Uscita una prima valutazione europea delle riviste scientifiche per alcuni settori di ricerca!

Cari dibattenti,

la European Science Foundation ha stilato una graduatoria delle riviste scientifiche nelle cosiddette Humanities (storia, filosofia, psicologia, ecc…). Divertitevi a leggere i criteri del tutto soggettivi usati dai referee (che sono tre o quattro per ogni macrosettore scelti chissa come e da chi). Confrontate poi il ranking dato alle riviste e cercate di capire perché una rivista è classificata come A o B o C (nei differenti settori) poi cercate di capire il senso dell’operazione che vorrebbe uniformare a livello europeo la valutazione della ricerca e in cosa si differenzia dagli altri ranking già esistenti! Per proteste si puo scrivere alla seguente email, si può scaricare il ranking ma anche un feedback form al seguente link.

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139 Responses to Uscita una prima valutazione europea delle riviste scientifiche per alcuni settori di ricerca!

  1. General Intellect ha detto:

    interessante post..

    come dicevo in passato su questo blog il sistema del peer-review contiene in sé i prodromi del comunismo linguistico e della conoscenza.

    Intermini pragmatici, il primato del peer-review e delle riviste scientifiche come strumento di trasmissione e (auto)valutazione del sapere collettivo sottrae il potere di controllo sulle carriere scientifiche alle corporazioni accademiche e trasferisce le lotte tra gli scienziati dal piano ‘mafioso-clientelare’ a quello scientifico vero e proprio (e ovviamente anche ideologico, politico in senso proprio, discorsivo etc.).

    Bene ha fatto l’European Science Foundation a stilare quest’approssimativa graduatoria. Spingerà le riviste più conservatrici, culturalmente e politicamente, a innovarsi e a ricercare una nuova progettualità.

    Da un rapido esame delle discipline di mia competenza (antropologia sociale, filosofia, gender studies, storia) mi sembra che il sistema di valutazione abbia raggiuto risultati attendibili.

  2. non ho parole ha detto:

    “le riviste più conservatrici, culturalmente e politicmante” ?

    ma da dove sei uscito, dall’affollata tipografia di un quotidiano leninista ?

    ma fammi il piacere….

  3. la capra ha detto:

    il mio ambito discipliare, la storia del pensiero politico, non è quasi contemplata. Mancano alcune importanti riviste internazionali e alcune importanti riviste italiane.

    Il motivo? essenzialmente il fatto che negli Usa e in Inghilterra la storia del pensiero politico (in generale la storia del pensiero o delle idee o dei concetti) è considerata una figlia minore della “storia” intesa prevalentemente come ricerca sugli eventi storici.

    Poi non è mica chiaro perché una rivista debba prendere A oppure C.

    In queste iniziative non si capisce mai dove si trovi il confine tra il “riconoscimento” delle pratiche autonome (formali e informali) della comunità scientifica internazionale e l’ “imposizione” di standard e formalizzazioni necessarie a costruire il famigerato mercato europeo della conoscenza…..

  4. General Intellect ha detto:

    la capra rischiamo di entrare su un tema troppo specifico e auto-referenziale (per te evidentemente).. ma se proprio vogliamo discettare credo che nel mondo anglofono ci sia più interesse per il presente piuttosto che per la storia delle idee, che finisce col ridursi a un accumulo di lavori (per quanto dotti) poco comunicanti tra loro e poco in grado di contribuire criticamente alla trasformazione della società.

    detto questo, io adoro la storia del pensiero politico e di quello economico.

  5. insorgere ha detto:

    personalmetne credo che una qualche graduatoria possa essere utile.

    segnalo peraltro che quella graduatoria io l’avevo vista già parecchi mesi fa, oltre sei credo…dunque non è una notizia fresca.

    detto questo, da precario nel settore della storia contemporanea, mi pare che i giudizi sulle principali riviste siano più che condivisibili. Mi lasciano perplesso sopratutto le scelte sulle riviste italiane, sopratutto alcune notevoli assenze e i voti presi da altre – francamente di scarso spessore e prive di peer-review – come gli Annali della Scuola Normale. L’istituzione è benemerita, ma – lo dice un ex-normalista – spesso sopravvalutata. E la rivista è un contenitore senza progetto culturale, dove spesso escono ponderosi studi del tutto fini a se stessi.
    I normalisti la usano per buttarci dentro cose che altrove non sarebbero pubblicate, per moltiplicare i titoli insomma, mentre le cose serie vengono di solito mandate a riviste più visibili e prestigiose (e spesso non italiane). ma questo è solo un esempio.

    non credo che dobbiamo attaccare l’idea dela lista, bensì contribuire a correggerla. Se andate sul sito dove è stata proposta troverete che chiedono feedback. dunque diamoglielo, ognuno in virtù delle proprie competenze specifiche.

  6. Lilly ha detto:

    UN MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA PER LA RNRP OVVERO CRONACA SEMISERIA DI UNA GIORNATA D’AGOSTO AL MARE

    E’ un tranquillo pomeriggio di inizio Agosto, l’acqua è increspata da qualche onda, un vento leggero mitiga un caldo altrimenti insopportabile. Passeggio un po’ annoiata sulla battigia pensando alla mia vita, la mia vita da precaria ed il pensiero corre veloce all’associazione, ad alcuni appunti raccolti questa settimana e portati con me in spiaggia, decido quindi di mettermi al lavoro, estraggo carta e penna dalla mia borsa magica e comincio a scrivere guardando alternativamente il foglio e l’orizzonte in cerca di ispirazione, una signora in costume verde poco lontana mi guarda amabilmente comprensiva nella convinzione, sono sicura, che io stia scrivendo una lettera d’amore, ignorando poverina che la cosa più romantica che io abbia scritto in tutta la mia vita è rappresentata dalle ricette mediche per i miei pazienti.
    Inizio dal punto che mi sembra abbia suscitato un maggiore dibattito sulla rete: chi potrebbe iscriversi. Preoccupata che mi venga richiesto per l’iscrizione l’esame del DNA per constatare l’appartenenza alla pura razza italica e nel dubbio che, se fosse passata quell’ipotesi, noi siciliani forse non saremmo mai stati ammessi (chi conosce la nostra storia sa che siamo un po’ romani, un po’ greci, un po’ arabi, un po’ normanni) e convinta che un precario russo in Italia o italiano in Olanda debba sentirsi accolto in egual maniera nella nostra associazione, decido che la cosa migliore, dal mio modesto punto di vista, sarebbe quella di scrivere nello statuto: “possono associarsi tutte le persone fisiche senza limiti di cittadinanza e residenza, l’iscrizione avviene con il pagamento di una aliquota annuale tramite versamento su cc postale; i soci non hanno alcuna disparità di trattamento all’interno dell’associazione ma possono vantare i medesimi diritti ed obblighi: rispettare lo statuto, partecipare alle riunioni, dare il proprio personale contributo.”
    Mi ritorna alla mente il post di qualcuno che voleva solo i ricercatori precari e i prof a contratto, ma nessuno strutturato, questo qualcuno non credo avesse tutti i torti, solamente penso che potrebbero esserci delle deroghe: la nomina come soci onorari su proposta del comitato nazionale di coloro che, anche se forniti di un contratto a tempo indeterminato, si distinguano nell’impegno contro il precariato universitario.
    Il comitato nazionale è già stato costituito il 22 Luglio, abbiamo dunque un presidente, un vicepresidente ed i vari consiglieri, ma come farà il comitato nazionale ad interpellare la “base” mi chiedo, le soluzioni che si prospettano sono tre: creare dei comitati a livello locale che di volta in volta voterebbero le varie mozioni e girerebbero le decisioni al comitato nazionale, sondaggio via Internet dei vari associati tramite password personale fornita al momento dell’iscrizione (inserendo la password si accederebbe all’area sondaggi e in questo modo si avrebbe diritto al voto e contemporaneamente ci sarebbe il rispetto della privacy per coloro che volessero mantenere su Internet l’anonimato), la terza ipotesi sarebbe,infine, la più semplice: affidarsi completamente alle decisioni del comitato nazionale, d’altronde, rifletto tra me e me, ogni volta che si vota un partito o ci si iscrive ad una associazione non si viene interpellati per ogni minima cosa.
    Poi mi pongo il problema delle eventuali petizioni promosse dalla RNRP, penso che sia risolvibile tramite un link in cui, se d’accordo con quanto richiesto, l’associato potrebbe apporre il proprio nome, cognome, indirizzo, CAP, città, e-mail (sempre con l’informativa sotto sulla privacy a cui potere rispondere con un si o un no, a secondo se si vogliano rendere noti o meno i propri dati su Internet).
    Infine il blog e qui, scusate, ma io non ho proprio dubbi in proposito: mantenerlo rigorosamente aperto a tutti associati e non, a chiunque avesse qualcosa da dire: dal ricercatore precario in crisi depressiva al figlio dell’operaio che non può accedere all’istruzione pubblica, perché privatizzando diventerebbe proibitiva.
    Ad un certo punto mi ricordo della mailing list, di quante persone psicologi e docenti di scuole medie superiori ed inferiori lamentino i nostri stessi problemi di precarietà, perché non gemellarci con altre associazioni, rifletto, e promuovere manifestazioni globali dei lavoratori precari?
    Le mie idee, come Arioprecario aveva richiesto un po’ di tempo fa, sono tutte lì su un foglio, ma davanti a me ho il mare che si congiunge con il cielo all’orizzonte e mi viene la voglia di spedire il documento come fosse un messaggio di quelli che si chiudono dentro una bottiglia di vetro sperando che qualcuno lontano un giorno possa leggerlo, ma considerato il numero dei lettori del blog non ho a disposizione circa 1000 bottiglie, ed il tragitto da seguire è lungo ed impervio: già solo pensando a France il foglio dovrebbe attraversare il Mediterraneo e poi lo stretto di Gibilterra e poi ritrovarsi in pieno Oceano Atlantico circumnavigare il Portogallo, la Spagna e la Francia e nel frattempo il destinatario sarebbe già un emerito Prof in pensione, allora, esclusa a priori l’ipotesi dei piccioni viaggiatori, penso di fare più velocemente e spedirvi 1000 messaggi in bottiglie virtuali tramite Internet.
    Sempre per associazione di idee ripenso ad un simpatico commento di France sul modello di socio che vorrebbe diventare (andate a rileggerlo se non lo ricordate) e mi viene da ridere, ma questa volta la signora in costume verde mi guarda accigliata ed io preoccupata che chiami la Neuro per un TSO ridivento seria (chissà perché le persone pensano che chi parla o ride da solo sia pazzo, il mio Prof. di Psichiatria ricordo che una volta disse “Ragazzi non preoccupatevi se vi capita di parlare da soli ma cominciate a preoccuparvi quando inizierete a sentire qualcuno che vi risponde”, sagge parole!).
    Decido di tornare a casa, ma proprio mentre mi accingo a riporre il tutto, un venticello biricchino mi porta via il foglio che svolazzando sulle sedie a sdraio si allontana sempre più da me, quando ormai mi appare lontano e perduto un giovanotto “zompettando” a piedi nudi sulla sabbia bollente lo recupera e sorridendo me lo porge, completamente ignaro dell’importanza vitale che il documento riveste per il bene dell’umanità precaria del pianeta (ehm, si forse un po’ esagero). Riposto il foglio ormai al sicuro nella mia borsa da mare mi rammarico di non avere portato con me una ventiquattrore nella quale porre il prezioso documento (ripensandoci non ne ho mai posseduta una) e faccio ritorno a casa con la promessa di scrivere tutto sul blog.
    Ma c’è ancora un qualcosa che mi sfugge, avete presente quando pagando al supermarket vi assale la sensazione di non avere comprato tutto l’occorrente o quando cucinate, di avere dimenticato un ingrediente fondamentale per la ricetta, ma cos’è questo qualcosa? Come Colombo (no, che avete capito? non il nostro Colombo da Priverno ma l’ispettore Colombo) quando ha un’ illuminazione e mette a posto i pezzi di un intricato puzzle, tutto mi è ormai chiaro: mi ero comportata come la fata Smemorina, che dopo aver trasformato i topolini in cavalli, il cane in cocchiere e la zucca in carrozza guarda Cenerentola e si accorge che è senza abito per il ballo. Cos’avevo dimenticato vi starete chiedendo? Ma il nome dell’associazione naturalmente.
    Com’era la formula magica? Si vediamo un po’: salacadula menciecabula bibidi bobidi boo!
    AIRP: Associazione internazionale ricercatori precari (siamo o no sparsi in tutto il mondo?)
    ARPI: Associazione ricercatori precari ed incavolati (questa descriverebbe forse meglio il nostro stato d’animo)
    ARNRP: Associazione rete nazionale ricercatori precari ( questa è la mia preferita, perché riconoscerebbe alla rete il merito che ha).
    Ora l’associazione è veramente pronta, potrebbe sfilare per le vie delle città durante le manifestazioni, interloquire con la politica, essere ospite dei programmi televisivi che avrebbero a cuore il futuro dell’Università, ma soprattutto avrebbe un compito fondamentale: permettere ai nostri sogni “precari” di non svanire allo scoccare della mezzanotte ma al contrario cercare, con l’aiuto di tutti noi,di trasformarli in realtà…..
    Buone vacanze cari colleghi futuri soci sia a quelli che partono sia a quelli che, come me, restano in città e si divertono a passare un po’ di tempo sul blog.

  7. Untenured ha detto:

    Lilly, dalle tue parole mi sembra che già si sia deciso tutto sull’associazione.. ma così non c’è sfizio.. vogliamo il congresso!

  8. Lilly ha detto:

    @Untunered
    No non si è deciso niente, almeno che io sappia, ma io ne so quanto te cioè praticamente niente, quelle erano solo mie proposte personali, comunque la tua idea del congresso mi piace molto, facciamo le cose perbenino, suvvia. Che data preferisci, il 15 Agosto ti va bene o hai già altri impegni per quella data?

  9. Lilly ha detto:

    Scusa Untenured, ho sbagliato a scrivere, sono un pò fusa in q

  10. Lilly ha detto:

    in questo periodo dell’anno, non è che negli altri periodi lo sia meno….ma con il caldo siculo la sintomatologia si accentua. Poi non ti avevo riconosciuto, ti sono cresciute le orecchie da coniglietto, le ciglia lunghe lunghe ed anche le chele rosse e quindi ho sbagliato a scrivere il tuo nome. Chiedo umilmente scusa!

