I panni sporchi si lavano in casa?

Oggi mi è successa una cosa strana.

Ero a Roma, nell’aula magna della Sapienza. Si stava svolgendo l’assemblea dei dipendenti sulla manovra finanziaria convocata dal Rettore Guarini.

L’assemblea si è svolta lentamente e pacatamente come previsto. Il Rettore, e molti altri, hanno illustrato i pericoli del decreto per il sistema universitario e per la Sapienza. Molti altri hanno rivendicato, con orgoglio, l’importanza e la fatica del loro ruolo. Pochi, ma qualcuno, ha messo in evidenza anche il paradosso di un dirigenza universitaria che convoca un’assemblea contro la privatizzazione dell’università. Un ricercatore ha evidenziato l’assenza di diritti della categoria. Un altro, membro del Senato accademico, si diceva scettico nel difendere l’università com’è: aveva proposto invano di aggiungere un’autocritica al testo della mozione la settimana passata votata dal SA della Sapienza.

L’assemblea si stava chiudendo senza slanci. Arrivati al termine il prorettore Frati ha letto la mozione, un’altra, che l’assemblea avrebbe dovuto approvare. Molti piccoli interventi e emendamenti l’hanno seguita.

Mi sono alzato anch’io.

Molto modestamente, senza troppa convinzione, senza strafare ho proposto di inserire un “accenno autocritico” alla mozione. Tanto per differenziarla da quella del Senato Accademico. Tanto perché non facesse sembrare l’università un angolo di paradiso. Tanto perché evidenziasse almeno una qualche mancanza di trasparenza nella gestione o il proliferare del precariato. Tanto perché, ma non l’ho detto, rispettasse l’andamento del dibattito dell’assemblea.

Non mi aspettavo che la presidenza accogliesse la richiesta. Non l’hanno fatto. Quello che (forse) non mi aspettavo è la reazione delle persone rimaste fino a quell’ora. Un sonoro mugugno di disapprovazione è arrivato su di me e sulla possibilità di esprimere pubblicamente dubbi sul funzionamento attuale dell’università. Erano soprattutto personale tecnico-amministrativo, brava gente.

Allora mi pongo il dubbio.

Sarà che dopo anni di RNRP è per me normale, automatico, credere che difendere l’università pubblica non significhi difendere questa università. Sarà che per me è più corretto dimostrare che non difendiamo un privilegio o uno status quo (come scriveva giustamente ieri Andrea Capocci). Sarà che per me così non prestiamo il fianco alle critiche dei giornali: come ha dimostrato oggi l’apertura del Giornale, l’informazione non è interessata alla verità. Sarà che per me, il torto di uno (il governo) non fa, per forza, la ragione di un altro (i Rettori). E viceversa!

Ma forse mi sbaglio.

Dobbiamo mettere la sporcizia sotto il tappeto per difendere meglio l’università? Dovremmo davvero far finta che il nostro rettore ci rappresenti? Che ci sono più virtù che vizi, tante brave persone e poche mele marce? In questo modo sarà più efficace la nostra protesta? Valorizziamo quanto di buono facciamo e la gente capirà…?

Succedono cose simili nelle altre assemblee? Come sta andando negli altri atenei?

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106 Responses to I panni sporchi si lavano in casa?

  1. insorgere ha detto:

    non ho news di altre assemblee.

    tuttavia ci tengo a dire che se vogliamo che il nostro impegno serva a qualcosa non può consistere certo nella difesa dell’esistente.

    dobbiamo lottare per un’università diversa e dunque DOBBIAMO cogliere ogni occasione per sottolineare difetti e storture del sistema.

    un sistema che, in molte sue branche, conosce bene i problemi ma preferisce far finta di nulla. tanto prima o poi i rompipalle smetteranno di scocciarli…
    ebbene NOI NON DOBBIAMO SMETTERE

  2. Gianni P. ha detto:

    Premesso che non condivido nulla di quanto scrive in genere il Giornale, visto che in fondo lamentava, nell’articolo, lo scandalo dei troppi associati e ordinari, perche’ non superare i nostri ‘limiti’ e provare a contattarli per iniziare INSIEME una campagna per riportare le Universita’ italiane a rapporti ordinari/associati/ricercatori piu’ normali (assumendo i ricercatori e bloccando i concorsi per associato/ordinario)?
    Se continuiamo a diffidare sempre e comunque del ‘nemico’ non andiamo da nessuna parte…

  3. cattivo.maestro ha detto:

    Nel nostro Ateneo è stato sostanzialmente proibito di parlare. Ho presentato una mozione scritta agli organi accademici, ma nessuno l’ha presa in cosiderazione, nè l’ha messa all’o.d.g.
    Non ho parole!

  4. Lilly ha detto:

    C’è una voce che gira da qualche giorno nei corridoi del mio ateneo, ovvero che il metodo di “svecchiamento dell’Università” proposto dal ministero sarebbe quello non di abbassare l’età media dei docenti ma di porre un limite di età per i concorsi da ricercatore, limite che a secondo delle fonti sembra essere 32, 35, 40 anni.
    E’ questa la meritocrazia della quale tanto blaterano questi signori: il neolaureato raccomandato politicamente verrà assunto e chi ha lavorato per anni pubblicando su riviste nazionali ed internazionali non potrà nemmeno partecipare ai concorsi.
    Ma conoscono quesi signori il mondo universitario, sanno ad esempio che noi medici impieghiamo minimo 6 anni per laurearci, qualche mese per abilitarci, da 4 a 6 anni per specializzarsi a secondo della branca, tre ani per prendere il dottorato al quale possono seguire per chi non ha santi in paradiso vari anni di co.co.pro ed altri contratti simili.
    Quanti anni abbiamo adesso e quanti quando i pochissimi concorsi dei prossimi anni verranno banditi?
    A questo punto mi rivolgo a Colombo e agli altri giuristi che frequentano il blog: è legale stabilire (con l’eccezione per militari e forze dell’ordine) un limite di età per i concorsi?

  5. alex ha detto:

    non sono giurista, ma dovrebbe essere non ammissibile porre dei vincoli di età (per non parlare di alcuni di quelli); per legge ci sono delle possibilità di mettere limiti nei concorsi pubblici non di militari o forze dell’ordine, ma non mi sempre proprio applicabili. Però aspetto i giuristi.

  6. franco ha detto:

    1)I precari servono a tutti i docenti i quali sanno benissimo che non potranno farli diventare tutti ricercatore. Quindi non aspettiamoci aiuti.
    2)Bisogna riformare le procedure per i concorsi da ricercatore subito. Cosa aspetta la Gelmini?
    3) Bisogna recuperare i 100 – 200 miliardi di evasione fiscale per finanziare la ricerca e gli atenei.

  7. Lilly ha detto:

    Grazie Alex, spero che tu abbia ragione.

  8. insorgere ha detto:

    @ Lilly
    ho voci che confermano tue paure. amici vicini al ministero parlano di imminente riforma lungo le linee della legge moratti (mai applicata). Dunque concorso nazionale e poi chiamata dai singoli atenei e limite di età a 35 o 40.

    speriamo bene

  9. France ha detto:

    60.000. Un italiano su mille e’ in ricercatore precario. Siete piu’ di ricercatori, associati e ordinari messi insieme. Siete tanti quanti gli abitanti di Siena, per fare un esempio. Non avete bisogno dell’aiuto dei rettori, del Giornale, delle camicie rosse o di quelle nere, siete gia’ la Maggioranza. Avete letto il CV di Modica, voi che sbavate sulla ministra della ricerca Spagnola? Era forse da meno, mi chiedo?http://www.lucianomodica.it/online/biografia.php
    Eppure nemmeno uno cosi’ e’ stato capace di cambiare una virgola in questo sistema che definire marcio e’ un complimento, siamo oltre la marcescenza, e’ marcito, mummificato e fossilizzato… Il punto e’ che dovete mettervi intesta che siete l’unico aiuto che potete darvi. Anche a costo di farvi crollare il tempio sulla capoccia, con tutti i filistei…

  10. alex ha detto:

    usciti risultati prin …. sigh

  11. France ha detto:

    Non voglio fare nomi perche’ poi ci rimanete male, ma che il peer review renda l’assegnazione dei PRIN “equa” e’ pia illusione… Nella lista ho gia’ sgamato alcuni giovani rampolli di casate (universitarie) illustri che si sono beccati anche 250.000 euro…

  12. ricercatore ha detto:

    …come il figlio di Mattarella, il Dc della legge elettorale.

  13. Untenured academic ha detto:

    è irrealistico e ingenuo pensare che allo stato attuale – ovvero in un mare di clientelismo e organizzazione clanica dell’università – il peer-review applicato ai Prin possa essere un’isola felice dove si premia la qualità dei progetti, come succede a livello internazionale.

    Diverso sarebbe il discorso nel contesto di un’università riformata nel suo funzionamento strutturale. E’ qui l’errore di Modica col famoso regolamento.

    D’altro canto oggi, paradossalmente ma non tanto, i progetti presentati sono tutti mediamente modesti di qualità, perché la mancanza di una valutazione seria non incentiva quelli che li presentano a proporre qualcosa di competitivo. Quindi prevalgono – senza scandalo dell’accademia – le logiche pseudo-politiche su quelle scientifiche.

  14. France ha detto:

    Eh, quindi va bene cosi’? Tutti al mare e a settembre (con tutte le peggio monnezze approvate in silenzio nel bivacco di manipoli) si fa un bello sciopero generale di 12 ore e si rimette tutto a posto?
    Si vede che fa veramente caldo (qui no, 15 gradi e piove!)….

  15. Untenured academic ha detto:

    la lotta è per gli stipendi mica per un’università migliore!

  16. Bombadillo ha detto:

    Cari, vedo che c’è nell’aria un ritorno di fiamma di un noto film:
    NON E’ UN PAESE PER VECCHI!
    ..chi vivrà vedrà..
    Nel frattempo, perchè non pensiamo a quello che dobbiamo fare noi, piuttosto che a quello che stanno facendo Berlusconi &Co.?
    Possiamo essere anche numerosi quanto gli abitanti di Siena, ma, se non abbiamo il modo di formare una volontà comune, potremo solo continuare a parlarci (rectius: a scriverci) addosso: ASOCIAMOCI ON LINE!
    ..forza Ario, sei “in debito” di un post specifico.

  17. Ettore ha detto:

    La fissazione di limiti di età per l’accesso agli impieghi alle dipendenze della Pubblica Amministrazione è facoltà riservata alla discrezionalità legislativa, la quale non può dirsi irragionevolmente esercitata allorquando la determinazione di siffatto limite risponda a criteri di evidente correlazione tra la probabilità statistica di una duratura conservazione dei requisiti psico-fisici necessari allo svolgimento dell’attività relativa al posto messo a concorso e le capacità normalmente possedute dall’essere umano in corrispondenza del raggiungimento dell’età massima prevista.

    Quindi mettere limiti di età nei concorsi da ricercatore sarebbe illegale, oltre che contrario alle normative europee anti-discriminazioni. Oltretutto se si afferma che non si può fare bene ricerca oltre i 40 anni, bisognerebbe mettere lo stesso limite anche per i concorsi da associato e ordinario e per tutti i concorsi del CNR.

