Oggi successo manifestazione unitaria sindacati, nuovo appuntamento per l’8 Ottobre al Ministero (Trastevere)

Cari Ricercatori Precari 

Sulla scia dell’emendamento “Brunetta” i sindacati si sono mossi e la base ha risposto numerosa.

Oggi la manifestazione ha visto la partecipazione di migliaia di persone.

Un nuovo appuntamento è stato indetto sotto al Ministero a Viale Trastevere per l’8 Ottobre alle 10.

Attenzione fra le righe c’è anche la critica al blocco del turn over per l’università…..

Credo sia importante partecipare in massa anche come ricercatori precari dell’Università per ottenere che si taglino i tagli e si sblocchi il blocco del turn over. 

scarica il comunicato-unitario

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27 Responses to Oggi successo manifestazione unitaria sindacati, nuovo appuntamento per l’8 Ottobre al Ministero (Trastevere)

  1. carlo ha detto:

    x Pisacane: in risposta al commento sul post precedente.

    Se hai tante pubblicazioni, perché non proviamo a chiedere una riforma del sistema di reclutamento? Dovrebbe essere anche nei tuoi interessi.

    Non lasciarti fuorviare da Rivoluzione Italia. Una riforma non deve essere per forza turboliberista (anche se qualunque cosa penso sarebbe meglio di quello che abbiamo adesso). Ma qualcosa va cambiato, perché è evidente che così le cose non funzionano. Tu puoi anche chiedere di essere stabilizzato, ma è una cosa egoista che non risolve i problemi dell’università.

    A me piacerebbe vedere almeno un manifesto che dica “per un università migliore”, invece che solamente “più soldi alla ricerca”. Non mi sembra tanto irragionevole.

    E poi, PER QUALE MOTIVO CHI VUOLE UNA RIFORMA DEL RECLUTAMENTO AVREBBE VENDUTO IL CERVELLO AL CAVALIERE?? Questa è la stessa accusa mossa da Lilly: che chi lotta per il cambiamento è un seguace di Berlusconi. Volete forse dire che Mussi-Modica quando hanno proposto il loro regolamento erano succubi del Cavaliere? Non capisco.

  2. Pisacane ha detto:

    @carlo

    non ho mai detto che chi vuole la riforma dei concorsi ha venduto il cervello al cavaliere…ma chi sostiene banalità liberiste in un contesto cosi difficile come quello universitario italiano è sicuramente complice del governo che ci governa e dello sfascio.

    Chiaro che occorrerebbe una riforma dei concorsi anzi è proprio la RNRP che vi ha aiutato con questo spazio autogestito ad elaborare proposte ed informato su tutte le vicende concorsuali.

    Poi occorrerebbe licenziare i professori fannulloni certo…. ma non è questo il punto adesso ci sono altre priorità!

    Adesso dobbiamo evitare che il 1 gennaio 2009 scatti il blocco del turn over capire almeno che fine hanno fatto i pochi soldi per i concorsi del seboso mussi, perché questo governo nei prossimi anni vuole dimezzare il personale strutturato a scapito della nostra generazione e pensa che l’Università possa funzionare con la metà degli strutturati. In realtà già adesso l’università funziona grazie ai precari.

    Sebbene ci siano fannulloni e nepotisti questo non si risolve con i tagli ma con la magistratura e con riforme….ma dove sono le riforme e gli investimenti del governo berlusconi? Sanno solo imbonire il popolo… loro si che sono populisti e vogliono tagliare la pubblica amministrazione a fronte di dati OCSE sull’istruzione che sono allarmanti e mettono l’istruzione italiana fra i paesi del terzo mondo.

  3. miltonmb ha detto:

    Sono contento del successo della manifestazione.

    So che di solito i manifestanti vengono pagati dai sindacati, almeno sotto forma di rimborso spese, così si fanno una gita a spese degli iscritti.

    Succede anche con i ricercatori precari? Se sì, me lo fate sapere per cortesia? Mi piacerebbe fare una passeggiata a Trastevere.

  4. paolo ha detto:

    Segnalo l’articolo di Tito Boeri su Repubblica web di oggi. Egli propone che i fondi ministeriali siano distribuiti agli Atenei in base alla valutazione delle ricerche (ad esempio quella valutazione fatta in Italia dall’Anvur nel 2006).

  5. France ha detto:

    ‘a milton, ma sei ironico vero? no, dai, senno’ poi Pisacane dice che ti sei venduto pure il pancreas al Cav.

  6. miltonmb ha detto:

    Non sono per niente ironico. Chiunque conosca minimamente come funzionano i sindacati sa bene che queste manifestazioni sono truccate.