  11. mino ha detto:

    Vi devo dare una notizia che giudico molto negativa, e cioè che il Governo ha intenzione di proseguire con le vecchie regole per il reclutamento dei ricercatori anche per i concorsi del 2009, che saranno praticamente solamente quelli del reclutamento straordario di Mussi (2000 ricercatori).

    E’ quanto emerge dall’art. 9 del Disegno di Legge del 1 Agosto 2008, a cui la stampa ha dato ampio risalto per via della vicenda del 7 in condotta. Trovate qui il link:
    http://www.flcgil.it/layout/set/print/notizie/rassegna_stampa/2008/agosto/disegno_di_legge_del_01_agosto_2008_disposizioni_in_materia_di_istruzione_universita_e_ricerca

    Francamente rimango allibito. Per quest’anno va bene, mi potevano venire a dire che non c’era il tempo per cambiare le regole o emanare un nuovo regolamento. Ma fino al 2009 c’era tutto il tempo per apportare dei correttivi e addirittura anche per cambiare in toto la legge. E la Gelmini continua a parlare di meritocrazia?

  12. Untenured academic ha detto:

    è un governo di inetti, oltreché il più reazionario della storia della Repubblica.

    Ma si sa autoritarismo e incompetenza e disinteresse nelle riforme sono andati sempre di pari passo.

  13. Lilly ha detto:

    @Mino
    Ti passo delle informazioni apprese settimana scorsa per i viali dell’Università, non ne conosco dunque l’attendibilità.
    Il progetto di riforma del concorso da ricercatore sarebbe rimandato perchè non incontrerebbe il favore della CRUI, già molto di malumore, e a ragione, per i tagli attuati, non ci sarebbe al momento l’interesse di urtare la suscettibilità di un organo che vuole mantenuta l’autonomia degli atenei in termini di assunzioni e che ha il potere, se solo lo volesse, di non fare nemmeno iniziare l’anno accademico, con un danno d’immagine in un Italia all’insegna del tutto va bene e non c’è alcun problema.
    I pochi posti da ricercatore sarebbero finanziati con il fondo-Mussi e al posto della riforma sarebbe stato stanziato un fondo per finanziare progetti annuali, biennali e triennali, da approvare a livello nazionale e non locale, per ricercatori under 40.
    Meditiamo sul fatto che la riforma dei concorsi andrebbe, qualora attuata, sia per i ricercatori che per i prof. nella direzione del doppio barrage a livello nazionale e a livello locale, il che complicherebbe per noi ulteriormente le cose, dovendo sostenere due volte un concorso.
    Cosa vuoi che ti dica? speriamo che i fatti smentiscano le voci che al momento circolano.

  14. Untenured ha detto:

    quando si tratta di tagliare i fondi questo governo non guarda in faccia a nessuno, quando invece si tratta di fare riforme in senso meritocratico come quella dei concorsi da ricercatore abbassa il capo di fronte alle resistenze dei difensori del sistema, la Crui e le lobbies universitarie che agiscono dietro di essa.

    Mino, Lilly e tutti gli altri, una riforma dei concorsi da ricercatore non verrà mai. Altra cosa sono i concorsi da ordinario e associato.

  15. mino ha detto:

    Io sono sempre più perplesso riguardo questa notizia… E’ come se vi siano due mondi paralleli:
    – quello degli annunci: non passa giorno senza cui la Gelmini parli di meritocrazia e apertura ai giovani, di rilanciare la ricerca, o preannunci riforme come quella dei concorsi come ha fatto per esempio pochi giorni fa in commissione cultura;
    – quello della realtà: in cui non solo non si dà minimamente seguito agli annunci, ma si va addirittura nella direzione opposta.

    L’unica cosa che mi è venuta in mente per spiegarmi questa nuova uscita del Ministro è il fatto che forse così potrà dire alla stampa che prosegue il suo impegno per i giovani e dopo i 1000 concorsi di quest’anno ne farà bandire altri 2000 l’anno prossimo, ovviamente omettendo che sono concorsi ereditati dal governo Prodi (e ovviamente anche la stampa ometterà questo particolare), soprattutto per fronteggiare le critiche riguardo ai tagli. Insomma una operazione promozionale di “immagine”.

    D’altra parte però continua a dire che vuole cambiare i concorsi. E mi chiedo quali concorsi dal momento che i 2000 dell’anno prossimo saranno praticamente gli unici ad essere banditi a causa del blocco del turn over (per questo sarebbe stato davvero importante che almeno questi ultimi 2000 concorsi fossero banditi con regole diverse).

    Insomma la situazione è davvero delicata. L’unico aspetto positivo è che si tratta di un DDL e non un decreto e qundi ci sono margini di modifiche in Camera e Senato e inoltre c’è teoricamente più tempo per tentare di fare pressioni affinchè questa norma venga cambiata o stralciata, anche se senza l’associazione non credo che possiamo fare granchè… magari gli unici che possono aiutarci sono i colleghi dell’ADI, che in quanto associazione hanno da poco iniziato un tavolo di confronto col Ministro per riformare il dottorato e proprio il reclutamento dei ricercatori. Speriamo che in uno di questi futuri incontri col Ministro l’ADI – peccato che non ci siamo anche noi – vorrà sollevare questo problema.

  16. Untenured academic ha detto:

    sono d’accordo con Mino, non si può continuare ad avere una organizzazione di movimento come la rete senza il movimento.. bisogna fare l’assemblea costitutiva dell’associazione entro la fine di settembre e avviare un’interlocuzione critica col governo.

  17. Lilly ha detto:

    Si, sono d’accordo, ma non perdiamo ulteriormente tempo, a fine Agosto/inizio Settembre sarebbe l’optimum.

  18. Francesca ha detto:

    Apro il numero 71-2008 della Newsletter di Concorsi.it e trovo:

    ABRUZZO

    UNIVERSITA’ ‘G. D’ANNUNZIO’ DI CHIETI Procedure di valutazione comparativa per la copertura di tre posti di ricercatore universitario – I tornata concorsuale 2008. (3 posti) GURI n. 54 del 11.07.2008 Scad.11.08.2008

    UNIVERSITA’ ‘G. D’ANNUNZIO’ DI CHIETI Procedure di valutazione comparativa per la copertura di trentasei posti di professore di prima fascia – Ordinario – I Tornata 2008. (36 posti) GURI n. 54 del 11.07.2008 Scad.11.08.2008

    UNIVERSITA’ ‘G. D’ANNUNZIO’ DI CHIETI Procedure di valutazione comparativa per la copertura di trentacinque posti di professore di II fascia – Associato – I tornata 2008. (35 posti) GURI n. 54 del 11.07.2008 Scad.11.08.2008

    Cosi’, solo perché l’Abruzzo è la prima regione italiana in ordine alfabetico…

  19. Elena ha detto:

    Che schifo!
    Chi e’ che aveva detto che la Gelmini “e’ giovane e forse ci ascoltera’?”
    Giovane si’, cari amici, ma gia’ schierata con gli anziani (d’altra parte comandano loro)

  20. Antonio ha detto:

    La Gelmini non conta un c…

  21. mino ha detto:

    Ciò che non riesco proprio a spiegarmi è per quale motivo a fine Luglio in Commissione la Gelmini annuncia che le sue priorità saranno la riforma dei concorsi e del dottorato (“da scrivere in accordo con la Crui e il Cun”) … e pochi giorni dopo con un anno di anticipo vara un provvedimento che blinda gli unici concorsi disponibili ad andare con le vecchie norme. Che senso ha? Vuole forse salvare i rimanenti 2000 concorsi dalla sua stessa riforma?

  22. la capra ha detto:

    il senso è evidente, con le Università pronte a bloccare l’anno accademico – o che comunque minacciano di farlo – mettere mano anche ai concorsi e al dottorato non è saggio. Quieta non movere… Del resto la stessa CRUI aveva “congelato” la protesta sul ddl 112 in ragione di un “tavolo” di concertazione col Ministero sui temi della prossima finanziaria e del finanziamento alle Università.

    Al Ministero interessava raccogliere soldi e diminuire le spese. lo hanno fatto. Di tutto il resto non interessa niente e non rischierebbero il blocco dell’anno accademico per i concorsi a ricercatore. E non è un caso che il passaggio da biennale a triennale per gli scatti automatici è stato reso vigente solo per un anno….

    Cercano la copertura del corpo docente colpendo solo le strutture, l’Università nel suo complesso, ma mettendo il meno possibile le mani nelle tasche dei potenti (i docenti).

    La Gelmini è un ministro che non esiste, Smettiamola di leggere o commentare le cose che dice. Il vero ministro dell’Università e della ricerca è Tremonti. Si tratta si capire chi sono i veri sottosegretari…. (del resto qualcuno gli interventi alla Gelmini dovrà pure scriverglieli…

  23. Antonio ha detto:

    Roma, 12:18

    Gli stipendi e le indennita’ integrative speciali di docenti e professori universitari, dirigenti della Polizia, dei corpi di polizia civili e militari, dei colonnelli e generali delle Forze armate sono aumentati dell’1,77% a decorrere dal primo gennaio 2008. Lo stabilisce un Dpcm pubblicato sulla gazzetta Ufficiale. Il costo complessivo degli aumenti di stipendi e’ di 119 milioni di euro annui a decorrere dal 2008.

    Altro che tagli! Quando si tratta di dare ai garantiti, niente tagli!

  24. Gio ha detto:

    Berlusconi galante con la Gelmini:
    «Come sei bella, sembri una bambina»
    I complimenti del premier al ministro dell’Istruzione in posa per un servizio fotografico a Campo dei Fiori

    Il ministro Mariastella Gelmini (Afp)
    Il ministro Mariastella Gelmini (Afp)
    ROMA – Non perde la sua proverbiale galanteria il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, neanche in occasioni informali. Un esempio? Incontrando per caso a Campo dei Fiori, famosa piazza romana, il l ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, tra un abbraccio, una foto per l’occasione, e un reciproco «buone vacanze», il premier apostrofa il ministro con un «come sei bella, sembri una bambina».

    SERVIZIO FOTOGRAFICO – Gelmini non si trova nella famosa piazza della Capitale per doveri istituzionali, ma, con i capelli raccolti, un vestito colorato stretto in vita, un po’ anni ’60, e scarpe con tacco alto, si ta facendo fotografare per un servizio giornalistico di un settimanale. A sorpresa si presenta anche il premier, lì per una passeggiata tra le bancarelle del mercato. Il ministro va incontro al premier augurandogli «buone vacanze». «Ma guarda un po’, dai banchi di scuola alle piazze» esclama il Cavaliere. Poi, notando il look inusuale del ministro, aggiunge: «Guarda come sei bella, sembri una bambina». Prima di salutarsi, i due si prestano a una piccola passeggiata in favore di fotografi.

    08 agosto 2008

  25. Woody Allen ha detto:

    Brava la Gelmini!
    Come era quella battuta…, agli scritti non so, ma agli orali ha preso di sicuro 30 e lode!

  26. Carlo ha detto:

    A proposito di riviste! Avete idea di quanto denaro pubblico si spreca nelle riviste? Senza contare la qualità di quello che vi è pubblicato – e a parte il fatto che poi nessuno le legge -, è semplicemente scandaloso il consumo dissennato di tante risorse quando ormai se ne potrebbe fare facilmente a meno utilizzando la tecnologia digitale! Non oso immaginare quanti posti da ricercatore verrebbero fuori applicando questa elementare scelta di buon senso.
    Ma la cosa veramente incredibile (e per certi versi paradossale) è che, mentre l’Università agonizza, le riviste si stanno moltiplicando in modo vertiginoso.
    Almeno nel mio settore, solo in quest’ultimo biennio, ci saranno state una mezza dozzina di nuove arrivate.

  27. la capra ha detto:

    nuovo regolamento sui ricercatori a contratto, univ. di genova

    http://rassegnastampa.crui.it/minirass/immagini/1308081/2008081330711.pdf

  28. France ha detto:

    Hey, fanciulli, ma se il 30% degli assegnisti di ricerca e’ diventato ricercatore (come dice il giornalista nell’articolo), allora funziona! Nel senso che nel resto del mondo solo il 20% dei postdoc diventa PI. Da dove viene questa statistica?
    Quanto al ricercatore TD, meglio che nulla, mi viene da dire… Per lo meno ha diritti (ferie, malattia, maternita’) che altri si scordano, ed e’ un ricercatore “per lo meno di nome”.

  29. insorgere ha detto:

    quella statistica temo sia sballata….

    quanto ai ricercatori TD, a Pisa (sia Scuola Normale che Università) sono figure che esistono da diversi anni. Un trattamento indubbiamente molto migliore di quello degli assegnisti (13a, assegno famigliare ecc) e quasi tutti stanno venendo stabilizzati allo scadere del triennio. Insomma, un vero tenure track.

    L’unico problema sono i numeri. Alla Normale sono una decina. All’università circa 60.

  30. insorgere ha detto:

    sempre sulla statistica relativa al passaggio da ass.ric a ricercatore: ci sarebbe da vedere in quanti anni…

  31. France ha detto:

    Vedi perche’ gli stiamo cosi’ sulle scatole? Perche’ ancora ci ostiniamo a saper fare 2+2…

  32. France ha detto:

    Tutti in ferie?

  33. Claudietto ha detto:

    In Germania no, si lavora sempre…

  34. insorgere ha detto:

    macché ferie, e chi se le può permettere…a lavorare, tanto per cambiare, per accumulare titoli che non serviranno a nulla (almeno non nei concorsi italiani).

    cmq, settembre è vicino, per esser caldo è caldo, ma non vedo traccia delle agitazioni proposte….

  35. Lilly ha detto:

    Ferie? No, ma ad Agosto sul blog mi sento come la particella di sodio in una nota marca di acqua che si aggira sola soletta gridando “Hei! C’è qualcuno?” ma nella bottiglia solo il silenzio della propria solitudine. Non preoccupatevi, comunque, a Settembre torneranno tutti e il blog ridiventerà più caotico di un P.S. all’orario di punta.

  36. France ha detto:

    Meno male, almeno 4 particelle (o meglio ioni) di sodio ci sono….

  37. paolo ha detto:

    Non sono un chimico ma se c’è da fare massa critica non mi tiro indietro.

