Come va cari ric pre? Cosa pensate?

Dopo la sonora sconfitta della sinistra e del Partito democratico si aprono scenari politici diversi.

Si discute su chi sarà il nuovo ministro della ricerca….circola il nome di Formigoni oppure di Valditara.

Cosa pensano i ricercatori precari delle elezioni?

Cosa pensano dei possibili candidati al MIUR o delle possibili strategie del Governo Berlusconi che potrebbero riguardarci (Blocco del Turnover, blocco dei concorsi nella Pubblica Amministrazione)?

Una cosa è certa ….alla “sinistra” non rimane che l’opposizione al di fuori del parlamento, quella opposizione che noi conosciamo bene per averla esercitata, inascoltati, da anni.

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81 Responses to Come va cari ric pre? Cosa pensate?

  1. Marco ha detto:

    Penso che la sinistra e il PD se la siano ampiamente meritata. Io e i miei colleghi, ex elettori di sinistra, avevamo promesso di non votarli, e così è stato. E francamente non mi spiace nemmeno che siano spariti dal Parlamento: l’incapacità di aver perduto un’occasione storica è stata giustamente punita. Quanto ai Modica, ecc…spero solo che tornino a far danni solo nelle aule universitarie.
    Il centrodestra sarà peggio ? Boh, si vedrà. Francamente, considerati i disastri dei mesi precedenti, non rimpiangerò in nessun caso la mia scelta.

    Bye bye Mussi, bye bye Tocci, Modica, ecc.

  2. Untenured academic ha detto:

    per quanto riguarda l’università e in particolare la questione della ricerca, la sconfitta della Sinistra è la sconfitta di una linea politica vecchia (“anni 80”) e impresentabile, tutta incentrata sulla parola d’ordine della stabilizzazione dei ricercatori precari.

    Sono stati gli unici a sostenere la stabilizzazione dei ricercatori precari sulla base dell’anzianità contrattuale (quindi solo di una parte dei precari della ricerca) dimenticandosi o fingendo di non vedere che la ricerca è un’occupazione che va valutata in base alla qualità del lavoro e alle capacità dimostrate.

    Non si sono accorti che siamo in uno scenario di globalizzazione e che quindi era impossibile poter tornare alla vecchia università degli anni 80.

    Abbiamo sentito troppe volte rappresentanti della Sinistra Arcobaleno in televisione (l’unico luogo che frequentano) irridere i valori del merito e delle capacità, accampando motivazioni ideologiche superate (ricordo in una trasmissione di qualche tempo fa Rina Gagliardi di Rif).

    Non si può essere così arretrati su questioni cruciali come la ricerca! Certe posizioni si pagano di fronte agli elettori.

  3. stonedresearcher ha detto:

    Scusa untenured ma la stabilizzazione dei precari della ricerca universitaria non l’ hanno voluta né la SA né il PD!

    Hanno stabilizzato alcuni ric prec degli enti e alcuni precari della PA, MA NON i PRECARI DELLA RICERCA UNIVERSITARIA!

  4. Untenured academic ha detto:

    stoned, non so che elezioni e programmi elettorali hai visto..

    e continui imperterrito a difendere una posizione fallimentare.

  5. stoned ha detto:

    Non si tratta di programmi elettorali…che non contano nulla.

    Ti posso fare il resoconto degli ultimi due anni e non è mai stato in agenda del governo Prodi la stabilizzazione dei precari della ricerca universitaria.

    Alcuni ricercatori precari avevano proposto la stabilizzazione dei curricula e anche in merito a questa proposta non c’era consenso neanche fra i ricercatori precari.

    Questo è quanto avvenuto…

    i programmi politici dell’ultimo mese erano solo uno specchietto per le allodole e di allodole in giro ce ne sono state poche.

  6. Untenured academic ha detto:

    ma la stabilizzazione dei curricola e del merito è stata proposta come un surrogato opportunistico della più convenzionale stabilizzazione contrattuale e per questo è diventata poco credibile.

    Il fallimento della Sinistra Arcobaleno, che più esplicitamente aveva sposato le posizioni della Rnrp, invita a ripensare anche la linea della Rnrp stessa e a riflettere sui limiti e gli errori del passato.

    L’università è un mondo sociale molto diverso dagli enti di ricerca, non puoi paragonarli. E poi comunque è uno scandalo che in Italia al Cnr si possa accedere solo per stabilizzazione, mentre al Cnrs o al Planck Institute c’è un reclutamento meritocratico e competitivo (e gli italiani infatti trovano spesso rifugio lì!).

  7. stoned ha detto:

    Ti dirò di più io credo (personalmente) che la stabilizzazione dei curricula, insieme con un abbassamento a 65 anni dell’età di pensionamento degli strutturati e con un programma di assunzione annuale dei giovani dottori di ricerca per selezione dei curricula o concorso veloce e trasparente sarebbe una giusta soluzione al problema del precariato della ricerca al fine di ridare una statura dignitosa alla ricerca e all’insegnamento universitario.

    La destra non seguirà queste indicazioni e la sinistra non le ha seguite.

    Ora il rischio è una stagnazione della situazione con politiche di blocco dei concorsi e sciagurate politiche di taglio alla ricerca e investimenti nelle Università private.

    Comunque in linea teorica non ritengo Valditara peggiore di Mussi, ma penso che Valditara non sarà la prima scelta…il rischio è che sceglieranno per l’Università un difensore delle università private e cattoliche come ….Formigoni.

    Discutiamo di questo….

  8. stoned ha detto:

    La Sinistra Arcobaleno non ha MAI SPOSATO LE POSIZIONI RNRP solo nell’ultimo mese l’iniziativa unica e “velleitaria” di De Nardis può aver indotto a far pensare ad una vicinanza fra ricercatori precari e SA.

    NON E’ COSI’!

    Mussi, Modica, Tocci, Tessitore non sono riusciti ad attuare nessuna politica in favore dei ricercatori precari e al contempo hanno rifiutato tutte le possibili politiche di stabilizzazione dei curricula dell’insegnamento e della ricerca universitaria!

  9. Untenured academic ha detto:

    Formigoni rafforzerà le università del nord, soprattutto quelle “competitive”, Politecnici di MI e TO, Bocconi, Castellanza etc. darà un pò di concorsi agli strutturati, per creare consenso e forse realizzerà in maniera definitiva la legge Moratti di abolizione del ruolo di ricercatori, come accade già in Germania, un altro contesto tardo-feduale come l’Italia (meno il clientelismo familistico).

  10. Untenured academic ha detto:

    il velleitarismo di De Nardis era lo specchio dell’incosistenza assoluta della Sinistra Arcobaleno. Era così in tutti i settori, non solo l’università.

    E comunque pur nel velleitarismo la posizione elettorale di SinArc era quella di stabilizzare i precari in base all’anzianità contrattuale. Una posizione demagogica ma improponibile al tempo stesso.

  11. Lilly ha detto:

    Cari colleghi,
    evidentemente penso che la vittoria della destra sia assolutamente disastrosa per la già drammatica situazione nella quale versa l’Università italiana. Chiunque affermi il contario non ricorda forse come la Moratti aboliva di fatto i sacrifici di un’intero curriculum fatto di dottorato, assegni di ricerca, pubblicazioni etc permettendo anche ai semplici laureati privi di alcun titolo di partecipare al concorso per professore universitario e ricercatore, facendo diventare quest’ultimo un precario a vita tramite l’eliminazione della figura del ricercatore con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
    Inoltre è stato più volte ribadito in campagna elettorale che per ogni otto elementi che vanno in pensione nella pubblica amministrazione solamente una nuova assunzione verrà attuata e non vedo perchè l’Università debba essere esente dai tagli che investiranno tutti i settori.
    Mi preoccupo, quindi, che con la finanziaria dell’anno prossimo verranno completamente bloccati i concorsi per noi universitari e non solo per noi.
    Che voi sappiate vi è la remota possibilità che i due concorsi che dovevano svolgersi con le nuove modalità di assunzione nel corso del 2008 vengano attuati o sono stati definitivamente respinti dalla corte dei conti e seppiliti dalla nuova maggioranza?
    Grazie per le eventuali informazioni che mi vorrete dare.

  12. stoned ha detto:

    Cara Lilly

    purtroppo in Italia i concorsi da professore o ricercatore sono sempre stati liberi e i titoli di dottore di ricerca et al. “dovrebbero” solo dare maggior punteggio.

