Il Panorama sconfortante del giornalismo italiano: dialogando con De Nardis

La denuncia dei mali dell’Università italiana è un impegno politico e civile cui non rinunciamo. E a modo nostro abbiamo sempre cercato di contribuire al miglioramento del sistema universitario di questo paese attraverso il dibattito, con le nostre proposte, le nostre lotte. E il più delle volte ci siamo mossi nel silenzio di giornali e TV impegnate invece a dare la caccia al concorso truccato, al barone rampante, ai corsi con un solo studente.

Mai ci siamo mai sorpresi del fatto che i fustigatori di turno, certamente benintenzionati, finissero sempre e sistematicamente per fermarsi con le loro analisi alla superficie dei problemi. I concorsi, ad esempio. Lo sosteniamo da tempo, il problema non è che molti concorsi sono corrotti, ma che TUTTI mascherano, sotto la forma di una procedura comparativa concorsuale, un meccanismo di cooptazione accademica senza alcun controllo ex post delle strutture e dei vincitori.  Ed invece i giornali sempre a battere sui “figli di”, i “parenti di”. Questione sacrosanta, sia chiaro, ma che è solo la torsione familistica di una cooptativa “irresponsabile” (cioè non responsabile delle scelte che opera). E non è allora un caso che quasi mai allo scandalo possa seguire un’azione giudiziaria. Il “concorso truccato” è solo la superficie di un problema ben più complesso. Si guarda al trucco, insomma, ma non al volto che nasconde.

L’altro caso lampante è l’uso strumentale e spettacolare del precario, caso umano da sbattere in prima pagina e da compiangere. Testimonianza lagnosa e vittimistica, mai possessore di parola e di proposte. Quante volte la Rete si è sentita chiamare da questo o quel giornale, da questa o quella televisione, perché serviva un precario, possibilmente giovane, possibilmente donna, magari emigrato all’estero, sicuramente con indosso il camice bianco di un laboratorio scientifico (con l’implicito assunto che il barbone di un panciuto filosofo, magari allegro e sorridente, avrebbe giocato male alla causa della disperazione precaria. I filosofi si sa non servono a niente, soprattutto quelli che sorridono).

Non ci era mai capitato, tuttavia, di diventare un caso in un settimanale a larga distribuzione nazionale. Panorama. Che il 15 gennaio ha riportato parte di un capitolo del volume dal titolo Un paese di baroni nel quale gli autori, Davide Carlucci e  Antonio Castaldo, riportano parte del confronto aspro avuto dai partecipanti al Blog con Fabio De Nardis, responsabile nazionale università e ricerca di Rifondazione Comunista. Purtroppo riportandone la parte meno significativa, largamente minoritaria, e più odiosa: quella della polemica personale. Già, noi eravamo ad accapigliarci con De Nardis sulle non-politiche del governo Prodi, sull’assenza di un programma in Rifondazione convincente, sulla ricerca e la didattica universitarie. Ed invece – noi ingenui – il problema era un altro: De Nardis è ricercatore, è figlio d’arte, ed è pure “comunista” e quindi…. ecco dimostrato come il baronato di sinistra difende l’esistente e si autorigenera familisticamente nell’Università italiana (fortuna che c’è la Gelmini….). Poco importa che De Nardis sia tra i pochi esponenti di partito che hanno cercato il dialogo e il confronto con noi, peraltro esponendosi pubblicamente sul nostro blog più di una volta, e che sia entrato con noi nel merito delle proposte politiche. Meno ancora importa che dal blog, proprio nel dibattito con De Nardis, qualche piccola proposta di riforma sia venuta fuori.

Ancora una volta veniamo utilizzati in maniera strumentale, ridotti a sfogo (peraltro comprensibile data la vita di merda che molti di noi fanno e la natura aperta e informale di questo blog) e ignorati in quello che invece crediamo ci qualifichi più di ogni altra cosa in quanto Blog: il libero confronto pubblico, lo sforzo di elaborare proposte sulla base di un dialogo magari estemporaneo e informale ma non per questo banale o superficiale.

Bene. Dopo aver detto la nostra ci pare doveroso dare voce anche a Fabio De Nardis. E lo facciamo riportando un suo comunicato, un suo sfogo…. Poi ognuno pensi quello che vuole. Quello che pensiamo noi lo abbiamo scritto.

__________________________________________________________________________________

Comunicato di Fabio de Nardis – Responsabile Nazionale Università e Ricerca PRC-Se

Contro il malcostume nelle università non serve sparare nel mucchio

Su “Panorama” del 15 gennaio, cogliendo l’occasione dell’uscita del libro di Davide Carlucci e Antonio Castaldo dal titolo “Un paese di baroni”, vengono pubblicati gli stralci di una discussione (tutt’oggi online) a cui partecipai lo scorso marzo sul blog della Rete Nazionale dei Ricercatori Precari in cui dibattemmo in maniera anche animata del malcostume imperante nelle università italiane. Fu una discussione molto intensa in cui ebbi modo di confrontarmi con la rabbia e la frustrazione dei nostri migliori cervelli ancora esclusi da un sistema inquinato. In quella circostanza si parlò anche della mia condizione di ricercatore “figlio d’arte” e quindi potenzialmente parte di quel sistema che a parole diciamo tutti di voler combattere. Naturalmente “Panorama” pubblica una selezione ben congeniata di quella discussione per cercare di screditare, attraverso me, quel partito che oggi stiamo cercando faticosamente di ricostruire. Colpire un soggetto collettivo cercando di delegittimare la dignità di chi vi partecipa è un vecchio metodo fascista a cui i giornali della destra italiana sono piuttosto avvezzi. Mi riempiono dunque di gioia le decine di email di solidarietà ricevute proprio da parte di quei precari che allora parteciparono alla discussione e che oggi sono disgustati dalla strumentalizzazione di cui essi stessi si sentono vittime.

Dal giornale di Belpietro non mi sarei aspettato di meglio; mi spiace invece che due giornalisti bravi e di cultura democratica scelgano di pubblicare parte di quel dibattito assolutamente pubblico (dunque lo scoop dell’acqua calda) a conclusione di un libro che parla di altro e cioè dei tanti casi di truffa, abusi di potere e criminalità organizzata che si verificano negli atenei italiani. In questo senso il lavoro di Carlucci e Castaldo sarebbe in parte meritorio anche se crediamo che una battaglia contro certi casi di malcostume non si possa realizzare sparando nel mucchio, mostrando una triste subalternità alla cultura giustizialista e scandalistica oggi imperante nella società italiana.

La questione degli accessi all’università è un problema serio che va affrontato nell’ambito di una battaglia di sistema che sia in primo luogo battaglia culturale oltre che politica. Per questa ragione, nell’Onda, ci siamo battuti e ci battiamo contro le finte riforme della Gelmini che per nulla ledono certi abusi e anzi ne sollecitano la proliferazione. Io stesso avrei potuto tirarmi indietro da quel dibattito, come avrebbe fatto qualsiasi politico più prudente. Ma decisi di parteciparvi, trasferendolo anche sul mio blog personale, proprio per denunciare certe dinamiche. All’università tutti hanno un padre e una madre a prescindere dal cognome che portano. Poi per fortuna esiste anche una comunità scientifica (meglio se internazionale) che valuta i tuoi lavori in maniera spesso anonima e allora il merito (o demerito) di ognuno può emergere.

Dire che essere cresciuto in una casa di intellettuali mi abbia favorito in termini di conoscenze e competenze è quasi un’ovvietà. Per questo lottiamo per l’eguaglianza e ci spaventa chi parla a sproposito non di merito (che va sempre valorizzato) ma di meritocrazia, che presuppone la logica di un sistema competitivo in cui si trascurano le disuguaglianze di partenza di cui sopra; un sistema dunque in cui io, figlio di professore, o amico di professore, o protetto da professore, posso diventare professore, mentre altri sono destinati quasi per diritto naturale a rimanere fuori. Sono innamorato del mio mestiere almeno quanto lo sono della lotta per una società di eguali, l’uno e l’altra compongono la mia identità. Rivendicherò sempre la mia scelta politica, intellettuale e professionale che intrapresi in autonomia di giudizio. Ecco il grande privilegio di essere nato in quel contesto. A quindici anni avevo già gli strumenti per stabilire le mie aspirazioni. In fondo a tredici cominciai a fare politica tra i giovani del partito comunista.

Per questa ragione continuerò a lottare con le unghie e con i denti per una università di massa e di qualità fino a quando le mie compagne e i miei compagni, che sono la famiglia che ho scelto, riterranno opportuno che io possa e debba farlo. Per una università dove chiunque possa essere messo nelle condizioni di accedere alla conoscenza per riprodurre conoscenza. Perché così cresce una società democratica. Combatterò al fianco di studenti, ricercatori e docenti per una università dove nessuno sia pregiudizialmente escluso, né il figlio di professore, che non può essere privato della possibilità di fare lo stesso mestiere del padre o della madre per qualche strano vizio genetico, né il figlio dell’operaio a cui non deve essere negato il diritto all’emancipazione sociale. Sono certo che, con Rifondazione Comunista e attraverso la vitalità espressa dai movimenti, questo disegno utopico diventa una possibilità.

Annunci

241 Responses to Il Panorama sconfortante del giornalismo italiano: dialogando con De Nardis

  1. Giordano Bruno ha detto:

    Ottimo post.

    Complimenti ad Ario e a De Nardis per la signorilità nella risposta.

    Non so se si riuscirà mai a rendere l’Accademia democratica…

    Chi mi conosce sa che secondo me l’Accademia è come la corte dei borboni…e ancora oggi il sud è borbonico e l’Università italiana è un luogo dove vigono le regole dei galantuomini del sud che sfruttavano i mezzadri e i braccianti fin nelle viscere.

    Una regola dei borboni era quella del divide et impera e questa è una regola ben nota ai nostri baroni…per questo esistono tutta una serie di ruoli universitari, di sindacati, di associazioni, di settori disciplinari, di concorsi finti per l’accesso ad ogni ruolo, di parite di giro e di vita.

    Nei prossimi anni avremo bisogno di essere uniti su alcuni obiettivi strategici (democratizzazione, pre-ruolo, ruolo, finanziamento e contributi)…sinceramente quando il rettore di Roma parla di meritocrazia e democrazia mi sento come le vittime di Francesco Saverio Del Carretto.

  2. carlo (lowercase) ha detto:

    D’accordo con gran parte del post, tranne per qualche nota stonata. Tipo questa:

    “Combatterò al fianco di studenti, ricercatori e docenti per una università dove nessuno sia pregiudizialmente escluso, né il figlio di professore, che non può essere privato della possibilità di fare lo stesso mestiere del padre o della madre per qualche strano vizio genetico, […]”

    Nessuno vuole escludere i figli dei professori, neanche Panorama. E’ però un dato di fatto che in Italia le cattedre si tramandano di padre in figlio (o figlia, moglie, genero, nuora, amante, …).

    Leggo frasi del tipo: “questo disegno utopico diventa una possibilità”. Bene, ma come? Che vogliamo fare per risolvere questo schifo di situazione? Ai ricercatori precari che gli diamo da mangiare? Pane e utopia?

    Anche il commento “qui siamo tutti incazzati”. Io dubito che chi ha un posto fisso vita natural durante (ad esempio De Nardis) possa essere incazzato quanto uno che ogni 1 o 2 anni deve applicare per un nuovo contratto di postdoc, o come chi è costretto a vivere a migliaia di chilometri dalla famiglia perché in Italia per lui non c’è posto.

    Infine, una volta si diceva che “l’Onda non si cavalca” (che è un movimento spontaneo di studenti senza connotazione politica). Mi sembra di capire dal post che alla fine qualcuno è riuscito a cavalcarla.

  3. ario ha detto:

    caro carlo (lowercase), quelle che tu citi sono parti del comunicato di De Nardis e non del Blog. Ora cerco di rendere più evidente la cosa.

  4. carlo (lowercase) ha detto:

    Per inciso, il figlio di un professore potrebbe almeno puntare ad una carriera in una università diversa da quella del padre (attenzione: è una considerazione del tutto generale, non un attacco personale). In questo senso, anche la proposta di proibire il dottorato nella stessa sede in cui ci si è laureati ha un suo perché.

  5. carlo (lowercase) ha detto:

    x Ario, lo so. Colpa mia che non mi sono spiegato bene. Sul comunicato del blog non ho nulla da eccepire.

  6. France ha detto:

    carlo, De Nardis e’ a Lecce, suo padre alla Sapienza. Comunque sono nello stesso SSD. Al di la’ di questo, condivido il post. Ho gia’ detto la mia nel post precedente, dove vi invito a leggere nei qtuello che Giulio Palermo ha scritto sul blog di De Nardis. Vi segnalo che Castaldo e Carlucci, anime belle, hanno istituito un gruppo su facebook per promuovere il libro Un paese di Baroni, e che anche li’ con la storia di De Nardis pubblicata su Panorama: perseverare diabolicum. Ovviamente sono andato a rompere le palle anche li’.

  7. Untenured ha detto:

    il problema di Fabio de Nardis è che si butta la zappa sui piedi, per dirla gentilmente, ora nella sua risposta a Panorama, come evidenzia anche Giulio Palermo, come allora di fronte a chi lo accusava di essere figlio di papà: se ricordo bene rivendicava non so quali titoli scientifici per il concorso che vinse in così giovane età. In certi casi è meglio dire poche parole, piuttosto che dirne troppe e farsi male da soli. Oppure fare un bell’outing e dire: è vero sono stato fortunato a entrare così, non avevo scelta ed ero giovane, inconsapevole. Nessuno avrebbe avuto da ridire alcunché, anzi l’avremmo rispettato tutti.

    In ogni caso, ripeto: non capisco la critica verso i giornali. In qualunque paese democratico, con libera stampa, un giornalista sarebbe stato interessato a una notizia del genere: il responsabile università di un partito comunista in tutta apparenza raccomandato in un concorso e comunque quasi “processato” via blog da coloro che lui vorrebbe portare dalla sua parte (i ricercatori precari). Fu una situazione effettivamente imbarazzante e unica per molti versi, capisco che i giornalisti l’abbiano voluta riportare nella loro inchiesta, è il loro mestiere, non importa per me se scrivono per Panorama o per l’Espresso.

    Quindi: non condivido il tono solidaristico di questo post né la condanna verso la stampa: attenzione, la stampa che denuncia casi di malaffare o di mortificazione dei talenti scientifici è tra i nostri alleati più forti: senza l’opinione pubblica farebbero quel che vogliono (chi gestisce l’università), almeno fin quando non ci sarà la valutazione della ricerca (ma quella non devono proporla i giornalisti di inchiesta!).

  8. France ha detto:

    Untenured
    In un paese civile la stampa cane da guardia del potere aprirebbe il caso De Nardis, lo batterebbe per mesi e alla fine De Nardis padre e figlio si dimetterebbero dai rispettivi incarichi Universitari e partitici prima ancora che una apposita commissione delle rispettive Universita’ e partiti decidessero che l’imbarazzo va tolto d’imperio. Nello Stivale, la stampa cane da lecco del potere tira fuori un caso De Nardis al mese (che’ ce ne sono, eccome…), quando serve a supportare ricatti che noi non conosciamo, sputtanare singoli e partiti, creare opinione nel popolo, supporre, arguire, motteggiare. Con Panorama domani si incartera’ il pesce e di De Nardis nessun giornalista piu’ parlera’: magari fra un 4 anni siedera’ pure in parlamento, da associato o ordinario, magari trasferito con onore alla Sapienza stessa. Se per noi questa stampa e’ un alleato, dimmelo tu…

  9. Untenured ha detto:

    @ France
    io non faccio dietrologia: non è che se leggo un articolo di denuncia penso a quali interessi politici ci sono dietro. Perché se la stampa denuncia il caso Lenzi nessuno si scandalizza, anzi tutti se ne compiacciono, e invece quando fa lo stesso con un rifondarolo stiamo lì a lamentarci della stampa scandalistica? La stampa più casi denuncia di malcostume accademico meglio è per noi. Chi gestisce l’università deve temere l’opinione pubblica. A noi, non ai giornalisti d’inchiesta, toccherà lottare per le riforme (valutazione, internazionalizzazione, diritti e autonomia dei ricercatori etc.) e alla classe politica attuare queste riforme.

  10. France ha detto:

    Vedi Untenured, se ti rileggi quel che scrivo qui e altrove da una nno a questa parte ti accorgerai che “fuori da queste mura” dove posso essere polemico e anche stronzo (chi lo sgamo’ De Nardis?), dico da tempo che gli scandali sulle parentopoli e concorsopoli a noi NON servono affatto. E ho infamato piu’ di una volta quei giornalisti con poche idee che ogni tanto si affacciano, qui e altrove, a chiedere “testimonianze co’o’ core ‘n mano” a precari di lungo corso, espatriati, turlupinati e premi Nobel a -80. Questi volgiono casi, e te lo dicono loro, eclatanti, quando qui e’ tutto eclatante, tutto questo cazzo di sistema. Il dito e la Luna. E, per di piu’, leggere tra le righe noi lo dobbiamo fare, siamo ricercatori, mica beoti! Dobbiamo renderci conto che qui non ci aiuta nessuno, che nel sistema delle varie “caste” (parola inventata da loro stessi) tout se tient e se noi ci adattiamo su una delle loro posizioni, se facciamo dire ai De Nardis che lui lotta insiema all’Onda, se ci allineiamo con Stella, Panorama che sputtana De Nardis, se ci adagiamo sulle posizioni della Voce e speriamo in Mussi, Modica o Quagliarello siamo FREGATI. Sono tutti nemici, TUTTI.
    Nota a carattere personale.
    I plurali che uso mi discendono dal parlare troppo spesso da rappresentante. Quando poi io abito e lavoro in tutt’altra realta’, con nessuna prospettiva (volontaria) di ributtarmi nel casino-Italia. Questo e’ forse ridicolo (e me lo fanno notare a casa), ma per alcuni pare di no. Sono rozzo, abbiate pazienza: discendo da una lavandaia e da un prof di musica delle medie…

  11. ario ha detto:

    oltre alla denuncia, legittima, la stampa deve costruire opinione pubblica anche “informando”, offrendo argomenti, sollevando problemi.

