LA RICERCA SUL MARE NAUFRAGA IN UN MARE DI TAGLI

 

DECRETO TREMONTI
A RISCHIO 300 PRECARI ICRAM

 

Il governo Berlusconi, attraverso l’emanazione del Decreto Legge 25 giugno 2008, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, inserisce, tra i provvedimenti urgenti, l’accorpamento di due Istituti di Ricerca (ICRAM – Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare ed INFS – Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) e di un’agenzia (APAT – Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e del Territorio), in un nuovo ente denominato IRPA (Istituto di Ricerca per la Protezione dell’Ambiente).

 

Con un colpo di spugna, senza alcun formale iter parlamentare, né un serio confronto politico, si decide a tavolino di accorpare tre enti, ognuno con le proprie specificità. Con quali modalità, finalità e prospettive non è dato al momento sapere: per ora gli enti vengono soppressi, in futuro si vedrà… La preoccupazione è fortissima, non solo in termini di perdita di posti di lavoro, ma anche e soprattutto per la dispersione delle relative competenze, con inevitabile ricaduta sull’autonomia della ricerca e sulla qualità dei controlli ambientali. E come nel nostro Istituto, la situazione appare complessa e delicata anche all’APAT e all’INFS.

 

L’obiettivo generico di un risparmio indiscriminato sulla spesa pubblica oggi mette a rischio centinaia di lavoratori validamente impegnati sul fronte della ricerca applicata e della tutela del mare in uno dei principali soggetti di riferimento. All’ICRAM i precari sono più di 300 (2 lavoratori su 3) tra amministrativi, ricercatori e tecnici, ciascuno col proprio patrimonio di esperienza e professionalità, con punte di eccellenza riconosciute ed apprezzate in ambito nazionale ed internazionale. In risposta all’incerto e confuso scenario che si va delineando, i lavoratori precari dell’ICRAM dichiarano il proprio stato di agitazione in segno di protesta contro un provvedimento del governo il cui primo, deprecabile effetto è il deterioramento della Ricerca e del sistema dei controlli in materia ambientale nel nostro Paese.

 

E lo fa attraverso un atto unilaterale, in assenza di diffusione dell’informazione e senza previa consultazione di chi da anni lavora nel settore. Dopo aver lungamente insistito in campagna elettorale sulla necessità e urgenza di arrestare la “FUGA DEI CERVELLI” dalle istituzioni nazionali, di salvaguardare i diritti dei lavoratori atipici e di attuare politiche moderne ed efficaci per la “TUTELA DELL’AMBIENTE”, uno dei primi interventi normativi di questo stesso governo muove decisamente nella direzione opposta.

 

La parola d’ordine sembra “TAGLIARE A QUALUNQUE COSTO”, senza alcuna considerazione per i valori fondamentali in gioco: la salvaguardia dell’Ambiente ed il destino di centinaia di lavoratrici e lavoratori. Nostro obiettivo immediato è pertanto il tempestivo rinnovo dei contratti di lavoro in scadenza, realizzando tutti gli interventi necessari a preservare le procedure di stabilizzazione, nonché adottando ogni altro strumento a disposizione dell’Istituto al fine di garantire la continuità delle attività di ricerca istituzionale, per una razionale gestione ed una strenua difesa dell’ambiente marino.

 

Assemblea dei Precari ICRAM

precariicram@tiscali.it

 

 

 

 

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5 Responses to LA RICERCA SUL MARE NAUFRAGA IN UN MARE DI TAGLI

  1. carlo (con la minuscola) ha detto:

    Non conosco gli enti di cui si parla, quindi non posso entrare nel merito del provvedimento.

    Comunque è vero che in Italia ci sono troppi enti di ricerca (troppe università, troppi corsi di laurea), soprattutto in relazione a quello che producono.

    Leggevo sull’ultimo post del blog di Le Scienze un commento in cui si faceva notare che abbiamo (in Italia) una università ogni 18 km di raggio (e nel conto sono incluse catene montuose, laghi, …). Sarebbe interessante un conto analogo relativo ai centri ricerca, e poi fare il confronto con altri paesi (Francia, UK, …) anche e soprattutto in basa alla produzione (di pubblicazioni internazionali, brevetti, etc.).

  2. carlo (con la minuscola) ha detto:

    La faccina chiaramente era una parentesi chiusa.

  3. ricercatore ha detto:

    io sono in accordo .. c’è biosgno di una razionalizzazione e di un ariduzione degli sprechi che sono tantissimi .. tutti questi fondi alla fine del processo potrebbero essere impiegati davvero per un reclutamento straordinario

    ma vi guardate intorno … l’economia italiana è ferma, le aziende sono in difficoltà … cosa dovrebbe fare il governo ? aumentare le tasse ? .. secondo è giusto tagliare razionalizzare la spesa.

    saluti

  4. contro-ricercatore ha detto:

    contro-ricercatore cominciamo a razionalizzare sui tuoi stipendi o i tuoi contratti!!!

    qui non si razionalizza niente! questa è un operazione di spoilsystem su enti che vigilano sulle politiche ambientali delle quali al governo non fotte niente, anzi…

    Qui non si razionalizza, si fa man bassa di enti scomodi
    E lo si fa sulla pelle dei lavoratori.

  5. silvia ha detto:

    questa non è razionalizzazione e in primo luogo lo sanno tutto che la ricerca è fatta dai precari…se iniziassero da te cosa diresti? ragazzi svegliamoci…

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