Il ricercatore fannullone

Vexata quaestio

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64 Responses to Il ricercatore fannullone

  1. Colombo da Priverno ha detto:

    Ecco, questa è un’altra cosa che dovrebbe far riflettere sulla ragionevole diversità di natura e funzioni tra il docente universitario e gli altri dipendenti pubblici.

    Mi pare ovvio che il docente universitario non debba avere orari nè cartellini da timbrare, perchè il suo lavoro non si misura in ore.

    Ci sono convegni, ci sono viaggi, c’è una costante immersione in una dimensione di studio ed elaborazione che non pi può misurare. C’è, perchè no, anche lo stare A CASA IN MUTANDE di fronte al computer a scrivere perchè lo si ritiene un ambiente più favorevole alla concentrazione d’una stanzetta diviso con 1 o 2 altre persone in facoltà, con mezzo mondo di gente che ti rompe le scatole, starnazza e sussurra (io ho passato parecchie notti così… ) .

    E chi dice, poi, che le lezioni e i seminari te li devi preparare nella struttura?

    Per cui è un’evidente stronzata – per dirlo chiaro – l’idea stessa di misurare il lavoro dei docenti in ore, una boutade demagogica da giornalisti, che, come al solito, vogliono misurare la distanza tra due punti in litri, e il peso d’un oggetto in metri, per poi urlare scandalizzati che i risultati “non tornano”. Può misurarsi solo l’effettivo svolgimento delle lezioni (e sono le poche ore di cui parla la stampa); la partecipazione ai consigli di facoltà e di dipartimento; soprattutto può misurarsi la produzioni scientifica. Possono misurarsi solo i risultati, non quello che OVVIAMENTE c’è dietro.

    Concludo richiamando le mie coerenti considerazioni già svolte sull’aeccesso al ruolo.

  2. melandroweb ha detto:

    L’ignoranza è il vero male di questo secolo!

  3. Untenured academic ha detto:

    occorre mettere in campo una strategia politica e culturale che contrasti il populismo neo-liberista ormai imperante in Italia: un vero “attacco all’intelligenza”, che evita di parlare dei veri problemi della ricerca e dell’università in Italia proponendo letture semplicistiche, a uso e consumo dell’ideologia della destra conservatrice oggi al potere in questo maledetto paese.

  4. ma dove lo hai visto il neoliberismo… imperante?
    DA noi non è arrivato nemmeno il capitalismo ancora!!!!

    Chi sono i neoliberisti i Tremonti e i Bersani? hahaha

    del tuo discorso condivido il finale: “maledetto paese”.

  5. lavorare con lentezza ha detto:

    L’etica del lavorare molte ore è scorrelata alla produttività.

    Anzi classici studi di psicologia del lavoro hanno messo in luce che le industrie con tempi e spazi “umani” aperti alle relazioni umane producono meglio e di più delle imprese con organizzazione tayloristica del lavoro.

    Non per difendere i fannulloni

    comunque vedevi e ascoltate questo

  6. Colombo da Priverno ha detto:

    No, qui non è un attacco “neoliberista” (ed in effetti l’Italia di libero mercato ne ha visto pochino, siamo passati dall’immobilismo assistenzialista a governi tardo-mercantilisti e protezionisti), e non penso ci sia di mezzo una mossa governativa, sia perchè il governo – già esposto in molti fronti – in questo momento ha bisogno solo di tregua; sia perchè il miserabile attacco di cui parliamo non è comparso solo si Il Giornale, ma anche sul Sole 24 ore.

    Direi che è solo ignoranza crassa, e bassa tecnica giornalistica, sensazionalismo da quattro soldi che viene pubblicato in mala fede perchè adatto a far presa sul popolo bue che legge i titoli e non gli articoli.

    D’altronde avete visto che tutto il clamore sta sul titolo, mentre il contenuto dell’articolo è più equilibrato e spiega che il nostro lavoro è peculiare, e si sottrae ai parametri orari.

    Ci vorrebbe una dura reazione degli organi centrali dell’università, non nostra. Sarebbe bello se dicesse qualcosa il ministro.

    Però, vedete. Queste cose succedono quando si è un po’ sputtanati. Spero sia una bella lezione per gli accademici magliari, e faccia capire anche a loro il bisogno di pulizia che c’è. Perchè in questo articolo sono loro under attack

  7. Ciao Mussi, ecco la Gelmini ha detto:

    Caro Colombo, chi l’avrebbe mai detto ?

    Sono perfettamente in accordo con te: i giornalisti che valutano la produttività scientifica in base alle ore trascorse in dipartimento sono dei magliari della peggior specie. Conta solo una cosa: pubblicare lavori di livello, e in quantità. Il testo è fuffa.

  8. Colombo da Priverno ha detto:

    Caro “Ciao Mussi, ecco la Gelmini”

    la cosa che mi diverte di più è che un sacco di gente, prima di dire che è d’accordo con me, premette “chi l’avrebbe mai detto”.

    E’ meraviglioso…

  9. femminista militante ha detto:

    Colombo, il tuo narcisismo virile è insopportabile.. risparmiacelo o ti sabotiamo il nick name.

  10. Colombo da Priverno ha detto:

    Colombo, questo è un avvertimento.

    Femminista militante

  11. Colombo da Priverno ha detto:

    Femminista militante, quello che stai facendo è piuttosto scorretto, e mi lascia molto perplesso circa la tua effettiva appartenenza alla comunità scientifica.

    Comunque, sabota pure il mio nick name, fai quello che vuoi: DOVRESTI ANCHE SAPERCI METTERE I MIEI CONTENUTI, perchè qualcuno rimanga davvero tratto in inganno.

    E poi, così, hai pure messo tutti sull’avviso….

