Ricercatori precari dell’Università… Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

Ecco un documento dei ricercatori precari di Chimica della Sapienza e  dell’Associazione 20 Maggio del Partito Democratico che descrive, in modo argomentato, come siano stati cancellati i ricercatori precari dell’Università dal censimento del precariato effettuata dal Ministero della Pubblica Amministrazione.

comunicato_censimento_brunetta

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44 Responses to Ricercatori precari dell’Università… Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

  1. France ha detto:

    Oh, menomale!
    Certo che se questa e’ la novita’ per un nuovo post… Ma sempre dietro ai censimenti state? E del DM che nessuno si ricorda piu’? Dell’assordante silenzio dell’informazione e delle associazioni? Del pericolo che un bell’accordo trasversale sotto banco stia bloccando tutto fino al 2012, alla faccia dei precari, del merito e degli annunci governativi? E’ piu’ importante che Brunetta sappia quanti sono i precari (o che faccia finta di non saperlo)?

  2. Lucas ha detto:

    Caro France,

    ho appena chiesto informazioni sulla sorte dell’interrogazione. Appena saprò qualcosa ne darò comunicazione.

    Ciao,
    Luca

  3. Lilly ha detto:

    A questo punto bisognerebbe capire come vengono considerati i ricercatori precari in questo paese, chi sono quei fantasmi di uomini e donne che si aggirano per i laboratori delle facoltà, quegli ectoplasmi che raccolgono dati nelle biblioteche, quegli esseri trasparenti che continuano a ricercare,a scoprire, a pubblicare mentre i concorsi rimangono bloccati e non è dato sapere fino a quando lo resteranno.

  4. Bombadillo ha detto:

    ..SVEGLIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
    Pianeta Terra chiama Giordano Bruno…
    Pianeta Terra chiama Giordano Bruno..
    Giordano Bruno, se ci sei, “brucia” questo post INUTILE e fanne uno sulla questione che interessa tutti i precari della ricerca (tranne r.i., ovviamente), ovverosia il blocco del D.M. sulle pubblicazioni e il conseguente BLOCCO DEI CONCORSI DA RICERCATORE!

  5. Miriam ha detto:

    Veramente questo mi sembra un post importantissimo. La negazione dell’esistenza di una intera classe di lavori è la premessa di ogni sopruso, a partire dal famoso blocco.

    Se i precari sono un numero fisiologico, che fretta c’è di fare i concorsi?

  6. precario ha detto:

    @ Giordano Bruno
    ma chi vi paga?

  7. cattivo maestro ha detto:

    Ringrazio Giordano Bruno per l’assai significativo post e per non perdere tempo nell’inutile inseguimento di un d.m. che non arriverà mai (e se mai arriverà sarà vuoto e inutile) e che è solo un pretesto per tenere bloccati i concorsi (come molti di noi sostenevano già sei mesi or sono…).
    Davvero grazie.
    E un saluto caro a Lilly e a Miriam.

  8. mino ha detto:

    Beati a voi …

  9. Paola ha detto:

    Per restare in tema con il titolo del nuovo post,non posso fare a meno di pensare che ormai per molti di noi la soluzione migliore sia “Get thee to a nunnery […] and quickly too”.

  10. bartlindon ha detto:

    Perche’ non usare gli stessi dati MIUR per smascherare i piani di Brunetta?
    http://www.miur.it/UserFiles/2951.pdf

  11. bartlindon ha detto:

    opppsss…. il documento dei chimici cita anche la tabella postata in precedenza. Ottimo!
    Inviarlo, magari ridotto ai vari organi di stampa?
    E che ne dice la FLC-CGIL? Nessun comunicato a riguardo?

  12. whoami ha detto:

    @bombadillo

    si proprio interessantissimo… direi paragonabile solo ad una puntata della domenica sportiva…

    ma va va….

