Il Panorama sconfortante del giornalismo italiano: dialogando con De Nardis

20 gennaio 2009

La denuncia dei mali dell’Università italiana è un impegno politico e civile cui non rinunciamo. E a modo nostro abbiamo sempre cercato di contribuire al miglioramento del sistema universitario di questo paese attraverso il dibattito, con le nostre proposte, le nostre lotte. E il più delle volte ci siamo mossi nel silenzio di giornali e TV impegnate invece a dare la caccia al concorso truccato, al barone rampante, ai corsi con un solo studente.

Mai ci siamo mai sorpresi del fatto che i fustigatori di turno, certamente benintenzionati, finissero sempre e sistematicamente per fermarsi con le loro analisi alla superficie dei problemi. I concorsi, ad esempio. Lo sosteniamo da tempo, il problema non è che molti concorsi sono corrotti, ma che TUTTI mascherano, sotto la forma di una procedura comparativa concorsuale, un meccanismo di cooptazione accademica senza alcun controllo ex post delle strutture e dei vincitori.  Ed invece i giornali sempre a battere sui “figli di”, i “parenti di”. Questione sacrosanta, sia chiaro, ma che è solo la torsione familistica di una cooptativa “irresponsabile” (cioè non responsabile delle scelte che opera). E non è allora un caso che quasi mai allo scandalo possa seguire un’azione giudiziaria. Il “concorso truccato” è solo la superficie di un problema ben più complesso. Si guarda al trucco, insomma, ma non al volto che nasconde.

L’altro caso lampante è l’uso strumentale e spettacolare del precario, caso umano da sbattere in prima pagina e da compiangere. Testimonianza lagnosa e vittimistica, mai possessore di parola e di proposte. Quante volte la Rete si è sentita chiamare da questo o quel giornale, da questa o quella televisione, perché serviva un precario, possibilmente giovane, possibilmente donna, magari emigrato all’estero, sicuramente con indosso il camice bianco di un laboratorio scientifico (con l’implicito assunto che il barbone di un panciuto filosofo, magari allegro e sorridente, avrebbe giocato male alla causa della disperazione precaria. I filosofi si sa non servono a niente, soprattutto quelli che sorridono).

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I ricercatori non vogliono più

7 dicembre 2008

00353106Sempre lui, il nostro professore-editorialista-ministroombra preferito, Francesco Giavazzi, non più di un mese fa affermava con la sua solita ed estrema sicurezza che gli associati (e quindi anche i ricercatori) erano ben felici di non dover più partecipare alle commissioni di concorso.

Ne è un segno il tentativo (fortunatamente fallito) di modificare in extremis il testo del decreto per consentire ai professori associati di partecipare alle commissioni. Un vecchio trucco: gli associati devono ancora essere giudicati (per diventare ordinari) quindi sono facilmente ricattabili. E infatti a premere per estendere l’eleggibilità ai più giovani erano gli anziani non gli stessi associati.

Evidentemente la cronaca (come la storia) si vendica sempre dell’eccessiva fiducia nelle proprie certezze. E’ da poco stato diffuso un documento firmato da molti ricercatori dell’Università di Bari che affermano (tra le altre) di essere contrari proprio a quell’esclusione.
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Il re è nudo…mozione Unione Matematici Italiani sui criteri statistici per valutare gli articoli scientifici

5 dicembre 2008

the_king_si_naked_by_jdrawMOZIONE DELLA COMMISSIONE SCIENTIFICA UMI

La mozione qui presentata è stata approvata all’unanimità nella riunione della Commissine Scientifica dell’UMI del 22 novembre 2008. Alla riunione erano presenti anche Gabriele Anzellotti, rappresentante al CUN per le Scienze matematiche ed Informatiche e Marco Abate, coordinatore dei Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea in Matematica. (g.anichini)

Rileva però che nessun criterio basato unicamente su indicatori numerici di tipo statistico può sostituirsi al giudizio scientifico motivato da parte di un gruppo di esperti. In una pubblicazione esauriente e ben documentata [1], l’International Mathematical Union, l’International Council of Industrial and Applied Mathematics e l’Institute for Mathematical Statistics, massimi organi scientifici della comunità matematica a livello mondiale, hanno sostenuto di recente che nessun gruppo di parametri basati esclusivamente su dati bibliometrici (numero di citazioni, indice H, impact factor delle riviste su cui compaiono le pubblicazioni) può, da solo, dare risultati affidabili nella valutazione dell’attività scientifica, pur costituendo un utile elemento di giudizio.

La Commissione Scientifica dell’Unione Matematica Italiana esprime il suo apprezzamento per il progetto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di individuare criteri internazionalmente riconosciuti per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni nelle procedure comparative per il reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari. Nel recente passato criteri di questo genere erano già stati adottati in maniera autonoma dalla stragrande maggioranza delle commissioni dei settori MAT/*.

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Comunicato congiunto APRI – RNRP sul passaggio al Senato Dl 180

