Il demerito al governo

Lo scorso 24 Luglio in una conferenza stampa tenuta a palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Stella Gelmini ha consegnato al mondo dell’informazione una classifica del merito degli atenei italiani, da lei stessa utilizzata per distribuire il 7% del fondo di finanziamento ordinario (f.f.o.) in base ad una rigida valutazione della produttività didattica e scientifica di ogni università. Il giorno dopo, un entusiasta editoriale del prof. Francesco Giavazzi sulle colonne del Corriere della Sera lodava l’iniziativa della Gelmini come “un secondo segnale forte (il primo fu il decreto sui concorsi di novembre) del quale il ministro Gelmini porta tutto il merito”. Si sa però che in Italia i criteri meritocratici latitano. Basta infatti dare una semplice occhiata alla metodologia usata per costruire la classifica del merito degli atenei italiani per notare che i calcoli svolti dal Ministero ed esaltati dall’editoriale sono tutti sbagliati. Nell’assegnare i “fondi meritocratici” il Ministro non ha saputo tener conto del fatto che il f.f.o. del 2008 non era stato distribuito in parti uguali alle singole università, ma ripartito secondo quote più o meno proporzionali alle dimensioni. In altre parole, una grande università come La Sapienza aveva ricevuto poco più dell’8% del finanziamento complessivo, mentre ad una piccola università come quella di Trento era arrivato circa un decimo del finanziamento de La Sapienza e cioè lo 0,8% del totale. Stando così le cose, è evidente a chiunque che il prelievo del 7% del f.f.o. è stato “pagato” dalle singole università in misura proporzionale alla quota di f.f.o. ricevuta l’anno precedente e quindi il contributo di ciascuna di esse è stato differente da quello delle altre. Ad esempio, La Sapienza ha versato nel “fondo meritocratico” poco più di 40 milioni, mentre l’università di Trento, mantenendo la proporzione di circa uno a dieci, ne ha versati poco più di 4. Poiché i “fondi meritocratici” sono invece stati assegnati dal ministero in maniera proporzionale ad un presunto “fattore di merito” (QT), senza tener conto in alcun modo delle dimensioni dell’ateneo, risulta piuttosto ovvio che le università grandi, che avevano versato un contributo molto elevato nel fondo, hanno chiuso il gioco in passivo, o comunque con guadagni modesti, anche quando sono riuscite a piazzarsi molto in alto nella graduatoria dei fattori di merito. Ma il tutto diviene paradossale quando il Ministro ritiene sensato presentarsi in conferenza stampa sbandierando nti una “classifica del merito” basata non sulla graduatoria dei fattori QT da lei stessa definiti e calcolati, ma sui guadagni percentuali di ciascuna università rispetto al finanziamento dell’anno precedente! In altre parole, università che si erano piazzate in alto nel calcolo dei fattori di merito, ma hanno perso soldi a causa dell’enorme contributo versato nella costituzione del “fondo meritocratico”, sono state presentate alla stampa come pessime università collocate nelle ultime posizioni di una “classifica del merito” che nulla aveva a che vedere con i criteri definiti dal Ministro stesso. Proviamo a raccontare una breve storiella che illustra numericamente il concetto di valutazione del merito secondo la logica del ministero: In un paese ci sono tre università, l’università A, l’università B e l’università C. Il governo finanzia le tre università con 10000 euro l’anno, in maniera più o meno proporzionale alle dimensioni, per esempio 5000 euro all’università A 3000 euro all’università B 2000 euro all’università C Un giorno il Ministro decide di valorizzare il merito distribuendo il 10% del finanziamento in base a criteri valutativi e prende 1000 euro dai 10000 per costituire un “fondo meritocratico”. I rimanenti 9000 euro continueranno ad essere distribuiti per dimensioni, quindi 4500 euro all’università A, 2700 all’università B e 1800 euro all’università C. Possiamo calcolare che in questa prima fase le tre università hanno perso rispettivamente 500, 300 e 200 euro. A questo punto il ministro calcola dei coefficienti di merito Q per ciascuna università e ricava i seguenti valori: Q dell’università A = 4 Q dell’università B = 3.3 Q dell’università C = 2.7 Il ministro prende i 1000 euro ed assegna ad ogni università una quota pari a 1000 euro, moltiplicati per il suo fattore Q e divisi per la somma di tutti i fattori Q, distribuendo così: 400 euro all’università A 330 euro all’università B 270 euro all’università C Fatti i conti, rispetto al finanziamento dell’anno precedente l’università A ha perso 100 euro, l’università B ne ha guadagnati 30 e l’università C ne ha guadagnati 70. Ora il ministro divide ciascun guadagno o perdita per il finanziamento dell’anno precedente e moltiplica il tutto per 100. Risulta che l’università A ha perso il 2% del finanziamento precedente, la B ha guadagnato il l’1% e la C ha guadagnato il 3.5%. Quindi lo stesso ministro va in conferenza stampa e distribuisce la seguente classifica di merito 1) università C +3.5% 2) università B +1% 3) università A -2% Esattamente opposta a quella dei coefficienti di merito Q che il ministro stesso aveva calcolato. E vissero tutti felici e contenti ammirando la meritocrazia del ministero, avallata dai più importanti organi di informazione.