    PS: non mi rubare il grido di battaglia please… 🙂

  13. whoami ha detto:

    una parola anche al romantico cattivo.maestro… che flirteggia con le femmine_precarie del blog: 🙂

    Concordo con te nell’inutilità delle discussioni sui DM… “ma post assai significativo” questo no! 😉

  14. insorgere ha detto:

    scusate ma che il censimento brunetta non ci riguardasse era chiaro dall’inizio. noi NON siamo stabilizzabili e il censimento riguarda solo gli stabilizzabili.

    invece ci riguarda da vicino il blocco dovuto alla mancata uscita del decreto sui criteri.

    mentre qui c’è gente che sembra sperare che vada di male in peggio alcuni si stanno muovendo per portare la questione all’attenzione della stampa. dopo l’articolo del sole sono in arrivo altri pezzi nei prossimi giorni.

    certo che il sostegno e il contributo della rnrp per far partire i concorsi con regole nuove e migliori non s’è proprio visto. complimenti!

    per la cronaca, se non vi è chiaro e se non avete visto la bozza ultima del ddl (linkata da antonio sul sito apri)faccio presente che se non partiranno i concorsi con le attuali regole (legge 1/09) noi come generazione siamo fottuti. infatti il ddl prevede che non potranno fare domanda ai posti da ric. t.i. e t.d. coloro che si siano dottorat da più di 5 anni. fatevi due conti…

  15. insorgere ha detto:

    @ cattivo maestro

    non mi è chiaro cosa ti auguri. se aspetti un ritorno alle vecchie regole ti illudi. se aspetti le nuovissime (il ddl) ti illudi 2 volte.

    l’unica via d’uscita è il decreto sui criteri!

  16. Miriam ha detto:

    Varie osservazioni:

    1) il censimento Brunetta riguarda sia i precari stabilizzabili che i non stabilizzabili, per i quali era prevista una voce apposita. Quindi riguarda anche noi.

    2) il gioco del governo di non far uscire il decreto per tener bloccate le assunzioni almeno fino a tutto il 2009 è ormai chiaro e credo imponga una seria riflessione a chi ha pensato di poter esercitare pressioni sul governo senza avere alcun peso numerico e alcun movimento alle spalle. La triste realtà è che non abbiamo alcuna possibilità di svolgere attività di lobbying, essendo il peso delle corporazioni accademiche assai superiore al nostro. Le proposte APRI sono state usate in una situazione emergenziale, con proteste di piazza, facoltà occupate e la necessità di far uscire un provvedimento in tutta fretta. Ma ora reti e associazioni “virtuali” senza sedi né radicamento e con tuttalpiù 100-150 iscritti che non rappresentano nemmeno l’1% dei precari possono al massimo fungere da utili soprammobili in inutili riunioni ministeriali.

    3) non sapevo del vincolo dei 5 anni, ma a naso mi pare decisamente incostituzionale e contrario alle giurisprudenza europea. Proprio di recente la Francia ha dovuto abolire ogni limite di età che non sia motivato da requisiti di carattere “fisico” (che sostanzialmente esistono solo nella polizia e nelle forze armate).

  17. Bombadillo ha detto:

    ..mi rendo conto di essere controcorrente, ma credo che l’idea dei 5 anni sia buona, anzi, se ha un difetto è che è timida, io avrei messo 3 anni. Non si può vedere sta gente che a 40 anni sta ancora ad aspettare il posto da ricercatore. E guardate che anche io sono un vecchietto, e, quindi, parlo -teoricamente – contro i miei stessi interessi.

    Meglio così.
    Pirati, la nostra nave è stata data a fuoco, indietro non si torna: o abbordiamo la nave nemica – ovverosia facciamo uscire il d.m. -, o siamo morti (accademicamente).

    SVEGLIAAAAAAAAAA!
    ..opss..

  18. Miriam ha detto:

    La legge italiana recita che:

    “La partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non e’ soggetta a limiti di eta’, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessita’ dell’amministrazione” che mi sembra impossibile vedere nei posti da ricercatore, per cui se dovesse passare come è… via ai ricorsi a Roma e a Strasburgo! A meno che il governo non voglia esattamente questo per tenere tutto bloccato per chissà quanti altri anni.