    Quello che questa stampa non fa. E’ questo il punto. L’opinione pubblica non la costruisci solo con la denuncia.

    Peraltro, oggi la denuncia è solo sensazionalismo. Nessun vero giornalismo d’inchiesta. E con questa al massimo costruisci una gogna mediatica, fosse anche di popolo.

    E non poi deve sorprendere se la classe politica prende decisioni spettacolaristiche, mediatiche e senza alcun fondamento: e la riforma dei concorsi gelmini o le boutade di Brunetta ne sono l’esempio più lampante.

    E come se per affrontare il problema immigrazione partissimo dalla criminalità….

  12. carlo (lowercase) ha detto:

    @ France (commento 21 Gennaio 2009 alle 9:47 am). Lo so. Infatti ho detto che l’ultimo commento non era un attacco a De Nardis, ma una considerazione di carattere generale.

  13. Untenured ha detto:

    ario
    il paragone con le campagne immigrazione=criminalità è del tutto fuori luogo: lì si attaccano stranieri senza diritti e marginali, quelli che delinquono, qui i giornali vanno addosso a “potenti” (rettori, professori influenti, politici etc.). Guardate che il rettore di Messina s’è dovuto dimettere recentemente, idem Tosi, che era presidente della Crui.

    Potremo non amare la rozzezza di alcuni toni giornalistici, oppure invitare i giornalisti d’inchiesta a fare meglio il loro lavoro, ma da qui a censurare queste inchieste ce ne vuole… poi appunto non capisco perchè con De Nardis siamo garantisti e lungimiranti e con la Lenzi no: può darsi che pure lei sia una promettente ricercatrice, a 25 anni nessuno può dirlo.

  14. France ha detto:

    Untenured, Tosi si e’ dimesso perche’ inquisito dalla magistratura, e il caso e’ scoppiato dopo tale accadimento. E non mi risulta che si sia dimesso da prof, ma solo da capo Banda. E, te l’ho chiarito, per me Lenzi e De Nardis pari sono, da sempre…

  15. ario ha detto:

    qui non difendiamo de nardis né censuriamo le inchieste di nessuno. De Nardis a difendersi ci pensa da solo. Ma contestiamo l’uso strumentale che viene fatto del blog e dei precari.

    Il blog è aperto e quindi chiunque può fare l’uso che vuole delle cose dette finché le riporta fedelmente. E i due giornalisti in un certo qual modo lo fanno anche se fanno riferimento ad una parte separata dal contesto. E capisco poi che France si incazzi perché la sua partecipazione al blog, intelligente e puntuale, viene ridotta a mero sfogo anti-denardis.

    Solamente registriamo che per l’ennesima volta, tra le tante cose scritte sul blog, vengono prese quelle meno rilevanti e importanti. La polemicuccia personale appunto. Sarà pure dietrologia, ma c’è da chiedersi perché tra i tanti e documentati capitoli (mi dicono) del libro, panorama e gli autori scelgano proprio quello di De Nardis per pubblicizzare il volume. (Mi dicono) che nel libro sono riportati ben altri episodi.

    E poi il paragone con l’immigrazione non è sbagliato. Anche lì il sensazionalismo della questione criminale copre la riduzione strumentale del senza diritti a criminale. Ripeto, il problema non è che si denuncino i potenti. Che siano Lenzi o De Nardis. Il problema è che non si fa altro. Che la denuncia è fine a se stessa, è un dagli addosso populista e demagogico. E in questo gioco noi veniamo utilizzati strumentalmente….

    Io sinceramente mi sono rotto il c* di ricevere telefonate per testimoniare la mia situazione. Mai che mi/ ci chiedessero “ma voi cosa ne pensate”, “cosa è necessario fare”, “quali sono le vostre proposte”. Mai.

    Questo giornalismo non costruisce opinione pubblica. Questo giornalismo costruisce demagogia e populismo. E basta.

  16. France ha detto:

    Boia, se concordiamo cosi’ io e ario vuol dire che siamo veramente messi male 🙂

  17. ario ha detto:

    già! segno dei tempi caro France

  18. France ha detto:

    PEr rimanere in tema, questa e’ un mail arrivatami or ora dal mio vecchionetwork di rc precari
    “Cari
    nell’ambito della trasmissione UnoMattina in onda su Rai1 c’e’ una
    piccola rubrica dedicata ai Cervelli in Fuga.
    Vengono proposte delle interviste a ricercatori italiani all’estero che
    non vogliono rientrare, o da poco rientrati o che sono li’ li’ per
    togliere le tende.
    Il giorno 26 gennaio (lunedi’) ore 8.44 andra’ in onda l’intervista a[…]”

    Povera patria…

  19. Untenured ha detto:

    mi sa che le rispettive posizioni siano siano state sviscerate…

    voglio dire che in Italia, al Centro-Sud in particolare ma non solo, esiste una vera e propria emergenza legata al familismo nell’università: in parte c’è sempre stata (provate a leggere le inchieste dell’Espresso del 1966-67 sulle università romane dell’epoca, sembrano scritte oggi); in parte s’è perfino acuita in tempi recenti: in alcuni settori i parenti fanno davvero piazza pulita, non è un’invenzione dei giornali.

    C’è molta rabbia e frustrazione tra i ricercatori precari, soprattutto quelli che hanno CV particolarmente meritevoli, e non si può essere indulgenti con questo fenomeno dicendo che i problemi sono “altri”.

    Parafrasando il nostro Bombadillo: il “benaltrismo” malattia infantile…

  20. France ha detto:

    Hey, benaltristi l’ho inaugurato io (almeno qui sul blog: mi sa che e’ roba di Saviane, con la “e”)! Come del resto puttantour (GemBoy?). E comunque non e’ affatto benaltrismo: e’ forse una forma di letterale anticonformismo…

  21. Untenured ha detto:

    allora: anticonformismo malattia infantile… va ancora meglio

  22. ario ha detto:

    Le ultime cose che scrivi untenured sono verissime. Il problema c’è sempre stato ma si è acuito negli ultimi anni. E credo si sia acuito perché le risorse, e le opportunità, per il reclutamento dei ricercatori sono progressivamente diminuite (mentre si restringeva di molto il mercato del lavoro nel suo complesso) e quindi sono progressivamenti aumentati gli appetiti. Ed un sistema cooptativo mascherato come il nostro, l’assenza di valutazione, lo stesso stato giuridico hanno resto tutto più semplice.

    E credo sia vero che la situazione è veramente allarmante. Non sarei sicuro che al Sud è molto peggio che al Nord (anche se la gran parte degli scandali sembrano venire regioni del Sud, almeno quelli più macroscopici), sicuramente in alcune aree disciplinari, soprattutto quelle delle “professioni” – Medicina tra tutte – è molto più grave.

    Poi sarei curioso anche di sapere quanti piazzano i figli (o i parenti in senso lato) tra il personale TA degli Atenei.

  23. Untenured ha detto:

    ario
    anche le inchieste di Lino Iannuzzi sull’Espresso nel 1966 avevano un che di demagogico, come quelle odierne di Panorama o l’Espresso, ma poi venne il ’68 che spazzò via un pò di potere baronale, che però poi si è riprodotto come un morbo quasi inestinguibile negli anni seguenti.

    Insomma non sono i giornalisti che dettano lo “spirito dei tempi”: se oggi è il brunettismo lo sbocco politico, non possiamo prendercela con i giornalisti e chi fa cultura di massa ma con chi fa politica nei partiti e nei movimenti sociali che non sa offrire un’alternativa progressista alla rabbia sociale che c’è in giro.

  24. Miriam ha detto:

    Il perottismo dilaga! Ormai è una specie di bancomat.
    Spulci in rete, fai un catalogo di racconti di concorsi probabilmente truccati, lo spacci per un libro, trovi aiuti fra edittori e distributori, ti fai fare un articoletto da un giornalista che conosci, chiedi a qualcuno di farti invitare in TV e via… I SOLDI PIOVONO NELLE TUE TASCHE!!!! Devi essere nel sistema, però.. Se il “libro” lo scrivesse una sfigata precaria come me, col cavolo che troverei degli amici pronti a lanciare il battage pubblicitario.
    Nessuno che faccia denunce davvero scomode, però. Perché nessuno è mai andato in giro per i laboratori universitari per scrivere un libro sulle violazioni delle norme di sicurezza, sulle condizioni scandalose ed illegali nelle quali si lavora, sui miasmi tossici che si respirano, sui sistemi di protezione che non funzionano… E si che in quei posti possono finirci i figli di tutti: basta che si iscrivano a qualche facoltà scientifica di una università italiana…

    Forse che queste denunce farebbero un pò meno piacere a editori e ministri?

  25. Rita ha detto:

    BRAVA!!! ….ma, purtroppo, neppure nessuno di noi ha scattato foto scomode che denuncino quello che hai scritto. Io non riesco a capire il perchè. E’ questo nostro essere dei “quraququà” , è il nostro immobilismo è il nostro dipendere dagli altri che ci frega. Nessuno partito, penso sia chiaro a tutti, farà nulla per noi!!!!!

  26. carlo (lowercase) ha detto:

    x Miriam. Scusa mache c’entrano le norme sulla sicurezza con i concorsi? Quale è il succo del ragionamento? “Siccome i sistemi di protezione che non funzionano, allora il familismo va bene” ?

    Non mi sembra che criticare il familismo forse escluda altri tipi di lotta, ad esempio per condizioni di lavoro più dignitose.

  27. carlo (lowercase) ha detto:

    [scusate i refusi. Riposto il commento in italiano]

    x Miriam. Scusa ma che c’entrano le norme sulla sicurezza con i concorsi? Quale è il succo del ragionamento? Siccome i sistemi di protezione non funzionano, allora il familismo va bene?

    Non mi sembra che criticare il familismo forse escluda altri tipi di lotta, ad esempio per condizioni di lavoro più dignitose.

  28. carlo (lowercase) ha detto:

    Refuso. C’è ancora un “forse” di troppo.
    Deve essere colpa dei miasmi tossici 🙂

  29. miriam ha detto:

    Il nesso è che è comodo racimolare qualche decina di milioni di euro scrivendo l’ennesimo “libro” su questo tasto abusato e arcinoto? Che utilità ha passare da 10 libri sul tema a 11?

    Assai più scomodo sarebbe un vero giornalismo d’assalto che denunci le condizioni vergognose nelle quali si lavora nelle nostre università. Perché appena entri in una libreria ti tirano appresso decine di “libri” sui concorsi e non ne trovi nessuno sulle condizioni dei laboratori?

    E’ singolare che si senta la necessità (economica?) di pubblicare l’UNDICESIMO “libro” sui concorsi, mentre ancora aspettiamo il PRIMO sulla sicurezza nei laboratori?

    E si che il tema sarebbe quantomeno altrettanto importante (proprio ora inizia il processo per i morti di Catania)!!!

  30. ugo ha detto:

    miriam
    ma lo fai o lo sei? c’è anche il problema della fame nel mondo… e del climate change

  31. miriam ha detto:

    Ugo, nessuno ti vieta di comprare il “libro” in questione e arricchire gli autori, l’editore, i giornalisti compiacenti, i presentatori televisivi e tutto il mondo che ruota attorno a questo scandalismo-bancomat.

    Io continuo a pensare che l’undicesimo “libro” denuncia sullo stesso tema non serva a nulla, non lo acquisterò e non lo leggerò. Il giornalismo d’assalto è un’altra cosa, è quello che tocca i gangli del sistema, che costringerebbe i dipartimenti e le università a chiudere, che inchioderebbe i governi alle conseguenze del sottofinanziamento. Ma servirebbero giornalisti coraggiosi, mossi da motivazioni più alte del vendere qualche copia e fare soldi. E questi giornalisti in Italia non si vedono.

    Allora per favore, non tirate in ballo i precari solo quando c’e’ da pubblicizzare e vendere un “libro”.

  32. antonio ha detto:

    Brava Miriam, metti sempre la parola libro tra virgolette. Se Dante avesse saputo che un giorno questa parole sarebbe stata usata per indicare simili stampati, la Divina Commedia l’avrebbe gettata nel cesso prima di farla leggere a chiunque.

  33. France ha detto:

    Mi chiedevo, ma Dante oggi potrebbe anche solo esistere? Uno che scrive un libro incasinitissimo dove mescola religione e politica, mitologia e teologia, edove soprattutto tratta da troie, pederasti, magnaccia, eretici tutti i politici del suo tempo, compreso il Papa al quale riserva, da vivo, un posto nel peggiore degli inferni… Altro che Benigni…

  34. Paolo ha detto:

    Non è un caso che Dante scrisse la Divina Commedia in esilio.

  35. Miriam ha detto:

    Soprattutto non lo leggerebbe nessuno. I reality hanno sostituito il teatro, gli scritti di segretari di partito, calciatori, conduttori di talk show, giornalisti fintamente scomodi hanno sostituito i libri.

  36. Paolo ha detto:

    @Miriam
    io diffido di tutti quelli che hanno “motivazioni più alte che fare soldi” non è di eroi o di idealisti che abbiamo bisogno, ed i giornalisti che si “atteggiano” da eroi antoconformisti (Travaglio, Stella, Report, le Iene, Striscia, ecc…) altro non sono che vanesi ingranaggi del sistema.
    Serve la determinata serietà del continuo lavoro di informare sulle cose e sui fatti, ed essere adeguatamente pagati per questo.

    Se ‘sti laboratori sono pericolosi e mettono a rischio la vita, perchè non li denunciate? cosa c’entrano i giornalisti? se su un cantiere ci sono problemi di sicurezza non chiamo certo il giornalista, ma: primo dico di sistemarlo, secondo chiamo il direttore del cantiere e/o della sicurezza, terzo chiamo la AUSL.

    Trovo che l’azione APRI sia una modalità di affrontare i prolemi seriamente e concretamente.
    Gli idealisti possono tranquillamente cercarsi un mondo migliore su marte!

  37. Untenured ha detto:

    france
    sei passato dall’altra parte, dei demagoghi, dei sindacalisti e dei politicanti? Non tradire APRI e il suo realismo critico! I concorsi sono importanti, si decide della nostra vita. Il familismo è un cancro dell’università italiana che va eliminato, con ogni mezzo necessario.

  38. France ha detto:

    Sorry?
    Quando? Col commento su Dante?
    Ironia?

  39. Untenured ha detto:

    guarda che il familismo è uno dei principali problemi dell’università italiana. Qua c’è gente che ci viene a parlare dei laboratori malsani pur di assolvere qualche “figlio d’arte” amico.

  40. Untenured ha detto:

    …tra poco ci parleranno anche delle difficili condizioni di lavoro dei ricercatori di agraria che lavorano nei campi…

    ma costoro hanno mai fatto un’iniziativa politica su queste tematiche? Ma poi ora che c… c’entra????

  41. France ha detto:

    Quando ho detto di essere d’accordo? Casomai sono d’accordo con Paolo: denunciate ai caramba, vedrete che poi vi vengono a cercare col piattino in bocca, i giornalisti…
    Quanto al familismo, ho mai detto che non sia uno dei piu’ odiosi problemi? Credi che non ne abbia incontrato? Di quello subdolo, che lavora piano per anni, che non puoi nemmeno sparare in prima come i casi piu’ spudorati che popolano le cronache del… puttantour.
    Valutazione, ferrea, soldi legati alla produttivita’ (brutta parola eh? brr arrivano i bocconiani, scappiamo…), abolizione dei concorsi. Ora pro nobis. Che altro posso dire?

  42. Miriam ha detto:

    @Paolo.

    Il problema è che nessuno agisce per paura. Se ti chiudono il dipartimento, poi che fai? Mica sei uno strutturato che stai a casa e ti pagano lo stesso.
    Il problema è serio.
    Comunque mi sembra che ci siamo spostati dal discorso originario. Anche io non mi fido dei giornalisti e l’accenno alla questione-sicurezza, che poi ha preso il sopravvento, voleva dimostrare proprio questa sfiducia. Dico: esistono due (in realtà molti di più) situazioni vergognose nell’università e tutti si buttano solo su quella che consente di fare un pò di scandalismo e vendere più facilmente. Risultato: 11 “libri” sulla questione di moda e tutto sommato poco scomoda (il familismo è una cosa gravissima e da cancellare, ma è numericamente irrilevante: il 98% dei concorsi sono alterati dal lecchinismo, non dal familismo. E’ il lecchinismo che nei fatti ci priva della possibilità di avere concorsi aperti) e nessun “libro” su quella che creerebbe assai più difficoltà a tutti (politici, baroni..). Ovviamente ognuno è libero di scrivere i “libri” che vuole, di promuoverli, di venderli.. e noi siamo liberi di non leggerli e di spendere i nostri soldi per cose più importanti.

    Bene tutto quindi.
    Ma non parlatemi più di giornalisti, per favore.

  43. Untenured ha detto:

    france
    era chiaro che il discorso su laboratori malsani, dante etc. e altre castronerie era volto solo a insabbiare la questione del familismo. Peraltro trovo che sia pure sciacallaggio invocare i “morti di catania” giusto per distrarre l’attenzione. Il problema evidentemente non sono i giornalisti, non ci prendiamo in giro.

  44. France ha detto:

    Beh, col calo delle risorse il familismo diventera’ preponderante… La famiglia prima di tutto. Ecco perche’ for the time being una rimescolata al mazzo dei concorsi non e’ poi male…

  45. France ha detto:

    Certo i giornalisti non ci succhiano il sangue la notte… Purtroppo pero’ la nostra buona volonta’ e raziocinio (parlo soprattutto per esperienza diretta con l’APRI) devono fare i conti anche con quell’ostacolo li’, ovvero il filtro da 0.2u che tiene fuori le iniziative serie e fa passare solo le segate…

  46. Untenured ha detto:

    i giornali devono vendere. Punto. Sono sottoposti alla valutazione del mercato… a differenza delle università 🙂 difficile che troverai nella redazione di Repubblica o del Corriere le schiappe che trovi in giro per l’università, entrate chissà come..

  47. carlo (lowercase) ha detto:

    x miriam (21 Gennaio 2009 alle 7:42 pm).