2 dicembre 2008

I ricercatori precari delle Università italiane sono stati ancora una volta raggirati! Nel totale disinteresse da parte dei media, delle forze della maggioranza e dell’opposizione, e delle organizzazioni sindacali, la conversione del Decreto Legge n.180/2008 da parte del Senato del porta con sé un’amara sorpresa. Sono stati introdotti nuovi e migliorativi criteri per i concorsi da ricercatore a tempo indeterminato, abolendo le manipolabili prove scritte ed orali e stabilendo commissioni di soli ordinari sorteggiati su grandi “rose” di eletti. Tuttavia, con una mossa alquanto discutibile, con due emendamenti, rispettivamente il n.1.27 e il n. 1.58, si sono destinate le risorse ordinarie per i ricercatori, che d’ora in poi saranno assumibili solo con le nuove regole concorsuali meritocratiche, anche ad una figura di contrattisti precari prevista dalla legge Moratti; in aggiunta, si sono tolte, per l’assunzione di quella stessa figura precaria, le nuove regole concorsuali meritocratiche che invece, giustamente, il D.L. 180/08 gli estendeva. Quindi, soldi nuovi, ma vecchie regole, a discapito dei concorsi da ricercatore, che nessuno avrà più interesse a bandire, proprio perché non sono più manipolabili. Fatta la legge, trovato l’inganno! La volontà da parte della maggioranza di procedere speditamente all’approvazione definitiva del decreto riduce a zero le possibilità di modifica di tale perverso meccanismo. Denunciamo l’incredibile sfacciataggine con cui il D.L. 180 viene contrabbandato per “portatore di meritocrazia” e

chiediamo

Alle Università, di scegliere coerentemente di destinare i fondi del FFO liberati da cessazioni di contratti a tempo indeterminato, per contratti a ricercatore a tempo indeterminato, e comunque di adottare indipendentemente il nuovo regolamento concorsuale anche per i contratti di cui all’art. 1, comma 14, della legge n. 230 del 4 Novembre 2005.

Al Ministro, di stanziare e distribuire al più presto alle Università i lungamente attesi fondi per il reclutamento straordinario di ricercatori a tempo indeterminato degli anni 2008 e 2009 già stanziati dalla Finanziaria 2007.

APRI

RNRP


E’ l’ora della lobby

2 dicembre 2008

Si sa, in Italia il termine lobby ha un connotato tutto particolare: oscuro,pericoloso, mefistofelico.  Tanto che nel corso degli anni è sempre stato utilizzato per annunciare un pericolo, per mettere in guardia contro una macchinazione, per indicare un potere (sempre forte) che trama nell’ombra. Fin dalle celeberrime manovre demo-pluto-giudaiche, le forze oscure rappresentano un potere che si vuole sconfiggere, ma anche un contropotere che cerca di fermare quello legittimo e sovrano. Il problema non è quello di essere un potere, ma quello di essere oscuro.

Più recentemente il termine lobby è diventato un’arma retorica usata contro i nemici politici. Viene usato per indicare un gruppo di pressione, un alleanza quasi sempre oscura e malevola, che cerca di ottenere dei vantaggi privati, tutelare di nascosto un interesse di parte contro gli interessi pubblici e popolari. Da destra o da sinistra si etichetta come lobby qualsiasi gruppo organizzato che cerca di difendere degli interessi o proporre qualcosa. Allora c’e’ la lobby dei laicisti e quella dei cacciatori, quella dei petrolieri e quella degli omosessuali. Il problema non è quello di essere oscuro, ma quello di essere un potere (interessato).

La settimana passata, nel corso della discussione parlamentare del DL180 è successa una cosa che mi ha fatto riflettere su questa distinzione, pare si sa aggiunta un’altra possibilità.

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Alcune valutazioni sul DL 180 dai Ricercatori Precari dell’Onda

28 novembre 2008

Foto Andrea Baldassarri

Foto Andrea Baldassarri

Ecco il documento, diffuso oggi, da “dottorandi/nde e precari/e in mobilitazione delle università romane” sul decreto 180:

Il DL 180, recentemente emanato dal consiglio dei ministri e attualmente in discussione al senato per la conversione definitiva, non rappresenta in alcun modo una risposta alle istanze del movimento, poiché lascia sostanzialmente inalterati i tagli al sistema universitario introdotti dalla legge 133/2008, con effetti che a partire dal 2010 saranno letteralmente dirompenti per il funzionamento di quasi tutti gli atenei italiani.

Qualsiasi intervento legislativo dovrebbe invece partire dal dato oggettivo ed incontrovertibile che il sistema universitario e della ricerca italiano è sottofinanziato rispetto a quelli delle altre nazioni industrializzate. A questo proposito denunciamo la violenta campagna di disinformazione organizzata da più o meno autorevoli quotidiani nazionali che, pur partendo dalla sacrosanta denuncia di situazioni di corruzione e nullafacenza, finisce per invocare un ulteriore disimpegno finanziario e, sulla base di dati elaborati in maniera subdola e capziosa, vorrebbe addirittura dimostrare che gli investimenti italiani nel sistema universitario sono superiori a quelli dei principali paesi europei! Al contrario, sono invece opportuni e non rimandabili interventi di sostegno al sistema della ricerca che consentano all’Italia di rispettare gli impegni sottoscritti a livello internazionale che obbligano ad una crescita degli investimenti in ricerca fino al 3% del PIL entro il 2010.

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Giavazzi: chi ha paura della logica?

24 novembre 2008

image002La sua è quasi una rubrica fissa: il lunedì, sul Corriere della Ser(v)a si parla di “Università e docenti”. Allora tocca anche a noi fornire una risposta fissa. Con quel po’ di ritardo dovuto alla precarietà e al fannullismo di un’università pubblica…

Questa volta il nostro professore si occupa delle reazioni alla sua proposta precedente. Una proposta prontamente accolta dal Consiglio dei ministri, tra l’altro. Ottenuto il blocco dei “concorsi truccati”, pare, ora difende a spada tratta la sua proposta “rivoluzionaria” di nuovo reclutamento (come sapete tutti ne hanno almeno una, persino Mussi). Per farlo cita, ma guarda un po’, proprio gli studenti che fino al giorno prima erano dei servi sciocchi di baroni e rettori. Naturalmente cita solo gli studenti che sono d’accordo con lui. Guarda caso.

Ad ogni modo, questa volta il professore non litiga solo con dati statistici e numeri, ma principalmente con la logica. Non sono un esperto di retorica classica, ma c’è qualcosa che non funziona nei suoi sillogismi. Vediamoli.

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