    La maggior parte di chi vi partecipa viene incentivato sotto forma di pagamento per il disturbo e/o rimborso spese.

    E’ una delle ipocrisie collettive a cui siamo sottoposti quotidianamente a volerci far credere che i manifestanti siano consapevoli. Ma li avete sentiti quando li intervistano in tv?

  7. Ire ha detto:

    Da http://www.repubblica.it (2 ottobre 2008)

    Appello ai magnifici Rettori
    delle Università italiane

    FIRMA PER ADERIRE ALL’APPELLO

    I sottoscritti docenti di varie Facoltà e Università italiane protestano vibratamente contro i recenti provvedimenti governativi varati con la Legge 133 del 6 agosto 2008. Come già hanno denunciato molti Dipartimenti, Facoltà, gruppi di docenti, si tratta di misure che sottraggono risorse alla ricerca, riducono il personale docente e amministrativo, restringono lo spazio vitale dell’Università sancendone l’emarginazione irreversibile nella vita del Paese.

    La riduzione al 20% del turnover delle unità del personale non significa soltanto uno sfoltimento senza precedenti di tante discipline specialistiche in cui la cultura italiana primeggia nel mondo. È tutto il processo di rinnovamento del corpo docente italiano – gravato da una anzianità elevata – ad essere compromesso per i decenni a venire. A tanti nostri valentissimi giovani l’avvenire nella ricerca e nell’insegnamento viene definitivamente precluso.
    Il principio della convertibilità della Università in fondazioni private – sancito dall’art. 16 della Legge – costituisce senza dubbio il più grave attacco mai condotto contro l’autonomia e il futuro stesso dell’Università italiana. Non viene soltanto auspicata la ritirata dello Stato dalle sue funzioni storiche nel garantire la formazione superiore e la riproduzione delle sue classi dirigenti. È un progetto velleitario, imitazione tardiva di una stagione ideologica oggi in rovina nel Paese stesso in cui essa è nata. Trasporre l’esperienza delle Università private americane in Italia – un Paese nel quale lo Stato ha dovuto sostituire il capitale di rischio per realizzare lo sviluppo industriale – significa in realtà condannare tanto le Università pubbliche che private a un sicuro destino di irrilevanza. Con quali conseguenze per la collocazione dell’Italia nell’economia- mondo attuale è facile immaginare.

    I docenti qui sottoscritti chiedono pertanto ai Magnifici Rettori di raccogliere il profondo disagio e la protesta che sale dalle Università e di reagire con l’energia che la gravità della situazione richiede, bloccando l’apertura del prossimo anno accademico in tutto il Paese. Si utilizzi la data di inaugurazione per una riflessione generale sul destino delle nostre università

    Piero Bevilacqua, Università di Roma La Sapienza
    Mario Alcaro, Università della Calabria
    Raffaele Perrelli, Università della Calabria
    Alberto Asor Rosa, Università di Roma La Sapienza
    Gianni Vattimo, Università di Torino
    Fulvio Tessitore, Università di Napoli,
    Umberto Curi, Rettore Università di Padova
    Giovanni Polara, Università di Napoli
    Pietro Barcellona, Università di Catania
    Francesco Benigno, Università di Teramo
    Angelo D’Orsi, Università di Torino
    Claudio Natoli, Università di Cagliari
    Giorgio Inglese, Università di Roma La Sapienza
    (2 ottobre 2008)

  8. Ire ha detto:

    Da http://www.repubblica.it (2 ottobre 2008)

    Appello ai magnifici Rettori
    delle Università italiane

    FIRMA PER ADERIRE ALL’APPELLO (giuseppecantarano@libero.it)

    I sottoscritti docenti di varie Facoltà e Università italiane protestano vibratamente contro i recenti provvedimenti governativi varati con la Legge 133 del 6 agosto 2008. Come già hanno denunciato molti Dipartimenti, Facoltà, gruppi di docenti, si tratta di misure che sottraggono risorse alla ricerca, riducono il personale docente e amministrativo, restringono lo spazio vitale dell’Università sancendone l’emarginazione irreversibile nella vita del Paese.