  18. Bombadillo ha detto:

    ..scusate, quasi dimenticavo..
    Per Luca Neri – al quale ho già risposto sul blog della Madia, che mi aveva segnalato mino, sulla questione della petizione – : quindi, secondo te, uno che rimane nell’Università italiana è responsabile, per ciò solo, della situazione dell’Università italiana stessa? Ma davvero davvero…?
    L’argomento è affatto controvertibile, si porebbe sostenere, cioè, che i responsabili sono quelli che vanno via, perchè, invece di impegnarsi in prima persona nella lotta per cambiare il sistema, fuggono.
    Ma questa cosa non è la verità: la verità è che ognuno è responsabile degli sbagli propri, e non di quelli altrui. E nessuno di noi ha avuto mai una briciola di potere universitario, da esercitare in modo giusto o sbagliato.
    Su questo blog penso che siamo tutti per l’abolizione dei concorsi, e per il modello della cooptazione responsabile (almeno, cioè, tuti quelli che hanno firmato la petizione), ma il fatto dia ver scelto di far carriera all’estero, dove sistemi del genere sono operativi, non può essere assunto come parametro di una forma di “superiorità morale”: da un lato, infatti, per tantissime discipline è assai difficile poter emigrare; e, dall’altro, il desiderio di vivere nella propria terra natia è assolutamente legittimo, e quindi, in alcun modo, può cosituire una colpa.

  19. Colombo da Priverno ha detto:

    Io non ne posso più.

    Dopo 8 anni fitti di pubblicazioni continue e serie, un insegnamento a contratto, un dottorato, e un assegno di ricerca. Non ne posso più.

    Sono arrivato a chiedere un colpo di pistola alla tempia, come un vecchio cavallo.

    Ditemi che non c’è più niente da fare. Sono arrivato quasi a sperare nell’idea di un limite di 35 anni per i concorsi (35, non 40. 40 mi lascerebbe ancora qualche anno da agonizzare su vane speranze).

    Così so che non c’è più niente da fare. E mi metto l’anima in pace.

  20. Colombo da Priverno ha detto:

    Scusate lo sforgo, era sincero. E, credo, sarà compreso.

  21. cattivo.maestro ha detto:

    Raramente negli ultimi mesi mi sono trovato d’accordo con opinioni espresse da quotidiani nazionali. Fa eccezione l’interessantissmo editoriale di Ernesto Galli della Loggia, pubblicato dal Corriere della Sera del 22 luglio 2008. Esprimo una perfetta aderenza alle posizioni espresse dall’autorevole commentatore. E’ un bellissimo articolo che sollecita grandi interrogativi e che meriterebbe di essere seguito da una riflessione seria ed adeguata, a cominciare dai Ministri interessati. Trovo che questo sia il modo giusto di ricominciare a ragionare sul futuro del settore della conoscenza e della cultura in Italia. Consiglio vivamente a tutti di leggerlo e di riflettere.
    http://occhichesannoguardare.myblog.it/archive/2008/07/22/la-cultura-come-risorsa.html

  22. cattivo.maestro ha detto:

    errata corridge: adesione non aderenza

  23. ricercatore progressista ha detto:

    a me sembra una paccottiglia reazionaria..

  24. Bombadillo ha detto:

    Caro Colombo, in un certo senso hai ragione.
    Io porrei i 28 anni per l’entrata in ruolo a tempo indeterminato più bassa (nell’università, appunto, il ricercatore). Diciamo i 27 per partecipare ad un concorso, così:
    1) chi vuole fare la carriera universitaria sa che deve assolutamente laurearsi in tempo;
    2) non si può essere presi per i fondelli troppo a lungo;

    Porre questi limiti è a vantaggio dei precari (ma devono essere mooolto più bassi di quelli ipotizzati, in modo da non farti rovinare al vita inutilmente: e a 40, ma anche a 35, te la sei già rovinata), solo che, ovviamente, devono valere per l’avvenire, ovverosia, quantomeno, per quelli che si sono laureati dopo l’entrata in vigore di una legge del genere.

    Diversamente, come lo spieghi a uno che, mettiamo, si è laureato a 25 anni e ha lavorato per dieci anni nell’Università – superando la produzione di molti colleghi strutturati (ricercatori e, magari, pure qualche associato) – che non può più partecipare al concorso?

    Capisco, però, la tua posizione, e, in fondo, sotto questo speciale punto di vista, paradossalmente non mi dispiacerrebe un blocco assoluto dei concorsi dal 2009 in poi, così, almeno, è “o dentro o fuori”, senza continuare con questi rinvii continui che impediscono a i più di progettare un futuro fatto di cose concrete: una casa, una moglie, dei figli…

  25. Colombo da Priverno ha detto:

    Si. E poi il punto è che è meglio mi portino via…che mi sconfiggano, mi buttino come una cosa vecchia punto e basta.

    Non accetterei mai di consegnare io le armi, di mia iniziativa. Ed è una dannazione, se ci pensi bene.

  26. Untenured academic ha detto:

    Colombo, non mi pare il caso di disperarsi così per un Prin non finanziato. Anch’io sono rimasto a secco a questo giro e il mio assegno è in scadenza e non intravedo altre fonti di finanziamento.

    Vorrà dire che emigreremo o spenderemo la nostra professionalità altrove, magari godendo di quel pò di autonomia che l’università ci nega. In ogni caso, conserviamo la dignità e evitiamo la disperazione!

  27. insorgere ha detto:

    cerchiamo di non disperare.
    altrimenti invece che organizzare la lotta finiremo col promuovere suicidi collettivi

  28. arioprecario ha detto:

    DOCUMENTO DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DELL’UNIVERSITA’
    indetta da ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL-UNIVERSITA’, CNRU, CNU, CONFSAL FED. SNALS-CISAPUNI, FEDERAZIONE CISL-UNIVERSITA’, FLC-CGIL, RNRP, SUN, UDU e UILPA-URAFAM

    Roma, 22 luglio 2008

    L’Assemblea nazionale, tenutasi il 22 luglio 2008 nell’Aula Magna dell’Universita’ La Sapienza di Roma, indetta dalle Organizzazioni e Associazioni della Docenza e degli Studenti, ha discusso la gravissima situazione venutasi a determinare a seguito dell’emanazione del D.L. 112 e dei provvedimenti governativi in materia finanziaria e di pubblico impiego.

    L’Assemblea nazionale assume il documento di denuncia e di protesta delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni del 10 luglio 2008 e condivide i contenuti delle numerosissime prese di posizione degli Organi accademici, che in questi giorni si sono espressi duramente, protestando contro la linea governativa di strangolamento dell’Universita’ pubblica.

    L’opinione pubblica deve sapere che, attraverso la riduzione dei finanziamenti, il blocco del turn over, gli espliciti intenti di privatizzazione, l’attacco ai diritti degli studenti, dei docenti e dei tecnico-amministrativi (senza contratto da oltre 31 mesi e con retribuzioni insufficienti), produrra’ il progressivo svuotamento degli Atenei, l’impossibilita’ per un’intera generazione di giovani e di precari di entrare nei ruoli dell’Universita’, difficolta’ per gli studenti di accedere alla formazione universitaria a causa dell’aumento delle tasse e delle crescenti barriere formali e sostanziali, la possibile alienazione del patrimonio delle Universita’ come scelta imposta per far fronte alla mancanza di finanziamenti, la diminuzione dei servizi agli studenti e il rischio della perdita dell’autonomia, la penalizzazione, in particolare, degli Atenei del Mezzogiorno, gia’ oggetto di pesanti tagli.
    In una parola, scomparira’ l’Università italiana come luogo pubblico di ricerca, di creazione e di trasmissione della conoscenza come bene comune.
    Sara’ cancellato il ruolo dello Stato nell’alta formazione, sancito e garantito dal titolo V della Costituzione.

    Gli interventi governativi non sono un fatto casuale e congiunturale: essi disegnano un modello che si dispieghera’ nel lungo periodo attraverso ulteriori interventi legislativi destinati a colpire e a ridimensionare lo Stato sociale nel suo complesso. Inoltre, un ulteriore impoverimento del sistema-paese deriverebbe dal fatto che, mancando i concorsi per i giovani, gli aspiranti ricercatori saranno costretti a migrare verso altri Paesi piu’ ricettivi, contribuendo cosi’ paradossalmente a renderli piu’
    competitivi rispetto al nostro.
    Contro questo disegno l’Assemblea nazionale protesta decisamente, denunciando i guasti che deriverebbero all’intera comunita’ nazionale dalla sua attuazione.

    La classe politica deve ascoltare la nostra protesta e prendere atto che essa e’ fortemente congiunta alla volonta’ di cambiamento delle Universita’. Occorre offrire soluzioni credibili per far crescere e migliorare il sistema pubblico della formazione.

    Pertanto, l’Assemblea nazionale:

    – chiede al Governo l’immediato stralcio di tutte le norme
    sull’Universita’ contenute nei provvedimenti governativi;

    – chiede al Governo che si inverta la manovra economica, destinando
    alle Universita’ nuove risorse economiche anche al fine di bandire concorsi per giovani, avviando cosi’ la soluzione del grave problema del precariato;

    – invita gli Atenei a sospendere l’avvio del prossimo anno
    accademico, informando e discutendo con gli studenti e con il personale tutto adeguate forme di mobilitazione;

    – invita le Universita’ a non approvare i propri bilanci preventivi
    in mancanza delle adeguate risorse economiche;

    – chiede alla CRUI, al CUN, al CNAM e al Consiglio nazionale degli
    studenti una presa di posizione forte ed esplicita per l’apertura di un confronto inteso a promuovere i veri interessi della comunita’ universitaria;

    – preannuncia, a partire da settembre, un calendario di iniziative
    di mobilitazione nazionali e locali, per preparare una seconda manifestazione nazionale e arrivare, se necessario, allo sciopero di tutte le componenti universitarie e alla sospensione di ogni attivita’ didattica;

    – invita tutti i lavoratori e gli studenti delle Universita’ a
    mobilitarsi congiuntamente, nella consapevolezza della gravita’ della situazione attuale e delle prospettive future.

  29. arioprecario ha detto:

    Scusate, leggetevi queste dichiarazioni del ministro sulle SISS. Io le trovo semplicemente aberranti. Pensate in particolare a quelli del IX ciclo che hanno pagato soldi per iscriversi ad un corso che doveva essere abilitante e all’ultimo dicono loro che lo stato si era sbagliato…

    Penso che sia indicativo del rispetto della Gelmini e del governo sui precari:

    Tecnica della Scuola
    Sospensione della Ssis anno 2008/2009

    Il blocco delle Ssis è finalizzato a contrastare il formarsi di ulteriore precariato. Nello specifico, il governo ha aggiunto un nuovo comma all’articolo 64, il 4 ter, che prevede la sospensione, per l’anno scolastico 2008/2009, delle procedure per l’accesso alle scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario attivate nelle università, in attesa della definizione degli ordinamenti didattici universitari per la formazione iniziale degli insegnanti delle scuole per l’infanzia, del primo e del secondo ciclo.

    «Non possiamo continuare a prendere in giro i ragazzi, che dopo due anni di impegno e tante spese non hanno nemmeno la possibilità di partecipare alle graduatorie permanenti», ha spiegato il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. Gli studenti del IX ciclo di Ssis, infatti, a differenza di quelli dei cicli precedenti, non avranno la possibilità di iscriversi alle graduatorie permanenti. La legge finanziaria 2008, all’articolo 94 (comma 6), stabilisce un nuovo sistema di reclutamento degli insegnanti: concorsi ordinari con cadenza biennale, fatta salva la validità delle graduatorie ad esaurimento. La Finanziaria 2008 non chiariva però la posizione di coloro che avrebbero frequentato il IX ciclo. Ora il maxi emendamento fa chiarezza e impedisce ex lege l’istituzione dei corsi da parte delle università.