    RAGAZZI/E DEL BLOG, SE RITENETE CHE ANCHE IO ABBIA DATO, A TORTO O A RAGIONE, IL MIO CONTRIBUTO ALLA DISCUSSIONE…ISOLATELA.

  12. Colombo da Priverno ha detto:

    Femminista militante, oltretutto dovrestia anche avere un bel quadratino celeste con al centro quattro rombetti, invece di quell’altra roba lilla che ti hanno assegnato.

    Che scenziata….ma Bacone non te l’ha insegnato lo spirito d’osservazione?

  13. General Intellect ha detto:

    io in linea di principio non sono contrario al comportamento di femminista militante. Ritengo che il sapere sia socialmente prodotto, come diceva il buon Marx nei Grundrisse, e che le cose dette in un blog come questo contribuiscano alla formazione di questo sapere collettivo. Pertanto è impossibile pensare a una qualche forma di proprietà privata su nick name e identità specifiche.

    Ovviamente il tutto dev’essere improntato a una volontà di condivisione e di affermazione del progetto collettivo. Prima di censurare il comportamento di femminista militante vediamo se corrisponde a questo criterio fondamentale.

    Penso anche che femminsta militante mai si sarebbe appropriata dell’identità di Rivoluzioneitalia, perché è chiaramente collocato in campo ‘nemico’. Insomma Colombo prendi questa intrusione come gesto di socialismo linguistico!

  14. France ha detto:

    Una non-notizia, e dopo sei messaggi siamo gia’ a cazzeggiare… Proprio dei fannulloni…

  15. fannullone cazzeggiante ha detto:

    grande general intellect!!!

  16. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Stavolta sono d’accordo con Colombo (ma sono ancora convinto i controlli ex post devono essere integrati con una selezione di qualche tipo).

    Anzi, riformulo l’intervento:
    “Chi l’avrebbe mai detto”, stavolta sono d’accordo con Colombo.

  17. afflitto ha detto:

    Brunetta è professore universitario.

  18. Colombo da Priverno ha detto:

    Ha ragione France. la questione dei professori-pseudofannulloni (e delle professoresse pseudofannullone, naturalmente) è così poco interessante che passiamo serenamente al cazzeggio in attese che la Rete ce ne proponga una migliore.

    Dedico il mio cazzeggio di oggi a General Intellect.

    General intellect,

    il tuo breve saggio è una meraviglia per gli archeologi, e per me che sono appassionato di storia.

    Più che altro mi sembra un comunicato dei tempi del sequestro Moro.

    Vista la ricetta stile “ape-operaia” che proponi, ti propongo io, d’ora in poi – per vedere se ho capito bene la tua prospettiva intellettuale – di non firmare più le tue pubblicazioni, ma di indicare semplicemente che sono il frutto del “sapere socialmente prodotto” della struttura in cui lavori, o della città in cui vivi, perchè no.

    E smettiamo anche di studiare Galileo, cosa sono questi individualismi: diciamo che nel ‘600 la società italiana produsse la scoperta delle macchie lunari (naturalmente col significativo apporto del cardinale Bellarmino).

    Ora, ovviamente, la questione del tentato “furto di nick name” è questione leggera perchè si sviluppa in un mondo virtuale, e lo stesso approccio stile BR di Femminista militante ha uno stile arguto che non mi dispiace; tuttavia, non trascurerei l’importanza che ha il diritto al nome come strumento di riconoscimento, in una società, del proprio patrimonio intellettuale PERSONALE.

    Perciò ti rispondo domandandoti – pur apprezzando non poco il tuo scritto vintage – se per caso stanotte tu non sia stato vittima dell’invasione degli ultracorpi.

  19. Colombo da Priverno ha detto:

    carlo, siamo d’accordo sulla proposta, ti ho risposto su “il concorso dei sogni”.

    1) controlli ex post 2) una verifica di razionalità nella fase ex ante non guasta, per evitare quantomeno l’arbitrio.

    Chi si associa?

  20. satiro ha detto:

    Che minchiata di articolo, e sì che il sole24ore lo consideravo una giornale serio! Misurano il tempo di lavoro tramite il carico didattico e nemmeno lo dicono.
    Premesso che tutti gli indicatori possono essere falsati (fatta la legge trovato l’inganno) si può misurare la produzione tramite articoli, tesi, attività seminariale extramoenia… Ma così risulterebbe che all’università si lavora e poi sarebbe giusto che chiedessimo il pane per campare.
    BAH!

  21. General Intellect ha detto:

    Colombo,

    grazie per l’attenzione al mio messaggio. Sbagli a criminalizzare femminista militante come potenziale BR. Abbiamo bisogno di una critica femminista radicale all’università italiana. I progressi nel sistema di organizzazione della ricerca e dell’università (dremocratizzazione, svecchiamento, parità di genere) in paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti si sono avuti grazie alle lotte e alle critiche delle donne, mica perché un ministro – magari tatcheriano – si è svegliato una buona mattina e ha inculcato nei paludati accademici di Oxbridge una mentalità aperta e progressista.

    Leggevo prima nell’altro thread le tue riflessioni sulle Scuole e sulla produzione del sapere. Hai una visione molto tradizionale del funzionamento dell’università e della circolazione del sapere. Sei io sono un irriducibile marxista post-operaista, con le mie illusioni sul sapere generale, tu sei un residuato dell’università novecentesca che crede ancora nei “maestri” negli “allievi” e nelle “scuole”.

  22. Colombo da Priverno ha detto:

    General Intellect,

    rispondo subito – in due punti (forse connessi) – alla tua garbatissima replica .

    1) Questioni di genere.

