La commedia dei T(r)agli

I rettori aspettano lo scudo fiscale per avere un pochino di soldi dal Ministro. Accettando un paese che li finanzia cogli spiccioli degli evasori fiscali. Una misura, peraltro, che è una una tantum.

Ad ogni modo sono circa 5 milardi di euro che non coprono gli oltre 9 miliardi di euro di tagli a scuola e università già fatti con la 133.

Poi stasera, negli approfondimenti alle notizie dei Tiggì, scopriamo che con lo scudo fiscale il governo intende finanziare anche il “taglio” dell’Irap (ma leggi differimento) , operazione che costa da sola 3,5 miliardi di euro. Se tant’è, scuola e università (e il 5×1000 e chissà quante altre cose) dovranno spartirsi i rimanenti 1,5 miliardi di euro. 

Insomma briciole. Cioè, le solite bugie. L’ennesima presa per il culo.

 Nel frattempo, ai tanti ottimisti che girano in questo blog regalo una “perla” girata in una lista di mail sui sempre più fantomatici posti Mussi 2009.

Meditate gente, meditate. Nonostante tutto, io, il 20, sono all’assemblea alla Sapienza. Buona lettura….

Votazione al Senato sull’emendamento per sbloccare i fondi Mussi 2009

Personaggi: SAIA il relatore, VEGAS il viceministro dell’economia e delle finanze, POSSA il presentatore dell’emendamento, RUSCONI il capogruppo del PD in commissione cultura, 2.381 (testo 2) l’emendamento che sbloccherebbe i fondi Mussi 2009.

—————————————

SAIA, relatore. Invita il presentatore a trasformare l’emendamento 2.381
(testo 2) in un ordine del giorno.

VEGAS, vice ministro dell’economia e delle finanze. Concorda con il
relatore.

POSSA (PdL). Non accetta l’invito del relatore, rilevando che l’emendamento 2.381 (testo 2) riguarda finanziamenti già stanziati a favore dei ricercatori universitari e che pertanto non necessita di copertura finanziaria.

RUSCONI (PD). Auspica l’approvazione dell’emendamento 2.381 (testo 2), che non comporta aumenti di spesa pubblica. (Applausi dal Gruppo PD).

D’ALIA (UDC-SVP-Aut). Chiede di poter aggiungere la propria firma all’emendamento 2.381 (testo 2). Su questioni di merito importanti, come quella affrontata dall’emendamento in esame, sarebbe opportuno riflettere con calma e non procedere a bocciature frettolose ed approssimative da parte del Governo.

LONGO (PdL). Chiede di poter aggiungere la propria firma all’emendamento 2.381 (testo 2).

LEGNINI (PD). Chiede di poter aggiungere la propria firma e quella di tutti i senatori del Gruppo Partito Democratico all’emendamento 2.381 (testo 2).

GALLONE (PdL). Chiede di poter aggiungere la propria firma e quella della senatrice Vicari all’emendamento 2.381 (testo 2).

VEGAS, vice ministro dell’economia e delle finanze. Rinnova l’invito a trasformare in ordine del giorno l’emendamento 2.381 (testo 2), la cui proposta nel merito potrà essere meglio valutata durante l’esame di un successivo provvedimento in materia universitaria. L’emendamento 2.381 (testo 2) pone inoltre problemi di copertura finanziaria, poiché riguarda risorse stanziate nel 2009 che verrebbero utilizzate nel 2010 e poiché non si conosce il numero esatto dei ricercatori che verranno assunti.

POSSA (PdL). Ribadisce di non voler ritirare né trasformare in ordine del giorno l’emendamento 2.381 (testo 2) e sottolinea nuovamente che la proposta ha piena copertura finanziaria. (Applausi dal Gruppo PD).

VEGAS, vice ministro dell’economia e delle finanze. Chiede al Presidente di togliere la seduta onde consentire una più attenta valutazione dell’emendamento 2.381 (testo 2). (Vivaci proteste dai Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. La seduta proseguirà fino all’orario di chiusura, previsto per le ore 20,30. (Applausi dal Gruppo PD).

SAIA, relatore. Chiede di accantonare ulteriormente l’emendamento 2.381 (testo 2).

VEGAS, vice ministro dell’economia e delle finanze. Si associa alla richiesta del relatore.

POSSA (PdL). Ritira l’emendamento 2.381 (testo 2).

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231 Responses to La commedia dei T(r)agli

  1. giordano bruno ha detto:

    Caro mio

    qui la situazione è nera…un letto di procuste

    e i nostri colleghi dormono o credono alle favoleeeeee….

  2. Lorenzo ha detto:

    L’idea di questo governicchio è di far fuori la generazione 70 da università e ricerca (concorsi non banditi o sospesi ovunque). Che cazzo aspettiamo?

  3. Luca ha detto:

    E’ scandaloso come ci prendano per il culo!
    Non gliene frega niente a nessuno! Sono solo bravi a incassare stipendi da paura.
    Maledetti!
    E vaff al decreto Mussi etc. I governi, quando sanno che stanno per terminare gli incarichi, promulgano sempre iniziative simili, tanto per lasciare la patata bollente a chi viene dopo e poter dire “noi volevamo assumervi”.
    Fara’ lo stesso sto governo di M…A.
    Ci sarebbe da andarli ad acchiappare e…

  4. miriam ha detto:

    Veramente Mussi ha stanziato i fondi nella sua prima finanziaria. E’ una delle prime cose che ha fatto.

    Pane al pane e vino al vino.

  5. Giordano Bruno ha detto:

    Comunicato flc

    http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/novembre/disegno_di_legge_gelmini_sull_universita_incontro_al_ministero_le_nostre_osservazioni

    Convocata una seduta di ascolto delle parti sindacali e rappresentative sul
    DDL approvato il 28 ottobre 2009 dal Consiglio dei ministri.

    Disegno di legge Gelmini sull’Università, incontro al Ministero. Le nostre
    osservazioni

    12-11-2009 | Università

    Nella giornata di ieri, 11 novembre, il Miur ha convocato un incontro per
    ascoltare le parti sindacali e rappresentative, intese in senso lato, sul
    testo di DDL per l¹Università approvato in Consiglio dei Ministri.
    All¹incontro erano presenti per il Ministero il Direttore, dott. Tomasi, e
    il consigliere del Ministro prof. Schiesaro con i loro collaboratori. Non
    erano presenti né il Ministro né il Capo di Gabinetto. Per le parti
    convocate, oltre a tutte le organizzazioni e associazioni della docenza
    universitaria, ai dottorandi e agli studenti dell¹UDU, erano presenti
    diverse sigle di precari e ricercatori dallŒincerta rappresentatività.

    L¹incontro è stato di fatto una seduta di ascolto, nella quale il Miur ha
    ascoltato gli interventi di tutti i presenti, necessariamente contenuti
    rispetto alla vastità della materia in discussione, senza interloquire. La
    maggioranza degli intervenuti ha espresso punti di vista critici sui
    principali aspetti del provvedimento, sia sul piano del metodo adottato per
    la sua presentazione, sia per i suoi contenuti. Nel suo intervento, la FLC
    Cgil ha formulato le seguenti osservazioni:

    Nel dicembre 2008 il Ministro si era impegnata ad aprire tavoli sui singoli
    temi dell¹Università per istruire i percorsi decisionali; ci si ritrova
    undici mesi dopo con un DDL approvato. Dov¹è la sbandierata partecipazione
    della comunità accademica? E¹ intenzione del Ministero proseguire così, o ci
    saranno appuntamenti veri di confronto per modificare i testi?

    L¹impianto del decreto tocca aspetti cruciali di funzionamento e
    organizzazione dellŒUniversità. E¹ evidente che modifiche così rilevanti non
    possono essere attuate a costo zero, se non a prezzo di trasformarsi in pure
    enunciazioni programmatiche. Si pensi ad esempio alle politiche del
    reclutamento. Dove sono i soldi, visto che le previsioni di finanziamento
    prevedono un decremento di oltre il 25% nei prossimi 4 anni?

    La formulazione materiale del DDL appare fortemente differenziata: la parte
    sulla governance (Titolo I) più che una legge delega sembra una legge
    ordinaria, poiché ha un carattere minuziosamente prescrittivo e vincolante,
    e indica un modello organizzativo preciso ed omogeneo cui tutti gli Atenei
    devono attenersi nella riscrittura degli Statuti, al punto da configurare
    una netta invasione di campo nei confronti dell¹autonomia statutaria. Il
    Titolo II, viceversa, (Qualità ed efficienza del sistema universitario) che
    contiene un gran numero di atti di riorganizzazione fondamentali, è ancorato
    a criteri larghissimi ed indeterminati negli obiettivi, che lasciano al
    Governo margini di interpretazione amplissimi, al punto da configurare un
    eccesso di delega. Alle Università si impone un modello unico, il Governo si
    lascia le mani libere.

    Nel merito dei contenuti, abbiamo espresso la nostra contrarietà, al di là
    dei singoli contenuti, all¹intero impianto della governance. La scelta di
    concentrare il potere nel Rettore e nel CdA svuotando gli organi elettivi,
    di fatto solo genericamente consultivi, accentua il carattere centralistico
    e autoritario dell¹istituzione, aprendo a pulsioni aziendalistiche nella
    natura e composizione degli organi stessi. Se esiste disordine ed
    inefficienza nella democrazia di Ateneo, non è con illusorie scorciatoie
    tecnocratiche che si riporterà ad efficienza, ma solo ricercando una
    equilibrata distribuzione di poteri e funzioni, responsabilizzando
    l¹autonomia e valorizzando la democrazia in una chiave di responsabilità
    regolata.

    Sul Titolo II, l¹ampiezza dei criteri rende difficile un giudizio in assenza
    di una esplicitazione delle intenzioni che, a testo vigente, appaiono in
    qualche caso sibillinamente minacciose: che cosa significa ³revisione del
    trattamento economico e della progressione economica²? e come si traduce la
    ³verifica dello svolgimento dell¹attività didattica e di servizio²? (con il
    cartellino?). Alcune previsioni, poi, appaiono in palese contrasto con
    l¹autonomia.

    Sul Titolo III, abbiamo osservato che il testo mette a regime un modello di
    reclutamento non meno discutibile di quello attuale. La scelta di attribuire
    per intero agli Atenei la scelta di reclutare, con il solo filtro di
    un¹idoneità nazionale, aumenterà prevedibilmente il tasso di opacità dei
    concorsi. Noi siamo per una forte valorizzazione dell¹autonomia di Ateneo,
    che deve però essere bilanciata dal contrappeso di una valutazione efficace,
    pervasiva e dotata di conseguenze positive e negative. Oggi siamo
    all¹enunciazione della volontà di un sistema di valutazione, ed occorreranno
    anni per vederlo (forse) funzionare. Assegnare agli Atenei una
    discrezionalità totale in assenza di controlli significa scegliere il
    contrario del merito e della trasparenza, incoraggiando le cattive pratiche
    già diffuse.

    Il DDL poi non affronta la questione del riconoscimento per le figure che da
    decenni attendono una soluzione: ricercatori in primo luogo, ma anche
    lettori e CEL. La scelta di assumere solo ricercatori a tempo determinato ha
    per effetto la messa ad esaurimento di 20.000 ricercatori in servizio per i
    quali, credibilmente, si apriranno scarsissime possibilità di uscire dal
    recinto della terza fascia, sia per la mancanza di fondi e di concorsi, sia
    perché i pochi posti di associato saranno prevedibilmente assorbiti dai
    futuri ricercatori a tempo determinato. Occorrerebbe poter contare su una
    previsione di 2000 nuovi associati l¹anno per tutti i prossimi anni, per
    poter rispondere al problema, ma è evidente che lo scenario finanziario è
    completamente diverso. Di nuovo, è chiaro che c¹è un intreccio ineludibile
    tra il tema del finanziamento e le riforme normative: le seconde sono vuote
    senza il primo.

    Inoltre, nel prevedere una sorta di ³tenure track² di sei anni a tempo
    determinato, il DDL conferma tutte le forme di precariato esistente, dagli
    assegni di ricerca ai contratti di insegnamento. Il risultato sarà che il
    contratto da ricercatore a tempo determinato diventerà una forma precaria
    ulteriore, seppure meglio trattata, che si aggiungerà al precariato
    esistente, aumentando il disordine del mercato del lavoro intellettuale.
    Potranno ulteriormente alternarsi, con sapiente dosatura, assegni, Co.Co.Co.
    e T.D., portando l¹età del reclutamento ben oltre i 40 anni.

    Il presupposto del tempo determinato era che esso assorbisse tutte, o gran
    parte, delle forme di precariato esistenti; in questo modo si aumenta solo
    la concorrenza tra poveri. Inoltre, il DDL nulla dice sul rapporto tra tempi
    determinati in accesso e quanti verranno stabilizzati; è chiaro che, se il
    rapporto tra T.D. e stabilizzati dopo sei anni è pari a 20:1, la formula è
    di per sé squalificata.

    Anche su questa parte, dunque, la FLC ha espresso un giudizio di
    contrarietà, chiedendo di mettere mano in modo radicale ad una ridefinizione
    inequivoca e risolutiva.

    Alla conclusione degli interventi, il Miur ha registrato le osservazioni ed
    ha annunciato la volontà di dare seguito alla discussione attraverso
    sessioni tematiche da riconvocarsi nelle prossime settimane.

    Come sempre, prendiamo atto delle cose dette, e parteciperemo a tutte le
    occasioni utili per modificare il testo. Ma ci è chiaro che nelle prossime
    settimane il messaggio più forte nei confronti del DDL deve venire dalla
    mobilitazione degli Atenei, il cui primo appuntamento nazionale è per il 20
    novembre alla Sapienza di Roma.

    Roma, 12 novembre 2009
    FLC-CGIL

  6. Spartacus ha detto:

    Ho visto la pubblicazione provvisoria sul sito MIUR dell’elettorato attivo/passivo relativo ai concorsi I tornata 2008… Continuo a non capire nulla… Il fatto che prof. membri interni in certi concorsi siano eleggibili come commissari esterni in altri concorsi mi sembra assurdo! Così come che uno stesso prof. possa essere commissario in concorsi sia per associato/ordinario che ricercatore nella stessa tornata… Io penso che da questo ginepraio non si uscirà vivi.

  7. ario ha detto:

    riposto perché mi pare indicativo della “mattanza” in atto

    http://reclutamento.murst.it/elettorati.html

    cioè:

    252 posti da ricercatore (gli ultimi?)
    1143 posti da associato
    724 posti da ordinario…

    senza contare le idoneità.

    Io la vedo così, lasciar fare questi concorsi è uno tra gli strumenti usati per placare gli appetiti di parte dell’accademia strutturata a favore del dl.

    Si moltiplicano negli atenei, da parte dei potentati vari, gli appelli all’adesione al disegno di legge. Al “rinnovamento” ministeriale.

    Si moltplicano negli Atenei le (false?) assicurazioni di ope-legis a favore dei ricercatori per i passaggi ad associato, di meccanismi concorsuali “a chiamata diretta” e locali più “agevoli” per associato e ordinario, di abilitazioni a pioggia. Si tacitano in maniera più o meno palese le voci di dissenso, di tenta di contenere e ridurre il dissenso.

    Dai rettorati ai presidi di facoltà ai direttori di dipartimento la schiera del baronato rinserra le fila della “conservazione” accademica a favore di un disegno di legge che rafforza i forti e schiaccia definitivamente i più deboli.

  8. Gennaro ha detto:

    @Spartacus

    “Il fatto che prof. membri interni in certi concorsi siano eleggibili come commissari esterni in altri concorsi mi sembra assurdo!”

    Se è per questo sembrerebbero eleggibili anche i prof, della stessa sede che ha bandito!
    Ma credo che al Miur abbiano fatto un elenco globale senza applicarlo ai singoli concorsi come avverrà a dicembre. Per cui queste storture non ci saranno.

    Ne sagnalo invece una reale: un candidato non interno, in teoria potrà avere dalla sua nei concorsi per associato/ordinario, anche fino a 4 ordinari della sua Facoltà o Università, se ha un numero corrispondente di docenti di quel settore: davvero un bel criterio meritocratico.
    Credo che ormai anche quelli dell’Apri si siano convinti: chi ha più amici in commissione vince. Che ipocrisia insopporabile legare le nuove norme al merito!

  9. Anonimo ha detto:

    “un candidato non interno, in teoria potrà avere dalla sua nei concorsi per associato/ordinario, anche fino a 4 ordinari della sua Facoltà o Università, se ha un numero corrispondente di docenti di quel settore”

    Ma che stai a dì? I commissari esterni sono 2. E fino a prova contraria 4>2.

    Forse sono io che non ho capito. Se mi spieghi come faccio, in qualità di candidato esterno, ad avere 4 ordinari dalla mia parte mi fai un favore. Così ai prossimi concorsi vado preparato.

  10. Gennaro ha detto:

    forse se leggi meglio, evitiamo di perdere tempo entrambi: ho parlato di concorsi per associato e ordinario

  11. Anonimo ha detto:

    Ok, ma spiegami come si fa ad avere tutti i commissari esterni dalla propria parte. Quale è la procedura?

  12. Gennaro ha detto:

    scusa, ma allora perché si evita GIUSTAMENTE che il candidato interno abbia altri prof. della stessa sede in commissione? La vedi la contraddizione o fai lo gnorri?

  13. Anonimo ha detto:

    No, non la vedo. Nella peer review per garantire maggiore imparzialità si evita che i revisori siano collaboratori dell’autore dell’articolo. Qui dovrebbe valere un principio simile.