    La commissione non ha mai avuto obblighi verso i dottori di ricerca prima della legge Berlinguer davano 10 punti ai dottori ma comunque le commissioni erano “sovrane” per gli altri punti da assegnare. Con la legge Berlunguer neppure i 10 punti obbligatori.

    La sinstra o la destra non hanno mai modificato questa situazione.

    Pensa che ho conosciuto ordinari (baroni) senza laurea perché non era necessaria neppure quella!

    L’Italia è un paese feudale! Con feudatari sinistri e destri.

  13. stoned ha detto:

    Aggiungo:

    è vero che la legge moratti elimina i ricercatori nel 2013 ma è anche vero che introduce il criterio della elezione delle commissioni per sorteggio e la valutazione obbligatoria dei periodi di precariato.

    Alla luce di quanto fatto da Mussi….

  14. Bombadillo ha detto:

    Secondo me, il concorso da associato/ordinario ideato dalla Moratti non era male: o, comunque, rappresentava un passo in avanti rispetto agli attuali concorsi. Per altro, oltre alle pubblicazioni, mi pare di ricordare che bisognava considerare quattro cose: dottorato di ricerca (meglio se con borsa); assegno di ricerca et similia; professore a contratto; e direttore di gruppo di ricerca. Non so voi, ma io ne ho 4 su 4. Beninteso, con questo non voglio dire che potrei mai diventare associato (e neppure idoneo) con la legge Moratti – siamo pur sempre in Italia, con qualunque legge -, ma mi pare sempre meglio dei vecchi concorosi con doppia idoneità che ci ha offerto il centrosinistra.
    Passando ad altro, sono davvero molto contento della disfatta della sinistra, se la sono proprio cercata! Quando ancora avevano la possibilità di portare a casa un risultato utile, ovverosia il N.R., invece di fare quadrato intorno a Mussi, si sono messi a fantasticare di d.d.l. che ora non potranno neppure presentare, e che comunque non avrebbero mai potuto far votare. GLI AVEVO PUR AVVISATI CHE SI TRATTAVA DI UNA OCCASIONE STORICA: PER LORO, E NON PER NOI. Ma si vede che non hanno voluto capire, inseguendo la logica dei distinguo all’interno della S.A. (della serie: ma Mussi non è del mio partito), che, chiaramente, gli ha sonoramente puniti.
    Vi prego: uniamoci su di una proposta SENZA COSTI che premi il merito scientifico e presentiamola compatti al prossimo Ministro, chiunque sia.
    Un saluto a tutti.

  15. ecchecemetto ha detto:

    E VAI BERLUSCA.
    ORA SAREMO NELLE TUE MANI.
    DALLA PADELLA ALLA BRACE O VICEVERSA?
    CREDO CHE PEGGIO DI COME E’ ANDATA IN QUESTI ANNI NON SI RIUSCIRA’ AD EGUAGLIARLO.
    CHE NE DITE?

  16. France ha detto:

    Ooooh, allora le elezioni sono andate e il mio sciopero della tastiera e’ finito.
    Come avevo detto precedentemente, e ora lo posso ribadire perche’ non c’e’ piu’ da endorse nessuno, io ho votato PD. Perche’ credo che con SB al governo l’Italia si allontanera’ ancora di piu’ dalla UE e faremo la fine dell’Argentina, nel giro di pochi anni. Delle proposte balzane di entrambe le parti riguardo a noi (precari italiani della ricerca) non me ne’ e’ importato nulla: chiacchiere da baretto, abbiamo gia’ visto nei passati 15 anni destra e sinistra perdere tempo e soldi in una riforma impossibile.
    La soluzione sta nel problema: se vogliamo restare in Italia, smettiamo di essere ricercatori. Se vogliamo smettere di essere precari, andiamocene dall’Italia. Io l’ho fatto due anni fa, e potete scommetere che rimango qui!

  17. Alessio ha detto:

    Ragazzi, evitiamo deliri di megalomania. Pensare che l’esito elettorale (vittoria di S.B.. scomparsa della sinistra, disfatta del P.D., ecc…) sia in qualche modo legata alle vicende universitarie è ridicolo. Ma pensate davvero che l’università interessi a più dell’1-2% dell’elettorato? Le ragioni del voto sono altre. Va bene interrogarsi sulle implicazioni per noi, dire che l’astensione di qualche ric.prec. è stata parte integrante dell’astensione di frange sociali deluse, ma mi fermerei qui. O pensate che l’exploit della lega è stato determinato dall’idea di università della quale è portatrice?

  18. addio ha detto:

    E chi te se …..?

  19. Radical Researcher ha detto:

    cari colleghi

    credo che sia un momento cruciale e che i prossimi anni ci attendano dure battaglie. Di sicuro avremo un interlocutore stabile per i prossimi 5 anni e non un governicchio sempre in procinto di cadere come quello precedente.

    Ricordiamoci che il momento più alto di mobilitazione e lotta nell’università lo si è avuto con la Moratti al governo in un contesto politico simile.

  20. Alessio ha detto:

    Modica non eletto al Senato!!!!!!

  21. ciaociaomodica ha detto:

    La non elezione di Modica è un raggio di luce in questa tenebra.

  22. Paola ha detto:

    Francia o Spagna purché se magna.

  23. Sonia ha detto:

    Chi svolge lavoro in un call center con l’obbligo di osservare un orario, utilizzando strumenti e l’ambiente messi a disposizione dal datore, ha diritto ad un contratto stabile. Lo spiega la Cassazione, confermando una pronuncia della Corte d’appello di Venezia che aveva riconosciuto come subordinato il lavoro di 15 dipendenti di una societa’, la quale, invece, sosteneva che il lavoro svolto da questi fosse di natura autonoma. Per la Suprema Corte (sezione lavoro, sentenza n.9812), “l’elemento decisivo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato dal lavoro autonomo e’ l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell’organizzazione aziendale”. Nel caso di specie, dunque, osservano gli ‘ermellini’, i giudici del merito “hanno ritenuto sussistente la subordinazione per il fatto che erano tenute ad osservare un orario, che dovevano giustificare le assenze, che si avvalevano di attrezzature e materiali forniti dalla societa’ e che si dovevano attenere alle direttive del datore di lavoro”. Tutte queste circostanze, conclude la Cassazione, “sono state ritenute dalla Corte (di merito, ndr) con un apprezzamento in fatto congruamente motivato e non suscettibile di riesame in sede di legittimita’, sintomatiche dello stabile inserimento delle lavoratrici nell’organizzazione aziendale e prova della natura subordinata del rapporto di lavoro”.

  24. Bombadillo ha detto:

    Caro Alessio,
    la S.A. è scomparsa perchè aveva due ministri, che erano pure a capo, rispettivamente, di 2 delle sue 4 componenti, ed hanno fatto entrambi la figura che sappiamo. La vicenda Pecorario era irrecuperabile, quella Mussi, fino alla fine, no.
    Ovviamente, la questione non è il voto dei pochi r.p., ma è l’immagine che dai di te a tutto il Paese, e la tua credibilità politica.
    Due ministri e due fallimenti: come risultato, sei fuori dal Parlamento.
    Due ministri e due successi? Forse avresti preso il 10%.
    Due ministri, un fallimento, ed uno che almeno qualcosa può dire di averla fatta: quel qualcosa te lo giochi bene in campagna elettorale, e , forse, prendi quel punticino in più che ti permette di non scomparire.
    Ma pensiamo al futuro, non tutti, infatti, vogliono andara via dall’Italia; ne tutti possono: dipende molto dalla materia
    …vabbè, mi sa che la cosa migliore è lasciar perdere questa Università. E, credetemi, lo scrivo a malincuore.