    E’ vero che l’università, in molti settori, è ancora prettamente maschile, purtroppo. Forse sono i settori più contigui all’attività professionale (medicina, ingegneria, giurisprudenza, architettura), in cui le donne pagano lo scotto d’una organizzazione della società su base ancora “maschile”, che non le favorisce nè in casa (dove, a parte il problema in sè della filiazione, esse finiscono per vedersi accollati con nonchalance anche dai mariti più “evoluti” ulteriori compiti esclusivi, anche nella cura dei figli), nè sul lavoro (perchè gli impegni lavorativi finiscono per essere calibrati, come un serpente che sui morde la coda, su tempi e orari incompatibili con l’ulteriore carico familiare femminile: tempi ed orari “maschili” dicono polemicamente, ma in fondo giustamente, le donne).

    Ho sentito io stesso più di un ordinario affermare che preferiva avere allievi maschi senza sapere, in fondo, nemmeno spiegare in fondo il perchè.

    Perciò la rabbia di Femminista militante ed altre compagne di Blog la capisco, ed è giusto che il problema sia posto, anche se personalmente penso che se fosse più argomentata (ad es., come stiamo facendo noi) e meno stile “sabotaggio mordi e fuggi” contro Colombo da Priverno ne guadagnerebbe il dialogo, e la questione stessa verrebbe posta più al centro dell’attenzione di tutti.

    2) Scuole e tradizionalismo.

    Premesso che le Scuole possono (devono) essere di “maestri” e “maestre”, “allieve” ed “allievi”, non so dirti se l’organizzazione in Scuole sia un portato, per così dire, della linea di successione maschile nell’accademia, o ci sarebbe comunque.

    Io penso semplicemente che sarebbe stato assurdo che il Verrocchio avesse dovuto scegliere di far entrare a bottega il giovane Leonardo da Vinci (o Artemisia Gentileschi, per le pari opportunità) per concorso.

    Non lo trovo tradizionalismo, ma realtà connessa alle vette del sapere così come lo può raggiungere l’essere umano, non solo individualmente, ma anche socialmente.
    Trovo che la tua idea di poter superare questo sia fondata, come ho detto a carlo, sull’illusione tenicistica che rifiuta che la validità di ogni costruzione umana dipenda, in realtà, dai presupposti filosofici (di “Scuola”, appunto) che ne stanno convenzionalmente alla base.

    Perciò, W Femminista militante, W le Scuole (solo nel senso, forse un pò idealizzato, ma non del tutto, in cui le intendo io, è chiaro).

  23. General Intellect ha detto:

    Colombo,

    l’alternativa non è tra il potere dispotico del Maestro, come avviene oggi ancora nelle materie umanistiche in Italia, quello che senza la sua autorizzazione non pubblicavi un bel niente, ma è una questione di istituzioni e procedure.

    Quando la legittimazione cessa di essere personalistica e ricade su entità collettive di legittimazione del sapere si pongo le premesse per la costruzione di un “comunismo della conoscenza”: le riviste scientifiche peer-reviewed, valutati tra “pari”, e il meccanismo impersonale dei revisori anonimi sono un tecnicismo o un’opportunità che ci viene data per affermare il carattere collettivo e socialmente prodotto del sapere?

    Colombo, mettiamo da parte le polverose Scuole di novecentesca memoria e guardiamo al futuro che si prospetta dinanzi a noi.

    Ciò significa dare una spallata definitiva ai capi-scuola che detengono il potere nell’accademia italiana impedendo a noi altri comunardi della conoscenza di costruire il sapere sociale generale.

  24. Colombo da Priverno ha detto:

    Mi pare, General Intellect, leggendo il tuo ultimo intervento, che siamo sbucati di nuovo sul tema dei concorsi.

    Veniamo al concreto. Come dovrebbe essere strutturato l’accesso secondo la tua visione?

  25. General Intellect ha detto:

    Colombo,

    non voglio apparire massimalista, ma io sono “comunista” e non mi interessa parlare della riforma dei concorsi, per quanto la ritenga necessaria e appoggi il lavoro meritevole che state facendo voi altri.

    Ora credo che bisogna solo impegnarsi nella destabilizzazione del sistema accademico in Italia. Mentre voi discutete le regole, noi altri comunardi del sapere cerchiamo di costruire l’università del general intellect.

    Il mio programma d’azione:

    – erosione progressiva del potere carismatico dei capi-scuola
    – cooperazione dal basso tra ricercatori, preferibilmente precari ma non solo
    – affermazione di procedure di valutazione rigorosamente anonime del lavoro scientifico
    – richiesta di stabilizzazione dei curricula accademici, senza alcuna altra prova: cioè che conta sono solo i documenti scritti.

  26. Colombo da Priverno ha detto:

    Caro General I.,

    se sei comunista e massimalista puoi apparirlo anche, che problema c’è? Non si scandalizza nessuno, comunque non mi scandalizzo certo io, anche se tu immagino mi definiresti un socialdemocratico da repubblica di Weimar.

    Io ritengo che non esistano – come diceva il buon Fabrizio de Andrè – “poteri buoni”, e che l’unico modo di mantenere uno stato di diritto (o non vuoi manco quello?) è la creazione di forti contrappesi, ed in particolare il mantenumento dell’equilibrio POTERE – RESPONSABILITA’.

    Credi davvero che la tua favoleggiata commissione di ANONIMI davvero realizzi la giustizia del “POPOLO”, e non possa invece diventare, come è diventato in certi regimi la cui ombra immagino tu idolatri ancora – UN GRUPPO DI POTERE ILLIMITATO, SOTTRATTO, APPUNTO PERCHE’ ANONIMO, PERFINO ALLE CORRISPONDENTI RESPONSABILITA’?

