L’Università incontra la Scuola Primaria

Domenica 26 Ottobre, alle ore 11.00

 I docenti del Dipartimento di Fisica invitano gli insegnanti e i genitori delle scuole elementari di Roma ad un incontro di approfondimento sugli effetti della “riforma Gelmini” sul sistema scolastico pubblico.

 Gli studenti e i docenti di Fisica intratterranno gli alunni delle scuole elementari con semplici esperimenti scientifici.

 Appuntamento alle ore 11.00, nel cortile del Dipartimento di Fisica, “Sapienza” Università di Roma, Piazza Aldo Moro 2 .

 

Annunci

70 Responses to L’Università incontra la Scuola Primaria

  1. Dalla CRUI ha detto:

    Mozione CRUI

    (Roma 23 ottobre 2008, documento approvato all’unanimità dall’Assemblea Generale)

    Abbassare i toni e puntare alla sostanza
    La CRUI, considerata la situazione in atto in molti Atenei e lo sviluppo delle proteste legate alla questione universitaria, si augura che non vengano meno le condizioni basilari per una dialettica tra le posizioni anche dura, ma libera, rispettosa dei dati di fatto, non pretestuosa né deformata.

    A questo riguardo è essenziale che il tono del confronto non venga esasperato, facendo perdere di vista le questioni di sostanza e l’obiettivo, centrale nell’interesse del Paese e che deve stare a cuore a tutte le componenti universitarie, del buon funzionamento dell’Università e della Ricerca pur in un contesto generale di grande problematicità. In tale prospettiva vanno garantiti gli spazi per il libero confronto con e tra gli studenti, senza interrompere le attività istituzionali didattiche e di ricerca.

    La CRUI sottolinea, a questo riguardo, l’importanza dell’autorevole presa di posizione del Presidente della Repubblica.

    La CRUI ribadisce il proprio ruolo di rappresentanza istituzionale unitaria degli Atenei italiani statali e non statali e conferma il proprio impegno per:

    a) il rapido avvio di interventi legislativi e normativi di forte contenuto innovatore in linea con le posizioni espresse nel documento approvato il 25 settembre scorso (valutazione, governance, reclutamento, stato giuridico, dottorato di ricerca, formazione degli insegnanti, diritto allo studio, trasferimento tecnologico);

    b) una urgente riconsiderazione delle condizioni finanziarie determinate dai recenti provvedimenti del Governo che porterebbero a situazioni del tutto insostenibili per l’intero sistema a partire dal 2010.

    La CRUI dà mandato al Presidente di riconvocare l’Assemblea, anche in via straordinaria, in relazione all’evoluzione della situazione e agli atteggiamenti conseguenti da assumere.

  2. Carlo ha detto:

    Tradotto: chi ce la fa fare a mischiarci con quella teppaglia. Lasciamo che siano gli studenti a prendersi le evntuali manganellate e stiamo a vedere come evolve la situazione.

    In un momento così drammatico, la CRUI invece di sfidare il Governo, magari con un gesto estremo ma chiaro e inequivocabile (come sarebbe stata la consegna congiunta delle dimissioni), punta al ribasso, adeguandosi immediatamente alla linea collaborazionista dell’AQUIS.

    Che vergogna! Dopo questa mozione, dovremmo essere noi (?) a chiedere le dimissioni dei rettori.

  3. carlo (lower case) ha detto:

    Un buon articolo in cui i problemi dell’universita’ (a parte la mancanza di fondi) non vengono neanche menzionati, come al solito. E pensare che l’ha capito anche la CRUI che non si possono chiedere soltanto soldi.

    Dall’articolo di Repubblica: “[gli studenti hanno] paura di non farcela a riscattare tutti i crediti, del contratto da precario in scadenza, di non poter più pagare l’affitto e dover tornare dai miei, di non trovare un vero lavoro dopo la laurea, della crisi mondiale e dell’aumento delle bollette”.

    Io ci aggiungerei: paura del riscaldamento globale, degli ogm, delle scie chimiche e dell’uomo nero. Tutte cose chiaramente dovute alla riforma Gelmini.

  4. carlo (lower case) ha detto:

    Carlo, la CRUI fa i propri interessi. Che ti aspettavi? Cavalca la rivolta finche’ gli conviene, e si tira fuori quando non gli conviene piu’.

  5. Carlo ha detto:

    Già carlo, e pensare che l’ha capito anche la CRUI che non si possono chiedere più soldi… adesso si accontentano di prenderselo in quel posto!

  6. Carlo ha detto:

    Già carlo, la CRUI fa i suoi propri interessi… proprio per questo ho detto che in questo momento si dovrebbero chiedere le dimissioni dei rettori collaborazionisti.

  7. carlo (lower case) ha detto:

    Carlo, io ho detto che non si possono chiedere SOLTANTO i soldi, dimenticando gli altri (ben piu’ gravi) problemi dell’Universita’. So che la differenza e’ sottile e difficile da capire. [disclaimer: ironia]

  8. Carlo ha detto:

    Già, caro carlo… (conosco la litania).
    A proposito degli altri (ben più gravi) problemi dell’Università:

    […]
    E l’università?
    Protesta per i tagli severi. Senonché quello è un mondo di baronie, intrallazzi e nepotismi al quale è molto difficile dare credito. La Gelmini ha fornito qualche dato, che nessuno ha smentito: abbiamo 94 università, che si avvalgono di 320 sedi distaccate e poi produciamo meno laureati del Cile e troppo spesso laureati di livello imbarazzante. I 5500 corsi di laurea sono il doppio di quelli che si tenevano nel 2001, senza che si sia capito quale beneficio ha procurato alla società questa proliferazione di titoli. 37 corsi di laurea hanno un solo studente. In 327 facoltà sono iscritte meno di 15 persone. Un rendiconto fallimentare come quello di Alitalia. Cinque atenei sono infatti sull’orlo del crac: Firenze, Pisa, Siena, Urbino e Camerino. Vedrà che presto dovremo occuparcene.

    (dalla rubrica del “Fatto del giorno” di Giorgio Dell’Arti, nella Gazzetta dello sport di oggi).

    Come rispondiamo alla seconda parte del pezzo?

