Appello dell’assemblea nazionale, 20 novembre, Roma

Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell’università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all’altezza delle sfide poste dall’attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall’esplosione dell’Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e dellaricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.

Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini – presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:

– non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio generazionale – come propagandato dal Governo – aumentando, invece, il fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal sistema di garanzie sociali;

– non interviene sulla governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni responsabili del fallimento dell’università pubblica negli ultimi 30 anni;

– indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo agli studenti di indebitarsi “all’americana” attraverso lo strumento del prestito d’onore, mentre la crisi globale – che mostra il fallimento di un sistema fondato sull’indebitamento – richiederebbe una netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a tutti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione superiore;

– completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell’Università pubblica prefigurando, quindi, un’università complessivamente più piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le proprie politiche di sviluppo; con l’entrata dei privati negli organi di governo si regalano gli atenei ai poteri locali, senza che questi diano nessun contributo alla crescita dell’università;

– restituisce alle lobby accademiche il controllo sui concorsi, senza incidere sulle pratiche clientelari e mettendo in competizione i precari e gli attuali ricercatori; servirebbe, invece, un piano straordinario di reclutamento, con un numero consistente di concorsi che diano opportunità reali a chi garantisce il funzionamento quotidiano della didattica e della ricerca nei nostri atenei;

– nasconde il progetto di smantellamento selettivo dell’università dietro il paravento della valutazione dei meriti individuali; tuttavia, non si può far finta di non sapere che precarietà e ricattabilità rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone; la valorizzazione del merito non può prescindere da un serio investimento (anche e soprattutto economico) sulla qualità della didattica e della ricerca e sulla garanzia di autonomia sociale di chi studia, di chi insegna e di chi fa ricerca nelle università. In assenza di tali garanzie, nel contesto Italiano, l’insistenza da parte governativa sul merito si risolve in uno strumento di ulteriore ricatto per i precari. La retorica dell’efficienza e della meritocrazia altro non è che uno strumento per dequalificare ulteriormente il sapere, per stratificare e declassare la forza lavoro.

Specularmente, il taglio dei finanziamenti per la scuola contenuto nella legge 133 di 8 miliardi di euro e la legge 169 con la cancellazione delle compresenze e del modulo determinano un netto peggioramento della qualità della didattica e producono migliaia di licenziamenti. A questo si aggiunge il progetto di legge Aprea che, se approvato, porterebbe l’ingresso dei privati nelle scuole e sarebbe causa di una assurda gerarchizzazione della classe docente con la repressione della libertà di insegnamento e dell’autonomia dei docenti. Allo stesso modo, la volontà di aziendalizzare la scuola uccide l’emancipazione culturale degli studenti. Il protagonismo del movimento dei precari della scuola, dei genitori e degli studenti di questi ultimi mesi si salda naturalmente con la lotta che parte dalle università per costruire una grande risposta unitaria di tutto il mondo della conoscenza contro l’attacco mosso da governo.

In un contesto di forte crisi sociale e produttiva, l’investimento politico ed economico sulla Scuola, sull’Università, le Accademie, i Conservatori e sulla Ricerca come beni comuni dovrebbe essere il principale strumento per il rilancio del paese, fondato sulla qualità della vita delle persone e che sappia andare oltre i limiti del modello fallimentare imposto dall’attuale classe dirigente ed imprenditoriale. L’attacco alla Scuola e all’Università al quale stiamo assistendo è parte di un’aggressione più generale, tanto più anacronistica proprio perché cade nel pieno del fallimento delle politiche di smantellamento dello stato sociale condotte negli ultimi tre decenni.

Non è un caso se l’Onda ha fatto breccia nell’immaginario: ha saputo, infatti, esprimere i bisogni e i desideri di una nuova generazione. La generazione dell’Onda ha mostrato, nel cuore della crisi globale, che in una società della conoscenza l’accesso pubblico all’università e la qualità del sapere, sono degli elementi di nuova e piena cittadinanza. Oggi, alla luce del nuovo progetto di riforma e assunto il definitivo fallimento del modello del 3+2, pensiamo sia ancor più centrale riaprire, in tutti gli atenei, la lotta per l’accesso e per la qualità del sapere, per l’abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d’ingresso, percorsi d’eccellenza), per la rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.

Scuola, Università, Accademie, Conservatori e Ricerca sono parte di un modello innovativo di welfare che sappia rispondere alle attuali forme di sfruttamento. La continuità del reddito, l’accesso alla casa e alla mobilità sono bisogni ormai imprescindibili. Solo rispondendo al problema della precarietà di chi studia e lavora nei luoghi della conoscenza con la definizione di un nuovo welfare, si oppone una risposta al governo che non sia corporativa, ma che sappia parlare all’intera società e attraversarla. Per queste ragioni riteniamo decisivo rilanciare nelle prossime settimane una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.

Per questo, da oggi, studenti e lavoratori precari lanciano una vera e propria campagna di mobilitazione che unifichi le lotte portare avanti nelle scuole e nelle università e che, a partire da questa Assemblea nazionale, abbia il passo abbastanza lungo da mettere in discussione il percorso di questo DDL e porre all’ordine del giorno nazionale l’elaborazione di un nuovo sistema di welfare all’altezza delle sfide della società della conoscenza. Si propone di: – organizzare iniziative di mobilitazione sui territori, in forme molteplici, il 2 dicembre; – in occasione dell’11 dicembre vogliamo generalizzare lo sciopero e assediare il Ministero, a partire dalla mobilitazione già lanciata dai coordinamenti e dai precari delle scuole e dai sindacati;

– assediare il Parlamento in concomitanza con il calendario di discussione e votazione del DDL;

– organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma a inizio marzo che, partendo dalla difesa e dal rilancio dal mondo della conoscenza, coniughi la necessità di eliminare la precarietà lavorativa ed esistenziale con il contrasto delle migliaia di licenziamenti giustificati pretestuosamente con la crisi rivendicando un nuovo sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti, l’accesso alla mobilità alla casa e ai servizi.

 

Assemblea nazionale dei precari e degli studenti

Roma, 20/11/2009

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362 Responses to Appello dell’assemblea nazionale, 20 novembre, Roma

  1. ario ha detto:

    per inciso, la foto è stata scattata alle 19.37

  2. Anonimo ha detto:

    Per curiosità. In foto vedo un sacco di studenti. C’erano anche ricercatori precari all’assemblea?

    • ario ha detto:

      ?! li conosci? o lo supponi? magari se mi mandi la mail – in chiaro – ti invio qualche cv di quelli/e – non molti/e – riconoscibili: e che guarda caso sono tutti precari….

  3. aporie ha detto:

    come si fa a realizzare un “piano straordinario di reclutamento” con un “numero consistente di concorsi” se “precarietà e ricattabilità” “rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone” come dice il documento?

    Come si fa a stabilire a chi spettano i posti a concorso se non è valutabile il merito individuale? Sorteggiamo i vincitori? O seguiamo altri criteri?

  4. stalin ha detto:

    Le valutazioni sono lo strumento con cui la società capitalista ci fa sentire diversi! L’unica strada possibile è l’autovalutazione! Rivendichiamo il diritto al posto fisso per tutti!

  5. lenin ha detto:

    Non date retta a quel pazzo di Stalin. Invece l’idea del sorteggio dei vincitori mi pare eccellente e democratica.

  6. Tito ha detto:

    Ario, senza intenti polemici, credimi. Sono contento che la partecipazione sia rimasta di massa fino alla fine, anche se già alle 5 la presidenza invitava tutti a non chiacchierare per non disturbare gli oratori.
    Ti prego però di provare a metterti nei panni miei e del mio collega dell’APRI.
    1) Qui sul blog e su tutti gli altri blog e siti che hanno ripreso la notizia da voi, c’era scritto che l’incontro era alle 10 e io stavo lì alle 10 (problema mio, dirai tu)
    2) Alle 14 in un’aula ancora vuota, ci siamo presentati ai membri del comitato di presdienza, chiedendo di poter intervenire. NESSUNO ci ha informato che esisteva già una lista di iscritti a parlare molto lunga, definita prima dell’inizio dei lavori, per cui saremmo stati inseriti alla fine in 40a (ripeto 40a) posizione (problema mio pure questo?)
    3. Ci è stato detto che solo un rappresentante per organizzazione o sigla avrebbe potuto parlare per dare modo di intervenire ad un ampio numero di persone. Bene. Però poi gli oratori erano Caio di FLC Bologna, Tizio di FLC Pisa, Sempronio del Comitato di Torino, Duilio del Comitato di Palermo. Quindi ne deduco che le posizioni di FLC e RNRP sul DDL Gelmini cambino da città a citta; non avete una linea unitaria? Che senso aveva ripetere all’infinito lo stesso concetto con inflessioni dialettali differenti? (Va bene, questa era polemica, te lo concedo).
    L’impressione è stata che l’assemblea era giustamente vostra, per cui dovevate parlare prima tutti voi, anche solo per ripetere e ribadire le stesse cose; poi, dopo, se proprio ci fosse stato tempo e modo, avrebbero potuto parlare gli altri, ma non era poi così importante.
    Infine, non siamo andati via né sbattendo la porta, né di nascosto; abbiamo informato uno dei membri della presidenza (che gentilmente su nostra insistenza ci aveva fatto avanzare di qualche posizione) che non potevamo rimanere oltre le 17 (ripeto ero lì dalle 10 di mattina).
    Comunque, se lo si ritiene utile, siamo disposti ad esaminare nel dettaglio il DDL e le possibili modifiche.

  7. ario ha detto:

    Tito, il disegno di legge è INEMENDABILE.

    Possiamo discutere di proposte condivise e concrete da fare al Governo ma NON di emendamenti al disegno di legge. Quelli lasciamoli fare ai partiti.

    Studiarci insieme il disegno di legge? scusa la polemicuccia, ma è apri al momento che non ha preso posizione affermando che il testo che circola è ancora “non ufficiale”.

    Noi, nel merito, ci siamo entrati.
    Sul titolo I, sul titolo II e sul titolo III. E abbiamo più volte ripetuto che il disegno di legge non può essere separato da quanto previsto dalla 133 e dal riordino – il quarto nel giro di 8 anni! – dei cicli didattici.

    Separare la 133 dal disegno di legge, e leggere separatamente le diverse parti del disegno di legge, è sbagliato e conduce a errori anche politici madornali.

    Il nuovo disegno di governance rafforza alcuni punti decisionali – rettore, direttori di dipartimento – che per intenderci sono, quelli sì, “baronali”. I privati nei cda in realtà sono uno strumento nelle mani del rettore per controllare l’ateneo, nella gran parte dei casi si rivelerà un dipositivo funzionale non tanto alla “privatizzazione” (per quello c’è più efficacemente lo strumento della fondazione) ma alla gestione “privatistica” delle università.

    Peraltro la stretta economica prevista dalla 133 e dal prossimo taglio prospettato dalla finanziaria renderà nei fatti impossibile ogni significativo reclutamento nei prossimi anni. Così come la riduzione drastica dell’offerta formativa, l’innalzamento delle tasse in un paese che nei fatti non ha un diritto allo studio, comportà una selezione di censo degli studenti e una loro drastica riduzione.

    Quanto al precariato, ai dieci anni di assgno + td devi aggiungere la didattica a contratto, i co.co.co., le borse di studio and so on… dove è il limite alla sua durata? E dato questo quadro finanziario, quale prospettive concrete hanno i precari di giocarsi il loro valore nei concorsi? Per non parlare del conflitto che si scatenerà tra i ricercatori in esaurimento e i precari. Personalmente, per come conosco l’università, immagino che si favoriranno nei limiti risicati del reclutamento possibile innanzitutto gli interni e al massimo passerà qualche “precario” con molti santi in paradiso.

    Nel frattempo quelli che dovevano essere 2000 posti da ricercatore ancora da bandire diventano, se tutto va bene, 800. Ma che dovremmo emendare?!

    Il disegno di legge parla, infine, di valutazione. Ci sono degli elementi interessanti su questo punto e sulla riorganizzazione delle carriere. Sono questioni che possono essere l’oggetto di una proposta comune.

    Anche la vostra quella dell’allineamento del pensionamento di tutto il personale degli atenei alle norme del pubblico impiego è, secondo me, condivisibile.

    Insomma, al di là della sterile polemica sull’assemblea, come la penso l’ho scritto, preferisco rispondere sui contenuti delle proposte. Per inciso, se Apri decide di proporre emendamenti al disegno di legge non troverà certamente l’appoggio delle realtà che si sono incontrate alla Sapienza. Questo però non significa che non si possa lavorare insieme su alcune proposte, su una piattaforma per punti, indipendenti dalla questione disegno di legge. Qui nessuno pensa di fare la rivoluzione, ma neppure ci va di svendere quel poco di sistema pubblico che resta in Italia per quanto malandato sia. Del resto siamo i primi a dire che le cose, così come stanno, non vanno. E che è necessaria una riforma del sistema. Ma appunto, una riforma, non la sua svendita.

  8. […] il documento dell’Assemblea nazionale di precari e studenti del 20 novembre […]

    • drogo ha detto:

      l’articolo “Francia, 16 miliardi alla ricerca” sul Sole 24-ore del 19 novembre 2009….

      Francia, 16 miliardi alla ricerca

      di Geroni Attilio

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      Parigi
      Escluse Le infrastrutture tradizionali – Gran parte delle risorse per innovazione e università

      Francia, 16 miliardi alla ricerca

      Un prestito nazionale da 35 miliardi per finanziare lo sviluppo Attuo Geroni PARIGI. Dal nostro corrispondente Il grande prestito nazionale annunciato nei mesi scorsi da Nicolas Sarkozy non saràpoi così grande – miliardi di euro contro indiscrezioni di o oaddirittura ioo miliardi – ma sarà ugualmente importante e farà discutere, in Francia e in Europa: quasi la metà di questa cifra andrà alle università.

      E la novità pi importante sulle anticipazioni del rapporto che Michel Rocard e Alain Juppé consegneranno oggi all’Eliseo. Come sempre sarà il presidente a decidere in concreto entro la fme dell’anno, ma gli orientamenti degli esperti non dovrebbero essere lontani da quello che ha realmente in testa Sarkozy.

      L’obiettivo è raccogliere risorse per finanziare progetti ad alta redditività e forse anche per questo sono state scartate, nel rapporto Rocard-Jupp, le classiche infrastrutture fisiche, strade e ferrovie. I 35 miliardi andranno in gran parte a irrobustire la cosiddetta economia della conoscenza. Quindi, oltre ai 16 miliardi per università e ricerca, vi saranno 4,5 miliardi per le città del futuro, 4 miliardi allo sviluppo delle tecnologie digitali, 3,5 per i progetti sulle energie rinnovabii, 3 miliardi per la nuova mobilità, 2 miliardi alla bioeconomia e infine 2 miliardi a sostegno delle Pmi innovatrici.

      Altro aspetto importante è la struttura del prestito, che non sarà rivolto, come sipensava all’inizio, ai risparmiatori. Si andrà, come per le normali aste di bond del Tesoro francese, sui mercati finanziari. Una raccomandazione che il ministro dell’Economia, Christine Lagarde, sottoscrive in pieno poiché per attirare gli investitori privati il governo avrebbe dovuto proporre un tasso d’interesse più appetibile rispetto a quello di mercato. L’operazione sarebbe stata quindi più costosa.

      In questi mesi Rocard e Juppé hanno dovuto conciliare due orientamenti: quello politico dell’Eliseo, con Sarkozy favorevole a coinvolgere i cittadini nell’operazione; e quello di Bercy, quartier generale delle Finanze, preoccupato di non peggiorare ulteriormente la dinamica dei conti pubblicie di mantenere agli attuali (elevati) liveffi la valutazione delle agenzie di rating.

      Come già successo con altri annunci di Sarkozy in realtà le cifre in gioco sono in parte la risultante di risorse già a disposizione. Circa 13 miliardi di questo prestito saranno ad esempio finanziati dai rimborsi degli aiuti statali che le grandi banche francesi hanno ricevuto durante la crisi.

      Lo stanziamento di 16 miliardi alle università avrà la forma diun fondo di dotazione, formula già utilizzata negli Stati Uniti con la partecipazione di capitali privati. Secondo Laurence Boone, economista di Barclays Capital, seilprestito dovesse veramente essere così strutturato e corrispondere alle cifre anticipate, potrebbe avereunimpatto relativamente limitato sul rapporto debito/PII inbase ai criteri di calcolo di Eurostat. Questo tenendo conto del fondo di dotazione, dei rimborsi delle banche e del fatto che Bercy cercherà di strutturare gli investimenti utifizzando formule (prestiti partecipativi, prese dipartecipazione) non computabii nei criteri del Patto. Il debito della Francia dovrebbe raggiungere l’anno prossimo l’84% del Pil, mentre il deficit già quest’anno toccherà l’8,2 per cento.

      • euroscience ha detto:

        Comunque la Francia non aveva il debito pubblico dell’Italia, che lo ha fatto in tempi e per motivazioni diverse.
        A ognuno il suo destino.

      • ario ha detto:

        vero euroscience ma dal dare 16M di euro a toglierne 4 ce ne passa…

  9. bartlindon ha detto:

    Molto di quanto dici e’ condivisibile, un po’ come la nutella.
    Ma il problema e’ il modo in cui noi possiamo contribuire a questa riforma. E quanto uscito dall’assemblea non mi solleva molto e mi lascia perplesso… E’ da oramai vent’anni che seguo tutte le possibili manifestazioni, rivendicazioni, piattaforme, percorsi. Non mi sembra che si sia ottenuto un granche’. L’onda contro la 133 e’ forse la protesta piu’ imponente che abbia visto, che ha mobilitato moltissime persone. La 133 e’ ancora li’.

    E si continua ancora a protestare con gli stessi slogan, (“progetto di smantellamento selettivo dell’università”, “stratificare e declassare la forza lavoro”, “l’abbattimento delle forme di blocco, di selezione e di segmentazione dei percorsi formativi (numeri chiusi, test d’ingresso, percorsi d’eccellenza)”, e naturalmente “rivendicazione di spazi di decisione sulla didattica e sulla ricerca e di autogestione dei percorsi formativi.”, non poteva mancare…).

    E le soluzioni proposte:
    “rilanciare […] una campagna, in tutte le città, per rivendicare forme di erogazione, diretta ed indiretta, di reddito per gli studenti e i precari, che vada nella direzione del rifiuto delle forme di precarizzazione.”, vera e propria campagna di mobilitazione, l’elaborazione di un nuovo sistema di welfare all’altezza delle sfide della società della conoscenza,generalizzare lo sciopero e assediare il Ministero, assediare il Parlamento, nuovo sistema di welfare fondato sulla continuità di reddito per tutti, l’accesso alla mobilità alla casa e ai servizi

    Se non e’ rivoluzione questa…
    Al solito si vogliono imporre le proprie idee, ritenendole le piu’ giuste, e fare in modo che studenti e precari decidano il futuro dell’Universita’.
    Ma chiedere di sostituirsi a chi DEVE (dovrebbe) decidere, oltre a non avere alcuna possibilita’ di successo, non contribuisce a migliorare le cose.

    Quello che mi piacerebbe sentire, ma comprendo che forse non viviamo nel clima giusto (ma lo abbiamo mai avuto o voluto?), e’ voler collaborare alla costruzione del sapere e della conoscenza e degli strumenti per realizzarli. Essere ascoltati, far valere le proprie idee. Non sostituirsi a chi deve decidere. Loro, istituzioni, politici, rettori e professori, hanno la responsabilita’ della situazione attuale, non noi. Parimenti devono farsi carico di quanto verra’ deciso, non noi.

    Nostra responsabilita’ e far sentire le nostre idee, creare canali di dialogo e ascolto, costruire una riforma, insieme, si insieme anche a belzebu’, non pretendere di imporla.
    Se questa diventasse la linea, allora manifestazioni e proteste potrebbero rappresentare un mezzo democratico di espressione e un supporto mediatico per far avanzare le nostre idee.

    Ma le soluzioni proposte dall’assemblea le vedo come il solito, un po’ sterile, megafono di slogan e di facile demagogia, e soprattutto senza l’efficienza (ebbene si, quella vera, non la sua retorica) necessaria per realizzare qualcosa per il nostro futuro.

    • sonika ha detto:

      imporre le proprie idee?! il problema non è contribuire alla riforma, è come fermarla! Questo vuole fare come i Rettori: fate quello che cazzo vi pare basta che ci date un pò di danè e magari ci fate vincere il concorso.

      Quelli che devono decidere e decidono devono farsi carico delle decisioni che predono? ma che dici? e che hanno fatto fino ad oggi?! e secondo te perché stiamo così nella merda, perché stanno a sentire le nostre buone ragioni?!

      Ma dove vivi?

  10. ario ha detto:

    A parte i contenuti, sui quali possiamo discutere nonostante la “nutella”.

    Tu cosa proponi di fare? interlocuzioni parlamentari? incontri col ministo e i suoi consulenti? relazioni con i partiti? Dove sta la tua “efficienza”?

    Ma che ti credi che abbiano fatto buona parte dei precari che erano all’assemblea in questi anni?! pensi che faccia piacere buttare il proprio tempo a passeggiare per strade e piazze, a scrivere documenti e volanti? A organizzare quella che chiami “rivoluzione”?

    Sappiamo benissimo che difficilmente la spunteremo, ma non siamo neppure così ciechi da credere di poter fare lobby contro Rettori, Professori Universitari e interessi politici e confindustriali vari… Essere ascoltati? Non basta far valere le proprie (buone e ragionevoli) idee per essere ascoltati, e te ne renderai forse conto in questi mesi.

