Interrogazione parlamentare su blocco dei fondi FIRB giovani

4 ottobre 2009

Interrogazione a risposta in Commissione 5-01870 presentata da

MANUELA GHIZZONI
venerdì 2 ottobre 2009, seduta n.225
GHIZZONI. –

Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

– Per sapere – premesso che:

con la precedente interrogazione n. 5/00848, depositata il 15 gennaio 2009, si è segnalata la discrepanza tra i criteri del bando FIRB «Futuro in ricerca» e la originaria volontà del legislatore di sostenere progetti di ricerca di giovani studiosi garantendo trasparenza nella valutazione delle proposte e valorizzazione del merito;

ad oggi, come si apprende dagli organi di stampa, dopo più di sette mesi dalla scadenza dei termini per la presentazione progetti, non è stata ancora insediata la commissione preposta ad esaminare gli oltre 3700 progetti pervenuti;

3700 giovani ricercatori hanno creduto nella possibilità di ottenere finanziamenti per le proprie idee ed hanno pensato, alcuni, di poter rientrare dall’estero; a tali legittime attese il Ministero risponde bloccando l’iter di valutazione dei progetti e la conseguente attribuzione del finanziamento a quelli selezionati;

la risposta alla citata interrogazione, resa in Commissione in data 12 febbraio 2009, in merito all’età dei beneficianti, afferma che «si tratta di giovani dei quali si vuole favorire, con una finalità ulteriore rispetto a quanto previsto finora da tutti gli interventi a favore dei giovani ricercatori, l’inserimento nelle strutture degli atenei e degli enti di ricerca afferenti al Ministero, con un ruolo di protagonisti rispetto a quello tradizionale di semplici operatori della ricerca, e con l’avvio di un possibile futuro percorso di tenure track allo scopo di porre freno, in questo settore, al fenomeno della “precarizzazione a tempo indeterminato”. Ciò consentirà, tra l’altro, di porre preventivamente un freno al cosiddetto fenomeno del brain drain (fuga di cervelli). La previsione di apertura del bando anche a giovani ricercatori non italiani, purché comunitari, consentirà altresì di favorire un tentativo di brain gain (acquisto di cervelli) a compensazione dell’eventuale fisiologico brain drain, e, in ogni caso, sarà a totale vantaggio della internazionalizzazione del nostro sistema ricerca»;

il colpevole ritardo nella procedura di selezione disattende gli obiettivi originari del bando e soprattutto smentisce le stesse argomentazioni rappresentate dal Ministro circa la volontà di contrastare la «fuga dei cervelli» e la «precarizzazione a tempo indeterminato» -:

quali siano le ragioni del ritardo nella selezione dei progetti meritevoli di finanziamento e se il Ministro non ritenga che, trascorsi oramai più di nove mesi dal licenziamento del bando e sette dalla scadenza dei termini per la presentazione delle domande, non si debba insediare, senza ulteriori deroghe, la commissione esaminatrice, per rispondere alle legittime attese degli oltre tremila ricercatori che hanno fatto richiesta di accesso ai fondi stanziati. (5-01870)

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Lettera aperta al Ministro Gelmini del Coordinamento Nazionale dei precari dell’Università FLC-CGIL

22 luglio 2009

All’on. Mariastella GELMINI

Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Oggetto: il precariato della docenza e della ricerca nell’Università