    Il fatto chei commissari siano esterni non significa che raccomanderanno un candidato esterno. Due esterni di sedi differenti stanno in relazione come un esterno e un interno.

  14. giorgio ha detto:

    interno / esterno: messa così è una questione poco pregnante. Due colleghi dello stesso Ateneo possono essere tra loro in contrasto così come due colleghi di Atenei diversi possono essere accademicamente alleati. Qui la questione è legata semmai ai SSD, alla loro composizione, alle loro articolazioni interne….

    Va bene cercare di capire come funzionerà il meccanismo, resta il problema che il reclutamento nei prossimi anni sarà pressocchè bloccato a causa dei tagli e del blocco del turn-over, degli interventi della 133 e da quanto pare sia previsto dal disegno di legge. E questo che le nuove regole siano migliori o siano peggiori.

    In questo quadro pare si debba anche dire addio all’ultima tranche Mussi. Nel silenzio generale anche dei precari con poche eccezioni.

    • Anonimo ha detto:

      Infatti. Ora la cosa più importante sarebbe ottenere finanziamenti, o almeno evitare di farci fregare quelli già stanziati dal precedente governo.

  15. gabriella ha detto:

    il bello di tutti questi tagli e di tutta questa proclamata efficienza finanziaria è che alla fine quelli iperblindati e protetti si installano a tempo indeterminato come tecnici-amministrativi… provate a vedere quanti concorsi sono stati banditi e felicemente (per gli interessati) portati a termine nionostante il blocco dei concorsi da ricercatore… (almeno alla Federico II, ma non credo che Napoli sia dievrsa dagli altri in questo…)
    Così i costi per gli stipendi non diminuiranno mai e addio virtuosità!
    Per non parlare del MIUR che in home page, fra tanta carestia, bandisce ben 30 posti fra funzionari e assistenti (http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx)

    • Giovanni ha detto:

      Concordo! Tecnici ed amministrativi in quantita’ industriale ovunque! E’ uno schifo!!!!!

      • ario ha detto:

        a me non risulta che si stiano bandendo posti da tecnico amministrativo “in quantità indistriale”. Né alla Federico II, né altrove.

        Ma certo, ora vogliamo prendercela pure coi tecnici amministrativi. La solita guerra tra poveri insomma. Come se non ci fosse il precariato anche lì… E come se le università non si reggessero anche sul loro lavoro.

      • Giovanni ha detto:

        A me risulta, invece. Il discorso del “precariato anche la’”, poi, non mi convince. Guarda che i precari tecnici-amministrativi “aspettano” mooolto meno dei ricercatori.

  16. devilman ha detto:

    Non solo ci sono tanti posti da tecnico/amministrativo, che diciamocelo.. dopo un paio di anni mediamente sono assunti, mentre noi precari ci tocca andare avanti 10 anni senza un posto fisso..
    ma bandiscono tanti posti da tecnico laureato..
    insomma quelli che la ricerca la fanno sono gli ultimi della lista.. i paria.. mentre gli amministrativi/tecnici mediamente si sistemano prima.. poi il massimo e’ quando fanno dei concorsi da ricercatore ‘per tecnici laureati’.. a persone che non hanno neanche fatto il dottorato.. ma scherziamo???

    • Giovanni ha detto:

      Non avevo visto questo commento. Condivido in pieno. E’ cosi’. Per tecnici ed amministrativi in media solo 2-3 anni di precariato.

      • ario ha detto:

        falso, assolutamente falso. Ma di che parlate?!

        C’è gente che va avanti con co.co.pro per anni, altri costretti a farsi la partita iva, quelli invece “esternalizzati” o in appalto!

        Gente sbattuta fuori dopo anni dalle circolari di funzione pubblica prodotte da questo e dal precedente governo sui requisiti per la collaborazioni e i contratti!

        Smettiamola di fare le anime belle, le uniche povere vittime di un sistema che se la prenderebbe solo con noi, i poveri aristocratici della ricerca! Molti dei precari “della ricerca” che conosco è gente col culo al caldo che si può permettere anni di precariato tanto mamma e papà…

      • Anonimo ha detto:

        Io non ho mai sentito di tecnici amministrativi costretti all’espatrio. Per i ricercatori invece è la norma.

        Inoltre molti ricercatori precari che conosco fanno fatica ad arrivare a fine mese. Ma forse è colpa mia che non frequento gli ambienti radical chic che frequenti tu, Ario.

  17. paolino ha detto:

    Ci sono atenei che hanno bisogno di tecnici amministrativi. Ce ne sono altri (vedi Palermo) che ne hanno tantissimi, troppi. E’ la solita storia .

  18. noemi ha detto:

    Siamo in mano a degli stronzi, la cosa triste è che stiamo a guardare mentre ci pigliano per il culo.

  19. Gennaro ha detto:

    è ovvio che i tecnici amministrativi non espatriano perché per loro non vale un mercato internazionale al pari dei precari della ricerca, quindi il test dell’espatrio non è pertinente, Ha ragione ario: conosco tecnici ammistrativi precari da anni che aspettano e aspettano.

    • Anonimo ha detto:

      Quello che volevo dire, forse mi sono spiegato male, è che ai ricercatori precari in Italia bisogna aggiungere le migliaia di persone che ogni anno lasciano il Paese per andare a lavorare all’estero.

      Per i precari che restano in Italia inoltre aspettare dieci anni o più è la norma! A questo si aggiungano i tre o quattro anni di dottorato, ed ecco spiegati i numerosi ricercatori precari di 40 anni. Io sinceramente non ho mai sentito di tecnici amministrativi che a 40 anni devono ancora trovare lavoro.

      • ario ha detto:

        per il semplice fatto che per loro, più che per noi, c’è un meccanismo continuo di espulsione e ricambio.

        Un poco perché in parte hanno profili professionali meno qualificati ed è più facile “sostituirli”, un poco perchè sono meno proni di noi all’obbedienza e meno vincolati come noi al rapporto col padre-padrone accademico, un poco perché nel loro caso è più difficile – tranne che per partite iva e esternalizzazioni – il rinnovo senza limiti di contratti e contrattini.

        E’ insostenibile la spocchia di quei ricercatori precari che si sentono le uniche vittime di un sistema marcio e che sarebbero contentissimi di passare su qualsiasi scempiaggine fatta agli altri pur di vedere sistemata la loro particolare situazione.

        Il sistema marcio dell’università italiana funziona grazie allo sfruttamento di un sacco di gente. Non dei soli ricercatori precari.

        Sarà che frequento troppi radical chic.. ma almeno non mi metto a fare la corporazione dei ricercatori oggi precari che non aspirano altro che ad essere i baroni di domani che continueranno a guardare i loro colleghi amministrativi prima, quindi i precari di domani dall’alto della loro poltrona baronale.

        Ridicolo, con tutto quello che sta succedendo prendersela con i concorsi del tecnici amministrativi! E poi vorrei proprio vedere quanti sono a livello nazionale. Se sono tanti più dei posti da ricercatore e quanti quelli da associato e ordinario….

      • Mah ha detto:

        Interessante questa svolta. RNRP ha smesso di difendere i ricercatori precari, che sono dei figli di papà e possono sopravvivere tranquillamente senza lavoro, e si unisce ai sindacati in difere degli amministrativi.

        Davvero, davvero interessante.

  20. mattia ha detto:

    Questi vogliono il collasso e la chiusura di alcune università. Poi ancora tagli e infine sarà applicata l’eventuale riforma. E’ dura. Durissima. Hanno preso tutti per il collo e nessuno riesce a fiatare.

  21. gianni ha detto:

    Tutte mi dicono che sono molto carino. Se non volessi andare all’estero, potrei provare a fare qualche provino. I bandi per veline/velini escono quasi con cadenza mensile.

  22. bartlindon ha detto:

    A proposito di sindacati e FLC. Forse non avete letto bene la nota FLC postata all’inizio, che evidenzia che il sindacato sta dalla nostra parte, quella di dietro. Ve la faccio notare.

    Il DDL poi non affronta la questione del riconoscimento per le figure che da decenni attendono una soluzione: ricercatori in primo luogo, ma anche
    lettori e CEL.

    ?!?!

    La scelta di assumere solo ricercatori a tempo determinato ha per effetto la messa ad esaurimento di 20.000 ricercatori in servizio per i quali, credibilmente, si apriranno scarsissime possibilità di uscire dal recinto della terza fascia, sia per la mancanza di fondi e di concorsi, sia perché i pochi posti di associato saranno prevedibilmente assorbiti dai futuri ricercatori a tempo determinato.

    Ma son fumati?? Ecco la difesa di diritto dei ricercatori per diventare associati! Attenzione: i ricercatori hanno tutto il diritto di voler diventare associati. Ma in che modo? Come potrebbero i ricTD rubargli il posto? Le idoneità varrebbero per tutti e hanno 6 anni di tempo per essere assorbiti come associati (e conseguentemente BLOCCARE le posizioni per i futuri ricercatori TD)

  23. bartlindon ha detto:

    E non è finita qui….

    Occorrerebbe poter contare su una previsione di 2000 nuovi associati l¹anno per tutti i prossimi anni, perpoter rispondere al problema, ma è evidente che lo scenario finanziario è completamente diverso.

    Ecco signori l’ope legis è servita!!! E il rappresentante dei ricercatori ha avuto anche il coraggio di chiedere apertamente l’ope legis!!!! Con il placet del sindacato, beninteso.

    Quindi: NON SI DICA PIU’ CHE IL SINDACATO DIFENDE i PRECARI DELLA RICERCA!!!!>
    Il sindacato difende i suoi iscritti, gli strutturati. Lo capisco, va bene. Ma non prendeteci più per il c….!!!!

  24. euroscience ha detto:

    bartlindon,

    SEI STATO OTTIMAMENTE CHIARO

    PER TUTTI COLORO CHE HANNO ANCORA IL CERVELLO IN FUNZIONE

    IL SINDACATO DEGLI STRUTTURATI E DEI BABBIONI (in totale 2.800.000 iscritti pensionati, 2.300.000 iscritti lavoratori, molti ultracinquantenni) SE NE IMPIPPA ASSAI DEI GIOVANI CHE VORREBBERO GUARDA GUARDA MANGIARE ANCHE LORO E LE LORO FAMIGLIE

    LORO SONO INCARDINATI NEI LORO POSTI DI LAVORO!!!

  25. mattia ha detto:

    Faccio notare che anche l’APRI ha condannato la brutta fine dell’emendamento. Piu’ che servire per attaccare pomposamente i precari ottimisti del blog (per il DdL Gelmini dell’altra settimana), direi che questa notizia dell’emendamento piu’ genericamente conferma che il partito dell’universita’ – a prescindere dalla riforma – non sia che un vampirello indifeso quando c’e’ da succhiare soldo pubblico.

  26. ario ha detto:

    ci sono troppi in giro che costruiscono una contrapposizione tra Apri e altre realtà che non esiste. Evidentemente è interesse di qualcuno dividere, far sorgere conflitti. Pompierare insomma…

    @ Mah
    le posizioni di Ario non sono quelle della RNRP. E Ario per quel nulla che può difende tutti i precari, non solo i figli della mamma ricerca. Non mi sono mai sentito superiore a nessuno, a differenza di molti saccenti e spocchiosi che scrivono in questo blog pronti a dare addosso a tutti quelli che non fanno parte dell’unica merit-aristocrazia (autoproclamata stile aquis) precaria

  27. euroscience ha detto:

    Non e’ l’Universita’ di Torino che puo’ decidere sulla forma contrattuale.

    SE FOSTE seri, dovreste far vedere un Comunicato CGIL che chiede l’abolizione degli assegni, che sono dei simil-co.co.co.co., per dei contratti d’impiego a TD

  28. bartlindon ha detto:

    (sarcasmo on) Bravo Ario (sarcasmo off)

    E a prova di quanto sei bravo ecco l’estratto dal resoconto della riunione della FLC al MIUR
    http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/novembre/disegno_di_legge_gelmini_sull_universita_incontro_al_ministero_le_nostre_osservazioni

    Dove si dice: Per le parti convocate, oltre a tutte le organizzazioni e associazioni della docenza universitaria, ai dottorandi e agli studenti dell’UDU, erano presenti diverse sigle di precari e ricercatori dall‘incerta rappresentatività.

    Ecco!!!! le sigle presenti (che apprendo da altra fonte essere ADI, AIR, APRI, CGA e coordinamento precari della Cisal) sono semplici moscerini di disturbo!

    E di grazia: quali cazzzzzzooo (quando ci vuole ci vuole) sono le “sigle che rappresentano i precari”?
    La FLC??? La CGIL? La UIL? La Cisal stessa? Chi cazzzzzooo sonoooo? Ditemelo per favore!

    Se come tu dici non rappresenti le posizioni RNRP, allora la RNRP si e’ fusa con la FLC? SOno diventate la stessa cosa? Giusto per capire…

    E soprattutto: mi dite cosa vuol fare la FLC dei precari (oltre che usarli sulle loro bandiere mediatiche e poi pulircisi il ….)?

    Scusate lo sfogo ma tra bocciatura e FLC e il DDL stesso sono altamente inca..ato….

  29. Gennaro ha detto:

    la colpa insomma è della CGIL: che paese fantastico!

    • euroscience ha detto:

      NO, la colpa e’ della filosofia italica.

      La CGIL e’, molto banalmente, succube e partecipe di tale ideologia.

      Peccato che ad andare nel burrone sia l’intero Paese, non solo i Precarj

    • bartlindon ha detto:

      non ho detto che la colpa e’ della CGIL! Ho detto che quello che sta facendo ORA la CGIL (ma probabilmente molto di quello che ha fatto nel passato) certo non aiuta a risollevarci da questa situazione. E che i precari (almeno quelli della ricerca) li usa per riempirsi la bocca

  30. bartlindon ha detto:

    E non mi parlare di pompierare, perche’ mi pare che la cara FLC, con anche le sue difese ottuse del privilegio del posto acquisito (vedi ricercatori che, ripeto, non osteggio per il loro desiderio di far carriera), certo non unisce….

    Qui ci sono solo persone con le pezze al culo e chi invece pontifica dall’alto della propria sapienza, dei principi puri e con la poltrona incardinata.

  31. Gennaro ha detto:

    @bartilindon
    @euroscience

    OGGI sono saltati in finanziaria i fondi per ricercatori e voi parlate delle CGIL-FLC: ma dove c. vivete? Chi siete? Siete agenti del miur? Scrivete dalle isole cayman?

  32. ario ha detto:

    mi pare che a pontificare qui siamo bravi tutti.

    Intanto negli ultimi due o tre anni a scioperare, manifestare, informare e tutto il resto c’erano solo gli studenti, qualche precario movimentista – che a voi non piacciono – il personale tecnico-amministrativo (l’unico che paga quando si sciopera) e la Flc. Che vi piaccia o no. L’unica sigla sindacale, peraltro, a scioperare, manifestare, informare e tutto il resto ANCHE contro Mussi.

    Errori storici? tantissimi. Ma chi è che va scrivendo nelle varie liste di precari “aspettiamo”, “vediamo che cosa vuole fare il ministro”, “no ma non è tanto male”?! chi è che contrasta l’assemblea del 2 e che ha iniziato in questo blog lo sciacallaggio permanente di ogni voce a favore delle lotte contro il governo.

    Ora si alza la voce?! Forse che qualche promessa è venuta meno in questi mesi? Forse che gli interlocutori nel governo che assicuravano la lotta anti-baronale e anti-fannulloni si sono rivelati per quello che sono?!

    A me puzza che siete – e parlo di molti di quelli che sono parte di APRI che scrivono in questo blog e nelle liste NON di Apri che comunica per vie ufficiali e che fanno quindi testo delle posizioni di tutti- insomma tanto bravi a sparare grosso contro il sindacato, contro gli studenti, i tecnici amministrativi, contro tutti TRANNE che contro questo cazzo di governo.

    Voi il 2 che farete? sempre dietro la tastiera? o vi deciderete finamente a raccogliere le pezze al culo e a far vedere le facce e i volti?

    Io sono incazzato come voi, e scusatemi il tono. Poi mi passa e chiedo anche scusa se ho offeso. Ma anni di sbattimento non hanno portato ad un cazzo, perché come al solito vedo divisioni e polemiche e mai quello straccio di umiltà e decenza che dovrebbe farci stare insieme almeno quando c’è da stare insieme.

    Personalmente ritengo che il comunicato della FLC sia scritto coi piedi. Nessuna difficoltà ad ammetterlo. Ma non rappresenta le posizioni e i documenti espressi in questi mesi. E poi, cazzo, nelle manifestazioni, nelle assemblee, nelle campagne, nelle piattaforme, nelle lotte fuori, dentro, intorno ai rettorati e ai palazzi del potere la FLC c’era. Unica tra i sindacati maggiori.

    Infine, lo ribadisco, quando scrivo sul blog scrivo a titolo personale. Come ario. Se quello che scrivo non vi piace poco male, ma è mio.

    Resta la domanda. A parte scrivere nei blog, che fare?

  33. mattia ha detto:

    Io voglio prima di tutto una riforma radicale dei meccanismi di assunzione e promozione all’interno dell’università e poi – solo poi – più soldi pubblici. Il problema (falso, secondo me) e’ che sembra impossibile coniugare questi due elementi. Anzi questi vengono spesso mostrati come opposti: chi e’ per l’uno nega l’altro e viceversa. Ci vuole una sintesi. E in fretta.