  9. France ha detto:

    Che per esempio Pisa non e’ affatto sull’orlo del crac, mentre Firenze e Siena lo sono ampiamente. Urbino e Camerino non so. Ma la Gelmini ha mandato una bella ispezione ministeriale solo in quelle, chissa’ perche’… Berlusconi intanto fa le targhe alterne: un giorno spara una cazzata, il giorno dopo smentisce, quello dopo ancora riconferma la cazzata di due giorni prima.
    Gioco a fare Frate Indovino:
    Alla CRUI daranno i soldi per coprire gli stipendi degli strutturati e i passaggi di ruolo, e la CRUI si smarchera’
    Il blocco del turnover per i ricercatori sara’ “allentato” e permetteranno che i soldi dei finanziamenti straordinari (per i cofinanziati) coprano oltre il 20% del blocco:3000 posti fino al 2010.
    Le universita’ sull’orlo del fallimento verranno salvate tramite fondazioni di diritto pubblico, per le quali metteranno soldi le regioni (!!!), in larga parte attingendo ai fondi per la sanita’ (ariecco il ticket).
    La riforma del reclutamento passera’, ma per ass e ord (la vecchia doppia idoneita’). Per i concorsi straordinari varranno le vecchie regole, ad esaurimento dei posti. Dal 2013 addio ricercatori.
    Ai precari un contentino: riapriranno la possibilita’ di rinnovare assegni, cococo e via discorrendo, quest’anno fino al 2010, poi si vedra’… Gli stabilizzandi verranno stabilizzati a tappe (senno’ Brunetta ci perde la faccia): quest’anno un migliaio, il prossimo altri mille, fino ad esurimento dei TD.
    Agli studenti, che ora protestano anche per le scie chimiche, basta arrivare a meta’ Novembre, e fra tesi ed esami, una volta che docenti e precari saranno tornati nei ranghi, avranno troppo da fare per continuare la protesta.
    E sapete che vi dico? E’ bene che questa protesta si spenga cosi’ lentamente. Perche’ solo se tutti gli altri, che sono tanti, stanno zitti, voi avrete la possibilita’ di essere uditi. Oggi nessuno vi puo’ sentire perche’ siete soffocati da troppe urla…

  10. Untenured ha detto:

    è comprensibile che dagli studenti non possano venire le proposte di riforma dell’università e della ricerca: da loro può partire la ribellione e venire l’entusiasmo di lottare.

    E’ a ricercatori precari e personale strutturato che spetta di indirizzare la lotta verso rivendicazioni utili a migliorare la condizione di questa disastrata università italiana. Non abbassando il tono, come chiede la Crui, ma sicuramente elevando il livello qualitativo di critica all’università e alle (non)politiche del governo e di relative controproposte.

  11. cattivo.maestro ha detto:

    @ France
    scrivi
    “Che per esempio Pisa non e’ affatto sull’orlo del crac, mentre Firenze e Siena lo sono ampiamente. Urbino e Camerino non so. Ma la Gelmini ha mandato una bella ispezione ministeriale solo in quelle, chissa’ perche’…”

    Tutte Università amiche di Mussi e/o Modica

  12. Carlo ha detto:

    Cari amici,
    France ha ragione da vendere quando dice che solo col silenzio dei protestanti avremo la possibilità di essere uditi. Ma resta il punto che per essere udita, una voce ha bisogno di bocche fatte di carne. E noi, per il momento, siamo una voce virtuale, digitale che si articola sulle tastiere di qualche computer.
    Proviamo a contarci: quanti sono quelli che si esprimono scrivendo in questo spazio? (eppure l’amministratore ha dichiarato in Mailing list che nella giornata di ieri ci sono stati 5 mila contatti sul blog, con un raddoppio rispetto al giorno precedente!); quanti sono nella Mailing list di RNRP? pochi, molto pochi.

    Quando in ML si leggono i resoconti appassionati ed esultanti della protesta nelle varie università, quasi sempre viene poi la nota dolente: “peccato che non ci siamo i precari”!

    Nel mio ateneo, dopo esserci riuniti per un anno in un Coordinamento dei Ricercatori Precari, senza mai superare il numero delle dita delle mani, ci siamo arresi. Qui, neanche gli studenti, oggi, protestano!

    Eppure, all’inizio della storia, si era detto che senza di noi si sarebbe paralizzato l’intero sistema, che siamo la metà, anzi, più della metà dell’intera popolazione di docenti universitari… ma tant’è.

    Ieri, al termine di un lungo confronto sul blog, alla domanda un po’ brutale: “Stiamo fermi o SEGUIAMO l’Europa?” Mi sono guardato attorno e ho visto il deserto: l’aula semivuota del mio Coordinamento; il rettore che dopo aver ricevuto una nostra delegazione ci mandava a cagare.
    Poi ho provato a guardare un po’ più in alto ed ho (intra)visto un Sindacato lontanissimo, irraggiungibile e distratto; un Valditara sparito dalla scena; un Quagliariello in corto circuito col suo partito; sul PD non mi pronuncio neppure. Qualcuno nei giorni scorsi aveva fatto il nome di Di Pietro e della sua IdV, l’idea non mi era piaciuta, ma comunque mi pareva che la proposta fosse caduta nel nulla…

    Rimaneva però la domanda, “Stiamo fermi o SEGUIAMO l’Europa?”, che mi rendevo conto non poteva rimanere disattesa.
    Ho provato a rispondere con uno stratagemma – che ha fatto un po’ arrabiare il mio contraddittore – ho rilanciato dicendogli “non seguiamo l’Europa, ma GUIDIAMOLA”.

    Il senso di quella risposta stava nel considerare la Ricerca – come ogni grande questione contemporanea – non come quei panni sporchi che si lavano in famiglia, ma come un problema che non può che trovare una soluzione a livello comunitario.
    E, incredibilmente, su questo terreno non c’è, al momento, nessuna discussione in corso.
    In assenza di una voce e di un corpo [un vero movimento dei ric.precari], oltre che di sponde interne [un soggetto politico istituzionale], personalmente ritengo che una soluzione (in minuscolo, non “la Soluzione”) potrebbe essere quella di tentare di suscitare un grande dibattito (in Europa) sul futuro della Ricerca europea.
    Paradossalmente, sarebbe forse questo un obiettivo più facilmente raggiungibile.
    O no?

  13. Einfach ha detto:

    @France
    “Oggi nessuno vi può sentire perchè siete soffocati da troppe urla…”

    La primavera scorsa, nel silenzio del coro, la vocina stridula che si sentiva di più era
    “MAI PIU’ VOTI A QUESTA SINISTRA!!!”

    Pensa te….

  14. Michele ha detto:

    Segnalo, per dovere di cronaca, l’ennesimo articolo apparso su Repubblica e firmato ATTILIO BOLZONI e EMANUELE LAURIA, sulle parentele universitarie.

    Il giocattolo e` rotto, Berlusconi avra` gioco facile a fare tutte le riforme che vorra`, non saremo ne noi, ne gli studenti, ne i rettori a fermarlo.

  15. antonio ha detto:

    Ok proposta sul reclutamento nuovo. Si inizia dall’inizio.
    Io mi auguro che ci sia una facilitazione per i ricercatori e difficoltà maggiori per associato ed ordinario. Quando inizi deve essere facile, man mano che avanzi deve diventare tutto più difficile: questa sarebbe la soluzione.
    Con il sistema attuale, invece, diventare ricercatore (primo step della carriera) è impossibile, diventare associato è una cazzata, ordinario ancora più cazzata. Questo è un paradosso che va eliminato. E poi occorrebbe anche dare autonomia ai dipartimenti (di spesa, entrata, uscita, assuzione e licenziamenti), meno potere alle facoltà (che per decidere ci mettono troppo tempo). Noi diamo suggerimenti, poi il legislatore, dato che prende uno stipendio molto alto dovrà avere il compito dei legiferare e di sforzarsi anche lui, per bacco!