    Marcel Foucault (quello di “Sorvegliare e punire”) descrive come al potere visibile seicentesco (quello del “Re Sole”, potente ma al centro dell’attenzione di tutti) si sia sostituito nel corso dell’800 un POTERE CHE VEDE SENZA ESSERE VISTO. Vuoi questo per le tue acefale ed irresponsabili (nel senso più letterale del termine) commissioni di valutatori anonimi? Pensi che saranno gli stessi “ricercatori comunardi” a comporle, e a non dover rispondere davvero a NESSUNO nell’esprimere i loro giudizi ANONIMI e perciò ipso facto IRRESPONSABILI?

    Quanto alla proposta di valutare i DOCUMENTI SCRITTI, sembra che tu lo dica come se il fatto che siano SCRITTI sia una garanzia…Ma di fronte a chi sarebbe una garanzia, vista la procedura anonima e segreta? Un articolo scritto, poi, può essere smontato o esaltato da una commissione in dieci righe, con la stessa disinvoltura, a seconda del risultato che si vuole ottenere.

    I “TRIBUNALI DEL POPOLO”, amico mio, semplicemente NON SONO TRIBUNALI. PERCHE’ I TRIBUNALI NON POSSONO ESSERE DI NESSUNO. tanto valga per le COMMISSIONI.

    Da comunista qual orgogliosamente sei (e questo mi piace), commetti l’errore di fidarti tanto poco di quelle che ritieni le pulsioni egoiste dell’ “individuo”, da ricadere nelle braccia d’un mostro peggiore: le pulsioni egoiste d’un gruppo di potere senza custodi a cui render conto.

    Un’epoca è passata, General. Per favore, ragiona non solo sulla bellezza della sua e tua utopia, ma anche sugli errori determinati dalla sua disinvolta ed ingenua applicazione.

    Forse tu stesso, all’epoca di Stalin, saresti stato sotto tre metri di terra per il bene della collettività. O assassinato a Città del Messico, in casa di Frida Kalo e Diego de Rivera.

  27. General Intellect ha detto:

    metto da parte il masimalismo e mi faccio prendere dal pragmatismo: chi bandisce è responsabile, basta una sola persona: il prof. Bianchi dell’università che bandisce. Egli però si avvale di revisori anonimi. In questo modo il popolo, lo Stato potrà predersela con una sola persona se si fanno scelte sbagliate, più facile no?

  28. Colombo da Priverno ha detto:

    Facile? E quella persona (il prof. Bianchi) dovrebbe essere responsabile per l’operato di terzi, per giunta anonimi?

    E gli anonimi dovrebbero esser ancora più liberi di far quel che vogliono, perchè è già predeterminato che la responsabilità di quel che fanno loro sarà di un altro?

    Nessun paese del patto di varsavia concepì una cosa del genere.

    Forse Pol Pot.

    La responsabilità è un concetto serio, che deve essere sulle spalle di chi ha il potere. Non un bersaglio disegnato sulle spalle di quelcuno perchè il popolo possa prendersi la soddisfazione di sparargli.

    Il diritto non è un insieme di pezzi di carta, General.

  29. General Intellect ha detto:

    Colombo,

    nelle commissioni, anche sorteggiate, si tenderà sempre a compiere mediazioni estenuanti e al ribasso. La responsabilità è individuale, come succede nella giustizia civile e penale. Non è un principio stalinista ma delle democrazie borghesi avanzate.

    Chi è responsabile però dovrà fare i conti con i giudizi di revisori anonimi sorteggiati tra ordinari, associati e ricercatori, ovvero con la moltitudine di studiosi che si comportano “da pari”.

    Colombo, io abbandonerei la tua visione ottocentesca (o novecentesca al meglio) dell’università, fatta di scuole commissioni allievi e maestri, e mi affiderei alla capacità di giudizio del sapere generale nella forma di peer-review.

  30. France ha detto:

    O senno’ si fa un bel programma, chiamiamolo “Research manager”, dove si caricano tutti i profili dei possibili candidati, che integri tutti i massimi sistemi di valutazione etc etc etc. Poi lo carichiamo un mega computer 1 terahz di ram e facciamo fare tutto a lui… Cosii’ collettivizziamo la responsabilita’….

  31. France ha detto:

    Terahz di processore, ovviamente

  32. General Intellect ha detto:

    identificare un unico responsabile della procedura, che però ha alle spalle i giudizi di revisori anonimi liberi di dire quel che gli pare, semplificherebbe tutto enormemente.

    Le commissioni sono di per sé inclini alle mediazioni e le mediazioni vanno sempre al ribasso.

    France, si fa così in tutto il mondo! Quello avanzato almeno.. Non avevi detto che lavoravi all’estero? Mi viene il sospetto che tu stia mentendo.

  33. France ha detto:

    Mento sapendo di mentine….
    Qui dove lavoro io per assumere qualcuno si manda un bell’avviso su Nature job, ad altre univerista’, si pubblica la job opportunity nell’apposito sito delll’Universita’/Facolta’/Dipartimento, si raccolgono i CV, si chiamano i diretti interessati a fare un colloquio e un seminario. E chi ha messo l’annuncio sceglie chi gli pare. Se sceglie un cretino, o suo figlio (spesso coincidono), non pubblichera’, e nel giro di pochi anni perdera’ finanziamenti, e dovra’ andarsene. Se il dipartimento in generale perde qualita’, cade la testa (il direttore, ed e’ il consiglio di amministrazione dell’Universita’che lo decide), e se con un nuovo direttore le cose non migliorano, l’intero dipartimento chiude e si salvi chi puo’. L’universita’ non puo’ fallire, ma, sai com’e’, 20/20 sono nelle prime 200 del mondo, mentre l’Italia ne ha 2/80.
    I referee anonimi sono in alto a sinistra, dietro le ragnatele, un po’ piu’ a destra dei baffi…

  34. @general intellect
    mi spieghi bene come si fà in tutto il mondo avanzato?

