Urgente: per trasmissione televisiva sui Ricercatori Precari

Odeon TV vuole mandare in onda un programma sui problemi dell’Università e vuole centrarlo su di noi. Il programma è in prima serata di sabato. Servono una o due persone per il dibattito in studio e 5 o 6 per interviste on the road nelle quali descrivere le proprie esperienze e le proprie condizioni e questo non per pietire alcunché, ma per dare forza al dibattito in studio. Le riprese on the road sono in stile inchiesta giornalistica e c’è la possibilità del pieno anonimato con viso e voce camuffati. Le riprese in studio saranno o l’8 maggio o il 22 maggio. Le riprese on the road saranno il 29 aprile (ancora da confermare). La scadenza ultima e improrogabile per avere l’organizzazione in mano è domenica 27 aprile. Per darmi la vostra disponibilità potete scrivermi una mail e se mi dite come leggerli, anche fare segnali di fumo… mail personale: luigi@mondovalbo.it Luigi Precario speranzoso che non molla

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28 Responses to Urgente: per trasmissione televisiva sui Ricercatori Precari

  1. ricercatore progressista ha detto:

    attenzione, Odeon TV è di destra! non fatevi fregare. Ovvero inutile e strumentale lamentarsi del vecchio governo, meglio mettere in guardia dai propositi del nuovo e avanzare rivendicazioni.

    Colleghi, non fate il gioco del nemico!

  2. stoned ha detto:

    Per quello che so io è la trasmissione di Sposini.

    Che Sposini è di destra?

    Mi pare sia piuttosto Juventino…

  3. stoned ha detto:

    Ecco la vita di Sposini da wikipedia

    si conferma essere juventino ma non di destra anzi pare che sia andato via dal TG5 proprio perché non allineato alle posizioni di Carlo Rossella (noto rafaniello)

    http://it.wikipedia.org/wiki/Lamberto_Sposini

    la trasmissione sarà sul mondo ell’università e pare le Sosini voglia dare molto risalto al problema dl precariato.

  4. stoned ha detto:

    Ecco la vita di Sposini da wikipedia

    si conferma essere juventino ma non di destra anzi pare che sia andato via dal TG5 proprio perché non allineato alle posizioni di Carlo Rossella (noto rafaniello)

    http://it.wikipedia.org/wiki/Lamberto_Sposini

    la trasmissione sarà sul mondo ell’università e pare le Sposini voglia dare molto risalto al problema dl precariato.

  5. io tifo napoli ... tié ha detto:

    io alla trasmissione di uno juventino non andrei… 😉

    scherzo!! importante partecipare e importantissimo portare proposte oltre che critiche ai vecchi governi.

    Attenzione a non farsi ingabbiare nella solita litanìa della “testimonianza”….

  6. 10annidiprecariato ha detto:

    …ma si! Andiamo a pietire, a far vedere quanta fame abbiamo, come siamo denutriti e depressi. Ma sì… siamo i nuovi malpagati, sfruttati e repressi… Mostraimo i nostri visi pallidi e imploriamo clemenza! Chi sta peggio di noi, chi sta peggio dei ricercatori precari in Italia? Si accettino scommesse, venghino signori venghino… E intanto, fra lacrime e commozione, un giro di nani e ballerine. Solo che stavolta i nani siamo noi… Via col circo delle amenità… Pianti e disperazioni!
    Ragazzi io non vendo la mia dignità!!!
    Mi tengo le mie idee, il mio computer vecchio rattoppato da dieci anni, la mia pagnottella quotidiano e lavoro a testa bassa!
    Non è con la reality-tv, i patemi esternati in diretta, con la falsa commozione del conduttore che risolverò i miei problemi!
    Andate pure signori, io mi tengo stretta la mia DIGNITA’.

  7. Asvero ha detto:

    Sebbene l’iniziativa televisiva potrebbe essere comunque strumentalizzata (audience, motivi politici, etc.) ritengo sinceramente che si debba partecipare, perchè è comunque un’occasione per dare voce ad una classe bistrattata che ha delle rivendicazioni da fare.