  25. Asvero ha detto:

    Chi si definisce ricercatore precario? Dottorandi, Assegnisti, Borsisti, RIcercatori a tempo determinato. Ma analizzando……..
    I dottorandi sono in formazione e gli assegnisti pure. I veri precari sono i Ricercatori a tempo determinato che hanno fatto sia il dottorato che l’assegno di ricerca. Pertanto, il numero dei ricercatori precari è più basso del calcolato dalle statistiche erranti. Per questi si dovrebbero bandire concorsi meritocratici.
    Inoltre, si dovrebbero ridurre a meno di un terzo i posti di dottorato e raddoppiarne lo stipendio. In modo da avere meno persone, più retribuite e più motivate. Bisognerebbe annullare le varie tipologie di contratti (borse post dottorato, assegno, etc) e instaurare soltanto la qualifica di ricercatore a tempo determinato che dovrebbe essere l’unica a consentire anche attività didattica riconosciuta in modo da poterla acquisire come titolo. Ovviamente, anche per questa figura si dovrebbe prevedere una stingente programmazione numerica in base alle risorse, con uno stipendio più alto e decoroso dell’attuale. Inoltre, sia il dottorato che il ricercatore a tempo determinato dovrebbero avere riconosciuti dei punteggi ben spendibili anche in ambiti non universitari (industria, pubblica amministrazione, scuola dell’obbligo, servizio sanitario nazionale etc)
    Questa è la proposta realistica che io faccio alla neoeletta classe politica. In tal modo il periodo di precariato sarebbe breve, meritocratico, retribuito e stringente. Il ricercatore che non ha i numeri, non viene parcheggiato per metà della sua vita lavorativa e ha possibilità, ancora in età giovane, di virare verso altri ambiti lavorativi.
    Dobbiamo guardare in faccia la realtà. L’Italia (come anche altre parti del mondo) è in piena crisi economica. Quando le risorse scarseggiano, lo stato economizza per alcune funzioni non vitali (in questo caso la ricerca e la cultura), certo non può economizzare in servizi, previdenza etc. Puntare dunque alla qualità e non alla quantità, anche se questo risulta impopolare. Si deve comunque fare qualcosa prima che il sistema universitario invecchi troppo e vada allo sbando totale. Spero che qualcuno della neoeletta classe politica legga questo messaggio e ne prenda in qualche modo spunto di riflessione.

  26. vittorio ha detto:

    Ecco, adesso con Formigoni sarà istituita la preghiera obbligatoria prima delle lezioni universitarie e il corso di religione per tutte le lauree. Tutti gli articoli scientifici dovranno citare le teorie del creazionismo e si vincerà il concorso solo se iscritti a CL.
    Vaffanculo a quella nullità dal triplo mento che ha distrutto la sinistra italiana!!

  27. Untenured academic ha detto:

    la figura dell’assegnista è un’anomalia che esiste nell’università fin dagli anni settanta (seppur in un altro quadro legislativo). Nella costituzione materiale dell’università è un gradino quasi obbligato nella “scalata” alla carriera universitaria, nel lungo a volte interminabile limbo tra laurea-dottorato e accesso al ruolo.

    La figura dell’assegnista dovrebbe essere resa marginale ed essere utilizzata solo per reclutare assistenti di ricerca neo-laureati (senza dottorato), che lavorino a progetti di ricerca senza velleità di carriera.

    Per il suo uso comune, attuale, dovrebbe essere sostituita da un ricercatore post-doc a tempo determinato come accade nei paesi europei.

  28. stonedresearcher ha detto:

    Gli assegnisti in formazione?

    Gli assegnisti sono dei ricercatori parasubordinati…un vero e proprio obbrobrio.

    Non c’è differenza fra assegnista, ricercatore TD, ricercatore TI…se non di stipendio e di caducità del contratto

  29. rassegnamoci sull’università statalista…. o come la volete chiamare….

    è fisiologico assomigliare sempre di più agli stati europei…

    vedi da ieri il bipolarismo… domani saranno le università sostanzialmente autonome.

    E’ solo un questione di tempo….
    La differenza stà nell'”inseguire” la tendenza o di “cavalcarla”….

    per tutto il resto c’è il parlamento europeo… dove la sinistra arcobaleno
    sarebbe (a mio avviso) molto attuale.

  30. France ha detto:

    Gente, io parlo per chi ha oggi 30-35 anni: se aspettiamo le riforme, siamo fregati. Se anche SB avesse un qualche interesse a riformare Univ e Ricerca, la riforma ci troverebbe tutti troppo vecchi. Scappate finche’ siete in tempo!!!

  31. Bombadillo ha detto:

    ..gli assegnisti sono in formazione? Andiamo bene!
    Per France: lo ribadisco – pur volendo, e non è detto che tutti vogliano – penso che la possibilità di andar fuori riguardi un numero relativamente piccolo, o comunque minoritario, di materie, e, quindi, di r.p. Per il resto, hai ragione tu.
    A questo punto, penso che la cosa migliore che possa accadere è che si dia il via libera alla l. Moratti per il reclutamento di associati, perchè, se aspettiamo la riforma del concorso da ricercatore, o una qualsiasi altra riforma, quelli che sono in zona 35 non ce la possono fare.
    Il mio consiglio: non ci roviniamo la vita, proviamo a virare fino a quando siamo in tempo.

  32. Untenured academic ha detto:

    per una riforma dei meccanismi di reclutamento ci vuole poco, direi 1 anno anche.

    per una riforma delle istituzioni universitarie (valutazione dei dipartimenti, internazionalizzazione etc.) ci vuole di più, direi almeno 5 anni per vedere gli effetti.

    Il problema è capire se il centro-destra ha la volontà e la capacità istituzionale per fare ciò in maniera intelligente ed efficace.

    Io mi aspetto più interventi destrutturanti “Moratti-style” che combinano spinte autoritarie e spinte neo-liberiste.

    D’altro canto uno come Formigoni – probabile ministro – rappresenta quella cultura lì: vicinanza a Confidustria ma anche a Comunione & Liberazione, nordismo, proclamato efficientismo, sono i tratti caratterizzanti la sua figura.

    Per questo credo che ci attenda una lotta dura. Non solo col governo ma anche con le componenti dell’università più garantite che vorranno capitalizzare il populismo berlusconiano.

  33. disincantoattivo ha detto:

    Bombadillo, leggo sempre volentieri i tuoi interventi. Hai ragione: non roviniamoci la vita, non giochiamo ai dadi tutto su un tavolo solo. Del resto sappiamo le logiche che guidano il sistema, e anche che è un imbuto stretto. E che forse ci vogliono delle doti – non solo intellettuali ma anche caratteriali – e una tenuta psicologica che forse tanti non vogliono ammettere di non avere.
    Cerchiamo di intervenire più che possiamo nelle riforme che ci aspettano, ma impariamo anche a vivere e non solo ad aspettare. E vivere vuol dire anche mettere insieme la colazione con la cena con le nostre mani, anche con lavori che possono centrare poco con la ricerca, se è il caso. E non perdere la passione in quello che facciamo, nei nostri studi, che è l’unica ragione che ci fa stare qui a parlare e lottare.
    Non voglio dire la strada è disarmare o restare ricercatori a vita, pagati con il piatto di minestra del menestrello. Dico di restare radicati nella vita di tutti i giorni, non vivere aspettando Godot.

  34. Colombo da Priverno ha detto:

    Beh, ora posso rifarmi vivo anche io.

    Contenti, gliela abbiamo suonata al centro-sinistra!!!!!

    Mussi non eletto! iu-huuuuu

    Modica non eletto, iu-huuu

    SA sparita, iu-huu

    Berlusconi presidente e Bossi ministro, così la Ghizzoni soffre, ben le sta, iu-hu

    Le Università diventeranno fondazioni Yu-h…

    Soffoco….

  35. Untenured academic ha detto:

    errata corrige

    l’ultimo toto-ministri dà Bondi favorito all’Istruzione.. wow!

  36. paolo ha detto:

    colombo, bentornato.. basta che sei breve e coinciso come ora.

  37. Luigi ha detto:

    Ragazzi, io al momento sono a Londra e sono al secondo anno di dottorato.
    Ho la netta impressione che chi e’ emigrato all’estero, non potra’ piu’ tornare! Questo un po’ mi spaventa.

    Qui i miei colleghi fanno mediamente due, massimo tre post-doc e poi fanno l’application per un posto da lecturer. La mobilita’ e’ incredibilmente elevata e le possibilita’ di ottenere un grant, se sei valido, e’ alta.
    Nel mio ufficio i post doc (a 3 anni dal Ph.D.) hanno una media di 10-12 pubblicazioni a primo nome (che nel mio campo e’ ottimo), in Italia nel mio ex laboratorio, il piu’ bravo ne aveva tre!!!! Non esiste (o quasi) avere il proprio nome tra gli autori se non hai partecipato attivamente al progetto. Siamo sinceri , di ricercatori italiani brillanti ce ne sono tantissimi, ma ce ne sono altrettanti di muli che intasano il sistema e non valgono un fico secco, e tutti sappiamo perche’ sono li’.