  30. insorgere ha detto:

    BARBERA E CHAMPAGNE
    STASERA BEVIAM

  31. Lilly ha detto:

    Intanto comincio col ringraziare Ettore per l’esaustiva ed incoraggiante risposta che ha dato al quesito che avevo posto. Poi vorrei dire a Colombo (con la solita stima, si intende): uccidere un cavallo sia giovane sia vecchio è un atto di viltà assoluta, quindi tu dici come si fa, io direi piuttosto come non si dovrebbe mai fare, così come vile è sempre il cacciatore anche quando non uccide i piccoli, perchè nel mondo animale cacciare i genitori significa far morire di fame i cuccioli, etico è lasciare vivere in pace gli uni e gli altri (mi riferisco ad una frase, tu sai quale, in un tuo vecchio post). Ora a parte le mie considerazioni sui diritti degli animali, io ho 35 anni e sinceramente se fossi una cavalla sarei certamente molto, molto vecchia o già morta, considerando che vivono in media 25 anni, ma essendo una donna mi considero giovane a differenza di quel che pensa il nostro ministero, il quale non capisce, sembra, che l’età non è correlabile al valore del ricercatore, anzi l’esperienza si guadagna con anni di lavoro e non cresce come pianta magica dall’oggi al domani. Quindi stai sereno Colombo, abbandona i tuoi propositi (si lo so che scherzavi) e con te tutti noi, come vedete dai post precedenti di Ario precario ci aspettano giorni in cui dovremo lottare per i nostri diritti ( in realtà ne vogliamo riconosciuto uno solo: lavorare, ieri era visto come una fatica oggi come un lusso riservato a pochi eletti).
    Buona notte e sogni d’oro! (ops mi correggo: good-night and sweet dreams dimenticavo che vogliono un’Università internazionale, con quali soldi poi se stanno facendo scomparire pure quella nazionale non è dato sapere, come era quella frase? Il mistero del ministero, terribilmente appropriata ).
    PS il mio post va rigorosamente letto dopo quelli precedenti di Colombo, in caso contrario potrei apparire una pazza invasata…. e forse un po’ lo sono, ma chi di noi non lo è almeno in parte?

  32. Lilly ha detto:

    Cara RNRP sono le 11.19 pm hai l’orologio indietro di un’ora

  33. Ire ha detto:

    Salve, sono anch’io una 35enne con dottorato, assegno di ricerca e contratti di insegnamento alle spalle, e mi sento molto vecchia … quest’anno volevo provare la SSIS e l’hanno bloccata …
    Nel sito http://www.nonociclo.blogscuola.it/ ho letto che “giovedì mattina, nel corso della trasmissione radiofonica Radio Anch’io su Radiouno, quasi sicuramente interverrà il ministro Gelmini”. Forse potremmo inviare alla redazione della trasmissione (radioanchio@rai.it)
    qualche email riguardante i ricercatori precari …
    Vedete anche il sito http://www.radio.rai.it/radio1/radioanchio/
    per ulteriori informazioni.

  34. Carlo ha detto:

    Nella rassegna stampa di Radio3 di questa mattina è stato citato un articolo sull’Università, apparso nei giornali (di oggi? l’Unità?), a firma di Giulio Ferroni.
    Purtroppo da qualche tempo risulta non attiva la rassegna stampa del MIUR (una delle poche cose buone che si facesse in quelle stanze!) e per consultare la versione on line dell’Unità è richiesto l’abbonamento.
    Qualcuno saprebbe indicarmi una Rassegna stampa alternativa (a quella del MIUR) o almeno il link all’articolo di Ferroni?

  35. Colombo da Priverno ha detto:

    Grazie Bombadillo, Lilly e Untenured per il sostegno.

    Vorrei davvero che dalla mia lettera di sconforto – forse di troppo sconforto – non si percepisse un’idea d’abbandono della lotta (d’altronde l’ho scritto io stesso: toglietemi le armi e le speranze perchè io, da solo, non abbasso le prime e non abbandono le seconde), ma, all’opposto, rimanesse quel senso gridato di: “tanto vale che ci ammazzate direttamente”, da sbattere in faccia alla Ministra (dal latino: “Serva”) e ai suoi squallidi ed irresponsabili padroni.

    Non voglio divagare sulla cosmogonia greca, ma molti ricorderanno che prima del mondo c’era Kronos (Saturno per i romani) che divorava i suoi figli.

    E ricorderanno di Zeus – uno dei suoi figli – che lo sconfisse, facendogli anche risputare fuori tutti i figli che s’era mangiato, e lo rinchiuse per l’eternità.

    Questo è un mito che sta alla base della nostra civiltà occidentale, per cui i figli si fanno crescere, è bello vederli progredire ed è un abominio contro natura mangiarseli (cioè sacrificarli al sostentamento per i vecchi…). Dalla fine di Kronos e l’assunzione, da parte di Zeus, del regno sull’Olimpo, nasce il mondo così come lo conosciamo, con le sue regole comuni a molte civiltà.

    Dico questo perchè volevo contribuire ancora un poco, seguendo idealmente la traccia segnata da Lilly, a rendere più chiaro a me stesso QUANTO SIA CONTRO LA NATURA E CONTRO O FONDAMENTI DELLA CIVILTA’ UMANA il disegno perseguito da questo governo, adoratore di Kronos.

    P.S. per vedere bene coi propri occhi la mostruosità di Kronos consiglio un quadro di F. Goya del 1820 circa, sta al Prado, a Madrid. si chiama “Saturno che divora i suoi figli”, e rende bene, anche visivamente, l’immagine di questi tempi.

    Tocca a noi rispedire i mangiatori di figli da dove son venuti e ripristinare la civiltà. Anche perchè – si è capito – se no lo spuntino siamo noi…

  36. carbonaro ha detto:

    Unità: Diario di un povero prof 23-07-2008 Giulio Ferroni

    Davvero subdolo l’attacco all’università portato dal decreto 112: sotto il paravento dei tagli di spesa si mette in moto un processo che tende a indebolire l’università pubblica, muovendo verso forme di privatizzazione il cui esito non può essere che distruttivo: la quasi totale riduzione del turn over rende praticamente impossibile la già difficoltosa possibilità di arruolamento delle giovani generazioni; la decurtazione dei fondi per il funzionamento e per la ricerca blocca l’esercizio di molte delle attività programmate; la trasformazione delle università in Fondazioni conduce all’ingresso in esse (dentro quelle che ci riusciranno) dei privati, con ruoli sempre più determinanti. Un punto relativamente marginale ma fortemente punitivo verso la classe docente è costituito poi dal rallentamento degli scatti biennali di carriera, che tra l’altro penalizza in primo luogo proprio i giovani ricercatori da poco assunti, i cui stipendi sono peraltro molto bassi. Ma proprio la questione degli stipendi viene presa come punto di attacco e di propaganda a sostegno del disegno di privatizzazione.

    Proprio il berlusconiano “Giornale” è partito in quarta qualificando i professori universitari in blocco come fannulloni, che intascano una barca di soldi (all’incirca 10.000 euro al mese) lavorando solo 3 ore al giorno: e fa i conti nel portafoglio dei professori ordinari e di alcuni magnifici rettori, usando artatamente le cifre (senza tener conto delle detrazioni fiscali e previdenziali: e in effetti, tenuto conto di tutto, un professore alla fine della carriera guadagna meno della metà della cifra indicata dal “Giornale”). Ma è proprio vero che i professori lavorano così poco? e cosa significa questo populistico esporli al pubblico ludibrio?
    Io mi guardo intorno, nell’università dove insegno da molti anni, e vedo certamente alcune sacche di privilegio, personaggi che riescono a muoversi dentro l’istituzione accademica con una presenza evanescente e poco incisiva. La grande maggioranza dei docenti, però è lì, pronta a confrontarsi quotidianamente con una serie di incombenze che vanno molto al di là delle lezioni, degli esami e dei colloqui con gli studenti. Il carico didattico si è amplificato notevolmente negli ultimi anni: i nuovi ordinamenti introdotti dalla riforma Berlinguer- Zecchino hanno portato alla moltiplicazione dei corsi e delle funzioni di tutoraggio; le difficoltà organizzative delle strutture universitarie (dovute proprio alla scarsità di risorse) costringono molti di noi ad intervenire anche su campi che sono lontanissimi dalle loro qualifiche scientifiche e disciplinari. La gestione della vita accademica e gli svariati compiti istituzionali richiedono continue riunioni di organi collegiali, che portano via intere giornate, Ci sono poi i seminari, i corsi di dottorato di ricerca, le iniziative scientifiche e culturali, gli scambi internazionali, ecc. Molte sono le giornate in cui si sta in Facoltà dal mattino alla sera, tra incombenze di ogni sorta, spesso in spazi ridottissimi, appena vivibili. Non bisogna poi sottovalutare (come invece fanno allegramente i compilatori del “Giornale”) l’impegno della ricerca, che nelle Facoltà scientifiche richiede spesso una presenza in laboratorio per tutti i giorni della settimana e che per tutti comunque impone un lungo lavoro di organizzazione, di progettazione, di studio e verifica. Anzi, nella situazione attuale sono proprio le molteplici incombenze istituzionali a sottrarre tempo alla ricerca. Se si invece vuole mantenere la didattica universitaria ad un livello “superiore”, è tanto più essenziale che essa (anche quella di primo livello, solo in apparenza più semplice e ripetitiva) scaturisca da un fecondo e diretto rapporto con la ricerca, una ricerca che deve per giunta essere sostenuta da uno scambio con i più alti livelli internazionali della cultura, della scienza, della tecnologia. Per fare tutto ciò, in un questo quadro internazionale da cui è miope prescindere, non basta la giornata piena. Molti professori sono in realtà assillati dall’insufficienza del tempo a disposizione, dalla scarsità di spazio che rimane per portare a compimento i lavori di ricerca (quasi sempre, del resto, aspettiamo il tempo delle vacanze per poterci dedicare a tempo pieno proprio a certi lavori che non si riescono ad espletare nel corso dell’anno, ma il cui effetto positivo ricade poi sul successivo lavoro didattico).
    In definitiva questi attacchi populisti ai professori universitari sembrano tendere anche a colpire il prestigio sociale dell’università, a limitare lo spazio di libertà dei docenti, ad approfondire la divaricazione tra ricerca e didattica, sottraendo definitivamente all’università pubblica la funzione di punta avanzata della scienza e della cultura del paese. È vero peraltro che l’università è in crisi, come gran parte delle strutture portanti di questo paese; ma il disegno attuale mira ad approfittare di questa crisi per trasferire nell’ambito del privato (e di coloro che sono in grado di sostenere i costi imposti dal privato) i livelli di eccellenza, trasformando quanto rimarrebbe dell’università pubblica in agenzia subalterna, parcheggio per gioventù destinata a funzioni di secondo piano, per un popolo di consumatori esclusi dal controllo dei vertici della conoscenza e dalla coscienza critica. Questa è la posta oggi in gioco: tanto più occorrono risposte forti e rigorose, non semplici difese dello status quo, ma attivi interventi per una rifondazione e un rilancio dell’istituzione universitaria, come motore centrale

  37. Che confusione abbiamo in testa….

    Quindi magicamente ora i baroni sono diventati brava gente….?