    Tuttavia, massima cura dovrebbe essere presa sulle persone che parleranno e su quello che diranno. Io non potendo partecipare personalmete per una serie di motivi posso, se me lo consentite, dare alcuni suggerimenti:
    1) scegliere persone avanti negli anni, pacate, mature, sincere, che non fanno del populismo, insomma dei veri precari, ancora convinti di continuare a fare ricerca
    2) evitare di raccontare episodi aneddotici, succosi, che nel ridicolizzare la classe docente ( e se lo meriterebbe), ridicolizzano l’università e la ricerca tutta, che è una cosa seria.
    3) non partire dal presupposto che il precariato va abolito, perchè non può essere così. Un certo periodo di precarietà (anche 10 anni) esiste in molte parti del mondo. Si deve stressare il concetto della certezza della posizione stabile in base a dei meriti acquisiti negli anni di precariato, che non deve durare oltre un certo limite (p. es dottorato+ assegno di ricerca).
    4) fare un quadro analitico della situazione della ricerca nelle università e negli enti di ricerca che hanno persone con un turnover sempre più elevato e competenze sempre più scadenti a causa della mancanza di una classe “intermedia” di ricercatori stabili
    5) Evitare di proporre rimedi quali “sanatorie o condoni o stabilizzazioni” secondo criteri ampi di anzianità. Il merito deve prevalere sempre e comunque.
    6) Evitare contrapposizioni banali tra baroni e sfruttati perchè non attacca. Chiarire il concetto che il baronato esiste e si rafforza perchè le risorse che lo stato devolve alla ricerca sono scarse, per cui chi è gia dentro è inevitabilmente portato a favorire i propri figli e parenti e non l’allievo meritevole. Per i baroni meglio un estraneo disoccupato che un figlio disoccupato. Se in Italia ci fosse ampia disponibiltà di lavoro in genere il Baronato non esiterebbe, come non esiterebbe l’ingerenza dei poteri politici nelle attribuzioni di incarichi di vario genere nelle pubbliche amministrazioni.
    7) Chiarire che provvedimenti come quello proposto da Mussi, sono in linea di principio orientati verso una meritocrazia oggettiva e incontrovertibile delle assunzioni. Tuttavia, devono essere supportati da adeguate coperture finanziarie e programmazioni a lungo termine.
    8) Chiarire che la fuga dei cervelli, non è quella all’estero che può essere in qualche modo censita, ma quella di chi va via dalla ricerca cambiando mestiere pur rimanendo in Italia.
    8) Un ultimo suggerimento. Presentare persone sobrie che diano l’impressione (e la certezza) che il mondo della ricerca sia serio, responsabile e consapevole pur nella precarietà e che i precari ambiscono, più di ogni altra cosa a farne parte perchè è la loro vita.

  8. Mah…
    io eviterei qulasiasi forma di lamento….

    i precari dovrebbero solo chiedere riforme
    simili a quelle delle altre università internazionali.

    a partire dall’assunzione diretta dei ricercatori
    meritevoli… all’autonomia economica degli atenei.

    Tutto il resto è retorica e come tale rimarrà inascoltata.

  9. Colombo da Priverno ha detto:

    Rivoluzione, mi sa che ha ragione chi dice che alla fine tu ed io la pensiamo allo stesso modo…

  10. @colombo:
    Ti sbagli di grosso….
    tu sei un nostalgico conservatore….
    io voglio fare la rivoluzione 🙂

  11. io inviterei uno degli autori del seguente paper:
    Lo Splendido Isolamento dell’Università Italiana –
    Gagliarducci, Ichino, Peri, Perotti.
    http://www2.dse.unibo.it/ichino/gipp_declino_18.pdf

  12. Bombadillo ha detto:

    …a me l’intervento di Asvero è piaciuto. Solo la questione dei figli mi pare limitativa. Secondo me, infatti, non è prevalentemente una questione di nepotismo, ma spesso di una logica di scambio che può avere i risvolti più diversi; le eventuali contropartite sono davvero molteplici.
    P.S.: io aspetto ancora un intervento di de Nardis, dato che non ne faceva una questione pre-elettorale…
    P.S.S.: come mi è tornato in mente?.. ba, forse per via della questione dei figli d’arte..