    Nei Paesi seri non esistono concorsi sia per fare un Ph.D. che per i post-doc. Il tuo
    CV e’ quello che conta. Anche il processo per diventare Professor e’ molto diverso.
    La tua nazionalita’ e’ relativa, il merito e’ la chiave. Nel mio dipartimento il 50% dei ricercatori e’ straniero.
    Non parliamo poi degli stipendi, dell’ atmosfera (il mio ex prof in italia si sentiva Dio in terra), del fatto che un Ph.D. student non e’pagato per fare il segretario di nessuno, degli stimoli che ricevi continuamente, del network di conoscenze che crei con il tempo e delle collaborazioni che ne scaturiscono.

    L’Italia, oltre che una riforma netta di tutto il sistema, avrebbe bisogno di una cosa ancora piu’ importante: un cambiamento radicale della mentalita’ nazionale, e per questo ci vorranno decenni (se si inizia subito)!

    P.S. Scusate il pessimismo ma la tristezza e’ tanta.

  38. Untenured academic ha detto:

    luigi, l’inghilterra col suo ambiente accademico cosmopolita e meritocratico è lontana anni luce dall’Italia..

    ma non pensare che è stato sempre così. Fino agli anni ’80 la situazione era molto simile a quella italiana attuale: mercato accademico del lavoro bloccato, scarsa valutazione, feudalesimo con alcune sedi garantite (“Oxbridge”). Molti inglesi allora emigravano negli USA. Mancava solo il familismo, quello sì tutto italiano..

    poi venne la Thatcher e introdusse una serie di riforme:

    – RAE, ovvero valutazione quinquiennale dei dipartimenti, e allocazione selettiva delle risorse
    – chiusura di molti dipartimenti paludati
    – ringiovanimento coatto della classe docente.

    In altri campi la Thatcher e il suo neo-liberismo hanno fatto danni, socialmente. Nell’università invece ha intaccato alcuni poteri costituiti e innescato un processo di riforma che è stato proseguito negli anni successvi anche dal Labour blairiano con i risultati che abbiamo sotto gli occhi: attrattività internazionale, mobilità dei ricercatori e docenti, distruzione di ogni residuo feduale, “capitalismo accademico” guidato dallo Stato.

    Sarà il centro-destra italiano capace di far qualcosa del genere?

  39. MS ha detto:

    una tragedia, ancora di più alla luce di quell’emendamento di dicembre che ci ha tagliato via.

  40. France ha detto:

    Luigi: Bravo, cazzarola. Fatti il dottorato in UK e il post doc a Singapore se serve. Se penso al tempo buttato via a fare gli ordini pure per la carta igienica durante il PhD….
    Untenured: occhio che la Tatcher c’entra fino a un certo punto. Negli anni 70 le univ in UK erano gia’ migliori delle nostre, anche se meno ttraenti di quanto non siano oggi.
    @Colombo: per i prossimi 12 anni non c’e’ nulla da fare….

  41. Colombo da Priverno ha detto:

    Si France. La mia strategia del doppio lavoro era buona. Come la tua della ricerca all’estero. La conclusione (amara) è che l’unico atteggiamento vincente verso le istituzioni italiane è la diffidenza che si deve a una matrigna (un po’ leopardiano, questo, a rileggerlo…ma realistico)

  42. Untenured academic ha detto:

    sono d’accordo sullo scetticismo rispetto alla capacità di riforma dell’università da parte del centro-destra.

    D’altro canto in tutti i settori Berlusconi e la sua coalizione non si sono mai mostrati interessati a fare le riforme, anche neo-liberiste. E’ una coalizione conservatrice piuttosto che neo-liberista.

    Però nell’università (come in altri settori della PA) si troveranno a gestire una fase molto delicata, che precede lo “tsunami demografico” che investirà il personale strutturato nel quinquennio 2012-2017.

    E’ fondamentale indirizzare le forze di governo verso una giusta gestione di questa fase, sia mediante il conflitto sia anche attraverso il dialogo. Altrimenti noi saremo fuori per sempre. Non possiamo sottrarci.

  43. Bombadillo ha detto:

    ..quasi quasi dimenticavo. Mi sbaglio, o ci sono ancora “in ballo” i soldi già stanziati in finaziaria, per il reclutamento straordinario di ricercatori?
    Sono vincolati, però, ad un nuovo regolamento che non esiste. E forse questo è un bene, perchè altrimenti anche quelli sarebbero andati ai soliti noti… Chiediamo SUBITO un nuovo regolamento per le risorse già stanziate, che è sempre assai più facile di chiedere nuove risorse (che pure, chiaramente, sarebbero necessarie: anzi, indispensabili). Alla richiesta di nuove risorse, infatti, si può dire di no, ma come si potrebbe giustificare il rifiuto di un nuovo regolamento? Non possono mica dire che voglio continuare a fare i loro comodi.
    Quindi, perchè, chi può, non mette in rete una bozza di regolamento, e poi la discutiamo SUBITO assieme, ed arriviamo ad una proposta condivisa?
    Nel caso che qualcuno accolga la mia richiesta, mi permetto di anticipare che, secondo me, bisognerebbe garantire prevalentemetne due cose: che sia dato più peso ai dati oggettivi, assegnando un punteggio per ogni attività qualificata svolta dal concorrente (a partire, ovviamente, dalle pubblicazioni certificate); e poi che la commissione non sia in conflitto di interessi, anche escludendo completamente i docenti di ogni settore dalle commissioni del proprio, con degli incroci all’interno delle stesse aree, soreteggiati di anno in anno.
    Ad es., se, nel 2008, i prof. di Botanica generale esaminano gli aspiranti ricercatori di biochimica, quelli di biochimica sono esaminati dai prof. di farmacologia, ecc.ecc.
    Mi direte: ma ne capisce uno di Botanica di Biochimica?
    Risposta: sempre più di me, che non ne capisco un tubo. Tuttavia, sono convinto che io sarei un commissario migliore in un concorso – per seguire l’esempio – di Biochimica, di un grande prof. che però deve far vincero Tizio, invece di Caio, a prescindere dal merito. In fondo, che ci vuole? Mi informerei sulla rilevanza delle varie sedi editoriali, e, se uno ha scritto tanto, su sedi prestigiose, lo preferirei ad uno che ha scritto poso, magari “sul giornailino della scuola”. E’ poco, ma sarebbe già un passo in avanti rispetto a quello che può succedere oggi.
    Insomma, secondo me la cosa importante è eliminare il conflitto d’interessi di chi giudica, ma, soprattutto: NON PERDERE IL FINANZIAMENTO STRAORDINARIO!

  44. carlo (con la minuscola) ha detto:

    L’importante e’ che i dati oggettivi siano davvero oggettivi.

    Mi spiego con l’esempio delle pubblicazioni:
    – non ci si puo’ limitare a contarle (o pesarle come fanno adesso). Una sola pubblicazione importante e’ meglio di tante superflue. Ma come si riconosce una pubblicazione importante: ci si puo’ appellare al giudizio di esperti, che non e’ un dato oggettivo ma se gli esperti sono fuori dal circolo baroni, magari stranieri, puo’ essere un metodo valido. Si puo’ guardare il numero di citazioni: questo e’ un dato oggettivo, ma secondo me irrilevante. Gli articoli difficili vengono letti da meno gente e citati da meno persone ancora. Le storielle semidivulgative hanno un sacco di citazioni. Poi chi pubblica 300 articoli tutti uguali, puo’ far salire la quota di citazioni del primo articolo a quota 299 solo con le autocitazioni.
    – la fama della rivista e’ importante, ma non e’ un dato completamente oggettivo; non si puo’ fare affidamento ad esempio solo sull’impact factor, che e’ contestato per varie ragioni che non sto qui a spiegare.

    Anche il fatto che i professori di botanica siano in commissione per biochimica e’ un discorso che non mi convince. Prendiamo biochimica e sostituiamola con FIS/02 (Fisica teorica) o
    MAT/05 (Analisi Matematica). Per valutare la bonta’ della ricerca in campi del genere bisogna essere esperti del settore, c’e’ poco da fare. Anche per gli esami, come fa un commissario a giudicare la preparazione dei candidati in un campo di cui sa poco o nulla?

  45. France ha detto:

    No, fatemi capire: secondo voi SB&co si afretteranno a varare un nuovo regolamento (anzi nuovissimo, dato che quello di Mussi e Modica e’ stato vieppiu’ spernacchiato da ogni possibile istituzione repubblicana) per “salvare” i finanziamenti straordinari? Ma su quale pianeta? Quei soldi, stanziati e non spesi, faranno tanto comodo quando ci sara’ da mettere in fallimento Alitalia, aprire un cantiere per la quarta corsia sulla Milano-Laghi, gettare le fondamenta del primo pilone del Ponte sukllo Stretto, rifinanziare la missione in Iraq, incentivare l’acquisto di decoder per il digitale terrestre, inaugurare (per la decima volta) in pompa magna la variante di valico….