    Cito: ” Assai più scomodo sarebbe un vero giornalismo d’assalto che denunci le condizioni vergognose nelle quali si lavora nelle nostre università. Perché appena entri in una libreria ti tirano appresso decine di “libri” sui concorsi e non ne trovi nessuno sulle condizioni dei laboratori? ”

    Per quanto riguarda i libri, l’unico criterio credo sia la prospettiva di guadagnare dei soldi dalla vendita. Se ne scrivono tanti sui concorsi, si vede che ci guadagnano.

    Riguardo le condizioni dei laboratori, se pubblicassero degli articoli sui quotidiani sarebbe già sufficiente. Il problema è che se queste cose i diretti interessati non le raccontano, ai giornali non arrivano. L’argomento interessa, e la sicurezza sul lavoro (in ambiti differenti da quello universitario) in genere trova ampio spazio sui giornali; anche se di solito questo avviene solo dopo qualche tragedia.

    Un buon inizio potrebbe essere segnalare questi problemi sul blog RNRP. Chi può, documenti (magari tramite foto), scriva qualcosa a riguardo e poi chieda gentilmente ad Ario di pubblicarci un post. Potete farlo in maniera anonima.

    Se però il problema è la paura che chiudano i laboratori, allora non c’è soluzione. Siamo in un circolo vizioso: le condizioni di lavoro sono illegali, ma non vogliamo che si sappia per paura che chiudano il laboratorio. Io non vedo alcuna via d’uscita. I problemi non si risolvono certo da soli.

    Concludo ribadendo il commento di Untenured (22 Gennaio 2009 alle 10:14 am): che gli altri problemi dell’Univ. non distolgano l’attenzione da quello dei concorsi, please!

  48. France ha detto:

    Untenured
    Non credo. Nei giornali, quei giornali, c’e’ un familismo pauroso (cazzarola, guarda i cognomi. I cognomi!), tale e quale quello dell’Universita’. E la politica? Vogliamo parlare della affiliation politica di tutti, direttori, redattori, reggimensole? La valutazione del mercato dici? Ma scherziamo? Questi prendono milioni di euro di sovvenzione dallo stato, MILIONI. Ma hai presente quante volte trovi scritto “Calderoni” invece di “Calderoli”, qual’e’, un’attimo, SU QUEI GIORNALI? Non son buoni a usare nemmeno il correttore di windows…
    Certo ci sono anche giornalisti bravi, venuti su da famiglie anonime. Come ci sono prof coraggiosi senza santi in paradiso che diventano ordinari a 58 anni quando ormai non gli si puo’ negare perche’ hanno fatto grandi scoperte… E qui concordo, sono proprio pochi…

  49. Paolo ha detto:

    @Miriam
    se nessuno agisce per paura, … cazzi loro! e scusa il “francesismo”, io in un cantiere con i ponteggi che rischiano di crollare non vado, e pasienza se non mi pagano.
    Sta mentalità del “Lo Stato deve fare qualcosa” “Qualcuno deve fare qualcosa” non riesco a tollerarla!

    Sul familismo credo sia uno specchietto, nel senso che non c’è nulla di male se è una stirpe di geni (pensate alla famiglia Carnot in Francia), il fatto è che il familismo non è volto al “miglioramento della psecie”, ma questo è un problema italiano, dove manca la responsabilità delle scelte.
    E mi permetto di dire che la mancanza di responsabilità nelle scelte vale anche nel privato, dove ve ne sono una marea di aziende in c’è il padre proprietario e il figlio che si occupa della parte direzionale anche senza averne la capacità.
    Al Corriere ed a Repubblica non so, ma al QN-Resto del Carlino, ne hanno una marea di schiappe!

  50. Miriam ha detto:

    In effetti che i giornali siamo valutati dal mercato non è assolutamente vero.

    “Quando andate in edicola, il Corriere pretendetelo gratis: lo avete già pagato in anticipo con le vostre tasse “. Beppe Grillo.

    E poi scusa, che vuol dire? Siccome ci sono i concorsi truccati, allora chi se ne frega se si violano le leggi sulla sicurezza? Se i lavoratori non denunciano per paura di perdere il posto, cazzi loro? Mi sembra che quello della ricattabilità del lavoratore precario sia un problema piuttosto serio, non solo nel lavoro universitario.
    Ma forse qui l’unica cosa che interessa è accaparrarsi il posto fisso e chi se ne frega di tutto il resto.

  51. Giuseppe ha detto:

    @ Miriam

    D’accordissimo con Miriam. Comunque, a onor del vero, qualche giornalista che parla dei problemi da te sollevati c’è…

    http://rstampa. istruzione.it/utility/imgrs.asp? numart=KJ2OL&numpag= 1&tipcod=0&tipimm=1&defimm =0&tipnav=1

  52. France ha detto:

    Ora mi fanno incazzare veramente…
    Da ML
    Cari colleghi,
    le organizzazioni della docenza hanno richiesto un’audizione (vedi lettera in calce – allegato 1) alla Commissione Lavoro della Camera dove è attualmente in discussione il DdL 2031 (Brunetta) per discutere il problema dei prepensionamenti coatti dei ricercatori universitari e inserire un emendamento che escluda anche i ricercatori dagli effetti del comma 11 art.72 della legge 133. Anche il Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari ha aderito alla richiesta.
    Molte università, per ragioni di bilancio stanno procedendo a ricognizioni sulla posizione contributiva dei ricercatori se non già hanno spedito agli interessati la lettera di preavviso di risoluzione del rapporto di lavoro. La situazione si sta facendo pesante e a tale proposito non giova di certo il recente intervento (vedi allegato 2)
    delle organizzazioni dei precari (Associazione Precari della Ricerca Italiani-APRI Onda precaria – Rete Nazionale Ricercatori e Docenti Precari) che ribadiscono la posizione di voler estendere tale provvedimento a tutto il personale docente, compresi quindi i professori associati ed ordinari, con la motivazione che “l’Italia ha i docenti universitari piu’ anziani d’Europa, e la meta’ dei professori ordinari ha superato i 65 anni, mentre nel resto d’Europa a 65 anni professori vanno, salvo rare eccezioni, in pensione”.
    E’ bene precisare infatti che la richiesta delle associazioni della docenza non mira ad aumentare l’età di pensionamento che resterebbe a 65 anni ma a scongiurare che i ricercatori (e solo loro, assieme alle figure equiparate) vengano prepensionati ben prima dei 65 anni, se non a 57-58 come potrà accadere in alcuni casi.
    L’intervento delle associazioni dei precari risulta quindi contraddittorio.
    Se l’obiettivo è quello di andare in pensione tutti a 65 anni, come auspicano le associazioni dei precari, si combatta allora per uniformare l’età di pensionamento. La norma in oggetto è altra cosa e nulla c’entra con l’età della pensione, riguardando le anzianità contributive.
    Se invece le organizzazioni dei precari intendono abbassare tale limite a meno di 65 anni e in totale controtendenza con quanto attualmente dibattuto sulla carriera lavorativa in generale, reintroducendo le pensioni di anzianità che andranno inevitabilmente a gravare sui già dissestati conti pensionistici, allora è un’altra cosa, ma andrebbe detto chiaramente.
    Piuttosto, bisognerebbe lavorare per rimuovere le limitazioni al turn over che penalizzano gli ingressi dei più giovani e diminuiscono, queste sì, il budget a disposizione degli atenei per fare nuove assunzioni.

    Marco Merafina
    Responsabile Nazionale CNRU
    (Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari)

    AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRGGGGGHHHH!
    E quindi il problema sarebbe che qualcuno (sicuramente NON uno che e’ stato precario 10 anni senza contributi come tanti di noi, vero?) deve andare in pensione a 58 anni perche’ ha 40 anni di contributi lisci e filati fin dalla maggiore eta’ ? E’ sulla base di questa tremenda “macelleria sociale” che l’Universita’ pubblica rischia di crollare?

  53. Paolo ha detto:

    Mi serve un chiarimento.
    Allora si va in pensione se si hanno 65 anni oppure 40 anni di contributi.
    I ricercatori che hanno 40 anni di contributo ma meno di 65 anni non vogliono andare in pensione. Andare in pensione prima dei 65 anni graverebbe sui conti pubblici. Quindi chi ha già 40 anni di contributi ma meno di 65 anni, se andasse in pensione a 65 avrebbe più di 40 anni di contributi.
    Spero di aver capito bene.
    Quel che non capisco è: perchè non vogliono andare in pensione?

  54. France ha detto:

    Non lo so di preciso. So che se vanno in pensione con 40 anni di contributi son messi bene, comunque. E l’aggravio per le casse dello stato… Beh, quanto puigliano di stipendio con 40 anni di anzianita’? Mi sa che ci si risparmia, alla fine. Qui le Universita’ hanno margini ristrettissimi, per i tagli e ritagli degli ultimi anni, e per la gestione scellerata tipo Firenze e Siena. Questo “enorme sacrificio” potrebbe contribuire a tenerle in piedi, e d aprire qualche spazio per i precari. La casa va a fuoco, abbiamo un secchio d’acqua… e loro vogliono farsi una doccia!

  55. Paolo ha detto:

    La Regione Emilia-Romagna ha adottato la politica del (pre)pensionamento di chi aveva i requisiti per ridurre i propri costi, se lo applicasse pure l’università.
    Tanto le “casse pubbliche” INPS per chi va in pensione ora sono “piene” è per quando andremo in pensione noi che non ci saranno i soldi.

    Resta il fatto che non si capisce perchè non vogliano andare in pensione, forse la tipica “moglie del ricercatore con più di 40 anni di contributi” è una gran rompiscatole.

  56. antonio ha detto:

    Ripeto quanto detto in ML:
    Merafina afferma:
    “E’ bene precisare infatti che la richiesta delle associazioni della docenza non mira ad aumentare l’età di pensionamento che resterebbe a 65 anni ma a scongiurare che i ricercatori (e solo loro, assieme alle figure equiparate) vengano prepensionati ben prima dei 65 anni, se non a 57-58 come potrà accadere in alcuni casi.”

    Questo in fondo non e’ anche quello che chiede APRI-Onda-RNRP? A noi fa ben poca differenza che il criterio siano i contributi o l’eta’. Basta che TUTTI (ric, PA, PO) siano messi in prepensionamento. Che questo avvenga a 65 anni, come propone il CNRU non puo’ che andarci bene.
    Quindi proporrei addirittura di trovare un accordo con il CNRU, piuttosto che andar dietro a “contrasti generazionali” o di associazioni.

    Infine un link per avere info sulle varie possibilita’ di prepensionamento previste nel DL133:
    http://flcgilsienaunirsu.wordpress.com/2008/11/07/prepensionamentochiarimenti-legge-n133/

  57. Untenured ha detto:

    comunque rileggevo la lettera inviata da De Nardis – il topic di questo post – a Panorama: è davvero imbarazzante: autoproclamarsi “figlio d’arte”, fare il paragone con i figli degli operai, chiamare a sé la solidarietà del partito.. incredibile. Ed è incredibile che ario precario e giordano bruno apprezzino questa lettera.

  58. miriam ha detto:

    Questi strutturati si fanno i cavoli loro con una arroganza impressionante.

    Sono come bulldozer pronti a schiacciare tutto e tutti e ad affamare migliaia di precari per qualche euro in più.

    Complimenti.

  59. Paolo ha detto:

    @Antonio
    se vanno in pensione a 65 anni non è prepensionamento, è pensionamento
    IDEM se vanno in pensione con 40 anni di contributi.

  60. carlo (lowercase) ha detto:

    Direi di rispondere a Merafina che siamo perfettamente d’accordo con lui, e che ci batteremo per il pensionamento coatto a 65 anni di tutta la classe docente.

  61. carlo (lowercase) ha detto:

    Che poi tra parentesi, quanti sono quelli che a 57 anni hanno già 40 anni di contributi?

    Vuol dire: ti sei iscritto all’università a 17 anni (dunque devi aver fatto la primina) e hai finito in corso, hai riscattato la laurea e (se lo hai fatto) il servizio di leva, non sei mai stato disoccupato, non hai mai preso un anno sabbatico (durante il quale non maturano contributi pensionistici). Con una vita del genere, direi che un pò di riposo non guasta. Caro amico, forse è ora di andare in pensione.

  62. Miriam ha detto:

    Io invece proporrei di battersi per il pensionamento di tutti i docenti e ricercatori al raggiungimento dei 65 anni o dei 40 anni di contributi.

  63. Miriam ha detto:

    Beh, almeno siamo riusciti a ritrovare Giulio Palermo, sparito dopo la vittoriosa battaglia contro la stabilizzazione dei precari della ricerca. Ora che Brunetta ha abolito le stabilizzazioni di tutti i precari pubblici, torna sulla rete a godersi il meritato trionfo.

  64. France ha detto:

    Dopo il generico “NON PAGHIAMO LA VOSTRA CRISI”, scendiamo nello specifico:”PENSIONATELI TUTTI!”

  65. miriam ha detto:

    Anche Giulio Palermo?

  66. insorgere ha detto:

    TUTTI IN PENSIONE !

    E DOVREBBERO RINGRAZIARE, PERCHE’ AVRANNO FIORI DI PENSIONI MENTRE (molti) MERITEREBBERO SOLO CALCI NEL CULO!
    sopratutto merafina e gli altri simpatici e spavaldi autori di quella demenziale proposta.

    ognuno pensa solo a se, ma nessuno ci pensa che per mantergli il posticino in caldo si condanna alla fame e alla nevrosi un’intera generazione.

    UUAAARRGGHHHH RABBIAAAAAAAAAAAAAAA

  67. paolo ha detto:

    @insorgere
    nati tra il 1970 e il 1979 siamo la “generazione cancellata”, troppo giovani per usufruire dei privilegi della generazione precedente, e troppo vecchi per usufruire di una qualsiasi eventuale politica a favore dei ‘ggiovani’.

    Ricercatori storici, politologi e sociologi dovrebbero incominciare a ragionarci, a fare saggi.

  68. insorgere ha detto:

    quando saranno usciti gli studi di storici, sociologi e compagnia bella sarò troppo vecchio per apprezzarli. forse mi sarò sistemato (in che film???) altrimenti mi darò allo spaccio di sostanze stupefacenti

  69. paolo ha detto:

    @insorgere
    … ma no da su non fare così …

  70. France ha detto:

    …hanno gia’ trovato sponda, eccome! INtanto sulla base della definizione del MIUR di “prof aggregato” per tutti coloro (ricercatori e tecnici) che svolgono attivita’ didattica, siccome nel DL133 si dice che sono eclusi i prof (senza specificare di che tipo), hanno trovato un appiglio legale.

    COORDINAMENTO RICERCATORI UNIVERSITA’ DI FIRENZE

    […] Inoltre questo provvedimento a livello di diritto e’ palesemente illegittimo
    e prospettiamo infatti danni sia morali che economici.
    La legge 133/08 art. 72 prevede che si possa fare il prepensionamento, ma
    aggiunge testualmente: “Le disposizioni di cui al presente comma non si
    applicano a magistrati e professori universitari.” Notate, non si dice “di
    ruolo”, ne’ “Ordinari o
    associati”.
    Ma un’altra legge precedente, 230/05 stabilisce all’art. 5 comma 11
    che i ricercatori con incarico di insegnamento sono professori
    aggregati:
    “Ai ricercatori, agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai tecnici
    laureati …. sono affidati, con il loro consenso e fermo restando il
    rispettivo inquadramento e trattamento giuridico ed economico, corsi e
    moduli curriculari …. Ad essi e’ attribuito il titolo di professore
    aggregato per il periodo di durata degli stessi corsi e moduli.”
    Non vale dire che col prepensionamento si perde incarico e titolo: ci
    vogliono 6 mesi di preavviso, quindi bisogna prima togliere il corso, e
    dopo 6 mesi licenziare.
    Quindi sicuramente sono possibili ricorsi al TAR, se va bene con sospensiva,
    se va male con reintegro successivo. […]
    Poi c’e’ un deputato del PDL che annuncia di voler segare con tre emendamenti il pensionamento forzoso (Panorama: “LAsciate in cattedra i vecchi prof”). http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_p1.asp

  71. Untenured ha detto:

    io sono molto favorevole al prepensionamento, ma deve essere fatto a una condizione: che chi (sia esso ricercatore o prof.) dimostra di avere anche dopo i 65 anni o 40 anni di anzianità una produzione scientifica “eccellente” (distinguished come dicono gli inglesi..) ne sia esonerato.

    Ciò però deve essere verificato NON da organi convenzionali di controllo (ad es. il CUN o commissioni di settore), ma tramite un processo di peer-review anonimo, nazionale e internazionale.

  72. France ha detto:

    Allora ti diro’ come le penso io in merito alle “antiche” eccellenze.
    In Italia c’e’ una istituzione piuttosto arcaica che dal crollo del Fascismo e’ un soprammobile inutile su cui si accumulano polvere e ragnatele: l’Accademia dei Lincei. In teoria una specie di Royal Academy, in effeti una specie di ospizio dorato che organizza due borse di studio e qualche convegno. RIVITALIZZIAMOLA e, appunto, col contributo della comunita’ internazionale, facciamogli individuare 100 (numero fisso e immutabile) professori emeriti che l’Accademia stessa provvedera’ di stipendi e “bench fees” fino alla loro naturale dipartita, supportandoli nelle rispettive universita’ d’origine. Forse 100 eccellenze ci sono in Italia… forse…

  73. Untenured ha detto:

    France
    anche il pre-pensionamento dev’essere fatto distinguendo tra chi produce ricerca competitiva a livello internazionale e chi non lo fa. Il merito scientifico deve valere in ogni provvedimento, altrimenti è demagogia alla Brunetta.

    L’Accademia dei Lincei mi pare un’istituzione inadatta al ruolo di valutazione della ricerca. Preferire il metodo internazionale del peer-review.

  74. France ha detto:

    L’Accademia e’ l’inquadramento che tale operazione merita: ovvio che a) l’emerito si deve candidare b) deve essere giudicato idoneo o no, se vuoi col peer review (salvo quei casi in cui la rilevanza internazionale della materia e’ scarsa).
    Ma la messa a riposo (occhio che qui non pre-pensionano nessuno, si parla in larghissima parte di ultrasessantacinquenni e comunque di gente che ha maturato il massimo dell’anzianita’ contributiva) deve diventare la regola, a cui si eccepisce solo per un numero veramente ristretto di anziani eccellenti (e, ripeto, 100 sono piu’ che sufficienti). Altrimenti siamo da capo: che eccellenza e’ se sono 1000? Se poi un prof e’ stato tanto bravo da aver prodotto “ricerca competitiva a livello internazionale” ma poi non rientra nella top 100 puo’ per esempio prestare la sua opera a titolo gratuito, trasferirsi in istituti privati, emigrare… Toh, guarda un po’ le stesse opzioni che ci danno a noi!

