COMUNICATO STAMPA PRECARI E STUDENTI DELLA SAPIENZA

1255346322476_2 MANIFESTANO CONTRO IL GOVERNO MENTRE NAPOLITANO E FRATI PREMIANO LE MIGLIORI RICERCHE. COME SUL TITANIC.

Gli studenti e i precari dell’università “La Sapienza” di Roma hanno manifestato durante il convegno in cui il presidente Giorgio Napolitano e il rettore Luigi Frati hanno premiato le migliori ricerche dell’ateneo. Letteralmente appesi a venti metri d’altezza, un ricercatore precario e una studentessa hanno aperto uno striscione con il messaggio “La ricerca è appesa a un filo, non tagliate la corda” davanti al Rettorato. La protesta è continuata anche durante la premiazione in Aula Magna: sono stati esposti cartelli che richiamavano all’attenzione del presidente della Repubblica i provvedimenti del ministro Gelmini sull’università e sulla ricerca. “Lodo Gelmini: illegittimo”, “Dalla Sapienza all’Ignoranza”, “Senza fondi il precario affonda”, recitavano i cartelli. La precarietà dell’università, infatti, è destinata ad aggravarsi nei prossimi anni per i tagli del governo. E i primi a farne le conseguenze saranno proprio i precari e gli studenti. Le parole, dunque, non bastano più. Non bastano quelle del rettore Frati, che crede di difendere il suo ateneo truccando le statistiche affinché la Sapienza non perda troppi finanziamenti pubblici, ma di fatto approva i provvedimenti del governo. Così forse tutelerà la sua corporazione baronale, non certo le forze vive dell’università: infatti, proprio i precari che svolgono realmente le ricerche più prestigiose sono stati esclusi dai premi della Sapienza. Né bastano le parole del presidente Napolitano, che da molti mesi richiama, invoca, auspica genericamente un maggiore investimento nella ricerca: ma gli appelli rimangono regolarmente inascoltati. Il Presidente dovrebbe prenderne atto se non vuole mostrarsi complice del governo. Berlusconi, Brunetta e Gelmini sono nemici della cultura e dell’istruzione, dei precari e degli studenti che le tengono in piedi, e nessuna Corte Costituzionale dichiarerà illegittime le loro leggi sull’università e la ricerca. Chi vuole davvero difendere l’università deve dunque passare ai fatti e schierarsi davvero contro questo governo. Dalla parte dei precari e degli studenti, che non hanno mai smesso di farlo. i precari e gli studenti della Sapienza RASSEGNA STAMPA

AdnKronos: http://bit.ly/9VzJm

Corriere della Sera: http://bit.ly/4EV5I1

La Repubblica: http://bit.ly/47nk1R

Il Messaggero: http://bit.ly/23J2J9

Il Tempo:  http://bit.ly/2Jdmyp

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95 Responses to COMUNICATO STAMPA PRECARI E STUDENTI DELLA SAPIENZA

  1. unimediapisa ha detto:

    Segnalo un’altra lettera, pubblicata sempre su “Italians”, riguardo le classifiche internazionali

    http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-10-13/05.spm

    In sintesi: l’area “Natural Sciences” della Sapienza e’ eccellente in Europa e nel mondo. Peccato che l’intero ateneo della Sapienza sia penalizzato nella graduatoria “meritocratica” della Gelmini.

    Evidentemente il Ministro ha idee piuttosto confuse su cosa voglia dire meritocrazia. Ma, forse, all’origine del malinteso sta il fatto che il Ministro pensa di *meritare* la poltrona su cui siede.

  2. euroscience ha detto:

    E’ l’idea di classifica che e’ sballata – e’ sbagliato farla coincidere con l’idea di valutazione.

  3. Mah ha detto:

    Mah, La Sapienza non funziona. I difensori dello status quo possono presentare tutte le classifiche che vogliono, ma questo semplice fatto e’ davanti agli occhi di tutti quelli che studiano o lavorano alla Sapienza.

    Bello poi che un ricercatore precario e una studentessa (quelli nella foto) pretendano di parlare a nome di tutti noi. Bella idea di democrazia. (naturalmente FLC-CGIL dira’ che erano in migliaia a manifestare)

    Un dubbio linguistico. Si puo’ parlare di manifestazione di precari e studenti (plurale) anche quando coinvolge UN solo precario e UN solo studente?

    • gio ha detto:

      la FLC non c’entra nulla con la manifestazione.
      Erano in poichi e tutto sommato molto civili.

      Il punto è che queste proteste sono sempre le stesse e sono poco costruttive.

      Io avrei chiaramente espresso la solidarietà al Presidente visto gli attacchi subiti e ricordato i problemi della ricerca e avrei chiesto al Rettore un intervento concordato dei precari durante la manifestazione.

      Le proteste alla fine hanno una eco sui media ma tutto finisce lì i lettori pensano i soliti protestatori e dopo 24h tutto è dimenticato.

  4. Miriam ha detto:

    La Sapienza è un elefante malfunzionante. Il fatto di eccellere in un settore specifico non significa nulla, dal momento che la valutazione riguarda l’intero ateneo.

    • unimediapisa ha detto:

      “Il fatto di eccellere in un settore specifico non significa nulla, dal momento che la valutazione riguarda l’intero ateneo.”

      Che vuol dire?

      Se si vogliono premiare le eccellenze non si possono fare operazioni di “media”, specie se insensate. Fare la media tra la produttivita’ dei fisici e quella dei medici e’ come sommare le patate con le carote. Io penso che le classifiche che assegnano finanziamenti dovrebbero essere un pelo piu’ precise, altrimenti c’e’ il rischio concreto di tagliar le gambe proprio a chi lavora e produce.

      Il problema e’ proprio che classifiche cosi’ grossolane possono causare solo danni: se le classifiche che assegnano finanziamenti non saranno un pelo piu’ precise c’e’ il rischio concreto di tagliar le gambe proprio a chi lavora e produce. Chi non fa nulla -invece- sara’ pagato sempre troppo (per quel che fa, ovviamente).

      Che poi alla Sapienza ci sia qualcosa che non va -deh- non mi stupisce: basta vedere chi e’ il Rettore.

      • Piero ha detto:

        Ma allora la classifica dovrebbero farla per dipartimenti, non per atenei. Se vuoi fare una classifica per atenei, l’unica e’ fare la media.
        Poi, come dice Miriam, sta all’universita’ premiare i gruppi che le fanno scalare la classifica, e tagliare le gambe a quelli che la affondano.