  38. Lilly ha detto:

    o meglio ancora quattro (anzi cinque ora) ioni a carica positiva e senza il co davanti….

  39. France ha detto:

    Avevo pensato a Co come cobalto… Son messo male, non afferro piu’ lo humor…

  40. Bombadillo ha detto:

    Ciao cari, io ho ripreso a lavorare ieri, ma mi sta pesando un sacco…
    Ogni tanto penso a quello che ho fatto fin qui per una carriera Universitaria che, al 99%, non farò mai… e poi penso a tutte le risorse che in genere si impiegano per motivare chi lavora.
    Mi spiego meglio: se la mia produzione fin qui è stata pari ad X, cosa avrei concluso se fossi stato motivato, magari dalla prospettiva concreta di poter fare carriera?..e cosa farei se diventassi ricercatore? …ma soprattutto, come si fa a lavorare (e non solo a fine agosto) se si è completamente demotivati?
    Probabilmente, almeno per me, la vera “mazzata” è stata proprio quella di Mussi.
    Io mi ero veramente illuso che il suo regolamento entrasse in vigore (pure con tutti i suoi limiti), e questa lunga attesa, in cui il traguado veniva sempre spostato in avanti, ogni volta che sembrava finalmente raggiunto, per poi dissolversi definitivamente, mi ha svuotato.
    Certo, rimane la consolazione dei pochi fondi con le vecchie regole: a proposito, qualcuno può dirmi quando verranno dati alle Università, e dunque alle Facoltà, i 1000 posti del 2008?

  41. insorgere ha detto:

    io credevo che li avessero già. se è così, basta vedere le date delle riunioni dei senati accademici e dei consigli di facoltà per avere un’idea dei tempi di uscita…

  42. France ha detto:

    E non credere, Bombadillo, che l’emigrazione risolva sempre il problema. L’handicap che uno si tira dietro, e parlo di handicap derivante dalla disastrata situazione delle universita’ italiane, ti accompagna per anni. A meno che tu non sia molto ma MOLTO bravo (o figlio di), i tuoi pari grado che hanno studiato in UK, Germania etc… hanno molti piu’ titoli di te. E poi prova a vincere un finanziamento contro di loro (parlo di roba seria, non i 25000 euro dei PRIN).

  43. mino ha detto:

    Dall’articolo de “Il Messaggero”, reperibile al sito http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp, sembra che al Miur pensino che nel 2009 ci possano essere delle fantomatiche nuove norme per il reclutamento, cosa peraltro nettamente in contrasto con il DDL del 1 Agosto scorso dove è previsto espressamente che anche nel 2009 ci saranno delle nuove norme.

    A parte le varie inesattezze riportate nell’articolo (non è vero che i fondi del reclutamento straordinario vanno sbloccati entro il 30 giugno, non è vero che i concorsi del 2009 sono 1000, essi sono 2000), era ora che qualche giornale cominciasse a portare nuovamente all’attenzione – dopo che tutti i giornali lo avevano fatto continuamente quando c’era Mussi – il problema delle regole del reclutamento e della necessità di cambiarle.

  44. Bombadillo ha detto:

    Ciao Mino, lo chiedo a te che sei sempre il più informato: quando arriveranno i soldi del 2008 alle Università?..o alle Università sono arrivati, ma non li hanno ancora suddivisi per Facoltà?..voglio vedere se al “mio” Dipartimento arriverà almeno un posto (ma spero di sì)..e, a quel punto, sarò davvero “curioso” di scoprire a quale materia andrà…

  45. mino ha detto:

    I soldi alle Università non sono ancora arrivati in quanto non sono ancora stati suddivisi dal Miur. Nelle prossime settimane, credo, ci dovrà essere un Decreto del Ministro contenente i criteri con i quali redistribuire i 1050 concorsi a tutti gli atenei italiani (compreso quelli privati e le università telematiche!). La cosa più scontata è che ci si basi sul precedente decreto di Mussi (numero di posti assegnati proporzionale al numero di assegnisti e dottorandi di ricerca, alla valutazione del Civr, e ad altri parametri), e quindi la cosa non dovrebbe prendere molto tempo.

  46. Bombadillo ha detto:

    Grazie caro, incrociamo le dita…

  47. Lilly ha detto:

    Sul sito http://www.flcgil.it cliccando sul link ricercatori trovate testo e commenti sul disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 1 agosto 2008 contenente provvedimenti urgenti su scuola, università e ricerca (già Mino ne aveva dato notizia sul blog ad inizio del mese), si parla tra l’altro di una delega di un anno “per il riassetto normativo sostanziale e procedimentale delle disposizioni vigenti in materia di ordinamento universitario”, qualcuno ha informazioni a tale riguardo?

  48. rdp ha detto:

    Scusate,
    da modesta dottoranda di ricerca, mi sembra che anche voi soffriate della stabilizzazione congenita. Possibile non ci sia spazio per noi, se non un residuo post ormai datato, i cui commenti sono assurdi e quanto mai privi di senso nei confronti di chi è a un passo da voi?
    Ognuno lotti per sè mi pare anche il vostro motto.
    rdp

  49. rdp ha detto:

    Se c’è qualche ricercatore in archeologia, o lettere classiche, può trovarci noi poveri archeologi da cantiere e dottorandi :
    http://www.direzione-anablog.spaces.live.com
    magari metterci insieme e fare una manifestazione come quella che abbiamo fatti a Roma noi, farebbe bene anche voi, no?
    rdp

  50. Bombadillo ha detto:

    Cara rdp, non trovi che sia scortese – rectius: offensivo – sostenere che le affermazioni degli altri siano “assurde e quanto mai prive di senso”?
    Per di più, visto che sei una dottoranda, dovresti aver imparato da tempo che tutti possono essere criticati, nei limiti della continenza (che tu non hai rispettato), se la critica non è apodittca, come la tua.
    In breve: a quale/quali commenti ti riferisci, e cosa contesti, puntualmente?
    Più è indeterminata l’accusa, infatti, e più è difficle la difesa. E la tua accusa è totalmente indeterminata.

    Inoltre, proprio non capisco cosa sia questa storia della “stabilizzazione congenita”.

    Noi abbiamo raccolto mille firme in pochi giorni sulla nostra ricetta – specifica e puntuale: addirittura bifasica – per l’Università: hanno firmato da tutto il mondo, dalle Università più prestigiose, non solo ricercatori precari, ma anche strutturati di chiara fama.
    Lo sai perchè? Per tanti motivi, ed anche perchè non vi era alcun accenno alle stabilizzazioni!

  51. rdp ha detto:

    Ascolta Bombadillo, cerca di capire la provocazione atta a ricevere una risposta.

    Mi riferivo allo spazio riservato in questo blog ai dottorandi/dottori di ricerca.
    Si, ho letto la petizione, e mi spiace di non averla firmata.
    Detto questo, io penso che la riflessione sui vostri disagi ( eufemismo ) riguardino un intero sistema culturale. Sono mesi che vi leggo, mesi che anche io mi attivo per altre ragioni che spero tu abbia letto. Vedi, l’archeologia è una forma di ricerca a metà tra pratica e teoria, e noi siamo lavoratori non solo atipici buttati nel pratico, ma anche nella ricerca pura.
    Io mi chiedo ti/vi chiedo, per com’è il sistema strutturale ne usciremo TUTTI vivi?
    rdp

  52. la capra ha detto:

    per le questioni relative ai dottorandi in quanto dottorandi c’è l’ADI che la cosa la segue meglio di quanto potrebbe la rete,

    se intendi i dottorandi in quanto “precari” allora mi pare proprio che non ci si possa troppo lamentare.

  53. Bombadillo ha detto:

    Cara rdp, io mi sforzo di capirti, ma non sono affatto sicuro di riuscirci. E questo, beninteso, è sicuramente un mio limite.
    Non scherzo mica. Per un giurista come me, il tuo linguaggio risulta spesso oscuro, o comunque equivoco.
    Ad es.: “..cerca di capire la provocazione atta a ricevere una risposta”: ma che significa? Non importa, passiamo oltre…

    Almeno una cosa, infatti, mi pare di averla capita (ma se mi sbaglio correggimi).
    Tu ritieni che i dottorandi/dottori di ricerca siano qualcosa di diverso dai ricercatori precari (già mi era sorto il sospetto con l’espressione “accanto a voi”, e non “accanto a noi”, che avevi usato la scorsa volta).

    Al contrario, come ha ribadito anche la capra (quello vero?), i dottorandi/dottori di ricerca sono dei ricercatori precari, come chiunque altro graviti nel mondo accademico, nella (+ o – disperata) ricerca di strutturarsi.
    In questa sede, non si sono mai fatte differenze in proposito.
    Anzi, devo dire che l’eccesso che ho potuto notare è quello opposto, ovverosia quello diretto ad un eccessivo allargamento.
    Mi riferisco a chi, nell’istituenda associazione on-line, vorrebbe fare associare anche gli strutturati, gli studenti, gli scopni, gli idrauilici, e gli imprenditorori, perchè, altrimenti, pare loro di essere razzisti e settari.
    Ma in un’associazione per al tutela delle volpi, si possono fare entrare i cacciatori?

    Ma torniamo a noi. Non siamo noi ad accettare la logica del dividi et impera che ci impone il sistema, e che ci rende solo più deboli. Non facciamo il loro gioco, fallo capire anche ai vertici dell’Adi, perchè io non sono riuscito a farmi ascoltare, e l’ADI non ha appoggiato la petizione, commettendo, almeno a mio avviso, un grave errore.
    Ricorda: se i dottorandi/dottori di ricerca italiani sono 100, tutti i ricercatori precari sono almeno 100 + 100, perchè marciare divisi?
    Del resto, nel concorso delineato nella petizione veniva riconosciuto un punteggio assai rilevante al titolo di dottore di ricerca.
    D’altronde, io per primo sono dottore di ricerca…
    Ciaociao.

  54. rdp ha detto:

    Allora,bando alle provocazioni.
    Io non sono una giurista e sono una donna.
    Collaboro e sono stata tra le fondatrici dell’ ‘ANA ( ass. naz. archeoloogi) e abbiamo fatto una mabifestazione naz. e una petizione anche noi per il reclutamento degli archeologi anzi se firmate è meglio per tutti noi quanti; http://www.firmiamo.it/concorsoarcheologi18072008
    …1000 firme non bastano…voi ce lo insegnate.
    e forse neppure 10.000
    Una manifestazione sola neppure; allora perchè non ci organizziamo, capillarmente e poche chiacchiere, tutti precari come siamo, pigghiamo stu bastuni?Noi abbiamo una diffusione capillare, regionale, stiliamo un documento ufficiale e iniziamo tutti questo autunno caldo di protesta non sul web ma nella realtà.
    uomini uscite fuori.
    Ci vedo troppo ciarlieri, in una situazione che ormai è al collasso per tutti.
    Che dite?

  55. insorgere ha detto:

    il caldo e la noia estiva danneggiano i neuroni
    smettiamo almeno di accapigliarci tra di noi

    di manifestazioni quest’anno ce ne saranno parecchie (organizzate dai sindacati).
    Non credo porteranno a nulla e non credo vadano nella direzione di chi vuole merito, concorrenza ecc.

    Quando riprendiamo il discorso sulle occupazioni?

  56. cattivo.maestro ha detto:

    io sono d’accordo con rdp: esistono due categorie di ricercatori precari:
    1) I ricercatori a tempo determinato, che sono assunti dalle università e che perciò sono addirittura strutturati;
    2) gli assegnisti di ricerca (o altre figure assimilate)

    I dottorandi di ricerca non possono essere considerati ricercatori precari per una serie di motivi: sono retribuiti con una borsa di studio; non hanno ancora conseguito un titolo post-laurea e non è detto che lo acquisiranno (frequentano un corso al termine del quale potranno maturare “l’abilità alla ricerca”); non possono svolgere nè attività didattica, nè possone essere utilizzati nelle commissioni d’esame (anche se in concreto il divieto è aggirato, il che non cambia la loro posizione formale), ecc.

    So di attirare molte critiche sostenendo questa posizione, ma penso che sia necessario fare chiarezza sul punto.

  57. mino ha detto:

    Devo contraddire “cattivo maestro” in quanto, almeno nella mia Università, i dottorandi:
    – possono svolgere attività didattica
    – possono far parte di commissioni d’esame
    – possono, teoricamente, già avere un titolo post-laurea, come è capitato a me che prima di fare il dottorato aveva concluso un master
    – hanno sì una borsa di studio … ma per la verità anch’io ora ho una borsa di studio (borsa di studio post-dottorato), tra l’altro senza nemmeno i contributi previdenziali e pià bassa di quella di un dottorando, … quindi io non potrei considerarmi ricercatore precario?

  58. cattivo.maestro ha detto:

    Caro Mino, premetto che la qualifica di ricercatore precario non è così “appetibile”, in ogni caso, vorrei precisare che gli obblighi didattici e nelle commissioni d’esame non sono mai contrattualizzati (perciò non sono obblighi di lavoro); la borsa di studio (quando c’è) non è una retribuzione che si consegue in cambio di una prestazione lavorativa, ma una somma-premio che si concede per premiare uno studio meritevole ed uno studioso in formazione selezionato mediante concorso); il master non è un titolo di studio che forma alla carriera di ricercatore (almeno io non conosco master mirati alla formazione dei ricercatori).
    La condizione di precarietà è poi legata ad una qualifica stabile equivalente a quella che si sta svolgendo, come precisa la giurispudenza del lavoro in materia di stabilizzazioni. Tant’è che, applicando la giurisprudenza, un dottorando di ricerca mai sarebbe stabilizzabile nella qualifica di ricercatore universitario.
    Questa è la mia opinione, che cerco di suffragare con dati giuridici. Ma ovviamente ognuno è libero di esprimere la propria o di qualificarsi ricercatore precario. Tanto non ci si guadagna nulla. Purtroppo.
    Caro Mino, ti saluto affettusamente.

  59. Carlo ha detto:

    Cari amici,
    ci sono anch’io; quest’anno mi sono fermato giusto tra il 15 e il 17 per stare con mia moglie e i miei due bambini di 2 e 3 anni e fare qualche bagno a mare (è stato bellissimo!). Ad ottobre mi scade l’assegno e non so cosa ne sarà dei miei sogni…

    Per tornare in tema (del Post), vorrei riproporvi un mio vecchio commento (del 13 agosto) che in quei giornii infuocati non aveva suscitato nessuna reazione.