Signor Ministro, da molti mesi, come previsto dal DL 180, convertito in legge il 9 gennaio 2009, il paese aspetta invano il decreto attuativo di definizione dei criteri di valutazione dei titoli e delle pubblicazioni nei concorsi a ricercatore. Un decreto che promette maggiore trasparenza nello svolgimento dei concorsi e che renderebbe possibile sia lo sblocco dei concorsi già banditi dagli Atenei sia l’avvio della seconda e della terza tranche del reclutamento straordinario. Se la situazione dell’università italiana in questo momento è critica, lo è particolarmente per quella fascia di studiosi che ancora non ha un rapporto lavorativo a tempo indeterminato con gli Atenei e che però, con dedizione, competenza e sacrificio, da molti anni fa quella ricerca grazie alla quale l’Italia continua a essere ai vertici internazionali. Da molti anni a questa parte, infatti, quasi la metà del personale impegnato a tempo pieno in ricerca e docenza negli Atenei è reclutato con contratti parasubordinati (assegni di ricerca, cococo…) e borse di studio, la maggior parte dei quali privi delle più essenziali tutele previdenziali ed assistenziali. L’elevata professionalità dei ricercatori e docenti precari è dimostrata dal bagaglio delle numerose esperienze in materia e delle pubblicazioni, contribuendo direttamente al prestigio degli Atenei italiani. Così come quasi la metà dei corsi universitari è sostenuta da quello stesso personale precario, il cui lavoro permette agli Atenei il raggiungimento di un corretto rapporto tra docenti e studenti, che tiene l’Italia ai livelli europei. Purtroppo, la sovrapposizione di diverse riforme, che non sono mai state rese completamente operative, ha generato una situazione di devastante stallo generale e, in particolare, una sostanziale e gravissima sospensione del reclutamento, cioè dei concorsi a ricercatore banditi a livello nazionale. Grazie ad alcune indagini, si stima infatti che nelle Università italiane vi siano circa 50.000 precari impegnati a tempo pieno nella ricerca e docenza (Fonti dei dati: CRUI e MIUR del 2006 su 33 Università censite, MIUR del 2008 più autocensimento nel 2008). I dati rilevati in questi casi, sebbene parziali, evidenziano inoltre una crescita cospicua e costante del precariato nei ruoli di docente e ricercatore universitario. Se guardata dal punto di vista dello Stato, questa circostanza non permette di utilizzare al meglio quelle risorse umane per la cui formazione e qualificazione sono stati spesi centinaia di milioni di euro. Ora più che mai il fenomeno dei cosiddetti ‘cervelli in fuga’ è diventata un’emergenza, ma qual è la sua reale pericolosità? In termini di economia di sistema, le nostre Università hanno formato studiosi di altissima levatura scientifica, che però metteranno il loro sapere a disposizione non della nostra nazione e dei nostri giovani ma di altri paesi. Questo, nel migliore dei casi. Altrimenti saranno destinati a vedere ignorati e mortificati il loro impegno e la loro qualificazione. Se invece questa situazione la si guarda con gli occhi dei singoli ricercatori e docenti ancora precari, si vedrà un pericolosissimo fenomeno sociale per cui decine di migliaia di giovani e, purtroppo ormai di ex giovani, da un giorno all’altro non riusciranno più a sostenere quello sforzo economico, sociale e umano che finora gli ha dato la forza di aspettare una svolta nella propria vita lavorativa. E questo è particolarmente grave per quegli studiosi che non possono contare su una condizione sociale di partenza agiata. È questa la selezione che cercava, Signor Ministro? Questi ricercatori e docenti il proprio dovere – anzi, molto più del proprio dovere – lo hanno fatto, lo stanno facendo e hanno intenzione di farlo. Si tratta però di dargliene la possibilità concreta. Occorre in primo luogo dare finalmente attuazione a un piano di reclutamento straordinario non più procrastinabile e il ruolo del Suo Ministero è anche quello di dettare quanto prima le linee guida per una campagna di reclutamento ciclico e ordinario sulla base delle reali esigenze di didattica e ricerca degli atenei, che prenda il via col prossimo Anno Accademico. È necessario inoltre, da subito, assicurare ai ricercatori e docenti precari i diritti minimi di ogni lavoratore: retribuzioni adeguate, diritti pensionistici ed assistenziali, ammortizzatori sociali, rappresentanza negli organi accademici. Tutto ciò con l’obiettivo di mantenere sempre alto il livello di didattica e ricerca nei nostri Atenei italiani e conservare nel nostro paese un livello di civiltà del lavoro degno di questo nome. Ricordiamo, infine, che non è più accettabile la stipula di contratti di docenza a titolo gratuito, modalità indecente diffusasi in molti Atenei del paese in conformità a quanto previsto dalla L. 230/2005, art. 1, c.10. L’assenza di retribuzione è infatti inevitabilmente correlabile con la riduzione della qualità dell’offerta didattica e soprattutto con un inaccettabile trattamento dei lavoratori. Proprio per la gravità del quadro sopra descritto riguardo la ricerca e docenza precaria, e per organizzare e difendere i lavoratori precari della conoscenza che operano nelle università italiane si è costituito il Coordinamento nazionale dei precari dell’Università. Dalla lotta per un reclutamento straordinario, dall’opposizione alla ristrutturazione antidemocratica dell’Università alle vertenze locali per i diritti negati, il Coordinamento porterà la voce dei precari dell’Università dovunque sarà necessario. Per la particolarità e l’urgenza che purtroppo caratterizzano la condizione di questi lavoratori, abbiamo la necessità di un confronto immediato e diretto al fine di comprendere con chiarezza quali sono le misure che Lei, e il governo di cui fa parte, abbiano previsto per una soluzione efficace e tempestiva del reclutamento dei ricercatori universitari. Prima di un punto di non ritorno.

Distinti saluti,

Coordinamento Nazionale dei precari dell’Università FLC-CGIL


Se il Ministro non va dai precari, i precari vanno dal Ministro….

23 giugno 2009

Riceviamo dai colleghi dell’Apri e volentieri pubblichiamo, sperando che alle parole seguano i fatti:

 

 

Carissimi amici e colleghi,

senza alcuna ragione apparente, il MIUR ha bloccato i concorsi da docente universitario. Inspiegabilmente, infatti, non si sta procedendo alla formazione delle Commissioni giudicatrici per i concorsi già banditi, e si sta limitando fortemente la possibilità di bandirne di nuovi, ritardando l’emissione del d.m. sulla valutazione delle pubblicazioni nei concorsi da ricercatore, che è indispensabile perché tali concorsi – gli unici che, in questo momento, possono essere banditi – siano espletati.

Quello che più stupisce, tuttavia, è che il d.m. di cui trattasi, che doveva essere adottato entro il 9 febbraio u.s., risulta – da un fax inviato dal MIUR all’APRI -, testualmente, “alla firma” del Ministro da, oramai, quasi due mesi.