    Sinceramente non saprei chi dei due si illude di più tra me e te. Io la prima audizione in commissione l’ho fatta con la Moratti. Ed era un ministero che dialogava molto più di questo. Almeno al ministero, agli incontri, lei ci veniva e non mandavo solo funzionari. Per non parlare che qui la riforma la scrive Tremonti che la Gelmini è solo bla bla bla…

  11. Untenured ha detto:

    che dire? La vostra negazione del merito scientifico quando dite che “precarietà e ricattabilità rendono impossibile una valutazione trasparente delle capacità delle persone” vi attirerà il consenso di una parte dei precari ma inevitabilmente vi inimica anche una altra parte di precari, quelli che in questi anni nonostante le condizioni avverse ce l’hanno messa tutta per pubblicare cose di qualità e che esigono che siano riconosciuti i loro sforzi.

  12. Tito ha detto:

    La riforma Ruberti (quella dell’autonomia universitaria) era considerata non emendabile da un movimenro, quello della Pantera, ben più ampio e forte dell’Onda (anche se giovanissimo, io c’ero, bei tempi …).
    Il muro contro muro portò alla sconfitta del movimento e alla prima picconata all’università italiana: proliferazione delle sedi universitarie e dittatura del localismo nella gestione dei concorsi.

    la riforma Moratti era considerata non emendabile e un movimento più agguerrito (mi pare) dell’attuale Onda non è riuscito a cambiare le parti più dannose e ad imnpedire un’altra bella picconata al sistema universitario: introduzione della figura del ricercatore TD e fine dei ricercatori TI.

    Adesso abbiamo davanti a noi la riforma Gelmini, che,tra le altre cose, non dice quesi nulla sulla nostra sorte (dei 30 0 50 mila precari che mandano avanti la baracca) e prevede un sistema che parte quasi da zero, come se noi non esistessimo: che vogliamo fare? Cerchiamo di incidere in qualche modo dentro il Parlamento? O restiamo sotto la finestra a gridare le nostre verità e i nostro slogan? Se troviamo una piattaforma comune, ce la teniamo nel cassetto o tentiamo di farla arrivare a tutte le forze politiche?
    Riformiamo la riforma? Oppure chiediamo un’abrogazione che non otterremo mai?

  13. France ha detto:

    @ ario
    A me pareva che nel lancio dell’Assemblea si dicesse chiaramente che si sarebbe parlato del DDL, non semplicemente di chiederne il ritiro. Voi probabilmente avete le idee molto chiare (beh, dire che va ritirato evita di discuterne piu’ di tanto), noi per esempio non sappiamo se l’abolizione del TI sia un male o no. E se si riuscisse a far introdurre una tenure track seria che poi ti fa arrivare ad associato, o non sarebbe meglio? Non ci farebbe somigliare di piu’ ad un paese civile? Perche’ non discuterne?
    @tutti (copio e incollo dalla ML e poi, davvero, mi cheto)
    MI sembra che abbiate tutti i nervi scoperti per cui non ribadisco sulla conduzione dell’assemblea, tanto avete capito benissimo quel che volevo dire. Sui contenuti, come qualcuno ha fatto notare altrove, la differenza saliente tra noi e’ che per l’APRI del DDL si puo’ parlare senza invocarne preventivamente il ritiro, per l’assemblea no, va fatto ritirare. Inoltre per l’APRI e’ ovvio che i tagli della 133 vanno ritirati (magari bisognerebbe stanziare piu’ soldi, almeno 10 miliardi di FFO, e pensionare le cariatdi), ma e’ una battaglia parallela a quella sulla riforma, non preliminare. Gli assedi al MIUR e al Parlamento, se concentrati in quelle giornate cruciali in cui i provvedimenti verranno esaminati e votati, potrebbero servire a creare pressione: pero’ e’ chiaro che se la pressione e’ per bocciare in toto la riforma….mah…
    Quel che dovrebbe essere chiaro e’ che non lo diciamo perche’ slinguazziamo la ministra (pregna), perche’ siamo fiancheggiatori o parafascisti: lo diciamo perche’ l’alternativa alla riforma e’ QUESTA universita’, quella dei Frati e dei De Nardis, dei Decleva, dei Lenzi, quella dei concorsi ad usum delphini, quella delle ope legis e… insomma, lo sapete. Quindi meglio cercare di modificare una riforma che non parte certo bene ma che si deve pur tentare di raddrizzare, che non cercare vanamente di affossarla per ritrovarsi sempre nello stesso incubo.

  14. Lorenzo ha detto:

    Solo per segnalare che anche il governo di centro-destra Merkel-Westerwelle ha annunciato: un aumento del 5percento annuo agli Enti di ricerca, un aumento di 7.7miliardi per le Università pubbliche, un fondo speciale di 14miliardi per ricerche in alcuni settori ”innovativi”.
    Sarkozy non è il solo.
    Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Sacconi-Gelmini sono invece i soli a tagliare.

  15. mattia ha detto:

    Grazie France che hai risposto molto chiaramente alla domanda postata in fondo all’altra discussione. Dalle tue parole, da quelle di Tito e Bart mi pare chiaro che il margine di incontro tra i due gruppi sia davvero limitato.
    Impossibile dunque trovarsi insieme a “fare pressione” nei giorni clou a Roma se le piattaforme sono tanto distanti.
    Neanche, immagino, impostando la protesta sulla richiesta di una vera riforma dell’università e non “solo” contro l’attuale finta riforma fatta al ribasso e a costo zero.
    E guardare a quello che succede altrove, specie in Germania? Le questioni sollevate circa il cosiddetto “processo di Bologna” potrebbero fornire sponde “europee” per uscire dalla claustrofobia italiana.

  16. paolino ha detto:

    Anche in Francia destinano nuove risorse per i settori strategici e innovativi.In Italia bandiamo concorsi per sociologi (abbiamo 10.089 sociologi universitari su 60.000 docenti universitari).Che bellezza da terzo mondo.

  17. paolino ha detto:

    Naturalmente volevo dire 1.089 sociologi universitari.

  18. euroscience ha detto:

    C’e’ chi puo’ anche spendere e chi non puo’, perche’ si e’ gia’ mangiato tutto.

    Non e’ con l’invidia verso chi si era amministrato meglio che possiamo risolvere la situazione italiana.
    Bisognerebbe invece trarre dalla stretta ANCHE la forza di mettere mano ai comparti considerati ideologicamente intoccabili.
    Questo e il messaggio.

  19. Lorenzo ha detto:

    E vabbé, euroscience, se vuoi contraddire tutto e tutti, fallo pure. Non credo che così la tua autorevolezza ne guadagni, ma fallo pure.

  20. bartlindon ha detto:

    Rispondo ad Ario. Una risposta poco organica, perche’ tutto quello che avevo da dire l’ho detto, non solo nell’ultimo commento ma anche nei post e giorni e settimane precedenti.
    Mi sembrava chiaro che la mia fosse una visione, un’idea, da perseguire nel tempo, e non una soluzione immediata. E’ evidente che abbiamo due idealismi che si contrappongono. Poco male, sempre meglio dell’ideologismo che temo pervada molti nell’assemblea, a vedere dagli slogan che ne sono usciti, come ho gia’ fatto notare.

    Cosa vuol dire dialogare.

    Parlare con il ministro e i suoi collaboratori, la linea seguita da APRI, e’ sicuramente una possibilita’ di comunicazione. Ma non basta, come tu stesso rilevi. Agire su un articolo, piuttosto che su un comma, su un decreto, puo’ portare a dei risultati migliorativi ma non modifica la situazione di fondo.

    Quello che propongo (ma che in realta’ faccio, tutti i giorni) e’ di creare una comunicazione piu’ diffusa all’interno degli atenei. Con i propri colleghi, con i professori (si, i baroni, proprio quelli), con le istituzioni universitarie, vedendoli come parte integrante della nostra riforma e non come qualcosa, persone esterne da cambiare secondo la nostra visione.

    Perche’ se crediamo che l’attuale universita’ e le persone che ci vivono siano totalmente marce, allora non conviene neanche combattere per salvarla e ancora meno chiedere di entrarci, con ope legis o concorsi che sia. In questo caso avreste ragione: solo un tsunami o un 1917 puo’ cambiare le cose.

    Insomma quello che dico e’ che non esiste una riforma dal basso, intesa come cambiamento che proviene solo da noi, studenti e precari. Ma questa deve per forza di cose coinvolgere chi governa l’universita’ e chi detiene il potere e che da questi a ruota coinvolga l’universita’ tutta e lo stato.
    Lo si puo’ fare con una rivoluzione (ma quella vera) o con un cambiamento costante e quotidiano.

    Parlare, discutere, far sentire le proprie idee nel nostro ateneo (istituzione fatta di persone), contribuire insomma nel nostro ateneo e’ il primo passo per indurre un cambiamento.
    La contrapposizione netta crea solo gruppi ideologizzati da una parte, e nell’altra parte professori, baroni, istituzioni ancora piu’ chiusi a riccio sulle loro posizioni.

    Per ottenere qualche risultato da questo scambio e’ necessario prima di tutto tempo (anni) e strategia. E’ una conquista che si ottiene giorno per giorno, dove le manifestazioni dovrebbero essere, come ho detto, una espressione democratica e un supporto mediatico, eventi eccezionali insomma. Ma capisco che questo e’ inaccettabile da parte di chi vive di questo clima e di questa azioni (i sindacati in primis, su cui mi sono gia’ ampiamente espresso).

    Capisco la posizione di chi ora, a DDL presentato, non vede altra strada che la lotta dura, il confronto senza tregua, la battaglia continua, il rifiuto senza compromessi. Ma questa e’ l’unica via di uscita che si profila quando prima non si e’ costruito, o non si e’ voluto costruire, un modo di comunicare, dialogare diverso, quando non si sono poste le premesse per qualcosa di diverso.
    Dialogare non significa accettare le condizioni poste, o l’esistente. Ma porre delle basi di cambiamento.

    E quando dici “Ma che ti credi che abbiano fatto buona parte dei precari che erano all’assemblea in questi anni?! pensi che faccia piacere buttare il proprio tempo a passeggiare per strade e piazze, a scrivere documenti e volanti?”:
    il fatto di essersi sbattuti, di avere la fronte madida di sudore, non vuol dire necessariamente aver contribuito a migliorare la propria universita’. Purtroppo vedo spesso in quanto e’ stato fatto un voler portare avanti, nel migliore dei casi, il proprio punto di vista, nei peggiori e piu’ frequenti, la propria idea, in maniera ideologica, sicuri di “stare nel giusto”, in contrapposizione con l’altra, quella di chi e’ dentro l’universita’, di chi, dal suo punto di vista, cerca di mandare avanti il funzionamento ordinario, spesso guardando all’immediato senza una visione del futuro.

    Preferisco cercare di comprendere le azioni di chi sta all’interno dell’Universita’(comprendere non e’ accettare, ne’ giustificare), comprendere le motivazioni delle azioni e su queste agire.

    Invece le azioni che vorrebbero servire a far sentire la nostra voce, cristallizzate nelle posizioni dell’assemblea, sono atteggiamenti di chi vede l’universita’ e chi ci lavora, come il “nemico” da combattere, vivono sull’odio nei loro confronti. Ho vissuto, conosco bene questo stato d’animo.

    Con cio’ non nego l’importanza e talvolta l’efficacia di alcune proteste. Ma anche i risultati che si ottengono da queste (penso a quelle della Pantera dell’89) sono poi il frutto di mediazioni che possono vanificare (come per la 133) o stravolgere le richieste che si portano avanti. Questo pericolo e’ piu’ limitato se si e’ gia’ creato uno scambio che ha portato ad un diffuso substrato di valori comuni.

    Scusate per il pippone… prometto di moderarmi nel futuro e riportare i miei idealismi solo nelle mie azioni.

  21. bartlindon ha detto:

    Visto che ho ricordato la Pantera, ecco degli slogan che ritrovo da allora (1989) ad oggi, assolutamente incompleti, ma giusto per un richiamo:

    1989 – La Pantera, legge Ruberti

    – la cultura non è merce
    – gestione democratica degli atenei contro la privatizzazione
    – non riuscirete a metterci in gabbia

    1993 –

    – contro la privatizzazione a difesa del carattere pubblico del sapere e della scuola.

    1996 –

    – per il diritto allo studio e contro il numero chiuso

    2005 – riforma Moratti

    – contro la precarizzazione;
    – contro l’aumento delle tasse scolastiche;
    – contro la mercificazione dell’istruzione, il mercato dei crediti e dei micro insegnamenti.

    “scontrarsi con le forze dell’ordine ed espugnare Montecitorio”

    “reddito, servizi e casa, gratuità dell’accesso all’università e alla formazione, rimozione di tutti i blocchi e degli sbarramenti al percorso universitario, abolizione della proprietà intellettuale, moltiplicazione delle borse di studio e dei posti alloggio sganciati da logiche meritocratiche”.

    “l’autogestione e l’autogoverno della didattica e della ricerca, lo scardinamento del sistema dei crediti attraverso pratiche diverse: tanto il riconoscimento di tutte le attività formative e di ricerca autogestite; quanto l’irruzione del sapere critico nei programmi didattici”

    A parte la diffusa idea di scontro, di rifiuto e nient’altro, mi lascia perplesso il fatto che da 20 anni si dicano le stesse cose, senza aver ottenuto un granche’; infatti stiamo ancora discutendo sugli stessi problemi…

    Il dubbio che mi assilla e’ quindi: perche’ ora, gli stessi slogan, le stesse forme di protesta, dovrebbero funzionare?

  22. smoke ha detto:

    @ bartlindon, ario, france and all

    siamo onesti:

    1. la protesta flc NON ha speranza di poter riuscire nel suo intento che è bloccare la riforma
    2. l’azione apri forse può portare a qualche piccolo cambiamento nel testo di legge

    in ogni caso il nostro futuro non è nelle nostre mani.

    spero solo che cada il governo e sta riforma vada a farsi benedire.
    e poi di avere per un po’ di anni parecchi bandi da ric. ti con le attuali regole (sempre che ne rinnovino la validità, scadono a fine anno…)

    • ario ha detto:

      smoke, allora facciamoci tutti una passeggiata a Lourdes… oggi il nostro futuro non è nelle nostre mani, domani chissà, Il problema pressante è il presente, da precari il futuro è un dramma – meglio non pensarci

      ach devo andare a preparare la lezione…..

  23. ario ha detto:

    caro bart
    molte delle cose che scrivi le condivido. A partire dalla semplice e banale lista delle sconfitte dei movimenti negli ultimi 15 anni. E della necessità di trovare forme nuove di azione, ma questo è un problema che ci si porta dietro da tanto e a cui credo non si sia riusciti a dare risposta. E per inciso, questo è uno dei motivi che mi hanno spinto ad un passo “sindacale”, ossia impegnarsi in un percorso che è interno – almeno – ad una grande organizzazione di lavoratori (con tutti i limiti e le incertezze che anche questo percorso può avere ed ha avuto)

    L’Onda è riuscita a fermare per qualche mese il disegno sull’Università, data anche la fase dei mesi passati. A mio parere è necessario, per quanto molto difficile, tentare di bloccare un disegno che ritengo devastante.

    Ma credo anche che sia possibile lavorare ad una piattaforma condivisa su alcuni punti. E se uno o più di essi venisse recepito, pur nella sconfitta, avremmo pure migliorato, forse, la vita di qualche precario e questo sarebbe un bene.

    Non ho tempo ora per rispondere a tutte le cose che scrivi. Ma una la condivido più di ogni altra: al di là delle scelte che si possono fare, opposizione senza se e senza ma o dialogo col governo, la partita più difficile è nelle università. Il contribuire di cui tu parli. Intendiamoci, noi tutti contribuiamo già in maniera enorme negli atenei. E io credo che la stragrande maggioranza dei precari siano persone in gamba e preparate. Il problema è avviare un percorso di cambiamento che è anche culturale – e in parte io credo generazionale, ma questo rimanda al fronte legislativo.

    Insomma, ben venga il dialogo. Sulla questione TD. Ti ricordo che approvata la legge moratti – che ad oggi è legge dello stato – la posizione della FLC è diventata di costruire un sistema “tipo tenure-track” sulla base di due principi:
    a. ridurre tutte le forme contrattuali precari a una, quella td
    b. costruire un percorso di accesso chiaro e trasparente. Ossia certo ab origine (dove per certezza non si intende che siccome lo cominci vieni assunto, ma solo che cominciandolo conosci i passaggi e i tempi, le procedure e i processi).

    Bene, non credo che il governo abbia alcuna intenzione di fare una cosa del genere.

    A pippone riponde pippone 😉

  24. smoke ha detto:

    @ ario
    l’ultima parte della tua reply è interessante. è vero che il governo non ha tratteggiato una tenure track del modello desiderato dal flc (e genericamnete desiderabile). però perché dare per scontato che il parlamento non possa contribuire a cambiare in meglio il ddl magari proprio su questo punto?

  25. smoke ha detto:

    per inciso quando dicevo che il nostro futuro non è nelle nostre mani, mi limitavo a registrare un dato di fatto.
    ciò non toglie, ovviamente, che si possa lottare comunque.
    impegnarsi per una causa è cosa buona e sana a prescindere dalle possibilità di successo.

    ciò che conta, io credo, sia immergersi in questa battaglia con la consapevolezza del suo inevitabile tragico epilogo (tragico per noi come generazione)

  26. brenda ha detto:

    smoke

    ma tu credi pure ai sindacalisti quando parlano di tenure-track e concorsi? sono tutte boiate, pari pari a quelle del governo..

    né i sindacalisti che hanno gestito quest’assemblea né i politici e funzionari del ministero se ne fregano della ricerca e dei bisogni e delle aspirazioni di chi fa ricerca: cercano solo visibilità politica personale.

  27. mattia ha detto:

    Ecco a parte il disfattismo populista di brenda, mi pare che qualcosa di buono stia venendo fuori.
    Nei giorni della discussione in Parlamento bisogna essere a Roma non solo contro questo disegno di legge, ma portando visibili proposte concrete che guardino e facciano riferimento costante all’Europa e ad altri sistemi universitari e di ricerca europei, che siano comprensibili ai media e a chi non si occupa di universita’, che non siano etichettabili come disfattisti e come “no a prescindere”.
    A quel punto la pressione può dare dei risultati. Il “tenure track serio”, “il pensionamento obbligatorio a 65 anni” e “tanti più soldi” potrebbero essere tra i primi obiettivi.
    (A pag. 3 del Sole, oggi, nuove classifiche delle università da parte del Ministero).

  28. brenda ha detto:

    mattia

    qua non siamo nati ieri.. siamo in grado di riconoscere i ricercatori dai politici di professione (i capetti di movimento) così come siamo in grado di riconoscere una riforma vera dalle riformicchie a costo zero presentate dal governo..

    e poi è curioso che pure qui si agiti il vessillo della tenure-track, come dalle parti di viale trastevere

    forse è il nome tenure-track che fa figo e piace a sindacalisti e governanti altogether: “tu vuo fà l’americano ma sì nat in italì”

  29. mattia ha detto:

    Invece di rimanere la’ dove siete voi, vi conviene tornare qui sulla terra, Italia 2009. La riforma e’ questa (purtroppo) e va affrontata, discussa, migliorata. Cambiate nomi alle cose, rinominatele, italianizzatele, fate come volete – sempre una volta scesi ancora sul pianeta Italia 2009 – ma la sostanza non cambia.

  30. miriam ha detto:

    Questa riforma dormirà sonni tranquilli. L amaggioranza ha problemi ben più urgenti da affrontare: ci sono i processi brevi, la sentenza Mills, l’impunità… L’università arriva in quarto o quinti piano e si può benissimo lasciarla lì in cambio di qualche immunità.

    • bartlindon ha detto:

      lo vedremo. Che ci siano altre priorita’ da parte del governo e’ innegabile. Che il ddl sia impantanato e non vada avanti mi sembra prematuro affermarlo.

  31. Gennaro ha detto:

    Penso che Miriam abbia ragione e mettiamoci pure la gravidanza di Mary Star e successivo svezzamento del pargolo.

  32. Untenured ha detto:

    miriam
    se mandate a quel paese sindacalisti e leaderini di movimento e restituite la direzione del movimento ai veri ricercatori precari sarò ben lieta di unirmi a voi per rovesciare questo governo affamatore dell’università pubblica. Così penso molte altre come. Altrimenti rimarrete sempre 4 gatti con i topolini studenti ad ascoltarvi.

    • ario ha detto:

      deciditi, o brenda o untenured. Le crociate almeno falle senza nasconderti. E per inciso, hai passato il limite dell’offesa personale già troppe volte

      • Untenured brenda ha detto:

        cavolo siamo permalosi..

      • ario ha detto:

        no, siamo stanchi

      • Untenured brenda ha detto:

        quando la politica si fa per professione è l’ironia che viene a mancare..

      • smoke ha detto:

        senza polemica, ma tu ario non ti sei strutturato?
        e allora a che titolo ti occupi di precari? chi ti da mandato di agire/parlare per loro?

      • miriam ha detto:

        e il ministro non è parlamentare? A che titolo si occupa di precari?
        Tornasse ad altre occupazioni che all’autogestione deiprecari ci pensiamo noi.

      • ario ha detto:

        1. io non faccio politica per professione, a me nessuno mi paga. Faccio politica per scelta

        2. Sono stato precario fino a ieri, a marzo, e non ho ancora dimenticato quello che ho passato negli anni. Nè posso ignorare quello che passano ancora tanti amici e colleghi, anche più bravi di me, ma che hanno avuto meno fortuna “accademica”

        3. Io parlo a titolo personale come ario, in altre vesti parlo a titolo di tutti i lavoratori – anche precari – che rappresento. Ma non è questo il caso. In generale ho più titolo “rappresentativo” a farlo della gran parte di voi, ma non è il piano che mi interessa o di maggior rilievo.