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48 Responses to Il demerito al governo

  1. onanista ha detto:

    ???

  2. paolo ha detto:

    bravi, difendete i baroni

  3. Albert ha detto:

    Ma sapete leggere o no? L’articolo non critica il concetto di assegnazione in base al merito, ma il fatto che il ministero ha sbagliato i conti.

    In una graduatoria sul merito che includesse anche i ministeri, il MIUR si piazzerebbe all’ultimo posto.

  4. gio ha detto:

    Difendere i baroni?

    de che!

    Questo è il governo delle promesse, dell’uso spregiudicato dei media e dei conti sbagliati…

    Vedrete quando applicheranno i fumosi criteri per i concorsi.

  5. dingo ha detto:

    Visto che molti non hanno la pazienze di leggere fino in fondo o non riescono a capire, crossposto il riassunto che ho inviato all’altro blog:

    C’è un fondo di 1000 euro, del quale tu prendi 800 e io 200. Da questo fondo levano il 7% (70 euro) e distribuiscono il resto secondo il vecchio rapporto 8:2. Tu prendi 744 e io 186. Quindi tu hai perso 56 e io 14.
    Ora calcolano i nostri meriti e trovano che il tuo fattore di merito vale 3 e il mio 2, cosi’ distribuiscono i 70 euro messi da parte secondo questi rapporti: 42 a te e 28 a me.
    Calcolano chi ci ha perso e chi ci ha guadagnato: tu hai perso 14 euro (42-56) e io ne ho guadagnati 14 (28-14).
    Ora vanno dai giornali e dicono che io sono più bravo di te perché io ho preso 14 euro in più e tu 14 in meno.
    Ma in realtà nella graduatoria fatta da loro stessi tu avevi preso 3 punti e io 2 e quindi eri più bravo tu.

    E’ molto semplice. Errore marchiano da scuola elementare. E dovrebbe tornare alle elementari anche chi non capisce. Questa graduatoria che premia e penalizza a casaccio, senza alcuna connessione con il merito è la cosa più baronale che si sia mai vista.

  6. !!! ha detto:

    E’ inutile che insulti chi non condivide le tue opinioni. Il problema non è la matematica. Sei tu che non capisci l’italiano. Premiare a casaccio (ammesso che sia così) non è certo un “errore tecnico”.

  7. Albert ha detto:

    Ragazzi, calma. Non è un fatto di opinioni. C’è un errore matematico molto grave. E non c’è nulla da discutere, visto che la cosa è stata dimostrata matematicamente.

    Possiamo chiederci se la Gelmini debba o no dimettersi a causa di questo errore, ma non negare l’errore stesso e quindi l’inattendibilità della classifica.

  8. Paolo ha detto:

    Sulla competenza del ministro e di coloro che la circondano non penso che nessuno avesse dei dubbi.
    Cosi’ come sulla veridicita’ di gran parte delle affermazioni pubbliche di tale ministro. Per non parlare dell’indipendenza e della capacita’ di analisi critica della maggior parte dei giornali italiani.

    Comunque spero che stavolta gli effetti di tale errore si sono limitati alla conferenza stampa e ai mezzi di informazione, magari per far apparire piu’ “meritevoli” le universita’ piu’ gradite al ministro e falsare (come al solito) i dati.