    Aggiungerei pure che la legge è demenziale: supponiamo che io mi sia laureata a 24 anni, abbia finito il dottorato a 27 e ora abbia 35 anni e una mia coetanea abbia impiegato 9 anni a laurearsi arrivando a 28 anni e abbia finito il dottorato a 31. Io che ho avuto una carriera più brillante sono esclusa e lei no per via del suo curriculum peggiore? Mi sembra una bella idiozia!

  19. France ha detto:

    Miriam, fattene una ragione: se concorri ai grant per “iniziare” il tuo proprio gruppo, in USA come in UK come in Olanda e nelle grosse istituzioni paneuropee, il vincolo di tot anni dal dottorato c’e’ eccome. E non e’ per niente incostituzionale perche’ non e’ propriamente un vincolo sull’eta’, ma sull’acquisizione di un determinato titolo. Sai che la mia compgna di ufficio l’hanno segata ad un finanziamento dell’European Hematology Association perche’ sforava di UN anno il vincolo degli anni postdoc? E questo nonostante abbia documentato gravidanze e ben due trapianti di reni consecutivi.
    Ancora non ho letto il ddl (l’hobby del biologo mi tiene lontano dalla mia attivita’ principale, ovvero la conqvista ti mondo): immagino che per quelli che sono piu’ in la’ con gli anni si preveda la possibilita’ di concorrere direttamente da associati, che declinata nel sistema italiano fa mori’da ridere, ma nel mondo civile e’ logico. A 40 anni o fai il prof o vai a spigare…

  20. Miriam ha detto:

    France, a parte che ti ho citato un preciso articolo di legge (127/1997), non giochiamo sulle parole: il vincolo è de facto sull’età, con il paradosso che svantaggia i migliori e agevola chi prende il dottorato più tardi!

    E il discorso sui 40 anni reggerebbe se avessimo alle spalle un sistema davvero meritocratico, non in una realtà nella quale si è precari a 40 anni perché non si è riusciti a farsi fare il concorso truccato. Le leggi vanno fatte tenendo conto della realtà e non fingendo di vivere in un mondo idilliaco che non è mai esistito!

  21. cattivo maestro ha detto:

    Miriam mi ha anticipato. Mi basta quotare. Soprattutto questa parte: “il gioco del governo di non far uscire il decreto per tener bloccate le assunzioni almeno fino a tutto il 2009 è ormai chiaro e credo imponga una seria riflessione a chi ha pensato di poter esercitare pressioni sul governo senza avere alcun peso numerico e alcun movimento alle spalle”.

  22. antonio ha detto:

    Miriam e tutti: il vincolo non è sull’età, ma sull’anzianità professionale. Anche i bandi europei lo prevedono. Gli stessi bandi FIRB lo hanno previsto (anche se, incomprensibilmente, sull’età anagrafica).
    Il limite dei 5 anni non blocca la possibilità di entrare nell’Università, ma di aspirare ad una posizione diversa, prof. associato invece che ricercatore; cosa peraltro ammissibile dopo una certa esperienza professionale.
    Il problema è che applicata ORA questa norma porta al taglio secco di molti precari.

    Ultima considerazione: la legge Moratti prevede l’eliminazione della figura del ricercatore nel 2013; in quest’ottica, visti i tempi della legge delega e dei sui derivati, di fatto la norma dei 5 anni (ammesso che passi) inciderà quando i ricercatori non esisteranno più.

    Quindi suggerirei di concentrarsi su norme transitorie per evitare la decapitazione di massa, e cercherei di capire se c’è ancora l’intenzione di eliminare la figura del ricercatore.

  23. antonio ha detto:

    @cattivomaestro e Miriam
    Il gioco del governo era chiaro già da tempo… per questo agire sull’uscita del D.M. è una possibilità di sboccare la situazione. I numeri sono piccoli: ma almeno ci si prova, e ci si riflette.
    Avete qualche proposta alternativa?
    Il movimento RNRP si sta muovendo?