  13. France ha detto:

    Ma che maligni…..

  14. la capra ha detto:

    per rivoluzione italia…. io la penso sempre a male e a me ichino mi ricorda ichino. Ma potrei sbagliare.

    Poi non ho letto il file ancora e quindi sospendo il giudizio sui contenuti.

    Mi lascia perplesso l’EUI che è una struttura tutt’altro che meritocratica, profondamente baronale anche se di un baronato peculiare, “europeo”…. sebbene di un livello scientifico spesso molto alto.

  15. @la capra:
    meglio che attivi il giudizio sui contenuti.
    C’è anche il video del loro talk linkato sul mio blog.

  16. Colombo da Priverno ha detto:

    Rivoluzione,

    potresti per cortesia dialogare sulla base dei concetti che esprimo e non sulla base della veste di “nostalgico conservatore” che qualcuno mi ha cucito addosso solo perchè ho a suo tempo sostenuto Mussi, il quale, peraltro, tutto era – nel suo piano per l’università – tranne che un conservatore? Forse un rivoluzionario inconcludente, ma non certo un conservatore!

    Proprio perchè stimo i tuoi interventi, rimango per plesso per questa tua omologazione lessicale e concettuale a modelli argometativi ed espressivi di banale marca berlusconiana, che vogliono etichettare come “comunisti” e “nostalgici” ( e io non sono nè l’uno nè l’altro, perchè la scienza guarda avanti, e non accetta condizionamenti ideologici) tutti coloro che non sono pronti a sposare con entusiasmo la rivoluzione “neocon” che lui afferma di voler portare.

    Per favore! Se poi il tuo discorso è che – a causa dell’etichetta che mi hai appena messo – non vuoi nemmeno dialogare con me dei concetti, allora sei proprio una bell’Avanguardia di quel che si prepara.

    Anche quella delle camice nere veniva chiamata “Rivoluzione”, mio caro. E certo, potresti sempre dirmi che ha fatto meno danni di Mussi. Anzi, mandando a casa (a casa i più fortunati…) i professori ebrei, ha anche “creato-posti-di.lavoroooooooooooooo”.

    W LA RIVOLUZIONEEEEEEEEEE

  17. Colombo da Priverno ha detto:

    solito: la faccina sta per )

  18. @colombo:
    Non ho capito il concetto per cui noi saremmo uguali….

    spiegalo meglio.

  19. Colombo da Priverno ha detto:

    Per Rivoluzioneitalia:

    “Mah…io eviterei qulasiasi forma di lamento….

    i precari dovrebbero solo chiedere riforme
    simili a quelle delle altre università internazionali.

    a partire dall’assunzione diretta dei ricercatori
    meritevoli… all’autonomia economica degli atenei.

    Tutto il resto è retorica e come tale rimarrà inascoltata”

    Potrei sottoscriverlo parola per parola.

    E, più che altro, mi stupisce che questo ti stupisca. Ma certo, io sono il veterocomunista spazzato via dalla storia…Ma quest’etichetta è il modo in cui qualcuno ha strumentalmente cercato di presentarmi, o quello che emerge davvero da quel che scrivo?

    Ora, non ho la pretesa che mi si legga con l’attenzione che meriterebbe un opinionista autorevole…ma almeno con l’attenzione sufficiente a non attribuirmi una concezione che proprio non è mia!

    Ho SEMPRE detto (e ricordo, ad es., che con France si era più volte fatta questa considerazione) che l’ideale sarebbe L’ABOLIZIONE DEI CONCORSI E LE ASSUNZIONI DIRETTE DEI MERITEVOLI, IN UN’OTTICA DI COOPTAZIONE MAESTRI-ALLIEVI.

    Ma la mafia baronale, insorgerebbe qualche anima candida? E’ TUTTA QUESTIONE DI CONTRAPPESI, ANCHE QUESTO L’HO DETTO MILLE VOLTE: LIBERA ASSUNZIONE DEGLI ALLIEVI E LIBERTA’ DI GOVERNO DEGLI ATENEI, MA CONTROBILANCIATA DA UNA RIGOROSA RIPARTIZIONE DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI (per quelli privati ognuno fa per sè) SULLA BASE DEL MERITO, E DELLA PRODUZIONE SCIENTIFICA. Del resto non è negli steccati (di gomma) dei concorsi la soluzione vero l’onestà.