Due mesi per mettere una firma? Brunetta dovrebbe guardare prima in CdM, invece di dare la caccia ai fannulloni solo dalle altre parti.

A parte le provocazioni, si tratta di un fatto davvero sconcertante, che, per altro, è aggravato dalla circostanza di non poco momento che, pure due mesi fa, ovvero quando è stato posto alla firma, il d.m. in questione era già in forte ritardo.

Che dire, poi, del contenuto della bozza di d.m., ampiamente circolata on-line, perché già presentata al CUN, che prevede dei criteri di valutazione delle pubblicazioni assolutamente inidonei a vincolare la discrezionalità delle commissioni giudicatrici?

Non possiamo non reagire davanti ad un tale atteggiamento che rischia di “mandare al macero” una intera generazione di precari della ricerca, rei solo di aver chiesto procedure concorsuali più trasparenti e meritocratiche.

Allora, l’APRI ha deciso di organizzare una manifestazione per il 13 luglio, dinanzi alla sede centrale del MIUR, per “festeggiare” i due mesi in cui la Gelmini non è riuscita a mettere una firma. 60 precari della ricerca – uno per ogni giorno di inerzia della Ministra -, con delle magliette gialle, con uno slogan davanti, ed il numero sul retro, distribuiranno penne per la firma del d.m., ed un volantino, a tutti quelli che entreranno al MIUR. Il volantino sarà costituito dal fax di Masia, e, sul retro, da un brevissimo comunicato, nel quale: da un lato, lamenteremo 1) i due mesi per una firma, e, più in generale, il forte ritardo del d.m. sulla valutazione delle pubblicazioni, 2) l’assoluta inadeguatezza dei criteri previsti nella bozza di d.m., 3) il blocco della formazione delle commissioni; e, dall’altro, proclameremo l’astensione dalla didattica, e da tutte le attività non retribuite, ad oltranza, fino a quando non sarà emesso un d.m. sulle pubblicazioni vincolante per le commissioni e la formazione di quest’ultime non verrà regolarmente ripresa.

Chi vuole far parte dei 60 “coraggiosi”, mi contatti via e-mail – vito@plantamura.it -, e riceverà il modulo da adesione da compilare, firmare, e rispedirmi via fax. O siete solo dei dibattenti?

Tom Bombadillo – Signore della Vecchia foresta


Nuova bozza decreto di legge delega governance e reclutamento

18 Mag 2009

Ecco il link ad una nuova bozza della legge delega su governance e reclutamento scaricabile dal gruppo  Assegnisti di Siena

Salute (e fraternità)  a tutti

Scarica nuova bozza e relazione introduttiva


Nel nuovo DDL sul reclutamento universitario l’articolo 5 comma J sperimenta per le università private un regime autonomo per i concorsi!

28 aprile 2009

Avete visto il comma j dell’articolo 5 del “nuovo” DDL che stabilisce un regolamento autonomo per il reclutamento nelle università non statali?

Insomma le università private potranno sostanzialmente assumere professori senza un controllo meritocratico e di qualità (almeno si spera)….

Senza moralismi… o si sceglie un regime pubblico e regolato o si sceglie la deregulation …non due misure una per gli statali (cornuti e mazziati, trattati come ladri da controllare e licenziare) e un’ altra per le università private (che stanno fiorendo in tutt’Italia) dove si assumeranno professori e ricercatori senza un vero e proprio controllo pubblico (a parte un generico riconoscimento di un regolamento autonomo da parte del ministero).

Questa norma è ingiusta e antidemocratica tanto più quando ribadisce che i professori delle università non statali potranno comunque far parte delle commissioni di concorso delle università pubbliche!

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Il sonno della ragione genera mostri e mostruosità.


Tu ti lamenti ma che ti lamenti, pigghia nu bastoni e tira fora li renti

26 luglio 2008

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Dedicato a tutti i precari, della ricerca e non.

In questo cupo cupo momento…..

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Estratto dal report dell’assemblea nazionale RNRP del 2 febbraio 2008:

3. parallelamente alla rete si costituirà una Associazione finalizzata a promuovere processi di riforma del sistema della ricerca e dell’università a partire da una lettura diversa dei processi in atto. Il comitato fondatore di tale associazione (coloro che erano presenti all’assemblea e quelli che ne volessero fare parte) si occuperà di sbrigare le pratiche burocratiche e di scrivere lo statuto. Il primo obiettivo dell’associazione è quello di CAMBIARE L’UNIVERSITA’. L’iscrizione all’associazione non sarà quindi esclusiva dei cosiddetti precari, ma sarà aperta a tutti coloro che vogliono cambiare il sistema universitario e potranno essere accolti in essa anche studenti, ricercatori e professori già strutturati pur conservando, attraverso meccanismi diversificati di iscrizione, la centralità dei lavoratori precari a garanzia del “nostro” punto di vista sui problemi. Si creerà quindi un gruppo poliedrico, che potrà lavorare su diversi fronti:

 

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