  38. France ha detto:

    No, lo sono sempre stati.

  39. alex ha detto:

    Il ministro ha inoltre annunciato un incontro con le parti sociali per il 6 agosto: “Stiamo pensando alla possibilità di una semplificazione della normativa delle università, con un testo unico, per favorire un dimagrimento delle norme e per impiegare meglio le risorse”.


    l’ulima brutta notizia prima delle “ferie”?

  40. Colombo da Priverno ha detto:

    Io proporrei un appuntamento a Stellina per il 15 agosto.

    Se volete, per noi vado io. Ci vediamo al mare. Non posso invitarla a Villa Certosa come è abituata nel suo giro, ma magari due giorni in campeggio a Villasimìus, o a Palàu (amene località sarde più alla portata d’un assegno di ricerca) si possono fare.

    Io e il “tenero germoglio del berlusconismo” (così è stata definita la settimana scorsa su L’Espresso).

    E’ la situazione giusta – “da spiagga”, proprio – perchè non nasca nulla di serio.

    La giusta location per parlare della “possibilità di una semplificazione della normativa delle università, con un testo unico, per favorire un dimagrimento delle norme e per impiegare meglio le risorse”.

  41. Colombo da Priverno ha detto:

    France, ho dimenticato l’avviso [SEGUE MATERIALE RIGOROSAMENTE IRONICO].

    Come faccio ora….

  42. ex Pasteurien ha detto:

    In primo luogo esprimo tutta il mio appoggio e la mia solidarietà all’autore del post. Dico solo che nella mia università il solito concorso ad hoc è stato bandito per fare diventare un tecnico (seppur laureato) prof. associato con un doppio salto mortale carpiato avvitato degno del migliore Klaus Dibiasi e che la maggior parte degli ultimi ricercatori che sono entrati in ruolo e che entreranno con i giochi dei pensionamenti (che immagino tutti voi state vedendo nei vostri Atenei) son ex-TAB, quindi i mugugni di lorsignori non mi stupiscono affatto. Anche perchè se noi siamo sotto giogo da parte dei nostri superiori, i TAB che nessuno può toccare faranno pressione (l’hanno sempre fatta) per accedere ai ruoli di ricercatore prima che spariscano definitivamente. E siccome molti di loro sono “fedeli compagni di viaggio” dei nostri capi da molti anni, ora che il ruolo di ricercatore andrà presto in esaurimento vorranno “monetizzare” tanta fedeltà anche e soprattutto a scapito dei precari che poco possono far sentire la propria voce perchè non fanno parte integrante del sistema accademico di cui invece i TAB fanno parte.

    Credo, Colleghi, che questa battaglia ci toccherà combatterla proprio contro tutto e tutti (politica, accademia, tecnici-amministrativi etc. etc.) e temo che la combatteremo nell’indifferenza generale; spero soltanto che non ci faranno fare la fine dei profughi di etnia Tutsi, massacrati in Ruanda nell’indifferenza del mondo intero.

  43. France ha detto:

    No, credo che faranno come per il genocidio degli Armeni… Non ne parleranno per un secolo…

  44. insorgere ha detto:

    perdonatemi ma che ne è della proposta di bombadillo?
    l’associazione?

  45. @france:
    hihiihii…

    smentite questa congettura:
    “lo zoccolo duro dei ricercatori precari che NON accetta riforme liberiste x università e ricerca in italia, è costituito per maggioranza da umanisti”

    PS: per umanisti intendo tutti fino ai medici (inclusi)…. dai medici in poi scatta la scienza.
    E’ chiaro che è una semplificazione…. serve solo per capire se vi è o meno la tendenza descritta dalla congettura.

  46. France ha detto:

    R.I., ma perche’ vuoi farti del male?

  47. alex ha detto:

    volete divertirvi (perchè piangere non si può più) leggete qui, ma non fermatevi solo al titolo e al sottotitolo leggete tutto, ma proprio tutto

    http://www.corriere.it/politica/08_luglio_24/senato_tagli_bilancio_4ced8684-5946-11dd-94cb-00144f02aabc.shtml

  48. Ire ha detto:

    Su RAdio 3 Mondo dalle 10 alle 12:
    “Come si taglia la cultura”
    Emanuele Giordana ne parla con Piero Lucisano, preside del corso di laurea di Scienze dell’Educazione all’universita’ la Sapienza, Giuseppe Valditara, senatore PdL, Segretario della VII Commissione permanente (Istruzione Pubblica, beni culturali), Ernesto Galli Della Loggia editorialista del Corriere della Sera e storico, Samuele Marcora, docente all’Universita’ di Bangor, Regno Unito, Patrizio Bianchi, rettore dell’Universita’ di Ferrara, oggi a Roma per la Conferenza generale della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), Francesco Mauriello, presidente dell’ADI, Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani.

    Poco fa a Radio anch’io la Gelmini ha detto che il concorso per ricercatori sarà nazionale, ma non ho sentito se ha detto qualcosa in merito ai limiti di età.

  49. Colombo da Priverno ha detto:

    R.I.!!!!!!!

    cosa c’entra adesso questa storia?

    Non puoi sovrapporre i piani. Ci sono due problemi distinti: uno è quello della “riforma liberista dell’università”, l’altro è quello del taglio drastico dei fondi che servono a fare qualunque cosa, liberista o meno.

    Tu confondi, e pensi che lo scontento dei ricercatori precari per il taglio dei fondi sia un sintomo di anti-liberismo.

    Mentre non c’entra nulla. E’ uno scontento A MONTE, perchè l’assenza di risorse le possibilità, le scelte, le opzioni su come reclutare, le taglia TUTTE.

    Ti faccio una domanda. Sei di fronte alla vetrina d’un bar. Il gelato costa 3 euro, cornetto e caffè ne costano 2.50. Ha senso discutere su quale scegli, se in tasca hai 0,50?

  50. France ha detto:

    Perfetto esempio, Colombo. Ecco, vedi, R.I., ora arriveranno 30 messaggi di distinzione, insulto, generico, insulto puntuale, mai piu’ voti a Valditara (la moda cambia), aridatece er baffone etc…
    Ma e’ Luglio, per Manitu’, e’ tempo di ombrelloni e sudoku, suvvia, pensate a rilassarvi.
    A tal proposito, ricordo qualche tempo fa si parlava di scuole accademiche, con Colombo. Vorrei sapere se vi e’ mai stato esposto il teorema di *** (scusate, non ricordo il nome, me l’ha raccontato un prof univ tempo fa e mi ci sono schiantato dal ridere) sul funzionamento del sistema cooptativo.
    Concetti base sono che la ricerca si evolve grazie all’intelligenza degli individui, ma e’ limitata dalla vanitas (che secondo Fisher era comunque forza motrice, anyway…) degli individui stessi.
    Il teorema e’ questo: un prof intelligente tendera’ a scegliere uno (o piu’) eredi intelligenti, MA non tanto quanto lui (ecco la vanitas). Alla generazione successiva avremo quindi prof un po’ meno intelligenti, che sceglieranno a loro volta persone un po’ meno intelligenti di loro. E cosi’ via: finche’ l’ultimo prof della serie sara’ cosi’ (poco) intelligente da scegliere come erede uno che invece e’ molto piu’ intelligente di lui, e cosi’ il sistema si riequilibra. Eh?

  51. Colombo da Priverno ha detto:

    hahhahahhaha è vero.

    …un momento…

    ODDIO!

    Io reputo il mio prof. INTELLIGENTE!!! Che vorrà dire? A che livello di decrescita mi trovo?

    SIGH

  52. D'Andrea ha detto:

    Se la memoria non m’inganna il “teorema” è stato pubblicato in una paginetta recente (qualche anno fa) su una rivista giuridica e l'”inventore” dovrebbe esser un romanista di Napoli. Controllerò.

  53. Sandra ha detto:

    Qui il problema non e’ rifare la legge dei concorsi. Io ho odiato il precedente ministro Mussi e non ne parliamo della nuova. Il problema non sono loro ma gli ordinari di merda che ci sono e che ci saranno sempre nelle universita’ italiane. Guardate solo la pagina bandi murst.
    Non era mai uscito un posto da ricercatore nei precedenti anni quando c’era il blocco per i concorsi a ordinari e associati. Guardate ora la seconda sessione 2008 e vedrete quanti concorsi ci sono solo per queste categorie. E’ inutile parlare di altro. I concorsi non possono avere limite di eta’ essendo illegali come lo sono alcuni concorsi per assegni di ricerca in quanto hanno carattere discriminatorio.
    L’assalto alla diligenza e’ partito. I soldi finiranno e sara’ impossibile che un precario entri nell’universita’, giovane oe vecchio che sia.

  54. France ha detto:

    @colombo: Il punto e’ se “oggettivamente” lo reputi piu’ intelligente di te, nel qual caso…

  55. cattivo.maestro ha detto:

    vi segnalo questa petizione preparata da Patrizio Dimitri: http://www.petitiononline.com/ricerca1/petition.html

  56. mino ha detto:

    L’altro ieri il Ministro Gelmini ha incontrato i vertici dell’ADI (i dettagli dell’incontro sono sul sito dell’ADI) in cui si è discusso di varie questioni tra cui una possibile riforma del reclutamento dei ricercatori, con la promessa da parte del Ministro che avvierà un confronto con l’ADI su questa tematica.
    Vedete, se invece di perderci in chiacchere e nelle solite infruttuose lamentazioni, avessimo posto il nostro impegno per creare una associazione più ampia, operativa ed in grado di decidere, forse anche noi saremmo stati presenti a questo tavolo.

  57. cattivo.maestro ha detto:

    Unità: Un colpo all’Università
    24-07-2008

    La sorte dell’università italiana è segnata, allo stato dei fatti. Segnata da un decreto «finanziario», il 112 del 25 giugno, presentato da Tremonti e approvato in nove minuti dal Consiglio dei ministri, che mina una parte essenziale delle conquiste sociali e culturali di età repubblicana. Tre o quatto norme, quasi distrattamente gettate qua e là nel testo, bastano a cambiare radicalmente, in una direzione che sembrerebbe – sembrerebbe… – priva di senso, l’università e la ricerca scientifica. Fatto questo, non c’è più bisogno di portare in Parlamento alcunché. La cosa di cui mi pare ci sia ancora poca consapevolezza, nel campo di quello che fu il centrosinistra, è che patto costituzionale e patto sociale stanno, sotto la potente e debolmente contrastata spinta della destra, rovinando insieme.

    Il decreto prevede innanzitutto un costante definanziamento per i prossimi cinque anni. Cinque. Sono gli anni in cui l’Italia dovrebbe onorare gli impegni presi a Lisbona: costruire lo «spazio europeo dell’università e della ricerca», portare gli investimenti al 4.5% del pil. Parlo naturalmente non di spesa, ma di investimenti. Anche a prescindere dal valore assoluto, fuori da una logica di merce, della conoscenza, è noto che il principale fattore di produttività economica si chiama istruzione, formazione superiore, ricerca. Ci sono stime internazionali: ogni dollaro, o euro, che metti nella ricerca, ne produce tre. Gli obiettivi di Lisbona, che altri Paesi europei hanno già raggiunto, o fortemente avvicinato, sono per il nostro irraggiungibili: ci vorrebbero nei prossimi anni incrementi fino a 40 miliardi di euro l’anno. Scendere, assomiglia al suicidio di una nazione. Formazione superiore e ricerca sono assolutamente sottofinanziati: 0.8% sul pil l’Università, 1.1% la ricerca scientifica (era 1.4%anni fa). Lisbona no, ma almeno le medie europee, almeno le medie di area OCSE! Si tratta per l’Italia di una cifra intorno ai 10 miliardi di euro aggiuntivi. Non dimenticando che negli ultimi venti anni c’è stata nel mondo una impressionante crescita degli investimenti, di cui sono stati protagonisti Stati Uniti, Cina e India, a seguire l’Europa, ma una moltitudine ancora di Paesi di tutti i continenti. Spesa pubblica e privata: in Italia lo Stato ci mette un po’ meno degli altri Stati della Ue, le imprese italiane, mediamente, clamorosamente meno delle loro sorelle europee.