  75. insorgere ha detto:

    ragazzi lasciamo stare queste distinzioni.
    TUTTI A CASA!

  76. France ha detto:

    Ecco cosa risponde merafina (con tono paternalistico)

    Vi consiglio di rileggere più attentamente il mio intervento invece di caricare sempre a testa bassa. Avete usato espressioni nell’intervento di replica di cui non ho fatto mai uso. E in più avete un problema di individuazione dell’avversario.

    cordialmente
    Marco Merafina

  77. France ha detto:

    Al che ho risposto
    Mattatoio e macelleria sociale sono espressioni che sentiamo usare spesso da coloro, ricercatori, tecnici o professori, che ritengono la messa a riposo di over 65 e/o con >40 anni di contributi un grave danno per l’Universita’ ed un provvedimento terribilmente iniquo. Secondo i ricercatori precari e’ proprio in nome della difesa dell’esistenza dell’Universita’ pubblica che va un tale intervento.1) Perche’ in un momento di crisi generalizzata dell finanze universitarie (congiunturale/effetto dei tagli tremontiani/effetto della cattiva gestione dei singoli atenei) e’ un “sacrificio” che non manda in rovina i suddetti pensionati, i quali potrebbero mostrare un po’ piu’ di realismo, pudore e umilta’, ed accettare di andarsene con qualche anno di anticipo per evitare che le universita’ si svendano a privati, banche e partiti convertendosi in fondazioni2) Perche’ le poche risorse liberate potrebbero aprire (seppure in maniera limitata) la porta all’esercito di precari che si e’ accumulato in 10 anni di blocco del turnover, rottamazione e sciacallaggio sociale da parte di politici e accademiciL’avversario lo individuiamo in tutti coloro che hanno contribuito all’umiliazione del merito, del talento e del partimonio culturale e sociale rappresentato dall’Universita’ e Ricerca italiane. In questo caso, in chi non percepisce la sfrontatezza di atteggiarsi a vittima di un sopruso quando in ballo c’e’ un onorevole messa a riposo con un assegno mensile che nessuno dei ricercatori precari che tanto disprezzate avra’ mai SE mai andra’ in pensione…

  78. […] Il Panorama sconfortante del giornalismo italiano: dialogando con De Nardis La denuncia dei mali dell’Università italiana è un impegno politico e civile cui non rinunciamo. E a modo […] […]

  79. Miriam ha detto:

    Prima legge di Jones:

    Chi porta un notevole contributo in un qualsiasi campo, e ci rimane abbastanza a lungo, diventa un ostacolo al progresso in quel campo in proporzione diretta all’importanza del proprio contributo.

  80. carbonaro ha detto:

    miriam sei un genio!

  81. carbonaro ha detto:

    affichè possa svilupparsi l’umanità i dinosauri si devono estinguere (mi viene in mente un bellissimo spezzone del “La meglio gioventù”)

  82. carbonaro ha detto:

    il giovane studente ha rispetto e deferenza nei confronti dell’anziano prof con cui sta facendo l’esame; quest’ultimo, con onestà: “caro mio, io sono uno dei dinosauri da abbattere”

  83. Rita ha detto:

    cari tutti,
    con rammarico, ho deciso di non partecipare più ad alcun Blog, ML, etc…
    Questo “parlarsi “addosso” e non non riuscire a muoversi è una linea di comportamento che non condivido.
    Ho provato più volte a esprimere le mie ragioni, senza risultato. Evidentemente sbaglio io
    Vi auguro buona fortuna

  84. carbonaro ha detto:

    Rita hai ragione che parlarsi addosso è inutile: e infatti questo blog è solo una specie di speaker corner (o di brain storming, se preferisci). per muoversi a livello politico, per noi precari, penso sia però più adatta un’associazione (v. apri) che non un partito…ma qui nessuno pretende di avere la verità in tasca…abbiamo bisogno del tuo contributo!

  85. Johnny ha detto:

    secondo me il fatto che abbiamo poco da dirci in questo momento è un buon segno

  86. Johnny ha detto:

    Poco da dirci o quasi. Vorrei sapere da qualcuno che sa: ho visto i bandi da ricercatore a Siena, quelli nuovi, ma non ho trovato traccia del colloquio scorrendo il bando, è cosi?

  87. insorgere ha detto:

    quali bandi a siena? io non li trovo

  88. Johnny ha detto:

    scusami insorgere, volevo dire Pisa, Pubblicato sulla Gazzetta n. 3 del 13/01/2009

  89. Johnny ha detto:

    va beh, leggendo meglio dice che la valutazione comparativa verrà fatta seguendo la 180, quindi i nuovi bandi non riportano esplicitamente la parola “colloquio” ma è lo stesso a quanto pare

  90. insorgere ha detto:

    ah, si di pisa sapevo. sarà con le nuove regole e – sebbene siano stati banditi per coprire posti di ric. in formazione in scadenza – molti temono che con il nuovo sistema possano esser sovvertiti gli equilibri “normali”.
    spero che sarà così

  91. Johnny ha detto:

    seguiamo attentamente il caso pisa per capire le dinamiche del nuovo concorso

  92. Johnny ha detto:

    sarebbe interessante capire come la vedono sui nuovi concorsi gli ordinari trafficoni

  93. insorgere ha detto:

    ti ho scritto sopra come la vedono (lavoro a pisa)….
    Molti temono che sarà difficile difendere i candidati interni, specie quelli più deboli.
    in alcuni casi a me noti si sono già riorientati su altri candidati, sempre interni, ma più forti che hanno “tagliato la fila” per effetto della nuova legge.

    comunque una cosa buona. poi si vedrà la concreta applicazione. molto dipenderà dai criteri di valutazione che attendiamo con ansia.

  94. Miriam ha detto:

    Taroccheranno tutto come al solito. Beati voi che ci credete

  95. insorgere ha detto:

    @ miriam
    può darsi tu abbia ragione.
    vedremo come andrà.

    a me sembra che il solo fatto che mutino gli ordini di precedenza in favore dei candidati interni più forti sia un segno positivo….con le nuove regole sarà più difficile che un ciuccio totale riesca a vincere.

    comunque vedremo.

  96. Miriam ha detto:

    Ci saranno una o due sessioni in cui si muteranno un pò le graduatorie interne in favore dei candidati più forti. Si eviterà di bandire nei SSD nei quali manca il candidato forte e si bandirà invece in quali che il candidato forte ce lo hanno.
    Questo sovvertirà un minimo i rapporti fra candidati e fra SSD. Il barone con il candidato forte avrà buon gioco nei CdF a far assegnare il posto al suo SSD e quello con il candidato debole rinuncerà volentieri al posto per evitare di ritrovarsi fra i piedi un esterno.
    Poi, quando i meccanismi saranno chiari e i modi per gestire il concorso saranno stati trovati, tutto ripartirà esattamente come prima.

  97. mino ha detto:

    Miriam pure che, nel peggiore dei casi, vada come dici tu … e ti pare poco? nelle prossime 2 sessioni saranno distribuiti 3000 concorsi straordinari + quelli ordinari. Riuscire ad avere un po’ di “merito” nelle code interne e anche tra SSD diversi nello stesso Dipartimento non è proprio un risultato disprezzabile, come pure il non ripetersi di fatti gravi come i concorsi della figlia di Lenzi (da laureata a direttamente ricercatrice) et similia ed avere più chances di vincere un ricorso …. Ma io credo che ci sarà qualche risultato in più, che dipenderà da come sarà concepito il D.M. sui criteri di valutazione, su cui perlatro pochi precari hanno fatto pressione perchè fosse quantomeno decente.

  98. Lucas ha detto:

    COMUNICATO ANDU:

    Invitiamo a leggere l’intervento di Margherita Rubino “Il grande bluff
    dell’Ateneo azienda”, su Repubblica di Genova del 25 gennaio 2009. Per
    leggere l’intervento cliccare:
    http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-01/090126/KK7PF.tif

    Margherita Rubino, in particolare, sui pre-pensionamenti dei ricercatori
    dell’Universita’ di Genova scrive:
    “Altre scelte di bilancio erano possibili? Si’ no, si’ ma, mah, ma no.
    Quello che lascia attoniti e’ il modo, che destramente scavalca ogni forma
    di mediazione. Specie per le facolta’ umanistiche, il salto dal
    dibattito-sempre-comunque-discutiamo-tutto alla convinta adesione al New
    Deal un po’ sorprende. L’indifferenza alle sorti altrui viene mascherata
    dall’entusiasmo per il virtuale spazio per nuove leve; spazio che si poteva
    offrire pure dieci anni fa, quando noi professori abbiamo invece scelto di
    autopromuoverci in massa.”

    ——————————-
    Riassumendo il concetto:

    Siccome negli ultimi 10 anni abbiamo fottuto i precari autopromuovendoci in massa (era ora che qualcuno lo dicesse altre a noi!!!), che male c’è a continuare a fotterli restando avvinghiati come pitoni alle nostre cattedre nonostante ci si prospetti una pensione che vale almeno il doppio delle loro misere e pezzenti borse di studio?

  99. Miriam ha detto:

    Ci sarà una inversione dei tempi: chi doveva vincere fra 24 mesi vincerà fra 12 e chi doveva vincere fra 12 vincerà fra 24.
    Ma che non si pensi che vinceranno degli esterni. Se non c’e’ un candidato interno abbastanza forte, semplicemente non si bandisce.

  100. CAVE CANEM ha detto:

    Miriam ha capito tutto

  101. mino ha detto:

    è vero … dimenticavo … “ci vuole ben altro”!!!

  102. mino ha detto:

    è vero … dimenticavo … “ci vuole ben altro”!!!

  103. insorgere ha detto:

    l’idea di miriam è fondata sul pessimismo.
    c’è del vero in quel che dice.
    tuttavia non credo che le cose andranno così, semplicemente perché in un sistema con pochi – pochissimi – posti i conflitti e le faide si faranno più accesi.
    di conseguenza ci potranno essere non poche sorpre.
    che i baroni tenteranno di continuare a gestire tutto come sempre è ovvio,
    che ci riescano davvero non è per nulla scontato.

    molto dipende anche da noi. se tutti si presentano dappertutto i giochi si faranno più difficili. ora non c’è più lo scritto con cui fottere i candidati esterni forti….

  104. insorgere ha detto:

    ah, e ovviamente si deve tenere il dito pronto sul grilletto del ricorso.

  105. marcello ha detto:

    Scusate, si sa niente dei bandi della 1a sessione 2008?
    Qualcuno ha riaperto i bandi?
    Si sa più o meno quando saranno espletati?
    Grazie.

  106. Miriam ha detto:

    insorgere,

    ma tu lavori in Italia o all’estero? Ho idea che non conosci fino in fondo i meccanismi del potere accademico. Secondo la mentalità accademica corrente, i posti di ricercatore appartengono al docente cui sono stati assegnati dalla facoltà e nessuno lo metterà mai in discussione. Nessun ordinario, messo a fare il membro esterno in un’altra sede, si metterà mai a fare baccano per far vincere un candidato proprio. Potrebbe farlo, e lo fa, per un posto da associato, ma mai per un ricercatore, per tanti motivi:

    1) cosa se ne farebbe di un ricercatore in una sede diversa dalla propria, es. un ricercatore a Bari se lui è a Torino? Non lavorerebbe per lui, subirebbe il mobbing del dipartimento e dei colleghi di Bari, gli lascerebbero come studio il più piccolo sgabuzzino e non gli assegnerebbero né corsi, né fondi.

    2) in ogni caso per farlo vincere avrebbe bisogno che il terzo membro della commissione sostenga il suo candidato, e perché questi dovrebbe farlo? In una ottica di potere accademico andare in un’altra sede e sabotare il candidato locale è uno sgarbo che nessuno si metterebbe mai a fare, danneggiando le proprie “buone relazioni”, per sostenere un candidato che non sarebbe neppure il proprio. Voglio dire: il terzo membro, non potendo far passare un suo, fra gli altri due sceglierà sempre il locale. A meno che l’altro membro esterno non sia un super-barone nazionale, ma allora noi cosa ci guadagnamo? L’accrescimento dei poteri delle mafie nazionali?

    3) il potere baronale non è un potere istituzionale, che nasce da qualche carica istituzionale (es. io sono il vescovo di Firenze e nessuno mi tocca, tanto per fare un paragone irriverente). E’ un potere di tipo mafioso, che si basa sul consenso. E il consenso lo si mantiene non facendo sgarbi a destra e a manca. Il consenso si basa sulla convenienza degli altri a riconoscermi il potere che detengo, una logica che preclude qualsiasi comportamento tipo “ti frego il posto a casa tua per piazzare il ricercatore mio”. Per cui probabilmente nemmeno il super-barone andrà mai in un’altra sede a rompere le uova nel paniere. Lo si può fare per un posto da associato o meglio ancora da ordinario, perché il mio uomo che piazzo acquista un ruolo dal quale può darmi appoggio, ma mai per piazzare un ricercatore che nella gerarchia accademica non conta comunque un tubo. A limite il meccanismo delle faide inter-ateneo, potrebbe scattare se il membro interno destinatario del posto è un ultra-sfigato, esterno ai giochi nazionali e che magari sta sulle scatole a tutti. Ma quanti saranno questi casi?

    Capitolo ricorsi: a norma di legge, i giudizi della commissione sono insindacabili, per cui il ricorso lo puoi fare solo in presenza di vizi formali. Cioè se chi ha preparato il concorso è un po’ ingenuo. Ma quante possibilità ci sono? Basta bandire posti solo per candidati difendibili, studiare bene i criteri, valutazioni dell’illustrazione dei titoli, stare attenti a verbali e punteggi e non c’e’ ricorso che tenga.
    L’unica conquista (importante se vogliamo, ma comunque l’unica) è che si studiera con attenzione se e quando bandire un concorso e lo si farà se e solo si dispone di un candidato locale sufficientemente forte da resistere alle domande degli esterni. Se no, si lascia il posto agli altri SSD o si bandisce un TD.

  107. paolo ha detto:

    L’Università italiana è corrotta, gestita da baroni, da incapaci, sottofinanziata, senza controllo ex-post della produzione, ecc… ma la causa principale del perchè l’università italiana non funziona è una sola: perchè è in Italia.

    Spostiamola in un altro Stato!

  108. France ha detto:

    Vaticano? Cosi’ almeno l’8 per mille e’ sicuro!

  109. France ha detto:

    E la vautazione la facciamo col priest review…

  110. Michele ha detto:

    In buona misura concordo con Miriam.

    Giusto una nota: i concorsi locali, anche da associati ed ordinari, sono stati vinti a mani basse dai candidati interni. Gli esterni in gamba sono stati promossi grazie al tanto vituperato meccanismo delle idoneità multiple.

    Paradossalmente, la norma più odiata e criticata è l’unica che abbia talvolta promosso un minimo di meritocrazia nei nostri atenei.

  111. Miriam ha detto:

    Ma anche moltiplicato le cattedre favorendo l’esplosione del precariato.

  112. insorgere ha detto:

    @ miriam
    lavoro a pisa.

    quello che descrivi è il funzionamento con le vecchie regole.
    con le nuove le cose cambiano. nel mio settore ci sono candidati giovani con 3 o 4 monografie….contro uno con una o nessuna, in una valutazione delle sole pubblicazioni, non possono perdere. se perdono fanno ricorso e vincono.

  113. insorgere ha detto:

    non dico che i membri esterni sosterrano i loro.
    solo che tutti, interno ed esterni, saranno costretti ad orientarsi sui candidati più forti.
    le nuove regole spazzano via le mezzeseghe.
    questo è quello che emerge nel mio dipartimento, dove c’è un concorso appena bandito…

  114. Michele ha detto:

    Indubbiamente il meccanismo delle idoneità multiple ha avuto effetti deleteri.

    Ma il problema non è nel meccanismo, perché nessun ateneo è vincolato a chiamare gli idonei.

    Il problema è nella gestione degli atenei. Se finora la gestione è stata scellerata e criminale, è lecito supporre che magicamente diventerà oculata e virtuosa?

  115. Michele ha detto:

    Caro insorgere,

    il concorso per soli titoli già esisteva, ed era il concorso per ordinari.

    Prova un po’ a vedere quanti sono i vincitori esterni…

  116. CAVE CANEM ha detto:

    Caro insorgere,
    scusa ma credo che tu voglia illuderti…
    L’unica cosa che “ci può aiutare” sono i criteri della Gelmini!
    Avete novità sui criteri (scadenza il 09 febbraio?)?

  117. Livore ha detto:

    @ miriam
    Non vengo dal settore della giurisprudenza. Com’è questa storia che i giudizi della commissione sono insindacabili ? Ma anche nel caso vengono fatti rispettare i, per ora ignoti, parametri, si può fare ricorso?

  118. Miriam ha detto:

    Per fare ricorso servono vizi di forma, per esempio in un concorso del CNR se la commissione decide (e mette a verbale) che per ogni lavoro su una certa rivista si danno 5 punti e poi invece ad un candidato ne vengono assegnati 2. Allora il ricorso può assegnare al candidato i 3 punti mancanti e, se questi lo portano a scavalcare il primo, dichiararlo vincitore.
    Se invece la commissione decide che gli articoli sulla rivista sulla quali pubblichi tu valgono 5 e quelli sulla rivista sulla quale pubblico io valgono 1, non si può fare molto, anche se la mia ha un IF molto più alto.
    Naturalmente i criteri ministeriali introdurranno qualche vincolo, ma quanto stringente? E quanti margini lasceranno? Io credo molti.
    Il punto è semplicemente questo.

  119. Livore ha detto:

    @ miriam
    Non vengo dal settore della giurisprudenza. Com’è questa storia che i giudizi della commissione sono insindacabili ? Ma anche nel caso non vengano fatti rispettare i, per ora ignoti, parametri, si può fare ricorso?