        Che suggerisci altrimenti? Valutiamo solo i ricercatori bravi e gli altri facciamo finta che non ci sono?

  5. Miriam ha detto:

    Premetto che non condivido la classificomania. Ma facciamo altre obiezioni, non questa. Il rettore della Sapienza riceve un tot in base alla classifica? Bene, sta a lui ripartire questo tot in base al contributo che ogni settore ha dato al “merito” dell’università. Può dare più a Scienze e meno a Giurisprudenza e poi il preside di Scienze darà più a Fisica e meno a Geologia. Chi lo impedisce?
    Se entriamo nella logica che le università punite sono spinte a migliorarsi, allora anche i giuristi e geologi puniti saranno spinti a far meglio e ritirare su l’intera università.

    P.S.: non me ne vogliano giuristi e geologi. Sono esempi fatti a casaccio!

  6. unimediapisa ha detto:

    @Miriam
    Ma lo sai chi e’ il Rettore alla Sapienza?
    Pensi che un Rettore (specie uno del genere) sarebbe capace di bastonare i propri elettori solo per le vacue dichiarazioni di un Ministro? O forse per timore di quei quattro gatti di Scienze (che probabilmente nemmen lo votano)? Vabbe’ essere ottimisti, ma qui si esagera …

    @Piero
    Infatti sono convinto che una classifica per atenei sia una gran minchiata. E non sono il solo:
    http://intranews.sns.it/intranews/20090824/SI81005.PDF

    Penso che la classifica -se deve servire a modulare il finanziamento- debba necessariamente esser strutturata per aree (se non addirittura per dipartimenti). Se non ricordo male il RAE inglese e’ strutturato per aree. Sbaglio?

  7. dingo ha detto:

    Da Roma comunicanoi che il governo ha deciso di impedire i rinnovi degli assegni di ricerca. Bisogna fare qualcosa, il governo vuole licenziarci tutti. Altro che concorsi e posti Mussi!

  8. Piero ha detto:

    Il punto è che il rettore non “bastona” i propri elettori perché glielo dice il ministro, li bastona perché gli fanno perdere soldi. Quando ci sono i soldi in gioco, anche la persona più disonesta del mondo se non è completamente stupida capisce che deve puntare su chi gli fa guadagnare denaro, e non su chi glielo fa perdere.

    Questo in linea di principio. Poi certo che la valutazione per dipartimenti sarebbe meglio. Se ne è parlato mille volte. Però mi sembra difficile da realizzare. I soldi il ministero li da alle università, che poi li distribuiscono ai dipartimenti. O sbaglio? Finanziare direttamente i dipartimenti sarebbe un cambio piuttosto radicale.

    • unimediapisa ha detto:

      Piero, ma dove vivi? In USA o in Italia?

      La leva meritocratica può funzionare solo se
      1) sposta una quantità rilevante di risorse;
      2) i criteri secondo i quali le risorse vengono allocate sono trasparenti (e possibilmente anche riconosciute). E queste cose non le dico io, ma Roberto Perotti nei capitoli finali del suo libro (che son peraltro i migliori, anche se sembra che nessuno li abbia letti).

      Comunque su entrambi questi punti non ci siamo proprio: viene ridistribuita una quota irrisoria di FFO, in maniera improvvisata e poco trasparente.

      Pensi che il Rettore della Sapienza punirà i mediocri (amici e parenti compresi) e coprirà d’oro le poche eccellenze? Dubito. Ma se ciò dovesse avvenire fatemelo sapere: questa sarebbe davvero una notizia clamorosa.

      • Piero ha detto:

        Io dico che quella è l’idea di base, poi sulla realizzazione o sul fatto che possa funzionare ho anch’io dei dubbi.

        Ma se parti dal principio che la leva meritocratica può funzionare, è inutile che discutiamo sulle modalità.

        Il punto è:

        1) “quest’anno è stata ridistribuita una quota irrisoria di FFO”. Io spero che questa fosse una prova, e che in futuro quote più sostanziose vengano distribuite su basi meritocratiche.

        2) “i criteri secondo i quali le risorse vengono allocate sono trasparenti”. Allora rendiamole trasparenti: questo è indipendente dal fatto che si valutino atenei o dipartimenti.

        Sul fatto di valutare i dipartimenti, il mio è un dubbio di ordine pratico. Ovvero: valutiamo i dipartimenti e poi che succede? I soldi li diamo comunque alle università? Ma allora cosa cambia?

        Un ultimo punto:
        “Pensi che il Rettore della Sapienza punirà i mediocri (amici e parenti compresi) e coprirà d’oro le poche eccellenze? Dubito.”

        Questa obiezione si può sollevare contro la valutazione di atenei, facoltà, dipartimenti, micro o macro aree, o qualsiasi altro raggruppamento di accademici. Basta sostituire la parola “Rettore” con “colui che gestisce i fondi”. Se credi che un sistema di incentivi non funzioni a priori, allora è inutile parlare di meritocrazia.

      • unimediapisa ha detto:

        Io penso che una parodia della meritocrazia (come quella attuata dal Ministri con i provvedimenti in stagione balneare) finisca semplicemente rendere ancora piu’ accidentato il cammino in questa direzione, tutto qua.

        Io posso giudicare solo quel che accade nella mia sede, dove ora -per ripianare i debiti ed apparire “virtuoso”- l’ateneo ha deciso di azzerare i crediti coi dipartimenti (requisendo parte dei fondi di ricerca non spesi).

        Comunque ribadisco: aspettiamo e vedremo.
        Si accettano scommesse.

  9. Precario Ferrarese ha detto:

    Dingo, a cosa ti riferisci?

  10. Precario Ferrarese ha detto:

    Licenziare? Non rinnovare gli assegni? COSA DICI?

  11. Oriana ha detto:

    Dingo, a cosa ti riferisci? Cosa ***** si è inventata la Gelmini?

  12. Precario Ferrarese ha detto:

    Dingo, cosa dici? Cosa ***** si sono inventati ora questi maledetti?

  13. guglielmo ha detto:

    quel che dice dingo è vero. il principio che il miur vuole far passare (già confermato da alcuni atenei, per es. padova) è che gli assegni non vanno rinnovati.

  14. euroscience ha detto:

    Vuol dire che si deono espletare nuove procedure concorsuali per l’assegno?