    Nei venti mesi del governo Prodi questa è stata una questione molto combattuta. Lo dico per personale esperienza. Quando si decise, con il primo provvedimento finanziario del 2006, con il mio dissenso di ministro, il taglio dei consumi intermedi -che poteva valere intorno ai 100 milioni di euro, norma in extremis poi revocata, si accese un torrido dibattito pubblico, paginate di giornali. Ora Tremonti- Gelmini prevedono un taglio di circa 1.5 miliardi euro nel quinquennio, e si sono letti qua e là degli articoli (per esempio sull’Unità), rari Nantes nel mare magno di una informazione sempre più conformistica e d’intrattenimento, ma nessuna discussione pubblica all’altezza del problema che si apre. Il governo di centrosinistra, nelle sue due finanziarie, aveva stabilizzato la spesa, anzi l’aveva un po’ incrementata, accompagnandola con misure di serietà. Insufficienti? Insufficienti. Con la destra si scende d’un colpo sotto il livello di sopravvivenza. Si apre semplicemente una lotta darwiniana tra istituzioni universitarie e centri di ricerca. Di dove cominceranno i tagli? Certamente riguarderanno tanto la didattica quanto la ricerca, e saranno colpiti i più giovani. Vedo che ci sono gà atenei che dichiarano di non poter rispettare la norma dell’aumento delle borse di dottorato, che era garantito dal Fondo di finanziamento 2008. Lo stesso passaggio dalla biennalità alla triennalità degli scatti di carriera (che non ha nulla a che fare con la premialità del merito e dell’impegno) colpirà soprattutto i docenti e i ricercatori più giovani, all’inizio della carriera. Una cosa è sicura: aumenteranno fortemente le tasse. E così, per un certo numero di nonni che potranno comprare qualche pacco di pasta al supermercato con la social card , ci saranno milioni di nipoti le cui famiglie dovranno versare molto molto di più. Però, com’è noto, la destra non mette le mani in tasca dei cittadini, mai e per definizione…

    Ma la trappola mortale per giovani, nel decreto del governo Berlusconi, è la norma che limita il turn over al 20% delle uscite. Abbiamo il corpo docente universitario più vecchio del mondo, organizzato in una struttura di ordinari, associati e ricercatori, bizzarra e altrove sconosciuta. In pochi anni, almeno la metà dei docenti in attività andrà in pensione. Una occasione importante di riequilibrio e di rinnovamento. Se ne entra solo uno ogni cinque che escono, si brucerà una generazione intera di giovani di talento, quelli stessi che già oggi a migliaia emigrano, senza essere compensati da loro coetanei che arrivano da altri Paesi. Si ridurrà drasticamente il corpo docente, senza ridurne significativamente l’età media. Nella legge che proibisce ai giornali di pubblicare certe notizie giudiziarie in loro possesso, sarebbe opportuno allora fare un emendamento: “Di qui in avanti è proibito, per decenza, scrivere e stampare la frase: fuga dei cervelli”.

    È evidente che tutta questa roba non ha niente a che fare con una strategia della qualità e di innalzamento degli standard del sistema universitario. E che le nuove norme creeranno un groviglio inestricabile di problemi. Sono sicuro che lo sa bene Giulio Tremonti, visore globale e autore della geniale irresistibile gag nella quale appaiono quali responsabili del mercatismo liberista l’Illuminismo, la Rivoluzione francese e il comunismo. Lo vede talmente bene che una soluzione l’ha trovata: le università possono trasformarsi in fondazioni di diritto privato. A parte il fatto che il trasferimento diretto dallo Stato è in Italia due punti sotto la media europea (documentazione presentata al Meeting di Londra sul “Processo di Bologna” nel giugno 2007), e già molte università , oltre al gettito tutt’altro che trascurabile delle tasse degli studenti, già attingono a rilevanti risorse autoprocurate. A parte il fatto che in Italia non ci sono né i Rockfeller che mettono soldi nelle Foundations, né i Guggenheim che li mettono nell’arte, né mecenati che elargiscono con liberalità alla scienza e alla cultura (anche lì. negli Usa, non sempre disinteressatamente, magari per comprarsi l’accesso a prestigiose ed esclusive università per i figli bighelloni).

    Si capisce l’idea del governo di destra: privatizzare. E magari si muoverà di certo qualche privato (e magari qualche privato che prende molti soldi dallo Stato, magari un qualche otto per mille).

    Il punto è che, con tutti gli innegabili guai dei grandi sistemi pubblici, l’eccellenza è pubblica: nella sanità, nella scuola, nell’università, nella ricerca.

    Che qualità, merito ed efficienza siano una esclusiva del privato, non è un fatto, ma, come diceva Norman Mailer, un “fattoide”, cioè una balla: Una balla di successo, ma una balla. Tutti i nostri sistemi sono misti, c’è il pubblico e c’è il privato. Quando relazioni sono pulite, questo è un valore. Ma se si smantella il pubblico -in quei territori che hanno a che fare per esempio con la salute, il patrimonio culturale e la conoscenza- non è il moderno che arriva, è il passato che torna. Come è tornato il passato remoto con il “Lodo Alfano”, un pezzo di diritto medievale scagliato nel presente. Bisogna muoversi, ora.

  58. carbonaro ha detto:

    bravo Mino, hai centrato il punto!

    ASSOCIAZIONE IN TEMPI BREVI!

    per ora, non ci resta che affidarci a San Valditara

  59. cattivo.maestro ha detto:

    scusate due commenti si sono alternati determinando una incomprensibile lettura in successione. Volevo scrivere che l’articolo che ho postato da L’Unità è di Fabio Mussi.

  60. Colombo da Priverno ha detto:

    D’accordo anche io con Mino.

    Se poi l’alternativa è accendere il cero a San Valditara (che sappiamo anche da dove ce lo restituisce…. )

  61. Colombo da Priverno ha detto:

    P.S.

    1) Chi ha contatti cerchi di capire (e riferire) questa storia del 6 agosto e del Testo Unico. Quali norme di semplificazione vuole introdurre il “tenero germoglio”? Grembiulini per i dottorandi?

    2) Attenzione all’argomento di Sandra sui limiti di età nei concorsi per assegno di ricerca. Forse ci aspetta qualche giusta battaglia. In qualche facoltà so che i regolamenti d’ateneo li hanno fatti saltare. Diventerà un tema centrale per far sopravvivere molti per qualche anno.

  62. Rob ha detto:

    Il GOVERNO CONTRO I GIOVANI ha colpito. Amen.

  63. CAVE CANEM ha detto:

    Qualcuno è a conoscenza del periodo in cui ci sarà la divisione dei fondi necessari al RECLUTAMENTO STRAORDINARIO (110 POSTI) ? Sarà la II 2008 ?

  64. CAVE CANEM ha detto:

    …scusate 1100 posti…

  65. Colombo da Priverno ha detto:

    Ho raccattato in un corridoio che dovrebbero bandirsi i posti ad ottobre o novembre. Dunque, la ripartizione dei fondi dovrebbe avvenire prima da parte del ministero, in tempo utile perchè poi i singoli senati accademici possano a loro volta assegnarli alle facoltà, dove si ripeterà l’antico rito dei varani di Komodo…

  66. insorgere ha detto:

    varani?
    ma la mitica riforma dei concorsi di cui parla la gelmy?
    sarà prima o dopo la tornata 2008 del reclutamento straordinario?

  67. insorgere ha detto:

    MOZIONE APPROVATA DALL’ASSEMBLEA GENERALE
    Roma, 24 luglio 2008

    L’Assemblea della CRUI, riunita il 24 luglio 2008, presa visione della versione del decreto legge 112/2008 predisposto dal Governo e appena votato dalla Camera dei Deputati, ribadisce la valutazione fortemente negativa già espressa lo scorso 3 luglio sul significato complessivo del provvedimento e in particolare sui tagli progressivi del FFO collegati alla limitazione del turn over e al riassorbimento delle risorse derivanti dalle cessazioni dal servizio. Valutazione che ha trovato ampio riscontro nelle numerose prese di posizione, istituzionali e spontanee, del mondo universitario.

    Il Paese deve sapere che con tale misura, se mantenuta e non modificata, si determinerà una condizione finanziaria del tutto incontrollabile e ingestibile, con effetti dirompenti per gli atenei. Si renderà sempre più difficile l’ingresso nei ruoli di giovani di valore; peggiorerà il livello di funzionalità delle Università, anche come conseguenza dell’ulteriore mortificazione delle condizioni retributive del personale tecnico e amministrativo; diventerà sempre più difficile se non impossibile reggere alla concorrenza/collaborazione in atto a livello internazionale; si annullerà di fatto il fondamento stesso dell’autonomia universitaria, come definita negli anni ‘90, basata sulla gestione responsabile dei budget.

    È d’altra parte evidente che, in un simile contesto, perde qualsiasi credibilità anche la proposta, che andrebbe in ogni caso ben altrimenti approfondita e verificata nelle sue implicazioni e nella sua effettiva attuabilità, di trasformare le università in fondazioni.

    La CRUI individua quale obiettivo centrale da perseguire nei prossimi mesi l’ottenimento, già nella Legge finanziaria 2009, di risorse adeguate all’effettivo fabbisogno degli atenei, a partire dalla copertura degli incrementi stipendiali quantomeno entro i limiti dell’inflazione programmata.

    Parallelamente, nel caso in cui i tagli previsti dalla manovra vengano mantenuti, andranno attivati gli interventi più opportuni per assicurare la loro restituzione al sistema e per ripristinare, più in generale, la piena autonomia degli atenei sia sotto il profilo finanziario sia sotto quello normativo-contrattuale, secondo regole rinnovate e di piena garanzia, entro una riconsiderazione complessiva delle esigenze di miglioramento e rilancio dell’intero sistema universitario, superandone le criticità e i ritardi.

    La CRUI auspica che, in tale prospettiva, il Tavolo di confronto appena istituito tra MIUR, CRUI, CUN, CNSU, possa assumere positive funzioni di verifica delle necessità e delle urgenze individuando le modalità per affrontarle, nel rispetto delle prerogative e delle responsabilità coinvolte.

    La CRUI concorda nell’individuare tra i temi da trattare prioritariamente quelli del reclutamento della docenza, della valutazione, della revisione del dottorato di ricerca, della formazione universitaria degli insegnanti, ai quali andranno collegate le altre tematiche ineludibili, a cominciare da quella della governance degli atenei. La CRUI ribadisce parimenti l’esigenza di avviare quanto prima un lavoro di approfondimento e confronto, in particolare con il CNVSU, per riconsiderare gli indicatori e il modello di finanziamento delle Università.