  46. ziki ha detto:

    cari precari, io sono assegnista di ricerca da due anni, ho un dottorato ed una laurea in ingegneria dei materiali in saccoccia, ho 31 anni, come mi devo considerare?
    Precaria O in formazione?
    Se la risposta è in formazione allora penso di non aver capito nulla…non venitemi a dire che solo chi ha un contratto a tempo determinato può essere definito precario (lo so che è così), ma allora avendo davanti a me altri 2 probabili anni di assegno (e ribadisco probabili), quando potrò finalmente entrare nella casta dei precari?

    Meglio cercare i biglietti e fare le valigie…

    Che tristezza

    Ma vi dirò di più, sono stanca morta di lamentarmi e di sentirmi impotente davanti a questo sistema che anzichè stimolare la nascita delle idee non fa altro che bloccarle sul nascere.

    Penso che ancor prima di chiedere la stabilizzazione dei precari dovremmo pretendere una riforma che non si occupi solo di quattrini, ma soprattutto di una riqualifica della ricerca in Italia.

    FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE

    Anche i grandi capi dell’Università con le loro poltrone comode sotto le chiappe si dovrebbero unire a qusto appello

  47. Colombo da Priverno ha detto:

    Cara ingegniera Ziki,
    sei precaria, questo è ovvio, le altre son palle. Perchè l’assegno di ricerca è un contratto in cui sei pagata per partecipare a un progetto di ricerca, e non una borsa per perfezionarti, come ad es. un dottorato.

    Ma il punto è che questa elementare logica potrebbe non interessare a nessuno, come nessuna logica. Il potere non ha bisogno di logica, quando ha i numeri. E questo potere di destra ha fondato già, nei suoi smaglianti 5 anni di governo che non so chi ha il coraggio di rimpiangere, la propria legittimazione sul concetto di MAGGIORANZA: cioè: se ho i numeri, non c’è bisogno che la mia legge sia razionale, logica, persuasiva, utile, o condivisa davvero dal paese. Ho la MAGGIORANZA – moderno sostituto scarale del re “unto da dio”, e perciò quel che faccio e approvo è giusto per definizione. Pravo e crudele, e per definizione sbagliato, è chi si oppone (come la magistratura, ad esempio). E’ un dogma laico dell’infallibilità presidenziale (che vale solo per SB, il quale, naturalmente, era “unto” di maggioranza anche nel periodo dell’ “usurpazione” prodiana fondata sui brogli…)

    Vi rendete conto come siamo ridotti? E pensi davvero, Ziki, che in questa reviviscenza peronista ci sia posto per domande come la tua?

    Aspettiamo che ci venga mandato come Legato Imperiale Formigoni o Bondi, col compito di presiedere allo sfascio della nostra istituzione così come nell’Inghilterra anglicana dei tempi di Enrico VIII c’erano istituzioni (la “Cancelleria delle Aumentazioni”, ad es.) formalmente coniate per la distruzione dei monasteri cattolici e l’incameramento dei loro beni.

    Ziki, non ce ne è più voce da far sentire contro i baroni, lo vuoi capire che hanno perso anche loro?

    Visto che sei ingegnere cerca di sfruttare la tua professione, e le conoscenze acquisite nel PhD, per farti valere nel campo di battaglia della libera professione, dive, se sei brava, puoi fare molto di più TU la differenza.

    Poi se qualcosa arriverà, all’Università, o nella Fondazione Rosa Berlusconi per la Cultura d’Impresa – come si chiamerà tra breve – buon per te, buon per noi. Se diventi una grande professionista che fa i soldoni, forse sarai anche tu considerata “benedetta dal signore” tanto da poter insegnare agli altri come si fa…

  48. Colombo da Priverno ha detto:

    P.S., Ziki, ovviamente, a parte i toni abbattutti del mio intervento, sono del tutto con te dal punto di vista umano ed emotivo, e ti auguro il meglio. Sono anch’io assegnista e dottore di ricerca, e professionista. Anche l’età è poco più della tua.
    E’ che temo davvero che non ce la facciamo più….

  49. ciao Ziki…

    la nostra voce si fà sentire anche qui in questo blog/similforum…

    tu ad esempio sei a favore o contro l’abolizione dei concorsi?

  50. France ha detto:

    E se la smettessimo di iscriverci, ai concorsi?

  51. Colombo da Priverno ha detto:

    Non so, France. Forse era una strategia buona con gli altri, che volevano mantenere l’apparenza di interessarsi alla ricerca davvero.

    Se molliamo questi ci ringraziano…

    Il mio orientamento pubblico per i ricercatori precari come categioria – come forza sociale, sarebbe bello poter dire – è LOTTARE. Il mio “consiglio” a ciascuno, individualmente, è quello di cercare nel mentre anche altre realtà (territoriali o professionali) in cui eventualente riparare, se la lotta va male.

  52. Colombo da Priverno ha detto:

    Rivoluzione,

    e tu sei favorevole o contrario alla natura solo umana o solo divina di gesù cristo? E pensi che l’ostia si transustanzi davvero in carne di cristo, ed il vino in sangue, o che sia solo una metafora? Infine pensi che gli angeli abbiano il pisellino o la patatina? E pensi che il Nuovo Regolamento di Mussi sia o no formalmente entrato in vigore, e da quale data?

    Ormai le questioni che proponi sono scadute come mozzarelle, non lo capisci? PARLIAMO DELLA REALTA!!!!!

  53. Sandra ha detto:

    Qualcuno ha notizie a che punto sono le valutazioni del PRIN 2007? ora che Mussi va via ho il timore che lo facciano saltare….

  54. France ha detto:

    A mio tempo vi feci notare, Colombo e rivoluzione, che parlate lingue diverse ma dite, in fondo le stesse cose. Forse perche’ la situazione e’ cosi’ deprimente da avere, alla fine dei conti, una sola soluzione auspicabile, ed un’altra, diversa, realizzabile.
    E’ auspicabile che il sistema ricerca venga rinnovato, responsabilizzato, valutato periodicamente e finanziato in maniera adeguata e costante. Ma non glie ne frega niente e a nessuno.
    Si puo’ rinnovare, ma sempre senza mandare via gli over 65, senza chiudere Universita’, sedi, istituti, dipartimenti, senza cacciare con ignominia chi non fa un cazzo da decenni?
    Si puo’ responsabilizzare, ma comunque senza far pagare dazio ai singoli e tantomeno alle istituzioni?
    Si puo’ valutare, ma senza che la valutazione incida alla fine sul finanziamento?
    Si puo’ finanziare, ma sempre a costo zero e comuqnue quest’anno si, l’anno prossimo chissa’?
    Prima di volare alto discettando di concorsi meritocratici o di meritocrazia senza concorsi, lo vogliamo ammettere o no che il Re e’ nudo?
    Da questo casino, secondo il mio autorevolissimo parere, se ne esce solo con un terremoto. O i soldi devono sempre andare da noi ai camionisti, e mai viceversa?

  55. caro colombo da priverno,

    la realtà è che quelli che la pensano come te sono stati
    spazzati via dal parlamento.

  56. France ha detto:

    O non e’ che invece quelli che la pensano come Colombo (ma anche come te, e come me) non ci sono mai stati, in parlamento?

  57. Carlo ha detto:

    Cari amici,
    caro France, Colombo, Rivoluzione, carlo e tutti gli altri,
    la situazione in Italia è quella che è, dentro e fuori l’Università. Ci aspetta un periodo molto difficile, ma siamo preparati. La nostra dovra essere una vigilanza critica, molto critica, dell’azione del nuovo Governo; ma, prima di dire che quel che fa è tutto uno schifo, aspettiamo almeno che sia formato e, magari, diamoli una chance.
    (Tanto, sulla Ricerca, sarà difficile fare peggio di quel che ha fatto il centro-sinistra.)

  58. ciccio ha detto:

    Povero Colombo…è patetico
    Fortuna che i nani e le ballerine come lui sono stati spazzati via dal Parlamento, e certe analisi le leggeremo solo in forum poco frequentati come questo.

  59. ziki ha detto:

    Ciao ragazzi!
    alla domanda “sei a favore o contro l’abolizione dei concorsi pubblici?”,
    rispondo favorevole, ma con riserva.
    Nel senso che limiterei il campo alla situazione Universitaria, questo perchè non conosco le altre realtà.

