Letture per continuare la protesta e rivoluzionare l’Università

Car*,

molto brevemente: credo che per continuare ed allargare la mobilitazione sia il momento di raccogliere le idee e mettere a punto un programma di profonda riforma (di rivoluzione) dell’Università Italiana sopratutto in collaborazione con gli studenti. 

Potete qui scaricare il documento già firmato ed elaborato da tutte le associazioni della ricerca e della docenza (scarica).

Personalmente ritengo che i ricercatori precari debbano dare un contributo  più radicale…come ben rappresentato dal manifesto sottoscritto dai ricercatori precari e dagli studenti bolognesi  (scarica).

Per giunta ho appena letto un articolo pubblicato da Andrea Ichino sul Sole 24Ore.

Non si tratta invero della solita ricetta del tipo il liberomercato regola tutto…forse non saremmo d’accordo con la prassi politica che Ichino propone (… del resto dopo i fallimenti delle banche di affari e di altre aziende tipo Parmalat e Alitalia,  pensare che far amministrare le università da CEOs sia cosa più virtuosa che l’amministrazione degli “accademici mandarini”  è quantomeno discutibile…forse sarebbe bene che Ichino si sforzasse anche di ipotizzare forme di governo partecipativo in cui le prassi siano discusse e condivise da tutti gli studenti e i ricercatori anche quelli “diversamente strutturati”)…

ciononostante l’analisi contenuta nell’articolo fornisce alcuni spunti di riflessione e stimola a trovare controproposte per risolvere i problemi concretamente evidenziati (scarica articolo).

Per i secchioni… qualche frase dal testamento di Carlo Pisacane (quello vero) per ricordare, far riflettere e…anche  per il popolo del PD che oggi cantava a squarciagola l’inno di Mameli (ventenne morto insieme ad altri migliaia di giovani difendendo, insieme allo stesso Pisacane, la Repubblica Romana del 1849) …

I miei principî politici sono abbastanza conosciuti: io credo nel socialismo… Il socialismo, di cui io parlo, può riassumersi con queste due parole: libertà ed associazione.

Sono persuaso che, se l’impresa riesce, otterrò gli applausi di tutti; se soccombo, sarò biasimato dal pubblico. Forse mi chiameranno pazzo, ambizioso, turbolento: e tutti coloro che, non facendo mai nulla, consumano l’intera vita nel detrarre gli altri, esamineranno minutamente l’impresa; metteranno in chiaro i miei errori, e mi accuseranno di non esser riuscito per mancanza di spirito, di cuore, di energia. Sappiano tutti codesti detrattori, che io li considero non solo come affatto incapacî di fare ciò che io ho tentato, ma incapaci financo di concepirne l’idea.

Non ho che una parola: se io non riesco, sprezzo altamente il volgo ignorante che mi condannerà; se riesco farò ben poco caso dei suoi applausi. Tutta la mia ricompensa la troverò nel fondo della mia coscienza, e nell’animo dei cari e generosi amici, che mi hanno prestato il loro concorso, e che hanno divisi i miei palpiti e le mie speranze. Che se il nostro sacrifizio non porterà alcun vantaggio all’Italia, sarà per essa almeno una gloria l’aver generato figli, che volenterosi s’immolarono pel suo avvenire.

Genova 24 Giugno 1857

Carlo Pisacane

 

 

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63 Responses to Letture per continuare la protesta e rivoluzionare l’Università

  1. Carlo Pisacane ha detto:

    un dato simbolico…dal sito flc-cgil

    Sull’uscita della gelmini, che ha denunciato l’esistenza in italia di 37 corsi di laurea con un solo studente, scrivevo ieri che forse una ministra farebbe meglio a lavorarci, su questo tipo di problemi, anzichè andare in televisione a denunciarli come se fosse un’inviata di striscia la notizia.

    Ora però il mistero è chiarito, Mentana ha mandato i suoi inviati di matrix nelle università dove si sarebbero tenuti i corsi con un solo studente e ha scoperto che:

    I corsi denunciati come monostudenti hanno invece un numero regolare di studenti, intorno ai 50 e oltre;
    l’equivoco nasce da tabulati provvisori del ministero, dove il sistema informatico inseriva il numero 1 in attesa di ricevere i dati completi dei nuovi corsi;
    la notizia bufala è stata inserita per la prima volta alcuni anni fa nel famoso libro ‘La casta’ di Stella e Rizzo, basata appunto sul tabulato provvisorio, e da allora è stata ripresa decine di volte da tutti i giornali, ogni volta come se fosse una novità assoluta.
    Ecco quindi chiarito come ha avuto l’informazione sui 37 corsi la ministra gelmini, che ne ha dato notizia in forma ufficiale in conferenza stampa, in piedi alla destra del premier silvio berlusconi. L’ha letta su un giornale che aveva evidentemente ripreso una notizia vecchia di qualche anno e anche fasulla, spacciandola per nuova. Ci ha creduto e ha pensato di rilanciarla per giustificare i tagli.

    Tutto ciò è fantastico. No, di più, è simbolico. E’ molto simbolico. E’ un cerchio che si chiude.

    La ministra, a capo del ministero della Pubblica Istruzione, per sapere cosa succede nelle Università raccoglie informazioni dai giornali.