  16. Untenured ha detto:

    antonio è proprio il contrario di quel che dici tu: dev’essere fatta una selezione rigorosa e meritocratica al livello di ingresso (sia ricercatore o alia) e poi, in un unico ruolo, permettere lo slittamento di fascia.

    Che cosa significa selezione rigorosa e meritocratica:
    – dottorato o equivalente obbligatorio;
    – obbligo di pubblicazioni internazionali in riviste con impact factor;
    – provata propensione alla autonomia di ricerca.

    oggi tutto questo non avviene e così possono entrare tutti come ricercatore, basta che esercitano minacce più o meno velate sui possibili concorrenti a non presentarsi.

  17. Untenured ha detto:

    …nel caso istituire commissioni miste nazionali-internazionali per l’accesso alla carriera universitaria (ricercatore o alia).

    E non si venga a dire che l’università italiana si deve auto-valutare e deve essere auto-sufficiente. Ha ampiamente dimostrato di essere incapace di esserlo da sola. E’ un’obiezione stupidamente nazionalistica fatta indistintamente a destra e a sinistra.

    Ma come diceva un saggio del passato: “il patriottismo è il rifugio dei mascalzoni”.

  18. antonio ha detto:

    mettere ai voti: vi piace di più la proposta mia o di untenured?
    ps: anche la mia è basata sul merito, solo che, come nella natura delle cose l’inizio è e deve essere più facile: un bambino nasce, impara a gattonare, poi a camminare, poi a correre.
    con l’attuale sistema abbiamo bambini che non camminano, o superbambini raccomandati che corrono.

  19. Ho proprio una brutta reputazione in questo blog… 🙂 !!!!

    L’ “indeterminato” contraddittore di carlo ero io!!!

    La domanda “STIAMO FERMI O SEGUIAMO L’EUROPA?” è la chiave del dialogo politico fra tutte le entità attualmente in gioco.

    Ma nessuno la pone… ieri sera ho visto un Veltroni ad annozero completamente ignaro sulle questioni di università e ricerca (lui non è nemmeno laureato quindi l’università nn la conosce nemmeno di persona).

    Invito tutti i ricercatori precari a porre quella domanda nei “laboratori di okkupazione” e a promuovere l’occupazione degli atenei ad oltranza anche con la forza!

    O adesso o mai più!

  20. antonio ha detto:

    e la figlia studia a new york!

  21. antonio ha detto:

    un’altra cosa: non dimentichiamo che a rendere più pesante la situazione c’è anche il contratto collettivo nazionale (tanto caro ai sindacati), a causa del quale un associato che non fa nulla percepisce lo stesso stipendio di un associato che lavora tantissimo.
    Stesso discorso per gli ordinari e per i ricercatori.
    Non c’è la possiblità di negoziare lo stipendio (come invece in altre parti del mondo).
    e questo non sarebbe uno spreco?
    Caspita!
    Sindacati, questo spreco è colpa anche vostra!

  22. cattivo.maestro ha detto:

    @ Carlo,
    penso che l’aumento di visitatori unici al blog sia dipeso da una mia iniziatiava: ho segnalato un post su un aggregatore di notizie. Il nostro post ha avuto molto successo ed è rimasto in home pag per 24 ore! http://oknotizie.alice.it/go.php?us=48e10a909126c501
    Se l’amministratore analizza le provenienze ne avrà conferma.

  23. Carlo ha detto:

    @rivoluzioneitalia,
    ben ritrovato… Ma non mescoliamo le carte.
    Non eri l’indeterminato contraddittoe di “carlo”, ma di “GDB”, alias “Carlo”!
    Però – quando avranno finito di gridare W la Ricerca – mi piacerebbe sapere come la pensano su questo punto cruciale anche gli altri…

    Quanto a Veltroni, mischinu, che ad AnnoZero aveva l’aria del pesce fuor d’acqua, mi pare che non ci sia stato nessuno tra i presenti che gli abbia detto chiaro e tondo che in nessun modo gli si riconosce l’autorità morale per parlare di questi temi.

  24. cattivo.maestro ha detto:

    @ Carlo,
    il raddoppio dei visitatori unici sul blog penso che sia merito di una mia iniziativa: ho segnalo un nostro post su un aggregatore di notizie: http://oknotizie.alice.it/go.php?us=48e10a909126c501.
    Il post ha avuto molto successo ed è rimasto in home page per 24 ore.
    L’amministratore del blog potrà verificare che l’aumento dei visitatori di ieri al nostro blog derivano da questa iniziativa.

  25. CAVE CANEM ha detto:

    Sulla Rassegna Stampa della CRUI (Libero):

    “…OCCORRE ANZITUTTO RICORDARE CHE I CONCORSI DA RICERCATORE BANDITI GRAZIE AL FONDO STRAORDINARIO SARANNO ESENTATI DAL BLOCCO DELLE ASSUNZIONI…..”

    ne sapete qualcosa?

  26. toni ha detto:

    Domanda:

    Se io sono dottorando in ambito economico e mi pubblicano un articolo su una rivista con IF di scienze politiche e dell’amministrazione vale lo stesso?

  27. s.Marco ha detto:

    @toni,
    nel Vangelo è detto: “Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. C`erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l`hanno avuta come moglie” (12,19-23).

  28. insorgere ha detto:

    due osservazioni rapide:
    non è vero che la protesta è solo degli studenti.
    a pisa un ruolo chiave l’hanno avuto e lo hanno tuttora i precari.
    abbiamo prtato in piazza 20.000 persone ieri…solo chei grandi giornali parlano solo dei 250 normalisti che alla fine si sono aggregati…

    ora stiamo cercando di passare alla fase propositiva. ci sarà una riunione il 27 per discuterne. il problema è che appena si passa dalle critiche generiche al governo e al sistema universitario e si prova ad articolare un discorso più complesso saltan fuori divisioni e contraddizioni.

    a volta sembra di essere i protagonisti di brian di nazareth…mille gruppetti ognuno con la propria idea e tutti in lotta tra loro.

    ora, se vogliamo che la protesta duri e maturi dobbiamo delineare una piattaforma critica e propositiva più ricca e articolata di quanto fatto finora. senza paura di frammentazioni, ma con la determinazione a spiegare le nostre ragioni anche agli studenti.

  29. toni ha detto:

    Quindi?

  30. Flaiano ha detto:

    [Attenzione questo messaggio contiene ironia. Leggere solo se dotati di molto sense of humor]

    Caro toni/cave canem,
    no lo so, ma la tua questione mi ha ricordato la parabola evangelica… Il punto più divertente dei vangeli, forse l’antecedente più illustre dell’odierno umorismo yiddish…

    La questione che sollevi è grave ma non è seria (a proposito, caro Colombo, la citazione è da Flaiano). E la dice lunga sul declino della Ricerca, costretta a essere misurata su bilance e bilancini di ogni tipo.