  15. guglielmo ha detto:

    si

  16. guglielmo ha detto:

    comuqnue allo stato è solo un consiglio, un indicazione di massima. la notizia viene dalla nota sulla prossima revisione dei criteri minimi.

  17. Albert ha detto:

    No. Il MIUR ora imponeè il rispetto tassativo di una loro interpretazione estremamente restrittiva della legge istitutiva degli assegni di ricerca: dopo 4 anni totali, anche in università diverse, non è più possibile né rinnovarli, né averne di nuovi.

    O vai a chiedere l’elemosina, o retrocedi a co.co.co.

    La politica del governo è chiara: eliminare il precariato licenziando i precari. Nella pubblica amministrazione, nella scuola, e ora anche in università ed enti di ricerca.

  18. bartlindon ha detto:

    A proposito di valutazione dipartimenti, avete mai sentito parlare di CIVR?

  19. bartlindon ha detto:

    Per quanto riguarda gli assegni di ricerca: si tutte le universita’ si sono (o si stanno) adeguando. Non piu’ di 4 anni (se hai il dottorato con borsa) in qualunque universita’. NOn e’ piu’ cumulabile.

    La troverei una OTTIMA cosa, se pero’ esistesse un percorso unico postdoc. Almeno uno sa che deve levarsi di torno e cercare altro e non rimanere appeso (per tornare al tema del post) come ora.

    Naturalmente la norma, fatta cosi’, ora, puzza tanto di taglio il precariato prodotto dal baronato che lo ha sfruttato finche’ poteva per poi gettarlo nella monnezza.

  20. Albert ha detto:

    Non è che si stanno adeguando. Vengono fatte adeguare dal ministero che non registra più gli assegni.

    Sottoscrivo il punto di vista di bartlindon. I 4 anni vanno bene in un sistema a regime, ma imposti ora senza uno straccio di disegno su una exit strategy dal precariato accumulato e con i concorsi di fatto fermi è solo un maxi-licenziamento di una categoria debole, priva di ammortizzatori e senza alcuna prospettiva di alternative serie. E’ un massacro.

  21. euroscience ha detto:

    La proibizione dell’uso continuativo e ripetitivo di contratti a Tempo Determinato e’ un principio Europeo, esnunciato in una Direttiva che l’Italia traspose a suo tempo, interpretandola pure in modo restrittivo, perche’ al posto di 4 anno come max ci mise 3 anni.

    Pero’ gli assegni e i co.co.co. non sono contratti di lavoro dipendenti, sono della tipologia “di mezzo” (ne’ carne, ne pesce), quindi a loro non si applica letteralmente QUELLA norma. Si applica molto piu’ banalmente la norma e.g. degli stessi assegni, che fissa il max di 4 anni per il rinnovo dello stesso assegno.

    Tutto chiaro, regolare, e corretto.

    As simple as that.

  22. euroscience ha detto:

    FUORI DAI COGLIONI I BABBIONI CON 4 ANNI DI ASSEGNI!

    DENTRO I GIOVANI PROMETTENTI E MERITEVOLI CON DOTTORATO, PER DARE UNA OPPORTUNITA’ E TUTTE LE GENERAZIONI!!!

    ANCHE: IN PENSIONI I BAMBA SESSANTACINQUENNI COME IN TUTTO IL MONDO, TRANNE LE ECCEZIONI BEN GIUSTIFICATE!

    TAGLI PROFONDI ALLA SCUOLA, E INVECE: FONDI ALL’UNIVERSITA’ E ALLA RICERCA!!!

    PROGRESSIONE DI CARRIERA MERITOCRATICA!

    FINE DELLO STIPENDIO IN FUNZIONE DELL’ANZIANITA’!!!

    FARLA FINITA CON QUESTO SISTEMA!!!!!

  23. Miriam ha detto:

    EuroScience, ma che dici. Ma conosci il mondo nel quale vivi?

    In primo luogo la norma dei 4 anni non è mai stata interpretata nel senso restrittivo del ministero. E’ sempre stata interpretata nel senso dei 4 anni per uno stesso assegno che dici tu. Ora invece gli assegnisti con oltre 4 anni non possono più avere altri assegni, né con lo stesso, né con altri titoli, né nella stessa, né in altre università.

    Ora ti chiedo: un assegnista con 4 anni di contratti, secondo te, quante opportunità ha avuto anche solo di partecipare ad un concorso? Perché dovrebbe essere sbattuto in mezzo ad una strada senza aver mai avuto la possibilità di concorrere per un posto giocandosi qualche autentica chance? E come deve avvenire la selezione? Qualcuno non deve avere alcuna possibilità mentre fra 5 o 10 anni entrerà il primo che capita solo perché avrà avuto la fortuna di appartenere alla generazione della riapertura delle porte?

    • Piero ha detto:

      Chi ha 4 anni di assegni può sempre fare domanda per un postdoc.

      In ogni caso, secondo te è possibile che un assegnista 35enne (o anche over 40 in molti casi) aspetti 10 anni nella speranza di un’infornata “ope legis”?

      • Miriam ha detto:

        No, è sbagliato chiaramente.

        Si dice da decenni che servirebbero concorsi costanti.

        Senza concorsi costanti accade quello che ho detto, per alcuni non esiste neanche una possibilità, finché arriva il momento che entra chi in quel momento passava di lì.

        Quello che ora si sta facendo è privare questa generazione di qualunque possibilità per regalare ingressi facili ai neolaureati fra 10 anni. Come sono entrati facilmente i sessantenni che ora sono ai vertici dell’università.

  24. Mike ha detto:

    FUORI DAI COGLIONI I BABBIONI CON 4 ANNI DI ASSEGNI!
    DENTRO I GIOVANI PROMETTENTI E MERITEVOLI CON DOTTORATO…

    …e dopo quattro anni, fuori dai coglioni anche questi ed avanti altri, e cosi` via ciclicamente.

    Non c’e` che dire, soluzione brillante.

  25. Mike ha detto:

    Piuttosto, ci sarebbe da chiedersi perche` le universita` si riempiano di assegnisti piuttosto che fare pochi ricercatori, siano essi TI o TD.

    Paradosso: qual e` l’azienda che dopo aver speso anni a formare il proprio personale non vede l’ora di sbarazzarsene?

  26. Miriam ha detto:

    Il problema è che le università non hanno soldi per i TD e i TI, per cui gli assegni restano sciaguratamente la miglior forma contrattuale accessibile.

    Ora il governo ha deciso di renderli impossibili ai precari, ma non all’interno di un progetto di ridisegno del sistema universitario che provi in qualche modo a dare a queste persone almeno una possibilità reale di partecipare ad un concorso e dimostrare il loro valore o disvalore. No. Si è deciso semplicemente di espellerli dopo averli sfruttati o, come sta accadendo per i più “fortunati”, costringerli ad altre forme di contratto meno retribuite. Inclusi i post-doc.

  27. Piero ha detto:

    Il postdoc puo’ essere retribuito quanto vuoi: non esistono vincoli come per gli assegni. Se sono meno retribuiti e’ colpa delle universita’, non del governo. Ma dubito che siano retribuiti meno degli assegni (quanto e’ l’importo minimo per un assegno? 1200 euro al mese?)

    Poi non capisco: non bisogna per legge destinare una quota del budget all’assunzione di ricercatori (TD o TI) ? Se le universita’ non assumono TD o TI non possono neanche promuovere ricercatori ad associati o associati a ordinari.

  28. Miriam ha detto:

    I post-doc non prevedono contribuzione previdenziale e inoltre affidano alle università il potere di stabilire l’importo. Di conseguenza con i chiari di luna che corrono è facile prevedere cosa accadrà ai loro importo. E’ chiaro che chi ucciderà finanziariamente e lavorativamente il precario è l’università, ma chi gli sta armando la mano è il governo, che da’ alle università la possibilità (e, mediante il sottofinanziamento, anche la necessità) di ridurre compensi, diritti ed occupazione.

    La quota budget per i ricercatori sarebbe una buona cosa se i concorsi venissero svolti, ma sappiamo bene che così non è. Stiamo ancora aspettando le votazioni della I sessione 2008, che si sarebbe dovuta svolgere un anno e mezzo fa. Intanto gli strutturati campano dei loro stipendi da ricercatori e associati e i precari vengono espulsi o ridotti verso contratti che assomigliano più alla schiavitù che a forme di lavoro degne di un paese civile e moderno.

    • UnRicercatore ha detto:

      “Campano dei loro stipendi” è riduttivo.. vuoi fare un giro sulla mia Aston Martin?

      Mi dispiace che ti roda tanto perchè mi pagano ma.. è così. Sono un lavoratore dipendente e mi pagano per il mio lavoro.
      D’altronde se tu stessi qui gratis non faresti tanto casino per entrare esattamente nel MIO ruolo di ricercatore TI, con tanto di stipendio “sicuro”.

  29. Piero ha detto:

    “La quota budget per i ricercatori sarebbe una buona cosa se i concorsi venissero svolti”

    Quello che non capisco: la quota budget per ricercatori sarebbe cosa buona, l’aumento di stipendio ai TD sarebbe cosa buona, il problema e’ che non bandiscono. Ma allora chiediamo che bandiscano questi posti, invece di star qui a fantasticare su una vita di assegni.

    “I post-doc non prevedono contribuzione previdenziale”

    Per un postdoc l’universita’ paga contributi INPS, anche se meno che per un assegno. O sbaglio?

  30. bartlindon ha detto:

    Giusto. Perche’ non chiediamo che bandiscano?
    E’ quello che sta facendo l’APRI
    http://ricercatoriprecari.blogspot.com/2009/10/fondi-mussi-2009-quando-saranno.html#comments

    Inoltre le elezioni delle commissioni per la sess. I-2008 si svolgeranno a Dicembre: questo significa che per ASSUMERE I PROF.ASS e ORD. di questi concorsi, al fine di rispettare la quota budget, DEVONO indire concorsi da ricercatori! Altrimenti, anche se superano i concorsi, non potranno essere assunti.

    La mossa della CRUI e’ in effetti quella di modificare le quote budget al 40-30-30, che gli permetterebbe di assumere subito….
    Questo e’ gia’ stato DENUNCIATO dall’APRI e discusso:
    http://ricercatoriprecari.blogspot.com/2009/10/personale-delluniversita-piramidi-o.html#comments

    • Miriam ha detto:

      Questi proclami di infervorati sostenitori di APRI (spero non di APRI stessa), mi ricordano molto la strategia propagandistica del PCUS. Che giunse a chiamare il suo quotidiano “La Verità” (questa è la tradizione della parola russa Pravda).

  31. Miriam ha detto:

    Le borse post-doc non ricevono contributi. Leggi questo bando, per esempio:

    http://www.unibo.it/NR/rdonlyres/DCE360EC-432B-4CE7-838C-7548F654CD76/90269/Regolamento_PostDoc_2008.doc

    A parte questo, bisogna chiedere i concorsi, ma mica mentre chiediamo questo siamo obbligati a tacere su tutto il resto. Si devono bandire i concorsi e ben di più dei 4000 dichiarati dalla Gelmini (che in realtà poi appartengono al governo precedente). Ma mentre si chiede questo è doveroso pretendere che il governo non trasferisca all’università la politica di licenziamenti e dequalificazione che ha già applicato estesamente in tutti gli ambiti lavorativi pubblici.

    Le cose non sono in alternativa.

    • Piero ha detto:

      Le cose non sono in alternativa, ma una battaglia sensata sarebbe chiedere piu’ posti TI e nel frattempo abbandonare gli assegni per qualche forma contrattuale piu’ dignitosa (ad esempio TD).

      • Miriam ha detto:

        Certo, siamo d’accordo. Il problema è che mentre ci battiamo per avere più concorsi per sostituire assegni con TD i nostri colleghi (e fra qualche mese forse noi stessi) vengono mandati a spasso giorno dopo giorno.

        Qunidi completerei la tua frase con “chiedere piu’ posti TI e nel frattempo abbandonare gli assegni per qualche forma contrattuale piu’ dignitosa (ad esempio TD) e nel frattempo consentire il bando di nuovi assegni per evitare che mentre le battaglie precedenti sono in corso d’opera la gente finisca in mezzo alla strada”

  32. unimediapisa ha detto:

    “Il Fatto quotidiano” sembra intenzionato a dare voce alle questioni dell’universita’: hanno istituito un indirizzo apposito: ricercatori (chiocciola) ilfattoquotidiano.it

    vedi anche la seconda pagina di questo articolo
    http://intranews.sns.it/intranews/20091014/SIH3007.PDF

    To whom it may concern …

  33. bartlindon ha detto:

    Ah, Miriam, il post serviva, oltre a dare delle informazioni utili “to whom it may concern”, a indicare che qui si parla, molto spesso e con certo godimento, di aria fritta, oltre a dare informazioni sbagliate (vedi post precedente).
    In effetti se vi partecipo e’ proprio perche’ anche io spesso godo a parlare di aria fritta. Ma ogni tanto riemergo dal torpore lussurioso e cerco di contribuire sul serio, perche’ confido che qui ci siano comunque molte persone, in genere che leggono ma non intervengono, che vogliono quantomeno conoscere.
    E guardo caso proprio in queste occasioni ricevo le critiche (tue e di pochi altri) piu’ feroci.