    “A proposito di riviste! Avete idea di quanto denaro pubblico si spreca nelle riviste? Senza contare la qualità di quello che vi è pubblicato – e a parte il fatto che poi nessuno le legge -, è semplicemente scandaloso il consumo dissennato di tante risorse quando ormai se ne potrebbe fare facilmente a meno utilizzando la tecnologia digitale! Non oso immaginare quanti posti da ricercatore verrebbero fuori applicando questa elementare scelta di buon senso.
    Ma la cosa veramente incredibile (e per certi versi paradossale) è che, mentre l’Università agonizza, le riviste si stanno moltiplicando in modo vertiginoso.
    Almeno nel mio settore, solo in quest’ultimo biennio, ci saranno state una mezza dozzina di nuove arrivate.”

    Un caro saluto a tutti
    Carlo

  60. Guido ha detto:

    cattivo.maestro, ti devo contraddire su un paio di punti.

    Un dottorando è pagato per fare ricerca: il titolo di dottore viene assegnato (o dovrebbe) per attestare contributi originali del dottorando nel campo di sua competenza. Dunque almeno moralmente è un ricercatore.

    Tu dici “gli obblighi didattici e nelle commissioni d’esame non sono mai contrattualizzati (perciò non sono obblighi di lavoro)”, ma questo vale anche per post-doc, assegnisti e spesso anche per ricercatori a tempo determinato. La stessa Carta Europea dei Ricercatori dice che Ateneo e Facoltà debbono limitare quanto più possibile il carico didattico e gli impegni organizzativo/gestionali per i ricercatori, in modo da non pregiudicare la loro attività di ricerca. In effetti, in molti paesi il ricercatore fa solo ricerca.

    Non possiamo basare la nostra definizione di ricercatore prendendo a modello l’anomalia italiana. Il ricercatore è una persona che fa ricerca, chi insegna si chiama insegnante!

  61. rdp ha detto:

    Mi prendo la responsabilità di aver fatto deviare questo post.
    Le posizioni di Guido e cattivo.maestro mi paiono riassumere bene le anomalie italiche.
    Quanto all’autunno di protesta, vorrei dire che da troppo tempo i ricercatori ( dottori di r. compresi ) hanno abdicato alla loro funzione sociale, a scapito di una sopravvivenza individuale.
    Ho proposto alla mia università ( L’Orientale diNa ) di comprare le riviste on -line; più democratiche che le costose cartacee, o almeno iniziare l’ammodernamento.
    Vedete,io penso che tra una arretratezza culturale che vuole la carta ed una che vuole risolvere senza impegnarsi in prima persona davanti le barricate ci siano grosse affinità.
    E profondamente l’incapacità di pensare ad un bene comune.
    Questo è il salto di qualità vero, che muove e può smuovere.
    rdp

  62. mino ha detto:

    In effetti la definizione di “cattivo maestro” di ‘ricercatore precario’ è così restrittiva che io stesso, pur essendo post-doc, non potrei considerarmi ricercatore precario. “Gli obblighi didattici non sono mai contruattalizzati” … ma io un contratto nemmeno ce l’ho, dato che proprio sul bando di concorso è scritto chiaramente che “la borsa di studio non costituisce in nessun modo un rapporto di lavoro” tanto è vero che non mi pagano nemmeno i contributi.
    Per fortuna ammette che si tratta di opinioni. Ebbene, secondo la mia idea di “ricercatore precario”, anche i disoccupati, chi attende qualche contratto o il rinnovo dell’assegno, è da considerarsi a pieno titolo “ricercatore precario”. Riguardo ai dottorandi, spesso non vedo alcuna differenza tra il loro lavoro ed il mio (specie agli ultimi anni di dottorato).

  63. insorgere ha detto:

    scusatemi ma dove sto io (pisa/lettere) si da per scontato che un dottorando sia ancora in formazione e dunque non può esser equiparato a chi è già formato, ha una consistente quantità di pubblicazioni, ha partecipato a molti convegni (e magari ne ha organizzati), sta magari anche nella redazione di qualche rivista, fa parte di commisioni di laurea. I secondi, da me, sono assegnisti e ric. temp. det.

    COn questo non voglio suggerire nuove e inutili ulteriori divisioni, solo ricordare che non si può far confusione e un giorno dichiarare che vogliamo il titolo di dottore di ricerca come pre-requisito per la carriera e l’altro dire che chi ha il dottorato e chi ancora lo deve avere sono sulle stesso piano

  64. rdp ha detto:

    Insorgere, solo di nick?

  65. insorgere ha detto:

    cara rdp,
    mi stupisco che tu non capisca.
    mi pare così evidente che i dottorando sono degli studenti ad uno stadio avanzato e con borsa di studio ma non fanno ancora parte a tutti gli effetti della comunità scientifica. Devono ancora dar prova delle loro capacità
    e’ così ovunque.

  66. insorgere ha detto:

    mi permetto di aggiungere che se vogliamo che le nostre istanze siano almeno considerate dovremmo essere quanto meno capaci di fare proposte tra loro coerenti
    e che non si scontrino con la realtà

    con tutto il rispetto per i dottorandi, lo sono stato anche io fino a 6 anni fa, la loro situazione è a volte drammatica, ma diversissima da chi il percorso di formazione l’ha chiuso.

    mi pare capitale insistere sull’importanza del titolo di dottore di ricerca come elemento di discrimine per la selezione dei ricercatori. è così ovunque nel mondo civile.

  67. Barbalbero ha detto:

    Ciao a tutti,

    e’ la prima volta che scrivo, e mi sento anche un po’ imbarazzato a farlo: sono uno strutturato, senza alcun problema di precarieta’ e, anzi, con una discreta carriera accademica alle spalle. Pero’, ho 4 ragazzi in gambissima che lavorano con me e che, se le cose non cambiano, rimarranno in tempo breve a piedi, nonostante i miei sforzi per garantire loro uno stipendio decente e continuativo. Il motivo per cui leggo questo blog e’ capire in che modo potro’
    aiutare questi ragazzi nel loro futuro.

    Per quello che vedo io, se escludiamo una stretta minoranza di Prof. che hanno come unico
    obiettivo quello di fare far carriera alle amanti (e io per esempio non ne ho) o ai figli (e per
    ora il problema non mi si pone, avendo la mia figlia maggiore 6 anni), la maggiore parte dei Prof. ha come unico obiettivo quello di fare crescere la propria “scuola” al meglio, e cioe’ di trovare una sistemazione ai ragazzi che lavorano con lui/lei. Se per voi non e’ cosi’, fate
    attenzione: forse non e’ colpa del sistema in quanto tale, forse avete semplicemente
    trovato un prof. che e’ una testa di cazzo. Ma in fondo ve lo siete scelto voi.

    Il problema reale non e’ nella dicotomia precari/strutturati, ma nel monoxomio in cui
    si trova la ricerca italiana: tanti che vorrebbero vendere le loro capacita’ di ricerca,
    un solo (squatttinato) acquirente: lo stato.

    Ciao a tutti,
    Barbalbero.

  68. Ciao Barbalbero

    Far fare carriera ad amanti parenti o figli è la parte folkloristica (seppur reale) della pochezza delle università italiane. E’ cmq un dettaglio trascurabile.

    Il punto è invece come tu dici:
    “la maggiore parte dei Prof. ha come unico obiettivo quello di fare crescere la propria “scuola” al meglio, e cioe’ di trovare una sistemazione ai ragazzi che lavorano con lui/lei.”

    l’obiettivo che tu descrivi è a mio avviso ingannevole, illusorio, fallace … distorto… inefficace

    far crescere la propria scuola e trovare una sistemazione ai ragazzi lo può dire forse un prete in una parrocchia…

    Nelle tue parole vedo/sento quella concezione egualitarstica (distorta) che rende i nostri atenei come delle parrocchie: “dove davanti a “dio” siamo tutti uguali”…. (in questo caso si parla del “dio stato”)

    Il punto è che un professore/ricercatore dovrebbe autonomamente caricarsi la responsabilità di assumere chi vuole…. Attualmente le responsabilità di uno strutturato italiano sono nulle… Una volta che ha svolto le sue ore di didattica potrebbe anche stare al bar a leggersi il giornale e nessuno se ne accorgerebbe…. “Procacciare” finanziamenti esterni per fare ricerca diciamo che è un hobby per lo strutturato italiano…

    Sei favorevole a rendere europee le università italiane? cioè grosso modo:
    – abolire concorsi
    – autonomia economica degli atenei
    – abolire valore legale titolo di studio

    Quant’è la percentuale di strutturati italiani secondo te che vorrebbe passare ad un modello come su detto?

    A te personalmente, andrebbe bene cambiare?

  69. rdp ha detto:

    Mettiamola così, a domanda.
    Il dottorato fa parte secondo voi della ricerca ( premetto che da me a napoli, insiegnamo, pubblichiamo, facciamo lezione in altre università), e ci fanno anche contratti para-subordinati per didattica integrativa ( che non ci fanno svolgere qualche volta; a me han fatto fare un trasloco e non scherzo ).
    Avendo avuto un paio di para-sub ardinati contratti, durante questi anni di dottorato senza borsa, sono precaria? E lo sono anche quando col solo titolo vedo a tenere conferenze?
    ( catà-para-subordinato e subordinato nun è).
    Chissà perchè io mi considero una precaria della ricerca con diversi articoli all’attivo.
    Oppure fatemi sapere a che livello si arriva al concetto di ricercatore precario, anche perchè a causa di professori teste di cazzo, io non riuscirò a proseguire gli studi e le mie ricerche si fermeranno per logiche come quelle di barbalbero, appunto da parrocchia provinciale, in cui viviamo immersi.Perchè non mi inclino al potente di turno e alla sua scuola, signori ricerca è ben altro.Possibile siamo messi così male anche a livello culturale?
    rdp

  70. Bombadillo ha detto:

    ..bene, bene, vedo che è arrivato anche Barbalbero (se pur in ritardo, come sempre). In teoria dovremmo essere vecchi amici, in realtà non ci conosciamo neppure. Vediamo di rimediare.
    Dici che ci leggi da tempo, e che vuoi che i tuoi allievi, che ritieni meritevoli, possano fare carriera,
    hai firmato la nostra petizione?

    Per cattivo maestro: io, da dottorando, concretamente ho svolto la stessa identica attività che, poi, ho svolto da assegnista, e che svolgo adesso che sono “tra coloro che son sospesi”.
    La tua logica, attenta più agli aspetti formali, che a quelli sostanziali, potrebbe andar bene solo se noi volessimo chiedere le stabilizzazioni – alle auli, infatti, mi pare che tu facci un cenno -, e quindi è chiaro che non potresti chiederle per i dottorandi.
    Ma qui siamo tutti (o quasi) fortemente contrari.

    Per rdp: se non abbiamo una associazione, e quindi un organo deliberativo, come facciamo ad agire? ..e, ancor prima, a decidere?
    ..per decidere sulla petizione è stato un “macello”, e ci siamo riusciti solo grazie ad un “colpo di mano” di mino.

    Il punto quindi, è sempre quello di prima dell’estate: vogliamo l’associazione on-line!

    ARIO, ARIO, ARIO: che aspetti ancora, dai, facciamo un post sull’associazione, e poi partiamo, lasciatevi alle spalle formule vecchie e superate.
    Lasciatevi alle spalle la stessa R.N.R.P.

    Non lo sai che non si può mettere il vino nuovo negli otri vecchi? ..altrimenti si rompono, e il vino si perde?

    Ci vuole l’associazione on-line. Viceversa, potremo solo parlarci addosso.

    P.S.: caro Barbalbero, di che settore sei?

    P.P.S.: scusa, rdp, che altrimenti non ci capiamo, ma la manifestazione di cui parli tu è quella dell’ADI? ..in cui i dottorandi facevano i lavavetri e cose simili?
    Perchè, se è quella, io non posso condividerla.
    La verità è il nostro primo dovere.
    Io non ho mai fatto il lavavetri quando ero dottrando, e non ho consciuto nessun dottorando che lo facesse.

  71. Guido ha detto:

    Complimenti Barbalbero, addirittura quattro studenti in gamba! Per sistemarli tutti dovresti disporre di quasi un ventesimo della totalità di posti previsti per il 2008.

    Non hai pensato che potresti far crescere la tua “scuola” anche all’estero? Per molti docenti è un vanto avere studenti che occupano posizioni di prestigio all’estero. Il problema è che fuori dall’Italia le raccomandazioni non funzionano, per questo gran parte dei professori italiani cerca di espandere la propria “scuola” entro i confini nazionali.

  72. claudietto ha detto:

    @ Guido:

    perché un ventesimo??? Non hanno mica ridotto il numero dei posti a circa 80!!
    A dire il vero, siamo messi meglio di quello che tu credi… (una nota positiva nel mezzo del disastro…)

  73. France ha detto:

    Uh, che bello, due diatribe fresche fresce su cui dire la mia!
    Dottorandi: sono ricercatori? Ovvio. Sono precari? Straovvio. Di che stiamo a parlare? L’obiettivo che tutti ci accomuna e’ estinguere la precarieta’ attraverso un cavolo di percorso tenure track che porti il neolaureato attraverso il dottorato e il postdoc ad approdare alla professorship, se e’ bravo, a un altro lavoro se non lo e’. Come? Chiedere a rivoluzioneitalia.
    Barbalbero: mi piace leggere che non hai amanti, ma hai una figlia ANCORA troppo giovane per trovarle un lavoretto… Ne riparliamo fra una ventina d’anni. Nel frattempo, che fa la moglie?
    Se hai 4 allievi bravi, scrivi loro una bella reference letter e mandali da qualche bravo collega fuori dall’Italia. E’ il miglior regalo che puoi fare loro. Nel frattempo, non fare cococo e cocopro a nessuno, non prendere dottorandi se non con borsa, non fare assegni di ricerca per meno di tre anni. E se non te lo puoi permettere, allora non prendere nessuno e tira la carretta da solo. E se non ce la fai, emigra anche tu. E se non vuoi emigrare, cercati un altro lavoro.
    Sempre che Barbalbero esista e non sia, ahinoi, frutto dell’implacabile calura estiva….