  24. cattivo maestro ha detto:

    non mi auguro niente, semplicemente osservo. Secondo me le strade a questo punto sono due, considerando che la settimana scorsa ho parlato con un membro del CUN che mi ha detto che non c’è traccia di lavoro sul d.m. e che non sanno ancora come farlo…
    a) i concorsi si faranno sulla base della nuova normativa, ma in assenza del d.m. sulla valutazione;
    b) alla fine si produrrà un d.m. così generico da non servire a niente…

    Queste regole tanto varranno solo per il 2009.
    Dal 2010 la giostra degli inventori delle regole concorsuali si rimetterà in moto (e nell’attesa ribloccheranno tutto di nuovo…).

    Concordo con Miriam che il limite dei 5 anni dal dottorato è assolutamente incostituzionale. La giurisprudenza sul punto è copiosissima.

    Insorgere, mi chiedi cosa mi auguro? Solo che apriamo gli occhi…

  25. cattivo maestro ha detto:

    antonio,
    la mia proposta l’ho formulata sei,sette mesi fa, quando ho denunciato le intenzioni del governo che ora si sono rivelate pienamente (i vecchi commenti sono tutti consultabili): dovevamo chiedere regole nuove (come le attuali che reputo molto buone…) ma senza permettere rinvii a decreti che avrebbero bloccato i concorsi nell’attesa di…
    Abbiamo diritti a concorsi continui, senza soluzione di continuità.
    Giusto per essere chiaro, sono cose che ho sostenuto qui tra settembre e dicembre…

  26. cattivo maestro ha detto:

    antonio,
    le tue proposte, oggi, mi sembrano condivisibili.

  27. Bombadillo ha detto:

    Cara Miriam,
    a parte che cortesia vorrebbe che,se si cita una disposizione di legge,si dovrebbe citare pure l’articolo (inizialmente non avevi citato nepppure la legge), ti sei mai soffermata a pensare che una nuova legge può derogare ad una precedente?
    E’ una legge, mica un comandamento divino immutabile.
    Oggi, con legge 1 dico A. Domani – o, meglio, dopo 10 anni – con la legge B dico Z: e allora?
    Che dobbiamo rimare bloccatti a vita su vecchie posizioni?
    Io introdurrei proprio il vincolo di età.
    Però, ti faccio notare – anche io – che obbiettivamente il d.d.l. non prevede un vincolo di età.

    Passando ad altro.
    Di fatto, vista l’assurda situazione esistente il “taglio secco” dei precari si evita solo battendosi per il d.m. subito, e per il mantenimetno del finanziamento Mussi 2009.
    In totale sarebbero circa 3.200 posti dati con regole meritocratiche – e questo anche se il d.m. fosse “vuoto”, ma speriamo che così non sia – e quindi i migliori – e più FORTUNATI! – 3.200 ce la fanno, gli altri cambiano mestiere: è molto semplice (e anche molto brutale, me ne rendo conto).

  28. Miriam ha detto:

    Non faccio comparazioni fra APRI, RNRP, CGIL o altro. Osservo che qualsiasi rete/associazione/struttura conta per quello che pesa. Se le nostre strutture pesano poco e non hanno strumenti di pressione, non otterranno mai alcun risultato. E’ inutile giocarci su. Sarò un po’ troppo smaliziata, ma mi sembra difficile vedere un politico che si mette a dare retta a chicchessia perché gli piacciono i suoi discorsi e le sue proposte. O si hanno strumenti di pressione o di scambio (la seconda opzione vale per i “mafiosi”) o non si va da nessuna parte.

    Sugli altri punti: il vincolo del dottorato è “de facto”, anche se non formalmente, sull’età e questo ce lo riconoscerà qualsiasi giudice. Di conseguenza è incostituzionale e i paragoni con i bandi FIRB et similia non reggono, perché non si riferiscono a concorsi per posti pubblici. Inoltre anche qualsiasi corte europea darebbe ragione al ricorrente, come peraltro già accaduto nel caso di diversi altri paesi. Se la legge dovesse essere approvata, ovvio che noi interessati faremo domanda al primo bando disponibile, ci faremo respingere la domanda e andremo ai vari TAR, corti costituzionali ed europee chiedendo la sospensione dei concorsi e la cancellazione del vincolo.