    (scusate ,prima avevo scritto male)

  120. Livore ha detto:

    Ma con tutti gli scandali sui concorsi truccati che sempre ci sono stati e che solo ora cominciano a venire fuori, pensate che la commissione, quali che siano i parametri e i loro margini, rischieranno di far vincere un candidato con un curriculum molto inferiore rispetto ad un altro ? Ovviamente si, ma mi sembra che questa volta rischiano qualcosa di più……

  121. Miriam ha detto:

    Molto inferiore, ovviamente no. Lo avevamo già detto. Bandiranno solo i gruppi che hanno un candidato forte. Gli altri ricorreranno ai contratti a TD. Diciamo che l’effetto positivo sarà che se il dipartimento X ha un posto a TI e il S.S.D. A è il solo ad avere un candidato forte, gli altri S.S.D. gli lasceranno il posto molto volentieri. Prima invece si sarebbero scannati.
    Diciamo che si migliorerà un pò la situazione dentro i dipartimenti, ma per i candidati esterni continuerà comunque a non esserci spazio.

  122. Livore ha detto:

    Hai ragione ma io parlavo dei concorsi già banditi come ad es. a Pisa dove prima hanno richiesto il posto per il S.S.D. X, già sapendo chi metterci, poi una volta ottenuto si sono trovati tra le mani un concorso con regole che (forse) potrebbero impedirgli “il giochino”.

  123. marco ha detto:

    @ marcello
    nessuna sede ha riaperto né riaprirà i bandi scaduti della I e II sessione 2008. La legge stabilisce che, in caso di riapertura, la nuova scadenza non debba essere posteriore al 31 gennaio; escludo che qualche sede comunichi la riapertura nella G. U. di oggi 27 o di venerdì 30, perché si tratterebbe di una grottesca riapertura rispettivamente per 4 o per 1 solo giorno.

    @ michele
    hai perfettamente ragione. Nei concorsi locali il solo, pur stentato spazio aperto al merito era ed è rappresentato dalla cosiddetta seconda idoneità, che nel mio settore è addirittura toccata un certo numero di volte a non strutturati, cioè a dottori di ricerca di valore che sono passati direttamente all’associazione o perfino all’ordinariato. Più volte ho sentito ripetere l’osservazione secondo cui il cosiddetto primo idoneato sarebbe praticamente sempre un mediocre, ovvero uno strutturato che può salire di un grado proprio solo grazie al concorso bandito in casa per lui perché non avrebbe la forza di ottenere in qualunque altro concorso la seconda idoneità. Il futuro migliore (o almeno il meno nefasto) per i concorsi di prima e seconda fascia sarebbe probabilmente il concorso nazionale unico che assegni l’idoneità, possibilmente senza imporre un tetto al numero degli idonei. Ma se si dovesse insistere sulla formula del concorso locale, niente di peggio si potrebbe ipotizzare di alcuni anni di concorsi con un solo idoneo, naturalmente accompagnati dalla favola che stavolta si farebbero vincere davvero i migliori, mentre in realtà nella quasi totalità dei casi continuerebbero ad essere quello che i concorsi locali con un solo vincitore sono stati finora, cioè una farsa che ratifica la promozione dello strutturato di casa predestinato

  124. Miriam ha detto:

    Magari ogni SSD ha le sue prassi, ma non mi risulta che le idoneità siano esenti da logiche spartitorie. Dal mio punto di vista (cioé del mio SSD) quelli che citi sono casi isolati.
    Ad ogni modo il concorso con doppio idoneo significa due avanzamenti di carriera. Alla faccia dei giovani e della lotta alle piramidi rovesciate. I concorsi da professore devono essere nazionali, punto e basta. Mai più doppie e triple idoneità, proliferazione delle cattedre, precarizzazione, dipartimento con 50 ordinari e 10 ricercatori,

  125. amelya66 ha detto:

    L’università di Camerino e la Sapienza di Roma hanno riaperto alcuni bandi con scadenza il 31/1. E’ sulla G. U. di oggi.

  126. Johnny ha detto:

    le idoneità le hanno tolte proprio perchè non solo raddoppiavano le assunzioni dei docenti ma aumentavano anche le logiche spartitorie. sarà capitato al nord che qualche idoneato sia stato di valore ma al sud le idoneità sono servite per fare scambi di favori non solo all’interno del mondo accademico ma anche tra mondo accademico e politica locale.
    Le idoneità però col vecchio sistema avrebbero potuto aumentare le possibilità di vittoria di studiosi con molte pubblicazioni e titoli, specie se del dipartimento banditore. Un mio amico ad es. ha partecipato ad un bando II sessione 2008, ma tanto per fare domanda. Ora, incredibilmente potrebbe avere buone chance, almeno la voglia di studiare e provarlo sapendo che il membro interno lo stima e davanti a un esterno che conoscono poco potrebbero ripiegare su una rosa di interni che prima non avrebbero preso nemmeno in considerazione. Se i posti sono due le sue possibilità non possono che raddoppiare.

  127. Johnny ha detto:

    la notizia di Amelya66 è fantastica

  128. Johnny ha detto:

    almeno all’apparenza

  129. Johnny ha detto:

    riguardo alla proposta di rita clementi su aprit di fondare un partito dei ric precari, possiamo provare ma prima secondo me usiamo al meglio Facebook, ma avete visto quanti politici anche influenti frequentano FB? Io stesso ho dibattuto un paio di volte con Bocchino, figuriamoci se il nostro gruppo è numeroso e arriva a 5mila che è il limite di amici su FB!

  130. insorgere ha detto:

    una domanda: i posti mussi devono essere banditi entro la seconda tornata 2008?
    e comunque quando si chiude questa tornata e quando si apre la successiva?

  131. Miriam ha detto:

    Ma le Università sono obbligate a prendersi i posti Mussi?
    Una università che non si trova nelle condizioni di controllare i concorsi (leggi: non ha abbastanza candidati forti) può rinunciare al cofinanziamento, magari sostenendo di non avere abbastanza soldi per cofinanziare?

  132. insorgere ha detto:

    @ miriam le università possono rinuciare ai fondi mussi.
    oppure, come ha fatto siena, accetarli e “congelarli”, contando di spenderli dopo quando avranno i soldi per il cofinanziamento

  133. Miriam ha detto:

    Vabbé, allora anche con quelli sarà la solita pastetta.

  134. insorgere ha detto:

    è in corso in questi gg. una riunione del cun nella quale si dovrebbe discutere anche dei famosi criteri di valutazione.
    nessuna indiscrezione?

  135. Sandro ha detto:

    Si. I lavori che hanno come coautore il membro interno assegnano un punteggio pari all’IF moltiplicato per 10; se il membro interno non compare come coautore, l’IF va invece diviso per 10.

  136. insorgere ha detto:

    come non detto, dalla sintesi dei lavori terminati oggi si evince che il cun non ha toccato l’argomento.

  137. France ha detto:

    I ricercatori trovano sponda nella Lega:
    “Gentilissimi rappresentanti dei Sindacati e Associazioni della Docenza
    Universitaria – ADU, ANDU, APU, CIPUR, CISAL Univ., CNRU, CNU, SUN, USPUR
    Con la presente sono a comunicarVi che presenteremo l’emendamento da Voi
    proposto.
    Cordiali saluti.
    On. Davide Caparini – Capogruppo commissione XI^ Lavoro – Camera dei Deputati ” pres_caparini@camera.it

    Io ho risposto cosi’ e vi invito a farlo anche voi se lo ritenete giusto:

    Gentile On Caparini
    Veniamo a sapere con una certa preoccupazione che la LEga ha intenzione di supportare lemendamento delle sigle dei ricercatori di ruolo in merito alla possibilita’ concessa agli atenei di ricorrere alla loro messa a riposo al compimento dei 40 anni di anzianita’ contributiva. I ricercatori precari
    hanno a suo tempo chiarito che tale provvedimento, lungi dal
    rappresentare la terribile minaccia all’autonomia e
    all’esistenza stessa dell’Universita’ pubblica che le
    predette sigle paventano, andrebbe ESTESO A TUTTO IL
    PERSONALE DOCENTE, compresi quindi i professori associati ed
    ordinari.
    L’Italia ha i docenti universitari piu’ anziani d’Europa, e
    la meta’ dei professori ordinari ha superato i 65 anni:
    mentre nel resto d’Europa a 65 anni professori vanno, salvo
    rare eccezioni, in pensione, in Italia hanno la prospettiva
    di restare in sella per altri dieci anni. I ricercatori
    precari, oltre ad opporsi a qualunque escamotage che possa
    aggirare le disposizioni sui pensionamenti forzosi, chiedono
    alle forze politiche di rimuovere uno dei piu’ insensati e
    discriminatori ostacoli che gravano sulle Universita’
    italiane e sancire per legge la messa a riposo dei
    professori e ricercatori universitari al raggiungimento del
    65mo anno d’eta’.
    Vi preghiamo di riflettere attentamente prima di sposare una linea di condotta che non potra’ che inimicarvi quella che ad oggi e’ la maggioranza dei lavoratori del comparto universita’ e ricerca, ovvero NOI RICERCATORI PRECARI, per supportare una minoranza il cui unico “rischio” e’ quello di esser messa a riposo con assegni cui i ricercatori precari non potranno MAI aspirare.

  138. Lucas ha detto:

    France, appoggio la tua iniziativa, ma proporrei di rivedere un pò il testo, che su un punto rischia di apparire confuso precisiamo che noi proponiamo sia il pensionamento al raggiungimento dei 40 anni di contributi per tutti, sia l’abbassamento a 65 anni dell’età pensionabile per ass. e ord. Nel testo attuale mi sembra che i due punti siano un pò confusi.

  139. Johnny ha detto:

    definite urgentemente il testo per favore così anch’io mando una mail a caparin

  140. France ha detto:

    Johnny, non e’necessario che scriviamo tutti la stessa email, io ho dato una traccia… Che poi e’ il comunicato apri-rnrp di qualche giorno fa. L’importante e’ che questi si rendano conto che i ricercatori in confronto a noi sono tre gatti, e che c’e’ in giro gente con problemi piu’ grossi che “dover” andare in pensione con qualche anno di anticipo rispetto all’eta’ della mummificazione…

  141. Johnny ha detto:

    ok, allora spedisco subito

  142. UnRicercatore ha detto:

    @Miriam (27gen ore 5.08)

    Peccato, sembravi così lucida!
    La “piramide rovesciata” esiste nelle teste di Moratti, Gelmini e compagnia bella. La proporzione vera è, macroscopicamente, 1:1:1!!
    Ora, visto il patetico livello retributivo, passare al livello superiore è l’unico modo per farsi pagare meglio dallo Stato senza mettersi a fare doppi lavori, che vanno ovviamente a scapito del nostro Servizio (con la esse maiuscola).
    [Questo potrà stupire taluni che qui scrivono, forse ispirati dall’esempio dei tanti invisibili ordinari che affidano regolarmente spiegazioni, ricevimenti e forse anche lezioni ed esami, a sconosciuti portaborse non strutturati: all’Università -(con la u maiuscola) non si entra per fare “professione” fuori]
    Ergo la carriera ha diretti impatti sulla sopravvivenza: se “entrano ricercatori” cinquecentomila precari, tra trent’anni vorranno -legittimamente- diventare tutti professori.
    Non parlatemi di contratti e ricerche esterne perchè sono MOLTO gratificanti economicamente ma hanno un impatto devastante sui nostri compiti d’istituto.L’idea che non ci possa essere molto spazio in un organico GIA’ gonfiato non è venuta a nessuno?
    E che il problema vero siano i livelli retributivi??
    O forse il vero obiettivo è quello di fregiarsi di un titolo ancora rivendibile, e finalmente “fare il professore” fuori dai Dipartimenti?
    Se le cose stanno così, non mi sembra che siate destinati -in propettiva e dopo la pesatura di cotanti titoli concorsuali- a risultare docenti tanto migliori dei nostri tragici ordinari ex-382.

  143. miriam ha detto:

    > “patetico livello retributivo”??!!!

    Ma avete idea di quanto prende un precario? Ah, già: voi siete quelli che chiamano macelleria sociale, la grassa pensione garantita da con 40 anni di contributi (che noi non vedremo mai).

    > “vorranno -legittimamente- diventare tutti professori.”

    “Legittimo” può essere il desiderio, non la pretesa che tutti debbano diventarlo per forza. In un sistema meritocratico è giustissimo che una buona metà dei ricercatori vada in pensione senza essere passata al livello più alto.

    >L’idea che non ci possa essere molto spazio in un organico GIA’ gonfiato non è venuta a nessuno?

    Se l’organico è gonfiato, che bisogno avete di sfruttare 50000 precari? Evidentemente servono sia gli strutturati che i precari che ci sono. Il problema è che i secondi pagano l’avidità dei primi.

  144. Precario un pò alterato ha detto:

    Cito anche io: “La proporzione vera è, macroscopicamente, 1:1:1”.

    Eccoli che si denunciano da soli! Ma in quale posto del mondo ci sono strutture lavorative con tre livelli in proporzione 1:1:1!!!! Sarà un cilindo anziché una piramide rovesciata, ma resta una vergogna. Una furbata all’italiana: livelli con popolazioni uguali, così tutti hanno un buon 90% di possibilità di arrivare al massimo della carriera. Alla faccia di selezioni, merito, comparazioni, stimolo alla produttività. Il rapporto 1:1:1 è la manna di incapaci e nullafacenti.

  145. France ha detto:

    @UnRicercatore.
    Finalmente un intervento colmo di ironia per sdrammatizzare questo clima pesante da notte dei lunghi coltelli e rivitalizzare questo spazio languente. Avevamo proprio bisogno di tale sottile ma paradossale analisi della situazione
    Grazie

  146. Michele ha detto:

    Sottoscrivo le risposte di Miriam (a parte l’ultima, vedi sotto) e precario un po’ alterato.

    Patetico livello retributivo: vero per i neo ricercatori, ma gli associati non se la passano male, gli ordinari poi stanno meglio da noi che all’estero. Che dire poi degli scatti automatici d’anzianità, roba da scala mobile. E gli ordinari a 65 anni vanno in pensione ovunque (USA, UK, Irlanda, Svizzera,…)! Pochi diventano professori emeriti o distinguished lecturer, a carico della previdenza, non dell’ateneo.

    Organici gonfiati: mi trattengo a stento dalla facile ironia.
    E` vero ci sono troppi assegnisti, borsisti,…, ed alcuni di dubbio valore. Sarà mica perché gli ordinari manifestano il loro potere anche esibendo uno stuolo di assistenti? Non è vero che misurano chi ce l’ha più lungo contandosi i portaborse e vantandosi di chi ha messo in cattedra il somaro peggiore?

  147. carlo (lowercase) ha detto:

    Completamente d’accordo con Miriam.

  148. CAVE CANEM ha detto:

    I criteri?
    Ma possibile che aspettano ogni volta l’ultimo giorno disponibile?!
    Indiscrezioni?

  149. Livore ha detto:

    @ CAVE CANEM
    Ma perchè, se non rispettano il termine del 9 febbraio, che succede ? Arrestano la Gelmini ?

  150. insorgere ha detto:

    intanto son usciti i nuovi criteri per i concorsi nei cnr

  151. Ric. Pre. ha detto:

    Servirebbe un pensionamento straordinario una tantum di tutti gli over 55, altroché.
    Salvando solo poche decine di ordinari di rilievo scelti da referee internazionali.

  152. Ric. Pre. ha detto:

    Servirebbe un pensionamento straordinario una tantum di tutti gli over 55, altroché.
    Salvando solo poche decine di studiosi di rilievo scelti da referee internazionali.

  153. insorgere ha detto:

    oppure una bella epidemia di peste bubbonica…

  154. UnRicercatore ha detto:

    Cari esterofili, la presenza di uno stuolo di “precari” è FISIOLOGICA, se per precari intendete dottorandi e post-doc.
    I vostri beneamati professori americani campano alle spalle di intere siffatte coorti precarie, e dall’alto di tanta sapienza si fanno i referaggi incrociati. L’attuale produzione industriale di articoli e consulenze sarebbe altrimenti del tutto impossibile: l’esibizione c’entra ben poco.
    Fin qui tutto normale: in USA o nei loro paesi d’origine i cosiddetti precari acquisiscono cultura e titoli giustamente considerati nel mondo lavorativo e di fatto investono nel proprio futuro. Solo una piccolissima minoranza resta nell’accademia.
    Da noi il dottorato non ha alcun valore, per la miopia confindustriale, la struttura del sistema produttivo, e purtroppo per la ridicolaggine di molti tutor. Quindi se non “entri” ti trovi dispoccupato, spesso con prospettive da call-center o giù di lì.
    Tutto il problema è qui.
    Di stipendi non parlatene, perchè a 40 anni i miei imperiali 1800 al mese (per 13, senza alcun benefit) sono una me*da in confronto alle retribuzioni di TUTTI i miei ex-compagni di corso all’univ.
    Lo stesso vale in buona misura per associati e ordinari: gli scatti pesano davvero solo dopo parecchi anni nel ruolo. Facile considerare lo stipendio teorico di un ordinario dopo 30 anni NEL RUOLO (e peraltro non disprezzerei la scala mobile, vendo conosciuto la vera inflazione ed i suoi effetti).
    A meno che, cara Miriam, tu NON sia povera come dici di essere… in effetti il bersagliare indiscriminatamente chi sta già nell’università (in posizione per di più subordinata) ti fa sembrare (con molti degli scriventi) come delle comparse pro-moratti/gelmini/brunetta. Se veramente sei una bracciante, tifare per i latifondisti contro i loro mezzadri è poco furbo.

  155. carlo (lowercase) ha detto:

    Cito: ” Di stipendi non parlatene, perchè a 40 anni i miei imperiali 1800 al mese (per 13, senza alcun benefit) sono una me*da in confronto alle retribuzioni di TUTTI i miei ex-compagni di corso all’univ. ”

    Gia’ invece 800 euro al mese a 30 anni (e finche’ ti rinnovano la borsa) sono una pacchia. E soprattutto, senza tredicesima, un lusso che non spetta ne’ ai dottorandi, ne’ agli assegnisti, ne’ ai postdoc.

    Il punto comunque non e’ il livello retributivo, ma la logica viziata che vuole che tutti i ricercatori diventino, prima o poi, ordinari. Anche quando sono delle capre.

