vedremo cosa farà. Non è detto nemmeno che i posti cofinanziati siano persi se non si vara il nuovo regolamento: in caso di necessità, ci vuole così poco a stabilire che si fanno col vecchio, l’abbiamo già visto….

    Più che chiederci quale pioggia scenderà dall’alto, vediamo di chiederci cosa possiamo fare per far sentire il nostro peso.

  64. Untenured academic ha detto:

    il documento diffuso dalla Flc rispecchia lo stato di confusione in cui versa quest’organizzazione nelle rivendicazioni per i ricercatori.

    Mette le mani avanti dicendo che non chiedevano una “sanatoria generalizzata” ma non spiegano perché… dice che non erano proposte “velleitarie” ma non dice perché…

    a quando un documento di seria riflessione critica sul futuro della ricerca in Italia da parte del sindacato? senza mezzi termini e giustificazioni di sorta? un documento che sappia disegnare una prospettiva di azione e di dibattito e contribuisca a uscire dal pantano attuale?

  65. Colombo da Priverno ha detto:

    Nessun sindacato può creare un documento che non sia generico e sfuocato, e che sia fondato – piuttosto che sul consueto stile rivendicativo e mercanteggiante – su linee guida per uscire dal pantano.

  66. Colombo da Priverno ha detto:

    caro Lamberto,

    dicci qualcosa di più!

    Hai letto il testo della risposta del Ministero?

  67. Nicola ha detto:

    Possibile che nessuno abbia il testo della risposta del Ministro alla CdC?
    Si trafuga di tutto in questo paese, persino dai Tribunali….non sarà impossibile raggiungere qualcuno che perlomeno ha letto questa lettera. Per la teoria dei 6 gradi di separazione non dovrebbe essere una così difficile soprattutto per i colleghi romani.

  68. eddy ha detto:

    Berlusconi se vuole far abbassare le tasse e avere piu soldi inveece di bloccare la ricerca ,perche e’ ovvio che se si parla di blocco ci sara per tutta la P.A. compresa universita ed enti di ricerca, facesse pagare a tutti le tasse ,a cominciare da lui..Con una evasione di quasi200 miliardi di euro l’anno avoia ad abbassare le tasse, togliere l’ici ecc. Invece con i soldi pubblici si abbassano le tasse comprese quelle dei ricchi come lui. Che schifezza……..La minestra e’ sempre la stessa dell’ultima sua legislatura. Vergogna

  69. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Avete letto questo? Non solo investiamo pochi soldi in istruzione e ricerca… ce li fregano pure.

    Rubati 13 milioni di euro al ministero della Pubblica Istruzione.
    http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_11/furto_ministero_istruzione_ac3cbeea-ef31-11dc-872b-0003ba99c667.shtml

  70. gianni ha detto:

    ricercatori site tutti raccomandati vergogna

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