    La mia idea di Riforma, non è legata alla modalità dei concorsi, ma piuttosto alla ristrutturazione dello scheletro dell’Università, vale a dire alle tipologie professionali.
    Per dare spinta alla ricerca, oltre che dei quattrini, c’è bisogno che i ricercatori possano operare in un ambiente privo di tutte queste inibizioni!

    Ad esempio non credo che tutti i ricercatori siano dei potenziali bravi professori.
    Quindi diamo fin dall’inizio una possibilità di scelta: ricerca di base e ricerca applicata ad esempio.
    Inoltre, sarà capitato anche a voi di essere catapultati a fare lezione ad una platea di 50-60 studenti, senza aver avuto un minimo di infarinatura sui metodi di insegnamento. Ecco allora prevediamo per le persone che mirano ad una carriera di inseganmento un percorso di formazione anche in questo settore: ne va della qualità dell’ università e dei professionisti che immette sul mercato

    In Germania ad esempio un ragazzo tra i 30-35 anni è molto probabile che rivesta un ruolo di piena responsabilità all’interno dell’Università, con un suo budget iniziale, e che possa decidere alcune linee di ricerca da seguire oltre a quelle che gli vengono affidate.

    L’assunzione dovrebbe avvenire in maniera diretta, anche a tempo determinato, se opportunamente tutelata,
    Ciò significa presentare il proprio curriculum con la lista delle pubblicazioni, le lettere di raccomandazione, ed infine bisognerebbe presentare una bozza di progetto di ricerca, vale a dire che chi ci assumerà potrà rendersi conto di che cosa ci frulla per la testa.
    A giudicarci sarebbero le persone che nell’eventualità saranno i nostri superiori, magari aggiungiamoci anche qualcuno di esterno..

    In ogni caso, penso che tutti noi ci stiamo in qualche modo facendo abbindolare da questa baggianata tutta italiana del concorso pubblico.

    Basta fare esami a 40 anni! E’ una vergogna!!!!

    Io sono contro il concorso pubblico!!

    Credo che sia sbagliato l’approccio: basta giudicare solo per quello che si è fatto, giudichiamo soprattutto per quello che si farà!

    Che ne pensate?

  60. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Sulla separazione della ricerca dall’insegnamento sono d’accordo. Anche perché già ora ci sono docenti che sono pagati per insegnare ma in pratica fanno solo ricerca (hanno corsi di 1 o 2 alunni, e della durata di poche settimane). Non mi pare giusto che vengano pagati come chi tiene corsi generali, con una platea di un centinaio di studenti e molti più oneri didattici (correzione dei compiti, esami).

    Sull’abolizione del concorso non ho capito esattamente cosa si propone. L’idea di ziki mi sembra buona (in pratica si aboliscono gli esami – scritto e orale – non il concorso vero e proprio). Ma un reclutamento solo in base ai titoli in un paese come l’Italia può essere rischioso (è vero che peggio di come è adesso non può andare). Secondo me l’orale si può tenere, ma che sia ad esempio la simulazione di una lezione (su un argomento assegnato dalla commissione), oppure un seminario sulla ricerca del candidato (anche per valutare la capacità di esposizione).

  61. fulvio ha detto:

    Ragazzi, è imutile girarci intorno: prova scritta e prova orale sono solo a uso e consumo della soggettività delle commissioni. E poi, al di là di questo, credo siano un anacronismo vero e proprio: che senso ha valutare se uno è un buon ricercatore oppure no da una prova scritta ? Stiamo scherzando ?
    Credo che, per il futuro, non si possa prescindere da:

    1) Stabilire la chiamata diretta del ricercatore solo sulla base di curriculum (dottorati, assegni, docenze a contratto, ecc.) e pubblicazioni scientifiche;
    2) comporre le commissioni secondo il criterio dell’estrazione a sorte e della non appartenenza all’ateneo che bandisce.

  62. completamente d’accordo con ziki….

    ma in particolare con la frase:
    “basta giudicare solo per quello che si è fatto,
    giudichiamo soprattutto per quello che si farà!”

    questa è la differenza chiave con i modelli anglosassoni….
    assumere direttamente un ricercatore con i numeri
    per spingere/aumentare la qualità di un laboratorio di ricerca
    responsabilizzando l’individuo, e non come da noi creare uno strutturato
    sulla base di quello che ha fatto per poi farlo sedere in poltrona, di fatto senza
    nessuna responsabilità.

  63. franco ha detto:

    La prova scritta serve per valutare la preparazione generale del candidato su tutta materia del settore disciplinare. I titoli e le pubblicazioni servono per valutare la capacità nella ricerca scientifica svolta.

  64. Forse potrebbe essere utile alla discussione il seguente “Decalogo per l’Università”, a firma dell’On. Gaetano Quagliariello eletto nel PDL:

    Reclutamento
    – Abolire la terza fascia dei ricercatori; stabilire ruoli precari per il post-dottorato che con certezza portino lo studioso e il ricercatore a poter sostenere un concorso per la stabilizzazione in età utile a collocarsi eventualmente altrove sul mercato del lavoro;
    – Ritorno alla libera docenza, responsabilizzando le differenti corporazioni ai loro massimi livelli. Lo stato concede una patente all’insegnamento che rende possibile a chi la consegue di stipulare un contratto con un’università, tra quelle riconosciute dallo Stato.

    Concorrenza
    – Riservare una parte dello stipendio del docente alla libera contrattazione in modo che ad impegni differenti a favore dell’istituzione non corrisponda, come oggi accade, la stessa retribuzione;
    – Perfezionare il meccanismo per graduare i trasferimenti dallo stato a seconda dei risultati conseguiti;
    – Incoraggiare la differenziazione delle competenze didattiche e di ricerca, soprattutto per quel che concerne l’eccellenza, per far sì che università situate a breve distanza non facciano le stesse cose né abbiano la stessa offerta.
    – Incoraggiare la mobilità di docenti e studenti;
    – Predisporre un programma d’aiuto statale per l’eccellenza in campo umanistico: per quelle branche del sapere che più difficilmente trovano finanziamenti sul mercato ma senza le quali una nazione disperde la propria identità e i propri punti d’orientamento.

    Liberalizzazioni
    – Liberalizzazione dei curricula dalla gabbia dei crediti che li ha fin qui imprigionati, salvo l’indicazione ministeriale, per ogni corso di laurea, dei pochi esami realmente obbligatori;
    – Perfezionamento del sistema di borse di studio per i bisognosi meritevoli e l’istituzione di prestiti d’onore;
    – Liberalizzazione delle rette;
    – Interventi per incoraggiare l’arrivo di finanziamenti e investimenti privati, fin qui non al livello di un paese occidentale sviluppato.

  65. France ha detto:

    Interessante. Peccato che parli solo di insegnamento. Che le Universita’ fanno anche ricerca non glie lo hanno ancora detto al PDL?

  66. France ha detto:

    Questo e’ il CV del Quagliariello http://www.luiss.it/docenti/curricula/index.php?cod=510
    Presidente della fondazione Magna Carta (finanziata da Mediaset, Valtur, Finmeccanica, tra gli altri), che si occupa di sfornare idee per le riforme necessarie all’ammodernamento del paese. Insiem con lui c’e’ Brunetta, Boniver, D’Elia, La Loggia, Magdi Allam,LA Malfa, Mantovano, Nania, Roversi Monaco (rettore di Bologna, o mi sbaglio?), Selva, Stanca, Taradash, Vegas. Mi spiego perche’ non accenni alla ricerca: perche’ non ne sanno un cazzo, evidentemente. L’interesse loro e’ quello di non mettere un soldo in piu’ per Univ e ricerca (“stimolare il finanziamento da parte dei privati” AHAHAHAHAHA!), liberalizzare il mercato dei docenti, parificare di fatto univ private pubbliche, aumentare le tasse e lucrare ancora e di piu’ sulla pelle della “classe media” (non fatevi infinocchiare, le borse di studio e i prestiti d’onore sono per i disgraziati sotto i 15000 euro l’anno, gli altri come le pagano rette da 30.000, like in USA?). Ovviamente univ come la Luiss fanno la parte del leone, sfornando umanisti (legge, scienze politiche) ed economisti (che fanno tanto comodo in un paese come l’Italia, dove le chiacchiere contano molto piu’ dei fati, e chi comanda son quelli che fan girare gli sghei). Alla ricerca scientifica, quei rompicoglioni senza Dio, un calcio in culo e se proprio la volete fare (perche’ qualcuno che cura il cancro alla prostata e la pelata del Grande Capo pure ci vorra’) andate al San Raffaele da Don Verze’, e non montatevi troppo la testa con le cellule staminali e l’Evoluzionismo!!
    Non c’e’ salvezza, non c’e’ salvezza….