    • bartlindon ha detto:

      No Mattia, anche questa e’ una pia chimera.
      Le due cose devono andare insieme. Riforma sistema E aumento fondi. O meglio Riforma sistema SE c’e’ un aumento dei fondi.
      Altrimenti la si prende in c… due volte. Ci riformano il sistema in maniera restrittiva e poi non danno un euro.
      E’ cosi’ che e’ sempre andata.

      • mattia ha detto:

        Io parlavo di due fase consequenziali. La seconda deve venire dopo la prima altrimenti gli stanziamenti possono essere anche 80 milioni, ma vengono utilizzati secondo logiche (secondo me) in gran parte perverse (il che non vuol dire che non sia importante che con 80 milioni in più decine di ottimi ricercatori potrebbero entrare, ma significa in definitiva irrobustire un sistema che per quanto mi riguarda non e’ democratico nelle modalità di accesso al mondo del lavoro accademico). Il problema e’ capire chi sia interessato a non slegare una fase dall’altra, a considerarle entrambe importanti. Chi vuol male ai ricercatori precari punta a dividerci esattamente su questo punto. Ci dicono: “chi vuole riformare vuole ammazzare il finanziamento pubblico” e “chi vuole solo soldi, vuole mantenere la struttura di ora”. Dobbiamo superare questo stallo.

      • bartlindon ha detto:

        Su questo sono d’accordo, sullo stallo di idee contrapposte. Pero’, ripeto, bisogna vederle piu’ che consequenziali. Una legata all’altra, l’una che OBBLIGA l’altra e individuare meccanismi (e leggi) che facciano questo.
        Non sono per la riforma e basta, come sembra fare l’APRI, e neanche dateci i soldi e non rompete, stile RNRP e FLC.

  34. Paolo ha detto:

    Lasciamo perdere i deliri di questi sconclusionati.

    Pensiamo a come organizzarci per farci sentire.
    Poi chi ci sta, ci sta; chi vuol continuare a farsi le masturbazioni mentali sul concorso ideale faccia pure.

    Per quanto mi riguarda, io aderiro’ alle manifestazioni di protesta della Flc.

    • bartlindon ha detto:

      Bravo!

    • bartlindon ha detto:

      Ottimo pippone Ario. Mi hai convinto. Non scrivero’ piu’ nei blog e indossero’ la tuta e vado a protestare!

      Ario: ma con chi pensi di interloquire? ho protestato come lo hai fatto tu. Ho tenuto in mano striscioni come penso anche tu abbia fatto.
      Ho preso autobus pagati (solo un piccolo contributo), ebbene si, dalla CGIL. Ho foto con dietro di me palloncini della FLC. E sono contento di averlo fatto e ringrazio i sindacati (la CGIL non era l’unica) che mi ha dato questa opportunita’.

      Ma come ho detto capisco il sindacato e la difesa dei suoi iscritti, prevalentemente strutturati e di ruolo. Capisco anche la difesa dei precari tecnici-amministrativi, sicuramente sindacalizzabili.
      Non ce l’ho con e non sparo addosso gli strutturati per il fatto di esserlo e neanche con i tecnici-amministrativi per esserlo.

      Ma i precari della ricerca sono stati solo sfruttati dai sindacati. E non hanno ottenuto niente da questi. Questo e’ un fatto. La difesa dei ricercatori strutturati, con motivazioni paradossali, ne e’ la prova.

      E questo esula da quanto e’ bravo o meno questo governo, che non ho mai smesso di criticare, dalla debolezza della Mary*=tremonti che non fiata se gli rubano nella borsa, dal disinteresse, o peggio squalificazione assoluta dell’Universita’.

      Crititcare quello che il sindacato (non) fa per i precari della ricerca non vuol dire avvallare quello che fa il governo!

    • bartlindon ha detto:

      Ah! E grazie per lo sconclusionato!!!
      Io non mi sono mai permesso di offendere la tua linea di condotta. Non contesto in nessun modo il tuo desiderio di manifestare piuttosto che fare proposte in assemblea, di agire in una associazione piuttosto che in un sindacato.
      Ma entro nel merito delle questioni e su quello dibatto.
      Sicuramente non contensto chi vuol riunirsi il 20 novembre a fianco della FLC, ma dico la mia su quello che la FLC fa, e lo diro’ su quello che uscira’ dall’assemblea. Senza per questo dare dello sconclusionato a chi vi avra’ partecipato.
      Ogni forma di partecipazione e’ benvenuta!

      • Paolo ha detto:

        Suvvia, non fare il permaloso.
        A me tante volte hanno tirato addosso anche le pentole e non me ne e’ mai importato un fico secco. La prossima volta unisciti pure al tiro al bersaglio, stando tranquillo che continuera’ a non importarmene un fico secco.
        Ma non torturiamoci con il “politically correct”.

  35. bartlindon ha detto:

    Ottimo pippone. Mi hai convinto. Non scrivero’ piu’ nei blog e indossero’ la tuta e vado a protestare!

    Ario: ma con chi pensi di interloquire? ho protestato come lo hai fatto tu. Ho tenuto in mano striscioni come penso anche tu abbia fatto.
    Ho preso autobus pagati (solo un piccolo contributo), ebbene si, dalla CGIL. Ho foto con dietro di me palloncini della FLC. E sono contento di averlo fatto e ringrazio il sindacato (la CGIL non era l’unica) che mi ha dato questa opportunita’.

    Ma come ho detto capisco il sindacato e la difesa dei suoi iscritti, prevalentemente strutturati e di ruolo. Capisco anche la difesa dei precari tecnici-amministrativi, sicuramente sindacalizzabili.
    Non ce l’ho con e non sparo addosso gli strutturati per il fatto di esserlo e neanche con i tecnici-amministrativi per esserlo.

    Ma i precari della ricerca sono stati solo sfruttati dai sindacati. E non hanno ottenuto niente da questi. Questo e’ un fatto. La difesa dei ricercatori strutturati, con motivazioni paradossali, ne e’ la prova.

    E questo esula da quanto e’ bravo o meno questo governo, che non ho mai smesso di criticare, dalla debolezza della Mary*=tremonti che non fiata se gli rubano nella borsa, dal disinteresse, o peggio squalificazione assoluta dell’Universita’.

    Crititcare quello che il sindacato (non) fa per i precari della ricerca non vuol dire avvallare quello che fa il governo!

  36. max ha detto:

    aggiornamento finanziaria:

    (no comment)

    VERONA (14 novembre) – Decisa smentita del ministro dell’Istruzione e Ricerca Maria Stella Gelmini sul presunto taglio di 80 milioni in Finanziaria sui fondi per la stabilizzazione dei ricercatori universitari. «È falso che ci sia stato un simile taglio. È una notizia destituita da ogni fondamento. Forse tutto nasce dal fatto che il presidente della Commissione cultura e scuola del Senato aveva presentato un emendamento per ripristinare un vecchio taglio che era contenuto nella precedente Finanziaria. Invece non c’è nessun taglio aggiuntivo». Sul futuro della ricerca il ministro ha ricordato che «è legato a progetti presentati da giovani ricercatori: c’è stato qualche ritardo di tipo burocratico ora risolto. Entro dicembre saremo in grado di approvare e selezionare diversi progetti e quindi di distribuire le risorse previste ai ricercatori».

  37. La domenica delle salme ha detto:

    E dove ha rilasciato la smentita la signora ministra? Agli ultimi semafori, mentre qualcuno inginocchiato le rifaceva il trucco?

  38. bartlindon ha detto:

    Ecco la posizione della CGIL sul “taglio” dei fondi Mussi.
    http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/cgil-corteo/cgil-corteo/cgil-corteo.html

    Riguardo alla scomparsa dei fondi destinati ai giovani ricercatori dell’università, il leader della Cgil ha detto “è una finanziaria che non dà nulla al lavoro, agli investimenti e al Mezzogiorno e non c’è soluzione neanche per i precari dell’università”. “Manca la promessa di stabilizzare i giovani ricercatori precari”, ha spiegato il segretario generale della CGIL, aggiungendo: “gli interventi del governo vanno contro il mondo del lavoro”.

    • euroscience ha detto:

      Cosi’ spero che anche gli ultimi giapponesi di questo blog si renderanno conto di che cosa sia la CGIL e, piu’ in generale, il c.d. “sindacato” italiano.

      • Paolo ha detto:

        Ma di che vaneggi?
        Stabilizzare=rendere stabile, cioe’ assumere a T.I.

        Che vuoi, che noi precari continuiamo a rimanere precari in eterno? (e non parlo di te, che probabilmente precario non sei).

      • Paolo ha detto:

        Chiaramente lo spero per te (e molto, perche’ io sono un tipo altruista) che tu non sia precario, altrimenti fatico a comprendere i tuoi ragionamenti.

      • euroscience ha detto:

        Sono più precario di te. Ma stai sicuro che i ragionamenti che rammento qui sono meno precari dei tuoi.

      • Anonimo ha detto:

        Stabilizzare = assumere a TI senza concorso pubblico. In questo modo chi ha tenuto un piede dentro in questi anni vede premiata la sua fedeltà al Padrone, e chi invece è andato in giro per il mondo a fare esperienze di postdoc (che in questo mestiere dovrebbero essere un requisito obbligatorio per diventare TI) rimane fregato.

        Quello che sostiene il sindacato è che siamo tutti uguali, ma chi ha già un piede dentro è più uguale degli altri. Questo è inammissibile.

        I concorsi devono essere aperti a tutti. No a corsie preferenziali!

  39. guglielmo ha detto:

    stabilizzazioni un par di palle.
    era per fare concorsi, non stabilizzazioni!

  40. mattia ha detto:

    Ma cosa pensa Epifani che le assunzioni nel mondo accademico siano equiparabili alle assunzioni in un call center?

  41. gianni ha detto:

    Beh, se fossimo in un Paese normale le assunzioni nel mondo accademico sarebbero equiparabili a quelle in un call-center, e cioe’ sarebbero a chiamata diretta, senza concorso da Gazzetta Ufficiale e magari con una interview. Solo che in un Paese normale chi assume (nel call-center come nell’Universita’) poi ne porta la responsabilita’ nel caso assuma la persona sbagliata.

    • euroscience ha detto:

      Se fossimo in un Paese normale le assunzioni in un call-center sarebbero equiparabili a quelle del mondo accademico, e cioe’ con un concorso basato sulla pubblicazione di un bando e con una selezione sulla base del merito individuale – e quindi eventualmente con prove pratiche e con una interview.

      In un Paese normale la responsabilita’ e’ vissuta dal datore di lavoro pubblico o privato allo stesso modo, quali che siano gli agenti/dipendenti/commmissari/selezionatori che vengono all’uopo pagati e devono comportarsi nella maniera piu’ corretta e conforme alle procedure e ai valori di eticita’ e legalita’.

  42. mattia ha detto:

    Questo sarebbe il passo finale. Io mi accontenterei, per ora, di vedere una revisione dei meccanismi concorsuali. E insieme a questo, un serio impegno economico da parte dello stato. Ma no alle stabilizzazioni di tutti a prescindere. Ma mi chiedo: se questo governo non vuole mettere un euro nell’università (ma la usa solo come strumento retorico sbandierando parole vuote come meritocrazia e rinnovamento) e se allo stesso tempo il sindacato vuole stabilizzazioni “a prescindere” che danneggerebbero l’università (economicamente nel tempo, qualitativamente subito), chi può trovare la via d’uscita?

  43. mattia ha detto:

    Per passo finale intendo quello della “chiamata diretta” prospettato da Gianni.

  44. euroscience ha detto:

    Colgo l’occasione per pubblicizzare l’ottima Guida al reclutamento (valida in senso generale, per qualsiasi datore di lavoro) prodotta dal Ministero britannico responsabile delle Attivita’ produttive e anche dell’istruzione superiore:
    http://www.dius.gov.uk/higher_education/widening_participation/professional_recruitment_guide

    Sarebbe un ottimo studio in cui cimentarsi per i responsabili aziendali (e pure universitari) del nostro Paese.

  45. Paolo ha detto:

    Forse vi sfugge che questo non e’ un “paese normale”.

    In un paese normale, dopo un breve periodo di prova una persona o e’ assunta o non lo e’.

    In un paese normale, una persona non viene tenuta in condizioni di precarieta’ per 10 anni.

    Dopo 10 anni, cosa vai a dire a una persona? “Eh, sai, finora abbiamo scherzato”?

    Infine: in un paese normale viene tenuta stretta e assunta (qualora non lo si sia ancora fatto, cosa che in un paese normale non accade) una persona che e’ stata formata per anni e che in tali anni ha acquisito un difficilmente recuperabile bagaglio di conoscenze.

    • gianni ha detto:

      Concordo, soprattutto con l’ultimo capoverso. Pero’ qui sorge l’inghippo, perche’ molti di quelli che scrivono su questo blog rifiutano di comprendere che il famoso “candidato locale” non e’ (con le dovute eccezioni, ovviamente) sempre il peggiore e non e’ neanche il “migliore” in assoluto. E’ (o dovrebbe essere) quello che garantisce la migliore esperienza nel campo che l’Univ/Dip/Gruppo vuole intaprendere. Il problema sta nel fare in modo che chi sbaglia (ad assumere) paghi, che un DIpartimento che non produce pubblicazioni/brevetti/ecc. paghi. Se cosi’ fosse, pero’, dovremmo essere disposti ad accettare un minimo di spirito “liberale” per cui ciascuno si assume chi vuole. Ma temo che su questo blog le parole liberale e chiamata diretta (magari dopo abilitazione nazionale aperta) facciano ribrezzo.

  46. Anonimo ha detto:

    Assegni, co.co.co. e affini non costituiscono un “periodo di prova”. Se ti sei fatto questa idea hai sbagliato completamente. Sono contratti di lavoro a progetto, e in quanto tali finito il progetto non devi aspettarti di essere assunto.

    In un paese normale assegni e co.co.co. verrebbero utilizzati per veri contratti a progetto, e non per tenere al caldo ricercatori in attesa di un concorso.

    In un paese normale un periodo di prova è la “tenure track”. Nel caso di “tenure track”, l’Università che bandisce mette a budget da subito il costo dell’eventuale TI. Sono anni durissimi, durante i quali il candidato viene messo alla prova sotto tutti i punti di vista (ricerca, didattica, …). Pochi superano la selezione, e pochi vengono confermati.

    In un paese normale i concorsi TI sono programmati e costanti nel tempo, non banditi una volta ogni tanto quando c’è necessità di stabilizzare qualcuno.

    • Paolo ha detto:

      Continuate a parlarmi come se io non fossi mai stato all’estero. Ci sono stato eccome e per un lungo periodo e non ho avuto modo di vedere tutti questi “anni durissimi” che dite voi.
      Il punto fondamentale e’ che (almeno dove sono stato io) hanno il doppio di fondi per la ricerca rispetto a noi, per cui possono assumere molto piu’ di noi e pagare meglio. Esiste il precariato, ma non ai livelli nostri e soprattutto non cosi’ di lunga durata. Ed e’ proprio a causa della diversita’ di risorse in gioco, che molti italiani riescono a trovare posto all’estero.

      Aggiungi che all’estero un titolo di dottorato e un’esperienza lavorativa accademica contano anche nel privato, mentre qui in Italia o sei un neolaureato, o hai competenze in un settore molto specifico di interesse per un’azienda, o hai qualche raccomandazione (che purtroppo e’ la cosa che funziona piu’ di tutte), o a una certa eta’ sei tagliato fuori anche dal privato. A meno che uno si metta in proprio, chiaramente.

      Non soffermiamoci poi all’aspetto meramente formale. E’ chiaro che formalmente e’ come dici tu: assegni e co.co.co. sono contratti a progetto; ma la sostanza e’ ben diversa.

      Facendo un ragionamento puramente formale, andiamo contro i nostri interessi. Non a caso ad esempio nel mio ateneo i pochi soldi a disposizione verranno usati per stabilizzare i tecnico-amministrativi che sono a tempo determinato, mentre di noi precari della ricerca precari non interessa niente a nessuno.

      E sia chiaro: io non ho assolutamente nulla contro i tecnico-amministrativi, anzi a mio giudizio dovremmo trarre molto insegnamento da loro. La verita’ e’ che tutto il nostro snobbismo ce lo stanno ritorcendo contro.

    • Paolo ha detto:

      Errata corrige: “snobismo”, non “snobbismo”.

    • Paolo ha detto:

      E, ripeto, non continuiamo a fare finta di nulla. Il motivo per cui siamo contrattisti a progetto e’ sempre il solito: da Roma non arriva nulla, per cui gli unici soldi per la ricerca (a parte gli stipendi degli strutturati) vengono dai progetti europei che riescono a passare. Senza l’Europa, almeno nel mio settore, la ricerca in Italia sarebbe morta.

      • mattia ha detto:

        E’ proprio su questo punto che si insinuano le divergenze maggiori (tra noi ricercatori precari e piu’ in generale tra i commentatori): se, per quanto riguarda il sistema universitario e della ricerca, sia solo un problema di finanziamento (con piu’ soldi tutto andrebbe bene), oppure se a fianco del problema economico ci sia una questione strutturale da affrontare. Io sono per la seconda, per cui vedo come perfettamente inutile la sola richiesta di maggiori finanziamenti.