    Questo è quel che ho sempre detto; ogni mio interessamento alla riforma Mussi (che pur sempre un tentativo di rivoluzione era, e che vedevo come uno scossone comunque salutare, anche se non definitivo) aveva la chiara premessa – periodicamente da me ribadita – che la ricetta di fondo era: abolizione dei concorsi ed incentivi economici al merito. Una ricetta, tra l’altro, costruita in chiave del tutto LIBERALE, per cui non so più da dove il mio preteso “comunismo” sia stato desunto (epiteto che peraltro non mi scandalizza affatto, ma semplicemente non è così…).

    Sai cosa è successo? Che a un certo punto, ai tempi della querelle sulla non-visita alla sapienza del prof. Ratzinger (nella sua nuova veste biancorossa da super-sayan), ho espresso posizioni LIBERALI contrarie agli AIUTI DI STATO a questa confessione religiosa, che peraltro li utilizza per dispiegare il proprio potere influenzando il libero gioco democratico proprio di quello stato che la sostenta.

    Qualche anima clericale destinata al paradiso – dal nick sempre diverso, ma era sempre la stessa persona, lo stile di penna si riconosce (agnosco stilum romanae ecclesiae, direbbe Severino Boezio) – non trovò di meglio che delirare di cosacchi, di fontane del Bernini e di cavalli assetati, e da lì nacque la palla del “comunista” da cartolina, che, ovviamante, a quel punto deve essere “vetero” e “nostalgico”, avere i poster di Ernesto Che Guevara in casa, etc. etc., e dire cazzate dure e pure come se la storia non fosse passata sotto i ponti.

    Ma confido nel tuo acume, caro Rivoluzione, e ti ringrazio per avermi chiesto le precisazioni che ti ho volentieri reso. Ringrazio anche France per aver dato attenzione vera alle mie idee, tanto da aver compreso e sottolineato più volte il fatto che esse, in fondo, sono molto più simili alle tue di quanto i battibecchi di superficie lasciassero intendere alle persona superficiali, che anche qui, come in tutti i posti della terra, hanno la loro quota riservata.

  20. No… non basta
    per diventare riformisti all’europea bisogna essere molto chiari e precisi 😉

    spiegaci bene qui… tolte le fioriture varie tu dici:
    “ogni mio interessamento alla riforma Mussi aveva la chiara premessa che la ricetta di fondo era: abolizione dei concorsi ed incentivi economici al merito”

    che intendi per “premessa”?
    le riforme sono riforme e basta .
    le riforme con le premesse non interessano a nessuno…

  21. Colombo da Priverno ha detto:

    Caro Rivoluzione,

    Premesso che (ops…ancora!) il mio obbiettivo non è sostituire la targhetta di “riformista all’europea” a quella di “comunista nostalgico”, ma semplicemente dire come la penso, ora ti spiego.

    La mia ricetta sull’Università si racchiude in tre concetti semplici:

    1) Abolizione dei concorsi e sostituzione con la chiamata diretta da parte della Facoltà, che sostanzialmente ratifica la chiamata proposta dal singolo professore;

    2) Valutazione periodica (tri o quadriennale) da parte d’una agenzia nazionale dei risultati del chiamato (ed assunto fin dapprincipio a tempo indeterminato), con conseguente licenziamento disciplinare in caso di sua prolungata ed ingiustificata improduttività (questo coniuga le garanzie sociali del tempo indeterminato con l’esigenza di produzione scientifica, inoltre riduce il precariato);

    3) Valutazione annuale da parte d’una agenzia nazionale dei risultati scientifici del dipartimento, cui vengono calibrati premi e punizioni pesanti in termini di finanziamento.

    Libertà e responsabilità, insomma.

    Questo è quello che voglio, ma non essendo il Duce, nè il Papa Re, non posso farlo da me. Ho perciò ritenuto, a suo tempo, più pratico (anche se meno coincidente con la mia “ricetta”) vedere quali proposte passava il convento.