  34. Perplesso ha detto:

    Gradino dopo gradino si sta scendendo verso l’abisso. Questa degli Assegni è una mossa agghiacciante. Non lo sarebbe se inserita in un disegno complessivo di riforma del sistema, con assorbimento (non certo per ope legis, ma con molti concorsi banditi) del maggior numero di precari meritevoli. 4 anni sembrano tanti ma con questa bella Itaglia non sono nulla, visto che ad esempio io ne ho passati per ora 2 senza avere la minima possibilità di partecipare ad un concorso. Non perchè non ho fatto domanda, ma perchè proprio non c’erano o sono stati bloccati dalla carissima Mary Star…

  35. Terenzio ha detto:

    Quesito:

    l’ordinario che entra in una commissione da ordinario può far parte anche di una commissione di associato nella stessa sessione?

  36. guglielsmo ha detto:

    veramente a me risulta di si

  37. più che perplesso ha detto:

    “FUORI DAI COGLIONI I BABBIONI CON 4 ANNI DI ASSEGNI!
    DENTRO I GIOVANI PROMETTENTI E MERITEVOLI CON DOTTORATO”

    Perfettamente d’accordo con quanto sopra, nel contenuto. Ci siamo forse dimenticati di come avvengono le selezioni per reclutare assegnisti di ricerca? Sbaglio oppure è solo grazie all’appoggio del prof. di turno che si riesce ad ottenere un assegno (e, ciò che è peggio, tocca pure vedere figli di prof. senza dottorato).Le procedure concorsuali non sono esattamente quelle taroccate dei concorsi per ricercatore che tanto ci scandalizzano e contro cui tutti combattiamo?
    Il problema della questione è, purtroppo, tutto e ancora una volta italiano. Cioè, ci stracciamo le vesti di fronte ai concorsi truccati da ricercatore ma ci allarmiamo quando ci toccano i nostri adorati assegni, fregandocene altamente dei tanti meritevoli lasciati per strada.
    Ecco un’affermazione che conferma le mie perplessità: “disegno complessivo di riforma del sistema, con assorbimento (non certo per ope legis, ma con molti concorsi banditi) del maggior numero di precari meritevoli” (scritto da Perplesso). Quello che vogliamo è, insomma, un percorso preferenziale per coloro che hanno beneficiato, non certo per loro esclusivo merito, di assegni rispetto a chi è stato purgato perché non aveva alle spalle qualcuno che gli cuciva addosso il concorso.
    La mia proposta è invece un’altra: nuove regole per l’assegnazione di contratti TD, improntate a quelle attualmente in vigore per il TI, dottorato prerequisito imprescindibile, rinnovo non superiore ai 4 anni per dare spazio e possibiltà ad un numero maggiore di studiosi.

    • Giovanni ha detto:

      Ciao,
      sono un Babbione al mio quarto anno di assegno di ricerca.
      Sono contento che non me lo possano più rinnovare, perchè nel frattempo visto che non sono promettente, e neanche meritevole, devo scegliere tra un post-doc in Germania su di un importante progetto FP7 e una invitante proposta di una prestigiosa univeristà americana….
      Sai, ho tanto voluto in questi miei 10 anni in facoltà poter fare un concorso alla pari con i miei colleghi, non me l’hanno mai consentito, perchè il concorso lo doveva vincere il “dottorando” promettente e meritevole di “nobili natali”…
      Mi auguro tanto per te, che tu appartenga alla fortunata categoria !

      • Stefano ha detto:

        …o anche solo di pugnace lingua, avida di c**i da leccare, che è statisticamente il caso più frequente. Almeno così è capitato a me.

      • Piero ha detto:

        Scusa, ma tra un post-doc in Germania ed un assegno di ricerca, per quale motivo dovresti scegliere l’assegno? (che oltretutto sara’ pagato almeno la meta’ di un post-doc tedesco)

        E poi almeno una esperienza all’estero bisogna farla. Gia’ ti sei fatto 4 anni di assegno. Io andrei in Germania senza fare tante storie. Nel frattempo la situazione dei concorsi per ricercatore in Italia potrebbe migliorare (viva l’ottimismo).

      • Giovanni ha detto:

        Moglie e 2 figli, penso che molti si trovino nella mia situazione….

      • Professore Ordinario ha detto:

        Giovani lingue leccano.

      • Piero ha detto:

        Ci sono persone che cambiano paese con moglie e figli al seguito…

      • Professore Ordinario ha detto:

        Bravo. Mi piace questo maschilismo!

      • Piero ha detto:

        Dove sarebbe il maschilismo? Possibile che dobbiate dire tutto quello che vi passa per la testa senza riflettere un attimo? Giovanni dice di non voler espatriare perche’ ha moglie e figli. Io ho risposto che per molte persone il fatto di “tenere famiglia” non e’ un impedimento. Pensa che molto spesso le borse di postdoc (fuori dall’Italia si intende) comprendono delle maggiorazioni, anche piuttosto significative, nel caso in cui il ricercatore ha moglie. Questo proprio per aiutare chi e’ nella situazione di Giovanni. Incredibile vero? Perche’ nei Paesi avanzati dover traslocare con famiglia al seguito non solo non e’ considerato strano, ma ci sono addirittura incentivi economici.

      • Professore Ordinario ha detto:

        Caro ragazzo, mi rendo conto che per voi giovani è difficile fare collegamenti. Ma hai mai pensato che la moglie del tuo collega potrebbe avere un suo lavoro qui in Italia e che l\’idea che ella debba abbandonare la propria occupazione per seguire il marito è un po\’ da anni \’50?