    La CRUI dichiara in ogni caso di riservarsi, alla ripresa autunnale, ogni tipo di iniziativa, se necessario anche di forte impatto, con cui sostenere ragioni e obiettivi che coincidono con l’interesse profondo del paese a disporre di un sistema universitario pienamente funzionante, rinnovato, all’altezza delle esigenze.

  68. insorgere ha detto:

    una volta si sarebbero detti calabraghisti

  69. CAVE CANEM ha detto:

    se si parla di ottobre sarà dopo

  70. Colombo da Priverno ha detto:

    No, Insorgere, CAVE CANEM ha chiesto sui cofinanziati, non sulla riforma. Io ho solo detto che ho percepito che i bandi per i 1100 cofinanziati, più i pochi scampoli che – turn over permettendo – si possano bandire a solo carico dell’ateneo, saranno a ottobre o novembre. Della riforma non so nulla.

    CAVE CANEM, se i bandi fossero a novembre, ovvio che la parte del procedimento di cui chiedi tu dovrebbe essere avvenuta almeno 1 o 2 mesi prima.

  71. paolo ha detto:

    Colombo,
    quelli che vinceranno i 1100 concorsi cofinanziati potranno prendere servizio dopo il 1 gennaio 2009 o no?

  72. Colombo da Priverno ha detto:

    Questo non è chiaro: da un lato, la logica vorrebbe che siano concorsi straordinari, quindi in deroga al limite del turn over; dall’altro una deroga espressa a favore dei cofinanziati non c’è, nè nella finanziaria per il 2007 che li ha istituiti, nè nella norma che ha imposto i limiti al turn over.
    Ed il guaio è che, in quanto co-finanziati (50% Miur 50% ateneo) il 50% d’ateneo dovrebbe comunque soggiacere ai limiti del turn over, aprendo scenari che, secondo alcuni, renderebbero impossibile raggiungere lo stesso numero di 1100.
    Penso però che si faranno, di fatto, in deroga e per intero: chi ha interesse ad impugnare di fronte al T.A.R. per violazione di legge?

  73. insorgere ha detto:

    non so se faranno i ricorsi…direi di no.
    ma le università bandiranno i concorsi?

  74. cattivo.maestro ha detto:

    il parere di colombo è ineccepibile!

  75. Mattia ha detto:

    Per tornare al tema del post:
    Il problema e’ esattamente staccarsi dalla protesta della CRUI che verra’ meno appena otterranno due briciole per loro stessi. Ma come?
    A mio giudizio l’unico mezzo e’ insieme alla protesta, sensibilizzare gli studenti affinche’ si rifiutino, per esempio, di frequentare lezioni date da professori che – a prescindere dal merito – sono pagati con stipendi da fame e per pochi mesi all’anno. Dovrebbe essere una questione umanitaria e di diritto al reddito.
    Cosi’ si paralizzerebbe l’universita’: non devono essere solo i docenti a contratto a protestare (o a rifiutarsi di accettare contratti da fame: del tipo 3900 euro per 4 mesi come ne conosco uno e non e’ nemmeno male rispetto a altri), ma gli studenti stessi rifiutarsi di apprendere qualcosa da una persona sfruttata e deprivata dei suoi diritti elementari.
    Cosi’ si puo’ mettere in moto qualcosa: lasciare alla CRUI le discussioni circa lo scatto biennale e triennale e trovare negli studenti gli alleati naturali per trasformare una protesta in una paralisi (che e’ l’unico modo per farsi sentire e incidere per davvero).
    Iniziando con la richiesta di un innalzamento dei fondi per la ricerca e da una revisione (se non eliminazione) delle docenze a contratto. Gli studenti devono sapere che chi sta insegnando loro, se non ha una famiglia alle spalle, ha uno stipendio che lo obbliga a dormire sotto un ponte.

  76. France ha detto:

    Agli studenti, nel migliore dei casi, non gli ne puo’ fregare di meno. Cercare alleati negli studenti non serve a nulla, cosi’ come non serve a nulla incassare la solidarieta’ degli strutturati. L’unico modo per ottenere qualcosa e’ spaccare la palle agli uni e agli altri, mettervi di traverso (lo so, mi ripeto) e ingolfare la didattica, gli esami, le sessioni di laurea. Si, lo so, e’ interruzione di pubblico servizio. Perche’ invece inondare di latte/guano una autostrada/pianerottolo di un ministero, bloccare Via dei Fori Imperiali, piazzarsi sull’A1 col tir a 30 all’ora, cos’e’? La diplomazia si ferma dove inizia la guerra: aspettate che vi bombardino la casa per considerarla tale?

  77. cervantes ha detto:

    Secondo me noi dobiamo chiarirci bene le idee su quale forma di protesta sia la più fattibile e con quali richieste la vogliamo portare avanti. Dobbiamo in fase preliminare prescindere dagli strutturati e identificare quali corde possano toccare anche gli studenti (in genere le tasse Universitarie) che, a mio avviso, non sono sostituibili anche per la loro forza numerica.

    Comunque tutto deve partire da noi per ciò che ci riguarda e poi cercare alleanze e convergenze.

    Penso anche che il costituirsi di una Associazione Nazionale Ricercatori Precari sarebbe uno sviluppo del tutto logico nella situazione in cui ci troviamo. Potere essere presenti a qualche titolo almeno ad alcuni appuntamenti con la Gelmini non sarebbe certo negativo…
    Sono comunque d’ accordo anche con Arioprecario che una operazione del genere debba essere ben studiata perchè non è come bere un bicchier d’ acqua ma a mio avviso deve essere fatta e portata avanti in tempi ragionevoli. Naturalmente poi dovremo esporci un pò di più ma credo che da come tira il vento ne valga la pena, altrimenti rischiamo di chiuderci nel blog e parlare tra noi, cosa molto positiva sicuramente ma di scarso impatto verso l’ esterno.

  78. Colombo da Priverno ha detto:

    Mattia,

    ha ragione France sul fatto che agli studenti non fregherà nulla di sostenere i prof. a contratto e gli assegnisti.

    Gli studenti non sanno nemmeno come siamo strutturati e quali sono i nostri “gradi” all’interno dell’università: per loro c’è il solo e unico “Prof.” (quello a cui si scrivono le email “Salve Prof.”), che è quello che gli fa il corso (e che può essere un ordinario come un aggregato come un contrattista disperato) e gli altri che sono assistenti, e che si dividono in “assistenti importanti” , in genere ricercatori, assegnisti e affini (meritevoli talvolta anch’essi, in corcostanze più o meno numerose sulle quali non c’è uniformità di vedute, del titolo di “prof.”) e “assistenti punto e basta”, in genere più giovani, che comprendono dottorandi, cultori, ma anche ricercatori giovani.

    Gli studenti non servono. Lo sciopero serve (nei limiti giustificati dall’esercizio del diritto, naturalmente).

    Quanto al tema delle “briciole” da te sollevato, Mattia, è vero. Ma anche noi siamo parte delle briciole. Cristo santo, il POTERE è anche fare allievi, che poi in consiglio di facoltà e di dipartimento votano come te (da noi votano anche i ricercatori). Ed in effetti, se affidiamo la contrattazione agli strutturati e basta, l’unica speranza che abbiamo è che PARTE DELLE BRICIOLE SIAMO NOI: la possibilità di riprendere (anche se un po meno allegramente) a fare ricercatori, come negli anni ’90.

    Questo è il punto, oggi.
    Fare ricercatori interessa anche a LORO.

    Quello su cui dobbiamo batterci noi da soli è migliorare la condizione dei precari:

    1) attribuzione d’un titolo formale (la dignità è importante)

    2) creazione di maggior sicurezza sociale

    3) eliminazione dei limiti di età

    4) prolungamento degli incarichi e contratti, vista la situazione d’emergenza, rispetto ai limiti attuali.

    Non è che il mondo o viene perfetto e si muore. Cerchiamo di ottenere quel che si può. Parte, gli strutturati hanno interessi comuni, parte dobbiamo pensarci noi.

  79. Colombo da Priverno ha detto:

    o viene perfetto O si muore…

  80. Nicola ha detto:

    Maledetti professori
    di ILVO DIAMANTI
    [la Repubblica – 25/07/08]

    IL “PROFESSORE”, ormai, primeggia solo fra le professioni in declino. Che insegni alle medie o alle superiori ma anche all’università: non importa. La sua reputazione non è più quella di un tempo. Anzitutto nel suo ambiente. Nella scuola, nella stessa classe in cui insegna. Gli studenti guardano i professori senza deferenza particolare. E senza timore. In fondo, hanno stipendi da operai specializzati (ma forse nemmeno) e un’immagine sociale senza luce. Non possono essere presi a “modello” dai giovani, nel progettare la carriera futura. Molti genitori hanno redditi e posizione professionale superiori. E poi, la cultura e la conoscenza, oggi, non vanno di moda. E’ almeno da vent’anni che tira un’aria sfavorevole per le professioni intellettuali. Guardate con sospetto e sufficienza.
    Siamo nell’era del “mito imprenditore” . Dell’uomo di successo che si è fatto da sé. Piccolo ma bello. E ricco. Il lavoratore autonomo, l’artigiano e il commerciante. L’immobiliarista. E’ “l’Italia che produce”. Ha conquistato il benessere, anzi: qualcosa di più. Studiando poco. O meglio: senza bisogno di studiare troppo. In qualche caso, sfruttando conoscenze e competenze che la scuola non dà. Si pensi a quanti, giovanissimi, prima ancora di concludere gli studi, hanno intrapreso una carriera di successo nel campo della comunicazione e delle nuove tecnologie.

    Competenze apprese “fuori” da scuola. Così i professori sono scivolati lungo la scala della mobilità sociale. Ai margini del mercato del lavoro. Figure laterali di un sistema – la suola pubblica – divenuto, a sua volta, laterale. Poco rispettati dagli studenti, ma anche dai genitori. I quali li criticano perché non sanno trasmettere certezze e autorità; perché non premiano il merito. Presumendo che i loro figli siano sempre meritevoli.
    Si pensi all’invettiva contro i “professori meridionali” lanciata da Bossi nei giorni scorsi. Con gli occhi rivolti – anche se non unicamente – alla commissione che ha bocciato “suo figlio” agli esami di maturità. Naturalmente in base a un pregiudizio anti-padano. I più critici e insofferenti nei confronti dei professori sono, peraltro, i genitori che di professione fanno i professori. Pronti a criticare i metodi e la competenza dei loro colleghi, quando si permettono di giudicare negativamente i propri figli. Allora non ci vedono più. Perché loro la scuola e la materia la conoscono. Altro che i professori dei loro figli. Che studino di più, che si preparino meglio. (I professori, naturalmente, non i loro figli).

    Va detto che i professori hanno contribuito ad alimentare questo clima. Attraverso i loro sindacati, che hanno ostacolato provvedimenti e riforme volti a promuovere percorsi di verifica e valutazione. A premiare i più presenti, i più attivi, i più aggiornati, i più qualificati. Così è sopravvissuto questo sistema, che penalizza – e scoraggia – i docenti preparati, motivati, capaci, appassionati. Peraltro, molti, moltissimi. La maggioranza. In tanti hanno preferito, piuttosto, investire in altre attività professionali, per integrare il reddito. O per ottenere le soddisfazioni che l’insegnamento, ridotto a routine, non è più in grado di offrire. Sono (siamo) diventati una categoria triste.

    Negli ultimi tempi, tuttavia, il declino dei professori è divenuto più rapido. Non solo per inerzia, ma per “progetto” – dichiarato, senza infingimenti e senza giri di parole. Basta valutare le risorse destinate alla scuola e ai docenti dalle finanziarie. Basta ascoltare gli echi dei programmi di governo. Che prevedono riduzioni consistenti (di personale, ma anche di reddito): alle medie, alle superiori, all’università. Meno insegnanti, quindi. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca e all’insegnamento calano di continuo. Dovrebbe subentrare il privato. Che, però, in generale se ne guarda bene. Ad eccezione delle Fondazioni bancarie. Che tanto private non sono. D’altra parte, chissenefrega. I professori, come tutti gli statali, sono una banda di fannulloni. O almeno: una categoria da tenere sotto controllo, perché spesso disamorati e impreparati. Maledetti professori. Soprattutto del Sud. Soprattutto della scuola pubblica. E – si sa – gran parte dei professori sono statali e meridionali.

    Maledetti professori. Responsabili di questa generazione senza qualità e senza cultura. Senza valori. Senza regole. Senza disciplina. Mentre i genitori, le famiglie, i predicatori, i media, gli imprenditori. Loro sì che il buon esempio lo danno quotidianamente. Partecipi e protagonisti di questa società (in)civile. Ordinata, integrata, ispirata da buoni principi e tolleranza reciproca. Per non parlare del ceto politico. Pronto a supplire alle inadempienze e ai limiti della scuola. Guardate la nuova ministra: appena arrivata, ha già deciso di attribuire un ruolo determinante al voto in condotta. Con successo di pubblico e di critica.

    Maledetti professori. Pretendono di insegnare in una società dove nessuno – o quasi – ritiene di aver qualcosa da imparare. Pretendono di educare in una società dove ogni categoria, ogni gruppo, ogni cellula, ogni molecola ritiene di avere il monopolio dei diritti e dei valori. Pretendono di trasmettere cultura in una società dove più della cultura conta il culturismo. Più delle conoscenze: i muscoli. Più dell’informazione critica: le veline. Una società in cui conti – anzi: esisti – solo se vai in tivù. Dove puoi dire la tua, diventare “opinionista” anche (soprattutto?) se non sai nulla. Se sei una “pupa ignorante”, un tronista o un “amico” palestrato, che legge solo i titoli della stampa gossip. Una società dove nessuno ritiene di aver qualcosa da imparare. E non sopporta chi pretende – per professione – di aver qualcosa da insegnare agli altri. Dunque, una società senza “studenti”. Perché dovrebbe aver bisogno di docenti?

    Maledetti professori. Non servono più a nulla. Meglio abolirli per legge. E mandarli, finalmente, a lavorare.

  81. France ha detto:

    (Occhio che ora arriva rivoluzioneitalia che dice che siete corporativi)
    La pensiamo diversamente.
    Mattia: che ce ne dovrebbe fregare a noi delle tasse universitarie? Dico, da privato cittadino credo che l’Universita’ debba essere accessibile a tutti, deve essere libera (entro i limiti stabiliti dalla Legge) e deve essere, anche, “formativa”. Quindi le tasse a 40.000 euro l’anno no. Ma da Ric prec (che sarei ancora se fossi li’) il fatto che alla Sapienza si paghino da domani 5000 euro di tasse l’anno (scalate in base al reddito e con le borse di studio VERE e tutti i correttivi che vuoi) non mi riguarda! Come non mi riguarda se le Universita’ diventano fondazioni, dal punto di vista del Ric prec: anche se poi, da privato cittadino, so benissimo che finirbbero per somigliare alla Luiss e alla Bocconi (che comunque univ private stocazzo perche’ il 50% del budget lo prendono dallo stato! Ecco ma nessuno fa notare queste simpatiche devianze?). Dici, allora di cose me ne deve fregare, in quanto Ric prec? L’estinzione dei Ric precari. Non deve esistere piu’ il ricercatore precario, deve esistere un cazzo di percorso formativo 1) si passa obbligatoriamente attraverso un PhD SERIO nel senso che
    a)
    non ci sono limiti all’accesso, tranne che tutti i posti devono essere coperti economicamente)

  82. France ha detto:

    b) non prendi il titolo se non pubblichi la ricerca da qualche parte che non sia il giornalino della parrocchia

    2) Dopo il PhD, un postdoc regolato secondo una figura UNICA (e vaffanculo ai cococo, ai cocopro e agli assegni di ricerca), che dia uno stipendio decente e assicuri un periodo limitato ma non ridicolo (meno di 8 anni ma non 6 mesi!) entro il quale o si maturano le qualita’ per diventare un principal investigator, oppure si va a fare qualcos’altro.

    3) Abolizione dei concorsi etc…

    Cosa vi manca, a voi, per non volere quanto sopra? Non avete il PhD? Fatelo. Non avete pubblicazioni? Lavorate di piu’. Non avete il prof che vi assume (senza concorso?)? Alzate le chiappe e andate in un paese meno mafioso. Si puo’ lottare per queste cose, una buona volta, oppure state sempre ad aspettare la leggina che sblocca il concorsino e da’ due soldi al povero prof che aspetta da anni il suo turno per piazzare uno dei suoi e nel frattempo lo tiene alla corda con una borsa ogni sei mesi? Lo volete capire si o no che la via italiana all’Universita’ perfetta non esiste?

  83. France ha detto:

    By the way, Ilvo Diamanti scrive malissimo. Tutte quelle frasine asciutte col punto. Pallose. Quasi gli mancasse il tasto con la virgola. Eppure…

  84. Lilly ha detto:

    Rivoluzione Italia leggo negli interventi di ieri che hai chiamato in causa noi medici utilizzando il termine umanista come fosse spregiativo (ti consiglio di farti prestare il vocabolario dello zio di Colombo) e allora scusandomi del ritardo ti rispondo.
    La filosofia umanista pone al centro l’uomo decretando l’egemonia delle capacità umane su quelle divine gettando le basi per le democrazie moderne e lo stato laico.
    Tu sembri contrapporre umanesimo e ragione sbagliando ancora perché l’Illuminismo, ma anche il Romanticismo, nascono proprio e sono conseguenza della cultura umanista che pone al centro del proprio pensiero l’uomo e non Dio, la ragione e non la superstizione.
    Tornando al presente il movimento umanista contemporaneo si ispira ai principi ghandiani e in una maniera non violenta lotta per la pace, contro la fame, per l’eguaglianza, contro la pena di morte, per il riconoscimento dei diritti umani.
    Sicuramente il tuo liberismo spinto agli eccessi non fa parte della mia cultura ma il liberalismo ( e la lingua italiana a differenza di quella inglese ci permette la distinzione tra aspetto economico e aspetto sociale) invece si; dato che ascolti radio radicale sappi che al contrario di quel che tu pensi abbiamo molti punti in comune: alcuni temi cari ai radicali sono cari anche a me come il diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza, il diritto ad una fecondazione assistita con diagnosi reimpianto, la convinzione che sia becero non sperimentare sulle cellule staminali e negare ai malati una possibilità di guarigione, il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto ed altri.
    Come vedi sono innamorata quanto te e più di te di quella parola tanto abusata e violentata oggi che si chiama libertà (mi riferisco ad un partito che si definisce delle libertà e che poi al suo interno ha soggetti di ispirazione fascista, trovo l’accostamento di fascismo e libertà un ossimoro).
    Poi sarebbe il caso di mettere tutti, compresa io, da parte le nostre ideologie personali e lo ripeterò fino alla nausea unirci al di là delle differenze ideologiche perché se non l’avete capito hanno intenzione di cancellare in toto l’Università quindi tutti noi: di destra e di sinistra, liberisti e statalisti, atei e cattolici. Mia nonna diceva sempre: picciotti nun faciti comi chiddi di aiutooo aiutooo ‘a casa cariu
    che, in pratica, vuol dire è inutile gridare aiuto quando ormai la casa è caduta ovvero fuor di metafora cominciamo a vedere cosa possiamo fare per impedire la distruzione dell’Università: innanzitutto cominciamo a fare informazione (fino ad ora c’è ne stata veramente poca sull’argomento) premiamo perché si attui uno sciopero globale di TUTTE le componenti dell’Università ma soprattutto organizziamo degli incontri con i Professori e i Rettori affinché blocchino esami e sessioni di laurea, utopistico, direte voi, ma non impossibile vi rispondo io.
    Mi unisco,infine, a Mino e agli altri nell’appello per avere notizie dell’associazione e vi avverto che il DL 112/08 è passato ieri pomeriggio alla Camera con 305 voti a favore. Allegriaaaaaa!

  85. Lilly ha detto:

    Se qualcuno sa se ci siano state modifiche al testo iniziale che ci riguardano per piacere ci metta al corrente. A me non risulta ma aspetto smentita.

  86. Bombadillo ha detto:

    Cari amici, cosa scrivere ancora?
    Ringrazio tutti quelli che si sforzano di porre al centro la questione dell’associazione, che è prodromica rispetto a tutto il resto.
    Certo, pensare che i colleghi dell’ADI siano stati ricevuti, perchè in effetti ricevibili, mentre noi siamo fuori, perchè non abbiamo costituito un soggetto con cui il Governo possa dialogare, è sconfortante: soprattutto se si considera l’atteggiamento di chiusura, molto politico, che gli stessi colleghi dell’ADI hanno dimostrato in occasione della nostra petizione.

    Per France: la tendenza negativa non è dovuta alla vanità (magari), ma alla logica di scambio, che è il vero cancro di questo nostro Paese.
    Spostare l’attenzione da questo fatto, se pure con un “teorema” divertente, è comunque un modo di alzare polvere ulteriore, che maschera il cancro che ci divora.
    Tu hai fatto ben a riportare la storia – che conoscevo -, ma ho l’impressione che alcuni ordinari se la raccontino anche per non guardare in faccia alla realtà, al suo squallore, ed alle proprie responsabilità.
    Per il resto hai ragione tu: non possiamo contare sugli studenti – se non per una mancata opposizione, se gli avvisiamo prima -, nè, tantomeno, su quelli che stanno dalla parte opposta alla nostra.
    Insomma, oggi vi trovate, anche voi che siete settentrionali (lontani dal potere), di fronte al dilemma che si trovarono innanzi i meridionali (lontani dal potere), dopo la conquista del Sud, nel 1860:
    o “briganti” o emigranti.
    Io ho sempre preferito i “briganti”.

  87. Colombo da Priverno ha detto:

    Lilly,

    Nel testo approvato dalla camera ed in corso di approvazione al senato (entro il 30 luglio, parrebbe), non ci sono modifiche dell’art. 64 che riguardano l’Università, ma solo qualche cosa che attiene alla scuola.

    Siamo spalle al muro, dunque.

    Credo che i devoti di San Valditara – eroico ed effiziente santo fassista – abbiano cameratescamente rizevuto un’altra maschia ed indelebile prova di dove finiscano i ceri votivi accesi alla destra.

    Dove finiscono? Guardatevi un pò il cavallo dei pantaloni, se è rotto…

    Scusa la trivialità, Lilly, ma nel vocabolario dello zio – vecchio e colto medico – c’era anche questo, come trattamento da riservare ai fascisti di m…

    E non riesco a dimenticare i tempi in cui diversi frequentatori del blog dimenticavano la storia, la cultura, la coscienza, e come dei servi senza dignità accettavano promesse dalla destra più squallida e antiliberista, allora incarnata dal salvifico San Valditara.