    Vuoi un consiglio: spagina la tua ricerca e pubblicane 10 pp. da una parte, 15 da un’altra e così via fino alla fine. Badando di coprire tutti i settori che ti interessano; così forse avrai qualche chance in più che, al concorso con referee straniero, qualcuno si ricordi non dico delle cose che hai scritto, ma almeno del tuo nome (meglio se “cave canem”)!

  31. ares ha detto:

    @UNTENURED
    ancora i concorsi. Perchè l’Italia è l’unico paese al mondo con i concorsi. Nel resto del mondo esiste la “chiamata diretta” ed il licenziamento degli improduttivi. Questo dovremmoi pretendere, non concorsi perfetti e poi la non licenziabilità.

    Forse è bene che non abbiate voce vista l’abitudine ad usare le medesimeterminologie e retoriche di chi governa e dei giornalisti.

    Siamo l’unico paese al mondo in cui il titolo di Dottorato serve ESCLUSIVAMENTE per la carriera universitaria, mentre negli altri paese il Ph.D. serve per aumenare il livello della propria carriera nel mercato e nella pubblica amministrazione.

  32. mino ha detto:

    L’ADI è stata convocata dal Ministro, insieme alle altre associazioni, per un incontro.
    Vedete che una associazione ci vuole?

  33. cattivo.maestro ha detto:

    puntuale come un orologio svizzero, la stampa, quella che secondo Berlusconi travisa le sue affermazioni, colpisce l’università con le parole della gelmini. La distruzione è cominciata:
    http://blog.panorama.it/italia/2008/10/24/sprechi-alluniversita-a-lezione-di-crac/

  34. Untenured ha detto:

    mai parlato di concorsi.. ho parlato di criteri scientifici: avere il dottorato, aver pubblicato in riviste internazionali peer-reviewed, dimostrare autonomia scientifica e organizzativa, sono criteri adottati da tutti i paesi avanzati (Olanda, Inghilterra, Francia etc.) nel reclutamento e dall’Unione Europea nella selezione dei vincitori di grant importanti come la ERC Ideas del programma quadro.

    E’ chiedere troppo voler applicare tali criteri scientifici (non-corporativi, non-gerarchici, chiunque può pubblicare in una rivista peer-reviewed) anche in Italia? O dobbiamo rimanere sempre l’eterna Italietta dell’ope legis democristiana? dei maestri-baroni e degli allievi? Dei sommersi e dei sanati?

  35. Bogotà ha detto:

    Cari amici,
    è forse arrivata l’ora dell’azione? o è il sig. B che vi ha messo paura?
    Qui la discussione langue ed io mi sento come la bollicina di sodio della famosa campagna pubblicitaria…
    Se lì da voi – in quelle belle Università okkupate e festose – sta succedendo qualcosa vorremmo saperlo anche qui a Bogotà!
    Grazie
    Nicolas Gomez Davila (alias Carlo)*

    ——————–
    * Il senso del mio nuovo nick è geografico; se sapeste da dove scrivo lo trovereste perfetto!

  36. Bogotà ha detto:

    Cari amici,
    è forse arrivata l’ora dell’azione? o è il sig. B che vi ha messo paura?
    Qui la discussione langue ed io mi sento come la bollicina di sodio della famosa campagna pubblicitaria…
    Se lì da voi – in quelle belle Università okkupate e festose – sta succedendo qualcosa vorremmo saperlo anche qui a Bogotà!
    Grazie
    Nicolas Gomez Davila (alias Carlo)*

    – – – – – – –
    * Il senso del mio nuovo nick è geografico; se sapeste da dove scrivo lo trovereste perfetto!

  37. cane sciolto ha detto:

    @untenured

    una provocazione: tra i titoli, le pubblicazioni con peer review (valutate attentamente da gente seria ed imparziale) le metti al _secondo_ posto; al primo metti il dottorato.
    Due domande:

    a) cosa ti fa pensare che per accedere al dottorato valgano regole diverse da quelle dei concorsi, che tutti concordano di voler cambiare?

    b) non sarà che il dottorato esiste solo nell’università (cfr. ares) proprio perché lo si vive come la laurea, ossia come “pezzo di carta” e non per il sapere (e, laddove applicabile, il saper fare) che c’è dietro? Il dottorato non può essere un fine: dev’essere un mezzo per raggiungere risultati di ricerca tangibili.

  38. Bogotà ha detto:

    Cari amici,
    torniamo a casa, la crisi è finita! Ce lo dice il nuovo ministro dell’università e la ricerca in pectore, il prof. Roberto Perotti. L’investitura c’è stata ieri sera durante la trasmissione Matrix, officiante il direttore Vittorio Feltri.

    Innanzitutto, ha dichiarato il neo-ministro, sarebbe infondata la notizia (diffusa dai bolscevichi?) dei tagli all’Università. Al limite, si potrebbe parlare di un piccolo, irrisorio dimagrimento del finanziamento (un modesto 3%).

    Ma se – lo si ammette – i problemi sono tanti, la ricetta di Perotti è semplice:
    “bocconizzare” l’università pubblica. Come si fa? Ecco detto. La Sapienza non produce. Nessun problema: gli studenti si trasferiranno (tutti?) alla Bocconi. Per le rette non vi preoccupate. Per chi non si potrà permettere di pagarle, ci sarà un sistema di borse di studio pagate dai ricchi (Berlusconi?). Facile no?

  39. Untenured ha detto:

    @cane sciolto il dottorato è convenzionalmente il titolo di accesso alla carriera universitaria a livello internazionale, è come la patente di guida per gli automobilisti.

    Ma ciò che deve fare la differenza sono la qualità e numerosità delle pubblicazioni peer-reviewed in riviste autorevoli internazionali (ISI o meno).

    Sono abbastanza pessimista però che tali criteri saranno adottati anche qui: le lobbies dei giuristi si opporranno sempre con tutti i mezzi necessari.

    Ma in Italia perché il diritto ha così tanta importanza a livello accademico? Perché non si creano scuole separate di specializzazione tipo Ena francese? Ricordo che tra i più strenui difensori del regolamento Mussi-Modica (che introduceva criteri internazionali di valutazione) vi fu l’associazione degli amministrativisti. Le facoltà di giurisprudenza, non per caso, sono tra quelle più baronali, nepotistiche e gerontocratiche.

  40. Untenured ha detto:

    …refuso

    volevo dire non “difensori” ma il contrario “avversari” 🙂

  41. paolo ha detto:

    Ho letto che le università di Firenze, Pisa, Siena, Bari, Palermo, Cassino e Camerino sono in gravissima crisi economica. Ma perchè allora continuano a bandire dei concorsi? Sperano in un salvataggio di Stato?