  67. La capra ha detto:

    come più volte ripetuto, il punto di partenza del prossimo governo sarà l’attuazione della Moratti. Poi la scelta dei sottosegretari ci dirà qualcosina in più sulle competenze messe in campo dal governo (che se il Ministro è Bondi parlare di competenze….).

    Ovviamene il decalogo che ci ha segnalato beniamino è interessante…. non credo di aver mai letto nulla di così ridicolo: una pseudo liberalizzazione in salsa ipercorporativa. Quasi un miracolo ideologico.

    Voglio sperare che questo quagliarello non avrà nulla a che fare con università e ricerca (e con la scuola). E posso solo chiedere a beniamino di darci indicazioni in più nel caso avesse notizie che vanno in senso opposto…

  68. Beniamino Cappelletti Montano ha detto:

    Ovviamente non so molto riguardo il futuro come sottosegretario di G. Quagliariello… fino a qualche settimana fa nemmeno lo avevo mai sentito nominare, fino a quando un collega mi ha fatto notare un suo articolo su “Il Riformista” di cui questo è il link
    http://www.gaetanoquagliariello.it/node/182
    L’articolo è interessante nel senso che per la prima volta da parte di un esponente del Centro-Destra non ho visto la solita aperta ostilità sul Nuovo Regolamento di Mussi-Modica. Inoltre le proposte avanzate nell’articolo mi sono sembrate abbastanza contrastanti con quelle di Valditara (in particolare sull’abolizione dei concorsi).
    Sarà quindi interessante capire se sarà lui oppure. come appare credo più probabile, proprio Valditara ad essere nominato sottosegretario all’Università.
    In ogni caso i due neo-eletti del PDL, Quagliariello e Valditara, di certo si sono incontrati… Infatti in questi giorni sto cercando di capire quali sono le proposte concrete del PDL in materia di Università (che nel programma erano assai fumose), e ho fatto una veloce ricerca su Google, imbattendomi nel link ad un inconto pubblico dal titolo “The day after: Università e Ricerca dopo il disastro Mussi”, tenutosi a Pisa appena prima delle elezioni, a cui hanno partecipato sia Valditara che Quagliariello. In questo incontro è stato delineato ciò che il PDL avrebbe fatto in caso di vittoria elettorale. Vi mando il link su quello che si è detto durante il dibattito: http://www.loccidentale.it/node/15915

  69. La capra Dice:
    > Ovviamene il decalogo che ci ha segnalato beniamino è interessante….non credo di aver
    > mai letto nulla di così ridicolo: una pseudo liberalizzazione in salsa ipercorporativa.
    > Quasi un miracolo ideologico.

    ahaha verissimo…
    anche a me leggendolo è venuta in mente la stessa immagine…
    prova evidente che il PD è un partito mascherato…

  70. un precario indignato ha detto:

    Sandro Bondi: Cenni biografici

    Frequenta le prime scuole a Losanna dove il padre, socialista, è emigrato. Una volta tornato in Italia entra giovanissimo nella Federazione Giovanile Comunista Italiana, della quale diventa presto segretario della Lunigiana. Si laurea in Filosofia presso l’Università di Pisa con una tesi su Leonardo Valazzana, predicatore agostiniano e avversario di Girolamo Savonarola.

    Cattolico democratico, milita nel Partito Comunista Italiano, nelle cui liste viene eletto, nel 1990, sindaco di Fivizzano. Nel 1992 la giunta comunale da lui guidata viene rovesciata dai socialisti locali, in associazione con la Democrazia Cristiana. Già allora gli attivisti lo paragonano scherzosamente ad un “rapanello”: cioè rosso fuori e bianco dentro. In seguito lascia il PCI.

    Successivamente, attraverso lo scultore Pietro Cascella conosce Silvio Berlusconi, di cui diviene segretario e collaboratore. Sandro Bondi diventa consigliere fidato del Cavaliere, tanto da ricevere il compito, in occasione della campagna elettorale del 2001, di coordinare la stesura di Una storia italiana, un libro fotografico sulla vita pubblica e privata di Berlusconi spedito, come mezzo di propaganda elettorale in vista delle successive elezioni, a tutte le famiglie italiane.

    Bondi ricambia la fiducia accordatagli da Berlusconi diventandone negli anni uno dei maggiori sostenitori, esternandogli pubblicamente in più occasioni la propria devozione e fedeltà [1], anche tramite poesie che ha talvolta letto in alcuni programmi televisivi, tanto da essere stato spesso bersaglio di critiche o battute ironiche.

    Nel 2001 è eletto alla Camera dei Deputati nelle liste di Forza Italia nella III circoscrizione (Lombardia 1). Nella campagna elettorale per le elezioni regionali del 2005 si occupa della comunicazione del partito e nello stesso anno viene nominato coordinatore del movimento forzista. Alle elezioni politiche del 2006 riceve un nuovo mandato parlamentare alla Camera, risultando eletto nella circoscrizione XX (Campania 2).

    Nell’estate 2006 pubblica il suo ultimo saggio dal titolo “Laici e credenti: una fede comune”. Nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008 ha partecipato a diversi comizi svolti in molte città d’Italia, toccando anche la città di Lanciano. E proprio nel corso del comizio, svoltosi nel teatro Fenaroli a Lanciano, ha dichiarato di non voler abbandonare, come era stato fatto in passato, Berlusconi solo al governo, lanciano quindi un invito a tutti ad appoggiarlo e a incoraggiarlo.

    MINISTRO!!! QUESTO QUI MINISTRO?! QUELLO DELLE LETTERE AI PARROCI CHE INVITAVANO AL VOTO PER FI A GARANZIA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA?! QUELLO CHE NELLA SUA VITA HA SCRITTO SOLO UN LIBRETTO PUBBLICITARIO AL BERLUSCA E QUALCHE POESIOLA D’ACCATTO?!

  71. Asvero ha detto:

    Sono contento che la affermazione che gli assegnisti sono in formazione abbia stimolato una serie di polemiche atte a dimostrare il contrario: e cioè che gli assegnisti sono dei Veri Precari.

    In realtà la mia affermazione è una vera provocazione, che mette il dito nella piaga dell’ambiguità del sistema. Infatti, si può essere assegnisti subito dopo la laurea, come i dottorandi del resto, con mansioni praticamente identiche.

    E allora, perchè i dottorandi sono in formazione e gli assegnisti no. Dovremmo forse affermare che gli assegnisti dopo un ciclo di dottorato sono precari, mentre quelli dopo la laurea sono in formazione?

    E che dire allora degli assegnisti dell’area biomedica, dopo la specializzazione finalizzata a scopo di ricerca? E che dire dell’obbrobrio che i dottorandi e gli assegnisti possono svolgere attività didattiche e i ricercatori a tempo determinato no? E che dire del fatto che, mentre il dottorato e l’assegno sono titoli per il posto di ricercatore a tempo indeterminato, gli anni di ricercatore a tempo determinato non lo sono affatto.

    Vedete come è ambiguo il sistema. Uno pensa che passando dal dottorato o dall’assegno di ricerca al posto di ricercatore a tempo determinato abbia un upgrade, e, invece, entra pericolosamente in un binario morto di parcheggio a tempo determinato prima di ritrovarsi fuori. Se non si semplifica questa giungla di contratti, finalizzata soltanto a illudere di una carriera nel mondo accademico, il problema dei precari della ricerca non verrà mai risolto. Questa giungla rende quasi impossibile la definizione di ricercatore precario e di conseguenza i provvedimenti del caso, per quanti, allo stato attuale, si definiscono tali.

    Credo che la definizione su cui potremmo trovarci d’accordo è che il ricercatore precario è colui che ha già fatto il dottorato e si trova in una situazione post-dottorato quale assegno, borsa post-dottorato, ricercatore a tempo determinato. Rimangono fuori tutte le borse finalizzate a scopo di ricerca erogate da enti di varia natura, che spesso non conferiscono alcun titolo. Un saggio proponimento sarebbe quello di non accettarle mai (quando possibile).