    La riduzione al 20% del turnover delle unità del personale non significa soltanto uno sfoltimento senza precedenti di tante discipline specialistiche in cui la cultura italiana primeggia nel mondo. È tutto il processo di rinnovamento del corpo docente italiano – gravato da una anzianità elevata – ad essere compromesso per i decenni a venire. A tanti nostri valentissimi giovani l’avvenire nella ricerca e nell’insegnamento viene definitivamente precluso.
    Il principio della convertibilità della Università in fondazioni private – sancito dall’art. 16 della Legge – costituisce senza dubbio il più grave attacco mai condotto contro l’autonomia e il futuro stesso dell’Università italiana. Non viene soltanto auspicata la ritirata dello Stato dalle sue funzioni storiche nel garantire la formazione superiore e la riproduzione delle sue classi dirigenti. È un progetto velleitario, imitazione tardiva di una stagione ideologica oggi in rovina nel Paese stesso in cui essa è nata. Trasporre l’esperienza delle Università private americane in Italia – un Paese nel quale lo Stato ha dovuto sostituire il capitale di rischio per realizzare lo sviluppo industriale – significa in realtà condannare tanto le Università pubbliche che private a un sicuro destino di irrilevanza. Con quali conseguenze per la collocazione dell’Italia nell’economia- mondo attuale è facile immaginare.

    I docenti qui sottoscritti chiedono pertanto ai Magnifici Rettori di raccogliere il profondo disagio e la protesta che sale dalle Università e di reagire con l’energia che la gravità della situazione richiede, bloccando l’apertura del prossimo anno accademico in tutto il Paese. Si utilizzi la data di inaugurazione per una riflessione generale sul destino delle nostre università

    Piero Bevilacqua, Università di Roma La Sapienza
    Mario Alcaro, Università della Calabria
    Raffaele Perrelli, Università della Calabria
    Alberto Asor Rosa, Università di Roma La Sapienza
    Gianni Vattimo, Università di Torino
    Fulvio Tessitore, Università di Napoli,
    Umberto Curi, Rettore Università di Padova
    Giovanni Polara, Università di Napoli
    Pietro Barcellona, Università di Catania
    Francesco Benigno, Università di Teramo
    Angelo D’Orsi, Università di Torino
    Claudio Natoli, Università di Cagliari
    Giorgio Inglese, Università di Roma La Sapienza
    (2 ottobre 2008)

  9. Ire ha detto:

    scusate il doppio post … per aderire all’appello bisogna scrivere a giuseppecantarano@libero.it

  10. miltonmb ha detto:

    Nell’appello hanno dimenticato di chiedere la nazionalizzazione della Bauli e della Cirio, oltre alla chiusura delle reti televisive private e all’instaurazione di un canale pubblico unico che trasmetta ininterrottamente il documentario sulla vita di Lenin.

    Glielo potete segnalare, cortesemente?

  11. carlo ha detto:

    x Pisacane: è vero, il governo non propone riforme, soltanto tagli. Ma è per questo che almeno noi dovremmo proporre qualcosa. Oltre a manifestare contro il taglio dei fondi, bisognerebbe utilizzare una piccola parte delle energie per ricordare che oltre alle necessità contingenti c’è altro.

    Poi bisognerebbe discutere a chi nuociono veramente i tagli. Io sono stato ‘estromesso’ dal mondo accademico italiano anni or sono, per ragioni che ti lascio immaginare. E come me molti altri ricercatori. Che il governo tagli fondi a cui non ho – e, se continua così, non avrò mai – accesso mi importa relativamente poco. Sembrerà egoista, e mi dispiace per chi è in Italia; ma io sono dovuto fuggire per permettere a loro (a voi?) di rimanere. Sono disposto a lottare per una riforma del sistema, ma non per permettere ai fortunati rimasti in Italia di mantenere i loro “privilegi” (privilegi tra virgolette, non scambiatemi per rivoluzioneitalia).

  12. carlo ha detto:

    Due considerazioni sull’appello.

    Che l’Italia primeggi nella ricerca, statistiche a parte, è difficile da credere. Per rendere l’affermazione credibile servirebbe almeno qualche esempio di ricerca finanziata dall’Italia di rilevanza internazionale.

    E’ chiaro che ci sono anche gruppi di ricerca in Italia di tutto rispetto. Ma dire che l’Italia ‘primeggia’ mi sembra eccessivo.

    “A tanti nostri valentissimi giovani l’avvenire nella ricerca e nell’insegnamento viene definitivamente precluso.”

    La legge andrebbe modificata come segue. Bandire concorsi a prescindere dai pensionamenti. Quindi imporre il pensionamento forzato a 5 anziani per ogni giovane assunto. Se gli anziani non schiodano, è arduo ringiovanire l’organico. (warning: non prendetemi alla lettera, ma il senso del discorso è chiaro)

  13. paolo ha detto:

    A tanti giovani l’avvenire della ricerca viene definitivamente precluso.
    Ogni anno 200 miliardi di euro per l’evasione fiscale ( di commercianti, professionisti) non vengono date allo Stato.