  74. cattivo.maestro ha detto:

    E’ un tema importante, perciò ho risposto scrivendo un post un po’ più ordinato sul “Perché un dottorando di ricerca non può essere considerato «ricercatore precario»”: http://occhichesannoguardare.myblog.it/archive/2008/09/01/perche-un-dottorando-di-ricerca-non-puo-essere-considerato-r.html#more

  75. mino ha detto:

    Putroppo i tuoi criteri sono così restrittivi che moltissimi non potrebbero considerarsi “ricercatori precari”.

    Sul requisito del titolo post-laurea per essere considerati “ricercatori precari”, ti ricordo che:
    a) ci molti assegnisti (molti dei quali sono poi diventati ricercatori strutturati) che non hanno il dottorato,
    b) ci sono molti (specie nell’area medica) che hanno svolgono il dottorato dopo aver conseguito la Specializzazione, che di certo è un titolo di studio.

    Sul requisito di aver contruattualizzati i compiti didattici ti ricordo che nemmeno agli assegnisti è contrattualizzato (a Bari per esempio è così, vigono le stesse regole sull’attività didattica per i dottorandi, gli assegnsiti e i borsisti post-dottorato, di fatto equiparati in questo). Quindi un assegnista non è un ricercatore precario?

    Sul requisito di dover essere retribuiti con qualcosa che non sia una borsa di studio, tutti i borsisti post-dottorato ricevono una borsa di studio che nella maggior parte delle università è (anzi “era” visto che le borse del dottorato sono aumentate mentre quelle post-dottorato no..,) uguale al centesimo a quella dei dottorandi. Escludiamo quindi anche i borsisti post-dottorato dal novero dei ricercatori precari.

    Insomma … forse dovremo costituire l’organizzazione “aspiranti ricercatori precari”…

  76. cattivo.maestro ha detto:

    Caro Mino, la tua battuta finale non era niente male e mi ha fatto divertire parecchio.
    Ti rispondo punto per punto:

    a) “ci molti assegnisti (molti dei quali sono poi diventati ricercatori strutturati) che non hanno il dottorato”:

    è questo un fenomeno che deve scomparire, perchè a regime non si dovrà avere la possibilità di diventare ricercatore senza aver conseguito il titolo di dottore di ricerca. Comunque gli assegnisti come ho già scritto sono “ricercatori precari”

    b) “ci sono molti (specie nell’area medica) che hanno svolgono il dottorato dopo aver conseguito la Specializzazione, che di certo è un titolo di studio”:

    la specializzazione come il Master non può essere considerato un titolo che abilita alla ricerca.

    c) “Sul requisito di aver contruattualizzati i compiti didattici ti ricordo che nemmeno agli assegnisti è contrattualizzato (a Bari per esempio è così, vigono le stesse regole sull’attività didattica per i dottorandi, gli assegnsiti e i borsisti post-dottorato, di fatto equiparati in questo). Quindi un assegnista non è un ricercatore precario?”

    Ho scritto in premessa che l’assegnista è un ricercatore precario. Gli argomenti riguardanti gli impegni didattici che ho usato sono rivolti a dimostrare che il dottorando non svolge formalmente attività che possa essere qualificata come lavorativa, in senso giuridico.

    d) Sul requisito di dover essere retribuiti con qualcosa che non sia una borsa di studio, tutti i borsisti post-dottorato ricevono una borsa di studio che nella maggior parte delle università è (anzi “era” visto che le borse del dottorato sono aumentate mentre quelle post-dottorato no..,) uguale al centesimo a quella dei dottorandi. Escludiamo quindi anche i borsisti post-dottorato dal novero dei ricercatori precari.

    Qui la risposta varia da caso a caso, perchè questi contratti sono diversi nei singoli Atenei. I borsisti post-dottorato in molti casi sono assimilabili agli assegnisti di ricerca ed in ogni caso HANNO SEMPRE CONSEGUITO IL DOTTORATO DI RICERCA.

    D’altronde il dottorato in molte delle ultime leggi ed in molti regolamenti d’ateneo viene ormai sempre più spesso definito: “terzo ciclo della formazione universitaria”. La parola “formazione” significherà qualcosa…

    Se vogliamo chiedere un reclutamento che ponga al centro il merito dobbiamo noi per primi essere rigorosi: non possiamo considere chi non ha ancora conseguito il titolo di dottore di ricerca alla stregua di un “ricercatoe precario”.

  77. rdp ha detto:

    Vorrei rispondere per primo a Bombadillo:no, la manifestazione era quella degli archeologi ( Ass.Naz.Archeol.).Non abbiam fatto i lavavetri, ma a me con contratto para-sub ordinato è toccato un trasloco di un vecchio ripostiglio in università. Mi pare sia uguale no?

    Penso che France abbia riassunto quello che sento molto bene; a me i cavilli non piacciono, siamo pratici. C’è un gran casino sui titoli e sulle mansioni, hai voglia a dire che sulla carta…

    Vorrei sottolineare una cosa circa l’associazione: Bombadillo per averne fondata una vera non sai che difficoltà, la tua non è che una utopia. Non siamo ancora pronti e maturi per una ass. on-line.
    Io penso e te lo dico con cognizione che per manifestare non occorrono le parole, quelle son facili a farle tutti e ci si arruvuglia in discorsi e discorsi inutili e perniciosi.
    C’è bisogno di gente, disposta a mettere anche il corpo, la massa critica oltre che il cervello ( ma ne vedo poco a dirla tutta ).
    Purtroppo per statuto degenere italico il ricercatore precario è bravo in Italia a far chiacchiere, quando è davvero bravo le scrive, perchè quandanche fosse un genio a vedere la situazione in cui versiamo TUTTI, con gente come Barbalbero che è allo stadio mesozoico della ricerca ( al familismo amorale di Galimberti ), come potrebbe non mollare il calamaio e le sudate carte e indignarsi quanto meno? Vedi, siamo ancora al livello delle caverne; lasciamelo dire da archeologa. Altro che ricercatori; io all’estero ci ho lavorato, prima anche del dottorato.
    Ragazzi non avete idea di cosa è un ricercatore in Cina; e quando vengono in Italia sono anche peggio…
    A leggere certi commenti io mi sento umiliata da presunti colleghi, professori e quant’altro.
    E questa sarebbe la ricerca da tutelare? Fanno bene a tenerci precari; la mediocrità che c’è in giro fa spavento.
    rdp

  78. Bombadillo ha detto:

    ..cari, da quanto emerge fin qui, io direi che l’unico a pensarla diversamente dagli altri è cattivo maestro, quindi, invece di perdere ulteriormente energie in discussioni sterili, possiamo affermare che la “linea ufficiale” è quella per cui dell’epressione “ricercatore precario” si accetta una nozione ampia e sostanziale, che non distingue tra le mille figure in cui (strumentalmente?) ci hanno divisi.

    Passando all’altra questione, che significa non siamo pronti per l’associazione on-line???

    La modalità on-line è una semplificazione, e non una complicazione, specie per una associazione i cui soci risiederebbero su tutto il territorio nazionale, ed anche all’estero.

    Io ho fondato un’associazione una quindicina di anni fa – e dunque non sono affatto a digiuno in materia -, e, per una decina di anni, ha funzionato perfettamente – o comunque ha realizzato diverse iniziative signficative -: solo che si trattava di “volontariato”, e dunque, quando il lavoro ha preso il sopravvento, non siamo riusciti più ad andare avanti.

    L’associazione era “classica”, e non on-line, ma è anche vero che eravamo tutti della stessa città..

    Senza l’associazione non possiamo fare nulla, ad es., chi la decide la manifestazione?

    Aspetto ancora una risposta da Barbalbero…
    hai firmato la petizione?
    di che settore sei?

  79. rdp ha detto:

    Io sono per tutte le forme sperimentali, pertanto ci sto anche on-line pur con tutte le perplessità che consistono nella sostanziale aria delle chiacchiere che vedo aleggiare qui ( e non ce l’ho con molti di voi Bombadillo ).
    Può darsi io mi sbagli sulla questione on-line, e ho già proposto di stilare un documento unitario tra archeologi e ricercatori, perchè tutti precari; settore cultura e ricerca precaria va meglio?
    Indiciamo una manifestazione nazionale unitaria ci si lavora alla pari, l’organizziamo e si parte.
    Però mi rendo conto che può essere una questioni di identità, per quanto come già più volte ribadito, è l’unione del problema sostanziale e non la sua definizione a parole che dovrebbe legarci. Comunque lode all’impresa e se posso essere utile, fatemelo sapere.
    rdp

  80. France ha detto:

    Scusa rdp, ma se non sono ricercatori, gli archeologi cosa sarebbero? Meccanici? Ricercatori precari e’ quanto di piu’ inclusivo e al contempo specifico si possa pensare. E l’obiettivo che abbiamo tutti, mi pare di capire, e’ fare in modo che ci estinguiamo, non per stabilizzazione, ma per normalizzazione. Voglio dire, il riscaldamento globale e la guerra in Georgia mi preoccupano alquanto, ma da (ex) ricercatore precario, se penso ad una associazione di ricercatori precari, vorrei che si occupasse del problema della precarieta’ di chi fa ricerca. Giuristi, fisici, archeologi, biologi, ingegneri…
    Barbalbero, batti un colpo…

  81. Untenured ha detto:

    ricercatori precari sono coloro che, pur non detenendo una posizione stabile nell’accademia, svolgono attività di ricerca sostenuta da finanziamenti più o meno intermittenti e comprovata da pubblicazioni in riviste accademiche, nazionali o internazionali, in condizioni di continuità temporale.

    Le definizioni “contrattuali” sono invece da rifiutare perché particolaristiche e anti-scientifiche.

  82. cattivo.maestro ha detto:

    quindi un medico nominato cultore della materia, che scrive su una rivista scientifica è un ricercatore precario??

  83. Untenured ha detto:

    se svolge attività professionale no (sarà un medico, un architetto, un ingegnere che pubblica qualcosa) se campa di ricerca sì.

  84. cattivo.maestro ha detto:

    un mio amico che svolge la pratica legale, con scarso successo, che non ha mai messo piede nell’università, ma che ha commentato due sentenze del giudice di pace sui lavavetri e che con un finanziamento per la ricerca ha svolto il compito di tutor in un master in ina sede decentrata, praticamente non collegata con l’Ateneo, sarà contento di scoprire di essere diventato un “ricercatore precario”…
    e tanti come lui…
    e magari un dottore di ricerca, che per sbarcare il lunario ha qualche reddito da attività professionale, no.

    …e sarebbero i miei i criteri “anti-scientifici”? Ma non cado nella polemica e non replico utilizzando lo stesso tono (basso) di Untenured.

    Mi pare che parlavamo di merito prima dell’estate. Ora non ne sento parlare più…

    In ogni caso io non replicherò più su questa questione per non intralciare il lavoro, che rispetto molto, di chi sta cercando di costituire un’associazione.
    Resto però della mia idea, secondo voi isolata (ma vi evidenzio che fra i commenti insorgere ha scritto: “mi pare capitale insistere sull’importanza del titolo di dottore di ricerca come elemento di discrimine per la selezione dei ricercatori. è così ovunque nel mondo civile” e “che i dottorando sono degli studenti ad uno stadio avanzato e con borsa di studio ma non fanno ancora parte a tutti gli effetti della comunità scientifica. Devono ancora dar prova delle loro capacità
    e’ così ovunque”

  85. Lilly ha detto:

    La Legge 210 del 1998 regolamenta l’attività didattica nell’ambito del dottorato di ricerca: le università possono, in base ad apposito regolamento, affidare ai dottorandi di ricerca una limitata attività didattica sussidiaria o integrativa che non deve in ogni caso compromettere l’attività di formazione alla ricerca. La collaborazione didattica è facoltativa, senza oneri per il bilancio dello Stato e non dà luogo a diritti in ordine all’accesso ai ruoli delle università.
    Diversa è la situazione dell’assegnista, il contratto specifica che il titolare di assegno di ricerca può far parte delle Commissioni degli esami di profitto in qualità di cultore della materia; può svolgere incarichi di docenza universitaria conferiti mediante contratti (cosa ben diversa dalla collaborazione didattica di cui sopra).
    Seppur esistono lievi differenze da ateneo ad ateneo mi pare superfluo dire che il dottorando sta seguendo un corso alla fine del quale otterrà il titolo di dottore di ricerca, del quale non può fregiarsi se non dopo l’esame finale, è come dire di essere dottore in Medicina e Chirurgia da laureando che non ha ancora discusso la tesi.
    Questo non significa affatto porre divisioni ma esattamente l’opposto cioè cercare, insieme, di valorizzare un titolo che come diceva Insorgere è alla base del percorso universitario a livello internazionale (non ho mai conosciuto professori universitari almeno nel settore medico senza il Phd).
    Per quanto mi riguarda sono assolutamente favorevole alle stabilizzazioni in base al curriculum e la mia posizione non è affatto minoritaria nel mondo universitario al contrario, sono d’accordo con Insorgere e con Cattivo maestro sul fatto che la stabilizzazione andrebbe chiesta alla fine del percorso formativo e non in itinere, in ogni caso, comunque, la volontà dell’attuale governo non va in questa direzione ma verso l’eliminazione della stessa figura del ricercatore in questo modo daranno un colpo di spugna ad un’intera generazione di precari. Come si risolve il problema del ricercatore precario? eliminando il precariato diremmo noi poveri illusi, eliminando la figura del ricercatore stesso dicono loro, un’idea geniale se ci pensate bene, alla fine dei cinque anni si vanteranno pure di aver risolto il problema, mentre noi che abbiamo speso (non sprecato, il tempo passato a fare ciò che piace non è mai sprecato) anni ed impegno nella ricerca e che la verità la conosciamo molto bene sorrideremo amaramente.
    PS Benvenuto nel nostro blog Prof., Lei si chiede che cosa può fare, Le rispondo che se quei suoi quattro collaboratori sono i migliori, i più bravi, i più meritevoli di ricoprire il posto che ricoprono ha già fatto qualcosa anzi molto per la ricerca e anche per noi e per il nostro senso di giustizia che troppo spesso viene mortificato dal sistema, mi auguro che Lei sia il primo di una lunga serie di strutturati che cercherà insieme a noi di migliorare l’università.

  86. rdp ha detto:

    Lilly mi va bene lo spirito ecumenico, ma qui si parla si parla e non si vedono azioni. bene, qualunque cosa vogliamo discutere, ma che si fa, si parla e non si agisce?
    Chi mai lo farà per noi?
    rdp

  87. ancora con “stabilizzazioni in base al curriculum”…

    e degli esuberi cosa ne facciamo? Li mandiamo alle poste come per alitalia?

    Stabilizzazione e microclassificazione tra precario dottorato e/o assegnista è lassimo, rassegnazione, conservazione… parliamo di riforme parliamo di europa.

  88. insorgere ha detto:

    caro Rivoluzione,
    guarda che sottolineare la centralità del Phd nel processo formativo e rivendicare quel titolo come momento di passaggio di status – da studente a studioso – è molto, ma molto europeo.

  89. rdp ha detto:

    Ribadisco il concetto: centralizziamo il Phd in Italia, facciamolo il trampolino di differenza, va bene.Escludiamo pure il dottorato dai precari, e mi venite poi a spiegare i miei contratti para-sub-ordinati, ma ve bene uguale.
    Dunque va tutto bene, andiamo contenti e felici.
    Signori, ma dopo le chiacchiere che volete fare?
    Insorgere e cattivo.maestro, la penserete uguale, va bene, ma che si fa di pratico, ci si masturba ancora un poco il cervello?
    rdp

  90. Colombo da Priverno ha detto:

    Beh, d’estate non è che ci sia molto altro da fare….

  91. Mario Trabucco ha detto:

    Scusate l’irruzione, considerando che non sono ancora neanche entrato al dottorato e sono solo specializzando, ma trattandosi del futuro che mi auguro di vivere la cosa mi interessa.
    Anzitutto credo che si faccia una certa confusione tra merito e qualificazione, come se il fatto di avere conseguito il dottorato sia garanzia di merito. Ma chiarito questo e dissipata ogni illusione, anche io credo però che se parliamo di ricercatori bisogna partire dal definire ricercatore chi ha conseguito il dottorato. Credo che si possa essere precario in molti modi, d’accordo con rdp, però è anche vero che per essere ricercatore precario bisogna prima poter essere ricercatore, ovvero qualcuno che se non ci fosse la precarietà SAREBBE ricercatore.
    Quindi se nascerà un’associazione, spero che si crei una sorta di entry-level o junior-membership per permettere ad un dottorando di seguire da vicino un problema che lo riguarderà presto. Ma credo anche che il nerbo dell’organizzazione e della decisione debba essere costituito da chi il problema ce lo ha già.

  92. Antonio ha detto:

    I MERITOCRATICI ed i loro MERITI:
    – Emma Marcegaglia (presidente di Confindustria); merito: aver ereditato una azienda
    – Federica Guidi (presidente dei giovani di Confindustria); merito: aver ereditato una azienda
    – Mariastella Gelmini (ministro dell’IUR); merito: aver superato l’esame di Stato per avvocato a Reggio Calabria

    E noi continuiamo ad andargli dietro parlando di merito; ma che c… di merito volete con 1000 concorsi l’anno? Ma per favore! E’ ridicolo tutto cio’! Basta, non andategli dietro!

  93. Mario Trabucco ha detto:

    Il fattaccio del ministro conferma quanto dicevo sopra su merito e qualificazione: la Gelmini ha certamente ottenuto la qualificazione, ma non cercateci merito, per carità.
    Ma la qualificazione rimane comunque un momento irrinunciabile. Se una cosa è fatta male, non si butta via, piuttosto la si fa meglio. Quindi avanti con il dottorato come base per la definizione di ricercatore, e in contemporanea una severa critica sui metodi di accesso ai dottorati!

  94. France ha detto:

    Se i candidati sono 60.000 e ci sono solo 1000 posti, andranno sicuramente ai migliori… o no?

  95. insorgere ha detto:

    scusa france, ma la cifra di 60000 da dove la desumi?

  96. Colombo da Priverno ha detto:

    Il gap tra Qualificazione e Merito, direi, è inversamente proporzionale al livello di legalità delle istituzioni.

    Tutto qua.

  97. Ans ha detto:

    Se ci sono 60000 candidati e 1000 posti, i posti andranno sicuramente a chi aspetta da anni, a chi ha figli, ecc. E’ normalissimo, avviene cosi’ anche all’estero. Solo che all’estero non esiste chi aspetta da anni (perche’ si aspettano pochi anni), non esiste chi ha figli (perche’ chi ha figli e’ gia’ dentro), non esiste una coda spaventosa, perche’ si aspetta si’ (anche li’, scusate ma lo so per certo), ma si aspetta il giusto.
    Se sei adeguato a fare ricerca (anche senza essere un genio), aspetti qualche anno post-doc e poi trovi il posto. Se non sei adeguato te lo dicono subito senza farti fare il dottorato (o meglio, non ti invitano proprio a fare il dottorato, e visto che il dottorato e’ a inviti, e’ come se te lo dicessero). Smettiamola di tenere bordone a questi “meritocratici figli di papa’”. Il problema e’ il numero esiguo di posti e la inesistente valutazione per chi e’ dentro.

  98. Giovanna ha detto:

    Io all’elenco dei meritocratici senza meriti aggiungerei la sig.ra dr.ssa Maria Pia Garavaglia, ministro ombra dell’Istruzione. L’avete mai sentita parlare? Non sa assolutamente di cosa parla.

  99. Barbalbero ha detto:

    Ciao a tutti,

    grazie per i commenti al mio post. Molti mi hanno fatto riflettere.

    Alcune brevi repliche:

    – non lo so se i miei 4 ragazzi/e sono davvero molto migliori di altri. Lo credo,
    lo spero. Ma voglio fortemente che questa mia convinzione possa essere
    certificata in qualche modo da meccanismi di arruolamento diversi da qualli attuali,
    Siano essi meccanismi di chiamata diretta (per cui io mi assumero’ personalmente
    la responsabilita’ morale di avere assunto gente non meritevole) o meccanismi
    di valutazione nazionale basati esclusivamente su curriculum (e non su demenziali
    prove scritte modello temino di terza media).

    – purtroppo, a 2 dei miei ragazzi (quelli che non hanno ancora famiglia) ho gia’ dovuto
    fortemente consigliare di accettare delle post-doc position all’estero. E dico purtroppo
    sia per me (perche’ e’ ovvio che avere delle persone che lavorano per te e ti aiutano
    nella didattica e’ molto comodo) che per la ricerca italiana (perche’ ripeto, a mio
    personalissimo parere, sono persone molto in gamba). Agli altri due non posso dire
    lo stesso, perche’ so che essi non solo nella possibilita’ di andare all’estero. E allora,
    scusate, ditemi voi, e’ cosi’ immorale cercare di aiutarli e trovare loro una sistemazione
    piu’ stabile di un assegno di ricerca??? Trovate che questo sia un comportamento
    “baronale”?? Cosa dovrei fare secondo voi??? Ditemi: me ne dovrei fregare, continuare
    a sfruttarli per attivita’ didattica ed esperimenti senza alcun ritegno?, oppure forse
    e’ dannatamente giusto che io mi preoccupi di cercare loro una sistemazione?

    – Io esisto e non sono frutto della implacabile calura estiva 😉 Settore ingegneristico
    ma orientato alla ricerca di base.

    – qualcuno ha parlato di firmare petizioni….no, sono piu’ per le azioni. Da parte
    mia, nel mio piccolo, faccio in modo che ad ogni consiglio di Facolta’ in cui si
    deve “chiamare” (leggi: assumere, nel gergo accademico) qualcuno, il suo
    curriculum sia proiettato a tutti. Sembra poco, ma e’ un qualcosa di non usuale
    nell’universita’ italiana. E vi garantisco che in molti casi, vedere proiettati dei
    curriculum ridicoli, fa sussultare molti e fa vergognare altri. Piccole cose che,
    se moltiplicate e rese prassi, possono contribuire a cambiare la testa della gente.
    Da parte dei precari, un importante contributo puo’ venire dal “prosciugare le
    fonti”. Un barone, se non ha “allievi”, perde influenza e e capacita’ di agire, perde la
    scuola, e perde potere. E sta a voi giovani, che siete i piu’ vicini (e spesso a
    diretto contatto) ai laureandi, contribuire a prosciugare le fonti marce.

    Bye,
    BRBLBR

  100. Lorenzo ha detto:

    Grazie della “testimonianza”.
    Rileggendo il tuo post e quello di Ans mi viene da concordare che il problema sia non solo quello di come reclutare, ma anche quello di quanto reclutare. Se si abolissero concorsi ipocriti (come gia’ avviene in tante parti anche in Europa) e la responsabilita’ di aver reclutato incapaci ricadesse sugli ‘anziani’, e se si aumentasse il numero di posti, beh, forse avremmo risolto qualche problemino.
    Il problema e’ che gli ‘anziani’ (alias baroni) preferiscono non avere responsabilita’, e tenere in piedi meccanismi di concorso che non permettano poi di risalire alle responsabilita’.

  101. Mario Trabucco ha detto:

    Chiarissimo Barbalbero,
    sono sinceramente convinto della buona fede di fondo dei suoi ragionamenti, ma nondimeno credo vi siano delle storture che vanno sottolineate.
    Nella prima obiezione Lei si dichiara pronto ad assumersi la “responsabilità morale di avere assunto gente non meritevole”: encomiabile certo, ma poco più che una boutade in una università il cui ministro non sente la responsabilità morale di dimettersi dopo essere stata scoperta a fare la furba, in cui nessuno perde il rispetto, il saluto e la frequentazione dei propri colleghi (e la propria onorabilità) anche dopo aver truccato concorsi o fatto assumere mogli e figli, nuore e generi, amanti del proprio o dell’altro sesso. A quale moralità si richiama la nostra università? C’era un tempo in cui un professore scoperto così clamorosamente per la vergogna si sarebbe sparato nel suo studio. Non ho visto questo fenomeno ultimamente.

    Più avanti Lei vuol convincerci che l’università non è più un ente di ricerca in stato di difficoltà, quanto piuttosto un’opera pia assistenziale. Infatti i due pulcini che sono in grado di volare vengono mandati via dal nido, mentre i poveri due con le alette atrofiche verranno curati da una università chioccia fino a chissà quando.
    A mio parere se due giovani studiosi sono tanto in gamba da andare all’estero per una post-doc position allora sono anche abbastanza in gamba per restare qua e migliorare la nostra università. Aveva solo due posti a disposizione e quattro allievi, vero? E allora per quale arcano ha mandato via i due migliori e tenuto i due mediani? Per la maggior gloria del suo istituto? O per la qualità della ricerca?

    E il gran finale viene ora: ecco svelato il mistero dei quattro allievi: “Un barone, se non ha “allievi”, perde influenza e e capacita’ di agire, perde la scuola, e perde potere”! Per questo dovete continuare ad illudere il doppio, il triplo (quando non di più) dei giovani allievi rispetto alle reali possibilità di stabilizzarli. Perché non dire loro fin da subito: qui non c’è posto e io ritengo che tizio sia più bravo e qualificato di te? Che c’è non sarebbe abbastanza populista e demagogico? Il barone sincero perderebbe potere e prestigio? O forse “avere delle persone che lavorano per te e ti aiutano nella didattica e’ molto comodo”?

    Concludendo, chiar.mo prof. Barbalbero, mi perdoni se parlo con Lei in questi termini e in questi toni. Sono convintissimo che ci sono persone molto più terribili di Lei, che ha comunque il merito di venire qui e discutere. Ma il fatto è che vorrei sentire qualcuno di voi ammettere i propri sbagli, in nome di quella responsabilità morale che dovrebbe pesare come un macigno e che invece vedo palleggiare con l’abilità di un giocoliere.

    Ha un solo assegno di ricerca? Un solo concorso? Prenda un solo allievo, lo selezioni in maniera pubblica e trasparente, convinca la maggioranza dei suoi altri allievi che ha fatto la scelta più corretta, e mandi tutti gli altri a cercar fortuna. Non sta a noi giovani. Sta a voi, perché voi siete i più vicini (e sempre a diretto contatto) con i laureandi, contribuire a prosciugare le fonti marce.

    Cordialmente,
    Mario Trabucco
    (precarizzando)

  102. France ha detto:

    @BRBLBR (cod. fisc.): grazie delle repliche, fa piacere sapere che oltre la barricata qualcuno ci osserva. Grazie anche del coraggio di mettersi in piazza con la propria qualifica, e di ricevere con serenita’ ova marce e verdure avariate che tutti noi, assetati di vendetta accecati dall’odio e avvelenati dall’invidia teniamo in serbo per il bieco potere baronale. E’ inevitabile che accada, ma non e’ scontato che lo si accetti.
    Questo premesso, lasciami dire che l’amore paterno che ti muove incontro ai disgraziati senza futuro che lavorano nel tuo dipartimento e’ lo stesso che tanti dei nostri amati schiavisti ci dimostrano A PAROLE: “Fra un mese, sei mesi, fra un anno ci sara’ il concorso, pagheranno i FIRB, cambira’ il ministro, passero’ ordinario e tu, caro figlio mio, sarai premiato. Lo giuro, d’altra parte lo sai che ti considero come un figlio”. Rivoluzioneitalia, dovunque egli sia, ti direbbe che e’ questa mentalita’ degna dell’italia rurale dell’800 che ci tiene fermi a quei tempi la’. “Qui siamo una grande famiglia”: un pajo di palle! Voi dovreste essere dei manager della ricerca ma pensate e agite come i camorristi della Napoli di Franceschiello. Guappi di cartone che creano nella miseria dei bassi della ricerca il loro micocosmo grottesco di incubi e succubi. Non ti offendere, parlo degli altri, di quelli che conosco io. Sono stato sfortunato, che vuoi… Per il resto quel che dice Mario Trabucco e’ sacrosanto: se mi compro tre ferrari ma posso mantenere a malapena una 500, sono chiaramente un coglione, no? Eppure i baroni italiani fanno esattamente lo stesso, comprano le nostre vite a prezzo della nostra speranza, buona fede, ingenuita’, e in nome del nostro “tengo famiglia” mendicano potere al Potere, in una catena che va dall’oscuro ricercatore al Rector magnificus. Seccare le radici della pianta marcia e’ buttare via tutto, e che l’orto vada in malora. Per conto mio, ho cominciato da un po d’anni…

  103. Giovanna ha detto:

    La responsabilita’ non puo’ essere solo “morale”. Va bene la chiamata diretta (senza concorsi ipocriti) ma la responsabilita’ di aver assunto non meritevoli deve essere sanzionata in altro modo (vd. stipendio e/o finanziamenti)!