  35. General Intellect ha detto:

    in tutto il mondo avanzato si utilizza il metodo del peer-review per valutare i CV dei candidati a una posizione. E c’è un professore responsabile della procedura, non dieci che fanno parte di una commissione dove non si sa chi decide.

    Il peer-review è la valorizzazione della potenza del general intellect e la negazione del potere baronale.

  36. General Intellect ha detto:

    non la penso solo io così, leggete il rapporto dell’Accademia dei Lincei sullo stato della ricerca scientifica in Italia. Mi pare siano un pò più autorevoli di France e Rivoluzioneitalia

  37. France ha detto:

    Riformuliamo: qual’e’ il mondo avanzato? In quali paesi si utilizza il metodo del peer-review con referee anonimi per assumere ricercatori/professori? Me li elenchi?

  38. General Intellect ha detto:

    nelle università inglesi, americane, olandesi etc. la short-list è creata sulla base dei rapporti ricevuti da referees di cui non si conosce l’identità. In genere appare solo il nome del prof. responsabile del posto.

    Comunque ogni università è libera di far come vuole ma questo è l’approccio generale.

    Valorizzazione del general intellect della comunità degli studiosi, dei “pari”. Quando capiremo questo, allora sarà una rivoluzione in Italia..

  39. Colombo da Priverno ha detto:

    A me questa storia del”mondo avanzato” riecheggia un po’ il tormentone dalemiano del “così si fa nelle grandi democrazie europee” che diveniva veicolo di sdoganamento di ogni bestialità giuridica e dei più diversi e contrapposti modelli – ad esempio – di legge elettorale.

    Tra l’altro, la stessa soluzione può essere giusta o sbagliata, a seconda del contesto culturale, sociale, storico e costituzionale in cui s’inserisce.

    La smettete tutti di fare i comparatisti e proviamo a pensare un sistema italiano che funziona perchè è razionale, pragmatico e giusto, e non perchè ha il bollino blu che “fanno così in Germania”?

    Per il resto, volevo fare un proposta a General, che, pur dotto, cosa sia la responsabilità individuale non lo capisce proprio, e non capisce che una persona, per essere punita, deve aver pure fatto qualcosa. Proposta: perchè non individuiamo a priori una persona – ad es. il sig. Capro Espiatorio (La Capra tranquillo, non ce l’ho con te nè coi tuoi familiari…) che risponde dei reati degli altri? Cioè, vien legato a un palo ed il popolo lo lapida. Non giustamente, in un’ottica borghese ed individualista, ma immagino giustamente per te, General, in quanto:
    1) lo fa il popolo, dunque è giusto;
    2) serve a soddisfare il popolo, quindi è utile alla collettività, dunque è giusto.

    Ti rispondo, con Kant, che se io sapessi che per far andare avanti serena la vita di tutti noi c’è un uomo, un uomo solo, che segretamente viene sacrificato, preferirei la fine del mondo, all’eterna perpetuazione d’una farsesca ingiustizia.

  40. General Intellect ha detto:

    nella lista dibattito della Rnrp con casuale coincidenza col mio intervento qui qualcuno ha inviato l’interessante articolo dell’Accademia a sostegno della mia tesi apparso oggi.

  41. General Intellect ha detto:

    colombo,
    chi è questo d’alema di cui mi parli?

  42. France ha detto:

    Nelle universita’ inglesi, americane e olandesi, l’unica cosa che possa assomigliare ad un referee sono le reference person che
    1) non sono anonimi
    2) vengono indicati dal candidato stesso
    Per il resto, di arbitri esterni non ce n’e’ manco l’ombra! Forse per i direttori di dipartimento valgono regole un po’ piu’ macchinose, ma la sostanza e’: io (direttore, professore ordinario, assistente…) ho i soldi per prendere un ricercatore, faccio una selezione e lo prendo. Se ho scelto un cretino, il dipartimento/gruppo di ricerca ne risente a livello scientifico prima, a livello economico di conseguenza. E io ne pago le conseguenze (leggi: mi cacciano/chiudono il gruppo di ricerca/chiudono il dipartimento). Qualcuno ha esperienza di altri paesi avanzati tipo germania, spagna, svizzera, austria, giappone, singapore….?
    E, comunque, meglio quello di cui si discute qui che le fregnacce dei Lincei, Settis e il clubbino delle anime belle (col culo parato).

  43. General Intellect ha detto:

    france e colombo, non capisco la vostra ostilità verso il peer-review.. è talmente condivisa che sembrate la stessa persona..

    in ogni caso il peer-review è una rivoluzione culturale importantissima che in questo paese infognato che è l’Italia. Il fatto che lo dica pure l’Accademia non fa che bene alla causa dell’affermazione del General Intellect contro il dominio dei Baroni.

  44. France ha detto:

    Ok, allora lo ammetto:
    sono Colombo coi capelli rasati a zero e senza lenti a contatto.
    E sono anche rivoluzioneitalia pero’ invecchiato e colmo di acrimonia.
    la capra no, quello e’ il mio gemello piu’ anziano.
    Hai ragione te, w il peer review!

  45. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Io sono contro il peer review anonimo (e si scoprì che i commentatori del blog sono tutti la stessa persona… ) .

    Oltretutto con Colombo e France condivido anche l’avversione per gli emoticon, che compaiono sempre dove non dovrebbero. La prossima lettera sarà per l’abolizione degli emoticon da questo blog.