    Oppure gli effetti di tale errore sono stati piu’ profondi?

    • mi sento Trol ha detto:

      Paravo Paolo. La classifica e’ stata fatta per la conferenza stampa e per orientare le immatricolazioni verso universita’ gradite. Giavazzi e Aquis ringraziano e molti precari si stanno bevendo panzane sul merito per fare il gioco dei baroni/delle elite/ e delle università private.

  9. Albert ha detto:

    L’errore ha alterato la distribuzione dei fondi e quindi ha spostato milioni di euro da una università all’altra.

  10. !!! ha detto:

    Quello che volevo dire, come spiegato forse meglio da Paolo, è che secondo me non c’è un errore tecnico ma semplicemente come già capitato il ministero ha fatto una cosa (classifica in base al fattore di merito) e la Gelmini alla stampa ne ha detta un’altra (parlando di guadagni percentuali di ciascuna università). Ma rimane il fatto che i soldi sono stati distribuiti secondo il fattore di merito (opinabile forse in quanto non tiene conto delle dimensioni dell’ateneo).

    Per fare un esempio, se io bandisco 100 concorsi e alla stampa ne dichiaro 4000, l’errore di conto al massimo è in quello che ho dichiarato alla stampa, non nel modo in cui vengono distribuiti i fondi. Spero sia chiara la differenza.

    • mi sento Trol ha detto:

      Alla Gelmini del merito non interessa niente. Il problema e’ che ultimamente le parole sono usate in senso truffaldino. Pensate a missione militare di pace. Il inistero della difesa (da cosa) fino a prima della deconda guerra mondiale si chiamava ministero della guerra. Perche’ e’ quello ce fa.

  11. Miriam ha detto:

    No !!!,

    la distribuzione dei soldi è stata realmente influenzata dall’errore. Il caso macroscopico è quello de La Sapienza che si è piazzata seconda nella classifica di merito, eppure ci ha rimesso 7 milioni di euro.

    Vedete

    http://udu.it/images/finanziamenti_atenei/tabelleriassunto.pdf

    • !!! ha detto:

      Non ci ha rimesso 7 milioni di euro. La distribuzione è stata fatta in base al QT! Secondo tale distribuzione la Sapienza ha preso 7 milioni in meno rispetto all’anno precedente, ma questo può voler semplicemente dire che l’anno precedente aveva preso più soldi di quanti ne meritasse.

    • !!! ha detto:

      Scusate, metto “meritasse” fra virgolette. Ma credo che il senso del commento sia chiaro.

  12. !!! ha detto:

    Comunque direi di concentrarsi sulle cose importanti.
    Tanto anche avessero dato 7 milioni in più alla Sapienza, di certo non li avrebbe usati per creare nuovi posti per noi precari. Al massimo avrebbe comprato nuovi schermi piatti da appendere alle pareti (a proposito, solo a me sembra scandaloso che in tempi di tagli alla Ricerca una università sprechi fondi per tappezzare le pareti dei dipartimenti di schermi LCD? Poi magari negli stessi dipartimenti i bagni sono senza la carta igenica…)

  13. Miriam ha detto:

    !!!,

    non è così. Il f.f.o. viene distribuito in base alle dimensioni delle università. Per cui la Sapienza l’anno precedente non aveva preso più soldi di quanti ne dovesse ricevere, aveva semplicemente preso quelli che le spettavano in base alle dimensioni.

    Il meccanismo errato della Gelmini è perverso perché tiene implicitamente conto delle dimensioni quando preleva e non ne tiene più conto quando redistribuisce.

    E’ questo il senso del post, ottimamente riassunto da Dingo.
    Nel suo esempio ci sono due università, una 4 volte più grossa dell’altra, che ricevono 800 e 200 euro. I suoi conti mostrano come l’errore di aritmetica del MIUR penalizza l’università grossa anche se è la più brava di tutte.
    Non è solo un fatto di Sapienza, anche Perugia, per esempio, ha avuto un ottimo QT eppure ha perso soldi.

    Servirebbero pronte, immediate ed irrevocabili di missioni del Ministro e di parecchi suoi tecnici. Ma figuriamoci se nel paese delle poltrone col bostik vedremo mai un simile atto di serietà.

  14. !!! ha detto:

    Due precisazioni, correggetemi se sbaglio:
    1. Nel calcolo del QT si tiene conto del numero di studenti, quindi in un certo senso delle dimensioni.
    2. La Sapienza non ha “perso soldi”, ne ha presi di meno dell’anno scorso. C’è una bella differenza.

    In ogni caso, a me il sistema non sembra tanto illogico.

    Quando paghi la tassa sulla spazzatura paghi in proporzione alle dimensioni del tuo appartamento. Però il salario non lo ricevi in proporzione alle dimensioni dell’appartamento ma in base alla quantità di lavoro svolto.

    Allo stesso modo le università pagano le tasse in base alle dimensioni. Se però un’università grande produce meno di una più piccola (in termini di laureati, pubblicazioni, brevetti o qualunque sia il metro di giudizio) è naturale che riceva anche meno soldi.

    Una università non può pretendere più soldi solo perché ha i giardinetti spaziosi. Se li deve anche “meritare”. (e qui possiamo discutere sul significato di “meritare”, ma certamente contare i mq non è un criterio ammissibile)

  15. Miriam ha detto:

    Il punto 1 non è corretto, il calcolo del QT non è influenzato dalle dimensioni, perché è fatto in base a percentuali: percentuale di laureati che trovano lavoro nei primi 12 mesi; percentuale di iscritti al secondo anno con almeno 2/3 dei crediti del primo; percentuale di corsi che hanno la valutazione degli studenti…

    Il punto 2 non lo capisco: se un meccanismo fa in modo che tu prenda meno soldi, di fatto te li sottrae. Poi si può fare un gioco di parole, ma nei fatti è cosi’.

    Per il resto, tutto è molto illogico. A partire dal fatto che il Ministro è andato in conferenza stampa a presentare come “classifica di merito” la classifica dei guadagni e perdite economiche e non la classifica dei QT. Ma soprattutto l’illogicità nasce dal fatto che i QT non sono influenzati dalle dimensioni. Il che significa che la Sapienza è stata più produttiva di Trento ancor più di quanto le dimensioni avrebbero giustificato. Eppure Trento è stata premiata e La Sapienza punita.

    In seconda elementare un errore del genere avrebbe comportato l’immediata convocazione dei genitori.

  16. dingo ha detto:

    Naturalmente il Ministro non ritiene di dover fornire giustificazioni e dare le dimissioni?

  17. onanista ha detto:

    ok, ho visto la tabella con la classifica degli atenei in percentuale. Dove e’ l’elenco con i fondi (7%) distribuiti alle universita’?

  18. onanista ha detto:

    Miriam, non ci siamo capiti… ho chiesto la tabella con l’elenco dei fondi distribuiti alle Universita’, non le percentuali…. Ovvero Sapienza ha preso 850miliardi di euro, Nettuno 1350milamiliardi di euro etc…

    Eppoi… Dimissioni!!!! Ma siete di fuori?! Ma che stiamo a farci le s…ghe sui conti sballati… Qui c’e’ gente che non si dimette se corrompe giudici e va a t..roie (oppss escort). A far casino sui numeri non ci cagherebbe nessuno.

    E io che pensavo di essere l’unico a farmi le s…

  19. Dottorasio ha detto:

    ma cosa volete che si dimetta il ministro Gelmini per un errore di conto…

    l’elettore medio non è in grado di distinguere un’addizione da una moltiplicazione, figurarsi se ha voglia di stare a ragionare su quanti soldi vanno alla sapienza, quanti a tor vergata…una notizia del genere non se la cagherebbe nessuno, oggi se non vai almeno a fare orge con 20 troie non fai notizia…

    e poi cosa volete che gliene freghi all’opinione pubblica dei finanziamenti all’università?
    scommetto che l’ 80% degli italiani sarebbe d’accordo a usare le università e quelli che ci stanno dentro come concime per i campi.

  20. Dottorasio ha detto:

    cioè…

    …sono d’accordo con onanista (non avevo letto bene il suo post)

  21. onanista ha detto:

    Forse vi farebbe bene leggere questo articolo sulla distribuzione dell’FFO.
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001282.html

    Ad integrazione di questo (nella sezione “Ombre”) bisogna dire che i criteri di ripartizioni sono ora noti e li trovate nella nota del MIUR
    http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0015Atti_M/7972Decret_cf2.htm

    in particolare nella tabella “Allegato1”

  22. onanista ha detto:

    Faccio anche notare che nella tabella dell’Allegato1 c’e’ scritto:

    La somma degli indicatori pesati è moltiplicata per una grandezza rappresentativa delle dimensioni degli atenei che
    viene calcolata sulla base del numero totale degli studenti iscritti, alla quale vengono sottratti quelli che hanno ottenuto
    un numero di CFU inferiore a 5

    Avete forse preso una cantonata?!

  23. Miriam ha detto:

    Sull’excel UDU c’è tutto, inclusa la tabella con i fondi distribuiti alle Universita’, basta girare le pagine usando le linguette in basso.

    Sulla grandezza rappresentativa, è una correzione solo parziale, che non controbilancia le differenze fra le contribuzioni iniziali. Basta sfogliare i fogli UDU per rendersene perfettamente conto: confrontate la colonna H del foglio “didattica” con la colonna K del foglio “FFO std” e tenete presente che differenze anche apparentemente piccole fra queste colonne possono diventare enormi una volta fatti i calcoli per ricavare i milioni di euro. Inoltre la correzione parziale è applicata alla componente didattica del QT, e non alla componente ricerca. Peggio che andar di notte: sommano pere con cavoli.

    La critica UDU-rnrp è ben fondata!

  24. onanista ha detto:

    Allora, il fatto “QT” delle tabelle, ottenuto dalla somma Didattica e Ricerca, e’ un fattore PESATO SULLA DIMENSIONE DELL’ATENEO.
    Quindi l’ordine degli atenei secondo questo fattore NON HA NIENTE a che fare con il “merito”.
    Il fatto che la colonna di excel si chiami “ordine merito” e’ un semplice nome dato per indicare il tipo di ordinamento per la visualizzazione.

    Quindi quando in questo post di dice
    presunto “fattore di merito” (QT), senza tener conto in alcun modo delle dimensioni dell’ateneo
    si dice una cosa SBAGLIATA.

    Ora sono sicuro: avete preso una cantonata….

  25. onanista ha detto:

    Per quanto riguarda la questione ricerca-didattica, nell’allegato1 che ho indicato prima e’ chiaramente specificato che la parte didattica e’ pesata con un fattore legato alle dimensioni dell’ateneo (numero studenti): infatti nella tabella excel sulla didattica il fattore “FP” e’ proporzionale alle dimensioni ed e’ usato come fattore moltiplicativo.

    Mentre la ricerca NON E’ PESATA con le DIMENSIONI dell’ateneo! E la cosa e’ anche corretta! Infatti gli indicatori usati sono gia’ pesati su un numero totale, legato sicuramente alle dimensioni (ad es. per i PRIN pesati sul fattore di successo dell’area).
    E’ chiaro che per la ricerca la dimensione non puo’ essere quella legata al numero di studenti!!!

    Ripeto: avete preso una cantonata!

  26. onanista ha detto:

    P.s. comunque grazie a Miriam per le tabelle! All’inizio non avevo visto i vari tab di excel. Mi scuso per questo. Miriam ha fornito un’informazione completa, anche se l’interpretazione UDU-rnrp (esiste ancora?) e’ sbagliata.

    Dopo aver flirtato qui, ora torno alla mia attivita’ prediletta di onanista.

    Fossi in voi, pero’, cancellerei il post….

  27. Miriam ha detto:

    Non è del tutto vero. In primo luogo il fattore FP non coincide con le dimensioni dell’ateneo, né con la quota di finanziamento ricevuto l’anno precedente (e quindi con la quota che ciascun ateneo ha versato nel fondo 7%) e questo lo si verifica facilmente confrontando le due colonne che ho citato sopra. Sono scarti apparentemente piccoli, ma in realtà rilevantissimi in una classifica ripartitoria che prevede moltiplicazioni per numeri molto grandi e poi sottrazioni. In secondo luogo i fattori ricerca sono la somma di componenti proporzionali e componenti non proporzionali e, come sappiamo, questa somma non può che essere non proporzionale. E quindi sarà non proporzionale anche il risultato finale QT.

  28. onanista ha detto:

    Guarda che la quota di finanziamento degli anni precedenti e’ su base storica e non sulle dimensioni!
    Questo e’ detto chiaramente nell’articolo della Voce che ho indicato prima.
    E comquneu e’ CHIARAMENTE SPECIFICATO il criterio: e’ pesato sul numero di studenti! Punto.
    Che poi ci siano scarti, che poi i criteri usati non siano i migliori etc… su questo non entro.
    Se ne puo’ discutere.
    Il fatto e’ che l’argomento suy cui si fonda questo post e’ SBAGLIATO!

    Poi puoi fare tutti i rigiri che vuoi per cercare di giustificare… ma sento stridore di unghia….

  29. Miriam ha detto:

    Appunto. Quindi le differenze percentuali fornite dalla Gelmini e spacciate per graduatoria assoluta sono in realtà influenzate dalla “classifica del merito”, dalle disomogeneità nella distribuzione storica del ffo e dalle differenze fra i rapporti docenti/studenti dei singoli atenei. Non rappresentano il merito puro, ma una somma di tre componenti, una delle quali casuale.

    Diciamo che il post e il documento udu andrebbero un po’ corretti, ma l’aleatorietà della classifica resta tutta.

    • onanista ha detto:

      criiii… criiiii…. (rumore di unghia su specchio).
      Miriam, chiudiamola qui che ci facciamo tutti piu’ bella figura….

  30. euroscience ha detto:

    La classifica della Gelmini NON e’ la classifica “di merito”, lo ripeto, ma quella del DIFFERENZIALE di finanziamenti.

    MA li leggete i dati o siete in grossa crisi?

    Il fatto e’ che per avere unaclassifica sui soli “criteri di qualita’” bisogna avere dei paramentri normalizzati rispetti alla “diemnsione” dell’ateneo, pero’ i parametri “A” e quelli “B” (cioe’ didattica e ricerca”) sono calcolati in modo diverso. Per i primi si puo’ facilmente normalizzare, per i secondi, un po’ meno, se si vuole avere un dato in qualche modo sensatamente omogeneo per farci la somma pesata finale.

  31. euroscience ha detto:

    Beninteso, i “criteri di qualita’” della Gelmini fanno acqua da tutte le parti, ma almeno per avere una “classifica di merito” si dovrebbero usare solo quelli per additare la lode o il biasimo delle varie Universita’, NON il confronto con il Finanziamento Storico, che e’ pieno di bias imperscrutabili e non e’ minimamente “neutro”, di per se’.
    La Gelmini e i suoi dipendenti avrebbero’ gia’ fatto le valigie altrove, ma qua per ora lasciamo cadere la cosa e se famo du spaghi.

  32. onanista ha detto:

    Euroscience sono con te (e con gli spaghi)!

    C’e’ pero’ un importante risvolto in questa storia: si e’ dimostrato che “merito” e “meritocrazia” NON SIGNIFICANO NIENTE!
    Si puo’ parlare di parametri di qualita’, di criteri di redistribuzione, o magari di eccellenza in certi settori piuttosto che altri. Ma identificare un ateneo (ma lo stesso vale per un Dipartimento, ricercatore, professore) come “meritorio” e meritocratico vuol dire gettare fumo negli occhi.
    E’ la stessa farsa che abbiamo visto applicarsi coni concorsi, con scritto orale e ognibendidio.

    Anche noi dobbiamo cambiare un po’ mentalita’….

  33. Albert ha detto:

    Bene. Siamo d’accordo su tutto, fratelli.

  34. euroscience ha detto:

    Si studi l’Europa e il mondo e si faccia finita con l’autarchia culturale e con l’improvvisazione anche in questa materia.
    Pii desideri, visto come siamo messi…

  35. zeze ha detto:

    Quali i 15 atenei virtuosi??

  36. euroscience ha detto:

    Stiamo calcolando, un po’ di pazienza. Bisogna capire meglio soprattutto i parametri relativi alla ricerca per normalizzarli correttamente.

  37. guglielmo ha detto:

    e se parlassimo di altre questioni?
    avete visto la nota firmata dalla gelmini?
    e il decreto (uscito dopo 4 anni) sui ricercatori td?

  38. guglielmo ha detto:

    segnalo peraltro ottimo articolo di trovati sul sole 24 ore

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