  42. cattivo.maestro ha detto:

    @ paolo
    non cadiamo nella trappola della disinformazione:

    Il rettore dell’Università di Camerino:
    ”Nessun buco, bisogna fare chiarezza”

    E’ la replica del rettore Fulvio Esposito alla Gelmini. Il ministro aveva infatti indicato l’ateneo camerte fra i cinque ‘’con gravi buchi di bilancio’’ (gli altri sono Siena, Firenze, Pisa e Urbino) sui quali avviare un’indagine

    il ministro dell’istruzione, mariastella gelmini Camerino, 23 ottobre 2008- Il rettore dell’Università di Camerino Fulvo Esposito (nella foto) ha ribadito, in una lettera inviata al ministro Mariastella Gelmini, la propria posizione: ‘’L’Università non presenta buchi di lancio e gode di un’ottima salute’’.

    Il ministro ieri aveva infatti indicato l’ateneo camerte fra i cinque ‘’con gravi buchi di bilancio’’ (gli altri sono Siena, Firenze, Pisa e Urbino) sui quali avviare un’indagine.

    ’’Dal 2002 – spiega – l’Università di Camerino adotta un sistema di contabilità economico-patrimoniale, strumento che consente di valutare, controllare e prevedere l’evoluzione nel tempo della dinamica della spesa, proprio nell’ottica di massima trasparenza e leggibilità dei bilanci che il ministro stesso auspica. Da parte di Unicam, quindi, l’invito al Ministero affinché sia fatta chiarezza quanto prima’’.
    ( http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/macerata/2008/10/23/127744-rettore_dell_universita_camerino.shtml )

  43. Bombadillo ha detto:

    ..certo che l’associaizone ci vuole.
    Spero di riuscire a scrivere lo statuto durante questo fine settimana, mentre France sta pensando al manifesto – da firmare se si vuole aderire -, che sarà sulla falsariga della petizione, ovverosia:

    miglioramento dei concorsi nell’immediato;
    rodaggio di tre anni per i meccanismi di controllo, nei quali tre anni funzioneranno i concorsi, non perfetti, ma neanche come gli attuali;
    alla fine del rodaggio dei meccanismi di controllo, secondo il modello europeo ed internazionale, introduzione della chiamata diretta RESPONSABILE!

  44. Bombadillo ha detto:

    ..ovviamente i tre anni servirebbero, oltre che per il necessario rodaggio dei meccanismi di controllo, anche per operare l’altrettanto necessaria modifica della Costituzione.

  45. paolo ha detto:

    Ho letto che guarda caso gli atenei di Bari e di Palermo, oltre a essere in crisi finanziaria, sono ad alto tasso di parentopoli (centinaia di docenti imparentati tra loro, tipo padre -figlio, marito-moglie …).

  46. insorgere ha detto:

    pisa non è (ancora) in dissesto finanziario. il 2007 si è chiuso con un piccolo utile, il 2008 si chiuderà in pareggio di bilancio. Il problema è l’anno prossimo….

  47. insorgere ha detto:

    e poi, visti i pensionamenti, università grandi come pisa devono operare nuove immissioni pena il collasso….

  48. Untenured ha detto:

    @Bombadillo spiegami una cosa: ma se non ci sono né un sistema nazionale di valutazione della ricerca né criteri ‘internazionali’ di accesso alla carriera, la chiamata responsabile a che serve? A sancire per legge la cooptazione baronale?

    Grazie per il chiarimento. Mi può rispondere anche rivoluzioneitalia, visto che siete sulle stesse posizioni, anche se dal suo silenzio deduco che forse è troppo impegnato a consigliare il Ministro Gelmini o che è depresso per il fallimento del neoliberismo globale.

  49. cattivo.maestro ha detto:

    l’anno prossimo è un problema per tutti gli Atenei…

  50. precariobari ha detto:

    riguardo Bari vorrei far presente che da noi il blocco del turnover al 20% è stato in piedi per un po’… e l’ateneo comiunciava e rivedere la luce… e soprattutto DISTINGUIAMO le diverse facoltà… da me gli strutturati sono pochi (siamo relativamente “piccoli”) i figli di prof ci sono (ovviamente si contano sulle dita di una mano) ma, cmq, quelli con cui ho avuto a che fare sono in gamba e hanno fatto gavetta (oddio un caso uno c’è… ma… se il PhD fosse stato un requisito concorsuale nn sarebbe lì…).
    Ho studiato, dopo la laurea per due anni in due atenei del fantastico nord… e le voci su carriere-lampo condite da marchette varie erano all’ordine del giorno… E’ COSI’ OVUNQUE… da noi è solo saltato fuori… e vorrei aggiungere che almeno da noi è stato introdotto un codice etico dal nuovo rettore. I risultati si vedranno negli anni.
    Nella mia facoltà quest’anno tre corsi su quattro (ebbene si solo 4 cdL, nessun master e un’unica scuola di specializzazione… una rarità rispetto ad altri atenei… ebbene si, anche del fantastico nord… dove ci sono corsi in SCIENZA DEL FUNGHETTO SOTTOLIO) sono a numero chiuso (400 studenti in tutto)… la risposta è che il 4° corso di laurea, tradizionalmente poco frequentato, ha circa 600 iscritti… Da due anni ci sono prof che fanno 2 lezioni al giorno IDENTICHE per permettere a tutti di seguire… e comunque gli studenti a volte appoggiano i quaderni alle cattedre…
    Qualche concorso c’è… ma sono insufficienti per coprire il numero massiccio dei pensionamenti degli ultimi due anni e sono stati bloccati i passaggi di carriera… solo ricercatori…
    Noi protestiamo lavorando ancora di più…
    …stiamo in laboratorio, facciamo ricerca, aiutiamo nelle tesi, cerchiamo di pubblicare (e non è facile), collaboriamo con le esercitazioni, a volte con la didattica, stiamo 10 ore in piedi e i nostri prof sono in facoltà quanto e come noi…
    qualche ramo secco c’è… ma la pensione è arrivata o sta arrivando…

    IO NON MI SENTO UN NON VIRTUOSO E SO DI NON ESSERLO COSI’ COME I MIEI COLLEGHI

    Stiamo attenti a quello che si dice a come lo si dice e a quello che passa la stampa… abbiamo fatto una stupenda notte dei ricercatori con migliaia di visite da parte di ragazzini, studenti e genitori… sono venuti gli addetti alle pulizie ed è venuto il rettore… sui quotidiani c’era scritto che avevamo poche decine di curiosi in facoltà….

    ripeto… fate attenzione a quello che sentite e riportate… E ANDATE A LAVORARE (e a manifestare…)… non tutto a Bari gira attorno a Medicina, Economia e Giurisprudenza…