    ===================================

    General Intellect, tu prendi una lettera dell’Accademia dei Lincei, covo di baroni per eccellenza, e dici che le idee in essa contenute sono la negazione del potere baronale. Non ti sembra una contraddizione?

    Riguardo al peer-review, puoi esibire delle prove a sostegno della tua tesi che nelle università inglesi, americane, olandesi etc. un regolamento stabilisce che i CV dei candidati debbano essere valutati da referee anonimi?

    Evitiamo di fare come Visco, che diceva che negli USA le dichiarazioni dei redditi sono di dominio pubblico perché lo ha visto in un telefilm. Qui molti di noi lavorano all’estero, ed è seccante sentire continui riferimenti a come funzionino le cose fuori dall’Italia fatti da gente che probabilmente non ha mai espatriato.

  46. General Intellect ha detto:

    carlo espatriante, non so tu che telefilm hai visto mai la comunità scientifica internazionale basa il proprio funzionamento sul peer-review, su questo non ci piove.

    quando fai domanda per un’università dei paesi sopracitati appare sul bando il nome del prof., in genere il capo di dipartimento, che lo fa valutare a revisori di cui si ignora l’identità.

    Dimmi una cosa: hai mai visto un’università dei paesi sopra citati esibire una lista di commissari? A me non è mai capitato. Appare solo il prof. responsabile, un individuo che sarà giudicato per le sue scelte dalla comunità degli studiosi.

    Come suggerisce Colombo, bisogna adattare i sistemi internazionali alle specificità nazionali: mentre “lì” i consiglieri anonimi del reclutante sono scelti dal reclutante stesso, in Italia sarebbero alternativamente sorteggiati o scelti da un’Agenzia di valutazione se questa si dimostrasse autorevole e imparziale.

    carlo facciamo vincere il General Intellect della comunità degli studiosi! W il peer-review!

  47. General Intellect ha detto:

    a mò di esempio: dove sta la commissione? c’è solo il capo del dipartimento! che si avvarrà di consiglieri sconosciuti ai candidati.

    ____
    Lecturer in Optical Instrumentation
    Optical Science Laboratory, Astrophysics Group
    UCL Department of Physics and Astronomy

    Ref: OL/05/08.

    Applications are invited for the above position, to commence on or before 1st October 2008. We are looking for an outstanding instrumentation scientist who will be at the forefront of astronomical research, as well as contributing to the teaching of the department.

    The Optical Science Laboratory (OSL), within the Astrophysics Group, has a strong research programme in astronomical instrumentation, with close interaction with the observational and theoretical research in the Group. The OSL is currently leading the building of the optics of the Dark Energy Survey Camera. It is also involved in a four year basic technology programme on Smart X-ray optics and on developing large carbon composite mirrors for extremely large telescopes. Full details are available at http://www.star.ucl.ac.uk.

    The successful applicant will have an established record of significant research and the potential to become a leader in the field. S/he will also be expected to show evidence of competence in teaching at undergraduate and postgraduate level.

    The salary scale is in the Lecturer range: £30,912 to £39,160 plus £2,649 London Allowance plus relocation benefits.

    Application forms, accompanied by a full CV, including a statement of research interests and plans (no more than 2 pages), plus contact details of three referees, should be emailed to Mrs Hilary Wigmore (h.wigmore@ucl.ac.uk), Department of Physics and Astronomy, University College London, Gower St, London WC1E 6BT. Informal enquiries may be made to the Head of the Astrophysics Group, Professor Ofer Lahav (lahav@star.ucl.ac.uk) and to Dr Peter Doel (apd@star.ucl.ac.uk).

    Closing date: 5pm on Monday 30th June 2008.

  48. Colombo da Priverno ha detto:

    Eccomi di nuovo, una delle teste del mostro antisociale France-Colombo-Rivoluzioneitalia-carlo!!!

    AARGH!!!!

    Più che noi fissati a rigettare la tua proposta sembri tu, General I., un rappresentante di commercio di questo prodotto “peer-rewiew”, che ce lo devi far comprare per forza.

    Ribadisco, comunque. Che sia o non sia utilizzato altrove non me ne frega veramente nulla, non è un argomento a favore nè contro, in sè. E l’ANONIMATO i cui presunti pregi decanti è solo fonte d’IRRESPONSABILITA’ per le azioni compiute sotto la sua copertura. Dunque è MALE.

    P.S. Il D’Alema di cui mi chiedi, General, non so se te lo ricordi, era quell’ex ex ex comunista coi baffetti che – cedendo all’individualismo – aveva deciso di spendere la popolarità conquistata per diventare a tutti i costi, compreso far cadere il precedente governo di sinstra, Presidente del Consiglio. Quando non sapeva (o non voleva) dire per quale ragione caldeggiasse una determinata soluzione politica se la cavava, con aria saccentella, dicendo “si fa così nelle maggiori democrazie europee”. Senza dire nemmeno quali. La frase aveva fascino di per sè, secondo lui….

  49. grande general intellect… è bello vedere di che pasta sono fatti i mitici
    ricercatori precari italiani…

    ora tu ci vorresti convincere… che la qualità delle università internazionali
    è dovuta solo al meccanismo di peer-review…

    mentre ad esempio i 40000$ di tasse annuali che pagano gli studenti
    di stanford sono un dettaglio marginale…. quindi il peer reviewing ha
    scovato una sorta pattern genetico caratteristico e peculiare di quella zona…
    forse l’aria o magari il clima…. chissà… tu come te lo spieghi?

  50. carlo (con la minuscola) ha detto:

    General Intellect, nel bando citato non mi pare si parli di referee anonimi esterni. Ed il contatto ufficiale, Mrs Hilary Wigmore, è la segretaria del dipartimento. Sicuramente non è lei che si assume la responsabilità della scelta.