        4. Io ci metto la faccia in quello che faccio e il mio impegno non si limita tastiera

        5. potete continuare a buttarla sul personale quanto volete. Non serve

      • Untenured brenda ha detto:

        ma dobbiamo stare qui a parlare dei tuoi “conflitti di interesse” e delle tue motivazioni politiche? Se sei diventato strutturato almeno non firmare i post come arioprecario… cribbio

      • smoke ha detto:

        avevo premesso che non volevo essere polemico, ma vedo che la mia domanda innocente ha toccato un tasto dolente.

        niente di male che tu faccia politica per le cause che ritieni più opportune. solo mi lascia perplesso il fatto che tanti dei rappresentanti del movimento dei precari non siano effettivamente precari che dedicano il grosso del loro tempo alla ricerca.

        ammetterai che è curioso

      • ario ha detto:

        smoke, se vedi i commenti precedenti puoi agevolmente capire le ragioni della mia risposta. La polemica evidentemente non era la tua

        e poi non è vero che tanti dei “rappresentanti” – ma poi chissà cosa intendi con rappresentanti – dei precari che militano non sono precari.

      • smoke ha detto:

        traduci pure rappresentanti con figure di spicco

      • ario ha detto:

        allora grazie del complimento 😉

      • ario ha detto:

        ma prometto che non intervengo più. Mi limiterò a scrivere qualche post alla bisogna.

      • Untenured brenda ha detto:

        ben detto! amici come prima allora..

        speriamo che questo valga anche per gli altri ex-precari-ora-strutturati e i precari-ex-della-ricerca del movimento.

  33. miriam ha detto:

    Per colpa di questa magistratura politicizzata il governo è costretto ad occuparsi della persecuzione contro il primo ministro e non può devastare l’università!

  34. mattia ha detto:

    Io dico che invece la riforma serve al governo proprio per mostrare che non perdono tutto il loro tempo (come in effetti avviene) dietro ai problemi giudiziari del loro capo e dietro alla spartizione delle briciole rimaste nei bilanci pubblici. Se riescono a tenere buona la piazza e soprattutto gli strutturati dentro l’università (e mi sembra che la riforma sia stata pensata per non turbare gli strutturati), la riforma a costo zero può servire e sarà fatta al più presto. Perfetto specchietto per le allodole.

  35. bartlindon ha detto:

    Riguardo ad affermazioni del tipo (Miriam):
    all’autogestione dei precari ci pensiamo noi.

    queste si uniscono alle altre dell’assemblea (che ho gia’ evidenziato) e che a loro volta si uniscono alle (praticamente le stesse) che vengono “portate avanti” da 20 anni a questa parte, che di fatto sanciscono il fallimento assoluto di questa linea, compresa quella emersa dall’assemblea di Roma.

  36. bartlindon ha detto:

    …quantomeno il fallimento storico e l’incapacita’ di proporre qualcosa che si adatti alle modificate condizioni e che si proponga come reale istanza di cambiamento (in altre parole, eh, si’, di nuovo efficienza).

  37. miriam ha detto:

    Non mi sembra che altri approcci possano vantare chissaà quali successi, onestamente. L’Italia è inondata da concorsi con limiti di pubblicazioni (ora la Sapienza li ha addirittura imposti a tutte le facoltà!), i posti Mussi 2008 sono un quarto di quelli che dovevano essere e i 2009 partono dimezzati (e prevedibilmente arriveranno decimati), fra poche settimane rimetteranno gli orali nei concorsi (che comunque restano fermi da mesi), nessuno conversando davanti ad una tazza di tè con i pasticcini è riuscito a convincere la Gelmini a restituire i soldi sottratti all’università. Ma da quale pulpito si attaccano i movimenti per le loro sconfitte? Qui stiamo giocando fra due squadre già aritmeticamente retrocesse! Svegliatevi!!!!

    • bartlindon ha detto:

      Eppoi mi sono rotto di sentir dire (da tutti non solo tu) svegliatevi, come se qui fossimo degli eterni addormentati e arrivi tu, che coli verita’ e ovomaltina per indicarci la strada maestra!

    • Antonio ha detto:

      Nel merito, come APRIsta, per rivendicare i risultati raggiunti:
      i limiti sulle pubblicazioni sono stati denunciati e combattuti da APRI. Grazie alla campagna mediatica molti bandi sono stati rettificati, è uscita una circolare ministeriale e forse ora una legge che abroga i limiti.

      Per quanto riguarda i limiti ritenuti “vergognosi” di Roma (minimo 4 e massimo 12). E’ la prima volta che vengono posti dei limiti MINIMI, di per sè già positivo (Architettura a Bari aveva posto un limite massimo di 2, dico due, pubblicazioni: bando rettificato dopo innumerevoli pressioni APRI). Il limite di 12, esteso a tutti i settori indiscriminatamente è sicuramente fuori luogo, ma in linea rispetto al classico limite di 10 pubblicazioni (per es. Padova e altre).

      I posti Mussi: è vero, sono dimezzati. Ma questo perchè non sono più cofinanziati (50%) ma finanziati al 100% dal MIUR. Questo permetterà a molte università vicine al 90% di bandire comunque. Probabilemtne non avrebbero bandito se fossero stati solo cofinanziati. Quindi meglio metà che zero.
      La questione del passaggio da 80 milioni a 40 è legata al fatto che i 40 servono a finanziare i nuovi e gli altri 40 i ricercatori “Mussi” già fatti.
      Aspettiamo il decreto di prossima uscita (a riguardo ricordo la lettera APRI-AIR-VIA a Napolitano, si veda il blog).

      Questo naturalmente riporta al problema del sottofinanziamento, sul quale mi sembra siamo tutti concordi.

      Questa cosa degli orali ai concorsi non l’ho capita. Per ora vige la legge 1/2009 che li ha aboliti. Ma siamo in Italia e le pressioni per riprendersi il controllo totale dei concorsi è forte, e un voltafaccia non mi sorprenderebbe…

      Mi scuso per l’inserimento, ma mi sembrava quantomeno doveroso indicare le cose come stanno.

  38. bartlindon ha detto:

    Miriam, non ho detto che l’approccio APRI (visto che evidentemente a quello ti riferisci) sia migliore.
    Capisco che ho scritto un lungo pippone a riguardo e che tu non abbia voglia di leggerlo, ma sicuramente, nell’ambito dei vari auto- che avete usato e continuano ad essere usati, forse anche un auto-critica non guasterebbe….

  39. Albert ha detto:

    Beh, si. In quanto a sconfitte in effetti APRI in questi 18 mesi di vita ne ha inanellate più dei vari movimentiin 18 anni…

    • Antonio ha detto:

      Non saprei indicare quali sconfitte abbia inanellato APRI. Sicuramente gli obiettivi che si propone (assunzione responsabile da parte dei gruppi di ricerca e degli atenei) sono ben lontani da essere raggiunti. Il sostrato da cui si parte è compromesso e si richiede un cambio generazionale, direi epocale. Per questo APRI propone il pensionamento a 65 anni, che temo non ha molte possibilità di successo.
      Ma qualunque risultato sarà frutto di compromessi, e quindi sarà sempre gioco facile, da una o dall’altra parte, indicare quali sono stati i successi e gli insuccessi, che sono parte integrante di qualunque compromesso… Quindi propaganda e detrazione sono sempre dietro l’angolo.

    • mar ha detto:

      forse perchè ha chiesto in 18 mesi più di quanto gli altri movimenti abbiano chiesto in 18 anni …. Grazie APRI, anche dai non APRISTI.

  40. smoke ha detto:

    io non sono aggiornato. quali sconfitte? (davvero vorrei saperlo)

  41. miriam ha detto:

    Le ho elencate sopra:

    Non mi sembra che altri approcci possano vantare chissaà quali successi, onestamente. L’Italia è inondata da concorsi con limiti di pubblicazioni (ora la Sapienza li ha addirittura imposti a tutte le facoltà!), i posti Mussi 2008 sono un quarto di quelli che dovevano essere e i 2009 partono dimezzati (e prevedibilmente arriveranno decimati), fra poche settimane rimetteranno gli orali nei concorsi (che comunque restano fermi da mesi), nessuno conversando davanti ad una tazza di tè con i pasticcini è riuscito a convincere la Gelmini a restituire i soldi sottratti all’università. Ma da quale pulpito si attaccano i movimenti per le loro sconfitte?

    • Antonio ha detto:

      Prometto di non intervenire più. Però visto che viene ripetuto un intervento a cui avevo dato una possibile risposta come APRIsta, risposta che invece sembra assolutamente caduta nel nulla, mi sento nuovamente in dovere di ripeterlo anche io.
      Rimando quindi all’intervento due righe più sopra, quello di Antonio 24 Novembre 2009 alle 8:38 am
      di risposta allo stesso intervento di Miriam del 23 Novembre 2009 alle 6:40 pm.
      Scusate la ripetizione.

      • miriam ha detto:

        [b]i limiti sulle pubblicazioni sono stati denunciati e combattuti da APRI. Grazie alla campagna mediatica molti bandi sono stati rettificati, è uscita una circolare ministeriale e forse ora una legge che abroga i limiti.[/b]

        I limiti sono stati tolti solo da un paio di università. Tuttora sono in vigore in quasi tutte quelle che li avevano imposti. La legge che abroga i limiti prevede pure la reintroduzione degli orali. Come dire: “ora che si può taroccare con la prova orale, levate pure i limiti: scampato pericolo!”.

        [b]Per quanto riguarda i limiti ritenuti “vergognosi” di Roma (minimo 4 e massimo 12). E’ la prima volta che vengono posti dei limiti MINIMI, di per sè già positivo (Architettura a Bari aveva posto un limite massimo di 2, dico due, pubblicazioni: bando rettificato dopo innumerevoli pressioni APRI). Il limite di 12, esteso a tutti i settori indiscriminatamente è sicuramente fuori luogo, ma in linea rispetto al classico limite di 10 pubblicazioni (per es. Padova e altre).[/b]

        Se si parte per togliere i limiti e l’università più grande decide di imporli in maniera generalizzata, non mi sembra un gran successo. Non ci saranno magari più i concorsi con 2, ma proliferanno quelli con 4, che non è poi così diverso.

        [b] I posti Mussi: è vero, sono dimezzati. Ma questo perchè non sono più cofinanziati (50%) ma finanziati al 100% dal MIUR. Questo permetterà a molte università vicine al 90% di bandire comunque. Probabilemtne non avrebbero bandito se fossero stati solo cofinanziati. Quindi meglio metà che zero.[/b]

        Sempre sconfitta è. Se si parte da 2100 e si è costretti a scendere a 800 è una disfatta. Meglio 800 che zero, ma comunque giochiamo al ribasso. Difficile presentarla come una vittoria. La storia degli 80 milioni che per metà coprono le prime die tornate la sapevamo già: non mi sono mai riferita a quella.

        [b] Questa cosa degli orali ai concorsi non l’ho capita. Per ora vige la legge 1/2009 che li ha aboliti. Ma siamo in Italia e le pressioni per riprendersi il controllo totale dei concorsi è forte, e un voltafaccia non mi sorprenderebbe… [/b]

        La legge che leverà i limiti di pubblicazione reintroduce gli orali.

        Inoltre sui finanziamenti non avete ottenuto un fico secco.

        E la seconda tranche Mussi resta al 75% non bandita.

        Spiegatemi dove sono i successi della linea accondiscendente con il ministero, che proprio non riesco a vederli.

      • Antonio ha detto:

        Chiudo dicendo che parlavo in termini di risultati, e non di successi o sconfitte.
        Io vedo i risultati raggiunti. Molto resta da fare. Molte cose non sono state fatte e molte temo che noi non potremo mai raggiungerle. Ma almeno ci proviamo.

        p.s. sulla questione finanziamenti APRI, al di là di dire che sono sicuramente necessari, e che il sistema è sottofinanziato non si è mai battuta veramente, preferendo la riforma dei metodi di distribuzione dei finanziamenti.
        I finanziamenti li chiedono trasversalmente a gran voce i rettori, i sindacati, i movimenti di studenti e precari le associazioni dei ricercatori, dei professori etc. Mi sembra sufficiente.

      • Antonio ha detto:

        comunque grazie per la risposta puntuale alle mie “rivendicazioni” di APRIsta. Almeno sono state lette!

  42. Untenured aprista ha detto:

    ammesso pure (e non concesso) che APRI abbia collezionato sconfitte, ciò significa che ha lottato e battagliato, non è stata lì a guardare come altri (quelli che gestiscono questo sito e che nel frattempo si sono accomodati nelle comode poltrone sindacali) che si sono limitati a fare la polizia del movimento, sentenziando chi è rappresentativo e chi no.

    @bartlindon

    non so tu, ma io ho partecipato a tutti i movimenti dal 1990 a oggi che citi tu. A mia memoria non era mai accaduto che un’assemblea di movimento prevalentemente studentesca fosse gestita dalla Cgil, nella persona di ormai attempati o addirittura ex precari della ricerca. Dico mai.

    Mi ricorda le situazioni in cui ero studente e alla mia università (molto politicizzata) erano sempre in agguato studenti trentenni ultra-fuori corso o ex-studenti di qualche comitato di lotta m-l che volevano prendersi la direzione dell’assemblea. Ma noi glielo impedivamo, naturalmente. Ovviamente potevano intervenire ma l’assemblea era nelle mani degli studenti.

    • miriam ha detto:

      Se saltiamo le premesse del discorso…

      Non volevo dire che è meglio non fare nulla che collezionare sconfitte, rispondevo semplicemente alla vostra osservazione che il no generalizzato al ddl sia destinato a subire sconfitte come è successo ai vecchi movimenti. Probabilmente è così, ma non mi risulta che la vostra linea vicina alla Gelmini abbia raccolto qualcosa di diverso da ulteriori sconfitte.

    • bartlindon ha detto:

      Si Untenured, ricordo benissimo!
      Questi ragazzoni, che arrivavano con sicumera, sedevano in cattedra e ci dicevano che fare!
      E noi che ci guardavamo e ci chiedevamo da dove fosse venuto. Mai visto a lezione, per i corridoi, o altrove.
      Tu che cercavi di capire come volevano fare le universita’ di serie A o B, come tutto questo avrebbe influito sui nostri studi e sul nostro futuro, ma alla fine non ci capivi un acca e ti sentivi piccolo, e capivi solo che non avresti terminato l’anno.

      Mi piacerebbe capire quanti della Pantera di allora, sono i politici di oggi….

  43. miriam ha detto:

    Intanto il PD continua a reclutare i suoi responsabili università all’interno della CRUI. Ma allora non vogliono proprio vincerle le elezioni. Ma che pensano, che alle elezioni votano solo i rettori e i redattori de La Repubblica?
    Pensano di poter salire al governo senza i voti di 8 milioni di precari?

  44. smoke ha detto:

    la scelta del pd è ottima. rettore donna under 50 che gestisce uno dei migliori centri di ricerca del paese. che vuoi di più dalla vita?

  45. miriam ha detto:

    Qualcuno che non provenga dalla casta accademica e non sia salito ai vertici dell’attuale potere accademico secondo le regole di questo potere. Se uno fa parte della CRUI ha evidentemente accettato e fatte proprie le regole di questa università che noi dovremmo invece voler cambiare.

    • mattia ha detto:

      Pregasi tornare sulla terra. Non si può costruire un’altra università, ma si deve trasformare lentamente quella esistente. Altrimenti e’ il muro contro muro e indovina chi perde.

  46. mattia ha detto:

    Averne come lei. (Certo a cercare la pagliuzza si trova un percorso molto pisano). Ma ripeto averne come lei.

  47. France ha detto:

    [mmmmmm non resisto!!!]
    UN LUCIANO!

  48. miriam ha detto:

    Insomma, un po’ come riformare l’Italia affidandosi a Cicchitto.

  49. bartlindon ha detto:

    Ah, miriam….
    Come ho detto nel mio pippone, la madre di tutti i pipponi, (Ah, si!! l’auto-citazione!)
    se crediamo che l’attuale universita’ e le persone che ci vivono siano totalmente marce, allora non conviene neanche combattere per salvarla e ancora meno chiedere di entrarci, con ope legis o concorsi che sia.

    Quello che tu vuoi, Miriam, e’ mettere tutti i nostri cari ordinari, baroni e ancora piu’ su (e forse anche piu’ giu’, chesso’ qualche precario non sindacalizzato, qualche aprista), spalle al muro e zac! problema eliminato!

    Ma bisogna sempre categorizzare, schedare? Ma proprio non riusciamo a guardare le cose per quello che sono e le persone per quello che fanno?

    Sarebbe piu’ utile a questo blog, invece di questi farneticanti autodafe’ con tanto di sentenza predeterminata, che venisse indicato il curriculum di questa persona, cosa ha fatto, che iniziative ha preso. E poi, forse, possiamo cominciare a discuterne, senza questi paralleli senza senso.

  50. ran ha detto:

    Ah, il PD-L….

  51. miriam ha detto:

    Aspetta, non parliamo mica di un ordinario qualsiasi, per il quale lascerei in sospeso il giudizio. Qui parliamo di un membro del principale organo di potere accademico. Chi scala il potere accademico è per forza di cosa espressione di quel sistema, non può esserne alieno, né avversario.

    Il paragone che ho fatto sopra è apparso involuto, ma il senso è chiaro: se uno fa parte del consiglio dei ministri, è per forza espressione di certe forze. Mica si può pensare che domattina Sandro Bondi si alza e si mette a cambiare l’Italia.

  52. bartlindon ha detto:

    Va bene, vi indico io quello che ha fatto e quello che propone la Carrozza.

    Ha 40 anni, il che necessariamente non e’ un merito (vedi Gelmini). E’ donna.

    Quello che ha fatto: direttrice del S.Anna ecco il Curriculum

    Quello che dice sul DDL

    Restiamo ancora sul generico, ma non mi sembra si stracci le vesti. Dice: vediamo se riusciamo a migliorarlo.

    Estremamente positivo il fatto che citi, forse per la prima volta, il transitorio quali prospettive dare alle decine di migliaia di “precari” che ora fanno precariamente funzionare l’universita’?
    Eppoi, udite, udite Non si tratta di attuare la solita sanatoria Finalmente….

    Ecco un’altra nemica della CGIL.

    Certo, da vedere come, insieme a questo governo, individuera’ la transizione verso l’universita’ riformata. Individua anche nei fondi il tallone d’Achille di qualunque riforma. Quindi, per ora solo parole.

    Capisco che questa persona sia invisa a RNRP e CGIL.
    In fondo anche lei parla di valutazione, no-sanatoria, efficienza, formazione, mobilita’ sociale (ohibo’).

    Mi piace anche la saldatura che fa tra movimento degli studenti e spinte conservatrici: che il moviemnto degli studenti […] non serva da alibi per le forze conservatrici dell’attuale inefficienza.

    Eh si, qui ne avrete da sbattervi contro questa opposizione. Oramai e’ un tutt’uno. Maggioranza e opposizione sono la stessa cosa. Vi resta di Pietro e la Lega….

  53. ran ha detto:

    Ma chi l’ha istruita questa, l’APRI?

  54. smoke ha detto:

    in effetti è vicina ad ambienti apristi che – non per caso – a pisa ha uno dei suoi principali bacini

  55. guglielmo ha detto:

    @ miriam
    nel lontano 1945 adolfo omodeo dichiaro che bisognava rifondare l’esercito senza ufficiali compromessi con il regime fascista. qualcuno poi gli fece notare che NON ESISTEVANO ufficiali non compromessi con il regime.

    è lo stesso per l’università oggi. se vuoi un esperto di accademia italiana che conosca dal di dentr il sistema e voglia riformarlo finirai inevitabilmente col pescare un accademico di un certo rango.

  56. Albert ha detto:

    Io credo che voi non abbiate capito alcune cose:

    a) la persona in questione è una consigliera di Enrico Letta senza alcuna esperienza in politica

    b) Enrico Letta è un ex-margherita poco popolare nel PD

    c) la persona non è parlamentare

    d) il PD è un partito nel quale tutti sono in guerra contro tutti e fanno quello che ca**o gli pare

    Combinando i 3 punti, è facile prevedere che la persona in questione conterà quanto il 2 a coppe quando regna bastoni. Farà qualche dichiarazione, ma le bande che operano nel PD faranno quello che vogliono indipendentemente dalle idee della Carrozza.

    • euroscience ha detto:

      Purtroppo il punto (a) l’avevo ben capito, leggendo gia’ qualche giorno fa uno dei suoi pochissimi e primissimi interventi di politihe universitarie.
      (b), invece, e’ falso, perche’ Enrico Letta e’ ben noto e anche popolare nel PD.
      Su (c), immagino si voglia investire su qualcuno esterno, anche perche’ in ogni caso di competenze “nuove” in Parlamento, sinceramente non ne vedo.
      Su (d), boh, ma questo dipende dal fatto che in Italia la Politica non c’e’ piu’ da molto tempo…

    • bartlindon ha detto:

      Albert, d’accordo con te.

      1. Dillo a Miriam

      2. rimaniamo sul merito e vediamo le decisioni e le azioni del PD, Carrozza o non Carrozza.

      3. penso che, nel merito, Carrozza potrebbe dare buone indicazioni al PD in materia di ricerca e riforme universita’. Se poi il PD decide di ascoltarle o meno… non ho la sfera, e non sono nel politburo del partito.

      p.s. poi che noi “non abbiamo capito alcune cose”, lo dici al tuo gatto. Dacci le informazioni, fai progredire la discussione.

  57. Albert ha detto:

    Temo che ci siamo fraintesi. Il senso del commento non era una critica alla persona e i 4 punti non sono giudizi. Dicevo solo di non darle importanza, perché le decisioni le prenderanno altri.