    Per quanto riguarda il nuovo governo, se volete la mia opinione, credo che si occuperà solo marginalmente di Università e di Ricerca, in quanto tali temi sono lontani dalla forma mentis di questi esponenti. Sono uomini fatti da sè, concreti, fattivi e prammatici che non credono appieno nell’importanza della ricerca. Penso che manterranno una linea conservatrice finalizzata a non urtare gli equilibri universitari esistenti e a muoversi sempre più verso la collaborazione pubblico-privato. Vi ricordo, che prima delle elezioni, gli esponenti dell’attuale governo hanno proposto di ripristinare la duplice idoneità a i concorsi di professore di II fascia in modo da avere il consenso del baronato universitario. Sorprendentemente, il governo Prodi, sentendosi pericolosamente scavalcato, ha messo in atto questa proposta per cui verranno banditi dei concorsi con la doppia idoneità entro giugno 2008. Non so che è peggio dei due.

  72. Colombo da Priverno ha detto:

    Vorrei riallacciarmi al ben argomentato intervento di Ziki, e a quelli che sono seguiti, sul tema della distinzione di funzioni tra ricerca ed insegnamento.

    Vorrei dirvi che lo trovo terrificante, ed errato.

    Nella mia (ormai lunga) esperianza accademica, ho sempre riscontrato che i buoni docenti sono sempre dei buoni ricercatori. E i pessimi docenti sono per prima cosa ricercatori inesistenti, o…dimezzati.

    L’insegnamento disgiunto dalla ricerca si tradurrebbe in un’opera modesta e deprimente di confezionamento didattico delle idee altrui, delle novità altrui. Per contro il ricercatore non potrà trasmettere il proprio pensiero, nè la propria metodologia. Per lui dovrà farlo un altro, il quale parlerà di studi che non ha fatto, esigenze di approfondimento che non ha sentito.

    Personalmente, il livello delle mie lezioni cambia notevolmente se parlo di temi “miei” (su cui, cioè, ho pubblicato, e che conosco, perciò, da ricercatore) o se parlo di temi non miei, che conosco dai lavori altrui solo perchè appartengono alla mia materia, e perciò ne parlo da insegnante.

    Parlare solo per sentito dire. Ecco cosa diventerebbero i docenti-non ricercatori che qualcuno vorrebbe. E poi cosa dovrebbero pubblicare? Descrizioni del lavoro degli altri? articoli di didattica? Non pubblicherebbero nemmeno, alla fine.

    Non può esistere una divisione di questa carriera in due. Pena creare da un lato pomposi insegnanti delle scuole medie, e dall’altro effettivi studiosi muti.

  73. la capra ha detto:

    La separazione tra didattica e ricerca esiste già: gli enti pubblici di ricerca ne sono un esempio.

    La natura dell’università è tenere uniti i due aspetti. Una università che faccia solo didattica finisce per essere una copia sterile della formazione superiore. Una università che faccia solo ricerca sarebbe una copia inutile degli enti di ricerca.

    Semmai il punto è articolare didattica e ricerca in maniera più efficace nell’università e costruire legami più stretti tra università, enti di ricerca e formazione professionale.

    Non si capisce, del resto, perché gli enti di ricerca non possono fare formazione post-laurea o formazione scientifica post-dottorale se non in rapporto con l’università.

    Il nostro è un sistema che vive di separazioni inutili e di una frammentazione irreale, scollegata dai processi reali di produzione e circolazione del sapere.

  74. Untenured academic ha detto:

    la capra

    la frammentazione tra enti e università cui fai giustamente riferimento tu è il frutto della politica clientelare che ha governato il sistema della ricerca e dell’università negli ultimi decenni e che ha impedito a questo Paese di avere una strategia effettiva di sviluppo in questo settore.

  75. ziki ha detto:

    Ciao ragazzi!
    sto apprezzando molto il dibattito che si sta sviluppando.
    Rispondo a Colombo da Priverno sui ricercatori muti ed i professori delle medie:
    la mia idea di differenziazione delle carriere sta nel dividere le opportunità professionali.
    Sono d’accordo che esistano gli enti di ricerca pubblici e privati, la mia esperienza tuttavia, li vede come dei carcinomi in fase di metastasi avanzata…perdonatemi il sarcasmo.

    Credo che anche l’Università, dal canto suo, dovrebbe fare molta più ricerca applicata. Questo significherebbe una maggiore divulgazione della cultura e non uno sterile mutismo.

    Questo potrebbe ad esempio trasformarsi in un rapporto di fiducia tra l’azienda e l’università.
    Ho spesso contatti con aziende, sia da cliente che da “fornitore” e quello che riscontro è:
    -nel caso sia io il cliente, “che bello posso spennare l’università” (pensa il commerciale della ditta in questione)
    -nel caso sia io la ditta: “questi vivono nel mondo delle nuvole”

    E’ anche questo che dovrebbe essere cambiato.

    All’estero, ad esempio, questo accade già.
    Non penso che ciò minerebbe in maniera così critica le fondamenta del grattacielo della conoscienza.

    Se ad esempio un ricercatore non fosse la luce più brillante dell’albero di Natale, allora potrebbe scegliere di fare il tecnico ricercatore.
    Abolirei (se Dio non fosse morto) la figura del tecnico di laboratorio, per quanto ho visto io, è spesso una figura parassitica.

    I Professori non sarebbo costretti a scrivere dispense 12 mesi all’anno, ma avrebbero anzi a disposizione tempo per la loro ricerca, che potrebbe essere fantasiosa e geniale.

  76. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Rispondo sulla separazione di ricerca e didattica.

    Enti di ricerca pubblici che fanno didattica post-laurea esistono. Ad esempio il centro Ennio de Giorgi di Pisa, la SISSA di Trieste, l’ICTP, e molti altri.

    Il motivo per la separazione è duplice. La ricerca se fatta bene assorbe molto tempo (io mi ci dedico 8-10 ore al giorno, non vedo come potrei trovare il tempo per insegnare). L’insegnamento se fatto bene (specialmente se le classi sono numerose e si tratta di studenti alle prime armi) richiede anch’esso moltissimo tempo.

    Il problema si può aggirare, come dice Colombo, se si insegnano cose legate al campo in cui si fa ricerca.
    Questo in alcune materie semplicemente non è possibile.

    Prendiamo fisica ad esempio: gli argomenti che si insegnano in un corso di laurea vanno da temi del 1700 circa (meccanica classica, elettromagnetismo, …) a cose scoperte nella prima metà del ‘900 (relatività, meccanica quantistica, …).

    Non si insegnano temi di punta della ricerca contemporanea (modelli supersimmetrici, stringhe, gravità quantistica, onde gravitazionali, …), per il semplice motivo che una teoria deve essere testata a lungo prima di essere accettata (e quindi insegnata).

    Se la materia che si insegna e quella su cui si fa ricerca hanno intersezione nulla, cade la necessità di tenere unite ricerca e didattica.

  77. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Scusate, lo smile doveva essere una parentesi tonda chiusa. Maledetti emoticons. 😉

  78. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Scusate, lo smile doveva essere una parentesi tonda chiusa. Maledetti emoticons. 😉

  79. Colombo da Priverno ha detto:

    E’ stato per me molto interessante leggere l’intervento di Ziki e di carlo. Mi fa capire che davvero a seconda delle materie esistono università completamente diverse. Faccio riferimento, da un lato, ai rapporti con le imprese, ed al problema della ricerca applicata universitaria, che evidenzia Ziki, dall’altro al tempo necessario a consolidare il prodotto della ricerca (tempo durante il quale non viene insegnata) che evidenzia carlo.

    Io vengo dall’area umanistica, dove veramente un professore, se non fa ricerca, diventa un insegnante delle superiori.

    Quindi, sotto questo punto di vista, comprendo l’esigenza che sottolineavate; d’altronde gli enti di ricerca non si occupano, spesso, di storia medievale o di diritto, ma di nuove tecnologie.

    Ma a questo punto mi sovviene un dubbio. L’Università può essere solo una sotto il profilo della sua disciplina giuridica? I criteri di “scientificità” dell’operato d’un ricercatore di filologia romanza, o di diritto amministrativo, possono essere gli stessi di uno che si occupa di oncologia, o di nonsocosa dei materiali?

  80. ziki ha detto:

    Caro Colombo,
    credo proprio di no.
    Penso sia necessaria una distinzione tra discipline umanistiche e scientifiche.

    Potrebbe essere un buon punto di partenza.

    Voi avete notizie su “Ricerca Finanzia Alitalia”?

    Se fosse così, avremmo il dovere di incazzarci!!!

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