Ricercatori a tempo determinato a Messina…

L’università di Messina ha istituito la figura del ricercatore a tempo determinato.

I bandi sono d’Ateneo, in funzione della programmazione scientifica, e sono aperti solo ai possessori del dottorato di ricerca. L’attivazione di questi contratti non “pesa” sul computo del 90% degli FFOO e il contratto costituisce un titolo da valutarsi obbligatoriamente nei concorsi da ricercatore a tempo indeterminato.

E’ difficile fare una compiuta valutazione di merito dell’iniziativa, ma è certamente uno spunto utile di discussione.

Ecco il regolamento. Speriamo a breve di poter pubblicare anche una più precisa analisi.

Continua per leggere il comunicato stampa dell’ateneo:

Comunicato Stampa

“Nuova importante tappa per la valorizzazione del merito. Il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Messina hanno deciso l’istituzione della figura del ricercatore a tempo determinato per la durata da uno a tre anni rinnovabile fino ad un massimo di sei.

I candidati dovranno essere in possesso del titolo di Dottore di Ricerca e, per la Facoltà di Medicina e Chirurgia, del Diploma di Specializzazione, e devono comprovare elevata qualificazione scientifica I loro assegni non gravano sul 90% del Fondo di Finanziamento Ordinario e, pertanto, a fronte del significativo contributo all’offerta formativa, carente in alcuni settori strategici, e allo sviluppo scientifico, non alterano i parametri ministeriali considerati virtuosi per i bilanci degli Atenei.

Le procedure daranno ulteriori risposte concrete (200 i posti già banditi a tempo indeterminato) alle aspettative dei dottori e assegnisti di ricerca evitando la deprecabile fuga di cervelli dal nostro territorio. Inoltre, la legge sancisce che l’attività svolta con questa tipologia di rapporto costituisce “titolo preferenziale da valutare obbligatoriamente nei concorsi a tempo indeterminato”.

I posti verranno assegnati dal Senato Accademico ai settori scientifico-disciplinari sulla base delle linee di programmazione strategica al fine di migliorare gli indicatori valutati a livello ministeriale. Criteri oggettivi sono quelli già varati e pronti ad essere promulgati, quali la coerenza didattica e la valutazione ponderata della ricerca scientifica degli specifici settori. La garanzia nella individuazione dei giovani talenti discenderà non solo dalla pubblicità degli atti ma anche dalla valutazione preliminare dei curricula da parte di un referee di riconosciuto prestigio internazionale che opererà una preselezione e valutazione dei migliori curricula prima del giudizio da parte della Commissione designata. Questa giudicherà il candidato anche in virtù delle competenze accertate in un seminario pubblico incentrato sulle sue ricerche, al quale verranno espressamente invitati tutti i docenti dello stesso settore e di settori affini.

Il posto viene assegnato dal Senato Accademico non solo al settore scientificodisciplinare, ma anche alla Sezione di Dipartimento (nel caso della Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Unità Operativa Complessa) e al Corso di Laurea. Questo ruolo del Senato Accademico, pur non togliendo peso alle capacità propositive delle Facoltà, riconsegna all’organo di governo la responsabilità piena della programmazione dello sviluppo didattico e scientifico dell’Ateneo, rendendolo ancor più garante della qualità del reclutamento”.

Infine, vi segnaliamo il link ad un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud:

http://rstampa.miur.it/bin/tiffpilot.exe?FN=D:\Eco\Img\HWD\HWDA5P?.TIF&MF=1&SV=Rassegna Stampa&PD=1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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17 Responses to Ricercatori a tempo determinato a Messina…

  1. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Scusate ma non esisteva già la figura del ricercatore TD?

    E comunque l’istituzione di nuove figure del mondo accademico non dovrebbe spettare al ministero della pubblica istruzione?

  2. la capra ha detto:

    Si la figura esisteva già. Per le info legislative e regolamentari rimando al wiki dove c’è un intera sezione su questo:

    http://ricercatoriprecari.wetpaint.com/page/Ricercatore+TD+-+universit%C3%A0

    oltre che alcune proposte di regolamento stilate da alcuni nodi della rete:
    http://ricercatoriprecari.wetpaint.com/page/RNRP+Pisa+-+una+proposta+sul+Tempo+Determinato

    Ma non tutte le università hanno regolamenti che ne recepiscono la figura.

    Quello che hanno fatto a Messina, se non ho capito male, è un regolamento per la stipula di questi contratti che mi pare funzioni secondo un meccanismo simile alle borse di post-dottorato bandite dagli atenei…. quindi con fondi d’Ateneo e non dipartimentali.

  3. Colombo da Priverno ha detto:

    La figura del Ricercatore a tempo determinato con contratto rinnovabile fino a 6 anni è contenuta – a livello normativo – nella legge Moratti, che sostituisce con questa la figura del ricercatore, per la quale non potranno più bandirsi concorsi oltre il 2013.

    Come correttamente detto da La Capra, non si è trattato d’altro che del varo del regolamento d’ateneo per questa figura. Regolamento che in alcune facoltà c’era già (con relativi Ricercatori TD già assunti), e in molte altre non c’è ancora.

    Sostanzialmente il Ricercatore TD è l’emblema della precarizzazione istituzionalizzata del ruolo di ricercatore, secondo la Legge Moratti.
    E’ la figura precaria, inoltre, nella quale dovranno confluire tutte le altre figure (assegnisti etc.) che oggi popolano il mondo precario. La figura precaria dalla quale bisognerà – nei 6 anni di tempo – direttamente spiccare il volo verso l’associazione.

    Non mi sembra che ci sia nulla di “politico” o eclatante in questa notizia, se non un fatto: la constatazione che progressivamente il mondo accademico sta cominciando a rivolgersi – preso atto che i posti di ricercatore di ruolo sono pochissimi rispetto alle esigenze di ricerca, e che si otterranno sempre più col contagocce, fono all’estinzione fra qualche anno – verso le figure precarie non come una via d’emergenza ma come una via ordinaria.

    In altre facoltà, ad es. m’è giunta notizia che siano stati in questi giorni eliminati i limiti d’età per l’accesso agli assegni di ricerca istituzionali (quelli che durano fino ad 8 anni se il dottorato l’avevi fatto senza borsa), e per il loro rinnovo. Altro modo di istituzionalizzare la “fase” precaria come accesso alla carriera accademica, svincolandola dall’idea originaria del “giovane” ricercatore, precario in via eccezionale e per poco tempo.

    Tuti segni di una precarizzazione di sempre più lunga data, e d’una presa d’atto ormai ineluttabile che quello è il portone (o la forca caudina) d’accesso alla carriera universitaria.

    La nota positiva (il premio di consolazione, diciamo) è che veramente, se tutte le figure precarie confluissero in “Ricercatore t.d.”, almeno potremmo dare un nome al nostro lavoro (“cosa fai nella vita?” “sono ricercatore all’università”), che finora non ha avuto nemmeno quella dignità, rimanendo umiliato nell’emblematizzazione del tipo di sussidio pietosamente ricevuto, e non del lavoro svolto (“che lavoro fai?” “sono assegnista”…cioè? sono un tifoso dell’assegno? W l’assegno?…perchè non chiamare, allora, i professori “stipendisti”?)

    Staremo a vedere. Può anche essere una linea di tendenza dai risvolti positivi, se poi si farà in modo di rendere costante e certo (ad es. con cadenza annuale, come prevedeva la Moratti) l’accesso all’associazione.

    Io del governo che sta per insediarsi non mi fido, lo sanno tutti. Ma non si sa mai che, nello specifico, non faccia qualche provvedimenti utile. Almeno la nuova ministra (Stella Gelimini, avvocato, 34 anni) ha l’età nostra…

  4. Asvero ha detto:

    I ricercatori a tempo determinato dell’ateneo di Messina, non sono come quelli vigenti già in altri atenei, che sono a tempo determinato con contratto di lavoro subordinato, che gravano su fondi dipartimentali e con compiti di ricerca ed esclusione di attività didattiche e rinnovabili soltanto per un massimo di 4 anni. Inoltre, il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato dell’ateneo Messinese somiglia al tipo proposto dell’ex Ministro Mussi per promuovere l’eccellenza e mai entrato in vigore (pre-valutazione da esperti internazionali, seminario pubblico sulle proprie ricerche).

    Personalmente prendo la notizia con un certo sgomento. Si continua a d accrescere la complessità e il numero delle figure precarie dell’Università. Si comincia a profilare la terrificante trafila: 1) Dottorato e/o specializzazione ( 4 anni) ; 2) Borsa Post-Dottorato e/o Assegno di Ricerca (4 anni): 3) Ricercatore a tempo determinato su fondi dipartimentali (4 anni); 4) Ricercatore a tempo determinato su fondi d’Ateneo (6 anni). Totale 18 anni; se uno si laurea in media a 24-25 anni, sarà pronto per un posto di ricercatore a tempo indeterminato a 42 anni. E se non c’è il badget? Cosa fa un individuo a 42 anni? Cambia mestiere o va in pensione?