  51. precariobari ha detto:

    ps: ho seguito un po’ il blog nell’ultimo periodo…

    a scanso di equivoci non difendo il sistema universitario… lungi da me… c’è da cambiare tanto e OVUNQUE…
    se posso dire la mia per quanto riguarda il reclutamento sono d’accordo per l’idoneità nazionale e la chiamata diretta…
    graduatorie compilate in base ai titoli… NUMERI… da aggiornare ogni anno o due… in questo modo tutti sarebbero interessati a pubblicare (evitando lo scandalo dei nomi barrati e/o sostituiti prima di inviare un articolo… credo tutti sappiate che le carriere si possono benissimo costruire o non costruire a tavolino)…
    In questo modo un gruppo sarebbe comunque interessato a reclutare i “più bravi della classe” (anche di ritorno dall’estero per esempio), nella speranza di crescere e beccare finanziamenti più corposi (la famosa oggettività nella valutazione dei progetti potrebbe far riferimento a questi NUMERI)…oppure il prof potrebbe prendere una capra con sè ma pagarne le conseguenze in termini di stipendio e di finanziamenti…
    vorrei sapere cosa ne pensate…
    (mi scuso per la scarsa chiarezza ma sono incavolato e affamato… soprattutto incavolato con qualcuno che scrive cavolate)

  52. Bombadillo ha detto:

    Caro Untenured,
    sono davvero allibito dalla tua incomprensione.

    Scusa, ma secondo te i meccanismi di controllo di cui scrivo io, cosa mai possono essere, se non dei meccanismi messi a punto da una agenzia nazionale per la valutazione della ricerca, di cui scrivi tu?!

    Se avessi fatto un salto sul sito dell’APRI http://www.aprit.org, ti saresti accorto che quello che proproniamo noi e che si arrivi alla cooptazione solo DOPO che sarà data effettività ad una agenzia nazionale di valutazione della ricerca: che ovviamente dovrà controllare i docenti, eventualmente sanzionandoli – se scarsamente produttivi – con la diminuzione dei fondi, con la diminuzione dello stipendo, fino al licenziamento.

    Questa è sempre stata la differenza con r.i.: lui vuole la chiamata diretta domani, secondo me in modo irresponsabile. Noi prima vogliamo accertarci di avere freni potenti, e poi vogliamo installare un motore altrettanto potente.

    La differenza rispetto alla immaginata prima fase (quella con i concorsi decenti, ovverosia fatti in base a criteri oggettivi – anche internazionali nelle materie in cui ciò è possibile -, e con il rodaggio dell’agenzia), è che – se e quando – ci sarà la chiamata diretta (responsabile) anche in Italia, l’agenzia non licenzierà solo i fannulloni, ma anche chi li ha asunti, secondo il paradigma della culpa in eligendo.

    PER IL PRECARIO BARESE: secondo me, il problema dell’Università è la logica di scambio. Per assurdo, in questa prospettiva, il nepotismo diventa il male minore.
    Nel senso che ci possono essere questioni di soldi, di sesso, di scambio di favori pubblici contro favori pubblici, che anche giuridicamente sono assai più gravi.
    A mio avviso, il fatto che sia emersa in primo piano la questione dei parenti dipende dalla mancanza di un vero giornalismo investigativo in Italia. I giornalisti, proprio a Bari – intendo quelli della cronaca locale -, hanno tanto insistito sulla questione dei parenti (che era già sotto gli occhi di tutti: insomma hanno scoperto l’acqua calda), ma non hanno portato alla luce nessuno scambio non immediatamente visibile.
    In certe cose, tuttavia, meno lo vedi il rapporto, più ti stanno fregando.

    Detto questo, l’Università di Bari ha, al suo interno, delle realtà di eccellenza (e non certo per merito del codice etico).

  53. cane sciolto ha detto:

    @Untenured

    “il dottorato è convenzionalmente il titolo di accesso alla carriera universitaria a livello internazionale, è come la patente di guida per gli automobilisti”.

    lo dicono gli altri quindi è giusto … hmmmm

    se ci interpelliamo sul motivo, l’unica risposta che mi viene in mente è che gli anni
    di dottorato sono una full immersion nel mondo della ricerca, facilitano contatti,
    sviluppano e raffinano metodi. Ma devono portare a risultati concreti, tangibili,
    misurabili. E se ci stiamo ponendo l’obiettivo di usare proprio questi risultati come
    cartina al tornasole, penso che enfatizzare il titolo sia un grosso autogol

  54. mino ha detto:

    Non è questo il momento delle divisioni. quello che pensiamo sui concorsi è sancito chiaramente dal testo finale della petizione che abbiamo sottoscritto e che ci siamo così tanto impegnati a diffondere (compreso Untenured – a lui tra l’altro si deve la firma autorevolissima del Prof. Parisi).
    La “scelta responsabile” è una cosa che, se verrà, verrà dopo. Vediamo tutti in che stato versa l’ANVUR, che potrebbe essere già operativa da mesi e che è invece è stata bloccata solo perchè fatta da un Governo di altro colore, in una ormai solida tradizione che si rinnova di governo in governo.
    Io direi che nell’immediato la lotta, relativamente ai concorsi, debba concentrarsi 1) in un’analisi critica e costruttiva della proposta che farà la Gelmini (aveva detto che entro la fine di Ottobre avrebbe presentato la sua riforma del reclutamento), 2) nel fare pressione affinchè gli ultimi concorsi del reclutamento straordinario non vadano con le “vecchie regole”. La presenza di una associazione che può quindi farsi interlocutrice del Ministero è direi indispensabile (lo abbiamo visto con la petizione).

  55. Bogotà ha detto:

    Cari amici, a proposito della valutazione della ricerca (Bombadillo/Untenured), mi è venuto in mente che finora si è sempre parlato un po’ astrattamente di metodo. Già così abbiamo visto non è facile, ma quando si scende nel concreto, la cosa diventa ancora più delicata.
    Personalmente – ma so di sbagliare – non ripongo molta fiducia nelle capacità di una authority di misurare questa ‘grandezza’; qualche volta mi capita di ripetere questa sciocchezza: di provare a misurare le ricerche tanto a chilo o a numero di pagine; o ancora, per numero di citazioni che suscita.
    Ma il punto serio della faccenda secondo me è un altro. Il vero rischio (che mi spaventa) è che un meccanismo del genere – progettato con le migliori intenzioni – finisca paradossalmente per irregimentare la ricerca.

    Se il sig. Colombo Cristoforo sta conducendo degli esperimenti per dimostrare che la Terra è tonda, come sembra dedursi da alcune teorie di giovani ricercatori (magari precari), correrebbe il serio rischio di vedersi negato il finanziamento per le tre caravelle con l’equipaggio necessari all’impresa, dal momento che i saggi dell’authority ritengono poco fondate quelle teorie.
    Al contrario si continueranno a finanziare tutti quei progetti di interesse internazionale volti allo studio, censimento e archivio di quelle teorie che hanno saputo dimostrare come la terra sia effettivamente piatta, dalle origini ai nostri giorni.