    I giornalisti, per scrivere articoli sulla scuola, raccolgono informazioni dai vecchi libri e le riciclicano come se fossero scoop sensazionali.

    Gli autori della Casta, spiace anche per loro, hanno raccolto le informazioni dal ministero ma non si sono preoccupati minimamente di verificare la notizia, che doveva apparire evidentemente strana.

    E così il ministero stampa un tabulato sbagliato, gli autori di un libro di denuncia lo prendono per buono e danno la notizia choc, negli anni successivi i giornalisti pigri riciclano la bufala enne volte e infine la ministra gelmini, che evidentemente apprende dai giornali come vanno le cose nella scuola italiana, se la beve anche lei e va in televisione a denunciare il fatto come una vera vergogna.

    E pensare che verificare la fonte era solo questione di mandare una persona nelle università a vedere come stavano le cose, come ha dimostrato Mentana a Matrix. Era facile.

    Non ci voleva molto ma non l’ha fatto nessuno. Perchè? Perchè così vanno le cose

  2. W ichino, W perotti uniche persone che propongono contenuti credibili, tutto il resto sono solo chiacchiere o tagli.

  3. France ha detto:

    @R.I. Va bene che l’amore e’ amore, ma non esultare ogni volta che Ichino o Perotti sbadigliano. Che cavolo dice Ichino in quell’articolo? Assolutamente nulla. Lo scrivo anche io (in due minuti, col portatile, sul water) un articolo cosi’. Eppure anche Pesa il cane lo trova interessante… Contenti voi…

  4. cattivo.maestro ha detto:

    Segnalo il solito articolo di Stella e Rizzo, molto superficiale e tardivo (stile al quale si adegua anche Perotti) sulle lauree in convenzione. A conferma di come la concorrenza in Italia, in questi anni, abbia portato ad un livellamento verso il basso:
    http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_26/atenei_stella_rizzo_0257068e-a330-11dd-8d2c-00144f02aabc.shtml

  5. ares ha detto:

    Dal Programma dell’univesrità italiana
    “4) Il diritto allo studio” […] “Per garantire che questo avvenga è necessario che il sistema universitario sia effettivamente accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e dal contesto sociale di origine, rimuovendo le barriere, formali e sostanziali, che ostacolano l’accesso e la prosecuzione degli studi.”

    Il diritto allo studio deve essere garantito in RELAZIONE alle condizioni economiche, ovvero: assegni di studio, importo tasse (o sgravio) in funzione del reddito.
    Il numero chiuso è una necessità dovuta dal fatto che le tasse universitarie non riescono a coprire i costi organizzativi.
    Pretendere tasse universitarie di importo ‘medio-basso’ è una abitudine, mi si passi il termine, ‘comunista’, che non garantisce pari diritto di istruzione.
    Sarebbe preferibile garantire l’accesso gratuito o a basso-costo per chi ha redditi bassi o medio-bassi (con verifica della continutà di studio) ed a prezzo pieno per gli altri, come succede per il ticket sanitario.

  6. 5annidiassegni..avuoto ha detto:

    L’articolo di Stella e Rizzo è al solito superficiale, ma ha almeno il merito di mettere in evidenza che alcuni dei tanti disastri dell’università attuale sono stati generati da decisioni del governo Berlusconi e del ministro Moratti.

    I vari Ichino, Perotti & Co. presentano delle proposte, mentre dall’università viene fuori o il vuoto cosmico della CRUI o quelle dell’AQUI che si limita a dire “noi ci autoproclamiamo il meglio i soldi dateli a noi”
    Manca una proposta organica e ben argomentata da parte dei precari. Forse nel marasma attuale si potrebbe avere l’occasione di farsi sentire, ma al nostro interno mi sembra che non sia stato fatto ancora lo sforzo di arrivare ad una proposta comune (o sbaglio?)

    Comunque dobbiamo metterci in testa che se si farà una riforma che incida seriamente, questa farà dei morti anche fra i ricercatori precari. Non si potrà prescindere dal far venir fuori chi li merita i fondi e chi ne ha avuti fin troppi

  7. insorgere ha detto:

    chi deve pagare l’università?
    è questo il punto sollevato dall’ultimo commento di ares.

    devono pagarla tutti, con le loro tasse una cui quota poi lo stato distribuisce agli atenei? compresi coloro che all’università non ci sono mai andati, né ci andaranno?
    o devono pagarla coloro che ne usufruiscono?

  8. 5annidiassegni..avuoto ha detto:

    L’eliminazione del valore legale del titolo di studio permetterebbe di valutare il titolo di ciascuna università per quello che vale effettivamente. Questo aprirebbe la strada ad un pagamento a prezzo pieno (per chi ne ha le possibilità, e contributi dello stato per chi non le ha) altrimenti la qualità in italia avrà sempre poco mercato

  9. Carlo Pisacane ha detto:

    Guardate che l’Ichino ha il merito di stimolarci a trovare soluzioni precise ad una situazione di sprechi e immoralità che affliggono la formazione terziaria.

    Nell’articolo finalmente non parla di fesserie come l’eliminazione del titolo legale sta comunque a noi e agli studenti cercare soluzioni “socialiste”.

    Tipo abbassamento età pensionabile professori oppure obbligo di pensione per coloro che hanno raggiunto 40 anni di contributi.

    Nuovo e rapido sistema di reclutamento

    Ruolo unico della docenza

    Diritto di voto con pari dignità a studenti, tecnici, professori e ricercatori.

    Accorpamento corsi di laurea e facoltà

    Distribuzione finanziamenti secondo criteri (di merito o sociali)

    Eliminazione nuove sacche di precariato come i dottorati senza borsa

    Contrattualizzazione e remunerazione dei docenti a contratto e anche degli altri docenti!

    Edilizia per gli studenti (eliminazione affitti in nero che contribuiscono a bolle speculative nel mercato immobiliare delle città)

    Mense e bar a prezzo popolare

    Tutte cose che in Europa esistono e solo da noi sono una chimera.

    Perché proprio come I Rivoluzionari risorgimentali non scriviamo un proclama e cerchiamo di pubblicarlo e diffonderlo. Così non diranno che siamo strumentalizzati dai baroni e così chiariamo chi nel movimento vuole modificare l’esistente e chi segue interessi particolaristici (come CUN CRUI AQUIS).

    Salute e fraternità

  10. Untenured ha detto:

    una domanda: ma perché questi bocconiani non parlano mai di valutazione della ricerca, ad esempio modello RAE britannico o modello olandese? sospetto che non gliene freghi nulla.

  11. Untenured ha detto:

    una risposta ce l’ho in verità.. perché sono stati allevati negli Stati Uniti dove le valutazioni sono locali e non nazionali. In Europa invece i modelli di successo di valutazione sono nazionali. Ma ve la immaginate in Italia una valutazione locale? Come gli attuali nuclei di valutazione degli atenei?

    Aiutoooo questi bocconiani porteranno al disastro definitivo le università italiane, peggio delle merchant banks…

  12. @untenured

    Le proposte europeiste (e non strumentalmente bocconiane) concepiscono per definizione la valutazione tipo RAE.

    Il RAE distribuisce centralmente e meritocraticamente le risorse nello spazio-tempo delle università pubbliche.

    Il RAE da solo non basta… l’autonomia economica degli atenei (assenza di concorsi e libertà di scgliere le rette) permette loro di spendere al meglio le risorse cosi ottenute.

    Questo è un modello cosidetto ibrido: un pò centrale e un pò distribuito.
    Attualmente il modello italiano è solo centrale.

  13. ares ha detto:

    @Carlo Pisacane
    il tuo modello vede la didattica quale unica finalità delluniverstià e trasformerebbe l’università in un mega-liceo, inutile per il Paese
    Continui a vedere il dottorato come il primo gradino di un binario che porta alla carriera universitaria, soluzione inutile per il paese.

    Spero vivamente che nessuno ti dia retta, la mia impressione è che non hai idea di quale sia il funzionamento e le finalità della università.

  14. ares ha detto:

    @Carlo Pisacane

    … mi sembra che la tua finalità sia quella di fare un po’ di gavetta politica nel mondo universitario.

  15. @untenured
    Sei un pò impreciso nelle tue dichiarazioni

    Giusto per puntualizzare…

    Il disastro delle merchant banks internazionali ha appena sfiorato l’economia italiana. E questo è abbastanza vergognoso… poichè vuol dire che le banche d’affari italiane invece di investire i nostri soldi se li tengono sotto il materasso.

    Ricordati che grazie a queste banche un ricercatore precario italiano non ha nemmeno l’accesso al credito. Ovvero non può organizzarsi una vita, a meno che non chieda a mami e papi i soldi o le garanzie. Negli stati uniti un mutuo subprime col lavoro da ricercatore lo avresti già finito di pagare.

    E… per concludere mentre chi ha speculato sui mutui, tipo lehman brothers, va in carcere, i tanzi e i cragnotti sono a godersi le famiglie nelle loro megaville comprate speculando sui poveri.

  16. @carlo pisacane
    Quello che scrivi è abbastanza condivisibile… però ancora troppo vago e generico.

    Mi fa piacere che tu abbia notato che tali principi esistono in europa…
    e che tu voglia scrivere un proclama esplicitando quei punti confrontandoti con l’europa.

  17. Bombadillo ha detto:

    Per 5 anni di assegni: noi lo sforzo unificatne lo abbiamo fatto già prima dell’estate: se vuoi, puoi andarti a vedere le proposte pu tuali della nostra petizione, che non sono proposte socialiste o liberiste o…democristiane, ma semplici proposte di buon senso.

    Per Pisacane: viceversa, dalle tue proposte emerge chiaramente la tua inclinazione ideologica, tant’è vero che tu stesso parli di proposte socialiste: e i tanti precari dell’Università che non sono socialisti?

    In particolare, l’appiattimento che proponi tu – ruolo unico, parita di voti tra studenti e ordinari, etc. – mi sembra espressivo di una ideologia comunista, più che socialista, della perfetta eguaglianza, che si concilia davvero male con il modo dell’università e della ricerca – perchè per me l’università è prima ricerca e poi didattica – che dovrebbe essere espressivo della elite intellettuale del Paese.

  18. @france
    quell’articolo è diretto agli studenti…

  19. Carlo Pisacane ha detto:

    @Ares

    Il mio modello vuole trasformare l’università in un mega liceo?

    Ma che ti sei bevuto stamattina…

    Dove è scritto…

    Tra l’altro ti informo che l’Università italiana è già stata trasformata in un mega liceo e che le notre richieste di riforma vanno in direzione opposta.

    Comunque non accetto attacchi e provocazioni personali.

  20. Carlo Pisacane ha detto:

    @Bombadillo

    Usi comunista…socialista senza conoscere minimamente ciò di cui si tratta.

    Io non penso di far parte d una elite…le università in Usa non sono necessariamente elitarie…è elitario il fatto che per frequentarle devi pagare le tasse e avere i soldi…ma non sono elitarie e la carriera non è elitaria! Vai a vederti la carriera accademica di Bill Ayers (di cui non condivido idee e prassi politica!) o le idee di Noam Chomsky (di cui condivido idee e prassi politica!) e poi chiediti se in Italia avrebbero mai potuto fare una carriera accademica persone con le loro idee.

    Abbasso le università di classe, di casta e di elites!

    Mi viene la pelle d’oca quando sento i giovani ricercatori parlare di eccellenza come criterio meritocratico. Vi spiego “la retorica dell’eccellenza è uno strumento gattopardesco …cambiare per non cambiare”.

    Le università nel mondo non funzionano solo con i geni o gli eccellenti occorrono anche i portatori d’acqua occorrono i mediani, occorrono i regolatori del gioco (i politici) e non solamente i Maradona! Immaginate una squadra composta da 11 Maradona…una squadra di inconcludenti!

    Mi spiego ancora…non ho detto che occorre reclutare capre (come avviene ora con il nepotismo e il localismo) ho detto che occorre reclutare in modo oculato differenti soggettività in differenti contesti universitari…per avere una buona squadra non è utile applicare alla cieca l’Impact Factor (che infatti nel mondo non è usato per reclutare), sarebbe un disastro.

    Noi emigranti italiani veniamo accettati negli usa, perché gli accademici americani tendenzialmente sono liberal non perché sono conservatori o elitari! Ma veramente crediamo di essere superiori agli altri?

    @Bomadillo i miei principi sono rappresentativi sono democratici e liberali (in questo senso sono socialisti)! Equaglianza, Giustizia e Fraternità non sono parole d’ordine staliniste!

    Cari Ricercatori Precari bloggaroli

    Vi dedico un’altro brano del testamento di Pisacane:

    “V’hanno taluni che dicono, la rivoluzione debbe essere fatta dal paese. Questo è incontrastabile. Ma il paese si compone d’individui; e se tutti aspettassero tranquillamente il giorno della rivoluzione senza prepararla col mezzo della cospirazione, giammai la rivoluzione scoppierebbe. Se invece ognuno dicesse; la rivoluzione deve effettuarsi dal paese, e siccome io sono una parte infinitesima del paese, spetta anche a me il compiere la mia infinitesima parte di dovere, e io la compio; la rivoluzione sarebbe immediatamente compiuta, e invincibile, poiché dessa sarebbe immensa. Si può dissentire intorno alla forma di una cospirazione circa il luogo e il momento in cui debba effettuarsi; ma il dissentire intorno al principio è un’assurdità, una ipocrisia; torna lo stesso che nascondere in bella maniera il più basso egoismo.

    Io stimo colui che approva la cospirazione, e che non prende parte alla cospirazione; ma io non posso che nutrire disprezzo per coloro che non solo non vogliono far nulla, ma si compiacciono di biasimare e maledire coloro che operano.”

  21. antonio ha detto:

    La prima cosa è l’accesso: dobbiamo sganciarci dalla logica del concorso, che oltre che stupida fa rallentare la dinamica dell’università: attualmente, siccome non ci sono soldi i concorsi da ricercatore vangono chiamati ogni 3 o 4 anni da una facoltà e per 1 solo posto. Bisogna essere più veloci. E qui credo siamo tutti d’accordo.
    Come essere più veloci?Dando pieni poteri di assunzione diretta e licenziamento ai dipartimenti. Così facendo i singoli dipartimenti possono in tempi brevi o brevissimi assumere sulla base del cv del candidato e sui progetti di ricerca che possono fare con quel determinato candidato, così da poter prendere più soldi dallo Stato (rispetto ad un altro dipartimento che lavora su stesse materie ma di un’altra facoltà).
    Voi direte che sono troppo capitalista, ma almeno questa può essere una soluzione, altrimenti non se ne esce!

  22. paolo ha detto:

    Scusatemi ma se devono esserci dei tagli nei confronti delle università spendaccione perchè non si utilizzano gli indicatori ed il ranking elaborato dal CIVR 2007 Comitato italiano per la valutarione della ricerca?

  23. Carlo Pisacane ha detto:

    Infatti occorre al momento utilizzare il CIVR anche per dare i posti da ricercatore straordinari.

    SOLO CHE SERVE UN PROGRAMMA CONCORDATO DA DIVULGARE COME ASSOCIAZIONI CHE DICA QUESTO e ANCHE ALTRO!

  24. paolo ha detto:

    Dimenticavo: http://www.CIVR.it ; risultati dei panel di Area; relazione; dati di Area.Buona lettura sui risultati dei nostri dipartimenti…

  25. caro pisacane…

    Quello che tu dici è molto bello e condivisibile… ma noto a tutti.

    Tu ci devi spiegare come la semplicità e la genericità dei tuoi discorsi si traduce in riforma per portare l’univ. italiana almeno al pari di quelle europee.

    Tutto il resto sono chiacchiere… oppure tagli come fa la gelmini.

    Perotti e Ichino faticosamente propongono un insieme di riforme molto credibili.

    Tu cosa proponi in MERITO?

  26. Caro pisacane ti prego di non essere generico, se non rispondi in merito rischi di:
    “Compiacerti biasimando e maledicendo Ichino e Peortti che operano per una università migliore”

  27. Untenured ha detto:

    @ rivoluzioneitalia il tuo discorso è paradossale e un pò suicida in questa fase.. meglio il silenzio a volte su ciò di cui non si può parlare.

    a proposito di accesso al credito immobiliare per precari e studenti ti pregherei di leggere quest’illuminante articolo da un network indipendente statunitense:

    http://www.alternet.org/story/102676/not_my_financial_crisis_–_i%27ve_got_literally_nothing_to_lose/

    per i non anglofoni: l’autore, uno studente americano, spiega perché lui come altri della sua generazione e condizione sociale “non hanno nulla da perdere dalla attuale crisi finanziaria”, anzi “la cosa positiva di questa crisi è che le banche private non concedono più prestiti agli studenti, e così li salvano dalla tentazione di farsi prestare migliaia di dollari per frequentare le prestigiose università dei futuri broker”.

  28. @untenured
    Uno studente statunitense sa benissimo che andare nelle migliori università costa. Se nn hai avuto voti alti, l’università migliore te la devi pagare. Non è umiliante fare l’università pubblica ed esempio nell’ohio.
    Lo è molto di più farla al policlinico di bari, sapendo che gente si incontra come corpo docente.

    Il punto è che se fai l’università pubblica nello stato in cui sei nato spendi in realtà pochissimo in USA. Cmq sei sempre in tempo per migliorarti… ad esempio con il dottorato… lì ti danno cmq sempre un opportunità. Qui da noi l’unica opportunità è di nascere in una famiglia agiata.

    Cmq il discorso lo hai introdotto tu… invece di rispondere, introduci genericità al dialogo disperdendolo… rispondi sul RAE per favore…

    Come da citazione riportata…
    Pisacane, quello vero, nutrirebbe disprezzo nei tuoi confronti per questa tua tendenza di biasimare e maledire gli americani.

  29. Bogotà ha detto:

    Cari dibattenti, in un botta e risposta con France a proposito di valutazione della ricerca (cfr. post precedente) ho sostenuto che uno dei punti critici della proposta di Perotti & co. sta nella “penalizzazione”.
    Questi sostengono che “chi sbaglia, chiude”, senza tuttavia tenere in nessun conto il fatto che chi ha sbagliato non è la totalità degli universitari (studenti + docenti + amministrativi), ma una piccolissima minoranza (i docenti in capo). Il prezzo di quella chiusura, invece, lo pagherebbe soprattutto la maggioranza incolpevole di quel fallimento (studenti + amministrativi + docenti di basso rango).

    Quanto alla questione delle elites e consimili fesserie, caro Pisacane, a volte mi viene il dubbio che abbiano raggione quelli che ci danno dei bamboccioni. Ricordiamoci sempre che “i ricercatori sono persone normali che [a volte] fanno cose straordinarie” (da uno slogan usato durante la Notte della Ricerca; l’integrazione è mia).
    Carlo

  30. Untenured ha detto:

    @ r.i. invece uno studente americano ricco di famiglia avrà sempre la possibilità di iscriversi a un’università di elite, anche se mediocre! uno povero di medio-alto livello no a meno di indebitarsi con le banche per la vita! un bel modello di giustizia sociale… quanti sono i neri dei ghetti di baltimora che s’iscrivono alla johns hopkins e quanti quelli di harlem che si iscrivono alla columbia che è a due passi da casa loro?

    sull’autonomia: gli atenei italiani già ne hanno (infatti i baroni in questi anni hanno fatto man bassa delle risorse), ciò che manca è la valutazione dei risultati appunto. Ciò di cui parlate voi bocconiani è deregolamentazione spinta non autonomia. Ma dopo lo sfascio del sistema creditizio internazionale e la crisi del neo-liberismo globale fossi in voi sarei più prudente prima di parlare..

  31. cane sciolto ha detto:

    C’è qualcosa di profondamente sbagliato nella valutazione collettiva. E cioè che dagli errori, dall’ “opportunismo politico” o dal mero ladrocinio di alcuni debba dipendere il destino del gruppo.

    A me continua a piacere la proposta di Andrea: graduatoria unica nazionale e gli idonei, uno alla volta, scelgono la sede.

    Sistema semplice, meritocratico, a costo zero; per funzionare, non ha bisogno che sia arrivi a chiudere un’Università; ma soprattutto farebbe aumentare i fondi: ai potenti, per sistemare figli e protetti, non rimarrebbe che aumentare il numero dei posti …

  32. Bombadillo ha detto:

    Caro Pisacane,
    a parte che muovere accuse di mancanza di conoscenza – e tali sono quelle che tu, nel tuo incipit, mi rivolgi – è sempre sinonimo, quantomeno, di maleducazione, ti faccio notare che se io ho usato l’espressione socialista, è solo perchè sei stato tu che, in tal modo, avevi auto-definito le tue proposte,
    che ora, invece, sono diventate socialiste, ma anche liberali.

    Ma chi sei il Veltroni dei ric.prec.?

    Da parte mia, continuo a ritenere che il corpo dei docenti universitari dovrebbe formare l’élite intellettuale di un Paese.

    Tale affermazione, per altro, non può essere negata usando in modo strumentale – e, scusami, pure un po’ livido – l’uso deteriore che un derivato del termine élite (ovverosia elitario) ha assunto in un tempo in cui autentiche élite non esistono più.

    Ho forse affermato che l’accesso agli studi universitari deve essere possibile solo per chi può permettersi il pagamento di rette onerose?
    D’altronde, non so proprio come in base al censo potrebbe costruirsi una élite…

    Oppure ho forse affermato che la carriera universitaria deve essere riservata a chi ha particolari ideee?…o particolari condizioni sociali?

    Sicuramente no. Eppure è questo che ingiustamente mi rimproveri.

    Neppure è possibile, poi, che una squadra di calcio sia composta di tutti n.10, ma questo non vuol dire, come sostieni tu, che visto che non possiamo avere tutti la qualità dei n.10, dobbiamo abbassare tutti a livello di terzini amanti del catenaccio: l’inferiore, infatti, per sua natura non può mai raggiungere il superiore, e quindi l’egualitarismo (in senso deteriore) si può ottenere solo abbassando il superiore.

    Quello che voglio dire è che l’essere una élite non esclude affatto una gerarchia all’interno della élite stessa: anzi, per definizione, non esiste una élite senza gerarchia al suo interno.

    Sei tu, piuttosto, che vuoi abolire la gerarchia all’interno di quella che dovrebbe essere una élite – con il ruolo unico dei docenti -; e vuoi addirittura rendere uguali i maestri e gli allievi, dando loro lo stesso potere di voto.

    Insomma, non sono io che non conosco la differenza tra socialista e comunista, ma sei tu, piuttosto, che “serfi” sull’onda lunga del ’68 (COMUNISTA), che ha distrutto questo Paese, e soprattutto l’Università, alla quale il compagno Berlinguer ha dato il colpo di grazia.

    Last but not least, nella tua lunga lista di simpaticissime, ed eterogenee, richieste, ti sei dimenticato di inserire la più importante: più Carfagna per tutti, che pure mi pareva il perfetto completamento.

  33. @untenured

    Già detto mille volte su questo blog… e hai già una coda di risposte non date!!!!

    Il ricco di famiglia va a stanford, ma con i suoi soldi verrà “adottato” un magnifico genio (i.e. diritto allo studio) che gli farà il cu*o nel mondo del lavoro. Perchè là il mondo del lavoro è competitivo e non è favorevole ai raccomandati.
    Poi…. affinche Stanford riesca mantenere la posizione in classifica (tipo RAE) non può laureare brocchi anche se figli di ricchi…
    Quindi tutto ciò fà scattare quel virtuosismo che favorisce la qualità generale dei sistemi coinvolti, anziche produrre lotte fra baroni per far passare i parenti.

    Per capire il reale funzioamento dei modelli non centralisti per università e ricerca bisogna vederli dinamicamente. Noi siamo abituati alla visione statica del modello centrale, in cui i governi danno o tagliano fondi.

  34. Untenured ha detto:

    @ ma rispondi a questa domanda: perché non vedremo mai un nero di east baltimore iscritto alla prestigiosa scuola di medicina della johns hopkins? i neri lì ci entrano solo per essere curati come cavie quando hanno malattie rare che attirano l’attenzione dei medici.

  35. ancora co sto neolibersimo… hai scassato la min*ia…

    ti ripeto… devono cooperare due soluzioni per la qualità della ricerca:

    + nel lungo periodo:
    agenzia tipo RAE statale, PUBBLICA.
    + nel breve periodo:
    autonomia economica ed abolizione dei concorsi.

  36. Untenured ha detto:

    @r.i. non t’innervosire e please rispondi alle domande..

  37. ziki ha detto:

    ragazzi, io sono a Padova e non riesco a capire se c’è un movimento di ricercatori…ho partecipato all’ assemblea ma c’erano solo studenti.
    C’è qualcuno?

  38. France ha detto:

    su www aprit org si stanno preparando il manifesto e lo statuto dell’associazione. Siete tutti invitati a partecipare alla discussione (e all’associazione, ovviamente).

  39. Bogotà ha detto:

    Grazie Ziki della tua PREZIOSA testimonianza… (per chi ancora si illude che questa sia la protesta dei precari).

    Quando studenti professori e rettori si saranno stancati delle barricate, non rimarranno i precari a portare avanti la nostra Riforma. Semplicemente, non rimarrà nessuno!

  40. insorgere ha detto:

    per ZIki e per tutti:

    in alcune sedi (toscana ed emilia in primo luogo) questa è ancora la protesta dei precari, cui si sono uniti gli studenti.

    a padova i precari che conoscono sono convinti che beneficeranno del fatto che la loro università ha uno dei bilanci migliori e che il suo rettore battagliero guida quelli di aquis. seconodo me si illudono, ma questo spiega molte cose….

  41. Bogotà ha detto:

    @insorgere,
    i precari che conosco io, invece, non sono convinti di niente e non si illudono di nulla. Figurati che non mi è ancora chiaro se abbiano capito veramente di essere precari…

  42. @untenured
    le tue nn sono domande la tua è la solita retorica antiamericana… io parlo di modelli di università… tu fai di tutta un erba un fascio… è come dire il modello francese per l’università non va bene perchè loro hanno le centrali nucleari!!!

    Cmq… è chiaro che IN GENERALE gli stati uniti hanno un divario maggiore fra ricchi e poveri. Ma in quel divario non viene calcolato il cosidetto “sogno americano”… se ci credi e sei in gamba… la società ti premia. Come può premiare un nero di baltimora.

    Cmq tra i paesi del G7 l’Italia è al secondo posto, subito dopo gli Stati Uniti.

    http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=1180

  43. insorgere ha detto:

    un dato interessante:
    secondo mannheimer (vedi corriere online) nelle ultime settimane il consenso verso il premier sarebbe sceso da oltre il 60% al 40%.

    Un crollo netto e rapido che lo stesso sondaggista collega alle proteste del mondo della formazione e della ricerca.

    una ragione in più per tener duro. I cali di consenso – e le affermazioni di Mr. B. lo testimoniano – turbano questo esecutivo. Il governo non cadrà per questo, sul piano parlamentare può far quel che vuole con i numeri di cui dispone, ma sottolineo che se la protesta si protrae e continua a raccogliere credito presso gli organi di stampa per il governo la vita si farà sempre più difficile.

    Un precedente storico: nel 1924 Giovanni Gentile fu costretto alle dimissioni da ministro dell’istruzione a causa delle proteste di genitori e studenti per la sua riforma della scuola…..

  44. France ha detto:

    MI auguro non vada cosi’:le riforme di Gentile sono durate MOLTO a lungo….

  45. Untenured ha detto:

    @ r.i. ma quale antiamericanismo.. in realtà spero di aver dimostrato le iniquità sociali che produce un modello di univ basato sulla completa autonomia economica degli atenei e quindi sulla loro facoltà di aumentare le rette di iscrizione indiscriminatamente.

    Credo che l’esperienza europea sia molto diversa da quella statunintense e credo che l’università debba essere, prima di tutto, uno strumento di mobilità sociale, sennò fallisce.

  46. @untenured

    neanche al bar fanno più ormai questi discorsi…

    stai dicendo che il divario sociale americano è colpa delle loro università…

    con la tua splendida capacità deduttiva potremmo arrivare anche a dire
    allora che il nostro debito pubblico è colpa delle nostre università…

  47. @untenured

    rileggendo quel “spero di aver dimostrato” mi vien da piangere per te…

    lo avremo detto 1000 volte in questo blog… documentati per favore:
    LE UNIVERSITA’ AMERICANE SONO PER LA MAGGIOR PARTE PUBBLICHE
    le rette indiscriminate al massimo vi sono in quelle private.
    Se nasci in Nevada e sei un ciuco con pessimi voti e fai l’università pubblica a Las Vegas paghi tipo 7000 dollari l’anno. Stessa cosa nasci in california. University of Nevada Las Vegas o University of California Los angeles ad esempio sono PUBBLICHE.

    l’esperienza europea… per quanto più moderata ha un modello analogo a quello USA… e non di certo analogo al nostro. Quest’ultimo da te ostinatamente e ideologicamente difeso.

  48. qui trovi il costo medio delle tasse per univ. pubblica e privata in USA calcolate dal 1993 al 2004:
    http://en.wikipedia.org/wiki/College_tuition#Recent_trends

  49. insorgere ha detto:

    @ france
    le riforme di gentile sono durate a lungo, ma solo un parte a retto l’urto della protesta…
    ricordo che già poco dopo c’è stata la riforma di bottai…

  50. Untenured ha detto:

    @r.i.
    nelle università britanniche 2-3 anni fa ci fu una ampia mobilitazione contro l’aumento delle tasse universitarie che oggi sono fissate per legge con un tetto di 3300 sterline (se non erro). Non mi pare che questo limite minacci la competitività globale delle università britanniche, a dispetto della campagna che voi della destra conservatrice (perché questo segno portano le tue idee, ti piaccia o meno) portate avanti in UK e altrove come in Italia nel tuo caso.

    Negli Usa la maggioranza delle università sono pubbliche, ma quelle più competitive e prestigiose sono private (la Univ of California è una delle rare eccezioni di univ pubbliche che tengono testa a quelle private più rinomate). In Gran Bretagna le università pubbliche.

    Voi della destra conservatrice italiana dovreste incominciare a dire chiaramente per quale modello optate, se per quello britannico o quello statunitense.

  51. @untenured

    Vedo che perlomeno il dialogo, per quanto acceso, porta perlomeno al ragionamento…

    Mi fa piacere che tu finalmente riesca a dichiarare la tua approvazione al modello UK per università e ricerca. Sono anch’io a favore del modello inglese.

    Che tu mi dia del conservatore perchè apprezzo il modello liberale americano delle università… bhè lo capisco… lo diceva già a suo tempo il politologo Giovanni Sartori:

    « un liberale americano non sarebbe chiamato liberale in nessun paese europeo; lo chiameremmo un radicale di sinistra. Viceversa, un liberale italiano negli Stati Uniti sarebbe definito un conservatore. » (Giovanni Sartori)

  52. Bogotà ha detto:

    @rivoluzioneitalia,
    trovo molto arguto il gioco di parole di Sartori, però – se seguo il tuo ragionamento – tu dovresti essere detto “radicale di sinistra” (= “liberale americano”) e non, come invece ti accusa Untenured, “conservatore di destra”. O sbaglio?

    @Untenured,
    in realtà, Rivoluzioneitalia (anche noto come Eurorivoluzione) è un “turboliberalecattocomunista” (nella definizione di France), o anche, più semplicemente, l’ultimo prodotto del “sincretismo post-ideologico” (nella mia definizione).

  53. @bogotà
    Dammi pure la definizione che preferisci… se ti fa piacere…
    perlomeno IO almeno “sembro” democratico… e sono POST ideologico qui qualucno oltre a non sembrare democratico è ancora nella fase ideologica…

    La frase di sartori si potrebbe applicare in entrambe le accezioni… ed entrambe descrivono la mancata conoscenza delle realtà internazionali di untenured.

    Quindi Untenured ignorando, mi dà del conservatore non accorgendosi che potrebbe esserlo invece proprio lui.

  54. @untenured (detto l’anglofono)

    Although some of the college price tags you hear about can be quite daunting—$30,000 or more for yearly tuition and fees—most colleges are more affordable than you might think. For example, did you know that about 56 percent of students attend four-year schools with annual tuition and fees below $9,000? After grants are taken into consideration, the net price the average undergraduate pays for a college education is significantly lower than the published tuition and fees. And remember, other forms of financial aid will further reduce the amount your family will actually pay.

    from: http://www.collegeboard.com/student/pay/add-it-up/4494.html

  55. France ha detto:

    DISCLAIMER(non per R.I., perche’ lui lo capisce de se’): IRONIA .
    No, scusate ma qui le definizioni di R.I. le ho inaugurate io. Egli e’ un enantiomero politico: visto da destra sembra di sinistra, visto da sinistra, sembra di destra…
    Sul sito aprit.org e’ in corso l’elaborazione del nuovo piano di rinascita democatica (quello del buon Lycio e’ ormai cosa fatta)…. Partecipate numerosi, e occhio a chi prende la tessera 1816!

  56. @france
    carina la definizione…

    Sembrerebbe quindi che sinistra e destra in italia sono specularmente identiche (perciò quasi inutili se non cosiderate congiuntamente) è che l’unica forma di diversità sia quella di rivoluzioneitalia!!!

    Quale sarebbe un altra interpretazione?

  57. Caro bogotà

    sincretismo oltre ad avere la definizione che conosci… deriva anche dal greco sunkrētizein, ovvero “to unite against a common enemy”
    Ti ricorda per caso qualcosa?

  58. Bogotà ha detto:

    @Eurorivoluzione,
    no davvero? che cosa dovrebbe ricordare?

    P.S. Il mio intervento precedente era scritto “con simpatia”, mi pare che ce le siamo suonate a sufficienza… o no?

  59. Untenured ha detto:

    @ r.i. Sartori sbaglia: la migliore traduzione di liberal è progressista non radicale di sinistra. Ma non è importante ora..

    quanto alle vostre posizioni (dei bocconiani), essendo simili a quelle sostenute da sempre dai liberisti della destra americana (e non solo) le ho definite conservatrici: sostenere la piena libertà economica degli atenei significa definanziamento pubblico e deregulation spinta. Potranno essere ‘eversive’ inveche che ‘conservatrici’ ma pur sempre di destra rimangono.

    Non a caso Giavazzi è tra i preferiti consiglieri della Gelmini (è uno dei sei designati del nuovo organo di valutazione), Alesina scrive articoli in cui elogia la suddetta.

  60. Elena2 ha detto:

    x Carlo Pisacane
    Ho letto la tua prima risposta al post….
    Credo che i corsi con 1 studente o cmq con pochi studenti siano purtroppo anche più di 37.Ho seguito più di un corso con 4 o 5studenti iscritti quando ero studente anch’io.Soltanto l’anno scorso mi è stato chiesto di dare alcune nozioni ad uno studente che risultava l’unico iscritto di un corso!!!!L’anno precedente gli iscritti erano 5. Durante il mio dottorato mi è stato chiesto persino di andare a seguire un corso x studenti xchè c’era un solo iscritto che frequentava poco!!!…Ti assicuro non si tratta di un ateneo piccolo…esistono anche corsi con diverse centinaia di iscritti…..

  61. […] dello studente unico Qualche tempo fa “Carlo Pisacane” segnalava attraverso un commento un fatto di qualche interesse. Secondo me vale la pena dargli maggiore attenzione. Tutto nasce pare […]

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