    Penso che questa nuova di figura a tempo determinato sia valida, nel momento in cui si sostituisce a quelle esistenti perchè inserisce due elementi: 1) Valutazione più obiettiva e meritocratica; 2) Programmazione più stringente per l’ateneo, per cercare di minimizzare le carriere a binario morto, ma che seguono le esigenze della programmazione d’ateneo. Speriamo che si ponga fine alla progressiva parcellizzazione delle figure di precariato e si faccia finalmente ordine in questa giungla finalizzata soltanto allo sfruttamento e responsabile della progressiva demotivazione e disinteresse dei più giovani nei confronti della ricerca. Chi sarebbe tanto pazzo da intraprendere una carriera che al massimo, dopo i 40 anni, e in modo ancora precario e intermittente, non riesce a garantire più di 1500 euro al mese?

  5. Colombo da Priverno ha detto:

    Asvero,

    sono d’accordo con la tua analisi, in linea generale. Sia quanto ai rischi che quanto ai possibili risvolti positivi che possano derivarne.

    Piuttosto, mi colpisce molto – e dovrebbe colpire tutti – una tua domanda: “E se non c’è il badget? Cosa fa un individuo a 42 anni? Cambia mestiere o va in pensione?”.

    Non penso, caro Asvero, che a nessuna delle forze politiche rimaste in parlamento – nemmeno all’opposizione – purtroppo gliene freghi una beata mazza.

    Quello, vedi, era il discorso dei diritti dei lavoratori in quanto tali, in quanto persone meritevoli di realizzare, tramite il lavoro, un’esistenza libera e dignitosa, e non in quanto e finchè “utili” a qualcuno, che sia un ottocentesco padrone dai bei pantaloni bianchi o l’attuale sistema irresponsabilmente acefalo.

    Ma quali forze, dell’arco parlamentare che domani s’insedia, potrebbero interessarsi davvero a questo?

    O forse è meglio non tirar fuori questi discorsi noiosi, meglio che io la smetta di dire vecchie cose trite e polverose che agli occhi ri-educati dei più apparirebbero come stracci di bandiera rossa, mentre sono solo laiche enunciazioni di diritti civili contenuti nella costituzione repubblicana.

    La tua è una domanda normale, Asvero, ma lo spostamento a destra di tutto l’asse della discussione politica che Silvio Berluisconi è riuscito a fare, e che il PD ha seguito come un cane, la fa sembrare una domanda pericolosamente comunista….

    Mi fa piacere, però, che, attraverso qualche domanda, il problema vien fuori, e qualcuno comincia a percepire l’orrore umano che potrebbe celarsi dietro la smagliante e dinamica facciata di chi non ha in conto le vite di ciascun lavoratore in quanto titolare di diritti.

    Sono certo che Bobo Maroni troverà una risposta, chiedete a lui con fiducia.

  6. colombo wrote:
    >“E se non c’è il badget? Cosa fa un individuo a 42 anni? Cambia
    >mestiere o va in pensione?”.

    Ti sei dimenticato di una terza scelta…. cambiare ateneo.
    Magari facendo il tutto in un mese di “contrattazione” e per assunzione diretta….
    contrariamente al modello attuale in cui c’è bisogno di un anno
    di attesa per la sola partecipazione al concorso pubblico truccato.

  7. France ha detto:

    Cambiare ateneo funziona solo se gli atenei sono sistemi aperti: lo sono? Dico, quale ateneo si va ad assumere un 42enne (con concorso pubblico taroccato) che non e’ cresciuto all’ombra di un ordinario dello stesso ateneo? Hmmmm…
    Comuqnue facciamoci su due conti: 2008 + 5 anni di SB fa 2013. I ricercatori vecchio stile non esistono piu’. Gelmini (o Bondi, o MazingerZ, chiunque faccino ministro, insomma) concentra le figure precarie nell’unico e solo ricercatore TD, tempo massimo di attesa dottorato+ ric TD 9-10 anni. Da dove li pescheranno i prof per tappare i buchi dello tsunami?
    a) promuovendo tutti i ricercatori vecchio stile ad associati
    b) promuovendo tutti gli associati ad ordinari
    c) allungando il piu’ possibile l’onda (favorendo i fuori ruolo)
    Per tenere in piedi il tutto (com’e’ ora), mancano un 20.000 ricercatori, ed ecco entrare in funzione i ric TD, 4000 l’anno. Da dove li prendiamo? MI permetto di darvi un suggerimento: cercate di diventare ric TD quanto prima, perche’ da qui al 2013 chi ci sara’ entrato bene, gli altri tutti in discarica.

  8. France ha detto:

    AAARGH. ho scritto “chiunque faccino”. Chiedo umilmente perdono…

  9. piero ha detto:

    Dopo avere fatto il ricercatore si deve concorrere all´associazione nei concorsi nazionali come prevede la legge Moratti.

  10. Colombo da Priverno ha detto:

    Penso che andrà più o meno come dice France. Più o meno.

