Concorsi universitari…passata la festa gabbata la Santa!

7 settembre 2009

Come nelle migliori tradizioni del Bel Paese in questi giorni alcune università bandiscono concorsi con criteri di partecipazione …”illiberali”.

Il candidato è costretto a vincolare al minimo il proprio numero di titoli da presentare pena l’esclusione dal concorso.

Questa storia “estiva” è descritta nell’articolo al seguente link.

Forse occorrerebbe fare come nei paesi a seria vocazione democratica inondare le amministrazioni di ricorsi (personalmente non credo sia pienamente legittimo porre tale vincoli nei bandi non rispettando nei fatti le regole di legge vigenti né le finalità “egualitaristiche” che sono alla base del sistema dei concorsi nella pubblica amministrazione).

Salute a tutti!

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Presentato al Consiglio dei Ministri un pacco per l’ università

24 luglio 2009

Da ieri le voci si rincorrono …la corte costituzionale avrebbe sentenziato sui professori fuori ruolo, oggi il CdM avrebbe varato un pacchetto università che discrimina fra atenei virtuosi e redistribuisce parte del FFO, poi altre voci si rincorrono ecc…

Sinceramente aggiornare il sito è impossibile perché le notizie sono frammentarie e non si capisce cosa sia realmente accaduto. Ci piacerebbe ad esempio conoscere i pesi oggettivi con cui si è stilata la classifica fra gli atenei o il contenuto del fantomatico decreto sui concorsi per ricercatore o sull’anvur, ecc….

L’unica cosa che si può leggere è il seguente sito del ministero dell’istruzione che descrive il nuovo pacco università (link)


Lettera aperta al Ministro Gelmini del Coordinamento Nazionale dei precari dell’Università FLC-CGIL

22 luglio 2009

All’on. Mariastella GELMINI

Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Oggetto: il precariato della docenza e della ricerca nell’Università

Signor Ministro, da molti mesi, come previsto dal DL 180, convertito in legge il 9 gennaio 2009, il paese aspetta invano il decreto attuativo di definizione dei criteri di valutazione dei titoli e delle pubblicazioni nei concorsi a ricercatore. Un decreto che promette maggiore trasparenza nello svolgimento dei concorsi e che renderebbe possibile sia lo sblocco dei concorsi già banditi dagli Atenei sia l’avvio della seconda e della terza tranche del reclutamento straordinario. Se la situazione dell’università italiana in questo momento è critica, lo è particolarmente per quella fascia di studiosi che ancora non ha un rapporto lavorativo a tempo indeterminato con gli Atenei e che però, con dedizione, competenza e sacrificio, da molti anni fa quella ricerca grazie alla quale l’Italia continua a essere ai vertici internazionali. Da molti anni a questa parte, infatti, quasi la metà del personale impegnato a tempo pieno in ricerca e docenza negli Atenei è reclutato con contratti parasubordinati (assegni di ricerca, cococo…) e borse di studio, la maggior parte dei quali privi delle più essenziali tutele previdenziali ed assistenziali. L’elevata professionalità dei ricercatori e docenti precari è dimostrata dal bagaglio delle numerose esperienze in materia e delle pubblicazioni, contribuendo direttamente al prestigio degli Atenei italiani. Così come quasi la metà dei corsi universitari è sostenuta da quello stesso personale precario, il cui lavoro permette agli Atenei il raggiungimento di un corretto rapporto tra docenti e studenti, che tiene l’Italia ai livelli europei. Purtroppo, la sovrapposizione di diverse riforme, che non sono mai state rese completamente operative, ha generato una situazione di devastante stallo generale e, in particolare, una sostanziale e gravissima sospensione del reclutamento, cioè dei concorsi a ricercatore banditi a livello nazionale. Grazie ad alcune indagini, si stima infatti che nelle Università italiane vi siano circa 50.000 precari impegnati a tempo pieno nella ricerca e docenza (Fonti dei dati: CRUI e MIUR del 2006 su 33 Università censite, MIUR del 2008 più autocensimento nel 2008). I dati rilevati in questi casi, sebbene parziali, evidenziano inoltre una crescita cospicua e costante del precariato nei ruoli di docente e ricercatore universitario. Se guardata dal punto di vista dello Stato, questa circostanza non permette di utilizzare al meglio quelle risorse umane per la cui formazione e qualificazione sono stati spesi centinaia di milioni di euro. Ora più che mai il fenomeno dei cosiddetti ‘cervelli in fuga’ è diventata un’emergenza, ma qual è la sua reale pericolosità? In termini di economia di sistema, le nostre Università hanno formato studiosi di altissima levatura scientifica, che però metteranno il loro sapere a disposizione non della nostra nazione e dei nostri giovani ma di altri paesi. Questo, nel migliore dei casi. Altrimenti saranno destinati a vedere ignorati e mortificati il loro impegno e la loro qualificazione. Se invece questa situazione la si guarda con gli occhi dei singoli ricercatori e docenti ancora precari, si vedrà un pericolosissimo fenomeno sociale per cui decine di migliaia di giovani e, purtroppo ormai di ex giovani, da un giorno all’altro non riusciranno più a sostenere quello sforzo economico, sociale e umano che finora gli ha dato la forza di aspettare una svolta nella propria vita lavorativa. E questo è particolarmente grave per quegli studiosi che non possono contare su una condizione sociale di partenza agiata. È questa la selezione che cercava, Signor Ministro? Questi ricercatori e docenti il proprio dovere – anzi, molto più del proprio dovere – lo hanno fatto, lo stanno facendo e hanno intenzione di farlo. Si tratta però di dargliene la possibilità concreta. Occorre in primo luogo dare finalmente attuazione a un piano di reclutamento straordinario non più procrastinabile e il ruolo del Suo Ministero è anche quello di dettare quanto prima le linee guida per una campagna di reclutamento ciclico e ordinario sulla base delle reali esigenze di didattica e ricerca degli atenei, che prenda il via col prossimo Anno Accademico. È necessario inoltre, da subito, assicurare ai ricercatori e docenti precari i diritti minimi di ogni lavoratore: retribuzioni adeguate, diritti pensionistici ed assistenziali, ammortizzatori sociali, rappresentanza negli organi accademici. Tutto ciò con l’obiettivo di mantenere sempre alto il livello di didattica e ricerca nei nostri Atenei italiani e conservare nel nostro paese un livello di civiltà del lavoro degno di questo nome. Ricordiamo, infine, che non è più accettabile la stipula di contratti di docenza a titolo gratuito, modalità indecente diffusasi in molti Atenei del paese in conformità a quanto previsto dalla L. 230/2005, art. 1, c.10. L’assenza di retribuzione è infatti inevitabilmente correlabile con la riduzione della qualità dell’offerta didattica e soprattutto con un inaccettabile trattamento dei lavoratori. Proprio per la gravità del quadro sopra descritto riguardo la ricerca e docenza precaria, e per organizzare e difendere i lavoratori precari della conoscenza che operano nelle università italiane si è costituito il Coordinamento nazionale dei precari dell’Università. Dalla lotta per un reclutamento straordinario, dall’opposizione alla ristrutturazione antidemocratica dell’Università alle vertenze locali per i diritti negati, il Coordinamento porterà la voce dei precari dell’Università dovunque sarà necessario. Per la particolarità e l’urgenza che purtroppo caratterizzano la condizione di questi lavoratori, abbiamo la necessità di un confronto immediato e diretto al fine di comprendere con chiarezza quali sono le misure che Lei, e il governo di cui fa parte, abbiano previsto per una soluzione efficace e tempestiva del reclutamento dei ricercatori universitari. Prima di un punto di non ritorno.

Distinti saluti,

Coordinamento Nazionale dei precari dell’Università FLC-CGIL


Se il Ministro non va dai precari, i precari vanno dal Ministro….

23 giugno 2009

Riceviamo dai colleghi dell’Apri e volentieri pubblichiamo, sperando che alle parole seguano i fatti:

 

 

Carissimi amici e colleghi,

senza alcuna ragione apparente, il MIUR ha bloccato i concorsi da docente universitario. Inspiegabilmente, infatti, non si sta procedendo alla formazione delle Commissioni giudicatrici per i concorsi già banditi, e si sta limitando fortemente la possibilità di bandirne di nuovi, ritardando l’emissione del d.m. sulla valutazione delle pubblicazioni nei concorsi da ricercatore, che è indispensabile perché tali concorsi – gli unici che, in questo momento, possono essere banditi – siano espletati.

Quello che più stupisce, tuttavia, è che il d.m. di cui trattasi, che doveva essere adottato entro il 9 febbraio u.s., risulta – da un fax inviato dal MIUR all’APRI -, testualmente, “alla firma” del Ministro da, oramai, quasi due mesi.

Due mesi per mettere una firma? Brunetta dovrebbe guardare prima in CdM, invece di dare la caccia ai fannulloni solo dalle altre parti.

A parte le provocazioni, si tratta di un fatto davvero sconcertante, che, per altro, è aggravato dalla circostanza di non poco momento che, pure due mesi fa, ovvero quando è stato posto alla firma, il d.m. in questione era già in forte ritardo.

Che dire, poi, del contenuto della bozza di d.m., ampiamente circolata on-line, perché già presentata al CUN, che prevede dei criteri di valutazione delle pubblicazioni assolutamente inidonei a vincolare la discrezionalità delle commissioni giudicatrici?

Non possiamo non reagire davanti ad un tale atteggiamento che rischia di “mandare al macero” una intera generazione di precari della ricerca, rei solo di aver chiesto procedure concorsuali più trasparenti e meritocratiche.

Allora, l’APRI ha deciso di organizzare una manifestazione per il 13 luglio, dinanzi alla sede centrale del MIUR, per “festeggiare” i due mesi in cui la Gelmini non è riuscita a mettere una firma. 60 precari della ricerca – uno per ogni giorno di inerzia della Ministra -, con delle magliette gialle, con uno slogan davanti, ed il numero sul retro, distribuiranno penne per la firma del d.m., ed un volantino, a tutti quelli che entreranno al MIUR. Il volantino sarà costituito dal fax di Masia, e, sul retro, da un brevissimo comunicato, nel quale: da un lato, lamenteremo 1) i due mesi per una firma, e, più in generale, il forte ritardo del d.m. sulla valutazione delle pubblicazioni, 2) l’assoluta inadeguatezza dei criteri previsti nella bozza di d.m., 3) il blocco della formazione delle commissioni; e, dall’altro, proclameremo l’astensione dalla didattica, e da tutte le attività non retribuite, ad oltranza, fino a quando non sarà emesso un d.m. sulle pubblicazioni vincolante per le commissioni e la formazione di quest’ultime non verrà regolarmente ripresa.

Chi vuole far parte dei 60 “coraggiosi”, mi contatti via e-mail – vito@plantamura.it -, e riceverà il modulo da adesione da compilare, firmare, e rispedirmi via fax. O siete solo dei dibattenti?

Tom Bombadillo – Signore della Vecchia foresta


Assassinio!

15 giugno 2009

Ci si chiede un nuovo post. Giusto. Come se avessimo qualcosa di nuovo da dire… Il fatto è che stanno uccidendo l’Università e il paese. E noi siamo le prime vittime.

Da dove partire?

Da lei, dal Ministro. Mesi e mesi di proclami: riforme e reclutamento virtuali, inesistenti. Bozze che circolano, cambiano, tornano a circolare poi si fermano. Sembrano nuvole. Sicuramente hanno meno consistenza delle nuvole. I concorsi? Bloccati! Le nuove regole? Bloccate. L’Anvur? Bloccata! Persino la distribuzione degli ormai magrissimi FFO è bloccata e le Università (vedi il resoconto CUN), quando anche volessero e potessero, non possono neppure bandire la seconda tranche di posti Mussi (per carità, bandire, non assumere). Ve li ricordate? un altro migliaio di concorsi, a cofinanziamento.

L’unica cosa certa sono i tagli. Certissimi. Sarà pure che le Università spendono male, ma io devo ormai comprare la carta per stampare. Nella mia segreteria amministrativa sono rimasti in 2. E secondo voi il lavoro amministrativo chi lo fa?

I baroni? Ci sono, sono tanti ma a loro questa situazione non cambia quasi nulla. Gli sprechi? Ci sono, ma forse molti meno di quelli che si dice. Nel frattempo si attacca a man bassa l’Università. Baroni, ladri, comunisti… Poi però va bene quando si deve far parlare Sua Santità o Gheddafi (per darci una mano con i “respingimenti”).

Assassinio. Dell’Università, di un paio di generazioni. Della cultura e del sapere.  Del resto, diciamolo con chiarezza: nella nostra Repubblica della Banana (si, avete letto bene, al singolare) meglio essere Noemi, veline, paparazzi, mafiosi e camorristi, faccendieri e pidduisti o magari calciatori. Voli di stato e porci di stato. Porci con le ali…. ve lo ricordate il romanzo? Sono rimasti solo i porci (umani, perchè quelli suini meritano ben altro rispetto) ed hanno perso le ali.

Volevate un post? Eccolo. Non ho niente da scrivere. Nessuna notizia da dare se non aria fritta. Volevate i criteri? Se non l’avete capito li avete avuti. A saper leggere… Volevate i concorsi? Ci sono stati, 3-4000 a sentir dire lei, la Ministra. Come l’Università meritocratica, europea. La valutazione.

Scusate lo sfogo. Non è un post. E so bene che non sono per nulla tra quelli messi peggio. Proprio no. Che altro dire? Che la FLC ha costituito un coordinamento dei precari dell’università. Bene.

Resta una questione. Quale? No, non che fare. No, questa proprio no. Ci sarebbero migliaia di cose da poter fare se solo avessimo la forza. Basta scegliere: modello francese o greco? Fate voi. La questione è, allora, CHI lo deve fare. I precari dove sono? Dove siamo? Nei blog? non serve. Dietro i fax. A quanto pare neppure serve. Neppure servono quei pochi articoli sui giornali che con molta difficoltà si riesce a far uscire; i giornali – si sà – preferiscono parlare di altro. 

Ed allora. Come usare bene il poco tempo che abbiamo a disposizione? Proposta: in questo post basta discussione sui sistemi di università o reclutamento che vorremmo, sui massimi o minimi sistemi pubblico-privati. Noi siamo troppo avanti per loro. Inutili. Qui è già tanto se si riesce a far partire qualche concorso e a non mandare le Università in crack finanziario. Discutiamo su cosa fare, a breve. Lanciamo un iniziativa. Fosse una sola. Fosse pure l’ultima. A Roma. Da nessun altra parte. A Roma. Dal Ministro. Face to face… senza niente da perdere perché niente abbiamo. Che fai, arioprecario, ti contraddici! Torniamo al Che Fare? Già, perché meglio non discutere su chi siamo. Il silenzio di questi mesi ha offerto una chiara, palese, risposta.


Nel nuovo DDL sul reclutamento universitario l’articolo 5 comma J sperimenta per le università private un regime autonomo per i concorsi!

28 aprile 2009

Avete visto il comma j dell’articolo 5 del “nuovo” DDL che stabilisce un regolamento autonomo per il reclutamento nelle università non statali?

Insomma le università private potranno sostanzialmente assumere professori senza un controllo meritocratico e di qualità (almeno si spera)….

Senza moralismi… o si sceglie un regime pubblico e regolato o si sceglie la deregulation …non due misure una per gli statali (cornuti e mazziati, trattati come ladri da controllare e licenziare) e un’ altra per le università private (che stanno fiorendo in tutt’Italia) dove si assumeranno professori e ricercatori senza un vero e proprio controllo pubblico (a parte un generico riconoscimento di un regolamento autonomo da parte del ministero).

Questa norma è ingiusta e antidemocratica tanto più quando ribadisce che i professori delle università non statali potranno comunque far parte delle commissioni di concorso delle università pubbliche!

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Il sonno della ragione genera mostri e mostruosità.


Ecco una ulteriore e ben elaborata bozza della prossima legge sul reclutamento e la governance universitaria che sarà discussa in uno dei prossimi consigli dei ministri

27 aprile 2009

Cari dibattenti

questa nuova bozza del prossimo decreto legge delega su  università e reclutamento è girata ieri sulla mailing list dei docenti universitari strutturati – unilex –  e  scaricabile anche dal sito http://cnu.cineca.it/

dovrebbe essere discussa in un prossimo consiglio dei ministri (forse venerdì 8 maggio).

Si tratta di un perfezionamento della bozza già postata.

E’ presente ancora il dottorato a scadenza per i prossimi concorsi e una ulteriore precarizzazione  dei ruoli.

ddl_bozza_2_aprileii

Per i commenti ….a seguire