      • Piero ha detto:

        Caro Ordinario, hai pensato che ci sono coppie (io ne conosco piu’ di una, in un caso lui e’ pensa un po’ professore universitario) in cui per lavoro marito e moglie vivono in paesi diversi, e si vedono nei weekend? E casi in cui uno dei due coniugi cambia lavoro per seguire l’altro?
        Siamo nel terzo millennio mio caro, nel caso non te ne fossi accorto. La vita e’ dura, il mondo del lavoro pure, e bisogna che adeguarsi. Posso dirti che all’estero almeno nel mio settore nessuno (sottolineo NESSUNO) si sognerebbe di pretendere una carriera senza spostamenti solo perche’ “tiene famiglia”. Negli altri paesi questa cosa la fanno funzionare, quindi non vedo perche’ non puo’ funzionare anche in Italia.

      • Professore Ordinario ha detto:

        Giovane sbarbatello, era stato lei a suggerire al suo collega di trasferirsi con moglie e figli. E ora cosa fa? Rimescola le carte in tavola pensando che siamo tutti arteriosclerotici?

        Ora può anche cambiare gioco se lo desidera, ma se la nuova soluzione che propone al suo collega è vedere moglie e figli due volte al mese e scaricare solo sulla mamma il peso dei bambini, non trovo così strano che egli prima cerchi una qualche soluzione che gli eviti questo sacrificio.

        L’errore vero lo ha commesso quando ha scelto di fare il dottorato e poi si è preso il primo assegno. Ora è prigioniero nel tunnel nel quale anche lei sta pervicacemente tentando di infilarsi. Fra quattro anni si troverà nella stessa situazione disperata.

      • Piero ha detto:

        Ottimo, come era prevedibile siamo arrivati agli insulti (naturale quando si esauriscono gli argomenti).

        1. Il mio discorso e’ lineare, e chi vuol capire capisce. Oltretutto stiamo qui a parlare senza neanche conoscere i dettagli del caso (la moglie di Giovanni lavora? ha un posto fisso?)

        2. Io non cerco di infilarmi in nessun tunnel. Lei non mi conosce e non puo’ lanciare accuse di alcun tipo.

        3. Nel mondo della ricerca (questo sconosciuto) spostarsi e’ naturale. Questo e’ un fatto.
        In Italia no: si nasce, si vive e si muore senza mettere il naso fuori dal medesimo quartierino. Questo e’ un altro fatto. Traetene voi le vostre conclusioni.

      • Professore Ordinario ha detto:

        Non è esattamente così. Questo paese crea i suoi miti per infinocchiare i poveretti che sentono solo la campana del luogo comune. All’estero ci si muove da giovani, dopo lo fanno solo i premi nobel e pochi altri e comunque non così di frequente. Legga le biografie degli autori degli articoli su rivista, se non mi crede. Quante sedi trova che hanno cambiato dopo i 30 anni?

        Certo, servirebbe un altro sistema, nel quale lei fra 2 anni potrebbe ragionevolmente divenire associate professor o qualcosa di equivalente. Ma siamo in Italia, ci sono tutte le situazioni che conosciamo, non ci saranno assunzioni e lei fra 2 anni sarà nella migliore delle ipotesi assegnista, fra 4 sarà probabilmente un precario non rinnovabile che chiederà un nuovo anno di assegno e allora, per indorarle la pillola, le raccontano di un mondo di spostamenti di ultra-trentenni che esiste solo nella mente di qualche illustre solone che è arrivato al vertice di qualche istituzione universitaria senza mai mettere il naso fuori dalla propria provincia.

      • Giovanni ha detto:

        Mi permetto di chiudere questa diatriba.
        E´ abbastanza chiaro che io in Italia sono accademicamente morto… di questo ho preso atto alla caduta del governo Prodi.
        Il limite che oggi sento si applica in maniera restrittiva agli assegni era uno dei possibili scenari che avevo messo in conto.
        Da allora ho fatto un paio di tentativi come Lecturer, e ho avuto una offerta concreta da una universita´ in Nuova Zelanda (troppo lontana decisamente).
        Ora ho vinto questo post-doc in Germania. Alla fine penso che accettero´ facendo il pendolare, non entro nei dettagli della mia vita personale, voglio solo dire una cosa…
        quando ho iniziato il dottorato non l´ho fatto perche´avessi in mente di fare carriera accademica, l´ho fatto perche´ mi piaceva, e continuero´ a fare ricerca fin quando me ne sara´ data l´occasione. Quando l´intero pianeta mi avra´ scartato, allora passero´ al piano B (sono ingegnere e con una abilitazione SICSI all´insegnamento, qualcosa trovero´).
        Alla fine nei miei 3 anni di dottorato + 2 anni di post-doc + 4 anni di assegno posso dire di aver acquisito quel minimo di competenze che mi rendono arruolabile in posti di ricercatore all´estero, se avessi seguito il mio mentore probabilmente avrei imparato molto meno e mi sarei ritrovato in ogni caso in questa situazione.
        In ogni caso non cambierei una virgola della mia scelta tornando indietro.

  38. Albert ha detto:

    Comprendo lo sfogo, ma evitiamo de fare casino.
    Chiediamo di rendere più trasparenti le procedure per gli assegni di ricerca, ma non gettiamo nelle fiamme gli assegnisti, che i raccomandati veri, stai tranquillo, per lo status di assegnista non ci passano nemmeno. E comunque salgono in paradiso ben prima dei 4 anni.
    L’assegnista di ricerca è reclutato con procedure pochissimo trasparenti che è doveroso migliorare, ma è il contraltare sfigato del predestinato al concorso tarocco a TI. E’ quello che finora ha lavorato sul serio, mentre altri hanno preso i meriti. E adesso gli si dice: hai lavorato, la tua produzione ha portato su quelli che dovevano salire, ora sparisci.

    Dopodiché, d’accordissimo con la tua soluzione: dottorato obbligatorio e sostituiamo assegni con TD, come mi sembra abbiano detto un po’ tutti, ma nel frattempo? Questo progetto richiede tempo (tanto) e passa per una riassegnazione di fondi alle università, visto che con i tagli che partono dal 2010 già perderemo gli assegni, rinnovi o non rinnovi, figuriamoci se possiamo metterci a fare TD. E intanto? Tutti a chiedere l’elemosina?

    Poi spazio e possibilità, bene, ma facendo in modo che ognuno, prima di lasciare possa giocarsi la sua chance in un concorso vero. Non 4 anni e via e un concorso ogni 12 anni, se no il regime diventa: il terzo della seria che ha culo e passa al momento giusto vince alla lotteria, anche se gli altri due erano molto più bravi.