    Quanto alle penalità, invece, ritengo che sarebbe scorretto far pagare ad una intera comunità – fatta, ricordiamocene, innanzitutto da studenti – i fallimenti di un gruppo di ricerca. Se p.es. il laboratorio di Fisica teorica della Sapienza sta funzionando male, interveniamo sui responsabili di quel fallimento, magari operando delle sostituzioni, ma non tagliamogli i finanziamenti che penalizzerebbero la Sapienza nel suo complesso, cioè come abbiamo appena detto, prima di tutto i suoi studenti.
    Certo resterebbe sempre il dubbio che dietro quei fallimenti accertati ci sia stato il desiderio di quelle sostituzioni auspicate.

  56. paolo ha detto:

    Segnalo a tutti che il CIVR ha pubblicato nel 2007 il suo rapporto sulla ricerca svolta dai dipartimenti delle università italiane.

  57. ares ha detto:

    @untenured @cane sciolto
    Negli altri paesi il Dottorato è ANCHE il titolo convenzionale per l’accesso ai ruoli di dirigenti nella pubblica amminiastrazione e nelle imprese.

    Non dimenticatevi che la riforma Berlinguer (o “processo di Bologna” adottato in tutto il mondo, mi ricordo ad un convegno un giapponese me ne parlava) prevedeva il 3+2+3 ovvero 3 titoli di studio: laurea magistrale, laurea specialista, laurea di dottorato.

    Questa strada è positiva per la società e per l’università perchè pressupone che il dottorato, anche quando è full immersion nella ricerca, non è un titolo convenzionale per l’università.
    Se così fosse si creerebbero dottorati distaccati dalla realtà produttive, e se questo può aver senso per biologia, fisica, e la “ricerca di base” non lo ha per la ricerca applicata o in settori, ingegneria, medicina, economia giurisprudenza,

  58. Untenured ha detto:

    @ares è ovvio quel che dici, il dottorato vale anche fuori dell’università ma è un titolo necessario – a meno che non sei un gran talento che ha pubblicato cose notevoli anche senza quel titolo e la corrispondente formazione – per accedere alla carriera universitaria.

    In Italia al dottorato s’accede per via clientelare? I dottorandi vengono utilizzati come mera mavolanza per fare esami e ricevimento studenti come spesso accade nelle facoltà umanistiche? Allora lottiamo per rendere il dottorato più accessibile e qualitativamente migliore.

  59. insorgere ha detto:

    un dato simbolico…dal sito flc-cgil

    Sull’uscita della gelmini, che ha denunciato l’esistenza in italia di 37 corsi di laurea con un solo studente, scrivevo ieri che forse una ministra farebbe meglio a lavorarci, su questo tipo di problemi, anzichè andare in televisione a denunciarli come se fosse un’inviata di striscia la notizia.

    Ora però il mistero è chiarito, Mentana ha mandato i suoi inviati di matrix nelle università dove si sarebbero tenuti i corsi con un solo studente e ha scoperto che:

    I corsi denunciati come monostudenti hanno invece un numero regolare di studenti, intorno ai 50 e oltre;
    l’equivoco nasce da tabulati provvisori del ministero, dove il sistema informatico inseriva il numero 1 in attesa di ricevere i dati completi dei nuovi corsi;
    la notizia bufala è stata inserita per la prima volta alcuni anni fa nel famoso libro ‘La casta’ di Stella e Rizzo, basata appunto sul tabulato provvisorio, e da allora è stata ripresa decine di volte da tutti i giornali, ogni volta come se fosse una novità assoluta.
    Ecco quindi chiarito come ha avuto l’informazione sui 37 corsi la ministra gelmini, che ne ha dato notizia in forma ufficiale in conferenza stampa, in piedi alla destra del premier silvio berlusconi. L’ha letta su un giornale che aveva evidentemente ripreso una notizia vecchia di qualche anno e anche fasulla, spacciandola per nuova. Ci ha creduto e ha pensato di rilanciarla per giustificare i tagli.

    Tutto ciò è fantastico. No, di più, è simbolico. E’ molto simbolico. E’ un cerchio che si chiude.

    La ministra, a capo del ministero della Pubblica Istruzione, per sapere cosa succede nelle Università raccoglie informazioni dai giornali.

    I giornalisti, per scrivere articoli sulla scuola, raccolgono informazioni dai vecchi libri e le riciclicano come se fossero scoop sensazionali.

    Gli autori della Casta, spiace anche per loro, hanno raccolto le informazioni dal ministero ma non si sono preoccupati minimamente di verificare la notizia, che doveva apparire evidentemente strana.

    E così il ministero stampa un tabulato sbagliato, gli autori di un libro di denuncia lo prendono per buono e danno la notizia choc, negli anni successivi i giornalisti pigri riciclano la bufala enne volte e infine la ministra gelmini, che evidentemente apprende dai giornali come vanno le cose nella scuola italiana, se la beve anche lei e va in televisione a denunciare il fatto come una vera vergogna.

    E pensare che verificare la fonte era solo questione di mandare una persona nelle università a vedere come stavano le cose, come ha dimostrato Mentana a Matrix. Era facile.

    Non ci voleva molto ma non l’ha fatto nessuno. Perchè? Perchè così vanno le cose

  60. France ha detto:

    @Bogota’/Carlo
    Ovviamente l’agenzia di valutazione e’ il core del sistema riformato. Ma vediamo di capirci: non sta a noi decidere come debba valutare. Ci sono esperienze acquisite, ci sono studi, c’e’ una tradizione nel resto del mondo cui poter attingere. Il principio fondamentale (e questo si che e’ nostro interesse che passi) e’ che se l’Universita’ e la ricerca sono finanziate dallo Stato, devono essere premiate le realta’ produttive, punite quelle non produttive. Aziendalismo? Nemmeno per idea: buon senso. Il concetto che le UNiversita’ sono autonome e lo Stato finanzia tutti per numero di teste ha portato alla proliferazione di atenei, sedi, corsi di laurea, ed infine teste, che oggi divora le risorse e ha messo voi in questo casino. D’altra parte, se il perno e’ la valutazione, quando questa non funzioni bastera’ agire solo su di essa, con leggi ordinarie senza sconvolgere l’intero sistema. Non possiamo risolvere tutto da soli. POssiamo solo proporre soluzioni ragionevoli.

  61. Bogotà ha detto:

    Bene, caro France, sulla valutazione hai ragione tu; d’altronde lo ho detto subito che sbagliavo (“eppur si muove…”).