    Inoltre a questo punto non penso che i ricercatori spariranno dal 2013: se questa legge venisse approvata, sostituirebbe la moratti e reintrodurrebbe i ricercatori, essendo essi esplicitamente previsti.

  29. Miriam ha detto:

    Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216

    “Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”

    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

    Vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parita’ di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro;
    Emana
    il seguente decreto legislativo:

    Art. 1.
    Oggetto

    1. Il presente decreto reca le disposizioni relative all’attuazione della parita’ di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione, dalle convinzioni personali, dagli handicap, dall’eta’ e dall’orientamento sessuale, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro, disponendo le misure necessarie affinche’ tali fattori non siano causa di discriminazione, in un’ottica che tenga conto anche del diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere su donne e uomini.

    Art. 2.
    Nozione di discriminazione

    1. Ai fini del presente decreto e salvo quanto disposto dall’articolo 3, commi da 3 a 6, per principio di parita’ di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell’eta’ o dell’orientamento sessuale. Tale principio comporta che non sia praticata alcuna discriminazione diretta o indiretta, cosi’ come di seguito definite:
    a) discriminazione diretta quando, per religione, per convinzioni personali, per handicap, per eta’ o per orientamento sessuale, una persona e’ trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga;
    b) discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono mettere le persone che professano una determinata religione o ideologia di altra natura, le persone portatrici di handicap, le persone di una particolare eta’ o di un orientamento sessuale in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone.

    2. E’ fatto salvo il disposto dell’articolo 43, commi 1 e 2 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

    3. Sono, altresi’, considerate come discriminazioni, ai sensi del comma 1, anche le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per uno dei motivi di cui all’articolo 1, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignita’ di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo.

    4. L’ordine di discriminare persone a causa della religione, delle convinzioni personali, dell’handicap, dell’eta’ o dell’orientamento sessuale e’ considerata una discriminazione ai sensi del comma 1.

    Art. 3.
    Ambito di applicazione

    1. Il principio di parita’ di trattamento senza distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di eta’ e di orientamento sessuale si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato ed e’ suscettibile di tutela giurisdizionale secondo le forme previste dall’articolo 4, con specifico riferimento alle seguenti aree:
    a) accesso all’occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione;
    b) occupazione e condizioni di lavoro, compresi gli avanzamenti di carriera, la retribuzione e le condizioni del licenziamento;
    c) accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione professionale, perfezionamento e riqualificazione professionale, inclusi i tirocini professionali;
    d) affiliazione e attivita’ nell’ambito di organizzazioni di lavoratori, di datori di lavoro o di altre organizzazioni professionali e prestazioni erogate dalle medesime organizzazioni.

    2. La disciplina di cui al presente decreto fa salve tutte le disposizioni vigenti in materia di:
    a) condizioni di ingresso, soggiorno ed accesso all’occupazione, all’assistenza e alla previdenza dei cittadini dei Paesi terzi e degli apolidi nel territorio dello Stato;
    b) sicurezza e protezione sociale;
    c) sicurezza pubblica, tutela dell’ordine pubblico, prevenzione dei reati e tutela della salute;
    d) stato civile e prestazioni che ne derivano;
    e) forze armate, limitatamente ai fattori di eta’ e di handicap.

    3. Nel rispetto dei principi di proporzionalita’ e ragionevolezza, nell’ambito del rapporto di lavoro o dell’esercizio dell’attivita’ di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell’articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all’handicap, all’eta’ o all’orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell’attivita’ lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell’attivita’ medesima. Parimenti, non costituisce atto di discriminazione la valutazione delle caratteristiche suddette ove esse assumano rilevanza ai fini dell’idoneita’ allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad esercitare.

    4. Sono, comunque, fatte salve le disposizioni che prevedono accertamenti di idoneita’ al lavoro per quanto riguarda la necessita’ di una idoneita’ ad uno specifico lavoro e le disposizioni che prevedono la possibilita’ di trattamenti differenziati in merito agli adolescenti, ai giovani, ai lavoratori anziani e ai lavoratori con persone a carico, dettati dalla particolare natura del rapporto e dalle legittime finalita’ di politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione professionale.

    5. Non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell’articolo 2 le differenze di trattamento basate sulla professione di una determinata religione o di determinate convinzioni personali che siano praticate nell’ambito di enti religiosi o altre organizzazioni pubbliche o private, qualora tale religione o tali convinzioni personali, per la natura delle attivita’ professionali svolte da detti enti o organizzazioni o per il contesto in cui esse sono espletate, costituiscano requisito essenziale, legittimo e giustificato ai fini dello svolgimento delle medesime attivita’.

    6. Non costituiscono, comunque, atti di discriminazione ai sensi dell’articolo 2 quelle differenze di trattamento che, pur risultando indirettamente discriminatorie, siano giustificate oggettivamente da finalita’ legittime perseguite attraverso mezzi appropriati e necessari. In particolare, resta ferma la legittimita’ di atti diretti all’esclusione dallo svolgimento di attivita’ lavorativa che riguardi la cura, l’assistenza, l’istruzione e l’educazione di soggetti minorenni nei confronti di coloro che siano stati condannati in via definitiva per reati che concernono la liberta’ sessuale dei minori e la pornografia minorile.

    Art. 4.
    Tutela giurisdizionale dei diritti

    1. All’articolo 15, comma 2, della legge 20 maggio 1970, n. 300, dopo la parola «sesso» sono aggiunte le seguenti: «, di handicap, di eta’ o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali».

    2. La tutela giurisdizionale avverso gli atti e i comportamenti di cui all’articolo 2 si svolge nelle forme previste dall’articolo 44, commi da 1 a 6, 8 e 11, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

    3. Chi intende agire in giudizio per il riconoscimento della sussistenza di una delle discriminazioni di cui all’articolo 2 e non ritiene di avvalersi delle procedure di conciliazione previste dai contratti collettivi, puo’ promuovere il tentativo di conciliazione ai sensi dell’articolo 410 del codice di procedura civile o, nell’ipotesi di rapporti di lavoro con le amministrazioni pubbliche, ai sensi dell’articolo 66 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, anche tramite le rappresentanze locali di cui all’articolo 5.

    4. Il ricorrente, al fine di dimostrare la sussistenza di un comportamento discriminatorio a proprio danno, puo’ dedurre in giudizio, anche sulla base di dati statistici, elementi di fatto, in termini gravi, precisi e concordanti, che il giudice valuta ai sensi dell’articolo 2729, primo comma, del codice civile.

    5. Con il provvedimento che accoglie il ricorso il giudice, oltre a provvedere, se richiesto, al risarcimento del danno anche non patrimoniale, ordina la cessazione del comportamento, della condotta o dell’atto discriminatorio, ove ancora sussistente, nonche’ la rimozione degli effetti. Al fine di impedirne la ripetizione, il giudice puo’ ordinare, entro il termine fissato nel provvedimento, un piano di rimozione delle discriminazioni accertate.

  30. cattivo maestro ha detto:

    Qualcuno mi può spiegare nel merito in cosa un ricercatore in formazione neodottorediricerca è preferibile ad un dottorediricerca assegnista di ricerca o ricercatore a tempo determinato con esperienza e pubblicazioni?
    Come la mettiamo poi con quelle università (pisa,Camerino e altre, basta guaradare la tabella citata sopra) che hanno istituito il reclutamento da ricercatore con il passaggio preliminare da ricercatore in formazione e a tempo determinato in quasi tutti i casi con contratti superiori ai conque anni (fino a sei…)? Ora che si dice a questi ricercatori a tempo determinato? Abbiamo sbagliato andate a casa non potete più partecipare ai concorsi, proprio voi che siete stati scelti e valutati dall’Ateneo!!!

  31. Miriam ha detto:

    A sostegno di quanto ho già affermato, sottolineo in particolar modo il punto “!on costituisce atto di discriminazione la valutazione delle caratteristiche suddette ove esse assumano rilevanza ai fini dell’idoneita’ allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad esercitare.”