  156. Miriam ha detto:

    Questa è bella: mentre noi occupavamo le facoltà e scendevamo in piazza, il 99% dei ricercatori strutturati di tutta Italia se ne stavano bellamente in poltrona a godersi i loro stipendi doppi o tripli dei nostri e pure GARANTITI, non hanno avuto neanche le palle per disdire i loro carichi didattici NON OBBLIGATORI e ora saremmo noi “le comparse pro-moratti/gelmini/brunetta”!!!!!!

    E questo perché? Perché nel nome di un minimo di equità sociale e generazionale troviamo giusto che chi ha 40 anni di contributi versati (e quindi almeno una sessantina di anni con una retribuzione ben superiore ai 1800 euro al mese e infinitamente più alta dei nostri 800 o 1200) si ritiri dal lavoro con una pensione che nessuno di noi vedrà mai. E poi, per favore, non scomodiamo i mezzadri, che quelli i vostri 1800 euro GARANTITI pure se da domattina decidete di non lavorare più se li sognano. Siete tutti latifondisti, dagli strutturati della università ai ministri di destra e di sinistra.

  157. UnRicercatore ha detto:

    @carlo (lowercase)

    Come è viziata la logica che vuole che tutti i c.d. precari entrino all’università.
    Vedi, le pseudorisposte tranchant hanno di bello la non-attinenza all’argomento.
    Parlando più seriamente, si sovrappongono varie questioni:
    0) Si può far ricerca seriamente da ricercatore, associato o ordinario, senza lavorare in team. Per semplici motivi culturali in ogni squadra c’è una gerarchia. I più giovani in genere fanno da manovalanza, spesso molto qualificata. Questi giovani sono ovviamente dottorandi, assegnisti,postdoc.
    NB In principio i dottorandi NON sono precari: sono superstudenti con borse di studio. Analogamente, in principio assegnisti e postdoc NON sono precari: sono super-superstudenti coon borse di studio.
    Visto che gli sbocchi esterni per figure così qualificate in questo Bel Paese sono inesistenti, in pratica tutti attendono un’assunzione -che nelle forme attuali significa un concorso.
    1) non tutti i precari possono (o devono) entrare. La maggior parte non potrebbe in ogni caso, per questioni puramente numeriche di pianta organica e/o budget: questo accadrebbe dovunque. Da noi la cosa è -a dir poco- esacerbata dal fatto che il merito “talvolta” influisce molto poco sulla cooptazione.
    2) La cooptazione in settori ultraspecialistici è la norma. Se un SSD ha 100 strutturati in tutta italia, gli studenti ed i candidati/candidabili non saranno certo molti di più. La cooptazione in sè non ha nulla di male: è la totale assenza di checks and balances nel meccanismo che ci ha portati qui.
    3) Non tutti gli strutturati “meritano” di far carriera. La pochezza di molti è denunciata dal livello della didattica, molto più che dalle pubblicazioni che spesso dicono molto poco sulla persona.
    4)Non solo: alcuni dei sunnominati strutturati non meritano nenache di rimanere in ruolo. Basterebbe una semplice verifica (non l’esame per diventare Batman) per vuotare buona parte delle stanze più spaziose, in molti dipartimenti.
    5) Gli strutturati che lavorano devono essere pagati meglio di ora. Che TU prenda 800 euro non implica affatto che debba essere contento dei miei 1800. In effetti si tratta di un argomento degno della storia dei bambini del Biafra,che ci raccontavano a 5 anni per farci mangiare il minestrone.

    Mi sembra in conclusione, molti degli argomenti anti-ricercatori rappresentino semplicemente uno schierarsi coi vasi di ferro contro dei vasi di stagno.
    Ma poi, una volta diventati ricercatori, che farete quando altri giovincelli vorranno pensionarvi a 55 anni?
    O meglio, conoscete veramente la meravigliosa vita del ricercatore? Non sembra..

  158. UnRicercatore ha detto:

    Volevo dire :NON si può lavorare seriamente (sui livelli produttivi attuali)etc

  159. Miriam ha detto:

    Touché! Il paragone con i bambini del Biafra non regge proprio: se tu mangiavi o non mangiavi il minestrone effettivamente a loro non cambiava nulla, ma se un ricercatore sessantenne (i 55enni con 40 anni di contributi mi risultano difficili, a meno che non si siano riscattati pure l’asilo: beati i privilegi delle generazioni passate!) si suga 2500 euro al mese che potrebbero essere spesi per fare concorsi a vantaggio dei giovani a me cambia eccome.

    La metafora corretta è un’altra: i vasi di ferro e di stagno sono potentemente coalizzati per mandare al macero i vasi di carta velina.

  160. insorgere ha detto:

    caro unricercatore,
    indubbiamnete la condizione della terza fascia in italia è problematica, gli stipendi non sono all’altezza degli altri paesi ecc.

    però la soluzione non è nello star tutti al calduccio puntando allo scatto ad associato. Non tutti lo meritano, anzi pochi.

    Inoltre i tuoi avversari non siamo noi. Se sei onesto con te stesso ti renderai conto che i tuoi avversari sono quelli che tagliano i fondi al sistema universitario e i baroni che li hanno gestiti male sino ad oggi.

    Infine, caro ricercatore, ma tu cosa facevi quando si protestava questo autunno? Tenevi o tieni ancora corsi gratuitamente? Cosa fai per costringere il sistema a riconoscere che sei sfruttato e sottopagato?

    Ti sei apposto al funzionamento delle cose? Oppure te ne stai buono buono perché senza rompere le palle è più facile diventare associati?

    Infine, ma cosa vuoi da noi poveri precari? Sembra tanto che a te vada bene che noi rimaniano in queste condizioni miserabili. Ma ti interessa il miglioramento del sistema oppure avere uno stipendio più ricco?

  161. insorgere ha detto:

    infine, caro unricercatore, verrebbe da chiederti a chi hai dato il k..o per vincere il posto, oppure sei uno della maledetta generazione ope-legis?

  162. France ha detto:

    @UnRicercatore
    Evidentemente non sei ironico. Siccome argomenti per punti, allora…
    0) (ma chi parte con l’elenco da zero? allora perche’ non -1?) Precario NON significa “dotato di contratto a termine”. O meglio, non solo quello: precario significa anche e soprattutto “senza diritti” e “senza prospettiva”. Tu la metti giu’ facile col vecchio argomento :”Volete solo il posto fisso, volete le stabilizzazioni” che APRI e ormai la stragrande maggioranza di chi scrive qui ha falsificato vieppiu’. Quello che chiedono i ricercatori precari, ovvero il superamento della precarieta’, significa togliere di mezzo lo sfruttamento senza diritti e senza prospettiva mascherato da “studio superiore” come grottescamente definisci PhD e post-doc.Che poi ce ne fosse di PhD e postdoc: cococo, cocopro, borsisti, cosa sono? Reggimensole? Siamo studenti con la pretesa del posto fisso, i veri ricercatori sono solo quelli che hanno vinto il concorso da ricercatori… mi sa molto di Giulio Palermo…
    1)Non tutti possono entrare. Certo, in effetti ultimamente e’ piu’ facile che un cammello passi per la cruna di un ago…A meno che non ci sia di mezzo un robusto sponsor. Pero’ se si levassero di mezzo quei 10.000 over 65, e magari qualche migliaio di around 65, allora, magari, qualche posto…
    2)Vecchia storia: la cooptazione va bene solo quando riguarda noi (nel caso del cooptato), o solo quando e’ responsabilita’ di altri (nel caso del cooptando). Ma poi, col resto del discorso, che c’entra? Quando anche vigesse il sorteggio colle palle nel cesto rotante tipo lotto, finche’ ci sono 20.000 ricercatori che poi diventano 20.000 associati e poi 20.000 ordinari (1:1:1), il tappo rimane bello saldo e per noi non c’e’un briciolo di spazio. Sai che ci cambia se per 50.000 precari ci sono 1000 posti e vanno a 1000 einstein o a mille figli/amanti/lacche’?
    3 e 4) Purtroppo, se prendiamo le statistiche del miur (mica sorrisi e canzoni), la percentuale di ricercatori che arrivano alla pensione senza essere scattati avanti almeno ad associati e’ irrisoria. Infatti la “polemica” sui pensionamenti forzosi dei ricercatori e’ resa ancor piu’ ridicola dal fatto che dei 20.000 ricercatori di ruolo ne coinvolge un migliaio o poco piu’. Ma certo i nostri ricercatori sono senz’altro bravissimi, ecco perche’, presto o tradi, diventano (quasi) tutti associati e ordinari.
    5)Gli strutturati che lavorano devono essere pagati meglio di ora. Beh, stessa cosa anche per i NON strutturati, che guadagnano la meta’ secca di un omologo in Europa. E perche’ non anche i dipendenti della PA in genere? O gli operatori sanitari? O i tecnici di ICT? O gli operatori di presse? Sono tutti sottopagati, sai? Invece, tu 40enne ricercatore NON guadagni la meta’ secca dell’omologo europeo, ma forse il 75%. E un associato di 50 anni quasi il 100%. E un ordinario italiano a fine carriera anche di piu’.
    Quanto alla metafora dei vasi, ho sempre piu’ la sensazione che siamo vasi di carta circondati da vasi da notte….

  163. insorgere ha detto:

    che le budella di certi ricercatori ci impiccherei certi rettori

  164. insorgere ha detto:

    errata corrige:
    con le budella di certi ricercatori ci impiccherei certi rettori

  165. perplesso ha detto:

    Lungi da me difendere le posizioni di UnRicercatore, ma quello che ha detto sul valore-zero del titolo di dottore di ricerca fuori dell’università è verissimo. E se ne devono trarre le conseguenze. Ossia rispetto alle capacità di assorbimento del sistema, il numero di dottori di ricerca sfornati annualmente dagli atenei del nostro Bel Paese è assolutamente esorbitante. Nessuno però ha pensato di tagliare i corsi di dottorato. Ma a che servono se nel mondo del lavoro non sanno nemmeno cos’è un dottorando? Quando io mi definivo tale ai colloqui di lavoro, 9 interlocutori su 10 credevano allora che non fossi neppure laureato! I corsi di dottorato sono proliferati in modo spaventoso a partire dalla fine degli anni Novanta, producendo in buona parte la situazione di cui siamo vittime.

  166. amelye66 ha detto:

    Qualcuno sa qualcosa su cosa accadrà se non verranno emanati i famosi criteri entro il 9 febbraio? Mi è giunta voce, non so quanto attendibile, che è intenzione del governo di bloccare tutto per un paio di anni, il chemi sembra francamente assurdo. Qualcuno ha notizie in merito?

  167. France ha detto:

    @perplesso: se e’ per questo, il sistema non ce la fa ad assorbire nemmeno i laureati… Allora vendiamo tutto e apriamo un baretto sulla spiaggia che e’ meglio…

  168. insorgere ha detto:

    @ perplesso
    secondo me hai colto una questione cruciale. Mussi a suo tempo sostenne che si doveva inserire il dottorato tra i titoli preferenziali per l’accesso agli alti gradi della PA. Era un modo per incentivarne il riconoscimento.
    Indubbiamente in alcuni settori il numero di posti di dottorato l’anno sono francamente eccessivi. Per esempio nel mio settore (storia contemporanea) il numero di dottorati l’anno è di gran lunga superiore al numero di tutti gli strutturati….è chiaro che non c’è possibilità di assorbirli tutti e che dottorati di quel tipo sono poco spendibili fuori dall’università.

    Logica vorrebbe che ce ne fossero meno e distribuiti in maniera più razionale tra i settori

  169. insorgere ha detto:

    @amelye66

    Spero ovviamente non sia come dici.
    Peraltro mi sembrerebbe assai strano che bloccassero tutto: hanno posto la fiducia sulla conversione del dl 180…berlusconi stesso è andato in aula a votarla (cosa che mi pare sia successa solo altre 2 volte) e ora salta tutto?
    sarebbe uno smacco politico e di immagine.
    Inoltre che senso avrebbe avuto sbloccare i fondi mussi se si intende bloccare il sistema?

  170. insorgere ha detto:

    se il decreto sui criteri, quello sulle commissioni e quello sulla distribuzioni dei fondi alle virtuose non passano semplicemente si blocca il sistema.

    La legge resta valida, ma senza i decreti attuativi risulterebbe inattuabile

  171. perplesso ha detto:

    @France
    Non sarebbe male aprire il bar sulla spiaggia, ma non si può farlo dopo che hai passato 10 anni all’università, e non perchè sei fuori corso! Battute a parte, penso tu abbia capito cosa intendo. Psicologicamente è devastante accorgersi di non poter spendere altrove i titoli acquisiti con tanta passione e sacrificio. Sta qui buona parte della nostra incazzatura. Il paragone con i laureati regge fino a un certo punto, perchè penso sia molto peggio dover abbandonare tutto a 32-36 anni per riconvertirsi verso professioni che un laureato ha iniziato a fare, mediamente, verso i 26-28 anni… Lo so che il titolo dovrebbe essere valorizzato dalle imprese, pubbliche amministrazioni etc. etc., ma fino a quando questo non avverrà è assurdo continuare a sfornare centinaia di Dottori di ricerca, quando li sappiamo destinati ad accrescere solo il sottoproletariato intellettuale.

  172. insorgere ha detto:

    ok per il baretto, france.
    io penso alla musica…tu te la cavi coi coktails?

    però famolo in un posto figo…qualche isola tropicale

  173. carlo (lowercase) ha detto:

    x UnRicercatore

    In grandi linee (molto grandi) sono d’accordo con il tuo commento del 3 Febbraio 2009 alle 6:50 pm. In particolare sul fatto che ci debba essere una vera selezione.

    Ti devo pero’ contraddire su due punti. Innanzitutto nessuno credo qui abbia mai sostenuto argomenti anti-ricercatori. Si parla di andare in pensione a 65, non a 55 come dici tu. Ed il pensionamento non ti impedisce certo di continuare a fare ricerca.

    Secondo punto. Cito: “Come è viziata la logica che vuole che tutti i c.d. precari entrino all’università.”

    Ma quello e’ l’obiettivo di chi lotta per le stabilizzazioni. Io (come penso molti altri) non pretendo che tutti i precari diventino ricercatori confermati, ma soltanto che abbiano tutti l’opportunita’ di partecipare a dei concorsi onesti.
    Che abbiano l’opportunita’ di essere giudicati per quello che valgono, e non per le persone che conoscono.

    Come vedi non e’ una logica viziata.

    Infine una parola sul dottorato. Il titolo deve essere valorizzato anche fuori dal mondo accademico (e sarebbe ora), altrimenti si dovrebbero ridurre i posti. Piu’ si va avanti, piu’ cambiare lavoro e’ difficile. A questo punto, io avrei preferito saperlo subito (appena finito il liceo) quali sono le vere oppurtunita’ che offrono laurea e dottorato (in questo, la propaganda dei dipartimenti e’ ingannevole e immorale).

  174. carlo (lowercase) ha detto:

    refuso: In grandi linee -> A grandi linee…

  175. Paolo ha detto:

    @UnRicercatore
    Il confronto tra il tuo stipendio e lo stipendio dei tuoi ex-compagni compagni di corso non ha senso, in quanto non è possibile il confronto tra retribuzioni della Pubblica Amministrazione e del privato. Il “basso importo” rispetto al mercato è dovuto al benefit della ‘non licenziabilità’ del dipendente pubblico. Una politica democristiana valida dagli anni ’50.
    Condivido in pieno l’inutilità dei Doc Post-Doc ecc.. per il mercato del lavoro italiano. E’ un errore del sistema-Italia? Non credo, o meglio non solo, è dovuto al fatto che in Italia il titolo di studio non vale niente in confronto all’esperienza, non è un caso che siamo il paese dove esiste la figura professionale dei geometri ai quali è concesso di costruire edifici che in altri paesi sarebbero affidati a figure professionali almeno con il grado di istruzione di laureato (e non perché lo impone la legge ma perché quel grado di istruzione è l’unico che garantisce il giusto livello di competenze).
    Il precariato è una cosa seria, il solo fatto che tu sia sicuro che il mese dopo hai uno stipendio ti consente una progettualità per il futuro che i precari non hanno, mica ciccioli, senza nessun rischio di licenziabilità.
    @Perplesso
    Il “sistema” è saturo, chi c’è c’è, chi non c’è … Non solo ma il sistema produttivo, da Confidustria all’ultimo artigiano, ritiene INUTILE l’università e la formazione universitaria.
    @Carlo
    Il dottorato deve essere valorizzato anche fuori dal mondo accademico. “Deve”? e come, il mercato del lavoro si misura, quando funziona bene, sulla capacità del singolo, se il titolo di dottorato non fornisce questa capacità non è un problema del mercato., l’unica imposizione è verso la Pubblica Amministrazione la quale si può obbligare ad assumere al livello dirigenziale preferibilmente i Dottorati.
    Dottorati, Post.Doc ecc… sono medagliette che valgono solo per l’università, ci sarà un motivo legato anche alla formazione ottenuta!
    Il mercato del lavoro non offre garanzie neanche per i laureati, e se eliminano il valore legale del titolo di studio (per far sì che si misuri sulle reali capacità) sarà un massacro
    @France
    “siamo vasi di carta circondati da vasi da notte” è tua ? possono prenderla come slogan?

  176. France ha detto:

    @Paolo
    Boh, a me e’ venuta li’ per li’ poi magari l’aveva gia’ detta qualcun’altro… Comunque ti cedo i diritti.
    @tutti, ma soprattutto a UnRicercatore: un tempo pensavo che se le Universita’ sfornavano “troppi” laureati e PhD e specialisti, il “prodotto finito” dell’UNiversita’, era colpa del SISTEMA che non li assorbiva, quindi giu’ mazzate su Confindustria. Ora invece sono convinto che il prodotto finito dell’Universita’ e’ lo stipendio di chi ci lavora e il potere personale di chi la comanda. E laureati, dottorati, specialisti sono solo la scoria, dalla quale al limite si ricava ancora un po’ di manovalanza a basso costo (precariato), e poi si butta perche’ ha assolto il suo compito: aggiungere una testa al parco buoi e “giustificare” il posto di lavoro dello strutturato. E noi, buoi, siamo rimasti incastrati…

  177. carlo (lowercase) ha detto:

    x Paolo. Riformulo la frase. Quello che volevo dire e’ che, per correttezza nei confronti di chi intraprende gli studi pieno di belle speranze, si dovrebbe scegliere delle due l’una: valorizzare il PhD oppure, se questo non e’ possibile, bandire meno posti per il dottorato.