  104. rdp ha detto:

    Ancora caverne e ragioni degne di qualche estinta specie in altri paesi, Barbalbero.
    Scavando scavando anche tu sarai entrato con qualche meccanismo perverso degenere cui accenni, neppure tanto vagamente, per il reclutamento.Vi metterei a far selci altro che ricerca di base: cercate di sopravvivere voi senza le raccomandazioni, i lecchinaggi, i paternalismi che portate avanti con velleità morale.
    Chi è più vicino al baratro se noi studiosi precari o voi professori molesti, non si sa.
    So che ho sviluppato ragioni e osservazioni non da ova marce, ma da ghigliottina pura.
    Neppure a far selci riuscireste ad esser puliti.
    E qua discutiamo ancora se discutere. Farvi saltare il cervello si dovrebbe.
    rdp ( neandertalmente incazzata )

  105. mino ha detto:

    A proposito di concorsi … leggetevi questo articolo

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Docenti-a-giudizio-per-il-concorso-truccato/2037709/6

    verso la fine si parla anche della petizione (che Gastaldi firmò)

  106. insorgere ha detto:

    una replica a barbalbero.
    avrei voluto replicare anche al tuo intervento precedente ma poi…

    premetto che comprendo le reazioni polemiche dei colleghi precari.
    detto questo vorrei però sottolineare due cose:

    1. in questo sistema, in questo momento, un ordinario che abbia allievi che ritiene bravi ha due possibilità: a. li abbandona a se stessi augurandosi che le valutazioni diventino magicamente di merito b. li sostiene per un concorso, contribuendo così alle storture del sistema.

    a mio modesto parere è solo ipocrita chi sceglie la strada a., è solo un modo per lavarsene le mani.
    MA QUESTO DIPENDE DAL SISTEMA, IN UNA SITAUZIONE DIVERSA….

    2. quello che può fare un ordinario è però altro: far pesare la sua posizione in modo che si stabilisca un rapporto virtuoso tra ordinari, associati e ricercatori; opporsi alla chiamata di idonei scarsi.

    ma la verità è che stante così il sistema i margini di azione sono pochi.

    certo, se uno avesse un coraggio non comune e una eccezionale forza morale potrebbe anche inviare denuncie per tutti i concorsi truccati di cui è a conoscenza.
    Ma chi di noi è disposto a farlo? Sono sicuro che ognuno di noi conosce per certo gli esiti di qualche concorso del suo settore e potrebbe allertare le autorità inquirenti con apposite denuncie…ma alla fine – con o senza turbamenti interiori – aspettiamo che venga il nostro momento, che qualcuno ci “organizzi” il concorso.

    ma forse sono solo io e voi altri siete tutti puri.

  107. rdp ha detto:

    Insorgere ottima considerazione.
    Io non sono pulita, e per questo sto pagando; per aver avuto il coraggio di denunciare quello che non va, anche per me. Ma non mi nascondo, la mia ricerca interessava a qualcuno, per questo io sono andata avanti e altri no. E poi ho detto basta.
    Per questa ragioni sono pronta al bastone; non ne posso più di mancanza di coraggio.
    rdp

  108. Alex ha detto:

    Scusate se mi intrometto,

    Alcuni punti:

    1- Nel mio Dipartimento viene assunto un ricercatore nel mio settore di ricerca ogni 6 anni. Vi sono 6 posti di dottorato ogni anno, quindi 36 possibili concorrenti solo locali.
    Credo che il problema sia nella mancanza di posti, altro che baronie !

    2- Ma siete mai stati all’estero ? pensate che in francia o in inghilterra la baronia (come voi la chiamate) non esista ? vi potrei fare decine di esempi di mogli andate in cattedra a Parigi e posizioni permanenti vinte perfino ad Oxford con curricula ridicoli. Di fatto, se si applicasse il metodo inglese in Italia non si sa come si finirebbe…
    “se tu assumi uno scadente allora paghi” e’ una pia illusione ed e’ assolutamente illusorio pensare che una cosa cosi’ funzioni in Italia.

    Soluzione:

    Prima di tutto si separino i metodi di concorso a seconda della disciplina.
    Nelle facolta’ scientifiche ci sono diversi parametri: pubblicazioni, impact factor, citazioni, collaborazioni, etc che, se messi insieme, danno un’idea assolutamente chiara della validita’ della persona. Per quelle umanistiche si facciano, se possibile, simili criteri. Fatto questo, graduatoria nazionale e assunzione in base ad essa.

    Questa la mia opinione…
    ale

  109. franco ha detto:

    Secondo me dovremmo interessarci di più alla petizione per la riforma delle modalità concorsuali per i ricercatori. Ad esempio inviarla a tutti i membri della commissione cultura della Camera.

  110. France ha detto:

    Quando sento la parola cultura, metto mano al telecomando….
    Ogni tanto mi viene da pensare che se questo forum/blog/lacrimatoio e’ veramente rappresentativo, siamo fregati.
    Prima di tutto perche’ c’e’ ancora gente in giro che crede nella riformabilita’ del sistema concorsuale.
    Poi perche’ qualcuno che non ‘ mai stato all’estero chiede a ci c’e’ stato se c’e’ mai stato, sparando boiate mostruose.
    Poi perche’ c’e’ ancora (ma dopo mussi modica valditara meno, per fortuna) chi crede che al Parlamento sieda qualcuno.
    E c’e’ anche chi, da dottorando o forse piu’, scrive “denuncie”.
    Mi sa che vado a tagliare un po’ di noccioli per rdp…

  111. Mario Trabucco ha detto:

    @ France:

    Vero, c’è “chi, da dottorando o forse piu’, scrive “denuncie””; ma c’è anche chi insegna, sistema allievi, fa “ricerca di base” e non ha ancora capito che “curriculum” è singolare e al plurale fa “curricula”.

    Ci vogliamo meravigliare…?

  112. insorgere ha detto:

    e va bene, ho scritto na stronzata, non ho riletto…crocefiggetemi!

  113. insorgere ha detto:

    ancora…

  114. rdp ha detto:

    Grazie per i noccioli, ma non vorrei ridurmi a lanciar le scorze e non i pali.
    Misà che rinuncio qui, continuiamo a far chiacchiere quando io ho proposto di appoggiare una protesta ad un movimento regionale già strutturato, lavorare non ad una petizione ( ragazzi ma chi ci ascolta?), quanto ad una vera rivoluzione. mollate quelle c. di sedie muovete il c, e protestate.Il resto è davvero lacrimare e ne ho le scatole piene di chiacchiere.
    Meglio le selci di cui sopra.
    rdp

  115. @rdp
    mi sembri un pò troppo eccitata… e pronta a menar le mani, ma non è chiaro quali siano le tue proposte di “riforma”….

    Ci vuoi spiegare quali sono per favore?

  116. Alex ha detto:

    @france

    scusa per boiate intendi quello che ho scritto ?
    l’unica (e certo non piccola!) differenza con l’Italia e’ che all’estero hanno molti piu’ posti.
    Quanto ad essere assunzioni basate solo sul merito (e parlo di tenure non di postdoc)
    questo ce ne vuole…
    Se sei un professore di Princeton puoi assumere e far assumere tutta la gente scarsa che ti pare, nessuno verra’ mai a rendertene conto. Ci sono tantissimi casi di mancate tenure per pure antipatie e certo non basate sul merito…solo che li’ ci sono molte piu’ posizioni e si cade sempre in piedi. Altro che riforma dei concorsi, tocca chiedere piu’ posizioni.

  117. France ha detto:

    Se sei professore a Princeton, come lo sei diventato? Puoi menare il can per l’aia quanto ti pare, ma se sei un coglione a Princeton non ci arrivi. Se lo diventi dopo esserci arrivato, resisterai un po’ d’anni, ma poi ti faranno gentilmente accomodare all’uscita. Il nepotismo esistera’ ovunque, ma da nessuna parte (non so, forse in Zimbabwe e’ peggio) e’ cosi’ incancrenito come in Italia. Sul fatto che in Italia ci siano troppo pochi posti, dissento ancora di piu’: a parte i dati OCSE che mostrano quanto, in fondo, il livello di spesa per ricercatore in Italia sia all’altezza degli altri paesi europei (pero’ il livello di piagnisteo e’ 100 volte superiore), la favoletta del rapporto ricercatori/lavoratori che in Italia e’ troppo basso e’ RIDICOLA! In Italia ci sono fin troppi ricercatori per sostenere lo sviluppo di imprese basata fondamentalmente su scarpari griffati, catorci di stato e mobilieri brianzoli. La vita media degli Italiani e’ inoltre la piu’ lunga tra gli europei, segno che riciclare la ricerca biomedica fatta in svizzera, Usa, germania, UK funziona alla grande, senza spendere un centesimo in piu’. Le Universita’, i corsi di laurea, le specializzazioni sono create non per formare i lavoratori di domani, ma per inventare un lavoro ai prof di oggi, e farli fregiare di un bel titolo. La (vostra) lotta dovrebbe essere rivolta contro gli ultrasessantacinquenni ancora in ruolo, dovrebbe essere per l’abolizione dei concorsi e per la responsabilita’ PENALE dei PI se assumono un cretino (o il figlio, o il figlio del collega, o l’amante). Dovrebbe essere per massimo 40 universita’ pubbliche e per la fine del finanziamento pubblico delle universita’ private (cazzo, la Bocconi becca il 40% del budget dallo Stato!). Dovrebbe essere per l’abolizione di tutti quei corsi di laurea creati a capocchia, per abolire le lauree onoris causa, e se mi spremo ancora un po’ magari anche per l’abolizione della Befana, vedi te…
    Se invece vi accodate al piagnisteo degli strutturati che vogliono soldi e potere PER SE’ e una caramellina per voi, allora che vi devo di’, quando non gli si rizzera’ piu’ vi metterete a piangere perche’ gli passino il VIAGRA?

  118. Bombadillo ha detto:

    ..qualcuno?..come può Barbalbero dare del qualcuno a Bombadillo?
    ..forse è un Barbalbero che non legge quanto ci si aspetterebbe? E, mi pare di capire, non firma neppure..

    Forse perchè firmando non ci si poteva nascondere dietro un n.n.?

    Forse perchè una cosa è chiedere che il Tizio per cui dev’essere chiamato il posto abbia un c.v. adeguato (che così si fa pure bella figura in Facoltà), altra cosa è schierarsi contro l’attuale sistema – chiedendo che proprio non si possa chiamare un posto per un Tizio -, con un atto di denuncia come la nostra petizione?

    Per mino: interessante l’articolo.
    Per rdp: non ho capito, dobbiamo diventare tutti dei “profanatori di tombe”?

    ARIO, ARIO, ARIO, perchè non dedichi un post all’associazione on-line, altrimenti rdp giustamente ci sgrida!

    P.S.: Barbalbero ti sei scordato di rispodere alla mia domanda su quale sia il tuo settore di appartenenza. Penso e scrivo ti sei scordato, perchè, ovviamente, non potrei mai pensare (e quindi scrivere) di te, che tu non abbia risposto, sul punto, per timore di essere individuato.
    D’altronde, conosci il detto, no? Se un uomo non ha il coraggio delle proprie idee, o non vale niente lui, o non valgono niente le idee.

  119. rdp ha detto:

    Dunque la mia proposta è semplice. Nessuno è o deve diventare profanatore di tombe, ma ci accomuna TUTTI quanto ha riassunto il post di France ( col quale mi ritrovo spesso ), ovvero una situazione assurda, che siete, siamo andati voltando giorno per giorno come un calzino.
    Io penso che iniziare a ragionare ricercatori e archeologi, che sono ricercatori pure, visto che c’è una associazione già distribuita sul territorio ( http://www.archeologi.org ) e problematiche in corso, compresa una proposta di legge depositata da poco in parlamento, potrebbe esserci utile ( a TUTTI ): lavoriamo ad un documento ufficiale,riassuntivo di tutto, organizziamoci e scendiamo in piazza insieme. Vi serve una struttura vera, tangibile, perchè ricercatore è omnicomprensivo ( anche di noi archeologi ). E questo è parte della confusione, come lo sono le regole delle assunzioni, i concorsi “o sistema” diremmo a Napoli.
    DIVIDI ET IMPERA, vi ricordate vero? Ecco, così spartiti non andiamo avanti se non a sbranarci di parole. Rivoluzioneitalia, intanto complimenti per il blog; ecco, i disagi sono comuni, dovrebbero esserlo anche gli obiettivi. E’ la ricerca che in crisi, ed implorare con petizioni non serve ( anche noi ne abbiamo una in corso attualmente che sta arrivando alle mille firme e chiede di bloccare un concorso ingiusto che si sta svolgendo, quindi pratica quanto vuoi, ma sarà inutile, perchè si gioca di politica e bisogna crear disagio per essere ascoltati; Gandhi? ) perchè bisogna uscire allo scoperto, abbandonare i privilegi, pochi o tanti, e mettersi insieme agli altri.
    Voi, io, non esistiamo per questo Paese, per la sua gente per il suo sistema produttivo: non possiamo fare molto, non abbiamo quel potere, ma scendere e dire “guardate che se non si investe su noi, è questo il risultato” in un momento così cruciale, è fondamentale.
    Questo governo poi ci perderebbe la faccia ( ma vedete che tarantelle fa per Napoli pur di ridarla all’Italia? Ma Napoli è di Napoli…)
    Ribadisco che non vi è sufficiente mentalità evoluta per un’associativismo serio e militante in rete, ci può riuscire come sapete Beppe Grillo, coi risultati che sapete, ma non i ricercatori o i profanatori di tombe (ammesso siano davvero due categorie diverse).
    Io sono abituata a pensar storico: quando si arriva al punto dove siamo, pensare di cambiare è assurdo. Si può tentare di rivoluzionare, sovvertire culturalmente ( ‘che questo ci compete davvero) ma occorre l’azione dietro le parole, la coerenza dietro i ragionamenti.
    Occorrete fisicamente; servono le facce, i nomi, la responsabilità.
    Ecco perchè parlo di coraggio.
    Bombadillo se un uomo non ha il coraggio di mettere in pratica le proprie idee non vale nulla.
    Pensare non serve, è esistere vero, ma per se stessi ( ergo sum ); a noi occorre che ci vedano e che sappiano che siamo l’unico motore col cacchio immobile! Ma prima, bisogna cambiare anche noi.
    rdp
    ( che come lo zio Vania, ebbe il coraggio di scendere dall’albero, mentre i suoi pleistocenici amici gli ridevano dietro; quanti Vania ci sono dunque qui? ).

