L’Università Italiana e i dati statistici ovvero… quanto è realmente finanziato il sistema universitario?

 

Damien Hirst  The Holy Trinity Published by Paul Stolper and Other Criteria

Damien Hirst The Holy Trinity Published by Paul Stolper and Other Criteria

Oggi  il prof. Figà Talamanca, Ordinario di analisi matematica della Sapienza,  ci ha mandato per il blog un suo articolo in via di pubblicazione sul Riformista  sui dati OCSE (OECD) e su come essi sono  usati dai media e… nel volume di Perotti.

L’argomento ha più volte infuocato i nostri dibattiti di questi giorni.

L’intervento di Figà Talamanca è stato scritto come risposta ad un articolo del Riformista scritto da Luca Tedesco il 30 Ottobre 2008 dal titolo  “Abbiamo gli universitari più finanziati del mondo” che – come di moda di questi tempi- usava come fonte di analisi i dati di Perotti.

Credo che la questione della interpretazione di questi dati statistici sia fondamentale e quindi potete commentare sia l’articolo di Tedesco (scarica articolo Luca Tedesco) che la risposta argomentata che Figà Talamanca ci ha inviato in anteprima  (scarica articolo di Figà Talamanca).

Buona Lettura

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83 Responses to L’Università Italiana e i dati statistici ovvero… quanto è realmente finanziato il sistema universitario?

  1. Carlo Pisacane ha detto:

    Non sono un matematico ma forse nei giorni scorsi avevo più che ragione a diffidare dal punto di vista statistico dei dati di Perotti e forse meriterei anche delle scuse da parte di qualcuno che ha trattato i dati perottiani come fossero la Bibbia!

  2. support_rnrp ha detto:

    Dal volume L’Università in cifre, Mur, 2007:

    “La quota del Pil destinata al sistema è leggermente diminuita nell’ultimo anno, dallo 0,77% allo 0,75%, ma ciò non può essere ancora interpretato come l’inizio di una inversione di tendenza rispetto a quanto avvenuto nell’ultimo periodo. Allo stesso modo si osserva una diminuzione dell’incidenza della spesa per l’istruzione universitaria sul complesso della spesa pubblica, da 1,60% a 1,53% (Tav. 1.1.2).
    Il confronto internazionale effettuato sulla base dei dati Eurostat, indica per l’Italia una spesa media per studente, calcolata a parità di potere d’acquisto della monta nei diversi Paesi, molto inferiore rispetto alla media dei Paesi di interesse (Tav. 1.1.3).
    Ancora più marcata è la posizione di svantaggio se si confronta la spesa per studente in rapporto al Pil pro capite al fine di tener conto anche dei livelli socio-economici dei Paesi: la posizione dell’Italia risulta sensibilmente inferiore a quella di tutti gli altri Paesi considerati.

    http://www.pubblica.istruzione.it/news/2008/allegati/libro_universita_in_cifre_versione_definitiva.pdf

  3. insorgere ha detto:

    analizzare e criticare i dati è indubbiamente cruciale per una diagnosi corretta.

    Nel contempo cerchiamo di mantenere alto il livello della mobilitazione.
    Come postato in precedenza oggi a pisa è iniziata la mobilitazione di tutti i precari contro il lavoro gratuito.
    Col motto “Io gratis non lavoro” a scienze politiche oggi il 90% dei cultori della materia ha rinunciato a fare esami. Contestualmente si è chiesto al Preside di facoltà di verficare che le commissioni d’esame rispettassero i parametri di legge. Gli studenti hanno capito, molti docenti solidarizzato.

    L’iniziativa si estenderà alle altre facoltà via via che riprenderanno gli esami. E’ cruciale che passi il principio che l’università non può e non deve reggersi sul volontariato.

    spero che l’iniziativa si ripresa anche in altri atenei.

    incollo sotto il volantino-manifesto che spiega la scelta dei precari dell’ateneo di pisa di sospendere tutte le collaborazioni gratuite e volontarie.

    CONTRO LA LEGGE 133, PER UN’UNIVERSITA’ DI QUALITA’

    La legge 133/2008 prevede tagli all’Università pubblica pari a 1.450 milioni di euro nei prossimi 4 anni e impone la limitazione del turn-over al 20% (per ogni 5 pensionamenti sarà possibile una sola assunzione) fino al 2012. Questi interventi colpiscono in primo luogo studenti e precari. Gli studenti subiranno infatti le conseguenze dei tagli in termini di dequalificazione dell’offerta formativa e dei servizi amministrativi; i precari non potranno accedere a condizioni lavorative più stabili a causa del sostanziale blocco del ricambio generazionale.

    La drammatica gravità del provvedimento legislativo ha determinato una mobilitazione che coinvolge in primo luogo proprio le componenti più colpite dalla legge. Pisa è diventata giorno dopo giorno un laboratorio cruciale di iniziative congiunte di studenti e precari, volte a contrastare con forza i contenuti della legge 133.

    La sordità del governo nei confronti delle nostre richieste ci costringe a forme di lotta che possono causare disagi involontari agli studenti. Come ricercatori precari riteniamo necessario astenerci da tutte le attività non obbligatorie svolte a titolo volontario e gratuito. Tali attività, come si può constatare quotidianamente, sono sempre più indispensabili per lo svolgimento ordinario della vita accademica. In particolare, ci vediamo costretti a non partecipare alle commissioni d’esame, la cui regolare composizione è ormai in larga misura garantita dalla presenza di personale precario.

    La nostra è una mobilitazione ispirata dalla passione per il lavoro che svolgiamo ogni giorno, dal profondo attaccamento verso l’istituzione universitaria e dal rispetto verso gli studenti. Nel ricorrere a questa modalità di agitazione, confidiamo nella loro comprensione e nella loro solidarietà.

    Assemblea dei precari della ricerca e della didattica
    Università di Pisa

  4. insorgere ha detto:

    se non erro sul sito de lavoce.info perotti aveva già smentito e contestato le critiche del prof. figà talamanca

  5. Carlo Pisacane ha detto:

    Dear all,

    if you agree with the text attached below, please sign the petition
    here:

    http://compass2.di.unipi.it/scuola/indexen.aspx

    Best,

  6. Carlo Pisacane ha detto:

    Guarda che queste critiche sono state pubblicate qui per la prima volta!

    Difficile smentire ciò che non era ancora stato pubblicato.

  7. support_rnrp ha detto:

    DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’ PUBBLICA

    L’assemblea dei dottorandi, dei precari della ricerca a vario titolo del Dipartimento di Filosofia dell’Università Federico II autoconvocatasi il giorno 29 ottobre 2008

    dichiara

    la sospensione di ogni contributo di collaborazione didattica e di ogni attività contrattualmente non riconosciuta come atto di denuncia contro la Legge 133 e di appoggio alla mobilitazione degli studenti.

    L’assemblea invita a prendere parte all’incontro della Rete dei dottorandi e dei ricercatori delle Università di Napoli che si terrà venerdì 31 ottobre alle ore 16.00 a Palazzo Giusso occupato (Università Orientale, Aula R5)

    Per contatti: precarifilosofia@gmail.com
    rete.univ.napoli@gmail.com

  8. Bogotà ha detto:

    @Carlo Pisacane,
    grazie della segnalazione, ma dal documento non si capisce chi sia il destinatario del messaggio (?). La cosa notevole è che hanno superato le duemila adesioni (ma quando è cominciata la raccolta?), di cui moltissime vengono da ricercatori stranieri!

    Oggi nel blog e in ML si è parlato di un tentativo di coinvolgere l’UE attraverso una “richiesta d’asilo politico” di massa da parte dei ricercatori precari italiani; contestualmente, si potrebbe suggerire agli organizzatori di questa petizione (e delle altre che pure circolano sul web) di far pervenire queste firme a Sarkozy…

  9. @pisacane e a figa talamanca

    State facendo lo stesso errore che fece KIng nel suo paper… dove noi risultammo migliori degl USA in ricerca!

    Ora a King dell’italia probabilmente non gliene poteva fregare di meno… e scrisse quello che scrisse.

    Il nostro modello di ricerca è obsoleto, non confrontabile direttamente nemmeno con gli altri paesi attraverso i dati ocse.

    Perotti all’epoca sbugiardò la moratti che usò l’analisi del paper di King per dire che “la sua” università italiana era fra le migliori al mondo. Succesivamente anche Mussi usò quel paper per difendere il suo misero operato.

    Supponendo fosse giusta l’analisi di figa… cosa vorrebbe proporre? Che è giusto rimanere con l’attuale modello?
    Oppure fare delle agenzie segrete governative di valutazione dove ricercatori_007 infiltrati valutano i dipartimenti?

    A cosa porta la confutazione?

  10. insorgere ha detto:

    www . lavoce.info / commenti/281000655.html

    ecco link a lavoce dove c’è rif. a polemica figà talamanca e replica di perotti. non so chi abbia ragione ma come ho detto la cosa non è del tutto nuova.
    forse i dati postati adesso sono più articolati

  11. insorgere ha detto:

    cmq invece di litigare sui dati organizzate la protesta nelle vostre facoltà

  12. precar_res ha detto:

    dato il tono della discussione mi viene proprio da pensare che la gelmini e tremonti fanno bene a mandarci tutti a casa.

    Che si spenda più o meno della media OCSE per studente a me non me ne frega nulla: non voglio pagare io la crisi e i buchi di bilancio.

    Non ci rompete più con questa storia di quanto spende il governo per l’Università. Questo non è un governo che vuole spendere meglio, questo è un governo che vuole spendere meno anzi non vuole spendere proprio.

    E spendere meno o non spendere significa dare meno agli studenti facendoli pagare di più e far fuori i precari.

  13. carlo ha detto:

    x Pisacane: io ho preso per buoni i dati che tu hai postato (in “Ora Basta! Scaricate i dati OCSE…”) ed ho preso per buona la tua interpretazione sulla metodologia usata (piu’ di cosi’ che vuoi, il sangue?). Nonostante cio’, non mi sembra che siamo cosi’ distanti da nazioni come la Francia da poter gridare allo scandalo (come fai tu). Non mi hai ancora risposto su questo punto: abbiamo un 9.4% (risp. 2.3% relativo alla popolazione) di strutturati in meno che in Francia. Secondo te questo giustifica la dicitura Repubblica delle Banane? Allora la Francia cosa sarebbe, confrontata ad esempio alla Spagna o al Messico, la Repubblica delle Pere Cotte? (stavolta rispondi per favore, non fare il de Nardis)

  14. Bogotà ha detto:

    @insorgere,
    il botta e risposta tra Perotti e Figà Talamanca a cui ti riferisci è precedente, ed è stato oggetto di uno specifico Post in questo blog.
    Ecco il collegamento:

    https://ricercatoriprecari.wordpress.com/2008/10/08/figa-talamanca-vs-perotti-sui-dati-statistici-ad-usum-delphini/

  15. Jacopo Bertolotti ha detto:

    A me ‘sta storia dei dati di Perotti inizia a scocciare. Ho la fortissima impressione che il 90% abbondante di chi ne parla il libro non l’abbia mai letto.
    Riporto un paio di brani (necessariamente estrapolati dal contesto):
    “Questi confronti internazionali vanno comunque presi con molta cautela, perché è praticamente impossibile assicurarsi che per ogni paese si prendano in considerazione esattamente gli stessi tipi di studenti e le stesse spese” (pag.39-40)
    “Questo ci indica cosa non va nella spesa italiana: non è l’ammontare totale per studente, o la remunerazione media dei docenti, che è insufficiente; è la sua distribuzione e la sua progressione che sono perverse. In Italia si pagano pochissimo i ricercatori appena entrati nell’università, cioè i più giovani e motivati[…]”

    Insomma: con le analisi di Perotti si può essere d’accordo o meno (per inciso: secondo me il grosso problema è che parla della spesa della didattica come se fosse la spesa per la ricerca quando queste due cose sono MOLTO diverse) ma almeno mette nero su bianco i dati ed il procedimento che ha usato, permettendo a chiunque abbia voglia di controllare se ha fatto bene o meno invece che sparare slogan al vento.

    Tra le altre, in tutto il suo libro, erotti è uno strenuo difensore del RAE inglese (che io conosco poco ma che ho visto che più di uno dei detrattori di Perotti apprezza).

  16. CAVE CANEM ha detto:

    Carissimi
    leggendo la rassegna stampa di oggi resto sconcertato.
    In diversi articoli si citano alcune delle modifiche che il “decreto Gelmini” avrebbe introdotto e che invece adesso non si sa che fine faranno, se ci saranno nel disegno di legge e quali saranno i tempi.
    Tra queste disposizioni pare comparisse l’assenza del blocco del turn over per i concorsi da ricercatore.

    Come a dire: …”avete fatto casino adesso arrangiatevi!!! prima di avere la ripartizione dei fondi straordinari o qualunque possibilità di indire un concorso da ricercatore ne passeranno di mesi”

    A dire il vero mi sento leggermente preso in giro. Voi?

  17. miltonmb ha detto:

    @RNRP

    Nei commenti a due post fa

    https://ricercatoriprecari.wordpress.com/2008/11/02/ora-basta-scaricate-i-dati-ocse-prima-di-pubblicare-numeri-politicamente-scorretti/#comments

    ho chiesto di inviare un comunicato della RNRP al Corriere della Sera appoggiando la proposta di Giavazzi per contenere i danni delle tornate concorsuali in atto.

    La proposta è stata accolta da molti, mentre altri (tipo cattivo.maestro e support_rnrp) hanno preso le distanze solo da parte dell’articolo di Giavazzi, ma non da tutto.

    Ne deduco che la proposta di Giavazzi ha un contenuto minimo condivisibile dagli animatori di questo blog.

    Oggi invece Pisacane ci propone un’altra petizione che da’ per scontate molte delle cose a cui parecchi dei commentatori di questo blog si oppongono da tempo.

    A che gioco state giocando?

    Pisacane, Ans(i)a ecc, volete risponderci sulla proposta Giavazzi?

    Evito di entrare in polemica sul dibattito Perotti/Talamanca.

    Credo che ora sia il momento di battere il ferro caldo della proposta Giavazzi.

    Rispondete per favore.

  18. cattivo.maestro ha detto:

    @ untenured,
    io mi trovo nella stessa situazione, con l’aggravante che nella mia area non c’è mercato verso l’estero.
    Mi do un anno di tempo.
    Poi inizio daccapo.
    Certo mi fa rabbia vedere che ho i titoli per i concorsi da associato, che ottengo ottime valutazioni sui titoli ai concorsi da associato e poi… rinunce, valutazioni di eccellenza e prove ottime di altri candidati.
    Mi chiedo: ma se ho ottime valutazioni come associato e vivo in un’università al collasso che non riesce neanche a bandire concorsi da ricercatore, che futuro ho?
    Mi do un anno di tempo e poi cambio mestiere, buttando all’aria dodici anni di esperienza ed una professionalità acquisita.
    Ma se poi arriva il blocco dei concorsi immediato? Che fare? Ho un altro anno di contratto. Poi?
    Leggo sui giornali (ed anche su questo blog) che i concorsi vanno bloccati perchè c’è il rischio che non vincano i giovani, ma i precari! Ma se un precario merita e questo è accertato da valutazioni in concorsi da associato (non solo da ricercatore) perchè deve andare a casa?
    Scusa lo sfogo “disconesso”…

  19. Carlo Pisacane ha detto:

    Non appoggerò mai Giavazzi.

    E’ politicamente controproducente.

  20. Signor B. ha detto:

    @milton
    che si innervosisce quando non ottiene le risposte che vorrebbe, ti do un suggerimento: comincia tu a dare il buon esempio e rispondi alle domande che ti vengono rivolte. Grazie.

    miltonmb Dice:
    3 Novembre 2008 alle 6:23 pm
    @Sig. B
    nel tuo geniale commento delle 11.21 am di oggi tu dici esattamente quello che io ti attribuisco, cioè perle del tipo: “berlusca vuole cancellare la scuola pubblica” e simili.
    Vorrei semplicemente sapere come le motivi, è troppo?

    Signor B. Dice:
    3 Novembre 2008 alle 6:39 pm
    caro milton,
    E’ VERO che nel mio geniale commento delle 11.21 am ho attaccato duramente l’attuale governo sui temi della sua politica scolastica; MA NON E’ VERO quello che tu mi attribuisci nel tuo commento delle 5.55 pm; ovvero, che “la sinistra ha sempre ottime intenzioni, ma a volte le capita di sbagliare [invece la destra sono tutti cattivoni]“!?!

    La differenza tra di noi è che uno ragiona con i paraocchi e l’altro analizza senza condizionamenti e critica là dove c’è da criticare…

    Ora, te lo chiedo per favore, avresti la cortesia di rispondere alla mia domanda?
    Ovvero, come e perché fidarsi di un Governo che fa il contrario di quello che fanno i suoi omologhi europei (Sarkozy), a dispetto di accordi comunitari (Strategia di Lisbona)? Grazie.

  21. cattivo.maestro ha detto:

    @miltomb

    tu scrivi”
    @cattivo.maestroe sig. B

    A parte ironizzare con saccenza, non avete risposto alla mia domanda.

    Ammesso che la scienza politica ci dica che i governi non fanno il bene dei cittadini, a rigore questo dovrebbe valere sia per quelli di destra che per quelli di sinistra.

    Voi invece sostenete che la sinistra ha sempre ottime intenzioni, ma a volte le capita di sbagliare con un Mussi qualunque (il solito compagno che sbaglia).

    Mentre il berlusca e la destra hanno SEMPRE l’intenzione (malefica e diabolica) di distruggere l’italia e tutto quello che di buono c’è.

    Potreste spiegarmi, alla luce delle vostre competenze politologiche, come si può spiegare ciò? Esistono delle differenze genetiche tra governanti di destra e di sinistra?

    Grazie per il vostro eventuale aiuto”.

    Ma chi ha mai detto le frasi che mi attribuisci. Ho mai sostenuto che i governi di centrosinistra sono animati dal senso del bene comune.
    Da quando frequenti il blog? Penso di essere stato tra i più critici verso il Governo Prodi. I commenti sono tutti salvati e disponibili qui.
    Come faccio a spiegarti in base alle mie competenze politilogiche tesi che non ho mai sostenuto.

    Sei tu che dovestri spiegarmi questa affermazione “i ministri, i parlamentari e gli elettori del governo berlusconi non hanno figli, nipoti, ecc.

    Perchè non dovrebbero essere preoccupati del futuro dell’istruzione superiore in italia, che riguarda anche loro e i loro discendenti?”.

    Stiamo ai fatti. I fatti per il momento sono “la legge 133”. Tagli, blocco del turn over, progressione degli stipendi. Su queste misure si valuta il Governo Berlusconi.
    Il mio giudizio è pessimo.
    O vogliamo pensare che l’indirizzo politico del Governo Berlusconi sia espresso da Giavazzi?

  22. miltonmb ha detto:

    @Pisacane

    ok, la cosa non mi stupisce, anzi conferma l’idea che mi ero fatta di RNRP.

    @Sig. B. e Cattivo.maestro

    Vi traduco il senso del mio intervento sui governi di destra e di sinistra, visto che non l’avete colto al di là dell’ironia (magari mi sono espresso male io…)

    Io intendo questo:

    si può non essere d’accordo sui tagli perpetrati dal governo berlusconi, ma non si può dire che vogliono distruggere l’università.

    Bisogna, per essere corretti, prendere in considerazione la possibilità che la visione dell’attuale governo è diversa dalla vostra e, forse (non entro nel merito) anche legittima.

    L’amministrazione pubblica e l’università italiana sono pachidermi che sprecano milioni di euro ogni giorno. In particolare, per l’italia i dati dimostrano che l’università non è affatto sottofinanziata mentre è assai meno produttiva rispetto agli altri paesi sviluppati.

    Per me questo è motivo più che sufficiente per considerare i tagli del tutto ragionevoli.

    Sarkozy non ha tagliato (e qui rispondo nello specifico) perchè in francia l’università non è un baraccone mangia soldi a uffa come da noi. Quindi investirci ha un senso.

    Nella mia università è appena stato nominato prof associato un perfetto incapace che ha come unico merito l’aver portato la borsa (MATERIALMENTE, non è una metafora) del suo barone di riferimento per anni.

    Se i soldi servono a questo meglio tagliarli.

  23. cane sciolto ha detto:

    Tanto per buttare un po’ di benzina sul fuoco della polemica 🙂

    1) Se aveste dedicato all’analisi di proposte concrete sulla valutazione e sui concorsi meno truccati (r.i. e miltonmb, fermi: solo per chi pensa che siano possibili) un decimo delle energie che profondete a litigare sulla quarta cifra decimale dei numeri OECD, magari ora si sarebbe prodotto qualcosa di valido.
    Soldi non ce ne sono e, anche se ci fossero, il governo non li investirebbe in un’Università malata e per giunta sinistrorsa.

    2) Avete parlato di lavoce.info. Ci ho trovato un articolo di Peracchi sul dottorato

    http://www.lavoce.info/articoli/-scuola_universita/pagina1000727.html

    3) @ CAVE CANEM mi debbo preoccupare?

  24. cattivo.maestro ha detto:

    @ cave canem

    ma se abbiamo elaborato faticosamente una proposta di riforma del reclutamento e raccolto oltre mille firme!
    Non capisco.

    scrivi:
    “Se aveste dedicato all’analisi di proposte concrete sulla valutazione e sui concorsi meno truccati (r.i. e miltonmb, fermi: solo per chi pensa che siano possibili) un decimo delle energie che profondete a litigare sulla quarta cifra decimale dei numeri OECD, magari ora si sarebbe prodotto qualcosa di valido”.

  25. Untenured academic ha detto:

    @Pisacane

    giavazzi è inutilizzabile politicamente per le posizioni “estremistiche” che ha avuto sinora al pari dei suoi colleghi bocconiani (Alesina, Perotti, A. Ichino).

    Però, dall’altra parte, non vedo un utile riferimento neppure in Figà Talamanca, uno organico dell’ANDU o comunque di quell’area lì.

    Quando il movimento dei ricercatori precari affermerà la sua autonomia politica, intellettuale e propositiva dai sindacati dei docenti strutturati e dai loro professori-intellettuali di riferimento, allora si potrà sperare che esso sarà forte e non subalterno a interessi estranei a quelli dei precari.

  26. kary@nowhere.com ha detto:

    Leggo da un po’ il blog, vedo che c’e’ qualche nick fresco (non so se corrisponde anche a persona). dopo essere stato un po’ all’estero e ritornato ed aver dato uno sguardo a quello che c’e’ in giro ed aver ascoltato discorsi che in altri paese andrebbero di filato riportati alla magistratura vorrei far notare due cose.

    I concorsi, dal primo all’ultimo a partire dal dottorato non possono chiamarsi tali. Un’universita’ cosi’ preferisco perisca di stenti e en vangano pure i tagli non mi interessa . Mi ci metto in mezzo anche io. sansone con i filistei , il tempio crolli vabene. Ma dopo aver sentito discorsi della serie: anche se non e’ andato da nessuna parte il mio pupillo e’ giusto che entri perche’ lavora fedelmente e come un mulo anche se non e’ un genio ed e’ da molto tempo qui, non posso neanche provare piu’ a difendere le stabilizzazioni. Manco alle poste andrebbero bene certi discorsi.

    Con il rischio di mandare a gambe all’aria la ricerca di base, che poi dovra’ comunque essere riprese (le piu’ grandi aziende che cmq badano al soldo come IBM, Dell etc. etc. fanno cmq ricerca di base) le selezioni nelle universita’ e negli enti di ricerca dovrebbero procedere come in un “reale” (e non italiano) mondo del lavoro. Tu, i tuoi colloqui e quello che sai fare che e’ PARZIALMENTE rispecchiato dal tuo CV.

    Scusate ma questo e’ un punto su cui non si fa mai chiarezza. Le universita’ sono divise in Macroaree, sottoaree , e compagnia bella. Quando si scrive “io ho un CV perfetto” molto spesso si da per implicito che si ha pubblicato in una specifica rivista, in un settore particolare in un campo particolare. Cosi’ quando uscira il concorso con richiesta di persoan con pubblicazione in campo x, sottocampo z etc etc. siamo tutti felici. Questo significa come minimo essere miopi. E se questo discroso vi sembra folle date un’occhiata alla carta europea dei ricercatori. Esperienza in ambienti diversi, e a volte perfino in campi diversi devono essere considerata ricchezza. Anche perche’ scusate, ma deve esistere un rovescio della medaglia, al fatto di non essere stati sottomessi ad alcun potere “feudatario” e “baronale”.

    Per una ditta sei un MATEMATICO, UN FISICO, UN CHIMICO, UN BIOLOGO etc. La specializzazione in un determinato campo va pure bene quando rappresenta che sai lavorare anche nello specifico ma devi dimostrare di essere un professionista nel tuo campo. Perche’ nessuno, soprattutto in era informatizzata pretende che si conosca lo scibile in una materia. Se i “ricercatori” si specializzano come i mammut a partire dal dottorato, avvalorando un sistema a cui si e’ sottoposti a ricatto, e poi non gli esce il concorsino nella specifica area sono fottuti. Forse sarebbe piu’ proficuo invece di chiedere piu’ posti, di chiedere un cambio di mentalita’. E se credete che sia solo utopia, fatevi un biblietto aereo e vedrete che l’utopia esiste al di fuori di questi confini. Ma quello che mi fa inca.. e’ ? perche’ in italia siamo cosi’ coglioni da non capirlo e non farci niente ?

    La didattica azz, mi spiegate perche’ nessuno parla mai delle separazioni ???
    Ricerca non equivale a didattica per un milione di motivi

    Che ben venga tutto. Che si azzeri e si rinizi. Cosi’ non si va da nessuna parte
    Cmq mi sa che a scrivere qui siamo rimasti in una decina..

  27. kary@nowhere.com ha detto:

    ah proposte… visto che qualcosa andrebbe fatto
    che ne dite di sceglierci un bel colore ? Mi spiego meglio qualcosa come la rivoluzione arancione.Esempio : Tutti i precari si vestono con qualcosa di arancione. Qunado in un’universita’ CNR, etc, si vedra’ che quelli ad non indossare il colore scelto sono solo gli over 50 ognuno trarra’ le conclusioni del numero di schiavi e del numero di faraoni :))))))

  28. Bogotà ha detto:

    @kary,
    non condivido tutte le cose che scrivi, ma la tua proposta mi piace moltissimo.

    Peccato che non ha nessuna possibilità di riuscita: per questo genere di cose servono i cogl.ni, e i ric.precari (come i ‘mutanti’ di Houellebecq) ne sembrano del tutto sprovvisti.

  29. Bogotà ha detto:

    Con la luminosa eccezione dei precari di Pisa:

    W i precari di Pisa!!!

  30. cattivo.maestro ha detto:

    Mi sembra che la discussione in questo blog si stia allontanando dalle reali posizioni in campo (non mi riferisco a nessuno in particolare).
    TUTTI vogliamo regole nuove.
    Il punto che ci divide oggi è: VOGLIAMO IL BLOCCO DEI CONCORSI IMMEDIATO, in attesa di regole che potrebbero arrivare magari fra sei mesi o fra tre anni?

    Io no per rispetto di molti ricercatori precari che non avranno la possibilità di aspettare e subiranno la lesione del diritto a partecipare ai concorsi.
    Personalmente poi, penso che se un blocco dei concorsi da ricercatori ci sarà, sarà un blocco sine die, in attesa che entri in vigore la cancellazione della qualifica di “ricercatore” prevista dalla l. Moratti!

  31. carlo ha detto:

    Quoto cattivo.maestro: ” Vogliamo il blocco dei concorsi immediato, in attesa di regole che potrebbero arrivare magari fra sei mesi o fra tre anni? ”

    L’idea di Giavazzi e’ che non c’e’ bisogno di bloccare i concorsi. Gia’ un intervento come l’estrazione a sorte delle commissione permetterebbe di rovinare la festa a qualcuno dei “prescelti”.

  32. cane sciolto ha detto:

    @ cattivo.maestro

    Non volevo sminuire la petizione, in quella mi riconosco. Al 90%, se posso essere sincero fino in fondo; ma comunque sarebbe un passo avanti epocale. Il senso della mia battuta voleva essere quello di orientare le forze verso il concreto ed il raggiungibile (come ha fatto p. es. kary@nowhere.com).

    Hai letto il pezzo di Peracchi? Che ne pensi?

    P.S. è vero che il trattamento che mi si riserva ai concorsi m’ha reso schizofrenico, ma esortare a temere a me stesso mi pare troppo … [CAVE CANEM non sono mica io]

  33. cane sciolto ha detto:

    @ cattivo.maestro

    non avevo letto l’altro tuo post, scusami. Sul blocco la penso all’opposto di Lenzi: fermare le progressioni e far continuare i concorsi a ricercatore, magari coi riflettori della stampa sopra però.

  34. cattivo.maestro ha detto:

    scusa volevo crivere @ cane sciolto e invece ho scritto @ cave canem

    @ cane sciolto (stavolta indicato esattamente)

    anch’io mi riconosco non totalmente (ed ancor meno di te) in quella petizione. Ma è il frutto di un compromesso!

    Ripeto, queste sono discussioni che abbiamo chiuso. TUTTI vogliamo regole nuove.

    La questione oggi è:
    VOGLIAMO IL BLOCCO DEI CONCORSI IMMEDIATO, in attesa di regole che potrebbero arrivare magari fra sei mesi o fra tre anni?

  35. Lilly ha detto:

    Perché mai i ricercatori precari dovrebbero appoggiare chi qualche giorno fa scriveva di noi che vogliamo solo avere un contratto a tempo indeterminato senza avere dimostrato niente dal punto di vista scientifico? Non sono niente i dottorati, i post-doc, le borse, gli assegni, i contratti per l’insegnamento, le pubblicazioni? Suvvia, un po’ di dignità colleghi! Io sostengo e sosterrò solo chi mi rispetta e rispetta il mio lavoro e la persona da voi citata non è fra questi.
    @ Cattivo maestro
    E se invece di cambiare lavoro tu, lo cambiassero quelli seduti comodamente in parlamento, se andassero nuovamente a fare quello che hanno sempre fatto: dirigere aziende e presentare programmi televisivi giusto per fare qualche esempio, perché di politica (intesa nel senso più alto del termine ovvero come impegno civile) questi signori non ne sanno proprio niente e traspare ogni giorno in maniera più evidente (li ascoltate in TV, alla radio, li leggete sui giornali? Citano sempre e solamente il solito libro, cercano in ogni modo di screditare l’Università pubblica (tutta, precari compresi) e giustificare in questa maniera agli occhi degli italiani i tagli insensati al settore, non cercano neanche di informarsi e di studiare la veridicità dei dati che riportano pedissequamente, come poesie imparate a memoria).
    Ma ora basta, vado anch’io in silenzio stampa (se aspetto, però, di commentare il disegno di legge in preparazione rischio di non lasciare più commenti per molto, molto tempo e a qualcuno la cosa sono sicura farebbe pure piacere!).

  36. carlo ha detto:

    Bello l’ultimo intervento! Tradotto: “Non appoggio Giavazzi (sebbene alcune idee – ma solo alcune – siano condivisibili) perche’ e’ brutto e cattivo, e mi sta antipatico!”

    E’ proprio cosi’ che risolleverete la ricerca in Italia! Nascondendovi dietro a ideologie e simpatie politiche.

    Intanto ne’ (Carlo) Pisacane, ne’ i suoi “compagni”, commentano i dati postati da Pisacane stesso. Ripeto la domanda: davvero la differenza di strutturati fra Francia e Italia (2.3%) e’ cosi’ scandalosa? Tanto da far gridare alla rivoluzione?

    E il Messico e’ forse meglio degli UK, solo perche’ ha il doppio degli strutturati?

  37. cattivo.maestro ha detto:

    Giavazzi sarà un’ottimo economista, ma come giurista non è un granchè.

    “Gia’ un intervento come l’estrazione a sorte delle commissione permetterebbe di rovinare la festa a qualcuno dei “prescelti”.

    Come si fa? I concorsi sono già stati banditi e sul bando in G.U. c’è un riferimento ad una legge che regola quel concorso.

    Se si modifica quella legge vale per i concorsi futuri?

    Lo sa Giavazzi?

  38. Bogotà ha detto:

    I dati OCSE sono inutilizzabili: dalla tabella mancano i riferimenti alla Colombia “tierra de gloria” !!!

    A parte gli scherzi, tra i paesi dell’est manca la Romania, che magari ultimamente non se la passerà bene con università e ricerca, ma che pare sia tra i paesi europei destinati a superarci nei prossimi 10/20 anni…

    (Non so se è vero; lo riferiva, su Radio Tre, qualche giorno fa, Michele Concina, inviato speciale del Messaggero, in una risposta agli ascoltatori. Il giornalista citava uno studio di analisi economica).

  39. Lilly ha detto:

    @carlo con la minuscola
    quando parli di ultimo comento ti riferisci al mio?

  40. cattivo.maestro ha detto:

    “il principio tempus regit actum indica che ciascun atto amministrativo deve essere valutato sulla base della disciplina vigente al momento della sua adozione”.

    “TEMPUS REGIT ACTUM”, caro Giavazzi, non inciampare!

  41. insorgere ha detto:

    pessimismo e fastidio….
    bloccheranno tutto per un po’ in attesa di una fantomatica revisione.
    triste, sconsolante – MA SEMPRE MEGLIO CHE BUTTARE DENARO PER FAR VINCERE CONCORSI AI PREDESTINATI

  42. kary@nowhere.com ha detto:

    non e’ possibile devo dare ragione ad INSORGERE
    MA SEMPRE MEGLIO CHE BUTTARE DENARO PER FAR VINCERE CONCORSI AI PREDESTINATI

  43. Lilly ha detto:

    Io aspetto ancora con pazienza una delucidazione da carlo con la minuscola.

  44. Bogotà ha detto:

    Cari amici del tanto peggio tanto meglio,
    fatemi capire una cosa, di grazia, ma voi siete tutti “cervelli in fuga” [e pertanto, paradossalmente, potete permettervi il lusso di sbattervene di quello che accade qui]; oppure siete “cervelli dormienti” (come la favola della bella addormentata nel bosco) che ad un tratto baciati dal principe signor B. vi siete risvegliati e state scoprendo che la situazione è insostenibile e allora vai con gli slogan sfascisti?

    Chi in questi anni ha fatto attività di ricerca (con dottorato, assegno e contratti vari) e ha dimostrato talento e passione in quello che ha fatto deve poter essere strutturato. Mi sembra veramente il minimo della decenza.
    Chi non è d’accordo con questa regola di buon senso e in nome del mito meritocratico grida allo scandalo, merita di essere mandato a fare ricerca sulla luna, ma a calci in culo.

    L’unico modo per ottenere questo risultato è favorire in tutti i modi il ricambio generazionale. Questo sarebbe facilissimo, se solo si volesse applicare all’Università la regola che già funziona per il resto della PA: pensione con 40 anni di contributi.

    Chi prova a fare un calcolo del bugget che si renderebbe così disponibile? (magari tenendo conto che lo stipendio da ricercatore DEVE essere aumentato).

    P.S. Dimenticavo la cosa più importante: ABOLIZIONE immediata di TUTTI i contratti precari!

  45. Michele ha detto:

    da “La repubblica”, l’on. Cota, della Lega Nord: “C’è un perfetto accordo nella maggioranza per migliorare l’università tagliando i numerosi sprechi che ci sono”.

    Sara` un lapsus, oppure e` indicativo del fatto che non c’e` nessuna volonta` di riformare, ma l’unico obiettivo e` tagliare, tagliare, tagliare?

  46. Bogotà ha detto:

    Scometto che ora l’on. Cota proporrà di cominciare dalla Filosofia: quale più grande spreco!?! [con ironia?]

  47. Lilly ha detto:

    @carlo con la minuscola
    Dato che non ho ricevuto adeguata smentita è evidente che tu ti riferissi al mio commento, che d’altronde era l’ultimo in ordine cronologico.
    Rileggendo quanto da me scritto vorrei sapere da quali parole è dato evincere che io sarei in parte d’accordo con quel signore che tu citi: personalmente non condivido NULLA e ripeto NULLA di tutto quello che ho avuto l’opportunità di leggere sul Corriere della Sera.
    Ora due sono le ipotesi su di te: la prima è che tu soffra di allucinazioni visive e veda scritte sul testo parole che non ci sono, la seconda (ed io propendo per questa) è che tu sia nei miei confronti in assoluta malafede.

  48. Bogotà ha detto:

    Una postilla per gli amici del tanto peggio tanto meglio.

    L’argomento secondo cui non sarebbe giusta la “regolarizzazione” [non ho detto stabilizzazione] dei contratti di oggi perché paralizzerebbe il sistema di domani a tutto discapito di chi verrà dopo è una presa per il culo!

    Anche noi siamo stati giovani dieci anni fa e oltre. E il nostro prezzo lo abbiamo pagato tutto. Dovremmo avere il coraggio di gridare anche noi: NOI QUESTA CRISI NON LA PAGHIAMO!?!

    Chi verrà dopo avrà comunque il vantaggio di sapere che – se nel frattempo non sono cambiate le regole – bisogna aspettare un decennio e oltre prima di entrare. Esattamente come è avvenuto con noi! E potrà farsi i suoi conti…

    E a chi mi viene a dire che sono discorsi da fare alle Poste perché la Ricerca è un’altra cosa, io gli dico di andarsi a fare vedere da uno specialista, ma di sceglierselo serio perché temo che la sua malattia a questo punto sia molto grave!

  49. Lilly ha detto:

    Ti adoro Bogotà!

  50. kary@nowhere.com ha detto:

    Chi verrà dopo avrà comunque il vantaggio di sapere che – se nel frattempo non sono cambiate le regole – bisogna aspettare un decennio e oltre prima di entrare. Esattamente come è avvenuto con noi! E potrà farsi i suoi conti…

    Io devo dire sono partito da una posizione “morbida” sulle stabilizzazioni e poi invece mi sono ritrovato a concordare con altre posizioni del blog forse perche’ ne ho viste troppe o non so che dirti, hai ragione tu, saro’ uscito di senno.

    Ben felice se tutti ci sistemassimo, ma visto che io i discorsi ME LI SONO SENTITI IN FACCIA
    testuali SI METTA NELLA COSA GIUSTA non so che dirti

    Secondo me ci si vende per un piatto di lenticchie
    E cmq non lottiamo tra poveri
    peace and love

  51. insorgere ha detto:

    @ bogotà

    per la crona mi sono dottorato, poi post-doc, poi assegno qua. non parlo da marte.

    mi fa pena chi pensa a salvarsi il culo – come individuo o come generazione – e non ha nessun interesse a migliorare il sistema.
    SE TI PREME SOLTANTO SISTEMARTI – A DISCAPITO DI TUTTO E DI TUTTI, A DISCAPITO DEL MERITO E DEL FUTURO – BEH MERITI DI AFFONDARE CON LA BARCA CHE COLA A PICCO.

    il punto non è cavarcela singolarmente o come generazione, il punto è che le risorse servano per premiare i migliori. I migliori possono essere anche giovani, magari neo-dottorati, non è una questione di anziantà. Se vogliamo un sistema sano dobbiamo avere il coraggio di chiedere che vengano reclutati i migliori.

    Le sofferenze, le angoscie, gli anni di precariato pesano, certo. Hanno pesato sulla mia vita come sulla tua e su quella di tutti. Ma il criterio per entrare non può basarsi sul calcolo delle angherie subite. Deve entrare chi è più bravo, non chi si è conservato gelosamente il suo posticino in fila…pubblicando e leccando il culo ai baroni di turno.

    Per me ha senso lottare solo se lo facciamo per un sistema migliore. Altrimenti meritiamo di soccombere.

  52. ares ha detto:

    “Quello che volevo per tutti
    l’ho avuto per me
    cosa volete di più?”

    Ivan Kulekov (da ‘Questa non è ironia’)

  53. ares ha detto:

    @ Bogotà
    @ Insorgere

    Dovreste farvi un giro di colloquio per l’assunzione in qualche multinazionale. Quello è un buon metodo di reclutamento

  54. Untenured ha detto:

    colleghi e compagni
    speriamo che stasera Obama vinca, solo lui potrebbe cambiare questo schifo di università italiana. Gelmini, Pizza, Brunetta, Tremonti e i loro amici mi provocano solo disgusto.

  55. Bogotà ha detto:

    Caro insorgere,
    ancora una volta è colpa mia, non mi sono spiegato; eppure non è difficile…
    Chi si è appena laureato, chi non ha fatto un anno di precariato, chi ha come titolo la sola tesi di laurea NON FA TESTO.

    La nostra classe politica di destra e di sinistra ci vuole convincere [ma vedo che ci è riuscita perfettamente] che togliendoci dal precariato (dopo averci tenuto per dieci anni e passa), favorendo un processo di regolarizzazione dei contratti vergogna, NOI faremmo il male del sistema perché intaseremmo tutto per quelli che verranno dopo (ma che come ho detto, al momento, non fanno testo). E’ PAZZESCO!

    Tu credi che il nostro Paese sta andando in rovina è quindi non c’è posto per chi come noi vorrebbe poter fare quello per cui si è preparato tutta una vita.

    Ma non è così: A noi viene impedito di fare quello per cui ci siamo preparati a fare per tutta una vita e quindi il nostro Paese sta andando in rovina.

    Non è vero poi che i migliori stanno (percentualmente) tra i neoaddottorati come tu sostieni (ce ne sarà anche qualcuno), ma stanno tra le migliaia che attendono da anni con CV da far venire la pelle d’oca, MA CHE CAZZO STAI DICENDO!!!

    LA VOSTRA MALATTIA SI CHIAMA COMPLESSO DI COLPA: CURATEVI FINO A CHE SIETE IN TEMPO!!!

    VAFFANCULO!
    IO NON MOLLO! NON MOLLERO’ MAI! non me li faccio mettere i piedi in testa. Non riusciranno a convincermi che è giusto così, che è naturale. mai e poi mai!

    Chi mi conosce un po’ in questo blog sa che raramente alzo la voce. Che non uso termini scurrili. ma oggi sono incazzato nero e spaventato; spaventato dai fatti di piazza navona, dall’assalto alla RAI di questi squadristi [i cui volti sono stati coperti nel tg2. per rispetto della privacy?], da questo clima di merda che si respira da troppo tempo. altro che dolce declino, rivoluzioneitalia!

    Ma siamo pazzi? rispettiamo la privacy di un branco di lupi feroci e poi mandiamo al macero un’intera generazione di ricercatori? Quanto di più caro dovrebbe avere un Paese civile!!!

    IO QUESTA CRISI NON LA PAGO!

  56. France ha detto:

    Non posso resistere.
    Come qualcuno ha fatto giustamente notare, dei numeri di Perotti e di Figa’ (non ho le vocali accentate, scusate) non c’e’ assolutamente bisogno. Quando lo faccio io sono demagogico, e che ci volete fare, sono un simpatizzante dell’Anticristo. MA i numeri sono dita che ci fanno abilmente rimirare per tenerci nascosta la luna. Con altri frequentatori un po’ disincantati di questo spazio, abbiamo messo su un sito www. aprit . org, per cercare di dare una organizzazione a quel numero di ricercatori che a luglio firmo’ la petizione per riformare i concorsi e poi abolirli (detto cosi’ e’ fanciullesco, ma abbiate pazienza…). Da quella petizione abbiamo elaborato un Manifesto, che riassume quello che l’APRI (Associazione Precari della Ricerca Italiani) si propone per cercare di rendere piu’ giusto, piu’ allineato col resto dei paesi civili, piu’ (brrr) meritocatico il sistema Univ e Ricerca italiano. Ve lo posto di seguito. Personalmente, credo che il 90% di quelli che qui intervengono ci si possa riconoscere.

    L’Associazioone Precari Della Ricerca Italiani ha come obiettivo il superamento del precariato nelle Universita’ e negli Enti di ricerca, attraverso il progressivo allineamento del sistema italiano ai modelli e standard Europei.
    Reclutamento:
    Nella grande maggioranza dei paesi europei il sistema adottato e’ la chiamata diretta: l’istituto/dipartimento recluta dottorandi, postdoc e principal investigators scegliendoli tra candidati che reputa piu’ idonei in base al curriculum e ad un colloquio con uno o piu’ strutturati, e il direttore. La cooptazione si attua quindi su base responsabile, essendo il principal investigator di riferimento, e il direttore dell’istituto, direttamente responsabili del reclutamento del candidato. In presenza di un adeguato sistema di valutazione che sanzioni quei ricercatori, direttori ed istituti (nell’ordine) che non raggiungano elevati livelli di qualita’, questo sistema si e’ dimostrato in grado di garantire meritocrazia e competitivita’. L’APRI propone l’adozione di tale sistema per il reclutamento anche nelle Universita’ ed Enti di ricerca italiani, ben sapendo che la creazione di una agenzia nazionale della valutazione e del nuovo quadro normativo richiedera’ un indispensabile periodo di “rodaggio”. Per questo motivo, in una fase transitoria (quantificabile in 3-4 anni), APRI propone una revisione delle norme concorsuali che verranno adottate per l’assegnamento dei posti da ricercatore prima dell’entrata in vigore del nuovo sistema. Le attuali norme per il reclutamento dei ricercatori fanno sì che a vincere il concorso sia, nella stragrande maggioranza dei casi, il candidato “prescelto” dal membro interno di commissione, con il benestare degli altri due componenti della commissione stessa. Questi ultimi scelti, per altro, mediante elezioni tanto dispendiose dal punto di vista del tempo e delle energie che i docenti vi investono, quanto pilotabili. In questo modo, candidati che si distinguono per la significatività della produzione scientifica possono vedersi superare dal candidato “preferito” dal membro interno, anche qualora lo stesso non possa vantare un curriculum altrettanto brillante. Risulta inoltre evidente che le attuali regole non solo precludono totalmente l’auspicabile arrivo di ricercatori dall’estero, ma favoriscono la fuga di cervelli italiani in altri Paesi.
    Nella fase transitoria APRI propone quindi l’adozione di poche e semplici modifiche all’attuale legge, realizzabili in tempi molto brevi.
    Nello specifico:

    1) i due membri esterni della commissione andrebbero individuati mediante sorteggio e non tramite elezione, e dovrebbero essere dei pari-grado del membro interno;

    2) abolizione delle prove scritte ed orali , che sono proprio quelle che, nella prassi applicativa, si sono prestate alle strumentalizzazioni più evidenti;

    3) selezione solo su basi oggettive, secondo un modello di discrezionalità fortemente vincolata, per titoli e pubblicazioni;

    Ad esempio: prima valutazione solo sulle pubblicazione certificate (50 punti sui 100 complessivi); seconda valutazione – alla quale accedono solo i candidati che, alla prima, hanno ottenuto almeno 35 punti – sui titoli (40 punti su 100, di cui 15 per il titolo di dottore di ricerca); terza valutazione – alla quale accedono solo i candidati che hanno ottenuto almeno 28 punti alla seconda valutazione – consistente in un libero seminario, per il quale rimarrebbero da assegnare gli ultimi 10 punti su 100. La prova seminariale, in definitiva, svolgerebbe principalmente il compito di “valvola di sicurezza”, onde evitare che siano assunti ricercatori dotati di capacità di esposizione orale inadeguate

    4) introduzione di una graduatoria finale , incredibilmente assente nelle attuali procedure.

    Valutazione:
    Il perno della riforma in senso Europeo delle Universita’ ed Enti di ricerca e’ l’istituzione di una agenzia di valutazione nazionale che, con cadenza annuale, monitori la performance dei ricercatori, Istituti, Dipartimenti, Facolta’ e Atenei e abbia potere di sanzionare direttamente gli abusi, e stabilire la ripartizione dei finanziamenti di conseguenza.
    APRI ritiene anche indispensabile che l’agenzia di valutazione assicuri, nel tempo, una corretta gestione delle risorse umane nelle Universita’ ed Enti di ricerca, con il preciso scopo di rovesciare la piramide che vede oggi un numero crescente di ordinari e dirigenti di ricerca, rispetto ad un esiguo numero di ricercatori. In questo senso, l’abolizione dei fuori ruolo e il pensionamento obbligatorio di tutti i dipendenti che abbiano maturato 40 anni di anzianita’ (come gia’ e’ previsto per i dipendenti della P.A.) sono due provvedimenti tanto indispensabili quanto immediatamente attuabili.

    Finanziamento:
    La razionalizzazione e ridefinizione della spesa pubblica in Universita’ e Ricerca sono auspicabili e condivisibili. Data questa premessa, APRI chiede che le risorse destinate aumentino fino a quel 3% del PIL indicato nel Trattato di Lisbona.

  57. Bogotà ha detto:

    @France,
    dopo quello che ho scritto, è molto probabile che io non sia accettato nel club Apri e considerato ospite sgradito…
    Poco importa; più importante invece che abbia visto nel suo Manifesto almeno un po’ di quei “numeri” che ormai do da qualche tempo in questo blog:
    – 40 anni di contributi (per il pensionamento);
    – 3% del PIL (Strategia di Lisbona).
    Grazie da parte mia. Auguro ogni bene e fortuna ad Apri!

    @insorgere,
    nel mio sfogo di prima non c’è nulla di personale. in partic. il vaffa… non era rivolto a te, ma alla classe politica che ci tiene imprigionati in questo assurdo inganno prospettico. Comunque, ti chiedo scusa per averti ingiustamente offeso.

  58. insorgere ha detto:

    @ France: per quel che conta – nulla – sono con voi.

    @ bogotà
    capisco la rabbia e non me la prendo.
    una sola precisazione: non ho detto che i più giovani sono i migliori, solo che debbono vincere i migliori – giovani o vecchi. Cioè che esser stati precari per anni, esser frustrati e depressi non è un titolo di merito. E’ un peccato se no dovrebbero farmi rettore per chiara fama….

    non invochiamo sanatorie, cerchiamo di ottenere un sistema sano. se siamo davvero bravi come crediamo/speriamo allora troveremo un posto. ma meritandoncelo sino in fondo, senza scorciatoie, senza ope legis. Ne va – prima che del futuro di questo paese, prima che delle prossime generazioni – della nostra dignità.

  59. Paolo ha detto:

    Mi sembra che qui gli unici con un po’ di lucidita’ siano Bogota’ e Lilly.

  60. @untenured

    ahahaha tu che invochi obama…. mi fa ridere…

    Cosa pensi di avere in comune con Obama?

  61. insorgere ha detto:

    @ paolo
    in effetti mi sento opaco….

    cmq, al di là degli sfoghi sul web, cerchiamo di darci da fare presso i nostri dipartimenti, facoltà, atenei.

    ho passato la giornata in riunioni, diverse proposte di piccole – ma significative – riforme a livello di ateneo stanno emergendo e le presenteremo presto.
    Intanto continuiamo con la mobilitazione contro il lavoro gratuito.

    spero che facciate tutti lo stesso.

  62. @insorgere
    il tuo discorso è un pò vizioso…

    Anzi non capisco come posso un neo dottorato essere più bravo di uno con 5 anni post doc alle spalle.

    L’età NON centra. Curriculum, colloquio, chi viene selezionato entra… se chi ti ha reclutato ha sbagliato… dopo un anno ti declassa di sicuro… se ancora non si vedono migliorie… comincia a rishiare pure lui… al terzo anno il reclutatore se non ha trovato gente giusta… rischia il c**o… se fortunamtamente il reclutatore è il figlio del direttore del dip. …. allora son caz*i, perchè cominciano a rischiare tutti nel dipartimento… al terzo consiglio di facoltà cmq il “figlio di” è stato preso a calci in cu*o da tutto il dipartiemnto, che nel frattempooi ha cambiato direttore….

  63. Bogotà ha detto:

    @insorgere,
    se per il mito del “vinca il migliore” – perché questo è l’alibi di chi si oppone alla “regolarizzazione” dei contratti vergogna – dobbiamo tenere intrappolata una generazione di ricercatori, io non ci sto. Lo considero una debolezza, un errore politico.

    Per il resto siamo d’accordo, onore ai precari che lottano e che ci mettono la loro di faccia! Non smetterò di dirlo: W i precari di Pisa (Scienze Politiche)!

    @rivoluzione,
    il tuo discorso avrebbe senso se a rischiare di finire alla porta fossero tutte le componenti del sistema e non come avviene oggi solo i ric.precari.

  64. @bogotà

    grazie dell’ovvietà.

    GLi ultimi post sono di un fumoso unico….

    Consiglio a tutti di essere chiari cmq nel chiedere:
    EUROPA SI o EUROPA NO. Nessuno mai si sbilancia…
    Alcuni arrivano a frugare nei meandri dell’europa
    attraverso la numerologia…
    Tutti a chiedere stesse performance ma nessuno a chiedere stessi modelli!!!

    Sai mica se i ricercatori di PISA sono a favore?

    Non ho ancora capito nemmeno se tu sei a favore.

    Ricordo ancora che la storia si ripete….
    ATTENTI a non tirare troppo con ideologia e italianità…
    il rischio è di fare la fine di Bertinotti & co.

    Consiglierei a certi conservatori-nostalgici quà dentro di dosare bene l’utilizzo di simboli quali “Obama” e “Europa”…
    onde evitare di fare ulteriori figuracce.

  65. insorgere ha detto:

    a rivoluzione a bogotà e a tutti quanti:

    ma vi ha mai sfiorato il dubbio che le nostre fini analisi sui dati statistici oppure le nostre preferenze su questo o quel modello europe non contano un’emerito c….o?

    parliamo di cose concrete, di cose che possiamo fare/proporre nei nostri atenei, nelle nostre facoltà e nei nostri dipartimenti.

    discutiamo e confrontiamoci sulle forme di mobilitazione, sulle richieste e le iniziative che si possono sostenere a prescindere da cosa deciderà mary star.

    al di là dei tagli e delle fantasmatiche riforme gli atenei hanno un margine di autonomia. su quello possiamo giocare, stando sul territorio, mantenendo contatti con gli enti locali, con gli studenti, con la stampa. sfidando i senati accademici, mettendo in discussione le loro scelte, costringendoli a confrontarsi nel merito di alcune questioni concrete.

    alcuni esempi:

    1. iniziate a bloccare tutte le attività gratuite (didattica, esami, tutoraggio laureandi). Se riuscirete a tenere duro per un po’ poi potrete aprire una trattiva sull’attivazione di contratti per la didattica integrativa.

    2. iniziate a chiedere che vengano rese pubbliche le valutazioni della didattica fatte dagli studenti. alleatevi coi loro rappresentanti per questo. poi aprite un tavolo con l’ateneo – previa campagna sui giornali locali e non solo – sulle politiche di premi/punizioni che possono seguire alla valutazione della didattica.

    3. chiedete che anche gli assegnisti siano considerati dalle unità di valutazione di ateneo che stendono il rating per ciascuno strutturato e chiedete che in funzione del rating vengano concessi fondi di ricerca (come avviene per gli strutturati). Quando questo sarà stato fatto potrete poi dare rilevanza pubblica ai risultati, mostrando come – previsione facile – il rating medio degli assegnisti è superiore a quello degli strutturati.

    4. chiedete che la valutazione delle scuole di dottorato fatta dai dottorandi siano rese pubbliche. E se non lo fanno denunciateli, sfidateli…costringeteli ad uscire allo scoperto.

    l’attenzione mediatica che c’è ora ci offre preziosi strumenti di azione/pressione sui senati accademici. contestualmente ci dà il modo di mobilitare molti più precari, dottorandi, studenti di quanto non possa avvenire in circostanze normali.

    vi prego – dopo aver disquisito sui massimi sistemi – prendete la briga di formare gruppi di lavoro per ogni dipartimento e iniziate ad agire. di cose da fare ce ne sono tante.

  66. Bogotà ha detto:

    @Rivoluzione,
    perdona l’ovvietà del precedente commento, ma mi serviva per ribadire un concetto per nulla ovvio in questo blog: parafrasando uno slogan un po’ logoro, “noi precari questa crisi non la paghiamo!!!”
    Quanto all’Europa, forse sei di memoria corta. Sono tra quelli che hanno proposto di esportare la nostra protesta in UE, attravero la richiesta di “asilo politico” dei ricercatori italiani.
    (Personalmente, mi piacerebbe moltissimo il modello “olandese” di cui abbiamo discusso a lungo con France).

    @Insorgere,
    ora mi piacciono moltissimo le cose che dici (peccato che alll’univ. di Bogotà, dopo un anno di incontri, eravamo e siamo rimasti in quattro gatti con un piccolissimo margine di manovra): W i precari di Pisa!!!

  67. Untenured ha detto:

    @rivoluzioneitalia tu tifavi per McCain vero? Mi spiace per te… try again

  68. Bogotà ha detto:

    Cara Lilly, cari Cattivomaestro, Paolo
    e tutti quanti non hanno ancora perso la fiducia in se stessi,
    teniamo alta la guardia: il sonno della ragione genera mostri!
    Carlo

  69. cattivo.maestro ha detto:

    bogotà – Carlo, quoto in pieno tutti i tuoi commenti, che non mi sembrano nè fumosi nè ovvi, anzi di grande concretezza. Teniamo alta la guardia. Hai ragione. L?università ha bisogno di tutte le generazioni. Non siamo più neolaureati, ma abbiamo maturato una grande esperienza ed una nostra professionalità.
    Elementi che devono essere riconosciuti (…e che ricordo a tutti, costituiscono anche in questi attuali concorsi il primo metro di valutazione). Ho appena ricevuto le valutazione degli studenti del mio corso: media 4,7 (valutazioni da 0 a 5).
    Vogliamo ancora far finta che l’esperienza non conta e che queste valutazioni debbano rimanere segrete?

  70. Michele ha detto:

    I “precari storici” (a quale età si entra in questa ambita elite? ) di questo blog non hanno certo bisogno di avvocati d’ufficio, tuttavia mi permetto di fare due constatazioni in loro difesa:

    1. l’essere precari da anni, denota la mancanza di santi in paradiso, leggasi baroni nelle commissioni;

    2. Se non si hanno santi in paradiso, ma i contratti precari vengono sistematicamente rinnovati, è perché si è dimostrato il proprio valore, ed è interesse dei dipartimenti continuare il rapporto.

  71. @untenured

    fai pure lo spiritoso… ma mi fa ridere il tuo provincialismo…

    e quel tu tifo adolescenziale x obama fa vedere quanto sei lontano dal mondo…

    tu sei un conservatore che vuol chiudere in se il proprio paese…. mentre obama si vuol aprire addirittura verso l’europa.

    rileggiti attentamente il saggio sartori e rilettici:

    « un liberale americano non sarebbe chiamato liberale in nessun paese europeo; lo chiameremmo un radicale di sinistra. Viceversa, un liberale italiano negli Stati Uniti sarebbe definito un conservatore. » (Giovanni Sartori)

  72. @cattivo.maestro

    finalmente… quotando bogotà mi semra di capire che anche tu allora sei un europeista… vuoi il modello europeo, vuoi anche tu abolire i concorsi… il valore legale del titolo e dare automia economica agli atenei…è cosi?

    OK tira pure fuori la tua lunga “lista distinguo”…

  73. cattivo.maestro ha detto:

    no, sono esattamente per l’abolizione dei concorsi e la chiamata diretta responsabile
    sono però per riconoscere l’esperienza acquisita
    sono contrario al blocco dei concorsi immediato, anche se piuttosto che questi concorsi, preferirei delle stabilizzazioni meritocratiche e mirate
    penso però che per andare a regime il sistema della chiamata diretta, per evitare abusi forse (ma devo riflettere su questo) il vaglio di una idoneità nazionale potrebbe essere opportuno.
    In estrema ed eccessiva sintesi.

  74. Bogotà ha detto:

    Ricercatore/Professore
    E se nella prossima Riforma anziché abolire il ruolo del ricercatore non proponessimo l’abolizione di quello del Professore?
    Non è uno scherzo, lo dico senza ironia. Una volta che la competenza sul personale passasse dalle Facoltà ai Dipartimenti, avrebbe molto più senso la figura del Ricercatore, il quale chiamato dalla Facoltà per insegnare svolgerebbe il compito di Professore (come già avviene per tutti i precari che fanno docenza e per i ricercatori che a quel punto si possono fregiare del titolo di “Professore aggregato”).
    Questa semplice proposta (nominale) credo che avrebbe il merito di far capire a tutti quelli che sono fuori dall’Università la vera portata della nostra battaglia!

    Stipendi
    Quanto agli stipendi, poi, si dovrebbe partire da una base comune, uguale per tutti, alla quale si aggiungono le competenze per il lavoro didattico e per i vari incarichi organizzativi e manageriali. Questi ultimi (già) sono elettivi e con scadenza. Finito l’incarico (o le lezioni), si torna allo stipendio base.

    Ovviamente, ci sarà una Valutazione periodica con tutto ciò che ne segue…

    Vi sembra una proposta delirante?

  75. cattivo.maestro ha detto:

    @ bogotà
    io penso che da tempo la distinzione tra professore associato e ordinario sia venuta meno. Proponiamo un ruolo unico di professore…
    …e quindi, un’articolazione della docenza universitaria in due ruoli: professore e ricercatore.

  76. Untenured academic ha detto:

    @rivoluzioneitalia sartori è un conservatore (seppur anti-berlusconiano), un pò alla Montanelli per intenderci.

    Ho altri riferimenti culturali negli stati uniti se mi consenti. Ad esempio tra gli economisti prediligo Krugman che dà una spiegazione più efficace di cosa significhi essere liberal e progressisti.

    Ma ti sento nervoso: sei dispiaciuto per la sconfitta del tuo John?

  77. Caro untenured

    Il fatto che tu creda che uno come me possa prediligere Mccain
    dimostra quella frase di sartori è incredibilmente vera…

    quel tuo “(seppur anti-berlusconiano)” poi la dice lunga sul tuo provincialismo politco.

  78. Spiritosone…

    qui manca la tua replica….

    spiegaci bene cosa uno come te abbia in comune con una società cosi dinamica e democratica quale quella americana che riesce a far andare un nero alla presidenza…

    cosa hai tu in comune con obama e con gli americani se non riesci ancora nemmeno ad accettare riforme (universitarie) in vigore in tutto l’occidente (oltre che negli stati uniti)?
    O addirittura non riesci ancora nemmeno ad accettare società diverse da quelle italiote?

  79. ah mi ero dimenticato…
    Obama NON è un “figlio di” e ha studiato ad Harvard.

  80. Luca Tedesco ha detto:

    Rapporti Ocse e moneta falsa
    Ciò che Perotti omette nel suo pamphlet universitario

    «Per molti versi la professione del critico è facile. Rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere, ma la triste realtà cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero; ad esempio nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni. Al nuovo servono sostenitori». Così si esprime Anton Ego, il severo critico culinario francese, nel film Ratatouille di Brad Bird.
    E il nuovo pensavo di aver scoperto anch’io, recensendo alcune settimane fa su un quotidiano nazionale l’ormai celebre pamphlet di Roberto Perotti L’università truccata, in cui veniva sostenuta una tesi certamente eterodossa, ovverosia che l’università italiana non soffrirebbe affatto di una carenza drammatica di risorse finanziarie, attestandosi nella spesa per l’istruzione terziaria alle spalle dei soli Usa, Svizzera e Svezia, tesi certamente notevole e che quindi ritenevo doveroso segnalare.
    Da allora, però, ho seguito con attenzione crescente il certamen che sulla stampa nazionale hanno ingaggiato Perotti e Figà Talamanca, ordinario di Analisi matematica e studioso anch’esso del sistema universitario (certamen in verità iniziato prima del primo intervento e da me colpevolmente non conosciuto).
    Ho potuto così constatare che se è vero, come sottolinea Perotti, che il dato che si riferisce all’Italia nella tavola (B1.1a) relativa alla spesa annuale per l’istruzione universitaria del rapporto Education at a Glance non distingue fra studenti a tempo pieno e quelli a tempo parziale, è altrettanto vero che ciò, cosa che Perotti omette, vale anche per Germania e Austria (come si evince dalla nota tecnica n. 3). Anche per questi ultimi due Paesi, quindi, la spesa indicata nel rapporto risulta sottostimata.
    La tavola (B1.3b), relativa alla spesa per studente per la durata effettiva degli studi, conferma come l’Italia si attesti, per quanto riguarda l’Europa, alle spalle di Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Svezia e Svizzera, anche se per il nostro Paese, l’Ungheria, la Polonia e la Svizzera i dati si riferiscono alle sole istituzioni pubbliche. La circostanza, poi, che alcuni Stati abbiano fornito i dati per quanto concerne la spesa annuale ma non quelli relativi alla spesa cumulativa effettiva fa sorgere il dubbio che per essi studenti a tempo parziale e studenti fuori corso non coincidano, complicando così il quadro e rendendo la comparazione non poco rischiosa.
    Il luccichio del nuovo, insomma, copre talvolta anche la moneta falsa.

    Luca Tedesco

  81. Luca Tedesco ha detto:

    Ma le rette pagate dagli studenti universitari italiani sono alte o basse? A proposito di un recente articolo di Francesco Giavazzi.

    Il professore Francesco Giavazzi alcuni giorni fa dalle colonne del Corriere della Sera ha proposto di eliminare il tetto alla contribuzione degli studenti agli atenei, imposto per legge, pari al 20% del finanziamento ordinario annuale dello Stato, con l’obiettivo di permettere così alle università di incrementare a loro piacimento le rette universitarie. Queste “oggi – sostiene l’economista – sono (in media) inferiori ai mille euro l’anno”.
    L’economista della Bocconi ricava questa cifra, evidentemente, dalla tabella B5.1a (che si riferisce all’anno accademico 2004-5) del rapporto Education at a Glance 2008 che, effettivamente, calcola a 1017 dollari l’ammontare delle tasse universitarie che, in media, uno studente universitario italiano paga annualmente.
    Eppure se si scorre quella tabella ci si accorge che, tra i Paesi dell’Ocse, rette più alte di quelle italiane si praticano in Australia, Canada, Giappone, Corea, Nuova Zelanda, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti e Cile, mentre sono più basse in Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia, Turchia, Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda e Irlanda. Anzi, nella Repubblica ceca, in Danimarca, Finlandia, Irlanda, Norvegia, Polonia, Svezia non sono proprio previste tasse d’iscrizione.
    Anche se non sono disponibili i dati per molti Stati dell’Ocse e difficile è il raffronto con un Paese importante come la Germania, dove le tasse variano significativamente da Länder a Länder, è opportuno ricordare che tra i 19 Paesi dell’Ocse che sono anche membri dell’Unione europea per i quali sono disponibili i dati solo nel Regno Unito e in Olanda le rette superano i 1100 dollari (il dato si riferisce, in assenza di quello relativo alle università pubbliche, alle “government-dependent private institutions”, vale a dire quelle che ricevono più della metà dei loro finanziamenti dallo Stato)!
    Se è del tutto legittimo proporre, come fa Giavazzi, di incrementare le rette studentesche per i più agiati per finanziare borse di studio per i meno abbienti più meritevoli (come è stato recentemente sottolineato in un utilissimo volumetto, Malata e denigrata. L’Università italiana a confronto con l’Europa, l’Italia è agli ultimi posti in Europa per residenze universitarie, borse di studio, prestiti agevolati, servizi vari agli studenti come trasporti, pasti e housing), lo è meno presentare l’università in Italia come “gratuita” lasciando intendere che all’estero essa sia generalmente più costosa che da noi.

    Luca Tedesco

  82. Luca Tedesco ha detto:

    Da “L’Opinione” del 25 luglio 2009:

    Tasse non basse e “borse” scarse, il triste primato degli atenei italiani. Tra rette e sostegno allo studio.

    Il professore Francesco Giavazzi alcuni giorni fa dalle colonne del Corriere della Sera ha proposto, stanti i tagli ai fondi statali per l’università previsti dalla Finanziaria dello scorso anno, di eliminare il tetto, imposto per legge agli atenei, alla contribuzione degli studenti, pari al 20% del finanziamento ordinario annuale dello Stato, con l’obiettivo di permettere così alle università di incrementare a loro piacimento le rette universitarie. Queste “oggi – ricorda l’economista – sono (in media) inferiori ai mille euro l’anno”. La liberalizzazione delle tasse universitarie, aggiunge però Giavazzi, andrebbe accompagnata “da borse di studio tali da garantire a chiunque lo meriti la possibilità di accedere all’università”. La proposta dell’economista della Bocconi ha aperto un dibattito che a nostro avviso merita ulteriori precisazioni. Il rapporto “Education at a Glance 2008” dell’Ocse in tema di costi sostenuti dagli studenti e di sussidi di cui essi godono suddivide i Paesi dell’area Ocse (pp. 272-274) in quelli in cui sono imposte tasse basse e praticati sostegni allo studio generosi (countries with no or low tuition fees but quite generous student support), quelli con alte tasse e sostegni ancor più massicci (countries with high level of tuition fees and well developed student support), quelli con tasse elevate ma sostegni modesti (countries with high level of tuition fees but less developed student support) ed infine quelli con tasse basse e sostegni altrettanto scarsi (countries with a low level of tuition fees and less developed student support). L’Italia viene inserita in quest’ultimo gruppo in compagnia di Austria, Belgio, Francia, Irlanda, Polonia e Spagna con i suoi 1017 dollari annui. Da notare, però, che, a dispetto della stessa suddivisione proposta dall’Ocse, nella maggior parte dei Paesi di sui sono disponibili i dati gli studenti pagano tasse meno elevate che in Italia. Se, però, a voler essere intellettualmente onesti, si è costretti ad ammettere che l’accesso al primo gruppo (di cui fanno parte tra gli altri Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia), quello con rette modeste o inesistenti e sostegno allo studio generoso, ci è precluso, per lo meno nel breve e medio periodo, a causa delle precarie condizioni in cui versa il nostro bilancio pubblico e dei non pingui bilanci degli atenei, potremmo, però, con Giavazzi, perlomeno augurarci di entrare a far parte del secondo gruppo, unendoci così ad Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Olanda e Cile.

    In Italia, d’altronde, come è stato recentemente sottolineato in un utilissimo volumetto, Malata e denigrata. L’Università italiana a confronto con l’Europa (Roma, 2009), l’Italia è agli ultimi posti in Europa per residenze universitarie, borse di studio, prestiti agevolati, servizi vari agli studenti come trasporti, pasti e housing. In Olanda, dove gli studenti pagano rette alquanto salate, ricorda in questa ricerca Loris Perotti (da non confondere con l’altro bocconiano Roberto Perotti, autore di un recente e famoso phamplet dove, accanto a proposte degne di considerazione, ha affiancato un uso talvolta disinvolto dei dati Ocse che ha fuorviato in passato, ahimé, anche il sottoscritto), «tutti gli studenti che vivono da soli ricevono dallo Stato una borsa di studio di 250 euro mensili (89 se vivono in famiglia), a cui si aggiungono nel 30% circa dei casi altre borse a seconda del reddito, oltre alla possibilità aperta a tutti di ricorrere a prestiti a tassi agevolati per coprire le spese associate al fatto di andare all’università» (p. 98). C’è però un elemento che non ci convince nei numerosi editoriali dedicati da Giavazzi alla questione universitaria. Egli infatti considera il ridimensionamento del finanziamento statale all’università operato da questo governo come un dato immodificabile, una ferrea e implicabile legge della fisica più che un portato della razionalità e della volontà umana, sempre fallibile la prima e modificabile la seconda, dimenticando così di ricordare che quasi tutti i Paesi Ocse che spendono più di noi nel sostegno al diritto allo studio sono anche tra i primi posti nel finanziamento complessivo alle università.

    LUCA TEDESCO

  83. Luca Tedesco ha detto:

    L’università italiana tra anomalie e palate di fango.

    Nell’ultimo quindicennio l’editoria italiana ha inondato il mercato con un profluvio di saggi, di valore diseguale, sull’università italiana. Nel 1993, per l’esattezza, veniva dato alle stampe L’Università dei tre tradimenti, pamphlet di successo del linguista Raffaele Simone che impietosamente ma senza acrimonia squadernava i guasti delle università italiane; dalla loro (dis)organizzazione e struttura istituzionale irrazionale e invertebrata, caratterizzata dalla assenza di un vero centro di comando e dalla proliferazione tumorale di cellule di potere e sottopotere, alle diverse forme del malcostume imperante nell’accademia, diffuso sia tra i professori che tra gli studenti, all’assenza di indicatori della qualità del servizio prestato, al tradimento delle due missioni principali, l’insegnamento e la ricerca. Nella premessa Simone notava (e lamentava) l’indifferenza che il mondo della cultura aveva fino a quel momento riservato all’università.
    Da allora, come dire, molta acqua è passata sotto i ponti. Non tanto per quanto riguarda le ragioni del j’accuse del professore di Linguistica di Roma Tre, alcune delle quali hanno egregiamente e tristemente resistito all’usura del tempo ma perché la solitudine verginale dell’università italiana è stata ripetutamente violata se non dalla curiosità morbosa della cultura ‘alta’, certamente di quella della galassia dei mass media.
    Tale curiosità si è tradotta però in una letteratura scandalistica e aneddotica che si è limitata a registrare singoli seppur frequenti episodi di malcostume, si è accontentata di elencare, affastellandoli, nequizie e scabrosità pur innegabili del ceto accademico e di compiacere e vellicare gli istinti più bassi del lettore, quasi invitandolo ad una sorta di jacquerie contro la fortezza dell’accademia, abitata, manco a dirlo, solo, per l’appunto, da baroni.
    Qualificare semplicemente tali atteggiamenti come rozzi e qualunquistici sarebbe peraltro indice di scarso coraggio morale. Noi docenti universitari ci dovremo pur chiedere o no perché assieme alla ‘casta’ dei politici, dei notai, dei giornalisti, dei magistrati, dei farmacisti e dei tassisti (e chi più ne ha ne metta) siamo finiti anche noi sul banco degli imputati? Solo per l’atavica tendenza degli italici a disistimarsi e al cupio dissolvi?
    Ma anche solo il tentare di abbozzare una timida risposta a questi interrogativi esula dal compito di queste note. Qui, infatti, vogliamo segnalare come, nel gorgo voluttuoso di inchieste illuminanti malefatte vere e presunte dell’accademia, inchieste che recentemente hanno compiuto un ‘salto di qualità’ affiancando, accanto alla cronaca, l’uso, non sempre rigoroso, delle statistiche (fuorviando, ahimé, anche il sottoscritto), è apparso recentemente un volumetto preziosissimo, Malata e denigrata. L’Università italiana a confronto con l’Europa (Roma, 2009), a cura di Marino Regini, pro-rettore dell’Università statale di Milano e docente di Sociologia economica. Non sono neanche 120 pagine ma è, forse, quanto di meglio sia stato scritto sull’università italiana negli ultimi anni. Dalla lettura dei diversi saggi che lo compongono il lettore apprende, infatti, che se alcune disfunzioni quali il sistema di governance degli atenei e di reclutamento, la struttura della docenza e il finanziamento scarsamente selettivo dell’università e della ricerca sono tipiche dell’università italiana o comunque da noi molto più marcate che all’estero, altre, come l’esplosione negli ultimi anni del numero dei corsi di studio, ci accomunano ai maggiori Paesi europei.
    L’Italia spicca infine poco onorevolmente nel panorama europeo per carenza di residenze universitarie, borse di studio, prestiti agevolati e servizi vari agli studenti come trasporti e pasti.
    Ma se l’inadeguatezza e la scarsa competitività del proprio sistema universitario nel confronto internazionale spinge negli altri Paesi l’opinione pubblica, come osserva Regini nelle pagine introduttive, a pretendere dai poteri pubblici un sostegno più deciso a quel sistema, in Italia, forse, lo scarso senso dello Stato e uno più spiccato individualismo (lo notiamo per amore di scienza senza voler esprimere nel merito alcun giudizio di valore) inducono il cittadino al disincanto e all’invettiva contro l’ultima, prima di mettere alla berlina la prossima, delle caste.

    Luca Tedesco,
    ricercatore presso l’Università degli Studi Roma Tre.

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