    Se si ritiene che la valorizzazione del dottorato non e’ possibile, che questo e’ inutile fuori dall’universita’, allora bisogna avere il coraggio di ridimensionare il numero di dottorandi. Io pero’ non credo che sia cosi’ (basta guardare fuori dall’Italia per rendersene conto).

    In ogni caso, e’ vero che quello che conta e’ l’esperienza. Ma il titolo di studio dovrebbe servire proprio a questo: a certificare le competenze di una persona (attenzione pero’: il postdoc non e’ un titolo di studio). Se laurea e PhD in Italia sono solo medagliette probabilmente e’ colpa del fatto che molte universita’ non offrono una formazione seria, e che molti titoli di studio esistono solo per permettere all’uomo di strada di fregiarsi del titolo di Dott. (e non faccio esempi solo per non voglio offendere nessuno).

  178. perplesso ha detto:

    @carlo(lowercase)
    Sono perfettamente d’accordo con quello che dici sulla valorizzazione del dottorato e sulla propaganda “ingannevole” dei Dipartimenti in merito. Ma il problema non è solo lì. Nonostante il disincanto crescente verso l’università, ci sono ancora tantissime persone (di generazioni diverse) che la considerano una sorta di Eldorado: molti ragazzi, fra i più bravi peraltro, vengono così portati a credere che vincere un concorso di dottorato sia il top. E’ solo dopo che iniziano a scoprire l’altra faccia della medaglia, ma allora è troppo tardi! Il problema è appunto quello della riconversione. L’università ci rigetta, sia per le logiche spartitorie che la contraddistinguono, sia per il numero infimo di posti cui può dar luogo. Fuori il nostro titolo e le nostre competenze sono – generalmente – considerate carta straccia. E allora? Si sta andando incontro a qualcosa di molto grave. E penso che l’onda lunga dei dottori di ricerca disoccupati non sia ancora arrivata al suo massimo, anzi…

  179. Ric. Pre. ha detto:

    Un pò di pensionamenti (dei ricercatori, ma non solo) aiuterebbero ovviamente. Dobbiamo smettere di fare danni riducendo di dieci volte il numero di corsi di dottorato, ma anche liberare qualche posto pensionando quanti più sessantenni possibile.

  180. UnRicercatore ha detto:

    Vedo che avete finalmente risposto nel merito!!
    Il grande problema è che non ci sono sbocchi per i dottorandi, cioè in Italia il Ph.D è carta straccia. Ripeto, per colpa del sistema itaGlia.
    L’esperienza si può sostituire alla cultura per sturare i cessi (attività sgradevole quanto indispensabile e, va detto, lucrosa), non certo per studiare le sentenze della Cassazione o progettare ponti: evitiamo di interiorizzare argomenti italioti fatti apposta per sottopagare il lavoro intellettuale (escluso, beninteso, quello di bocconiani&C).
    Ribadisco che il Dottorato è in principio un titolo di studio: da noi è il primo passo per una carriera univ., ma un tutor onesto esporrà PRIMA le prospettive al suo candidato. Se non ti sei informato prima, sei appena caduto giù dal pero e per di più il tuo tutor è una me*da.
    Resta la necessità di dottorandi, postdoc e quant’altro per “fare ricerca”: in altre parole, serve forza lavoro giovane laddove si studia veramente.
    Messa in questi termini la questione non ha soluzioni. Faccio osservare che lo sfrondamento dell’organico “strutturato” si PUO’fare: esistono innumerevoli corsi ridondanti nelle Facoltà scientifiche e temo che sia anche peggio in quelle umanistiche. In altre parole, potremmo essere i 2/3 della pianta organica attuale. Ovviamente questo implica meno “cultori della materia”, dottorandi e poi precari vari: e poi meno posti a concorso.
    Concorsi migliori (o cooptazione con feedback?) vanno benissimo, ma se non si trova uno sbocco decoroso ai più, le cose rimangono uguali e una nuova generazione precaria sfanculerà quelli di voi che saranno entrati in ruolo nel frattempo.

    PS Per parlare di “privato” e “capacità” bisogna esserci stati. Io, prima di entrare qui ci sono stato. In una prestigiosissima multinazionale globale, che funzionava persino peggio del mio scassatissimo Dipartimento, seguendo con rigore assoluto la Legge di Peter e premiando lecchini degni del peggior stereotipo satirico. Quelli di voi che studiano Storia sanno che le strutture militarizzate in genere funzionano anche peggio delle altre…
    Lasciamo perdere le considerazioni bocconiane sulla non-licenziabilità come fatto negativo (il mondo è cambiato nell’ultimo anno, e la sostanziale malafede dei galoppini bancari che predicavano questa fede de “i soldi a noi, a voi la paura” è emersa alla grande); in Italia, nel privato “grande” NON sei licenziabile a meno di non essere dirigente.

  181. carlo (lowercase) ha detto:

    Ancora a parlar male dei Bocconiani… brutta cosa i complessi di inferiorita’.

    Il discorso sugli sbocchi offerti dal dottorato e’ interessante, ma che c’entra con il rapporto 1:1:1 fra ricercatori, associati e ordinari? E che c’entra col pensionamento dei ricercatori a 65 anni? UnRicercatore, stavolta mi sembra che sei tu a non rispondere nel merito.

    Dici: “una nuova generazione precaria sfanculerà quelli di voi che saranno entrati in ruolo nel frattempo.”

    Facciano pure. Io sarei ben contento di prendere la pensione a 65 anni.

    Ancora: “un tutor onesto esporrà PRIMA le prospettive al suo candidato.”

    Si, e Cicciolina e’ vergine.

  182. Miriam ha detto:

    Esiste anche un’altra soluzione, mantenere gli organici attuali (che non sono sovradimensionati rispetto agli altri paesi, visto che il personale addetto alla ricerca in Italia è la metà che altrove), operare un massiccio ricambio generazionale come quello che negli anni ’80 ha consenti alla Gran Bretagna di trasformare il proprio sistema accademico in uno dei migliori del mondo e contestualmente tagliare il numero di corsi e posti di dottorato abolendo quelli senza borsa.

  183. Miriam ha detto:

    @carlo (lowercase):
    qui nessuno ha complessi di inferiorità nei confronti dei bocconiani. Ottima università per studenti che vogliono avere il posto assicurato appena laureati, pessimo centro di ricerca (non lo dico io, lo dicono le statistiche internazionali dove non rientra nelle prime 200 università del mondo, ne’ come ovvio nella classifica assoluta, ne’ però in quella pesata per le dimensioni dell’ateneo).

  184. carlo (lowercase) ha detto:

    @Miriam: lo so. Era una battuta. Ho dimenticato di mettere la faccina 😉

  185. UnRicercatore ha detto:

    @miriam
    il ricambio generazionale si può operare in teoria solo sulla base di una seria valutazione della ricerca e SOPRATTUTTO della didattica. Visto che non si può licenziare alcuno, l’unica via è la sterilizzazione dell’elettorato attivo e passivo per i “bocciati”, in tutti i momenti della vita universitaria. Un ruolo speciale ad esaurimento, insomma.
    Mi sembra improbabilissimo!!

    @carlo (lowercase)
    Sarei contento anch’io di arrivare vivo e pensionabile a 65 anni. La questione prepensionamenti su base contributi (che non mi riguarda minimamente) sarà marginale numericamente ma è MOLTO sgradevole, invece.
    Il rapporto 1:1:1 è la conseguenza diretta dell’esistenza delle tre fasce con compiti ad oggi IDENTICI. Già la distinzione associati-ordinari era grottesca.
    Ma poi perchè accanirsi tanto sulla “pretesa” degli strutturati di far carriera? E’, ripeto, una guerra tra poveri. Esistono strutturati pessimi e strutturati validi. Il resto è fuffa.
    Ma la tua difesa della piramide gerarchica e della ben nota univ. privatoide finanziata dallo Stato mi fa pensare che tu appartenga -culturalmente e politicamente- ai ranghi degli inventori di Collateral Debt Obligations. Sono quelli che dovrebbero vergognarsi, non io, che tra l’altro lavoro per lo Stato e non per Confindustria o ABI (e ne sono discretamente orgoglioso).

    Quanto ai tutor, la tua risposta mi fa dubitare che lavori veramente nell’univ. Quando mi si è prospettata la cooptazione dopo il dottorato, mi sono stati fatti discorsi chiari ed espliciti. E, benchè la mia esperienza sia rara, non ho MAI sentito di menzogne esplicite o promesse infondate a dottorandi. Al più vagheggiamenti e reticenze, che un adulto dovrebbe saper giudicare.
    Diciamola tutta, da giovani sembrava una cosa meravigliosa entrare all’univ. ed essere “pagati per continuare a studiare”: un sogno. E sempre, ad alterare ulteriormente le nostre valutazioni, ha contribuito la sovrastima dei nostri maestri di un tempo, in seguito rivelatisi spesso minuscoli giù dal piedistallo.
    Col che non giustifico nulla, ma mi limito a constatare che sovente si intraprende questa via seguendo una speranza tenace ed irragionevole.

    PS Lo stesso vale per me: il mio posto all’inizio era allocato altrove, cioè mi ha detto, per certi versi, bene.

  186. Johnny ha detto:

    Amici, volevo sottoporvi questo bando dell’univ. di Camerino http://web.unicam.it/unicam/G_BANDI/090316rtdarch.pdf
    Come previsto al posto dcoorsi di ricercatore con la 180 l’università ha preferito 4 posti di ricercatore a contratto (triennale). Qui si mette male.

    Tuttavia, secondo voi, vale la pena di partecipare ad un bando simile o non c’è storia? Il bando sembra richiamare i “criteri riconosciuti internazionalmente individuati con decreto ministeriale”. bah!…

  187. UnRicercatore ha detto:

    @carlo etc
    Volevo dire che ho tollerato lungamente un’incertezza assoluta nella speranza irrazionale che qualcosa cambiasse, come poi è successo.
    Ma in effetti mi era stato detto -prima- che non c’erano sbocchi “anche se, forse.. però non posso prometterle niente”. Insomma la cosa è meno netta di quanto l’abbia fatta sembrare nel post precedente, però gli elementi per una valutazione c’erano.

  188. carlo (lowercase) ha detto:

    x UnRicercatore: “Quando mi si è prospettata la cooptazione dopo il dottorato, mi sono stati fatti discorsi chiari ed espliciti.”

    Il discorso sulle opportunita’ di lavoro andrebbe fatto al momento dell’iscrizione ai corsi di laurea (19 anni), e non dopo aver finito il dottorato (26 anni o piu’). Ma le universita’ guadagnano di piu’ se hanno piu’ iscritti. Quindi un discorso del genere e’ pura utopia (concetto espresso dal jeu-de-mot “E Cicciolina e’ vergine”).

  189. Miriam ha detto:

    Penso si possano benissimo introdurre meccanismi di riduzione dell’età pensionabile di professori e ricercatori. La cosa è possibilissima tecnicamente e non ha nemmeno controindicazioni economiche, dal momento che i neopensionati erano già a carico dello Stato. Come ho avuto modo di dire più volte, non mi pare una macelleria sociale, dal momento che queste persone appartengono ad una generazione col sedere ben coperto e una volta in pensione possono comunque restare attivi come cultori della materia. Se facciamo i cultori gratis noi che non abbiamo una lira, potranno benissimo farlo loro con le loro pensioni sicure.

    Ciò detto, mi piacerebbe sapere l’origine di questo primato della didattica sulla ricerca nelle valutazioni. Da dove esce questa novità? Non mi riferisco ovviamente a te, dal momento che non ti conosco, ma mi sembra tanto una furbata di alcuni ricercatori strutturati per giustificare curriculum scientifici scarsi. Se fate i ricercatori, come dice il nome, dovete essere giudicati sulla ricerca. Questo è il vostro compito e su questo avete vinto i vostri concorsi.

    Interessante confrontarsi, anche se da questa discussione mi sembra evidente che non ci sono margini per trovarsi d’accordo. Le nostre situazioni sono lontane anni luce e i nostri interessi inconciliabili.

  190. Sandro ha detto:

    “Bisogna lavorare per rendere piu’ agile la governance – ha spiegato Gelmini – autonomia, responsabilita’ e meritocrazia saranno le parole d’ordine” del provvedimento.

    Proporrei: rettore nominato dalle Regioni fra i docenti di un altro ateneo, CdA con rappresentanze di ordinari, associati, ricercatori, precari, T.A. e studenti in proporzioni tali da togliere il controllo ai vari baronati, pensione per tutti a 65 anni, finanziamenti in base al nuemero di studenti e alla produzione scientifica, scatti biennali solo a chi raggiunge una produttività accettabile (è ridicolo che la 180 li dia a chi fa una pubblicazione in due anni e il CUN dica che per diventare ordinari servono tre lavori l’anno per cinque anni).

  191. lassie ha detto:

    scusate, ma sto blog è morto?

    qualcuno ha notizie del decreto per i nuovi criteri di reclutamento ricercatori? non sono già passati i 30 giorni dalla pubblicazione della legge sulla GU?

    qui nel mio dipartimento si è convinti che attualmente viga il blocco di concorsi e nun se move na foja…

  192. Miriam ha detto:

    Non è che sono convinti, il blocco dei concorsi c’e’. De facto, finché non escono i criteri, dei quali nessuno ha notizie e nessuno può averne. 😦

    Inquietante la segnalazione di Johnny 😦 😦

  193. UnRicercatore ha detto:

    @Miriam (ore 5.43 pm)
    L’età pensionabile è 65 anni per me (e temo che lo rimarrà). Non mi sembra scandalosa. In effetti è la stessa di TUTTI i lavoratori maschi dello Stato, se non sbaglio.
    I ricercatori in effetti dovrebbero fare i ricercatori (anche associati e ordinari, se per questo). Poi però insegniamo tutti.
    La mia opinione, apparentemente frutto di un “curriculum scientifico scarso”, si basa sulla conoscenza del mondo delle pubblicazioni.
    Per quello che vale, mi sono già espresso altrove in merito: non credo che gli articoli (sull’Eco del Chisone o sulla più prestigiosa rivista internazionale peer reviewed) garantiscano la qualità del professore universitario.
    1) Da studente ho personalmente verificato come un asino entrato chissà come ed un vero genio della ricerca (che peraltro odiava gli studenti) risultassero intercambiabili nella loro inutilità.
    2) A firmare un articolone scritto da chicchessia ci vuole molto poco, specie se hai un nome corto; “affiliation” e curriculum poi vanno con Ctrl-C e Ctrl-V. Ad esempio, le schiere di precari dei boss d’oltreoceano garantiscono ai suddetti un numero inumano di pubblicazioni.
    3) Oggi il mondo del peer review è tutt’altro che trasparente (in certi SSD i più acuti tra i nostri prima fascia fanno a gara nell’arruffianarsi gli americani giusti). A riprova, leggere la monnezza che le riviste accettano dai satelliti dei suddetti americani. Anche la corsa nostrana a fare i revisori getta una brutta luce su un gioco di cui i giocatori sono anche arbitri.
    4) Ai miei studenti gliene frega assai poco che io sia tra i primi dieci al mondo in un argomento che non gli devo, nè posso insegnare.
    5) Il fatto che il mio benessere economico dipenda solo dagli articoli sbilancia tutta la mia attività a sfavore della preparazione generale e -soprattutto- della didattica, il che non mi sembra assolutamente un bene. E questo vale a fortiori per i contratti esterni.

    Dove sia l’incompatibilità tra le posizioni lo sai solo tu. L’unica cosa certa è che mediaticamente noi strutturati siamo il tuo (vostro) unico bersaglio, e che questa politica fa solo il gioco di chi vuole portare al fallimento l’univ. pubblica.

    @carlo (lowercase)
    Per la pubblicità ingannevole dei corsi di laurea siamo d’accordo. Nota però che per una persona di 19 anni informarsi non è impossibile. Ripeto, non so se tu lavori effettivamente nell’univ.

    PS Tre lavori su rivista all’anno li fai solo se hai una buona squadra che lavora per (ma diciamo “con”) te, E i contatti giusti nelle riviste.

  194. Miriam ha detto:

    Il nostro bersaglio sono coloro che hanno rovinato l’università italiana: baroni, docenti e ricercatori incapaci e nullafacenti, T.A. che svolgono come unico lavoro il timbro del cartellini, ministri incompetenti e devastatori, rettori disonesti, precari portaborse, giornalisti ignoranti…

    I nostri amici sono docenti, ricercatori e T.A. capaci e laboriosi, bravi ministri (se ne avessimo visto uno…), rettori onesti, precari validi e vessati, giornalisti preparati ed indipendenti…

    Quando mai sareste stati il nostro unico bersaglio? E quando mai ci saremmo alleati con governi e ministri? Solo perché questa volta troviamo giusto che mentre si pianifica la soppressione economica, morale, lavorativa e di cittadinanza dei precari si cerchi di alleviare la nostra situazione pensionando qualche sessantenne? Mi sembra un po’ poco per trarre regole generali.

  195. marco ha detto:

    @ lassie
    i 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge scadono lunedì 9. Quello è l’ultimo giorno utile per la comparsa dei due decreti ministeriali, quello con le regole dettagliate per lo svolgimento di elezioni e sorteggi e quello con i criteri di valutazione per i concorsi a ricercatore. Non oso pensare a che cosa accadrà se anche questi ultimi 5 giorni passeranno invano. Appare sinistro anche il fatto che sulla stampa nazionale non sia ancora apparsa una riga sulla vicenda. Ebbi modo di parlare verso il 10 gennaio con una tecnica del MIUR che mi disse che il lavoro di stesura del decreto attuativo con le regole per la composizione delle commissioni era già a buon punto e che riteneva probabile che sarebbe stato pubblicato entro il 31 gennaio; evidentemente le cose stanno andando un po’ diversamente. Fra l’altro si aspetta ancora di sapere quale sia la data conclusiva della II sessione 2008, che dura ormai da più di 7 mesi. E un’ulteriore riprova del caos vigente è che sono apparsi in G. U. bandi di concorsi di I e di II fascia emanati dai rettori in una data successiva al 30 novembre 2008 e quindi secondo me illegittimi senza che (almeno per quanto ne so) il MIUR abbia eccepito alcunché. Per non parlare del clamoroso infortunio in cui è incorsa la Bocconi che, nella G. U. del 30 gennaio, ha riaperto per 30 giorni i bandi di suoi concorsi già scaduti, come se la legge dicesse che si potevano riaprire i bandi in una data non successiva al 31 gennaio e non, come invece è effettivamente, che li si poteva riaprire fissando un nuovo termine non successivo al 31 gennaio

    @ miriam
    quale sarebbe l’inquietante segnalazione di johnny?