    • guglielmo ha detto:

      condivido in toto il ragionamento di albert

      aggiungerei che se avessero voluto fare dell’università un tema importante avrebbero scelto qualcuno di più influente. invece hanno scelto un tecnico, espressione delle solite lobby accademiche toscane che hanno per decenni gestito la crui e influenzato le poltiche universitarie del centro sinistra: berlinguer…modica….carrozza…

      visti i precedenti ci sarebbe di che aver paura, se non fosse che tanto il pd tutto su questi temi non conta nulla.

  58. DP ha detto:

    O ma insomma, non ci sono solo Lega e Idv “fuori dal coro”. Semplicemente diciamo che la signora Carrozza, degnissima persona, non è l’alternativa, è il meno peggio. Si può dire? Dobbiamo accontentarci? Forse. A furia di accontentarsi, però, siamo ancora qua e stiamo sempre peggio. Forse anche per questo, dopo tanti anni, diciamo ancora le stesse cose. Si può in questo paese avere ancora una posizione “radicale” oppure siamo tutti amerikani, per il bi-partitismo senza alternative, e dunque o si beve la minestra PD /+L, o ci si butta dalla finestra? E poi, parliamoci chiaro: Carrozza, Modica, Letta…ma poi decide il caro Tremonti. E il 5 dicembre chi scende in piazza? (ah, dimenticavo, le piazze sono out). E il PD fa le “mille piazze per l’alternativa” (ma de che?) l’11 dicembre, ossia nel giorno dello sciopero generale della Flc? Bah, o sono in stato confusionale, o remano contro: questa è l’unica alternativa quando si tratta del PD.

  59. ric. pre. ha detto:

    W la CRUI, W il PD, W Frati, Carrozza, Schiesaro, Decleva, Lenzi. W i rettori tutti, W il processo breve, il ddl Gelmini e lo scudo fiscale, W il nostro governo e tutti i suoi ministri!

  60. bartlindon ha detto:

    amen…

  61. Albert ha detto:

    Io voto Di Pietro.

    Non comprometterti, fallo anche tu.

  62. bartlindon ha detto:

    A che livelli siamo arrivati.

    Non per Di Pietro: ognuno e’ libero di fare quel che meglio crede. Ha anche avuto il mio voto, dopo la delusione del PD.

    Ma per dover legare le proprie aspettative sull’Universita’, o peggio ancora, la propria INIZIATIVA agli schieramenti politici.

    Non si ha la capacita’ di pensare e AGIRE seguendo la nostra consapevolezza e conoscenza delle cose e dei problemi.

    Siamo ancora legati ad un’idea di opposizione che, per chiamarsi tale, deve solo dire NO a tutto.
    Se comincia a discutere nel merito, sui problemi, diventa venduta, collaborazionista e perde lo status di opposizione.

    Tutto questo denota una chiara mancanza di humus democratico.

  63. Albert ha detto:

    La riforma la abbiamo letta tutti, mica solo tu, caro.
    E’ un cesso cui una opposizione seria deve dire di no. Per i contenuti, non perché si tratta di una iniziativa del governo. Per me poteva venire da qualsiasi parte, sempre carta igienica era.

  64. DP ha detto:

    Io voto e milito in Rifondazione. Pochi ma buoni. E qualche idea sull’università l’abbiamo anche noi: http://www.rifondazionepisa.it/ricominciamo/?p=2801
    Quanto a Di Pietro, è un grande urlatore, giusta nemesi di un paese che va dietro a B. Fa un’opposizione urlata, e un po’ sgrammaticata, ma gli va dato atto che su alcuni temi opposizione la fa. Quanto all’idea complessiva di paese e di società, e alle categorie politiche di fondo, brrrr.

    Eppure, mi sembrava che il 20 a Roma qualcuno avesse pronunciato concetti desueti, ahimè, come coscienza di classe, lavoratori, crisi del capitalismo. Non li voglio rivendicare, ma solo chiedervi: perché abbiamo smesso di usarle, queste parole? anzi, perché non le abbiamo mai usate? Non starà qui uno dei nostri problemi: non vedere nei docenti e nelle gerarchie accademiche la nostra controparte, invece che la via per la carriera (ma quale?) o ciò che vorremmo in fondo essere anche noi? L’università non si cambia da dentro, bisogna agire su leve che stanno anche fuori, nel modo in cui è organizzata la produzione, in cui (non) funziona la re-distribuzione società e in cui uccide il mercato del lavoro. Tutto il resto sono emendamenti, saggi, buoni e giusti, ma che non cambiano il dato. Cioè che come generazione, e come parte di ceti medio-bassi in declassamento, siamo fregati.

    Detto questo, elaboriamo con chi ci sta un contro-ddl, raccogliamo firme per una proposta di legge popolare, facciamone una campagna di lungo periodo, qualcosa di più ampio e politico delle solite e inconcludenti processioni al MIUR o in commissione cultura. Era questa una delle idee che circolavano prima dell’assemblea del 20: poi si è fatto un super-documento programmatico, un manifestone politico. Va bene. Ma ci serve anche un po’ di sostanza, un po’ di struttura, da contrapporre al rullo compressore del governo, alla connivenza dei Rettori e all’indifferenza del paese.

  65. mattia ha detto:

    Aiuto. Ci vediamo nel 2050. Su Giove.

    • DP ha detto:

      Caso mai su Marte…

      Scherzi a parte. Credo nelle utopie concrete. Mentre mandiamo avanti la mobilitazione (2dic-11 dic-primavera), ma mettiamoci subito al lavoro su una “nostra” proposta di legge articolata in materia di università. Titoli: democrazia interna, statuto giuridico della docenza, reclutamento e avanzamento di carriera, tutele del lavoro a d.t., finanziamento ordinario, riorganizzazione della didattica, riorganizzazione di facoltà, dipartimenti e settori disciplinari, valutazione, dottorato di ricerca. Insomma, sappiamo di cosa stiamo parlando. Ne parliamo da anni.

      Se ci diamo, innanzitutto, dei criteri su cosa ci interessa raggiungere, non dovrebbe essere impossibile lavorare “tutti insieme” e ottenere qualcosa di molto migliore di questo ddl, ma anche della proposta Modica e dell’inesistente proposta IdV, ma anche dei singoli emendamenti che ognuno di noi può immaginare e riuscire a far entrare, per vie più o meno trasparenti, nel testo, se mai rispunterà dal limbro tra CdM e Camere. Ci vuole una contro-proposta organica: siamo capaci di farla? Io credo proprio di sì. C’è più sapere e “sapienza” sull’università in questo e altri blog “precari” che “colà dove si puote, ciò che si vuole” (miur, crui, cda vari…).

  66. miriam ha detto:

    Humus democratico… In democrazia dovrebbero esistere una maggioranza ed una opposizione. Guardate il casino che sta succedendo negli Stati Uniti sulla riforma della sanità, con spot televisivi, trattative in parlamento, muri contro muri…. Solo da noi sono 18 mesi che abbiamo un governo che va avanti come un carro armato ed una opposizione prona che va in vacanza quando c’è da votare sullo scudo fiscale, non dice nulla sul lodo Alfano, il ddl sull’università, il processo breve, i tagli, la restituzione dei beni ai mafiosi, gli attacchi alla costituzione…

    • Tito ha detto:

      Finalmente un intervento costruttivo, che ci aiuta ad uscire dal tunnel

      • miriam ha detto:

        Se si svolgesse il ruolo di opposizione, anziché quello di stampella del governo che ci ha condotti nel tunnel, forse la luce la rivedremmo prima.

    • bartlindon ha detto:

      Ma allora, chiediamoci, cosa e’ l’opposizione?

      L’esempio della riforma sanitaria negli USA e’ un esempio di esercizio democratico.
      Questa riforma (che costa 1040 miliardi di dollari in 10 anni, vorrei vedere se non provoca scontri!!!) allo stato attuale e’ il prodotto di compromessi sviluppati durante mesi di discussione. Discussioni all’interno della stessa compagine democratica e non solo tra repubblicani e democratici e governo. Compromessi che hanno portato ad eliminare gli aborti e gli immigrati irregolari per es. Compromessi che fanno dire ad Obama che non e’ la riforma perfetta che si attendeva, ma che d’altronde non e’ possibile accontentare tutti.
      Non esiste un muro-contro-muro all’italiana maniera (io vado avanti come mi pare, magari con la fiducia e dall’altra parte continuo a dire NO e basta). Esiste un confronto duro, esiste l’azione terribile e temibile delle lobbies, esiste il compromesso sul merito delle questioni o il compromesso politico.

      Badate bene, un compromesso trasparente, chiaro, risultto di un confronto.

      Non, come siamo abituati, un inciucio (ma immagino anche questi accadano oltre oceano, ma non sono la norma).
      Sicuramente non sara’ una riforma bipartisan (come avrebbe voluto Obama) ma IL FATTO e’ che c’e’ il confronto, c’e’ una maggioranza che comunque e’ costretta a tener conto delle obiezioni sollevate e un’opposizione che comunque continua a discutere e a modificare la riforma.

      Il fatto che poi l’opposizione voti contro alla resa dei conti e’ un normale giudizio politico. Altrimenti saremmo sempre all’inciucio ad ogni costo.

      Con cio’ non voglio dare giudizi su quella riforma, non la conosco e non ho le competenze per farlo.
      Se verra’ approvata lo vedo come il miglior compromesso possibile in questo momento con le forze in campo.

      A meno che non si voglia imporre una soluzione solo da una parte (tutti assicurati! oppure solo assicurazioni private!) evitando qualsiasi discussione e qualsiasi compromesso. Come fa ora la nostra maggioranza a colpi di fiducia. Come fa ora la nostra opposizione con il suo no pregiudiziale a tutto.

      Maggioranza non e’ faccio quello che mi pare, e opposizione non e’ mi oppongo a tutto quello che fa la maggioranza.

      Mi sembra di dire cose triviali in una normale dialettica democratica, e per questo dico che manca un po’ di humus….

      • miriam ha detto:

        Ma infatti si chiede al PD di fare esattamente quello che i repubblicani fanno negli USA. Mica vogliamo l’Aventino, vogliamo un confronto duro e serio in Parlamento e nelle Piazze, vogliamo che il PD imponga alla destra di modificare il ddl esattamente come sta accadendo negli USA, che si facciano campagne mediatiche e cortei per criticare il ddl-Tremonti esattamente come i repubblicani fanno campagne televisive e cortei per crtiticare la riforma Obama, che si presentino ed impongano emendamenti che capovolgano i capisaldi del ddl Tremonti e che alla fine si voti contro esattamente come i repubblicani stanno votando contro la proposta del loro governo. E che non si facciano inciuci. Se pensi che il PD debba comportarsi davanti al ddl Tremonti-Gelmini esattamente come i repubblicani USA si muovono con la riforma sanitaria, siamo asolutamente d’accordo. Nessuno chiede di dare fuoco ai palazzi del potere.

  67. antonio ha detto:

    Un appello dei precari dell’INFN. Licenziati a fine anno.
    E’ un appello a se stessi direi.
    E fa riferimento anche a varie questioni discusse qui.
    http://www.buconero.eu/2009/11/di-che-morte-vogliamo-morire/

  68. euroscience ha detto:

    Come gia’ noto, in Italia si assumono i figli dei dipendenti

    http://www.unita.it/news/economia/91802/poste_assume_i_figli_di_pap_e_si_dimentica_dei_precari

    E in tutto questo il Sindacato, a parte lo smarco indicato dalla sigla della CGIL in questo articolo, e’ sempre stato complice, anzi autore.

    Se ci fossero smarcamenti piu’ generalizzati, avremmo un Sindacato di Sinistra, anziche’ di Destra. E ci sarebbero job advertisement in numero mooolto superiore, sui giornali.
    Invece di restare tutto in familia come accade adesso.

    • miriam ha detto:

      Veramente è il contrario di quello che dici: il sindacato di sinistra ha criticato e quelli di destra sostengono.

    • bartlindon ha detto:

      Ricordo che c’e’ un precedente di qualche giorno fa sul Credido Cooperativo di Roma.
      http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_novembre_19/bcc_roma_figli_posto_padri-1602034195061.shtml

      E qui anche la CGIL era d’accordo….

      In banca al posto del padre. O dello zio. O di un nonno. Insomma, basta che sia un parente fino al terzo grado. Si può sostituirlo al posto di lavoro, senza che nessuno se la prenda. Anzi, sono tutti contenti. Azienda. Sindacati.

      L’INTESA – Succederà nelle filiali della Banca di Credito Cooperativo di Roma grazie ad un’intesa firmata mercoledì sera tra la banca, Federlus (federazioni delle Bcc del Lazio, dell’Umbria e della Sardegna) e le sigle sindacali del credito Fabi, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca, Sincra-Ugl. […] gli impiegati in fase di prepensionamento potranno scegliere di far entrare in banca al proprio posto un figlio o un parente fino al terzo grado.

      E poi, Miriam, euroscience ha detto un’altra cosa…

      • Dingo ha detto:

        La BCC è una cooperativa, quindi i dipendenti sono anche soci e possono cedere le quote ai figli. E’ una situazione più simile a quando un avvocato cede lo studio al figlio. Le Poste sono una situazione completamente diversa essendo una S.p.A., peraltro ex-pubblica.

        C’è una forte prevenzione contro il Sindacato di sinistra fra i commentatori di questo blog. Sacconi e Brunetta fanno scuola, purtroppo.

      • bartlindon ha detto:

        @Dingo

        Non capisco allora perche’ certa sinistra e’ contraria e punta il dito quando ai notai seguono i figli dei notai, quando le farmacie sono condotte dai figli dei farmacisti, quando i cda delle aziende seguono gli alberi genealogici, quando ai padroni si succedono i figli dei padroni.
        A questo punto non discutiamo neanche piu’ di dare le stesse opportunita’ a tutti, sanciamolo nella stessa costituzione: il lavoro e’ un diritto, prima di tutto dei figli di chi ha gia’ il lavoro, e poi di tutti gli altri.
        E lasciamo stare le capacita’ e le competenze delle persone! Ma chi se ne fotte!

        In fondo il lavoro donato per discendenza produce anche una sicurezza sociale; stiamo parlando di cooperative, beninteso, di aziende private, come giustamente Dingo fai notare, non del pubblico, li’ e’ tutta altra storia, vero?
        Vada a farsi fottere la mobilita’ sociale! Uguaglianza delle masse: ma cos’e’?! Lasciamola stare ai morti di fame!

        Dingo, con rispetto per le opinioni altrui, ma con un attimo di attenzione alla logica interna dei discorsi: ma ti leggi dopo che hai scritto?

  69. Tito ha detto:

    Quando il sindacato di sinistra dirà qualcosa di sinistra (leggasi innovativo e non conservatore) sui precari della ricerca, applaudiremo il sindacato di sinistra

    • miriam ha detto:

      Sai, in democrazia bisognerebbe argomentare le proprie critiche/insulti all’avversario politico. Accusare il Sindacato di conservatorismo o ripetizione di vecchi riti senza produrre alcuna argomentazione è invece esattamente la risposta che i tuoi amici Sacconi e Brunetta danno alle manifestazioni della CGIL.

      E poi bisogna pure intendersi sul significato della parola conservatore. Non è che se uno difende un principio od una conquista è conservatore rispetto a chi vorrebbe ricostruire la situazione ancora precedente. Altrimenti dovremmo affermare che chi vuole mettere la pena di morte in italia è progressista e chi vuole mantenerla fuori dal nostro ordinamento è conservatore.

      • bartlindon ha detto:

        1. Non mi sembra che Tito abbia usato insulti…
        2. per quanto riguardo “argomentare le critiche” mi sembra che nel post passato, da parte mia, ma non solo, le critiche siano stato oltremodo argomentate. Poi il giudizio a chi le legge e le confronta.
        Devo ripeterle tutte qui, di nuovo? Visto che no e’ la prima volta che devo ripetere le cose dette…

        Sul comunicato FLC dell’incontro al MIUR
        E anche qui e qui.

        La posizione di Miriam su incerta rappresentativita’
        La mia risposta e dibattito che ne e’ seguito.
        Altra posizione su sindacato e risposta di Miriam e dibattito a seguire.

        Mi sembra che le critiche siano gia’ state ampiamente argomentate. La conclusione e’: i sindacati supportano i propri iscritti. Punto. Se tutti noi, 50000 e piu’ ci iscrivessimo al sindacato faremmo la differenza.
        Oppure se il sindacato decide di fare il primo passo; ma lo voglio prima vedere.

      • miriam ha detto:

        Non mi sembra di aver visto molte argomentazioni, obiettivamente. Solo la ripetizione delle parole d’ordine che vi vengono dettate nel forum APRI e presumibilmente nei circoli della libertà.

        Non è che dire che il Sindacato difende solo gli strutturati sia una argomentazione, dovreste dire quando e come la CGIL (e non l’USPUR il CNUR o altri) ha preso una posizione in favore degli ordinari e contro i precari.

      • bartlindon ha detto:

        Sei fantastica!
        Ma che aspetta Epifani?

  70. miriam ha detto:

    Vabbe’, abbiamo capito che questo blog viene assiduamente frequentato da Sacconiani incattiviti. Ora però tornatevene nei vostri circoli della libertà e lasciateci in pace.

  71. DP ha detto:

    Meno male che Miriamo c’è…

  72. DP ha detto:

    Meno male che Miriam c’è! (le auto-correzioni di word sono maschiliste…)

  73. Tito ha detto:

    Grazie della bella lezione di democrazia. Meno male proprio che Miriam c’è.

    • DP ha detto:

      Era una battuta. Un po’ di ironia, accidenti. Non prendiamoci eccessivamente sul serio, ma lavoriamo seriamente a che questo movimento produca risultati concreti. Per il due dicembre cosa state organizzando?

  74. bartlindon ha detto:

    @Dingo

    Non capisco allora perche’ certa sinistra e’ contraria e punta il dito quando ai notai seguono i figli dei notai, quando le farmacie sono condotte dai figli dei farmacisti, quando i cda delle aziende seguono gli alberi genealogici, quando ai padroni si succedono i figli dei padroni.
    A questo punto non discutiamo neanche piu’ di dare le stesse opportunita’ a tutti, sanciamolo nella stessa costituzione: il lavoro e’ un diritto, prima di tutto dei figli di chi ha gia’ il lavoro, e poi di tutti gli altri.
    E lasciamo stare le capacita’ e le competenze delle persone! Ma chi se ne fotte!

    In fondo il lavoro donato per discendenza produce anche una sicurezza sociale; stiamo parlando di cooperative, beninteso, di aziende private, come giustamente Dingo fai notare, non del pubblico, li’ e’ tutta altra storia, vero?
    Vada a farsi fottere la mobilita’ sociale! Uguaglianza delle masse: ma cos’e’?! Lasciamola stare ai morti di fame!

    Dingo, con rispetto per le opinioni altrui, ma con un attimo di attenzione alla logica interna dei discorsi: ma ti leggi dopo che hai scritto?

    • miriam ha detto:

      Caro, le farmacie operano su licenza pubblica, come notai e taxi. E’ l’ereditarietà di queste licenze che viene criticata. E giustamente.

      Ma quando si tratta di beni privati, come le quote di una cooperativa, uno studio di avvocati o la proprietà della Microsoft, per dare pari opportunità di accesso ai figli di tutti bisognerebbe procedere o all’esproprio proletario o all’abolizione del diritto di eredità. Tutti e due proposti a suo tempo dall’ideologia marxista. Io sono d’accordo. Che facciamo? Assaltiamo Montecitorio e Palazzo Chigi domattina?

  75. Untenured ha detto:

    miriam
    cavolo il congresso cgil vi sta impegnando a fondo, replicate battuta su battuta e difendete anche l’indicibile come gli accordi per far entrare i figli in banca.. i vostri capi litigano e voi presidiate rabbiosi le discussioni pubbliche dando del berlusconiano a chiunque osi criticare.. tu per quale mozione sei, una o due? comunque ti ammiro per il tuo rigore militante.

    • miriam ha detto:

      Scusa, ma chi ha difeso gli accordi sui figli? Quello delle Poste è stato criticato dalla sola CGIL e difeso dai sindacati di centro e di destra. Quello della BCC non è stato difeso da me. Non conosco le opinioni di Dingo, però la natura cooperativa della banca è un elemento di diritto del quale tenere conto. Siamo d’accordo sulla mobilità sociale, figuriamoci. Ma per intervenire sull’ereditarietà dei beni privati serve ben più di un accordo sindacale. Ma cosa pensate che avvenga nella vostra amata america? Pensate che Bill Gates lascerà la Microsoft ai figli o metterà un annuncio sul giornale per cercare il nuovo proprietario più meritevole?

      • Untenured ha detto:

        miriam
        sei grande, ma con chi stai, con Epifani o con Podda? Secondo me con Podda. Quanti proseliti ti sei assegnata di fare in questo blog?

  76. DP ha detto:

    Facciamo entrismo? Tutti tessera della flc e ribaltiamo le sorti del congresso?

    Seriamente. Contestare l’ereditarietà dei posti di lavoro dovrebbe essere una missione chiave di un sindacato dei lavoratori (“sinistra” oggi, purtroppo, non vuol dire più molto). Così come comprendere che i lavoratori hanno tutti gli stessi diritti, indipendentemente dal fatto che siano strutturati o no, che siano “irregolari” (penso ai migranti) o no, siano “lavoratori d’intelletto” o no. Altrimenti si asseconda la logica della competizione all’ultimo sangue tra chi è “fuori” per entrare. Il sindacato dei lavoratori la battaglia le fa (le dovrebbe fare) contro chi occupa i posti di potere e micro-potere, combatte privilegi, e dunque dovrebbe strategicamente essere “dalla parte” dei precari più che degli strutturati. Dire – e chiudo – che i bassi salari e la precarietà degli ultimi 15 anni sono anche l’effetto di un sindacato concertativo e non, invece, conflittuale, non mi pare debba offendere nessuno, ma far riflettere proprio la Cgil nella fase congressuale in corso.

  77. Tito ha detto:

    Miriam, che tu mi creda o no, l’APRI non detta alcuna linea, ma la elaboriamo insieme, con confronti e scontri anche.
    Che tu mi creda o no, non appartengo(così come la maggior parte degli Apristi, credo) a nessun circolo delle libertà.
    Nel tuo modo di ragionare binario e manicheo, non entrano proprio le sfumature, le sfaccettature e la remota possibilità che le nostre critiche partano da sinistra, perché ci sentiamo traditi e abbandonati.

    • bartlindon ha detto:

      binario e manicheo mi piace! 😉

    • miriam ha detto:

      Se una associazione attacca il Sindacato di sinistra, critica il ddl del principale partito della sinistra, condivide il ddl della destra e non ha mai levato la voce contro il governo di destra, se non molto sommessamente in occasione del taglio dei fondi Mussi, ma ha taciuto completamente sui tagli e sulla riduzione ad un terzo della terza tornata…. è difficile pensare che queste posizioni partano da sinistra.

      • Tito ha detto:

        Va bene, se devi fare propaganda, non stiamo qui a perdere tempo. Non abbiamo mai detto di condividere il DDL Gelmini; abbiamo fatto molte battagle su temi concreti (irregolarità dei bandi, procedure concorsuali, scadenze ministeriali e governative non rispettate, FIRB, fondi Mussi); temi che riguardano la vita concreta di molti di noi; certo se il sindacato ci avesse appoggiato, saremmo stati ben più incisivi e forse te ne saresti accorta anche tu.
        Forse ti sorprenderà, ma molti di noi sono iscritti al maggior partito della sinistra.

      • bartlindon ha detto:

        Siamo tutti di destra!

  78. bartlindon ha detto:

    E siamo anche tutti bini e manichei!

  79. bartlindon ha detto:

    Siamo tutti O di destra O di sinistra!
    L’importante ragionare secondo schemi preconfezionati e ideologici!

  80. Untenured ha detto:

    APRI è avversata e osteggiata con argomenti sinistrorsi come quella della fantomatica miriam (ma sei una ricercatrice precaria, vero?) soprattutto perché è autonoma da partiti e sindacati e ragiona nell’esclusivo interesse dei ricercatori (quelli bravi non le schiappe) e del progresso scientifico e civile di questo paese.

    • miriam ha detto:

      E soprattutto nell’interesse della gloria e della stabilità della nostra Ministra.

      • bartlindon ha detto:

        Gelmini forever!
        E visto che ora si riproduce, ancora di piu’! Per almeno altri 50 anni!

      • bartlindon ha detto:

        E con il placet dei sindacati (di destra) quando decidera’ di andare in pensione potra’ piazzare la prole!
        Ma in fondo tra 20 anni sara’ tutto privatizzato, anche il ministero, e allora, in punta di diritto, anche i sindacati di sinistra saranno giustificati nel mettere la loro firma affinche’ la prole dei ministri prosegua il lavoro dei padri.

        Continuate cosi’ che mi diverto troppo…

  81. Dingo ha detto:

    A proposito, complimenti per la vostra lettera alla Stampa. Bella leccata di c**o al vostro governo, non c’è che dire. Ambigua quanto serve. Bello anche il riferimento al colore politico dell’ultimo governo. Il non spendere una parola (critica) sulla riforma Tremonti-Gelmini. Siete dei veri maestri. Congratulazioni!

  82. bartlindon ha detto:

    Da un commento sul film di stasera (“flags of our father”): “le esigenze della propaganda cercano in tutti i modi di stravolgere la verita’ e portano qualunque somaro a credere di sapere cos’e’ la guerra. Le cose piacciono semplici e lineari: buoni e cattivi, eroi e canaglie, e invece i fatti non sono mai come ce li immaginiamo noi. Niente e’ solo chiaro e scuro”

  83. Fra ha detto:

    A proposito della lettera segnalata da bartlindon. Dingo e gli altri, invece di rompere i cosiddetti ai pochi che fanno qualcosa di concreto… Come al solito su La Stampa i non-ricercatori sostengono che la ricerca non serve. E’ a questa gente che dovete far cambiare idea (andate sul blog de La Stampa e commentate), perché finché l’elettore medio è convinto che la ricerca è inutile, i finanziamenti ve li potete pure sognare.

    Invece di stare qui a ripetere quanto sono cattivi gli apristi, andate su La Stampa e spiegate a queste persone che la ricerca è importante e deve essere finanziata. E portate esempi che possano capire (e.g. da quanto tempo è che la ricerca sul cancro si finanzia grazie alle azalee?).

  84. Dingo ha detto:

    Critiche agli unici che fanno qualcosa? Proprio voi che avete iniziato ilì commenti al post insultando i precari che hanno attraversato l’Italia per riunirsi ina Assemblea a Roma!!??

    • bartlindon ha detto:

      Ah, per essere pignoli: Fra ha detto “ai pochi che fanno qualcosa di concreto”.
      Tu hai ripetuto: “critiche agli unici che fanno qualcosa?”
      Come vedi anche da questi, chiamamoli pure lapsus, si denotano le posizioni preconcette.
      E poi hai sciorinato sul fatto che certuni (“proprio voi”) insultano chi e’ andato in assemblea, in totale sconnessione con l’argomento di cui si parlava.

      E quindi, nella logica di un’argomentazione, e per la terza volta, come a Pietro, ti chiedo: ma ti leggi quando scrivi?

    • Fra ha detto:

      Dingo, non mi sembra proprio di aver insultato i precari che erano all’Assemblea a Roma (neanche li ho nominati). Non prenderlo come un insulto, ma è veramente pesante parlare con una persona che distorce tutto quello che si dice.

      Ho solo detto che mi piacerebbe che usaste (tu e gli altri critici di Apri) anche solo metà dell’energia impiegata a criticare Apri per far propaganda al nostro lavoro, per provare a cambiare la mentalità delle persone. Per parlare alla gente della necessità di fondi e di una seria valutazione, per spiegargli che la cultura è un bene di tutti.

  85. bartlindon ha detto:

    Indicami gli insulti, per favore.
    Critiche si, ma come ho detto n-volte, sul merito.
    Ti invito a rileggere una risposta che ho gia’ dato a chi mi aveva appunto insultato.

    E’ evidente, come anche questo gia’ detto, che partite da posizioni preconcette e ahime’ ideologizzate.

    Mi sono un po’ rotto di ripetermi….

    E visto che magari non hai nenache voglia di premere il taso del mouse te lo rimetto anche qui:
    Io non mi sono mai permesso di offendere la tua linea di condotta. Non contesto in nessun modo il tuo desiderio di manifestare piuttosto che fare proposte in assemblea, di agire in una associazione piuttosto che in un sindacato.
    Ma entro nel merito delle questioni e su quello dibatto.
    Sicuramente non contensto chi vuol riunirsi il 20 novembre a fianco della FLC, ma dico la mia su quello che la FLC fa, e lo diro’ su quello che uscira’ dall’assemblea. Senza per questo dare dello sconclusionato a chi vi avra’ partecipato.
    Ogni forma di partecipazione e’ benvenuta!

    In questo post ho poi dato il mio giudizio sull’assemblea, sul merito appunto.

  86. paolino ha detto:

    Ma smettetela tutti, che fate ridere!

  87. noemi ha detto:

    Facciamo pena!!

  88. mario ha detto:

    hai ragione.. chiudete questo blog!

  89. noemi ha detto:

    Già facciamo pena, perchè siamo incapaci di reagire a fronte di una situazione assurda, quasi ridicola.
    A differenza dei nostri colleghi europei siamo divisi, senza una reale voglia di dire basta a contratti privi di garanzie, a stipendi da fame, alla beffa di progetti scritti e caduti nel vuoto (vedi FIRB), ad una forma di precariato criminale.

    In poche parole siamo come burro al sole, con questa consistenza non ci sarà limite ai tagli ed ai decreti contro il nostro futuro. E la colpa è solo nostra ua generazione di 30enni incapaci di farsi veramente ascoltare da una banda di over 60.

  90. guglielmo ha detto:

    siete/siamo ridicoli

    l’unica questione sensata è il prepensionamento di tutti coloro che hanno più di 40 anni di anzianità contributiva.
    solo questo libererebbe risorse, eliminerebbe i vecchi baroni, consentirebbre un rilancio del sistema.

    invece a voi rnrp queste cose non piacciono….

  91. Albert ha detto:

    Gli piacciono invece. Hanno pure firmato documenti su questo.

  92. mattia ha detto:

    Esilarante la lettera di Celli oggi su repubblica.it.
    Non gli viene in mente che la cosa migliore per un 67enne non sia scrivere lettere versando lacrime di coccodrillo, ma andare in pensione? A casa gli over 65! Andate in Florida, fate i nonni, scrivete libri che nessuno leggera’ mai raccontando la vostra splendida vita e i vostri sogni infranti… ma fatelo da PENSIONATI!

  93. antonio ha detto:

    Vi consiglio sulla questione del pensionamento a 65 anni, il dibattito, i commenti, che si e’ sviluppato dopo l’intervista del Prof. Strata e la risposta di APRI.
    http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=788&ID_sezione=&sezione=

  94. mattia ha detto:

    Ma Strata si arrampica sugli specchi. La condizione iniziale e’ che sia vietato rimanere oltre i 65 anni se non con insegnamenti a contratto (sotto pagati e pagati in ritardo, ma tanto cumulabili con la pensione, manco se ne accorgono…). Poi, in futuro sara’ possibile introdurre il concetto di “produttivita’” anche per i “piu’ anziani”. Ora e’ necessario svecchiare. A casa gli over 65!

  95. antonio ha detto:

    E’ quello che gli abbiamo risposto; puoi leggere i commenti, dove il prof. Strata e’ poi intervenuto.

  96. guglielmo ha detto:

    http://www.dottorato.it/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=MINISTERO

    bellissima iniziativa adi. firmate tutti!
    io l0’ho firmata

  97. Giorgio ha detto:

    Qua vi fumate tutti roba bella pesante!

    Che siete? Biologi che coltivano funghi o chimici che preparano coca?

  98. guglielmo ha detto:

    ma delle regole in scadenza non vi frega nulla?
    vi rendete conto che senza sorteggio i posti della terza tranche mussi è come se fossero già assegnati?

  99. Dingo ha detto:

    Pure col sorteggio.

  100. carlo ha detto:

    Sul sito APRI stanno tentando di bloccare nuovamente i concorsi I sessione 2008, impuntandosi su questioni interpretative del numero dei commissari da eleggere (moltiplicare per 4 invece che per 2 o per 5 invece che per 3).
    Addirittura “la situazione è GRAVISSIMA” e inonderanno i rettori di mail e fax per far correggere l’operato dei tecnici del Miur.
    Il motivo è “validissimo”:un commissario arrivato 49°ricorre perchè il sorteggio doveva essere tra 60 e invece è stato tra 48.
    E’veramente meraviglioso per un precario vedere che, dopo 2 anni di STOP TOTALE dei concorsi da ricercatore e nell’imminenza della loro sudatissima ripartenza, i tuoi “rappresentanti” vogliono rifermare tutto (perchè questo è ciò che chiaramente accadrebbe, visto quanto accaduto nel novembre 2008) con una motivazione da azzeccagarbugli e che, a chi veramente vuole concorrere, non interessa minimamente.
    Grazie Apri, migliori alleati dei cari ministri Gelmini & Tremonti.

    • Elena ha detto:

      Gli “apristi” li conosciamo tutti. Homini sunt, hanno anche loro i LORO interessi. Chi ancora crede alla storiella del “merito”, e’ semplicemente un cretino.

      • carlo ha detto:

        Io non so quali interessi abbiano, sicuramente non quello di chi cerca di concorrere seriamente per un posto in università.

        Invito comunque a leggere la lettera nell’ultima versione, perchè è meravigliosa.
        A volte mi domando se le loro battaglie sono fatte credendo veramente in ciò che fanno o se vogliono fare cabaret: invitare i rettori a far correggere l’asserito errore dei tecnici del miur che genera una “situazione gravissima” è da premio oscar.

        In un paese in cui la ricerca è in queste condizioni, vengono sottratti fondi e non banditi concorsi già previsti, al momento di ripartire (atteso 13 mesi grazie alle loro “vittorie”!) arrivano gli italici burocrati che trovano il cavillo (peraltro basato su interpretazione assolutamente personale e in alcun modo univoca, confutabile dai “tecnici del miur” in 30 secondi in maniera elementare).

        Per quest’ultima mossa ci vuole veramente ingegno (oltre che zero interesse per chi precario lo è davvero e non ha voglia di scherzare sulla vita propria e degli altri): non me la sarei aspettata neanche dalle menti anti-ricerca della coppia MariaStella-Giulio.

      • paolo ha detto:

        elena
        l’interesse degli Apristi coincide con quello del merito scientifico come principio-guida nel reclutamento e nelle altre attività università: puoi creare il clima di sospetto che vuoi ma da questo punto non si scappa, è inutile, energie sprecate.

  101. marco ha detto:

    @ carlo

    Don’t worry. E’ vero che MIUR e governo farebbero i salti mortali pur di ottenere l’unico scopo che gli preme, cioè non far accadere niente, ma in questo caso penso che non li prenderanno in alcuna considerazione. Del tutto legittimamente “i commissari complessivamente necessari per la sessione” è stato inteso (e sul fatto che fosse inteso così io non ho avuto il minimo dubbio fin dal primo momento) come “i commissari complessivamente necessari, in aggiunta ai membri designati, per completare le commissioni della sessione”.

  102. Tito ha detto:

    Cari tutti,
    probabilmente avete poca esperienza di pratiche democratiche e quindi vi risulta difficile comprendere un’esperienza come quella dell’Apri. La lettera in questione è stata scritta e proposta da uno dei mebri dell’Apri; è una sua idea e una sua proposta, elaborata a seguito di un suo ragionamento; ragionamento che non è ancora di tutta l’Apri, ci penseremo sopra e vedremo se ne saremo convinti o meno (io ad esempio non sono convintissimo che abbia ragione); non mi risulta che siano partiti fax, lettere o email ai rettori e al MIUR.
    In ogni caso, la preoccupazione è quella di non dare appigli ad eventuali commissari, esclusi da cavilli o interpretazioni della legge Gelmini, per far ricorso e far saltare tutti i concorsi. Si può essere d’accordo o meno e si può replicare con ragionamenti, senza dover scadere come state facendo in elucubrazioni offensive sui nostri secondi fini.
    Vi ricordo, infine, che l’Apri è stata l’unica a rompere le scatole per far modificare bandi palesemente irregolari (perchè prevedevano ancora prove scritte e orali), che avrebbero potuto essere impugnati facilmente con il conseguente annullamento di tutto. Se avessimo voluto far slittare o saltare i concorsi, comne dite, non ci saremmo mossi mettendoci i nostri nomi e cognomi, e non i simpatici soprannomi usati qui.

    • Merlino ha detto:

      Il tempo passato a discutere in questo blog è tempo perso. Tito, non sprecar fiato. Parli a persone che hanno fatto carriera grazie al sindacato, che hanno chiaramente interessi in gioco diversi da quelli dei precari (chissà quanti sono i veri precari fra gli ex-RNRP) e in un luogo dove l’unico Verbo è quello dettato dalla FLC-CGIL. Ormai la CGIL è signora e padrona dei loro cervelli. Ragionarci è inutile.

  103. mattia ha detto:

    Invece lo spazio di discussione su questo blog e’ la cosa piu’ efficace per uscire dall’approccio binario schematico e logoro che i media e i politici con faciloneria cuciono addosso ai ricercatori precari (APRI=PDL vs. RNRP=anti-Gelimini, etc. etc.). La meritocrazia senza diritti diventa elitaria e i diritti senza meritocrazia diventano la vittoria dei mediocri.

  104. France ha detto:

    No, giusto per chiarire: APRI=PDL STO CAZZO!!!!
    E spero che questo chiarisca le cose per il futuro….

  105. mattia ha detto:

    Infatti non e’ cosi’ (come ho scritto). Ma APRI dovrebbe preoccuparsi dell’immagine che altri hanno di lei e dell’uso che altri fanno di lei.

  106. Elena ha detto:

    Beh, se e’ per questo, anche RNRP=CGIL ‘STO CAZZO!
    I manichei siete voi, carissimi!

  107. mattia ha detto:

    Come volevasi dimostrare.

  108. simone ha detto:

    beh, l’APRI è formalmente costituita da tutti precari della ricerca e all’interno non risulta iscritto alcun sindacalista o strutturato o militante di partiti politici. D’altronde è un’associazione DEI precari.
    Le accuse di fare gli interessi del governo e del MIUR sono pertanto, oltre che smontabili de facto, campate per aria e, quelle sì, da cretini.

    Si può dire lo stesso della RNRP?
    E’ una domanda, eh, non un’accusa.
    Aiutate anche noi a capire; forse conoscete personalmente qualche aprista, forse ci sono precari rnrp e precari apri che sono stati colleghi, io non so.
    ma un sacco di apristi hanno un’opinione della rnrp esclusivamente dovuta alla partecipazione alle assemblee e contestazioni degli anni passati e ai post sul vostro blog.
    E i dubbi che dentro la rnrp militino strutturati e sindacalisti e non esclusivamente precari vengono lo stesso anche a noi.

  109. France ha detto:

    Simone non so da dove arrivi ma dimostri di non conoscere la storia. Per amore di ed indottrinamento delle nuove generazioni, ne fo un sunto.
    Nel 2007 questo blog era un luogo di discussione della Rete Nazionale Ricercatori Precari, ed era frequentato da veramente tanta gente. Se i gestori me lo permettono, molta piu’di quanta nonce ne giri oggi. LA RNRP era una specie di federazione delle varie assemblee che erano attive in tutta Italia, e che solo raramente, con incontri face to face, riusciva ad elaborare iniziative e documenti comuni. Un po’, se vogliamo, come i vari coordinamenti fanno adesso. Cadde Mussi, arrivo’la Gelmini, nell’estate 2008 tutto taceva, e allora un gruppo di persone che commentavano sul questo blog decise di elaborare una petizione per indicare le linee della riforma che sarebbe piaciuta a loro. La petizione la firmarono quasi tutti quelli che scrivevano e scrivono ancora qui sopra, e molti altri, in Italia e fuori. Piu’di mille in pochi giorni. La spedimmo a chi di dovere, e poi ci chiedemmo se lo stesso metodo democratico e online non sarebbe stato utile per costituire una vera associazione sovraterritoriale che mirasse a influire sui processi decisionali con gente che ci metteva facce, nomi e cognomi. E nacque l’APRI, apartitica, asindacale, aperta solo a chi faceva od aveva fatto ricerca i e che non era strutturato al momentyo dell’iscrizione. Questo blog continuo’ad essere usato da tutti come luogo di discussione finche’ questa estate io ho fondato l’altro blog perche’chi gestisce questo qua non lo stava piu’aggiornando e non era disponibile a condividerne la gestione (scelta piu’che legittima).
    Tutto qui? Si, per me tutto qui. Che in APRI non ci siano persone iscritte a partiti non e’affato vero: io, per esempio, sono iscritto al PD Olanda, ed ho anche contribuito a fondare una iniziativa che si chiama Ricercatoridemocratici (R&D). Altri apristi hanno diversi orientamenti politici, e certo qualcuno sara’pure iscritto a sindacati, associazioni, bocciofile, magari al Ku Klux Klan, non ha nessuna importanza, basta che sia o sia stato ricercatore e precario in Italia e non sia strutturato in UNiv ed enti italiani di ricerca al momento in cui si iscrive.
    Chi la butta in caciara, qui e li, lo fa perche’non ha validi argomenti. Io ad esempio non mi permetto di criticare il sindacato perche’non fa quello che voglio io: non sono iscritto al sindacato, quindi non me ne deve fregare. Pero’ritengo di poter criticare liberamente le scelte del sindacato che ritengo dannose per me e per la societa’.
    SUl piano politico tendo invece ad essere molto polemico e sgarbato: a chi si dichiara fieramente rifondarolo e auspica autoriforme, autoformazione, autodidattica e autoricerca sempre e comunque transnazionali, in genere rispondo poco correttamente che sono cazzate galattiche. Ah, e che, by the way, se la Carrozza non va bene perche’della CRUI, mi dovete spiegare perche’invece De Nardis va bene… Pero’questa e’ politica e, converrete, ognuno e’libero di pensare quel che vuole… o no?

  110. Elena ha detto:

    Caro France,
    con pacatezza vorrei dirti che – ti sorprendera’ – neanche a me piace chi si dichiara “fieramente rifondarolo e auspica autoriforme, autoformazione, autodidattica e autoricerca sempre e comunque transnazionali”. Pero’ tra questo e la speranza (in buona fede, immagino, ma ne sono sempre piu’ dubbiosa) che qualcosa di buono possa venire dal governo degli evasori fiscali, ammetti che ci puo’ essere una via di mezzo. E la stessa cosa vale per le scelte a mio parere “snob” e poco di sinistra del PD, che – ti ri-soprendera’ – ho votato e spero di poter rivotare ancora.

    • mattia ha detto:

      Carramba che sorpresa, tutti del PD e tutti con posizioni diverse sul disegno di legge e sul futuro dell’universita’. Molto veltroniano. (Eppure sento che la maggior parte delle differenze sono dettate dalla situazione di crisi nella quale versano molti che scrivono).

  111. Fernando ha detto:

    Se il PD avalla la precarizzazione dei ricercatori e il massacro della nostra generazione, può scordarsi che io torni alle urne d’ora in avanti. E non penso che sarò l’unico.

  112. Lorenzo ha detto:

    Il PD lo sta già facendo, sta avallando da tempo la precarizzazione ed il massacro di una generazione. Vorrei sapere cosa c’entra tutto ciò con la sbandierata ‘meritocrazia’. Io penso non c’entri nulla; semplicemente dipende dal fatto che anche il PD è popolato di baroni, in posizioni di vertice, E rispetto ai baroni del PDL sono anche più cretini, visto che continuano a perdere elezioni su elezioni.

  113. Lisa ha detto:

    Vedi alla voce Modica, i cui meriti politici forse sono superiori a quelli scientifici!

  114. euroscience ha detto:

    La precarizzazione l’hanno avallata de facto tutti quelli che continuano a promuovere la democrazia nell’Universita’, consegnando le decisioni sulle politiche delle risorse umane, cosi’ come quelle didattico-scientifiche, a coloro che beneficiano di quelle stese decisioni.
    Dare in comodato d’uso le Universita’ al Barone e all’intrallazzo deglio interessi collusi.

    FUORI LA DEMOCRAZIA DALLE UNIVERSITA’!!!

    FUORI I BARONI DAI CONSIGLI DI AMMINISRAZIONE!!!

    BASTA CON LE CARICHE ELETTIVE E LA SPARTIZIONE DELLE SPOGLIE!!!

    FUORI LA CANAGLIA

  115. DP ha detto:

    Fuori dal democrazia dalle università? E quando mai c’è entrata? Questo blog è diventato una barzelletta…Buon NO-B-DAY a tutti!

    • euroscience ha detto:

      L’elettoralismo borghese esiste a tutti i livelli, dalle cariche accademiche, alle decisioni didattiche, alle commissioni di concorso. Buon NO B-DAY a tutti!

  116. DP ha detto:

    Ah, elettoralismo borghese, appunto, ma nessuna democrazia vera. Ma direi di più, qui siamo all’elettoralismo feudale in senso stretto. Ché il principio minimo della democrazia borghese, ossia una testa un voto, non è affatto rispettato nell’università. Attendiamo ancora la nostra rivoluzione francese, che spodesti i monarchi assoluti e i suoi cortigiani.

    • euroscience ha detto:

      Togliere il potere a monarchi e cortigiani, e affidarlo ad una categoria di Professionisti della Gestione delle Universita’, competenti nella materia.

  117. DP ha detto:

    No, no, niente “esperti” al potere. La tecnocrazia non è democrazia. Perché questa paura del “popolo”? Noi stessi – lavoratori e studenti – “meritiamo” il “potere”. O meglio, vogliamo superare ogni “potere separato”: autogestione permanente (che non vuol dire assenza di regole, ma accettazione di regole date dalla collettività per la collettività. Auto-nomia, quella vera. Beh, basta fantasticare…(si conferma sennò quello che avevo detto su questo blog, che sta diventando una barzelletta).

  118. euroscience ha detto:

    E’ necessario un Albo di persone competenti nella gestione delle Universita’, da cui trarre un certo numero di Consiglieri Indipendenti da mettere nei Consigli di Amministrazione.

    I Gestori dell’Albo dovranno garantire il rispetto dei piu’ rigorosi standard di competenza e trasparenza, a beneficio di tutte le parti interessate al buon funzionamento dell’istituzione universitaria – dall’Autorita’ Pubblica alle famiglie.

  119. Lisa ha detto:

    Beati Euroscience e gli Apristi, perché di essi sarà l’Università italiana. Le porte delle Facoltà vi si spalancheranno davanti; i Dipartimenti vi aspettano come gli ebrei Mosè. Ma non dite, per favore, che sarà stato per i vostri meriti scientifici e non per i rapporti (il buon Clemente Mastella le chiama candidamente amicizie) che sarete riusciti a stabilire. L’amicizia con un ministro in carica o con un ex sottosegretario o con qualche parlamentare baronetto non è, in sé, migliore o peggiore di una collaborazione scientifica. La storia del merito (vostro e mai degli altri) possibilmente raccontatela a chi ci casca!

  120. France ha detto:

    Guarda un po’ qui http://ricercatoriprecari.blogspot.com/2009/12/perche-non-bandite.html e poi dimmi un po’ quante probabilita’ ho adesso io di vincere un concorso a Trento, a Bari, a Padova (devo continuare?)

  121. guglielmo ha detto:

    @ lisa
    ma prima di scrivere lo accendi il cervello?

    quali amici si son fatti gli apristi? hanno polemizzato con tutti: sindacati, governo, crui, singoli atenei. Han polemizzato col senato accademico di pisa per i cntratti d’insengmaneto gratuiti, con perugia per la discriminazione dei precari, con foggia per i ric. td, con pavia, sassari, salerno, polimi per i bandi irregolari, con trento perché non bandiscono i posti mussi. Mi fermo qui ma potrei continuare a lungo.

  122. onanista ha detto:

    Lisa &Co. (RNRP e moschette bianche della FLC): posizioni ideologizzate, di facciata oppositori dei poteri forti, nella realtà percolano dal più becero potere (vedi sindacati e loro reciclarsi, quando ce la fanno).
    APRI&Co.: zanzare ronzanti intorno ai poteri forti, ogni tanto gli fanno girare la testa, ma prima o poi verranno schiacciati da una mano più vispa delle altre.

    io mi preparo un soufflè, massima goduria culinaria…

  123. Gianni ha detto:

    Difendo Lisa, cari Apristi.
    Il vostro essere vicini ai poteri forti, di destra o di sinistra che siano, gli stessi che hanno sputtanato l’Italia, sembra mooolto strano e interessato. Quando (spero che avvenga, anche se non ne sono sicuro) sara’ chiaro a tutti che la sbandierata “meritocrazia” serve solo a perpetuare l’andazzo delle amicizie, da qualunque parte vengano.

  124. Gennaro ha detto:

    d’accordo con Gianni. L’odio e il disprezzo verso l’Università sbandierato dagli apristi è pari a quello che ha il governo: per questo s’intendono nella sostanza, nonostante qualche divergenza di superfice.
    La sbandierata meritocrazia nasconde un progetto reazionario sull’università pubblica. Del resto, il buon Giavazzi e gli aprisiti ancora ci devono spiegare perché i concorsi della I e II tornata saranna più meiritocratici di prima: chi ha più amici vince. CHe c’entra il merito? Anzi aumenteranno gli arbitri, che saranno coperti con la sorte. Ragionamento tipico del commissario: sì, è vero, ho esagerato a far vincere x. Ma quando mai mi ricapiterà di stare in commissione?

  125. bartlindon ha detto:

    Ah! Sempre gli stessi discorsi da decenni….
    progetto reazionario sull’universita’ pubblica…
    meritocrazia serve a perpetuare l’andazzo delle amicizie..
    odio e disprezzo verso l’Universita’…

    L’importante avere qualcuno contro cui scagliarsi, chiunque agisca in maniera “non conforme”.
    Siete ancora piccoli, e pensate di capire tutto.
    Con questo non dico che io capisco piu’ di voi, ma conservo un po’ di umilta’ per ammetterlo.

    Vi consiglio, tra le letture utili, per farvi comprendere come anche il vostro linguaggio si sposi alla vostra vetusta ideologia: http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/Libri-Opuscoli/universitari2005.html

  126. cane sciolto ha detto:

    @Gennaro

    È probabile: chi avrà più amici vincerà. Non è una situazione particolarmente esaltante, ma resta un grosso passo avanti rispetto a prima, quando bastava averne uno solo, di amico.

    Riguardo gli Apristi, pur essendo stato spesso in disaccordo con le loro opinioni e iniziative, ne rispetto l’averle portate avanti rischiando in proprio, senza secondi fini politici, e con grande incisività.

    @onanista

    anche le zanzare, nel loro piccolo, …
    E sono migliaia di anni che l’umanità cerca invano di farle fuori.

  127. Gianni ha detto:

    Giusto per puntualizzare che non sono contro la meritocrazia (e chi lo e’???), ma contro l’uso della parola che oggi si fa (non solo da parte del governo, ma anche da parte dei baronetti alla Modica), che serve solo a nascondere un tipo di reclutamento forse peggiore di quello attuale, basato sulla “vicinanza” ai poteri forti. E sinceramente non credo piu’ all’azione “disinteressata” degli apristi.

  128. Onda ha detto:

    Scusate, ma anche l’Onda l’anno scorso aveva proposto commissioni di soli ordinari col sorteggio puro.
    Quindi di che cosa stiamo parlando?

  129. Gennaro ha detto:

    @Gianni

    “…che serve solo a nascondere un tipo di reclutamento forse peggiore di quello attuale”

    a questo proposito pochi notano qualcosa di inevitabiile e di sinistro a proposito dei concorsi a prof. del Disegno Gelmini : l’idoneità su criteri “oggettivi” accompagnata dalla lista aperta e non graduata porterà fatalmente a concedere l’idoneità a tutti quelli che soddisfano i requisiti necessari, alla faccia del merito. Dopo di che gli amici saranno quelli che ti garantiranno una chiamata da una Facoltà, mentre gli altri staranno a guardare.

  130. France ha detto:

    In base a cosa, o Gianni, non credi piu’?

  131. Gennaro ha detto:

    @Cane sciolto

    “ma resta un grosso passo avanti rispetto a prima, quando bastava averne uno solo, di amico.”

    Fammi capire: è una questione di quanto è ampia la rete delle amicizie? L’enorme passo avanti sarebbe che é la rete diventa più ampia. Magniifco. E poi per i concorsi da prof. la rete doveva essere ampia anche prima, quindi il tuo discorso non vale.

  132. Untenured ha detto:

    se volete fare i radicali fatelo bene e non perdete tempo in teorie complottiste ridicole…

    ———————
    Call for Papers/Ideas

    “Beneath the University, the Commons”
    A conference at the University of Minnesota
    April 8-11, 2010
    http://beneaththeu.org

    Seemingly discrete struggles over the conditions of university life
    have erupted around the world within the past year. These struggles
    share certain commonalities: outrage over precarious and exploitative
    conditions, the occupation of university spaces, and goals of
    reclaiming education from state and corporate interests. It is
    becoming increasingly apparent that recent struggles over the
    university are not merely discrete events. They express a wider
    collective desire for direct control over the means of production and
    forms of life; a desire to create relationships of learning,
    collaboration, and innovation beyond the university’s attempts to
    quantify and discipline them.

    Although the modern university has served the interests of the state
    and capital since its inception, the past thirty years have witnessed
    tightened ties with corporate, financial, and geopolitical interests.
    The subsumption of higher education under capital-driven business
    models has intensified the expropriation of the products of
    cooperative labor. With the proliferation of student-consumer and
    scholar-manager subjectivities, we increasingly find ourselves
    uncomfortably and often unwittingly occupying the role of active
    participants in these trends. As the global struggles over the past
    year have illustrated, however, opposition to these mechanisms of
    capture is mounting, as are creative strategies for alternatives and
    exodus. Struggles against the corporate university are linking up
    across borders; the slogan of the International Student Movement, “One
    World – One Struggle : Education is Not for Sale,” and the slogan of
    the Anomalous Wave, “We Won’t Pay for Your Crisis,” appear in actions
    across Europe, the Americas, and South Asia.

    “Beneath the University, the Commons” builds on the work accomplished
    by activists, organizers, artists, and academics at the “Re-thinking”
    and “Re-working” the University Conferences of 2008 and 2009
    (www.reworkingtheu.org), while expanding the scope of our discussions
    and bringing together more international scholars in order to address
    an increasingly volatile global situation. Our goal is to aggregate
    and accelerate our knowledge of university conditions and our
    collective acts of resistance to them, including alternative forms of
    engaging with each other and with the world. To this end, the 2010
    conference will draw together a diverse set of people committed to
    exploring how we can understand, create, and experiment with the
    commons beneath the university. Our questions include but are not
    limited to:

    //How do we enact and sustain occupations of the university in the
    exceptional times and spaces of the everyday?

    //How do we generate an international “undercommons,” maintaining
    subversive positions as actors within, rather than of, the spaces of
    the university?

    //How can unionization projects and occupation struggles learn from
    and collaborate with one another?

    //How do we negotiate the line between stability and revolutionary
    effectiveness?

    //How do we open up sustainable and livable spaces for radical
    research, education, and scholarship without being subsumed by the
    publish-or-perish disciplinary apparatus?

    //How can we collaboratively map and share research, information,
    tactics, and cultures?

    //In recognition that our conditions are a part of a larger set of
    global occupations and injustices, how do we link with social
    movements outside of and across the university?

    This four-day event will consist of two days of conference sessions
    bracketed by two days of workshops, writing collaborations, skill
    shares, and plenty of time for sustained conversations among
    participants. We are accepting proposals both for formal papers and
    for non-conventional forms of participation.

    — If you would like to present a paper, please submit an abstract and
    a CV or brief biographical statement.

    — If you would like to participate in another way (by leading a
    workshop, facilitating a roundtable, presenting media, etc), please
    submit a brief (1-2 pages) description of the proposed activity and
    include what kind of resources we would need to provide, along with a
    CV or brief biographical statement.

    All proposals should be addressed to conference@beneaththeu.org, and
    must be received by January 1, 2010.

    For more info, see http://beneaththeu.org

  133. Untenured ha detto:

    Call for Papers/Ideas
    ———————–

    “Beneath the University, the Commons”
    A conference at the University of Minnesota
    April 8-11, 2010
    http : // beneaththeu. org

    Seemingly discrete struggles over the conditions of university life
    have erupted around the world within the past year. These struggles
    share certain commonalities: outrage over precarious and exploitative
    conditions, the occupation of university spaces, and goals of
    reclaiming education from state and corporate interests. It is
    becoming increasingly apparent that recent struggles over the
    university are not merely discrete events. They express a wider
    collective desire for direct control over the means of production and
    forms of life; a desire to create relationships of learning,
    collaboration, and innovation beyond the university’s attempts to
    quantify and discipline them.

    Although the modern university has served the interests of the state
    and capital since its inception, the past thirty years have witnessed
    tightened ties with corporate, financial, and geopolitical interests.
    The subsumption of higher education under capital-driven business
    models has intensified the expropriation of the products of
    cooperative labor. With the proliferation of student-consumer and
    scholar-manager subjectivities, we increasingly find ourselves
    uncomfortably and often unwittingly occupying the role of active
    participants in these trends. As the global struggles over the past
    year have illustrated, however, opposition to these mechanisms of
    capture is mounting, as are creative strategies for alternatives and
    exodus. Struggles against the corporate university are linking up
    across borders; the slogan of the International Student Movement, “One
    World – One Struggle : Education is Not for Sale,” and the slogan of
    the Anomalous Wave, “We Won’t Pay for Your Crisis,” appear in actions
    across Europe, the Americas, and South Asia.

    “Beneath the University, the Commons” builds on the work accomplished
    by activists, organizers, artists, and academics at the “Re-thinking”
    and “Re-working” the University Conferences of 2008 and 2009
    (www. reworkingtheu. org), while expanding the scope of our discussions
    and bringing together more international scholars in order to address
    an increasingly volatile global situation. Our goal is to aggregate
    and accelerate our knowledge of university conditions and our
    collective acts of resistance to them, including alternative forms of
    engaging with each other and with the world. To this end, the 2010
    conference will draw together a diverse set of people committed to
    exploring how we can understand, create, and experiment with the
    commons beneath the university. Our questions include but are not
    limited to:

    //How do we enact and sustain occupations of the university in the
    exceptional times and spaces of the everyday?

    //How do we generate an international “undercommons,” maintaining
    subversive positions as actors within, rather than of, the spaces of
    the university?

    //How can unionization projects and occupation struggles learn from
    and collaborate with one another?

    //How do we negotiate the line between stability and revolutionary
    effectiveness?

    //How do we open up sustainable and livable spaces for radical
    research, education, and scholarship without being subsumed by the
    publish-or-perish disciplinary apparatus?

    //How can we collaboratively map and share research, information,
    tactics, and cultures?

    //In recognition that our conditions are a part of a larger set of
    global occupations and injustices, how do we link with social
    movements outside of and across the university?

    This four-day event will consist of two days of conference sessions
    bracketed by two days of workshops, writing collaborations, skill
    shares, and plenty of time for sustained conversations among
    participants. We are accepting proposals both for formal papers and
    for non-conventional forms of participation.

    — If you would like to present a paper, please submit an abstract and
    a CV or brief biographical statement.

    — If you would like to participate in another way (by leading a
    workshop, facilitating a roundtable, presenting media, etc), please
    submit a brief (1-2 pages) description of the proposed activity and
    include what kind of resources we would need to provide, along with a
    CV or brief biographical statement.

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    For more info, see http: // beneaththeu. org

  134. cane sciolto ha detto:

    Caro Gennaro,

    Prima: tre commissari nemici.
    Ora: un commissario nemico, gli altri due sorteggiati; possono essere amici, neutrali o nemici, in tutte le combinazioni ma è comunque probabile che ci sia sempre un commissario in minoranza a scrutinare attentamente le decisioni.

    • guglielmo ha detto:

      aggiungerei che prima il commissario era uno solo, gli altri due (ass. e ric.) erano comparse o poco più.

      ora sono tre parigrado che possono anche scontrarsi

  135. France ha detto:

    Commento
    Tra 2 giorni c’e’ lo sciopero indetto dalla CGIL. I fondi Mussi per il 2009, ad onta di quanto “promesso” quasi un mese fa, NON sono stati distribuiti. Dei 1050 del 2008 ne sono stati banditi nemmeno meta’. Se leggete qui
    http://www2.unitn.it/minirass/immagini/091209N/2009120932544.pdf

    http://www2.unitn.it/minirass/immagini/091209N/2009120932543.pdf
    e qui
    http://ricercatoriprecari.blogspot.com/2009/12/perche-non-bandite.html

    trovate la prova che c’é’ una precisa strategia della CRUI, svelata candidamente dal rettore di Trento, per non bandire piu’ e tenersi i soldi. GIU’ LE MANI DAI FONDI MUSSI dovrebbe essere l’único slogan dei ricercatori precari, e’ una questione di principio e di sostanza irrinunciabile, al di la’ delle opinioni sui sorteggi, su France che e’schiavo dei poteri forti e bacia la foto di Pizza 5 volte prima di andare a dormire, etc… Cari FLC che leggete, la possiamo fare questa battaglia?

  136. France ha detto:

    Commento
    Tra 2 giorni c’e’ lo sciopero indetto dalla CGIL. I fondi Mussi per il 2009, ad onta di quanto “promesso” quasi un mese fa, NON sono stati distribuiti. Dei 1050 del 2008 ne sono stati banditi nemmeno meta’. Se leggete qui
    www2 . unitn.it/minirass/immagini/091209N/2009120932544.pdf
    www2 . unitn.it/minirass/immagini/091209N/2009120932543.pdf
    e qui
    ricercatoriprecari . blogspot.com/2009/12/perche-non-bandite.html

    trovate la prova che c’é’ una precisa strategia della CRUI, svelata candidamente dal rettore di Trento, per non bandire piu’ e tenersi i soldi. GIU’ LE MANI DAI FONDI MUSSI dovrebbe essere l’único slogan dei ricercatori precari, e’ una questione di principio e di sostanza irrinunciabile, al di la’ delle opinioni sui sorteggi, su France che e’schiavo dei poteri forti e bacia la foto di Pizza 5 volte prima di andare a dormire, etc… Cari FLC che leggete, la possiamo fare questa battaglia?

  137. Lenin ha detto:

    Beh, proprio oggi il Coordinatore dei ricercatori precari della FLC avrebbe incontratto il rettore di Trento in occasione di questa conferenza

    http://www.dottorato.it/index.php?option=com_content&task=view&id=295&Itemid=1

    Chissà che l’articolo sul Corriere di Trento non sia circolato.

  138. andrea ha detto:

    domani c’è lo sciopero generale scuola-università della Cgil e su questo sito c’è la calma più piatta..

    • bartlindon ha detto:

      Beh, una risposta, tra le tante gia’ date, a chi afferma che
      Gli “apristi” li conosciamo tutti. Homini sunt, hanno anche loro i LORO interessi
      giusto per prendere l’affermazione di Elena, ma potrei citarne altre da parte della fantomatica Miriam, o di Carlo, Gennaro, Lisa, Gianni… L’unico a non aver fatto affermazioni simili e’ Ario, e ne ha ben donde, da buon politico.

  139. bartlindon ha detto:

    I sindacati dicono che saranno 3 milioni.

    Le motivazioni sui giornali sono le seguenti:
    “La protesta di 8 ore è stata indetta per sollecitare il rinnovo dei contratti di categoria, per la stabilizzazione dei precari e contro la riforma della pubblica amministrazione voluta dal governo.”

  140. bartlindon ha detto:

    E dal volantino FLC:
    ✔ Per il rilancio di stabilizzazioni e
    assunzioni
    ✔ Contro i licenziamenti
    ✔ Per difendere la ricerca pubblica

    E uno stralcio del volantino:
    Oggi siamo di fronte alla palese responsabilità di molte amministrazioni indisponibili anche a compiere atti dovuti come stabilizzare chi ne ha diritto o bandire un concorso riconoscendo l’anzianità come la stessa legge prescrive.

    Cosi’ si va poco avanti….

  141. bartlindon ha detto:

    Ma a questa gente interessa LA Ricerca?
    Interessa che il Paese vada avanti?
    Che si esca dal pantano dove ci hanno portato dinamiche incrostate, vecchi e marci ideologismi, privilegi di pochi? E’ chiaro che guardo all’universita’, pensando che questa sia il motore del nostro paese.
    Ma se continuiamo a difenderla cosi’, appellandoci alle stabilizzazioni, senza voler smuovere alcunche’ dei meccanismi che regolano questo sistema che ha mostrato tutte le sue falle, incapacita’, incompetenze, arbitri sventolati come autonomia, guardando alla difesa urlata dell’immediato…

  142. bartlindon ha detto:

    Comunque le conclusioni del volantino sono sicuramente condivisibili:
    Senza investimenti su ricerca e istruzione
    non si esce dalla crisi

    Quindi, al di la’ delle polemiche, come ho detto altre volte ogni forma di assemblea e’ benvenuta. E quindi buona manifestazione a tutti! (e’ anche una bella giornata…)

  143. guglielmo ha detto:

    @ bartlindon
    la risposta è “non tanto”. a “questa gente”, come tu li chiami, interessa avere il culo al caldo. a qualcuno piace protestare. a nessuno frega davvero tanto della ricerca

  144. bartlindon ha detto:

    Guglielmo, non credo che a chi protesta interessa avere il culo al caldo; sicuramente molti di loro sono mossi dall’idea di voler fermare una deriva che questo governo in particolare ha dato. Ma temo che le modalita’, come detto gia’ molte volte, non portino a niente.
    Senza contare, come tu sottolinei, che a nessuno sembra importare veramente della ricerca, quanto invece delle stabilizzazioni, o di piccole (o quantomeno non progettuali) rivendicazioni. Non esiste un’idea sul cambiamento del sistema, uno sguardo al futuro (a meno che i futuro non faccia rima con auto-qualcosa (gestione, studio, riforma….)

  145. avvenTizio ha detto:

    Con il termine RICERCA si intende genericamente un lavoro prestato allo Stato senza alcun diritto sindacale, senza previdenza, senza retribuzione, senza continuità del mestiere, oppure si intende un lavoro normale nell’ambito della ricerca scientifica?
    Ricerca=Lavoro
    e non
    Ricerca=Martirio

  146. guglielmo ha detto:

    qualcuno sa qualcosa del milleproroghe in cui dovrebbe esserci anche norma che proroga attuali norme sulal composizione delle commissioni?

  147. poveraitalia ha detto:

    intervista su repubblica al grande luminare della ricerca italiana…: Francesco Cerisole…

    come siamo messi male !!!!

  148. France ha detto:

    Ah, questo clima d’odio e’insopportabile. Va a finire che mi tirano una torre di Pisa in faccia…

  149. guglielmo ha detto:

    ma qui a nessuno frega nulla di quel che succede?
    non vi importa nulla del dm uscito sui mussi 09?
    non vi importa nulla delle gravissime dichiarazioni di bassi?

    siete già tutti in vacanza?

    vabbè, io trasmigro sull’altro blog che almeno è vitale

  150. Paolo ha detto:

    Dipende: “vitale” per fare cosa? Essere “vitali” per fare cose inutili o masochistiche non e’ un pregio.

    Che i posti sarebbero stati pochi si sapeva; il numero 4000 era gia’ basso e chiaramente truccato, in piu’ ora essendo completamente finanziati dal MIUR e’ dimezzato anche il numero reale.

    Che le nuove regole concorsuali non cambieranno nulla ce ne accorgeremo tutti quando se ne vedranno i risultati.

    L’unica battaglia che valeva e vale la pena di combattere e’ quella contro i tagli all’Universita’, e questo non si fa dalla pagina di un blog, soprattutto se i pochi che intervengono su tali blog nutrono la convinzione di essere gli unici precari che lavorano e che tutti gli altri siano dei fannulloni.

    • andrea ha detto:

      @ paolo
      scommetto che non sei precario, vero?

      @ guglielmo
      don’t feed the beast, non dargli corda, non nutrire la bestia morente e malata

      • Paolo ha detto:

        Magari, se fosse cosi’ non sarei qui a incazzarmi come una bestia (come dici tu; la differenza e’ che non sono ne’ una bestia “malata” ne’ tanto meno “morente”, ma anzi piena di orgoglio e di indomita fierezza).

        Io sono precario da molti anni (e senza una seconda occupazione, al contrario di molti apristi).

        E ti aggiungo: io ho una laurea di quelle “serie” (tanto per capirsi), titolo di dottorato, anni di contratti e di assegni di ricerca e ho una lista molto corposa di titoli e di pubblicazioni su riviste internazionali.

        Se mi ritrovo in questa condizione e’ solo perche’ mi ritrovo in un dipartimento in cui, a causa delle ristrettezze economiche, non si bandiscono concorsi da lungo tempo. E perche’ ho scelto di resistere e di non scegliere la strada dell’espatrio, che mi avrebbe permesso una rapida carriera, cosi’ come l’ha permessa a molti miei colleghi non piu’ validi di me. E perche’ amo la ricerca e quindi ho scelto di proseguire questo lavoro.

        Dopodiche’ ritorno alla mia occupazione, perche’ ogni minuto passato a rispondervi e’ tempo perso. E poi vi chiedete perche’ questo blog non sia “vitale”….

      • andrea ha detto:

        paolo
        in un paese “normale” avresti già vinto un concorso in un’altra sede e non saresti impantanato nella precarietà… noi per questo lottiamo

      • bartlindon ha detto:

        Paolo, sono nella tua stessa condizione, ma la penso diversamente da te.
        Quindi?
        Non ritengo di fare cose inutili e masochistiche.
        Che la battaglia contro i tagli sia doverosa e necessaria nessuno lo mette in dubbio, apri compresa, credo.
        Che questa sia l’UNICA battaglia da combattere, come tu affermi, mi trova FORTEMENTE in disaccordo.
        Se pero’ tu vuoi combattere SOLO quella battaglia, vedo masochistico da parte tua chiedere che anche gli altri si allineino alle tue idee e al tuo modo di combatterle.

        Certo, nel merito, la battaglia di FLC non mi sembra essere (solo) contro i tagli, ma soprattutto per fare nuovi adepti, tramite le stabilizzazioni.

  151. sconfitta dell'apri ha detto:

    E ora cari apristi? Avete FALLITO!
    http:// www. miur.it/ UserFiles/3231. pdf

  152. guglielmo ha detto:

    ????

    più che sconfitta dell’apri direi batosta per tutti i precari

  153. guglielmo ha detto:

    è colpa di apri se per sanare i tagli il miur ha fatto un conteggio degli stipendi medi che aiuta a rimpinguare le casse degli atenei e non li spinge a bandire?

  154. sconfitta dell'apri 2 ha detto:

    Guarda che a prenderla nel c. siamo tutti.
    Tu continua a dire che apri ha fallito, mentre tu che hai combinato?
    Solo capace di prendertela con chi qualcosa cerca di farla!
    Bravo!

  155. sconfitta dell'apri 2 ha detto:

    Se invece di sparare su apri e su chi fa qualcosa muoveste il c..ulo e fare davvero un po’ di casino… (non ci dovevano essere le mobilitazioni, okkupazioni e alberi di natale bruciati in piazza?)
    http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_21/gelmini-tagli-precari-ricerca_75f5e65c-ee3c-11de-9127-00144f02aabc.shtml

  156. guglielmo ha detto:

    in culo a chi ci vuole male

  157. Paolo ha detto:

    Boh, comunque io vorrei proprio capire in base a che dati il “valore del costo medio per assegni fissi dei ricercatori per l’anno 2009” sarebbe “pari ad euro 57.446”. Mi pare proprio una delle solite mascalzonate del duo Tremonti-Gelmini, per poter ulteriormente dimezzare (e oltre) il numero di posti. Spero che dopo questa ulteriore presa per i fondelli qualcuno non continui a inciuciare con l’attuale responsabile del MIUR.

  158. euroscience ha detto:

    Cosi’ imparano quei Ministri che vogliono fare cose tipo “reclutamenti straordinari” e simili Atti Sindacali in Luogo Pubblico.
    Si facessero un clistere, invece. IL reclutamento deve essere gestito dalle Universita’ in forma ordinaria e ben programmata, e a questo fine va cambiata la governance (meglio sarebbe cambiare anche tuuta la forma giuridica contrattuale, ma queasto e’ un altro discorso).

    FUORI LA DEMOCRAZIA DALL’UNIVERSITA’!

    BASTA ATTI SINDACALI IN LUOGO PUBBLICO!!

  159. Paolo ha detto:

    E ecco il solito commento di Euroscience=Renzino l’Europeo=R.R., il grande politicante della ricerca e ancor piu’ grande amante della democrazia.

    Ora ci siamo proprio tutti; tra poco arriva la neuro, ci rinchiudono e buttano via la chiave (e non avrebbero tutti i torti).

    • Rosanna ha detto:

      A proposito di “Renzino l’Europeo”, io sarei quasi per la pubblicazione obbligatoria del CV o quanto meno del numero di pubblicazioni per chiunque voglia scrivere sul blog. Sono sicuro che ne vedremmo delle belle, soprattutto tra chi si proclama “europeo”, “meritocratico”, e simili. La saccenza nasconde (quasi) sempre insicurezza.

      • Paolo ha detto:

        Eh, gia’.

      • Anonimo ha detto:

        Veramente quando si è suggerito di abbandonare l’anonimato e firmarsi con nome e cognome (come avviene nel forum APRI), qui sul blog si sono sollevate innumerevoli voci di protesta. E allora, che proponete? Di pubblicare in rete CV anonimi?

  160. Paolo ha detto:

    …e che nessuno si offenda, eh! E’ semplicemente un’osservazione ironica (tant’e’ che mi ci sono incluso).

  161. miriam ha detto:

    Io non leggo più da tempo i post e le mail di euroscience, renzino, ecc..

    Uno che scrive ogni 3 parole “noi europei” e “voi italiani” si commenta da solo.

  162. sconfitta dell'apri 2 ha detto:

    Beh, che fossi disinformata e che leggessi solo quello che ti pare a te e come ti pare a te l’avevamo capito.
    Brava!

  163. sconfitta dell'apri 2 ha detto:

    Almeno sul fronte apri qualcosa si vede!
    http://ricercatoriprecari.blogspot.com/2009/12/doccia-fredda-per-i-ricercatori-i-posti.html
    Che comunque la Gelmini cercano di sputtanarla con le sue stesse parole!

    E qui invece? A questo blog non seguono i fatti. E io che continuo a leggere sperando che qualcosa accada! Che i precari si rivoltino contro i loro baroni! che si okkupi tutto!
    E invece? NIENTE! una manifestazione giusto per far casino e basta.
    Rivoluzionari di latta….

  164. Gianni ha detto:

    Il risultato (e secondo me anche l’obiettivo) di APRI e’ sempre stato quello di bloccare tutto. La RNRP e’ praticamente impotente, ma APRI ha fatto decisamente piu’ danni, aderendo a slogan del tutto privi di significato e a campagne montate ad arte per bloccare i concorsi e risparmiare.

  165. paolo ha detto:

    A me pare che l’Apri abbia solo cercato di introdurre più meritocrazia nei concorsi.

  166. sconfitta dell'apri 2 ha detto:

    La RNRP e’ morta.
    APRI puzza.
    CGIL e’ ipocrita.
    Tutto al macero.
    Rivoluzionari di latta.

  167. noemi ha detto:

    Volevo augurare a tutti voi precari un felice inizio di anno. Buon annoooo, soprattutto a voi che siete in balia di rinnovi di contratto da 5-10 anni e che magari vi godete a metà le vacanze, da un lato felici per non essere disoccupati da un altro, penso io, un pò incazzati perchè alla fine vi rendete conto da soli di non essere al nostro livello.
    Già perchè ai miei tempi si che eravamo bravi e capaci,tanto da diventare subito ricercatori e magari professori, veloci veloci e senza ste minchiate di phD e di assegni. Grazie a ciò ora mi godo le mie vacanze pacifico e beato con il mio bello stipendio sicuro a vita tranquillo, tranquillo, sufficientemente maggiorato grazie agli scatti stipendiali (ah forse voi non conoscete il significato di questa parola) e con la pancia piena per una tredicesima cospicua (altro termine a voi sconosciuto… gnuranti).
    Brindo a voi, al vostro lavoro a basso costo che permette alle università di mantenere una buona produttività scientifica.
    Dimenticavo… un consiglio: non prendetevela troppo se come uomo ”costo” quanto tre di voi in fondo in fondo…. è la legge del menga.

  168. Appello_per_il_blog ha detto:

    Salve a tutti e buon anno! Vorrei rivolgere un appello ai sindacati o ad eventuali associazioni di precari dell’univ. e della ric. Personalmente ritengo che le posizioni in questo momento più condivisibili sul tema precariato nel mondo dell’univ. siano quelle della FLCGIL, mentre non condivido assolutamente la linea dell’APRI. Devo però constatare che il blog APRI è molto più vivo e aggiornato di questo. Chiedo quindi agli amministratori o a chi può intervenire, di cercare di tenere vivo il più possibile questo blog o di segnalarne altri o crearne ex novo uno alternativo, per cercare di dare voce anche alle posizioni della CGIL e simili che io credo fermamente siano quelle maggioritarie tra i precari, ma che ormai, contrariamente a quelle di APRI, trovano sempre meno spazio sui quotidiani e sui vari organi di informazione, oltre ad essere ignorate dal Governo e dai comuni cittadini. Vi prego, se ci siete battete un colpo!

    • Tito ha detto:

      Potresti riassumere brevemente le posizioni della FLC CGIL, in materia di precari della ricerca, che ti piacciono tanto, e quelle dell’APRI, che non condividi? Tanto per sapere di cosa stiamo parlando.

      • Appello_per_il_blog ha detto:

        Per esempio: più fondi e più posti; sì alla terza fascia di docenza; sì alle stabilizzazioni; no al modello anglosassone per l’università e la scuola.

      • euroscience ha detto:

        Forse e’ un Appello_per_la_Bielorussia ?

  169. patrizia ha detto:

    questo blog è morto.
    la rnrp è morta è han venduto le spoglie mortali alla CGIL.
    la CGIL se ne strasbatte dell’università e quando se ne occupa considera i precari della ricerca come fossero metalmeccanici o colletti bianchi.

  170. Renatino ha detto:

    Alcune domande da parte di un giovane:

    Qual’ è lo stipendio di un borsista, dottorando o di un assegnista di ricerca?

    Qual’ è lo stipendio di un ricercatore? Quello di un Prof. Associato e di un Prof. ordinario?

    Quali sono i doveri di un borsista, dottorando o assegnista di ricerca in termini di produttività ed in base a quale criteri oggettivi viene assicurata una continuità lavorativa a quste figure?

    Quali sono i doveri di uno strutturato in termini di produttività scientifica?

    Quali sono i diritti di un non strutturato o meglio come vengono definiti i suoi contributi assistenziali ai fini pensionistici? Esiste un’indennità di disoccupazione in caso di scadenza o mancato rinnovo del contratto? Nel contratto viene considerata anche la tredicesima e la quattordicesima mensilità? Per un borsista e/o assegnista esistono gli assegni familiari?

    Gli scatti stipendiali esistono anche per le figure ‘’precarie’’; ovvero strutturati e non strutturati godono degli stessi diritti ?

    Nel caso in cui un non strutturato impegnato in attività di ricerca e con contratto a scadenza si trovi ad operare in ambiti scientifici che implicano il rischio biologico/chimico, esistono misure contrattuali dedicate alle particolari condizioni lavorative come ad esempio indennità economiche, garanzie di continuità contrattuale, contributi per spese sanitarie ecc.?

    Esistono delle limitazioni al numero di anni di precariato e delle regole che garantiscano l’accesso alla carriera universitaria dopo il raggiungimento di obiettivi prefissati (numero di pubblicazioni, titoli, attività, esperienze all’ estero)?

    E’ giusto dire che nel mondo universitario il futuro delle nuove generazione è praticamente nelle mani di Dio?

  171. guglielmo ha detto:

    dottorando: 1000
    borsista: dipende
    assegnista 1200

    strutturati dipende dall’anzianità

    doveri sostanzialmente non certificati ne verificati per i non strutturati. certificati ma non verificati per strutturati. ognuno fa un po’ come gli pare

    nessuna indennità di disoccupazione perché un assegnista ecc. non è un lavoratore ma è considerato un fruitore di borsa di studio. nessuno scatto stipendiale per i non strutturati e nessuna garanzia per chi fa lavori “a rischio”

    massimo 8 anni tra assegno e dottorato. nessuna regola che garantisca che una volta fatto il proprio dovere ci si strutturi: dipende dagli sponsor, dalle circostanze, dalla fortuna.

    il futuro dei precari è nelle mani di dio se sei credente, altrimenti, e più onestamente parlando, non hanno futuro

  172. euroscience ha detto:

    Poteri forti e’ un po’ una locuzione ideologica.
    Meglio sarebbe se i precari si alzassero dalle loro assemblee con dei pensieri un po’ piu’ forti.
    Bene, invece, per quelle associazioni e quelle iniziative che promuovono la circolazione di idee e l’identificazione dei veri poteri da combattere e da sfidare, in primis i Baroni e i loro tirapiedi.

    • Pippo ha detto:

      Caro ideologo del libero mercato ti ricordo che il PRIN2009 non e’ uscito e che il PRN2008 non e’ ancora stato assegnato. Perche’ non te la prendi con il governo e i suoi leccapiedi che con la scusa di nessun soldo senza meritocrazia stanno facendo fallire la ricerca di che lavora ? Quanti precari che erano pagati con i soldi PRIN dovranno’ cercare un nuovo lavoro ?

      • euroscience ha detto:

        Primo, non sono un “ideologo del libero mercato” – e ho spesso replicato alla fumettistica di stagione avanzata su questo tema.
        Io ho fatto solo notare un punto politico, di tensione oggettiva fra i precari e il sistema Università-ricerca come e’ adesso.
        Che ci si debba lamentare di questo (come di altri ) Governi, e’ un fatto anch’esso, che si riconduce, a ben vedere, a lamentarsi della società italiana contemporanea e della Politica che esprime.

      • Pippo ha detto:

        Tu identifichi nei baroni e nei loro tirapiedi i NEMICI quando questi sono invece il GOVERNO la CONFINDUSTRIA e il partito della meritocrazia la si applica agli altri. NO MONEY NO PARTY

      • bartlindon ha detto:

        Pippo, meno noccioline!
        Mi sembri uscito dai fumetti anni 70….

  173. stefano ha detto:

    Leggendo il sito del Miur vedo che sono stati banditi 1.186 posti di ricercatore 2° sessione 2008. Vi è una scadenza entro cui si può bandire?

  174. prestiti veloci ha detto:

    prestiti thank you for sharing

  175. prestiti veloci ha detto:

    ma dobbiamo stare qui a parlare dei tuoi “conflitti di interesse” e delle tue motivazioni politiche?

  176. franco ha detto:

    Sembra che i concorsi possano essere banditi entro la primavera del 2010 con elezioni in estate.

  177. miriam ha detto:

    Bisognerebbe anche dare un po’ di appoggio alla proposta di abolire gli associati anziché i ricercatori. O siamo tutti d’accordo sul fatto che le bastonate devono prenderle sempre gli stessi (i più deboli)?

  178. Antonella ha detto:

    Di chi è questa proposta? E’ interessante…

  179. guglielmo ha detto:

    è una prpoposta senza senso che allontenerebbe l’italia dal mondo civile.
    quel che ci vuole è una posizione di lecturer alla base, al posto del ricercatore. non eliminare il ricercatore o l’associato.

  180. miriam ha detto:

    Mi sembra chiaro che la proposta va letta come compromesso con le posizioni della Gelmini. Le fasce scenderanno a due, su questo mettiamoci l’anima in pace. Ora, dovendo rassegnarsi a questo, domandiamoci: è peggio abolire i ricercatori o gli associati?

    Se si aboliscono i ricercatori si crea una transizione infinita, si costringono i precari all’emigrazione e si mette in piedi un meccanismo dove la gente che entrerà sarà già ad un livello alto di carriera e da quel momento non sarà più valutata seriamente. Se si aboliscono gli associati e si crea un sistema nel quale il ricercatore diviene professore aggregato e progredisce fino a retribuzioni elevate in seguito a giudizi periodici e ripetuti si crea un sistema più meritocratico e nei fatti (lasciamo perdere i nomi, che sono solo una convenzione) molto più simile a quelli internazionali.

  181. guglielmo ha detto:

    @ miriam
    non è affatto detto che le fasce scendano a due.
    tutto dipende dall’iter del ddl e dagli emendamenti che passeranno. rassegnarsi mi pare suicida e insensato.

    bisogna copiare quel che c’è di buon nei paesi avanzati, non inventare ricette strampalate

  182. guglielmo ha detto:

    quanto alla valutazione, deve esserci sempre, e deve essere seria.
    l’idea che una volta entrati non si è più valutati va rigettata

  183. aprista ha detto:

    miriam
    guglielmo ha ragione: non facciamo pasticci con proposte tipo quella dell’ass 20 maggio che non trovano riscontro in altri contesti internazionali

  184. miriam ha detto:

    No, avete ragione, stiamo qui a sognare di poter mantenere le 3 fasce. Noi contro tutti, solitari e vincenti.

  185. APRISTA CONVINTO ha detto:

    @ Miriam
    in realtà, se seguissi il dibattito in senato e registrassi altre dichiarazioni di vari senatori sapresti che in molti sono contrari all’abolizione della terza fascia.

    non è affatto scontato che il ddl passi, e tanto meno è scontato che passi immutato. ci saranno cambiamenti, anche pesanti, e dunque dobbiamo far sentire la nostra voce.
    L’apri si sta organizzando per far pervenire le sue proposte ai senatori e per ottenere apposita audizione, seguirà idonea campagna stampa.

  186. miriam ha detto:

    La principale debolezza dei ricercatori precari sta nel fatto che anziché unirsi dietro proposte comuni, ognuno si mette a fare il professorino in erba e sale in cattedra con tipico atteggiamento accademico e preferisce tenere lezioni sui massimi sistemi ed il funzionamento del mondo.

    La goduria massima arriva quando si può combinare l’aspirazione professorale con l’estasi di sentirsi parte di una comunità internazionale e si possono citare i sistemi anglosassoni, l’Europa, i paesi civili… Sempre però in maniera molto provinciale.