    Ora, anche se la Gelmini capisce poco di università, mi pare arduo sostenere che un ricercatore svolga funzioni di forza armata, polizia, penitenziaria o di soccorso!

    I 5 anni avranno come effetto solo la divisione del fronte dei precari e una valanga di ricorsi che bloccherà il reclutamento per un’altra decina di anni.

  32. Miriam ha detto:

    P.S.: non vale la deroga a legge precedente, in quanto trattasi di direttiva europea (perlatro di notevole importanza, in quanto anti-discriminatoria), cui qualsiasi ricorrente potrebbe appellarsi proprio in sede europea e addirittura chiedere una procedura di infrazione per lo Stato Italiano.

  33. Bombadillo ha detto:

    ..miriam, mi dispiace insistere, ma, di fatto, non è un vincolo sull’età, proprio ieri – vedi un po’ la coincidenza – stavo parlando con una collega, del Politecnico di Milano, di 42 anni, che però non ha mai fatto il dottorato, che pensava di partecipare al bando che scade il 30 aprile: per altro ve lo segnalo, perchè, da quanto ho capito, è senza scritto ed orale: abbiamo lanciato una moda?
    Quindi la mia amica potrebbe, un domani, diventare ricercatrice a 50 anni, mentre, un’altra persona che conosco, che è diventata dottore di ricerca a 25 anni, potrebbe diventarlo solo fino a 30 (ma se ne fotte perchè, mi hanno detto, e appena diventata dirigente all’Autorità sulla privacy).
    Come vedi, duqnue, di fatto il vincolo non è sull’età.

    E comunque anche se il vincolo fosse sull’età non sarebbe incostituzionale. Incostituzionale per violazione di quale norma, e in quale senso?

  34. Bombadillo ha detto:

    ….ma non avevi citato una legge italiana!!????

    …quale è la direttiva europea? e in quale articolo è contenuta la disposizione che tu pretendi esistente – e mi auguro per te che tu abbia ragione -, senza però allegarla?

  35. Miriam ha detto:

    Direttiva europea 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro recepita con Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216 (postata sopra).

    Per la legislazione italiana, oltre Decreto Legislativo di recepimento c’è la legge 127/1997 (all’articolo 3, mi scuso per non averlo citato in precedenza).

    Inoltre c’è una pletora di sentenze, che ora faticherei a rintracciare.

  36. Miriam ha detto:

    Il punto sarebbe solo la dimostrazione che il limite è “de facto” sull’età, ponendosi eventuali situazioni differenti (come quella che tu citi) nel campo di percorsi lavorativi eccezionali e non ordinari. In altre parole è una discriminazione di natura anagrafica per tutti coloro che seguono un percorso accademico, per così dire, “standard”.

  37. cattivo maestro ha detto:

    L’incostituzionalità dei limiti previsti dal ddl è dichiarabile, come in tutti i casi di discriminazioni, per violazione del principio di ragionevolezza, ex art. 3 Cost.

  38. antonio ha detto:

    Scusate ma tutto questa discussione sull’incostituzionalita’ o meno dei 5 anni (anche se importantissima, appunto, costituzionalmente) e’ un po’ stucchevole. Penso che se sollevata (e lo sara’, vista gia’ la discussione tra noi) potra’ avere innumerevoli riformulazioni in salse diverse. Quindi occhio alla discussione che seguira’, al testo ‘definitivo’ (sia quello che verra’ presentato al consiglio dei ministri e quello licenziato infine dal parlamento).
    Se pero’ partiamo dal presupposto che data la nostra scarsita’ numerica, di potere di lobby, di peso politico, e di varie altre dimensioni, non ci permette di fare niente, chiudiamola qui e passiamo ad altro.