  120. carlo ha detto:

    Io sono con Bombadillo. Urge organizzarsi e passare all’azione. Purtroppo, visti i precedenti di RNRP, dubito che l’associazione on-line verrà mai formata; a meno che non abbandoniamo completamente RNRP e assieme a qualche volenteroso — di cui almeno uno con competenze informatiche — non proviamo a fare da soli).

    Domanda per Bombadillo e Mino: siete riusciti ad iscrivervi alle mailing list RNRP?

    France, forse non è vero che in Italia ci sono pochi ricercatori, ma sicuramente sono pochi quelli assunti negli ultimi anni. All’Univ. di Roma 2, per fare un esempio, per il mio settore disciplinare negli ultimi nove anni sono stati banditi solo tre posti. Inoltre è fuori dubbio che vengano destinate più risorse ai passaggi di ruolo che all’assunzione di nuovi ricercatori.

  121. Mario Trabucco ha detto:

    E’ vero: bisogna passare all’azione e creare quel minimo di disagio necessario a farsi riconoscere. E’ vero: ci vogliono le facce. Ma non tanto le nostre, cara rdp, bensì le loro. Hai voglia di denunciare “o’ sistema”, ma finché questo nemico non avrà un volto e un nome, tanti volti e tanti nomi, allora sarà sempre come tentare di acchiappare un fantasma.
    Giustamente volete una proposta concreta. Ve ne faccio una io: fuori i nomi. I concorsi sono pubblici, le pubblicazioni sono ovviamente pubbliche. Se mettiamo in rete una pagina per ogni concorso che non sembra essere stato giusto, con i curricula dei vari candidati, si fa un atto di denuncia vero. Si sfida il primo strato di protezione del sistema: l’OMERTA’. E abbiamo voglia di parlare qui, ma se non vengono fuori i nomi, se le nostre denunce non sono concrete, allora non facciamo altro che continuare a favorire l’omertà.
    Io personalmente mi sono stufato di sentire dire sempre le stesse cose tipo: “il nostro è un Paese che non va”, “all’estero è meglio”. A chi dice sempre e solo così io rispondo: “Bene! Vai pure via! Nessuno ti trattiene in un posto in cui non vuoi stare.”
    Ma se vogliamo restare, se restiamo ogni giorno, allora dobbiamo cominciare a fare qualcosa. Per carità, lo so che può essere rischioso. Ma abbiamo fior di precari in giurisprudenza, no? Ce ne sarà qualcuno in grado di dici come fare una cosa del genere.
    Vogliamo il merito e la moralità? Dimostriamo che mancano puntualmente e sistematicamente. Cominciamo col fare i nomi e i C.V.

  122. Alex ha detto:

    Cara France,

    non ci siamo. Sono semplicemente i posti che mancano.
    Ovviamente se mi vai a mettere nella media OCSE che include paesi in condizioni peggiori del nostro siamo in media, ma c’e’ un abisso con la Francia, la Germania o l’inghilterra. Inoltre vai a vedere l’eta’ dei nostri ricercatori e capisci che i nostri numeri provengono da stabilizzazioni ogni dieci anni, non certo da una programmazione
    annuale di assunzioni come in Francia.
    A Princeton non prendono gente scarsa semplicemente perche’ uno bravo potrebbe andarsene da un’altra parte, qui no. E’ illusorio pensare che si possa “punire” chi assume gente scarsa senza far si che esista un mercato delle posizioni.
    Se a Princeton prendono i migliori (e nonostante tutto questo puo’ non capitare) e’ perche’ altrimenti quello bravo se ne va da un’altra parte. Ma in Italia dove va che ci sono concorsi ogni 10 anni ? Quindi prendere uno scarso non ha alcun effetto perche’ quello bravo non potra’ fare nessuna carriera lo stesso e non potra’ presentare nessun progetto.
    Quando poi si fa richiesta di fondi, la bravura pesa diciamo un 20% e quinidi si hanno meno soldi ma solo perche’ si e’ lasciata la persona alla competizione.
    I tenured di Princeton non lo muovi in nessun modo. Raggiunta quella posizione puo’ fare quello che vuole e non sempre e’ detto che chi e’ stato bravo fino a cinquanta anni poi lo sia dopo…
    Quindi prima piu’ posizioni, poi valutazione piu’ accurata dei progetti. E’ necessario crere un mercato delle posizioni e senza nuovi reclutamenti non si fa nulla.

  123. Lilly ha detto:

    @Carlo
    La mailing-list funziona benissimo, iscriversi è facile e veloce.

  124. carlo ha detto:

    Rispondo a Mario Trabucco. Fare i nomi non serve a nulla! Basti ricordare le innumerevoli inchieste sotto le voci “concorsopoli” o “parentopoli”. Prendiamo il caso di Bari; li’ le facolta’ sono proprietà privata di pochi casati, i cui nomi sono stati fatti da tutti i giornali. Vuoi i nomi? Prendiamo Economia e Commercio: Giovanni Girone, ex rettore per due mandati, assume come docenti i tre figli, la moglie e il genero. Stessa facolta’, la famiglia Massari conta sei docenti, la famiglia Dell’Atti ne conta quattro, la famiglia Tatarano ne conta tre.

    Questi nomi sono stati fatti da tutti i TG. E’ servito a qualcosa? Chiaramente no, tutto regolare hanno risposto in facolta’! Ed in effetti e’ vero. Il problema e’ che finche’ non si cambiano le regole c’e’ poco da fare: i concorsi “truccati” nella maggior parte dei casi non violano alcun regolamento, sono le regole concorsuali ad essere sbagliate.

    Poi ci sono casi patologici, come quello riportato da Mino. Se avessi letto quell’articolo, probabilmente ci avresti risparmiato le ingenuita’ contenute nel tuo ultimo commento.

  125. Mario Trabucco ha detto:

    Evidentemente Carlo non ha capito il mio approccio al problema. Io non parlo dei giornali, io non parlo dei tg. Quella è tutta carta straccia nella quale il giorno dopo vengono avvolte le panelle! Io parlo di un sistema strutturato e permanente di informazione: un osservatorio.
    Come pure è evidente che Carlo ha letto superficialmente il mio intervento. Mi fa una lista di nomi: e io che me ne faccio? Basta il fatto di avere lo stesso cognome? No non basta, certo rende sospetti, ma non basta da solo. Ci vuole il curriculum, ci vogliono le pubblicazioni. Ci vuole una chiara e lampante dimostrazione della vergogna. Esattamente quello che Gastaldi ha fatto riportando i giudizi dei commissari, per esempio. Ma ancora non basta. Bisogna dimostrare quale verità è stata tradita agendo ipocritamente secondo le regole.
    Carlo crede che cambiando le regole cambierà tutto, che magicamente l’ingiustizia svanirà da questo mondo. Chi è più ingenuo fra noi, eh Carlo?

  126. Bombadillo ha detto:

    Cari, l’azione che – assieme ad altri – avevo proposto prima della pausa estiva – e forse ho ribadito anche dopo – è quella di manifestare/scioperare, occupando, per una settimana, una Facoltà simbolica (Giurisprudenza alla Sapienza), nel mese di novembre, così bloccando lezioni, esami, lauree, etc.
    Del resto, non so neanche se, per me, ci vuole coraggio a fare una cosa del genere, tanto in ogni caso sono già considerato uno bravo (bontà loro), ma – testualmente – che non ha sufficente sensibilità per la gerarchia accademica (sic!).

    Per carlo: Ario mi ha gentilmente iscritto alla m.l., ma non mi pare che funzioni bene, io ricordo solo due lettere: una delle quali prospettava una associazione “old stile”, fatta tutta di sezioni, organismi, dirigenti, quadri, e cose così: ovviamente mi sono detto contrario. Ci vuole una realtà iper-leggera!

    Per rdp: scusa ma non ti sembra strano pretendere che si associno tutti all’associazione degli archeologi?..sono gli archeologi ricercatori precari che dovrebbero associarsi all’istituenda APRI (Associazione dei Precari della Ricerca Italiani).

    Per Colombo: batti un colpo.

    Per France: continua così.

    Per Tutti: calciatore è uno che gioca a calcio; agricoltore è uno che svolge attività agricola; ricercatore è uno che fa ricerca.
    Davvero è così difficile?

    Io PRIMA di diventare dottorando avevo già scritto due articoli (uno già a stampa, e l’altro in corso di pubblicazione) per una prestigiosa rivista con comitato scientifico internazionale. E sono diventato dottorando mentre stavo scrivendo il terzo. E quindi, anche da mero cultore, non ero ugualmente un ricercatore precario?

  127. rdp ha detto:

    Vorrà dire che gli archeologi occuperanno le stanze, dimmi solo quali e mandami un documento che ci lavoriamo.
    rdp (pratica sapiens sapiens)

  128. carlo ha detto:

    x Mario Trabucco: scusa ma se non basta neppure quello che ha fatto Gastaldi, allora veramente non capisco tu cosa proponi. Un osservatorio esiste, ed e’ proprio il blog di Gastaldi, dove ognuno puo’ segnalare ingiustizie ed inviare l’eventuale documentazione. Poi si puo’ procedere per vie legali, come lo stesso Gastaldi ha fatto. Piu’ di cosi’ che si puo’ fare?!

    Cambiare le regole non e’ la soluzione a tutti i problemi ma e’ un inizio necessario. Quelli che si oppongono sono evidentemente persone che hanno tutto da perdere da un sistema di reclutamento piu’ trasparente.

  129. Migrante ha detto:

    Ho reiniziato a leggere il blog dall’estero… devo dire cara France se sei una donna ti sposo ! Cmq a mettere su un sito od un server per una community online non e’ che ci volgia chissa’ quale competenza scientica 😉 Se avete bisogno d’aiuto.. baasta chiedere

  130. Lilly ha detto:

    Preciso meglio per Carlo: dal 28/07/08 data nella quale mi sono iscritta alla mailing list (senza nessuna difficoltà) ho ricevuto ventidue lettere (tutte offrono spunti interessanti), l’ultima in ordine temporale così pacata e ragionevole l’ho trovata bellissima.

  131. France ha detto:

    Apprezzo le proposte di matrimonio, ma oltre ad essere gia’ impegnato sono anche uomo… Nessuno e’ perfetto.

  132. Bombadillo ha detto:

    Cara rdp, secondo me, per attuare bene quel progetto ci vogliono almeno 500 persone, disposte, oltre tutto, a smettere, per una settimana, di lavorare, e ad autofinanziarsi il viaggio ed il soggiorno: come le troviamo?
    In primo luogo dovremmo costituire l’associazione come punto di aggregazione. Altrimenti, visto che da voi l’associazione è pronta, indiriziamo il tutto su lettere, e poi chi vuole si unisce a voi..

    La proposta di Migrante è allettante, ma io sono contro gli scismi..

    Ario, se il problema è tecnico, perchè non cogli tu la generosa offerta di Migrante?

    Scusa Lilly ma la mia risposta a quella e-mail sull’organizzazione dell’associazione – che io auspicavo fosse leggera – è arrivata a tutti gli iscitti alla m.l.?

  133. @rdp
    continuo a non capire quali siano le riforme che proponi per il nostro modello accademico…

    provo ad aiutarti:

    Sei a favore del concorso pubblico o a favore dell’assunzione diretta?
    (con l’assunziona diretta gli atenei sono liberi di quantificare l’importo delle rette da far pagare agli studenti)

  134. BARbALBERO scrive:
    “E allora, scusate, ditemi voi, e’ cosi’ immorale cercare di aiutarli e trovare loro una sistemazione piu’ stabile di un assegno di ricerca??? Trovate che questo sia un comportamento “baronale”?? Cosa dovrei fare secondo voi??? Ditemi: me ne dovrei fregare, continuare a sfruttarli per attivita’ didattica ed esperimenti senza alcun ritegno?, oppure forse e’ dannatamente giusto che io mi preoccupi di cercare loro una sistemazione?
    […]
    Da parte dei precari, un importante contributo puo’ venire dal “prosciugare le fonti”. Un barone, se non ha “allievi”, perde influenza e e capacita’ di agire, perde la scuola, e perde potere. E sta a voi giovani, che siete i piu’ vicini (e spesso a diretto contatto) ai laureandi, contribuire a prosciugare le fonti marce.”

    Il punto è che TU sei in una condizione di privilegio…
    Il tuo discorso è troppo pieno di solidarietà… quasi a ricordare un parroco che parla ai fedeli…

    Un parroco non è sottoposto a leggi meritocratiche (di mercato)… TU lo dovresti essere.

    Capisco la tua buona “fede”… ma il punto è che tu dovresti pensare “freddamente” alla tua ricerca ed occuparti delle risorse (umane o tecniche che siano) che servono per perseguirla… se sei competitivo continui… se non lo sei perdi risorse a favore di altri. Eventualmente fai didattica.

    NON dovresti inserire nessun tipo di solidarietà nella tua professione… proprio perchè di professione sei un ricercatore. Nel privato sei libero di fare quello che vuoi.

    Da parte dei precari non puoi chiedere nessun contributo… poichè nessuno si dovrebbe immolare per una chissà quale giusta causa di cosi poi debole respiro. Anche perchè la tua causa è sbagliata… lo strutturato italiano è un privilegiato… e come tale consuma eguaglianza sociale.
    La soluzione deve essere politica… dobbiamo cambiare modello e seguire quello europeo.

    I precari italiani a mio avviso dovrebbero solo informarsi su come funziona la ricerca nel resto del mondo… dopo di che il problema sarebbe già risolto.

  135. rdp ha detto:

    Facciamo così, guardate che cos’è per me una vera battaglia (leggete con calma):
    http://www.lauraffaeli.blogspot.com
    se la può fare una donna sola, figurasi insieme.
    rdp

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