  88. gwin ha detto:

    La colpa è NOSTRA, fanno ciò che vogliono tanto sanno di affondare il dito nel burro scaldato……resistenza quasi zero!!

  89. ricercatore furioso ha detto:

    Caro Colombo,

    perché la butti sempre e solo – e squallidamente – in politica ?
    Ancora con questa storia del fascismo: basta, basta, bastaaaaaaaaaa

    E poi: è vero, il blocco del turnover è letale. Ma qualcuno ha udito qualche mea culpa all’interno dell’ambiente universitario, anche dalla parte dei precari ? Ripeto un concetto che ogni tanto posto, ma che nessuno – colpevolmente – raccoglie: qualcuno ritiene giusto che la stragrande maggioranza delle risorse delsistema università vada nel pagamento degli stipendi ? Può vivere un’Università così ? e poi: tutti a sparare sui baroni, beronetti, ecc: ma tantissimi di noi hanno vinto dottorato, assegni, borse, ecc. proprio grazie a quei sistemi baronali che si proclama a gran voce di voler abbattere.
    Ma su questi punti – ahimè – solo silenzio, un assordante silenzio.
    La parola d’ordine è una sola: il cattivone berlusconi distrugge l’università pubblica, e i poveri precari si estingueranno come i panda.

    Facile, ragionare così, vero ?

  90. Lilly ha detto:

    Colombo, allora il famoso zio del vocabolario era medico ed antifascista?
    mi stava simpatico già prima ma ora lo adoro questo mio anziano collega!

  91. – La nostra ipotetica associazione è troppo simile all’ADI.
    – La liberalizzazione delle accademie non è una scelta di questo o di quel governo. E’ una tendenza inevitabile. Questo governo non fà altro che rispondere a questa tendenza. Purtroppo lo fa con pericolosissime monovre “blitzkrieg” che gli evitano manifestazioni di piazza.
    – Proprio perchè inevitabile l’unico nostro sforzo dovrebbe essere quello capirne i vantaggi.
    – l’avversione per questo modello crea dei mostri spaventosi:
    concorso nazionale e fondazioni bancarie a diritto privato. Una liberalizzazione “normale” avrebbe prodotto esattamente l’opposto… ovvero: abolizione dei concorsi e università pubbliche.

    @lilly
    grazie della lezioncina.

  92. insorgere ha detto:

    concordo con rivoluzione

  93. Lilly ha detto:

    R.I.
    Rispondo con prego al tuo ringraziamento vagamente ironico. A proposito evidentemente non ho pigiato a sufficienza la lettera p ed è venuto fuori reimpianto invece che preimpianto.

  94. Colombo da Priverno ha detto:

    Ricercatore Furioso!!!

    guarda che – a parte l’antipolitica trendy e piuttosto banale che dimostri (il fascismo, caro, non l’hanno inventato gli antifascisti) – i copyrights di molte cose che denunci sono miei!!!!!!

    Quando a molti viene la periodica crisi di vittimismo antibaronale e molto sindacal-precaria, io ricordo sempre che anche noi siamo legati a doppio filo a questo sistema, perchè se uno vince un dottorato o un assegno non avviene mai per caso.

    E anche dell’autonomia universitaria è stato fatto un uso terribile e nepotista.

    Il punto è che da questo non traggo certo l’idea che “PUR DI” non rimanere nello stato di fatto bisognasse aprire la porta al neofascismo della corporazione imprenditoriale.

    Hai mai visto il film “la marcia su Roma” con Tognazzi e Gassmann? Tognazzi aveva un foglietto con tutte le promesse del fascismo (abolizione delle differenze, terra ai contadini, fine dei privilegi nobiliari), e a poco a poco, durante il film, ne cancellava uno dopo l’altro perchè si rendeva conto che, in realtà, quel che faceva il fascismo era il contrario: rafforzamento dei privilegi di pochi e perdita dei diritti di tutti.

    Così questo governo parla di libertà, e tutela le corporazioni; parla di merito, e distrugge – invece di migliorale – le istituzioni PUBBLICHE nelle quali il merito potrebbe, con qualche intervento migliorativo, manifestarsi indipendentemente dal censo.

    E qui torno a te, R.I.

    Un tempo dicevi che questo governo nulla aveva a che vedere col liberismo. Ora invece vedo che ti sta piacendo, e parecchio.

    Pensaci alla “lezione” di Lilly. Ho l’impressone che, in realtà, che cosa sia la libertà sei tu a non saperlo più.

  95. ricercatore furioso ha detto:

    “Neofascismo della corporazione imprenditoriale” ?
    Dico: ma da quali anni vieni fuori ? Su quali testi hai studiato ? Che c…o c’entra il fascismo con la politica universitaria ?

    Basta con questo ideologismo d’accatto: Colombo, parla di problemi seri e non come un giornaletto fuori moda di Lotta Comunista o – peggio ancora – come quei ciclostile dei marxisti-leninisti che 4 poveracci distibuiscono – senza successo – davanti alle Facoltà di Lettere.

  96. Colombo da Priverno ha detto:

    Che noia, Furioso.

    adesso è il tuo turno nel solito, noioso, sempre uguale attacco a Colombo?

    Guarda che parlo di fatti.

    Neofascismo = movimento di oggi che si ispira a principi che furono propri del regime fascista. Ad esempio: mito della superiorità della nazione; sacrificio della libertà al mito della sicurezza; xenofobia; corporativismo; attacco serrato al “culturame”; limitazione della libertà d’insegnamento e ricerca; limitazione del potere giudiziario; irresponsabilizzazione del capo del governo per i reati compiuti; minimizzazione dei poteri del parlamento (l’ “aula sorda e grigia”) e della sua discussione tra maggioranze e miniranze, a favore d’un ruolo di mera ratifica delle decisioni del governo.

    Sei tu fuori moda, appartieni ai banali giovani del “cioè la politica non m’interessa” “tanto sono tutti uguali”

  97. ricercatore furioso ha detto:

    Che noia tu, Colombo, con la solita paccottiglia di propaganda politica, senza capo nè coda, con i soliti slogan da comizio elettorale, con le solite frasi fatte da tardo-marxista, insomma con tutto quel bagaglio che fortunatamente non trova più rappresentanza nelle aule del Parlamento e – gradualmente – nella società.

    Se questi sono i ricercatori precari che ambiscono a salire in cattedra, se questi sono i nuovi baroni che un giorno ammaestreranno i ragazzi…beh, allora ben venga Tremonti e la tagliola del blocco, affinché i tanti Colombo scendano dal treno della ricerca (?) e vadano – finalmente – a fare un altro lavoro. E bada, te lo dice uno che non è di destra.

    Le bufale di gente come te hanno sconquassato il governo Prodi per mesi e mesi, hanno allontanato l’elettoratoi moderato dal centro-sinistra, costituiscono il macigno più grosso perché il centro-sinistra torini a governare. Sei da museo delle cere.

    E con questo, mio piccolo sobillatore rivoluzionario degli anni Settanta, non dedicherò più tempo alle tue sconcezze, discutendo solo di provvedimenti,m e non di fuffa da giornalini maoisti.

    Bye bye

  98. Mattia ha detto:

    Scusate ma ho l’orario sfalsato.
    Sbagliato: gli studenti servono.
    E’ per assenza di informazione che non sanno distinguere la collocazione professionale di chi hanno davanti. Basta dirglielo spiegando con cura le cose.
    Gli studenti devono essere integrati nelle richieste per trasformare l’universita’.
    Aggiungo pure che per iniziare – ma solo per iniziare – bisognerebbe che chi professore non e’, la smettesse di chiamarsi o non permettesse di farsi chiamare professore. Iniziasse dalle presentazioni a definire la propria collocazione professionale.
    Tanti ne ho sentiti presentarsi come professori, quando avevano semplici docenze a contratto.
    Ma gli studenti non sono stupidi. E’ snob pensarlo.

  99. @colombo
    il tuo ragionamento ritorna ad essere ozioso e vizioso… ,
    un esercizio di stile fine a se stesso….

    sembra che tu abbia una sorta di “posizione culturale di rendita”…

  100. Colombo da Priverno ha detto:

    Ricercatore Furioso, questa volta ti sei fregato.

    Tu sei il papalino Bye Bye, Ciao Ciao (solo lui si firma così, e dice – dandomi, così, fin troppa importanza – che l’obbiettivo finale della riforma dovrebbe essere, in sostanza, quello di non far salire in cattedra me).

    Dunque tu sei l’autore di slogan come:

    “MAI PIU’ VOTI A QUESTA SINISTRA”
    e:
    “PIERFERDINADO VIENI”
    e:
    “CHI VOTA MUSSI VOTA GHIZZONI”

    che CI HANNO RIDOTTO COME SIAMO!!!!!!!

    CHE ci hanno consegnato alla GELMINI.

    Ecco perchè tu eri SPARITO, visto il vergognoso sfascio, e ora ti presenti con ALTRO NOME, per giunta di fronte a me che HO SEMPRE TENUTO LO STESSO, mostrando, con questo, serietà e rispetto per tutti, nell’alta e nella bassa marea.

    E’ solo per amore di democrazia che ritengo che persone come te possano parlare.

    MA NON E’ OBBLIGATORIO ASCOLTARLE.

  101. Colombo da Priverno ha detto:

    R.I., sai che ti stimo. Entrambi, ho l’impressione, ogni tanto tiriamo fuori qualche “posizione culturale di rendita” di troppo.

  102. France ha detto:

    Bah, chissa’ se e’ solo uno come dici tu, Colombo. Ho paura che fossero in tanti, anche perche’ senno’ chi l’ha votato Berlusconi?
    Se volete saperla tutta, da beota iscritto al PD quale sono, mi proccupa piu’ che altro che fra un dito medio e l’altro questi cretini non ci portino fuori dall’Europa! Magari perche’ ai padani non e’ mai piaciuta… Ci vorra’ del tempo (spero piu’ degli otto anni che mi mancano ad avere la doppia cittadinanza!), ma cazzata dopo cazzata il rischio lo corriamo.
    Il resto son, purtroppo, dettagli…

  103. ricercatore furioso ha detto:

    Beh…mi dipsiace deluderti, caro colombo, ma non ho mai scritto sotto i nomi di cui dici. Dare a me del papalino, poi…se solo sapessi la mia storia…
    Siamo in vena di processi ? “Ti ho beccato, controrivoluzionario papalino, tu hai scritto con questi nomi !”

    Devo confessarti i nomi dei miei colleghi ?
    Ammetto di essere un controrivoluzionario ?
    Devo ammettere di essere un nemico del popolo ?
    Tutto quello che vuoi, Colombo, così da soddisfare la tua coscienza ideologizzata.

    Altra cosa: il fatto che io possa parlare non dipende certo dalla tua magnanimità, ma dal fatto che io ogni tanto dedichi qualche minuto (pochi, per fortuna) a navigare su forum come questi. Te e il tuo presunto senso democratico, caro Colombo, non avete alcun ruolo nè alcun merito in questo. Se vuoi e puoi cancellare i miei post fallo pure…a me non importa un fico secco.

    Anche perchè, come ormai sanno in tanti dell’ambiente (e se ne vanno sempre più convincendo), questa RNRP ha sempre meno credibilità e non conta un fico secco. Essa rappresenta al massimo una ventina di persone, ma nulla di più, e fino a oggi, caro colombo, non ha ottenuto UN FICO SECCO.

  104. Colombo da Priverno ha detto:

    BOOM

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