    Bisognerebbe invece fare un piccolo bagno di umiltà e partire dal presupposto che i sistemi stranieri funzionano in base ad un insieme di regole che funzionano bene se attivate simultaneamente nella loro totalità e all’interno di un sistema complessivo nel quale molte di queste regole vigono praticamente in tutti i settori.

    Se vogliamo una università nordeuropea o americana, dobbiamo prendere tutti gli aspetti di quei sistemi: la licenziabilità dei professori, l’abolizione dell’eleggibilità delle cariche accademiche, l’abolizione dei concorsi, un sistema industriale in grado di fare innovazione e di interagire positivamente con l’università, investimenti pubblici in ricerca doppi rispetto a quelli italiani.

    Se non possiamo o vogliamo creare tutto ciò, ripiegare su sistemi ibridi produce un sistema anglosassone all’amatriciana che fa più danni che altro, basti pensare ai concorsi locali introdotti per scimmiottare le chiamate autonome delle università americane che hanno finito per produrre un sistema ancora più mafioso di quello precedente. Piuttosto che ripetere esperienze fallimentari di questo genere, bisogna o cercare di elaborare proposte originali che possano armonizzarsi in maniera sensata con il contesto nel quale devono inserirsi oppure copiare tutto, ma davvero tutto, dai sistemi anglosassoni.

  187. guglielmo ha detto:

    e allora teniamoci quel che c’è…

    cmq io la licenziabilità la prenderei subito. chi non produce a casa, e ce ne sarebbero tanti da mandare a casa…

  188. Una vera precaria contro CHI VUOLE USARE I PRECARI PER I SUOI FINI ha detto:

    Commento del post Sor Oste, e’bono er vino? di francesco Cerisole sulla pagina apri che non mi permette di scrivere…

    Francesco Cerisole, non hai capito il senso della proposta che era di eliminare ogni velleita’ di promozione dei ricercatori ad associati. In base a questa proposta i ricercatori si terrebbero il vecchio stipendio e le vecchie progressioni di carriera mentre prenderebbero solo il nome di associati. Costo per l’universita’ ZERO. Vantaggio per i precari: i ricercatori non sarebbero piu’ in competizione con i precari per avere nuovi posti. Tutti i posti nuovi andrebbero ad i precari e nessun posto nuovo a chi e’ gia dentro. Niente piu’ ricercatori che vogliono il loro concorso da associato.

  189. Precario verissimo ha detto:

    La proposta sarebbe a costo zero solo all’inizio, poi gli opelegizzati senza merito vorrebbero progredire stipendialmente come associati, il che significa che dopo 6 anni, quando i primi precari potrebbero eventualmente entrare, ingenti risorse economiche sarebbero state impegnate per pagare la nuova infornata di opelegizzati immeritevoli.

  190. guglielmo ha detto:

    è una proposta vergognosa. non si può avere diritto a progressioni di carriera senza verifiche!

  191. Precario verissimissimissimo ha detto:

    ma voi state fuori!

    che fine pensate che faremo noi attuali precari dopo i 6 anni di TD se gli attuali TI di botto scattano ad associati?
    Con che budget verremo chiamati in ruolo?

    Gli attuali TI, male che vada, hanno 6 anni dall’approvazione del DDL (ammesso che nel frattempo non venga stravolto) per fare carriera, senza bisogno per questo di scatti automatici senza alcuna verifica.

  192. Precario verissimo ha detto:

    Peccato che il ddl stabilisca che la chiamata sia decisa dai soli ordinari del dipartimento….

  193. France ha detto:

    Cara precaria verissima al 100%
    Intanto non storpiare i nomi, che hanno il pregio di essere veri: Cerisoli, non Cerisole.
    Poi visto che ci sei prova inviare due volte i mesaggi sull’altro blog, a volte se si commenta come anonimi o con nick non verificato bisogna riprovare.
    Infine, pensaci bene: perche’ chiedono di essere chiamati associati e non, per dire, aggregati/assistenti/ausiliari/affini? Ma e’ ovvio, perche’ poi vogliono anche lo stipendio, da associato. e l’elettorato, da associato. E il loro posto da associato, nei punti organico, varra’ da associato, non da allurilurilurinforzo. Va bene fare i furbi, ma qui ciabbiamo tutti er PhD, mica il diploma della Radioelettra!

  194. cervello precario verace come il pomodoro di Aversa ha detto:

    Ma siete tutti fuori con le carte, qui il Barone ci mangia sopra uno spaghetto al tonno, alla faccia vostra.

  195. France ha detto:

    PRENDETE ESEMPIO!!!
    http://www.repubblica.it/economia/2010/01/21/news/ispra_accordo_sui_contratti_i_precari_scendono_dal_tetto-2026650/
    Altro che l’APRI, le riforme, la tenure track…. Due mesi a ghiacciarsi i coglioni e via col rinnovo e il concorso riservato.

  196. franco ha detto:

    La terza fascia deve rimanere anche solo come ricercatori TD.

  197. Minni ha detto:

    MI PIACE PROPRIO IL SISTEMA AMERICANO.
    Mi laureo a Harvard, prendo una tenure-track (i proposti 3+3 del governo e dei loro seguaci APRISTI). Vado in un Universita’ di seconda categoria, faccio ricerca sulle staminali. E a 40 anni dei colleghi poco qualificati decidono di non confermarmi il posto.
    POSSO AVERE IN DOTAZIONE UN FUCILE A POMPA?

  198. Sarkko ha detto:

    @ Censurati del blog APRI (Dingo et al.)

    Provvisoriamente suggerisco di tornare qui al blog RNRP, per quanto scalcinato, e decidere il da farsi per tenere vive anche le voci “precarie” che non si riconoscono nelle posizioni APRI. C’è qualcuno che può riprendere in mano efficacemente le redini di qst blog?

    Sarkko

  199. DP ha detto:

    Io credo che dovremmo rilanciare NON PROVVISORIAMENTE questo blog. Premessa per rilanciare tutta la RNRP. Fa una certa impressione vedere ancora un post di novembre…

    La questione è: chi è l’adm di questo blog?

    Credo che una “riunione di redazione” per un eventuale passaggio di consegne non sia più rimandabile. Come ho già fatto nella mailng-list nazionale, anche qui rinnovo la mia disponibilità a far parte di una nuova redazione del blog.

  200. Dingo ha detto:

    Eccomi. Evidentemente nel pensiero unico filo-USA che caratterizza l’università italiana e spazia dalla precarietà eletta a fondamento del sistema all’esaltazione dell’università riservata a chi se lo può permettere, le voci scomode non sono ammesse. E gli episodi come quello dell’Alabama divengono polvere da nascondere sotto al tappeto.

  201. Gennaro ha detto:

    ci sono anch’io

  202. Dingo ha detto:

    Iscriviamoci alla mailing list segnata sopra

    dibattito-subscribe@ricercatoriprecari.org

    e chiediamo.

  203. marco ha detto:

    ma da chi è gestito questo blog?
    e che cos’è la RNRP, un’associazione, una federazione, un collettivo o cosa?
    come si fa a partecipare? ci sono riunioni?

  204. miriam ha detto:

    RNRP non esiste più, ma siete iscritti a [dibattito]? Postate lì e chiedete se vi cedono questo blog,lasciando l’indirizzo https://ricercatoriprecari.wordpress.com, ma levando chiaramente l’intestazione Rete Nazionale Ricercatori Precari.

  205. Fireman ha detto:

    Proviamo a farci dare questo indirizzo, se no andiamo su blogspot e fondiamo un nuovo blog tipo ricercatoriprecariliberi.blogspot.com, non defunto come questo e non censurato come quello di apri.

  206. DP ha detto:

    RNRP, al di là del blog, va rilanciata. O rifondata.

    Partiamo dal blog, chiediamo i contatti degli attuali amministratori, cambiamo nome e tutto, ma il blog dovrà – o dovrebbe essere – oltre ad un luogo di riflessione ed elaborazione autonomo, la base pensante di una nuova organizzazione del nostro movimento.

    Lo scorso novembre si era parlato, oltre che di altre iniziative contro il ddl e per un’altra università possibile, di una marcia di primavera…va bene che ancora nevica, ma dobbiamo darci da fare.

    Propongo al più presto di organizzare un incontro tra i nodi attivi della ex rete – Torino, Catania, Pisa, Siena per quello che ne so io – per vedere di ripartire. Molto concretamente.

    Di APRI ciascuno pensi quello che vuole, ma certo non fa loro difetto l’attivismo e il pragmatismo.

    Al lavoro.

  207. Sarkko ha detto:

    Anche io sarei per ripartire da RNRP e da questo blog, altrimenti si rischia solo di aumentare la confusione.

    Ciao

  208. marco ha detto:

    esistono referenti “ufficiali” per i vari Atenei della defunta RNRP?
    Ripartire da zero credo sia controproducente…

  209. miriam ha detto:

    Mi risulta che i referenti della vecchia RNRP ora siano in FLC. VI ripeto, iscrivetevi alla mailing list dibattito (è scritto qualche post sopra coma fare) e intervenite lì. E’ attivissima, per cui da quella si deve ripartire.

  210. marco ha detto:

    io mi sono iscritto alla lista dibattito, ma sono 24h che non circola nemmeno una mail.
    e’ un mio problema?

  211. simone ha detto:

    veramente su dibattito è appena arrivata una mail.
    ma ti è arrivata la mail di conferma iscrizione?

  212. miriam ha detto:

    Scrivete voi e avanzate le vostre proposte, no?

  213. MuoverSi! ha detto:

    La nuova generazione di ricercatori precari avanza….

  214. AprirSI! ha detto:

    miriam & l’armata brancaleone alla conquista del web

  215. CuocerSi! ha detto:

    Sono fritto, diceva quel pesce.

  216. sindacalizzarSI ha detto:

    RNRP venduta!

    Capocci, ndo cazzo sei finito, ancora a fà caffè e a servì tramezzini?

  217. dell'altra sponda ha detto:

    per i precari con domande o voglia di confrontarsi sui problemi che ci stanno a cuore segnalo il seguente, attivissimo blog:
    www. ricercatoriprecari . blogspot . com

  218. ario ha detto:

    e per quelli che hanno voglia di sindacalizzarSi questo
    frondaprecaria.wordpress.com

    😉

    ormai siamo al marketing precario…. a un passo dall’inferno

    • alberto ha detto:

      ragazzi attenti a questi qui di frondaprecaria. son passati dall’altra parte, parlano di lotta al precariato ma in realtà fanno il gioco degli strutturati che chiedono l’ope legis per diventare associati.

      • W frondaprecaria.wordpress.com ha detto:

        Ah, ah ,ah , ah (grassa risata)! per caso i “democraticissimi” APRIsti mal tollerano che i ric. precari non si riconoscano tutti nella loro linea turbo-liberista e sfascista? W la fronda precaria

      • Puppa ha detto:

        Puppa!

  219. Genevieve ha detto:

    Good morning, Happy April Fool’s Day!!

    A blonde was walking along a river when she noticed another blonde on the opposite bank.
    She yells, “How do I get to the other side of the river?”
    The second blonde replies, “You are on the other side…”

    Happy April Fool’s Day!

  220. Bombadillo ha detto:

    Caro visitatore occasionale,
    non essere indotto in errore dal presente stato di abbandono. Questo blog, infatti, nel recente passato, è stato vivacissimo. E a me, che lo frequentavo assiduamente, desta una certa impressione vedere che, oramai, non vi scrive più nessuno.
    Che fine ha fatto, ad esempio, il mitico Rivoluzione Italia, che forse era l’utente più attivo?
    Certamente, questo blog non è “morto” senza dare frutto, perchè è qui che è nata l’idea di costituire l’APRI: idea che, come tutte quelle valide, non ha potuto mettere tutti d’accordo.
    Eppure, quando come APRI creammo pure il blog, solo perchè questo era ormai moribondo, invitammo anche alla co-gestione del nuovo spazio – ed io, sul punto, fui molto insistente -; ma il nostro invito non venne accolto.
    Non lo so.
    Sarà che oggi ho una inclinazione piuttosto sentimentale, ma la fine di questo blog mi pare di cattivo presagio.
    Forse, cioè, è proprio la “rivoluzione italiana” dei ricercatori precari che, alla lunga, è destinata a spegnersi così, per mancanza di alimentazione, e di continuità? Con alcuni della vecchia guardia che si strutturano, e dunque iniziano a disinteressarsi, ed altri che non si strutturano, e quindi inizano a disinteressarsi per opposti motivi.
    Speriamo di no.
    Ma a volte ho l’impressione che i “giovani”, come ad esempio i dottorandi, non abbiano nessuna voglia di portare avanti un gioco di squadra: ognuno pensa per il proprio futuro. E’ la generazione ottanta che avanza, e mi pare addirittura peggiore della nostra (e non è poco). In ogni caso:
    Viva l’APRI,
    Viva i precari della ricerca,
    Viva questo blog!

    Tom Bombadillo
    Signore della Vecchia Foresta

  221. MATTEO ha detto:

    Io sono in controtendenza forse, ma penso che il DDL Gelmini vada nella direzione giusta per i precari della ricerca: finalmente non bisognerà aspettare i vecchi ricercatori a tempo indeterminato, che non fanno niente e diventano associati per vecchiaia. Anzi mentre loro continueranno a restare ricercatori a vita per noi ci sarà la possibilità di passargli davanti finalmente.
    GIUSTIZIA E’ FATTA!

    • Ricercatore Confermato ha detto:

      Caro Matteo:

      forse potrai passarci davanti ma solo a condizione che di fare 6 anni di puro servilismo verso tutto il corpo docente della tua università. Dato che la chiamata diretta non verrà mai fatta se non per chiari “meriti” verso i professori ordinari dell’Università in cui sarai stato preso a tempo determinato.

      Questo chiaramente se una qualche università bandirà mai posti da ricercatori a tempo determinato.

  222. ddd ha detto:

    trallallero trallalla. P.S. sono nato nel 1980

  223. anto ha detto:

    bravo Matteo, sono d’accordo e ti dico di più: prima si approva meglio è, altrimenti non cambia mai nulla dal 1900. Poi, se non va bene, si cambia. A forza di dire no restiamo sempre nella merda totale!
    Forza Gelmini, forza Senato, forza Camera!

  224. Bombadillo ha detto:

    @Anto
    Forza Gelmini, forza Senato, forza Camera:
    Forza Italia?

    @Anto, ddd, e Matteo: a parte che trovo molto scortese, da parte vostra – giovincelli della generazione ’80 -, il fatto di non volermi dare neppure la soddisfazione di chiudere questo blog con un mio intervento…

    …scherzi a parte, vi voglio chiarire che la contrarietà dei precari della ricerca (almeno di quelli su posizioni più avanzate: insomma, noi dell’APRI) rispetto al DDL, non è affatto per la tenure track, anzi!
    E’ solo per come essa è strutturata, per cui diventa una finta t.t., e per come si accede al ruolo di ingresso, ovverosia, appunto, al ruolo di ricercatore a tempo determinato: SENZA L’ABILITAZIONE SCIENTIFICA NAZIONALE, prevista solo per le progressioni di carriera.
    Insomma si tratterà dell’ennesima ipotesi, ancor più sfacciata, di CHIAMATA DIRETTA IRRESPONSABILE!
    Tom

  225. anto ha detto:

    @Bombadillo:

    Anche io sono per la chiamata diretta responsabile: purtroppo ciò non è possibile, poiché si dovrebbe riformare tutta la Pubblica Amministrazione: il recruiter sceglie sulla base del cv, tenendo conto delle competenze (in 1 mese)e deve giustificare la propria scelta rimettendoci credibilità e posto se sbaglia (tipo UK).- senza concorsi, temi, prove orali ecc..
    Magari!

    Io ero e sono anche a favore della riforma Mussi, con le idoneità anche per ricercatore (mi sembra), ma non se nè è fatto nulla.
    L’importante è iniziare a dare una smossa!

    il punto è che, cadono i Governi, cambiano le maggioranze e la LEGISLAZIONE UNIVERSITARIA rimane sempre quella degli anni ’40 O comunque di un secolo fa, quando la situazione era molto diversa.

    Intanto iniziamo!
    Poi da cosa nasce cosa, si cambieraà, si vedrà.
    Anche se dovesse esserci un altro governo (di sinistra) domani, prima di 1 anno non presenterebbero un altro DDL, poi ci sarebbero i vari incontri: parti sociali, rettori, presidi, ministri, ecc.. e prima di altri 2-3 anni, non se ne farebbe nulla!

    Cmq, anche se il blog non è più aggiornato da novembre, continuiamo a scriverci!

    • Ricercatore Confermato ha detto:

      Ma dove vivi.. solo luoghi comuni … Io ho fatto concorsi da ricercatore per oltre 10 anni ed ogni due anni sono cambiate le modalità di concorso e di valutazione dei titoli…

      Sempre in peggio … ma questo è un altro problema.

  226. Bombadillo ha detto:

    @Anto, e dove sta scritto che non si può riformare la pubblica amministrazione?

    Da questo punto di vista, ti rinvio, se vuoi, alla proposta che, recentemente, abbiamo formulato come APRI, anche di modifica del comma terzo dell’art.97 Cost., proprio per consentire, in quei rami della P.A. in cui si dovessero creare apposite agenzie autonome di valutazione del rendimento dei dipendenti, la chiamata diretta, ma con responsabilità del chiamante, per il rendimento del chiamato.

    Sull’altra questione: anche io ero per il reclutamento Mussi, ed ora sono per questi nuovi concorsi (senza scritti ed orali, e con la valutazione di titoli e pubblicazioni): se solo avessero confermato il sorteggio puro – che era nella prima bozza del d.l. Gelmini -, invece che sta cavolata del sorteggio nella rosa di eletti, sarebbero state davvero delle ottime regole concorsuali!

    ALLORA, PERO’, PROPRIO NON CAPISCO PERCHE’ DOVREI ESSERE CONTENTO SE, INVECE, NEL DDL SI PROPONE, PER IL RUOLO DI INGRESSO, UN SISTEMA COSI’ SFACCIATO CHE FA IMPALLIDIRE PERFINO I VECCHI CONCORSI BERLINGUER!

    Devo essere contento, cioè, solo perchè è nuovo?

    Per me, l’approdo dev’essere la chiamata diretta responsabile, ma, nel frattempo che si realizza, sono molto meglio le regole attuali, del dl Gelmini, che rappresentano un passo in avanti, che quelle contenute nel ddl Gelmini, che rappresetnano due passi indietro (anche se sono più nuove”).

    Tom

    P.S.: le proposte per la chiamata diretta responsabile le trovi sul nostro blog – http://www.ricercatoriprecari.blogspot.com -, un paio di discussioni fa. Il titolo è una cosa del tipo: Di fronte all’abisso l’APRI propone al governo…

  227. anto ha detto:

    @bombadillo

    per la PA, siamo d’accordo, soltanto che sia la destra che la sinistra non vogliono riforme, perché costituisce un serbatoio di voti.

    Per quanto riguarda l’Università:

    Attualmente, non ci sono più gli scritti e gli orali, solo titoli (dl del 2008)
    Nel ddl 2009, dovrebbero esserci gli stessi criteri, giusto?(a parte il sorteggio).

    Il problema, casomai, sta nell’art. 12, comma 3, dove si legge
    “Ai fini della selezione, la commissione
    di cui all’articolo 9, comma 1, lettera c), attribuisce un punteggio numerico accompagnato
    da sintetica motivazione per ciascuno
    dei titoli e delle pubblicazioni presentati dai
    candidati secondo parametri e criteri definiti
    con decreto del Ministro”.

    Mi sembra ancora tutto molto nebuloso.

    Bisogna vedere il decreto del Ministro riguardo ai criteri. Ma per questo, che dovrebbe essere un decreto attuativo, occorre l’approvazione della legge.

  228. Bombadillo ha detto:

    Caro/a anto,
    non mi sembra il caso di essere così ingenui.

    E’ la commissione che fa il concorso.

    Per questo, la nostra proposta più importante è stata quella di una commisisone di tutti ordinari, con i due membri esterni sorteggiati: ancor di più di quella dell’eliminazione di scritto ed orali!

    D’altronde, è proprio per questo che il d.l. 180 è una riforma a metà, perché – a suo tempo – il MIUR licenziò una bozza con il sorteggio puro, ma in “pre-consiglio dei ministri”, da quanto ho sentito nei palazzi romani, Brunetta e Tremonti si opposero, e poi Brunetta tirò fuori sta cosa del sorteggio nella rosa tripla di eletti (che – così mi hanno detto che avrebbe sostenuto Brunetta – sarebbe mutuata dall’elezione del Doge di Venezia).

    Il punto, però, è che qui non si tratta di eleggere un politico (il Doge era il capo del governo), ma di formare dei collegi di GIUDICI (perchè i commissari sono giudici).
    Ma il giudice PEGGIORE è quello che ha interesse alla causa. Tuttavia, per definizione, tutti quelli che si sono fatti votare, per poi essere sorteggiati, sono dei GIUDICI INTERESSATI (altrimenti non si sarebbero fatti votare). Per questo l’attuale sistema rimane sbagliato, CI VOLEVA IL SORTEGGIO PURO, COSI IN COMMISSIONE SAREBBERO FINITI MOLTI PROF. SENZA INTERESSE NEI CONCORSI.

    E tu mi vieni a parlare del ddl??????????????

    Nel ddl la commissione E’ DIPARTIMENTALE!

    Cosa importa l’oggetto della valutazione?
    OVVIAMENTE, LA COMMISSIONE DIPARTIMENTALE FARA’ VINCERE IL CANDIDATO DEL DIPARTIMENTO, PUNTO E BASTA.

    Ritorneremo alla situazione precedente, anzi peggio! Vedrai che nessuno si andrà neppure a presentare ad un CONCORSO FARSA del genere, tranne colui per cui il posto è stato bandito.

    SVEGLIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!

    Tom

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