  39. marco ha detto:

    Faccio notare che, paradossalmente e tragicamente, non c’è alcuna esplicita urgenza di pubblicazione del D.M. coi parametri di valutazione nei concorsi a ricercatore banditi dopo il 10 novembre, vale a dire in una parte soltanto dei concorsi a ricercatore della II sessione 2008 (che, fra l’altro, mentre ormai siamo alla fine del primo terzo dell’anno successivo, cioè del 2009, è ancora in corso, e nessuno sa quando, e mi verrebbe ironicamente da aggiungere se, si chiuderà). Infatti, come si evince dal testo dell’altro decreto, quello che si sono degnati di far apparire con solo un mese e mezzo di ritardo sui tempi da loro stessi stabiliti, non ci sarà accorpamento fra I e II sessione 2008. E poiché non si ha la più pallida idea di quando vorranno far svolgere le operazioni (elezioni per quei settori disciplinari, credo non più della metà dei 370, che potranno votare per qualcosa; elezioni suppletive per quelli che, e ce ne saranno sicuramente, non individueranno al primo colpo il numero preciso di ordinari richiesti per comporre il listone dei sorteggiabili; infine tombola, che sarebbe in fondo coerente si svolgesse sotto l’abete natalizio, verso il quale peraltro sta effettivamente slittando) per la composizione delle commissioni dei concorsi della I sessione 2008 e nella più rosea delle ipotesi tali operazioni saranno concluse a ottobre e quindi quei concorsi si concluderanno a maggio 2010, ne consegue che il D.M. che ancora manca andrà di fatto a regolamentare una parte dei concorsi che, sempre nella più rosea delle ipotesi, avranno le loro elezioni e la loro tombola nella primavera del 2010 e quindi si svolgeranno e concluderanno fra estate e autunno del 2010 (ed è questo il momento in cui le commissioni entreranno di fatto in azione e per il quale dovranno essere ovviamente disponibili i parametri che saranno chiamate a utilizzare e che stiamo aspettando), ovvero fra poco meno di due anni.
    Insomma, riguardo all’elaborazione del D.M. mancante, possono serenamente continuare ancora abbastanza a lungo a fare quello che stanno facendo da mesi, cioè niente. Anche se resta la questione se sia l’esasperante e ovviamente deliberato ritardo nella sua pubblicazione a indurre le università (con pochissime eccezioni) a non bandire i 1000 concorsi cofinanziati ripartiti ormai 5 mesi fa. A questo proposito ricordo che Mussi a un certo punto stabilì che entro una precisa data dovessero bandire i concorsi della prima tranche del reclutamento straordinario quelle sedi che non lo avevano ancora fatto, pena la revoca dei posti ad esse assegnati. Non sarebbe male che la ministra facesse ora la stessa cosa, sempre ammesso (ed è tutto da dimostrarsi) che il suo intento sia quello che i concorsi per i posti che lei stessa ha ripartito si svolgano.

  40. cattivo maestro ha detto:

    posso quotare, sottoscrivere (ed applaudire) l’intervento di marco

  41. cattivo maestro ha detto:

    Ecco i dati (le prove) della distruzione pubblica dell’Università messa in scena dalla banda Tremonti,Brunetta & Gelmini: http://occhichesannoguardare.myblog.it/archive/2009/04/21/le-prove-della-distruzione-dell-universita-pubblica.html

  42. antonio ha detto:

    Non capisco cosa ci sia da quotare, sottoscrivere e soprattutto applaudire…
    Marco ha detto come stanno le cose.
    La questione e’ se ci dichiariamo impotenti davanti a tutto questo o se abbiamo qualche idea di cosa possiamo fare.
    Se anche l’emanazione dell’evocato e deprecato D.M. non portera’ a niente, sicuramente se esce si toglie un parametro di liberta’ di troppo. Se il D.M. non aiuta a sbloccare i concorsi, e visti i tempi previsti (maggio 2010) per le sessioni 2008, non e’ possibile cercare di sbloccare almeno i posti cofinanziati Mussi?

  43. cattivo maestro ha detto:

    quotavo e applaudivo perchè anche grazie a marco stiamo aprendo gli occhi. Finalmente. Forse.

    Il Ministro deve fissare una data oltre la quale il cofinanziamento (2008 !!!) deve tronare indietro. Entro quella data i concorsi devono essere necessariamente banditi.

  44. astamerra ha detto:

    Cattivomaestro> esageri. Qui gli occhi li abbiamo ben aperti tutti…. non abbiamo bisogno di profeti dell’apocalisse.

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