  39. Piero ha detto:

    Cito:
    “La mia proposta è invece un’altra: nuove regole per l’assegnazione di contratti TD, improntate a quelle attualmente in vigore per il TI, dottorato prerequisito imprescindibile, rinnovo non superiore ai 4 anni per dare spazio e possibiltà ad un numero maggiore di studiosi.”

    Condivido in pieno.

  40. miriam ha detto:

    Quella dei 4 anni per chi entra ora nel gorgo della precarietà è una proposta sensata. Poi è chiaro che ai concorsi TI non dovranno esserci riferimenti alle pubblicazioni negli ultimi anni o alla continuità temporale: chi ha fatto il quadriennio 10 anni fa e poi è passato a lavorare altrove può benissimo concorrere, confrontarsi con chi magari ha appena finito il quadriennio e consentire alle commissioni di vedere chi è più bravo.

    Sui precari attuali, ragazzini miei, il discorso è più complicato. E’ una questione di università e di diritto del lavoro. Non è che l’università possa essere così autoreferenziale da pretendere di essere un luogo franco per sfruttamento, caporalato e licenziamenti. Non essere sbattuti in mezzo ad una strada da un giorno all’altro senza preavviso è un diritto di qualsiasi lavoratore nelle università, nei negozi, nelle imprese. Certe cose vanno gestite come in qualsiasi altro luogo di lavoro. I diritti sono sempre universali e le università non possono chiamarsene fuori. Altrimenti presto passeremo anche allo jus primae noctis del rettore e magari, perché no, alla legalizzazione dell’omicidio in facoltà.

    • Piero ha detto:

      Ma non è la stessa cosa. Chi firma un contratto a termine sa bene quando scade il contratto. Licenziare e non rinnovare un contratto sono due cose ben diverse. Non è mica scritto nella Costituzione che gli assegni di ricerca devono essere rinnovati vita natural durante.

      Poi nei negozi e nelle imprese, tanto per mettere i puntini sulle i, il preavviso di licenziamento in genere è di 15 giorni/un mese (dipende naturalmente dal contratto). Fra un preavviso di 15 giorni e la pretesa di un rinnovo per 4 anni ce ne passa…

  41. euroscience ha detto:

    E i Famosi Sindacati dei Lavoratori dove erano quando si consumavano e si consumano tutti questi delitti contro il diritto del lavoro e dei Lavoratori?
    [O meglio, quando si Legalizzavano tali pratiche, e una siffatta Ripartizione dei Lavoratori fra InCardinali e Precarj?]

  42. Albert ha detto:

    In una impresa dopo 3 anni di lavoro precario c’é l’obbligo di assunzione.

    • Piero ha detto:

      Ma il licenziamento non riguarda solo i precari. Nei posti normali (quindi non nel mondo accademico, dove non ti licenziano neanche se molesti le studentesse e ti presenti a lezione ubriaco, e in generale non nella pubblica amministrazione) c’è il licenziamento per giusta causa, che è senza preavviso, ed il licenziamento normale con un preavviso generalmente di un mese o giù di lì.

      Il problema è che il confronto con chi lavora in impresa o in un negozio non regge. Albert, se credi veramente in quello che dici, cosa ti impedisce di trovare un lavoro come commesso in un negozio? La verità è che nonostante i problemi (precarietà e tutto il resto) rispetto ad altre categorie di lavoratori stiamo sicuramente meglio noi.

  43. Aldino ha detto:

    Qui ci sono troppi commenti che arrivano da ip ministeriali. Sarà un caso?

  44. miriam ha detto:

    Ah, bene. Siano arrivati a questo! E io che mi metto pure a controbattere.

    Addio.

    • Piero ha detto:

      Miriam, ma tu credi a tutto quello che ti dicono?
      Ti pare che un dipendente pubblico si trattiene fino alle 23 al ministero per commentare sul blog dei ricercatori precari. Beh se lo dice Aldino deve essere certamente vero! Certo però che quelle volpi del ministero potrebbero almeno imparare a usare un proxy…

  45. Albert ha detto:

    Le strategie di propaganda della macchina della destra prevedono questo e altro. Abbandono anche io questa discussione inquinata lasciando la degna sigla di chiusura.

    Buon lavoro, cari funzionari!

    —————————————————-

    C’è un grande sogno
    Che vive in noi
    Siamo la gente della libertà,
    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è

    Siamo la gente
    Che ama e che crede
    Che vuol trasformare
    Il sogno in realtà
    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è

    Siamo la gente
    Che mai non si arrende
    Che tende la mano
    Che forza si dà
    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è

    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di credere ancora
    In questo sogno
    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è
    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è

    anto così
    Con quella forza
    Che ha solamente
    Chi è puro di mente

    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è
    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è

    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di credere ancora in questo sogno
    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è

    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di credere ancora in questo sogno
    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è

    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di credere ancora in questo sogno
    Presidente siamo con te
    Menomale che Silvio c’è
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è

  46. Piero ha detto:

    Facile gridare “al lupo al lupo” quando noi lettori non possiamo verificare quello che dice. Se è vero, Aldino può catturare un’immagine con gli IP ministeriali e mostrarla su questo blog (magari indicando a quali commenti corrispondono).

    Altrimenti, come sospetto io, queste accuse sono solo un metodo estremamente scorretto per delegittimare chi non la pensa come lui.

    Se siamo arrivati a questo, beh arrivederci e grazie di nulla. (e pensare che ero quasi contento di vedere che il blog era resuscitato)

    Certo, sarebbe bello che quando succedono queste cose gli amministratori del blog dessero un segno di vita e riportassero un pò d’ordine. Arioooo, bella la vita del ricercatore TI vero?

    • ario ha detto:

      Piero devo prenderla come un riferimento scherzoso o ti devo mandare a fare in culo? Se chi scrive sul blog non sa nemmeno moderarsi – a parte togliere la possibilità di commentare – che devo fare?. Mica sono un educatore?! E poi tu che cazzo ne sai di come sto campando io?! e di quello che faccio e continuo a fare? E poi chi sei che io non conosco nessun Piero.

  47. bartlindon ha detto:

    Oddio, mi avete messo paura… ora dovro’ fuggire all’estero? Con o senza capitali? Mi seguiranno anche li’? E poi, potro’ rientrare? O mi devo anche io cercare il mio Lula?

    Altro che appendersi alle funi sul vuoto con uno striscione… P…. ci vuole! (bella iniziativa pero’!).