    Se tu sei sicuro che in UK funziona con il peer-reviewed anonimo, diciamo che mi fido.

    Ti dico in breve come funziona dove sto io (per un fatto di privacy sappi solo che è un paese francofono). Ci sono un certo numero di posti divisi per gruppi: algebra, geometria, … I membri di quel gruppo si riuniscono, valutano i CV dei candidati (pubblicazioni, lettere di presentazione, etc.) e decidono chi assumere. Punto. Poi periodicamente una commissione di esperti internazionali, tutt’altro che anonima visto che vengono in visita qui al centro ad intervistare professori e studenti, scrive una valutazione sull’istituto.

    Un esempio, in Italia, dove si adotta il medesimo sistema è la SISSA. Se chiedi a qualcuno di Trieste, ti confermerà quello che dico.

  51. France ha detto:

    O General, io invece ti dico che nel paese olandofono (ti sfido a indovinare quale sia!) dove sto i “bandi” (vacatures) sono scritti paro paro come quello londinese che hai postato, con gli indirizzi email della segretaria di dipartimento, del direttore e del principal investigator che ha aperto la position. Qui (come a Londra, del resto), raccolti i CV dei candidati, il PI ne sceglie un certo numero (a suo completo capriccione, o a secopnda dei soldi che ha) e li invita a fare un colloquio e un seminario, davanti alla gente del suo gruppo/dipartimento. E poi chiede ai suoi colleghi e ala capo di fare una chiacchierata col candidato. In base alla sua impressione e quella dei colleghi e del capo, assume chi gli pare piu’ giusto. E ne paga le conseguenze il PI prima, il dipartimento poi, se il prescelto non e’ all’altezza. Il peer review dove interviene? Beh, quando ad esempio il prescelto o il suo PI chiedereanno, che so, un finanziamento europeo/nazionale. Oppure quando manderanno un articoloa Science che, venendo pubblicato, aumenterebbe molto le loro chances di ottenere finanziamenti… Ma sul recruitment il peer review non conta, non esiste.
    Ah, cosi’ per inciso, di tali interview + seminari senza peer review ne ho sostenuti due ad Harvard, uno alla Columbia, uno all’Albert Einstein College (NY), uno ad Oxford, uno a Vienna, ed ho ricevuto l’offerta da Stanford e da Londra ma ormai avevo deciso per il paese olandofono. Vedi tu…

  52. Bombadillo ha detto:

    Per France: che gran figata (dico sul serio)!
    Ma pensate un po’ anche al nostro Paese, e, se ritenete, sollecitate pure voi l’Amministratore ad agire a favore del nostro “concorso dei sogni”.

  53. Colombo da Priverno ha detto:

    Grandi France e carlo! Vediamo davvero come è all’estero, ognuno con la sua esperienza farncofona e olandofona, invece di far sparate generiche in stile dalemiano…

    Ancora più grande Bombadillo, il cui invito alla costruzione del concorso più adatto al paese italofono io apprezzo particolarmente.

  54. General Intellect ha detto:

    leggendo i messaggi di quelli che precedono, i vari Colombo France carlo Bombadillo (messaggi che sembrano scritti dalla stessa persona..) trovo che ci sia confusione nella percezione del funzionamento dell’università nei paesi anglofoni.

    carlo addirittura chiede se ci sia un “regolamento” che disponga istruzioni per il reclutamento in quei paesi, ignorando che le università in quei paesi sono autonome di reclutare come pare loro meglio fare.

    Il peer-review è un principio fondamentale di funzionamento della comunità scientifica mondiale, che rivela una sorta di potenziale comunismo della conoscenza: siamo tutti “pari”, indipendentemente dalla posizione accademica e dall’età; siamo tutti “pari” ma anche diversi, perché diverse sono le nostre aree di competenza.

    In Italia avrebbe un effetto esplosivo perché nei concorsi a causa del ben noto sistema di intimidazioni i commissari hanno in genere timore ad esporsi e a dire la propria in maniera disinteressata.

    Da quando in alcune riviste scientifiche italiane, ad es, è stato introdotto il peer-review molti baroni hanno cessato di inviare gli articoli dei propri figliocci, per paura che siano cassati e poiché perché la sentono come una privazione del loro potere (storicamente in Italia la validazione dell’articolo la dava il professore di riferimento invece che un “pari” incontrollato).

    Lo stesso principio potrebbe applicarsi con successo al reclutamento, consentendo finalmente a molti studiosi di dire la loro verità a lungo tenuta nascosta.

  55. France ha detto:

    Ah, allora adesso siamo arrivati al punto: “le universita’ in quei paesi (avanzati?) sono autonome di reclutare come pare loro meglio fare.” Detto tra noi, senza concorsi e senza peer reviewers anonimi.
    Che il peer reviewing sia la nuova frontiera del comunismo mi sembra curioso. E nell’ottica in cui lo racconti tu, mi fa l’idea che tu non abbia molto presente cosa sia. Non e’, infatti, che siamo tutti pari MA ANCHE diversi in base alle aree di nostra competenza: io (campo biologia molecolare) non ho mai fatto da peer reviewer per un articolo di fisiologia o microbiologia. E non vorrei che a giudicare un mio articolo arrivasse uno zoologo, per dire. L’idea di applicare il peer review al reclutamento l’hanno gia’ avuta M&M: chiedere alla Corte dei Conti per informazioni.