      • ario ha detto:

        no mattia, le due questioni vanno insieme. Non basta certo avere più fondi perché altrimenti continuano festini e bagordi anche se questo aiuterebbe pure i tanti che lavorano. Servono anche riforme strutturali. Ma anche quelle non le puoi fare senza fondi, certamente finalizzati e non a pioggia, ma ci vogliono. Le riforme a costo zero falliscono, generano solo caos. Perché in sostanza imporgono l’arte dell’ arrangiarsi. Prendi la valutazione. Come si può costruire un qualsivoglia sistema efficace di valutazione del mondo universitario – a tutti i suoi livelli – senza impegnare risorse?

  47. comunicato flc cgil ha detto:

    Fondi per i ricercatori: ancora un affondo contro l’Università 14-11-2009 | Università Ancora un affondo contro l’Università: nel corso della discussione della Finanziaria al Senato, la maggioranza, per bocca del relatore appoggiato dal Ministero dell’Economia, ha imposto il taglio degli 80 milioni di euro stanziati due anni fa dal Governo Prodi per il reclutamento di ricercatori universitari. Quei fondi erano il frutto di una lunga trattativa a suo tempo condotta per costruire un percorso triennale di accessi, e dare il segnale dell’inizio di una graduale riconduzione a normalità del reclutamento dei giovani. Erano il frutto di lunghi confronti che chiedevano la ripresa del reclutamento ordinario ed una fase straordinaria di accessi, che desse una chance a chi da anni è impegnato a sostenere quotidianamente l’Università italiana in una posizione precaria.

    Complimenti, Ministri Gelmini e Tremonti: una bella prova di coerenza e di capacità di scegliere le priorità; non ha forse ripetuto non più di una settimana fa il Ministro Gelmini in occasione della presentazione del DDL sull’Università (che sta suscitando l’opposizione di tutti gli attori del sistema tranne la CRUI), che la sua prima preoccupazione erano i giovani? Meno male. Nonostante i senatori della stessa maggioranza nel corso del dibattito avessero reiteratamente insistito, i fondi sono stati tagliati.

    Il Ministro, nelle dichiarazioni stampa di oggi, spiega che si tratta di un fatto tecnico, e non di un taglio; non vogliamo chiamarlo taglio? Possiamo dire che i fondi non ci sono? Che non sono disponibili? Che prima c’erano e ora non sono utilizzabili? Non ci pare che cambi la sostanza. Se poi il Ministro, come ha promesso oggi, riuscirà a recuperarli con un decreto Miur, benissimo, ma quei fondi vanno appostati esattamente per lo scopo originale, cioè l’assunzione di ricercatori, non per altri scopi più o meno fantasiosi. A parte le responsabilità dirette del Ministro competente, è chiaro che quando si parla di soldi la regìa e il luogo delle decisioni stanno altrove, precisamente al Ministero dell’Economia. Ma l’episodio, oltre ad essere vergognoso, è emblematico del modo di operare di questo Governo: a fronte di un bilancio pubblico che fa acqua da tutte le parti, di una crisi che mette in ginocchio le parti più deboli del Paese, l’unica scelta è galleggiare mettendo qualche pezza ai buchi: nessuna priorità, nessuna scelta di investimento e sostegno ai redditi e all’economia reale. Nessun investimento sul futuro: solo il raschiamento del fondo del barile senza riguardo a dove, a come e a chi. Una prova mortificante di impotenza politica, che solo l’informazione manipolata e una coscienza collettiva narcotizzata possono nascondere.

    Speriamo che la comunità universitaria tragga da episodi come questo la convinzione di essere di fronte ad un progetto che non prevede più l’esistenza di un futuro per il sistema universitario, e si regoli di conseguenza. Noi, per nostra parte, ce l’abbiamo chiaro, e nelle prossime settimane chiederemo a tutta l’Università di mobilitarsi.

    Roma, 14 novembre 2009

  48. piattaforma flc cgil ha detto:

    Al fine di affrontare quindi in modo adeguato la grave emergenza dei ricercatori e docenti precari nelle Università italiane occorre urgentemente:
    1. investire maggiormente a livello nazionale per Università e Ricerca – in un quadro di valutazione efficace e trasparente – come definito dalle linee guida europee. A livello locale occorre destinare nella programmazione di Ateneo, per il reclutamento dei ricercatori (o docenti di prima fascia) e la stabilizzazione del personale tecnico amministrativo, una quota consistente delle risorse disponibili;
    2. effettuare, dapprima, un piano di reale reclutamento straordinario dei ricercatori a tempo indeterminato a livello nazionale, con processi trasparenti di selezione, passando subito dagli annunci ai decreti ed ampliando le disponibilità economiche previste dalla finanziaria 2007 per il reclutamento dei ricercatori universitari;
    3. definire, poi, una seria programmazione dell’accesso ai ruoli di docente e ricercatore, al fine di operare un reclutamento ciclico e ordinario per rafforzare in modo continuativo la struttura della ricerca e docenza in Italia. Risulta determinante il riconoscimento reale in sede di valutazione concorsuale dell’attività pregressa di ricercatori e docenti precari;
    4. a tal fine è opportuna l’istituzione di un’accurata anagrafe delle figure precarie impegnate in ricerca e docenza da parte di ogni ateneo, utile a censire e valorizzare la professionalità dei precari. Occorre realizzare una banca dati con i riferimenti anagrafici, il curriculum e tutte le esperienze maturate dai ricercatori e docenti precari. L’anagrafe è prima di tutto uno strumento conoscitivo, poiché ha l’obiettivo di quantificare e monitorare il fenomeno del precariato universitario; inoltre è un’efficace mezzo ai fini di una migliore programmazione economico-finanziaria negli ambiti sia dell’impiego sia della gestione di personale altamente qualificato (strumento gestionale-valutativo). Un provvedimento analogo è già stato adottato dall’Università di Pisa, che presentiamo qui come modello applicabile ad altre realtà d’Ateneo. Inoltre, un secondo modello è la banca dati del Consorzio Interuniversitario CINECA, con la quale sarebbe auspicabile effettuare incroci di dati del personale ricercatore e docente precario;
    5. tutelare i soggetti più deboli, individuando quelle politiche e quegli strumenti economici e legislativi che permettano innanzitutto il blocco dei licenziamenti (ossia il mancato rinnovo dei contratti per mancanza di disponibilità economica) di tutti quei precari che da anni e anni, con elevata professionalità, stanno sostenendo sulle proprie spalle l’attività di ricerca e didattica nelle Università italiane. Estendere inoltre gli ammortizzatori sociali agli stessi precari e delineare strumenti a garanzia della continuità del reddito;
    6. aprire in tutti gli Atenei tavoli di consultazione, dapprima, sul tema del precariato nella ricerca e docenza con i precari e i rappresentanti sindacali; rapidamente occorre definire la trasformazione del confronto in veri e propri tavoli di trattativa, come luogo ufficiale di intervento sul problema precariato.
    Determinante è anche il coinvolgimento degli enti locali, per affrontare a 360 gradi l’emergenza precariato; le Regioni infatti investono ogni anno milioni di euro nella ricerca universitaria. Per questo, è auspicabile l’apertura di tavoli di confronto sugli stessi temi in tutte le Regioni, con referenti precari degli Atenei presenti sul territorio e le rappresentanze sindacali;
    7. operare una riunificazione delle figure precarie di docente/ricercatore non strutturato dalla comprovata esperienza con tutele contrattuali, diritti di rappresentanza e retribuzione pari al ricercatore confermato di I fascia retributiva. A tal fine è stata elaborata un’ipotesi di piattaforma per la regolamentazione delle suddette figure precarie nell’Università. Nello specifico, occorre ottenere il riconoscimento del diritto alla remunerazione per tutti gli incarichi di ricerca/docenza, in tutte le fasi della carriera; riconoscimento di tutti quei diritti essenziali ad un lavoratore, quali diritto a periodi remunerati di recupero psico-fisico, diritto e sostegno alla maternità, diritto a lavorare in sicurezza e avere la completa formazione al riguardo, diritto ad un trattamento adeguato ai fini pensionistici; riconoscimento dei diritti di rappresentanza istituzionale e sindacale dei ricercatori/docenti precari;
    8. aprire un’ampia discussione, insieme ai soggetti studenteschi già attivi nel processo di autoriforma partecipata dell’Università, sul tema della qualità della didattica; questo proprio in vista dei tagli alle remunerazioni dei docenti a contratto che molti Atenei effettueranno in seguito ai tagli al FFO

    Coordinamento Nazionale Precari dell’Università FLC CGIL

  49. Nicrix ha detto:

    Non ho ancora trovato nessuno che spieghi cosa sia esattamente successo a questi fondi e dove stia l’inghippo in parlamento. Oggi c’è una dichiarazione congiunta Gelmini-Tremonti sul Corriere.
    Qualcuno può scrivere con chiarezza come stanno le cose? Proprio tecnicamente….non polemicamente….

  50. Dingo ha detto:

    Guarda l’articolo sul manifesto di oggi (lo trovi sulla rassegna stampa della flc) è spiegato in maniera perfetta.

  51. Dingo ha detto:

    E pure qui:

    http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2009/novembre/manifesto_precari_doccia_fredda_per_4_mila_ricercatori

    dobbiamo dare atto ai giornalisti del manifesto di essere gli unici a parlare di università con competenza e facendo informazione in modo puntuale. Mascolando con le opinioni, certo, ma la parte informativa è ineccepibile.

  52. Nicrix ha detto:

    Si ho letto…ma sono comunque un pò incerto su quanto ci sto capendo. La buttò lì…

    INTERPRETAZIONE DEL CASOTTO AL SENATO:
    1) L’emendamento di Possa doveva sbloccare i fondi della “Mussi” ovviamente a decorrere dal 2009: cioè per il 2010.
    2) Con l’emendamento si reperivano (ma già c’erano) le risorse per pagare l’annualità del 2010 per gli assunti 2008 e le nuove assunzioni 2010.
    3) L’emendamento è stato bocciato (cioè trasformato in odg, il chè è la stessa cosa…)
    (A questo punto non riesco a capire perchè la Gelmini dica che tra 2 settimane farà un decreto per fare ciò che i suoi colleghi hanno bocciato al Senato).

    LA SOSTANZA POLITICA:
    1) si anticipa l’entrata a regime della nuova riforma Gelmini nel suo punto centrale: esaurimento della figura del ricercatore. Meno aggravi per l’erario. D’altronde se entro il 31 dicembre 2009 i fondi non verranno spesi torneranno al ministero dell’economia (questo dice la legge). Ipotizzo che (ed è su questo che gioca, con le parole, il duo Gelmini – Tremonti) poichè gli assunti delle ultime due informate di ricercatori sono dipendenti statali e non potranno restare senza stipendio si erogherà solo la parte loro spettante.
    2) Ai potenziali ricercatori (cioè ai nuovi concorsi…) non verrà dato nulla e la metà dei soldi torneranno a Tremonti.

    Sbaglio?

  53. Dingo ha detto:

    Non proprio:

    1) solo perché siamo in ritardo, in realtaà le assunzioni della terza tranche sarebbero dovute avvenire nel 2009, per cui era già questa annualità che si sbloccava

    2)Si

    3) la Gelmini ha virato sulla strada-Ghizzoni. Di fatto sostiene di poter procedere alla distribuzione dei soldi perché la legge di inizio anno ha cambiato le regole concorsuali.

    Il resto tutto giusto.

  54. ario ha detto:

    concordo con Dingo.

    A mio parere Tremonti ha tentato di far saltare i posti Mussi col placet della inutile Gelmini ma il casino di questi giorni sembra li abbia spinti a capitolare sul punto “ghizzoni” – ma che in realtà è quanto sostenuto dalle varie realtà dei precari negli ultimi mesi – cioè che la tranche 2009, già disponibile, poteva essere distribuita agli atenei poiché sono già state cambiate le modalità concorsuali. Nessuna necessità, quindi, di interventi legislativi o ministeriali che non fossero semplicemente la distribuzione dei fondi agli Atenei.

    Se la cosa avvienre resta però la spada di damocle del disegno di legge che se approvato rende immediatamente operativa l’impossibilità di bandire posti da ricercatore a tempo indeterminato.

    Non è detto, infatti, che gli Atenei bandiranno immediatamente posti che sono comunque co-finanziati (dovrebbero in primo luogo poter bandire, in secondo luogo avere budget per farlo….

    E non è detto che riescano a farlo prima dell’approvazione del disegno di legge che la Gelmini dice possibile tra febbraio e marzo.

    Se venissero attribuiti i fondi agli atenei si dovrebbe attivare una campagna ateneo per ateneo e a livello nazionale per garantire subito l’avvio dell’iter dei concorsi. Altrimenti rischiamo che la distribuzione ministeriale sia del tutto inutile

  55. Elena ha detto:

    Come fate a discutere su una ipotesi (distribuzione dei fondi subito e bandi subito) assolutamente farsesca?
    E’ ovvio che una volta stabilito politicamente che i ricercatori a tempo indeterminato non ci siano piu’, come fatto dal quadriumvirato Tremonti-Giavazzi-baronie-Gelmini, non ci sia piu’ spazio peralcun nuovo concorso.
    Vi stanno soltanto inchiappettando.

    • ario ha detto:

      elena anche io penso che qui si sta facendo di tutto per inchiappettarci e sospetto che di questi concorsi alla fine ne vedremo pochi o nessuno.

      Resta il fatto che dobbiamo seguire la questione NELLA lotta contro i tagli e il disegno di legge.

      Non fosse altro che per avere un ulteriore elemento per mostrare le bugie e le falsità di questo governo (e tentare di portare a casa comunque qualche concorso, per pochi che siano

  56. democritus73 ha detto:

    La risposta dei ministri è inqualificabile. Di che parlano? 60M di euro?! Meriterebbe un post….

    «Nessun taglio ai fondi per la ricerca»
    Caro direttore, in questi giorni è stata diffusa la notizia di un presunto taglio, ad opera del Governo, di circa 80 milioni di euro destinati alla ricerca. In merito a questa notizia è opportuno precisare che nessun fondo previsto per l’assunzione di giovani ricercatori è stato ritirato.

    L’emendamento presentato al Senato si limitava a definire uno spostamento dell’erogazione di circa 60 milioni di euro dal 2009 al 2010. Il Senato non ha approvato questo slittamento, ma i finanziamenti non sono stati certo persi. Tra poche settimane, comunque entro il 2009, saranno trasferiti alle università per consentire l’assunzione di migliaia di ricercatori. Una cifra importante che testimonia l’impegno del governo a favore dei giovani studiosi. Non esiste, dunque, nessun taglio alla ricerca. Anzi, è stato approvato un provvedimento che assegnerà al CNR 50 milioni di euro per la Ricerca agroalimentare nel Mezzogiorno e attraverso i fondi PON il governo ha già stanziato 1,6 miliardi di euro tutti dedicati alla ricerca. Quanto riportato è quindi privo di fondamento.

    Per quanto riguarda poi il progetto «futuro in ricerca» nessuna parte dei fondi è a rischio. La Commissione ha garantito che entro Natale sarà stilata la graduatoria dei vincitori per erogare successivamente il finanziamento di 50 milioni ai progetti ritenuti validi.

    Infine il governo investirà una parte consistente delle risorse ricavate dal rimpatrio dei capitali per iniziative a favore dell’università e della ricerca. I finanziamenti non saranno più distribuiti a pioggia ma sulla base di criteri strettamente legati al merito, premiando gli atenei che punteranno veramente sulla qualità.

    Mariastella Gelmini, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
    Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e delle Finanze
    15 novembre 2009

  57. noemi ha detto:

    Un gran par di palle perchè la sfida meritocratica varrà solo per noi sfigati della ricerca (“amministrativi esclusi”);

    un gran par di palle perchè il precariato e l’obbligo di produrre in cambio di un rinnovo sarà applicato ai soliti pseudo-giovani;

    un gran par di palle perchè oltre ad essere precari,ovvero senza alcuna garanzia per il futuro,siamo anche pagati meno dei nostri colleghi TI (che godono di 13ma, 14ma, scatti stipendiali, contributi previdenziali seri ecc ecc);

    un gran par di palle perchè se allora è vero che si è resa necessaria una svolta produttiva nel mondo accademico allora perchè non far restituire i soldi a tutti i fainulla che oltre ad aver avuto uno stipendio garantito si ciuceranno anche le nostre briciole di contributi previdenziali per le pensioni;

    un gran par di palle perchè dopo 12 anni di precariato
    mi sono ROTTO I COGLIONI;

    A ragà ma non vi rendete conto che questi fanno quello che vogliono, tanto sanno che noi stiamo a guardare senza fare nulla. Cosa dobbiamno vedere ancora per farci sentire?

  58. noemi ha detto:

    PS: scriviamo al Gabibbo che almeno scopra dove sono finiti i soldi del FIRB!!

  59. Elena ha detto:

    Propongo una deposizione simbolica di una corona presso la PIRAMIDE di Cestia a Roma, a simboleggiare la fine definitiva, con l’accordo baronie-Gelmini, della speranza di avere una piramide nelle figure professionali nelle Universita’ e nella Ricerca, a scapito dei “giovani”.

  60. brenda ha detto:

    noemi, elena..

    ma la FLC vi paga per scrivere queste minch….. su questo blog?

  61. natalie ha detto:

    non le paga, gli vengono naturali. che è peggio

  62. miriam ha detto:

    Da dove sono arrivati gli ultimi due interventi? Direttamente da indirizzi IP del ministero? Dal governo? Da quale circolo di schiavetti di Berlusconi?

  63. precario vero ha detto:

    miriam
    il vostro sindacato ha scritto nel suo comunicato che vi sarebbero sigle di precari non rappresentative.. e voi sareste rappresentativi??? Non vi dissociate neppure? Non si scrivono queste cose, appartengono ad altri tempi..

    i LAMA NEL TIBET

  64. miriam ha detto:

    Nel comunicato non è scritto “non rappresentative”, ma “di incerta rappresentatività”. Che mi sembra inoppugnabile. Oppure sei in grado di quantificare con certezza la rappresentatività dei vari comitati, associazioni, laboratori precari, collettivi e così via?

    • Anonimo ha detto:

      Ok, ma quanti sono i ricercatori precari iscritti alla CGIL? Zero? La rappresentatività della CGIL è ancora più incerta, soprattutto confrontata alla rappresentatività dell’ADI. Ma questo nel comunicato si guardano bene dal dirlo.

  65. precario vero ha detto:

    miriam

    ma ci facci il piacere…

    dite ai vostri capoccia di non scrivere più queste cose, please. O dissociatevene. Delle due l’una.

    Adieu

  66. miriam ha detto:

    Sono oramai convinta che siate funzionari ministeriali incaricati di seminare zizzania. Nessun vero ricercatore avrebbe mai risposto come voi.

    Fra di noi c’è l’abitudine che se uno afferma A, eventuali critici rispondano con contro-A, non con B. Gettarla in caciara è uno strumento dialettico che appartiene a voi burocrati e politicanti.

    • Anonimo ha detto:

      Io non capisco più di che stiamo parlando. Si vede che buttarla in caciara ha funzionato.

      In ogni caso l’intervento di FLC-CGIL non mi è piaciuto. Sembra che se uno non fa parte della mafia dei sindacati le sue opinioni non contano. Perché quella frase buttata nel mezzo del comunicato serve proprio a questo. Non facciamo gli ingenui! Vogliono screditare chiunque non sia dei loro: ADI, AIR, CGA, APRI. O magari vorrebbero inglobare queste sigle come hanno fatto con l’Onda, in modo che non rimanga più nessuno a contestare il loro pensiero unico.

      • miriam ha detto:

        Ho chiesto se siete in grado di quantificare la rappresentatività di qualcuna di queste sigle. Se non siete in grado, la rappresentatività è per definizione “incerta”.

        Poi si può obiettare che fra i precari è incerta anche quella della CGIL e su questo siamo d’accordo. Ancor più incerte sono quelle della CISL, della UIL e dell’UGL, se vogliamo dirla tutta. Ma a questo punto devono essere messe in gioco due variabili: la prima è che l’incontro non era con i precari, ma con tutte le componenti delle università e lì esistono criteri di verifica della rappresentatività che sono le elezioni per le RSU e anche, ma sono ovviamente meno importanti, i dati forniti da ciascuna siglia sui numeri dei propri iscritti. La seconda è che la prassi in fatto di relazioni sindacali fa si che un sindacato “confederale”, cioè non di categoria, venga invitato agli incontri in virtù di una rappresentatività generale che esula dalla sua consistenza in quella particolare categoria, mentre alle sigle settoriali è sempre chiesto di verificare la propria consistenza. Naturalmente quest’ultimo è un punto che puoi contestare, ma capisci che casino verrebbe fuori se le trattative per il rinnovo dei tessili venissero fatte con la CGIL e il “cobas tessili”, quelle per i chimici con la CISL e i “comitati ribelli lavoratori chimici”, quelli dei trasporti con la UIL e i “trasportatori inca**ati”… Ti faccio poi presente che una eventuale tua polemica su questo ultimo punto farebbe il gioco proprio della CGIL, che potrebbe escludere molte sigle di scarsa consistenza, e spesso addirittura le stesse CISL e UIL e acquisire il diritto di essere lei quella che decide in ultima istanza. Sai quanti contratti vengono firmati solo da altri sindacati che magari rappresentano solo una minoranza dei lavoratori coinvolti?

      • Anonimo ha detto:

        L’elenco degli iscritti ad una associazione è pubblico. In questo senso non si può dire che la rappresentatività sia “incerta”. Se con “incerta” intendi “scarsa”, faccio notare che nel caso della FLC-CGIL i ricercatori precari iscritti sono zero (o almeno, mille volte è stato chiesto chi rappresenta FLC-CGIL, e nessuno qui ha risposto). Quindi dovrebbe tacere e basta.

        Poi rilevo un problema fondamentale di etichetta: la CGIL vuole rappresentare i ricercatori precari, ma i ricercatori precari evidentemente non vogliono essere rappresentati dalla CGIL (altrimenti non sarebbero nate tante sigle alternative, mentre pochi o addirittura nessun ricercatore precario si riconosce nella FLC-CGIL). Non puoi rappresentare una categoria contro la volontà della categoria stessa.

      • miriam ha detto:

        Vallo a dire a CISL e UIL quando firmano i contratti dei metalmeccanici, allora. E’ evidente che non funziona così.

        Ciò detto, la CGIL ha un suo coordinamento precari dell’università e quindi evidentemente degli iscritti. Poi se questi siano più o meno degli iscritti a varie associazioni non puoi saperlo. In ogni caso, se non ci sono elezioni per le RSU, la rappresentatività è per forza di cosa incerta, perché gli iscritti a ciascuna associazione rappresentano comunque lo 0 virgola qualcosa della categoria e quindi o concludi che ogni sigla è non rappresentativa, oppure devi ammettere che non sai misurare le rappresentatività. Che restano quindi incerte.
        Tanto per aggiungere un paradosso, misurando gli iscritti il PD rappresenterebbe il popolo italiano più del PdL, ma poi invece le elezioni dimostrano che è più rappresentativo il secondo.

      • Anonimo ha detto:

        Su questo sono d’accordo. Ma rimane il fatto che quella frase nel comunicato non andava scritta. Perché non aiuta di certo ad ottenere rivendicazioni per università e ricerca, e il suo unico scopo è screditare l’opinione altrui.
        E il risultato sarà di allontanare ancora di più i precari dal sindacato.

        Cito: “Ciò detto, la CGIL ha un suo coordinamento precari dell’università e quindi evidentemente degli iscritti.”

        Questo non è necessariamente vero. Ad esempio i due portavoce della CGIL su questo blog (Ario e non ricordo il secondo) mi sembra di capire che sono degli strutturati. E’ come se alla FIOM si iscrivessero gli imprenditori.

      • miriam ha detto:

        Che io sappia ci sono alcuni coordinamenti sparsi per l’Italia. Conosco anche diversi aderenti, che sono precari. In totale non so quanti siano. Forse 10-15 membri a coordinamento per una quindicina di coordinamenti, a leggere le mail che vengono spedite il ML. 150-200 persone? Chiedi ad Ario il numero se vuoi saperlo. Comunque non mi sembra corretto dire che i precari si allontanano dalla CGIL, alcuni lo fanno, altri ci entrano. Mica c’è un blocco unico in cui fanno tutti la stessa cosa.

  67. ario ha detto:

    Firmato un protocollo intesa fra ADI e FLC Cgil

    Qui potete leggere il protocollo di intesa tra ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani) e FLC-Cgil (Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil)

    http://www.dottorato.it/index.php?option=com_content&task=view&id=134&Itemid=33

    PROTOCOLLO D’INTESA
    tra ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani
    e
    FLC Cgil- Federazione Lavoratori della Conoscenza
    Roma, 10/06/2008

    La conoscenza è l’elemento centrale del tempo presente in grado di definire il tasso di coesione sociale ed il livello di democrazia dei paesi, la competitività delle economie, il successo e l’insuccesso degli individui. Il riconoscimento del sapere come bene comune è quindi la premessa fondamentale per la costruzione di una società più democratica, più coesa e in grado di conciliare
    innovazione tecnologica e progresso sociale.
    La strategia di Lisbona che aveva messo al centro della strategia di sviluppo del continente la creazione di una dinamica economia della conoscenza è stata largamente disattesa in molti stati e completamente ignorata in Italia. L’obiettivo di raggiungere la soglia del 3% del PIL per gli investimenti complessivi in ricerca e sviluppo entro il 2010 è oggi inarrivabile. Nonostante il
    fallimento degli obiettivi proposti rimane l’esigenza di strategie di sviluppo che mettano al centro il
    sapere e la ricerca nella sua doppia natura di ricerca di base e di ricerca applicata, che individuino
    come obiettivi la costruzione di un sistema produttivo fondato sull’innovazione e sulla creatività, la
    qualificazione del lavoro, la crescita culturale e la valorizzazione delle competenze delle persone.
    L’importanza del sapere nel nostro mondo pone l’esigenza di dare centralità ai sistemi di formazione e di ricerca nella nostra società e alle persone che in questi spazi vivono, si formano,producono innovazione e conoscenze.
    L’Italia è oggi quasi il fanalino di coda dell’Unione Europea nell’investimento in ricerca (nel 2005
    1.01% del PIL contro un investimento medio dell’1.93%), per il numero di ricercatori (nel 2003 appena 2.8 ogni 1000 lavoratori contro una media europea di 5,4). In più, con sempre maggiore drammaticità, si ripropone il fenomeno della fuga dei cervelli che impoverisce il nostro paese in
    termini di risorse intellettuali.
    L’ADI e la FLC Cgil ritengono necessario un maggiore investimento di risorse del nostro Paese nella ricerca per raggiungere i livelli europei, per dare maggiore competitività al sistema economico e produttivo, per consentire una più alta qualità dell’occupazione. L’ADI e la FLC Cgil condividono anche l’obiettivo di rafforzare i processi di creazione di uno spazio europeo della
    ricerca e dell’istruzione.
    L’ADI e l’FLC Cgil condividono l’esigenza di dare rappresentanza ai bisogni dei dottorandi e dei
    giovani ricercatori. I diritti dei dottorandi e dei dottori di ricerca debbono essere tutelati, oltre che
    nella fase di formazione, anche nella successiva fase transizione e di ingresso nel mondo del lavoro.
    Nel merito ADI e FLC Cgil condividono i seguenti obiettivi:
    • rafforzare e promuovere la cultura dei diritti fra i dottorandi, e fra i ricercatori e tecnici dell’Università e dei centri di ricerca pubblici e privati;
    • promuovere e verificare l’adozione della Carta Europea dei Ricercatori nelle Università e nei centri di ricerca italiani;
    • promuovere l’adozione di una Carta dei Diritti dei Dottorandi in accordo con la Carta Europea dei Ricercatori.
    • garantire livelli di retribuzione equi per dottorandi e assegnisti che ne garantiscano l’autonomia sociale;
    • promuovere una razionalizzazione del sistema previdenziale che tuteli i diritti dei dottorandi
    e degli assegnisti e che ponga le basi per una reale fruizione dei diritti pensionistici;
    • promuovere il diritto alla sanità e alla maternità per i dottorandi e gli assegnisti;
    • prevedere forme di rappresentanza dei dottorandi, distinte da quelle degli studenti, per consentire il confronto con gli Atenei sulla specificità delle relative problematiche, a partire dal collegio di ciascun dottorato;
    In particolare i dottorandi e i giovani ricercatori devono essere visti come “professionisti ed essere trattati di conseguenza” e a loro devono essere garantite “condizioni giuste e attrattive in termini di finanziamento e/o salario, comprese misure di previdenza sociale adeguate e giuste” (Carta europea dei ricercatori). In particolare la complessità della figura dei dottorandi, che sono soggetti in formazione per i quali la formazione alla ricerca passa attraverso l’attività di ricerca, va riconosciuta
    tutelandone i diritti sia come studenti che come giovani ricercatori.
    L’ADI e l’FLC Cgil condividono l’esigenza di promuovere una riforma del dottorato che ne rafforzi il contenuto formativo e la qualità del percorso di ricerca, che elimini il dottorato senza borsa senza ridurre il numero di posti banditi, che ne garantisca il valore internazionale.
    L’ADI e l’FLC Cgil condividono l’obiettivo del superamento del precariato e della valorizzazione del merito e della qualità nel lavoro di ricerca. Da questo punto di vista è necessaria una riforma dei canali di reclutamento (assegni di ricerca, borse di studio, post dottorato e non, contratti di collaborazione, contratti di ricerca) accompagnata da un sostanziale aumento delle risorse a ciò
    destinate. Occorre prevedere un unico canale che intrecci formazione e lavoro in un rapporto a tempo determinato, che copra l’arco di tempo necessario tra la conclusione del corso di dottorato e la possibilità-opportunità reale di partecipare ai concorsi per l’accesso alla docenza universitaria ovvero per l’ingresso negli Enti di Ricerca. Tale contratto dovrà avere la natura giuridica di
    contratto di lavoro subordinato. Dovrà essere inoltre correlato alla programmazione del reclutamento, prevedendo un rapporto definito tra numero dei contratti e posti a concorso. Gli aspetti economici e normativi saranno oggetto di contrattazione collettiva, assicurando a tal fine la rappresentanza dei diretti interessati.
    Nel sistema universitario, il titolo di dottore di ricerca, o titolo equipollente conseguito all’estero,
    deve costituire titolo esclusivo per l’accesso agli attuali canali di reclutamento o, in prospettiva, al
    nuovo contratto. Nei concorsi per la docenza universitaria dovranno essere oggetto di valutazione il
    titolo di dottore di ricerca e la qualità dell’attività di ricerca e della eventuale attività didattica svolta
    durante il corso di dottorato e durante la fruizione di assegni o contratti post-dottorato. I meccanismi
    concorsuali devono essere trasparenti e grande attenzione deve essere prestata alla selezione di procedure di valutazione che premino il merito e l’impegno.
    Nel merito ADI e FLC Cgil condividono i seguenti obiettivi:
    • la promozione di una cultura della valutazione intesa come verifica degli risultati ottenuti nell’ambito di obiettivi condivisi e come rendicontazione sociale degli investimenti pubblici;
    • il superamento del lavoro precario nelle Università e negli enti di ricerca anche attraverso la costruzione di un canale unico di reclutamento che abbia il dottorato, o un titolo equipollente conseguiti all’estero, come titolo di accesso;
    • la definizione di procedure di accesso alla carriera universitaria trasparenti, internazionalmente riconosciute, che abbiano a fondamento il valore e la qualità del lavoro di ricerca;
    • la promozione di una cultura delle pari opportunità nel mondo della formazione e della ricerca;
    • la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nelle pubbliche amministrazioni, ivi compreso il sistema scolastico, sia in fase di accesso che di avanzamento professionale anche attraverso lo strumento della contrattazione collettiva nazionale e integrativa;
    • il raccordo dei corsi di dottorato con il sistema produttivo, con le pubbliche amministrazioni,
    con il mondo della scuola, anche prevedendo sistemi di valutazione della qualità dell’insegnamento e del lavoro e predisponendo meccanismi che privilegino il merito
    rispetto all’anzianità di servizio.
    ADI e FLC Cgil si impegnano a sostenere i contenuti del presente accordo anche promuovendo i necessari confronti con il Governo, con le altre istituzioni, nazionali e territoriali, con i singoli Atenei.
    ADI e FLC Cgil si impegno altresì a promuovere campagne congiunte sulle tematiche dei diritti individuali e collettivi, sulle problematiche previdenziali, sul diritto alla salute e alla maternità, sulle pari opportunità nella ricerca.
    ADI e FLC Cgil condividono l’obiettivo della promozione e della tutela dei diritti degli studenti e dei lavoratori. In particolare l’FLC Cgil sosterà gli sforzi dell’ADI per promuovere fra i dottorandi una cultura dei diritti che trovi riconoscimento in una Carta dei Diritti dei Dottorandi e per costruire un servizio di informazione e tutela denominato ADI – “Dot!”. Nell’ambito del progetto “Dot!”, di tutela dei diritti dei dottorandi e dei dottori di ricerca, la FLC garantirà all’ADI:
    • un supporto di natura legale all’ufficio nazionale dell’ADI
    • un sostegno nell’attività di informazione sui diritti tramite la distribuzione del materiale informativo per i dottorandi;
    FLC Cgil e ADI stabiliscono un costo ridotto pari a 15 euro della tessera della FLC Cgil per i soci ADI.
    La tessera garantisce l’accesso a tutti i servizi del sistema CGIL e offre la possibilità di accedere ad
    un supporto legale individuale degli avvocati convenzionati con la FLC Cgil. Inoltre la tessera FLC
    per i soci ADI consente di fruire delle convenzioni attivate dalla FLC Cgil con la casa editrice
    Edizioni Conoscenza e con l’associazione Proteo Fare Sapere. Nell’ambito di queste convenzioni sarà possibile costruire occasioni specifiche finalizzate a valorizzare l’attività professionale dei soci ADI FLC Cgil.
    Per l’ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca
    Il Segretario Giovanni Ricco
    Per l’FLC CGIL – Federazione Lavoratori della Conoscenza
    Il Segretario Generale Enrico Panini

  68. euroscience ha detto:

    Temporibus illis, l’accordo era stato fatto con NIdiL-CGIL e con ALAI-CISL, che era una cosa piu’ razionale dal lpunto di vista della rappresentanza.
    Infatti per alcuni anni sono stato iscritto a NIdIL usando quella convenzione, e ho tenuto i contatti a livello locale.
    Devo dire che non mi e’ chiaro perche’ adesso FLC sarebbe il luogo “migliore” per la rappresentanza, ma in ogni caso poiche’ nulla so delle motivazioni e del lavoro, mi limito a dire dell’altro, e cioe’ che anche l’operazione che ha portato alla nascita di FLC l’ho trovata riprovevole sul campo puramente sindacale. Come si fa a mettere assieme, con l’unico scopo di fare un Fascio piu’ grosso, i bidelli della scuola e i Professori Universitari (quelli che prima stavano in SNUR, peraltro assieme ai ricercatori degli Enti)?
    I Sindacati che riconosco come tali, cioe’ al di fuori dall’Italia, e segnatamente quelli nordeuropei, si caratterizzano casomai per una scelta opposta.

  69. Anonimo ha detto:

    E così alla fine ci siamo giocati anche l’ADI.

    Una curiosità, ma i sindacalisti almeno lo sanno cosa è il dottorato di ricerca? Che titolo di studio ha il segretario di FLC-CGIL?

  70. michele ha detto:

    Per curiosità, perché invece di accapigliarvi pro-contro Flc che nun ce frega un cazzo, non dite qualcosa sul governo…. bla bla bla, il sindacato di qua, il sindacato dillà e intanto ve stanno a inculà….

    • mattia ha detto:

      Molto interessante questo commento. Ci voleva proprio. Grazie, grazie molte, che bel contributo originale! Pregasi astenersi perditempo.

    • Anonimo ha detto:

      Sul governo diciamo un sacco di cose, ma su altri blog. Qui vengono postati comunicati FLC-CGIL, e noi di quello parliamo. Si chiama “restare on-topic”.

  71. Lorenzo ha detto:

    La CGIL, come altri sindacati, è solo la degna ”controparte” di un sistema clientelare.Il fatto che per i tecnici-amministrativi l’accesso avvenga molto prima che per i ricercstori (sia nelle univ che negli epr) non è altro che un effetto del sistema politico clientelare italiano,per cui proliferano i posti pubblici per non laureati (magari diplomati in ragioneria) o al limite per laureati in giurisprudenza o scienze politiche.Cari signori, non saremo noi a cambiare un sistema consolidato ormai quarantennale!

  72. Nicrix ha detto:

    Ma smettetela. Non conosco nel dettaglio la cosa ma so solo che chi prende a cuore un qualsiasi problema, sbaglia inevitabilmente. Perchè qualcosa la fa e non può farla giusta al 100%. Forse nemmeno al 50! Ma almeno qualcosa cerca di farla.
    E chi, semmai, invece di difenderci, se ne fotte in toto? Chi non si impegna proprio?
    Quelli non sbaglieranno mai di sicuro: non fanno nulla. Non verranno mai contestati!
    Questo non esclude il diritto di critica verso chi si impegna. Ma non capisco a che cazzo serva la polemica, ora, visto come si stanno mettendo le cose. I problemi, gli ostacoli, sono ben altri. E qui si litiga sul ruolo della Flc etc etc.
    Ma dai…!

  73. Anonimo ha detto:

    Intanto sul Sole 24 Ore di oggi dicono che stanno per sbloccare i fondi Mussi 2009. Segno che con questo governo funziona più lo sputtanamento a mezzo stampa che la politica fallimentare delle manifestazioni in piazza. Alla luce di questo, occorrerebbe riconsiderare chi è che fa qualcosa di veramente utile per la ricerca e ottiene risultati tangibili!

  74. precario vero ha detto:

    non è tanto la flc il problema ma il fatto che qua qualcuno si è messo in testa di far carriera politico-sindacale-accademica usando la questione del precariato.. e per di più utilizzando una sigla (RNRP) nata in origine e affermatasi negli anni successivi come struttura di movimento in tutto autonoma da partiti e sindacati.

  75. Anonimo ha detto:

    Anche l’Onda una volta era autonoma.

  76. miriam ha detto:

    Ma ve la volete fare finita? Statevene nelle vostre stanze del ministero, nelle vostre redazioni dei giornali berlusconiani, andate con Brunetta e Sacconi, scrivete su Libero e il Giornale, entrate nei vostri circoli della libertà. Fate quello che volete, andate al pro-Silvio day, ma non sfogate le vostre frustrazioni su questo blog.

  77. Elena ha detto:

    Da fonte USI-RdB:

    Con l’entrata in vigore del d.lgs.
    150/09, stanno per partire le manovre
    all’ Aran per ridurre da 11 a 4 i
    comparti di contrattazione. Che fine
    farà la Ricerca? Il direttivo nazionale
    della Flc-Cgil non ha dubbi: rivendica
    “la costituzione del comparto unico
    della filiera conoscenza, a partire da
    scuola, università, ricerca e Afam”.

    • euroscience ha detto:

      Questi hanno proprio il cervello a comparti, nun ce la fanno proprio a ragionare di funzioni e di competenze.

      • michele ha detto:

        e con chi la metteresti l’università, con gli enti locali? o con la sanità? I comparti saranno 4 per legge non per scelta del sindacato….

      • unveroprecario ha detto:

        @ Ario/michele: almeno l’amministratore del blog dovrebbe evitare di usare nick multipli. Non è che dietro a tutti questi fan sfegatati dei sindacati (ario, michele, miriam, elena, …) sono in realtà la stessa persone.

      • unveroprecario ha detto:

        Senti ario-precario, non pensi sia il caso di cambiare soprannome? In fondo non sei più precario da un pezzo. Non ti sembra di ingannare i veri precari in questo modo?

      • ario ha detto:

        ario e michele non sono la stessa persona. Poi non posso, anche volendo, cambiare nick perchè non sono l’amministratore del blog. Cmq, hai ragione sul fatto che dovrei cambiare in qualche modo nick. Mi impegno a farlo

      • unveroprecario ha detto:

        ario e michele hanno lo stesso indirizzo email, come si evince dal disegnino accanto al nick. Gli indirizzi email sono gratis: fatevene uno a testa.

  78. bartlindon ha detto:

    @Miriam
    A proposito della rappresentatività: ricordo bene quando abbiamo avuto una analoga discussione sulla rappresentatività di APRI (te la ritrovo se vuoi).
    In quella discussione contestavi che APRI non rappresentasse niente perchè contava poco più di 100 iscritti. La RNRP non si sa quanti ne contasse, ma essendo un contenitore per definizione ampio ritenevi fosse più rappresentativo. RNRP poi si è diluita, sparita, o forse confluita in FLC. non so.

    Ora mi dici che il comparto precari-FLC (forse, non si sa, non ci sono liste) conta anche 100-200 (forse, non si sa) precari.
    Naturalmente potrei “inchiodarti” alle tue stesse affermazioni, sulla “dubbia” rappresentatività; ma lo evito.

    Invece coerentemente a quanto ho detto a suo tempo, comprendo che FLC-RNRP-ADI hanno la loro rappresentatività, di pari dignità, alle altre associazioni: APRI, AIR, CGA, etc. etc.

    Quindi non capisco perchè si inveisce contro l’esistenza stessa di queste associazioni, che, sicuramente in maniera diversa da FLC-RNRP affrontano e discutono i problemi del precariato.

    Puoi non essere d’accordo con la loro posizione, con le loro soluzioni, come io non lo sono con quella di FLC e spesso anche di RNRP, ma non ho mai nè offeso, nè invitato ad andarsene, nè dato dello sconclusionato, nè pensato che qui stessero solo per sfogarsi.

  79. Dingo ha detto:

    Miriam ha solo difeso l’espressione “incerta rappresentatività”. Che mi sembra ineccepibile. O tu hai certezze riguardo le rappresentatività delle varie sigle?

    • Anonimo ha detto:

      Te lo spiego con un esempio. Io non ti conosco, quindi non ho certezze riguardo alle tue capacità come ricercatore o alla tua preparazione. Non per questo però mi sono mai sognato di dire che Dingo (che non conosco) è una persona dalla “preparazione incerta”. L’espressione è corretta e ineccepibile, ciononostante non è funzionale alla discussione e serve solo a screditare l’opinione altrui. Inoltre con quella frase la FLC sostiene, fra le righe, che la SUA rappresentatività non è incerta. O ha forse parlato di “sigle dalla rappresentatività incerta inclusa la FLC”?

      Spero che adesso sia chiaro, a te e agli altri. Ci sono le menzogne, ci sono le mezze verità e ci sono gli insulti. La frase di FLC, oltretutto su un comunicato pubblico è a metà fra una mezza verità e un insulto: perché non dicono che la loro di rappresentatività è altrettanto incerta, e perché il fatto che la rappresentatività delle altre sigle sia incerta nulla ha a che fare con la bontà delle proposte e serve solo a screditare chi non la pensa come FLC.

      Ma tanto che te lo dico a fare. Continua pure a far finta di non capire. Non mi aspetto certo apertura al dialogo e al confronto da certa gente.

      • mattia ha detto:

        Chapeau!

      • miriam ha detto:

        Ma allora parlate senza leggere ciò che si è detto prima. Vi ho spiegato che:

        a) la riunione era di tutte le componenti, non dei soli precari. E nell’insieme delle componenti la FLC è inequivocabilmente il Sindacato più rappresentativa.

        b) agli incontri con le sigle sindacali partecipano sempre i maggiori Sindacati intercategoriali (CGIL, CISL, UIL, UGL…) in virtù della loro rappresentatività generale. In più partecipano i Sindacati di categoria, se sono in grado di dimostrare la propria rappresentatività. Quindi la questione della rappresentatività non si pone per la CGIL, come pure per la CISL, la UIL e l’UGL (che però, guarda caso, non criticate, perché accondiscendenti con le politiche berlusconiane). Invece è anomalo invitare sigle di categoria “di incerta rappresentatività”, cioè la cui rappresentatività non sia stata prima verificata. Non mi sembra un concetto difficile da capire.

      • Anonimo ha detto:

        Io su questo ti ho già risposto. Posso anche essere d’accordo con quanto dici, ma quella frase nel comunicato non andava scritta. Per una questione di rispetto verso persone che, al contrario dei sindacati, lottano a gratis per qualcosa in cui credono. E perché non aiuta di certo ad ottenere rivendicazioni per università e ricerca, e il suo unico scopo è screditare l’opinione altrui.

        Inoltre, se si vuole parlare di ricerca mi sembra naturale farlo con i diretti interessati: i ricercatori. Non con una sigla il cui segretario non ha neanche uno straccio di laurea.

        La CISL, la UIL e l’UGL non le critico perché fino a prova contraria questo è un blog della FLC-CGIL.

        Per il resto, visto che perseverate e fingete di non capire, chiudo qui la discussione. Poi però non lamentatevi se sul blog rimangono solo i troll.

      • miriam ha detto:

        Non è una questione di rispetto o non rispetto. Se leggi quella frase a mente aperta, senza unirti alla crociata di Sacconi e Brunetta contro la CGIL, ti accorgi che la critica non è contro ADI (che peraltro non si capisce perché mai la CGIL dovrebbe criticare) o verso APRI o verso i collettivi antagonisti. E’ una critica alla procedura usata dal ministero.

        Il ministero dovrebbe misurare le rappresentatività e POI invitare le sigle in base al risultato delle misure e non decidere lui chi chiamare. Nel primo caso infatti le rappresentanze verrebbero scelte dai diretti interessati, nel secondo dal ministro. Quindi le cose stanno in maniera esattamente opposta a quanto sostieni. E’ proprio la procedura scelta dal ministero quella che porta a parlare di ricerca senza coinvolgere i diretti interessati.

  80. svario ha detto:

    “a) la riunione era di tutte le componenti, non dei soli precari. E nell’insieme delle componenti la FLC è inequivocabilmente il Sindacato più rappresentativa.”

    Rappresentativa di che? di chi?

    “Invece è anomalo invitare sigle di categoria “di incerta rappresentatività”, cioè la cui rappresentatività non sia stata prima verificata. Non mi sembra un concetto difficile da capire.”

    Ora sei tu che parli senza aver letto quello che si è detto prima….

    • miriam ha detto:

      Nelle università esistono delle RSU elettive e la CGIL è il Sindacato che nella maggior parte di queste elezioni prende le maggioranza dei voti. E’ cosi’ che si misura la rappresentatività.

      I precari non hanno RSU e questo è un problema, ma allora perché non ci battiamo per inserire una qualche forma di misura della rappresentatività? Pensiamo che sia un punto di forza mandare a questi incontri delle sigle che rappresentano 100 persone (e fra queste, limitatamente ai precari, mettici anche la CGIL se vuoi)? Non credi che se fosse inequivocabilmente dimostrato che una sigla (qualunque essa sia) rappresenta 30000 persone la sua forza di fronte al ministero cesserebbe di essere nulla?

  81. precario vero ha detto:

    @ miriam
    non insistere con questi discorsi sulla rappresentavità, non vi conviene.. chi posta i blog in questo sito è un ricercatore strutturato e aderente alla cgil-flc

    • miriam ha detto:

      Innanzitutto, chi scrive su questo blog non è il coordinatore dei precari FLC. Se sei iscritto anche alla ML saprai che il coordinatore E’ un precario.

      E comunque per essere rappresentativi bisogna misurarsi. E’ troppo comodo mettersi insieme in un gruppuscolo di precari, ammanicarsi il ministro e poi presentarsi ai tavoli a rappresentare i precari su invito del ministro e non su mandato dei precari stessi. Io invece non dico mandiamo la CGIL (cui non sono iscritta, tra l’altro) invece che ADI o APRI o i collettivi autonomi. Dico: misuriamo e poi mandiamo. Che è un esercizio di democrazia ben diverso dall’arroganza di 100 persone che pretendono di rappresentarne 50000 in base di un mandato che nessuno gli ha conferito.

      • svario ha detto:

        “Che è un esercizio di democrazia ben diverso dall’arroganza di 100 persone che pretendono di rappresentarne 50000 in base di un mandato che nessuno gli ha conferito.”

        Parli di FLC, visto che i numeri sono quelli (100-200)?

      • miriam ha detto:

        Ma sai leggere un breve testo di 10 righe?

        Ho scritto che voglio misurare. Io voglio misurare, non voglio che qualcuno vada da qualche parte a spacciarsi per “i precari” quando ne rappresenta lo 0,2% . Le rappresentanze ai tavoli dobbiamo sceglierle noi, non il ministro. Questa regola vale per tutti in tutti i tavoli. Da che mondo è mondo è interesse dei lavoratori coinvolti scegliersi i propri rappresentanti ed è interesse delle controparti (in questo caso la Gelmini) chiamare chi vogliono.

        La CGIL non c’entra nulla in quanto non è mai andata ad un tavolo spacciandosi per “i precari”, ma in quanto (e lo ripeto per la 10a volta) è regola generale che a tutti i tavoli partecipino i sindacati intercategoriali (e infatti vengono sempre invitati anche CISL, UIL e UGL) e quelli categoriali sufficientemente rappresentativi. Questo deve valere anche per noi, quindi misuriamo la rappresentatività. Questo converrebbe pure ad ADI e APRI perché, se prendessero il 60% delle preferenze, poi in tutti i tavoli avrebbero un peso maggiore di tutte le altre sigle (CGIL-CISL-UIL incluse) e inoltre potrebbero presentarsi con una forza reale e non nulla come ora. Però bisogna avereil coraggio di mettersi in gioco e misurarsi. Qualcuno ha paura di questo?

  82. svario ha detto:

    Intendevo FLC-coordinamento precario, in base a quanto tu stessa hai detto:
    “Forse 10-15 membri a coordinamento per una quindicina di coordinamenti, a leggere le mail che vengono spedite il ML. 150-200 persone? Chiedi ad Ario il numero se vuoi saperlo. Comunque non mi sembra corretto dire che i precari si allontanano dalla CGIL, alcuni lo fanno, altri ci entrano. Mica c’è un blocco unico in cui fanno tutti la stessa cosa.”

  83. euroscience ha detto:

    Il Sindacato piu’ rappresentativo dei docenti universitari e’ l’USPUR, seguito a ruota dal CIPUR. Si tratta di due sindacati non legati alle confederazioni maggiori. Per motivi storici e di autonomia, non vi e’ mai stata grande adesione ai sindacati confederali, che infatti seguono abbastanza distaccati con CGIL-FLC e CISL-Universita’.
    Cosa c’entrano i tecnici-amministrativi e le loro RSU etc. etc.?
    Ai giovani ricercatori, che non ricadono in classi di impiego subordinato, non conviene attaccarsi a nessuno dei carri precedenti – per molteplici motivi che ormai dovrebbero chiari e dominio comune.
    Dopodiche’ si puo’ anche discutere sulla incapacita’ di esprimere una organizzazione comune ampia, cosa che fa il paio con la frammentazione sindacale del mondo del lavoro “tradizionale”

    • miriam ha detto:

      Sono d’accordo sulla tua impostazione. Ecco finalmente una persona con la quale si può ragionare!

      Innanzitutto, ho parlato di RSU (che sono solo dei tecnici-amministrativi) per fare un esempio di come dovrebbe funzionare il meccanismo e per spiegare come mail la CGIL è comunque pienamente legittimata a partecipare ad incontri con l’insieme delle categorie, visto che è ufficialmente il sindacato più rappresentativo di una di queste.

      Quello che auspico è che si esca da questa situazione inaccettabile nella quale il ministro si sceglie lei i rappresentanti dei precari e che si crei un meccanismo di qualsiasi tipo che consenta di misurare le rappresentatività, restituendo ai precari il diritto di scegliersi i propri rappresentanti. Fra le varie eventualità c’è anche quella che i precari scelgano qualcuno diverso dalla CGIL, esattamente come fanno i docenti. Comunque vada a finire, il processo sarebbe benefico, perché ai tavoli parteciperebbe gente con un biglietto da visita (e quindi un potere contrattuale) ben superiore a quello attuale (noi siamo 100 persone su 50000). Poi ci sarebbero anche CGIL-CISL-UIL, perché sindacati intercategoriali e perchè (almeno la FLC) una percentuale decente verosimilmente la prenderebbero. Ma se, per dire, APRI avesse il 60%, CGIL il 30% e gli altri il 10%, il soggetto principale sarebbe APRI, che potrebbe sia affermarsi come legittimo rappresentante, sia avere molto più forza davanti al ministro, rispetto a quella nulla che tutti abbiamo ora. Chi ha paura di tutto questo? Il ministero e chi teme di perdere le elezioni. Mi auguro che né ADI, né APRI rientrino in questa ultima categoria.

      • euroscience ha detto:

        Le persone che firmano contratti per assegni di ricerca, collaborazioni co.co.co.co. nonche’ (peius) i percettori di borse, non essendo titolari di contratti di lavoro subordinato sono al di fuori di qualsiasi schema di rappresentanza “RSU-style”. Sono, insomma, degli “esterni”.

        STO dicendo che i primi a non volere questi mocciosi accanto (con sigle distinte) nei loro tavoli sono PROPRIO i Sindacati del Lavoratori Dipendenti, che non accetterrano mai di estendere a codesto personale le forme di rappresentanza che tutelano loro stessi.

      • miriam ha detto:

        Beh, si. Non ho detto di eleggere nostre RSU, ma di trovare “un qualche meccanismo” per misurare la rappresentatività. La sfida è questa.

        Poi sta alla democrazia vedere se i precari preferiscono comunque essere rappresentati dai sindacati tradizionali oppure da sigle distinte.

        Onestamente, da quello che vedo mi sembra che la CGIL oramai metta in secondo piano la rappresentanza dei docenti, che come hai detto tu comunque non la scelgono, e stia cercando di assumere rappresentanza anche dei precari, per ovvie ragioni anagrafiche. Che i tentativi della CGIL e quelli di APRI e ADI si misurino democraticamente!

      • euroscience ha detto:

        Il “meccanismo” non c’e’. Sono 10 anni che giro interno a questo mondo e questa e’ la conclusione.
        O, meglio, in astratto ci sarebbe: fare tutti comntratti di lavoro subordinato, chi a Td e chi a TI. Questa e’ la mia posizone.
        MA in Italia cio’ significa:
        – mettere i “precari” in una sfera di attrazione sindacale che vanifica gli sforzi per la selezione meritocratica (il metodo dei simil-co.co.co. e’ una strumento pere tenere “a distanza” tutto queste bocche pigolanti)
        – dover prendere risorse, che evidentemente sarebbero sotratte alle tasche dei “gia’ strutturati” in mancanza di ingenti stanziamenti aggiuntivi
        – togliere uno strumento di gestione familistica e caporalistica della carriera accademica, e questo i nostri Baroni/Sindacati/Politici Familisti non lo vogliono.

      • svario ha detto:

        Giusto, ecco finalmente una persona con cui ragionare e che giustamente fa notare che “i primi a non volere questi mocciosi accanto (con sigle distinte) nei loro tavoli sono PROPRIO i Sindacati del Lavoratori Dipendenti, che non accetterrano mai di estendere a codesto personale le forme di rappresentanza che tutelano loro stessi.”

        In questo momento storico i sindacati preservano lo stesso potere allo stesso modo del governo. Paradossalmente però il governo chiama “questi mocciosi” per sentire il loro parere (e magari pulircisi il c.), mentre i sindacati, sgomitano, cercano di farsi spazio e li vogliono affossare appioppandogli una “dubbia rappresentatività”.

      • miriam ha detto:

        Che i Sindacati non vogliano occuparsi del precariato è una vostra (legittima) opinione personale, sulla quale è inutile discutere. Ma sulla buona fede del governo, per favore! Ma chi ha chiamato? Chi gli pare a lui! Non i rappresentanti dei “mocciosi”, ma una associazione di 100 membri. C’è una enorme differenza. E’ la stessa politica degli accordi separati, per cui il governo e dei Sindacati di minoranza si scrivono i loro accordi e poi li impongono a tutti.

    • svario ha detto:

      Mi sembra che ora sia tu a non leggere quanto scritto già a fiumi.
      Euroscience ha spiegato bene la cosa.

      • miriam ha detto:

        Ormai ho la certezza che APRI abbia il terrore di contarsi, perché sa che uscirebbe per quello che è: un gruppo sostenuto da 100 persone. E non potrebbe più millantare la rappresentanza degli altri 49900.

      • svario ha detto:

        Bello avere delle certezze… Io guardo in faccia i miei dubbi che tu, con le tue certezze, non hai minimamente scalfito, purtroppo. Nessuna associazione sindacato movimento o altro conterà mai i 50000 precari (anche perché si estingueranno presto….).

  84. fabio masetti ha detto:

    Ho fatto un sogno, utopia, chimera. che il 20 alla sapienza ci sia un sacco di gente, studenti, ricercatori e personale tecnico. mi sono svegliato e ho deciso di partecipare per dire la mia.
    La domanda banale è: perchè nella piattaforma per la difesa dell’Università non inseriamo anche la domanda di maggiore rappresentanza?. 1 testa 1 voto per l’elezione del magnifico.
    Per questo il 20 ci sarò e se riuscirò la farò direttamente a tutti i presenti.
    http://scriptavolant.net/2009/11/13/democrazia-rappresentativa-non-rappresentata-io-ci-sono/

  85. bartlindon ha detto:

    Mi inserisco di nuovo nella discussione per rispondere a Miriam, visto che ho gia’ varie volte risposto sempre sulla stessa questione.

    1. Alla riunione del MIUR mi e’ dato sapere da che ci fossero CGIL-FLC, Apri, l’Air, l’Adi, la Cga e il Coordinamento Precari della Cisal. Manca la RNRP, che fino ad ora non esisteva piu’ e sembra essere confluita in FLC (che era presente).
    Mi sai fare il nome di altre associazioni di precari che mancavano?

    2.Che i sindacati non vogliano occuparsi del precariato DELLA RICERCA (ripeto: della ricerca) e’ un fatto, non un’opinione. Ho gia’ ribadito più volte la questione nei commenti gia’ fatti….

  86. bartlindon ha detto:

    E ora che leggo Fabio Masetti: come detto altre volte, ogni forma di partecipazione e’ benvenuta. Quindi ben venga l’assemblea del 20 novembre, anche se dal mio punto di vista, non nasce sotto i migliori auspici. E quanto dici ne e’ conferma: pensare che i precari possano contare nell’elezione del rettore. Perche’ allora non devono votarlo anche gli operai delle coperative che lavorano nell’Universita’? e perche’ non anche gli studenti, una testa un voto? e perche’ no tutti i docenti a contratto che fanno un seminario all’anno, o un corso da 4 crediti? e perche’ non i borsisti con un contratto da sei mesi? e perche’ no i dottorandi? e perche’ no i cittadini della citta’, della provincia dove si trova l’universita’? perche’ non un suffragio universale?
    E poi il rettore a chi da conto? le decisioni come le prendiamo, a democrazia diretta? e le responsabilita’ delle scelte su chi ricadono?

    Sinceramente, anche se fosse possibile, non supporterei questa idea.

    Io non voglio avere piu’ diritti per i precari, ma voglio che vengano eliminate le condizioni che lo hanno prodotto.
    Non voglio sostituirmi a chi DEVE scegliere nella mia Universita’, ma voglio che questi si assumano la responsabilita’ delle scelte fatte.
    Non voglio in forza del solo essere precario eleggere il rettore, ma voglio che chi lo elegge abbia la consapevolezza della scelta e del futuro che sceglie per la sua Universita’.

  87. onanista ha detto:

    Riemergo dal mio stato di tepore post orgasmatico per riprendere una vecchia discussione sugli SSD: sono usciti i nuovi SSD del CUN.
    E finalmente vedo una notevole riduzione.
    Come esempio, in par condicio, scientifico e letterario:

    I settori L-LIN, L-ART, L-FIL e L-OR (area 10) che contavano prima 68 SSD ora sono ridotti a 20.

    I settori ING-IND e ING-INF (area 9) che prima contavano 42 settori ora sono ridotti a 21.

    Questo vuol dire che i concorsi, finalmente, avranno una distribuzione un pò più casuale delle commissioni….

    Goduria….

  88. Gennaro ha detto:

    ancora co’ sta stronzata de casuale. Ma che cazzo c’entra il merito col casuale?

    • euroscience ha detto:

      E’ una cosa che pensa Giavazzi…
      Se ne accorgeranno presto, quando le commissioni casuali avranno casualmente nominato gli amici de’ casuali…

      • mattia ha detto:

        In parte e’ vero che aumentando la casualita’ si diminuisce l’intrallazzo. Ma purtroppo non basta. La mia nuova area, per esempio, rimane ancora relativamente piccola. Non che tutti gli ordinari la pensino all’unisono, ma diciamo che un accordo si fa presto a trovarlo. Forse in altre aree, questo approccio fornisce un possibile elemento di sorpresa nelle commissioni e quindi nei risultati dei concorsi.

      • miriam ha detto:

        Vincerebbero quelli ammanicati con il sorteggiato anziché quelli ammanicati con l’eletto (e quindi con i potentati accademici). Dal raccomandato al fortunato. Magari è un po’ più equo, ma comunque non meritocratico.

      • Anonimo ha detto:

        Se il settore è medio-grande, è improbabile che in uno stesso concorso venga sorteggiato un ordinario e sia candidato un suo protetto. A meno che uno non faccia domanda a tutti i concorsi del proprio settore (cosa possibilissima se si bandiscono pochi concorsi come è stato per le sessioni 2008).

  89. Sebastiano ha detto:

    Oramai gli APRIsti si sono ufficialmente rivelaticome l\’associazione dei precari del PdL. Dopo aver sostenuto la scomparsa dei ricercatori TD e l\’istituzionalizzazione del precariato in ML, ora sul loro blog iniziano i messaggi tipo: \”una discontinuità politica sarebbe la cosa peggiore per i precari inquesto momento.\”

    Eh già, quanti danni riceveremmo noi e l\’Italia se cadesse il governo Berlusconi!

    • Anonimo ha detto:

      x Sebastiano:

      “una discontinuità politica sarebbe la cosa peggiore per i precari inquesto momento”

      Ma che dici! L’unico che ha detto una cosa del genere è Gattopardo di RNRP (Anonimo 18 novembre 2009 10.31).

    • mattia ha detto:

      Mi spiace, ma io la vedo talmente grigia che pur essendo un elettore di sinistra, sono curioso di vedere dove porta la riforma Gelmini. Io mi sbatto da anni e in Italia non raccolgo una briciola (all’estero per fortuna e’ diverso), sono talmente frustrato e talmente alienato rispetto alle consorterie attuali del mio settore che guardo con occhio disincantato ormai tutto. Certo senza soldi, non si fa nulla e le riforme a costo zero non servono a nulla, ma…

  90. Sebastiano ha detto:

    refuso: il TD nel messaggio precedente doveva essere un TI. E\’ la scomparsa dei ricercatori a tempo indeterminato quella che gli APRIsti difendono in ML.

  91. Fra ha detto:

    Rompo il voto di silenzio per una precisazione: credo che gli Apristi non abbiano alcuna idea di cosa vi dite in mailing list (io ad esempio non sono iscritto). Se ci faceste sapere qui sul blog chi ha detto cosa ci fareste un favore. In ogni caso quello che sostengono gli Apristi è soltanto ciò che è scritto nei comunicati ufficiali.

    Per quello che ne so siamo stati gli unici a fare casino per avere i posti Mussi 2009. Purtroppo sulla scomparsa dei ricercatori TI credo che non si possa fare nulla. Sembra una cosa su cui convergono tutte le forze politiche in campo.

    Per finire: “Per i precari una discontinuità politica in questo momento sarebbe proprio una mazzata.” Questa frase, che tu attribuisci agli Apristi, l’ha detta Gattopardo (che mi sembra ricordare sia uno storico ex-RNRP). A che gioco giocate: venite a scrivere commenti su blogspot e poi qui criticate quegli stessi commenti?

  92. Dingo ha detto:

    Non penso che il centrosinistra sia a favore della scomparsa dei ricercatori. Non è ciò che si deduce dalle dichiarazioni della Ghizzoni e dal ddl del PD.

    • Anonimo ha detto:

      Correggetemi se sbaglio. L’articolo della Moratti risale al governo Berlusconi II. Il governo Prodi II poteva abrogarla ma non l’ha fatto.

      • Dingo ha detto:

        Il governo Prodi è stato in carica meno di mezza legislatura e i ricercatori sparivano nel 2013. Sappiamo che stavano lavorando ad un loro progetto di riforma, per cui avrebbero sostituito la legge Moratti se non fossero caduti.

      • Anonimo ha detto:

        Se c’è la volontà, due anni sono più che sufficienti per abrogare una legge. Anche perché oltre il governo Berlusconi non ne ricordo altri durati più di due anni.

        In ogni caso, anche se non cade il governo nel 2013 si rivota. Giusto in tempo per ripristinare la figura del ricercatore TI (sempre se c’è la volontà politica di farlo).

      • Dingo ha detto:

        Ma la riforma Gelmini, se approvata nella sua forma attuale (cosa che non credo), anticipa la sparizione dal 2013 a subito. Bisogna battersi per il ripristino del TI e la battaglia è tutt’altro che persa. Io non volevo difendere gli errori del governo Prodi (figuriamoci, manco Perry Mason!), ma solo evidenziare come non sia vero che nella sinistra parlamentare ci sia condivisione della scomparsa del TI.

  93. Gattopardo ha detto:

    Salve. Avete preso tutti un granchio. Il commento sulla disconntinuità politica è il mio (del resto era firmato), che non sono di APRI, nè assolutamente di RNRP. Sono un precario qualunque. Chi ha letto i miei passati interventi sa che le mie posizioni sull’università sono conservatrici: se vogliamo schematizzare brutalmente, la mia linea è in continuità con la vecchia DC o il PSDI (oggi incredibilmente rappresentati, per linea sociale, solo dai rifondaroli e dalla destra sociale). Resto dell’idea che una discontinuità politica sarebbe la rovina, perchè non ci sarebbe comunque una svolta a sinistra (nè a destra), ma solo il riemergere di una melma neocentrista che nulla avrebbe a che fare con il povero De Gasperi. Saluti. Gattopardo.

  94. insorgere ha detto:

    rompo anche io il voto del silenzio per onorare la verità.
    per quanto riguarda alla fine dei ric. ti, la posizione dell’apri è chiara. NOn siamo a favore dell’abolizione di quel ruolo e infatti ci siamo batutti per avere i posti mussi 09.

    Però siamo realisti e ci rendiamo conto che su quel piano una battaglia sarebbe perdente. Meglio combattere per migliorare il tenure track e renderlo autentico piuttosto che fare battaglie di retroguardia che sarebbero sicuramente perdenti.

  95. Gattopardo ha detto:

    Chiarisco, per sgombrare il campo dai dubbi, un ulteriore punto: la cultura fascista o – in generale – intollerante non mi appartiene (per essere chiari i miei valori sono quelli della Resistenza, della Costituzione italiana e dell’umanesimo cristiano). Gattopardo

  96. Dingo ha detto:

    Io non sono sicuro al 100% che i TI spariranno davvero. La legge è entrata in Parlamento, bisogna vedere se ne esce e in caso come ne esce. Ci sono tutti i margini per avere un successo sul punto e non è necessario dichiararsi sconfitti fin dall’inizio.

  97. onanista ha detto:

    Evvai…. e avete ripreso un’altra cantonanta…
    Comunque, se anche, poiticamente, sarei CONTENTISSIMO se il berlusca si levasse di torno, come Gattopardo penso che per i nostri problemi, e soprattutto per chi entra ora nel mondo della ricerca, la discontinuità porterebbe ulteriore incertezza.
    Preferisco che mi si dica, nero su bianco, tu non hai futuro, piuttosco che mi si dica, ora vediamo, ho grandi progetti per te, e poi ritrovarmi comunque, ma dopo anni, senza alcun futuro.
    Combatterò sempre perchè il mio futuro e quello dell’Università e Ricerca sia più roseo di quello di adesso, ma mi sono rotto le balle di vivere nella nebbia.

  98. Dingo ha detto:

    Caro onanista,

    noto con piacere che sei il tipico esemplare del giovane accademico spocchioso e so-tutto-io.

    Sappi comunque che ciò che scrive un commentatore su un blog libero è una posizione individuale e pure anonima scritta da chissà chi. La seconda persona plurale è del tutto inappropriata.

    • onanista ha detto:

      Dingo, procurarti piacere mi inebria…
      La seconda persona plurale è una forma di rispetto verso le Vostre idee, anche se talvolta Vossignoria mi cade insul fallo.

  99. smoke ha detto:

    oi ragà, qua vi fumate roba pessssssante!

  100. UnRicercatore ha detto:

    Fate i conti senza i ricercatori di ruolo?
    Vi ricordo ancora che “ad esaurimento” saremo all’incirca in 20.000 (ventimila).
    Posto che non vinca concorsi nei prossimi 35 anni, l’ultimo ricercatore universitario (perchè questa è la nostra qualifica) andrà in pensione grossomodo nel 2045, salvo asteroidi ed epidemie.

  101. miriam ha detto:

    Caro,
    per sparizione dei ricercatori si intende il fatto che non si faranno più concorsi per quella posizione. Sappiamo bene che ci sono quelli in servizio che in parte passeranno ad associato, in parte resteranno in quella posizione per parecchi decenni. Siamo mica scemi. Il nostro obiettivo è proprio quello di non mettervi ad esaurimento.

  102. lassie ha detto:

    Forse ci pensa qualcun altro a far dimettere la Gelmini…

    http://civati.splinder.com/post/21725358#21725358

  103. France ha detto:

    Felicissima sera a tutti ‘sti precari inviperiti.
    Mi basta leggervi una volta al mese per trovarvi sempre a dibattere delle stesse cose e vedere quanto svelenite sulla mia augusta persona e i miei lacche’. Ah, il mio cuore sanguina (non e’ vero).
    1)Confesso che in ML ho detto che A TITOLO PERSONALE sono favorevole all’abolizione del ric TI. Vi sfido a trovare nei miei messaggi un riferimento alla posizione ufficiale dell’APRI. La posizione ufficiale dell’APRI per adesso non c’e’, siamo divisi fra chi vuole chiedere che venga reintrodotta (perche’ se non ve ne siete accorti la legislazione vigente ne prevede la scomparsa, a breve) e chi no, 50% e 50%.
    2) Miriam, hai il computer bloccato su questo blog? Sapere quanti sono i soci APRI e’ semplicissimo, basta andare sul nostro forum. Siamo una associazione pubblica, mica la P2. E credo che di associazioni che contino tanti precari (secondo la definizione nostra che e’ dal dottorando al ricercatore non confermato, chiunque abbia fatto ricerca in Italia e non ricopra una posizione a tempo indeterminato in Universita’ o Enti di ricerca italiani al momento dell’iscrizione) senza strutturati fra i coglioni non ce ne siano molte altre.
    3) I sindacati male assoluto. Ma perche’? I sindacati difendono i loro iscritti. Se alla FLC-CGIL si iscrivessero 50.000 precari, vedreste come scatterebbero sull’attenti i cari sindacalisti ogni volta che gli facciamo bau. Invece credo che di precari ce ne siano iscritti troppo pochi, e quindi la FLC tendera’ a difendere altri prima che i precari. Cosi’ va il mondo: chi accusa un sindacato al quale non e’ iscritto di non difenderlo e’ come quello che chiede alla Mercedes di riparagli la FIAT in garanzia.
    4) Il 20 a Roma ci saranno due apristi. D’altra parte c’erano due inviati di Cruschev al Concilio Vaticano Secondo…

  104. mar ha detto:

    Cosa c’è il 20 a Roma?, scusa l’ignoranza…

  105. euroscience ha detto:

    Stai scherzando? E’ il contagio STANDARD in Italia, da secoli.
    Sai quante banche, quante imprese, la RAI, le Poste, ecc. ecc. fanno cosi’?

  106. euroscience ha detto:

    Con il PERFETTO accordo, anzi per esplicita volonta’, del SINDACATO.

    Poi vi stupite che i valori di Sinistra non ci sono piu’. E dovevate lamentarvi prima.

  107. mattia ha detto:

    dio mio quell’articolo e’ tremendo, e’ la conferma che siamo nel medio evo. Non solo la notizia, ma anche il tono dell’articolo e delle dichiarazioni trionfalistiche. Parentocrazia e tutti vissero felici e contenti.

  108. smoke ha detto:

    è la legge del menga: ki l’ha in k… se lo tenga

  109. bartlindon ha detto:

    In banca al posto del padre. O dello zio. O di un nonno. Insomma, basta che sia un parente fino al terzo grado. Si può sostituirlo al posto di lavoro, senza che nessuno se la prenda. Anzi, sono tutti contenti. Azienda. Sindacati.

    L’INTESA – Succederà nelle filiali della Banca di Credito Cooperativo di Roma grazie ad un’intesa firmata mercoledì sera tra la banca, Federlus (federazioni delle Bcc del Lazio, dell’Umbria e della Sardegna) e le sigle sindacali del credito Fabi, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca, Sincra-Ugl>/b>. […] gli impiegati in fase di prepensionamento potranno scegliere di far entrare in banca al proprio posto un figlio o un parente fino al terzo grado.

    Complimenti! Ottimo risultato.

  110. paolino ha detto:

    La Merkel ha stanziato in Germania 7,7 miliardi per la ricerca nei settori strategici ( energia, ambiente e sicurezza). Forse ci conviene emigrare.

  111. Gennaro ha detto:

    @France
    ” Cosi’ va il mondo: chi accusa un sindacato al quale non e’ iscritto di non difenderlo e’ come quello che chiede alla Mercedes di riparagli la FIAT in garanzia”.

    L’immagine del mercato non ve la scrollate proprio di dosso, Quello che dici è stupido quanto cinico. E’ esattamente ciò che ha sostenuto quel consigliere monicipale di Roma che ha canditamente ammesso che il suo compito è lavorare solo per chi l’ha votato.

    Adesso richiamami “gennarì”.

  112. bartlindon ha detto:

    Gennaro, mi sa che stai facendo un po’ di confusione….
    L’incarico politico/istituzionale e’ ben diverso da quello sindacale.
    Infatti, quando necessario, i sindacati ascoltano l’opinione della “base” ovvero dei PROPRI iscritti.
    Gli stessi sindacalisti NON SONO ELETTI da TUTTI, ma solo dai propri iscritti.

    Quindi il politico eletto da TUTTI, dovra’ cercare di raggiungere gli obiettivi con cui si e’ presentato e per cui e’ stato eletto, per il bene di TUTTI (in teoria…).
    Il sindacalista NO. Lui cerca di raggiungere gli obiettivi che gli indicano i propri iscritti, e solo quelli.

    E mi sono trattenuto a chiamarti Gennari’… ma forse France e’ meno diplomatico di me….

  113. Perplesso ha detto:

    Queste polemiche continue fra noi spiegano come mai il governo ci possa impunemente trattare nel peggiore dei modi…

  114. bartlindon ha detto:

    Perplesso, ti do ragione. Ma qui c’e’ una evidente confusione, che rischia se trascinata, di portare all’errore. Stiamo parlando di concetti di base.

    E tanto per ribadire la cosa, e’ evidente che se in un sindacato (ma anche in un partito, una associazione), viene eletto per es. un segretario di una certa corrente interna, si suppone che questo cerchera’ di fare l’interesse di TUTTI (gli iscritti), anche di quelli che non l’hanno votato, in base allo statuto che regola gli obiettivi dell’associazione, sindacato partito.
    Poi lo statuto puo’ avere (si spera) una visione piu’ ampia che vada oltre l’interesse corporativo.

    Ma che lo dico a fare… pensavo che queste fossero concetti oramai assimilati, almeno da quando siamo diventati una Repubblica, e abbiamo un sistema democratico.

  115. Perplesso ha detto:

    Io penso che il vero punto sia quello di farsi sentire e con la maggiore evidenza possibile. Il nostro sta diventando un problema sociale. Quanti di noi hanno ormai il fiato sul collo degli assegni o delle borse in scadenza? Ragazzi, è un anno che siamo fermi, anzi immobili. E da quel che si vede ci aspettano molti altri mesi di niente. La responsabilità di questa stasi è del governo, c’è poco da fare. Va denunciata la mancanza di risorse, l’assenza di un piano concreto per il futuro…

  116. bartlindon ha detto:

    Una cosa al sindacato va concessa: hanno i mezzi.
    Per organizzare le manifestazioni ci vuole organizzazione e soldi (pulman, treni, locali). E su questo sono bravi.

    Fuor di polemica, se davvero i sindacati ci supportassero, ma non solo per far manifestazioni, ma per sederci con le nostre idee ai tavoli di contrattazione, per proporre i nostri suggerimenti e la nostra visione, beh le cose cambierebbero.

    Temo tuttavia, come e’ stato detto, che perche’ cio’ avvenisse davvero, dovremmo tutti iscriverci al sindacato. E con 50000 tessere, allora si che ci faremmo sentire, nel sindacato prima, e poi anche fuori.

  117. bartlindon ha detto:

    Okkupiamo il sindacato!

  118. Gennaro ha detto:

    @Bartlindon
    ok, basta dirlo; l’APRI – Associazione dei Precari della Ricerca Italiani: cambiate nome. Togliete italiani.
    E comunque, vi rigirate le cose come volete: ma non era qui che si accusava la CGIL di non tutelare i precari non-iscritti?

  119. bartlindon ha detto:

    Esatto, e’ qui che si accusa la CGIL di non tutelare i precari non-iscritti. E’ esattamente quello che c’e’ scritto nel (penultimo) post sopra il tuo….
    E’ scritto infatti, e lo metto qui un po’ piu’ grosso in modo che si legga bene, se davvero i sindacati ci supportassero. E’ una visione, una utopia, che come scritto sempre nel commento, temo non potra’ realizzarsi. Ma perche’ devo dire le cose due volte?
    Sull’italianita’ non ti seguo Gennaro. Riconnettiti. (e che c’entra l’APRI?!?)

  120. bartlindon ha detto:

    E ultima cosa, gennaro e poi esco a fare un giro.

    Piu’ sopra (14 novembre 8:27) ho sempre scritto:
    “Ho preso autobus pagati (solo un piccolo contributo), ebbene si, dalla CGIL. Ho foto con dietro di me palloncini della FLC. E sono contento di averlo fatto e ringrazio i sindacati (la CGIL non era l’unica) che mi ha dato questa opportunita’.

    Ma come ho detto capisco il sindacato e la difesa dei suoi iscritti, prevalentemente strutturati e di ruolo.
    […]
    Ma i precari della ricerca sono stati solo sfruttati dai sindacati. E non hanno ottenuto niente da questi. Questo e’ un fatto.

    Non sono contrario ai sindacati tout-court. Entro comunque sempre nel merito delle questioni; non frappongo idee preconcette. Sono pronto a cambiare opinione se mi vengono date le ragioni. E soprattutto non vedo mai bianco o nero, come purtroppo spesso fa chi e’ ideologizzato.

    Spero di non dovermi piu’ ripetere e che tu legga meglio le cose dette.

  121. France ha detto:

    All’assemblea……due apristi si sono presentati in anticipo, come annunciato via email dal sottoscritto a chi ha dimostrato di leggerci. Primissmi ad arrivare, sono stati iscritti a parlare per PENULTIMI (che vuol dire 40esimi). Anche dopo aver insistito (i precari hanno in genere da lavorare, anche il venerdi’ pomeriggio) sono stati spostati a 30simi. A conti fatti avrebbero avuto modo di parlare se andava bene alle 18.00, ovvero quando l’aula sarebbe stata vuota e in procinto di esser chiusa. Per questo (e li comprendo benissimo) hanno dato forfait dopo ore di paziente attesa. Per l’organizzazione dovevano avere la precedenza (alternati) studenti, flc ed exrnrp che ospitavano l’assemblea. Mi spiace molto che sia andata cosi’. Noi la buona volonta’ ci s’e’ messa, e state certi che a parti invertite saremmo stati piu’ ospitali. Peccato: comunque i nostri hanno preso contatti per vedere di stay in touch qunado si parlera’ a livello piu’ tecnico.

    @ Gennaro
    Quel che avevo da dire l’ho detto, e mi sembra di non aver fatto torto a nessuno dicendo che e’ improprio che uno critichi un sindacato che non fa i suoi interessi non essendoci iscritto. Inoltre la “I” in APRI sta a indicare il luogo dove si e’ o si e’ stati precari. NOn esistono precari della ricerca Olandesi, per fare un esempio che conosco: perche’ qui i contratti a tempo determinato hanno diritti, stipendi e prospettive. In Italia, quasi sempre, no. Se invece ti fa specie il richiamo all’Italia per l’insopprimibile riflesso pavloviano, allora chiedi coerentemente di togliere la I anche alla CGIL, alla CISL e alla UIL… o no?
    Ci risentiamo fra un mesetto…

  122. Tito ha detto:

    Avrei prima di tutto ringraziato gli organizzatori per aver dato finalmente vita ad un dibattito pubblico sul DDL Gelmini; un dibattitto dal basso fatto da chi vive la realtà universitaria e non calato dall’alto dalle pagine dei giornali.
    Avrei poi detto che purtroppo questo DDL esiste e con questo siamo chiamati a confrontarci.
    Avrei esposto le criticità (primarie) individuate dall’APRI: 1) problema della transizione per gli attuali precari e necessità individuare percorsi di reclutamento basati sul merito reale di chi pubblica e lavora all’università da anni; 2) problema dell’ennesima riforma a costo zero e necessità del pensionamento a 65 anni per liberare risorse; 3) necessità di una seria valutazione ex post, perché altrimenti ogni nuovo meccanismo di reclutamento si rivelerebbe inutile.
    Avrei concluso chiedendo se su questi punti era possibile trovare una convergenza. In breve, per RNRP e FC il DDL va emendato (e si si come) o va rifiutato in toto?

    • ario ha detto:

      caro tito, ti rispondo a titolo personale
      1. concordo
      2. concordo anche su questo. Tutto il personale dell’Università in pensione secondo le norme che valgono per TUTTO (non solo il personale TA o i ricercatori) il pubblico impiego. Se poi qualcuno ha competenze tali da necessitare di lavorare ancora per l’università, nessun problema: un co.co.co e passa la paura
      3. anche qui concordo

      ma da questi punti non ne deriva l’emendabilità del decreto. Il decreto va cestinato come vanno cestinati i tagli. Poi del disegno recupererei alcuni punti interessanti sulla valutazione e sulla carriera dei docenti legandoli all’Anvur.

      • ario ha detto:

        in altri termini, non è che se ci metti queste tre cose allora il disegno di legge va bene. Non va bene per niente.

  123. Tito ha detto:

    Vorrei inoltre precisare per gli amici della RNRP, i quali ci hanno accolto con cordialità (sono sincero), che la richiesta di parlare prima non era per mancanza di rispetto nei confronti degli altri partecipanti o per arroganza, ma per animare un vero dibattito all’interno del movimento. Che senso ha sentire 40 interventi simili nei contenuti e nei toni? Non sarebbe stato meglio un confronto?

  124. ario ha detto:

    caro tito, l’intervento apri è stato chiamato poco dopo le 17,45 circa e l’assemblea è finita dopo le otto. Mi pare un orario più che rispettabile tanto più se pensi che c’erano persone da tutta italia con molte ore di viaggio addosso e con l’esigenza, magari, di riprendere un pullmann, un treno, ripartire in macchina.

    Nessuno ha avviato la presidenza che il vostro intervento non c’era più. E un conto è dire – come a fatto il vostro presidente in una ml – che siete andati via perché avevate da fare (cosa che si poteva spiegare alla presidenza per avere un intervento anticipato), un conto è chiede di intervenire prima di altre realtà (diverse da quelle che hanno organizzato l’incontro) perchè si hanno cose originali da dire (cosa che peraltro sono convinto sarebbe stato dal breve e utile sunto che hai fatto). Sai com’è un pò tutti hanno la pretesa di dire cose importanti.

    Peccato, c’era interesse e curiosità per le vostre posizioni. Sarebbe comunque il caso di costruire momenti e spazi per un confronto anche se sulla base di convinzioni in parte diverse. Spero non mancheranno in futuro (ma un futuro non troppo lontano

  125. Fra ha detto:

    In difesa di Tito vorrei far notare che su questo blog (topic “Riprendere la parola, rilanciare il movimento”) è scritto che l’assemblea iniziava alle ore 10:00, e lui per quell’ora era già in Aula A.

  126. ario ha detto:

    france non c’è bisogno di “difendere” tito, nessuno gli imputa nulla. Semmai è alla presidenza dell’assemblea che sono stati imputati ostruzionismo e censura. E’ vero, sul blog, nel post, c’era un orario errato.

    Ma non è certo questo blog ad aver lanciato l’assemblea e nelle mailing list – tutte – è girato l’appuntamento con gli orari corretti così come sui siti delle realtà che hanno organizzato l’assemblea c’erano gli orari corretti.

    Finanche sui giornali che si sono occupati della cosa c’erano gli orari corretti. Mi spiace se Tito (e credo anche l’altro collega che era con lui Voltaire) hanno perso una giornata inutilmente.

    Quella di oggi è stata un occasione di incontro mancata. Io spero ce ne siano altre, diciamo che dopo giorni di fatica ad organizzare una cosa del genere poi leggere la tua mail – ad assemblea ancora in corso – e quindi il messaggio sul blog non fa piacere. Proprio no.

  127. Tito ha detto:

    Ario, la presicenza è stata avvisata che saremmo andati via, perché non potevamo rimanere oltre e perché non avevamo ben capito il motivo per cui, pur essendoci iscritti a parlare tra i primi, poi siamo finiti prima ultimi e poi, dopo un po’ d’insistenza, a metà. Non ho poi scritto che avevo cose importanti e originali da dire, ma senz’altro diverse da quelle che ho avuto modo di ascoltare nelle prime due ore.

  128. mattia ha detto:

    Ok. Stop. Con sta melina degli orari.
    Quindi la differenza e’ che per APRI il disegno e’ trasformabile e migliorabile (non se ne auspica la cancellazione), mentre RNRP pensa che sia solo cestinabile pur concordando in via generale sulle migliorie proposte da APRI. Partendo da questi punti condivisi, a cui possiamo aggiungere una netta e chiara richiesta di maggiori finanziamenti pubblici all’universita’ (almeno pareggiare la media europea), ditemi: cosa diavolo e’ che ci divide?

  129. mattia ha detto:

    Ci divide solo la voglia di alcuni di dialogare con il governo e la chiusura netta di altri? Mettiamo le carte in tavola.

  130. noemi ha detto:

    Il Gabibbo saprebbe fare meglio di noi, senza azioni concrete che attirino l’attenzione dei media non otterremo mai niente di niente.
    Fuori le idee, cervelloni!!

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