    Non so, però, se i vecchi ricercatori saranno promossi associati automaticamente. L’idea – molto meno peggio – della legge Moratti era di farli morire così come sono, con la dignità eutanasica d’un “professore aggregato” da mettere nel biglietto da visita. Ed un vecchio, patetico ricercatore (che ha già uno stipendio maggiore di quello d’un giovane associato, tra incarichi e quant’altro) in fondo è quello che vuole. Morire “prof.”

    Il ricercatore di lungo corso, che si becca il posto fisso e poi non fa più nulla vivendo per trent’anni della rendita di posizione ( e occupando un posto per giovani, che non verrà bandito), era diventato in effetti l’emblema polveroso e grassoccio d’un certo garantismo sindacale di sinistra, antimerictocratico e soporoso. O lo si dinamizzava con forti collegamenti ai risultati (e strumenti disciplinari molto incisivi) o lo si sopprimeva. In fondo, sotto certi aspetti, la scelta della legge Moratti si può comprendere.

    Invece, perchè il modello morattiano di precarizzazione della fase d’accesso davvero funzioni, e non si trasformi nella creazione di sbandati quarantenni predisposti al suicidio, giocoforza deve esserci un accesso garantito e costante, sempre aperto di anno in anno, alla fascia di associato. Non penso, quindi, che si giocheranno parte di questi accessi per regalarli a quattro vecchi/e stronzi/e di ricercatori 65 enni (io, personalmente, non ne conosco uno/a decente) che si pisciano per un “prof.” regalato senza gravare sulla spesa pubblica.

    Ciò comporterebbe, tra l’altro, anche l’ingiovanimento della fascia degli associati ed il loro ricollocamento nel ruolo reale di “assistenti” del maestro, eliminando il fenomeno altrettanto patetico dell’associato sessantenne che si considera una specie di dio in terra perchè, magari, copre una cattedra fondamentale e non c’è ordinario, e gira per l’istituto con i cultori dietro (cui non farà mai fare carriera, ma loro non l’hanno ancora capito) dandosi le apparenze d’un caposcuola. Tutte persone che distruggono la ricerca, non creano (perchè non possono) una scuola. Sono il male dell’università. Sono i vecchi ricercatori di cui dicevo prima, solo con un po’ più di culo, in sostanza.

    Penso quindi che dovremmo pensare di abituarci, a breve, a questo modello:

    1) convogliamento istituzionalizzato di tutto il precariato della ricerca, dopo il dottorato, nella figura del Ricercatore TD (non so se saranno anche previste norme transitorie di conversione automatica in TD di alcune figure di precariato già istituzionalizzate dalla legge, quali ad es. gli assegni di ricerca su fondi d’ateneo, o la cosa opererà solo per il futuro) ;

    2) previsione di idoneità annue per l’associazione con chiamata diretta da parte dell’ateneo (in sostanza il maestro fa testare l’allievo dalla commisione nazionale e poi se lo chiama).

    Per Rivoluzione:

    cambiare ateneo…forse dopo la scossa dinamica che deriverà dalla tua rivoluzione futura (e un po’ futurista)! Per ora non mi sembra una soluzione concreta, ma un pellegrinaggio per sette chiese (chiuse). Non dimenticare che nel mentre che facciamo le riforme dobbiamo pensare a far sopravvivere la generazione che c’è capitata in mezzo. Se no la lezione del disastro-Mussi non sarebbe veramente servita a nulla…

  11. piero ha detto:

    Concordo con Colombo. Sul punto 2 tuttavia bisogna ricordare che gli associati idonei presenteranno molte domande per la specifica sede; per tale situazione la legge Moratti prevede una ulteriore valutazione comparativa locale.

  12. Colombo da Priverno ha detto:

    Piero,

    ti assicuro che, prima di presentare le candidature per una sede, tutti (tranne qualche ostinato “libero battitore”) chiederanno il permesso…

  13. piero ha detto:

    France ma di quale tsunami parli? non lo sai che bisogna ricostruire la piramide un poco alla volta. Vedrai bloccheranno il turnover dei prof. per risparmiare.

  14. France ha detto:

    Boh, Piero, sia come sia, convieni anche tu che chi entra ora bene, gli altri bye bye?

  15. piero ha detto:

    Chi entra in ruolo prima del 2013 diviene ricercatore a tempo indeterminato, chi diventa ricercatore dopo lo sara´ a contratto. Per tutti comunque ci saranno i giudizi nazionali per prof. associato.

  16. daniele ha detto:

    il movimento ha stoppato questi contratti a tempo: il 27 maggio il SA ha rinviato l’attivazione dei contratti e riaperto la discussione per assunzioni a tempo indeterminato. I precari erano fuori in presidio…

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