    Tra queste proposte mi è sembrato che quello che Mussi stava provando a fare avesse almeno recepito l’aspetto del ricollegare l’apporto del finanziamento ai risultati, e ci fosse anche qualche passo verso l’autonomia, quantomeno d’ateneo. Lo stesso Mussi, d’altronde, più volte PREMETTEVA che anche il suo ideale era quello (visti i contrappesi introdotti) della progressiva abolizione dei concorsi. Ma non si poteva fare di botto, sia per problemi di coordinamento costituzionale (meno pressanti di quanto spesso si è detto, in realtà), sia perchè abolirli senza mandare a regime i contrappesi significava autorizzare il nepotismo più spinto (e questo è indiscutibile).

    Concludendo. Per me il percorso di Mussi era il primo passo, in itinere, di qualcosa che avrebbe dovuto poi portare, a regime, all’eliminazione dei concorsi e all’autonomia, cioè a qualcosa di simile al mio pensiero.

    Venendo a oggi, che Mussi sta facendo le valige per tornare a casa, torno – non avendo ancora nuovi progetti concreti da esaminare, e di cui, al limite, accontentarmi – ad esporre la mia idea di fondo. Che è quella che ho riassunto nei tre punti sopra.

    Tutto qui. Non capisco, per il resto, il tuo tranciante “decisionismo” (tutto verbale, perchè in realtà tu, come me e tutti noi, non decidi nè rivoluzioni un cazzo) riformista: le riforme si fanno senza tranciare un bel niente, ma anzi unendo maggioranze ampie, mediando, limando, non irrigidendo dentro etichette, come mi sembra che fai tu, le idee proprie e quelle altrui.

    O forse che ti eri autoincaricato della crociata di smascherare che “tolte le fioriture” sono solo un “comunista nostalgico”? Ed allora: soddisfatto o deluso?

    A disposizione per ulteriori chiarimenti, invio cordiali saluti.

    Colombo da Priverno

  22. Colombo da Priverno ha detto:

    faccina =)

  23. deluso caro….

    chiaro che il singolo ne decide ne rivoluziona nulla…
    ed è proprio per questo che non dovrebbe aspettare e
    “vedere quali proposte passava il convento”.

    Le rivoluzioni hanno di sicuro una discontinuità col passato
    e si formano culturalmente nella testa delle persone…
    La politica (soprattutto quella italiana) è lontanissima da questo fenomeno.

    Tu invece sembri esserne ancora attaccato….
    quindi ipoteticamente nostalgico.

    PS:
    come si fa a credere a (MUSSI) uno che dice:
    vi PROMETTO che è anche il MIO IDEALE…. abolire concorsi.
    come si fà a credere ad una doppia incertezza?
    alla promessa di un ideale… ovvero il niente del niente.

  24. Colombo da Priverno ha detto:

    Vabbè…

    giudicheranno i lettori (ai quali abbiamo propinato, a rileggerla, una tenzone niente male) a quali stereotipi sono attaccato io, a quali tu.

    Chi ha parlato e riparlato di discontinuità astrattissime, e chi ha cercato (forse illuso, puoi aver ragione) di credere in una breccia di discontinuità reale.

    Sei in gamba a discutere, ma il tuo modello da “eroe dei due mondi” della tastiera non mi convince molto.

    Il fatto che tu sia deluso, poi è ovvio. Delle etichette ne hai proprio bisogno…

  25. carlo ha detto:

    Io sono d’accordo con 10annidiprecariato.

    Soprattutto, parlare con viso e voce camuffati mi sembra una buffonata. Non siamo mica mafiosi pentiti.

    Colombo, rivoluzioneitalia ha un blog. Se devi sfidarlo a singolar tenzone puoi farlo sul suo blog (io porto le pistole 😉 ).

  26. France ha detto:

    Vabbe’, non vi ammazzate, dai. Massimalisti e riformisti, alla fine (aridaglie) siete sempre li’: senza concorsi sarebbe meglio.

  27. Cheap Motorcycles ha detto:

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