  56. Bombadillo ha detto:

    Caro Generale, PERSONALMENTE, nel caso delle commissioni, io sarei d’accordo con l’anonimato dei commissari: ma questo dovrebbe valere solo fino a quando non hanno espresso il loro voto/giudizio. Dopo di che, l’anonimato dovrebbe venire meno, perchè la gente deve assumersi la responsabilità, umana, prim’ancora che giuridica, delle proprie azioni. Io, infatti, ritengo l’anonimato – ed il relativo segreto d’ufficio – solo strumentale ad evitare un accordo tra i commissari, che invece, tra loro, non dovrebbero neppure conoscersi.
    La controindicazione, chiaramente, è che si esclude la possibilità di ricusare (prima dell’espressione del voto/giudizio) i commissari: ma questo val poco, perchè non avviene quasi mai. Solo che le cause di ricusazione potrebbero diventare cause di ricorso al Tar. Insomma, sarebbe davvero complicato, giuridicamente…
    Quindi, se proprio dobbiamo sognare, molto meglio la cooptazione responsabile che, mi ripeterò, mi pare proprio una gran figata.

    La cosa più preoccupante della tua impostazione, però, è la tua tendenza alla spersonalizzazione: una volta deciso, perchè, il commissario dovrebbe rimanere anonimo? Mi sembra una vigliaccata. Altrettanto, mi pare da vigliacchi non avere il coraggio di rifiutare un articolo sottoposto da Tizio, e trovare invece il coraggio di fare la stessa azione, se Tizio non verrà mai a sapere che sono stato io: che schifo!
    Vedi che siamo prima uomini, e poi universitari. Ed il tuo modello umano di riferimento, impersonale, indistinto e irresponsabile (collettivo, diciamolo pure), è esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere, non dico un Uomo con la U maiuscola, ma pure un uomo con la u ad altezza giusta.
    Firmato
    France
    …ops, maledizione, mi sono scoperto!

    Vedi anche questa idea di utilizzare seriamente il nikname di un altro, oppure di moltiplicare i propri, è, a mio avviso, da vigliacchi. Verrebbe spontanea la risposta: ognnuo dal cuore suo l’altrui misura? Ma sicuramente non è questo il caso.

  57. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Premesso che la valutazione di un articolo e l’assunzione di un ricercatore sono cose ben diverse…

    Su quanto sia bello il peer-review, rispetto a forme completamente libere come ad esempio arXiv, segnalo questi due link (in ordine cronologico):
    http://www.math.columbia.edu/~woit/wordpress/?p=590
    http://www.math.columbia.edu/~woit/wordpress/?p=638

    Tanto per farsi un’idea. Gli archivi si sono dimostrati molto più capaci: hanno scoperto plagi di massa che ai referee di prestigiose riviste erano passati completamente inosservati. Sempre su questa linea potete leggere, se non lo avete già fatto, il libro “Imposture Intellettuali” di Sokal-Bricmont.

    Poi io da buon matematico rimango dell’idea – ma qui si tratta di deformazione professionale – che il miglior giudice per un lavoro scientifico sia il lettore stesso. Almeno in matematica e materie limitrofe, una teoria non ha bisogno della approvazione di autorevoli referee anonimi per essere vera.

    Conoscerete la storia di Grigori Perelman (un uomo, un mito!), e la dimostrazione della congettura di Poincaré. Tale dimostrazione è stata pubblicata su arXiv. A chi gli chiedeva come mai non la spedisse ad una rivista peer-reviewed, rispondeva semplicemente: “è già sugli archivi.”

    Gli stolti che non conoscono Perelman, possono documentarsi a iniziare da qui:
    http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/info/NOTIZIE/Perelman/Perelman.htm

  58. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Admin, ho postato un commento con dei link che è andato in moderazione. Me lo sblocchi?

  59. Colombo da Priverno ha detto:

    General Intellect,

    ma quanti siete lì dentro a far coscienza collettiva?

    mi colpisce il fatto che al tuo nick si associano quadratini (boh, si chiamano così?) diversi sulla destra…

    Concordo con Bombadillo nel criticare la “tendenza alla spersonalizzazione” insita nelle tesi di General Intellect. Mi ricorda un mio viaggio in Cambogia, quando un testimone di tempi orrobili mi disse: “Everyone was Pol Pot”

  60. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Il quadratino cambia ogni volta che usi un computer con un IP diverso. Funziona a senso unico: stesso quadratino = stessa persona, ma diversi quadratini non vuol dire necessariamente persone diverse.

  61. @generale ‘che’ intelletto

    Cmq il peer review è da almeno da 10 anni che è presente in italia.
    (Vedi fondi prin).

  62. Migrante ha detto:

    Grazie a carlo per il link me lo ero perso da tempo e sono contento di averlo ritrovato 😉

  63. steppen wolf ha detto:

    G.I., mamma che TROLL che sei…

    Il commento di France (9:00am) ci ha azzeccato in pieno. Peer Review riguarda gli articoli scientifici, non le assunzioni. Chi assume si deve prendere la responsabilita’ delle sue scelte – ergo, la peer review in quel caso non ha nemmeno senso. Non solo non ha senso, ma NON ESISTE.

    Cheers!

  64. steppen wolf ha detto:

    Raga’, i “quadratini” (si chiamano avatar) sono associati all’indirizzo e-mail, o all’indirizzo IP. Mentre l’indirizzo IP praticamente identifica la tua macchina e la localita’, l’indirizzo e-mail indicherebbe il commentatore. Percio’ di solito l’avatar e’ associato all’e-mail usata dal commentatore.

    Se gli avatar sono diversi, questo puo’ significare – almeno nel caso in cui l’avatar sia associato all’e-mail – che 1) General Intellect usa diversi indirizzi per non farsi moderare (TROLL!) o che 2) General Intellect in realta’ non e’ una sola persona, ma rappresenta una molteplicita’ di commentatori.

    Double cheers!

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