    Ma sulla penalizzazione? Resti veramente dell’avviso che hanno ragione i vari Perotti & co. quando sostengono che “chi sbaglia, chiude”, senza tenere in nessun conto che chi ha sbagliato non è la totalità degli universitari (studenti + docenti + amministrativi), ma una piccolissima minoranza (i docenti in capo); mentre il prezzo di quella chiusura lo pagherebbe soprattutto la maggioranza incolpevole di quel fallimento (studenti + amministrativi + docenti di basso rango)?
    Carlo

  62. ares ha detto:

    @untenured
    So che è ovvio, ma così non è nella ‘realtà’ italiana, dato che il titolo di dottorato è ininfluente al di fuori dell’università.
    Qui si discute della Università e modalità di reclutamento, ma credo che sia da evidenziare il fatto che il dottorato, quale titolo di studio, non sia utile al di fuori dell’università. Utile sarebbe pretendere che nell’accesso ai ruoli dirigenziali dell’amministrazione pubblica il dottorato consenta un più alto punteggio, o che sia obbligaotrio (se non sbaglio c’era una proposta di legge in tal senso)

    Altra cosa: l’accesso al Dottorato è “gratuito”, mentre alle borse di Dottorato vi si accede con concorso. Il concorso riguarda l’assegno per il dottorato, non il dottorato ed è per questo (perchè c’è un finanziamento pubblico per il quale bisogna garantire imparzialità e terzietà) che si fa la selezione.

    A me non convince l’automatismo: Concorso Dottorato –> Concorso Ricercatore –> Concorso Ordinario, e quindi se vinci il primo il resto è di conseguenza, soprattuto se questo viene regolato giuridicamente.

  63. Ufficio Stampa Università di Camerino ha detto:

    NOTA DELL’UNIVERSITA’ DI CAMERINO
    In merito alle dichiarazioni riportate dai principali organi di stampa, secondo le quali l’Università di Camerino ‘sarebbe’ tra i cinque atenei che presentano “gravi buchi di bilancio”, per i quali il Ministero ha avviato un’indagine, il Rettore dell’Università degli Studi di Camerino, Fulvio Esposito, ha inviato nella mattinata di oggi un telegramma al Ministro Gelmini, ribadendo che l’ateneo camerte non presenta buchi di bilancio e gode di buona salute finanziaria. Dal 2002 l’Università di Camerino adotta un sistema di contabilità economico-patrimoniale, strumento che consente di valutare, controllare e prevedere l’evoluzione nel tempo della dinamica della spesa, proprio nell’ottica di massima trasparenza e leggibilità dei bilanci che il Ministro stesso auspica. Da parte di Unicam, quindi, l’invito al Ministero affinché sia fatta chiarezza quanto prima.

  64. cattivo.maestro ha detto:

    se è vero che questo commento è stato inserito dall’Ufficio Stampa Università di Camerino volevo ricordare che avevo già dato io la notizia della smentita del Rettore di Camerino (v. qui sopra il commento del 25 Ottobre 2008 alle 9:35 am)

  65. France ha detto:

    @ Bogota’
    Ribadisco che i modi della valutazione non sono di nostra competenza (a me basterebbe che fosse “vincolante”), ma se proprio ci tieni, ti faccio un esempio.
    Il Dip di biochimica non funzionava, da tempo. I 39 PI non pubblicavano, mediamente, su riviste di buon livello, e il numero di pubblicazioni totali era uno dei piu’ bassi di tutto il settore biomedico. Inoltre, un numero molto basso di studenti del PhD program riusciva a concludere nei 4 anni, e con l’obbligo di una pubblicazione primo nome su rivista con IF, il ciclo di studi. D’altra parte, il direttore del dipartimento non era riuscito, dopo il prjmo richiamo dell’agenzia di valutazione, a “smuovere” quei ricercatori che tendevano ad abbassare la performance del dipartimento (anche perche’ in due casi erano stati scelti da lui in persona). Al perdurare della inefficienza, l’agenzia intimo’ all’UNiversita’ di rimuovere il direttore. Questi, ormai vicino alla soglia della pensione, si dovette tirare da parte, e fare posto ad un full professor proveniente dalla vicina universita’ di***. Se in un primo tempo le cose sembravano essersi incamminate sulla giusta strada, il dipartimento torno’ presto sui livelli minimi precedenti (essendo gli anelli deboli ancora tutti inseriti). Dopo un paio di richiami formali, l’agenzia mando’ una ispezione che valutasse l’operato degli ultimi 5 anni di tutti i ricercatori afferenti al dipartimento. Da questa ispezione emerse che in particolare due ricercatori, entrambi titolari di fondi nazionali di ricerca, ed entrambi legati al vecchio direttore, avevano uno standard nettamente inferiore: una decina di altri PI avevano un rendimento basso, mentre il resto rientrava nella media. L’agenzia incarico’ il nuovo direttore di riportare ogni 6 mesi l’attivita’ dei 12 PI al disotto della media, stabilendo altresi’ che al dipartimento sarebbero state riservate minori risorse da mano pubblica, proporzionali al “settore scarsamente performante”. Nel corso dell’anno successivo, i veramente scarsi non riuscirono a trovare nessun grant, e quindi dovettero liberare gli spazi che occupavano: uno dei due ebbe una offerta come scientist in una spinoff dell’Universita’, l’altro decise di dedicarsi ad altro. Gli altri 10 medio-bassi, sebbene avessero mostrato un lieve miglioramento, non riuscirono a raggiungere lo standard del resto del dipartimento. L’agenzia decise quindi di sciogliere il dipartimento e lasciare che i 37 PI rimanenti trovassero collocazione (rimanendo titolari dei grant ottenuti fino a quel momento), in altri dipartimenti dell’Universita’. I 27 con buona performance (che, di conseguenza, avevano fondi personali considerevoli) trovarono facilmente una collocazione. Dei 10 medio-bassi, 3 riuscirono a inserirsi in altri dipartimenti (avendo dimostrato ai consigli dei nuovi dipartimenti di avere ancor buone prospettive di successo), 3 cambiarono universita’, 1 migro’ all’estero, i 2 rimanenti si trasferirono ad altra occupazione. Il personale tecnico amministrativo venne ricollocato all’interno della stessa univerista’. Le facolta’ di Chimica, Biologia e Medicina che si avvalevano dei vari PI del dipartimento di Biochimica, continuarono ad utilizzare quei prof rimasti, ed integrarono i corsi rimasti scoperti promuovendo ad associate ed assistent alcuni promettenti PI dell’ex-dipartimento.

  66. Bogotà ha detto:

    [(quasi) senza ironia]

    @France, una storia fantastica! Perfetta per una sceneggiatura da cinema operaio del neo-impegno. Non lo so, genere Ken Loach… o anche Constantin Costa-Gravas del giallo-sociale “Cacciatore di teste” (2005).

  67. Bogotà ha detto:

    … o anche, se preferisci, la commedia-sociale “Risorse umane” (Francia 1999) di Laurent Cantet (il regista del film “La classe”, in questi giorni nelle sale in Italia) girato ai tempi del dibattito suscitato dalla legge francese sulle 35 ore lavorative.

    Mentre non riesco a ricordare il titolo di quel film bellissimo (recente) sulla riduzione del personale in un’azienda… c’è qualcuno che può soccorrere il mio alzheimer…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: