La leggenda dello studente unico

Qualche tempo fa “Carlo Pisacane” segnalava attraverso un commento un fatto di qualche interesse. Secondo me vale la pena dargli maggiore attenzione. Tutto nasce pare da un articolo del(l’apparentemente) sempre informato Gian Antonio Stella e di Sergio Rizzo. Un loro articolo del 27 dicembre 2006 denunciava: “Università, 37 corsi di laurea con un solo studente”! Una denuncia poi riportata nel suo bestseller “La Casta”.

Che ci fosse qualcosa che non andava in questo dato si poteva già sospettare leggendo l’articolo. Infatti durante tutto il testo si faceva continua confusione tra Corsi di Laurea, Facoltà e Atenei. Questa ostentata non conoscenza del lessico base dell’organizzazione accademica trasformava prima singoli corsi di laurea in “mini-facoltà” o addirittura intere “universitine”.

Avete letto bene: ci sono trentasette mini-facoltà con un solo studente. Poi ce ne sono dieci con 2 frequentatori, altre dieci con 3, altre quindici con 4, altre otto con cinque e altre ventitré con 6 giù giù fino a un totale di 323 «universitine» che non arrivano a 15 iscritti.

Infatti, dopo qualche riga, le facoltà erano diventate addirittura intere università, gli “atenei in miniatura“. Infatti l’articolo mescolava tre fatti diversi, non del tutto sovrapponibili:

  1. La crescita del numero dei corsi di laurea.
  2. La crescita numerica delle università (mettendo insieme atenei statali, telematici e privati).
  3. Il proliferare delle sedi distaccate degli atenei (naturalmente collegato ai corsi di laurea con pochi iscritti).

I problemi sono due. Primo, non vengono analizzate seriamente le cause di questi tre fenomeni. Secondo, il primo fenomeno parte da un banale errore che però è diventata la proverbiale palla di neve trasformatasi in valanga. Per ora infatti mi soffermerei su quest’ultimo.

Ricercando l’origine della notizia pare che questa sia da attribuire ad una semplice fraintendimento (attenzione, trattasi di eufemismo) tra giornalismo e macchinario burocratico, ovvero tra i due giornalisti e i dati ricavati da una tabella ricavata dal sito web del MIUR (credo l’Anagrafe Nazionale studenti, oppure la rilevazione degli iscritti o quella delle immatricolazioni). O, ancor meglio, da una consuetudine ormai invalsa nel giornalismo come nella politica di non verificare le fonti, accontentarsi della superficie, di non approfondire. Si legge dal comunicato della Flc-Cgil

Ora però il mistero è chiarito, Mentana ha mandato i suoi inviati di Matrix nelle università dove si sarebbero tenuti i corsi con un solo studente e ha scoperto che:

  • I corsi denunciati come monostudenti hanno invece un numero regolare di studenti, intorno ai 50 e oltre;
  • l’equivoco nasce da tabulati provvisori del ministero, dove il sistema informatico inseriva il numero 1 in attesa di ricevere i dati completi dei nuovi corsi;
  • la notizia bufala è stata inserita per la prima volta alcuni anni fa nel famoso libro ‘La casta’ di Stella e Rizzo, basata appunto sul tabulato provvisorio, e da allora è stata ripresa decine di volte da tutti i giornali, ogni volta come se fosse una novità assoluta.

Difatti, nella reazione degli articoli ricorrono sempre i toni curioso o dello scandalo. La procedura giornalistica è sempre la stessa, la strategia retorica dell’accumulo, si enumerano un numero spropositato di dati, statistiche e piccole notizie che spesso non hanno nulla in comune una con l’altra.

Un perfetto esempio di questo comportamento è in due articoli, uno di Panorama ed uno de il Giornale, che citano, tra gli altri, proprio la leggenda metropolitana dei corsi a studente unico. Non si affrontano mai le cause strutturali di  dissesto finanziario o dei buchi di bilancio: si passa dalla malagestione alla corruzione condendo il tutto, alla fine del pezzo sul settimanale, con delle “cifre dello sfascio” in cui si mettono insieme corsi e concorsi. In entrambi i casi numeri senza madre (fonte) ne’ padre (confronti).

Tra l’altro, nel merito, chi conosce un minimo il funzionamento universitario, sa che,

A. Grazie ai “requisiti minimi” o “sufficienti” non è possibile aprire un corso di laurea senza un’adeguata (anche se troppo bassa) dotazione di spazi e docenti strutturati.

B. Aprire un Corso di laurea non assomiglia per nulla ad aprire una Facoltà o addirittura un Ateneo.

C. Un corso di laurea con pochi studenti non impegna per forza docenti a tempo pieno:

  • primo perché un docente insegna in più’ corsi di laurea;
  • spesso lo stesso corso viene seguito da studenti di diversi corsi di laurea
  • spessissimo (purtroppo) questi corsi sono assegnati a docenti a contratto precari e sotto o non pagati.

Sono senza parole, quindi uso quelle del comunicato FLC-Cgil.

Ecco quindi chiarito come ha avuto l’informazione sui 37 corsi la ministra gelmini, che ne ha dato notizia in forma ufficiale in conferenza stampa, in piedi alla destra del premier Silvio Berlusconi. L’ha letta su un giornale che aveva evidentemente ripreso una notizia vecchia di qualche anno e anche fasulla, spacciandola per nuova. Ci ha creduto e ha pensato di rilanciarla per giustificare i tagli. [..]

E così il ministero stampa un tabulato sbagliato, gli autori di un libro di denuncia lo prendono per buono e danno la notizia choc, negli anni successivi i giornalisti pigri riciclano la bufala enne volte e infine la ministra gelmini, che evidentemente apprende dai giornali come vanno le cose nella scuola italiana, se la beve anche lei e va in televisione a denunciare il fatto come una vera vergogna.

E pensare che verificare la fonte era solo questione di mandare una persona nelle università a vedere come stavano le cose, come ha dimostrato Mentana a Matrix. Era facile.

Non ci voleva molto ma non l’ha fatto nessuno. Perchè? Perchè così vanno le cose.

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12 Responses to La leggenda dello studente unico

  1. France ha detto:

    E’ la conseguenza inevitabile del sensazionalismo che droga i nostri media, ma in fondo la nostra societa’. Conta chi la spara piu’ grossa, sempre piu’ grossa, non importa se e’ una cazzata galattica. MI sembra lo dicesse un certo Goebbels: una bugia ripetuta un milione di volle diventa una granitica verita’. E allora, nel gioco al ribasso, i ricercatori in mutande, i lavavetri, gli espropri proletari, le occupazioni dei teatri e la prossima eclatante iniziativa APRI, Bombadillo flambe’ in Senato..
    Ma consoliamoci con l’ANDU
    “Lo ripetiamo: l’unico modo per superare il nepotismo accademico e’ quello
    di fare DECIDERE da una Commissione nazionale i vincitori dei concorsi
    banditi dagli Atenei. Per evitare la sopraffazione dei gruppi ‘prevalenti’
    sul piano nazionale nei vari settori, occorre il sorteggio ‘puro’ dei
    commissari, prevedendo che della commissione non possa fare parte piu’ di
    un professore della stessa sede ed escludendo quelli appartenenti alle sedi
    che hanno bandito i posti (v. in calce la proposta ‘integrale’dell’ANDU
    per la Riforma della docenza e dei concorsi).

    Un altro grave ‘difetto’ della proposta di Massimo Ammaniti sta nella non
    distinzione tra reclutamento e avanzamento nella carriera. Mentre per il
    reclutamento, cioe’ l’assunzione in ruolo di chi ancora non e’ associato o
    ricercatore, occorre un CONCORSO, cioe’ una prova comparativa per scegliere
    il vincitore, per l’avanzamento nella carriera dovrebbe essere necessario
    ‘soltanto’ accertare, sempre attraverso una Commissione nazionale, che il
    candidato abbia INDIVIDUALMENTE raggiunto una ‘qualita’ della sua attivita
    scientifica e didattica tale da poterlo promuoverlo IMMEDIATAMENTE nella
    fascia superiore.”
    Avevano ragione da vendere. Infatti l’hanno venduta tutta…

  2. Lilly ha detto:

    Sul Corriere della Sera del 15/12/08 è stata pubblicata la lettera di due professori dell’Università di Padova che chiarisce gli elementi di confusione che hanno generato la leggenda dei cosiddetti “atenei inutili” citando l’esempio della città di Chioggia che risulta per un’errata interpretazione dei dati con zero immatricolati (trovate l’articolo sulla rassegna stampa della Crui).
    Vi segnalo una buona notizia: l’istituzione, a Catania, di una commissione in Senato Accademico che valuti le proposte avanzate dal coordinamento precari della ricerca (ulteriori informazioni su Step one periodico telematico di informazione dell’Università di Catania).