  48. più che perplesso ha detto:

    Scusate Aldino e Albert, perché non siete chiari e fate i nomi? Mi sa tanto invece che l’argomento vi disturba alquanto, non è così?

  49. Psicanalista ha detto:

    Secondo ampie statistiche, e anche secondo la mia esperienza, i blog di carattere politico o pseudo-politico come questo sono frequentati essenzialmente da malpancisti mossi da frustrazioni esistenziali di varia natura. Oppure da militanti e funzionari mossi da scopi economici o lavorativi precise.

    Questo blog è un ottimo case study. Funzionari ministeriali, frustrazioni, rivendicazioni impotenti. Frequentatori, siete grandi! Continuate così che ci scriviamo un libro.

    • Piero ha detto:

      Questo blog almeno nelle intenzioni di chi lo ha aperto dovrebbe essere frequentato da ricercatori precari, che quindi sono frustrati per definizione.

      Poi ci sono quelli a cui sta sulle balle che la gente possa esprimere liberamente le proprie opinioni, e che quindi si sentono in dovere di venire qui ad insultare (Psicanalista, ti fischiano le orecchie?).

      Quanto ai militanti e funzionari, si fa subito a verificare. Basta postare sul blog le statistiche di accesso per mettere fine ad ogni discussione. Ma no, questo sarebbe troppo semplice! Meglio alimentare le teorie cospirazioniste.

  50. guglielsmo ha detto:

    c’è sempre un complotto

  51. Gennaro ha detto:

    @Psiconalista

    e tu sotto quale categoria ricadi? Troll o semplice coglione? Non vedo qui espresse frustrazioni esistenziali, ma essenzialmente accademiche.

  52. RivoluzioneItalia ha detto:

    mamma mia che massa di capre siamo… sempre peggio…

    spero arrivi presto un pò di sano capitalismo a svegliare dal torpore:

    http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/dan-lavoro/1.html

  53. Professore Ordinario ha detto:

    Poveri giovanotti ingenui, mi fate tenerezza.
    Questa è una discussione fra i più \”attempati\” di voi, che vivono di precariato universitario e hanno la necessità di non perdere i contratti, e quelli più piccolini, che mi fanno tanto tenerezza con il loro desiderio di entrare nello stesso vortice degli altri con l\’esito certo di fare la stessa brutta fine. Ma avete capito che nei prossimi 6-7 anni ci saranno pochissime centinaia di concorsi per voi? Le università il prossimo anno usciranno tutte fuori dai vincoli di bilancio e non potranno assumere nessuno per anni e avranno pure migliaia di vincitori di concorsi da professore che bisognerà assorbire.
    Ah, il masochismo!

  54. Professore Ordinario ha detto:

    Ragazzotto, quello che propongo è semplice. Scappate dall’università finché siete giovani e non mettetevi nella situazione di quei poveretti che oramai sono condannati ad aggrapparsi ai propri assegni.
    La vita è bella, non gettatela nell’università italiana.

    • Piero ha detto:

      Ma e’ proprio per questo che gli assegni hanno una scadenza, e non si devono rinnovare in eterno. Proprio per forzare chi non riesce a diventare TI ad andarsene finche’ e’ giovane.

    • Piero ha detto:

      Poi scusa ma “ragazzotto” e’ piuttosto offensivo. Capisco che non hai molta considerazione di noi “outsider”, ma con due lauree, un dottorato e una serie di pubblicazioni eccellenti, essere chiamato “ragazzotto” un po’ dispiace.

      Un’ultima nota: sono perfettamente d’accordo con “La vita è bella, non gettatela nell’università italiana.” Pero’ queste sono cose che andrebbero dette a chi si iscrive all’universita’, quando fa ancora in tempo ad abbandonare gli studi e trovarsi un lavoro vero (uno di quelli con la 13ma, i contributi ed un futuro sereno).

  55. Professore Ordinario ha detto:

    Laurearsi magari ancora conviene, almeno a godersi un po’ la giovinezza per 5 anni prima di mettersi a lavorare.
    Sono dottorati ed assegni che vi rovinano.

    La scadenza degli assegni, poi. Bella ipocrisia. Quando arrivate al punto in cui gli assegni non possono più essere rinnovati siete già belli che fritti. Se non volete uccidervi anzitempo dovete scappare prima di cominciare il dottorato. Già alla fine del dottorato siete al limite. Se arrivate al quarto anno di assegno siete fritti e dovete per forza chiedere il quinto. Chi vuole che in Italia assuma un trentaduenne che ha trascorso all’università sette anni più tutti gli interregni fra laurea e dottorato e fra dottorato ed assegni.

    Dia retta a me che no ho visti tanti di giovani come lei bruciarsi tutto. Se ha appena finito il dottorato scappi a gambe levate. Altrimenti, fra quattro anni sarà rovinato come il suo collega di sopra.

  56. più che perplesso ha detto:

    Quello che propongo io invece è che siate voi prof. ordinari ad evitare che la navi affondi. In che modo? Innanzitutto non chiedendo la proroga dei 2 anni una volta arrivati ai 70 (cosa ancora migliore sarebbe il pensionamento a 65, come per le altre categorie di lavoratori), poi smettendola di accanirvi sui dottorati di ricerca. E’ colpa vostra se oggi ci sono migliara di bravi dottori che non riusciranno mai a realizzarsi perché il fine dei dipartimenti non è mai stato quello di formare giovani studiosi da immettere poi nel mondo della ricerca, ma quello di ottenere il benedetto corso di dottorato, possibilmente tutti gli anni, per avere, o voi professori, a disposizione ulteriori fondi.
    Come avrà capito, siamo molto arrabbiati, perché ci rendiamo conto che siamo stati presi in giro. La soluzione da lei prospettata è sbagliata: non siamo noi che dobbiamo scappare, ma voi che dovete risolverla mettendo rimedio a quell’insano egoismo che ha ridotto l’università nello stato pietoso che conosciamo.

  57. Professore Ordinario ha detto:

    Ha proprio ragione.
    Aspetti che scrivo una lettera ai miei colleghi, ma ho il timore che nell’attesa della loro risposta avrete fatto bene in tempo a gettare alle ortiche le vostre esistenze. Quattro anni passano in fretta e vi ritroverete ad invocare anche voi il quinto assegno in men che non si dica.

  58. guglielsmo ha detto:

    @ prof. ordinario
    ma va a dar via i ciap

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