  14. Michele ha detto:

    Grazie paolo per la segnalazione dell’articolo di Boeri. Lo trovo molto lucido, pur dicendo cose che tutti noi conosciamo alla perfezione ed abbiamo ripetuto fino alla nausea. Ma di questo non possiamo rimproverare l’autore, egli si rivolge al pubblico medio, non a noi che viviamo in questa realtà.

    In linea di principio la soluzione è banale: introdurre standard europei, in tutto. Valutazioni, selezioni, risorse.

    Possiamo discutere sui dettagli, ma a qualcuno interessa la nostra opinione?

  15. carlo ha detto:

    Scusate, ma come fa una laureata in giurisprudenza ad insegnare medicina? (mi riferisco all’articolo)

  16. carlo ha detto:

    Michele, per far sentire la nostra voce prima bisognerebbe avere una voce unitaria da far sentire. Intendo: forse dobbiamo formare un’associazione che ci rappresenti, come suggerito da altri in questo blog.

  17. insorgere ha detto:

    a pisacane e agli amici dei sindacati:
    ma credete davvero che il governo farà marcia indietro spaventato dalle manifestazioni?

    personlamente sono sicuro di no. anzi, chiedere più soldi senza chiedere la riforma del sistema gli da solo l’occasione per dire che il sistema è marcio fino al midollo.

  18. paolo ha detto:

    Carlo,
    probabilmente insegna a Medicina una materia giuridica tipo diritto sanitario o diritto pubblico.

  19. @carlo che dice:
    – “…Non lasciarti fuorviare da Rivoluzione Italia”
    – “…non scambiatemi per rivoluzioneitalia”

    ma in che senso?

  20. France ha detto:

    Che ci vuoi fare, ogni tanto a qualcuno il ruolo dell’Anticristo deve pur toccare….

  21. insorgere ha detto:

    a seguire i dibattiti qui e altrove ne esco sempre sconfortato.
    com’è possibile che solo un’esigua minoranza voglia la trasformazione del sistema?
    e che molti, moltissimi vogliano solo stabilizzazioni, più soldi e tenere le cose come stanno?

    francamente penso che se il nostro obiettivo è solo salvare il culo e poi perpetuare i mali dell’accademia infliggendo sofferenze alle generazioni future, beh allora è proprio il caso che veniamo spazzati via tutti.

    chi difende il sistema è un ipocrita, pensa solo a se stesso – magari c’è il barone pronto a sistemarlo – ma non è affatto migliore di coloro che gestiscono e hanno gestito l’università negli ultimi anni.

    dovremmo lottare per un’università più equa, meritocratica, che consenta ai migliori di emergere e non hai figli di…. di trovare un posto al sole. Altrimenti beh….tanto vale finire tutti a zappare.

  22. France ha detto:

    E ricordatevi che ‘o zappatore nun s’ascorda ‘a mamma….

  23. carlo ha detto:

    @Rivoluzione Italia: dai commenti sembra che sia passata l’equazione “pro riforma = turboliberista”, qualunque cosa voglia dire turboliberista. Volevo ricordare a Carlo Pisacane che esistono anche altre posizioni. Chiedere una riforma non vuol dire automaticamente chiedere la cooptazione responsabile (abolizione del valore legale della laurea, autonomia, etc.). Se riforme del genere spaventano i precari, si può anche inizare con qualcosa di meno drastico. Purché si smetta di parlare soltanto di stabilizzazioni.

    @insorgere: sono completamente d’accordo. (vedrai che adesso compare Lilly e ci accusa di essere la stessa persona)

    @de Nardis: attendiamo con trepidazione le proposte di Rifondazione. (tiè, senti che rima!)

  24. @carlo
    si infatti… ma che centro io?

  25. @ire
    quell’ appello è intriso di baronismo…
    non c’è nessuna apertura all’europa, solo critiche per mantenere vecchi privilegi e una patetica e finta solidarietà ai giovani precari…

    i giovani,…. sono precari proprio perchè le posizioni di responsabilità che loro occupano sono fuori da ogni mercato del lavoro… Che vergogna… e sono pure intellettuali.

  26. ERRATA CORRIGE:
    i giovani ricercatori sono precari proprio perchè le posizioni di responsabilità che i BARONI occupano sono fuori da ogni mercato del lavoro… Che vergogna… e sono pure intellettuali.

  27. insorgere ha detto:

    ma che intelletuali, sono cariatidi avvinghiate al potere

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