  3. Bombadillo ha detto:

    …flambé? ….flam-tiè!

  4. La Lupa ha detto:

    Ciao ragazzi.
    Mi aggiornate sui passaggi del dl alla Camera? Ho perso delle puntate.
    Resta tutto com’è? E’ arrivato in aula?

  5. Michela ha detto:

    Dal resoconto della seduta di ieri:

    Lunedì 5 gennaio (p.m., con eventuale prosecuzione notturna) e mercoledì 7 gennaio 2009 (a.m. e p.m., con eventuale prosecuzione notturna e nella giornata di giovedì 8 gennaio) (con votazioni) avrà luogo il seguito dell’esame del decreto-legge in materia di università e ricerca (approvato dal Senato – scadenza: 9 gennaio 2009) (A.C. 1966).

  6. kjandre ha detto:

    Da lunedi 15 fino ad ieri era all’ordine del giorno,
    poi in seguito al lungo iter di conversione dei DL che precedevano (sostegno alle attività produttive, agricoltura, ecc..)
    proprio ieri hanno deciso di postporre il “nostro” a gennaio.

    Chi ha notizie dalla 3gg appena chiusa al CUN?
    Sono in effetti emerse le indicazioni di eventuali criteri di valutazione?

  7. Untenured ha detto:

    FARE COME IN UK

    ieri sono stati resi noti i risultati del periodico esercizio di valutazione delle università britanniche: lo RAE, sulla cui base saranno allocati i prossimi i finanziamenti pubblici alle università (e non sono bruscolini, il governo ha annunciato lo stanziamento di 6 miliardi di sterline in ricerca e innovazione entro il 2011). E’ il settimo esercizio di valutazione di questo tipo dal 1986. Fino ad allora, le università britanniche erano in crisi, così come lo era un pò tutto il paese sfigurato dalla deindustrializzazione.

    In Italia è stato condotto un ottimo esperimento di valutazione della ricerca nel 2005 dal CIVR. Da allora niente. Il centro-sinistra si è perso nel velleitario progetto di istituzione di un agenzia di valutazione mentre sarebbe bastato il CIVR. Il centro-destra per ora cincischia… mentre le comunità accademiche discutono di fantomatici “criteri di valutazione” per i concorsi, quando invece dovrebbe essere l’intero sistema a essere valutato.

    Se non si fa come in UK (e altri paesi, ora anche la Francia) l’università italiana non progredirà mai, rimarrà sempre una repubblica delle banane in campo universitario.

  8. unimediapisa ha detto:

    La lettera a cui si riferisce il primo commento risponde al piu’ recente
    http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_11/atenei_inutili_gian_antonio_stella_f2e1e78c-c74c-11dd-a4b9-00144f02aabc.shtml
    (e’ possibile commentare 😉

    Oggi, sul Corriere, c’e’ un’ulteriore precisazione
    http://intranews.sns.it/intranews/20081222/SI61032.PDF

    Se questi sono i migliori giornalisti italiani, figuriamoci gli altri!

  9. […] stavo cercando di trovare un momento per verificare anche questa nuova marea di informazioni/deformazioni, quando ho letto il post sull’argomento di […]

  10. Sankara ha detto:

    Segnalo questo documento dei Ricercatori di Ingegneria contro la 133 che risponde punto per punto alle disinformazioni della Gelmini sugli stessi temi:

    http://docs.google.com/View?docid=df6sm74z_21f42kb5g6

  11. […] L’informazione on-line ha cambiato quella tradizionale: ormai i giornali cartacei stampano sommarietti simili all’elenco delle notizie della versione online e la velocità guadagna terreno a scapito della precisione: persino giornalisti molto meticolosi finiscono per prendere cantonate imbarazzanti (si legga per esempio La leggenda dello studente unico). […]

  12. […] allo scopo di moltiplicare le cattedre; ci sono decine di corsi di laurea con un solo studente. La leggenda dello studente unico è un paradosso dovuto al passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento. I corsi con un solo studente […]

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