Il Panorama sconfortante del giornalismo italiano: dialogando con De Nardis

20 gennaio 2009

La denuncia dei mali dell’Università italiana è un impegno politico e civile cui non rinunciamo. E a modo nostro abbiamo sempre cercato di contribuire al miglioramento del sistema universitario di questo paese attraverso il dibattito, con le nostre proposte, le nostre lotte. E il più delle volte ci siamo mossi nel silenzio di giornali e TV impegnate invece a dare la caccia al concorso truccato, al barone rampante, ai corsi con un solo studente.

Mai ci siamo mai sorpresi del fatto che i fustigatori di turno, certamente benintenzionati, finissero sempre e sistematicamente per fermarsi con le loro analisi alla superficie dei problemi. I concorsi, ad esempio. Lo sosteniamo da tempo, il problema non è che molti concorsi sono corrotti, ma che TUTTI mascherano, sotto la forma di una procedura comparativa concorsuale, un meccanismo di cooptazione accademica senza alcun controllo ex post delle strutture e dei vincitori.  Ed invece i giornali sempre a battere sui “figli di”, i “parenti di”. Questione sacrosanta, sia chiaro, ma che è solo la torsione familistica di una cooptativa “irresponsabile” (cioè non responsabile delle scelte che opera). E non è allora un caso che quasi mai allo scandalo possa seguire un’azione giudiziaria. Il “concorso truccato” è solo la superficie di un problema ben più complesso. Si guarda al trucco, insomma, ma non al volto che nasconde.

L’altro caso lampante è l’uso strumentale e spettacolare del precario, caso umano da sbattere in prima pagina e da compiangere. Testimonianza lagnosa e vittimistica, mai possessore di parola e di proposte. Quante volte la Rete si è sentita chiamare da questo o quel giornale, da questa o quella televisione, perché serviva un precario, possibilmente giovane, possibilmente donna, magari emigrato all’estero, sicuramente con indosso il camice bianco di un laboratorio scientifico (con l’implicito assunto che il barbone di un panciuto filosofo, magari allegro e sorridente, avrebbe giocato male alla causa della disperazione precaria. I filosofi si sa non servono a niente, soprattutto quelli che sorridono).

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La Stella non sbaglia mai

6 gennaio 2009
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Fonte: enteroclisma.blogspot.com

E’ importante essere guidati da una giusta Stella. Soprattutto oggi.

Ormai è ufficiale, il povero Giavazzi, ormai raggiunto il suo obiettivo,  non riusciva proprio ad occuparsi dell’università tutte le settimane. Allora tocca al buon Gian Antonio Stella, che è un professionista del ramo, occuparsi di denigrare qualsiasi cosa passi sopra il liceo classico, ma anche lui non ci riesce regolarmente.

Lui non è (ancora) professore, ma come il professore della Bocconi non sbaglia mai. Se volete arrivare a destinazione potete seguirlo senza dubbio alcuno.

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La leggenda dello studente unico

17 dicembre 2008

Qualche tempo fa “Carlo Pisacane” segnalava attraverso un commento un fatto di qualche interesse. Secondo me vale la pena dargli maggiore attenzione. Tutto nasce pare da un articolo del(l’apparentemente) sempre informato Gian Antonio Stella e di Sergio Rizzo. Un loro articolo del 27 dicembre 2006 denunciava: “Università, 37 corsi di laurea con un solo studente”! Una denuncia poi riportata nel suo bestseller “La Casta”.

Che ci fosse qualcosa che non andava in questo dato si poteva già sospettare leggendo l’articolo. Infatti durante tutto il testo si faceva continua confusione tra Corsi di Laurea, Facoltà e Atenei. Questa ostentata non conoscenza del lessico base dell’organizzazione accademica trasformava prima singoli corsi di laurea in “mini-facoltà” o addirittura intere “universitine”.

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E’ l’ora della lobby

2 dicembre 2008

Si sa, in Italia il termine lobby ha un connotato tutto particolare: oscuro,pericoloso, mefistofelico.  Tanto che nel corso degli anni è sempre stato utilizzato per annunciare un pericolo, per mettere in guardia contro una macchinazione, per indicare un potere (sempre forte) che trama nell’ombra. Fin dalle celeberrime manovre demo-pluto-giudaiche, le forze oscure rappresentano un potere che si vuole sconfiggere, ma anche un contropotere che cerca di fermare quello legittimo e sovrano. Il problema non è quello di essere un potere, ma quello di essere oscuro.