  196. whoami ha detto:

    Le solite chiacchiere… i soliti italiani…

  197. carlo (lowercase) ha detto:

    x marco: credo miriam si riferisca al bando di Camerino.

  198. Paolo ha detto:

    @ whoami
    la solita supponenza… il solito italiano

  199. insorgere ha detto:

    è il 5 febbraio, mancano 4 giorni di cui due sono sabato e domenica…possibile che non trapeli nulla dagli uffici del miur?

  200. Miriam ha detto:

    Spero di sbagliarmi, ma secondo me usciranno cose generiche tipo: punteggio numerico, 60 pubblicazioni, 30 titoli e 10 illustrazione, rispetto dei criteri minimi indicati dal CUN.
    Nulla di più dettagliato.

    @marco: confermo ciò che dice carlo, mi riferivo ai bandi di Camerino

  201. kjandre ha detto:

    Oltre ad attendere con impazienza questi benedetti DM,
    sono curioso di vedere se la loro uscita darà vita a Tsunami di bandi Mussi

  202. insorgere ha detto:

    mah…già avere valutazioni per punteggi invece che generici aggettivi come in passato sarebbe un passo avanti

  203. France ha detto:

    Si vabbe’ insorgere pero’ bisogna anche essere smaliziati. Sorteggio dei commissari, abolizione di scritti e “disinnesco” degli orali, punteggi invece che giudizi sono buonissime cose, ma se poi i commissari sono liberi di darei punteggi come pare a loro, il rischio che la facciano sudicia e’ altissimo. Anzi, per assurdo diventa anche piu’ semplice per il paraculato di turno fare l’esamino senza dover far finta di studiare per gli scritti. Poi che comunque valga la pena di provare tutti i concorsi possibili perche’, hai visto mai, hai la fortuna di incappare in due commissari onesti, e’ scontato. Ma alla fine di tutto ‘sto casino ritrovarsi con in mano un gratta e vinci fa un po’ pena…

  204. insorgere ha detto:

    france mica te la devi prendere con me.
    io ho fatto quello che potevo, insieme agli altri apristi, per elaborare una proposta sensata da mandare al miur.
    ancora non sappiamo cosa uscirà dalle segrete stanze.
    dunque non fasciamoci la testa in anticipo

  205. kjandre ha detto:

    non dimentichiamoci che verranno resi noti anche i meccanismi di elezione/sorteggio, dei quali temo soprattutto la “vulnerabilità” ed i possibili tempi biblici

  206. France ha detto:

    Niente di personale, insorgere. Ci mancherebbe! A dispetto di quanto dice Merafina, so benissimo chi sono i nemici e chi sono gli amici… Pero’ (io che non ho, capirai, nessuna ragione per fasciarmi la testa) non mi entusiasmero’ se, alla fine di tutto, il massimo che avremo ottenuto sara’ una lotteria con bassissime chance, seppure meno impegnativa…

  207. insorgere ha detto:

    io non so se ci sia qualche norma che mi possa entusiasmare a questo punto.
    però non facciamoci prendere dal pessimismo e dal panico.
    Ormai manca poco. Il decreto esce domani oppure lunedì.
    aspettiamo e vedremo

  208. Ex researcher ha detto:

    Spero di sbagliarmi, ma secondo me esce prima il DM su Eluana. E non so se faranno in tempo con i DM sui criteri di reclutamento dei ricercatori.

  209. insorgere ha detto:

    vabbé mi faccio prendere anche io dallo sconforto. qualche giurista mi sa dire esattamente che succederebbe se non uscissero i dm su criteri e commissioni?

  210. Ex researcher ha detto:

    No dai, insorgere, niente sconforto, era una battuta – provocazione, niente è perduto ancora.
    Poi, per me niente sconforto, come il mio nick lascia intendere sono già un ex ricercatore. Ho già cambiato strada.

  211. insorgere ha detto:

    ultime nuove. Le classiche “voci non confermate”, appena comunicatemi nel corridio del mio dipartimento, dicono che sia intenzione del miur rinviare l’uscita dei dm su criteri e commissioni a marzo-aprile.
    spero vivamente siano voci infondate.

  212. marco ha detto:

    @ insorgere
    ammesso che le “voci non confermate” colgano sciaguratamente nel segno, mi chiedo: possono bellamente ignorare il limite del 9 febbraio imposto dalla legge che loro stessi hanno difeso parola per parola? che faranno, emaneranno il centesimo decreto legge per dire che dove sta scritto “entro il trentesimo giorno” si deve ormai leggere invece “entro il novantesimo giorno”?

  213. piddipi ha detto:

    Non mi pare siano previste sanzioni, quindi penso che se andranno oltre il 9 febbraio non accadra’ nulla.

  214. marco ha detto:

    @ piddipi
    ovvio che a loro non accadrà nulla, a parte la megafiguraccia; quando mai avrebbero potuto prevedere sanzioni ai danni di se stessi?
    Ma a noi potrebbe accadere di non potere più partecipare a concorsi per un tempo indefinito, se si dovesse produrre la situazione per cui i concorsi non potrebbero più svolgersi con le modalità vigenti prima della legge 9 gennaio in quanto appunto da essa cancellate, ma non si potrebbero neppure svolgere nei modi previsti da quella legge perché essa rimarrebbe in vigore ma come inattuabile

  215. cattivo.maestro ha detto:

    Il termine per adottare i decreti non è perentorio, per cui possono essere adottati anche dopo i trenta giorni previsti dalla legge di conversione (e, voglio ricordarlo dopo i novanta giorni già trascorsi dall’adozione del decreto-legge!!! ).

    Oltre tre mesi fa avevo manifestato la preoccupazione per il rischio di ritardi nell’adozione di questi decreti, ma ormai è acqua passata.

    A mio modestissimo avviso ora
    1) dobbiamo chiedere con forza l’adozione di un decreto ben fatto, sul modello elaborato da APRI, e non di un decreto che lascia amplissima discrezione alle Commissioni.
    2) dobbiamo chiedere disperatamente che il reclutamento straordinario sia rifinanziato per altri tre anni.

    Un consiglio ai GIORNALISTI che leggono questo blog. Se volete scrivere il dodicesimo libro inutile sull’Università (…a proposito brava MIRIAM!) andate a verificare perchè si bandisce in una disciplina piuttosto che in un’altra. Perchè molti precari bravi non hanno mai non ottengono mai un bando all’interno dei loro Atenei e sono costretti a partecipare, quasi sempre senza speranze, a concorsi banditi per altri. Sarebbe interessante conoscere i meccanismi che portano a bandire in settori già molto coperti e a lasciare scoperti settori fondamentali… Ne verrebbe fuori un’inchiesta un po’ più interessante…

  216. insorgere ha detto:

    concordo su tutto cattivo maestro.
    Resta un problema di fondo, con cui l’apri si è scontrata nelle settimane scorse.
    COme facciamo a chiedere CON FORZA un decreto ben fatto?
    Noi abbiamo fatto una proposta, l’abbiamo spedita a chi di dovere. L’abbiamo fatta girare urbi et orbi, per mail, per fax, per posta.
    Dopo primi cenni e manifestazioni d’interessamento nessuno si è più mosso. I giornali più volte sollecitati rifiutano di parlarne (perché non fa notizia una proposta seria, mentre sfilare in mutande per le vie di una grande città ci farebbe conquistare 6 righe in cronaca).

    Se hai proposte per diffondere e valorizzare la proposta apri, se hai canali, contatti ecc. ben vengano.

    Ma visto l’appello ai giornalisti deduco che non è così. Dunque mi accodo: cari giornalisti, se vi interessasse – ma non oso sperarlo – riuscire a dare un giudizio ragionato sulla cosidetta riforma gelmini del reclutamento, tenete ben d’occhio i decreti sui criteri (se e quando usciranno). Per avere un metro di misura potete vedere la succitata proposta apri e i lunghi ed estenuanti dibatitti da cui è scaturita.

  217. Livore ha detto:

    Per quanto riguarda i criteri, il sito del CUN riporta come prossima sessione (di lavoro immagino) la n.36 in data 10-11-12 febbraio. Ci sarà qualche relazione ?

  218. Marco ha detto:

    Se i DM non escono entro il 9, bisognerà come minimo sollecitare un’interrogazione parlamentare.

  219. kjandre ha detto:

    Dov’è Bombadillo…
    Il suo parere potrebbe chiarirci se e quanto dobbiamo iniziare a incaXXarci
    se e quanto dobbiamo assistere all’ennesimo nulla di fatto, serpente che di morde la coda, circolo vizioso (loop) votato all’immobilismo.

  220. cattivo.maestro ha detto:

    Caro insorgere,
    purtroppo non ho contatti o strumenti da utilizzare.
    Sono legato a schemi classici, quando mi incazzo protesto o manifesto. Certo qualcosa dovremo fare prima o poi…

  221. insorgere ha detto:

    in un articolo pubblicato oggi dal corriere, a firma di cesare segre, si afferma che i criteri del cun sarebbero stati rigettati dal MIUR. L’autore osserva anche che ancora non si sa quali siano le intenzioni del ministero per i fantomatici criteri.

    Tutto l’articolo è una polemica contro la possibilità di introdurre parametri oggettivi.

    Se non altro si inizia a parlarne sui giornali….

  222. cattivo.maestro ha detto:

    Caro insorgere,
    il problema è che questa discussione, come purtroppo scrivevo a settembre, si doveva fare durante una fase istruttoria di preparazione alla legge sul reclutamento.
    La difficoltà di fissare criteri su questo blog è stata denunciata da diversi commentatori. Oggi invece abbiamo bisogno di quei criteri pena il blocco dei concorsi. Possibile che il Ministro adotti un decreto-legge incompleto senza porsi il problema della difficoltà di stabilire i criteri?
    Quando qualche mese fa sono stato linciato su questo blog perchè chiedevo il diritto a concorsi continui, il motivo che mi spingeva ad assumere quella posizione impopolare sul blog era proprio il rischio della situazione che oggi si sta concretizzando: AD OGGI NON ABBIAMO REGOLE PER LO SVOLGIMENTO DEI CONCORSI DA RICERCATORE E DA PROFESSORE ASSOCIATO E ORDINARIO.
    Siamo al blocco dei concorsi.
    Speriamo almeno che duri poco!

  223. insorgere ha detto:

    caro cattivo maestro,
    ricordo bene la tua posizione. non la condividevo e continuo a non condividerla perché rimango convinto che ogni euro speso con le vecchie regole fosse un euro speso male, malissimo.
    Ero convinto che il governo, vista l’atmosfera politico-mediatica, non avrebbe potuto bloccare tutto come tu paventavi. Forse su questo punto mi sbagliavo…staremo a vedere.

  224. Michele ha detto:

    E` evidente che tale “Cesare Segre” non ha la piu` pallida idea di cosa sia l’impact factor. Ha un concetto vago del meccanismo delle citazioni e non ha mai sentito parlare di peer review.

    Se le sue affermazioni riguardo il rigetto dei criteri CUN hanno lo stesso valore siamo freschi.

  225. Miriam ha detto:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Segre

    Se è la stessa persona, ovvio che non abbia familiarità con gli IF, che sono strumenti tipici del lavoro scientifico. Le sue obiezioni (mode, citazioni negative…) sono fondatissime in ambito umanistico, dove la maggiora attenzione rivolta ad un autore o un filosofo in un certo periodo può essere influenzata dalle mode, ma in ambito scientifico lasciano il tempo che trovano.

  226. Michele ha detto:

    Allora vi prego di informarlo prima che ne parli in un prossimo articolo.

    Classe 1928, sara` lui? L’impressione e` che questi “giovani leoni”, quando sentono perlare di valutazioni, abbiano reazioni allergiche.

  227. Miriam ha detto:

    Largo ai giovani!
    Poi ci chiediamo perché il nostro sistema accademico non riesce a stare al passo con i paesi più progrediti…

  228. insorgere ha detto:

    ragazzi è lui. non è certo un ragazzino ma nemmeno un demente.
    le sue considerazioni rispecchiano molto bene la dinamica delle scienze umane.

  229. insorgere ha detto:

    oltre che uno dei più grandi filologi romanzi del mondo è anche una firma illustre delle pagine culturali del corriere da lungo tempo.
    faccio fatica a pensare che qualcuno non lo conoscesse….
    Sono questi episodi che mi ricordano sempre quale voraginoso iato separi umanisti e scienziati.

    per carità, io non so tante altre cose…..però la sua è sicuramente una voce influente nel panorama culturale italiano. e non merita di esser sbeffeggiato, anche se indubbiamente ha una visione fortemente ristretta al suo ambito (come del resto la maggioranza di noi…non è vero?)

  230. Miriam ha detto:

    Beh, però l’umiltà di non affrontare argomenti nei quali non si è competenti non farebbe male. Il problema purtroppo è che tale umiltà è del tutto incompatibile con l’autoreferenzialità e l’alta autoconsiderazione dell’accademico.
    Voglio dire, limitati a sostenere che i parametri non hanno senso in ambito umanistico, ma non impelagarti sull’ambito scientifico andando addirittura a vitare Einstein. E scrivendo corbellerie come quella definizione del tutto sballata dell’IF!!!!

  231. insorgere ha detto:

    per carità, ha detto delle emerite cazzate.
    tuttavia il suo intervento rispecchia bene una situazione assurda in cui il miur deve varare criteri che valgano per un fisico come per un filologo.

  232. Caro insorgere,
    ho molta stima delle cose che dici, però devo anche raccontare la mia esperienza. Contrariamente a quello che si è detto in questo blog, nella selezione dei bandi non è cambiato niente.
    Non è vero che la tendenza è bandire per candidati interni forti.
    Nelle Università che frequento io queste ipotesi non sono proprio affiorate. Si bandisce come prima: amanti, nani, ballerine e quà e là qualche buon ricercatore precario, ma appartenente a gruppi potenti. I baroni, quelli veri, hanno “subito” le fibrillazioni normative e le hanno intese come un attacco a cui rispondere con maovre da “baroni veri” (ci trattano da “baroni, faremo i “baroni”).
    La situazione è deprimente. Veramente tanto.

    Reagire o proporre soluzioni è difficile.
    Io comincio ad essere davvero tanto stanco e mi immalinconisce vedere che qui, a discutere, restiamo sempre gli stessi…

  233. insorgere ha detto:

    mah…caro cattivo maestro, vedremo a seconda dei casi e dei settori. io ho presente un caso chiaro in cui il candidato in pectore è stato scaricato dal suo mentore (membro interno) che ora afferma di sostnere altro soggetto. Dici di farlo perché ora non sarebbe più tanto facile pizzare un ciuccio…e il candidato “nuovo” è oggettivamnete molto più forte….

    sarà un caso, sarà una copertura per altri loschi affari…vedremo

  234. Michele ha detto:

    A insorgere

    quando si parla di valutazione, competizione tra atenei, ricerca applicata (quella che sogna Confindustria, perche` ci vuole anche un po’ di quella), cioe` tutte quelle cose su cui siamo un secolo indietro, personaggi come Segre dicono nell’ordine: valutarci e` impossibile; no bisogna fare il contrario; per carita` che schifo, io non mi sporco le mani.

    Finche’ ci affideremo a loro resteremo nel XIX secolo.

  235. kary ha detto:

    Sottoscrivo

    “La situazione è deprimente. Veramente tanto.

    Reagire o proporre soluzioni è difficile.
    Io comincio ad essere davvero tanto stanco e mi immalinconisce vedere che qui, a discutere, restiamo sempre gli stessi…”

  236. kary ha detto:

    aggiungo due righe su cio’ che ci separa tra uomini di scienza e umanistici.
    io cmq continuo a ripetere una cosa da anni.. Sapete come si esegue una buona valutazione ? FACENDO SELEZIONE DEL PERSONALE. Questo in ambito scientifico funziona. Sei capace di fare qualcosa ? Un istituto di ricerca “serio” ti prende. Gli servi. Sei una risorsa. Vedono che ti sei occupato di 10 problemi diversi ? Ancora meglio ! in ambito scientifico vuol dire che ti sai occupare di piu’ di un problema ! Pubblichi, sai mandare avanti un laboratorio, hai fatto esperienze. Se sai fare quello che dici bene, altrimenti dopo un po’ ti mandano a casa.
    Sapete invece come funziona ?
    Il barone X ti tiene a lavorare 10 anni, magari ti manda in giro ogni tanto,hai 25 pubblicazioni uguali e ne vai fiero perche’ sei un esperto nel settore.
    Poi qui ci diamo la zappa sui piedi. Perche’ chiediamo che tutto venga vagliato e certificato.
    2 punti a pubblicazione. 3 punti per ogni anno passato a fare il segretario.
    Ma allora buonanotte al secchio e stabilizziamo direttamente le persone perche’ hanno scaldato una sedia e alla fine non so se sarebbe sbagliato o no.
    I paraculati non ce li leveremo mai di torno.
    Sapete quanto poco ci vuole a far aggiungere ad un collega il nome di qualcuno che sta a cuore ??
    A volte sono allibito.
    RESPONSBILITA’ !
    Ma ora mi chiedo potra’ mai esserci ?
    Allora si risponde.. beh per il momento stabiliamo dei criteri..
    poi i criteri sono bizantini… allora giu’ di stabilizzazioni..e quindi si ricomincia da capo.
    Scusate il delirio…ma al delirio siamo veramente arrivati

  237. whoami ha detto:

    Ma nn vi stancate a dire per anni le stesse cose?

    Ostinati al mantenimento di un modello di società che non esiste più…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: