Cos’è la Rete Nazionale Ricercatori Precari?

La Rete Nazionale Ricercatori Precari è un tessuto di collegamento tra coordinamenti di ricercatori precari che, conservando integralmente la propria autonomia ed autodeterminazione, intendono condurre in modo coordinato tre battaglie comuni per:

  • il miglioramento delle condizioni contrattuali dei ricercatori precari;
  • rilanciare il carattere pubblico dell’istruzione e della ricerca.

La Rete Nazionale dei Ricercatori Precari è nata nel febbraio 2004 per contrastare il disegno di legge delega “per il riordino dello stato giuridico dei professori universitari” ( ddL Moratti ) presentato dal Ministro dell’Università e della Ricerca e approvato dal Parlamento il 25 ottobre 2005 (L. 230/2005).

Essendo la Rete un semplice tessuto connettivo tra gruppi che si aggregano, anche episodicamente, attorno a piattaforme comuni o progetti specifici, non è dotata di alcuna struttura burocratica o di vertice, ma di semplici referenti locali che cooperano a gestire le iniziative comuni.

Ricercatori precari

I ricercatori precari sono i dottorandi e dottorande di ricerca, dottori di ricerca, contrattisti e contrattiste, borsisti e borsite, assegnisti e assegniste di ricerca, lettori e cultori della materia, docenti a contratto e in genere i collaboratori e collaboratrici precari che svolgono quotidianamente attività didattiche e di ricerca nelle Facoltà universitarie e negli Istituti di ricerca pubblica italiani.

Secondo alcune stime i Ricercatori precari sono in tutta Italia circa 50.000 e contribuiscono in maniera sostanziale con il proprio lavoro, molto spesso sottopagato o volontario e senza alcuna garanzia per il futuro, alle regolari attività svolte da queste istituzioni pubbliche.

Riforma dell’università

L’obiettivo della Rete Nazionale Ricercatori Precari non è quello di conservare l’università esistente, ma di costruire un modello di organizzazione della formazione e della ricerca, del reclutamento e del lavoro radicalmente diverso. Questa riflessione, ha trovato una prima forma, ancora aperta alla discussione, nei documenti prodotti dalla Rete finora come la Carta dei Diritti e dei Doveri del Ricercatore, le diverse piattaforme e i progetti elaborati. Si articola anche in iniziative tese a porre in dialogo comunità scientifica e corpo sociale e al collegamento con le realtà e i movimenti che difendono il carattere pubblico dell’Istruzione scolastica o con i coordinamenti dei ricercatori degli istituti di ricerca.

Infatti accanto al coordinamento ed al reciproco appoggio in merito a battaglie di vertenza, comuni oppure di realtà specifiche, la Rete intende approfondire e difendere, tanto sul piano ideale quanto su quello concreto, lo statuto “pubblico” della ricerca: i saperi prodotti nelle università e in analoghe istituzioni debbono essere patrimonio inalienabile della collettività. Né i saperi né chi li produce possono dunque essere asserviti ad interessi di singoli o di gruppi.

Precarietà

Rete Nazionale Ricercatori Precari si batte per il superamento di tutte le condizioni di precarietà lavorativa in ogni ambito economico e settoriale. Per questo motivo aderisce e promuove le organizzazioni, i coordinamenti e le iniziative che vedono uniti i lavoratori e le lavoratrici in condizione di precarietà, propone politiche di superamento della precarietà come prassi usuale di lavoro e assunzione nelle imprese private come nelle istituzioni, promuove politiche di welfare che offrano diritti e garanzie alle figure atipiche di lavoro.

Per approfondire:

Chi siamo cosa abbiamo fatto: La cronologia dei principali avvenimenti dalla nascita della Rete (aggiornato all’aprile 2005).

Cosa vogliamo: In quattro parole frasi-chiave i principali obiettivi della rete.

Contro la precarietà: Quattro buoni motivi per cui la precarietà dei ricercatori è un danno per l’università e la ricerca pubblica.

Piattaforme: i documenti nazionali e locali prodotti dalla rete. Le nostre idee e proposte per la riforma dell’università

Archivio: Una raccolta (in costruzione) di materiali e documenti rilevanti dell’intensa storia della Rete.

Fai rete

Ora sei pronto/a a partecipare alle attività della rete. Basta seguire questo collegamento!

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2 Responses to Cos’è la Rete Nazionale Ricercatori Precari?

  1. Barbara Tondelli ha detto:

    Non ci sono commenti a ciò chesuccede ad ognuno di noi!!!

  2. colomba rosaspina ha detto:

    Stiamo raccogliendo firme in difesa dell’educazione scientifica
    Giornalisti, insegnanti, genitori, studenti , ricercatori, medici, ecc che vogliono sostenere il nostro appello possono andare nel sito http://www.anisn.it cliccare IN DIFESA DELL’EDUCAZIONE SCIENTIFICA
    si apre una finestra, dove potete lasciare il nome, in fondo alla pagina

    Grazie per la cortese attenzione

    AIF ANISN DD-SCI

    ASSOCIZIONE PER L’ISEGNAMENTO DELLA FISICA

    ASSOCIAZIONE NAZIONALE INSEGNANTI DI SCIENZE NATURALI

    DIVISIONE DIDATTICA SOCIETÀ CHIMICA ITALIANA

    Hanno elaborato il seguente documento

    In difesa dell’educazione scientifica

    Il riordino della scuola secondaria superiore in via di approvazione mette in pericolo, a causa di drastici tagli, il futuro dell’educazione scientifica nel nostro Paese e dello sviluppo ad essa collegato.

    I sottoscritti, come rappresentanti di docenti, genitori e cittadini interessati all’efficacia della scuola e al futuro degli studenti,

    chiedono al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
    di garantire che il riordino della scuola italiana
    riconosca all’educazione scientifica un ruolo di primo piano e lo spazio adeguato.

    1. A tutti i giovani deve essere garantita la formazione scientifica di base perché possano:
    o sviluppare le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per interpretare i fenomeni naturali
    o fruire in modo corretto e consapevole delle moderne conquiste della scienza e della tecnologia.

    2. È necessario che il curricolo per far “fare scienze” sia impostato secondo un approccio investigativo- sperimentale, fin dai primi anni di scuola. Ricerca internazionale, Unione Europea e OCSE convergono su questa indicazione (1).
    Questo approccio richiede il tempo per svolgere le attività caratteristiche del procedere scientifico nell’acquisizione della conoscenza, cruciali per lo sviluppo di competenze di alto livello. Sono queste che fanno della cultura scientifica un valore irrinunciabile per la formazione del cittadino.
    3. Le esigenze sopra descritte contrastano con la notevole diminuzione delle ore di scienze sperimentali che si riscontra in quasi tutti gli indirizzi previsti dai nuovi ordinamenti. Nei bienni degli istituti tecnici e professionali, si diminuiscono le ore delle scienze sperimentali e si dimezza il tempo per il laboratorio riducendolo con ciò a un ruolo marginale. Nei bienni dei licei classico e artistico, addirittura, mancano del tutto gli insegnamenti scientifico-sperimentali.

    Ridurre le risorse è controproducente. Bisogna, invece, valorizzare quanto già fatto per migliorare l’insegnamento scientifico (Piano ISS – Insegnare Scienze Sperimentali, Progetto Lauree Scientifiche, ricerche nelle SSIS per la formazione iniziale degli insegnanti) tenendo conto delle le migliori esperienze didattiche maturate nella scuola.
    Mantenere alta la motivazione dei docenti a riqualificare la propria professionalità è determinante per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento delle scienze sperimentali nel nostro Paese.

    Occorre, pertanto, distribuire con maggiore equilibrio gli insegnamenti all’interno del tempo scuola complessivo, dando alle scienze sperimentali spazi e tempi di lavoro adeguati in tutti gli indirizzi.

    (1)
    European Commission, 2007. Science Education NOW: A renewed Pedagogy for the Future of Europe. Office for Official Publications of the European Communities, Luxembourg, 29 pp.
    Eurydice, 2006. L’insegnamento delle scienze nelle scuole in Europa, politiche e ricerca. Eurydice, la rete di informazione sull’istruzione in Europa, Bruxelles, 93 pp.
    OECD, 2006. PISA 2006, Science Competencies for Tomorrow’s World,Volume 1: Analysis. OECD Publications, Paris, 390 pp.
    OECD, 2008. Encouraging Student Interest in Science and Technology Studies. OECD Publications, Paris, 132 pp.

    Sostieni la nostra difesa

    Stiamo raccogliendo firme in difesa dell’educazione scientifica
    Giornalisti, insegnati, genitori, studenti , ricercatori, medici, ecc che vogliono sostenere il nostro appello possono andare nel sito http://www.anisn.it cliccare IN DIFESA DELL’EDUCAZIONE SCIENTIFICA
    si apre una finestra, dove potete lasciare il nome, in fondo alla pagina
    Grazie per la cortese attenzione

    Associazione insegnanti di scienze naturali (ANISN)
    Per ulteriori informazioni, per avere nomi e numeri di cellulari potete scrivere a rosa.oa@alice.it
    I presidenti delle tre associazioni:
    Prof.ssa Anna Pascucci
    Prof. Aldo Borsese
    Prof. Silvano Scrignoli

    e gli iscritti sono a vostra disposizione

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