Più recentemente il termine lobby è diventato un’arma retorica usata contro i nemici politici. Viene usato per indicare un gruppo di pressione, un alleanza quasi sempre oscura e malevola, che cerca di ottenere dei vantaggi privati, tutelare di nascosto un interesse di parte contro gli interessi pubblici e popolari. Da destra o da sinistra si etichetta come lobby qualsiasi gruppo organizzato che cerca di difendere degli interessi o proporre qualcosa. Allora c’e’ la lobby dei laicisti e quella dei cacciatori, quella dei petrolieri e quella degli omosessuali. Il problema non è quello di essere oscuro, ma quello di essere un potere (interessato).

La settimana passata, nel corso della discussione parlamentare del DL180 è successa una cosa che mi ha fatto riflettere su questa distinzione, pare si sa aggiunta un’altra possibilità.

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Giavazzi: chi ha paura della logica?

24 novembre 2008

image002La sua è quasi una rubrica fissa: il lunedì, sul Corriere della Ser(v)a si parla di “Università e docenti”. Allora tocca anche a noi fornire una risposta fissa. Con quel po’ di ritardo dovuto alla precarietà e al fannullismo di un’università pubblica…

Questa volta il nostro professore si occupa delle reazioni alla sua proposta precedente. Una proposta prontamente accolta dal Consiglio dei ministri, tra l’altro. Ottenuto il blocco dei “concorsi truccati”, pare, ora difende a spada tratta la sua proposta “rivoluzionaria” di nuovo reclutamento (come sapete tutti ne hanno almeno una, persino Mussi). Per farlo cita, ma guarda un po’, proprio gli studenti che fino al giorno prima erano dei servi sciocchi di baroni e rettori. Naturalmente cita solo gli studenti che sono d’accordo con lui. Guarda caso.

Ad ogni modo, questa volta il professore non litiga solo con dati statistici e numeri, ma principalmente con la logica. Non sono un esperto di retorica classica, ma c’è qualcosa che non funziona nei suoi sillogismi. Vediamoli.

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Sentito dire

9 novembre 2008

img_271125_lrgSiamo sempre oberati e quindi sempre un po’ in ritardo. Invece Giavazzi (ed altri) se ne escono ogni settimana con un nuovo editoriale disinformato e disinformante. Ma non dobbiamo smettere di farci sentire e provare ad ottenere una qualche soddisfazione. Contro il pessimo editoriale del professore bocconiano anche Nora aveva provato a reagire.

Naturalmente a Via Solferino non ha risposto nessuno. Ci avevano provato molte altre e altri. E a quanto pare ce l’hanno fatta con la concorrenza. La Stampa di Torino risponde e pubblica la lettera di due ricercatori.

Soddisfatti?


Blocco dei concorsi universitari…giornali e ministero danno i numeri!

1 novembre 2008

Da quanto si è letto negli articoli usciti ieri ed oggi, il governo vorrebbe bloccare i concorsi in atto.

Per la verità i giornalisti sono un po’ imprecisi…non si capisce quali concorsi si vogliono bloccare.

Se si danno per buoni i dati del Sole di ieri (Articolo del Sole 24Ore) i concorsi che vorrebbero bloccare sono quelli per cui si voteranno le commissioni a metà Novembre. Sono circa  2100 valutazioni comparative (poco più di 250 da ricercatore e la maggior parte da associato) che, peraltro, seguono un lungo periodo di blocco dei concorsi.

Il governo della Gelmini rischia di fare un altro pasticcio!

Ci dicono… in attesa di una nuova legge sul reclutamento blocchiamo i concorsi, andiamo addirittura oltre la riduzione al 20% del Turn Over…li blocchiamo tutti per il vostro bene.

Ci ritroveremo come già ci siamo trovati con Mussi …concorsi bloccati e pure la nuova legge impantanata fra commissioni parlamentari e pareri di Crui e CUN.

Tutti sappiamo che c’è bisogno di una nuova legge per il reclutamento ma… attenzione bloccando anche i concorsi da ricercatore in attesa della legge…si rischia di… attendere a vita.

Ad ogni modo… i nostri complimenti al prof. Lenzi, presidente del CUN, che dalle colonne del Sole  suggerisce al Ministro di bloccare solo i concorsi da ricercatore!

Controproposta al Ministro da parte dei precari della ricerca:

RIFORMIAMO IMMEDIATAMENTE I CONCORSI DA RICERCATORE (MA NEL FRATTEMPO NON LI BLOCCHIAMO!) INVECE BLOCCHIAMO FINO ALLA RIFORMA GLI AVANZAMENTI DI CARRIERA DA ASSOCIATO E ORDINARIO.

Che ne pensate cari ricercatori precari?

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